BastaBugie n°775 del 29 giugno 2022

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JENNIFER LOPEZ CANTA CON LA FIGLIA E GLI DA' DEL ''LORO''
No, non possiamo banalizzare e normalizzare un bambino che cambia genere, nemmeno se il figlio di Elon Musk cambia nome, cognome e sesso
Autore: Fabrizio Cannone

«La danza può essere di grande aiuto per costruire la propria identità, perché è prima di tutto libertà di espressione, oltre che creatività e tecnica. Di certo è stata un valido supporto per la ravennate Emma, 10 anni, che ha trovato la forza e il coraggio di dire 'no' al nome, Vincenzo, e al genere, maschile, che le sono stati attribuiti alla nascita, facendo 'coming out' in famiglia, a scuola, in società».
Così viene celebrata e normalizzata, dalla stampa, la storia di un bambino che, appunto, avrebbe deciso, a soli dieci anni, di «uscire da una 'gabbia', per librarsi finalmente in una nuova dimensione".
Ma a 10 anni - o comunque da bambini o adolescenti - si può essere sufficientemente consapevoli e maturi per fare delle scelte così radicali e spesso definitive, che possono sfociare anche nella chirurgia e nella (non facile) assunzione di una nuova identità? Al di là del singolo e specifico caso e di questa storia, infatti, le notizie di «bambini che vanno ascoltati», per i quali si dice che sia «giusto che vivano la loro vita, quella più congeniale al loro sentire, perché tutti meritiamo di essere felici», si fanno sempre più frequenti, soprattutto nelle nostre società dove tutto è sempre "liquido".

LA FRAGILITÀ DEI GIOVANI
L'influenza dei social (Tik Tok, Instagram, etc.) non sta forse avendo un ruolo di pesante condizionamento su bambini, ragazzi e giovani, in modo da dare l'idea che tutto sia permesso, tutto sia lecito e innocente, perfino cambiare nome, cognome, sesso e identità? Le ricerche mostrano che la liquidità sociale, la fragilità esistenziale dei nostri giovani, l'assenza frequente dei genitori o di uno di essi e la diffusione di modelli educativi sballati o eccentrici stanno portando ad un aumento di problematiche di questo tipo.
Cosa dice a tal proposito la scienza, e in modo speciale la medicina? Una risposta recente ci viene dalla Francia, paese in cui pullulano i casi di minorenni che vorrebbero un altro genere, anziché quello che gli è stato "assegnato" alla nascita.
Il 28 febbraio scorso, infatti, l'Accademia Nazionale di Medicina di Parigi ha emanato un importante comunicato sulla cosiddetta "transizione di genere" e sulla trans-identità. Il testo invitava tutti, in nome della scienza, alla più grande prudenza e riserva rispetto all'esplosione delle richieste degli adolescenti. La cosiddetta "trans-identità" presso il bambino e il ragazzo, definita dall'Accademia come una «disarmonia» non deriva infatti da «alcuna predisposizione genetica».

L'ERRORE DI CREDERE DI ESSERE NATI IN UN CORPO SBAGLIATO
Alla luce quindi dei risultati della psicologia, della medicina e della pediatria, l'Accademia invitava a «una grande prudenza medica» gli esperti. Specie quando è questione di terapie a base di ormoni (che bloccano il naturale sviluppo della sessualità) e ancor più di interventi chirurgici, visti gli effetti secondari già riscontrati nei casi di riassegnazione di genere sul bambino o la bambina. Tra essi, erano segnalati, «l'impatto sulla crescita, l'indebolimento osseo, il rischio di sterilità, le conseguenze emotive e intellettuali».
È certamente giusto, come affermato da molti genitori, avere la buona volontà di ascoltare i figli, con l'auspicio legittimo che essi «vivano felici». Ma il desiderio del figlio non deve divenire un assoluto e un diktat. Altrimenti, tanto per dirne una, le scuole si svuoterebbero, e l'educazione - che richiede dei divieti, dei limiti e dei no - diverrebbe impossibile.
Oggi, la letteratura ci parla di un aumento di bambini e ragazzi che affermano di «essere nati in un corpo sbagliato» e le cause possono essere tante, non ultima la perdita di riferimenti stabili nella famiglia, fondata sul padre e sulla madre. Il periodo da sempre difficile dell'adolescenza può e deve essere superato non accontentando qualunque desiderio espresso dal bambino, bensì aiutandolo a recuperare la sua propria identità biologica e naturale.
Come diceva il monito classico: divieni ciò che sei. La biologia e l'anatomia esistono e non possiamo cancellarle a colpi di bianchetto.

