BastaBugie n°74 del 06 marzo 2009

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1 RUSSIA: SCANDALOSO EPILOGO DELL’INCHIESTA SULL’OMICIDIO DELLA POLITKOVSKAJA
Un processo ai fantasmi nella nebbiosa Russia di Putin
Autore: Luigi Geninazzi - Fonte: 20 febbraio 2009
2 NELLE SCUOLE SI INSEGNA IL RAMADAN E NON LA QUARESIMA
Siamo in Arabia Saudita? No, in Italia!
Autore: Antonio Socci - Fonte: 26 febbraio 2009
3 LUCA ERA GAY
Povia intervistato dal Corriere della Sera
Autore: Mario Luzzatto Fegiz - Fonte: 31 dicembre 2008
4 ALLARME CLIMA
Le previsioni catastrofiste smentite dalla scienza vera
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: Avvenire
5 L’ORIGINE DELL’UNIVERSO PER IL CRISTIANO NON È UNA DISPUTA TRA CREAZIONISTI ED EVOLUZIONISTI

Autore: Carlo Levanti - Fonte: 11 gennaio 2009
6 APPROFONDIAMO L'ISTRUZIONE DIGNITAS PERSONAE SU ALCUNE QUESTIONI DI BIOETICA (2)

Autore: Maria Luisa Di Pietro - Fonte: 12 dicembre 2008
7 LA CHIESA DOPO ELUANA
Risposta a Giuliano Ferrara
Autore: Massimo Introvigne - Fonte: 12 febbraio 2009
8 IL SENSO DELLA DENUNCIA DI VERITA' E VITA (E NON SCIENZA E VITA COME HANNO SCRITTO I GIORNALI)

Autore: Mario Palmaro - Fonte: 2 marzo 2009
9 IN 60 ANNI DI REPUBBLICA SOLO UN PARTITO HA CAMBIATO LA COSTITUZIONE

Autore: Franco Bechis - Fonte: 11.02.09

1 - RUSSIA: SCANDALOSO EPILOGO DELL’INCHIESTA SULL’OMICIDIO DELLA POLITKOVSKAJA
Un processo ai fantasmi nella nebbiosa Russia di Putin
Autore: Luigi Geninazzi - Fonte: 20 febbraio 2009

È finita con un nulla di fatto. È finita come al solito nella Russia di Putin, il Paese dove l’impunità regna sovrana. Il processo per l’assassinio di Anna Politkovskaja si è concluso con un verdetto ampiamente previsto ma che lascia comunque l’amaro in bocca: tutti assolti gli imputati che erano stati accusati di complicità nell’omicidio della coraggiosa giornalista russa, uccisa il 7 ottobre del 2006. A destare scandalo non è la sentenza finale, accolta da tutti con triste rassegnazione, quanto piuttosto l’intera vicenda giudiziaria. Sul banco degli imputati figuravano due balordi ceceni e un poliziotto moscovita radiato per i suoi legami con la malavita, una piccola banda dal nome casereccio (Cosca Lasagna, per via del ristorante dove si ritrovavano abitualmente) che avrebbe avuto un ruolo del tutto marginale nell’assassinio della Politkovskaja. L’esame del Dna li aveva discolpati e lo stesso avvocato dei familiari della vittima li aveva scagionati perché «erano stati usati da qualcuno che stava molto più in alto e che probabilmente loro non conoscevano».
  Dunque non sorprende il verdetto assolutorio. Quel che invece risulta scandaloso è un procedimento giudiziario per omicidio che viene imbastito da un tribunale militare in assenza del mandante ed anche del sicario. Negli ultimi tre mesi presso la Corte militare dell’Arbat si è svolto un processo ai fantasmi nel bel mezzo di una nebbia. Alla sbarra c’era la manovalanza cecena insieme con alcuni capi dei servizi 'deviati' del Fsb, l’ex Kgb, mentre il killer ha trovato rifugio all’estero, probabilmente in un Paese dell’Unione Europea. E resta inafferrabile il mandante su cui si scatenano le fantasie più disparate. C’è chi punta il dito contro Ramzan Khadyrov, il proconsole di Putin nella Cecenia normalizzata, già obiettivo polemico della Politkovskaya. Chi invita a cercare nelle alte sfere dell’esercito e dei servizi di sicurezza che hanno condotto la sporca guerra del Caucaso. E chi infine, come il capo della Procura di Mosca, ha tirato in ballo Boris Berezovsky, l’oligarca nemico di Putin in esilio a Londra, già sostenitore di Novaya Gazeta, il giornale per cui lavorava Anna Politkovskaja. In realtà, non c’è mai stata un’indagine seria ed accurata da parte della magistratura russa che ha concluso in gran fretta il suo lavoro, pieno d’incoerenze e gravi lacune. Lo ha fatto per rompere l’intollerabile catena di omissioni e silenzi che pesava su tutte le inchieste per gli omicidi eccellenti compiuti in Russia in questi ultimi anni, in particolare dei giornalisti (13 uccisi, solo a Mosca, dal 2000 ad oggi). Il processo Politkovskaja avrebbe dovuto segnare una svolta. Ne è venuta un’inquietante conferma: in Russia la libertà d’opinione è sempre più ardua mentre i killer dei giornalisti e dei difensori dei diritti umani hanno la vita facile. È passato solo un mese dall’efferata uccisione di una giovanissima reporter, Anastasia Babulova, e dell’avvocato Stanislav Merkelov, assassinati nel centro di Mosca da un killer che poi si è allontanato in tutta calma scendendo a prendere il metrò. È questo terribile senso d’impunità che la Politkovskaja non si stancava di denunciare. Mosca, ovvero la paura che non c’è. «Gli assassini non hanno paura perché sanno che non saranno puniti – ha scritto Novaya Gazeta –, ma anche le loro vittime non hanno paura. Perché quando difendi gli altri smetti di avere paura». In attesa di un nuovo processo che forse non verrà mai.

Fonte: 20 febbraio 2009

2 - NELLE SCUOLE SI INSEGNA IL RAMADAN E NON LA QUARESIMA
Siamo in Arabia Saudita? No, in Italia!
Autore: Antonio Socci - Fonte: 26 febbraio 2009

