BastaBugie n°174 del 07 gennaio 2011

Stampa ArticoloStampa


1 ELTON JOHN E IL SUO COMPAGNO, SECONDO GIORNALI E TV, DIVENTANO GENITORI: MA IN REALTA' L'UTERO E' IN AFFITTO, IL SEME E L'OVULO SONO COMPRATI... E POI C'E' IL TECNICO DEL LABORATORIO
Esulta il mondo gay, ma di gaio non c'è nulla in questo film dell'orrore che non è un film, ma la triste realtà
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: La Bussola Quotidiana
2 IL VECCHIETTO DOVE LO METTO, DOVE LO METTO: OBAMA LO SA!
Il presidente americano sa che la riforma sanitaria che lui stesso ha introdotto costa molto, ma di soppiatto ha già pronta la soluzione: dal 1° gennaio arriva l'eutanasia di Stato per gli anziani che costano troppo...
Autore: Francesco Ognibene - Fonte: Avvenire
3 CESARE BATTISTI NON VERRA' ESTRADATO DAL BRASILE: MA COME E' POSSIBILE CHE UN EX TERRORISTA CONDANNATO A DUE ERGASTOLI PER QUATTRO OMICIDI NON VENGA CONSEGNATO ALLA GIUSTIZIA?
Diranno che ormai sono passati tanti anni e che in fondo lui è una vittima... ma la verità è che punire i colpevoli è un diritto-dovere della legittima autorità
Autore: Mario Palmaro - Fonte: La Bussola Quotidiana
4 FAMIGLIA CRISTIANA HA SCELTO COME ''ITALIANO DELL'ANNO'' UN VESCOVO CHE HA RIPETUTAMENTE PRETESO CHE VENGANO COSTRUITE MOSCHEE IN ITALIA
Ci chiediamo: non era molto più meritevole monsignor Luigi Padovese martirizzato in Turchia al grido di ''Allah è grande''?
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero
5 L'UCRAINA RIAPRE CHERNOBYL PER TRASFORMARLA IN UN'ATTRAZIONE PER TURISTI E SI SCOPRE UNA REALTA' BEN DIVERSA DA COME CE L'AVEVANO RACCONTATA
Meno di cinquanta decessi bloccarono il nucleare, mentre le migliaia di vittime per centrali a carbone o idroelettriche o per le miniere ci lasciano indifferenti
Autore: Francesco Ramella - Fonte: La Bussola Quotidiana
6 IL TAR BOCCIA LE LINEE GUIDA DELLA REGIONE LOMBARDIA CHE CERCAVA DI SALVARE QUALCHE BAMBINO IN PIU' DALLA ''STRAGE LEGALIZZATA'' CHE CHIAMIAMO LEGGE 194
Ma occorre riconoscere che finché ci sarà la legge sull'aborto, la tutela dei bambini non ancora nati è, sul piano giuridico, impossibile
Autore: Mario Palmaro - Fonte: La Bussola Quotidiana
7 IMPERDIBILE VIDEO: SESSO, PERCHE' ASPETTARE? OVVERO: AMORE SENZA RIMORSO
I rapporti pre-matrimoniali in realtà sono anti-matrimoniali (ecco perché sempre più fidanzati scelgono la via della castità)
Autore: Andrea D'Ettorre - Fonte: L'Ottimista
8 ODIFREDDI SUL QUOTIDIANO LA REPUBBLICA PARLA A VANVERA SULLA DATA DEL NATALE
E non si accorge che il 25 dicembre non è una data convenzionale, ma storica e che comunque è dimostrata la storicità dei Vangeli e di Gesù Cristo
Autore: Giacomo Samek Lodovici - Fonte: La Bussola Quotidiana
9 LA DUMA AMMETTE CHE LA STRAGE DI KATYN FU OPERA DI STALIN: IN RUSSIA LA VERITA' SI SA DOPO 70 ANNI
L'importanza di diffondere il film ''Katyn'' di Andrzej Wajda
Fonte: Avvenire
10 COSA HA FATTO IL GOVERNO ITALIANO NEL 2010 PER I PRINCIPI NON NEGOZIABILI? NULLA: NE' DI BUONO, NE' DI CATTIVO (CIOE' POTEVA FARE MOLTO MEGLIO E POTEVA FARE MOLTO PEGGIO)
Mentre, avendo sostenuto in Piemonte la candidata abortista, un'ombra pesantissima è scesa sulla credibilità morale dell'Udc
Autore: Marco Invernizzi - Fonte: La Bussola Quotidiana
11 QUARANT'ANNI FA VENIVA APPROVATO IL DIVORZIO: PRIMO CEDIMENTO SU UN PRINCIPIO NON NEGOZIABILE
Quando i democristiani erano al governo e l'importante era solo la poltrona...
Fonte: Corrispondenza Romana
12 NEL 1977 FURONO CANCELLATE LE FESTE DELL'EPIFANIA, DELL'ASCENSIONE, DEL CORPUS DOMINI E DEI SANTI APOSTOLI PIETRO E PAOLO, MA NEL 1985 TORNO' L'EPIFANIA
Proteste o manifestazioni? Raccolte di firme? Campagne di sensibilizzazione? Iniziative della Chiesa? Nulla di tutto questo, bastarono i bancarellari di Piazza Navona
Autore: Vittorio Messori - Fonte: La Bussola Quotidiana
13 L'OSSERVATORE ROMANO DENUNCIA PERICOLI E AMBIGUITA' NELL'ULTIMO ROMANZO DI UMBERTO ECO: IL CIMITERO DI PRAGA
E' strano che dei cattolici lo invitino nei loro convegni, visto che quest'ultima opera è un manifesto antitetico al messaggio di verità che propone Benedetto XVI
Autore: Roberto de Mattei - Fonte: Il Foglio
14 OMELIA PER LA FESTA DEL BATTESIMO DEL SIGNORE - ANNO A - (Mt 3,13-17)
Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - ELTON JOHN E IL SUO COMPAGNO, SECONDO GIORNALI E TV, DIVENTANO GENITORI: MA IN REALTA' L'UTERO E' IN AFFITTO, IL SEME E L'OVULO SONO COMPRATI... E POI C'E' IL TECNICO DEL LABORATORIO
Esulta il mondo gay, ma di gaio non c'è nulla in questo film dell'orrore che non è un film, ma la triste realtà
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: La Bussola Quotidiana, 30-12-2010

Per la seconda volta Elton John ha steccato. No, non ci riferiamo alla sua carriera di musicista ma alla sua vita privata, che poi tanto privata non vuole essere. La prima stecca la prese nel 2005 quando convolò a "nozze" con il regista canadese David Furnish. Stesso municipio dove Carlo d'Inghliterra impalmò Camilla Parker Bowles, edificio che quindi ha il primato inglese per le nozze che suscitano giusto scandalo.
Ma ora il 63enne baronetto dall'ugola d'oro ne ha combinata un'altra. Dato che madre natura, arcigna e perfida, non permette a due persone dello stesso sesso di concepire un bebè, allora la pop star ha pensato bene di aggirare l'ostacolo, sottoscrivendo un bel contratto con una donna californiana affinchè mettesse a disposizione un ovulo e un utero. Trovata chi faceva al caso suo di certo le avrà cantato la celebre strofa di The One: "Tu sei tutto ciò di cui ho sempre avuto bisogno baby, tu sei la persona giusta". Per lo spermatozoo si è trovato subito un "donatore" – la parola è tra virgolette perché c'è chi ci campa negli States con questo lavoro – che, poverino, non saprà mai che cotanto seme ha dato i natali all'erede del milionario Elton. Se l'avesse saputo forse avrebbe alzato la posta in quanto a "rimborso spese". Per completare questa favoletta terribile dobbiamo aggiungere che il primo vagito è stato udito il 25 Dicembre scorso. E sì, proprio a Natale. Un Natale rovesciato però.
Al bebè è stato posto, o meglio sarebbe dire imposto, il quintuplo nome di Zachary Jackson Levon Furnish-John, forse per ricordargli in eterno che il suo concepimento è il frutto di un faticoso lavoro di squadra in cui sono state coinvolte ben cinque persone: i due committenti (Elton e David), la madre che ha prestato l'utero, il "donatore" di sperma e il tecnico di laboratorio, figura non certo marginale dato che è lui che è ha compiuto il miracolo laico della fecondazione. Elton ha dovuto chiedere ad una cicogna californiana di mettere assieme tutto questo papocchio alla Frankenstein perché l'ordinamento giuridico inglese ha avuto difficoltà a digerire il "matrimonio" omosessuale e quindi, ahilui, non si sente ancora pronto per legittimare la cosiddetta maternità surrogata.
Il mondo omosex ovviamente esulta, basta gettare un occhio in un sito gay qualsiasi, ma il buon senso - da sempre etero - molto meno. In tutta questa vicenda infatti paradossalmente nulla è gay, cioè niente è gaio.
Che c'è di bello nel sapere che un bambino viene alla luce tramite fecondazione artificiale, la quale regala – forse – un figlio ad una coppia a prezzo dello sterminio di 6-7-8 fratellini? Cosa c'è di gioioso nel fatto che il piccolo Zachary non è nato grazie al caldo abbraccio amoroso di mamma e papà, ma tramite giochi di prestigio fatti in sterili stanzette di ospedali americani? Cosa c'è di esaltante in una donna che affitta parte di se stessa, e non una parte qualsiasi, ma la culla di carne dove sboccia la vita? Cosa c'è di allegro nel saper che il piccolo crescerà in un ambiente non consono alle sue esigenze, perché privo della figura paterna e materna? E infine cosa c'è di edificante in una storia che mette a nudo che simili bizzarrie bio-giuridiche ormai sono diventate vere e proprie sceneggiature di film horror di terz'ordine?

