BastaBugie n°59 del 05 dicembre 2008

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1 VATICANO CONTRO I GAY?
Ancora una bufala giornalistica 1
Autore: Nicoletta Tiliacos - Fonte: 3 dicembre 2008
2 VATICANO CONTRO I GAY?
Ancora una bufala giornalistica 2
Autore: Andrea Tornielli - Fonte: 2 Dicembre 2008
3 VATICANO CONTRO I GAY?
Ancora una bufala giornalistica 3
Autore: Michele Brambilla - Fonte: 3 dicembre 2008
4 MAGDI CRISTIANO ALLAM FONDA UN NUOVO PARTITO

Autore: 1 dicembre 2008 - Fonte:
5 PROTAGONISTI PER L'EUROPA CRISTIANA
Vi presento il mio programma
Autore: Magdi Cristiano Allam - Fonte: 2 dicembre 2008
6 INTERVISTA AD ANTONIO SOCCI
Il suo libro su Gesu'
Autore: Andrea Galli - Fonte: 25/11/2008
7 CHE FIGURA FANNO I SACERDOTI IN TELEVISIONE?

Autore: Vittorino Andreoli - Fonte: 19/11/2008
8 LA VICENDA DI TERRI SCHIAVO
Per non dimenticare
Autore: Viviana Daloiso - Fonte: 27/11/2008
9 ELUANA ENGLARO CONDANNATA A MORTE
La toccante testimonianza dei genitori di Terri Schiavo
Autore: Viviana Daloiso - Fonte: 27/11/2008

1 - VATICANO CONTRO I GAY?
Ancora una bufala giornalistica 1
Autore: Nicoletta Tiliacos - Fonte: 3 dicembre 2008

Così è nata la manipolazione sulla risposta ingenua e legittima del Vaticano

Vaticano allineato alle teocrazie fondamentaliste nel voler mantenere il reato di omosessualità, Vaticano persecutore di gay, Vaticano che non si oppone alla pena di morte e alle torture che ai gay sono riservate in molti stati: sono più che grottesche le interpretazioni di alcune frasi pronunciate da monsignor Celestino Migliore, osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, colpevole di aver criticato, nel corso di un’intervista, la dichiarazione per la “depenalizzazione universale dell’omosessualità” che la Francia, a nome dell’Unione europea, ha intenzione di presentare all’Onu, in occasione del sessantenale della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. “Il Papa: essere gay resti illegale”, titolava ieri il Manifesto. Almeno non virgolettava, come l’Unità: “L’omosessualità non può essere depenalizzata nel mondo”, e non si capisce se la dichiarazione testuale (inventata) sia attribuita a Migliore o direttamente al Pontefice.
Tirato comunque in ballo dal radicale Sergio Rovasio, che accusa il Vaticano di doppiezza e omofobia. Oggi il Vaticano si oppone alla depenalizzazione dell’omosessualità, sostiene Rovasio, mentre nel 1986, da prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, Joseph Ratzinger scriveva nella lettera ai vescovi della chiesa cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali: “Va deplorato con fermezza che le persone omosessuali siano state e siano ancora oggetto di espressioni malevole e di azioni violente. Simili comportamenti meritano la condanna dei pastori della chiesa, ovunque si verifichino. Essi rivelano una mancanza di rispetto per gli altri, lesiva dei principi elementari su cui si basa una sana convivenza civile. La dignità propria di ogni persona dev’essere sempre rispettata nelle parole, nelle azioni e nelle legislazioni”.
Che cosa è successo? E’ successo che la  dichiarazione “per la depenalizzazione universale dell’omosessualità” comprende tredici punti, uno dei quali è la condanna delle esecuzioni e delle torture, assieme a molto altro. C’è, tradotta nel solito gergo delle burocrazie internazionali euro-onusiane, la presa di posizione contro la “discriminazione, l’esclusione, la stigmatizzazione e il pregiudizio” antiomosessuale. Che ciascuno, teme il Vaticano, potrà tradurre come vorrà. In Iran, dove i gay vengono impiccati, nessuno farà una piega. Ma in Svezia, in nome di un’analoga risoluzione approvata in Europa, un sacerdote è stato rinviato a giudizio dopo un’omelia critica nei confronti dell’omosessualità. La dichiarazione che arriverà all’Onu (voluta dal ministro francese dei diritti umani, Rama Yade, e firmata finora da una cinquantina di nazioni, tra cui le ventisette europee) non inciderà dove l’omosessualità è perseguita, mentre i veri destinatari del documento diventeranno i paesi dove atti persecutori potranno essere considerati, di volta in volta, l’ostacolo alle adozioni o il mancato riconoscimento delle nozze per le coppie gay.
Ma se nella dichiarazione ci fosse stata la semplice condanna delle persecuzioni contro i gay e il rifiuto del reato di omosessualità ovunque sia previsto, il Vaticano l’avrebbe osteggiata? Al Foglio, padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana, risponde che “quella condanna e quel rifiuto discendono dalla stessa Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, e naturalmente il Vaticano li condivide. Proprio per questo non era necessario un documento concepito come una somma di temi diversi che si possono prestare ad ambiguità”. Padre Lombardi constata “un equivoco all’origine di tutta la vicenda, un cortocircuito. Le obiezioni di monsignor Migliore, espresse su un testo che dice molte cose e si presta a usi discutibili, sono state tendenziosamente attribuite a quella parte, del tutto condivisibile, nella quale si afferma la condanna di violenze e ingiustizie per motivi di discriminazione sessuale. Ma quando si dice che tutti gli orientamenti sessuali devono essere considerati esattamente sullo stesso piano, è un’altra cosa”. Padre Lombardi è però convinto che “quando questo polverone mediatico si depositerà, apparirà palese la pretestuosità di certe interpretazioni. Aspettiamo che la dichiarazione arrivi all’Onu. In quell’occasione ci sarà l’opportunità di spiegare meglio la posizione vaticana”.

Fonte: 3 dicembre 2008

2 - VATICANO CONTRO I GAY?
Ancora una bufala giornalistica 2
Autore: Andrea Tornielli - Fonte: 2 Dicembre 2008

Diritti dei gay, bufera sul Vaticano.
 
