BastaBugie n°167 del 19 novembre 2010

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1 VIENI VIA CON ME, LA RIDICOLA TRASMISSIONE DI FAZIO (DA CUI IL TERMINE: FAZIOSO)
Welby (dall'al di là) sconfessa Saviano
Autore: Giuliano Guzzo - Fonte: Libertà e Persona
2 IL MENSILE DEL MOVIMENTO PER LA VITA, FRA BUGIE E OMISSIONI, ATTACCA CHI NON SI UNIFORMA ALLA LINEA CALATA DALL'ALTO DA CARLO CASINI
Incredibile, ma vero: anche BastaBugie sul banco degli imputati!
Autore: Francesco Agnoli - Fonte: BastaBugie
3 I MALI DEL MOVIMENTO PER LA VITA: QUANDO I MIGLIORI SE NE VANNO...
Ecco la lettera che scrisse il co-fondatore e primo presidente del Movimento per la Vita (sino al 1990) denunciando il clima di intolleranza
Autore: Francesco Agnoli - Fonte: Libertà e Persona
4 AL VIA LE EPURAZIONI: IL MOVIMENTO PER LA VITA DI BIELLA, VERSO L'ESCLUSIONE DALLA FEDERAZIONE NAZIONALE
Per le tre delegate nazionali inviate a Biella puoi far parte anche della Massoneria, basta che non critichi il presidente Casini
Fonte: Movimento per la Vita di Biella
5 LA REPUBBLICA CALUNNIA I PRO-LIFE CHE ALL'OSPEDALE DI TORINO FANNO PROPAGANDA CONTRO L'ABORTO
Valter Boero (amico di Carlo Casini) scredita gli antiabortisti dicendo che insultano le donne che hanno deciso di abortire, ma è totalmente falso!
Autore: Giorgio Celsi - Fonte: Ora et Labora
6 I RADICALI REALIZZANO UNO SPOT PUBBLICITARIO PER PROMUOVERE L’EUTANASIA IN ITALIA
Sarebbe sbagliato illudersi di fermarli con il testamento biologico
Fonte: Comitato Verità e Vita
7 MOSCHEA A FIRENZE? NO GRAZIE! PADRE SERAFINO LANZETTA CRITICA FRANCO CARDINI
Bibbia e corano non parlano dello stesso Dio
Fonte: Corrispondenza Romana
8 LE TERRE ISLAMICHE GRONDANO DI SANGUE CRISTIANO, MA IL MONDO SE NE FREGA
Obama va in Indonesia a esaltare questo Paese come esempio di Islam buono: figuriamoci com’è quello cattivo
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero
9 IL FILM SHREK NON E' ADATTO PER I BAMBINI
Diverse le figure ambigue e Pinocchio porta il perizoma rosa...
Autore: Annarita Petrino - Fonte: L'Ottimista
10 ECCO PERCHE' E' SBAGLIATO DARE IL NOBEL AL PADRE DELLA FECONDAZIONE ARTIFICIALE
Il diritto al figlio non esiste perché nessuno può essere trattato come mezzo per soddisfare i propri scopi
Autore: Giacomo Samek Lodovici - Fonte: Avvenire
11 ELEZIONI IN MYANMAR, EX BIRMANIA: VINCE IL PARTITO UNICO, PERDE LA DEMOCRAZIA
Riflettiamo sul fatto che il cristianesimo è l’unica religione che ha il fondatore che è stato un lavoratore: il paganesimo invece rende l’uomo pigro e, di conseguenza, povero
Autore: Francesco Agnoli - Fonte: Il Foglio
12 TRA SCIENZA E FEDE NON C'E' INCOMPATIBILITA': LO SCIENZIATO SCOPRE NELLE LEGGI DELLA NATURA, L'IMPRONTA DEL CREATORE
A proposito di un recente discorso del Papa
Autore: Giacomo Samek Lodovici - Fonte: Avvenire
13 CINQUE VESCOVI ANGLICANI TORNANO ALLA CHIESA CATTOLICA
Ormai l'ecumenismo del ritorno promosso da Benedetto XVI è un fiume inarrestabile
Autore: Gianni Cardinale - Fonte: Avvenire
14 OMELIA PER LA SOLENNITA' DI CRISTO RE - ANNO C - (Lc 23,35-43)
In verità io ti dico, oggi con me sarai nel paradiso
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - VIENI VIA CON ME, LA RIDICOLA TRASMISSIONE DI FAZIO (DA CUI IL TERMINE: FAZIOSO)
Welby (dall'al di là) sconfessa Saviano
Autore: Giuliano Guzzo - Fonte: Libertà e Persona, 16/11/2010

Povero Roberto Saviano, non capita a tutti d’esser smentiti – nella trasmissione che si sta conducendo, in diretta televisiva - da un morto. E’ un’umiliazione bruciante, di quelle che ridicolizzerebbero e metterebbero ko chiunque. Per cui anche se ieri l'autore di "Gomorra", ormai a suo agio sotto i riflettori, ha fatto abilmente finta di nulla, è bene ricordare a chi ha visto “Vieni via con me” – e pure a chi s’è perso tanta meraviglia – l’accaduto. Deciso a spiegare il fondamento del presunto diritto a morire ai suoi colti telespettatori, Saviano, nella seconda parte della trasmissione andata in onda ieri sera, s’è improvvisato bioeticista affrontando tutto d’un fiato l’argomento più spinoso in assoluto: il cosiddetto “fine vita”.
L’argomentare della star partenopea, in sintesi, è stato questo: nessuno osa rifiutare un bene prezioso come la vita, ci mancherebbe; tutti vogliono vivere, tutti inneggiano al diritto alla vita. E’ per il diritto alla vita Beppino Englaro, ha detto Saviano, esattamente come ieri lo erano Piergiorgio Welby e Luca Coscioni. E’ poi seguita una ricostruzione commovente della vicenda Welby, nella quale il nemico della camorra ha spiegato come costui, poveraccio, non volesse altro che il rifiuto dell’accanimento terapeutico. L’ha ripetuto decine di volte: il rifiuto dell’accanimento terapeutico. Era questo, ha insistito con la sua aria messianica Saviano, il solo, vero obbiettivo politico di Welby.
Terminato il monologo strappalacrime, la parola è passata a Fabio Fazio che, probabilmente senza volerlo, ha teso al suo collega il peggior sgambetto possibile: far leggere alla vedova Welby l’elenco delle ultime parole del marito prima di morire, o di essere sottratto all’accanimento terapeutico, come direbbe Saviano. Mina Welby, in tutta serenità, ha iniziato la lettura di queste parole. Ebbene, dopo pochi vocaboli, la signora ha pronunciato quattro parole che hanno letteralmente polverizzato la tesi dello scrittore di Gomorra:”la lotta per l’eutanasia”. A questo, anche prima di morire, pensava Piergiorgio Welby: alla “lotta per l’eutanasia”. E lo diceva, vincolato come purtroppo era a potersi esprimere solo con gli occhi, senza giri di parole, con chiarezza.
Una domanda a questo punto sorge spontanea: perché Roberto Saviano s’è avventurato in un monologo di bioetica cercando di convincere i telespettatori che la lotta di Welby fosse contro l’accanimento terapeutico – pratica che tutti, ma proprio tutti, laici, laicisti e clericali, rifiutano – mentre quest’ultimo, in realtà, ha approfittato degli ultimi istanti della sua vita per rivendicare l’importanza della “lotta per l’eutanasia”? Perché confondere così palesemente i termini del discorso? Forse perché incitare milioni di telespettatori a battersi contro l’accanimento terapeutico, anziché per l’eutanasia, suona più soft? In attesa di chiarimenti che verosimilmente mai arriveranno, è bene porsele, certe domande. Perché quando uno ti dice “vieni via con me”, prima, deve dirti cosa vuole davvero.

Fonte: Libertà e Persona, 16/11/2010

2 - IL MENSILE DEL MOVIMENTO PER LA VITA, FRA BUGIE E OMISSIONI, ATTACCA CHI NON SI UNIFORMA ALLA LINEA CALATA DALL'ALTO DA CARLO CASINI
Incredibile, ma vero: anche BastaBugie sul banco degli imputati!
Autore: Francesco Agnoli - Fonte: BastaBugie, 17 novembre 2010

L'ultimo numero di "Sì alla vita" dedica svariate pagine a chi "vuole dividere il Movimento". Mi sento chiamato in causa, come giornalista del Foglio, cui l'articolista, Piergiorgio Liverani, fa più volte riferimento (oltre che a BastaBugie, Libero, Il giornale, Corrispondenza romana).
Quello che sconcerta nell'articolo in questione è anzitutto il vittimismo facile con cui Liverani (che stimo  per la sua azione pro life) si replica a domande molto chiare.
Cosa significa che qualcuno vuole dividere il MpV? Il sollevare dei problemi molto seri è volontà di dividere? Il dissentire dalla linea di Carlo Casini, è volontà di dividere? La mia volontà è difendere l'essere umano dal concepimento alla morte naturale. E questo scopo ritengo che il direttivo centrale dell'MpV lo stia perseguendo poco e con scarsa determinazione. Se per conseguirlo si creano divisioni a me spiace, ma la logica evangelica me lo impone: "Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D'ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera."   
Già in passato, con questa semplice scusa, si sono accantonati personaggi (quanti!) come Francesco Migliori, il quale appunto, stanco di essere accusato di "lesa unità" e "lesa carlità" ogni volta che lui od altri dirigenti anche nazionali sollevavano una discussione, decise di non partecipare più ai direttivi di quel Movimento che aveva fondato e di cui era presidente onorario (vedi lettera di Migliori del 1/11/1998: http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1475)!
Perché allora la redazione di Sì alla vita ha inserito nell'articolo in questione una foto dello stesso Migliori? Forse per far credere al lettore che il "mitico" primo presidente sarebbe con Casini e con Liverani?
E' vero piuttosto il contrario, come dimostra la lettera di Migliori da me pubblicata su libertaepersona.org ed altre da lui inviate ad alcuni cari amici!
L'articolista prosegue cercando di far credere che l'attacco alla gestione del MpV venga da persone che sono avverse al MpV stesso.
Alcune precisazioni: in tutti i casi citati le critiche non sono al Movimento in quanto tale, che anzi è stimato e riconosciuto per la sua importanza e per la dedizione di tanti suoi volontari, ma ad una certa gestione del Movimento centrale, e sottolineo centrale, da vent'anni in mano alla stessa persona, l'on Carlo Casini. Tutte le critiche, o quasi, provengono poi cattolici pro life, e, nel mio caso, da un militante del MpV stesso: persone che quindi amano il MpV e lo vorrebbero vedere più forte, più vivo, culturalmente più attivo.  
Veramente fuori luogo voler far passare dunque una critica costruttiva ad una certa gestione centrale come una critica radicale al Movimento intero! Serve forse per rinsaldare tutti intorno al povero presidente perseguitato da calunniatori?
"Sì alla vita" spiega che i perfidi accusatori avrebbero imputato al Movimento in quanto tale di "aver sostenuto, nelle recenti elezioni regionali, candidati duramente abortisti".
In questo caso il riferimento è al sottoscritto, che però non ha mai scritto una simile bestialità. Perché attribuirmi una cosa così falsa? Ho scritto più volte, senza essere smentito, ben altro:

1) Federvita Piemonte, cioè il MpV del Piemonte, ha combattuto la candidata abortista, Mercedes Bresso, e ha favorito la vittoria del candidato sinceramente pro life Roberto Cota. Onore dunque a Federvita Piemonte!

