BastaBugie n°19 del 07 marzo 2008

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1 IDEA SEMPLICE E INTELLIGENTE: IL LATINO ACCOMUNA GLI EUROPEI
Parlamento Ue, per entrare ci vuole il latino
Fonte:
2 60 PER CENTO DEI GINECOLOGI ITALIANI È OBIETTORE DI COSCIENZA CONTRO L'ABORTO
Un'altra smentita al documento dei medici sull'aborto
Autore: Piero Vietti - Fonte:
3 LOURDES E NAPOLI, AMORE E ODIO
Amore e odio
Autore: Gianpaolo Barra - Fonte:
4 CINA: OLIMPIADI E DIRITTI UMANI VIOLATI
«Parlare di diritti è tradire lo spirito olimpico»
Autore: Bernardo Cervellera - Fonte:
5 CAMBOGIA: I KHMER ROSSI E LO STERMINIO CENSURATO
I Kmer rossi che Terzani non vide
Autore: Piero Gheddo - Fonte: Avvenire
6 I PROTESTANTI CAMBIANO LA FORMULA TRINITARIA PER IL BATTESIMO
«Non si cambia ciò che Cristo stesso istituì»
Autore: Mimmo Muolo - Fonte:
7 PERCHÉ LO STATO RICONOSCA IL PRINCIPIO DI SUSSIDIARIETÀ E ABBANDONI LO STATALISMO
La sussidiarietà ci rende protagonisti. «Deduzioni ex ante o politiche di assistenza familiare ex post: nessuna differenza se il risultato è lo stesso»: falso!
Autore: Giacomo Samek Lodovici - Fonte:
8 PER CHI VOTARE IL 13 APRILE
Un bussola per le elezioni solo tre principi. non negoziabili
Autore: Gianpaolo Barra - Fonte:
9 I CATTOLICI SCELGANO CHI DIFENDE I LORO VALORI. I SIMBOLI NON CONTANO

Autore: Andrea Tornielli - Fonte:

1 - IDEA SEMPLICE E INTELLIGENTE: IL LATINO ACCOMUNA GLI EUROPEI
Parlamento Ue, per entrare ci vuole il latino
articolo non firmato

«Parlamentum europeum»: non è, questo, il nome di una nuova istituzione continentale bensì l’inedita dicitura che compare sui badge identificativi dei deputati di Strasburgo.
  Ovvero, il titolo latino della Camera europea diventa uniformante per tutte le diverse lingue accreditate nei palazzi dell’Unione europea.
  Lo ha annunciato il vicepresidente del Parlamento, l’italiano Mario Mauro, affermando che i tesserini di identificazione dell’Aula «riporteranno la scritta in un’unica lingua, il latino». Un approdo linguistico che ha anche un significato culturale: «Si tratta di una battaglia vinta per fermare la grande diatriba tra le 23 lingue dell’Unione europea. Il latino è la lingua comune che unisce tutti quanti». Partendo dall’Atlantico fino agli Urali, dalla Sicilia alla Scozia.


2 - 60 PER CENTO DEI GINECOLOGI ITALIANI È OBIETTORE DI COSCIENZA CONTRO L'ABORTO
Un'altra smentita al documento dei medici sull'aborto
Autore: Piero Vietti - Fonte:

Il 60 per cento circa (59,5 per cento) dei ginecologi italiani attivi in strutture che effettuano l'interruzione volontaria di gravidanza è obiettore di coscienza. A ulteriore conferma dell’inattendibilità del documento della Fnomceo, arrivano i dati resi noti dall’Istituto superiore di sanità e inviati al ministero della Salute per la relazione sull’applicazione della legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza. Si riferiscono al 2005, e fanno capire come in tutta Italia – trasversalmente – vi siano già “piccole moratorie”.