L’ennesima tempesta in un bicchier d’acqua ha fatto passare ieri il Vaticano come un regime autoritario e fondamentalista che vuole la criminalizzazione dell’omosessualità.
A scatenarla, con parole peraltro inequivocabili che non si prestano ad ambigue interpretazioni, è stata l’intervista che l’agenzia cattolica francese I.Media ha fatto all’arcivescovo Celestino Migliore, Osservatore permanente della Santa sede presso le Nazioni Unite, nella quale il diplomatico vaticano ha preso le distanze dal progetto di dichiarazione che la Francia, a nome dell’Unione europea, ha intenzione di presentare all’Onu per chiedere il pari trattamento di ogni orientamento sessuale e, fra l’altro, la depenalizzazione dell’omosessualità nei Paesi di tutto il mondo.
«Tutto ciò che va in favore del rispetto e della tutela delle persone fa parte del nostro patrimonio umano e spirituale», ha risposto monsignor Migliore, citando il Catechismo della Chiesa cattolica «che dice, e non da oggi, che nei confronti delle persone omosessuali si deve evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione». «Ma qui - ha aggiunto - la questione è un’altra. Con una dichiarazione di valore politico, sottoscritta da un gruppo di Paesi, si chiede agli Stati e ai meccanismi internazionali di attuazione e controllo dei diritti umani di aggiungere nuove categorie protette dalla discriminazione, senza tener conto che, se adottate, esse creeranno nuove e implacabili discriminazioni. Per esempio, gli Stati che non riconoscono l’unione tra persone dello stesso sesso come “matrimonio” verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni».
Queste parole sono state prese a pretesto per far credere che la Santa sede sia favorevole alla galera se non addirittura alla pena di morte per le persone omosessuali, come previsto in alcuni Paesi fondamentalisti. Le cose, ovviamente, non stanno affatto così. In Segreteria di Stato c’è preoccupazione per il progetto della Francia: la depenalizzazione, infatti, «non è l’oggetto del documento» spiegano Oltretevere. La dichiarazione «non cerca tanto di combattere la discriminazione dell’orientamento sessuale quanto di promuovere ogni orientamento sessuale e a questo fine di creare una nuova categoria di discriminazione, senza definirla, in modo da applicarla a tutti i diritti umani».
Si vuole dunque, dicono Oltretevere «rileggere tutta le legislazione sui diritti umani alla luce dell’orientamento sessuale, introducendo nuove categorie protette e grazie a questa dichiarazione garantire a qualunque orientamento sessuale un trattamento identico a quello riservato alle persone eterosessuali, ad esempio in materia di matrimonio e di possibilità di adottare bambini». Insomma, un progetto che si propone ben altro rispetto alla depenalizzione e che cerca di far passare un principio al quale si possano poi riferire gli organismi di controllo delle Nazioni Unite, senza che questo sia in realtà mai stato discusso e approvato in aula. «Sulla base di quella nuova categoria di discriminazione - spiegano in Vaticano - si potrà cercare di restringere altri diritti e libertà, come quello alla libertà di espressione e di libertà religiosa».
Senza contare che si parla sempre di «orientamento sessuale» senza mai aver definito l’espressione, che in pratica potrebbe essere applicata anche ad altri orientamenti. Non bisogna infatti dimenticare che in Olanda esiste ufficialmente un partito dei pedofili. Il Vaticano teme che questa dichiarazione, che di per sé non è un documento consensuale dell’Onu, possa rappresentare l’inizio di un processo che miri a esercitare pressioni nei confronti di quegli Stati che non ammettono il matrimonio tra persone dello stesso sesso perché questo divieto rappresenterebbe una lesione dei diritti umani sulla base dell’orientamento sessuale. Già da tempo alcuni esperti hanno lanciato un allarme sulla possibilità che in sede europea e internazionale, grazie al lavoro di gruppi di pressione ben organizzati, siano fatte passare norme in grado di condizionare poi la sovranità dei singoli Paesi.

Fonte: 2 Dicembre 2008

3 - VATICANO CONTRO I GAY?
Ancora una bufala giornalistica 3
Autore: Michele Brambilla - Fonte: 3 dicembre 2008

Storia di una bufala a mezzo stampa.

La fine è nota. Finirà che la sesquipedale bufala lanciata ieri dai media di mezzo mondo andrà ad aggiungersi alle tante leggende nere contro la Chiesa cattolica: diranno che il Vaticano vuole che l’omosessualità sia considerata un reato, che i gay finiscano in galera o meglio ancora sul patibolo come succede in certi Paesi islamici di cui Ratzinger (l’immancabile «papa nazista») vuole ora diventare alleato. Già vediamo gli irresistibili sketch di Sabina Guzzanti, la satira di Dario Fo, le poesie incivili di Andrea Camilleri, gli indignati commenti di Augias e di MicroMega. Il voltairiano «calunniate calunniate qualcosa resterà» sarà così, ancora una volta, messo in pratica.
La realtà è ben diversa e la spiega benissimo Andrea Tornielli, alla cui cronaca non c’è nulla da aggiungere. Se non, appunto, la scommessa sul fatto che cronache serie e documentate come la sua verranno cestinate - anzi neppure lette, scartate a priori - da chi ha già deciso che la realtà deve essere un’altra, e cioè che la Chiesa vuole mettere in galera i gay. Noi scommettiamo che sarà così, che passerà questa versione dei fatti: e siamo sicuri di vincere la scommessa non perché siamo prevenuti, ma perché della campagna di disinformazione abbiamo già avuto un assaggio guardando i titoli dei siti web di molti grandi giornali. «Depenalizzazione dell’omosessualità. No del Vaticano alla proposta Onu», era ad esempio quello di Repubblica. Non è che vogliamo dire che c’è malafede: è che è scattato un ritornello, un luogo comune, e noi giornalisti purtroppo andiamo spesso a rimorchio di frasi fatte, di stereotipi, di slogan. D’altra parte anche l’autorevole Ansa, che esiste per dare il più possibile i «fatti separati dalle opinioni», così titolava alle 14,42 di ieri il suo lancio di agenzia: «Vaticano: no a proposta Ue per depenalizzare omosessualità».
Voi che cosa pensereste nel leggere titoli del genere? Che il Vaticano è contrario a che l’omosessualità venga depenalizzata. E quindi vuole che sia considerata reato. Già nel primo pomeriggio di ieri si sono riversate sui computer dei giornali di tutta Italia le vibranti reazioni di Arcigay, parlamentari Pd, radicali e compagnia cantante che parlano di «una Chiesa che vuole la forca», di un Papa boia al pari di Ahmadinejad. Fa niente se lo stesso monsignor Migliore - il prelato cui viene attribuita la volontà di repressione - ha spiegato con chiarezza che la Chiesa è invece fermamente contraria a «ogni marchio di ingiusta discriminazione nei confronti delle persone omosessuali»: quel virgolettato sarà ignorato, resteranno i titoli-killer.
Eppure basterebbe conoscere almeno un poco la storia - non dico la storia del cattolicesimo: la storia - per sapere che chi ha voluto trasformare in reati certi «peccati» si è sempre scontrato con la Chiesa, fino ad uscirne, e ad andare a ingrossare le file degli eretici. Savonarola, ad esempio, che impose alla Firenze di cui era divenuto padrone una dura teocrazia dove la polizia vigilava sui costumi privati a suon di multe, carcere e perfino pena di morte. Calvino, altro esempio, nella cui Ginevra i «concubini» venivano decapitati.
È curioso: sono personaggi, costoro, che vengono sempre citati a modello da chi accusa la Chiesa di ogni nefandezza e oscurantismo. Quanto alle legislazioni degli Stati laici, forse può essere interessante dare un’occhiata all’anno in cui l’attività omosessuale tra adulti consenzienti ha cessato di essere considerata un reato penale. La prima fu la Francia, nel 1810. La seconda l’Italia, nel 1886. La terza la Polonia, nel 1932. Curioso anche questo: sono tre Paesi di lunga tradizione cattolica. Ma andiamo avanti. L’anglicana Gran Bretagna si decise solo nel 1967. La Germania comunista nel 1968. Un altro Paese «socialista», la Jugoslavia, abolì il reato di omosessualità solo nel 1977. La luterana Norvegia nel 1972. Israele nel 1988. Il «no» vaticano di ieri è dovuto ad altri passaggi contenuti nella proposta della Ue all’Onu.
La Chiesa teme che l’annullamento di ogni distinzione per sesso porti ai matrimoni tra gay, e a un’equiparazione di questi con la famiglia tradizionale. Teme anche che con le nuove norme le possa venir contestata una decisione che, paradossalmente, sta per prendere proprio per far fronte a uno scandalo che le viene rimproverato quando si parla di omosessualità; e cioè la decisione di vietare il sacerdozio ai gay perché - anche se la political correctness vieta di dirlo - il 90 per cento dei casi di preti-pedofili riguarda casi di omosessualità.
Si può non essere d’accordo con l’una e con l’altra preoccupazione della Chiesa. Si può anche dissentire su tutta la dottrina cattolica in materia. Ma dire che «il Vaticano si oppone alla depenalizzazione dell’omosessualità» è, molto semplicemente, un falso.

