BastaBugie n°62 del 26 dicembre 2008

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1 L’OSSERVATORE ROMANO RISPONDE A FINI E ALLE SUE CRITICHE ALLA CHIESA
Nuovi inediti di papa Ratti: Mi vergogno come italiano
Fonte: Avvenire
2 PIO XII: IL PAPA AMICO DEGLI EBREI CHE SI OPPOSE AD HITLER
Il suo motto fu: ''Opus iustitiae pax'' (la pace è l'opera della giustizia)
Autore: Giano Colli - Fonte: Redazione di BastaBugie
3 MINISTRO SACCONI
Un atto di coraggio e di verita' in difesa di Eluana
Autore: Mario Palmaro - Fonte: 19 dicembre 2008
4 ECCO PERCHE' LA SANTA SEDE (GIUSTAMENTE) NON HA FIRMATO LA DICHIARAZIONE SUGLI OMOSESSUALI
La mozione all’Onu sui gay legittima l’identità di genere
Autore: Elena Molinari - Fonte: 20 dicembre 2008
5 HARRY POTTER: IN CAMPO CATTOLICO C'E' ANCHE CHI LO DIFENDE
Non il potere del successo, ma l'umiltà del dono di sé
Autore: Paolo Gulisano - Fonte:
6 COMUNQUE IL MEGLIO DELLA LETTERATURA FANTASY RIMANE TOLKIEN E IL SIGNORE DEGLI ANELLI

Fonte: Avvenire
7 UN MINARETO AL POLO NORD
L’islam alla conquista del mondo intero
Fonte: Avvenire
8 60 ANNI DELLA DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL'UOMO
Così poco da festeggiare...
Autore: Anna Bono - Fonte: Avvenire
9 SANDRA MONDAINI: SONO MALATA, MI RITIRO
Il segreto del successo con Raimondo? Abbiamo sempre rifiutato la volgarità: Il nostro matrimonio dura da 46 anni perché si basa sui valori forti e sull’amore per la famiglia
Autore: Angela Calvini - Fonte: Avvenire

1 - L’OSSERVATORE ROMANO RISPONDE A FINI E ALLE SUE CRITICHE ALLA CHIESA
Nuovi inediti di papa Ratti: Mi vergogno come italiano
Fonte Avvenire, 20 dicembre 2008

Di fronte alle leggi razziali fasciste Pio XI disse di vergognarsi «come italiano» e di essere «veramente amareggiato come Papa»: ieri, in un articolo sull’«Osservatore Romano», il prefetto dell’Archivio Segreto Vaticano, monsignor Sergio Pagano, torna a smentire, con documenti e citazioni inedite, le affermazioni del presidente della Camera, Gianfranco Fini, su un atteggiamento accomodante della Santa Sede verso i provvedimenti presi da Mussolini nel 1938. Pagano riporta frasi pronunciate da papa Ratti anche in udienze con rappresentanti del regime fascista: «Io non come Papa, ma come italiano, mi vergogno (...) Lo dica pure a Mussolini. Il popolo italiano è diventato un branco di pecore stupide (...) Qui sono diventati tutti come tanti Farinacci. Sono veramente amareggiato come Papa e come italiano», disse in un’occasione. E ancora: «Si dimentica che tutto il genere umano è una sola, grande universale razza umana».
Nell’articolo, tuttavia si ammette che «nonostante le forti e reiterate espressioni di riprovazione e di condanna da parte di Pio XI, in cui egli fu sempre pienamente sorretto dai suoi più diretti collaboratori a cominciare dal cardinale segretario di Stato Eugenio Pacelli, vi furono uomini di Chiesa meno coraggiosi e meno 'profeti' del Pontefice».
«Per lo più - si legge sul giornale vaticano - si trattò di ecclesiastici e religiosi mossi dall’intento di attenuare i toni dello scontro, a volte aspro, tra Pio XI e il governo fascista, nell’illusione di poter raggiungere per quella strada una modifica, o un ammorbidimento, delle posizioni disumane del regime». «Altri prelati peraltro, ad esempio nell’Epifania del 1939, si pronunciavano all’unisono contro la discriminazione degli ebrei: basti pensare all’arcivescovo di Bologna, Giovanni Battista Nasalli Rocca, all’arcivescovo di Milano Ildefonso Schuster e al delegato apostolico in Turchia Angelo Giuseppe Roncalli.
Ieri il presidente della Camera Fini è tornato sulla questione ribadendo il suo punto di vista: «Ho pronunciato un discorso scritto, centellinato, meditato. Ci sono state delle polemiche? Io sono convinto di aver detto una cosa che corrisponde al vero».