3 - LOURDES E NAPOLI, AMORE E ODIO
Amore e odio
Autore: Gianpaolo Barra - Fonte:

Nel bel libro di Alessandra Borghese su Lourdes, la cui recensione trovate a pagina 62, si racconta un episodio che fa pensare.
Un giorno, l'autrice viene chiamata a prestare servizio alle piscine dei bambini. Forse è utile ricordare, per chi non lo sapesse, che le piscine sono le vasche riempite di quell'acqua miracolosa, ove sani e malati si immergono in cerca di una grazia, una guarigione, un conforto, una conversione. Quelle degli adulti sono separate da quelle destinate ai piccoli e nelle une come nelle altre prestano servizio i volontari.
Quel giorno, una madre vi conduce i suoi due piccoli. Una ragazzina, che ha il volto segnato da una cicatrice devastante, tutta ritorta su se stessa, evidentemente affetta da una gravissima patologia, e un bambino che si presenta sano, vivace e bello.
Donna Alessandra li accoglie e comincia a spogliare con delicatezza la bimba, come si deve fare prima di immergerla nell'acqua benedetta. Forte è la paura di sfiorare le ferite, di procurare dolore. Per questo, si muove con impaccio e cerca forza nella preghiera.
Prima di proseguire, consentitemi un richiamo ad un'esperienza personale: so di che cosa parla il libro, perché per diversi anni ho prestato servizio a Lourdes, proprio alle piscine, e anch'io, una volta, fui incaricato di operare in quella dei bambini. Quel che si vede, quel che si vive - e le grazie che si ricevono - sono indimenticabili.
Torniamo al fatto. Bisognosa di incoraggiamento credetemi, non è cosa facile - Alessandra incrocia lo sguardo della madre, che intanto teneva a bada l'altro figlio. E da questa si sente dire: «Anche lui è malato, ha un tumore al cervello. Il Signore mi ha chiesto di amarli, anche se sono ridotti così».
Non vi dico quel che accade dopo, leggerete il libro.
Ma vi prego di soffermare la vostra attenzione sulle parole di quella donna: «Il Signore mi ha detto di amarli, anche se sono ridotti così».

Ora, deponete il libro e leggete questa pagina nera di una cronaca, la nostra, altrettanto nera.
In un ospedale napoletano, un bambino, giunto alla 21 ma settimana di vita nel grembo della propria madre, viene eliminato con l'aborto perché affetto dalla sindrome di Klinefelter, una malattia che procura, spesso, sterilità, ma che per il resto è curabile.
A qualcuno sorge il dubbio che la legge 194, grazie alla quale in Italia sono stati assassinati quasi cinque milioni di bambini negli ultimi trent'anni, non sia stata rispettata, perché l'aborto sarebbe stato effettuato fuori tempo massimo, e chiama la questura. Che si muove per indagare, come è giusto che sia.
Apriti cielo: in diverse città italiane, femministe isteriche e indignate manifestano tutta la loro rabbia. Ce l'hanno con Giuliano Ferrara, perché ha scritto che quel bambino «aveva occhi, naso, bocca, piedi, cuore, sistema nervoso e tutto il resto» e non doveva essere ucciso. Se la prendono con la Chiesa, con il Papa, con la Cei, con i medici obiettori di coscienza, con i pro-life, con chi difende la vita fin dal concepimento e minaccia quello che per loro è un diritto, il diritto di abortire. La grande stampa dà manforte, interviene il ministro della sanità Livia Turco, scandalizzata. Solo qualche giorno prima, aveva affermato che le sembrava "crudele" - ha detto proprio cosi! - curare un bambino nato troppo prematuro senza l'autorizzazione dei genitori (tenere presente, per cortesia, prima di votare.. .).

Ora, non vi viene voglia di fare un confronto? Di chiedervi che cosa distingue la mamma di Lourdes dalle scatenate femministe? Se chiedete un parere ai soliti "esperti", aspettatevi mille risposte.
A me ne basta una: la prima vive d'amore, le seconde traboccano d'odio.


