BastaBugie n°24 del 11 aprile 2008

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1 LA FALSA CONVERSIONE AL CATTOLICESIMO DI TONY BLAIR
Silenzio. Tony Blair parla in Cattedrale
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2 A BOLOGNA UN REVIVAL DEGLI ANNI SETTANTA CONTRO FERRARA
Le ripetute violente contestazioni a Giuliano Ferrara. Colpirne uno per intimidire tutti quelli che dissentono sull’aborto.
Autore: Marina Corradi - Fonte:
3 PERCHÈ VOTARE LA LISTA ABORTO? NO, GRAZIE

Autore: Francesco Agnoli - Fonte:
4 COME IL PORNO STA PER INVADERE LA TELEVISIONE DI CASA
Il rischio? Un digitale terrestre a luci rosse. Vincoli generici a chi dovrà scegliere tra i candidati, una tecnologia che non garantisce ancora grandi utili e una pressione crescente dal settore dell’eros disegnano una prospettiva inquietante.
Autore: Paolo Viana - Fonte:
5 LA SIMPATICA ROSY BINDI NE COMBINA UN'ALTRA
Spoil system Dico. Bindi nomina Cofferati e Vendola membri dell'Osservatorio sulla famiglia. Geniale…
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6 L'EUROPA FORZA GLI STATI ALL'ABORTO FACILE
Il Consiglio d’Europa: l’aborto sia più facile. Proposta-choc da Strasburgo: gli Stati membri devono garantire alle donne l’effettivo esercizio del diritto.
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7 CECOSLOVACCHIA: 20° ANNIVERSARIO DELLA 'MANIFESTAZIONE DELLE CANDELE'
Bratislava, quelle candele per la libertà. La protesta di Bratislava del 25 marzo 1988. Marián Štastný lanciò l’iniziativa per sostenere la petizione del cardinale Tomášek verso più equi rapporti Stato-Chiesa.
Autore: Angelo Bonaguro - Fonte:
8 LA CONVERSIONE DI MAGDI ALLAM VISTA COME UN’AGGRESSIONE?
E per qualcuno conversione e' uguale ad aggressione.
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte:
9 IL RACCONTO DELLA CONVERSIONE (VERSIONE INTEGRALE)
Abbiamo pubblicato due settimane fa, in BASTABUGIE N. 22, la lettera che Magdi Allam ha scritto a Paolo Mieli, direttore del Corriere della Sera, ma ci siamo accorti che, pur essendo Allam vicedirettore di quel giornale, la lettera era stata tagliata di alcune parti autobiografiche interessanti. Per fare un servizio alla verità, ecco la versione integrale.
Autore: Magdi Cristiano Allam - Fonte:

1 - LA FALSA CONVERSIONE AL CATTOLICESIMO DI TONY BLAIR
Silenzio. Tony Blair parla in Cattedrale
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Il noto neo convertito dall'anglicanesimo, ex primo ministro inglese e indicato come futuro Presidente dell'Unione Europea, ha tenuto una conferenza a Westminster dal titolo "Fede e globalizzazione" davanti ad un numeroso e qualificato uditorio. Presente anche il card. Cormac Murphy O' Connor, che è l'organizzatore di un ciclo di conferenze sulla religione. E quella di Blair è stata l'ouverture...
L'ex primo ministro britannico Tony Blair in una conferenza intitolata «Fede e globalizzazione», tenuta giovedì (3 aprile) nella cattedrale di Westminster davanti a circa 1.600 persone, ha sottolineato l'importanza delle religioni in un mondo globalizzato. La religione, ha detto, potrebbe risvegliare la coscienza del mondo e "aiutare a raggiungere gli Obiettivi del Millennio dell'ONU contro la povertà e la fame".
Blair ha messo in guardia sui pericoli del laicismo, mentre ha auspicato un maggior protagonismo delle religioni. "Se vogliamo che la religione diventi una forza per il bene non basta riscattarla dall'estremismo (la fede intesa come esclusione). E' anche necessario salvarla dalla indifferenza di chi vede la religione come una parte interessante della nostra storia, ma non del futuro".
L'intervento di Blair - il primo sulla religione da quando si è convertito al cattolicesimo lo scorso dicembre - fa parte di una serie di conferenze organizzate dal cardinale Cormac Murphy O' Connor. L'iniziativa prevede che all'ex premier seguiranno altri leader della Gran Bretagna di oggi come Mark Thompson, direttore generale della Bbc, il primate anglicano Rowan Williams, il rabbino Julia Neuberger, l'ex leader conservatore William Hague. O'Connor, primate di Inghilterra e Galles e leader di 5 milioni di cattolici, annunciando il programma del ciclo di conferenze ha dichiarato: "È importante che la Chiesa cattolica si confronti con la società in un modo positivo e creativo e garantisca uno spazio pubblico per discutere di religione".
Nella sua conferenza Blair ha riconosciuto che le convinzioni religiose non sono estranee alla politica: "Se sei una persona per cui la fede è un aspetto centrale della vita, non si capisce perchè non debba influenzare la politica".
Blair ha segnalato varie ragioni per cui i politici mettono da parte la fede. "Ti possono considerare un tipo strano". Inoltre, c'è chi pensa che "i credenti vogliono imporre agli altri le loro convinzioni religiose o che si credono migliori di loro". Ancora, esiste il rischio di essere visto come un esaltato che "vuole dare alle sue decisioni politiche una cornice di legittimità divina".
"Una delle domande più strane, che mi fanno nelle interviste - ha dichiarato Tony Blair -, è questa: 'La fede è importante per la sua politica?'. È come chiedere a qualcuno se la sua salute è importante - ha proseguito l'oratore -. Se credi, la fede è al centro della vita ed è inevitabile che influenzi le tue politiche".
"E mentre non dovremmo imporre le nostre convinzioni ad altri, non dovremmo nemmeno vergognarci di affermarle o esserne orgogliosi. Per noi la fede non è un resto storico ma una guida per l'umanità nel suo viaggio verso il futuro. Un mondo senza fede non è quello in cui vogliamo abitare o regalare ai nostri figli".
Tony Blair ha approfittato dell'occasione per far conoscere la Fondazione Tony Blair per la Fede (Tony Blair Faith Foundation), che sarà operativa nei prossimi mesi. Si tratta di una fondazione per il dialogo tra sei fedi, ovvero - oltre le tre abramitiche: cristianesimo, ebraismo, islamismo - anche induismo, buddismo e sikhismo. E' un'iniziativa che ha l'intento di presentare la religione come qualcosa di "dinamico, moderno e colmo di rilevanza attuale".
Le affermazioni di Blair potrebbero anche andare bene se non fosse che è lo stesso Tony Blair che ha iniziato la guerra in Iraq, andando contro l'accorato consiglio del Servo di Dio Giovanni Paolo II.
Andrebbero bene se non fosse che è lo stesso Blair che in questi giorni ha raccolto fondi per Stonewall, la più grande e conosciuta organizzazione di attivisti gay d'Inghilterra. Nell'occasione Blair si è detto pure orgoglioso e contento di aver promosso i matrimoni omosessuali.
Non si deve anche dimenticare che durante il suo governo, Tony Blair, è stato uno dei più grandi architetti mondiali della cultura della morte, promuovendo l'aborto, gli esperimenti sugli embrioni umani, la clonazione e l'eutanasia.
Non si deve anche dimenticare che Blair ha votato ogni provvedimento anti-vita e anti-famiglia sottoposto al Parlamento. Prima di divenire primo ministro ha votato tre volte a favore dell'aborto libero fino alla nascita e come primo ministro ha promosso l'aborto "segreto" per le adolescenti, senza il consenso dei genitori. Ha incoraggiato l'utilizzo della pillola abortiva chiamata "del giorno dopo". Ha sponsorizzato la ricerca distruttiva sugli embrioni. Il suo governo ha dato appoggio in Cina alla politica del controllo delle nascite, chiamata "del figlio unico".
Non si deve anche dimenticare che Blair ha personalmente promosso iniziative legislative che hanno colpito direttamente la Chiesa Cattolica. Infatti, è stata approvata una legge che ha obbligato anche le agenzie per le adozioni gestite dalla Chiesa Cattolica a dare in adozione bambini a coppie omosessuali. Blair ha ignorato l'avviso dei Vescovi che queste agenzie avrebbero chiuso se la legge fosse passata, perchè sarebbe stato andare contro quello che la Chiesa insegna da sempre. Chi non voleva che la Chiesa mantenesse la libertà di coscienza sulle adozioni? Stonewall, l'organizzazione di attivisti gay, per cui Blair si è tanto adoperato.
Non si deve anche dimenticare che Blair è stato uno dei più potenti sostenitori e collaboratori dei movimenti politici omosessuali nella loro opera di demolizione delle tradizionali protezioni e difese legali per il matrimonio naturale tra uomo e donna.
John Smeaton, Direttore della Società per la Protezione dei Bambini non nati (Society for the Protection of Unborn Children, SPUC), nel febbraio 2007 ha affermato: "Effettivamente non c'è settore etico pro-vita e pro-famiglia che il governo Blair non abbia reso peggiore".
Comprensibile perciò che le affermazioni piene di rispetto di Blair su fede e religione siano risuonate come false o perlomeno sospette alle orecchie di non pochi cristiani e dei pro-vita, che durante il suo governo hanno dovuto combattere tenacemente contro il massiccio attacco delle politiche governative anti-vita, anti-famiglia e anti-cristiane. Un attacco che continua ancor oggi con il suo successore Gordon Brown.
E ciò che è strano, è che non risulta affatto che Tony Blair, entrando nella Chiesa Cattolica, si sia pentito pubblicamente di questo suo passato di promotore di morte e di immoralità.
Eppure il cardinale Cormac Murphy O' Connor, il 21 dicembre 2007, giorno dell'ingresso dell'ex primo ministro nella Chiesa Cattolica, si è dichiarato molto contento di questa "conversione", non esigendo da Blair un atto pubblico di pentimento per i suoi molteplici e gravi atti pubblici contro l'insegnamento morale della dottrina cattolica.
È inoltre impressionante leggere in Italia il testo degli interventi di Tony Blair apparsi in questi giorni su Avvenire e su La Repubblica, in cui pur parlando di religione, di fede, di Dio, rigorosamente mai vengono usate le parole: Gesù, Gesù Cristo, Cristo Gesù, Cristo, Trinità, cristianesimo etc.
Certo che non c'è proprio male per un infervorato neo convertito!
Sarà forse il caso di dire "Vladimir Solovëv docet"?
Vladimir S. Solovëv nel 1900, in polemica con Nietzsche e con la religione dell'umanità tolstoiana, conclude I tre dialoghi e il racconto dell'Anticristo. La venuta dell'Anticristo è descritta non come rifiuto di Gesù Cristo, ma come sua assimilazione. Scrive: «Il nome di Cristo sarà sfruttato da tutte le potenze umane, che nelle azioni e nello spirito sono estranee e direttamente ostili a Cristo e al suo Spirito». Racconta poi una possente parabola sul futuro. Il Presidente degli Stati Uniti d'Europa è ricco di virtù, eloquente, spiritualista: «Un filantropo, compassionevole e amico non solo degli uomini ma dei viventi». Nel primo anno di governo istituisce la pace mondiale. Nel secondo anno sconfigge la miseria e la fame instaurando «l'uguaglianza della sazietà universale». Nel terzo anno invita un taumaturgo a deliziare la popolazione mondiale con prodigi e meraviglie. Ma quando gli viene chiesto di confessare l'unica signoria di Gesù, perde la sua imperturbabile calma e rabbiosamente rivela la sua natura di Anticristo, gridando istericamente: "Non è tra i vivi e non lo sarà mai. Non è risorto, non è risorto! E' marcito, è marcito nel sepolcro!" e scatena così la persecuzione contro il "piccolo resto" dei cristiani...