Fonte: 3 dicembre 2008

4 - MAGDI CRISTIANO ALLAM FONDA UN NUOVO PARTITO

Autore: 1 dicembre 2008 - Fonte:

 E sordirà nelle europee del 2009, il nuovo partito, fondato da Magdi Cristiano Allam:
 Protagonisti per l’Europa cristiana.
 L’iniziativa è stata presentata ieri in una conferenza stampa. Sul logo campeggia la bandiera italiana circondata, su sfondo blu, dalle stelle dell’Unione Europea e da tre principi: 'Verità e Libertà', il cuore della civiltà europea; 'Fede e Ragione', l’essenza della civiltà cristiana; e infine 'Valori e Regole', il fondamento dell’azione di riscatto dalla deriva etica nella quale è precipitata la nostra Europa cristiana.
  Questi, ha spiegato Allam in un’intervista al Corriere della Sera domenica, «sono i tre binomi che rappresentano i passaggi fondamentali del mio percorso spirituale, culminato nell’adesione piena e convinta al cristianesimo». Non si tratta, assicura Allam, di un partito reli­gioso: «È un partito laico che proclama uno sta­to di emergenza etica in Europa».
  Il partito, infatti, punta a colmare il vuoto che in Italia c’è sul piano dell’etica, visto che né la destra né la sinistra la considerano il fondamento della politica. Un partito che «non è anti islamico», tra i fondatori, infatti, c’è una donna musulmana. «Sono – chiarisce Allam – un italiano e un cattolico che sceglie di impegnarsi in politica per costruire il bene comune e vuole un modello di convivenza comune basato sul rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo e della condivisione dei valori non negoziabili». Anche da parte dei musulmani che, spiega il giornalista, «in Europa non trovano una tabula rasa. Il problema è che se a noi stessi chiediamo doveri ed agli altri diamo solo diritti e libertà, si finisce con il discriminare gli altri e con il dar vita a una deriva che alla fine semina razzismo». Diritti e doveri devono valere per tutti.
  L’Europa ha due minacce: «Una economica che viene da un capitalismo selvaggio privo del rispetto dei diritti umani e della condivisione dei valori non negoziabili, che trova paradossalmente il paradigma nel regime comunista della Cina; la seconda da parte di chi è disposto a cedere all’estremismo islamico dei 'taglialingua'», cioè di chi impone l’auto censura per il rispetto dell’'islamicamente corretto'.
  Quanto alle possibili alleanze, Allam chiarisce: «Siamo un soggetto politico autonomo che si pone come unico obiettivo: affermarsi e crescere, radicandosi in tutto il territorio nazionale, marciando con le proprie gambe e ragionando con la propria testa. Non ci poniamo il problema di possibili alleanze».


5 - PROTAGONISTI PER L'EUROPA CRISTIANA
Vi presento il mio programma
Autore: Magdi Cristiano Allam - Fonte: 2 dicembre 2008

Il programma transitorio di un nuovo soggetto politico si fonda sulla centralità dei valori e della dignità della persona. L'appello a tutti gli italiani di aderire per contribuire alla riforma etica dell'Italia e dell'Europa