4 - CINA: OLIMPIADI E DIRITTI UMANI VIOLATI
«Parlare di diritti è tradire lo spirito olimpico»
Autore: Bernardo Cervellera - Fonte:

 «Pechino è pronta!»: lo slogan che tutte le televisioni, radio, giornali, cartelli stradali riportano ad ogni piè sospinto dice qualcosa del nervosismo con cui la capitale cinese si sta preparando a quello che viene visto come l’evento più importante da almeno 50 anni. Il governo della città e la stessa Cina puntano sulle Olimpiadi per mostrare finalmente una Cina alla pari con tutte le maggiori nazioni del mondo, una Cina aperta, amichevole, vittoriosa sul piano dello sport e della cultura, oltre che su quello economico.
 Dopo l’inaugurazione del Cubo d’acqua, l’avveniristico quartiere delle piscine e dei tuffi, si aspetta il varo dello Stadio nazionale, il famoso “nido d’uccello”, il cui modello viene presentato ovunque, anche nei ristoranti. Da mesi Zhang Yimou, il regista di «Lanterne Rosse» e «La città proibita» prova e riprova la cerimonia di apertura con migliaia di comparse, pur mantenendo il “segreto di Stato” sui particolari. Si sa solo che vi saranno brani di opera cinese e fuochi d’artificio. Anche la campagna per la buona educazione sta dando frutti: i tassisti – pena delle multe salate – devono lavarsi tutti i giorni, pulire l’auto per togliere cattivi odori, imparare qualche frase in inglese per accogliere gli ospiti stranieri. Ogni buon cinese non deve più sputare per terra, non deve gridare, non deve mai saltare la fila ai biglietti, alla banca, ai negozi. Da giorni 200mila poliziotti stanno ripulendo la città da bande e malviventi e si cerca di migliorare la qualità dell’aria. Pechino ha promesso che per alcuni mesi farà perfino chiudere alcune fabbriche inquinanti per dare agli atleti un’aria pura (o quasi).
  Al di là di questi buoni risultati, il nervosismo rimane grande: la Cina in questi mesi sarà sotto i riflettori di tutto il mondo, e la leadership teme critiche dall’esterno perché fanno perdere la faccia e rischiano di alimentare il grande malcontento diffuso nella popolazione.
 I fallimenti su cui la Cina è inciampata in questi mesi non sono un buon segno: lo scorso fine ottobre, all’apertura delle prenotazioni dei biglietti per le cerimonie olimpiche, il sistema elettronico è andato in tilt; nei giorni scorsi, a causa del maltempo, le linee elettriche sono saltate in 16 delle 31 province cinesi, mettendo in dubbio la «prontezza» di Pechino, visto che per tre settimane intere città sono rimaste senza riscaldamento e senza luce.
  Ma soprattutto Pechino non sembra pronta a farsi conoscere per quello che è, nelle sue cose belle, ma anche nelle sue cose brutte. Solo adesso cominciano ad emergere notizie su quante persone sono state espropriate delle loro case per far posto agli impianti e ai villaggi olimpici: almeno 1,5 milioni. Solo ora il governo confessa che vi sono stati (ufficialmente) 6 morti sui cantieri dei Giochi.
  Oltre a questo, la Cina non sembra disposta a condividere di più: pur lasciando «libertà » ai giornalisti stranieri, ha vietato a tutti i giornalisti cinesi di parlare dei problemi del Paese; rivendicando che i Giochi non devono essere usati politicamente, la polizia sta facendo piazza pulita di dissidenti, attivisti per i diritti umani, poveri contadini che si recano nella capitale per presentare petizioni. Ogni richiesta interna ed esterna di usare i Giochi per migliorare la situazione dei diritti umani è scartata come manipolazione politica e come «tradimento dello spirito olimpico». In questo Pechino è aiutata dal Comitato olimpico internazionale (Cio) che ha ridotto le sue pretese. Nel 2001 aveva detto che le Olimpiadi avrebbero migliorato i diritti umani in Cina; oggi dice che il Cio non è un’organizzazione umanitaria e può non preoccuparsi delle violazioni ai diritti umani.
  Proprio perché la Cina vuole solo dare spettacolo, ma non farsi conoscere, l’arma migliore non è il boicottaggio dei Giochi, ma il parteciparvi, visitando non solo i monumenti sportivi, ma anche i poveri e i diseredati dell’Impero.
  È quanto stanno pensando gruppi di buddisti tibetani, che vogliono entrare in massa a Pechino per pubblicizzare davanti alle telecamere del mondo intero le violenze della Cina contro il Tibet e il Dalai Lama. Anche protestanti brasiliani e americani si preparano da anni, studiando il cinese, a sfruttare la facilità dei visti in occasione delle Olimpiadi per evangelizzare il Paese importando migliaia di bibbie e allestendo incontri informali con la popolazione.
 Pechino ha già avvertito che permetterà solo raduni «in accordo con la legge», in cui cerimonie fra fedeli stranieri e cinesi vengano svolte sotto l’egida e la supervisione dalle Associazioni Patriottiche, registrate e controllate. Negli ultimi mesi la Cina ha espulso o deportato oltre 100 presunti missionari, soprattutto di Stati Uniti, Corea del Sud, Singapore, Canada, Australia e Israele. Le espulsioni sono avvenute a Pechino e nelle regioni di Xinjiang, Tibet e Shandong. E a rincarare la dose, ha lanciato una campagna di «normalizzazione» delle comunità protestanti, arrestando migliaia di fedeli delle comunità sotterranee.
 Il monito del governo che non è pronto a rivelare il suo vero volto.
  Retate, le cosmesi forzate e i divieti in campo religioso.