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2 - A BOLOGNA UN REVIVAL DEGLI ANNI SETTANTA CONTRO FERRARA
Le ripetute violente contestazioni a Giuliano Ferrara. Colpirne uno per intimidire tutti quelli che dissentono sull’aborto.
Autore: Marina Corradi - Fonte:

Anche a Pesaro i centri sociali all’attacco del comizio di Giuliano Ferrara. Non essendo i manifestanti riusciti a srotolare sul palco il loro striscione di protesta hanno emesso un comunicato : gravissimo ed intollerabile che un paese che si definisce democratico non ammetta il diritto a manifestare dissenso verso una lista 'fascista e medioevale'. E noi che ci eravamo abituati alla monotonia di questa campagna di grigie polemiche e prevedibili contumelie vediamo, da Bologna a Pesaro, scendere in campo la variabile del lancio di sassi e sedie contro la lista pro-life.
  Qualcosa, sia pure esecrabile, di nuovo sotto il sole di questo aprile? No, qualcosa invece di antico, anzi di vetusto. Lo diciamo per chi ha meno di quarant’anni, e non c’era negli anni del 'fascista!' urlato nelle scuole, nelle università a chiunque non era in linea con il Verbo Unico Collettivo. Quante volte, al liceo, porte sprangate da picchetti di studenti col pugno alzato. Sul polso, appena sotto quel saluto proletario, si poteva notare il luccichio dei Rolex, giacchè in quella scuola borghese i proletari in verità non li avevano mai visti. Tuttavia, quei ragazzi avevano ben chiara una nozione: tutti quelli che non stavano con loro, eran 'fascisti'. I 'fascisti', ovviamente, non avevano diritto di parola, sicché non si sapeva cosa realmente pensassero, né se, poi, fascisti eran davvero. Ma già domandarsi cosa realmente dicessero i reietti, era chiaro segno di fascismo. Quindi, quando c’erano i picchetti, era meglio lasciar stare. (Al venerdì però i picchetti finivano presto, perché i compagni dovevano andare a sciare).
  Dunque, la folata di uova e pietre di Bologna ha un gusto vecchio, da anni Settanta, di parole brandite come clave senza sapere cosa significano. Di insulti urlati per stare da una immaginaria parte giusta, senza ascoltare cosa dice il 'nemico', giacchè si è certi di saper già tutto di lui e delle sue ignobili ragioni. Quel saper tutto a priori che non guarda in faccia e non sta a ascoltare urla, soltanto, perché l’altro non possa parlare. Poi lancia: pomodori per disprezzo, pietre per fare male - nell’astio viscerale, la differenza si fa sottile. A volte, insidiosamente e rapidamente inafferrabile.
  La cifra anni Settanta che ritorna con il suo inconfondibile odore a Bologna è quella di un’ideologia cieca.
  Conforta, certo, che tutti, da Cofferati a Bertinotti, abbiano espresso solidarietà a Ferrara. Benché poi i dirigenti del Prc da quella solidarietà abbiano preso le distanze.
  Benché la capogruppo dei Verdi-Pdci al Senato abbia esortato alle uova contro i prolife in tutte le piazze d’Italia. Certi vizi, si sa, sono difficili da perdere. E così nella lotta di popolo 'in difesa delle donne' la candidata Matilde Leonardi, medico specialista in disabilità infantile, se ne è andata da Bologna con una costola incrinata, ed è andata ancora bene. E’ quel discrimine fondamentale fra il non essere d’accordo e il picchiare, ciò che ancora una volta sfugge a certi sinceri democratici.
  L’ex sessantottino Ferrara dopo Bologna ha commentato: 'Certe cose, noi le facevamo contro Almirante'. C’è tutta una storia, nel viaggio di quest’uomo che da ragazzo gridava come i suoi coetanei 'fascista!' agli avversari fino a quel palco emiliano dove ragiona sulla disumanità dell’aborto. Ma la metamorfosi del compagno di un tempo non sfiora i ragazzi delle uova, anzi, è per loro soltanto 'tradimento'. La storia, è vero, ricomincia a ogni generazione. Ma nemmeno la questione fondante: lascia parlare l’avversario, non toccarlo, neanche questa volta è passata. Di nuovo quel boato di fischi e insulti, ad annientare le ragioni altrui. E le tasche piene di sassi. Qualcuno poi, dal Parlamento, a esortare: di nuovo.
  E quarant’anni dopo gridano ancora: 'Fascisti!' Come un virus endemico che ritorna in un organismo debole. In quest’Italia che ai figli non ha detto abbastanza delle illusioni fallite dei padri.
 Ciò che sfugge a certi «democratici» è il discrimine tra il non essere d’accordo e il picchiare. E in certe contestazioni riaffiora qualcosa che si sperava superato.