 In Italia circa l’80-90 per cento della popolazione si definisce cattolica, mentre il 5 per cento circa si dichiara atea. I giornali però ragionano e informano come se la proporzione fosse esattamente inversa. Ignorano così anche la tendenza rilevata dalle indagini sociologiche, pure fra i più giovani: per esempio i “non credenti” fra i 18 e i 30 anni sono passati dal 17,2 per cento del 1981, al 5,8 per cento del 2000. E la fiducia nella Chiesa da parte degli italiani è cresciuta dal 57 per cento del 1981 al 67 per cento di questi anni.
Ma i giornali sembrano rappresentare più il mondo delle redazioni che quello reale, il quale infatti poi si schiera agli antipodi dei media: vedi il referendum sulla legge 40 e le elezioni. I giornali sono totalmente disinteressati al cattolicesimo. Anzi, sono vistosamente ostili. I “cattolici” a cui danno voce sono solo quelli che picchiano sulla Chiesa e sul Papa: ieri, fra gli altri, c’era Hans Kung sulla “Stampa” che se n’è uscito con l’evocazione del “Concilio di Nizza del 325”. Temo si sia confuso col famoso Concilio di Nicea del 325, ma nei giornali non se ne accorge nessuno.
Nessuna parola si è letta ieri sul fatto che era il mercoledì della ceneri e l’inizio della Quaresima per la quale il Papa ha scritto un Messaggio stupendo. Capita di essere informati dai giornali dell’inizio del Ramadan (il periodo di digiuno islamico), ma non dell’inizio della Quaresima. L’unico articolo che ne parlava è uscito sulla Repubblica e mi pare un esempio di faziosità ideologica.
Dunque è accaduto che per le mense scolastiche del Comune di Roma, nel periodo di Quaresima, ovvero per sei venerdì, siano stati scambiati i menù fra il giovedì e il venerdì, cosicché il filetto di manzo va al giovedì e il pesce alla mugnaia va al venerdì.
Spalancati cielo. La Repubblica è insorta con un’intera pagina: “Scuole, è quaresima anche nel piatto, fino a Pasqua in mensa niente carne”. Già questo titolo è sbagliato e fuorviante, perché la carne è sostituita dal pesce solo al venerdì. Ma oltretutto è davvero pretestuoso perché l’alimentazione dei bambini non cambia: fra le pietanze stabilite dai dietologi c’è sia la carne che il pesce. Collocare il pesce al venerdì anziché al giovedì in questo periodo è, oltreché una nostra antica tradizione (perfino molto salutare), un semplice accorgimento pratico per evitare che tante famiglie cattoliche debbano fare la domanda di variazione nei diversi municipi. Non toglie niente a nessuno. Ma contro questa scelta di buon senso si è scatenata la solita “guerra di irreligione” del giornale di Ezio Mauro.
Con il contorno di politici, come Paolo Masini del Pd, che si lancia all’attacco dell’assessore capitolino Laura Marsilio: “Il suo è un pretesto pericoloso e irresponsabile” tuona Masini. “Imporre a tutti i bambini una scelta dettata da motivi religiosi rischia di acuire i problemi specie in una città come Roma, dove le difficoltà di integrazione sono ogni giorno più evidenti”.
A me pretestuosa sembra la faziosità della sinistra giacobina che puntualmente cerca di usare l’argomento musulmani per dare sfogo al suo pregiudizio anticristiano. Come ha fatto in Gran Bretagna, per fare un esempio, il comune di Oxford quando ha cancellato il Natale chiamando quella del 25 dicembre “Festività della luce invernale”. A protestare contro la ridicola decisione non sono stati solo cattolici e anglicani, ma anche ebrei e musulmani. “I fedeli islamici e di altre confessioni – ha affermato il Consiglio musulmano di Oxford – “aspettano con trepidazione il Natale”, una festa che “non può essere cancellata con un tratto di penna”.
Nel caso di Roma non risulta che abbiano protestato i musulmani. Ma la loro presenza viene usata come pretesto da altri in funzione anticattolica. Secondo una certa Sinistra, infatti l’integrazione non è solo il riconoscere e garantire gli usi e costumi delle minoranze, ma anche la cancellazione della millenaria tradizione della stragrande maggioranza degli italiani.
Coloro che si scatenano contro il Comune di Roma per il semplice scambio di menù del giovedì e del venerdì, non risulta che siano insorti quando un istituto scolastico piemontese ha addirittura sospeso le lezioni nel giorno di inizio del Ramadan e nel giorno di conclusione.
E neanche quando, nel 2006, il Comune di Milano ha preso una iniziativa ancor più esplicita e importante per il Ramadan islamico diffondendo nelle scuole una specie di decalogo dove si espongono i valori alla base di questa tradizione religiosa, aiutando gli insegnanti a valorizzare i ragazzi che desiderano avvicinarsi a questa pratica. Il Comune ha pure esortato gli insegnanti che hanno studenti musulmani a spiegare a tutta la classe il significato del Ramadan facendo un paragone con la Quaresima cristiana.
Una professoressa milanese ha riportato su internet (condividendoli) alcuni contenuti di una circolare (probabilmente è la stessa) sul Ramadan: “Le linee guida di questa circolare suggeriscono al punto 2: ‘Sono molti i valori positivi che stanno alla base di questo precetto (ramadan ndr). Esso è innanzitutto rispettato per uniformarsi alla volontà di Dio, educa a dominare i propri desideri, rende partecipe della sorte di chi è povero, allena alla pazienza…’. Tra i suggerimenti pratici leggiamo: ‘la rinuncia alla merenda o a dolci e caramelle durante il giorno (eventualmente partecipata da chi volesse, anche se non musulmano) andrebbe incoraggiata al posto della rinuncia al pasto’ ”.
Si può immaginare cosa sarebbe successo se ad essere così valorizzata dalle pubbliche autorità fosse stata la Quaresima dei cristiani. Allora sì che Repubblica e i “politici democratici” sarebbero insorti in difesa della “laicità della scuola” e contro quello che avrebbero definito vero e proprio indottrinamento confessionale. Ovviamente pericoloso e irresponsabile.
E’ infatti la stessa scuola italica dove ogni anno tanti insegnanti “progressisti” (e pure i libri di testo) inventano mille modi per trasformare la festa del Natale in festa dell’inverno e della neve e quella di Pasqua in festa della primavera o della “colomba della Pace”.
Intanto Repubblica si compiace che si venga incontro con sollecitudine alle necessità del Ramadan islamico perfino per i detenuti. Titolo del 4 luglio 2005: “Col ramadan dietro le sbarre cambia tutto per pasti e orari”. E perché allora dobbiamo cancellare la nostra millenaria tradizione?
La vera integrazione non è prodotta dalla cancellazione della nostra antica cultura popolare e cattolica, come vorrebbe questa sinistra, ma dalla sua conoscenza e dallo scambio sereno fra diverse culture e diverse fedi, anche nell’ambito della scuola.
Voglio raccontare un aneddoto significativo. Ho frequentato la facoltà di lettere e filosofia dell’università di Siena dove mi sono laureato e dove ho seguito per anni le lezioni di un grande professore di “critica letteraria”, il famoso Franco Fortini.
Le sue idee marxiste erano note (scriveva peraltro sul Corriere della sera). Lui era oltretutto di origini ebraiche, non certo cattoliche. Ebbene, un giorno di febbraio, inizio di Quaresima, arrivato in aula, cominciò a declamare (magistralmente) un poema. Solo alcuni di noi – ciellini - sapevano che era “Il mercoledì delle ceneri” di Thomas S. Eliot e seppero spiegare cosa significa questo giorno cristiano. L’altra parte degli studenti (di sinistra) lo ignorava. A loro Fortini si rivolse spiegando (energicamente) che non è ammissibile vivere in Italia e addirittura studiare letteratura, storia e arte italiane senza conoscere tutto del cattolicesimo. “Qualunque idea politica o convinzione si abbia” disse “dovete conoscere a menadito la tradizione cristiana”.
Una breve osservazione supplementare. Considerate quante volte sui quotidiani trovate un punto di vista cattolico, una delle tantissime storie del popolo cristiano, un articolo sulla Chiesa o la fede non pregiudizialmente ostile. A me pare che non accada quasi mai. Clamoroso fu quello che si verificò durante il referendum sulla legge 40: tutti, dico tutti, i media da una parte e la stragrande parte del popolo italiano dall’altra. Infatti guardate come quegli stessi media hanno poi totalmente rimosso quella vicenda. Non un solo editoriale autocritico. Mai un ricordo, una menzione. Com’è che quella ristretta minoranza (5 per cento) che si definisce atea impronta alla sua visione del mondo tutti i media? E tutto questo non somiglia a un soffocante regime ideologico monocolore?

