BastaBugie n°56 del 14 novembre 2008

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1 CON OBAMA: ABORTO PER TUTTI

Autore: Antonio Gaspari - Fonte: Fonte non disponibile
2 A OXFORD CANCELLANO IL NATALE
Ci si potrebbe ridere sopra... e invece no!
Autore: Davide Rondoni - Fonte: Fonte non disponibile
3 LA PILLOLA DEL GIORNO DOPO
Dannosa e poco efficace
Autore: Antonio Gaspari - Fonte: Fonte non disponibile
4 SE LA VIRTÙ DI MARIA GORETTI È UNA FAVOLA E GLI SPIRITELLI DI HALLOWEEN LA REALTÀ

Fonte: Fonte non disponibile
5 UN BEL LIBRO DA LEGGERE
Il pianeta delle scimmie
Fonte:
6 UNA MOSTRA A ROMA RACCONTA IL VERO VOLTO DI PIO XII

Autore: Salvatore Mazza - Fonte: Fonte non disponibile
7 BENEDETTO XVI
Escludere il dono della vita significa negare la verità del matrimonio
Autore: Benedetto XVI - Fonte: Fonte non disponibile

1 - CON OBAMA: ABORTO PER TUTTI

Autore: Antonio Gaspari - Fonte: Fonte non disponibile, 6 novembre 2008

Preoccupano le politiche antivita del nuovo presidente degli USA.

Barack Obama è il quarantaquattresimo Presidente degli Stati Uniti. Il primo afroamericano che entra nella Casa Bianca. Molti parlano già di un evento che segna la storia. In realtà, da molti mesi, la vittoria del candidato democratico era data per scontata, indipendentemente dalla personalità del candidato stesso. Dopo sei anni di guerra in Irak e Afghanistan ed una crisi finanziaria che sta facendo sparire investimenti e risparmi, l’eventualità di una vittoria repubblicana era diventata sempre più “mission impossible”. C’è stato un solo momento in cui i sondaggi hanno dato qualche chance al canditato John McCain, quando ha presentato la vicepresidente Sarah Palin, la quale però non poteva da sola ribaltare le sorti già segnate della campagna elettorale. C’è curiosità nel vedere come Obama affronterà la crisi finanziaria, sicuramente il dollaro tornerà a crescere ed i prezzi delle merci americane aumenteranno. Non si prevedono grandi cambiamenti in politica estera né nella politica dei commerci internazionali. Quello che veramente cambierà, rispetto all’amministrazione Bush, sarà la politica relativa alla difesa della vita nascente. Obama infatti è un convinto sostenitore dell’aborto. Già nel 2007 Barack Obama annunciò che se eletto presidente, la prima cosa che avrebbe fatto sarebbe stata quella di firmare il Freedom of Choice Act, la legge sull'aborto. Essa permetterà a tutte le donne di abortire in ogni momento della gravidanza, in qualsiasi Stato e ad ogni età, anche al di sotto dei 18 anni. Inoltre verrebbe eliminata la legge sull'aborto a nascita parziale, che definisce un reato partorire un bambino vivo e ucciderlo alla nascita e la possibilità ai medici di appellarsi all'obiezione di coscienza per rifiutarsi di eseguire aborti. In merito alla legge che regola l’aborto negli Stati Uniti (Supreme Court Roe v. Wade), Obama ha più volte dichiarato, e lo ha scritto anche nelle pagine del sito del Partito democratico di Chicago, che “è la legge più importante per difendere il diritto alla donna di scegliere”. “In tutta la mia carriera - ha sottolineato Obama - sono stato un convinto sostenitore della ‘giustizia riproduttiva’ insieme all’associazione Planned Parenthood e alla NARAL Pro-Choice America”. La Planned Parenthood è la più diffusa e radicale sostenitrice degli aborti e delle politiche antivita negli USA e nel mondo. La NARAL Pro-Choice è l’associazione che ha promosso e sostenuto tutte le battaglie politiche per il libero accesso all’aborto negli Stati Uniti. ”Quando nel South Dakota è passata la legge che impedisce l’aborto – ha spiegato Obama – sono stato l’unico candidato presidenziale ad oppormi”. “Quando le organizzazioni pro-vita hanno cercato di opporsi all’apertura di una clinica per aborti della Planned Parenthood  in Illinois, - ha precisato il neo Presidente - sono stato l’unico candidato presidenziale a difendere la Planned Parenthood”. Obama ha ribadito il suo impegno a firmare la legge per il libero aborto “Freedom of Choice Act” ed ha sostenuto vivacemente tutte le campagne di controllo delle nascite, propagandando la diffusione di ogni tipo di contraccettivo. Secondo l’U.S. Census Bureau, l’eventuale attuazione della Freedom of Choice Act” incrementereà il numero di aborti di almeno 125.000 per anno. Attualmente negli Stati Uniti gli aborti sono 1,3 milioni ogni anno. Anche dal punto di vista internazionale le politiche antivita di Obama, preoccupano assai. Con la maggioranza democratica sia al Senato che alla Camera, il neo presidente ricomincerà a fornire ingenti fondi alle associazioni che praticano, aborti, sterilizzazioni e controllo demografico nel mondo. Fondi che l’amministrazione Bush aveva tagliato. La presidenza Obama cambierà anche i rapporti di forza all’interno delle Nazioni Unite. Negli ultimi otto anni l’amministrazione Bush si era opposta a politiche antivita solidarizzando con la Santa Sede. Con Obama, le forze a favore della vita e della famiglia, avranno un avversario in più. Inoltre Obama sosterrà l’Internazionale Socialista impegnata in più Paesi del mondo per legalizzare l’aborto.