Cari italiani, cari amici,
è con immensa gioia che vi annuncio la nascita del Partito Protagonisti Per l’Europa Cristiana.
Al pari della scelta di amare l’Italia e dell’orgoglio di sentirmi cittadino italiano, al pari del dono della fede cristiana e del regalo più bello che la vita potesse riservarmi, ricevere il battesimo dalle mani del Vicario di Cristo, il Papa Benedetto XVI, considero il Partito Protagonisti Per l’Europa Cristiana una scelta personale e un dono del Signore.
Sin dall’età di quattro anni, quando grazie a un’opportunità offertami dalla Divina Provvidenza cominciai a frequentare il collegio delle suore comboniane e poi dei salesiani in Egitto, il mio Paese natale, nutrivo una istintiva e profonda passione per la politica. Da subito mi sono sentito pienamente coinvolto nella mia anima e nella mia mente in una dimensione di impegno etico personale e collettivo finalizzato al perseguimento della verità sul piano della conoscenza, del bene comune sul piano dei valori e dell’interesse generale sul piano dell’azione. Erano gli anni Cinquanta e Sessanta della dittatura di Gamal Abdel Nasser, dei nefasti veleni della predicazione della distruzione dello Stato di Israele, che mise in moto un mostro ideologico di odio, violenza e morte che disconoscendo il valore fondante della nostra umanità, il valore della sacralità della vita, si è man mano ritorto contro tutti, contro gli ebrei, contro i cristiani e infine contro gli stessi musulmani.
Successivamente, dopo il mio arrivo in Italia nel 1972 per proseguire i miei studi nell’Università La Sapienza di Roma dove mi sono laureato in Sociologia, ho sperimentato la stagione calda della rivolta studentesca e dell’euforia ideologica di un comunismo internazionalista e terzomondista, che cominciò a picconare dall’interno i pilastri della civiltà cristiana dell’Italia e dell’Europa. L’opera di sgretolamento della struttura portante della nostra civiltà europea cristiana è proseguita con la crescita e il dilagare in seno all’insieme della società laica e liberale, persino in seno alla società cattolica e alla stessa Chiesa, di una profonda crisi dei valori e dell’identità.
Cari italiani, cari amici,
nella consapevolezza che la nostra Europa è in preda ad una deriva etica che si alimenta di una concezione materialista e consumista della vita; così come è prigioniera di una malattia ideologica naufragata nel nichilismo, relativismo, islamicamente corretto, buonismo, laicismo, soggettivismo giuridico, autolesionismo, indifferentismo e, sul piano più ampio della gestione sociale, nel multiculturalismo;
verificando giorno dopo giorno che questa Europa è destinata ad un inesorabile suicidio per il predominio a livello globale sul piano economico di un capitalismo selvaggio senza regole etiche e diritti umani che ha paradossalmente il suo paradigma nel regime della Cina comunista; in aggiunta alla crescente sottomissione sul piano dei valori e dell’identità all’arbitrio dell’estremismo islamico che strumentalizzando una concezione formale delle leggi, dei diritti, della democrazia e del dialogo ci costringe a subire la violazione dei principi basilari della civiltà europea cristiana e della nostra comune umanità; chiarendo che noi vogliamo convivere pacificamente e costruttivamente con i musulmani come persone, nel rispetto delle regole che valgono per tutti, ma non vogliamo essere costretti ad accettare l’islam come religione, Maometto come profeta e a legittimare la sharia come legge riconosciuta dal nostro stato di diritto;
il Partito Protagonisti Per l’Europa Cristiana si assume la storica missione di riscattarci sul piano personale e collettivo proclamando uno stato di emergenza etica, che consideri come priorità nazionale italiana e comunitaria europea la riscoperta, l’adesione e la difesa della nostra comune civiltà europea cristiana.
La civiltà europea cristiana è il contesto che rappresenta correttamente la verità storica delle radici giudaico-cristiane di un modello complessivo di civiltà che, recependo e assimilando ciò che di positivo e costruttivo è insito nel pensiero greco, romano, laico e liberale, ha consentito all’Europa di emergere come Nazione civile e prospera, custode dello stato di diritto e della democrazia, nonché promotrice dello sviluppo economico nell’insieme del mondo. L’Europa cristiana è pertanto essenzialmente il contesto di chiarezza e di certezza dei binomi indissolubili di Fede e Ragione, Libertà e Verità, Valori e Regole, che tutelano le persone di buona volontà che oggi sentono forte dentro di sé la necessità di acquisire una concezione etica della vita, per poter ridefinire qualitativamente l’insieme del proprio modello esistenziale e di progresso, indipendentemente dalla propria fede, cultura ed etnia, siano essi credenti o no, cristiani, ebrei, musulmani, buddisti, induisti, europei, orientali, americani o arabi. Proprio perché siamo animati da un autentico amore per il prossimo, chiunque esso sia, oggi più che mai siamo consapevoli che per poter elargire amore dobbiamo innanzitutto amarci, riconciliandoci con noi stessi e riscattando la nostra anima dal baratro della deriva etica.
La missione del Partito Protagonisti Per l’Europa Cristiana è di colmare il baratro tra materialità e spiritualità in un mondo globalizzato soltanto nella dimensione materiale della modernità ma che è in conflitto sui valori e le regole della spiritualità della modernità, realizzando un’Italia, un’Europa ed una Umanità di benessere, giustizia e pace a misura d’uomo, fondati su:
- il primato dei diritti fondamentali dell’uomo e dei valori non negoziabili che sostanziano l’essenza della nostra umanità;
- la fede nella sacralità della vita dal concepimento alla morte naturale;
- la considerazione della dignità della persona come il fondamento della civile convivenza;
- il rispetto della libertà di scelta a partire dalla libertà religiosa;
- il perseguimento del bene comune e dell’interesse generale;
- l’adesione alla verità che si fonda sui fatti oggettivi, assoluti e universali;
- la centralità della famiglia naturale nella costruzione sociale;
- il rispetto per l’autorità morale;
- il dovere dell’informazione oggettiva e responsabile;
- la salvaguardia della democrazia e del diritto sostanziale;
- l’indissolubilità di diritti e doveri;
- l’inviolabilità delle regole etiche, comuni e condivise;
- la garanzia della sicurezza personale e collettiva;
- il liberalismo economico e la solidarietà sociale;
- la sussidiarietà e la meritocrazia;
- la tutela e la valorizzazione dell’ambiente quale patrimonio dell’umanità.
Il Partito Protagonisti Per l’Europa Cristiana è portatore di una riforma etica qualitativa dell’insieme del nostro modello di progresso economico, dell’organizzazione sociale e della stessa concezione della felicità, che mette al centro la dignità della persona, affinché la materialità sia al servizio della persona e non viceversa la persona schiava della materialità, facendo prevalere la dimensione dell’ “essere” anziché quella dell’ “avere”. E’ in questo contesto che il nostro Partito propone delle soluzioni concrete ai problemi reali della gente sul piano economico, sociale e politico, dalla famiglia alla scuola, dalla salute al lavoro, dalla religione alla comunicazione, dalla democrazia alla sicurezza, dall’ambiente all’energia, dal turismo ai trasporti, dall’immigrazione all’integrazione.
Il Partito Protagonisti Per l’Europa Cristiana promuoverà un processo di formazione culturale, etica e politica affinché ciascuno di noi possa diventare Protagonista di Verità e Libertà, il binomio indissolubile che sostanzia il fondamento della civiltà europea; per ergersi a Testimone di Fede e Ragione, il binomio indissolubile che sostanzia il fondamento della civiltà cristiana; ed affermarsi come Costruttore di Valori e Regole, il binomio indissolubile che sostanzia la via del riscatto dalla deriva etica per realizzare la comune civiltà dell’uomo.
Cari italiani, cari amici,
- se anche voi sentite forte la necessità di mettere i valori e le regole al centro del percorso personale e collettivo in Italia, in Europa e nel Mondo;
- se anche voi volete partecipare in modo consapevole e responsabile a liberare il Tempio della politica, dell’economia, della cultura e della religiosità autentica da tutti i mercanti che ci hanno ridotto alla stregua di “cose” da sfruttare e poi abbandonare;
- se anche voi siete consapevoli che l’amore per il prossimo e la pace con le persone di buona volontà, che consideriamo il fulcro della civiltà dell’Europa cristiana, potranno essere realizzati con un dialogo sincero e costruttivo che non sia fine a se stesso, bensì fondato sul rispetto dei diritti umani assoluti e universali e la condivisione dei valori non negoziabili, perseguendo il traguardo del bene comune e dell’interesse generale;
- se anche voi ritenete che sia arrivato il tempo di andare oltre la denuncia di tutto ciò che attorno a noi non va, di porre fine alla deresponsabilizzazione che ci porta a delegare ad altri il compito di risolvere da soli i problemi di tutti, di impegnarci a fondo e in prima persona per costruire insieme un’alternativa etica e realistica, ebbene
Aderite al Partito Protagonisti Per l’Europa Cristiana!
Cari italiani, cari amici, Coraggio! Costruiamo insieme la Civiltà di Verità e Libertà, Fede e Ragione,
Valori e Regole!
Cari italiani, cari amici, Sì, noi siamo i Protagonisti e ce la faremo!
www.magdiallam.it