Fonte: La Bussola Quotidiana, 30-12-2010

2 - IL VECCHIETTO DOVE LO METTO, DOVE LO METTO: OBAMA LO SA!
Il presidente americano sa che la riforma sanitaria che lui stesso ha introdotto costa molto, ma di soppiatto ha già pronta la soluzione: dal 1° gennaio arriva l'eutanasia di Stato per gli anziani che costano troppo...
Autore: Francesco Ognibene - Fonte: Avvenire, 28 dicembre 2010

Si chiama Medicare – l'assistenza sanitaria a carico del governo federale americano – e suona bene.
Tutto ciò che ha a che fare con il care, il prendersi cura, soprattutto quando troppo a lungo da questa possibilità sono rimasti esclusi milioni di cittadini, è un provvedimento atteso e necessario.
Barack Obama lo sa, e ha investito molto del suo carisma nella battaglia parlamentare per introdurre il diritto di vedersi assistiti quando se ne ha bisogno anche se non si dispone del denaro necessario per curarsi. Ma il concetto che il presidente ha del care inciampa in talune vistose contraddizioni, e proprio nei terreni della vulnerabilità estrema: dopo essersi battuto per far passare l'inclusione dell'aborto nelle prestazioni sanitarie a carico dello Stato, Obama ha mostrato una volta ancora di avere un'idea individualista e disinvolta del diritto all'assistenza, con una scelta sostanziale e procedurale che lascia esterrefatti.
Dal 1° gennaio, infatti, entrerà in vigore il regolamento col quale la Casa Bianca include la consulenza sulle scelte di fine vita nel colloquio annuale con un medico pagato dai contribuenti al quale hanno diritto gli ultra-65enni. Nella visita di controllo – come spiegava il New York Times nell'edizione natalizia – il paziente potrà «stabilire quanto aggressivamente desidera essere curato nel caso si trovasse malato al punto da non poter assumere decisioni sanitarie su se stesso». Un testamento biologico federale in piena regola, probabilmente destinato a suscitare un contenzioso senza fine con le normative dei singoli Stati, non sempre attestate sulla linea dell'autodeterminazione assoluta scelta da Washington. Ma Obama intende portare a casa a ogni costo un progetto che – conti alla mano – potrebbe risultare decisivo per garantire la sostenibilità dell'intera riforma sanitaria. Lo dimostra il fatto che, ancora scottato dall'estenuante (e perdente) braccio di ferro sull'aborto con i repubblicani e una parte del suo stesso partito, ha preferito aggirare il Congresso scegliendo la scorciatoia (vile, diciamolo) del regolamento, ben consapevole del fatto che da inizio anno la maggioranza parlamentare uscita dalle elezioni di novembre muterà gli equilibri complicando il percorso dei provvedimenti a lui cari da far passare in aula. E dunque, che importa della democrazia se si devono far quadrare i conti? Nel pragmatico sistema di pensiero obamiano una norma sul «fine vita» può essere sottratta al libero voto del Parlamento se in gioco ci sono miliardi di dollari: quelli che sarebbero necessari a garantire cure adeguate agli anziani colpiti da disabilità gravi, malati terminali, vegetativi, o con patologie neurodegenerative. Le malattie croniche e i pazienti nell'ultimo tratto della loro vita pesano infatti per l'80% della spesa sanitaria. E dunque per risparmiare cifre più che cospicue basterebbe un bel colpo di forbice su quello che una cultura tutta impostata sull'efficienza – del corpo come nella gestione dei costi – considera senza vergogna uno 'spreco'. È sufficiente che il medico informi l'anziano su come potrebbe diventare la sua vita nel caso di infermità gravi, e non è difficile immaginare quale potrebbe essere la scelta di molti americani in condizione di fragilità messi sotto pressione da un camice bianco pagato dal governo. Sapendo che i repubblicani, i movimenti pro-life e il mondo cattolico sono pronti a opporsi a una scelta così brutale, Obama ha stralciato dal Medicare il capitolo sul «fine vita», mettendo la sordina alla sua decisione fino alla vigilia dell'entrata in vigore. Ora che finalmente si gioca a carte scoperte, suonano agghiaccianti le domande suggerite ai medici da una docente dell'Università del Michigan per i colloqui con anziani già provati da travagli di salute: «Se lei avesse un altro infarto e il suo cuore si fermasse, vorrebbe che lo si facesse ripartire? Come malato di enfisema, vorrebbe passare il resto della sua vita attaccato a una macchina per respirare? Quando verrà il momento, vorrebbe usare la tecnologia per provare e ritardare la sua morte?». La chiamano care, ma assomiglia maledettamente all'eutanasia.

Fonte: Avvenire, 28 dicembre 2010

3 - CESARE BATTISTI NON VERRA' ESTRADATO DAL BRASILE: MA COME E' POSSIBILE CHE UN EX TERRORISTA CONDANNATO A DUE ERGASTOLI PER QUATTRO OMICIDI NON VENGA CONSEGNATO ALLA GIUSTIZIA?
Diranno che ormai sono passati tanti anni e che in fondo lui è una vittima... ma la verità è che punire i colpevoli è un diritto-dovere della legittima autorità
Autore: Mario Palmaro - Fonte: La Bussola Quotidiana, 03-01-2011

Dunque, Cesare Battisti non verrà estradato dal Brasile. La gente normale proprio non ce la fa a capire come sia possibile. Come sia possibile, voglio dire, che un ex terrorista condannato a due ergastoli per quattro omicidi non venga consegnato alla giustizia. C'è un contrasto clamoroso fra senso comune e realtà giuridica, apparentemente inspiegabile.
La vicenda sembra capace di mettere d'accordo ogni partito, perfino nel rissoso teatrino della politica italiana: tutti – o quasi tutti – in queste ore hanno ingrossato la marea montante di chi reclama l'estradizione di Battisti. E' un fenomeno interessante, che dimostra il carattere auto evidente e ragionevole del bisogno di giustizia che alberga nel cuore dell'uomo. Ovviamente, non sempre le parole sono usate in modo onesto, e capita che la sete di vendetta accechi l'opinione pubblica, spingendola sulle tracce del classico capro espiatorio: un colpevole qualunque, purchessia. Ma non sembra che questa ipotesi sia applicabile al caso Battisti, che è stato condannato dopo una serie di processi, regolari fino a prova contraria. I fatti attribuiti a quest'uomo dai tribunali italiani sono gravissimi, trattandosi di delitti contro la persona umana, e dunque non si vede per quale motivo egli dovrebbe sottrarsi alle conseguenze penali di ciò che gli viene imputato.
Qualcuno potrebbe obiettare che i delitti in questione sono stati commessi da Battisti molto tempo fa, in base all'argomento che definirei della "stagionatura" del delitto: "Ormai – si dice – quest'uomo non è più lo stesso che ha ucciso trent'anni fa, quindi a che servirebbe punirlo?" E' un argomento che esprime una verità psicologica – è davvero probabile che un uomo sia cambiato dentro di sé anche moltissimo in un lasso temporale così rilevante – ma che non regge sotto il profilo morale e giuridico. Ciascuno di noi, infatti, rimane sé stesso quanto alla responsabilità, a prescindere dal tempo che ci separa da un'azione malvagia. Tanto più se il male compiuto ha leso i diritti di qualche vittima innocente, lasciando dietro di sé un carico di dolore straziante che il tempo può attenuare, ma non eliminare.
Altri diranno che Cesare Battisti è una vittima, e in parte otterranno la compassione e perfino la simpatia di una fetta dell'opinione pubblica. Ma la ragione ci dice che la verità è un'altra. E che punire non é una cosa da cattivi. Anzi: per fare il bene talvolta è necessario assumersi il compito ingrato di infliggere una pena. Il carcere è la risposta umana alla commissione di reati di una certa entità. Nessun si dovrebbe compiacere della condanna di un colpevole, ma la detenzione continua ad essere, a certe condizioni, necessaria. Si sbagliano, e di grosso, coloro che dipingono il carcere come il simbolo di un'idea disumana della giustizia, ottenendo il risultato paradossale che non si investono risorse e intelligenze nella costruzione di case di pena dignitose, con la conseguenza – questa sì disumana e inaccettabile – che molti  fra i detenuti in Italia vivono oggi in condizioni vergognose.
Da sempre la Chiesa ha spiegato il diritto-dovere di punire da parte dello Stato sulla base di un principio morale classico: chi compie il male deve essere "retribuito" con una pena proporzionata al male commesso e alla responsabilità soggettiva. Si tratta di un principio cardine, che protegge il colpevole dall'arbitrio dello Stato, e garantisce alle vittime, ai familiari e a tutti i consociati la "soddisfazione" del desiderio legittimo di giustizia. Una giustizia umana, e quindi imperfetta, fallace, incapace di rimediare interamente al torto subito. Ma una giustizia necessaria. Immagine pallida ma efficace di quella giustizia finale che sarà amministrata da un Giudice sommamente buono e parimenti sommamente giusto. Davanti al quale, prima o poi, tutti devono presentarsi. E senza bisogno dell'estradizione.