Fonte: Avvenire, 20 dicembre 2008

2 - PIO XII: IL PAPA AMICO DEGLI EBREI CHE SI OPPOSE AD HITLER
Il suo motto fu: ''Opus iustitiae pax'' (la pace è l'opera della giustizia)
Autore: Giano Colli - Fonte: Redazione di BastaBugie

Eugenio Pacelli nacque a Roma nel 1876: qui studiò all’Università Gregoriana. Ordinato sacerdote nel 1899, entrò al servizio del Papa nel 1901 e fu il principale assistente del cardinale Gasparri nel lavoro di codificazione del diritto canonico.
Nel 1917 il Papa Benedetto XV lo nominò nunzio a Monaco di Baviera e nel 1920 nunzio della nuova repubblica tedesca. Furono anni laboriosi, di grande lavoro diplomatico. Nominato cardinale nel 1929, nel 1930 divenne Segretario di Stato vaticano. In quegli anni fu ampiamente diffamato dalla stampa nazista che lo definiva il cardinale "amico degli ebrei", a causa delle oltre cinquanta lettere di protesta inviate ai tedeschi. Mentre la seconda guerra mondiale era alle porte, fu eletto Papa in un conclave durato soltanto un giorno. Avendo scelto il motto Opus iustitiae pax (la pace è l’opera della giustizia), Pio XII si considerava il Papa della pace, e fino al 1 settembre 1939 lottò per impedire lo scoppio della guerra con azioni diplomatiche, fino a lanciare un appello dalla Radio Vaticana: "Nulla è perduto con la pace, tutto può esserlo con la guerra!".
Nei quasi venti anni di pontificato, Pio XII pubblicò molte encicliche tra cui la Mystici corporis (1943), dove spiegava la natura della Chiesa come Corpo mistico di Cristo, e la Divino afflante Spiritu (1943), con la quale permetteva l’uso dei moderni metodi storici di analisi nell’esegesi della Sacra Scrittura. Nel 1951 e negli anni seguenti riformò l’intera liturgia della Settimana Santa. Sempre fedele devoto della Madonna, nel 1950 definì il dogma dell’Assunzione al cielo della Vergine in corpo ed anima. Canonizzò trentatré santi, tra i quali il Papa Pio X. Creò un numero senza precedenti di cardinali provenienti da varie nazioni, riducendo così il numero degli italiani ad un terzo del Sacro Collegio. Fu il primo Papa che divenne molto noto usando frequentemente la radio e la televisione.
Durante tutta la guerra diresse, attraverso la Pontificia Commissione Assistenza, un vasto programma per l’aiuto alle vittime del conflitto. Quando poi Hitler nel 1943 occupò Roma, Pio XII fece del Vaticano un rifugio per innumerevoli profughi, tra cui molti ebrei.
Eppure oggi alcuni ebrei accusano la Chiesa e Pio XII di ambiguità nei confronti del regime nazista: sono accuse infondate! Infatti, ci sono numerosissime testimonianze di ebrei, di rabbini e di ogni sorta di organizzazione ebraica, che ha elogiato e ringraziato in ogni modo Papa Pacelli. Tra questi, il futuro premier israeliano Golda Meir che definì Pio XII "un grande servitore della pace". Israël Zolli, grande rabbino di Roma, che si convertì al cattolicesimo e chiese udienza al santo Padre per "esprimere in forma ufficiale al Santo Padre il ringraziamento degli ebrei di Roma per quanto è stato fatto in loro favore". Nel dicembre 1940, in un articolo del Time magazine, il grande scienziato ebreo Albert Einstein scrisse: "Solo la Chiesa si è schierata apertamente contro la campagna di Hitler per la soppressione della verità. Non ho mai avuto un particolare amore per la Chiesa prima d’ora, ma sono costretto a confessare che ora apprezzo senza riserve quello che un tempo disprezzavo". Si tratta di persone che avevano vissuto il periodo storico incriminato, mentre molti di coloro che oggi attaccano Pio XII o erano molto giovani o addirittura non erano ancora nati quando il nazismo commetteva i suoi crimini.
Durante l’occupazione tedesca di Roma, Pio XII diede segretamente istruzione al clero cattolico di salvare quante più vite umane possibili, con ogni mezzo. Così salvò migliaia di ebrei italiani dalla deportazione. Mentre circa l’80% degli ebrei europei morirono in quegli anni, l’80% degli ebrei italiani furono salvati. Non a caso a Roma si trova oggi la più numerosa comunità ebraica d’Europa. Solo in Roma, 155 conventi e monasteri diedero rifugio a circa 5 mila ebrei. A un certo punto, non meno di tremila trovarono scampo nella residenza papale di Castel Gandolfo, sfuggendo così alla deportazione nei campi di sterminio tedeschi. Seguendo le dirette istruzioni di Pio XII, molti preti e monaci favorirono il salvataggio di centinaia di vite ebraiche mettendo a repentaglio la loro.  E’ vero che il Papa non denunciò mai in pubblico le leggi antisemite e la persecuzione degli ebrei, ma il suo silenzio fu un efficace approccio strategico volto a proteggere più ebrei dalla deportazione. Del resto a convincere il Papa furono anche moltissimi ebrei. Ci si può chiedere, naturalmente, cosa poteva essere peggio dello sterminio di sei milioni di ebrei. La risposta è semplice e terribilmente onesta: l’assassinio di centinaia di migliaia di ebrei in più. La protesta pubblica avrebbe inoltre impedito alla Chiesa di svolgere il lavoro nascosto di assistenza.
Del resto due episodi ci danno la riprova. Nel 1937 Pio XI pubblicò l’unica enciclica scritta in tedesco Mit Brennender Sorge (Con gravissima preoccupazione), una denuncia feroce del nazionalsocialismo e del razzismo. La bozza dell’enciclica fu scritta proprio da Pio XII, allora Segretario di Stato. Si può dire che è il più duro documento che la Santa Sede abbia mai promulgato contro un potere politico in tutta la sua storia. Venne letta da tutti i pulpiti in Germania. Quale fu il risultato? Fu rallentata la persecuzione degli ebrei? Assolutamente no. Hitler montò su tutte le furie, e le misure contro gli ebrei furono aggravate. Il secondo episodio significativo è del 1942: l’Olanda era occupata dai nazisti che cominciarono la deportazione degli ebrei. In tutte le chiese cattoliche in Olanda venne letta una lettera di protesta pubblica. Come conseguenza la deportazione degli ebrei venne accelerata, e vennero deportati ed uccisi anche gli ebrei convertiti al cattolicesimo, tra questi c’erano Edith Stein e sua sorella.
Comunque, al di là di considerazioni di carattere "politico", le virtù di Papa Pacelli sono così note che è in corso la causa di beatificazione! Innanzitutto le virtù teologali: fede, speranza e carità. Pio XII era un uomo di grandissima fede, pregava molto. Non mancava mai di infondere speranza. Anche nei momenti più brutti, lui invitava ad avere fiducia nell’opera dello Spirito Santo. É stato inoltre un uomo di grandissima carità: si è prodigato non solo per gli ebrei ma per tutti i perseguitati, ha cercato di aiutare la gente vittima del nazismo e del fascismo anche dopo la fine della guerra. Quanti treni carichi di cibo, abiti, scarpe e medicinali sono partiti per aiutare le vittime della guerra. Coerente con le virtù che praticava, Pio XII era un uomo estremamente sobrio, mangiava pochissimo, dormiva solo poche ore, spesse volte lavorava fino alle due di notte si alzava alla sei dopo una breve siesta. Per solidarietà con le misere condizioni delle popolazione rinunciò a bere una sola tazza di caffè, sapendo che la gente non aveva il caffè. Sapeva che mancava il riscaldamento e lui non si è più riscaldato neanche durante l’inverno. Suor Pascalina, sua assistente, ha raccontato che la biancheria del Santo Padre era tutta rattoppata. Papa Pacelli disponeva all’inizio del suo pontificato di un significativo patrimonio familiare: lo ha speso tutto in opere di carità!
Pio XII ci fa essere grati al Signore per averci dato, ancora una volta, un grande Papa, come suo vicario, in un momento storico così difficile per l’umanità come fu quello da lui vissuto.