Fonte: 2 dicembre 2008

6 - INTERVISTA AD ANTONIO SOCCI
Il suo libro su Gesu'
Autore: Andrea Galli - Fonte: 25/11/2008

Pprofezie bibliche, fino alla Sindone: un’indagine storica sul Nazareno. Parla Antonio Socci
Cristo alla prova dei fatti.

  Lo «strano cristiano» Antonio Socci – giornalista, saggista, apologeta – dopo una serie di indagini su alcuni grandi misteri della Chiesa del ’900, torna indietro di 2000 anni, con Indagine su Gesù  (Rizzoli, pp. 346, euro 18.50), che esce domani in libreria.
 Socci: dopo Medjugorie, i martiri del XX secolo, Padre Pio, come mai proprio ora un ritorno al «fondamento»?
 «Negli anni ’80 mi occupai molto dei frammenti 7Q5 e 7Q4 di Qumran sulla scia degli studi di padre José O’Callaghan e Carsten Peter Thiede. Iniziai così una serie di inchieste sulle scoperte relative al Nuovo Testamento, che confluì nel volume Vangeli e storicità. (Rizzoli). Studio da venti anni l’epoca e la vita di Gesù. È la passione della mia vita».
 Cosa pensi di questo piccolo boom di libri demitizzanti sulla figura di Cristo?
 «Perlopiù sono vecchie tesi razionaliste già confutate. Anche dalle scoperte archeologiche. Mi sconcerta di questa pubblicistica anzitutto la sommarietà delle analisi e poi il preconcetto ideologico.
  Nella Storia della ricerca della Vita di Gesù, Albert Schweitzer riconosce apertamente che all’origine delle più famose vite di Gesù laico-illuministe c’è l’odio. Dice espressamente così. L’odio contro 'il nembo soprannaturale' che avvolgeva la persona di Gesù. Essi pregiudizialmente vogliono 'strappargli' la divinità e gettargli sulle spalle 'i suoi stracci' per farlo diventare un uomo qualunque. È un’ammissione importante, visto che il lavoro di Schweitzer si muoveva proprio in quel senso».
 Per quanto riguarda la sommarietà, vedo che in una nota di poche righe del tuo libro elenchi una decina di svarioni di «Inchiesta sul cristianesimo» di Augias e Cacitti, ma presentati dagli autori come «incontestabili verità».
 «È un elenco parziale. Ma come si può prendere sul serio un libro dove si accostano ripetutamente i martiri cristiani e i terroristi di Al Qaeda, o dove si afferma che Gesù 'non ha mai detto di voler fondare una Chiesa'?».
 Eppure libri anche più che approssimativi su Gesù hanno successo. Perché, secondo te?
 «Perché il fascino di Gesù è sempre irresistibile.
  Fortissimo il desiderio di confrontarsi con lui. Ho dedicato a questo fenomeno il secondo capitolo del mio libro, scoprendo una serie sorprendente di personalità che hanno avvertito questa attrazione (anche nemici come Marx, Nietzsche o Renan)».
 Rispolveri pure le poco note «Conversazioni religiose» di Napoleone a Sant’Elena...
 «Sì, un documento impressionante, soprattutto se pensiamo a cosa è stato Napoleone per la Chiesa: un persecutore. A Sant’Elena, dimenticato in fretta dai suoi, l’ex condottiero riflette con grande lucidità sulla straordinaria figura di Gesù e sulla misteriosa conquista cristiana del mondo, sulle inermi truppe di Cristo, sulla forza sconosciuta che permette alla Chiesa di resistere nel tempo, mentre tutto passa e i troni crollano. Napoleone conclude affermando che questo si spiega solo se Gesù è vivo e presente, perché è Dio ed è risorto davvero».
 Cosa ti ha colpito di più nella ricerca del «volto» di Gesù di Nazaret?
 «Ho seguito tre grandi autori, Romano Guardini, Karl Adam e Luigi Giussani, che hanno penetrato con impareggiabile profondità la vita e la personalità umana di Gesù. Alla fine, ciò che colpisce, oggi come colpiva duemila anni fa, in sintesi, è la bellezza della sua umanità. Ciò che faceva dire a A. J. Mohler: 'Io penso che non potrei più vivere se non lo sentissi più parlare'.   Una bellezza i cui barlumi è possibile sempre ritrovare nelle personalità dei santi».
 Come mai la scelta di concentrarti tanto, invece, sulla questione delle profezie ebraiche riguardo al Messia? È il capitolo più lungo del libro.
 «Perché è un fatto straordinario che viene inspiegabilmente eluso o trattato con superficialità, anche in ambito cristiano.
  Abbiamo testi antichissimi, che già il popolo ebraico riteneva ispirati direttamente da Dio, la Sacra Scrittura, in cui sono presenti circa 300 profezie messianiche. Tutte, nessuna esclusa, trovano una perfetta corrispondenza nella vicenda di Gesù di Nazaret. È un caso unico, un mistero storico prima che teologico, che dovrebbe interpellare chiunque. Jean Guitton diceva che 'nessuna mente scientifica, a maggior ragione filosofica, dovrebbe considerarsi tranquilla finché la questione non sia stata risolta'. L’enigma arriva fino ad alcuni testi messianici ritrovati a Qumran, dove, in base alle profezie di Daniele, si attendeva la venuta del Messia tra il 10 a.C. e il 2 d.C. Non è stupefacente?».
 Profezie e anche miracoli: nel capitolo sulla Risurrezione ti soffermi lungamente sulla «prova» della Sindone. Non temi di essere considerato un po’ troppo «grossier» per certi palati teologici?
 «Sulla Sindone ci sono novità scientifiche davvero sorprendenti che esigono una nuova riflessione. Infine l’importanza e il significato dei miracoli e delle profezie sono affermati chiaramente nella costituzione dogmatica del Concilio Vaticano I, la Dei Filius, che li definisce 'segni certissimi della divina Rivelazione e adatti all’intelligenza di tutti'. Oltre ai Vangeli, la 'prova' della Risurrezione di Gesù sta nei fatti».

