BastaBugie n°32 del 30 maggio 2008

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1 FORUM DELLE FAMIGLIE: OLTRE UN MILIONE DI FIRME PER UN FISCO A MISURA DI FAMIGLIA
Le famiglie: Dpef e Finanziaria, noi c’entriamo. Il Forum rivendica un ruolo di parte sociale: al tavolo con il governo.
Autore: Antonella Mariani - Fonte: fonte non disponibile
2 INTERVISTA A GIOVANARDI : LA FAMIGLIA È UNA. E LA SOSTERREMO

Autore: Francesco Riccardi - Fonte: fonte non disponibile
3 PORTOGALLO SOCIALISTA: DIVORZIARE SU INTERNET, A COSTO ZERO, IN MENO DI 20 MINUTI
L’illusione di risolvere tutto con un click
Autore: Giacomo Samek Lodovici - Fonte: fonte non disponibile
4 REPUBBLICA: E' SEMPRE COLPA DEI PRETI
Paradossale ragionamento di Francesco Merlo su «Repubblica». L’inarrestabile estinzione delle balene? Naturalmente colpa dei preti.
Autore: Marina Corradi - Fonte: fonte non disponibile
5 COMBONIANI E GESUITI SCANDALIZZATI DA MAGDI ALLAM DIVENTATO CRISTIANO
Meglio Magdi che Cristiano. Il pubblico Battesimo del vicedirettore del Corriere della Sera scandalizza le riviste dei comboniani e dei gesuiti.
Autore: Rodolfo Casadei - Fonte: fonte non disponibile
6 INTERVISTA A VESCOVI, GENETISTA NON CREDENTE: INUTILE IL MINOTAURO CREATO IN LABORATORIO CONCESSO A LONDRA
«Gli ibridi ? Per la ricerca sono inutili»
Autore: Viviana Daloiso - Fonte: fonte non disponibile
7 SCONTO DEL 50 PER CENTO SU TUTTI I LIBRI DELL'EDITRICE ARES

Autore: Stefano - Fonte: fonte non disponibile
8 HUMANAE VITAE: 40 ANNI DI LUCE
Humanae Vitae profetica
Fonte: fonte non disponibile
9 40° ANNIVERSARIO DELL’ENCICLICA HUMANAE VITAE

Autore: Benedetto XVI - Fonte: fonte non disponibile

1 - FORUM DELLE FAMIGLIE: OLTRE UN MILIONE DI FIRME PER UN FISCO A MISURA DI FAMIGLIA
Le famiglie: Dpef e Finanziaria, noi c’entriamo. Il Forum rivendica un ruolo di parte sociale: al tavolo con il governo.
Autore: Antonella Mariani - Fonte: fonte non disponibile, 23/05/08

Nella sede romana del Forum delle famiglie si continua a contare: nonostante i termini siano più che scaduti, nonostante il milione e 71 mila firme già consegnate al presidente della Repubblica, la petizione non si esaurisce. «Grazie ai ritardatari arriveremo a 1 milione e 200 mila firme», afferma soddisfatto il presidente nazionale Giovanni Giacobbe, che parla di «grande successo», visto anche il messaggio inviato da Giorgio Napolitano al Parlamento, in cui si suggerisce di tenere conto delle richieste delle famiglie italiane. Ora però inizia il bello: si avvicinano le settimane in cui il governo metterà in cantiere il Documento di programmazione economica e finanziaria (Dpef) e la Finanziaria per il 2009. «Abbiamo chiesto un incontro al presidente del Consiglio, ai ministri dell’Economia e del Welfare e al sottosegretario alla Famiglia Carlo Giovanardi – anticipa il presidente del Forum –. Vogliamo esporre le nostre esigenze. Il primo punto è la riforma fiscale e su questo siamo ottimisti perché dalle dichiarazioni prima e dopo le elezioni sembra che la maggioranza sia intenzionata ad andare anche al di là delle nostre richieste, verso il quoziente familiare». Oltre a una riforma del fisco che riconosca il carico familiare e quindi a parità di reddito consenta di pagare meno tasse a chi ha più figli, il Forum segnalerà al governo la richiesta di una tutela e promozione della famiglia e della vita fin dal concepimento.
Al di là degli incontri 'di conoscenza', comunque, la posta in gioco è più alta: diventare interlocutori 'istituzionali' – al pari di altre parti sociali come sindacati e Confindustria - , nelle consultazioni per preparare il Dpef e la Finanziaria. Con il precedente governo Berlusconi ciò era avvenuto, con il governo Prodi no. «Siamo fiduciosi che il dialogo possa riprendere; con il Family Day del 2007 e con la raccolta firme per la riforma del fisco abbiamo dimostrato che la famiglia non solo esiste, non solo è capace di mobilitarsi ma anche di fare proposte costruttive. E senza perseguire interessi di parte: una buona politica per la famiglia è una buona politica per l’intera società».