Fonte: Redazione di BastaBugie

3 - MINISTRO SACCONI
Un atto di coraggio e di verita' in difesa di Eluana
Autore: Mario Palmaro - Fonte: 19 dicembre 2008

Un uomo politico che antepone il rispetto della retta coscienza e della verità all'opportunismo e alla viltà è una notizia. Una bella notizia. Mentre su una ragazza indifesa e innocente si allunga l'ombra della menzogna e dell'omicidio – organizzato "gratuitamente" dai soliti nemici della vita – ecco che irrompe sulla scena politica il coraggio di Maurizio Sacconi. A quanto sappiamo, sostenuto e ispirato dal sottosegretario Eugenia Roccella. A entrambi va il plauso e la solidarietà di Verità e Vita.
L'atto del Ministro Sacconi si segnala per la sua ragionevolezza per nulla dogmatica, come si evince da questo passaggio decisivo e motivato del provvedimento: "La negazione della nutrizione e dell'alimentazione (ai soggetti in stato vegetativo persistente) può configurarsi come una discriminazione fondata su valutazioni circa la qualità della vita di una persona con grave disabilità e in situazione di totale dipendenza … è fatto divieto di discriminare la persona in stato vegetativo rispetto alla persona non in stato vegetativo".
Queste parole strappano la maschera che gli ambienti radicali e antivita stanno tentando di frapporre tra l'opinione pubblica e questo omicidio. Siamo di fronte non certo all'attuazione di una sua volontà di rifiutare le cure o, più semplicemente, di morire: Eluana questa volontà non l'ha mai espressa né prima dell'incidente né tanto meno dopo. Senza dimenticare che, anche in presenza di tale domanda da parte di un malato, uccidere l'innocente rimane sempre illecito e ingiustificabile.
Ma in questo caso è piuttosto la volontà e la condotta del padre – che considera la figlia morta dal giorno dell'incidente – a determinare la morte di Eluana; e con quella di Beppino Englaro la volontà di quello stuolo di avvoltoi che attendono speranzosi che l'esecuzione della giovane abbia luogo, per segnare un altro punto nella battaglia contro la vita e la dignità umana, che ormai da più di trent'anni uccide milioni di persone in Italia e in tutto il mondo.
Sarebbe – e forse sarà – l'uccisione di una innocente ideata ed attuata su motivazioni di stampo eugenetico.
Un ultimo pensiero: colpisce il fatto che questa azione "pro-life" sia stata assunta formalmente da un uomo politico che ha una "storia" estranea al mondo cattolico.