Fonte: 26 febbraio 2009

3 - LUCA ERA GAY
Povia intervistato dal Corriere della Sera
Autore: Mario Luzzatto Fegiz - Fonte: 31 dicembre 2008

«Evidentemente oggi quando si parla di gay a qualcuno è come se gli toccassi un nervo scoperto». Giuseppe Povia sarà in gara a Sanremo 2009 col brano «Luca era gay». All'annuncio del titolo sono piovute le critiche, in gran parte dall'Arcigay che aveva anche ricordato delle vecchie interviste nelle quali il cantante di «I bambini fanno oh» aveva dichiarato che «gay non si nasce, lo si diventa in base a chi frequenti».
«Un tempo c'era evidentemente meno attenzione o più tolleranza — commenta Povia —. Rileggetevi il testo di una delle prime canzoni dei Pooh, "Pierre", e passaggi come "penso a te, nei tempi della scuola con noi, sottile pallido un po' perso, tu già da noi così diverso triste... penso a te ricordo si rideva tra noi di quel tuo sguardo di bambina di quella tua dolcezza strana triste...". Sono convinto che se allora ci fosse stato l'onorevole Grillini sarebbe insorto contro un brano che identificava nella fisiognomica e negli atteggiamenti la diversità del protagonista».
E aggiunge: «Io non generalizzo. Racconto la storia vera di un ragazzo che da gay passa a eterosessuale. Poi, senza conoscere la canzone, è esplosa la polemica. Ringrazio. Ma mi aspetto che il pubblico la apprezzi. E colga l'impegno nell'affrontare tematiche che in genere vengono evitate».
Una gay, su un blog, ha attaccato Povia duramente. «Se tu da gay non eri felice non vuol dire che non lo siano gli altri. Con la tua canzone cosa vuoi dimostrare? Che l'omosessualità è una malattia? Una perversione? Sai quanta gente si sentirà incoraggiata a esprimere odio nei confronti dei gay? A questo ci pensi? Se ti servono soldi facciamo una colletta... ma non giocare con la vita delle persone».
Povia, come risponde? «Io racconto la storia di uno, non quella di tutti. Nessuna malattia, nessuna guarigione. Non prendiamoci in giro, non sarò io o una canzone ad istigare manie suicide, omicide o odio». Poi rivolgendosi direttamente all'autore della lettera aggiunge: «Con questo polverone dimostrate che predicate la democrazia e la libertà di pensiero, ma non appena si tocca l'argomento gay vi incazzate e minacciate "attacchi durissimi". Probabilmente tu con l'Arcigay non c'entri niente e so benissimo che l'Arcigay non è la voce onnipotente di tutti i gay. Non ho bisogno di soldi e non lo faccio per la pubblicità, non essere superficiale, se fai uno più uno vedrai che perderò un sacco di fan, come mi sta già capitando, ma questo l'avevo preventivato. Io vado fino in fondo perché credo nelle mie idee e le porto avanti».
Povia ha una sua teoria. «Credo che ci sia una intolleranza sul fatto che il tema venga comunque rappresentato, non importa come. Basti pensare alle polemiche che hanno accompagnato lo scorso anno "Il mio amico" di Anna Tatangelo. Racconto una storia vera che è molto bella e portatrice di valori positivi. Almeno secondo la mia morale, la mia verità. Non faccio prediche». E aggiunge: «D'altra parte il destino dei cantautori è quello di essere strumentalizzati o fraintesi. Mi hanno fatto passare per ciellino solo perché ho partecipato al "Family day", quando in realtà sono sposato solo civilmente e non ho nemmeno battezzato le mie figlie».
Povia non è nuovo a canzoni che scatenano polemiche. Basti pensare a «Vorrei avere il becco», sulla fedeltà coniugale da difendere a ogni costo con la quale vinse il Festival di Sanremo 2006. «Luca era gay» farà parte di un album intitolato «Centravanti di mestiere», «storia di un centravanti che prova a spostarsi a destra e non cambia nulla, a sinistra, uguale. Alla fine, in campo come nella vita, è bello giocare sul filo del fuorigioco e al novantunesimo, nella mischia, segnare».

Nota di BastaBugie: per approfondimenti sulla teoria riparativa, vedere il video di Povia con la canzone "Luca era gay" che si classificò seconda a Sanremo nel 2009, oppure vedere il video di Luca di Tolve che racconta la sua esperienza a cui si è ispirato Povia, clicca qui
http://www.amicideltimone-staggia.it/it/edizioni.php?id=35
Per informazioni per uscire dall'omosessualità, clicca qui
http://www.obiettivo-chaire.it

Fonte: 31 dicembre 2008

4 - ALLARME CLIMA
Le previsioni catastrofiste smentite dalla scienza vera
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: Avvenire, 20 gennaio 2009