2) Carlo Casini, presidente del MpV nazionale, non ha sostenuto la Bresso, vecchia compagna della Bonino già dai tempi del Cisa e abortista incallita, ma non ha neppure preso le distanze pubblicamente da essa, come sarebbe stato suo dovere di presidente del MpV (come ammesso da "Sì alla vita" dell'aprile 2010, pagina 7!). Possibile che il mensile del MpV dimentichi di ricordare ai suoi lettori chi è la Bresso? Possibile che un presidente così attento alla politica da essere in parlamento dal 1979, ometta di considerare la gravità di una eventuale vittoria di una radicale alla testa di una regione italiana?
Inevitabile una ipotesi per spiegare una simile mancanza: forse Casini ha taciuto, almeno in pubblico,  e "Sì alla vita" con lui, perché la Bresso era appoggiata dall'UDC,  partito in cui milita anche l'on. Carlo Casini?
Questa mia accusa non era affatto pellegrina, se i responsabili di "Sì alla vita" si sono premurati persino di cambiare la versione on line del mensile, rispetto al cartaceo
(vedi: http://www.libertaepersona.org/dblog/articolo.asp?articolo=2106) e voleva semplicemente mettere in luce una domanda: la adesione ai principi dello statuto del MpV viene prima o dopo la fedeltà ai propri superiori di partito?
Una domanda: perché il MpV centrale e  Casini continuano a difendersi malissimo su questo punto invece di ammettere che è stato fatto un errore grave e promettere che non succederà mai più una cosa simile?  

3) Una volta reso pubblico l'appoggio di Federvita Piemonte a Roberto Cota, contro Bresso, il dirigente nazionale Valter Boero, fidato di Casini, ha preso pubblicamente le distanze dal suo Movimento, con dichiarazioni pubbliche sui giornali. Inoltre ha visto bene di dichiarare a vari militanti la sua preferenza per la Bresso. Ciononostante Casini, invece di richiamare Boero, anch'egli dell'UDC, ha preferito rimproverare pubblicamente Marisa Orecchia, dirigente nazionale del MpV e presidente di Federvita Piemonte, per il suo appoggio a Cota, nel direttivo del 19-20 marzo 2010 (vedi verbale del direttivo). E' anche questo normale? Non è forse lecito ritenere che vi sia qualcosa di strano, quantomeno di ambiguo, in questo atteggiamento?
E' lecito cioè che un presidente che si è sempre candidato coinvolgendo il Movimento stesso, e che non di rado ha annunciato la sua candidatura dalle colonne del mensile del Movimento, confondendolo col suo partito di appartenenza, richiami poi una struttura federale che ha scelto liberamente e giustamente (perché lo statuto glielo consentiva!) di appoggiare un candidato pro life? E che senso ha dedicare poi grande spazio sul mensile a Cota, con foto ed elogi, solo una volta che è già stato eletto (Sì alla vita, aprile, p. 16), dopo aver rimproverato i militanti del Mpv che lo hanno appoggiato apertamente?
E ancora: ha un significato incaponirsi contro Federvita Piemonte, mandando ispettori in ogni Cav della regione, proprio mentre Federvita Piemonte sta trattando con Cota per far entrare i volontari del MpV nei consultori? E' così che si fa il bene del MpV stesso, o non vi è in questo atteggiamento un chiaro accanimento ideologico contro chi è accusato di aver fatto chissà quale sgarro?

Non posso qui rispondere a tutte le considerazioni dell'articolista, salvo notare che difende la proposta di legge del 1977, ad opera soprattutto di Casini,  la quale contemplava il perdono giudiziale per il reato di aborto, sia per la donna, che per il medico, che per i parenti che la avessero spinta al gesto, ben prima della 194!
L'articolista si schiera apertamente per questa soluzione, difendendo l'abolizione della pena per la donna che abbia commesso l'aborto, praticamente in tutti i casi possibili (e non solo in quelli drammatici). Liberissimo di farlo, ma non si capisce allora quale effetto deterrente rispetto all'aborto rimanga se lo si considera un reato ma nello stesso tempo se ne chiede la depenalizzazione totale, o quasi! Non si capisce cosa stia a fare un Movimento per la vita se, quando ancora la legalizzazione dell'aborto non era avvenuta, si fa promotore di una sua pressoché totale depenalizzazione. Avrebbe senso un Movimento per la vita che si battesse per la depenalizzazione dell'omicidio, in nome della carità cristiana? Se no, che senso ha che il MpV sposi l'idea, come vorrebbe Liverani, che uccidere un bambino non è poi così grave da meritare una pena? E' questo il modo per far capire la sacralità della vita del concepito e del feto?
Siamo veramente all'assurdo, e questo conferma l'accusa che la battaglia contro la 194, almeno da parte del presidente Casini, sia sempre stata molto, ma molto tiepida, come ebbero a dichiarare i movimenti per la vita europei nel 1980! (chi vuole approfondire questo aspetto può vedere il mio "Storia del movimento per la Vita, tra eroismi e cedimenti", Fede & Cultura).
Del resto papa Benedetto XVI diceva ai vescovi brasiliani, il 28 ottobre di quest'anno: "Quando i progetti politici contemplano, in modo aperto o velato, la decriminalizzazione dell'aborto o dell'eutanasia, l'ideale democratico — che è solo veramente tale quando riconosce e tutela la dignità di ogni persona umana — è tradito nei suoi fondamenti (cfr. Evangelium vitae, n. 74). Pertanto, cari Fratelli nell'episcopato, nel difendere la vita «non dobbiamo temere l'ostilità e l'impopolarità, rifiutando ogni compromesso ed ambiguità, che ci conformerebbero alla mentalità di questo mondo» (Ibidem, n. 82)...".
Riferendosi sempre a me, senza nominarmi, ma sostanzialmente insultandomi, l'articolista spiega che mai nessuno dal MpV è stato espulso, e aggiunge che non lo sono stato neppure io. Chiaramente siamo di fronte ad una nuova menzogna: il giorno dopo il mio articolo sul Foglio, è arrivata subito una telefonata ai superiori del mio MpV che chiedeva di espellermi subito. Inoltre un probiviro (cui ho persino chiesto di leggere preventivamente i miei scritti, per indicarmi dove sbagliavo, dicendogli che se lo avesse fatto, avrei coretto, e avrei fatto ammenda pubblica! Ma questa persona si è rifiutata di farlo) ha scritto ufficialmente una specie di decreto di espulsione, firmato da lui solo: così si usa fare, purtroppo! Che poi la mia Federazione abbia respinto la domanda di espulsione, non essendoci gli estremi secondo lo Statuto, caro Liverani, non toglie nulla al tentativo e alla volontà di espellermi! Perché mentire così?
Quanto alle altre "espulsioni", come chiamare altrimenti l'ingiunzione a personaggi storici del MpV: o lasciate "Verità e vita", qualunque cosa si pensi delle strategie di questa associazione, di cui non faccio parte, che comunque ha gli stessi fini statutari del MpV, o dovete uscire dal MpV, nonostante vi ricopriate cariche a cui siete stati regolarmente eletti? E perché continuare ad attaccare Federvita Piemonte, anche una volta ottenute le dimissioni di Marisa Orecchia da Verità e Vita?
Infine Liverani, dopo aver continuato con un lungo pistolotto sui meriti del MpV, che nessuno ha mai negato, prosegue scrivendo: "Ricordiamo infine tra le varie attività e le invenzioni del Movimento (presieduto da Carlo Casini), il Progetto Gemma e il telefono verde SOS Vita...". Il lettore ingenuo, che non ha seguito la polemica, non può che concludere: che falsi, Morigi, Agnoli, Alfieri, Corrispondenza Romana, BastaBugie ecc..., che non riconoscono le grandi cose che il Mpv ha fatto!
Peccato che anche qui vi sia l'inganno: chi ha inventato il Progetto Gemma e il telefono SoS vita? Fedele al "carlocentrismo" denunciato già da Migliori, Liverani non nomina gli inventori dei due progetti citati, ma lascia quasi credere, con un inciso messo a bella a posta, che siano merito, anch'essi, come tutto, di Casini.
Peccato che il primo sia stato inventato da Mario Paolo Rocchi, Francesco Migliori e Silvio Ghielmi: cioè proprio da coloro che hanno accusato da anni Casini di "gestione totalitaria" del Movimento, di averlo "mummificato" e di averne fatto quasi una proprietà personale!
Liverani, questo non lo sa? Farà un prossimo articolo spiegando che i personaggi suddetti, che sono anche cofondatori del MpV stesso, parlano male del Mpv e vogliono distruggerlo o dividerlo come farebbero i radicali?
E chi ha inventato il telefono SOS Vita (oltre alle culle della vita)?  Anche qui Liverani non lo dice, ma lo sa: Giuseppe Garrone, che ha della gestione-Casini una visione assolutamente negativa, denunciata in mille e mille occasioni.
Fra affermazioni false e omissioni, finisce qui l'articolo lunghissimo di "Sì alla vita", in difesa di Casini. Il quale col MpV ha costruito la sua carriera politica, anni e anni al parlamento italiano e a quello europeo in contemporanea,  i suoi posti nel Cda di "Cattolica assicurazioni", della banca "san Miniato" ecc... e il suo "carlocentrismo" soffocante in nome del quale tutto può essere sacrificato. Mentre i Rocchi, i Ghielmi, i Migliori e decine di altri dirigenti hanno sempre lavorato per il MpV senza chiedere visibilità, palchi, posti in parlamento o nei consigli di amministrazione di alcuna società...
Rimane da rispondere almeno ad un punto.
Liverani smentisce l'accusa secondo cui il "Movimento non rispetterebbe le leggi della democrazia interna". Questa affermazione, invece, è purtroppo vera: in momenti chiave è accaduto più volte che le decisioni fossero calate dall'alto, più o meno abilmente, mettendo tutti di fronte al fatto compiuto. Così è accaduto ai tempi del referendum sull'aborto (vedi il mio libro), e così, per fare un altro esempio, al tempo della preparazione della legge 40, l'unica grande decisione presa negli ultimi 30 anni dal MpV centrale! Beninteso: io riconosco alla legge 40 dei pregi, insieme però a notevoli difetti. Però il progetto per la legge 40 fu sostenuto da Casini, a nome del MpV, ancora prima di essere discusso, limato, studiato in direttivo. Scriveva al proposito il presidente onorario Migliori, nella lettera citata: "Sono stanco di discussioni postume e non concluse che non fanno altro che dare il destro a quel tipo di ritorsione, di deliberazioni evitate e non prese perché ormai inutili, di impossibilità di esprimermi senza venire additato come colpevole di 'lesa unità' o di 'lesa carlità'".
Ricordava proprio in quello stesso anno Luca Poli, presidente del MpV di Pinè, ricostruendo quei fatti in un opuscolo intitolato "Ribaltone nel MpV": "Contrariamente a questa aspettativa (di poter discutere sulla legge sulla fecondazione artificiale, come si dovrebbe fare in un direttivo del MpV, ndr), l'organizzazione dei lavori dell'Assemblea di Montecatini del 13-14.2.99 sembra più consona a quella di un Parlamento bulgaro o cubano che a quella di un Movimento ostentatamente "laico e democratico": nessun limite di tempo per il Presidente (che si riserva una doppia relazione di alcune ore ciascuna, in apertura e chiusura dei lavori), ed invece limite invalicabile di 5 (diconsi cinque) minuti, indistintamente, per tutti gli altri interventi.
La cosa può forse trovare spiegazione nel convincimento espresso altrove da Casini di essere il "vostro Presidente cui è stata affidata dalla Provvidenza l'opportunità di farmi sentire con qualche autorevolezza nel mondo politico". Fatto sta che la direttiva di stampo sovietico trova inflessibili esecutori nei giovani e rampanti Yes men (o "semplici annuitori", secondo l'espressione dell'Avv. Migliori) cui è affidato l'ufficio di presidenza dell'Assemblea.
La cosa ha riflessi pratici che non sai se definire più tragici o più comici. Accade infatti che la vicepresidente del MpV Marisa Orecchia venga interrotta dal fatidico annuncio "i cinque minuti sono finiti" - accompagnato dal ticchettio (amplificato dai microfoni) di una matita picchiata sul tavolo della presidenza - proprio mentre annuncia e motiva, in lacrime, le proprie irrevocabili dimissioni dalla carica.
Analoga sorte tocca implacabilmente a Silvio Ghielmi, oltraggiato nella sua venerabile canizie proprio mentre rievoca - anche lui piangendo - gli albori del suo impegno per la vita in comizi eroici a Sesto S. Giovanni (la Stalingrado italiana) durante l'ultimo dopoguerra. In entrambi i casi la platea insorge: "ma lasciala (lascialo) parlare!": niente da fare, l'implacabile "annuitore" continua a picchiare la matita sul tavolo della presidenza, ed il rumore amplificato dai microfoni suona come una campana a morte per le antiche, gloriose radici cattoliche del MpV".
Si badi che allora oltre alle obiezioni di Migliori e Orecchia, presidente onorario e vicepresidente nazionale, Casini ebbe il dissenso di ben 19 dirigenti nazionali. Ma del tutto inutilmente, perché non mutò di una virgola la posizione presa. Marisa Orecchia diede le dimissioni: e qui si aprirebbe un altro lungo capitolo, sulla strana abbondanza di dirigenti nazionali dimissionari dal MpV centrale…
Ma sarebbe troppo anche per gli stomaci più forti...
Arrivederci al convegno di venerdì 22 novembre: parleranno Carlo Casini, Giuseppe Anzani e Marina Casini... Certo, Marina Casini è brava, ma in questa maniera, riproponendola ogni volta a fianco di suo padre, non si lascia molto spazio agli altri, si dà l'idea di una ditta a conduzione familiare,  e non si valorizza nessun'altro.
Al convegno non si parlerà né di eutanasia, né di divorzio breve, né di matrimoni omosessuali, cioè di tutte le problematiche oggi più attuali e scottanti. Nell'ottica di un minimalismo che ormai sta diventando molto pericoloso.
Un'ultima considerazione: io continuo a chiedere a esponenti dell'MpV di smentirmi se dico cose false. A tutti dico che farò pubblica ammenda (sul sito di Libertà e persona e, nei casi più importanti, anche sul Foglio, se qualcuno mi dimostrerà dove la mia ricostruzione è erronea in questioni sostanziali). Ma a parte qualche piccolo dettaglio, non ho trovato sino ad ora che accuse generiche e vaghissime, insieme a tante conferme, ben più numerose da parte di presidenti di Cav e di Mpv locali, oltre che di militanti vari.