Fonte: Fonte non disponibile, 6 novembre 2008

2 - A OXFORD CANCELLANO IL NATALE
Ci si potrebbe ridere sopra... e invece no!
Autore: Davide Rondoni - Fonte: Fonte non disponibile, 4 novembre 2008

  Perché chi prova ad uccidere le parole è spesso un assassino peggiore di chi, magari in situazioni estreme, uccide un uomo. E ora vogliono uccidere Christmas.
 Vogliono cancellare questa parola. A Oxford, cittadina nota per le sue università sapientissime, il consiglio comunale ha deciso che quest’anno il Natale, per essere più inclusivo, cancellerà la parola  Christmas per chiamarsi festival della Luce o qualcosa del genere. Uno dei leader di coloro da includere, la comunità musulmana, ha bollato la cosa come 'ridicola'. Ma i capi della città dei saggi hanno deciso di procedere ugualmente. E togliere quindi quella parola. Perché in quella parola c’è qualcosa che dà fastidio. C’è Christ  che dà fastidio. Si fanno fuori le parole per far fuori la  realtà. Si cancella Christmas per provare a cancellare Christ.
  Ci si potrebbe ridere sopra. E infatti il capo musulmano ci ride sopra. Ride della dabbenaggine, della malevolenza dei capi della città dei saggi.
  Ma la faccenda è seria. Non è un caso che queste cose avvengano nelle città dei saggi. Sono sempre loro a non sopportare Christ. Sono loro, i saggi di ogni epoca, a non sopportare quel nome che, è scritto, è sopra ogni altro nome, compreso quello stampato sui loro libri, sopra le firme svolazzanti con cui guadagnano fama su giornali ed enciclopedie.
  Quel nome. Che dà fastidio perché ricorda che la signoria del mondo non è nelle nostre mani, per quanto raffinate e ben curate. Ricorda che il Lord, il vero Lord, è Lui. Non viene in mente al popolo di togliere, di uccidere Christ. A meno che il popolo non sia sobillato dai saggi. Come avvenne la prima volta, nel piazzale del Sinedrio o fuori dal palazzo di Pilato. Ma non viene in mente nelle favelas di San Paolo o nei ranchitos  orrendi di Caracas di cancellare la parola Christ.
 Magari in quelle vie strette dove si irradia ogni genere di delitto lo si tradisce e lo si bestemmia. Ma nessuno del popolo vorrebbe cancellare la parola Christ. La vogliono cancellare i saggi. Quelli che scrivono libri. Che hanno il loro nome in caratteri d’oro o di ottone fuori dalle porte degli studi. Che se vai su Google hanno mille pagine che riportano il loro nome.
  Sono questi che non sopportano più il nome di Christ, e trovano ogni scusa, compreso l’inclusione di quelli che invece non lo vogliono cancellato. E che se la ridono di questa saggezza anticristiana dell’Europa. E ci prendono in giro per questo. Ma quel nome non verrà cancellato dalla banalità di una delibera.
  Dalla burocrazia saccente e violenta mascherata da tolleranza. Quel nome risorge a Oxford. Nelle preghiere o nelle invocazioni. Nella vita.
  Perché sempre cercano di cancellare il Suo nome dolce e meraviglioso, il Suo nome che è scritto con tutti i pianti e tutti i sorrisi del mondo. Lo vorrebbero cancellare dai documenti, dai libri, dai manifesti, dai calendari, ma sempre il suo nome risorge nella vita dl suo popolo.
  Come sono ridicoli questi notai del niente. Come splende ancora più luminoso il Suo nome.