Fonte: 25/11/2008

7 - CHE FIGURA FANNO I SACERDOTI IN TELEVISIONE?

Autore: Vittorino Andreoli - Fonte: 19/11/2008

Il rapporto Chiesa-televisione credo sia un grande tema del futuro. A dircelo è l’esperienza delle società come quella americana che si ritengono più evolute della nostra. Non a caso si è lì da tempo aperta una promettente stagione per quanto riguarda la comunicazione religiosa veicolata attraverso la televisione. Personalmente sono un entusiasta di questo mezzo, almeno nella misura in cui sa porsi a servizio dei bisogni profondi delle persone. E sono anche affascinato dalle opportunità che esso offre. Mi è capitato ad esempio di partecipare a dei programmi di Sat2000, che è un canale che stimo in quanto si è tenuto fin qui alla larga dalla logica commerciale, e ho sperimentato in prima persona le potenzialità di questo strumento. È importante a mio avviso che la Chiesa mostri di avere il dominio di questi mezzi, che sappia usarli bene e in maniera coerente con la sua missione. Senza dire che vi sono categorie come gli ammalati per le quali la televisione è un’opportunità straordinaria per partecipare come possono ai sacri misteri. Per i più giovani poi la televisione rappresenta un linguaggio semplicemente congeniale: basti ricordare che cosa assicura questo mezzo a eventi straordinari come i mega concerti delle grandi star internazionali o, per stare in ambito religioso, alle Giornate mondiali della gioventù. Qui tuttavia affrontiamo un capitolo abbastanza circoscritto, qual è la presenza del prete in televisione. Che non è necessariamente un soggetto frivolo, se è vero che esistono canali e programmi che hanno ambizioni culturali, nei quali dunque la presenza di qualche sacerdote è decisamente auspicabile. E lì il prete c’è in nome della sua stessa missione.
Diverso è invece quando si coinvolgono determinati sacerdoti in rapporto alla loro prestanza fisica o alla loro capacità attrattiva. In quel caso si tratta, diciamolo chiaramente, di preti di spettacolo, che si trasformano in attori anche se loro pensano di non esserlo, e anche se le loro motivazioni sono altre. La gente però li percepisce così, alla stregua delle altre figure televisive. È evidente che una tv che presume di rappresentare la società nel suo insieme abbia bisogno anche del prete. E dunque lo assolda (il verbo è corretto anche per i cachet che si percepiscono) allo scopo di usarlo secondo il proprio scopo, che non è certo la diffusione della fede cattolica. Ai programmi televisivi della domenica pomeriggio importa poco della fede, mentre fa molto comodo disporre di un prete per metterlo a confronto (o in opposizione) con un’altra figura, e così fomentare la discussione-spettacolo. In un simile contesto tuttavia il sacerdote si estrania dal suo ruolo e dalla sua missione, diventando a sua volta un soggetto da televisione. Naturalmente non chiunque può aspirare a tale ruolo, che esige caratteristiche che non tutti posseggono: bisogna essere televisivamente belli, avere la battuta facile, essere costantemente capaci di stupire e di riuscire spiritosi. Si parla non a caso di apertura mentale, in nome della quale il prete dev’essere pronto a baciare la presentatrice, naturalmente molto procace, e il cui seno è stato in precedenza abbondantemente inquadrato. Solo a queste condizioni infatti l’ingaggio del prete produce i suoi effetti piccanti.
Personalmente mi ha molto colpito la presa di posizione del Corpo dei Carabinieri di fronte al caso di una loro militare invitata ad andare in televisione. Una volta verificato che una simile performance non era coerente con gli scopi dell’Arma, l’interessata è stata messa dinanzi a una scelta netta: o la televisione o l’appartenenza al corpo. E dire che la stessa carabiniera poteva rientrare in un’abile strategia comunicativa, ma il Comando non è sceso a patti, e ha dato una lezione di serietà valida per tutti. Occorre rilevare che il prete ambìto dalle televisioni non è scambiabile con un uomo qualunque e neppure con un prete qualsiasi, in quanto la tv sa bene che cosa vuole, che cosa fa spettacolo, che cosa attira l’audience, e dunque è del tutto preferibile che si tratti di un prete un tantino critico, meglio se un po’ fuori norma, ma non troppo, perché i telespettatori devono percepirlo come uomo di Dio, se no non c’è gusto. E questi d’altra parte sa ben muoversi come uomo di spettacolo, capisce bene infatti che va in video proprio perché porta la talare.
Dunque, sfrutta l’appartenenza alla religione per fare dello spettacolo: senz’abito non figurerebbe neppure tra le comparse.
Per la verità, non sono molto interessato al fenomeno, seppur nella galleria dei profili che andiamo tracciando non poteva mancare la figura del prete ambìto dalla televisione, in quanto vi sono cittadini di questo Paese che del prete sanno quasi esclusivamente ciò che il modello televisivo suggerisce. Succede allora che l’antipatia ispirata dal prete presente nel tal canale diventa una barriera psicologica che ostacola l’apprezzamento per qualunque altro sacerdote attivo ad esempio nelle parrocchie. Così come l’attrattiva esercitata dal sacerdote solitamente ospitato dal canale concorrente finisce per far sfigurare i preti con cui ci si imbatte, in quanto esteticamente non curati né vezzeggiati.
Il prete bello fa sfigurare tutti gli altri brutti, come il prete che non piace fa pensare che gli altri siano ancora peggio.