Nota di BastaBugie: Mario Palmaro sarà al Centro Culturale "Amici del Timone" di Staggia Senese sabato 5 febbraio alle 21.00 per una conferenza sul suo ultimo libro "Viva il Papa! Perchè lo attaccano. Perchè difenderlo".
Per info: http://www.amicideltimone-staggia.it/it/edizioni.php?id=7

Fonte: La Bussola Quotidiana, 03-01-2011

4 - FAMIGLIA CRISTIANA HA SCELTO COME ''ITALIANO DELL'ANNO'' UN VESCOVO CHE HA RIPETUTAMENTE PRETESO CHE VENGANO COSTRUITE MOSCHEE IN ITALIA
Ci chiediamo: non era molto più meritevole monsignor Luigi Padovese martirizzato in Turchia al grido di ''Allah è grande''?
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero, 2 gennaio 2011

Come iniziare meglio l'anno nuovo, se non con un nuovo macello di cristiani? Gli agnelli sacrificali sono sempre gli stessi, sono a portata di mano dei carnefici e nessuno li difende.
I ventuno morti per un'autobomba piazzata all'ingresso di una chiesa ad Alessandria d'Egitto, vanno a sommarsi alla cinquantina di vittime fatte in un'altra chiesa, a Bagdad, il 31 ottobre, a cui è seguito poco dopo il supplizio di altri sei cristiani (con 33 feriti).
Tragedie che vanno a sommarsi alla terribile condizione dei cristiani in Pakistan, alle ragazzine cristiane che lì sono ritenute schiave a disposizione di ricchi signori islamici, per non dire del caso di Arshed Masih che è stato bruciato vivo per la sua fede cristiana, mentre la moglie – andata a denunciare l'orrore dalla polizia – è stata violentata davanti agli occhi dei figli (sono cronache dell'anno appena trascorso).
Ma non importa niente a nessuno dei cristiani. Come ha scritto Bernard Henri Lévy un mese fa sul Corriere della sera: "oggi i cristiani formano, su scala planetaria, la comunità più costantemente, violentemente e impunemente perseguitata".
Quando mi capitò, qualche anno fa, di scrivere questa stessa cosa, documentandola con un lungo elenco di massacri e vessazioni mi attirai addosso delle reazioni irate o sarcastiche.
Anche Lévy ha subito la stessa sorte, infatti aggiunge: "Questa frase ha sorpreso. Ha provocato anche una certa agitazione qui e là. Eppure… Guardate…".
Ha proseguito elencando alcuni dei massacri in corso e l'indifferenza del mondo.
Ovviamente ci sono tante violenze e discriminazioni anche contro non cristiani e Lévy ne è sempre un accorato testimone che fa sentire la sua voce, ma – come dice l'intellettuale ebreo francese – mentre queste diverse forme di discriminazione e razzismo sono riconosciute oggi come tali e denunciate, mentre "l'antisemitismo ha finito col diventare, nelle nostre regioni, grazie al cielo, un crimine designato come tale, debitamente registrato, punito", mentre "il pregiudizio anti-arabi, o anti-Rom, per fortuna è condannato da organizzazioni tipo Sos razzismo che sono fiero di aver contribuito a fondare", mentre la discriminazione di ogni minoranza (per motivi etnici, sessuali o religiosi) è messa al bando, "affermo però che di fronte a queste persecuzioni di massa dei cristiani improvvisamente non c'è più nessuno ad alzare la voce".
Per questo oggi un intellettuale come Lévy, che certo non è un intellettuale cattolico, grida che si deve riconoscere e denunciare "l'odio planetario, l'ondata omicida di cui i cristiani sono vittime".
In quell'articolo arriva a chiedere provocatoriamente a media e opinione pubblica occidentali: "Esiste un permesso di uccidere, opprimere, umiliare, martirizzare i cristiani? Ebbene no. Oggi bisogna difendere i cristiani".
Tuttavia – a conferma di quanto Lévy denuncia – quello stesso suo articolo, memorabile per onestà intellettuale e coraggio, come pure per drammaticità, il 17 novembre scorso è stato impaginato dal Corriere in una remotissima pagina interna.
Bernard Henri Lévy che merita la prima pagina su tutti i quotidiani italiani quando denuncia la condanna a morte in Iran per Sakineh (per presunto omicidio e adulterio), il Lévy seguito da un corteo di premi Nobel che sottoscrivono il suo appello e migliaia e migliaia di firme di intellettuali – in testa il solito Saviano – e semplici cittadini, quello stesso Lévy diventa di colpo una voce nel deserto, inascoltata e snobbata, quando – nell'articolo appena citato – denuncia il caso della giovane madre cristiana Asia Bibi, condannata a morte in Pakistan per il semplice fatto che è cristiana.
No, Asia Bibi proprio non ce la fa ad arrivare alla prima pagina del Corriere della sera o della Repubblica o della Stampa.
Nemmeno la notizia che la povera donna, madre di cinque bimbi, tuttora detenuta perché condannata a morte, sarebbe stata addirittura stuprata è riuscita a far muovere un solo intellettuale, un solo giornale, un solo programma televisivo.
I cristiani macellati, vittime di genocidio (come in Sudan), perseguitati e umiliati in Cina e in tutti gli altri regimi comunisti (Corea del Nord, Cuba, Vietnam) non soltanto sono vittime di serie B, ma quasi non meritano lo statuto di vittime, giacché la Chiesa deve sempre stare sul banco degli imputati.
Massacrata e perseguitata in decine di regimi, viene poi umiliata e sputazzata qua in Occidente come ludibrio delle genti. Neanche la voce del Papa, che ormai da settimane e settimane continua ad appellarsi a tutte le autorità per fermare i massacri di cristiani in corso viene ascoltata.
Lui stesso ha recentemente ripetuto che i cristiani sono il gruppo umano più perseguitato del pianeta. Ma l'Unione europea lo snobba (in Europa semmai si cerca di sradicare ogni traccia di tradizione cristiana).
E il presidente americano Obama è addirittura andato, di recente, a osannare il regime indonesiano come un esempio di tolleranza e pluralismo, omettendo il piccolo particolare dei massacri di cristiani lì perpetrati in questi decenni, a cominciare dal genocidio di Timor est.
Infine la Cina, di cui il Papa, nei giorni scorsi, ha denunciato le persecuzioni, è omaggiata e adulata dappertutto per la sua potenza economica, che tiene in pugno perfino gli Stati Uniti, figuriamoci dunque se l'Onu – dove già la fanno da padroni i regimi islamici – può occuparsi dei cristiani.
D'altronde c'è una parte della stessa Chiesa che non vede il mondo con gli occhi del Papa. Basti dire che un settimanale che si dice cristiano, di quelli che si vendono in fondo alle chiese, volendo proclamare un "italiano dell'anno" che ha onorato la Chiesa non ha scelto monsignor Luigi Padovese, vicario episcopale dell'Anatolia che nel giugno scorso è stato martirizzato in Turchia in odio alla fede cattolica, ma ha scelto il cardinal Tettamanzi perché – invece di occuparsi dei cristiani perseguitati o della situazione della fede a Milano – ha ripetutamente preteso che vengano costruite moschee a per i musulmani nella capitale lombarda.
Facciano pure una moschea, ma che c'entra il vescovo? Un vescovo non dovrebbe occuparsi piuttosto del fatto che chiese e seminari sono sempre più deserti? E non dovrebbe semmai unirsi al Papa nel dire basta ai massacri di cristiani?
Chi ha tagliato la gola a monsignor Padovese ha gridato: "ho ammazzato il grande satana! Allah Akhbar!". La strage di Alessandria d'Egitto viene dopo una serie interminabile di attacchi musulmani alla minoranza cristiana dell'Egitto.
Quella di Alessandria è una delle chiese più antiche del mondo. Basti pensare che fu la Chiesa del grande s. Atanasio e che è – con Gerusalemme, Antiochia, Costantinopoli – una delle sedi patriarcali, perché chiesa di origine apostolica.
Quella città è diventata cristiana seicento anni prima che nascesse Maometto (e tuttora ha una grande comunità cristiana), ma i fondamentalisti musulmani sono impegnati a "ripulire" il Medio oriente dai cristiani ritenendoli degli abusivi (sebbene siano i cristiani gli egiziani autentici, mentre i musulmani hanno invaso molto tempo dopo quella terra).
Il governo italiano ha il merito di aver fatto sua, nelle sedi internazionali, la causa dei cristiani perseguitati. Ma è anzitutto dentro la Chiesa che il loro grido deve essere ascoltato. Ci vuole almeno il coraggio di dichiarare martire monsignor Padovese e tutte queste vittime.
Basta con i vescovi don Abbondio che si vergognano di Cristo e che cercano l'applauso dei media di sinistra impegnandosi per la costruzione di moschee invece di difendere, con il Papa, i cristiani perseguitati e martirizzati.