Fonte: fonte non disponibile, 23/05/08

2 - INTERVISTA A GIOVANARDI : LA FAMIGLIA È UNA. E LA SOSTERREMO

Autore: Francesco Riccardi - Fonte: fonte non disponibile, 16/05/08

«Di famiglia ce n’è una sola e va sostenuta». Per le altre unioni c’è l’impegno «a rimuovere tutte le eventuali discriminazioni e i diritti individuali negati», ma «niente riconoscimenti impropri». Carlo Giovanardi, eletto nelle fila del Pdl, è sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con tre deleghe assai 'pesanti' dal punto di vista sociale: famiglia, droga e servizio civile.
 Cominciamo da qui: il governo Prodi aveva istituito il ministero della Famiglia, Berlusconi solo un sottosegretariato. È un segnale di minore attenzione al tema?
 No, per nulla. Dal punto di vista operativo tra un ministero senza portafoglio – qual era quello affidato a Rosy Bindi – per il quale dopo due anni non è stato neppure costituito il relativo dipartimento e un sottosegretariato presso la presidenza del Consiglio non c’è alcuna differenza. Non fermiamoci alle etichette, perché altrimenti dovremmo dire che quello dimissionario era il 'ministero delle famiglie', mentre il nostro governo avrà al centro 'la famiglia' così come sancita, scolpita, nella Costituzione repubblicana, laica, che parla esplicitamente di «società naturale fondata sul matrimonio» tra un uomo e una donna. Questa famiglia vogliamo sostenere e far progredire.
 Significa che non promuoverete il riconoscimento di altre forme di convivenza?
 No. Per essere chiari: Dico, Cus, Pacs resteranno fuori dalla porta del mio ufficio. E altri modelli di famiglia di serie B o C da affiancare a quella naturale non sono nell’agenda né del governo né di questa maggioranza. Precisato questo, massima apertura a rimuovere tutte le forme di discriminazione che eventualmente penalizzino altri tipi di relazione affettiva. Per fare un esempio: se si riscontra che in qualche ospedale viene negato al convivente il diritto ad assistere il proprio compagno/a malato/a sono pronto a intervenire per rimuovere l’ostacolo. Se ci sono diritti individuali che vengono conculcati, vanno resi esigibili, ma senza operare riconoscimenti particolari di rapporti di fatto.
 Dico e Cus a parte, in Parlamento erano arrivati anche provvedimenti importanti: pensiamo ad esempio alla definitiva parificazione tra figli naturali e legittimi. Rigetterete tutte le proposte del centrosinistra?
 Niente affatto. I bambini sono tutti uguali.
  Sulla parificazione dei figli si può andare avanti con la discussione in Parlamento, così come su altre proposte di legge. Penso quella che va affermata è la fondamentale funzione sociale svolta dalla famiglia E ciò incrocia questioni come la denatalità, l’invecchiamento, le incertezze dei giovani, la conciliazione lavoro-maternità. Su questo occorre impegnarsi nel concreto. Assieme, però, va svolta un’opera culturale per evitare una deriva assai pericolosa: quella eugenetica soprattutto all’ipotesi di concedere il pensionamento anticipato a quei lavoratori che assistono figli gravemente disabili. Di primo acchito può sembrare una misura costosa, in realtà è probabile che questo lavoro di cura faccia risparmiare allo Stato in termini di fondi per l’assistenza. Non ho intenzione di 'smontare' quel che di buono è stato fatto o impostato. Per fare un altro esempio: nonostante le critiche alla Fini-Giovanardi, il ministro Ferrero aveva stretto un protocollo d’intesa con le Regioni per la lotta alla droga.
  Penso di confermarlo e valorizzarlo.
 Ha toccato il tema degli stupefacenti: quali saranno le linee di intervento?
 Va tenuto fermo il principio che drogarsi è un illecito, pericoloso per la persona. Ci sono poi fenomeni come la diffusione enorme della cocaina e delle droghe sintetiche, il ritorno dell’eroina, sui quali occorre discutere approfonditamente e cercare nuovi approcci di contrasto. Su questo vorrei incentrare un dialogo ad ampio raggio con gli operatori del settore nella conferenza nazionale da tenersi entro l’anno. Credo e spero siano finiti i tempi dei 'no' pregiudiziali al dialogo (il riferimento è all’ultima conferenza nazionale a Palermo nel 2005, alla quale alcune associazioni non parteciparono, ndr). Intendo inoltre ricostituire il dipartimento nazionale.
 Torniamo alla famiglia. Il Forum ha consegnato al Quirinale più d’un milione di firme raccolte sulla petizione per un fisco a misura di famiglia. Intendete rispondere a questa richiesta di popolo? E quando?
 Costruire un fisco a misura di famiglia, adottando il sistema del quoziente familiare, è un nostro obiettivo. Ora non posso prendere un impegno serio in termini di risorse e tempi certi, senza prima essermi confrontato con il ministro dell’Economia e con il governo tutto.
  Comunque partiamo subito con alcuni provvedimenti, come il taglio dell’Ici, che vanno a sostegno della famiglia.
 Arriverà finalmente il riconoscimento della famiglia come soggetto sociale e non semplice somma di individui?
 Questo sarà il criterio che ispirerà la nostra politica. Quella che va affermata e sostenuta è la fondamentale funzione sociale svolta dalla famiglia. E ciò incrocia una serie di questioni che vanno dalla denatalità all’invecchiamento, dalle incertezze dei giovani a metter su famiglia alle difficoltà di conciliare lavoro e maternità. Su questo occorre impegnarsi nel concreto. Assieme, però, va svolta un’opera culturale per evitare una deriva assai pericolosa: quella eugenetica.
 In che senso?
 Non solo in alcuni sciagurati provvedimenti amministrativi, ma nei mass media, nel sentire comune sta passando l’idea che un bambino abbia diritto a nascere solo se sano e perfetto.
  Al minimo difetto è lecito eliminarlo. Basta leggere le riviste femminili: le madri che decidono di far nascere un bambino affetto da qualche malattia – sia essa la talassemia o la sindrome di Down o perfino una leggera disabilità – vengono descritte come mostri, che condannano alla sofferenza i figli e loro stesse.
  È inaccettabile.

Fonte: fonte non disponibile, 16/05/08

3 - PORTOGALLO SOCIALISTA: DIVORZIARE SU INTERNET, A COSTO ZERO, IN MENO DI 20 MINUTI
L’illusione di risolvere tutto con un click
Autore: Giacomo Samek Lodovici - Fonte: fonte non disponibile, 16/05/08

Non mancheranno gli entusiasti del recente provvedimento del premier socialista Sócrates, che ha inaugurato la possibilità di divorziare su internet, a costo zero, in meno di 20 minuti. Lo scioglimento del vincolo deve essere di mutuo accordo e se non ci sono figli e beni in comune. Per ora.
  Non condividiamo questo entusiasmo per vari motivi. Uno è che il divorzio a portata di mouse diffonde una mentalità per cui il matrimonio è un rapporto usa e getta e questo danneggia la tenuta anche dei matrimoni dove ci sono figli, causando le loro sofferenze. Su questa rubrica abbiamo già riferito (il 27-04 e il 06-07 del 2007) molti dati sociologici su queste sofferenze. Un successivo articolo dello psicologo Roberto Marchesini (in Studi cattolici, 557/58 2007, pp. 528-529) ha citato ulteriori ricerche, menzionando altri danni, in aggiunta a quelli che abbiamo già segnalato, subiti dai figli dei divorziati/separati: talora il genitore, poiché è impegnato nel conflitto con l’altro genitore, o nelle non più suddivise (con il coniuge) incombenze domestiche e/o di sostentamento della famiglia, trascura i bisogni del figlio; spesso il bambino viene incastrato in un 'conflitto di lealtà' tra i due genitori, che gli chiedono di schierarsi dalla propria parte; a volte il figlio viene usato per dimostrare che si è un buon genitore e ciò può implicare una prassi iperprotettiva; a volte il figlio diviene il sostituito dell’ex coniuge, l’interlocutore delle proprie richieste di ascolto e sostegno, cioè diventa la risposta ai propri bisogni affettivi; a volte i bambini si caricano di un senso di colpa per la rottura dell’unione dei genitori.
 Marchesini fa un’ulteriore sintesi degli studi al riguardo. Per esempio, i ricercatori B. Rodgers e J. Prior hanno esaminato una notevole messe di ricerche (circa 200!) e documentano che i figli dei separati e dei divorziati, rispetto ai bambini i cui genitori restano uniti, hanno: risultati economici inferiori quando diventano adulti; problemi comportamentali (come enuresi notturna, aggressività, atti delinquenziali e altri comportamenti antisociali); risultati scolastici inferiori; maggiori problemi di salute; più frequenti sintomi depressivi; un maggior uso di alcolici, di fumo e di droghe.
  Ancora, Marchesini sintetizza uno studio dei ricercatori P. Amato e B. Keith, che hanno preso in esame ben 96 lavori, rilevando che i figli dei divorziati/separati: hanno un livello di benessere inferiore rispetto ai figli di coniugi non divisi ed anche rispetto agli orfani di un genitore (ciò avviene anche se essi mantengono dei contatti frequenti con il genitore non affidatario ed anche quando la madre ha un nuovo compagno); vivono in condizioni di minor disponibilità economica rispetto ai figli di coniugi uniti.
 Certo, alcuni genitori divorziati/separati sono degli ottimi genitori. Ma nella stragrande maggioranza dei casi non c’è dubbio: la separazione e il divorzio danneggiano i figli.