Nota di BastaBugie: Tommaso Scandroglio nell'articolo seguente dal titolo "Jennifer Lopez, Elon Musk e quei figli de-generi" racconta che la cantante Jennifer Lopez duetta con la figlia chiamandola "loro"; il figlio del papà della Tesla Elon Musk cambia nome, cognome e sesso e disconosce la sua figliolanza col miliardario. Dalla guerra tra sessi siamo finiti alla guerra tra "generi".
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 24 giugno 2022:

Pandemia della follia onomastica e guerra tra sessi e "generi". L'Ansa ci informa che "Jennifer Lopez ha presentato la figlia 14enne Emme sul palco prima di un'esibizione insieme a Los Angeles usando il pronome neutro inglese they ('loro')". Questo perché la ragazzina si percepisce non binaria. Non c'entrano nulla i treni e gli scambi (se non quelli linguistici), bensì Emme non si sente né carne né pesce, né maschio né femmina. Sospesa nel limbo sessuale, con le quattro frecce accese aspettando di decidere ciò che in realtà già madre natura o papà Dio avevano già deciso per lei. Fino a ieri gli adolescenti ribelli non volevano più studiare, oggi non vogliono più essere maschi o femmine.
Così la Lopez ha presentato la figlia sul palco: "Chiedo sempre a 'loro' di cantare con me ma non lo fanno mai quindi questa è un'occasione molto speciale, perché sono molto, molto impegnati e costosi". Una volta i figli davano del "voi" ai genitori. Ora questi potrebbero, a loro modo, ricambiare la cortesia. Dal plurale maiestatis al plurale paupertatis, e in questo caso la povertà prima di essere linguistica è di pensiero.
Gli esperti dell'idioma che non viene né da Marte né da Venere ci spiegano che per coloro che odiano sia l'azzurro che il rosa sono pronti non pronomi, ma ipernomi onomatopeici come "xe/xem" o "ze/zim" o "sie/hir". Tanto eufonici quanto tragici. Il futurista Vittorini al confronto passa per essere un borghesuccio.
Altro erede problematico. Xavier Musk è figlio del famoso Elon. Dato che la vita a molti zeri lo faceva sentire uno zero, ecco che ha deciso di cambiare nome, perché ha scelto di "diventare" donna, e pure cognome, prendendo quello della madre. A 18 anni si chiamerà Vivian Jenna Wilson. I soldi non daranno la felicità, ma possono dare alla testa. Nei documenti ufficiali depositati presso un tribunale di Los Angeles si possono leggere i desiderata del figlio: "Non desidero essere imparentato con il mio padre biologico in alcun modo o forma". Tradotto: tu padre mi ha fatto maschio e mi hai dato questo nome ed io rifiuto te e tutto ciò che mi hai fatto. Che non si dica mai che Edipo è passato di moda e che non c'entra nulla con la teoria del gender.
Xavier avrebbe forse avuto ragione a voler cambiar nome (ma non sesso) se gli fosse capitato in sorte di chiamarsi come il fratellastro X AE A-XI, che non è l'ultimo modello di Tesla, né la sigla di un codice fiscale. La madre su Twitter ha avuto la bontà di cuore di illuminarci sul fatto che la "X" rappresenta la "variabile incognita", che "Æ" invece è la pronuncia elfica della parola AI, Artificial Intelligence, mentre A-12 è il precursore di SR-17, il velivolo preferito della coppia. Era meglio chiamarsi come un modello della Tesla. Tale padre (e madre) tale figlio ed ecco quindi alienarsi dal padre a tal punto da alienarsi e basta, scegliendo nome e genere come si volesse uscir di casa e andare a vivere da soli.
La storia di questi due figli de-generi - l'aggettivo è privo di sentimenti censori, ma rimanda solo all'immaginario linguistico color arcobaleno - ci insegna che dentro il vocabolario LGBT ci sono parole che esprimono interi mondi, come quello in cui era finito Alice dove se un Bian Coniglio può parlare allora un uomo può essere donna e un'adolescente può neutralizzarsi sessualmente e naturalizzarsi non binaria. È il neutro bianco, che contiene tutto lo spettro dei colori, e non l'arcobaleno il vero colore LGBT+ (che non significa che La Gente Beve Tutto e di più, bensì Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transessuali et alii).
È ormai da anni che qui si gioca a dadi con gli asterischi e le sindache, convinti che o Dio ha sbagliato nel farci come siamo oppure Dio ha fatto bene, ma noi possiamo fare meglio. E così le vocali maschili e femminili possono essere tacciate di supremazia sessista, la ruspa per lui e la Barbie per lei sono giocattoli tanto pericolosi che sarebbe preferibile farli giocare con le bombe a mano, "signore" e "signora" da titoli sono scolorati in epiteti, le toilettes divise per sesso sono luoghi tossici anche qualora fossero pulitissime.
Datemi una parola e solleverò il mondo. O forse lo sprofonderò.

Titolo originale: No, non possiamo banalizzare e normalizzare un bambino che cambia genere
Fonte: Provita & Famiglia, 24 giugno 2022

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