Fonte: Libero, 2 gennaio 2011

5 - L'UCRAINA RIAPRE CHERNOBYL PER TRASFORMARLA IN UN'ATTRAZIONE PER TURISTI E SI SCOPRE UNA REALTA' BEN DIVERSA DA COME CE L'AVEVANO RACCONTATA
Meno di cinquanta decessi bloccarono il nucleare, mentre le migliaia di vittime per centrali a carbone o idroelettriche o per le miniere ci lasciano indifferenti
Autore: Francesco Ramella - Fonte: La Bussola Quotidiana, 15-12-2010

Riapre Chernobyl. Ma non produrrà più energia elettrica. Viktor Baloga, ministro delle Emergenze ucraine, si propone di trasformarla in un’attrazione per turisti. Da gennaio si parte con le visite organizzate nel sito nucleare. E non si tratta di turismo "estremo" o di qualche giro "horror" per ricconi in cerca di emozioni forti. Sarà invece turismo popolare, aperto a tutti, e il motivo è semplice: la realtà di Chernobyl è ben diversa da come ce l'hanno descritta in questi anni.
E' infatti trascorso un decennio dalla fermata dell’ultimo reattore rimasto attivo e quasi un quarto di secolo dall’incidente della centrale ma, probabilmente, saranno in molti a rabbrividire di fronte al pensiero di una gita in Ucraina, proprio là dove è accaduto quello che nell’immaginario collettivo rimane il disastro per antonomasia con decine o addirittura centinaia di migliaia di vittime.
La verità “giornalistica” non trova però riscontro nella realtà dei fatti. Il più completo studio sugli effetti dell’incidente, predisposto alcuni anni fa dal “Chernobyl Forum”, un organismo formato da otto agenzie delle Nazioni Unite, è giunto a conclusioni di gran lunga meno drammatiche.
Secondo il rapporto, sono direttamente riconducibili all’incidente meno di cinquanta decessi, registrati per la quasi totalità tra gli addetti che operarono nei pressi dell’impianto.
Una tragedia, certo, ma molto meno grave di altri episodi che hanno interessato il settore della produzione di energia: per limitarsi a quella idroelettrica ricordiamo il crollo, nel 1976, della diga sullo Yantze in Cina che provocò oltre duecentomila morti o, nel nostro Paese, il disastro del Vajont con più di duemila vittime. E nelle miniere di carbone ogni anno le vittime sono molte centinaia.
Di fronte a tali accadimenti si richiede, giustamente, che vengano migliorati gli standard di sicurezza degli impianti e ridotti i rischi per gli addetti ma non risulta sia mai stata auspicata la messa al bando delle centrali a carbone  o di quelle che sfruttano l’energia generata dalla caduta dell’acqua.
Paradossalmente, a Chernobyl i danni più gravi non furono causati delle radiazioni ma della paura delle stesse che portò alla evacuazione di oltre 350mila persone, solo in minima parte necessaria per evitare rischi sanitari. Molte fra queste persone hanno sofferto di problemi gastrointestinali ed endocrinologici non correlati alle radiazioni e hanno subito le evidenti ricadute negative conseguenti allo sconvolgimento delle relazioni famigliari e sociali.
Ancora più tragiche sono state le conseguenze che l’ingiustificato allarme determinò in tutta l’Europa: si stima infatti che nei mesi successivi all’incidente di Chernobyl alcune migliaia di donne abbiano abortito temendo inesistenti danni ai feti a causa delle radiazioni.
La scarsa sicurezza non sembra quindi essere una buona ragione per rinunciare all’energia atomica. Qualora, come auspicato dall’attuale governo, si volesse tornare al nucleare, non sarà però facile ricostruire un contesto non pregiudizialmente sfavorevole. Difficile, dopo aver per anni alimentato una paura irrazionale,  tornare a ragionare spiegando che vivere accanto ad una centrale comporta un rischio molto minore rispetto a quelli in cui si incorre nelle attività di ogni giorno, ad esempio, tutte le volte che si sale su un’auto.
Il “no” alle centrali potrebbe invece essere giustificato sotto il profilo economico. Da sempre, questa forma di produzione di energia è vissuta, in Italia come all’estero, sotto le ali protettive dello Stato senza dover dimostrare di essere più conveniente delle altre opzioni disponibili.
Al “no” dettato dalla paura non dovrebbe far da contraltare un “sì” ideologico al nucleare. Non è compito dello Stato decidere quanti impianti realizzare né fornire speciali garanzie agli eventuali investitori sia in termini di tariffe che di priorità nell’immissione in rete dell’energia prodotta. Il soggetto pubblico dovrebbe limitarsi a garantire che venga meno ogni forma di “discriminazione” verso il nucleare lasciandolo poi competere ad armi pari con le altre fonti energetiche.

Fonte: La Bussola Quotidiana, 15-12-2010

6 - IL TAR BOCCIA LE LINEE GUIDA DELLA REGIONE LOMBARDIA CHE CERCAVA DI SALVARE QUALCHE BAMBINO IN PIU' DALLA ''STRAGE LEGALIZZATA'' CHE CHIAMIAMO LEGGE 194
Ma occorre riconoscere che finché ci sarà la legge sull'aborto, la tutela dei bambini non ancora nati è, sul piano giuridico, impossibile
Autore: Mario Palmaro - Fonte: La Bussola Quotidiana, 04-01-2011

Il Tar ha deciso di  "bocciare" le linee guida che Regione Lombardia aveva dettato nel 2008 in materia di aborto volontario. Alcuni medici della Cgil avevano fatto ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale, che in questi giorni ha dato loro ragione. In sostanza, ha detto il Tar, la Regione Lombardia non può emanare linee guida sull'aborto, poiché la legge 194 disciplina già la materia, che è di competenza del Parlamento e non delle regioni.
Nel merito, la questione riguarda la condotta da tenere nei confronti dei nascituri in fase gestazionale avanzata: la legge 194 non prevede infatti un termine preciso oltre il quale l'aborto è vietato, ma stabilisce nell'ultima parte dell'articolo 7 che quando "sussiste la possibilità di vita autonoma del feto" l'aborto non può più essere praticato, ameno che la madre non sia in pericolo di vita.
Ora, nel periodo trascorso dal 1978 – anno di entrata in vigore della legge – a oggi, le tecniche di assistenza neonatale sono progredite, aumentando sempre di più le possibilità di sopravvivenza dei bambini prematuri, e anticipando l'età in cui è possibile salvarli. Di conseguenza, questo ha comportato anche un cambiamento nella "soglia" di sopravvivenza autonoma del feto fuori dal corpo della madre, andando a toccare un nervo scoperto della legge 194. Teniamo conto che l'aborto in fase così avanzata assomiglia a un parto, e che talvolta il feto nasce vivo; e che si sono verificati casi in cui un bambino abortito è stato rianimato e salvato. Ovviamente, gli abortisti spingono affinché quel momento di capacità di vita autonoma sia portato il più in là possibile, allo scopo di assicurare la maggiore ampiezza all'autodeterminazione della donna; gli antiabortisti invece sperano, come Oskar Schindler nel famoso film girato da Steven Spielberg nel 1993, di poter "rosicchiare" un po' alla volta il termine massimo di età gestazionale, oltre il quale abortire non è più legale. Questo aveva fatto la Regione Lombardia, emanando delle linee guida che raccomandavano ai medici di non procedere all'aborto quando il feto avesse compiuto 22 settimane più 3 giorni. Dopo tale termine si presumeva la possibilità di vita autonoma del feto e quindi l'aborto diventava illegale a norma della stessa legge 194.
Il Tar ha spazzato via quelle linee guida, e si capisce facilmente il perché: la 194 deve essere difesa e applicata nel rispetto della sua indistruttibile radice libertaria e mortifera, e quelle linee guida incrinavano quella visione, seppure in misura periferica e marginale. Di per sé, la Ragione Lombardia dice il vero quando afferma di non aver compiuto alcun golpe contro la 194, poiché le linee guida non contraddicono il testo della norma, ma forniscono un'interpretazione medico-tecnica. D'altra parte, il Tar ha buon gioco nell'usare l'arma formalistica della legge per giocare la sua partita ideologica, ricordando alla regione che l'effetto delle linee guida è – in punta di diritto – una limitazione a un potere (di vita e di morte) che la 194 affida alla donna e solo a lei.
Ricapitolando: Regione Lombardia vuole salvare qualche bambino in più dalla "strage legalizzata" che chiamiamo legge 194, dichiarando però che non può né intende violare la legge italiana; il Tar dice che la 194 non si tocca, e che essa contiene già tutta la tutela che serve al concepito. Morale della vicenda: Roberto Formigoni e i suoi collaboratori hanno fatto bene a tentare, e faranno bene a insistere, incuneandosi nelle maglie del diritto vigente. Ma occorrerà che, prima o poi, si riconosca pubblicamente la verità: e cioè che, vigente la legge 194 del 1978, la tutela dei bambini non ancora nati è, sul piano giuridico, impossibile.