3 - PERCHÈ VOTARE LA LISTA ABORTO? NO, GRAZIE

Autore: Francesco Agnoli - Fonte:

Abbiamo sempre affermato che il diritto alla vita deve rappresentare una questione centrale nella politica e che lo Stato non può perseguire una sorta di liberalismo della neutralità di fronte alla vita e alla morte.
Abbiamo sempre chiesto a tutte le forze politiche che, negli anni, si sono presentate alle elezioni, di non delegare alla libertà di coscienza dei singoli candidati la valutazione su questioni quali la difesa della vita e della famiglia, ma di porre con chiarezza nei loro programmi come intendono legiferare. Ciò vale maggiormente nell’attuale sistema elettorale, ove non è previsto il voto di preferenza e viene chiesto agli elettori una sorta di delega in bianco. Giuliano Ferrara, laico di grande ragionevolezza, ha fatto proprie queste istanze, culturalmente e politicamente. Senza “se” e senza “ma”.
La presenza della lista pro life ha obbligato – ed obbligherà – i media e tutte le forze politiche a confrontarsi col tema (anche solo per contestare l’opportunità di parlarne in campagna elettorale). I temi etici, la cultura dell’accoglienza della vita, la questione del diritto alla vita dal concepimento alla morte naturale e della dignità umana, per la prima volta, grazie alla lista, saranno argomenti affrontati in una campagna elettorale che già si era prefigurata molto defilata a riguardo, considerandoli temi “politicamente scorretti”.
La lista non tocca solo l’argomento dell’aborto, ma, partendo da quello, che è l’emblema dell’offesa legalizzata alla vita umana, affronta tanti temi di fragilità e di gravi difficoltà che coinvolgono milioni di famiglie italiane.
Basta dare uno sguardo al programma: tutela sociale della maternità, il che significa pari opportunità a nascere, pari opportunità a portare avanti una gravidanza, possibilità di esercitare scelte procreative libere e responsabili, tutela della lavoratrice madre, (progetti part time, telelavoro, nidi famiglia), deduzioni familiari per i figli, sostegni economici alle gestanti in difficoltà, riforma dei consultori familiari (perché tornino ad essere un luogo di sostegno ed aiuto alla famiglia). Facilitazione del percorso delle adozioni: centinaia di migliaia di famiglie affrontano indicibili difficoltà nel lungo cammino dell’adozione. Centinaia di migliaia di donne non sanno che esiste il parto anonimo e che il loro bambino, se proprio non intendono accoglierlo, alla nascita può essere immediatamente adottato.

“Adoption, not abortion” era solita dire Madre Teresa. Misure economiche e sociali per le famiglie con disabili ed impegno istituzionale particolarmente nei confronti dei disabili gravi e dei malati terminali, smascherando l’egoismo e l’utilitarismo che sottendono le spinte all’eutanasia. Sviluppo della medicina prenatale e neonatale, orientando la ricerca e implementando le cure mediche nei confronti di bambini malati, nati e non ancora nati, nel rispetto della deontologia medica, che è quella di salvare vite umane, non di eliminare il malato.

Tutela della salute della donna, fisica e psichica, messa fortemente a rischio dalla pillola abortiva RU486, che, tra l’altro, per nulla meno traumatica dell’aborto chirurgico, ricaccia la donna in difficoltà per una gravidanza nella più nera solitudine, deresponsabilizzandole Istituzioni e la società. Sviluppo della ricerca sulle cellule staminali adulte: le uniche che abbiano dato risultati positivi in ordine alla cura di molte malattie.

Educazione della sessualità, attraverso percorsi di formazione per gli operatori sociali dei consultori familiari, particolarmente per quanto riguarda la vita prenatale e la procreazione libera e responsabile. Non discriminazione delle fasce più deboli della nostra società.
La lista vuole porre un’argine alla pervasività della biopolitica, intesa come totale presa in carico e gestione della vita biologica da parte del potere (non riferito solo alle Istituzioni, ma ad ogni prassi collettiva autoreferenziale), che ritiene la vita, la biologia, l’umano non un presupposto, ma prodotto della prassi.
Non c’è dubbio che il prossimo Parlamento Italiano dovrà affrontare questioni eticamente sensibili, per nulla secondarie, come abbiamo potuto constatare nella passata legislatura italiana e nelle recenti elezioni in Spagna, come nella campagna elettorale in corso negli USA. Uscire dal devastante concetto di biopolitica vuol dire attivare un impegno profondo per la difesa della dimensione personale della vita, rifiutando ogni qualificazione pubblica di categorie biologiche, a partire da quelle di vita e di morte, non accettando mai che esse vengano identificate politicamente.
La lista pone al centro la questione antropologica: la difesa della vita e della dignità umana, considerati, oltre che principi non negoziabili, fondamento stesso della democrazia ed antemurale dell’umana convivenza. Propone una visione antropologica che, opponendosi al relativismo etico, e all’utilitarismo ideologico imperanti, testimonia come il tema della vita sia strettamente connesso al tema della famiglia, della pace, dei diritti umani, del progresso scientifico rispettoso dell’uomo, dell’economia e dello sviluppo a servizio dell’uomo. Delinea una società nella quale le libertà individuali non impediscano ai soggetti più deboli, pure titolari degli stessi diritti, di esercitare le stesse libertà. Pone come soggetto di diritto l’uomo, in quanto portatore di incommensurabile dignità, a prescindere da ciò che possiede, dalle sue capacità, dal suo stato di salute.
La lista volge il suo sguardo oltre i confini italiani, guarda all’Europa e agli altri continenti, ove si consumano abominevoli crimini contro i diritti umani, come:
• la legalizzazione pressoché mondiale dell’aborto: il 41% della popolazione mondiale vive in Paesi dove la pratica è legalizzata. (Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità ogni anno nel mondo si effettuano 53 milioni di aborti, ovvero ogni anno abbiamo annualmente un numero di vittime pari a quelle provocate dall’intera Seconda guerra mondiale). In tale processo l’aborto ha acquisito una nuova valenza “simbolica”, con la pretesa di essere riconosciuto quale diritto fondamentale;
• la questione degli embrioni soprannumerari congelati, frutto delle tecniche di fecondazione artificiale: il Regno Unito ordina la periodica distruzione di questi embrioni, indipendentemente da qualsiasi verifica della loro vitalità;
• l’alterazione dell’equilibrio tra i sessi alla nascita fenomeno prodotto dagli aborti selettivi (in particolare in India e in Cina) e che sembra ormai attestarsi sullo spaventoso numero di 100 milioni di bambine non nate.(Rappresenta un autentico incubo demografico, di cui l’ India ha preso coscienza già da alcuni anni e la Cina solo negli ultimi mesi);
• la condizione degli anziani, che nessun welfare State sarà in grado di tutelare quanto più si consolideranno i fenomeni della crescita continua della vita media e delle patologie senili degenerative fortemente invalidanti;
• le spinte alla legalizzazione dell’eutanasia che caratterizzano pressoché tutti i paesi occidentali e destinate ad estendersi al resto del mondo: sempre più si diffonde l’eutanasia come suicidio assistito: in Olanda il 31% dei pediatri sopprime i neonati malformati, anche senza acquisire il consenso dei genitori; in Svizzera, lo scorso febbraio, la Corte Suprema ha stabilito che il malato mentale ha un diritto costituzionale ad essere soppresso;
• il diffondersi di ideologie animalistiche, che non sono più in grado di distinguere tra dignità umana e dignità animale (vedi la nuova legge animalista approvata nelle Isole Baleari, sul riconoscimento di diritti fondamentali per i primati).
In conclusione
Corriamo senza rete, senza apparentamenti, il che vuol dire che, per portare deputati in Parlamento, si deve raggiungere il 4%.
La lista si presenta solo alla Camera. Il che vuol dire che, poiché è fondamentalmente al Senato che si decide il governo che verrà, il nostro invito è di votare al Senato per la coalizione o il partito che si preferisce e dare, invece, alla Camera un voto di coscienza (e di cuore!) alla Lista “Aborto? No, grazie”.