5 - CAMBOGIA: I KHMER ROSSI E LO STERMINIO CENSURATO
I Kmer rossi che Terzani non vide
Autore: Piero Gheddo - Fonte: Avvenire, 2 marzo 2008

Sul Corriere della Sera (8 febbraio), Ettore Mo ha presentato il volume postumo di Tiziano Terzani ('Fantasmi', edito da Longanesi), sui ricordi dalla Cambogia negli anni terribili dei Khmer rossi, quando l’occupazione di Phnom Penh da parte dei guerriglieri maoisti (aprile 1975) in Italia veniva esaltata. Tiziano Terzani in realtà contribuì a quell’assurda esaltazione di uno dei peggiori genocidi del secolo XX: in poco meno di quattro anni, su 8 milioni di cambogiani i Khmer rossi ne eliminarono da uno a due milioni «perchè inutili alla rivoluzione comunista» e un altro milione e mezzo fuggì verso la Thailandia e la Malesia. Terzani è stato certamente scrittore e giornalista di valore, ma come tanti altri anche uno degli illusi che esaltò i Vietcong e i Khmer rossi come 'liberatori' dei loro popoli: solo anni dopo il fallimento inglorioso della loro 'liberazione' incominciò a dire timidamente che si era sbagliato. Come 'profeta' e 'santone' laico (molti suoi lettori lo ricordano così) bisogna dire che in quel caso non si dimostrò a servizio della verità, come lui stesso poi riconobbe, quando confessò a 'Repubblica' che è vero, si era sbagliato, perchè i Khmer rossi erano stati «assassini sanguinari accecati dall’ideologia marxista-leninista». Eppure, le informazioni sul genocidio dei Khmer rossi erano già tante, subito dopo la loro vittoria militare. 'Avvenire' era uno dei pochi giornali italiani a informare su quell’apocalisse e personalmente ero in prima linea a scrivere e parlare, citando sempre le fonti autorevoli dei missionari di Parigi che erano in Cambogia dal 1850! La Chiesa locale cambogiana aveva un solo vescovo (monsignor Salas) e poche decine di migliaia di cattolici e venne subito totalmente sterminata. Ma i Mep (Missions Etrangères de Paris), espulsi dal paese, erano in Thailandia, traducevano la radio e i bollettini dei Khmer rossi, intervistavano i profughi che a decine di migliaia fuggivano. Ne davano resoconti spaventosi, che personalmente portavo in Italia anche sulla rivista che dirigevo, 'Mondo e Missione'.
Nel 1976 ho pubblicato 'Cambogia rivoluzione senza amore' dalla Sei, dopo che altre editrici cattoliche avevano rifiutato il volume «troppo anticomunista». Su 'L’Unità', Sarzi Amadè scrisse che ero «un missionario finanziato dalla Cia». Un mio dibattito sui profughi registrato alla Rai con Francesco Alberoni e Vittorio Citterich non venne poi trasmesso. E’ difficile oggi capire l’atmosfera di quel tempo! Ai crimini dei comunisti non solo non ci credevano, ma non si potevano nemmeno raccontare! Ma non si capisce nemmeno perchè un giornalista come Terzani, in Vietnam come in Cambogia, non ha mai dato la minima attenzione a quei missionari che si trovavano sul posto da una vita. Se si fosse degnato di prendere contatto con i missionari francesi del Mep, avrebbe incominciato a capire qualcosa di quel genocidio.
Dunque sfiora il ridicolo l’affermazione che Terzani «fu tra i primi a fornire qualche informazione sulla loro esistenza (dei Khmer rossi) ai giornali europei»!