Nota di BastaBugie: Mario Palmaro sarà al Centro Culturale "Amici del Timone" di Staggia Senese sabato 5 febbraio alle 21.00 per una conferenza sul suo ultimo libro "Viva il Papa! Perchè lo attaccano. Perchè difenderlo".
Per info: http://www.amicideltimone-staggia.it/it/edizioni.php?id=7

Fonte: La Bussola Quotidiana, 04-01-2011

7 - IMPERDIBILE VIDEO: SESSO, PERCHE' ASPETTARE? OVVERO: AMORE SENZA RIMORSO
I rapporti pre-matrimoniali in realtà sono anti-matrimoniali (ecco perché sempre più fidanzati scelgono la via della castità)
Autore: Andrea D'Ettorre - Fonte: L'Ottimista, 25 Novembre 2010

Da una seria osservazione degli ultimi accadimenti nella realtà odierna e nella storia, limitandoci anche soltanto alle vicissitudini del secolo appena trascorso, un dato emerge con chiarezza: i giovani, nel bene o nel male, sono mossi da ideali grandi. Reclamano un'istruzione migliore, una maggiore giustizia sociale ed una politica attenta alla loro vita piuttosto che alle questioni "di Palazzo".
All'interno di questa gioventù, tuttavia, vive un nucleo ancora più rivoluzionario, perché ha iniziato la rivoluzione a partire dalla propria vita, dalla propria esperienza più intima: quella dell'amore. Mi riferisco a quei giovani ed, in particolare, a quelle silenziose, ma sempre più numerose, coppie di giovani fidanzati che hanno fatto una scelta decisiva per la loro vita affettiva: vivere la castità prematrimoniale. Questi giovani non sono extraterrestri catapultati nella nostra società ma esseri umani; anzi, hanno deciso di vivere la loro umanità fino in fondo e vogliono viverla proprio laddove questa si esprime alla massima potenza: nell'amore.
Sono ragazzi che hanno deciso di opporsi fermamente a quella strisciante ideologia che sta insidiando la nostra cultura e che vuole brutalmente banalizzare l'affettività: l'equazione amore = sesso. Quando loro parlano di amore si riferiscono all'Amore vero, quello con la "A" maiuscola. Vi è un conflitto acutissimo tra il sentore comune, quello che i media quotidianamente ci propinano, il frutto marcio di rivoluzioni sessuali più che discutibili, e questa loro scelta; la vera rivoluzione, tuttavia, la stanno facendo loro. Tale conflitto valoriale lo si avverte ancora di più allorché si ascolta parlare di castità invocando lo spauracchio del "divieto dei rapporti prematrimoniali", come se la castità fosse un sinonimo di tale divieto e niente più.
Il nocciolo della questione risiede proprio in questo fraintendimento, perché la castità è molto di più: la castità è una virtù. La castità ha un valore propedeutico necessario per la comprensione dell'amore vero. Proprio per questo ci viene prontamente suggerita dal Magistero della Chiesa. La castità è quell'energia spirituale che libera l'amore dall'egoismo. Il sesso svincolato da un contesto di donazione totale e completa di sé all'altro diviene un animalesco esercizio fisico, mosso da pulsioni egoistiche, che conduce ad una reificazione del proprio partner. La castità prematrimoniale, che implica per i fidanzati la continenza fino al matrimonio, è una virtù che eleva l'uomo; viene suggerita, non per mortificare la coppia, ma perché fa bene e promuove la comprensione dell'immenso valore del matrimonio.
L'esperienza ci dice che il sesso prematrimoniale è, in verità, "antimatrimoniale". Il sesso unisce, crea un legame molto intimo col partner e, poiché ciò accade più o meno consapevolmente ogni volta, più partner sessuali si hanno, più il legame con ognuno si indebolisce: aumentano drasticamente, al contrario, le chance di un futuro fallimento della coppia. L'attesa, invece, fortifica il legame tra i fidanzati perché il rapporto sessuale diviene qualcosa che i coniugi hanno condiviso solo l'uno con l'altro, dopo averlo desiderato senza soddisfarlo per un certo periodo. Questa attesa, questa "fatica", viene sacrificata (etimologicamente sacrum facere: "rendere sacro") per amore, facendo comprendere che ci si vuole bene in modo autentico ed affascinante: nella coppia ci si stima molto di più quando si è sciolti dai lacci delle pulsioni egoistiche del mero piacere. Il sesso prematrimoniale, inoltre, è intrinsecamente deleterio per quella stagione della vita che è il fidanzamento. Questo periodo è un tempo di verifica della scelta della persona da amare. Ebbene, il rapporto prematrimoniale rischia spesso di annebbiare tale scelta perché, se lascia insoddisfatti, porta a concludere che si è incompatibili, quando magari il matrimonio potrebbe dimostrare il contrario; se, invece, il rapporto intimo soddisfa, può celare alcune incompatibilità pronte ad emergere dopo il matrimonio. I fidanzati ancora non si appartengono. A tal proposito, è bellissima una considerazione di don Giussani che afferma: "Per amare veramente una donna occorre un distacco: adora di più la sua donna un uomo che la guarda ad un metro di distanza, meravigliato dell'essere che ha davanti, quasi inginocchiato davanti ad essa, o quando la prende? No! No, quando la prende, finisce". Solo il matrimonio suggella la completa e definitiva donazione di sé all'altro e, quindi, solo allora si giustifica quella più intima e profonda donazione di sé che si concreta, soprattutto, nella potenzialità procreativa dell'atto sessuale.
Ciò che più ha stimolato questi giovani a tale scelta d'amore risiede tuttavia nei frutti che la castità procura. La castità richiede, anzitutto, ai fidanzati che acquisiscano e mantengano solide convinzioni circa i veri valori della vita e della famiglia, e che vivano una perfetta padronanza di sé: l'autodominio. La castità esige un continuo sforzo ma, grazie al suo benefico influsso, i fidanzati sviluppano integralmente la loro personalità, arricchendosi di valori spirituali: essa apporta alla vita di coppia i beni della serenità e della pace ed agevola la soluzione degli altri problemi; favorisce l'attenzione verso l'altro, aiuta gli amanti a bandire l'egoismo, nemico del vero amore, e approfondisce il loro senso di responsabilità nel compimento dei doveri reciproci. La castità è, in definitiva, la chiave di volta di un amore vero; e poiché l'amore vero risponde intimamente alle esigenze del cuore umano, la castità stessa è un bisogno intimo ed insopprimibile dell'uomo. Molti giovani ne hanno compreso la preziosità e l'hanno sperimentata. Questi giovani vogliono essere uomini veri, uomini vibranti d'umanità!