Fonte: 19 dicembre 2008

4 - ECCO PERCHE' LA SANTA SEDE (GIUSTAMENTE) NON HA FIRMATO LA DICHIARAZIONE SUGLI OMOSESSUALI
La mozione all’Onu sui gay legittima l’identità di genere
Autore: Elena Molinari - Fonte: 20 dicembre 2008

La dichiarazione sui «diritti umani, l’orientamento sessuale e l’identità di genere» presentata al Palazzo di Vetro dalla Francia a nome dell’Unione europea non ha raccolto l’appoggio della maggioranza dei 192 Paesi dell’Onu e non verrà ufficialmente votata. Ma, dopo la sua lettura in Assemblea generale, gli Stati membri sono liberi di sottoscriverla in ogni momento e 66 lo hanno già fatto. Il documento, che non ha alcun valore vincolante ma aspira a rappresentare la posizione delle Nazioni Unite in materia di omosessualità, è dunque tutt’altro che archiviato e continua a suscitare discussioni. Gli Stati Uniti, la Russia e la Cina si sono, fra gli altri, rifiutati di appoggiarlo. E l’Organizzazione della conferenza islamica ha presentato un documento alternativo che è stato approvato da 60 Stati. Da parte sua la Santa Sede, per bocca dell’Osservatore permanente all’Onu, monsignor Celestino Migliore, ha apprezzato gli sforzi fatti dalla dichiarazione francese per «condannare ogni forma di violenza nei confronti di persone omosessuali, come pure per spingere gli Stati a prendere tutte le misure necessarie per metter fine a tutte le pene criminali contro di esse». Al contempo ha espresso preoccupazione che il testo europeo vada «ben aldilà dell’intento sopra indicato e da essa condiviso». Migliore ha sottolineato in particolare come le categorie «orientamento sessuale» e «identità di genere », usate nel testo, non trovino riconoscimento o chiara e condivisa definizione nella legislazione internazionale. E come la loro adozione sarebbe «causa di una seria incertezza giuridica», e finirebbe col «mettere in questione le norme esistenti sui diritti umani». Fra i diritti che la Santa Sede vede messi a rischio dalla dichiarazione presentata alle Nazioni Unite vi è la stessa libertà di espressione, oppure quella di pensiero, di coscienza e persino di religione, perché alle fedi potrebbe venir impedito di trasmettere il proprio insegnamento, quando ritengono che il libero comportamento omosessuale dei fedeli, pur non penalizzabile, non sia moralmente accettabile.
  Ferma resta dunque la posizione della Santa Sede che «ogni segno di ingiusta discriminazione nei confronti delle persone omosessuali dev’essere evitato», e la sua pressione nei confronti di tutti gli Stati «a metter fine alle pene criminali contro di esse». Come ha commentato ieri anche L’Osservatore romano, infatti, «la Chiesa cattolica, basandosi su una sana laicità dello Stato, ritiene che gli atti sessuali liberi tra persone adulte non debbano essere trattati come delitti da punire dall’Autorità civile». Il problema sorge nella promozione di una «ideologia dell’identità di genere e dell’orientamento sessuale».
  «Si tratta – aggiunge il quotidiano vaticano – di concetti controversi, e non solo dalla Chiesa, in quanto implicano l’idea che l’identità sessuale sia definita solo dalla cultura, e quindi suscettibile di essere trasformata a piacere, secondo il desiderio individuale o le influenze storiche e sociali». In questo modo, «si dà impulso al falso convincimento che l’identità sessuale sia il prodotto di scelte individuali, insindacabili e, soprattutto, meritevoli in ogni circostanza di riconoscimento pubblico». Si promuove insomma un’idea astratta di individuo. Il timore espresso dalla Santa Sede è quindi che «il tentativo di introdurre le citate categorie di discriminazione si saldi con quello di ottenere l’equiparazione delle unioni dello stesso sesso al matrimonio e, per le coppie omosessuali, la possibilità di adottare o procreare bambini».

Fonte: 20 dicembre 2008

5 - HARRY POTTER: IN CAMPO CATTOLICO C'E' ANCHE CHI LO DIFENDE
Non il potere del successo, ma l'umiltà del dono di sé
Autore: Paolo Gulisano - Fonte:

La saga di Harry Potter è giunta alla sua conclusione:  anche in Italia è stato pubblicata la traduzione di quello che è stato annunciato come l'ultimo della serie di sette volumi che narrano le avventure ma anche la crescita evolutiva (dagli 11 ai 18 anni) del personaggio principale Harry, durante il periodo scolastico nella Scuola di magia e stregoneria di Hogwarts, dove ogni volume narra un anno scolastico. Questa saga di genere fantasy, destinato a bambini e adolescenti, ad una generazione che legge poco più che gli Sms, ha ottenuto un successo straordinario e ha coinvolto anche milioni di lettori adulti.
"C'è più verità e più saggezza nel mondo delle fiabe che nel mondo del preteso razionalismo", scriveva Gilbert Keith Chesterton, il grande connazionale dell'autrice inglese di Potter Joanne Kathleen Rowling, e nella fiaba del giovane mago di Hogwarts di saggezza non ne manca. Dietro le avventure mirabolanti dei vari personaggi si può intravedere una visione antropologica dell'autrice, che descrive il contesto del mondo attuale postmoderno portando il lettore da una visione di uomo individualista verso una visione di uomo guidato da valori morali, quali la scelta del bene, il dono, il sacrificio, l'amicizia, l'amore. L'autrice scrive un testo per bambini, cercando di comunicare al piccolo lettore le verità di bene in cui lei crede, senza però usare discorsi moralistici, ma cercando di portare il lettore a comprendere che "compiere il bene" è la cosa più giusta da fare. È così messo in risalto come il successo ottenuto senza fatica, la ricchezza, una vita eterna su questa terra, non sono niente, sono solo illusioni e come ciò che veramente conta sono l'impegno, l'amicizia, l'amore.
La storia è ambientata nell'Inghilterra contemporanea, e l'eroe della storia è un ragazzino orfano dall'età di un anno di entrambi i genitori, uccisi dal malvagio Voldemort, un potente mago la cui ambizione superomistica è quella di dominare il mondo, ma che trova proprio nella famiglia Potter il decisivo ostacolo ai suoi progetti, in particolare nell'amore della madre per Harry, che aveva donato la sua vita per lui.
L'autrice pone in risalto nella sua saga il fatto che l'uomo postmoderno, che cerca sicurezza nelle cose materiali, che usa gli altri come oggetti a propria disposizione, che ostenta superiorità cercando di affermare se stesso, perché in fin dei conti ha paura di tutto ciò che esula dal suo piccolo orticello. Ha paura, perché il mito della ragione dei secoli precedenti lo ha deluso:  dalle grandi ideologie precedenti ne sono usciti i campi di concentramento nazisti e i gulag russi, per arrivare a un tempo in cui basta che un presidente di uno stato potente prema un bottone per portare a una guerra mondiale nucleare e alla fine della vita sul pianeta Terra. È l'uomo che ha perso Dio e quindi non conosce più nemmeno se stesso. Crede di possedersi e invece è posseduto dalle stesse cose che possiede. È l'uomo che non sa più sperare, perché non ha più un cielo cui guardare. È l'uomo che non sa più di essere creatura di un Creatore, perché Lo ha rinnegato. È l'uomo che fa dell'indifferenza il suo metro di misura, cioè non si misura, non si pone domande sulla sua origine, sul suo futuro, vive l'oggi costruendosi bisogni nuovi, perché il consumismo lo ha ridotto ad essere considerato solo consumatore di beni.
Voldemort è il simbolo dell'uomo che si pone al centro dell'universo e da creatura di Dio cerca di farsi egli stesso creatore di sé, illudendosi che tutto gli è possibile, almeno in potenza. Voldemort ha però un punto debole, che si manifesterà lungo la narrazione anche degli altri volumi:  ha una gran paura della morte, perché, dopo quest'ultima, vede solo il nulla. Anche questo è tipico dell'uomo che ha perso un orizzonte che lo trascende.
Da qui scaturisce l'angosciosa ricerca del mito del piacere, di una lunga vita su questa terra e il terrore della morte. Il desiderio di una vita immortale, cui anela Voldemort, è lo stesso di molti scienziati, ricercatori moderni:  pensiamo ad esempio alle promesse utopiche di risoluzione di problemi da parte della biologia, delle biotecnologie, della scienza dei computer, della robotica.
La Rowling parte da questa tragica evidenza della post-modernità per discostarsene e cercare di illustrare la sua visione di uomo e di vita, usando uno stile particolarmente adatto e comprensibile per il pubblico di bambini cui il libro è rivolto.
Harry, il protagonista principale del libro, dopo aver vissuto un'infanzia senza vere relazioni significative, sempre soggetto a soprusi, non è a conoscenza della sua vera identità e finché non succede qualcosa di particolare (l'arrivo della lettera che lo invita ad Hogwarts) che dà inizio ad un vero e proprio percorso di formazione. Fondamentale per lo sviluppo di Harry è l'opportunità di relazioni che la nuova vita gli presenta:  da quelle con le persone che lo amano, gli amici, il guardiacaccia Hagrid, il preside Silente, a quelle con le persone che lo disprezzano, il professor Piton, la famiglia Malfoy. Harry impara da questi rapporti a conoscersi, ad apprezzarsi, anche a lottare per difendere se stesso e gli altri. Scopre una parte di sé che non conosceva, un mondo di sentimenti che lo arricchiscono nel cammino e lo aiutano a crescere nella consapevolezza di chi egli è di fronte a se stesso e agli altri.
In questo cammino di perfezionamento della sua natura, questi valori hanno un ruolo assolutamente più decisivo di quello della magia, che rappresenta l'elemento più appariscente delle storie (e che ha destato preoccupazioni in molti educatori), che svolge una funzione spettacolare e incantatrice agli occhi dei piccoli lettori, ma che non è tutto. Harry, entrando nel mondo dei maghi, scopre che la magia non è un giochetto da ragazzi, non basta avere una bacchetta magica per risolvere i problemi, ma c'è molto da studiare e faticare per imparare l'arte della magia. La stessa autrice lo mette bene in evidenza fin dal primo romanzo, Harry Potter e la pietra filosofale, dove Hagrid spiega a Harry che esiste un Ministero della Magia ed Harry domanda:  "Ma che cosa fa il ministero della Magia?" "Be', il compito più importante è non far sapere ai Babbani che in giro per il paese ci sono ancora streghe e maghi". "E perché?" "Perché? Ma dai, Harry, perché tutti allora vogliono risolvere i loro problemi con la magia" (pp. 65-66). Oppure più oltre, quando viene detto:  "Come Harry scoprì ben presto, la magia era tutt'altra cosa dall'agitare semplicemente la bacchetta magica pronunciando parole incomprensibili (pp. 127-130).
Come scriveva il grande scrittore irlandese Clive Staples Lewis, autore delle Cronache di Narnia, esiste "una magia più grande" di quella di stregoni e negromanti. In un mondo come quello contemporaneo, dove sembra non esistere una verità oggettiva cui tendere ed aderire, ma solo verità soggettive che ognuno si crea, anche la Rowling presenta il suo concetto di verità. La verità è presentata come una cosa meravigliosa e terribile da trattare con cautela, come una cosa preziosa che non può essere manipolata a proprio piacimento, secondo i propri interessi.
C'è un altro aspetto che l'autrice vuol comunicare:  non sono le grandi gesta eroiche quelle che contano, che valgono, ma che piccoli gesti fatti per altruismo anche dalle persone "meno dotate" sono molto più preziosi. L'accento è posto non sul potere del successo, ma sull'umiltà del dono di sé; a vincere è la debolezza, non la forza dei muscoli. Evidente è il richiamo ad un altro grande autore cristiano dell'Inghilterra del Novecento, John Ronald Reuel Tolkien, i cui eroi sono i piccoli, umili Hobbit, l'esatto contrario dei superbi supereroi, che hanno la pretesa di farsi totalmente da sé, e di dominare il mondo. E come in Tolkien, anche nella Rowling è presente con forza il tema della morte. Questo tema a prima vista sorprende in un libro per bambini, anche perché nel contesto odierno la morte viene spesso nascosta dai grandi ai bambini. In questa storia essa invece ha un posto ben definito e "centrale". Si parla della realtà della morte, dell'immortalità, e si cerca di fare intuire che può esistere un al di là.
Con l'espressione "centralità del tema morte" si intende che l'episodio portante e che fa da sfondo alla storia è il dono della propria vita da parte della madre per salvare il figlio Harry. Più volte quest'episodio è ripreso per rilevare la forza dell'amore di un tale gesto. Nel mito di Harry Potter dunque si può riscontrare una lettura intelligente dell'epoca che stiamo vivendo. Sottoforma di simboli, metafore, riferimenti diretti e indiretti, utilizzando anche la mitologia, ne esce una lettura sapienziale del tempo odierno. Non è il potere, non è il successo, non è la vita facile che porta alle gioie più vere e più profonde, ma lo sono l'amicizia, il dono di sé, il sacrificio, l'adesione a una verità non costruita a immagine dell'uomo stesso.
L'uomo ha desideri grandi (vedi lo specchio delle brame), ma non può trasformarli in bisogni da soddisfare subito:  se cerca di farlo perde la sua stessa identità di uomo; egli è invece chiamato ad aderire ad un progetto che lo supera. Da chi viene questo progetto? La Rowling non lo esplicita chiaramente, ma lascia in sospeso una domanda, quella che nasce ogni qualvolta l'uomo cerca di capire il senso della sua esistenza.