 Grandi nevicate al nord, piogge torrenziali e forti venti al sud. E fuori dall’Italia non va meglio. C’è chi sostiene che si tratti di eventi estremi che si stanno intensificando a causa del riscaldamento globale. «In realtà non c’è alcuna relazione provata tra riscaldamento globale ed eventi meteorologici estremi», ci dice Guido Guidi, volto noto del meteo Rai e studioso del clima. Guidi è uno dei 4 italiani presenti nel recente Rapporto al Senato americano che contiene la citazione dei lavori di oltre 650 scienziati di tutto il mondo considerati «dissidenti» rispetto alla teoria del riscaldamento globale antropogenico (ovvero causato dall’uomo) ed è l’autore di un blog sul clima molto seguito dagli addetti ai lavori, Climate Monitor.
 Ma è vero che gli eventi estremi si stanno intensificando?
 Non c’è nessuna indicazione di aumento degli eventi estremi. Se guardiamo all’Italia possiamo dire che c’è una generica tendenza al cambiamento nelle precipitazioni, più concentrate in tempi brevi, ma questo significa ben poco.
 E il riscaldamento c’è o no?
 L’unica certezza che abbiamo riguardo al clima è che le temperature globali sono in media aumentate, ma è difficile dire di quanto.
 Si ripete 0,7°C in 150 anni. Perché dice che è difficile dire di quanto?
 Perché la rete di osservazione non è omogenea e comporta molti problemi. All’origine è stata pensata per la navigazione aerea, cioè per scopi diversi rispetto allo studio del clima, e questo incide sulla localizzazione; poi la maggior parte delle stazioni sono molto recenti – 10-15 anni –, non è quindi possibile avere serie storiche attendibili. A livello mondiale, inoltre, la distribuzione della rete è cambiata notevolmente.
  Dall’inizio degli anni ’90 i punti di rilevamento delle temperature sono diminuiti dei 2/3, la maggior parte in Siberia e nel resto dell’Est europeo. Ciò coincide con il crollo dei regimi comunisti.
 Messa così, sembra impossibile dire se fa più caldo o fa più freddo.
 Non esattamente. Un esame attento dei dati a disposizione permette di dire che sulla carta c’è un aumento, ma ci sono forti dubbi che i numeri possano essere questi. È che per essere onesti, quando si fanno affermazioni sul clima, bisognerebbe sempre fare una premessa: «Sulla base di quel che sappiamo, e non è molto...».
 Qualcuno sostiene che dal 1998 le temperature non sono più cresciute.
 Non «qualcuno», è ciò che risulta dai database mondiali che al proposito sono tutti concordi.
 C’è dunque un’autorità ufficiale?
 Ci sono due centri di riferimento che elaborano tutti i dati disponibili a livello mondiale. Uno è l’Hadley Cen­tre della University of East Anglia (Gran Bretagna), l’altro è la Nasa in cooperazione con la Noaa (National Oceanographic and Atmospheric Administration).
 E cosa dicono?
 Non solo dal 1998 la temperatura globale non è più aumentata, ma dal 2001 si riscontra una leggera inversione di tendenza. Ma l’intervallo di tempo è ancora troppo breve.
 Come è possibile allora affermare che tra 50-100 anni la temperatura aumenterà dei 2 ai 6 gradi?
  Da un punto di vista scientifico, è un’affermazione priva di senso. Si tratta di proiezioni che si fanno al computer con modelli di previsione climatica, una volta immessi non solo i dati disponibili ma anche una grossa dose di assunzioni non verificabili. Del resto, come si può dare credito a proiezioni sul lungo periodo quando nel breve e medio sono già state smentite? Le proiezioni di temperatura si fanno già dal 1998. Ebbene, già in questi dieci anni, le temperature hanno smentito le previsioni.
 Parla di assunzioni non verificabili.…
 Parliamo ad esempio della sensibilità climatica, ovvero di quanto il clima è sensibile a certi fenomeni. Si dice che un dato aumento di anidride carbonica (CO2), provochi un dato aumento di temperature: già questo è tutto da dimostrare, anzi sembrerebbe vero il contrario. Ma ammettiamo pure che sia così, come si fa a sapere quanta CO2 sarà emessa dalle attività umane tra 50-100 anni? Bisogna basarsi su una combinazione di stime che riguardano l’aumento di popolazione, l’economia, l’evoluzione sociale... Si fa una proiezione sulle proiezioni, il che lascia capire che margine di probabilità si possa avere.

Fonte: Avvenire, 20 gennaio 2009

5 - L’ORIGINE DELL’UNIVERSO PER IL CRISTIANO NON È UNA DISPUTA TRA CREAZIONISTI ED EVOLUZIONISTI

Autore: Carlo Levanti - Fonte: 11 gennaio 2009

Gli ultimi due anni hanno visto lo sviluppo mediatico di un dibattito di imprescindibile attualità che partito dalle pagine di giornale ha interessato, in taluni casi, anche aule di tribunali d’Oltreoceano e di istituzioni europee.
Ci riferiamo alle argomentazioni che coinvolgono, su due piani che già da ora dobbiamo tenere distinti, le teorie creazionistiche e quelle evoluzionistiche alle quali è legato il nome di Charles Darwin, circa l’origine dell’universo. Traendo spunto dal titolo di una pubblicazione sull’argomento potremmo dire che la disputa vede protagonisti, da un lato un dio orologiaio, sempre intento a dover periodicamente ricaricare il meccanismo che reggerebbe l’universo, e dall’altro l’ottocentesca e confusa barba di Charles Darwin.
Ne parliamo poiché nel corso del 2007 due pubblicazioni di case editrici italiane si sono debitamente soffermate sull’argomento. In queste sedi si è voluto fornire da subito un importante chiarimento circa il fatto che queste diatribe non riguardano il credente cattolico, ma impongono comunque allo stesso di affermare, con maggior forza e con la dovuta chiarezza, la distinta e definita impostazione della Parola di Dio e della Fede della Chiesa sulle origini dell’universo e dell’umanità in particolare.
I volumi di cui parliamo sono quello edito lo scorso anno dalle Edizioni Don Bosco dal titolo “Creazione ed Evoluzione” che da contezza degli incontri tenuti presso la residenza pontificia di Castel Gandolfo nel settembre del 2006, con la partecipazione di Benedetto XVI, da illustri studiosi in materia. L’altro volume è “Caso o disegno? Evoluzione e creazione secondo una fede ragionevole” edito da ESD, del quale è autore proprio uno dei partecipanti agli incontri di Castel Gandolfo, il Cardinale Christoph Schönborn, Arcivescovo di Vienna..
La domanda fondamentale che è  posta al centro dei due volumi è abbastanza impegnativa e si chiede se c’è spazio per la creazione e per un progetto di Dio.
Questa domanda è definibile fondamentale anche perché tutti dobbiamo essere coscienti dei tentativi, spesso e spregiudicatamente o in maniera subdola, sono portati avanti per ridurre la presenza di Dio ad una presenza “di nicchia”: in queste occasioni Dio è “trattato” come un surrogato, un qualcosa di accidentale che sarà in grado di intervenire nelle vicende del mondo -sostengono questi approcci- sino a quando le scienze naturali (purtroppo abbagliate da una distorta visione di quelle che sono le loro auspicabili vittorie) glieLo permetteranno.
La Fede in Cristo, lo sappiamo, è ben altra cosa rispetto a questo genere di pretese, ma il cristiano, proprio in virtù di questa Fede, non può prescindere dall’intervenire per fare luce nella confusione di certe impostazioni.
Guardando al Catechismo della Chiesa Cattolica ricorderemo che "la creazione non è uscita dalle mani del Creatore interamente compiuta" (n. 302). Dio ha creato un mondo "in stato di via verso la sua perfezione ultima. Questo divenire nel disegno di Dio comporta con la comparsa di certi esseri la scomparsa di altri, con il più perfetto anche il meno perfetto, con le costruzioni della natura, anche le distruzioni".
Dio è creatore quindi, ma nessuno pretende che tale affermazione costituisca una tesi scientifica. A tale approccio giungono, procedendo per strade diverse ma abbastanza parallele e seppur andando in due direzioni opposte, i due gruppi di teorie che abbiamo citato all’inizio.
Capita infatti che le cosiddette impostazioni creazionistiche affermino che l’idea di un Dio creatore è tesi scientifica, al pari di una qualsiasi conclusione di una ricerca fatta dalle scienze naturali. Ci rendiamo subito conto che tutto ciò non può in alcun modo comportare che non possa esistere l’idea filosofica e religiosa di un Dio creatore.
Con lo stesso approccio è imprescindibile dover distinguere l’idea -filosofica e religiosa- di un Dio creatore, dalla teoria dell’evoluzione come è posta dai suoi sostenitori. Questi infatti pretendono di dare consistenza scientifica alla tesi da loro sostenuta pur in assenza di alcuna verifica sperimentale che possa consentire di giungere ad una conclusione, alla quale né Darwin, né coloro che lo hanno seguito sulla stessa strada, sono giunti.
In tal senso allora sorge anche per il cristiano l’auspicio di affermare l’opportunità di spronare chi vi è preposto a proseguire nella ricerca scientifica per giungere alla doverosa piena comprensione dei meccanismi del processo evolutivo.
Questo atteggiamento del cristiano tuttavia non è l’unico e l’ultimo che lui deve tenere. Lo stupore e il fondamento della Fede vengono convalidati da quanto la Bibbia insegna. La Parola di Dio, infatti, agevola il lavoro della ricerca nelle scienze naturali poiché puntualizzando la dipendenza radicale di tutti gli esseri da Dio e di un disegno stabilito per ogni essere medesimo, non dice assolutamente di come questo disegno si realizza. Il libro sacro nel momento in cui apprende l’armonia dell’universo, procedendo ragionevolmente non può non affermare l’esistenza di un’unica causa superiore. Questo procedere non avviene tuttavia attraverso dimostrazioni scientifiche, bensì sul piano filosofico e religioso.
Negare la consistenza di un procedimento conoscitivo quale è quello affermato nei testi sacri sarebbe possibile solo sulla base di un’impostazione esclusivamente ideologica la cui vittima principale, a questo punto, non sarebbe l’idea di un Dio creatore, bensì lo sviluppo della ricerca nell’ambito delle scienze naturali.
I due libri di cui stiamo parlando esplicano ed argomentano quindi come la Chiesa Cattolica sia ben lieta e voglia ben lasciare alla scienza molti aspetti inerenti la storia della vita sulla terra e sia al tempo stesso chiamata ad affermare come “l’umano intelletto può facilmente e chiaramente discernere una finalità e un disegno nel mondo maturale, incluso il mondo degli esseri viventi.”
Le due pubblicazioni sono anche lo sviluppo di diversi argomentari che sono realizzabili per un unico motivo. Ci possiamo infatti chiedere perché sarebbe stato possibile che il Dio che è creatore abbia voluto essere tale. In sostanza perché Colui che percepiamo ragionevolmente e che conosciamo mediante la rivelazione abbia voluto creare l’universo e, con questi, l’umanità. Dio vi ha proceduto per amore e bontà e l’atto della creazione non è altro che libera donazione e partecipazione dell’amore, della bontà, della magnificenza e della pienezza di vita e di essere di Dio.
Questo atteggiamento di Dio si rinnova ogni giorno nel sacrificio eucaristico.
A ricordacelo è Papa Benedetto XVI che nell’omelia della Pasqua di due anni or sono precisava mirabilmente come  la risurrezione di Cristo, “se possiamo una volta usare il linguaggio della teoria dell´evoluzione, è la più grande "mutazione", il salto assolutamente più decisivo verso una dimensione totalmente nuova, che nella lunga storia della vita e dei suoi sviluppi mai si sia avuta: un salto in un ordine completamente nuovo, che riguarda noi e concerne tutta la storia.” E ancora, afferma il Papa, la risurrezione  è “un salto di qualità nella storia dell´"evoluzione" e della vita in genere verso una nuova vita futura, verso un mondo nuovo che, “partendo da Cristo, già penetra continuamente in questo nostro mondo, lo trasforma e lo attira a sé.”.
Allora, rifacendoci all’immagine iniziale, non possiamo altro che dire che tra la barba di Darwin e il meccanismo di un orologio divino, noi preferiamo la Fede di Michelangelo, che è concreta e mirabile anche nel soffitto della Cappella Sistina in Vaticano.