Nota di BastaBugie: consigliamo vivamente la visione del filmato "Amore senza rimorso" sulla castità (a parte il primo minuto e mezzo, è totalmente doppiato in italiano):


https://www.youtube.com/watch?v=zMFeMq643xY

Fonte: L'Ottimista, 25 Novembre 2010

8 - ODIFREDDI SUL QUOTIDIANO LA REPUBBLICA PARLA A VANVERA SULLA DATA DEL NATALE
E non si accorge che il 25 dicembre non è una data convenzionale, ma storica e che comunque è dimostrata la storicità dei Vangeli e di Gesù Cristo
Autore: Giacomo Samek Lodovici - Fonte: La Bussola Quotidiana, 03-01-2011

Nel blog che Repubblica on line gli predispone, dandogli così un risalto davvero notevole, il 24 dicembre Piergiorgio Odifreddi si è cimentato ancora una volta nel suo sport preferito, vale a dire la demolizione del cristianesimo. Con pessimi risultati, come al solito.
Secondo il matematico di Cuneo coloro che si scambiano gli auguri di Buon Natale a volte «credono di commemorare con i loro auguri la nascita di Gesù. E la maggioranza degli auguri non sa, o ha dimenticato, che la scelta del 25 dicembre come giorno del Natale cristiano è mutuata dalla festa del Sol Invictus, "Sole Invitto", il Dio Sole (El Gabal) che l'imperatore Eliogabalo importò nel 218 a Roma dalla Siria».
Secondo Odifreddi la scelta del 25 dicembre è un tipico esempio di riciclaggio cristiano di temi e motivi precedenti, come quella di chiamare Dio col nome di Padre: già Giove-Iuppiter romano – dice il matematico – era «contrazione del vocativo Dyeu Pitar. Un minimo di linguistica basta dunque a smascherare l'anacronismo della fede in Dio Padre: cioè, in Padre Cielo, quello stesso che nella religione naturalistica del Rig Veda era sposato a Prithvi Mata, la "Madre Terra", e aveva come figli il fuoco Agni e la pioggia Indra». Insomma, per Odifreddi, «è su queste oscure confusioni tra la luce e Dio da un lato, e tra il Sole e Cristo dall'altro, che si basa e prospera la mitologia cristiana […]. In fondo, il vero significato del Natale è questo: non che "un bimbo è nato in noi", ma che da oggi le giornate saranno sempre meno buie e sempre più luminose. E' una bella notizia, e dunque Buon Natale a tutti: del Sole Invitto, naturalmente!».
Ora, per quanto riguarda Dio come Padre, anche Platone dà (nel Timeo) a Dio questo appellativo, ma che cosa implicano questo esempio, quello di Odifreddi ed altri che si potrebbero citare? Il cristianesimo non rivendica per questo appellativo un'originalità, bensì per le caratteristiche di questa paternità: solo il Dio cristiano è un Padre che compie tutte le seguenti attività: crea (il che è ben di più che meramente plasmare) gli uomini dal nulla, li conserva tutti nell'essere, li assiste provvidenzialmente tutti (e non solo alcuni, per esempio non solo quelli buoni), li considera tutti dotati della stessa dignità, tutti li crea liberi, tutti li chiama ad una comunione d'amore con sé, ecc.
Per quanto riguarda il 25 dicembre, si può consigliare a Odifreddi di leggere, tra i tanti articoli possibili, per esempio quello scritto da don Nicola Bux sul Timone dello scorso dicembre ("25 dicembre: data esatta?", Il Timone no. 98, 2010, pp. 44-45), oppure quello di Tommaso Federici ("25 dicembre è data storica", 30 Giorni, novembre 2000, pp. 63-68), che spiegano che questa data è molto probabilmente proprio quella della nascita di Gesù.
Certo, un cristiano prova una certa emozione sapendolo; ma, anche se questa data fosse convenzionale, anche se fosse stata scelta per cristianizzare una festa pagana, la fede cristiana sarebbe in pericolo? Per nulla. Infatti, il cristianesimo sta o cade in rapporto alla verità/falsità dell'esistenza storica di Gesù di Nazareth e della sua divinità, non in relazione alle date scelte per proporre ai credenti la commemorazione liturgica dei fatti della sua vita.
Ora, ovviamente, circa la divinità di Gesù non ci sono prove: il Dio cristiano infatti rispetta la libertà dell'uomo, si propone e non si impone, lascia sufficiente luce per credere ma anche sufficiente ombra per chi non vuole credere. Ci sono però ci sono diversi indizi. Come ha ben mostrato Vittorio Messori nei suoi libri (cfr. Ipotesi su Gesù e Dicono che è risorto), gli studiosi seri devono ammettere che c'è qualcosa di inspiegabile con le categorie umane all'origine del cristianesimo: che cosa ha infatti trasformato il gruppetto di apostoli affranti, impauriti e abbattuti dopo la morte del loro Maestro - come li vediamo il venerdì della crocifissione - nei coraggiosi annunciatori del Vangelo della resurrezione, disposti a percorrere tutto il mondo conosciuto e a sacrificare la loro vita per questo? Che cosa è avvenuto tra il Venerdì santo e la Domenica di Pasqua? I Vangeli ce lo dicono, e così come descrivono con assoluta credibilità e coerenza la vita terrena di Gesù, ci parlano della sua resurrezione e degli incontri con gli apostoli dopo la sua resurrezione. C'è un Big Bang all'origine del cristianesimo, che non si spiega con categorie umane, sociologiche, etc.
Sull'esistenza storica di Gesù, invece, le fonti storiche abbondano. Rimandando alla lettura dei lavori, per esempio, di Marta Sordi ed Ilaria Ramelli per una panoramica più completa, qui ci si può limitare ai soli autori non cristiani (dunque non sospettabili di parzialità) che parlano di lui. C'è chi cerca di mettere in dubbio l'autenticità dei passi dei loro testi riguardanti Gesù ma, anche qualora questi critici avessero ragione in un caso o due (in realtà ci sarebbe da discutere), le fonti sono ben più numerose. Per esempio, negli Annales Tacito scrive di «Cristo, che sotto il regno di Tiberio fu mandato a morte da Ponzio Pilato»; altri autori latini del I-II secolo che parlano di Gesù sono Plinio il Giovane e Svetonio; parlano di Gesù anche l'autore ebreo Flavio Giuseppe, il samaritano Thallus ed il siriano Mara Bar Serapion; di Gesù parlano in seguito anche due filosofi, Celso e Porfirio, che polemizzano ferocemente contro il cristianesimo e cercano di combatterlo, però non mettono minimamente in dubbio l'esistenza di Gesù di Nazareth.
Insomma, quale che sia la loro data precisa, noi cristiani col Natale e con la Pasqua non commemoriamo delle date, bensì dei fatti: quelli più cruciali della storia.

Fonte: La Bussola Quotidiana, 03-01-2011

9 - LA DUMA AMMETTE CHE LA STRAGE DI KATYN FU OPERA DI STALIN: IN RUSSIA LA VERITA' SI SA DOPO 70 ANNI
L'importanza di diffondere il film ''Katyn'' di Andrzej Wajda
Fonte Avvenire, 27 novembre 2010

Ammissione ufficiale della Russia per la responsabilità sovietica per il massacro di Katyn: la Duma ha approvato una dichiarazione di principio in cui riconosce che la strage di ufficiali polacchi del 1940 fu una «tragedia» ordinata da Josif Stalin. Nel testo approvato dalla Camera bassa del Parlamento russo si osserva che i materiali emersi dagli archivi «dimostrano l’ampiezza di questa tragedia e che il crimine di Katyn fu eseguito su ordine diretto di Stalin e dei leader sovietici». La dichiarazione è stata approvata in una seduta tumultuosa in cui l’opposizione del Partito comunista ha cercato fino all’ultimo di impedirne l’approvazione. Molti comunisti sostengono tuttora che a compiere la strage siano stati i nazisti, come fu affermato all’epoca da Mosca.
«Questa dichiarazione è, senza esagerazione, storica», ha affermato il presidente della Duma, Konstantin Kosachev.

Nota di BastaBugie: per approfondimenti sul film, vai a http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=19

Fonte: Avvenire, 27 novembre 2010

10 - COSA HA FATTO IL GOVERNO ITALIANO NEL 2010 PER I PRINCIPI NON NEGOZIABILI? NULLA: NE' DI BUONO, NE' DI CATTIVO (CIOE' POTEVA FARE MOLTO MEGLIO E POTEVA FARE MOLTO PEGGIO)
Mentre, avendo sostenuto in Piemonte la candidata abortista, un'ombra pesantissima è scesa sulla credibilità morale dell'Udc
Autore: Marco Invernizzi - Fonte: La Bussola Quotidiana, 31-12-2010