6 - COMUNQUE IL MEGLIO DELLA LETTERATURA FANTASY RIMANE TOLKIEN E IL SIGNORE DEGLI ANELLI

Fonte Avvenire, 25 settembre 2008

Tolkien si fa «teologico». Gli hobbit sono i santi? E Frodo è una figura di Cristo?
 Sono alcuni interrogativi posti da Andrea Monda ne «L’Anello e la Croce» ( Rubbettino, pp. 252, euro 12), un saggio che si propone esplicitamente di indagare il «significato teologico de ' Il Signore degli anelli' ».
  Secondo l’analisi di Monda, gli hobbit incarnano i «piccoli che saranno i primi» e gli «umili» del Vangelo ai quali saranno rivelati i segreti del Regno. La figura messianica è invece per così dire scomposta in tre personaggi: Aragorn, il re; Gandalf, il profeta; Frodo (che non per nulla è celibe...), il sacerdote. Quest’ultimo risponde infatti a una missione e obbedisce a una volontà altrui, quella di Gandalf, essendo pronto al sacrificio per salvare gli altri.
E Gollum? L’ambiguo hobbit è come Giuda, un traditore che però alla fine si trasforma in strumento provvidenziale.
Un libro che non deve mancare nella biblioteca del buon cattolico!

Fonte: Avvenire, 25 settembre 2008

7 - UN MINARETO AL POLO NORD
L’islam alla conquista del mondo intero
Fonte Avvenire, 13 dicembre 2008