Fonte: Fonte non disponibile, 4 novembre 2008

3 - LA PILLOLA DEL GIORNO DOPO
Dannosa e poco efficace
Autore: Antonio Gaspari - Fonte: Fonte non disponibile, 09/10/2008

Il dr. Renzo Puccetti analizza uno studio presentato al congresso nazionale dei ginecologi

Le parole con cui Papa Benedetto XVI si è rivolto ai partecipanti del convegno internazionale dedicato ai quarant’anni dell’enciclica di Papa Paolo VI, Humanae Vitae, hanno suscitato numerose reazioni.
Il Santo Padre, ribadendo la posizione della Chiesa sul bene costituito dall’amore sponsale, un bene da promuovere anche proteggendolo da quella cultura contraccettiva così presente nel processo di riduzione di esso a puro soddisfacimento, aveva incoraggiato alla ricerca nel campo dei metodi naturali di controllo della fertilità, rispettosi delle autentiche dimensioni costitutive dell’unione sponsale, quella unitiva e quella procreativa.
I vertici della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO) riuniti a Torino per il loro congresso nazionale, hanno risposto indirettamente al Papa, sostenendo che esiste la possibilità di ricorrere ai metodi naturali, ma che i metodi contraccettivi sono di maggiore efficacia.
Ecco l'intervista al dr. Renzo Puccetti, membro del gruppo di lavoro della European Medical Association, autore del libro “L’uomo indesiderato. Dalla pillola di Pincus alla Ru 486”, che, assieme ad altri specialisti, ha presentato al congresso ginecologico di Torino uno studio sulla pillola del giorno dopo.
Quali sono i risultati principali del vostro studio?
Puccetti: Abbiamo realizzato un modello interpretativo in grado di spiegare quanto sappiamo da tempo, cioè che i risultati attesi dalla diffusione di quella che è più conosciuta come pillola del giorno dopo sono nel loro complesso fallimentari nel ridurre a livello di popolazione le gravidanze indesiderate e gli aborti. Abbiamo mostrato mediante analisi quantitative che volendo negare il possibile impedimento dell’impianto dell’embrione realizzato dal farmaco, si deve ammettere una sua efficacia reale significativamente inferiore rispetto a quanto comunemente creduto. Secondo i nostri calcoli inoltre la dilazione dell’assunzione del farmaco ha complessivamente un impatto scarsissimo, numerosi studi non hanno infatti evidenziato alcuna correlazione tra efficacia e tempi di assunzione. La supposta urgenza prescrittiva è quindi nella pratica un’istanza fondata su dati complessivamente di scarso rilievo. Nessun significativo incremento di efficacia è da aspettarsi dalla vendita del farmaco come prodotto da banco, così come nessun miglioramento è stato dimostrato dalla distribuzione alle donne di scorte da usare in caso di necessità.
L’associazione dei ginecologi italiani ha avviato da alcuni mesi una campagna di sensibilizzazione all’uso dei contraccettivi, rivolgendosi in particolare ai giovani, sostenendo che questo è il modo migliore per prevenire le gravidanze indesiderate e gli aborti. E' d’accordo?