Che cosa è accaduto ai princìpi non negoziabili nella vita pubblica italiana durante il 2010? Niente, è la prima, istintiva, risposta. E questo può essere un bene o un male, dipende da quale angolatura vogliamo osservare il fatto.
È un bene perché l'Italia non è andata nella direzione dei principali Paesi europei, cioè verso la legalizzazione dell'eutanasia, l'equiparazione delle coppie di fatto, etero e omosessuali, l'allargamento della possibilità di abortire e divorziare. La stessa proposta di legge sul testamento biologico è ferma alla Camera dei deputati e forse anche questo è un bene, visti i peggioramenti che incombono sul testo.
Il merito di questo arresto al processo di aggressione ai valori fondativi della civiltà occidentale va soprattutto al corpo della nazione, che resiste all'erosione laicista, che in qualche caso conosce fenomeni significativi di nuova evangelizzazione, soprattutto giovanile. Certo, sarebbe auspicabile fare di più e meglio, ma questo non spetta alla politica. Anche il governo di Berlusconi ha dei meriti, in questo senso: pur non amando occuparsi di temi eticamente sensibili, il presidente del Consiglio e il suo governo nei momenti topici della vita pubblica si sono schierati dalla parte dei princìpi non negoziabili, come nel caso di Eluana Englaro, nel 2009, o ancora prima, quando il capo del governo non uscì di casa per andare a votare al referendum sulla legge 40, nel 2005, che voleva estendere la possibilità di usare la fecondazione artificiale.
È soprattutto evidente come questo governo non apprezzi e sia sostanzialmente ostile alle proposte contrarie a vita, famiglia e libertà di educazione che invece sono parte significativa dei programmi dell'opposizione politica di sinistra. Con una battuta, potremmo dire che il maggior merito del governo di centro-destra, dal punto di vista dei valori non negoziabili, sia quello di impedire alla sinistra di governare e, governando, di portare anche l'Italia nel numero dei Paesi laicisticamente avanzati.
Tuttavia, è anche un male che nulla sia stato fatto per la vita, la famiglia e la libertà di educazione. Perché realisticamente qualcosa poteva essere fatto e quanto meno un segnale poteva essere lanciato, alle famiglie italiane. È vero che mancano i soldi, ma due milioni sono stati trovati perché il ministro Carfagna lanciasse la sua campagna (completamente succube dei movimenti glbt, composti da gay, lesbiche, bisessuali e transessuali) contro l'omofobia (in realtà a favore dell'ideologia di genere, che nega il significato pubblico della differenza sessuale). Si dirà che due milioni sono niente: ma se fossero stati spesi per le famiglie avrebbero almeno offerto un segnale di attenzione, che purtroppo è mancato.
È vero che c'è stata la Conferenza per la famiglia, organizzata dalla presidenza del Consiglio e rovinata dalla inopportuna uscita del Presidente del Forum delle famiglie: tuttavia rimane più che il sospetto che il governo non abbia previsto di offrire veramente una soluzione alla drammatica crisi demografica e all'ingiusto carico fiscale che colpisce le famiglie numerose. Lo stesso discorso vale per la scuola: la libertà di educazione rimane una chimera, la scuola non statale continua a essere maltrattata e non appare all'orizzonte neppure il progetto di dare concretezza all'ipotesi, peraltro tipica dei partiti di centro-destra, dell'applicazione del buono-scuola, cioè della restituzione ai genitori del diritto di scegliere come educare i loro figli.
Anche qui, si dice che manchino i soldi e non si possano ignorare le ripercussioni sociali del ridimensionamento della scuola statale. Sarà tutto vero, ma non è una buona notizia.
Non sono "fissato" sui princìpi non negoziabili. So che il bene comune è fatto anche di altro e la dottrina sociale della Chiesa lo ricorda. I valori non negoziabili, dice appunto Benedetto XVI, sono i primi, il fondamento, ciò che non può essere trattato. Ma la polis ha anche altri problemi, alcuni moralmente rilevanti, come l'immigrazione, la sicurezza, il lavoro. Non che non siano importanti, ma non sono i più importanti. Credo che questo sia uno dei principali compiti culturali di cui il mondo cattolico dovrebbe farsi carico, quello di ricordare che il "non di solo pane vive l'uomo" vale anche in politica. Senza mai dimenticare che l'uomo deve mangiare e a sufficienza, ma ricordando che i problemi economici e finanziari non sono i primi problemi. Riuscire a convincere di questo l'opinione pubblica sarebbe già un importante traguardo.
Mi si dirà che la politica italiana ha offerto ben altro in questo anno appena trascorso. Appunto. E su questo vorrei stendere un velo pietoso, come i figli di Noè fecero con le debolezze del loro padre. Siamo uomini deboli e peccatori, e quando sbagliamo diventiamo insopportabili a noi stessi e a chi ci guarda: ma mi permetto di aggiungere che ancora più insopportabile è chi giudica e trasforma, o cerca di trasformare, la debolezza altrui in rendita elettorale. Salvo poi accorgersi che tale rendita probabilmente non sarebbe sufficiente per vincere le elezioni e allora cercare, con giochi di palazzo, di vanificare il voto popolare e di minacciare una sorta di "governissimo" che il popolo non ha voluto e per cui non ha votato.
Rimane una cosa di cui non si può tacere per un giudizio "da cattolici" sulla politica italiana. Il partito che più degli altri sembra spendersi per la vita e la famiglia ha clamorosamente "toppato" quando ci si doveva schierare pubblicamente. In occasione delle elezioni regionali del Piemonte, l'Udc di Casini ha scelto di sostenere Mercedes Bresso, una candidata all'opposto dei principi non negoziabili, e ha rifiutato di sostenere probabilmente la cosa più bella e importante che i cattolici sono riusciti a costruire nella politica italiana quest'anno, ossia l'alleanza per la vita e la famiglia che i movimenti pro-life e pro-family del Piemonte hanno offerto al candidato Cota, impegnandosi a verificarne l'attuazione in caso di vittoria elettorale. Vittoria che è arrivata, premiando la coerenza e gettando un'ombra pesantissima sulla credibilità morale dell'Udc.

Fonte: La Bussola Quotidiana, 31-12-2010

11 - QUARANT'ANNI FA VENIVA APPROVATO IL DIVORZIO: PRIMO CEDIMENTO SU UN PRINCIPIO NON NEGOZIABILE
Quando i democristiani erano al governo e l'importante era solo la poltrona...
Fonte Corrispondenza Romana, 4/12/2010

All’alba del 1° dicembre del 1970, al termine di una tra le più lunghe sedute nella storia del Parlamento italiano, il presidente della Camera dei deputati, il socialista Sandro Pertini, annunciò l’approvazione definitiva della contrastata proposta di legge Fortuna-Baslini che prevedeva l’introduzione dell’istituto del divorzio. La legge fu approvata sotto il governo di centro-sinistra, presieduto dal democristiano Emilio Colombo.
La controversa vicenda parlamentare che portò alla legalizzazione del divorzio e al successivo referendum abrogativo della legge si svolse complessivamente nell’arco di un decennio, tra il 1965 ed il 1974, e venne a coincidere in larga parte con il pontificato di Paolo VI. Giovanni Battista Montini era infatti Papa da due anni quando, il 1° ottobre del 1965, il deputato del Patito socialista Loris Fortuna presentò alla Camera dei deputati il suo progetto di legge sull’istituzione del divorzio.
Il sen. Guido Gonella, uno dei fondatori della Democrazia cristiana, ricorda così l’episodio: «Colombo rimprovera ai divorzisti di aver anteposto la difesa radicale del divorzismo alle esigenze della “solidarietà democratica”. È proprio quello che dovevamo fare noi dal primo momento: sacrificare anche i Governi, pur di impedire l’approvazione della legge Fortuna. E questo è stato un errore imperdonabile. Nell’ulteriore esame delle cause dell’insuccesso della nostra politica di lotta contro il divorzio, si possono elencare vari elementi negativi.
In primo piano va posta la politica dei Governi, presieduti da democristiani e con la maggioranza di ministri democristiani. Nella costituzione dei Governi di Centro-sinistra mai si pose come condizione inderogabile o la rinuncia all’istanza divorzista o almeno un rinvio della richiesta di approvazione della proposta di divorzio sostenuta dagli altri partiti del Centro-sinistra.
Quando veniva maturando la fase di approvazione delle legge, mai i Governi minacciarono le dimissioni mentre si dimisero più volte per modesti motivi, come, per esempio, per un dissenso sulla risposta da dare al Fondo monetario internazionale circa un prestito già ottenuto.
È un luogo comune della democrazia parlamentare che, per fronteggiare ciò che di negativo può avere l’assemblearismo, spetta al Governo la guida delle iniziative parlamentari di fronte alle quali il Governo normalmente prende posizione orientando in tal modo la maggioranza parlamentare. Invece, sul tema del divorzio i governi democristiani adottarono una pilatesca politica di neutralità che giovò ai divorzisti, poiché con questa abdicazione alle responsabilità governative, la maggioranza democristiana del Governo non era più in grado di esercitare alcuna influenza sul Parlamento.
Il divorzio è il capolavoro di dodici anni di Centro-sinistra. È la legge più importante che passerà alla storia per qualificare questo periodo. Il divorzio appartiene al Centro-sinistra. Si addice al Centro-sinistra. Nel Parlamento e nel Paese la Dc ha ben combattuto: ma ha perduto. La sua responsabilità è di aver cercato alleati senza preliminarmente dire ad essi che non si toccava il principio dell’indissolubilità del matrimonio. Poteva essere questa una condizione da porsi all’inizio di ogni nuova esperienza governativa. Noi lo dicemmo. E ripetutamente. Ma non fummo mai ascoltati. Alla fine si è pagato un prezzo così alto» (cfr. R. de Mattei, Il Centro che ci portò a sinistra, Edizioni Fiducia, Roma 1994, pp. 42-44).