Fonte: 11 gennaio 2009

6 - APPROFONDIAMO L'ISTRUZIONE DIGNITAS PERSONAE SU ALCUNE QUESTIONI DI BIOETICA (2)

Autore: Maria Luisa Di Pietro - Fonte: 12 dicembre 2008

A partire dai principi espressi nella prima parte dell’Istruzione, vengono analizzati nella seconda parte alcuni problemi che sono emersi o si sono delineati negli anni successivi alla pubblicazione dell’Istruzione Donum vitae. Le questioni prese in esame sono:
1) Le tecniche di aiuto alla fertilità
2) La FIV (o fecondazione in vitro) e l’eliminazione volontaria degli embrioni
3) La ICSI (o iniezione intra-citoplasmatica di spermatozoi)
4) Il congelamento di embrioni
5) Il congelamento di oociti
6) La riduzione embrionale
7) La diagnosi pre-impiantatoria
8) Le nuove forme di intercezione e di contragestazione
Occorre richiamare, prima di prendere in esame le singole questioni, i tre beni fondamentali su cui si commisurano le singole scelte:
a) il riconoscimento della dignità di persona ad ogni essere umano dal concepimento alla morte naturale, con la conseguente soggettività del diritto alla vita e alla integrità fisica;
b) l’unità del matrimonio, che comporta il reciproco rispetto del diritto dei coniugi a diventare padre e madre solo l’uno attraverso l’altro;
c) i valori specificatamente umani della sessualità, che "esigono che la procreazione di una persona debba essere perseguita come il frutto dell’atto coniugale specifico dell’amore tra gli sposi" (n. 12).
Iniziamo l’analisi del testo a partire da quest’ultimo punto. Il desiderio da parte di una coppia di sposi di avere un figlio è più che legittimo: questo fatto giustifica, però, il ricorso a qualsiasi tecnica in grado di soddisfarlo? E quali sono le caratteristiche di quell’atto coniugale che il fare del medico e del biologo vuole sostituire con le tecniche di fecondazione artificiale?
E’ un atto che coinvolge nella totalità e nella reciprocità i coniugi: ed è proprio in questa relazione interpersonale che può realizzarsi la chiamata all’esistenza di una nuova vita umana. Dal dono delle persone scaturisce il dono della vita: "L’atto coniugale - si legge al n. B.4 della Istruzione Donum vitae – esprime simultaneamente l’apertura al dono della vita: è un atto inscindibilmente corporale e spirituale. E’ nel loro corpo e per mezzo del loro corpo che gli sposi consumano il matrimonio e possono diventare padre e madre". Può questo atto essere consegnato nelle mani di estranei o essere ridotto ad una mera successione di fatti tecnici?
Le tecniche di fecondazione artificiale nella forma sia intracorporea (ad esempio l’inseminazione artificiale con prelievo del seme fuori dall’atto coniugale) sia extracorporea (ad esempio la FIV e la ICSI) sostituiscono con la tecnica l’atto coniugale nella chiamata all’esistenza di una nuova vita: "Alla luce di tale criterio – si legge al n. 12 della Istruzione Dignitas personae – sono da escludere tutte le tecniche di fecondazione artificiale eterologa e le tecniche di fecondazione artificiale omologa che sono sostitutive dell’atto coniugale".
Esse attuano – in altre parole – una divisione tra l’unione dei coniugi e la possibilità di procreare: da effetto di un incontro diretto e immediato dei coniugi, la nuova vita diviene il risultato di una procedura tecnica, che può essere anche perfetta da un punto di vista tecnico, ma che resta inesorabilmente impersonale. Non sono i genitori a dare la vita, ma un medico o un biologo: una presenza – quest’ultima – non accidentale, ma determinante.
L’artificialità è, allora, sempre un fatto negativo? La risposta a questa si trova nel n. 13 della Istruzione Dignitas personae, che – richiamando la Istruzione Donum vitae – scrive: "Le tecniche che si presentano come un aiuto alla procreazione non sono da rifiutare in quanto artificiali. Come tali esse testimoniano le possibilità dell’arte medica, ma si devono valutare sotto il profilo morale in riferimento alla dignità della persona umana, chiamata a realizzare la vocazione divina al dono dell’amore e al dono della vita".
Non vi è, dunque, rifiuto dell’artificialità in generale, ma di quella artificialità che stravolge il più personale degli atti umani, quello procreativo. Non vi è, dunque, rifiuto dell’artificialità intesa come ciò che l’uomo è in grado di produrre e può sopperire ad una funzione del corpo, ma di quell’artificialità che contraddice la natura dell’essere umano.
Artificialità non equivale ad impiego di una tecnica: essa può essere lecitamente utilizzata anche in presenza di infertilità. Stimolare l’ovulazione, effettuare interventi di microchirurgia per rimuovere zone di endometriosi o per restaurare la pervietà di una tuba di Falloppio, sono forme di intervento tecnico che hanno il solo scopo di restituire la funzionalità ad un organo necessario per una procreazione altrimenti non possibile. Ed ancora, prelevare il seme ottenuto durante l’atto coniugale con un SCD (Semen Collection Device) perforato per veicolarlo, previa preparazione, nelle vie genitali femminili, comporta un ricorso alla tecnica, ma l’intervento del medico è successivo – di aiuto – ad un atto coniugale già verificatosi. "Il medico – si legge al n. 12 della Istruzione Dignitas personae – è al servizio delle persone e della procreazione umana: non ha facoltà di disporre né di decidere di esse. L’intervento medico è in questo ambito rispettoso della dignità della persona, quando mira ad aiutare l’atto coniugale sia per facilitare il compimento, sia per consentirgli di raggiungere il suo fine, una volta che sia stato normalmente compiuto".
Non vi è dubbio che la difficoltà di avere un figlio può essere motivo di grande sofferenza per la coppia. Per questo motivo il desiderio di una gravidanza è da considerare un’esigenza profondamente umana. È, quindi, necessario, innanzitutto, prevenire l’infertilità in tutte quelle situazioni in cui essa possa essere riconducibile a comportamenti a rischio individuali o a non adeguati interventi di ecologia ambientale o di politica della casa e del lavoro. Si pensi – a questo proposito – che il primo fattore di rischio di infertilità è l’età avanzata della donna nel momento in cui si cerca una gravidanza. Si legge, infatti, al n. 13 della Istruzione Dignitas personae: "C’è da osservare, infine, che meritano un incoraggiamento la ricerca e gli investimenti dedicati alla prevenzione della sterilità". Ed ancora deve essere massimo l’impegno nella diagnosi e nella cura della sterilità.