Fonte: fonte non disponibile, 16/05/08

4 - REPUBBLICA: E' SEMPRE COLPA DEI PRETI
Paradossale ragionamento di Francesco Merlo su «Repubblica». L’inarrestabile estinzione delle balene? Naturalmente colpa dei preti.
Autore: Marina Corradi - Fonte: fonte non disponibile, 14-05-08

Chirurghi famosi che mandano sms osceni a tredicenni, calciatori che raccattano travestiti, perfino «politici per bene e di sinistra» tentati dai transessuali. Su Repubblica   l’editoriale di Francesco Merlo è sbigottito come, un tempo, avrebbe potuto esserlo una dama di carità che avesse trovato sotto casa un postribolo. «L’aberrazione – lamenta Merlo – è diventata normalità». Ma  Repubblica   non è giornale che possa fermarsi a una così superficiale analisi della situazione. Occorre andare a fondo, sviscerare le questioni in tutti i loro dietrologici recessi. Dunque, si chiede Merlo, perché accade che gli italiani, da innocenti cacciatori di vichinghe sull’Adriatico, son diventati dei – parole sue – «sordidi viziosi»? La risposta è una rivelazione. È colpa della Chiesa – in particolare del Papa, di Bertone e di Ruini. Sì, «apparentemente», ammette Merlo, certe storie non c’entrano niente con Pontefice e cardinali. Ma solo a uno sguardo distratto. E va a svelare l’occulto legame da par suo. Allora: c’erano una volta da un lato appunto i cacciatori estivi di nordiche e dall’altro il genio trasgressivo di Pasolini. Oggi, lamenta Merlo e fin qui non si può dargli torto, di genii ce n’è pochi, ma la trasgressione è di serie. Perfino, ahimè, fra i politici «di sinistra e perbene». Merlo, uno che si dice «laico e senza ideologie», davanti a queste storie rimane «a bocca spalancata». Poi, c’è un passaggio logico un po’ affrettato. «Ebbene, una parte della responsabilità ce l’ha sicuramente quel laboratorio di Frankenstein che è stato ed è tornato ad essere il neointegralismo cattolico». E perché?
  «Da una parte c’è il fuoco del divieto e dall’altro quello del vizio, da un lato la dottrina infuocata e dall’altro la società infoiata», argomenta finemente il giornalista. Sotto il fuoco della repressione cattolica gli italiani, conclude agile Merlo, vanno a fare i turisti sessuali in Thailandia. Il lettore chiude la pagina perplesso. Ma a cercare ragazzini in Asia, ci andranno solo gli italiani? E i nordici, e i tedeschi che affollano la spiaggia di Pukhet, e gli americani? Quelli il laboratorio di Frankenstein in casa non ce l’hanno, che ci fanno in Thailandia? E il Belgio, con le sue tragedie di pedofilia, è famoso forse per l’assiduità dei cittadini in parrocchia? Come mai, se la causa della perversione è questa pretesa dottrina «infuocata», certe storie allignano in tutto l’Occidente, e non solo? Anni fa a Stoccolma a un congresso dell’Onu sentimmo elencare le cause probabili del diffondersi delle aberrazioni. Si disse della nuova autonomia della donna, che spinge alcuni uomini deboli a cercare soggetti più 'docili'. Della diffusione massiccia di pornografia e pedofilia su Internet. E del meccanismo della ricerca di sempre nuove emozioni: come la droga, il vizio vuole ogni volta qualcosa di più forte.
  (Del Vaticano, a dire il vero, non si fece parola). Invece da sue personali fonti Merlo ha appreso la verità. Gli italiani ascoltano il cardinale Ruini in tv, e per reazione escono a vedere chi c’è di nuovo sui marciapiedi della circonvallazione.
  Sentono un monito del Papa, e prenotano un last minute per soli uomini a Cuba. Colpa, è evidente, dell’oscurantismo cattolico­sessuofobico- bigotto. (D’altronde, quando ci si dimentica di quell’antico male cui siamo tutti naturalmente inclini, un colpevole bisogna pure trovarlo, e additare indignati il fattore di corruzione di un’umanità che di per sé sarebbe 'naturalmente' buona).
  Attendiamo ora la prossima puntata.
  Cosa avremo fatto ancora, noi cattolici? Il buco nell’ozono, la desertificazione dell’Africa sub Sahariana: a prima vista, non c’entriamo. Ma qualche vigile penna laica e non ideologica, ne siamo certi, non tarderà a svelare l’ombra del Vaticano dietro alla inarrestabile estinzione delle balene.

Fonte: fonte non disponibile, 14-05-08

5 - COMBONIANI E GESUITI SCANDALIZZATI DA MAGDI ALLAM DIVENTATO CRISTIANO
Meglio Magdi che Cristiano. Il pubblico Battesimo del vicedirettore del Corriere della Sera scandalizza le riviste dei comboniani e dei gesuiti.
Autore: Rodolfo Casadei - Fonte: fonte non disponibile, 15 maggio 2008