Fonte: Avvenire, 2 marzo 2008

6 - I PROTESTANTI CAMBIANO LA FORMULA TRINITARIA PER IL BATTESIMO
«Non si cambia ciò che Cristo stesso istituì»
Autore: Mimmo Muolo - Fonte:

No della Congregazione per la dottrina della fede a formule battesimali che non esprimono adeguatamente la fede trinitaria.
 ROMA. Non è valido per la Chiesa cattolica il Battesimo conferito «nel nome del Creatore, del Redentore e del Santificatore», oppure con la formula «io ti battezzo nel nome del Creatore, del Liberatore, e del Sostenitore». Lo afferma un intervento della Congregazione per la dottrina della fede, pubblicato ieri dalla Sala stampa vaticana, in risposta ai dubbi sollevati riguardo alla validità del primo dei sacramenti, quando vengano utilizzate queste due nuove formule. La prassi, invalsa soprattutto in alcuni Paesi di lingua inglese tra anglicani, luterani e presbiteriani, proviene dalla cosiddetta teologia femminista, che ricorre a tali nomi per evitare di dire Padre e Figlio, ritenute parole maschiliste. Ma così facendo, sottolinea la Congregazione per la dottrina delle fede, si sovverte la fede nella Trinità. Non si tratta, infatti, solo di una questione linguistica. Le due formule non sono valide perché non rispettano la volontà di Cristo, e non contengono l’invocazione della Santissima Trinità, con l’espressione distinta delle tre Persone con i rispettivi nomi. La Chiesa, infatti, non ha il diritto di cambiare ciò che Cristo stesso ha istituito. Dunque le parole che si usano nelle formule, come già dicevano san Tommaso d’Aquino e sant’Agostino, sono efficaci nei sacramenti non semplicemente perché sono pronunziate, ma perché esprimono ciò che è oggetto di fede. Perciò, come scrive Antonio Miralles in una nota pubblicata da 'L’Osservatore Romano', «la formula battesimale deve esprimere adeguatamente la fede trinitaria: non valgono formule approssimative». E la fede trinitaria non è espressa adeguatamente «quando si designano le Persone divine con nomi comuni alle tre», come avviene appunto nelle formule considerate dalla Risposta dell’ex Sant’Uffizio.
  «Tutte e tre le persone divine, infatti, sono Creatore, Santificatore, Liberatore, Sostenitore». La conseguenza è, come ricorda il cardinale Urbano Navarrete nell’altra nota che accompagna il pronunciamento, «che le persone 'battezzate' con le formule in questione in realtà non lo sono». Il problema si pone soprattutto per quanti da quelle confessioni che usano tali formule volessero diventare cattolici. In questo caso dovranno ricevere «ex novo» il Battesimo.