Qualora, però, questo tipo di interventi non consenta alla coppia di realizzare questa legittima aspirazione, la risposta non può passare attraverso la violazione del diritto alla vita del nascituro o alla distruzione dei significati stessi del matrimonio e della coniugalità. Si deve, invece, aiutare la coppia a scoprirsi "feconda": "Per venire incontro – si legge al n. 13 della Istruzione – al desiderio di non poche coppie di avere un figlio, sarebbe auspicabile incoraggiare, promuovere e facilitare, con opportune misure legislative, la procedura dell’adozione dei numerosi bambini orfani, che hanno bisogno per il loro adeguato sviluppo umano di un focolare domestico".
Il ricorso alle tecniche di fecondazione artificiale extracorporea, come la FIV e la ICSI, porta alla "produzione" di un essere umano. Il rapporto tra chi fabbrica (il medico) e chi ordina (gli aspiranti genitori) la vita e chi viene fabbricato (l’embrione umano) è simile a quello di un produttore con il suo prodotto: e ciò che è prodotto può essere manipolato, selezionato, scartato.
"(Il) desiderio (di un figlio) – si legge al n. 16 della Istruzione – non può giustificare la produzione, così come il desiderio di non avere un figlio già concepito non può giustificare l’abbandono e la distruzione". È questo il punto centrale della valutazione etica delle tecniche di fecondazione artificiale extracorporea, cui si aggiungono altre considerazioni tese a confutare le affermazioni di chi ne sostiene, invece, l’uso. Viene, in modo particolare, evidenziata l’elevata perdita di embrioni umani o – come viene definita – l’elevata abortività delle tecniche di fecondazione artificiale. Tale elevata perdita di embrioni non si è modificata con il passare degli anni (oltre l’80% degli embrioni viene perso anche nei centri più accreditati) ed è insita alla tecnica stessa. Di conseguenza, seppur talora in apparenza non ricercato, il sacrificio di embrioni è, comunque, previsto. Né questa perdita può essere paragonata a quella che si ha, naturalmente, di embrioni: ciò che in natura si manifesta come danno all’essere umano va – se possibile – corretto, ma non certamente imitato.
Alla perdita degli embrioni legata alla tecnica (asincronia ovaio/endometrio; alterazioni cromosomiche, etc.) vanno aggiunte le perdite "volute": per scopi selettivi (con la diagnosi preimpianto); per aumentare la possibilità di annidamento di embrioni in utero (con il trasferimento di un numero elevato di embrioni e conseguente aborto selettivo); per creare una "scorta" di embrioni da utilizzare in un secondo momento. "Questa triste realtà – si legge al n. 15 della Istruzione – spesso taciuta, è del tutto deprecabile in quanto le varie tecniche di riproduzione artificiale che sembrerebbero porsi a servizio della vita e che sono praticate non poche volte con questa intenzione, in realtà aprono a nuovi attentati contro la vita". Una situazione paradossale, che non verrebbe, tra l’altro, ammessa in nessun’altra situazione medica: ovvero che una tecnica abbia un tasso così elevato di esiti negativi e fatali.
Quali conseguenze del ricorso alle tecniche di fecondazione artificiale extracorporea vi sono, dunque, la crioconservazione (congelamento) degli embrioni e la riduzione delle gravidanze multiple qualora siano stati trasferiti più embrioni di quelli che possono realmente svilupparsi in utero.
La prassi della crioconservazione di embrioni viene valutata dalla Istruzione Dignitas personae (n. 18) come "incompatibile con il rispetto dovuto agli embrioni umani", dal momento che: ne presuppone la produzione in vitro; li espone a rischio di morte o di danno alla loro integrità; li priva temporaneamente dell’accoglienza materna; li espone ad ulteriori offese e manipolazioni. Spesso questi embrioni sono in stato di abbandono e si pone la domanda "cosa fare di loro?".
A chi ha come solo scopo di svuotare le banche di embrioni, si contrappone chi si rende conto della grave ingiustizia fatta nei loro confronti e vorrebbe porvi rimedio. Premesso che cercare una soluzione senza far cessare la produzione di embrioni è un fatto di per sé sbagliato, la Istruzione Dignitas personae esclude sia l’uso degli embrioni abbandonati (orfani) per la ricerca o per usi terapeutici, sia il loro scongelamento, sia la loro cessione a coppie infertili: In quest’ultimo caso si ricadrebbe in una forma di fecondazione artificiale eterologa e di maternità surrogata. Anche la cosiddetta "adozione prenatale", pur essendo "lodevole nelle intenzioni", presenta "vari problemi non dissimili da quelli sopra elencati" (n. 19).
Risulta, dunque, evidente come l’unica vera soluzione sia la cessazione della produzione di embrioni. "Non si intravede – come ricordava già nel 1996 Giovanni Paolo II – una via d’uscita moralmente lecita per il destino umano delle migliaia e migliaia di embrioni congelati…" (n. 19).
Il ricorso alla riduzione embrionale, che si configura come "un aborto intenzionale" e che non trova mai alcuna giustificazione, è considerato inaccettabile (cf. n. 21), così come la diagnosi preimpianto, in cui lo strumento diagnostico è strettamente collegato con l’eliminazione dell’embrione "considerato ‘sospetto’ di difetti genetici o cromosomici o portatore di un sesso non voluto o di qualità non desiderate" (n. 22). Si attua, così una vera e propria forma di eugenismo che "porta a non riconoscere lo statuto etico e giuridico di esseri umani affetti da gravi patologie o disabilità" (n. 22).
Il collegamento con le tecniche di fecondazione artificiale e le già indicate conseguenze a danno dell’embrione umano sono le ragioni del rifiuto della crioconservazione di oociti in ordine "al processo di procreazione artificiale" (n. 20).
Un’altra forma di attentato alla dignità di persona dell’embrione umano è rappresentato dal ricorso a prodotti ad azione intercettiva, che impediscono l’annidamento dell’embrione in utero, o ad azione contragestativa che provocano il distacco dell’embrione già annidato. Tra i prodotti intercettivi si fa riferimento alla spirale e alla "pillola del giorno dopo"; il prodotto controgestativo più noto è la pillola RU486, oltre le prostaglandine e il Metrotrexate. Per quanto riguarda l’intercezione, con cui l’azione di impedimento dell’impianto può essere – anche se non sempre – presente, è da sottolineare che già la sola probabilità che questo possa avvenire rende l’intenzionalità di chi la prescrive e di chi la usa abortiva.. Di conseguenza – si legge al n. 23 della Istruzione Dignitas personae – "l’uso dei mezzi di intercezione e di contragestazione rientra nel peccato di aborto ed è gravemente immorale" (n. 23).

