BastaBugie n°674 del 22 luglio 2020

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IL GOVERNO REGALA 4 MILIONI DI EURO ALLE ASSOCIAZIONI LGBT
Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): sospeso il prete che ha celebrato in comune le ''nozze'' lesbo, lgbt aggrediscono un gay in nome della libertà
Autore: Giuliano Guzzo

4 milioni di euro. A tanto, in tempi di piena crisi economica conseguente a quella sanitaria, ammonta il «regalo» che la maggioranza di governo, Pd-5S, ha pensato di bene di fare all'associazionismo Lgbt, anticipando anche la discussione del ddl Zan contro l'omotransfobia e la misoginia, in programma in aula per il prossimo 27 luglio. Da dove questo «regalo»? Semplice: da un emendamento al decreto Rilancio approvato alcuni giorni fa presso la commissione Bilancio alla Camera dove, su proposta di Gilda Sportiello, giovane deputata del M5s, esso è stato messo ai voti.
Per la precisione, si tratta di 4 milioni che andranno all'istituzione di case rifugio e sportelli di ascolto per le vittime di atti omotransfobici. A dare, giubilante, la notizia dell'approvazione di questo emendamento è stata la senatrice Alessandra Maiorino, vicepresidente vicaria del gruppo M5s a palazzo Madama, la quale, in una nota, non ha mancato di rivendicare con orgoglio la paternità di tale iniziativa, realizzata in collaborazione con la citata Sportiello. «Abbiamo messo in sicurezza la legge di tutela della comunità Lgbt contro le discriminazioni», ha annunciato la Maiorino, che è passata subito ad illustrare com'è riuscita nell'impresa: «In commissione Bilancio alla Camera è stato approvato un emendamento sul quale ho lavorato insieme alla deputata Sportiello, con cui garantiamo i fondi per l'istituzione di case rifugio e sportelli di ascolto per le vittime di atti omotransfobici».
«Dimostriamo con fatti concreti», ha inoltre aggiunto la Maiorino, «l'impegno del Movimento cinque stelle verso una comunità, quella Lgbt, che a partire già da quest'anno potrà usufruire di servizi e assistenza su misura, offerti da operatori professionisti, rendendo così l'Italia un Paese più inclusivo e giusto verso tutte e tutti i suoi e le sue cittadine». A seguire, la senatrice del M5s, entusiasta per il «grande lavoro di squadra con tutta la maggioranza», ha rivolto un pensiero alla deputata Sportiello, «che ringrazio infinitamente».
In effetti, visti come già si ricordava i tempi di profnda crisi economica, 4 milioni di euro sono una gran somma. Che servirà - ha spiegato l'onorevole Sportiello - ad «un programma volto a garantire assistenza legale, psicologica, sanitaria, sociale alle vittime di discriminazione fondata sull'orientamento sessuale e l'identità di genere, nonché ai soggetti che si trovino, a causa di questo, in situazioni di vulnerabilità». A chi si chiedesse cosa c'entrino gli aiuti alle vittime di violenza con il dl Rilancio, la Sportiello fa presente che «l'emergenza Covid ha acuito questi drammi».
Sfortunatamente, la deputata pentastellata proponente dell'emendamento non pare però abbia portato alcun dato di fatto a suffragio della tesi secondo cui «l'emergenza Covid ha acuito i drammi» legati ad omofobia e transfobia. Motivo per cui, fino a prova contraria, gli ultimi dati disponibili non sono quelli che descrivono un'Italia nella morsa dell'intolleranza. Anzi, i dati più recenti attestano l'esatto contrario, confutando lo stereotipo dell'Italia come Paese intollerante. Secondo l'Oscad, l'Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori attivo presso il Viminale, le aggressioni contro le persone omosessuali sono in infatti calo: nel 2018 furono 43, e l'anno scorso son scese a 29.
Quelle contro i disabili, per capirci, sono risultate assai più numerose, come aggressioni (69). Ma niente 4 milioni in più, ahinoi, per il mondo della disabilità: solo per quello delle minoranze Lgbt. Eppure, se solo si fa presente che quella arcobaleno è una lobby, si passa per complottisti o appunto intolleranti. E pensare che i dati di fatto bastano ed avanzano per descrivere una realtà che, a ben vedere, non ha neppure bisogno di commenti, tanto è lampante.