Macché Umberto Eco. Macché Gianni Vattimo. Macché Eugenio Scalfari. In Italia i veri baluardi del relativismo che tanto preoccupa Benedetto XVI e la Cei non sono questi, ma i missionari gesuiti e comboniani, certi docenti dell’Università Cattolica e certe moderne riviste gesuite. Basta vedere i loro commenti al Battesimo di Magdi Cristiano Allam, vera e propria pietra dello scandalo. A scandalizzarsi, infatti, in nome della sostanziale equivalenza di tutte le religioni, di quel che il Papa ha fatto durante l’ultima veglia pasquale sono stati proprio i suddetti. Leggere per credere.
Nigrizia, la principale rivista comboniana, ha dedicato alla conversione di Allam un’intervista col protagonista stesso, mettendo però le mani avanti. «Nei documenti ecclesiali e nelle pratiche missionarie degli ultimi decenni», si legge nell’introduzione, «si possono evidenziare due tendenze: quella che concepisce l’evangelizzazione come un “conquistare a Cristo” le altre fedi (un’iniziativa che dovrebbe risolversi con la loro annessione alla chiesa) e quella che vede, invece, la missione nel contesto dell’orizzonte del Regno di Dio e concepisce l’attività missionaria come un continuo dialogo e confronto, che non prevede né vincitori né vinti. I cristiani – i missionari in particolare – sono oggi chiamati ad accettare la coesistenza di fedi differenti non “di malavoglia”, ma di “buon grado”». Quale tendenza prediligano quelli di Nigrizia si capisce bene dal linguaggio e dalle maiuscole che usano: Regno di Dio maiuscolo, Chiesa minuscolo; i termini associati al passaggio da una religione al cristianesimo sono “conquistare”, “annessione”, “vincitori e vinti”; quelli che descrivono la situazione in cui questo passaggio non avviene sono “dialogo”, “confronto”, “Regno di Dio”. Si può immaginare quanto stia loro simpatico Magdi Allam. Viene poi da chiedersi cosa dovrebbero accettare di “buon grado” delle altre religioni i missionari cristiani: il precetto islamico del jihad? La poligamia? I sacrifici umani e la schiavitù femminile dei culti tradizionali africani? La divisione in caste degli indù? La reincarnazione che è negazione della responsabilità individuale presso buddisti e indù?
I gesuiti vanno oltre. Sulla loro rivista Popoli (che un tempo si chiamava Popoli e Missione, poi hanno pensato bene di togliere la parola “Missione” dal nome) affidano il commento del battesimo di Magdi Allam a un confratello residente in Siria. «La luna della preoccupazione prioritaria per le libertà di religione e di coscienza – scrive padre Paolo Dall’Oglio – ha offuscato il sole della discrezione caritatevole, del rispetto dei sentimenti dei musulmani e della rinuncia al proselitismo… Sono scoraggiati numerosi sforzi per costruire armonia e amicizia, tanto nei quartieri delle città europee che nei paesi di secolare e pacifica coesistenza islamo-cristiana». Nei paesi di secolare e pacifica coesistenza islamo-cristiana come la Siria i cristiani sono scesi dal 30 per cento della popolazione totale del 1970 al 10 di oggi, ma di questo padre Dall’Oglio non appare preoccupato, anzi, in altra parte dell’articolo spiega di essere d’accordo con una madre cristiana siriana sposata a un musulmano che vorrebbe impedire al figlio musulmano di farsi cristiano, come lui desidera. Quel che lo preoccupa è altro: «È difficile sfuggire all’impressione che la sacra bandiera della libertà di coscienza sia utilizzata dall’Occidente come un cavallo di Troia da introdurre nel mondo musulmano al fine di disintegrarlo». Cioè non è la mancata accettazione della libertà di coscienza che disintegra il mondo musulmano in guerre intestine fra sunniti e sciiti, fra islamisti radicali e musulmani tradizionali. No, è tutta colpa di un complotto occidentale volto a introdurre quel principio che in Europa ha posto fine alle guerre di religione e gettato le basi della democrazia.
Anche il linguaggio utilizzato da Popoli è interessante: la pubblica fede in Gesù Cristo è luna, meno importante del sole, che coincide col dialogo interreligioso; alla prima è associata la parola “proselitismo”, al secondo le parole “armonia e amicizia”. La superiorità del dialogo fra uguali rispetto all’affermazione dell’unicità di Cristo, secondo l’autore del testo e i suoi amici milanesi, dovrebbe essere addirittura dogmatizzata: «La conversione a Gesù è entrare in una logica di carità che tutto scusa e tutto salva… L’avversione teologica verso le religioni islamica o ebraica o altra potrebbe essere un motivo sufficiente per rinviare il battesimo e, comunque, per non fargli propaganda». Sì, avete letto bene: il prerequisito per il Battesimo non è più la fede in Gesù Cristo, ma la fede nel relativismo religioso.
PADRE SORGE RECLUTA PAOLO BRANCA
Sulla stessa falsariga si muove Aggiornamenti sociali, altra rivista gesuita. Per commentare e contestualizzare la notizia del Battesimo di Allam con «una meditata riflessione sul tema delle conversioni fra le due grandi religioni monoteiste», il periodico diretto da padre Bartolomeo Sorge si affida niente meno che alla penna di Paolo Branca, docente di lingua araba all’Università Cattolica di Milano che alcuni mesi fa promosse una raccolta di firme di accademici e umanità varia contro Magdi Allam, reo di aver criticato in un suo libro i docenti universitari di islamistica italiani, accusati di una certa ignavia nei confronti degli estremisti islamici. Senza spendere una parola sul suo conflitto di interessi, Branca entra subito nel vivo dell’argomento e, dopo una descrizione dello stato dell’arte, formula giudizi di valore. Il primo è che «il proselitismo è diventato, specie dopo il Concilio Vaticano II, una forma di impegno religioso meno stimato rispetto alla testimonianza… Conoscersi e rispettarsi dovrebbero essere l’obiettivo principale cui tendere». Le conversioni sono legittime ma «è sempre preferibile tenersi al riparo da ogni forma di enfatizzazione, di cui la spettacolarizzazione mediatica è una delle più insidiose». Infine il Battesimo cristiano di un musulmano dovrebbe essere vissuto «come un compimento piuttosto che come una cesura», dovrebbe essere «esempio di una rara ed emblematica doppia fedeltà». Le stilettate contro Allam che ha definito la propria conversione «una svolta radicale» e contro Benedetto XVI che ha creato le condizioni perché il suo Battesimo andasse in mondovisione sono palesi. Il professore non sembra turbato dal fatto che Gesù abbia detto esplicitamente che nessuno può servire due padroni. E nemmeno tenta di spiegare perché il Papa meriti di essere accusato di spettacolarizzazione mediatica insidiosa quando battezza un musulmano, mentre nessuno ha da ridire quando prega alla musulmana dentro una moschea a Instanbul o prega con gli esponenti di altre religioni ad Assisi, e le immagini fanno ugualmente il giro del mondo. Preferisce invece lanciarsi in una spericolata esegesi del passo del Vangelo relativo all’incontro fra Gesù e il centurione romano che chiedeva la guarigione del suo servo, e la cui fede fu lodata da Cristo perché riconosceva che sarebbe bastata la sola parola di Gesù affinché la guarigione avvenisse. Ma secondo Branca il Figlio di Dio lodò piuttosto la discrezione, il rispetto per il diverso e il relativismo culturale di quel soldato di Roma. «Il romano – scrive – presumibilmente avrà percepito il rifiuto degli ebrei di contaminarsi entrando nelle case dei pagani come una sorta di arroganza. Riconoscendo in Gesù una forza salvifica e pur constatando la sua disponibilità a recarsi da lui per curare il servo malato, non volle tuttavia che egli facesse un gesto contrario alla sensibilità del suo popolo e formulò la famosa frase che tanto piacque al Messia e che ancora oggi il cristiano recita al momento di accostarsi all’Eucarestia».
QUEL CHE NON SOPPORTANO DI ALLAM
Nel corso dei secoli poteri e contropoteri hanno sempre strumentalizzato la Parola di Dio per piegarla alle proprie preferenze e ai propri interessi. Negli anni Sessanta-Settanta la teologia della liberazione ha cercato di piegare testi come il Magnificat o il discorso della montagna a un’interpretazione politica di tipo socialista e rivoluzionario. Oggi i fautori del relativismo religioso e culturale s’ingegnano di trovare giustificazioni alla loro posizione nei testi evangelici. E contemporaneamente di presentare in una luce negativa chi antepone lo splendore dell’incontro personale con la verità all’ambiguità di un dialogo interreligioso dove uno dei due dialoganti, come ben dice Magdi Allam, «si sottomette e si nega dei diritti e delle libertà» che invece riconosce alla controparte. Di costui diranno che vuole la guerra anziché l’amicizia fra i popoli e che favorisce disegni politici di dominio. Ma la ragione profonda dell’imbarazzo di fronte al Battesimo di Allam non dipende dalle sue opinioni politiche. Il vero motivo è il senso di colpa che Allam risveglia nei fautori del cristianesimo ridotto a sedicente dialogo interreligioso. Allam fa quello che facevano i primi cristiani e che i cristiani relativisti non fanno più: si espone all’ostilità, al rigetto e all’irrisione in nome di Cristo. Di più: affermando con calore la verità della fede, mette allo scoperto la tiepidezza di quei cristiani che sulla questione della verità preferirebbero glissare. Perché, dicono, in realtà tutte le religioni, compresa quella cristiana, non esauriscono la verità. Il che può anche essere vero. Ma diventa una giustificazione per tutta un’altra faccenda: il vergognarsi di Cristo. Però «chi si vergognerà di me davanti agli uomini, anch’io mi vergognerò di lui davanti a Dio».