Fonte: 12 dicembre 2008

7 - LA CHIESA DOPO ELUANA
Risposta a Giuliano Ferrara
Autore: Massimo Introvigne - Fonte: 12 febbraio 2009

Caro Direttore, La ringrazio per avere posto con l'abituale lucidità sul Foglio dell'11 febbraio quella che è forse - dopo Eluana - l'unica domanda veramente importante: se con Eluana siano morti in Italia i valori di fede e di ragione che hanno dato all'Europa le sue radici e la sua anima, e se la Chiesa, non avendo potuto impedire questa morte, abbia imboccato la strada che porta all'irrilevanza. La domanda è ancora quella di Eliot: "è la Chiesa che ha abbandonato l'umanità o è l'umanità che ha abbandonato la Chiesa?".
Giacché però non sono un poeta ma un sociologo, sono abituato a considerare i processi sociali complessi come sempre aperti a diverse interpretazioni. Lei propone un impressionante inventario delle ragioni per cui il bicchiere della Chiesa - quando non si è più potuto dare da bere a Eluana - si è rivelato mezzo vuoto. Preti (come quelli del Friuli di cui parla lo stesso numero del Foglio), laici e anche qualche vescovo dissenzienti o colpevolmente silenziosi evidenziano un problema, le cui radici stanno nel pontificato di Giovanni Paolo II. Nessuno come il Pontefice polacco ha avuto la consapevolezza che l'Europa e l'Italia sono ormai terra di missione, bisognosa di "nuova evangelizzazione". Per questa missione Giovanni Paolo II ha privilegiato l'appello diretto ai fedeli, soprattutto ai giovani, rispetto agli atti di governo relativi all'amministrazione della Chiesa. Da un certo punto di vista la strategia ha avuto uno straordinario successo, sollevando un entusiasmo imprevedibile e diffuso, che non ho avuto bisogno di verificare con strumenti sociologici perché l'ho constatato giorno per giorno nei miei figli e nel loro amore affettuoso e contagioso per Papa Wojtyla. D'altro canto, anche gli intellettuali più vicini a Giovanni Paolo II - come George Weigel, il compianto Richard John Neuhaus o Ralph McInerny - hanno fatto notare i pericoli insiti nella scarsa attenzione rivolta al governo della Chiesa e alle nomine episcopali, alcune delle quali non sono state particolarmente felici. Non si tratta, naturalmente, di criticare Papa Wojtyla - anche perché, per molti versi, la sua strategia di contatto diretto con il popolo dei fedeli era, in una situazione di grave e diffusa scristianizzazione, l'unica possibile - ma di rilevare un problema. Nessuno ne è più consapevole di Benedetto XVI, che ha scelto di dedicare all'azione di governo della Chiesa la parte maggiore del suo tempo e delle sue energie. Ma il caso Eluana può forse suggerire, per quanto riguarda l'Italia, un'ulteriore accelerazione. Può darsi - senza pretendere, naturalmente, di voler dare suggerimenti al Papa - che non sia più sufficiente attendere che vescovi inadeguati vadano in pensione e che occorra sostituirli prima, e che su alcune situazioni particolarmente imbarazzanti la severità debba sostituire la paziente attesa di improbabili ravvedimenti.
E tuttavia, per altro verso, il bicchiere è mezzo pieno. Le statistiche ci dicono che la rilevanza della Chiesa nella società italiana - misurata dal consenso dei cittadini e anche dalla frequenza alla Messa -, per quanto certo non corrispondente a quanto il Papa o i vescovi potrebbero auspicare, è comunque assai maggiore rispetto alle vicine Francia, Germania o Spagna. Il referendum sulla legge 40 ha mostrato che la sconfitta non è l'unico esito possibile della sua azione di testimonianza ai valori non negoziabili. Il caso Eluana smentisce tutto questo? Non completamente. L'azione della Chiesa - e dei laici di buona volontà, naturalmente - ha persuaso la maggioranza degli italiani che l'alimentazione e l'idratazione non sono cure mediche, e che far morire una disabile di fame e di sete è profondamente ingiusto. Lo rivelano i sondaggi, che sono cambiati di segno rispetto agli inizi della vicenda di Eluana, e anche le reazioni di tanti politici, a cominciare da quello straordinario interprete della sensibilità comune degli italiani che è il presidente Berlusconi. Magra consolazione, si dirà, perché Eluana è morta. Certo: e tuttavia se nella maggioranza di governo la chiarezza prevarrà sulla tentazione del compromesso e del pasticcio (un rischio che come Lei ha spesso sottolineato non è mai assente, neppure all'interno del centro-destra) può darsi che questo maggioritario consenso trovi qualche eco in Parlamento e contribuisca ad allontanare l'abominio dell'eutanasia dalle nostre leggi.
Le settimane e i mesi che vengono ci diranno se il bicchiere è mezzo pieno o piuttosto, in effetti, mezzo vuoto. I bicchieri, però, non si riempiono né si svuotano da soli. Chi ha a cuore i valori della fede e della ragione che hanno fatto dell'Europa quello che  è non può solo lamentarsi del fatto che i vescovi o i sacerdoti non agiscano: deve agire lui. Questo - non un presunto diritto al dissenso morale e teologico - è il vero significato dell'autonomia dei laici cattolici nell'instaurazione dell'ordine temporale di cui parla il Concilio Vaticano II. Il Papa fa, in modo ammirevole, la sua parte. A noi - senza pensare di delegare ad altri - fare la nostra. Io rappresento una piccola - ma non piccolissima - associazione come Alleanza Cattolica che da decenni giorno per giorno, settimana dopo settimana, diffonde i valori non negoziabili della vita, della famiglia, delle radici cristiane dell'Europa attraverso centinaia di riunioni, incontri, conferenze, seminari. Non ci dà certo fastidio, anzi ci fa molto piacere, che altri operino nella stessa direzione. Perché, rovesciando il proclama blasfemo di Osama bin Laden, siamo orgogliosi di amare la vita quanto gli avversari della fede e della ragione amano la morte.