A Tromso, in Norvegia, verrà costruita la prima moschea oltre il Circolo Polare Artico. Un ricco petroliere saudita ne finanzierà i lavori.
Facciamo qualche considerazione su questa notizia.
La costruzione di una moschea in quella parte del mondo non risponde ad una reale esigenza di culto per chissà quanti musulmani. In quella zona non sono tanti e di certo una grande moschea si presenta come assolutamente sproporzionata. Ciò vuol dire che in questa costruzione vi è qualcosa di inequivocabilmente simbolico. Un minareto al Polo Nord può significare la realizzazione di ciò che il Corano impone, ovvero la conquista del mondo intero da parte dell’Islam e la trasformazione del mondo in un'enorme moschea.
Il mondo occidentale, impoverito da una logica puramente economica e materialista, non riesce a capire questa valenza simbolica. L'unica clausola che il municipio di Tromso ha richiesto è che la costruzione della moschea salvaguardasse i vincoli ambientali.
Molti affermano che queste notizie non devono allarmare esageratamente, perché il contatto con la cultura dell'Occidente opulento porterà inevitabilmente ad una "secolarizzazione" dell'Islam. Anche il famoso editorialista cattolico, Vittorio Messori, ha recentemente affermato una cosa simile.
Una tale convinzione però non ci convince. Certamente l'Islam non potrà realizzare i suoi progetti, perché la Provvidenza lo impedirà; ma ciò non può non spingerci a ritenere assai debole la speranza di una sua "secolarizzazione". E ciò per un motivo molto semplice: perché l'Islam è già di per sé una religione "secolarizzata".
Ci sono diversi argomenti per capire quanto l'Islam non rischi nulla al contatto con l'edonista e opulento Occidente.
1. L'Islam, a differenza del Cristianesimo, non conosce il concetto di "vita interiore". Non afferma il valore della Grazia e non parla di un'ascesi come capacità di rinunciare e di dominare se stessi.
2. Nell'Islam la santità non sta in una conformazione totale e integrale alla volontà di Dio, ma in una sorta di adempimento legalistico e formale.
3. Il "paradiso" islamico non consiste nel “possesso” di Dio e nella visione beatifica di Dio stesso, ma nel godimento di una serie di piaceri terreni vissuti all’estremo.
4. Perfino coloro che prendono più sul serio e in modo più radicale il Corano non hanno preoccupazione a "godersi" la vita. Non è raro che cosiddetti "kamikaze", fino al giorno prima degli attentati vadano in discoteca, a donne e a divertirsi, convinti che tali comportamenti non siano affatto confliggenti con l'atto di fede islamico.
5. Molti terroristi vengono da classi medio-alte, laddove il tenore di vita è tutt'altro che sobrio. Mohammed Atta, il capo del commando degli attentati alle Torri Gemelle, era non solo figlio di uno degli avvocati più famosi dell'Egitto, ma egli stesso ingegnere. Ha vissuto perfettamente integrato prima in Germania e poi negli Stati Uniti. Usava carte di credito e tutte le comodità della civiltà occidentale. Un piccolo grande particolare: alcuni vicini di casa hanno raccontato che si faceva prestare le videocassette di Walt Disney per i suoi bambini.
6. L'anno scorso il Corriere della Sera pubblicò un interessante sondaggio che diceva che la metà o poco più di giovani musulmani di Londra, di seconda generazione (il che vuol dire perfettamente integrati, che non sono cresciuti o forse non sono stati mai nelle terre di origine dei loro padri, con telefonini, Ipode, ecc...), desiderano che al più presto nel Regno Unito entri in vigore la sharia.
7. Per concludere. Sappiamo che le banche islamiche hanno un sofisticato sistema per evitare il cosiddetto "peccato di usura", ma sappiamo anche che i ricchi musulmani non disdegnano di lucrare con il denaro. Prima dell'attentato dell'11 settembre, Bin Laden vendette tutte le azioni che aveva nelle compagnie aeree ben sapendo che ci sarebbe stato un tracollo in questo settore commerciale.

Fonte: Avvenire, 13 dicembre 2008

8 - 60 ANNI DELLA DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL'UOMO
Così poco da festeggiare...
Autore: Anna Bono - Fonte: Avvenire, 15 settembre 2008

La Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo quest'anno compie 60 anni. È stata firmata a Parigi il 10 dicembre 1948. Nell'anno trascorso le Nazioni Unite ne hanno celebrato l'anniversario con una campagna mondiale intitolata Dignità e giustizia per tutti, inaugurata lo scorso 10 dicembre.
Ma proprio il 2008 andrà ricordato come uno dei peggiori per numero di persone private dei loro diritti fondamentali e quanto a incapacità da parte dell'Onu di porvi rimedio. Quel che più colpisce è che nella maggior parte dei casi si tratta di violazioni gravi dei diritti dell'uomo commesse, oppure ampiamente consentite, dalle istituzioni che invece li dovrebbero tutelare.
Le violenze contro i cristiani in India, il colpo di stato in Mauritania, la crisi post elettorale in Zimbabwe sono alcune delle crisi maggiori tuttora in corso e che le Nazioni Unite, malgrado i molteplici strumenti a disposizione, non sono in grado di risolvere. Ma esistono anche altre violazioni dei diritti umani che colpiscono quotidianamente centinaia di milioni di persone e rispetto alle quali l'Onu si dimostra altrettanto impotente. Due notizie recenti, scelte tra quelle, innumerevoli, ogni giorno pubblicate dai mass media, richiamano l'attenzione sulla persistenza di istituzioni che, in accordo con quanto affermato nella Dichiarazione del 1948 e nei protocolli approvati e sottoscritti successivamente dalla maggior parte degli stati membri delle Nazioni Unite, dovrebbero essere state estirpate ovunque.
In Pakistan alcune organizzazioni non governative impegnate nella difesa dei diritti umani, dopo settimane di pubbliche manifestazioni di protesta, sono riuscite a indurre le forze dell'ordine a riesumare i cadaveri di cinque giovani donne e ad aprire un'inchiesta sulla loro morte avvenuta in un villaggio del Balochistan. Tutte e cinque sono state sepolte vive. Tre sono state punite per essersi sposate di propria iniziativa senza il consenso dei famigliari, infrangendo l'istituzione tradizionale che in Asia e Africa impone ai figli, soprattutto alle femmine, di accettare le scelte matrimoniali dei genitori; le altre due hanno subìto la stessa sorte per averle aiutate. In favore dei parenti ora indagati si è schierato tra gli altri il senatore Sardar Israrullah Zehri, il quale li giustifica sostenendo che l'omicidio d'onore fa parte dei «costumi tribali»: un atto non solo lecito, ma doveroso per un capofamiglia che si rispetti.
In Arabia Saudita, negli stessi giorni, la Commissione per i diritti umani ha inoltrato al governo la richiesta di assumere finalmente una posizione «chiara e non ambigua» sui matrimoni infantili, un'istituzione che, sempre in Asia e Africa, priva ogni anno decine di migliaia di bambine dell'infanzia, costringendole a matrimoni con uomini sconosciuti e spesso di età avanzata: il che costituisce di per sé una violazione dei loro diritti, senza contare che le espone al rischio quasi certo di gravidanze precoci e impedisce loro di proseguire gli studi. «Le bambine non sono pronte per avere le responsabilità che comporta essere una moglie, un partner sessuale e una madre», sostiene il presidente della Commissione, Turki Al-Sudairy. Ma dal Marocco è subito giunta una smentita: lo sceicco Mohamed Ibn Abderrahmane Al-Maghraoui ha formulato una sentenza religiosa, una fatwa, in cui si dice: «Una ragazzina di nove anni ha le stesse capacità sessuali di una di venti e oltre». Dello stesso avviso sono le autorità religiose iraniane: una delle prime decisioni dell'ayatollah Khomeini, quando prese il potere nel 1979, fu quella di abbassare l'età minima per il matrimonio di una bambina a nove anni.
Queste due notizie sono particolarmente rilevanti perché riguardano due stati, il Pakistan e l'Arabia Saudita, che fanno parte del Consiglio per i diritti umani, l'organismo che dal 2006 ha preso il posto della Commissione per i diritti umani con l'incarico di vigilare sul rispetto dei valori di libertà, uguaglianza e sicurezza della persona. È composto da 47 membri: per l'anno in corso ne fanno parte anche Cuba, il Bangladesh e la Cina. Non c'è da meravigliarsi della sua inefficacia.