Puccetti: Fortunatamente non tutti i ginecologi sono dello stesso avviso. È comunque vero che quello che lei riporta è il riflesso di un atteggiamento diffuso che si può riassumere nello slogan: più contraccezione, meno aborti. I fatti dimostrano però che si tratta di uno slogan falso. Ad oltre 40 anni dalla introduzione della pillola anticoncezionale il numero di aborti è andato crescendo in maniera paurosa, spesso in misura maggiore proprio nei paesi dove si è diffusa maggiormente la cultura contraccettiva. Sta per essere pubblicato un nostro studio in cui, numeri alla mano, si dimostra in maniera assai solida il fallimento della strategia contraccettiva. Si tratta di una realtà di cui, seppure timidamente, anche nel mondo scientifico si sta lentamente prendendo coscienza, come attesta il crescente apparire di studi a sostegno. L’affermazione che bisogna puntare sulla contraccezione per ridurre le gravidanze indesiderate e gli aborti riflette come minimo una scarsa conoscenza dei dati della letteratura medica, anche se è possibile che talora sia espressione di un certo oscurantismo ideologico.
Perché secondo lei si hanno queste resistenze?
Puccetti: Non voglio pensare ad interessi di tipo economico. Penso piuttosto che molti commettano un grave errore di impostazione.
Quale?
Puccetti: Quello di ridurre l’essere umano alla sua sola dimensione biologica, accettando così l’idea che la sessualità umana si identifichi con la sola dimensione genitale. Questa posizione ha attivato una fallimentare rincorsa tecnologica volta ad assicurare la possibilità di un sesso libero, dimenticando che la libertà è veramente tale quando si svolge nella sua dimensione di responsabilità.
Perché fallimentare?
Puccetti: Perché sono le persone, le donne in testa, a ribellarsi a questa prospettiva. È stato provato di tutto, la ricerca di prodotti teoricamente più tollerati, più facili da assumere e somministrare non ha sortito alcun effetto. Le donne sono restie a soggiacere per lungo tempo alla dittatura farmacologica tesa ad atrofizzare la loro potenziale fertilità. Lo confermano due vasti studi appena pubblicati. Dopo soli tre mesi quasi la metà delle donne non rinnova la prescrizione contraccettiva, ad un anno la percentuale scende fino al 15%. Nessun effetto da formulazioni ormonali teoricamente meglio tollerate. Una grande percentuale di aborti si verifica in donne che durante il mese del concepimento stavano facendo uso della contraccezione. Quando la contraccezione viene sospesa o viene cambiato il metodo anticoncezionale le persone non cambiano le abitudini sessuali, plasmate sul comportamento contraccettivo assunto in precedenza. Questi sono solo alcuni fattori che contribuiscono a rendere inappropriata l’opzione di regolare la natura. Viceversa credo vi siano grandi possibilità se ci si decide ad investire risorse finanziarie ed intellettuali nel campo del regolarsi sulla natura.
Per concludere, che cosa suggerisce?
Puccetti: Bisogna smettere di procedere in modo ideologico, ci si deve aprire alla realtà, comprenderla, non lasciarsi tentare da scorciatoie che portano solo guai, passare, come dice il professor Noia,“dalla informazione alla conoscenza”.
Il nobel per la medicina Alexis Carrel una volta affermò che “molto ragionamento e poca osservazione conducono all’errore, poco ragionamento e molta osservazione portano invece alla verità”. Lascio lei immaginare quale possa essere il risultato se si osserva poco e si ragiona male