Nota di BastaBugie: Per vedere cosa ci aveva scritto Piergiorgio Liverani e come gli abbiamo risposto noi di BastaBugie: http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1117
 

Fonte: BastaBugie, 17 novembre 2010

3 - I MALI DEL MOVIMENTO PER LA VITA: QUANDO I MIGLIORI SE NE VANNO...
Ecco la lettera che scrisse il co-fondatore e primo presidente del Movimento per la Vita (sino al 1990) denunciando il clima di intolleranza
Autore: Francesco Agnoli - Fonte: Libertà e Persona, 10/11/2010

Da oltre un mese, dopo il mio articolo sul Foglio riguardo al “Movimento per la Vita”, mi chiedo: cosa sto facendo? Ne vale la pena? Vale la pena perdere degli amici, persino nella propria città? Avranno ragione coloro che mi dicono che non bisogna minare l’unità del Movimento, che certe cose non bisogna dirle in pubblico ecc...?
Avranno ragione alcuni amici, ben migliori di me, che mi richiamano alla carità? Oppure quelli che mi invitano a proseguire? Non è una scelta facile, continuare a trattare il tema: crisi del MpV. Però, mi sono convinto: è tempo di parlare.
Almeno finché continua l’assurda persecuzione contro il Movimento per la vita del Piemonte.
Per la Verità. Perché troppe persone si sono allontanate. Troppi amici, personalità di grande rilievo, se ne sono andati dal MpV, o sono stati messi all’angolo, o ignorati: da Francesco Filardo, a Maria Paola Tripoli, da Silvio Ghielmi, a Mario Paolo Rocchi, da Giorgio Gibertini ad Olimpia Tarzia, a Chiarastella Delle Foglie e Mario Palmaro; da Luciana Bianchini a Luigi Caltroni... Tanti sono i fondatori dei MpV locali pieni di amarezza, perché contrari alla politica del “male minore”, al centralismo casiniano ecc: da Roberto Algranati,  fondatore di uno dei primi MpV d’Italia, quello di Merano, a Mario Reggio, primo presidente del MpV di Verona, sino a mio zio, Francesco Mario, già presidente del MpV di Ravenna e tra gli autori del referendum massimale del 1981...
Oltre a questi personaggi citati, tanti altri di cui ho parlato nel mio libro: se ora fossero col MpV, quanto più forte e incisivo sarebbe!
Ma invece di trovare parole mie, per giustificare quando sto dicendo, ho deciso di usare quelle molto più autorevoli di Francesco Migliori, fondatore e primo presidente del MpV sino al 1990; poi fondatore di vita Nova e co-fondatore del Progetto Gemma; poi presidente onorario del MpV. Ma soprattutto persona che tutti ricordano positivamente, per la sua volontà di unire, di lavorare per e solo per il MpV.
Oggi mi si accusa, insieme a tanti altri, di voler “dividere”, di minare l’ “unità”, di attaccare personalmente Casini...
Un modo comodo per non rispondere alle domande sollevate; per non rendere conto di nulla; per continuare ad agire sempre nello stesso modo.
La stessa accusa venne fatta persino a Francesco Migliori.
Ecco come rispose in una delle sue lettere agli amici del Direttivo del MpV e non solo, dopo aver chiarito che il Mpv si stava avviando, sulla questione fecondazione extracorporea, su un piano inclinato, che oggi è ben visibile, e dopo aver accennato ad un sempre maggior “Carlocentrismo”:

Amici miei carissimi,
poiché non riesco ad avere requie, ed a superare in silenzio sconcerto, amarezza e preoccupazione, sento che è il momento di scrivere.
Lo devo alla Vostra amicizia, a tutto quello che mi avete donato ed avete rappresentato e siete nella mia vita, o almeno in quella parte, gli ultimi vent’anni, che considero la più ricca e la più mia.
Nell’ultimo Consiglio Direttivo, nel corso di una discussione non conclusa sul documento “Un appello doveroso”, circa la posizione del Movimento per la Vita in tema di fecondazione extracorporea, è stata ancora sollevata l’accusa di voler attaccare personalmente Carlo Casini, e di voler “spaccare il Movimento”.
La mia amarezza è profonda...
Ho sempre avuto la convinzione che nel Movimento per la Vita si potesse e si dovesse discutere, soprattutto nei momenti delle decisioni più importanti: meglio prima, ma certamente anche dopo in vista del futuro.
Meglio prima, a mio avviso e per la mia mentalità. Non sono mai stato favorevole al ricorso al sistema dei decreti-legge, dopo i quali non c’è spazio che per un inevitabile voto di fiducia.
Ho fatto del mio meglio presentando quella mozione votata dall’Assemblea il 23 maggio scorso, che non è solo mia, perché è nata con la collaborazione rilevante di Marina Monacchi. Essa seguiva, modificandola, quella con la quale il Direttivo precedente aveva ratificato a posteriori la iniziativa del Presidente di appoggiare in nome del Movimento.
Mi sento ferito ed addolorato da questo clima di intolleranza, che questo sì può essere pericoloso, non già la discussione, sebbene accesa sulle scelte del Movimento e del suo Presidente...
Sono stanco di discussioni postume e non concluse che non fanno altro che dare il destro a quel tipo di ritorsione, di deliberazioni evitate e non prese perché ormai inutili (Casini aveva messo tutti di fronte ad una decisione, quella sulla legge 40, già fatta da li senza alcuna discussione previa, ndr), di impossibilità di esprimermi senza venire additato come colpevole di ‘lesa unità’ o di ‘lesa carlità’.
E sono, ripeto, colmo di amarezza. Non mi vedrete al Consiglio direttivo, né all’Assemblea, almeno finché non si sia apertamente riconosciuta la buona fede da chi mi ha accusato... ed io abbia la certezza che si sia dissolto il clima di caccia alle streghe...
Tornate a discutere appassionatamente... senza paura delle diversità delle opinioni e delle deliberazioni da votare. L'affetto che vi porto a tutti, ma proprio a tutti, mi invita a non trascurare l'ordine di San Paolo. Ho età ed esperienza sufficienti per richiamare e ammonire, 'opportune et importune', per puro amore: alla vita di ogni uomo concepito, a voi uno per uno, ed al nostro Movimento per la Vita". Francesco Migliori (lettera del 1/11/1998)

Fonte: Libertà e Persona, 10/11/2010

4 - AL VIA LE EPURAZIONI: IL MOVIMENTO PER LA VITA DI BIELLA, VERSO L'ESCLUSIONE DALLA FEDERAZIONE NAZIONALE
Per le tre delegate nazionali inviate a Biella puoi far parte anche della Massoneria, basta che non critichi il presidente Casini
Fonte Movimento per la Vita di Biella, 14/11/2010