Fonte: fonte non disponibile, 15 maggio 2008

6 - INTERVISTA A VESCOVI, GENETISTA NON CREDENTE: INUTILE IL MINOTAURO CREATO IN LABORATORIO CONCESSO A LONDRA
«Gli ibridi ? Per la ricerca sono inutili»
Autore: Viviana Daloiso - Fonte: fonte non disponibile, 21/05/08

La notizia dell’approvazione di Londra alla creazione e manipolazione di embrioni ibridi ha raggiunto Angelo Vescovi, genetista e direttore dell’Istituto cellule staminali adulte di Terni, mentre si trovava in California, dove in questi giorni ha tenuto una serie di lezioni universitarie sul tema della cura del cancro attraverso le cellule staminali adulte. Tutt’altro fronte della ricerca scientifica, rispetto a quello britannico.
 Professore, mettiamo per un attimo da parte l’orrore “etico” innanzi alla decisione presa dal Parlamento britannico e ragioniamo in termini pratici. Quali sono gli «enormi benefici» che la ricerca sugli ibridi uomo-animale dovrebbe portare alla scienza e alla medicina del futuro?
 Credo che il punto di tutta la questione sia proprio questo: la ricerca sugli ibridi non offre alcun beneficio. Se di beneficio terapeutico stiamo parlando, ovviamente, cioè di reali e concreti benefici per i pazienti. Prendiamo in esame le dichiarazioni che più spesso abbiamo sentito, nelle ultime settimane, in merito alla questione degli ibridi : più volte si è detto che questi embrioni rappresentano la soluzione per malattie neurodegenerative come il Parkinson, l’Alzheimer. Dal punto di vista scientifico, a scatenare queste malattie sono problemi a livello di respirazione mitocondriale e di funzionamento integrato tra nucleo cellulare e Dna mitocondriale: bastano, cioè, piccole disfunzioni nella relazione tra mitocondrio e nucleo per esitare questo tipo di patologie. Ora, creare cellule in cui il nucleo è umano e il mitocondrio bovino (gli ibridi ) significa innescare a priori quel problema: come si relazioneranno elementi così diversi? Cosa succederà in quella cellula e in quell’embrione? Non lo possiamo sapere. Immaginarsi come potremo mai curare malattie neurodegenerative con le stesse cellule!
 Sorge spontaneo, a questo punto, domandarle perché allora la Gran Bretagna si dimostri così ostinata su questa linea.
 Semplicemente, per altri interessi. Primo fra tutti quello nel campo della ricerca e sperimentazione farmacologica, che notoriamente attira l’attenzione di numerosi fondi e investimenti da parte delle multinazionali. Devo però dire che anche su questo punto rimango molto perplesso e proprio per i motivi che ho spiegato poc’anzi. Non si capisce come la sperimentazione di determinati farmaci possa essere avvalorata se condotta su cellule ibride piuttosto che umane: i risultati non possono essere attendibili. Basti pensare che determinate sostanze hanno un effetto sulla razza caucasica e un altro sulle popolazioni dell’Indocina, e proprio per delle differenze genetiche tra le diverse razze ed etnie. È un azzardo, se non una follia, pensare che ciò che agisce su una cellula umano-bovina malata possa avere lo stesso effetto su una umana.
 Lei è reduce da un viaggio negli Usa, patria altrettanto “liberale” nel campo della ricerca scientifica. Che idea si sono fatti i suoi colleghi americani del passo di Londra? Crede che lo imiteranno?
 Attualmente le attenzioni della comunità scientifica americana e, oserei dire, della grossa parte di quella internazionale, sono puntate su un’altra frontiera: quella della riprogrammazione cellulare, inaugurata dalle scoperte dello scorso novembre di Yamanaka e Thompson. Le motivazioni sono proprio quelle che abbiamo visto non sussistere nel campo della ricerca sugli ibridi: la strada della riprogrammazione promette enormi benefici in campo terapeutico e farmaceutico – permettendo di ottenere cellule equiparabili allo stato di pluripotenza embrionale – col grande vantaggio di non comportare sacrifici dal punto di vista etico. Indubbiamente una grande conquista per la scienza.
 C’è però il rischio che la decisione di Londra inneschi una serie di esperimenti indiscriminati, soprattutto nei Paesi caratterizzati da una deregulation in campo scientifico?
 Senz’altro. Questo è il timore più grande, il grande rischio che ci preoccupa tutti e a cui da oggi siamo esposti.
 Il genetista Vescovi fa il punto sull’ultima follia britannica: un «pasticcio» cellulare, che non garantisce esiti terapeutici e che è già stato superato dalle scoperte sulla riprogrammazione di Yamanaka

Fonte: fonte non disponibile, 21/05/08

7 - SCONTO DEL 50 PER CENTO SU TUTTI I LIBRI DELL'EDITRICE ARES

Autore: Stefano - Fonte: fonte non disponibile, 28 maggio 2008

Andando sul sito rinnovato delle Edizioni Ares è possibile acquistare entro il 31 maggio con il supersconto del 50 per cento su tutto il catalogo.
Vi consigliamo particolarmente la Bibbia di Navarra.
www.ares.mi.it

Fonte: fonte non disponibile, 28 maggio 2008

8 - HUMANAE VITAE: 40 ANNI DI LUCE
Humanae Vitae profetica
Fonte fonte non disponibile, 7 Maggio 2008