Fonte: Fonte non disponibile, 09/10/2008

4 - SE LA VIRTÙ DI MARIA GORETTI È UNA FAVOLA E GLI SPIRITELLI DI HALLOWEEN LA REALTÀ

Fonte Fonte non disponibile, 1° novembre 2008

Sono una giovane mamma. In questi giorni, varcando il portone delle scuole dei miei figli, i miei occhi vengono catturati da zucche vuote, scheletri, fantasmi, streghe e diavoli vari appesi ai muri o incollati ai vetri delle finestre. Mi domando il senso di tutto questo.
  Quando ero bambina attendevo con ansia il cosiddetto 'ponte dei santi e morti', era una festa della famiglia, si andava tutti al cimitero, anche i non credenti, ad onorare coloro che ci avevano preceduti. Poi, ci si riuniva tutti a casa di qualche zia attorno ad un camino scoppiettante, tra un bicchiere di novello e le caldarroste di stagione si faceva grata memoria del passato e si raccontava del presente.
  Nel giro di pochi anni la società è cambiata, il 'progresso culturale' ha fatto entrare nelle nostre case 'nuove tradizioni': oggi si festeggia Halloween. Dobbiamo modificare l’'idea di morte' e la paura va 'esorcizzata' attraverso la presenza fisica di simpatici e innocui fantasmi e streghe... queste le parole di alcune maestre per illustrare progetti e programmi didattici. Personalmente non li trovo né simpatici, né tantomeno innocui! Sento spesso dire: «È una carnevalata». Se così fosse, essendoci un tempo per ogni cosa, mi pare che questo tipo di tradizione sia radicata già da secoli in Italia e che non occorra 'scimmiottarne' un anticipo. Mi spiego per coloro che alzano le spalle e sorridono. Che bisogno c’è di anticipare una festa di travestimenti e maschere dove non ci si traveste da personaggi di fiaba, storici o da quant’altro la fantasia ci suggerisca, ma bensì solo da figure del male? Allora, stiamo consumando qualcosa di più di una semplice 'carnevalata'. Ciò che mi preoccupa è che ormai le stesse agenzie educative istituzionali stiano inculcando nei nostri figli questa tradizione estranea alla nostra cultura. Non trovo affatto educativa una scuola 'vestita a festa', non trovo educativo ridurre i temi della vita e della morte ad una banale festa in maschera e di consumismo.
  Halloween non è semplicemente una mangiata e due balli tra fumo, ragnatele ed effetti speciali sonori, non è una bella zucca intagliata ad arte. La scuola, i mezzi d’informazione, talvolta le nostre parrocchie, sostengono e incoraggiano questo 'nuovo' costume. Noi genitori, forse con leggerezza, abbiamo lasciato che le nostre tradizioni venissero soppiantate da una festa pagana a cui sono stati aggiunti elementi di cultura magico-esoterica. Si potrebbe dire molto sul giro d’affari, ma mi si permetta, Halloween è ancora altro da questo, è qualcosa di assai più profondo. Non voglio che i miei figli perdano il senso, il rispetto e il significato ultimo della vita e della morte e che prendano sul serio ciò che è indegno di ogni considerazione e dal quale, anzi, si devono ben guardare: il mondo dell’occulto, la magia, l’esoterismo. Il vero orrore lo provo quando m’imbatto in bambini travestiti da diavoli, fantasmi e streghe. Certo, le 'virtù eroiche' di S. Maria Goretti sono 'favola', mentre quanto sono reali, divertenti e fascinose le figure del male! La morte non esiste è un passaggio ad un’altra dimensione e nella notte tra il 31 e il primo novembre queste due dimensioni, questi due 'mondi' s’incontrano... La Vita eterna, il Paradiso, la Santità… 'roba sorpassata'. Questo vogliamo insegnare ai nostri figli?! Da bambina ho imparato a considerare come valori: la sofferenza, il sacrificio, il senso del dovere, mai sfuggendo alla vita reale. In tale prospettiva, la morte trovava il suo significato, la Vita eterna era qualcosa a cui anelare, e l’esempio dei santi allontanava ogni dubbio sul perché della mia esistenza. Se ci si sottrae a questa prospettiva, i santi divengono figure irreali e la morte diviene un 'evento' dell’esistenza terribile e temibile. Mi pare che quelle zucche vuote che vedo ormai dappertutto siano come le nostre teste. Ci sarebbe molto da riflettere.
  Credo che ogni famiglia non debba perdere il senso della propria memoria storica. Per noi cristiani, inoltre, meditare sulla Vita Eterna è un riaffermare il nostro cammino di santità. Tollerando Halloween, incoraggiando con il nostro silenzio questa menzogna 'mascherata' da 'realtà innocente', lasciamo un vuoto culturale che l’«irrazionale colmerà con la fuga nel misterioso e nel magico», come scriveva l’allora vescovo di Pesaro, ora cardinale, Angelo Bagnasco. Desidero che i miei figli imparino ad affrontare la realtà, quella 'vera', e desidero ancor di più che divengano amici di Gesù e che i loro modelli non siano sciocche e immorali figure del male, ma che siano i nostri santi e in special modo quelli della nostra terra marchigiana. Questa è l’eredità che desidero lasciare, perché a mia volta mi è stata donata, questa eredità è preziosissima e non la si può 'tradire' con un’alzata di spalle e un sorrisetto dicendo: «Non vi è nulla di male, è una carnevalata». Concludo con uno slogan che i vescovi francesi lanciarono qualche anno fa: «Basta con Halloween, puntiamo su Holy Wins – la santità vince».

