BastaBugie n°71 del 20 febbraio 2009

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CINA: CITTADINI PER LA DEMOCRAZIA, MA IL REGIME FERMA I PROMOTORI

Autore: Bernardo Cervellera

 Il 2008 doveva essere l’anno fortunato della Cina, segnato dalle Olimpiadi di Pechino. Invece, il massacro dei tibetani, il terremoto del Sichuan e l’inizio della crisi hanno trasformato, per alcuni aspetti, il 2008 in un anno orribile. Il 2009 non sarà da meno: le tensioni che si preannunciano a causa delle difficoltà economiche saranno rinfocolate da altri anniversari: il 4 giugno saranno infatti 20 anni dal massacro di Tiananmen e dall’eliminazione del movimento prodemocratico, con l’uccisione di centinaia e forse migliaia di studenti e operai. Saranno anche i 60 anni dalla fondazione della Repubblica popolare cinese che, da governo «dal popolo e per il popolo», si è trasformata in una dittatura che soffoca ogni sussulto a favore dei diritti umani. Ma la società civile è sempre più in fermento. Proprio per celebrare tutti questi anniversari e per rendere 'il popolo' davvero protagonista dello sviluppo del Paese, l’8 dicembre scorso 303 cittadini cinesi hanno lanciato un documento chiamato 'Carta 08', in cui chiedono alle autorità di trasformare il sistema autoritario e corrotto in un modello democratico e rispettoso di tutti i diritti umani, compresi i diritti del lavoro e la libertà religiosa. Fra i firmatari di 'Carta 08' vi sono intellettuali di molte università, ma anche imprenditori e semplici cittadini. Non pretendono di costituire un partito, vogliono che si inneschi un movimento di trasformazione culturale che porti la Cina a un cambiamento radicale, nel rispetto della democrazia, della proprietà privata, delle minoranze (compresi Tibet e Taiwan). Solo in questo modo il Paese, invece di essere un pericolo per il mondo, contribuirà a un nuovo capitolo della civilizzazione mondiale. La risposta del potere non si è fatta attendere: almeno 100 dei firmatari sono stati fermati, interrogati e minacciati a Pechino, Shanghai, Liaoning e in numerose altre città. Uno di loro, l’intellettuale Liu Xiaobo, è detenuto in un luogo sconosciuto; il documento è stato oscurato dai siti Internet e i media hanno la proibizione di parlarne. Intanto, però, le adesioni al documento sono salite a 7mila.

Fonte: 15 gennaio 2009

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