Fonte: Avvenire, 15 settembre 2008

9 - SANDRA MONDAINI: SONO MALATA, MI RITIRO
Il segreto del successo con Raimondo? Abbiamo sempre rifiutato la volgarità: Il nostro matrimonio dura da 46 anni perché si basa sui valori forti e sull’amore per la famiglia
Autore: Angela Calvini - Fonte: Avvenire, 11 dicembre 2008

«Questa è l’ultima conferenza stampa della mia vita. Sono malata e piena di dolori, quindi non potrò più recitare. Forse solo il ruolo della vecchia zia in carrozzella in qualche fiction». Sandra Mondaini è commossa, ma anche piena di ironia, mentre Raimondo Vianello la guarda con aria svagata, ma insolitamente stanca. In una gelida giornata di neve, Sandra e Raimondo non hanno voluto mancare l’appuntamento per presentare il film tv CrocieraVianello, in onda sabato in prima serata su Canale5, che si annuncia come l’ultima apparizione in tv della celebre coppia. Lei, elegantissima in completo di seta verde e pelliccia, si presenta negli studi Mediaset di Cologno Monzese ai flash dei fotografi in sedia a rotelle, senza nascondere nulla della sua malattia. «Da tre anni sono in carrozzella – racconta davanti ai giornalisti spiazzati da tanta sincerità –. Soffro di vasculite, una malattia misteriosa, un’infiammazione dei muscoli per cui non si conosce cura. Nella vita ne ho avute tante, ho avuto pure lui...» scherza Sandra guardando con amore il suo compagno di vita da 50 anni.
  Insomma, i Vianello salutano il loro pubblico. All’età di 77 anni lei e 86 lui, forse ne avrebbero anche il diritto, ma i fans di tutte le età, i bambini di oggi che guardano   Casa Vianello, quelli di ieri affezionati a Sbirulino e alle indimenticabili sigle di Noi no (ricordate Vianello-Tarzan, MondainiJane?) sanno che si chiude un capitolo unico della storia della tv italiana.
Lo sanno anche il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri e il vice presidente del gruppo Piersilvio Berlusconi che rendono omaggio a sorpresa ai due, che nel 1982 furono tra i primi a passare dalla Rai a Mediaset. «Siete la coppia più bella della televisione» sottolinea Confalonieri. «Si vede che ne conosce poche » replica Vianello.
Ma qual è il segreto per essere riusciti a far sorridere e a farsi amare da tante generazioni sino ad oggi? «Quando c’è stato il momento dell’esplosione della volgarità in tv noi siamo stati alla finestra a guardare, non abbiamo accettato compromessi – spiega Sandra –. Siamo di quella generazione in cui l’attore sapeva di entrare nelle case senza suonare il campanello, e quindi ci entrava con la cravatta e con garbo».
  Oggi, la tv è diversa. «La televisione è per vecchi e per malati, non è neanche per i bambini» aggiunge Sandra criticando «tutti i direttori di tg, sia Rai sia Mediaset, che fanno vedere delle cose orrende ai bambini. E poi ci sono troppi film e fiction che mostrano droghe, ammazzamenti, sesso». La Mondaini è determinata, anche quando parla del suo matrimonio. «I ragazzi di oggi si sposano perché gli piace lo stesso film, la stessa musica, i viaggi. Ma sono cose che non durano. Il matrimonio si basa sull’amore per i valori importanti, per la famiglia, per i bambini, per gli animali» spiega. Aggiungendo: «Noi siamo davvero felici. Da quando abbiamo adottato una coppia di filippini con i loro due bambini. Non avevamo una famiglia, con loro siamo rinati». Già, ma ora che farà Raimondo in tv senza Sandra? «Ma lui non ha più voglia di far niente, ha solo voglia di stare in casa a guardare Sky e di avere la mogliettina accanto». Raimondo la guarda a lungo senza parlare, lei ride e gli stampa un bel bacio in fronte. Ecco, questo in fondo è il loro segreto.

Fonte: Avvenire, 11 dicembre 2008

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