Fonte: Fonte non disponibile, 1° novembre 2008

5 - UN BEL LIBRO DA LEGGERE
Il pianeta delle scimmie
articolo non firmato

Dopo "Contro il logorio del laicismo moderno" e "Io speriamo che resto cattolico" ancora un manuale di sopravvivenza che i due autori scrivono per l'uomo di oggi che vive in una società sempre più sconclusionata e priva di valori.
Dalla violenza negli stadi al bullismo, dall’aborto all’eutanasia, dall’egocentrismo più sfrenato allo sfascio della famiglia, passando per lo svuotamento delle chiese a favore del riempimento dei centri commerciali. Fenomeni che dimostrano il contrario di ciò che il pensiero dominante cerca di imporre, e cioè che la storia dell’uomo è evoluzione: dalla scimmia a forme sempre più alte di umanità. A forza di predicare che l’uomo è uno dei tanti animali sulla faccia della terra, gli uomini si sono veramente trasformati in scimmie. È questo l’approdo del pensiero laicista, che non a caso pensa di manipolare la vita degli uomini a suo piacimento sul piano filosofico e scientifico. Purtroppo la gran parte del mondo cattolico, negli ultimi quarant’anni, si è accodata a questo modo di pensare.
Questo volume non si limita a fornire la diagnosi di questi fenomeni, ma ne suggerisce anche le terapie. E la terapia delle terapie sta nel rimettere Dio al centro della vita di ognuno. Perché quando l’uomo dimentica Dio, libera il peggio di sé e trasforma la terra nel pianeta delle scimmie.

Il Pianeta delle scimmie. Manuale di sopravvivenza in un mondo che ha rifiutato Dio
Gnocchi, Palmaro
Puoi acquistarlo a prezzo scontato di € 13,00 andando a
www.theseuslibri.it


6 - UNA MOSTRA A ROMA RACCONTA IL VERO VOLTO DI PIO XII

Autore: Salvatore Mazza - Fonte: Fonte non disponibile, 4 novembre 2008

 Una mostra per «illustrare, in particolare alle giovani generazioni, il lungo e fruttuoso pontificato di Pio XII». E, questo, «soprattutto alla luce di alcune maligne interpretazioni del suo operato, che fu limpido e che si svolse in un’epoca tragica». Sono i rife­rimenti entro i quali monsignor Walter Brandmüller, presidente del Pontificio Comitato di scienze storiche, ha presentato ieri mattina alla stampa la mostra Pio XII. L’uomo e il pontificato (1876-1959), allestita presso il Braccio di Carlo Magno in Vaticano per il 50° anniversario della morte di Papa Pacelli.
  Un’iniziativa intrapresa «su mandato del Santo Padre», ha precisato Brandmüller, e che successivamente si sposterà a Berlino e a Monaco di Baviera, per illustrare in nove sezioni, in progressione cronologica, chi fu Pacelli, dall’infanzia alla morte, e passando per il tragico periodo della Seconda guerra mondiale durante la quale « l’obiettivo principale del Vaticano è il soccorso alle vittime del conflitto, ai prigionieri, ai dispersi, con una rete di assistenza umanitaria che non fa distinzioni di credo religioso o di razza», ha affermato lo storico Matteo Luigi Napolitano, dell’Università del Molise, evidenziando come «si inquadra in questa azione l’aiuto fornito agli ebrei». «Dei 1.259 ebrei arrestati da Kappler il 16 ottobre 1943 – ha spiegato Napolitano – 1.007 prendono la via di Auschwitz. Ma dei circa 9.600 ebrei che si trovano a Roma in quel momento, secondo la lista del console israeliano Pinchas Lapide, 8.500 trovano rifugio in conventi, case religiose, parrocchie, Università pontificie e negli stessi appartamenti papali». E, ha aggiunto lo storico, «sono gli stessi archivi sionisti di Gerusalemme e quelli di Yad Vashem (il mausoleo dell’olocausto, ndr) a documentare l’efficacia di quest’opera del Vaticano». Per questo, ha sottolineato Brandmüller, l’auspicio è che la mostra possa «contribuire a rendere giustizia ad un grande Papa» che «godeva dell’ammirazione dei contemporanei indipendentemente dalle loro convinzioni religiose». Una «figura straordinaria – come la definisce il cardinale segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone in una lettera pubblicata sul catalogo della mostra – tra i più grandi personaggi del XX secolo... che seppe preparare, con profetica intuizione dei segni dei tempi, il cammino della Chiesa nell’epoca contemporanea». E una figura della quale «si intende anche illustrare la dimensione, spesso trascurata, dell’azione pastorale», come ha spiegato il proessor Philippe Chenaux della Pontifica Università Lateranense.
  Dalle diverse sezioni, illustrate da Giovanni Morello, presidente della Fondazione per i Beni e le Attività culturali della Chiesa, e da don Co­simo Semeraro, segretario del Co­mitato di scienze storiche, esce così fuori un’immagine di Pio XII a tutto tondo che non trascura anche il suo ricchissimo aspetto umano, messo in evidenza dal giornalista Andrea Tornielli illustrando alcuni dei documenti inediti tratti dall’archivio privato della famiglia Pacelli: come gli appunti nei quali Pio XII annotò, senza mai parlare di «miracolo», di aver assistito per quattro volte (30 e 31 ottobre, 1° e 8 novembre 1950) durante la passeggiata nei Giardini vaticani, al cosiddetto «fenomeno del sole» accaduto a Fatima.