Sono passati quarant'anni dalla promulgazione dell'Enciclica profetica "Humanae Vitae" (25 luglio 1968). Un'Enciclica che portò Paolo VI a decidere, «come avvocato della persona umana», anche contro la maggioranza della commissione di studio appositamente da lui costituita. Si trattava non solo di riaffermare, approfondendolo, un insegnamento che apparteneva al patrimonio permanente della dottrina morale della Chiesa, ma anche di contrastare la logica profonda dell'atto contraccettivo e la sua radice ultima. Quale logica? Quale radice? La logica anti-vita: per la quale in questi quarant'anni numerosi Stati hanno rinunciato alla loro dignità di essere i difensori della vita umana innocente, con le legislazioni abortiste, realizzando così una vera strage di innocenti. Una logica che ha la sua radice nella ribellione contro Dio Creatore, unico Signore della vita e della morte delle persone umane, nel tentativo, intrinsecamente assurdo, di costruire un mondo da cui Dio sia del tutto estraneo. «Raramente - scrisse l'allora card. Ratzinger - un testo della storia recente del Magistero è divenuto tanto un segno di contraddizione come questa Enciclica, che Paolo VI ha scritto a partire da una decisione di coscienza profondamente sofferta».
"HUMANAE VITAE" PROFETICA E QUANTO MAI ATTUALE
Il 25 luglio 1968 Paolo VI pubblicava l'Enciclica "Humanae Vitae" nella quale insegnava come verità non solo per i credenti ma anche per ogni uomo, che la contraccezione è obiettivamente ingiusta. "Atto contraccettivo" ha un significato molto preciso nel Magistero della Chiesa: è l'atto di privare la sessualità umana della sua fecondità in vista, durante, o immediatamente dopo un atto coniugale, al fine di evitare il concepimento di una nuova persona.
L'Enciclica rispondeva alla tendenza ormai chiara di ritenere etica la separazione dell'esercizio della sessualità coniugale dalla fertilità in essa eventualmente presente. Si trattava di contrastare la sconnessione della sponsalità/coniugalità dalla paternità/maternità.
Esattamente dieci anni dopo, nel luglio del 1978 venne al mondo la prima persona umana concepita non mediante un rapporto sessuale, ma mediante un procedimento tecnico di fecondazione in vitro. Dimostrando possibile il concepimento umano senza alcuna relazione sessuale, la fecondazione in vitro separava per ciò stesso in linea di principio, almeno, la paternità/maternità dalla sponsalità/coniugalità.
Come ha fatto ripetutamente Giovanni Paolo II durante il suo pontificato, anche Benedetto XVI, in due discorsi dell'11 e del 13 maggio 2006 (rispettivamente al Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia e al Pontificio Consiglio per la Famiglia), ha definito l'Enciclica "Humanae Vitae" di Paolo VI "profetica e sempre attuale".
LA STORIA
La vicenda che riguarda la genesi della "Humanae vitae" e tutto il dibattito sulla liceità della contraccezione abbraccia un arco di tempo di quattro anni: dal 23 giugno 1964, quando Paolo VI comunicò la sua decisione di sottrarre al dibattito conciliare la questione della morale matrimoniale e di creare un'apposita commissione pontificia, fino al 29 luglio 1968, quando il testo dell'enciclica, firmato quattro giorni prima, fu reso pubblico. Ma le radici del dibattito affondano ancora più indietro. Il 31 dicembre 1930 Pio XI aveva pubblicato l'Enciclica "Casti connubii", che dichiarava l'illiceità dei mezzi anticoncezionali.
LA DOTTRINA DELLA "CASTI CONNUBII" FU RICONFERMATA RIPETUTAMENTE DA PIO XII.
Intorno alla fine degli anni Cinquanta comincia il dibattito tra medici e moralisti intorno alla "pillola Pincus". Inizialmente l'opinione corrente tra i teologi è di deciso rigetto. A poco a poco, però, si fanno strada una serie di distinguo riferiti a casi limite o particolari (l'uso terapeutico della pillola per regolarizzare il ciclo, il suo uso preventivo da parte di religiose che vivono in Paesi in guerra, con il rischio di violenze sessuali; eccetera). Il dibattito continuò incalzante fino ai primi degli anni Sessanta. E quando si giunse al Concilio fu chiaro a tutti che i fronti si erano capovolti e che l'opinione prevalente soltanto 10 anni prima era divenuta minoritaria.

Nel marzo del 1963, Giovanni XXIII (1958-1963) aveva istituito una Commissione di studio per affrontare i temi relativi al matrimonio e alla famiglia, la quale aveva dato un parere favorevole al controllo artificiale delle nascite.
Nel giugno 1964 Paolo VI avocò a sé il tema della contraccezione, sottraendolo al dibattito conciliare e creando una Commissione pontificia di esperti. In realtà una Commissione era già stata creata nel marzo del 1963 da Giovanni XXIII ed era composta da sei membri. Paolo VI la ristrutturò, portandola a 12 membri. Nella primavera del 1965 la rafforzò di nuovo, includendovi medici, sociologi, demografi, teologi e un certo numero di sposi cattolici. E nel marzo 1966 ne ingrossò ancora le file. Alla fine la commissione risultò composta di 75 membri oltre a un presidente (il cardinale Ottaviani, prefetto del Sant'Uffizio) e due vicepresidenti (i cardinali: Doepfner, tedesco, e Heenan, inglese).
Il 29 ottobre 1964 il cardinale Leo Suenens, arcivescovo di Malines (Belgio), pronuncia uno degli interventi più famosi e drammatici del Concilio Vaticano II. Si sta dibattendo il paragrafo 21 (sulla teologia del matrimonio) dello schema De Ecclesia in mundo huius temporis, che diventerà poi parte della Gaudium et spes. Ma il vero oggetto della discussione è una questione "caldissima": il rinnovamento della morale coniugale, i problemi della regolazione delle nascite e, in definitiva, la liceità o meno della "pillola" come strumento per attuare una moderna «paternità responsabile». Suenens si fece interprete dell'esigenza di un rinnovamento della morale coniugale che affrontasse in maniera nuova e più aperta anche il delicato tema della regolazione delle nascite. Accanto alla sua, si levarono anche le voci dei cardinali Alfrink e Léger, e del patriarca melchita Maximos IV Saigh e di altri autorevoli esponenti della maggioranza "progressista" dei Padri conciliari.
Nel giugno 1966 la Commissione Pontificia per lo studio della Popolazione, della Famiglia e della Natalità (Cppfn) concluse i suoi lavori. Paolo VI richiese un supplemento di studio al cardinale Ottaviani e ad un ristretto gruppo di teologi.
Si deve ricordare, a questo punto, il ruolo che ebbero alcuni teologi e pastori che operavano come una vera lobby già prima della promulgazione dell'Enciclica. Nell'aprile del 1967, per far pressione sul Papa, la lobby di teologi e pastori favorevoli alla pillola contraccettiva, tra cui il redentorista Bernard Haring, fecero uscire contemporaneamente in Francia su Le Monde, in Gran Bretagna su The Tablet e negli Stati Uniti sul National Catholic Reporter, il "documento della commissione preparatoria", che a maggioranza era in contrasto con le decisioni che prenderà poi Paolo VI (si scrisse che nella commissione i favorevoli erano 70 e i contrari solo 4).
Importante a questo proposito è la testimonianza di Bernardo Colombo, professore emerito di demografia all'Università di Padova, fratello di mons. Carlo Colombo, vescovo e teologo di fiducia di Paolo VI negli anni del Concilio Vaticano II, che in qualità di "perito" conciliare, prese parte all'elaborazione della costituzione "Gaudium et Spes", ma soprattutto lavorò intensamente nella Commissione Pontificia per lo studio della Popolazione, della Famiglia e della Natalità (Cppfn).
Colombo raccontò che quando uscì sulla stampa la cosiddetta "relazione della maggioranza", egli si sentì "intimamente offeso e disgustato". Quel testo era solo "uno di dodici rapporti presentati al Santo Padre". Quanto ai responsabili della fuga afferma: "Io vi vedo una campagna orchestrata con malizia: non mi risulta che questa rientri tra le virtù cristiane. [...] Intimamente sentii che quella gente, in fatto di comportamenti morali, non aveva nulla da insegnarmi. [...] A me venne fatto di confrontare la serietà di quelle persone con quella dei componenti del comitato centrale del partito comunista italiano...".
Dopo la promulgazione dell'Enciclica, avvenuta il 25 luglio 1968, la contestazione esplose un po' ovunque - dentro e fuori la Chiesa - e quella lobby, uscita sconfitta, non era certamente estranea a questa ondata di contestazione del Magistero.
Durante la preghiera dell'Angelus del 4 agosto il Papa farà udire la sua voce di padre e pastore: «La voce della Nostra Enciclica Humanae vitae ha avuto molti echi [...]. Sappiamo che vi sono anche molti che non hanno apprezzato il Nostro insegnamento, anzi non pochi lo osteggiano. Possiamo in un certo senso capire questa incomprensione ed anche questa opposizione. La Nostra parola non è facile, non è conforme ad un uso che oggi si va purtroppo diffondendo, come comodo e apparentemente favorevole all'amore e all'equilibrio familiare. Noi vogliamo ancora ricordare come la norma da Noi riaffermata non è Nostra, ma è propria delle strutture della vita, dell'amore e della dignità umana; è cioè derivata dalla Legge di Dio. Non è norma che ignori le condizioni sociologiche o demografiche del nostro tempo [...]. È solo una norma morale esigente e severa, oggi sempre valida, che vieta l'uso di mezzi i quali intenzionalmente impediscono la procreazione, e che degradano così la purezza dell'amore e la missione della vita coniugale. Abbiamo parlato per dovere del Nostro ufficio e per carità pastorale [...]».
Gli studiosi cattolici Hervé Cavallera e Ramón Garcia de Haro avanzano l'ipotesi che da questa Enciclica sia cominciata la grande contestazione del Magistero pontificio: in effetti, dalla grave crisi modernista manifestatasi all'inizio del secolo XX, mai il Magistero pontificio aveva più ricevuto contestazioni così dure ed esplicite all'interno della Chiesa; sotto Paolo VI queste invece ci saranno e cresceranno proprio con l' "Humanae vitae".
Paolo VI, il 18 settembre 1968, parlando dei "cattolici inquieti" e della contestazione in atto, denunciava che "uno spirito di critica corrosiva è diventato di moda in alcuni settori della vita cattolica", aggiungendo: «Vengono alle labbra le parole di Gesù: "Inimici hominis, domestici eius", i nemici dell'uomo saranno i suoi di casa!».
Il 12 di settembre, pochi giorni prima di concludere il suo pellegrinaggio terreno (23 settembre), Padre Pio da Pietrelcina scrisse una lettera - anche a nome di tutti coloro che in qualche modo gli erano legati: figli spirituali, gruppi di preghiera, benefattori delle opere sociali e caritative, ecc. -, con la quale intendeva alleviare le sofferenze del Papa promettendogli la sua preghiera ed i sacrifici, affinché il Signore mitigasse il suo dolore e facesse trionfare la verità da lui proposta e difesa in quella Enciclica tanto contrastata e in tutti gli altri atti del suo Supremo Magistero Apostolico. La lettera di Padre Pio venne pubblicata dall'Osservatore Romano del 29 settembre 1968.