Nota di BastaBugie
: ecco altre notizie sul "gaio" mondo gay (sempre meno gaio).

SOSPESO IL PRETE CHE HA CELEBRATO LE "NOZZE" GAY
Mentre i giornali di mezz'Italia stanno parlando di lui come del prete sposa lesbiche, lui è già in un luogo segreto a meditare su quella che il suo vescovo ha definito senza mezzi termini «una fesseria che ha fatto». A Sant'Oreste, provincia di Viterbo e diocesi di Civita Castellana è successo davvero tutto in un lampo. L'11 luglio scorso don Emanuele Moscatelli ha chiesto ed ottenuto dal sindaco Valentina Pini di unire civilmente due donne lesbiche del Paese. Domenica sera il vescovo Romano Rossi - come annunciato da lui stesso alla Nuova BQ - era già nella parrocchia di San Lorenzo Martire per spiegare ai fedeli la decisione di sospenderlo dalla guida della comunità il sacerdote.
L'episodio è sintomatico di un attacco al sacerdozio che con l'approvazione della legge sull'omofobia sarà destinato a ripetersi. Chiederanno ai preti di celebrare le unioni civili nel nome della nuova religione omosessualista? E chi si rifiuterà verrà accusato di omofobia? Di sicuro il corto circuito Chiesa-Stato & diritti Lgbt è molto sospetto e rimanda a quanto accaduto in Diocesi di Gorizia, dove il cappellano degli scout partecipò convintamente al "matrimonio" dell'educatore Agesci e a rimetterci fu il parroco che si oppose a quella cerimonia: venne trasferito dal vescovo, che invece tiene ancora oggi al suo posto tanto il prete quanto "l'educatore".   
Non conosciamo il livello di confidenza che don Moscatelli aveva con le due donne (al telefono con la Bussola ha più volte riattaccato), ma il sospetto che il movimento Lgbt si voglia servire di preti già fragili di loro e indurli a compiere spinte in avanti come quella di Sant'Oreste, è molto forte. Ed è un sospetto che ha avuto anche il vescovo di Civita Castellana che, raggiunto dalla Bussola, ha detto: «Temevo una messinscena del mondo gay, poi mi sono informato per capire come stavano le cose».
Ma alla fine a Civita il vescovo ha fatto il suo dovere, paterno, ma fermo. «Don Emanuele si è dimesso da parroco e prenderà un periodo di riflessione e di verifica personale, ieri sera l'ho accompagnato a salutare la parrocchia e mi ha ringraziato per avergli aperto gli occhi. Domenica prossima si insedierà il nuovo parroco».
Modi spicci e per nulla intimorito, i dettagli maggiori di questa storia arrivano proprio dal pastore della Diocesi come è giusto che sia dato che il sacerdote non ha risposto alle domande dei giornalisti che ieri l'hanno cercato.  
«Gli ho fatto capire la fesseria che ha fatto, posso capire che in certi momenti di fragilità entrino in gioco l'amicizia o lo spirito del tempo, ma celebrare un'unione civile è troppo. Da domani farà un periodo di riflessione fuori dalla diocesi, si tratta di un luogo, diciamo, "collaudato", ma ora ho il compito di aiutare questo mio prete a vedere chiaro dentro di sé. E rilanciare su nuove basi la sua vita sacerdotale, credo ci sia spazio di recupero dopo l'errore fatto. Comunque, diamoci tempo un annetto e vediamo».
Monsignor Rossi, che ha celebrato Messa con don Emanuele, ha detto anche di essere pronto ad eventuali "ritorsioni" degli attivisti Lgbt: «Per la verità me le aspettavo - confida - invece per il momento non si è fatto vivo nessuno». Forse, gli facciamo notare, è perché la notizia delle dimissioni del prete è ancora fresca e non è ancora arrivata a certe orecchie. «Bè, comunque se arriveranno attacchi, li affronterò, non ho mica paura sa?».
L'atteggiamento di questo vescovo appare in contraddizione con le seduzioni del mondo e con il comune sentire odierno, anche ecclesiastico, dove spesso per comodità o per paura, si tende, a fare finta di nulla. Ma, affrontando la cosa di petto e denunciando l'errore chiamandolo col suo nome, questo vescovo ha dimostrato di essere il solo ad aver avuto a cuore il sacerdote, strumentalizzato da tutti, sindaco compreso, ma in realtà la prima vittima di questa storia destinata a ripetersi altrove e che apre una nuova breccia: con la legge sull'omofobia anche i preti dovranno stare ben attenti a dove schierarsi.
(Andrea Zambrano, La Nuova Bussola Quotidiana, 21 luglio 2020)