Sostienici anche economicamente

Il tuo contributo sarà prezioso, possono essere 5 euro o 5.000 o 50.000: saranno in ogni caso utilizzati solo per promuovere la campagna elettorale e la moratoria.
Per sostenere i candidati in Veneto puoi eseguire un bonifico a:
Banca: unicredit banca
bic agenzia: uncritb1n77
Codice IBAN: IT55V0200811794000041221291
Intestato a: Franceschini Franco (mandatario elettorale).


4 - COME IL PORNO STA PER INVADERE LA TELEVISIONE DI CASA
Il rischio? Un digitale terrestre a luci rosse. Vincoli generici a chi dovrà scegliere tra i candidati, una tecnologia che non garantisce ancora grandi utili e una pressione crescente dal settore dell’eros disegnano una prospettiva inquietante.
Autore: Paolo Viana - Fonte:

Pluralismo, certo, ma a luci rosse: è la deriva che rischia il digitale terrestre in Italia, se la gara per la cessione del 40% dell’etere dovesse sfuggire di mano all’Autorità per la Garanzia nelle Comunicazioni. Il bando è uscito nelle scorse settimane, ci sono due mesi per decidere e, pur considerato che ci si vorrà lasciare alle spalle le elezioni e la formazione del nuovo governo, entro giugno l’Agcom sarà in grado di aprire il mercato ai nuovi editori che occuperanno le frequenze lasciate libere, per legge, da Rai, Mediaset e La 7. Nuovi che, in realtà, nuovi non sono, come non lo sono le tecnologie che utilizzeranno. Per quanto faticosa sia stata in passato la diffusione dei decoder, almeno fino all’arrivo dei nuovi televisori con tuner digitale integrato, la pay tv via etere rappresenta ancora la piattaforma più diffusa e l’accoppiata decoder digitale - smart card ricaricabile resta la tecnologia più usata: assicura al cliente costi contenuti, flessibilità di utilizzo e, a determinate condizioni, anche l’anonimato. Un plus, quest’ultimo, di grande appeal per l’editoria del porno, che si è affacciata sul mercato italiano e potrebbe sfruttare l’imminente 'liberalizzazione' per imporvisi. L’hardcore, che oggi si mimetizza tra documentari e cartoons nei ricchi bouquet del satellite, ha tutti i fondamentali economici e tecnologici per aspirare a fare del digitale terrestre la propria autostrada e potrebbe sfruttare proprio questa gara per ottenerlo.
  Sono passati solo due anni, infatti, da quando l’Autorità imponeva a Rai, Mediaset e La 7 di mandare in onda solo «trasmissioni che rispettino i diritti fondamentali della persona, essendo comunque vietata la trasmissione di programmi che contengono scene di violenza, soprattutto se gratuita o efferata, o pornografiche». Una severità, quella della delibera 264/05 che inaspriva i limiti dettati dalla legge ma che era destinata a durare poco, visto che a fine 2006 la stessa Agcom ha cancellato quel divieto. Ora, il disciplinare per l’assegnazione del 40% del digitale terrestre abbassa definitivamente la guardia.
  L’Autorità ha deciso di selezionare i nuovi protagonisti del digitale terrestre attraverso una gara per titoli e sulla scorta di una valutazione effettuata da una commissione. Il disciplinare, nel definire i criteri di questa valutazione delle domande di accesso alla capacità trasmissiva, privilegia i criteri economici con cui sarà valutato il piano d’impresa e quelli tecnici che permetteranno di esaminare il progetto di utilizzo delle frequenze che saranno assegnate ai nuovi soggetti. È su questi due ordini di criteri che verrà attribuito un massimo di sessanta punti su cento. Gli altri quaranta dipenderanno dalla qualità del piano editoriale presentato dal candidato, ma i parametri per saggiarlo appaiono piuttosto generici. Si parla di «qualità dei programmi » come pure di «valorizzazione delle opere europee e della produzione indipendente»; si terrà conto della «promozione di opere di alto livello artistico, dell’educazione della formazione, di trasmissioni per i minori» e della «tutela dei minori e della dignità umana», ma anche dell’«offerta di generi ad ampia diffusione, in grado di soddisfare i gusti delle diverse categorie di telespettatori, in particolare nelle fasce orarie di maggiore ascolto». Le maglie, insomma, sono larghe e attraverso di esse potrebbe effettivamente passare di tutto. Sarà sufficiente garantire una qualche forma di condizionamento dell’accesso a tutela dei minori per ottenere l’assegnazione di frequenze che valgono oro.
  L’editoria pornografica è in crescita costante e può contare su margini di profitto impensabili per chi investe su informazione o fiction. Oggi, un solo operatore con il porno via satellite fattura in Italia più di 120 milioni di euro all’anno. I costi, poi, sono irrisori: un titolo di Hollywood si paga a suon milioni di euro, un film a luci rosse qualche centone. In un momento di stallo come questo - dal 2012 partirà la conquista dei 15 milioni di utenti della tv analogica ma oggi il digitale terrestre si deve accontentare dei tre che gli assegnano le statistiche, le stesse che lo dipingono eterno secondo, dopo il satellite - i margini dell’eros sono allettanti per tutti e se Rai, Mediaset e La 7 sono frenate da ragioni di opportunità, i piccoli editori si muovono da anni e con grande disinvoltura su questo terreno e attendono solo di fare il grande salto, preceduti da alcuni colossi internazionali. Se quindi la commissione di valutazione applicherà alla lettera il disciplinare, non potrà che accogliere le domande di editori nostrani, come Conto Tv o Glamour Tv, o stranieri, come Top Up e Sbs. Pronti a veicolare contenuti erotici di differente gradualità, candidati come questi non avranno alcuna difficoltà a ottenere il massimo punteggio sul piano tecnico ed economico, magari dissimulando il 'business' nell’ambito di una programmazione che, secondo le differenti fasce orarie, proporrà anche normali film e innocenti cartoons. Se infine, come pare, solo gli editori dell’eros se la sentiranno di investire in un momento di transizione come quello che il digitale obiettivamente vive, è altamente probabile che, ove l’Agcom non riveda i propri criteri di valutazione, al traguardo dell’assegnazione della capacità trasmissiva arriveranno proprio loro, trasformando così il 40% del digitale terrestre italiano in un rifugio di guardoni con smart card.