Fonte: Fonte non disponibile, 4 novembre 2008

7 - BENEDETTO XVI
Escludere il dono della vita significa negare la verità del matrimonio
Autore: Benedetto XVI - Fonte: Fonte non disponibile, 2 ottobre 2008

Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI al Congresso Internazionale "Humanae Vitae: attualità e profezia di un’enciclica". 
 
Ho appreso con gioia che il Pontificio Istituto di cui Ella è Preside e l’Università Cattolica del Sacro Cuore hanno opportunamente organizzato un Congresso Internazionale in occasione del 40° anniversario di pubblicazione dell’Enciclica Humanae vitae, importante documento nel quale è affrontato uno degli aspetti essenziali della vocazione matrimoniale e dello specifico cammino di santità che ne consegue. Gli sposi, infatti, avendo ricevuto il dono dell’amore, sono chiamati a farsi a loro volta dono l’uno per l’altra senza riserve. Solo così gli atti propri ed esclusivi dei coniugi sono veramente atti di amore che, mentre li uniscono in una sola carne, costruiscono una genuina comunione personale. Pertanto, la logica della totalità del dono configura intrinsecamente l’amore coniugale e, grazie all’effusione sacramentale dello Spirito Santo, diventa il mezzo per realizzare nella propria vita un’autentica carità coniugale.
La possibilità di procreare una nuova vita umana è inclusa nell’integrale donazione dei coniugi. Se, infatti, ogni forma d’amore tende a diffondere la pienezza di cui vive, l’amore coniugale ha un modo proprio di comunicarsi: generare dei figli. Così esso non solo assomiglia, ma partecipa all’amore di Dio, che vuole comunicarsi chiamando alla vita le persone umane. Escludere questa dimensione comunicativa mediante un’azione che miri ad impedire la procreazione significa negare la verità intima dell’amore sponsale, con cui si comunica il dono divino: “se non si vuole esporre all’arbitrio degli uomini la missione di generare la vita, si devono necessariamente riconoscere limiti invalicabili alla possibilità di dominio dell’uomo sul proprio corpo e sulle sue funzioni; limiti che a nessun uomo, sia privato sia rivestito di autorità, è lecito infrangere” (Humanae vitae, 17). E’ questo il nucleo essenziale dell’insegnamento che il mio venerato predecessore Paolo VI rivolse ai coniugi e che il Servo di Dio Giovanni Paolo II, a sua volta, ha ribadito in molte occasioni, illuminandone il fondamento antropologico e morale.
A distanza di 40 anni dalla pubblicazione dell’Enciclica possiamo capire meglio quanto questa luce sia decisiva per comprendere il grande “sì” che implica l’amore coniugale. In questa luce, i figli non sono più l’obiettivo di un progetto umano, ma sono riconosciuti come un autentico dono, da accogliere con atteggiamento di responsabile generosità verso Dio, sorgente prima della vita umana. Questo grande “sì” alla bellezza dell’amore comporta certamente la gratitudine, sia dei genitori nel ricevere il dono di un figlio, sia del figlio stesso nel sapere che la sua vita ha origine da un amore così grande e accogliente.
E’ vero, d’altronde, che nel cammino della coppia possono verificarsi delle circostanze gravi che rendono prudente distanziare le nascite dei figli o addirittura sospenderle. Ed è qui che la conoscenza dei ritmi naturali di fertilità della donna diventa importante per la vita dei coniugi. I metodi di osservazione, che permettono alla coppia di determinare i periodi di fertilità, le consentono di amministrare quanto il Creatore ha sapientemente iscritto nella natura umana, senza turbare l’integro significato della donazione sessuale. In questo modo i coniugi, rispettando la piena verità del loro amore, potranno modularne l’espressione in conformità a questi ritmi, senza togliere nulla alla totalità del dono di sé che l’unione nella carne esprime. Ovviamente ciò richiede una maturità nell’amore, che non è immediata, ma comporta un dialogo e un ascolto reciproco e un singolare dominio dell’impulso sessuale in un cammino di crescita nella virtù.