Testo della lettera di San Pio da Pietrelcina:
San Giovanni Rotondo, 12 settembre 1968
Santità,
approfitto del Vostro incontro con i padri Capitolari per unirmi spiritualmente ai miei confratelli ed umiliare ai Vostri piedi il mio affettuoso ossequio, tutta la mia devozione verso la Vostra Augusta Persona, nell'atto di fede, amore ed obbedienza alla dignità di Colui che rappresentate sulla terra. [...]
So che il Vostro cuore soffre molto in questi giorni per le sorti della Chiesa, per la pace del mondo, per le tante necessità dei popoli, ma soprattutto per la mancanza di obbedienza di alcuni, perfino cattolici, all'alto insegnamento che Voi assistito dallo Spirito Santo e nel nome di Dio ci date.
Vi offro la mia preghiera e sofferenza quotidiana, quale piccolo ma sincero pensiero dell'ultimo dei Vostri figli, affinché il Signore Vi conforti con la sua grazia per continuare il diritto e faticoso cammino, nella difesa dell'eterna verità, che mai si cambia col mutar dei tempi.
Anche a nome dei miei figli spirituali e dei "Gruppi di preghiera" vi ringrazio per la parola chiara e decisa che avete detto, specie nell'ultima Enciclica Humanae Vitae, e riaffermo la mia fede, la mia incondizionata obbedienza alle vostre illuminate direttive.
Voglia il Signore concedere il trionfo alla verità, la pace alla sua Chiesa, la tranquillità ai popoli della terra, salute e prosperità alla Santità Vostra, affinché dissipate queste nubi passeggere, il regno di Dio trionfi in tutti i cuori, mercé la vostra opera apostolica di supremo Pastore di tutta la cristianità.
Prostrato ai vostri piedi vi prego di benedirmi, assieme ai confratelli, ai miei figli spirituali, ai "Gruppi di preghiera", ai miei ammalati, a tutte le iniziative di bene che nel nome di Gesù e con la vostra protezione ci sforziamo di compiere.
Della Santità Vostra umilissimo figlio

Fonte: fonte non disponibile, 7 Maggio 2008

9 - 40° ANNIVERSARIO DELL’ENCICLICA HUMANAE VITAE

Autore: Benedetto XVI - Fonte: fonte non disponibile, 10 maggio 2008

Discorso ai partecipanti al congresso internazionale promosso dalla Pontificia Università Lateranense,
nel 40° anniversario dell’Enciclica "Humanae vitae"

Venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
cari fratelli e sorelle,
è con particolare piacere che vi accolgo al termine del lavoro, che vi ha impegnati a riflettere su un problema antico e sempre nuovo quale la responsabilità e il rispetto per il sorgere della vita umana. Saluto in modo particolare Mons. Rino Fisichella, Magnifico Rettore della Pontificia Università Lateransense, che ha promosso questo Congresso internazionale e lo ringrazio per le espressioni di saluto che ha voluto rivolgermi. Il mio saluto si estende poi agli illustri Relatori, Docenti e partecipanti tutti, che con il loro contributo hanno arricchito queste giornate di intenso lavoro. Il vostro contributo si inserisce efficacemente all’interno di quella più vasta produzione che, nel corso dei decenni, è venuta crescendo su questo tema così controverso e, tuttavia, così decisivo per il futuro dell’umanità.
Già il Concilio Vaticano II, nella Costituzione Gaudium et spes, si rivolgeva agli uomini di scienza sollecitandoli ad unire gli sforzi per raggiungere un’unità del sapere e una certezza consolidata circa le condizioni che possono favorire una "onesta regolazione della procreazione umana" (GS, 52). Il mio Predecessore di venerata memoria, il Servo di Dio Paolo VI, il 25 luglio del 1968, pubblicava la Lettera enciclica Humanae vitae. Quel documento divenne ben presto segno di contraddizione. Elaborato alla luce di una decisione sofferta, esso costituisce un significativo gesto di coraggio nel ribadire la continuità della dottrina e della tradizione della Chiesa. Quel testo, spesso frainteso ed equivocato, fece molto discutere anche perché si poneva agli albori di una profonda contestazione che segnò la vita di intere generazioni. A quarant’anni dalla sua pubblicazione quell’insegnamento non solo manifesta immutata la sua verità, ma rivela anche la lungimiranza con la quale il problema venne affrontato. Di fatto, l’amore coniugale viene descritto all’interno di un processo globale che non si arresta alla divisione tra anima e corpo né soggiace al solo sentimento, spesso fugace e precario, ma si fa carico dell’unità della persona e della totale condivisione degli sposi che nell’accoglienza reciproca offrono se stessi in una promessa di amore fedele ed esclusivo che scaturisce da una genuina scelta di libertà. Come potrebbe un simile amore rimanere chiuso al dono della vita? La vita è sempre un dono inestimabile; ogni volta che si assiste al suo sorgere percepiamo la potenza dell’azione creatrice di Dio che si fida dell’uomo e in questo modo lo chiama a costruire il futuro con la forza della speranza.
Il Magistero della Chiesa non può esonerarsi dal riflettere in maniera sempre nuova e approfondita sui principi fondamentali che riguardano il matrimonio e la procreazione. Quanto era vero ieri, rimane vero anche oggi. La verità espressa nell’Humanae vitae non muta; anzi, proprio alla luce delle nuove scoperte scientifiche, il suo insegnamento si fa più attuale e provoca a riflettere sul valore intrinseco che possiede. La parola chiave per entrare con coerenza nei suoi contenuti rimane quella dell’amore. Come ho scritto nella mia prima Enciclica Deus caritas est: "L’uomo diventa realmente se stesso quando corpo e anima si ritrovano in intima unità… Non sono né lo spirito né il corpo da soli ad amare: è l’uomo, la persona, che ama come creatura unitaria, di cui fanno parte corpo e anima" (n. 5). Tolta questa unità si perde il valore della persona e si cade nel grave pericolo di considerare il corpo come un oggetto che si può comperare o vendere (cfr ibid.). In una cultura sottoposta alla prevalenza dell’avere sull’essere, la vita umana rischia di perdere il suo valore. Se l’esercizio della sessualità si trasforma in una droga che vuole assoggettare il partner ai propri desideri e interessi, senza rispettare i tempi della persona amata, allora ciò che si deve difendere non è più solo il vero concetto dell’amore, ma in primo luogo la dignità della persona stessa. Come credenti non potremmo mai permettere che il dominio della tecnica abbia ad inficiare la qualità dell’amore e la sacralità della vita.
Non a caso Gesù, parlando dell’amore umano, si richiama a quanto operato da Dio all’inizio della creazione (cfr Mt 19,4-6). Il suo insegnamento rimanda a un atto gratuito con il quale il Creatore ha inteso non solo esprimere la ricchezza del suo amore, che si apre donandosi a tutti, ma ha voluto anche imprimere un paradigma sul quale l’agire dell’umanità deve declinarsi. Nella fecondità dell’amore coniugale l’uomo e la donna partecipano all’atto creativo del Padre e rendono evidente che all’origine della loro vita sponsale vi è un "sì" genuino che viene pronunciato e realmente vissuto nella reciprocità, rimanendo sempre aperto alla vita. Questa parola del Signore permane immutata con la sua profonda verità e non può essere cancellata dalle diverse teorie che nel corso degli anni si sono succedute e a volte perfino contraddette tra loro. La legge naturale, che è alla base del riconoscimento della vera uguaglianza tra le persone e i popoli, merita di essere riconosciuta come la fonte a cui ispirare anche il rapporto tra gli sposi nella loro responsabilità nel generare nuovi figli. La trasmissione della vita è iscritta nella natura e le sue leggi permangono come norma non scritta a cui tutti devono richiamarsi. Ogni tentativo di distogliere lo sguardo da questo principio rimane esso stesso sterile e non produce futuro.
E’ urgente che riscopriamo di nuovo un’alleanza che è sempre stata feconda, quando è stata rispettata; essa vede in primo piano la ragione e l’amore. Un acuto maestro come Guglielmo di Saint Thierry poteva scrivere parole che sentiamo profondamente valide anche per il nostro tempo: "Se la ragione istruisce l’amore e l’amore illumina la ragione, se la ragione si converte in amore e l’amore acconsente a lasciarsi trattenere entro i confini della ragione, allora essi possono fare qualcosa di grande" (Natura e grandezza dell’amore, 21,8). Cos’è questo "qualcosa di grande" a cui possiamo assistere? E’ il sorgere della responsabilità per la vita, che rende fecondo il dono che ognuno fa di sé all’altro. E’ frutto di un amore che sa pensare e scegliere in piena libertà, senza lasciarsi condizionare oltre misura dall’eventuale sacrificio richiesto. Da qui scaturisce il miracolo della vita che i genitori sperimentano in se stessi, verificando come qualcosa di straordinario quanto si compie in loro e tramite loro. Nessuna tecnica meccanica può sostituire l’atto d’amore che due sposi si scambiano come segno di un mistero più grande che li vede protagonisti e compartecipi della creazione.
Si assiste sempre più spesso, purtroppo, a vicende tristi che coinvolgono gli adolescenti, le cui reazioni manifestano una non corretta conoscenza del mistero della vita e delle rischiose implicanze dei loro gesti. L’urgenza formativa, a cui spesso faccio riferimento, vede nel tema della vita un suo contenuto privilegiato. Auspico veramente che soprattutto ai giovani sia riservata un’attenzione del tutto peculiare, perché possano apprendere il vero senso dell’amore e si preparino per questo con un’adeguata educazione alla sessualità, senza lasciarsi distogliere da messaggi effimeri che impediscono di raggiungere l’essenza della verità in gioco. Fornire false illusioni nell’ambito dell’amore o ingannare sulle genuine responsabilità che si è chiamati ad assumere con l’esercizio della propria sessualità non fa onore a una società che si richiama ai principi di libertà e di democrazia. La libertà deve coniugarsi con la verità e la responsabilità con la forza della dedizione all’altro anche con il sacrificio; senza queste componenti non cresce la comunità degli uomini e il rischio di rinchiudersi in un cerchio di egoismo asfissiante rimane sempre in agguato.
L’insegnamento espresso dall’Enciclica Humanae vitae non è facile. Esso, tuttavia, è conforme alla struttura fondamentale mediante la quale la vita è sempre stata trasmessa fin dalla creazione del mondo, nel rispetto della natura e in conformità con le sue esigenze. Il riguardo per la vita umana e la salvaguardia della dignità della persona ci impongono di non lasciare nulla di intentato perché a tutti possa essere partecipata la genuina verità dell’amore coniugale responsabile nella piena adesione alla legge inscritta nel cuore di ogni persona. Con questi sentimenti imparto a tutti voi l’Apostolica Benedizione.

Fonte: fonte non disponibile, 10 maggio 2008

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