7 - PERCHÉ LO STATO RICONOSCA IL PRINCIPIO DI SUSSIDIARIETÀ E ABBANDONI LO STATALISMO
La sussidiarietà ci rende protagonisti. «Deduzioni ex ante o politiche di assistenza familiare ex post: nessuna differenza se il risultato è lo stesso»: falso!
Autore: Giacomo Samek Lodovici - Fonte:

C’è chi muove quest’obiezione all’importante iniziativa del Forum delle famiglie, che ha organizzato per domenica 2 marzo una raccolta di firme in tutta Italia per promuovere un fisco equo, che riconosca il contributo (che è fornito anzitutto dai figli) della famiglia al bene comune, per esempio mediante delle deduzioni (dal reddito imponibile) proporzionate alla spesa sostenuta per il mantenimento dei figli.
Ora, ammettiamo pure, cosa che non succede quasi mai, che una famiglia che non ha potuto risparmiare ex ante (nel momento del pagamento delle imposte) la cifra X, grazie a delle deduzioni dal reddito imponibile, riceva dallo Stato ex post la stessa cifra. Il risultato sarebbe lo stesso dal punto di vista economico; ma dal punto di vista dell’antropologia e della filosofia politica soggiacenti resterebbe profondamente diverso.
 Con le deduzioni, infatti, lo Stato riconosce alla famiglia un ruolo di protagonista della vita sociale e attua il principio di sussidiarietà.
  Quest’ultimo dice che lo Stato deve lasciare al singolo e alle comunità intermedie il maggior livello possibile di libertà di iniziativa (purché questa non leda gli altri); deve intervenire in loro aiuto quando essi non sono in grado, o sono in grado solo in parte, di svolgere alcuni compiti (per esempio, poiché le persone non possono difendersi da sole, lo Stato gestisce l’ordine pubblico).
  Questo principio, in primo luogo, valorizza la libertà delle singole persone e dei corpi sociali, aiutandoli ad essere protagonisti. Le deduzioni, così, danno subito ai genitori le risorse corrispondenti a ciò che hanno speso per il mantenimento dei figli, e riconoscono loro un significativo grado di sovranità. Lo Stato, infatti, deve porsi al servizio delle persone e predisporre per loro le condizioni per crescere nella responsabilità e nella creatività. Un buon padre insegna al figlio a diventare gradualmente autonomo, a gestire la sua vita, ad attivare e ad affinare le sue capacità. La negazione del principio di sussidiarietà è lo statalismo, l’invadenza dello Stato che avoca a sé quasi tutti i compiti, riscuote delle tasse molto alte e, poi, dispensa delle provvidenze. Un po’ come un padre che fa tutto al posto del figlio e/o lo tiene continuamente sotto tutela, non lo incoraggia ad esprimere le sue capacità, prende il suo stipendio e poi glielo restituisce a sua discrezione.
 In secondo luogo, l’applicazione del principio di sussidiarietà (da coniugare con quello di solidarietà) va a beneficio dello Stato stesso, perché una società è tanto meglio organizzata quanto più le attività sono svolte dai corpi intermedi, giacché – come dice I. Simon – «c’è più perfezione in un insieme le cui parti tutte quante sono piene di vita e di iniziativa, che in un insieme le cui parti tutte non sono che strumenti attraversati dall’iniziativa degli organi superiori della comunità».