COMUNICATO STAMPA N.1
Il Consiglio direttivo nazionale ha, di fatto, ritenuto che nelle sole sedi locali del Piemonte e della Valle d'Aosta si annidino soggetti che, condividendo i valori promossi da Comitato Verità e Vita, minino la stabilità del Movimento.
Per tale ragione è stata richiesta ai dirigenti locali la sottoscrizione di un documento che impegna il MPV locale alla fedeltà ed osservanza dello statuto, nonché alla collaborazione con la linea operativa deliberata dall'assemblea e dal consiglio direttivo nazionale, unitamente ad una rinnovata fedeltà al MPV Italiano, con conseguente formale presa di distanza dei singoli associati dal Comitato Verità e Vita.
La lettura della delibera del 24/10 cit. fa intravedere, per coloro che non sottoscriveranno il patto di conferma, l'espulsione dalla federazione dei Movimenti per la Vita.
Il direttivo del Movimento per la Vita di Biella, da sempre federato con il nazionale, ha giudicato l'azione di forza messa in atto dal c.d. nazionale in contrasto con lo statuto associativo e gravemente lesiva della dignità delle associazioni locali piemontesi e valdostane.
Nello specifico si osserva che il MPV di Biella ha sempre rispettato gli scopi statutari e in particolare “la tutela e la promozione della vita umana, con particolare riferimento a quelle fasi in cui maggiormente il diritto all'esistenza o l'uguale dignità degli esseri umani siano negati o posti in forse dal costume o dalle leggi.” In questo senso, poi, il MPV di Biella come quello nazionale “si oppone alla legge 194/78, così come ad ogni altro provvedimento che voglia introdurre o legittimare pratiche abortive, eutanasiche e manipolazioni intrinsecamente soppressive della vita umana” (art. 3 dello statuto).
Ciò posto, però, il consiglio direttivo nazionale non può oggi venire a chiedere la collaborazione con le linee operative che sono in contrasto con il citato articolo 3 dello statuto:
La rinuncia a lottare per l’abrogazione della legge 194 il sostegno alla legge 40/2004 giustificato con la logica del male minore la necessità di introdurre in Italia una legge sul fine vita, con conseguente collaborazione alla stesura della stessa e appoggio culturale/politico in tutte le sedi locali.
A parere di questo consiglio direttivo opporsi a provvedimenti che vogliano “introdurre o legittimare pratiche abortive, eutanasiche e manipolazioni intrinsecamente soppressive della vita umana” ha un solo significato: lottare per ottenere leggi che affermino che è reato abortire, fare fecondazione extracorporea, togliere a qualsiasi titolo le cure ad un malato o peggio ucciderlo dietro sua richiesta, perché la vita è sacra dal concepimento alla morte naturale.
Ne consegue che il MPV non deve collaborare a redigere leggi ingiuste “limitative del danno”, bensì deve perseverare nel proclamare le verità che possano illuminare i parlamentari nell’approvazione di leggi conformi al diritto naturale. (non dobbiamo temere l'ostilità e l'impopolarità, rifiutando ogni compromesso ed ambiguità, che ci conformerebbero alla mentalità di questo mondo – EV 82).
Sotto questo profilo, pertanto, non appare legittimo chiedere agli associati di sposare acriticamente linee operative in contrasto con i valori stessi che si proclamano nello statuto. Al contrario è nella natura delle cose che all'interno del movimento per la vita vi siano soggetti che vogliano far cambiare rotta ad un’associazione, che sta scordando i suoi ideali, in ossequio alla ricerca del maggiore consenso possibile, in un'ottica di riduzione dei danni.
Questi soggetti sono tutti coloro che, come il MPV di Biella, non hanno accettato di sottoscrivere un documento che li obbligava a collaborare a linee strategiche in contrasto con lo statuto, soggetti che sono parte del Movimento e che si opporranno ad ogni decisione volta ad escluderli per il solo fatto di voler restare fedeli agli scopi dettati dal citato articolo 3.

COMUNICATO STAMPA N.2
Facendo riferimento al C.S.1, pubblichiamo breve resoconto dalla visita delle 3 delegate della Federazione Nazionale Movimento per la Vita Italiano.
Le tre signore si sono presentate chiedendo subito se volevamo operare come Movimento per la Vita o Comitato Verità e Vita.
- Abbiamo risposto che siamo MpV, la questione non si pone.
Hanno chiesto di aderire allo statuto e linee operative del MpV.
- Abbiamo risposto di aderire allo Statuto e dissentire dalle linee operative di compromesso politico sui temi fondamentali.
Hanno parlato dei problemi con Verità e Vita, dei comunicati stampa etc.
- Abbiamo risposto che Verità e Vita è libera di esprimersi.
Hanno affermato che siamo liberi di aderire a qualsiasi associazione, per fare un esempio anche alla massoneria, ma non a Verità e Vita (a seguito di nostre perplessità sull’esempio, hanno ribadito il concetto).
- Abbiamo risposto di non condividere una tale impostazione.
Hanno parlato del fatto che gli articoli di Agnoli sono scritti per il Comitato Verità e Vita.
- Abbiamo risposto che Agnoli è libero di scrivere, fa parte di un’associazione autonoma –Libertà e Persona-, ciò che scrive è vero ed è apprezzato dai presenti.
Ci hanno detto che in piena libertà e nel pieno rispetto delle persone, eravamo liberi di non firmare, tuttavia hanno fatto intendere che sarebbe stato un passo verso l'esclusione dalla Federazione Nazionale.
- Abbiamo risposto che siamo già aderenti, in quanto federati, al MpV, non era necessaria ulteriore
conferma non essendoci confusione tra MpV Biella ed il Comitato Verità e Vita.
- Abbiamo inoltre fatto notare che non era pensabile di firmare un foglio che vincolava su linee operative
che non ci vedono assolutamente concordi.
- Abbiamo infine fatto notare che la questione andava sottoposta all’attenzione dell’Assemblea.
Ho chiesto di rimanere un minuto per leggere un documento, (lettera di dimissioni di Migliori) ma in meno di 1 minuto sono uscite, di gran fretta......

Fonte: Movimento per la Vita di Biella, 14/11/2010

5 - LA REPUBBLICA CALUNNIA I PRO-LIFE CHE ALL'OSPEDALE DI TORINO FANNO PROPAGANDA CONTRO L'ABORTO
Valter Boero (amico di Carlo Casini) scredita gli antiabortisti dicendo che insultano le donne che hanno deciso di abortire, ma è totalmente falso!
Autore: Giorgio Celsi - Fonte: Ora et Labora, 15 novembre 2010

Come responsabile del gruppo “Ora et Labora in Difesa della Vita“, faccio presente che le diffamazioni pubblicate sul giornale “La Repubblica” (edizione di Torino, giovedì 28 ott. 2010, pag.11), ove si insinua che noi anti-abortisti insultiamo le donne che vogliono abortire, sono frutto di macabra fantasia e di banale manipolazione e tendono inopinatamente a screditare tutti coloro che si adoperano per difendere la causa della vita. Fuori dall’Ospedale Sant’Anna infatti, tutt’altro che occupati ad insultare chicchessia, abbiamo sicuramente salvato più di un bambino  parlando semplicemente con le  mamme  delle possibili alternative all’aborto, come auspicato per altro nella legge 194. Ricordo che all’interno dello stesso ospedale non esiste un Centro di Ascolto per le mamme in difficoltà e che nei nosocomi ove questi centri sono presenti, fino ad oggi non abbiamo mai offerto la nostra testimonianza.
Il combattere leggi inique come quella sull’aborto che, senza mezzi termini, permette la soppressione di bambini indifesi ed innocenti, è previsto dagli statuti di ogni movimento pro life e dovrebbe essere un dovere di tutti!
Per meglio chiarire le nostre posizioni ecco qui sotto l’impegno ufficiale del gruppo che rappresento:

"IL DIRITTO ALLA VITA COME VALORE ASSOLUTO
- Con la preghiera e con l'impegno attento a chi è in difficoltà , il gruppo opera in difesa della vita umana fin dal suo concepimento, avendo presente che è aberrante e contraria alla "legge naturale" - che ogni essere umano è in grado di riconoscere in se stesso semplicemente con lo strumento della ragione - ogni forma di pensiero che preveda, sia pure in casi estremi, la soppressione di piccoli indifesi per superare le momentanee difficoltà dei genitori.
- Con forza e determinazione il gruppo contrasta e contrasterà ogni legge che possa legittimare la soppressione di esseri umani. Una delle forme di azione che fino ad oggi ha dato più frutti e che in qualche modo caratterizza il gruppo, è costituita dalla presenza di nostri volontari, al di fuori degli ospedali, che si impegnano, con i dovuti modi e con discrezione, a contattare le future mamme di passaggio perché se mai abbiano avuto l’idea di ricorrere ad un’ aborto, l’ abbandonino prontamente optando per una delle soluzioni che pure vengono prospettate in queste occasioni.
Informiamo che ci potete incontrare all’ingresso dell’ Ospedale di Giussano ogni secondo venerdì del mese dalle ore 9.30 alle ore 10,30. Ivi si prega per la tutela della vita nascente e per un rinnovamento della società."

Consapevoli che la verità “non vada taciuta, né detta a metà, né ammorbidita” (Giovanni Paolo II), non possiamo non esternare il nostro scoramento per le posizioni emerse nell’articolo in questione, veramente inattese e di chiara matrice ideologica, dell’esponente del “Movimento per la Vita” piemontese Valter Boero.

