BastaBugie n°69 del 11 febbraio 2009

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BALDASSARE, PRESIDENTE EMERITO DELLA CORTE COSTITUZIONALE: NAPOLITANO NON POTEVA RIFIUTARSI DI FIRMARE

Autore: Alessandra Ricciardi

«Un clamoroso errore giuridico. Napolitano è stato mal consigliato». Ad affermarlo è Antonio Baldassarre, presidente emerito della Corte costituzionale. Sul conflitto, «senza precedenti», che si è scatenato tra il Quirinale e Palazzo Chigi non ha dubbi: «Il presidente della repubblica non può rifiutarsi di firmare un decreto legge». Ma partiamo dall'inizio, da quella lettera che Giorgio Napolitano ha fatto pervenire al capo del governo, Silvio Berlusconi, nel corso del consiglio dei ministri che doveva approvare il decreto legge salva-Eluana. Una discussione già abbastanza accesa, quella nella maggioranza di governo, che si è irrigidita con la lettura della missiva del capo dello stato.
Domanda. È rituale che il presidente della repubblica scriva a un premier su un decreto legge in corso di approvazione?
Risposta. No, ma se ha dei dubbi sulla legittimità costituzionale del provvedimento può bene esprimerli al premier.
D. Il cdm poi ha approvato, e lo ha fatto all'unanimità, il dl. E Napolitano si è affrettato a far sapere che non lo avrebbe comunque emanato.
R. Un errore, non può non firmare un decreto già varato dal governo. In base all'articolo 77 della Costituzione, l'esecutivo ha il potere, in casi eccezionali, di legiferare attraverso la decretazione d'urgenza. E lo fa sotto la sua responsabilità. Sarà poi compito del parlamento convertire o meno in legge il dl. E poi sarà la Consulta a verificarne gli eventuali vizi di costituzionalità.
D. Ma allora il presidente della repubblica non ha nessun potere di controllo preventivo?
R. Non può nulla sulla decretazione d'urgenza. Basta leggere l'articolo 77, che testualmente prevede che, in casi straordinari di necessità e d'urgenza, il governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge.
D. Anche Napolitano richiama, nella lettera a Berlusconi, l'articolo 77. E contesta che ci siano gli estremi per la decretazione d'urgenza. In particolare, che il governo possa legiferare su una materia oggetto di sentenza definitiva.
R. È il secondo errore giuridico. Le sentenze richiamate dal capo dello stato autorizzavano il padre della Englaro a sospendere le cure. Ma sulla volontaria giurisdizione, e quelle sentenze vi rientrano, non si forma giudicato.
D. C'è poi l'articolo 32 della Costituzione, che garantisce alle persone il diritto di dire no all'accanimento terapeutico.
R. Questo articolo non dice nulla per il caso Englaro. Il problema è qualificare l'idratazione e la nutrizione: sono o non sono cure mediche? La Cassazione ha detto che lo sono e per questo ne ha autorizzato la sospensione. Ma lo ha fatto in assenza di una legge. Se una norma stabilisse che cibo e acqua non sono cure, allora quella sentenza della Suprema corte non sarebbe possibile.
D. Berlusconi è pronto ad attivare una procedura veloce per far approvare in pochi giorni dalle camere un disegno di legge sulla materia. Possibile?
R. Il parlamento è sovrano e può anche approvare una legge in tre giorni. Non c'è nessuna norma che lo vieta.
D. Ma se il conflitto tra Napolitano e Berlusconi dovesse persistere, a chi competerà dirimerlo?
R. Alla Consulta. Ma spero che non succeda. Sarebbe una beffa che su un caso che ha svegliato le coscienze di tutti i cittadini si consumasse un conflitto così grave tra capo dello stato e capo del governo. Un conflitto senza precedenti.

Fonte: 7 febbraio 2009

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