8 - PER CHI VOTARE IL 13 APRILE
Un bussola per le elezioni solo tre principi. non negoziabili
Autore: Gianpaolo Barra - Fonte:

Care lettrici, cari lettori,
il Timone è un giornale con diecimila abbonati e quindicimila copie di tiratura mensile. Noi che contribuiamo a farlo tutti i mesi siamo però molto devoti del mistero dell’Incarnazione, che fonda la nostra fede nel Salvatore degli uomini e del mondo. Dunque, siamo attenti alle cose terrene perché convinti che il mondo sia la strada che porta al Cielo, il luogo e il tempo in cui provare la nostra fedeltà.
Adesso in Italia è tempo di campagna elettorale in vista delle elezioni politiche che si terranno il 13 e 14 aprile. Come sempre accade in queste circostanze, molti ci chiederanno suggerimenti e noi stessi ci chiediamo quale sia il modo migliore di contribuire al bene comune del Paese in cui viviamo. Presumiamo che la stessa cosa capiterà a ciascuno di voi.
La Chiesa cattolica ha sempre guardato con attenzione a questi momenti di grande importanza per il futuro dell’Italia. Sessant’anni fa, il 18 aprile 1948, scese in campo con determinazione, senza alcuna incertezza, per indicare agli italiani il dovere di opporsi con il voto al pericolo socialcomunista.
Oggi crediamo che l’insegnamento della Chiesa si esprima con altrettanta chiarezza, anche se con modalità diverse, per indicare agli italiani non per chi votare, ma per che cosa, per quali principi.
Il documento al quale facciamo riferimento rimane la Nota dottrinale della Congregazione per la dottrina della fede su alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica, del 24 novembre 2002, firmato dall’allora cardinale Joseph Ratzinger, Prefetto della congregazione, oggi papa Benedetto XVI.
In tale Nota si invitano i fedeli a prendere ogni decisione politica tenendo presenti quei «principi non negoziabili» che il Papa ha ricordato anni dopo, il 30 marzo 2006, incontrando partecipanti a un convegno promosso dal Partito popolare europeo.
Essi sono principi precisi e hanno un ordine gerarchico altrettanto preciso, anche se naturalmente non esauriscono il bene comune di una nazione:
1. «Tutela della vita in tutte le sue fasi, dal primo momento del concepimento fino alla morte naturale»
2. «Riconoscimento e promozione della struttura naturale della famiglia, quale unione fra un uomo e una donna basata sul matrimonio, e sua difesa dai tentativi di renderla giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione che, in realtà, la danneggiano e contribuiscono alla sua destabilizzazione, oscurando il suo carattere particolare e il suo insostituibile ruolo sociale»
3. «Tutela del diritto dei genitori di educare i propri figli» (Benedetto XVI, 30 marzo 2006).
«Questi principi non sono verità di fede anche se ricevono ulteriore luce e conferma dalla fede – aggiunge il Santo Padre – Essi sono iscritti nella natura umana stessa e quindi sono comuni a tutta l’umanità».
Noi li offriamo alla vostra meditazione così come si leggono dal testo del Papa, come criterio della scelta per le prossime elezioni. Non vi suggeriamo chi votare ma per che cosa votare, cioè vi invitiamo a confrontare i programmi e le parole di chi chiederà il vostro voto con questi semplici e precisi “principi non negoziabili”. E vi invitiamo a farli leggere così come sono a chi, anche a voi, chiederà un consiglio, una indicazione, un suggerimento.
Probabilmente questo discorso non convincerà alcuni cattolici che si ritengono “adulti”, sacerdoti o laici, e dunque superiori all’insegnamento della Chiesa; portate pazienza, ma non lasciatevi ingannare.


9 - I CATTOLICI SCELGANO CHI DIFENDE I LORO VALORI. I SIMBOLI NON CONTANO

Autore: Andrea Tornielli - Fonte:

Intervista al vescovo di San Marino Luigi Negri: «Servono politici che abbiano come criterio ultimo la dottrina sociale cristiana». «Sono gli uomini che difendono i valori, non i simboli». Il vescovo di San Marino monsignor Negri torna sul voto dei cattolici.

«Il problema per i cattolici oggi, di fronte alle vicende politiche del nostro Paese, è innanzitutto un problema di cultura. Ci devono essere uomini e donne che sappiano impegnarsi avendo come criterio ultimo i valori non negoziabili e la dottrina sociale della Chiesa».