5 - LA SIMPATICA ROSY BINDI NE COMBINA UN'ALTRA
Spoil system Dico. Bindi nomina Cofferati e Vendola membri dell'Osservatorio sulla famiglia. Geniale…
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Grande Rosy. A noi Rosy Bindi sta così simpatica che non possiamo non parlare sempre di lei. L'ultima che ha combinato, dopo due anni da ministro della Famiglia in cui non si è segnalata pressoché per nulla, se non una furibonda battaglia sul nulla dei Dico, è stata di nominare tutti suoi amici nell'Osservatorio nazionale sulla famiglia. L'organismo, voluto nel 2004 dall'ex ministro Roberto Maroni, era nato con lo scopo di fornire studi di settore sulle problematiche inerenti il tema. Sede a Bologna, pochi membri, scelte bipartisan. Bindi ha atteso due anni, e due settimane dalle elezioni, per rendere noti i nomi dei nuovi dirigenti dell'Osservatorio. Intanto ha triplicato le sedi (Bologna, Bari, Roma), nominato 46 membri, di cui "di diritto" i sindaci Nichi Vendola e Sergio Cofferati (noti per le loro lotte a favore di mamme e papà), fatto fuori l'ex direttore Pierpaolo Donati (unanimemente riconosciuto come uno dei migliori studiosi in materie di politiche familiari) e gli esperti dell'università Cattolica di Milano, messo sulla sedia della vicepresidenza Renato Balduzzi, suo consigliere ed estensore della bozza Dico. Non lontane dalla realtà, dunque, le critiche di chi vi vede un «Osservatorio formato Dico» o un «Bindiosservatorio». I nominati, infatti, rimarranno in carica tre anni, e ci pare proprio difficile che con il prossimo governo possano andare d'amore e d'accordo. A guadagnarci solo i familiari della Bindi. A smenarci le famiglie italiane.


6 - L'EUROPA FORZA GLI STATI ALL'ABORTO FACILE
Il Consiglio d’Europa: l’aborto sia più facile. Proposta-choc da Strasburgo: gli Stati membri devono garantire alle donne l’effettivo esercizio del diritto.
articolo non firmato

ROMA. Come se non bastasse la strage di innocenti che annualmente si consuma nel Vecchio continente, tra meno di un mese il Consiglio d’Europa si pronuncerà su un rapporto della commissione pari opportunità dell’assemblea (Pace), per promuovere un’ulteriore diffusione dell’aborto, consentendolo nei Paesi in cui non è possibile, e facilitandolo in quelli dove è legale, ma in cui le condizioni non sarebbero tali da garantire alle donne l’effettivo esercizio di questo diritto. Una bozza di risoluzione approvata ad ampia maggioranza dalla commissione si pronuncia infatti in tal senso. «Proibire l’aborto – si legge nel documento – non ne comporta una riduzione nel numero, ma al contrario spinge a utilizzare metodi clandestini, che sono più traumatici e più pericolosi». La proposta di risoluzione invita i Paesi membri a garantire alle donne l’esercizio effettivo del loro diritto ad abortire, eliminando tutte quelle restrizione che non permetterebbero un’interruzione clinica della gravidanza in appropriate condizioni mediche e psicologiche. «L’aborto su richiesta – è scritto nel documento – in teoria è possibile in tutti gli stati membri del Consiglio d’Europa, con le sole eccezioni di Irlanda, Malta, Andorra e Polonia; tuttavia anche nei Paesi dove l’aborto è legale, le condizioni non sono tali da garantire alle donne l’effettivo esercizio di questo diritto».
 Secondo il testo della commissione pari opportunità numerosi sarebbero gli ostacoli che si frappongono tra le donne e la loro scelta: la mancanza di dottori disposti a praticare l’aborto, i ripetuti consulti medici richiesti, i lunghi tempi di attesa, il periodo di tempo concesso per poter cambiare idea o la mancanza di un’adeguata copertura finanziaria. Il documento sottolinea, infine, bontà sua, che l’aborto non è «un metodo di pianificazione familiare» e deve essere evitato nei limiti del possibile attraverso la prevenzione: ridurre i prezzi dei contraccettivi e introdurre l’educazione sessuale obbligatoria nelle scuole. Il rapporto sarà discusso in seno alla plenaria dall’assemblea a Strasburgo dal 14 al 18 aprile.


7 - CECOSLOVACCHIA: 20° ANNIVERSARIO DELLA 'MANIFESTAZIONE DELLE CANDELE'
Bratislava, quelle candele per la libertà. La protesta di Bratislava del 25 marzo 1988. Marián Štastný lanciò l’iniziativa per sostenere la petizione del cardinale Tomášek verso più equi rapporti Stato-Chiesa.
Autore: Angelo Bonaguro - Fonte:

Contrariamente a quanto accadde nel ’68 con le speranze suscitate dalla Primavera di Praga, la Cecoslovacchia negli anni della Perestrojka era uno degli ultimi baluardi del comunismo brezneviano. La Chiesa si trovava in una situazione drammatica: su tredici diocesi dieci erano vacanti, l’ingerenza dello Stato era capillare, e il tentativo di creare una struttura ecclesiale filogovernativa si era realizzato nel movimento per il clero 'Pacem in Terris'. Eppure nuova linfa scorreva nei canali della Chiesa cosiddetta 'clandestina', composta da piccole comunità e gruppi di fedeli guidati da sacerdoti o laici e diffusa specialmente in Slovacchia. Alla fine del novembre 1987 un gruppo di cattolici moravi, sostenuti pubblicamente dal risoluto cardinale František Tomášek, si rivolse alle autorità statali con una petizione in trentun punti in cui si avanzavano proposte per risolvere il rapporto Stato- Chiesa. Da parte slovacca, ricorda František Mikloško, uno dei leader cattolici, «capimmo subito che non bisognava sciupare le forze, perciò ci associammo all’iniziativa», che raccolse oltre mezzo milione di firme. Nello stesso periodo, in Occidente, il vicepresidente del Congresso mondiale degli slovacchi, Marián Štastný, ebbe l’idea di indire una manifestazione per il 25 marzo davanti alle ambasciate cecoslovacche di vari paesi per chiedere la piena libertà religiosa per i suoi compatrioti.
  Nel febbraio ’88 arrivò a Bratislava , avvolta in una tavoletta di cioccolato, la lettera in cui Štastný comunicava l’idea agli attivisti locali e chiedeva loro di unirsi in un gesto pacifico.
  Nonostante alcune esitazioni, si decise per una manifestazione di mezz’ora in piazza Hviezdoslav, nel centro di Bratislava, nel tardo pomeriggio del 25, durante la quale i partecipanti avrebbero acceso delle candele e pregato per chiedere la nomina di nuovi vescovi, la libertà religiosa, la fine delle discriminazioni verso i credenti e il rispetto dei diritti umani. Quest’ultima richiesta 'politica' era giustificata dal fatto che i partecipanti, come cristiani, si impegnavano per la libertà, una e indivisibile. I promotori inviarono la richiesta agli organi competenti, forti dei diritti garantiti dalla Costituzione. Prima ancora del divieto ufficiale, il ministro degli Interni autorizzò l’uso di misure speciali contro quella che era considerata una 'provocazione politica'. Così furono stravolti i programmi della Tv e dei cinema in modo da attirare il pubblico, furono spostati eventi sportivi e culturali, si limitò il flusso dei trasporti verso la capitale. I direttori scolastici intimarono agli studenti di tenersi alla larga dal centro, i convitti chiusero il 24 obbligando i pendolari a tornare a casa. Lo stesso accadde sui posti di lavoro: a molti attivisti cambiarono i turni e furono visitati dalla polizia. I direttori degli ospedali furono obbligati a dimettere i degenti per avere letti liberi per eventuali feriti. I media riportarono giudizi e interventi di condanna dell’iniziativa, il regime diede spazio anche ai responsabili della Pacem in Terris, che disorientarono molte anime semplici e cercarono di trattenere i sacerdoti in parrocchia introducendo funzioni pasquali straordinarie.
  Il 23 marzo la tensione salì alle stelle: Mikloško ricevette la comunicazione che all’estero non si sarebbe fatto più nulla.
  Vennero fermati gli attivisti più noti: Ján Carnogurský e padre Vlado Jukl, bloccato in casa Silvo Krcmery, il vescovo Ján Korec prelevato alla fermata dell’autobus, Mikloško caricato in pieno centro su una Volga nera. Il 25 marzo dal primo pomeriggio, sotto una pioggia battente, le autobotti iniziarono a pulire la piazza. Verso le 17 erano già presenti due-tremila persone, cui se ne aggiunsero altre centinaia nelle vie laterali.
  In assenza degli organizzatori, alle 18 presero l’iniziativa gli attivisti di Trnava: accese le candele, si misero a cantare gli inni nazionale e papale, per poi iniziare la recita del rosario.
  Dopo un primo avvertimento, le autorità diedero il via libera alla repressione: le volanti entrarono fra la gente in preghiera, intervennero gli agenti in borghese che si scagliarono su giovani e anziani. Poi si aggiunsero le autopompe antisommossa e agenti con cani e manganelli che picchiarono e inseguirono i manifestanti e chiunque capitasse a tiro.
  Furono oltre duecento gli arrestati. L’indomani i quotidiani spiegarono che c’era stato «un tentativo delle strutture ecclesiastiche illegali di organizzare una manifestazione il cui scopo era sfruttare i sentimenti religiosi dei credenti e incrinare il rapporto Chiesa-Stato e le trattative con il Vaticano». Durissime le proteste di Tomášek, Korec e di Charta 77, accompagnate dall’indignazione internazionale. Per riportare la calma, il governo di Praga permise a giugno la nomina di due vescovi e di un amministratore apostolico, per poi usare di nuovo il pugno duro contro chi, il 21 agosto, volle ricordare l’invasione del ’68, e all’inizio dell’89 nei giorni dedicati alla memoria di Jan Palach. Ma ormai erano gli ultimi sussulti di un regime che aveva i mesi contati: dopo la caduta del Muro, già il 30 novembre 1989 il parlamento slovacco istituì una Commissione di inchiesta per far luce sulla manifestazione.