Il prete televisivo è un narciso di Dio, ossia un poveretto che ricerca la propria identità di consacrato specchiandosi su un teleschermo. Se non è un narciso, allora è vittima dell’ipomaniacalità, in quanto mosso dalla convinzione di essere un prete particolare, cui il Padre eterno ha attribuito doti speciali. E la cosa curiosa è che costui trova sempre un superiore succube del suo fascino, che gli permette ciò che Dio proibirebbe. La terza possibilità è che si tratti di un prete isterico che ha bisogno di attirare su di sé l’attenzione altrui, e per questo si espone mostrando un coraggio da leone o comportandosi da eroe. Nessuna meraviglia allora che sia ricercato dalla televisione che, per natura sua, è attratta agli effetti speciali. La quarta categoria è quella del prete che ingenuamente crede di poter fare apostolato, e dunque di servire in quel modo Dio, ma ben presto si accorge che in televisione va chi si lascia omologare al mezzo, e dunque che l’idea di gestirla è una semplice illusione.
Vorrei citare almeno un esempio di prete che andando in televisione sia riuscito a fare onore alla propria missione, aumentandone il fascino, ma – mi spiace – non me ne vengono in mente. I casi noti rientrano secondo me tutti più o meno nelle categorie che ho richiamato. E proprio per le caratteristiche che li hanno resi televisivi provo per loro un insieme di amore e di malinconica riprovazione.
Triste è anche imbattersi in preti che soffrono per l’impedimento ad andare in televisione loro decretato dai superiori, quando poi si trovano ad assistere a performance di colleghi cui nulla viene negato. In questo senso, un maggior equilibrio nelle disposizioni non farebbe male. A questo punto il lettore si chiederà che cosa c’entri quanto enunciato con la mia dimensione televisiva. E poiché uno psichiatra si deve sempre mettere in gioco, voglio riassumere i criteri cui ispiro le mie scelte. Innanzitutto vado pochissimo in video: all’incirca una volta ogni dieci inviti, ed è un rapporto destinato a distanziarsi con l’esperienza.
Noto infatti che il mio scetticismo aumenta con gli anni. In ogni caso non accetto mai di partecipare a dibattiti o a contraddittori, ponendo come condizione di essere il solo a parlare, e questo non per alterigia o presunzione, ma perché sono convinto che la contrapposizione, al pari della baruffa, sia funzionale allo spettacolo, non alla comprensione delle questioni. Ogni volta che accetto un invito, mi chiedo quale possa esserne il senso per gli spettatori, sulla base di due parametri: il primo, cosa significhi per i miei pazienti ciò che andrò a dire, e secondo, che cosa implichi quello che dirò per la psichiatria, che ha bisogno di essere a sua volta capita dalla gente.
Perché essa possa compiere il suo corso necessita infatti della stima di chi è malato come di chi è vicino agli ammalati. Voglio dire che non ha senso andare in televisione per se stessi o per il proprio narcisismo, quando invece si rischia di esibire solamente le proprie miserie.
Bisogna inoltre essere estremamente scrupolosi, perché in televisione è sufficiente una parola sbagliata per farsi del male, e per bruciarsi non solo sul piano personale.
  Certo, la televisione rappresenta una grande opportunità di comunicazione, e in questo senso occorre valutare bene ciò a cui si rinuncia. Ogni rifiuto che si oppone è un’occasione che potenzialmente si perde.
Seppure rimane sempre il libro come strumento comunicativo più controllato, e dunque più affidabile, e comunque in grado di suscitare delle riflessioni più profonde. In questo senso, capita di poter andare in televisione per parlare dei propri libri, il che costituisce sempre una chance eccellente. Anche se sempre più di rado queste rubriche riescono a salvarsi dall’inquinamento commerciale, e dalla tentazione del fare bella mostra di sé, il che francamente non può che scoraggiare.
Lo psichiatra svolge una professione molto delicata, che richiede di essere amministrata con grande oculatezza. Nulla di paragonabile al 'mestiere' del prete, tuttavia, e infatti siamo liberi di accettare o meno qualunque invito, sapendo di dover rispondere alla propria coscienza, che io avverto severa in me, anche come testimonianza verso la mia famiglia e i miei figli. Dicevo all’inizio che stimo Sat2000, che è un ambiente straordinario, perché consente ai suoi ospiti di tirar fuori il meglio di sé: per questo trovo incomprensibile che a seguirla non siano tutti i cristiani di questo Paese.

Fonte: 19/11/2008

8 - LA VICENDA DI TERRI SCHIAVO
Per non dimenticare
Autore: Viviana Daloiso - Fonte: 27/11/2008

Una lunga battaglia legale. E il sondino le fu staccato tre volte.
 Una vicenda umana tragica. Che apre un’agguerrita battaglia legale prima, un aspro dibattito politico ed etico poi. La storia di Eluana Englaro presenta diverse analogie con quella di Terri Schiavo, che ha sconvolto l’America tre anni fa. È il 25 febbraio del 1990 quando Theresa Marie Schindler Schiavo, 'Terri', cade in casa in seguito a un collasso. Il suo cervello rimane senza ossigeno per diversi minuti, la ragazza entra in stato vegetativo. Nel 1998 il marito – e tutore legale –, Michael, chiede che sia staccato il sondino che la tiene in vita. Ad opporsi alla richiesta i genitori, Bob e Mary Schindler. Nel 2001 la Corte d’Appello conferma la decisione del giudice della Florida George Greer: il sondino di Terri viene staccato la prima volta. È il 24 aprile: La donna rimane senza cibo e acqua per due giorni, finché il giudice Frank Quesada ordina che l’alimentazione e l’idratazione artificiali riprendano. In seguito i genitori di Terri tornano in appello con la testimonianza di sette medici secondo i quali lo stato vegetativo di Terri non è irreversibile. Ma nel 2003 arriva una nuova sentenza: il 7 ottobre il sondino viene staccato per una seconda volta. Ci vogliono sei giorni prima che la decisione sia annullata: in extremis, il 21 ottobre, il Parlamento statale approva la prima cosiddetta 'legge salva-Terri'. Lo stesso giorno Bush ordina che il sondino sia riattaccato. Due anni dopo l’epilogo: il 18 marzo del 2005 viene autorizzata per l’ennesima volta la rimozione del sondino che alimenta Terri. Il 31 marzo, dopo 14 giorni di agonia, Terri muore.