Così Luigi Negri, vescovo di San Marino e Montefeltro, sintetizza la sfida che si presenta di fronte al mondo cattolico. Ieri il quotidiano Avvenire, in un editoriale firmato da Marco Tarquinio, faceva il punto sulla presenza (e sulle difficoltà) dei cattolici negli schieramenti della politica italiana, parlando di «un problema di compatibilità tra visioni antropologiche» per quanto riguarda il Partito democratico, «un nodo che negli ultimi anni è emerso a più riprese (si pensi solo ai temi della famiglia e della tutela della vita), fino a farsi stringente».

Che rischia di «diventare soffocante - si legge ancora nell’editoriale del quotidiano cattolico -, se davvero si realizzasse un ulteriore e definitivo avvicinamento con il gruppo di Pannella e Bonino». A destra, invece, Avvenire vede un problema di «omologazione» dovuto al «subitaneo assemblaggio di soggetti differenti» che hanno come «solo connotato ben definito», per il momento, il «profilo» del Cavaliere. Infine, al centro, nell’area dove si colloca l’Udc, secondo Avvenire c’è il «problema chiave» della «qualità» degli uomini che incarnano il progetto.

Monsignore, una situazione un po’ confusa, non crede?

«Vorrei innanzitutto dire che a me il problema appare culturale, non di formazione politica o di schieramento partitico: un ragionamento sugli schieramenti sarebbe tra l’altro del tutto fuori luogo nelle parole di un vescovo. Parlo di cultura perché questa è un’emergenza per il nostro Paese. Si tratta infatti di recuperare i principi e i valori fondamentali, quelli che Papa Benedetto XVI ha definito non negoziabili – vale a dire vita, famiglia ed educazione – e su questi costruire ad ogni livello e in ogni campo ciò che la dottrina sociale della Chiesa ha formulato in un secolo e mezzo di magistero».

 Oggi i cattolici militano nel centrodestra, nel centro, nel centrosinistra...

«Il problema è che esistano oggi in Italia uomini decisi a impegnarsi nella vita sociale e politica affermando che i valori non negoziabili sono e saranno il criterio in base a cui verificare la loro stessa militanza politica».

Che cosa pensa della decisione di Pier Ferdinando Casini di non aderire al Pdl mantenendo il suo simbolo e correndo da solo?

«Non mi trascinerà in considerazioni relative agli schieramenti e ai partiti. Non sono un politico, non intendo pronunciarmi su questo. Faccio notare soltanto che sono gli uomini che difendono i valori, non i simboli. E la dottrina sociale della Chiesa, per il cattolico che s’impegna in politica, dovrebbe essere il criterio operativo, non soltanto l’ispirazione ideale tirata in ballo nei discorsi per poi fare le scelte concrete sulla base delle convenienze o delle ideologie o della disciplina di partito. Se politici così scarseggiano, ci vuole un’esperienza educativa che ne faccia rinascere, perché non possiamo accettare l’idea che la Chiesa non sia più in grado di educare».

L’unità politica dei cattolici è una fase chiusa, impraticabile la via del partito unico. Nessuna nostalgia?

«A dire il vero un po’ di nostalgia io ce l’ho. Ho appena detto che la difesa dei valori la fanno gli uomini, non i simboli, però il partito unitario dei cattolici era un ambito di riferimento. Adesso tutto è lasciato alla singola persona. Ogni cattolico, al momento del voto, dovrà guardare là dove i valori della dottrina sociale sono non tanto affermati, ma almeno non contrastati».

 Può fare degli esempi?

«Non credo che una certa legislazione sulla famiglia che si è cercato di portare avanti negli ultimi due anni sia in linea con quel riconoscimento della famiglia naturale così come è sancito dalla nostra Costituzione. Così come faccio fatica ad avvertire una qualche consonanza con chi ostentatamente contrasta qualsiasi discorso di autonomia scolastica e di libertà di educazione. Mi sembra difficile che un cattolico possa votare per chi è contro la sacralità della vita, l’unità della famiglia, il rispetto della libertà di educazione».


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