«La nostra strada verso la libertà» dal 25 al 27 marzo a Bratislava si svolgerà la commemorazione del 20° anniversario della 'manifestazione delle candele'. Il programma, concepito dalla fondazione Konrad Adenauer assieme all’istituto per la Memoria nazionale, al Comune di Bratislava e ad altri istituti culturali e cristiani, prevede una tavola rotonda (cui parteciperà fra gli altri l’ex attivista Ján Carnogurský), la Messa solenne nel duomo di San Martino e una processione con le candele fino al monumento che verrà inaugurato in piazza Hviezdoslav. Sarà inoltre possibile seguire la proiezione di alcuni filmati (girati dalla polizia politica) sulla repressione dell’88.


8 - LA CONVERSIONE DI MAGDI ALLAM VISTA COME UN’AGGRESSIONE?
E per qualcuno conversione e' uguale ad aggressione.
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte:

Al laicismo e all’odio per la Chiesa cattolica ci siamo ormai abituati eppure non possiamo nascondere un evidente sconcerto per le reazioni scomposte - e in alcuni casi deliranti – al battesimo ricevuto da Magdi Allam in San Pietro durante la Veglia pasquale celebrata da papa Benedetto XVI. Non ci riferiamo alle reazioni del mondo islamico, in parte scontate e dove peraltro non sono mancate voci rispettose, ma a quelle di certo mondo politico italiano e addirittura di alcuni cattolici eccellenti. Segno che il laicismo e l’intolleranza anti-cattolica sono molto più profonde di quanto pensato e hanno addirittura varcato la soglia della Chiesa.

Ci riferiamo ai duri attacchi al Papa e a Magdi Cristiano Allam portati anzitutto da vari leader socialisti e della sinistra radicale – Boselli, Intini, Craxi, Spini, Venier – che si esprimono curiosamente negli stessi termini  usati da Hamas, ovvero accusando il Papa di incitare alla violenza, di fomentare il fondamentalismo, di alimentare la guerra di religione. Terminando con la richiesta al Vaticano di prendere le distanze dalle opinioni di Allam.  Ma anche dal Partito Democratico sono partiti dei siluri, come quello di Ludina Barzini (candidata per il Senato in Lombardia) secondo cui “parlare di Italia come culla del cristianesimo rischia di riportarci indietro di anni”. Seguendo il filo del suo ragionamento dovremmo dedurne che non potremo più affermare neanche che l’Italia è la culla del diritto (romano), che la Toscana è la culla della lingua italiana (chi sa mai che si offendano i lombardi) e così via negando la realtà e la storia. Per Franco Monaco, inoltre (sempre del Pd), fanno problema le motivazioni di Allam e “la pubblica ostentazione di una intima conversione”. Certo, molto meglio scegliere le catacombe per il battesimo in modo che nessuno lo venga a sapere, in fondo Roma ne è ancora piena. Ma Monaco, in questo suo argomentare, mentre contesta la mancanza d’umiltà di Allam si auto investe modestamente del ruolo di difensore del cristianesimo che con questo battesimo mediatico risulta ridotto a “religione civile e ideologia dell’occidente che ne mortifica l’universalità”. Così anche lui conclude con la storiella dell’incitamento “allo scontro di civiltà”. Si fosse esposto prima, probabilmente il conclave di due anni fa avrebbe eletto lui Papa e non quello scriteriato di Benedetto XVI che non si rende bene conto di cosa stia facendo.

Ma ancora più sconcertanti sono alcuni commenti provenienti da voci ostentatamente cattoliche. Come ad esempio il commento apparso il 26 marzo a pagina 8 del quotidiano Europa a firma di Aldo Maria Valli. Il noto giornalista cattolico, forse rendendosi conto dell’enormità delle cose che afferma, si nasconde dietro un presunto messaggio inviatogli da un suo anonimo amico sacerdote che “lavora sulla frontiera dell’islam”. Il messaggio, che il giornalista riporta con finto stupore e malcelata partecipazione, è una sequela di attacchi al Papa da lasciare esterrefatti. Ve ne risparmiamo il contenuto, basti ricordare che il battesimo di Magdi Allam viene considerato la reiterazione del grave errore già fatto con il discorso di Ratisbona (che peraltro è uno dei punti decisivi per la conversione di Allam): e se errare è umano, perseverare….

Anche peggiore, se possibile, il commento di don Vinicio Albanesi, responsabile della comunità di Capodarco, che quando c’è da colpire la Chiesa e il Papa non si tira mai indietro. E l’ANSA è sempre lì pronta a raccogliere le sue perle di saggezza. Ebbene, secondo don Albanesi la conversione di Magdi Allam “non aiuta il cristianesimo” e la decisione del Papa di battezzarlo nella notte di Pasqua sarebbe addirittura “un’aggressione”, tanto da fargli sentenziare che “quando il cristianesimo si è aggregato a forze militari ha sempre fallito”.  Di quali forze militari vada vaneggiando don Albanesi non è dato sapere, visto che ci rifiutiamo di credere che si riferisse alle guardie svizzere. Ma ancora più incredibile è il pensiero (si fa per dire) seguente: “L’islam può essere aggressivo ma il cristianesimo non può rispondere con la stessa arma perché il suo simbolo allora non sarebbe la croce”. Cioè, se le parole hanno un senso, il battesimo di un convertito come Allam – secondo don Albanesi - esprime lo stesso grado di violenza degli attentati di al-Qaeda e delle stragi perpetrate dai kamikaze islamici. Dopo di che possiamo dedurne che le minacce della scorsa settimana di Bin Laden al Papa siano giustificate.
Evidentemente certi personaggi, insieme all’uso della ragione hanno perso anche il senso del ridicolo, e ogni commento appare dunque superfluo.

Però è giusto almeno ricordare che il “convertito” di cui si parla, additato come un provocatore, vive da cinque anni sotto scorta proprio per aver creduto nella possibilità di un islam moderato, cosa che gli ha attirato diverse condanne a morte da parte di religiosi islamici. Ed è ben consapevole che quest’ultimo passo potrebbe costargli molto caro. Forse se qualche fervente islamico decidesse – Dio non voglia - di attuare le fatwe lanciate contro Magdi Allam, i nostri illustri pensatori tirerebbero un sospiro di sollievo e l’anonimo-prete-sulla-frontiera -dell’islam vedrebbe così scongiurata una guerra di religione. Tutti insieme poi direbbero che in fondo se l’è cercata.