In questa prospettiva, sapendo che il Congresso si svolge anche per iniziativa dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, mi è pure caro esprimere particolare apprezzamento per quanto codesta Istituzione universitaria fa a sostegno dell’Istituto Internazionale Paolo VI di ricerca sulla fertilità e infertilità umana per una procreazione responsabile (ISI), da essa donato al mio indimenticabile Predecessore, Papa Giovanni Paolo II, volendo in questo modo offrire una risposta, per così dire, istituzionalizzata all’appello rivolto dal Papa Paolo VI nel numero 24 dell’Enciclica agli “uomini di scienza”. Compito dell’ISI, infatti, è di far progredire la conoscenza delle metodiche sia per la regolazione naturale della fertilità umana che per il superamento naturale dell’eventuale infertilità. Oggi, “grazie al progresso delle scienze biologiche e mediche, l’uomo può disporre di sempre più efficaci risorse terapeutiche, ma può anche acquisire poteri nuovi dalle conseguenze imprevedibili sulla vita umana nello stesso suo inizio e nei suoi primi stadi” (Istruz. Donum vitae, 1). In questa prospettiva, “molti ricercatori si sono impegnati nella lotta contro la sterilità. Salvaguardando pienamente la dignità della procreazione umana, alcuni sono arrivati a risultati che in precedenza sembravano irraggiungibili. Gli uomini di scienza vanno quindi incoraggiati a proseguire nelle loro ricerche, allo scopo di prevenire le cause della sterilità e potervi rimediare, in modo che le coppie sterili possano riuscire a procreare nel rispetto della loro dignità personale e di quella del nascituro” (Istruz. Donum vitae, 8). E’ proprio questo lo scopo che l’ISI Paolo VI ed altri Centri analoghi, con l’incoraggiamento dell’Autorità ecclesiastica, si propongono.
Possiamo chiederci: come mai oggi il mondo, ed anche molti fedeli, trovano tanta difficoltà a comprendere il messaggio della Chiesa, che illustra e difende la bellezza dell’amore coniugale nella sua manifestazione naturale? Certo, la soluzione tecnica anche nelle grandi questioni umane appare spesso la più facile, ma essa in realtà nasconde la questione di fondo, che riguarda il senso della sessualità umana e la necessità di una padronanza responsabile, perché il suo esercizio possa diventare espressione di amore personale. La tecnica non può sostituire la maturazione della libertà, quando è in gioco l’amore. Anzi, come ben sappiamo, neppure la ragione basta: bisogna che sia il cuore a vedere. Solo gli occhi del cuore riescono a cogliere le esigenze proprie di un grande amore, capace di abbracciare la totalità dell’essere umano. Per questo il servizio che la Chiesa offre nella sua pastorale matrimoniale e familiare dovrà saper orientare le coppie a capire con il cuore il meraviglioso disegno che Dio ha iscritto nel corpo umano, aiutandole ad accogliere quanto comporta un autentico cammino di maturazione.
Il Congresso che state celebrando rappresenta perciò un importante momento di riflessione e di cura per le coppie e per le famiglie, offrendo il frutto di anni di ricerca, sia sul versante antropologico ed etico che su quello prettamente scientifico, a proposito di procreazione veramente responsabile. In questa luce non posso che congratularmi con voi, augurandomi che questo lavoro porti frutti abbondanti e contribuisca a sostenere i coniugi con sempre maggior saggezza e chiarezza nel loro cammino, incoraggiandoli nella loro missione ad essere, nel mondo, testimoni credibili della bellezza dell’amore. Con questi auspici, mentre invoco l’aiuto del Signore sullo svolgimento dei lavori del Congresso, a tutti invio una speciale Benedizione Apostolica.

Fonte: Fonte non disponibile, 2 ottobre 2008

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