Fonte: Ora et Labora, 15 novembre 2010

6 - I RADICALI REALIZZANO UNO SPOT PUBBLICITARIO PER PROMUOVERE L’EUTANASIA IN ITALIA
Sarebbe sbagliato illudersi di fermarli con il testamento biologico
Fonte Comitato Verità e Vita, 13 novembre 2010

La “compagnia della buona morte” ha realizzato uno spot pubblicitario per promuovere l’eutanasia. Gli ingredienti sono i soliti: puntare sullo shock emotivo, sbattendo in faccia alla gente il volto sofferente di un malato terminale; e giocare sul tavolo l’asso di bastoni, cioè l’opinione della maggioranza, esibendo il solito sondaggio che annuncia la solita propensione degli italiani per la legalizzazione dell’eutanasia.
Il punto non è piangere o lagnarsi per questa ennesima, prevedibilissima e perfino scontata offensiva dell’Associazione Coscioni e dei Radicali. Il punto è chiedersi: come intende rispondere il “popolo della vita”?
E questo è, purtroppo, il vero problema. Siamo infatti di fronte al ripetersi dell’assedio che è iniziato con  l’epocale offensiva contro il matrimonio indissolubile (il divorzio), è proseguito con la legalizzazione dell’uccisione dell’innocente (aborto procurato) e con la legalizzazione della produzione dell’essere umano in provetta (diritto alla fecondazione artificiale omologa ). Molti nel fronte pro-life hanno da tempo deciso di smetterla di denunciare l’iniquità di queste leggi, o addirittura hanno smesso di pensare che siano ingiuste, inventandosi la categoria fantasiosa delle “leggi imperfette”.
E per giunta, chi ripete il giudizio di verità su simili non-leggi viene bacchettato e redarguito come “traditore” di una linea saggia e astuta, che sarebbe l’unica in grado di “salvare il salvabile”. Peccato che questa strategia non abbia impedito la legalizzazione della pillola del giorno dopo e della RU486,  e che non abbia impedito la demolizione pezzo su pezzo dei famosi “paletti” della legge 40, che oggi sopravvive come un vero e proprio “mostriciattolo giuridico”. Temiamo che questa illuminata strategia non fermerà nemmeno la legalizzazione della morte per motivi pietosi.
La storia ci insegna che, ogni volta che il fronte pro-famiglia e pro-vita è indietreggiato, sperando di contenere la furia del nemico, non ha fatto altro che incoraggiare la cultura della morte e renderla più sicura della sua superiorità.
E così, di fronte allo spot dei radicali, l’unica risposta giuridica ufficiale del mondo pro-life e del mondo cattolico italiano sarà costituita dal testamento biologico e dalla sua legalizzazione.  Ci sarà un coro di esecrazione per il “mostro” eutanasia, che verrà però esorcizzato con il suo parente stretto, la “buona morte” travestita da DAT, dichiarazioni anticipate di trattamento.
Il guaio grosso è di coerenza logica e giuridica: sull’aborto, molti pro-life vanno dicendo da anni che “dobbiamo garantire la libertà della donna a non abortire”; che “dobbiamo difendere il bambino senza punire chi abortisce”, che “dobbiamo metterci accanto alla donna che vuole abortire in punta di piedi, accettando la sua scelta”; che “la 194 ha parti buone, ancora da applicare”.
Ora, è facile prevedere che fra qualche anno, lo stesso fronte che oggi avversa l’eutanasia per legge dirà cose molto simili sulla buona morte: “dobbiamo garantire la libertà dei malati di non chiedere l’eutanasia”; “dobbiamo difendere gli anziani senza punire chi pratica l’eutanasia”; “dobbiamo metterci accanto al paziente che vuole l’eutanasia in punta di piedi accettando la sua scelta”; che “la legge sull’eutanasia ha parti buone, ancora da applicare.”
Purtroppo, la strada sembra inesorabilmente segnata.

Fonte: Comitato Verità e Vita, 13 novembre 2010

7 - MOSCHEA A FIRENZE? NO GRAZIE! PADRE SERAFINO LANZETTA CRITICA FRANCO CARDINI
Bibbia e corano non parlano dello stesso Dio
Fonte Corrispondenza Romana, 30/10/2010

Riportiamo la lettera che Padre Serafino Lanzetta dei Frati Francescani dell’Immacolata, parroco della Chiesa di Ognissanti, ha scritto al “Corriere Fiorentino” del 22 ottobre 2010 sul progetto di costruire una moschea a Firenze sul quale si è dichiarato apertamente favorevole il prof. Franco Cardini (cfr. “Toscanaoggi on-line”, 23 settembre 2010).

Caro direttore,
cresce la campagna di sensibilizzazione al progetto-moschea a Firenze. Un progetto, a dire il vero, alquanto anomalo: prima si è presentato il disegno e poi, soltanto dopo, se ne verifica l’eseguibilità. Non c’è il rischio che questa inversione si ripresenti proprio mentre ferve l’impegno a suscitare adesioni e clamori, coinvolgendo la società fiorentina in nome di un principio a noi sacrosanto, che è la tolleranza religiosa? Mi spiego. Un dato che accomuna normalmente i consensi è il rispetto verso le altre religioni e il diritto che i musulmani hanno di pregare in un luogo di culto adatto. Il sì alla moschea sarebbe l’elemento discriminante, per verificare una reale tolleranza o, quando negato, un camuffato integralismo xenofobo.
Quello che però non funziona – l’inversione –, è che la moschea è fattore di tolleranza e non piuttosto la tolleranza via alla possibilità di una moschea. In una cultura come quella islamica, che non distingue chiaramente tra politica e religione, tra ragione e fede, la cosa sarebbe giustificabile, ma per l’Occidente, che si edifica sui principi della legge morale naturale, condivisibili dall’uomo in quanto tale, ciò raffigura un serio problema e pone una domanda a cui non si può rinunciare: bisogna partire dalla fede o dalla ragione? Dalla ragione, che, condivisibile da tutti, in una società civile, muova poi al dialogo interreligioso, sereno e rispettoso nei riguardi delle diversità. Se si dice di no alla moschea, non è in pericolo la libertà, ma si desidera far chiarezza sui principi imprescindibili o “non negoziabili”, per fondare il dialogo nella verità e non nei sentimenti (che in questa materia nascono facilmente anche in chi non crede in Dio).
Bisogna chiedersi cos’è la tolleranza religiosa, che va di pari passo con la libertà religiosa e questa, in ultima analisi, è radicata nella libertà di coscienza. Tolleranza non può significare immediatamente, come conseguenza logica, apertura incondizionata ad una moschea, edificio che per sé stimola un discorso religioso unito ad uno politico-sociale-culturale. Deve significare, invece, dapprima rispetto della libertà religiosa, che è un diritto naturale e non un principio positivo di reciprocità, radicato in ultima analisi nella libertà di coscienza: ogni uomo ha diritto a scegliere e a professare in modo autonomo la religione riconosciuta come vera. Quando questa libertà è riconosciuta dai soggetti in dialogo, allora e solo allora si può passare anche al dato propriamente religioso, la possibilità di un edificio sacro.
Altrimenti, si corre sempre il rischio che l’edificio religioso, nel nostro caso la moschea, rappresenti un’imposizione religioso-culturale, più che una condivisione di pari diritti e doveri naturali, che preserva dal sincretismo e da ogni fondamentalismo religioso. Nel dialogo con l’Islam, pertanto, non si può partire dalla moschea per poi “mettersi d’accordo” su questioni rilevanti per noi di casa ma non per i richiedenti un dovere del Comune (lo spazio edificabile) e un diritto alla società fiorentina (la libertà).
C’è il rischio di non dialogare mai realmente, o di dialogare solo con alcuni. Non basta neppure giustificare questo accordo frettoloso in nome di un dato di fede comune: crediamo nello stesso Dio. Non crediamo nello stesso Dio. Anche qui è opportuno distinguere. Gesù Cristo non è il profeta di Dio; anche, ma anzitutto il Logos, il Figlio uguale al Padre, che ci dona lo Spirito Santo. Solo a livello naturale possiamo convenire dicendo che crediamo nello stesso Creatore del cielo e della terra, ma il Dio rivelatosi è diverso. Il Corano postula un Dio che in ragione della sua onnipotenza è slegato dal concetto analogico di bontà. E così è sempre più spinto al di là. Dispiace, perché l’analogia dell’ambito creazionale non viene più mantenuta nell’ambito della salvezza, sì da porre una frattura tra il Dio creatore di tutti gli uomini e il Dio che ha fondato l’Islam. E gli altri? Partiamo allora dalla ragione: così illumineremo la fede e la società.

Fonte: Corrispondenza Romana, 30/10/2010

8 - LE TERRE ISLAMICHE GRONDANO DI SANGUE CRISTIANO, MA IL MONDO SE NE FREGA
Obama va in Indonesia a esaltare questo Paese come esempio di Islam buono: figuriamoci com’è quello cattivo
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero, 11 novembre 2010