Costoro non si rendono conto che ciò che è accaduto la notte di Pasqua è per la libertà di tutti noi. Come ha sostenuto l’Osservatore Romano, la celebrazione del Battesimo di Magdi Cristiano Allam in San Pietro altro non è stato che un gesto di affermazione della libertà religiosa. E senza questa non esiste alcun’altra libertà.


9 - IL RACCONTO DELLA CONVERSIONE (VERSIONE INTEGRALE)
Abbiamo pubblicato due settimane fa, in BASTABUGIE N. 22, la lettera che Magdi Allam ha scritto a Paolo Mieli, direttore del Corriere della Sera, ma ci siamo accorti che, pur essendo Allam vicedirettore di quel giornale, la lettera era stata tagliata di alcune parti autobiografiche interessanti. Per fare un servizio alla verità, ecco la versione integrale.
Autore: Magdi Cristiano Allam - Fonte:

Caro Direttore,
Ciò che ti sto per riferire concerne una mia scelta di fede religiosa e di vita personale che non vuole in alcun modo coinvolgere il Corriere della Sera di cui mi onoro di far parte dal 2003 con la qualifica di vice-direttore ad personam. Ti scrivo pertanto da protagonista della vicenda come privato cittadino.
Ieri sera mi sono convertito alla religione cristiana cattolica, rinunciando alla mia precedente fede islamica. Ha così finalmente visto la luce, per grazia divina, il frutto sano e maturo di una lunga gestazione vissuta nella sofferenza e nella gioia, tra la profonda e intima riflessione e la consapevole e manifesta esternazione. Sono particolarmente grato a Sua Santità il Papa Benedetto XVI che mi ha impartito i sacramenti dell’iniziazione cristiana, Battesimo, Cresima e Eucarestia, nella Basilica di San Pietro nel corso della solenne celebrazione della Veglia Pasquale. E ho assunto il nome cristiano più semplice ed esplicito: “Cristiano”. Da ieri sera dunque mi chiamo Magdi Cristiano Allam.
Per me è il giorno più bello della vita. Acquisire il dono della fede cristiana nella ricorrenza della Risurrezione di Cristo per mano del Santo Padre è, per un credente, un privilegio ineguagliabile e un bene inestimabile. A quasi 56 anni, nel mio piccolo, è un fatto storico, eccezionale e indimenticabile, che segna una svolta radicale e definitiva rispetto al passato. Il miracolo della Risurrezione di Cristo si è riverberato sulla mia anima liberandola dalle tenebre di una predicazione dove l’odio e l’intolleranza nei confronti del “diverso”, condannato acriticamente quale “nemico”, primeggiano sull’amore e il rispetto del “prossimo” che è sempre e comunque “persona”; così come la mia mente si è affrancata dall’oscurantismo di un’ideologia che legittima la menzogna e la dissimulazione, la morte violenta che induce all’omicidio e al suicidio, la cieca sottomissione e la tirannia, permettendomi di aderire all’autentica religione della Verità, della Vita e della Libertà.
Nella mia prima Pasqua da cristiano io non ho scoperto solo Gesù, ho scoperto per la prima volta il vero e unico Dio, che è il Dio della Fede e Ragione. La mia conversione al cattolicesimo è il punto d’approdo di una graduale e profonda meditazione interiore a cui non avrei potuto sottrarmi, visto che da cinque anni sono costretto a una vita blindata, con la vigilanza fissa a casa e la scorta dei carabinieri a ogni mio spostamento, a causa delle minacce e delle condanne a morte inflittemi dagli estremisti e dai terroristi islamici, sia quelli residenti in Italia sia quelli attivi all’estero.
Ho dovuto interrogarmi sull’atteggiamento di coloro che hanno pubblicamente emesso delle fatwe, dei responsi giuridici islamici, denunciandomi, io che ero musulmano, come “nemico dell’islam”, “ipocrita perché è un cristiano copto che finge di essere musulmano per danneggiare all’islam”, “bugiardo e diffamatore dell’islam”, legittimando in tal modo la mia condanna a morte. Mi sono chiesto come fosse possibile che chi, come me, si è battuto convintamente e strenuamente per un “islam moderato”, assumendosi la responsabilità di esporsi in prima persona nella denuncia dell’estremismo e del terrorismo islamico, sia finito poi per essere condannato a morte nel nome dell’islam e sulla base di una legittimazione coranica. Ho così dovuto prendere atto che, al di là della contingenza che registra il sopravvento del fenomeno degli estremisti e del terrorismo islamico a livello mondiale, la radice del male è insita in un islam che è fisiologicamente violento e storicamente conflittuale.
Parallelamente la Provvidenza mi ha fatto incontrare delle persone cattoliche praticanti di buona volontà che, in virtù della loro testimonianza e della loro amicizia, sono diventate man mano un punto di riferimento sul piano della certezza della verità e della solidità dei valori. A cominciare da tanti amici di Comunione e Liberazione con in testa don Juliàn Carròn; a religiosi semplici quali don Gabriele Mangiarotti, suor Maria Gloria Riva, don Carlo Maurizi e padre Yohannis Lahzi Gaid; alla riscoperta dei salesiani grazie a don Angelo Tengattini e don Maurizio Verlezza culminata in una rinnovata amicizia con il Rettore maggiore Don Pascual Chavez Villanueva; fino all’abbraccio di alti prelati di grande umanità quali il cardinale Tarcisio Bertone, monsignor Luigi Negri, Giancarlo Vecerrica, Gino Romanazzi e, soprattutto, monsignor Rino Fisichella che mi ha personalmente seguito nel percorso spirituale di accettazione della fede cristiana. Ma indubbiamente l’incontro più straordinario e significativo nella decisione di convertirmi è stato quello con il Papa Benedetto XVI, che ho ammirato e difeso da musulmano per la sua maestria nel porre il legame indissolubile tra fede e ragione come fondamento dell’autentica religione e della civiltà umana, e a cui aderisco pienamente da cristiano per ispirarmi di nuova luce nel compimento della missione che Dio mi ha riservato.
IL MIO È UN PERCORSO CHE INIZIA DA QUANDO ALL’ETÀ DI QUATTRO ANNI, MIA MADRE SAFEYA – MUSULMANA CREDENTE E PRATICANTE – PER IL PRIMO DELLA SERIE DI “CASI” CHE SI RIVELERANNO ESSERE TUTT’ALTRO CHE FORTUITI BENSÌ PARTE INTEGRANTE DI UN DESTINO DIVINO A CUI TUTTI NOI SIAMO ASSEGNATI –MI AFFIDÒ ALLE CURE AMOREVOLI DI SUOR LAVINIA DELL’ORDINE DEI COMBONIANI, CONVINTA DELLA BONTÀ DELL’EDUCAZIONE CHE MI AVREBBERO IMPARTITO DELLE RELIGIOSE ITALIANE E CATTOLICHE TRAPIANTATE AL CAIRO, LA MIA CITTÀ NATALE, PER TESTIMONIARE LA LORO FEDE CRISTIANA TRAMITE UN’OPERA VOLTA A REALIZZARE IL BENE COMUNE. HO COSÌ INIZIATO UN’ESPERIENZA DI VITA IN COLLEGIO, PROSEGUITA DAI SALESIANI DELL’ISTITUTO DON BOSCO ALLE MEDIE E AL LICEO, CHE MI HA COMPLESSIVAMENTE TRASMESSO NON SOLO LA SCIENZA DEL SAPERE MA SOPRATTUTTO LA COSCIENZA DEI VALORI.