Fonte: 27/11/2008

9 - ELUANA ENGLARO CONDANNATA A MORTE
La toccante testimonianza dei genitori di Terri Schiavo
Autore: Viviana Daloiso - Fonte: 27/11/2008

«Ci hanno tolto Terri; Eluana non riviva quell’orribile agonia».

 Mary e Robert hanno la voce stanca. È terminato da pochi minuti l’ennesimo colloquio con i genitori di un ragazzo in stato vegetativo, stavolta chiamavano dall’Illinois. Ogni giorno arrivano decine di chiamate simili, negli uffici della fondazione dedicata alla loro Terri. E, ironia della sorte, proprio Mary e Robert, che l’hanno vista morire, danno speranza.
  Sono speranza. Non hanno mai voluto parlare di quegli ultimi giorni: troppo doloroso, e ingiusto. Ma quello che sta accadendo in Italia li tocca sul vivo. Nelle notizie che arrivano dalla Rete, o in qualche telegiornale, rivedono la tragedia che non sono stati capaci di fermare. E vogliono lottare affinché quello che è successo a Terri non capiti ancora.
 Come avete reagito alla notizia che una tragedia simile a quella di Terri sta per ripetersi?
 Con un dolore indicibile, e tanta rabbia. Speravamo che le immagini di quello che era successo a nostra figlia potessero bastare. Proprio per questo motivo più volte abbiamo chiesto che venissero pubblicate, e che negli ultimi giorni della vita di Terri le televisioni, i giornalisti, le persone comuni potessero venire a vederla.
 Non è andata così, però.
 No, infatti. Ci siamo trovati innanzi al paradosso di un notizia che ha fatto il giro del mondo, che è stata sulle prime pagine di tutti i giornali, e in televisione, e questo mentre nessuno vedeva Terri. Nessuno sapeva esattamente quello che stava accadendo. Eravamo soli. Il suo tutore e suo marito, Michael Schiavo, impedì che le si facesse visita.
 Perché credete che fosse così importante vedere Terri?
 Soprattutto perché smettessero, tutti, di dire che era uno 'stato vegetativo'.
 Potete spiegare questo punto?
 Chi ha il coraggio di chiamare queste persone 'vegetativi'? La verità è che non si conosceva niente di Terri, così come ci sembra non si conosca nulla di Eluana. Chi è ora? Dove guarda? Come cambiano le sue espressioni? Chi vive con queste persone, ora dopo ora, giorno dopo giorno, impara a capire quando sorridono, quando piangono, quando vogliono essere spostati. Basta essere lì, basta prendersene cura.
 Nemmeno i giudici che decisero sulla sorte di Terri la videro mai, vero?
 Non la videro mai. Decisero di mandare a morte una persona che nemmeno conoscevano. Decisero che poteva morire, che non meritava di vivere, decisero persino le sue condizioni cliniche, dissero che era uno stato vegetativo 'permanente'. Decisero tutto su Terri, tranne di sapere chi era.
 Spiegatelo ora. Chi era davvero Terri?
 Era talmente piena di vita, e talmente desiderosa di vivere. Era chiaro a tutti che sentisse la nostra presenza. Quando eravamo nella stanza, le parlavamo, o le stringevamo la mano, gli occhi le diventavano lucidi, le guance si coloravano. E quanti sorrisi, ci faceva! Adorava scherzare. Io – parla Robert – ogni giorno mi preparavo decine di barzellette da raccontare, e mi mettevo lì a declamarle, per lei. Il volto le si distendeva, poi la fronte si increspava, e poi quell’aria soddisfatta: così Terri rideva alle mie battute ».
 Come avete reagito alla sentenza sulla morte di Terri? Nel vostro caso, a differenza di quello di Eluana, i giudici decidevano contro la vostra volontà di genitori.
 Non credo ci sia differenza – risponde Mary –. Non è chi è favorevole o contrario a una sentenza a rendere più o meno grave una decisione come quella presa su Terri, o Eluana. Quando un giudice decide sulla morte di una persona si consuma un’ingiustizia assoluta. E perdiamo tutti.
 E per lei, Robert?
 Quando Terri era piccola, e aveva la febbre, io tornavo presto dal lavoro per portarla dal dottore. La portavo dal dottore per curarla, perché la mia bambina doveva stare bene. L’ho curata tutta la vita, protetta, come vuole la legge naturale che un padre faccia coi suoi figli. E poi la legge degli uomini me l’ha portata via. Perché? Nessuno ha risposto ancora a questa domanda, e nessuno risponde a questa domanda neanche per Eluana: perché?.
 Qui in Italia forse qualcuno le risponderebbe: perché era troppo malata.
 Perché era troppo malata? Avremmo potuto curarla: avevamo contattato i medici più esperti in questo campo. Perché era troppo oneroso mantenerla in vita? L’avremmo portata a casa con noi, ce ne saremmo presi cura, proprio come sappiamo che fanno alcune suore per Eluana. Perché qualcuno non considera quella vita? Avremmo potuto provare che lo è.
 Vostra figlia è rimasta senza cibo, né acqua, per 14 giorni.
 Sono stati giorni orribili – parla solo Robert –. Abbiamo assistito allo sgretolarsi delle nostre certezze sulla civiltà del nostro Paese, e su quella umana. Abbiamo rivisto le agonie patite nei campi di concentramento dagli ebrei, come se quella strage, quegli sbagli, non fossero mai stati compiuti. La nostra Terri si è consumata in una interminabile agonia, il corpo come quello di uno scheletro, i denti digrignati in una smorfia… È stata la morte di una sola donna, ma per noi è stato come se il mondo – il mondo che aveva permesso quella fine – fosse finito.
 Cosa vi sentite di dire al padre di Eluana?
 Non c’è giorno in cui non preghiamo per lui. Stiamo raccogliendo centinaia di messaggi e telefonate di persone che fanno lo stesso. Pregare ci sembra tutto quello che possiamo fare in questo momento. Ci sentiamo genitori anche di questa ragazza, e facciamo appello al suo amore di padre, e a quello della madre. L’amore è tutto quello che serve, e che basta, per Eluana.

Fonte: 27/11/2008

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