Le terre islamiche grondano di sangue cristiano. Ma il mondo se ne frega. Altri sei cristiani ammazzati in Iraq, con 33 feriti, dopo la carneficina del 31 ottobre nella chiesa di Bagdad, dove le vittime sono state cinquanta.
Ma non solo. Domenica sera in Pakistan una madre di due figli, Asia Bibi, operaia agricola di 37 anni, è stata condannata a morte da un tribunale del Punjab, semplicemente perché cristiana: la famigerata “legge sulla blasfemia” infatti in quel Paese manda a morte chiunque sia accusato da musulmani di aver offeso Maometto.  
Secondo l’agenzia Asianews, tutto risale a “una discussione molto animata avvenuta nel giugno 2009 a Ittanwali. Alcune delle donne che lavoravano con Asia Bibi cercavano di convincerla a rinunciare al cristianesimo e a convertirsi all’islam.
Durante la discussione, Bibi ha risposto parlando di come Gesù sia morto sulla croce per i peccati dell’umanità, e ha chiesto alle altre donne che cosa avesse fatto Maometto per loro.
Le musulmane si sono offese, e dopo aver picchiato Bibi l’hanno chiusa in una stanza. Secondo quanto raccolto da ‘Release International’ una piccola folla si è radunata e ha cominciato a insultare lei e i bambini.
L’organizzazione caritativa, che sostiene i cristiani perseguitati, ha detto che su pressione dei leader musulmani locali è stata sporta denuncia per blasfemia contro la donna”.
La condanna a morte per “blasfemia” era purtroppo già stata comminata a dei cristiani maschi. Per una donna invece è la prima volta.
Tuttavia nessuno si solleverà per salvare una donna cristiana. I cristiani sono carne da macello. Come ai tempi di san Paolo sono “la spazzatura del mondo”.
Il mondo intero si è indignato e si è sollevato per salvare Sakineh, la donna condannata a morte in Iran per presunta complicità nell’omicidio del marito e per adulterio.
Bernard Henri Lévy ha (meritoriamente) scatenato la protesta dell’intero Occidente: si sono uniti a lui giornali, tv, governi, ministri, Unione europea, sindaci, intellettuali, montagne di premi Nobel, di Saviani e di Carlebruni. Perfino noi. E poi migliaia di firme, di foto esposte.
Bene. Niente di simile sarà fatto per la povera Bibi, che ha la sola colpa di essere cristiana. Il mondo non fa una piega quando si tratta di cristiani.
Anche altre recenti notizie di stupri e uccisioni di ragazze cristiane in Pakistan sono scivolate allegramente via dai mass media occidentali. Senza drammi.
Ma l’esempio supremo dell’indifferenza dell’Occidente per i massacri dei cristiani lo ha dato ieri il presidente americano Obama.
L’ineffabile Obama ha appena visitato l’Indonesia dove aveva vissuto qualche anno da bambino. E se n’è uscito con queste mirabolanti dichiarazioni riportate dai media del mondo intero: “L’Indonesia è un modello”.
Ecco qualche perla di Obama: “Una figura paterna mi insegnò qui da bambino che l’Islam è tolleranza, non l’ho dimenticato”. Poi il presidente americano “esalta l’Indonesia ‘laica, pluralista, tollerante, la più grande democrazia in una nazione a maggioranza islamica’ ”. Ed ecco un’altra perla: “Lo spirito della tolleranza, sancito nella vostra Costituzione, è uno dei caratteri fondanti e affascinanti di questa nazione”.
Ma davvero? L’Indonesia, con i suoi 212 milioni di abitanti, è il paese musulmano più popoloso del mondo ed è una potenza economica. Il 75 per cento della popolazione è musulmano, i cristiani sono il 13,1 per cento, cioè 27 milioni e 800 mila persone.
E’ vero che la Costituzione, sulla carta, riconosce il pluralismo religioso e una buona percentuale di musulmani effettivamente è favorevole a una convivenza pacifica con i cristiani.
Ma concretamente cosa è accaduto? Sia sotto il regime di Suharto che sotto il successivo i cristiani hanno subito massacri e persecuzioni inenarrabili.
A Timor Est – un’isola abitata da cristiani – il regime indonesiano, che la occupò contro la deliberazione dell’Onu, ha perpetrato un vero e proprio genocidio.
Secondo monsignor Carlos Belo, premio Nobel per la pace, sono state 200 mila le vittime e 250 mila i profughi su una popolazione totale di 800 mila abitanti.
Dal 1995 al 2000 sono state distrutte 150 chiese. I massacri sono continuati anche dopo che la comunità internazionale, nel 1999, ha imposto l’indipendenza di Timor Est.
In quello stesso anno stragi di cristiani sono stati perpetrate anche in un’altra zona cristiana dell’Indonesia: l’arcipelago delle Molucche.
In tre anni di scontri si sono avute circa 13.500 vittime e 500 mila profughi. Più di 6 mila cristiani delle Molucche sono stati costretti a convertirsi all’Islam (con il solito corredo di stupri e infibulazioni forzate). Altri 93 cristiani dell’isola di Keswi sono morti perché si rifiutavano di convertirsi.
Le cronache parlano di episodi orrendi come quello in cui sei bambini cristiani sono stati uccisi ad Ambon, in un campo di catechismo: “inseguiti, sventrati, evirati e decapitati dagli islamisti che fendevano le bibbie con la spada”.
In altri casi gli attacchi degli islamisti avevano “l’ausilio di truppe militari regolari… come nell’isola di Haruku il 23 gennaio 2000, quando sono rimasti uccisi 18 cristiani” (dal Rapporto 2001 sulla libertà religiosa nel mondo).
A Natale del 2000 i fondamentalisti hanno fatto una serie di attentati colpendo la cattedrale di Giakarta e altre dieci città, con 17 morti e circa 100 feriti.
Nel 2001 l’agenzia Fides dava notizia di nuovi attacchi di guerriglieri islamici contro i cristiani nell’isola di Sulawesi e anche a Makassar con scene di caccia all’uomo. Poi altre chiese bruciate e molte vittime.
Un gruppo di cristiani indonesiani firmarono un appello drammatico: “Preghiamo per i cristiani di Indonesia. Preghiamo per la loro fede durante gli attacchi e per quanti subiscono la tentazione di nascondere la loro identità di fedeli a Cristo. Preghiamo per il mondo perché prenda provvedimenti contro la persecuzione, dovunque essa si verifichi”.
Invece il mondo se ne frega delle stragi di cristiani e Obama va in Indonesia a esaltare questo Paese come esempio di Islam buono. Figuriamoci com’è quello cattivo.
Nel paese indicato da Obama come modello di tolleranza, il 19 ottobre 2005, tre studentesse cristiane, Yusriani di 15 anni, Theresia di 16 anni e Alvita di 19 anni, furono assalite mentre si recavano a scuola (in un liceo cattolico di Poso) da un gruppo di fondamentalisti islamici.
I fanatici le immobilizzarono e poi, con un machete, le sgozzarono. Quindi tagliarono loro la testa a causa della loro fede in Gesù. La testa di una di loro è stata poi lasciata davanti alla chiesa cristiana di Kasiguncu.
Più di recente si è avuto il triste episodio della condanna a morte di tre contadini cattolici, Fabianus Tibo, Domingus da Silva e Marinus Riwu, colpevoli di essersi difesi nel 2000 dagli attacchi degli islamisti a Poso.
Monsignor Joseph Suwatan, vescovo di Manado, andò a confortarli in prigione a Palu in veste di “inviato speciale del Vaticano”, perché – spiegò – Benedetto XVI vuole condividere il dolore ed esprimere la sua solidarietà per l’ingiustizia legale subita dai tre cattolici durante il loro processo.
Un’ultima notizia dal “paese modello” di Obama. Nel settembre 2009 il parlamento di Aceh ha approvato all’unanimità l’introduzione della legge islamica. Ecco il titolo del Corriere della sera del 15 settembre: “Sharia in Indonesia, lapidazione per gli adulteri”.
Con buona pace delle Sakineh che ne faranno le spese. Di cui in realtà non frega niente a nessuno in Occidente. In particolare però non frega niente della tragedia dei cristiani, veri agnelli sacrificali.
Non frega niente all’Onu, alla Ue, ai premi Nobel, ai giornali progressisti, alle carlebruni e ai saviani (che non hanno lanciato appelli né fatto monologhi televisivi su questo genocidio censurato). E tanto meno frega a Obama.

Fonte: Libero, 11 novembre 2010

9 - IL FILM SHREK NON E' ADATTO PER I BAMBINI
Diverse le figure ambigue e Pinocchio porta il perizoma rosa...
Autore: Annarita Petrino - Fonte: L'Ottimista, 9 Novembre 2010

É tenuto un bambino a sapere cos’è un perizoma, per che cosa viene usato e che differenza c’è se a indossarlo è una donna o uomo? E se a indossarlo fosse Pinocchio? Questo è Shrek, film di animazione per bambini (così dicono) dalla lunga serie di doppi sensi. La vecchia generazione, quella degli adulti, è cresciuta con le favole classiche che la Walt Disney ha avuto il merito di trasformare in lungometraggi animati a dir poco spettacolari per la cura dei particolari e la capacità di animare i personaggi.
Ci sono stati capolavori del calibro di Cenerentola, Biancaneve e i sette nani, La Bella addormentata nel bosco, Pinocchio e molti altri, che hanno emozionato un’intera generazione di adulti e bambini, perché portare i propri figli a vedere cartoni di questo genere era gradevole anche per i genitori.
Ad un certo punto, però, qualcosa è cambiato quando, nel 2000, tutti questi personaggi si ritrovarono insieme nel primo episodio di un nuovo lungometraggio della DreamWorks, in cui mancava la tradizionale netta distinzione tra buoni e cattivi, come nelle animazioni di vecchio stampo. Antico e classico, ormai, sembrano essere diventati sinonimi di retrogrado e demodè. Non secondo lo Zingarelli, ma secondo la cultura dominante. Vien da chiedersi perché tale cultura debba dettare legge in Paesi liberi e democratici e pretendere di far passare come film per bambini pellicole di animazione che, oggettivamente, non lo sono.
Shrek, per l’appunto, propone diversi personaggi ambigui in scene più o meno esplicite che guizzano qua e là in una storia di per sé divertente, ma non chiara ai bambini nel suo complesso. I bambini, infatti, non hanno quella malizia che permette di comprendere determinate scene e situazioni. Tra queste: Pinocchio afferma di non portare le mutandine da donna. Essendo questa una bugia, il suo naso si allunga e, quando gli vengono tirati giù i pantaloni, si vede chiaramente un perizoma rosa... Una delle due sorellastre di Cenerentola lavora come barista nel bar più malfamato della zona, in cui si ritrovano tutti i “cattivi”, ha una voce da uomo ed è di fatto un travestito, che in uno degli episodi di Shrek bacia il principe azzurro. Quando Shrek a causa di un incantesimo viene trasformato in un bel giovanotto, si sveglia tra donne che gli si strusciano addosso in maniera inequivocabile. In un’altra scena, mentre Shrek e Fiona stanno dormendo nello stesso letto, Ciuchino, per svegliare il suo amico gli toglie le coperte, urla e poi gli consiglia di “usare un bel pigiamino”. E si potrebbe continuare, perché, purtroppo, non è finita qui.
Ma quello che forse fa più pensare è il perché a un cartone animato per bambini venga affidato il compito di veicolare le idee sulla gravidanza per la donna e sul come la prende l’uomo. Senza tenere conto del fatto che la maggior parte delle mamme e dei papà usano un linguaggio particolare per parlare ai loro figli di come sono nati o del fatto che presto arriverà una sorellina o un fratellino, Fiona dà la notizia a Shrek di essere in attesa del loro bambino e l’eroe del cartone... va in crisi! Esattamente come un uomo immaturo al quale la propria moglie, o compagna, o fidanzata dà la stessa notizia. Comincia una serie di incubi sul nascituro, ma quello che conta è che Shrek non è felice della cosa... Lo diventerà dopo, certo, ma la domanda è: può un bambino comprendere un processo psicologico così delicato come quello che scatta nell’uomo e nella donna alla notizia della gravidanza in corso? Si chiederà, forse, se il suo papà è stato contento del suo arrivo? Ma è giusto che se lo chieda perché ha visto un cartone animato? A voi l’ardua sentenza...

Fonte: L'Ottimista, 9 Novembre 2010

10 - ECCO PERCHE' E' SBAGLIATO DARE IL NOBEL AL PADRE DELLA FECONDAZIONE ARTIFICIALE
Il diritto al figlio non esiste perché nessuno può essere trattato come mezzo per soddisfare i propri scopi
Autore: Giacomo Samek Lodovici - Fonte: Avvenire, 7.10.2010