CONTESTATORI LGBT AGGREDISCONO UN GAY IN NOME DELLA LIBERTÀ
Lo slogan lo conosciamo bene: è quello del "love is love". Ma... quale "Love"? Forse quello dei contromanifestanti che con insulti, minacce, spintoni e pugni chiusi hanno interrotto la manifestazione 'Restiamoliberi', organizzata dal movimento Pro vita & famiglia di Fano lo scorso sabato sera?
Ci è voluto, infatti, l'intervento delle forze dell'ordine per fermare i contestatori provenienti dal centro sociale Grizzly, che avevano preso di mira i promotori, che pacificamente si limitavano a tenere in mano dei cartelli su cui era riportata, tramite slogan, la motivazione della loro protesta.
Eppure, nonostante la considerevole presenza di carabinieri, polizia e militari dell'Esercito, i contestatori hanno continuato imperterriti ad urlare insulti, forse anche per rompere il silenzio che faceva parte della modalità di protesta, ma soprattutto, per cercare di interrompere, più volte, gli interventi dei partecipanti. Alla fine, le forze dell'ordine sono state costrette a creare un cordone di uomini, per assicurare lo svolgimento della manifestazione.
Ma la cosa che ha più dell'incredibile è che i contromanifestanti che si dicevano contrari al ddl Zan (che teoricamente avrebbe il fine di combattere le discriminazioni contro gli omosessuali) non si sono fatti scrupolo di aggredire anche Marco Guidi, 41 anni, gay dichiarato, a cui è stato impedito di parlare: "Mi hanno insultato nei modi peggiori - ha raccontato sbalordito - ma purtroppo è il loro stile comunicativo. Sono contrario a questa legge, che produce il contrario di ciò che proclama, perché di fatto discrimina noi gay, relegandoci in una sorta di categoria protetta".
Quello contro Guidi, infatti, è stato un vero e proprio accanimento (alla faccia della non discriminazione) l'uomo ha ricevuto fischi e cori denigratori. Ad essere presa di mira sarebbe stata anche la sua appartenenza politica: "Ce l'hanno con me perché non appartengo alla loro compagine, essendo di destra e iscritto alla Lega, e questo non me lo perdonano. Così come non mi perdonano di essere un drag queen, un gay che dà spettacolo travestito da donna, quindi non rientrando nelle categorie da loro condivise".
In merito all'accaduto, uno dei promotori, Angelo Bertoglio, vice segretario nazionale di Riva Destra e dirigente regionale Fratelli d'Italia ha testimoniato sdegnato: "È stata una vergognosa gazzarra provocatoria, da parte di una squadraccia di ignoranti, nel corso di una libera, pacifica e soprattutto autorizzata iniziativa. Le persone con orientamento omosessuale, già oggi sono ampiamente tutelate. Ogni riforma finalizzata a dividere le persone in categorie, proteggendone alcune più di altre, finirebbe per creare e acuire quelle discriminazioni che questa legge dice di voler combattere. Mi auguro che questo gruppetto di persone, molto poco civili e democratiche, vengano identificate dalle forze dell'ordine e sottoposte ai provvedimenti necessari".
(Manuela Antonacci, Provita & Famiglia, 15 luglio 2020)

ASCOLTA (leggo per te)

Titolo originale: L'ultimo assist alla comunità Lgbt. 4 milioni di euro per sostenere la causa
Fonte: Provita & Famiglia, 10 luglio 2020

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