Fonte: 12 febbraio 2009

8 - IL SENSO DELLA DENUNCIA DI VERITA' E VITA (E NON SCIENZA E VITA COME HANNO SCRITTO I GIORNALI)

Autore: Mario Palmaro - Fonte: 2 marzo 2009

1. Il Comitato Verità e Vita ha presentato una denuncia per omicidio volontario nei confronti di Beppino Englaro e di coloro che hanno provocato la morte di Eluana Englaro e così ha reso obbligatoria l’iscrizione nel registro delle notizie di reato, atto a cui (a quanto sembra) il Procuratore di Udine non aveva ancora provveduto.
È un atto che segue a quanto la nostra associazione ha dichiarato pubblicamente in più occasioni nelle scorse settimane, e coerente con lo statuto del nostro Comitato, che ci impegna a promuovere la difesa della vita umana dal concepimento alla morte naturale. E che quindi è contro la legalizzazione dell’aborto, della fecondazione artificiale e dell’eutanasia.
Noi di Verità e Vita – e non solo noi – affermiamo che non è lecito far morire una persona viva togliendole alimentazione e idratazione.
 2. Sarebbe stato davvero tragico se nel nostro Paese, di fronte a un evento che ha sconvolto e turbato tutta l’opinione pubblica, nessuno avesse sentito la necessità di chiedere alla magistratura lo svolgimento di un’indagine seria e accurata intorno a questa vicenda.
Deve essere la giustizia penale a valutare la condotta di coloro che uccisero la disabile: la morte procurata di un uomo non è mai un fatto privato! L’azione penale è chiamata a tutelare i beni giuridici fondamentali, fra i quali primeggia quello della vita innocente.
 3. Nel nostro ordinamento l’omicidio del consenziente è un reato, come anche l’istigazione al suicidio. La vita è un bene indisponibile, e non si può toglierla nemmeno a chi ne faccia richiesta. Per di più, nel caso in questione noi sosteniamo – e lo abbiamo scritto nella denuncia – che Eluana Englaro non aveva chiesto di morire, o che quanto meno non esiste una prova di una tale richiesta utilizzabile in un procedimento penale.
Ecco perché parliamo di omicidio volontario: non è stata la volontà della vittima ad indurre la condotta di chi l’ha uccisa.
 4. Il giudice penale è autonomo rispetto alle decisioni del giudice civile, tanto più se quest’ultimo ha pronunciato in sede di volontaria giurisdizione: il Comitato chiede che l’autorizzazione rilasciata a Beppino Englaro sia considerata inefficace, non ricorrendo nessuna delle scriminanti previste dal codice penale, e sottolinea che anche le prove assunte in sede civile sono inutilizzabili in un processo penale.
La denuncia contesta che, fino a questo momento, le indagini della Procura di Udine si siano concentrate soltanto sul rispetto del protocollo e chiede, quanto meno e in subordine, di accertare se sia stata tentata la nutrizione per via naturale o tramite PEG: il decreto della Corte d’Appello di Milano non dava a Beppino Englaro il potere di vita e di morte sulla figlia, ma solo quello di rifiutare l’uso del sondino nasogastrico.
 5. Il Comitato Verità e Vita ha ritenuto che la denuncia fosse doverosa, di fronte al tentativo di archiviare questo fatto tragico nel silenzio e nella menzogna, spinta al punto di negare la realtà stessa dell’uccisione di Eluana Englaro ad opera di chi doveva avere cura di lei.
Abbiamo operato semplicemente in coerenza con questo dato di realtà, senza alcuna animosità o ostilità nei confronti delle singole persone.
Che si difenda il diritto alla vita di ogni essere umano, sano o malato, cosciente o privo di coscienza: questo è il punto. Questo è il senso della nostra azione.

Fonte: 2 marzo 2009

9 - IN 60 ANNI DI REPUBBLICA SOLO UN PARTITO HA CAMBIATO LA COSTITUZIONE

Autore: Franco Bechis - Fonte: 11.02.09

Quindici modifiche, anche robuste, alla Carta costituzionale. Sono altrettante le rivisitazioni del documento principale che costituisce la Repubblica italiana, a dimostrare come sia tutt'altro che intoccabile e la sua rigida difesa si sia sempre attenuata negli anni per cercare di plasmarla alle esigenze dei tempi. Modifiche sostanziali, da quelle sulle regioni alle regole sulle amnistie, dall'immunità parlamentare all'elezione diretta di cariche, dal voto sugli italiani all'estero al federalismo. Gli stessi politici che ieri volevano sfilare a Roma al grido «non si tocca la Costituzione» sono stati fra i principali protagonisti di tutte le modifiche di questi anni. Possibili a una condizione: che ci fosse il sì del vecchio Pci e dei suoi eredi (...) Da quando c'era la più forte dc fino alle rare volte in cui il centrosinistra è riuscito a votare insieme a Silvio Berlusconi in ognuna delle 15 modifiche c'era la firma (e il successivo voto) di un esponente erede della tradizione comunista. Tanto per fare un nome ancora in voga, nelle modifiche degli ultimi venti anni c'è più volte il timbro di Anna Finocchiaro Fidelbo, una volta come parlamentare del pci, poi del pds, poi dei Ds fino ai giorni nostri. L'unica modifica reale alla Carta passata divenuta tale a semplice maggioranza parlamentare porta ancora una volta la firma degli eredi del partito comunista, ed è il più robusto maquillage mai effettuato: quello del 2001 che ha introdotto il federalismo sostituendo ben nove articoli della carta “intoccabile”. La statistica quindi dice che gli slogan di questi giorni restano tali e non hanno alcun attinenza con la storia e la realtà. La Costituzione si può toccare, perché già si è toccata. E si può farlo (sarebbe opportuno di no, ma si può) anche a semplice maggioranza, perché questo è già avvenuto e si presume non sia diritto naturale riservato ai rappresentanti di una sola parte del paese. Come la storia e il diritto insegnano, al di là delle opportunità del momento, che non è scandalo criticare decisioni del presidente della Repubblica. Non solo è stato possibile in passato, ma un partito (il vecchio pci, poi pds) per tre volte è andato assai al di là delle critiche politiche, tentando la spallata alla massima istituzione della Repubblica: con Antonio Segni, con Giovanni Leone (attraverso una campagna poi rivelatasi del tutto infondata) e infine con Francesco Cossiga. Via i falsi slogan. E dopo quel che è successo una modifica sulla responsabilità dei decreti legge oggi è necessaria. Si sono divisi i costituzionalisti, è utile a tutti chiarire.

Fonte: 11.02.09

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