«La Chiesa nega alle coppie sterili un diritto fondamentale condannandole a rimanere senza figli». È una tesi molto spesso ripetuta da chi elogia il nobel al “padre” della fecondazione artificiale (fivet) umana. A dire il vero, per la Chiesa la nascita di esseri umani è sempre una gioia e la dignità del concepito in provetta è identica a quella degli altri concepiti, inoltre il desiderio di avere figli è molto buono e giusto, quindi si deve essere molto affettuosamente vicini a coloro che soffrono perché non ci riescono.
Il problema, però, è che ci sono diverse ragioni laiche per biasimare moralmente la fivet (ne possiamo spiegare solo alcune) che risulta assolutamente inaccettabile e squallida, pur producendo alcuni bambini: infatti il fine non giustifica il mezzo.
Il presupposto (che qui non possiamo argomentare) di buona parte del seguente discorso è che il concepito è un essere umano a tutti gli effetti, dunque ha una dignità incomparabile. Kant diceva che le cose hanno un prezzo misurabile, mentre l’uomo ha una dignità incommensurabile ed elevatissima, cioè non ha prezzo.
Ora, per ogni nato la fivet comporta la morte di un numero enorme di embrioni, in quanto le sue percentuali di successo sono bassissime: su 100 embrioni prodotti, almeno 80 sono destinati a morire subito a quasi. La morte degli embrioni dopo i concepimenti naturali è provocata dalla natura, non da una tecnica dell’uomo, come avviene con la fivet.
Inoltre, con la fivet la procreazione non è più incastonata in un atto di donazione reciproca come dovrebbe essere l’atto sessuale, bensì viene trasformata in una fabbricazione dell’uomo, diviene un’attività di tipo produttivo e l’essere umano è ridotto al rango di cosa, trattato come una cosa da produrre, da fabbricare. L’embrione diventa un oggetto e viene privato della sua dignità e del suo valore di essere umano.
Lo si vede già se, in tutto il processo di fabbricazione di un bambino, si esamina anche solo il concepimento (tralasciando l’eventuale affitto dell’utero da parte delle “madri surrogate”, lo scarto ed uccisione degli embrioni che non sono “di buona qualità”, il loro congelamento, ecc.): qual è la dimora adeguata per un essere umano? Gli animali hanno le tane, ma l’uomo può dignitosamente dimorare solo in una casa. Similmente: qual è il luogo di concepimento confacente alla dignità di un essere umano? Solo una persona può essere il luogo adeguato per il concepimento di una persona, non certo una gelida provetta. Solo un caldo abbraccio, una comunione che raggiunge l’apice in quella espressione sublime dell’amore che è l’atto sessuale può essere adeguata per avere come frutto la generazione di un essere umano; non una tecnica in cui la persona è l’esito di una iperstimolazione ovarica realizzata sul corpo della donna, del suo inserimento in una specie di montaggio, della masturbazione (tranne rari casi) dell’uomo che produce lo spermatozoo, ecc.
Oggi facciamo fatica a capirlo sia perché la logica consumistica ci fa considerare l’atto sessuale in modo riduzionista, sia perché la logica cosificatrice ha già colonizzato le nostre menti e le nostre espressioni: basta pensare alla pessima ma diffusissima espressione (usata innocentemente) «abbiamo fatto un figlio», invece che «abbiamo generato, abbiamo concepito un figlio». Il diritto al figlio non esiste, perché non esiste un diritto di un uomo su un altro uomo dato che nessuno va trattato come mezzo per soddisfare gli scopi di un altro: nessun uomo può essere utilizzato come strumento (Kant).
Un'altra argomentazione vale per coloro che ritengono che Dio esista (cosa, del resto, dimostrabile con la filosofia, nonostante le obiezioni in contrario). Nell’atto sessuale l’uomo e la donna sono aperti alla vita, ma l’incontro dei gameti e la generazione dipendono da Dio, che è creatore e signore della vita: l’uomo coopera col Creatore prestandosi ad essere suo collaboratore, così è pro-creatore. In tal modo, il figlio è un dono; anzi, è il dono di un dono, perché scaturisce come dono divino nel contesto di quel dono che è l’atto sessuale (il quale dovrebbe essere donazione reciproca). Con la fivet, invece, l’uomo, inconsapevolmente o consapevolmente (come dichiarano alcuni tecnici che la realizzano), si erge a creatore e padrone della vita; invece di collaborare con Dio, si sostituisce a Lui.
Insomma, alla luce di quanto abbiamo detto, si può comprendere che l’espressione «procreazione medicalmente assistita» è già una manipolazione linguistica: la fivet non è un semplice aiuto alla procreazione, non è una cooperazione alla creazione (dunque non è procreazione), bensì è un procedimento ben diverso, è una fabbricazione di uomini, in cui il tecnico diventa il principale protagonista.

Fonte: Avvenire, 7.10.2010

11 - ELEZIONI IN MYANMAR, EX BIRMANIA: VINCE IL PARTITO UNICO, PERDE LA DEMOCRAZIA
Riflettiamo sul fatto che il cristianesimo è l’unica religione che ha il fondatore che è stato un lavoratore: il paganesimo invece rende l’uomo pigro e, di conseguenza, povero
Autore: Francesco Agnoli - Fonte: Il Foglio, 29 ottobre 2010

A breve ci saranno le elezioni in Birmania, oggi Myanmar. Sui giornali leggeremo i soliti superficiali resoconti su questa feroce dittatura impiantata nel cuore del XXI secolo.
Difficilmente ci diranno che si tratta di una dittatura comunista. Ormai lo sappiamo da tempo: del materialismo ateo e comunista, come dei morti, nihil, nisi bonum. Benché il comunismo non sia defunto davvero, purtroppo, come dimostrano Cina, Corea del Nord, Cuba, Bielorussia… Comunque, per capire qualcosa di più su questo lontano paese asiatico, che confina con l’India, la Cina, il Laos e la Thailandia, si possono consultare soprattutto due libri: “Missione Birmania” e “Clemente Vismara, il santo dei bambini”.
Entrambi questi preziosi lavori sono di padre Piero Gheddo, un instancabile viaggiatore ed un prolifico giornalista che conosce la Birmania molto bene da vicino. Ricorrerò a Gheddo per illustrare due concetti: l’essenza del comunismo birmano; l’influenza del cristianesimo in questo paese. Anzitutto Gheddo ci ricorda che il fondatore della dittatura birmana odierna è Ne Win, il creatore di una via buddista al socialismo. Ne Win, ricorda Gheddo “professa fin dall’inizio il materialismo, nega l’esistenza dell’anima umana, insegna che tutti i fondatori di religione, passato il loro tempo, sono decaduti, introduce l’insegnamento dell’ateismo e della filosofia marxista nelle scuole; e assume come verità indiscussa che la proprietà è un furto”.
Ne Win è convinto, come scrive nel suo “La filosofia del socialismo birmano” del 1962, che “l’uomo è il più importante degli esseri, è l’ Essere Supremo. Al posto di dio bisogna mettere l’Uomo”. E a garanzia dell’Uomo occorre porre lo Stato: la società socialista futura, scrive ancora Ne Win, è “fondata sulla giustizia”, sulla prosperità, e in essa “non c’è posto per la carità”, perché lo “Stato pensa a tutto”.
Nazionalizza le banche, le imprese, i negozi, abolisce le scuole private ecc. Ma questo progetto utopico del “regno dell’Uomo”, si rivela subito portatore di oppressione, di degrado e di violenza, e fallisce miseramente. Quando ci si accorge che il comunismo non garantisce né equità né ricchezza, l’elite birmana si converte al modello cinese del libero mercato: dal materialismo egualitario, al materialismo tout court, mantenendo la struttura dittatoriale. Una trasformazione piuttosto facile, quasi automatica, che sembra stia per essere adottata anche dal comunismo cubano.
Così la Birmania è oggi non il regno dell’Uomo, ma una grande prigione e uno dei più grandi esportatori di oppio al mondo. Anche in questo caso lo Stato, cioè la dittatura militare, “pensa a tutto”.
Ma Piero Gheddo non parla solo del comunismo birmano e del fallimento dell’ “uomo nuovo” socialista. Nei due libri citati ripercorre la vita di alcuni missionari europei giunti in queste terre d’Asia per portare il Vangelo e ben altro tipo di “uomo nuovo”.
Con grande successo, non tanto tra l’etnia dominante, i Birmani, buddisti, quanto tra le etnie minori. Le minoranze tribali, cariani, kachin, kayah, blimò, chin, padaung, lahu… non erano affatto formate da “buoni selvaggi”, secondo il mito del proto-comunista Rousseau. Erano, al contrario, popoli nomadi, sempre in guerra, a caccia di schiavi e di prede, terrorizzati dalla natura divinizzata, superstiziosi, convinti che ogni malattia o ogni disgrazia fosse legata alla presenza di spiriti da esorcizzare o da placare. Come in tutte le religioni animiste della storia. I missionari, racconta Gheddo, portarono loro le medicine europee, la scrittura, la credenza in un Dio ragionevole e buono. Insegnarono a costruire case e introdussero nuove coltivazioni che permisero la vita stanziale e civile: il caffè, il chinino, le patate, la coltivazione dei gelsi e l’arte della seta. Tra questi uomini che abbandonarono la ricca Europa per andare tra genti lontane, Gheddo privilegia la figura di Padre Vismara.
Un uomo che giunse in Birmania nel 1935, insieme ad un solo compagno, morto subito di tifo. Padre Vismara era solo, e scriveva: “Sono l’unico cristiano nel raggio di un centinaio di chilometri. Se voglio incontrare un altro battezzato debbo guardarmi allo specchio”.
Era prete, medico, farmacista, dentista, carpentiere.... Insegnava ai suoi tribali, che disprezzavano il lavoro, affidandolo alle donne, ai bambini, e agli schiavi, la bellezza della fatica e di un mestiere. “Evangelizzare, cioè insegnare a lavorare”, scriveva; e aggiungeva: “Il cristianesimo è l’unica religione che ha il fondatore che è stato un lavoratore, un falegname”. In uno dei tanti suoi articoli, del dicembre 1953, notava: “Che il paganesimo renda l’uomo di ambo i sessi pigro e, di conseguenza, povero, è un fatto indiscutbile. Venite e vedrete”. Padre Vismara sgobbava come un matto, e faceva sgobbare quelli gli stavano accanto.
Per raccogliere “orfani e orfane di famiglie distrutte o disperse da carestie, epidemie, guerre tribali”; “lebbrosi, ladri scacciati dai villaggi, handicappati” rifiutati da tutti. Perfetta incarnazione di quello che avevano scritto i pagani Celso e Porfirio, e nel Novecento, Nietszche: che i cristiani scelgono ciò che è debole e malriuscito (senza attendere il futuro superuomo). Con grande ironia, prima di morire, Vismara preparò la sua epigrafe funeraria. Recitava: “Passeggero, fermati e piangi!/ Qui giacciono le mie ossa./ Vorrei tanto che fossero le tue. Clemente Vismara”.