E’ GRAZIE AI RELIGIOSI CATTOLICI CHE IO HO ACQUISITO UNA CONCEZIONE PROFONDAMENTE E ESSENZIALMENTE ETICA DELLA VITA, DOVE LA PERSONA CREATA A IMMAGINE E SOMIGLIANZA DI DIO È CHIAMATA A SVOLGERE UNA MISSIONE CHE S’INSERISCE NEL QUADRO DI UN DISEGNO UNIVERSALE ED ETERNO VOLTO ALLA RISURREZIONE INTERIORE DEI SINGOLI SU QUESTA TERRA E DELL’INSIEME DELL’UMANITÀ NEL GIORNO DEL GIUDIZIO, CHE SI FONDA NELLA FEDE IN DIO E NEL PRIMATO DEI VALORI, CHE SI BASA SUL SENSO DELLA RESPONSABILITÀ INDIVIDUALE E SUL SENSO DEL DOVERE NEI CONFRONTI DELLA COLLETTIVITÀ. E’ IN VIRTÙ DELL’EDUCAZIONE CRISTIANA E DELLA CONDIVISIONE DELL’ESPERIENZA DELLA VITA CON DEI RELIGIOSI CATTOLICI CHE IO HO SEMPRE COLTIVATO UNA PROFONDA FEDE NELLA DIMENSIONE TRASCENDENTALE, COSÌ COME HO SEMPRE RICERCATO LA CERTEZZA DELLA VERITÀ NEI VALORI ASSOLUTI E UNIVERSALI.
HO AVUTO UNA STAGIONE IN CUI LA PRESENZA AMOREVOLE E LO ZELO RELIGIOSO DI MIA MADRE MI HANNO AVVICINATO ALL’ISLAM, CHE HO PERIODICAMENTE PRATICATO SUL PIANO CULTUALE E A CUI HO CREDUTO SUL PIANO SPIRITUALE SECONDO UN’INTERPRETAZIONE CHE ALL’EPOCA, ERANO GLI ANNI SESSANTA, CORRISPONDEVA SOMMARIAMENTE A UNA FEDE RISPETTOSA DELLA PERSONA E TOLLERANTE NEI CONFRONTI DEL PROSSIMO, IN UN CONTESTO – QUELLO DEL REGIME NASSERIANO – DOVE PREVALEVA IL PRINCIPIO LAICO DELLA SEPARAZIONE DELLA SFERA RELIGIOSA DA QUELLA SECOLARE.
DEL TUTTO LAICO ERA MIO PADRE MAHMOUD AL PARI DI UNA MAGGIORANZA DI EGIZIANI CHE AVEVANO L’OCCIDENTE COME MODELLO SUL PIANO DELLA LIBERTÀ INDIVIDUALE, DEL COSTUME SOCIALE E DELLE MODE CULTURALI ED ARTISTICHE, ANCHE SE PURTROPPO IL TOTALITARISMO POLITICO DI NASSER E L’IDEOLOGIA BELLICOSA DEL PANARABISMO CHE MIRÒ ALL’ELIMINAZIONE FISICA DI ISRAELE PORTARONO ALLA CATASTROFE L’EGITTO E SPIANARONO LA STRADA ALLA RIESUMAZIONE DEL PANISLAMISMO, ALL’ASCESA AL POTERE DEGLI ESTREMISTI ISLAMICI E ALL’ESPLOSIONE DEL TERRORISMO ISLAMICO GLOBALIZZATO.
I LUNGHI ANNI IN COLLEGIO MI HANNO ANCHE CONSENTITO DI CONOSCERE BENE E DA VICINO LA REALTÀ DEL CATTOLICESIMO E DELLE DONNE E DEGLI UOMINI CHE HANNO DEDICATO LA LORO VITA PER SERVIRE DIO IN SENO ALLA CHIESA. GIÀ DA ALLORA LEGGEVO LA BIBBIA E I VANGELI ED ERO PARTICOLARMENTE AFFASCINATO DALLA FIGURA UMANA E DIVINA DI GESÙ. HO AVUTO MODO DI ASSISTERE ALLA SANTA MESSA ED È ANCHE CAPITATO CHE, UNA SOLA VOLTA, MI AVVICINAI ALL’ALTARE E RICEVETTI LA COMUNIONE. FU UN GESTO CHE EVIDENTEMENTE SEGNALAVA LA MIA ATTRAZIONE PER IL CRISTIANESIMO E LA MIA VOGLIA DI SENTIRMI PARTE DELLA COMUNITÀ RELIGIOSA CATTOLICA.
SUCCESSIVAMENTE, AL MIO ARRIVO IN ITALIA ALL’INIZIO DEGLI ANNI SETTANTA TRA I FUMI DELLE RIVOLTE STUDENTESCHE E LE DIFFICOLTÀ ALL’INTEGRAZIONE, HO VISSUTO LA STAGIONE DELL’ATEISMO SVENTOLATO COME FEDE, CHE TUTTAVIA SI FONDAVA ANCH’ESSO SUL PRIMATO DEI VALORI ASSOLUTI E UNIVERSALI. NON SONO MAI STATO INDIFFERENTE ALLA PRESENZA DI DIO ANCHE SE SOLO ORA SENTO CHE IL DIO DELL’AMORE, DELLA FEDE E DELLA RAGIONE SI CONCILIA PIENAMENTE CON IL PATRIMONIO DI VALORI CHE SI RADICANO IN ME.
Caro Direttore, mi hai chiesto se io non tema per la mia vita, nella consapevolezza che la conversione al cristianesimo mi procurerà certamente un’ennesima, e ben più grave, condanna a morte per apostasia. Hai perfettamente ragione. So a cosa vado incontro ma affronterò la mia sorte a testa alta, con la schiena dritta e con la solidità interiore di chi ha la certezza della propria fede. E lo sarò ancor di più dopo il gesto storico e coraggioso del Papa che, sin dal primo istante in cui è venuto a conoscenza del mio desiderio, ha subito accettato di impartirmi di persona i sacramenti d’iniziazione al cristianesimo. Sua Santità ha lanciato un messaggio esplicito e rivoluzionario a una Chiesa che finora è stata fin troppo prudente nella conversione dei musulmani, astenendosi dal fare proselitismo nei paesi a maggioranza islamica e tacendo sulla realtà dei convertiti nei paesi cristiani. Per paura. La paura di non poter tutelare i convertiti di fronte alla loro condanna a morte per apostasia e la paura delle rappresaglie nei confronti dei cristiani residenti nei paesi islamici. Ebbene oggi Benedetto XVI, con la sua testimonianza, ci dice che bisogna vincere la paura e non avere alcun timore nell’affermare la verità di Gesù anche con i musulmani.
Dal canto mio dico che è ora di porre fine all’arbitrio e alla violenza dei musulmani che non rispettano la libertà di scelta religiosa. In Italia ci sono migliaia di convertiti all’islam che vivono serenamente la loro nuova fede. Ma ci sono anche migliaia di musulmani convertiti al cristianesimo che sono costretti a celare la loro nuova fede per paura di essere assassinati dagli estremisti islamici che si annidano tra noi. Per uno di quei “casi” che evocano la mano discreta del Signore, il mio primo articolo scritto sul Corriere il 3 settembre 2003 si intitolava “Le nuove catacombe degli islamici convertiti”. Era un’inchiesta su alcuni neo-cristiani in Italia che denunciano la loro profonda solitudine spirituale ed umana, di fronte alla latitanza delle istituzioni dello Stato che non tutelano la loro sicurezza e al silenzio della stessa Chiesa. Ebbene mi auguro che dal gesto storico del Papa e dalla mia testimonianza traggano il convincimento che è arrivato il momento di uscire dalle tenebre dalle catacombe e di affermare pubblicamente la loro volontà di essere pienamente se stessi. Se non saremo in grado qui in Italia, la culla del cattolicesimo, a casa nostra, di garantire a tutti la piena libertà religiosa, come potremmo mai essere credibili quando denunciamo la violazione di tale libertà altrove nel mondo? Prego Dio affinché questa Pasqua speciale doni la risurrezione dello spirito a tutti i fedeli in Cristo che sono stati finora soggiogati dalla paura. BUONA PASQUA A TUTTI.
CARI AMICI, ANDIAMO AVANTI SULLA VIA DELLA VERITÀ, DELLA VITA E DELLA LIBERTÀ CON I MIEI MIGLIORI AUGURI DI SUCCESSO E DI OGNI BENE.


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