Fonte: Il Foglio, 29 ottobre 2010

12 - TRA SCIENZA E FEDE NON C'E' INCOMPATIBILITA': LO SCIENZIATO SCOPRE NELLE LEGGI DELLA NATURA, L'IMPRONTA DEL CREATORE
A proposito di un recente discorso del Papa
Autore: Giacomo Samek Lodovici - Fonte: Avvenire, 11 novembre 2010

Tra scienza e fede c’è incompatibilità? La scienza conduce all’ateismo? Non sono pochi coloro che lo pensano, e su questa posizione sembra, per esempio, arrivato il noto astrofisico Stephen Hawking, in un libro – a cui recentemente i giornali hanno dato molto spazio – che afferma che non c’è posto per Dio nella creazione dell'Universo, perché la forza di gravità sarebbe la causa di un’autoposizione del mondo dal nulla.
Di tutt’altro tenore le parole rivolte recentemente da Benedetto XVI alla Pontificia Accademia delle Scienze. Infatti, per il Papa, l’esperienza dello scienziato che investiga la natura è «quella di percepire una costante, una legge, un logos [cioè una razionalità nella natura] che egli non ha creato, ma che ha invece osservato» e questa constatazione può portare a svolgere un ragionamento (filosofico o prefilosofico) che arriva ad affermare l’esistenza di Dio, cioè «porta ad ammettere l’esistenza di una Ragione onnipotente, che è altra da quella dell’uomo e che sostiene il mondo».
È un argomento su cui l’attuale pontefice ha insistito varie volte, fin da quando era professore universitario, per esempio in quel capolavoro che è la sua Introduzione al cristianesimo (1968), e poi da Papa, per esempio nel discorso di Ratisbona (2006). Con questo discorso, egli si ricollega ad una grande tradizione filosofica, quella che ha elaborato una prova filosofica dell’esistenza di Dio a partire dall’ordine e dal finalismo del mondo (le catastrofi sono un fenomeno parassitario dell’ordine, una sua perturbazione, ma non lo negano). Le basi di questo discorso si trovano già nel VI secolo avanti Cristo nelle speculazioni dei pitagorici, in quanto già questa scuola rilevava che il mondo è kosmos, cioè è un’entità in cui c’è ordine: «la struttura matematica dell’essere – scriveva Joseph Ratzinger nella citata Introduzione riconnettendosi a questi pensatori – porta a concepirlo come un pensato, come strutturato in maniera logico ideale», tanto è vero che «nemmeno la materia è semplicemente un non-senso che si sottrae alla comprensione, ma anch’essa reca in sé verità e comprensibilità che ne rendono possibile la comprensione intellettiva». In altri termini, la natura manifesta delle leggi e queste (compresa la legge di gravità su cui fa leva Hawking) reclamano un Legislatore come condizione di possibilità, perché, per vari motivi, il caso non le può spiegare. La natura manifesta una razionalità che rinvia ad una Ragione creatrice, cioè ad un Logos che la crea comprensibile alla nostra ragione e perciò la ragione scientifica può cimentarsi ad indagarla. Così, chi riflette a fondo sulla materia può comprendere che «essa è un pensato, un pensiero oggettivato. Non può quindi essere la realtà ultima. Prima di essa sta il pensiero», precisamente il Pensiero. E Dio, che è diverso dal mondo, nello stesso tempo si esprime in esso come un pittore si esprime nel quadro, perciò il mondo rimanda a Dio: dunque la ragione che investiga il creato può risalire al Creatore. È anche per questo motivo che la maggior parte degli scienziati di tutti i tempi è composta da credenti (assai spesso cristiani), tra cui molti ecclesiastici. Per limitarci solo a pochi nomi, basti citare Galileo, Newton, Galvani, Volta, Heisenberg, Einstein, Maxwell, Fermi, Eccles e Carrel, e gli ecclesiastici Mendel, Stenone, Spallanzani, Mercalli e Florenskij. Almeno riguardo a loro aveva ragione un grande scienziato come Pasteur che diceva che «poca scienza allontana da Dio, molta scienza riconduce a  Lui».

Fonte: Avvenire, 11 novembre 2010

13 - CINQUE VESCOVI ANGLICANI TORNANO ALLA CHIESA CATTOLICA
Ormai l'ecumenismo del ritorno promosso da Benedetto XVI è un fiume inarrestabile
Autore: Gianni Cardinale - Fonte: Avvenire, 9 novembre 2010

Cinque vescovi appartenenti alla comunione anglicana hanno annunciato ieri la decisione di unirsi formalmente alla Chiesa cattolica. La notizia coincide praticamente con il primo anniversario della Costituzione apostolica «Anglicanorum coetibus», resa pubblica il 9 novembre di un anno fa, con la quale Benedetto XVI ha aperto le porte ai gruppi di anglicani che desiderano essere accolti in quanto tali nella Chiesa cattolica. In una dichiarazione congiunta, i cinque presuli - tre in attività (Andrew Burnham di Ebbsfleet, Keith Newton di Richborough, John Broadhurst di Fulham) e due emeriti (Edwin Barnes e David Silk) - affermano di aver seguito con interesse il dialogo tra anglicani e cattolici e di reputare la «Anglicanorum coetibus» uno «strumento ecumenico» fondamentale per ricercare l’unità con la Santa Sede. «Si tratta di un’unità – dicono in conclusione – che è possibile solo nella comunione eucaristica con il Successore di San Pietro». La loro scelta è maturata dopo che la comunità anglicana d’Inghilterra ha aperto alla possibilità per le donne di accedere all’episcopato.
A questa dichiarazione ha fatto eco a Roma una nota orale del direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi. «A proposito – ha affermato – della dichiarazione dei cinque vescovi finora appartenenti alla comunione anglicana che hanno deciso di unirsi alla Chiesa cattolica e che si sono quindi ritenuti in obbligo di dimettersi dai loro attuali compiti pastorali nella Chiesa d’Inghilterra, possiamo confermare che è allo studio la costituzione di un primo Ordinariato, secondo le norme stabilite dalla Costituzione apostolica Anglicanorum coetibus e che eventuali decisioni in proposito verranno comunicate a tempo opportuno». Secondo le norme della Costituzione i vescovi anglicani, se sposati, potranno essere riordinati nella Chiesa cattolica solo come preti. Uno di loro potrà comunque essere nominato ordinario del nuovo Ordinariato anglicano. Questa carica infatti può essere assegnata anche ad un sacerdote sposato (e se accadrà sarà la prima volta che in una Conferenza episcopale cattolica avrà come membro anche un ecclesiastico uxorato).
La Commissione della Conferenza episcopale cattolica di Inghilterra e Galles per l’attuazione della «Anglicanorum coetibus», con una nota a firma di monsignor Alan Hopes, vescovo ausiliare di Westminster, ha annunciato un caloroso benvenuto per i cinque presuli in occasione della riunione plenaria in programma per la prossima settimana.
Da parte sua l’arcivescovo di Canterbury e leader della comunione anglicana, Rowan Williams, ha accettato le dimissioni di due suoi vescovi suffraganei con parole distensive. «Oggi – afferma in una sua nota ufficiale – ho accettato con rammarico le dimissioni dei vescovi Andrew Burnham e Keith Newton che hanno deciso che il loro futuro nel ministero cristiano risiede nelle nuove strutture proposte dal Vaticano».
«Auguriamo –ha aggiunto – loro ogni bene in questa prossima fase del loro servizio alla Chiesa e sono grato per il lavoro pastorale, fedele e devoto, compiuto da loro nella Chiesa d’Inghilterra per molti anni».
Secondo il Daily Telegraph sarebbero 25 i gruppi, ciascuno di circa 20 convertiti, che entrerebbero da subito nel nuovo ordinariato previsto con altri ancora pronti a farlo una volta che questo verrà istituito.

Fonte: Avvenire, 9 novembre 2010

14 - OMELIA PER LA SOLENNITA' DI CRISTO RE - ANNO C - (Lc 23,35-43)
In verità io ti dico, oggi con me sarai nel paradiso
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 21 novembre 2010)

Con la solennità di Gesù Cristo Re dell’Universo, siamo ormai giunti al termine dell’Anno liturgico. Gesù è il nostro Re per due motivi: prima di tutto, perché Egli, insieme al Padre e allo Spirito Santo, è il nostro Creatore; e, secondo motivo, perché Egli è il nostro Redentore, Colui che ci ha salvati dal peccato con la sua Morte in croce. Per questi due motivi noi siamo totalmente suoi, a Lui apparteniamo.
Questa festa ci ricorda che l’essere umano non potrà mai essere emancipato, esso appartiene sempre a qualcuno: o riconosce la sua appartenenza a Gesù, oppure diventa schiavo del peccato. Non vi è altra soluzione. C’è però una grande differenza tra queste due appartenenze: il peccato ci rende schiavi nel senso più brutto del termine; invece, nell’appartenenza a Gesù, noi troviamo la vera libertà.
Non a caso, il brano del Vangelo di oggi riporta la scena di Gesù che muore in croce. è dall’alto della croce che Gesù ci ha riscattati e ci ha donato la libertà dei figli di Dio. Accanto a Gesù morente in croce vi era anche il buon ladrone, il quale, pentitosi dei suoi numerosi peccati e illuminato da Dio, riconobbe la regalità di Gesù, chiese perdono e pregò: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno» (Lc 23,42).
Il buon ladrone non si aspettava che da un momento all’altro Gesù si manifestasse nella sua regalità; egli pensava al mondo futuro, quando, secondo la fede e la speranza di Israele, il Messia avrebbe compiuto il Giudizio di Dio; l’avvento del suo regno coincideva con la trasfigurazione dell’Universo. La risposta di Gesù infrange questa prospettiva: «In verità io ti dico, oggi con me sarai nel paradiso» (Lc 23,43).
Gesù usa un linguaggio solenne, è un vero e proprio giuramento che sottolinea il certissimo e puntuale compimento. è l’unica volta che Gesù nel Vangelo fa a qualcuno una promessa del genere come ad indicare l’eccezionalità dell’ora che determina alla storia umana una svolta decisiva. La porta del Paradiso che era a noi chiusa per il peccato di Adamo ed Eva si riapre grazie alla Morte in croce di Gesù. E il buon ladrone è il primo che vi entra.
Nel buon ladrone dobbiamo vedere ciascuno di noi. Siamo carichi di peccati, è vero; ma, se ci pentiamo di vero cuore, Gesù ci perdonerà e ci condurrà con sé nel suo regno di luce infinita. Per giungere a tale pentimento, contempliamo con gli occhi del cuore Gesù che muore in croce per noi; consideriamo che siamo stati noi a metterlo su quella croce, con i nostri peccati. Se vogliamo che Gesù regni in noi, in nessun modo deve in noi regnare il peccato. Da parte nostra, inoltre, vi deve essere la più grande riconoscenza. Se Gesù non ci avesse redenti, noi saremmo stati per sempre schiavi del peccato, incatenati per l’eternità. Ringraziamo dunque Gesù per la sua infinita Bontà.
Vogliamo infine soffermare la nostra attenzione su due parole dette da Gesù al buon ladrone, due parole molto piccole ma molto importanti. Le parole sono le seguenti: «Con me». Queste parole nel testo originale greco esprimono una vita condivisa, un comune destino. Questa eterna e beata comunione di vita tra noi e Gesù è la grande novità del Vangelo. Insegnava sant’Ambrogio che «la vita è essere con Cristo, perché dov’è Gesù Cristo, là è la vita, là è il regno», cioè tutta intera la felicità.
Fin da adesso, proponiamoci di vivere sempre con Gesù. Vivere con Lui significherà fare dell’Eucaristia il centro della nostra vita. Vi è chi riceve la Comunione anche ogni giorno e non può farne a meno. Ma non basta solamente riceverlo materialmente, bisogna accoglierlo con tutto il cuore, parlare familiarmente con Lui ogni volta che lo riceviamo.
Per vivere sempre più uniti a Lui, ricordiamoci di nutrire una tenera devozione alla Madonna. è Lei che ci conduce a Gesù. Come Lui è venuto a noi per mezzo di Maria, così anche noi dobbiamo andare a Lui accompagnati per mano di Colei che è la nostra tenerissima Madre.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 21 novembre 2010)

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