Fonte: Corrispondenza Romana, 4/12/2010

12 - NEL 1977 FURONO CANCELLATE LE FESTE DELL'EPIFANIA, DELL'ASCENSIONE, DEL CORPUS DOMINI E DEI SANTI APOSTOLI PIETRO E PAOLO, MA NEL 1985 TORNO' L'EPIFANIA
Proteste o manifestazioni? Raccolte di firme? Campagne di sensibilizzazione? Iniziative della Chiesa? Nulla di tutto questo, bastarono i bancarellari di Piazza Navona
Autore: Vittorio Messori - Fonte: La Bussola Quotidiana, 03-01-2011

Nei giorni scorsi abbiamo parlato della perdita dei simboli identitari della fede cattolica. Visto che siamo ormai alla vigilia della festa dell'Epifania vorrei parlare di questa festa che venne prima tolta e poi reintrodotta nel calendario italiano.
Correva l'anno 1977, uno dei terribili anni di piombo, e i sindacati, allora dominati dai comunisti, accettarono la proposta degli industriali di eliminare qualche festa per evitare le troppe interruzioni della catena produttiva e i troppi "ponti" lungo il corso dell'anno. Ovviamente intoccabili erano le feste civili, dal 1° maggio al 25 aprile (per inciso, faccio notare che l'Italia è l'unico Paese al mondo a celebrare con ogni solennità la sconfitta subita in una guerra).
Il sindacato acconsentì di cancellare dal calendario le feste dell'Epifania, dell'Ascensione, del Corpus Domini e dei santi apostoli Pietro e Paolo. Il tutto avvenne per decreto del Presidente della Repubblica, senza opposizione da parte della Chiesa cattolica. I liturgisti, protagonisti di certe devastazioni post-conciliari, avevano infatti l'ossessione di riportare sempre tutto alla domenica, e così accettarono che l'Epifania di fatto sparisse per essere inglobata nella domenica seguente.
Nessuno si curò, ad esempio, del fatto che il mondo orientale più che il Natale festeggia l'Epifania, la manifestazione di Gesù al mondo, e dunque quel ridimensionamento appariva come un atto antiecumenico. Ma otto anni dopo, sempre per decreto presidenziale, l'Epifania tornò ad essere festa anche civile.
Che cosa accadde nel 1985? Proteste o manifestazioni della lobby cattolica? Raccolte di firme o campagne di sensibilizzazione? Iniziative della gerarchia? Nulla di tutto questo. A far tornare la festa furono i bancarellari di Piazza Navona. Il Messaggero, quotidiano romano, per mesi cavalcò la protesta e diede voce ai commercianti titolari delle bancarelle nella piazza simbolo dei festeggiamenti dell'Epifania.
Riuscì a coinvolgere nella protesta anche i commercianti di giocattoli e alla fine, la festa del 6 gennaio tornò a essere anche festa civile. Mi colpisce anche che, mentre si sono fatte scomparire dal calendario feste e ricorrenze cristiane, se ne facciano entrare altre tipicamente pagane, gnostiche, magiche. È il caso di Halloween, che minaccia la festa di Ognissanti e la celebrazione per tutti i defunti. Finora la resistenza è stata lasciata a iniziative singole: un parroco, un'associazione di genitori...
Purtroppo però si festeggia anche in qualche scuola cattolica. Una volta ho parlato di questo con un alto esponente delle gerarchie. Lo invitavo a fare qualcosa per questo, magari un documento ad hoc. Mi rispose che aveva cose più importanti di cui occuparsi. Vale a dire l'ennesimo documento sulla morale o sull'impegno sociale del cattolico. Nel frattempo, cancellano i segni della nostra identità.

Fonte: La Bussola Quotidiana, 03-01-2011

13 - L'OSSERVATORE ROMANO DENUNCIA PERICOLI E AMBIGUITA' NELL'ULTIMO ROMANZO DI UMBERTO ECO: IL CIMITERO DI PRAGA
E' strano che dei cattolici lo invitino nei loro convegni, visto che quest'ultima opera è un manifesto antitetico al messaggio di verità che propone Benedetto XVI
Autore: Roberto de Mattei - Fonte: Il Foglio, 12 novembre 2010

Il Cimitero di Praga di Umberto Eco (Bompiani, Milano 2010) è un irridente manifesto intellettuale antitetico al messaggio di verità che Benedetto XVI propone agli uomini del nostro tempo. Non a torto "L'Osservatore Romano", per la penna di Lucetta Scaraffia, ne ha colto pericoli e ambiguità (Il voyeur del male, 30 ottobre 2010). Ma il discorso merita di essere approfondito.
Eco tiene ad assicurarci che nel suo romanzo nulla è fantasioso, ma tutto è storico, tranne la figura del protagonista, Simonino Simonini, l'unico personaggio inventato, che però «è in qualche modo esistito. Anzi, a dirla tutta, egli è ancora tra noi» (p. 515). Per la verità, il geniale falsario Simonini, «incapace di nutrire sentimenti diversi da un ombroso amore di sé, che aveva a poco a poco assunto la calma serenità di un'opinione filosofica» (p. 103), ci appare come una sorta di contro-figura dello stesso Eco, che costruisce una parte del romanzo proprio sullo sdoppiamento della personalità tra Simonini e il suo alterego, l'abate Dalla Piccola.
Il punto è che, ne Il Cimitero di Praga, Eco non si limita a sostenere la falsità di opere come i Protocolli dei Savi di Sion, ma è convinto della falsificabilità di ogni documento storico. Simonini – scrive – «ci teneva a che i suoi falsi fossero, per così dire, autentici» (p. 428). Egli, come il suo maestro, il notaio Rebaudengo, produce copie di documenti che non sono mai esistiti, ma che avrebbero potuto e dovuto esserlo (pp. 104-105). D'altronde, «chi deve falsificare documenti deve sempre documentarsi» (p. 121). Il falsario deve attingere a documenti veri per produrre documenti falsi, in modo che una volta prodotti essi cessino di essere tali.
E dunque se ogni documento è falsificabile, nessuno può pretendere di essere assolutamente vero. Ma se nessun documento è, in sé, vero, tutti i documenti sono, almeno potenzialmente, falsi e se nessuno è certamente vero, di nessuno si può dire che è certamente falso. Per dire infatti che un documento è falso, occorre che ve ne sia almeno uno vero, il che non è, non tanto perché non esistano di fatto documenti veri, quanto perché, per Eco, la verità stessa non esiste in sé. Con ciò arriviamo al punto centrale del discorso di Eco: un relativismo assoluto che pretende dissolvere non tanto la verità filosofica, quanto quella fattuale, che costituisce la trama oggettiva della storia.
Le radici di questo relativismo stanno nel nominalismo medioevale, che non ha niente a che vedere con la Scolastica, ma ne rappresenta il momento di crisi e di decadenza. Umberto Eco si è formato alla scuola tomista e ci ha consegnato uno dei migliori studi sull'estetica medioevale (Il problema estetico in san Tommaso, Edizioni di Filosofia, Torino 1956). Da allora però la sua deriva intellettuale ha seguito il percorso che dal nominalismo (di cui ha fatto l'apologia ne Il nome della Rosa) conduce all'illuminismo. Dell'illuminismo torinese del Novecento, tanto bene analizzato da Augusto del Noce, se Norberto Bobbio costituisce la versione neo-kantiana, Eco incarna quella neo-libertina, più dissacrante, ma anche più coerente di quella dei "padri nobili" azionisti.
Eco spinge il suo relativismo al punto di considerare correlativi vero e falso, non solo sul piano filosofico e morale, come voleva Spinoza, ma anche su quello fattuale. Ma se il falso storico è indistinguibile dal vero, solo la parola del falsario e dei suoi complici potrà attestare la non veridicità del falso. Si tratta però della parola di quello stesso falsario che, mentendo, può anche attestare la veridicità del falso o la non veridicità del vero. Con ciò Eco restituisce dignità storica ai Protocolli dei Savi di Sion, perché se tutto può essere falsificato e nulla esiste di certamente vero, la verità non è altro che la maschera soggettiva dell'interesse. È vero ciò a cui il documento attribuisce verità.
Se, come scrive Eco, «non c'è che parlare di qualcosa per farla esistere» (p. 385), c'è da chiedersi se definire falso un documento è sufficiente a metterne in dubbio l'esistenza e, di conseguenza, se il suo libro contribuirà a diminuire il numero dei lettori dei Protocolli dei Savi di Sion o non contribuirà piuttosto ad aumentarli, stimolandone la morbosa curiosità. Per distruggere un documento infatti non basta dimostrare che è falso, bisogna dimostrare che è inverosimile, visto che, come dice lo stesso Eco, «la gente crede solo a quello che sa» (p. 96) e reputa falso solo ciò che non vuol sapere, a meno che non ne venga dimostrata l'inverosimiglianza. Il falsario, per essere creduto, deve produrre un documento verosimile. Ma ciò che è verosimile, può fare a meno del documento per essere creduto.
Il criterio resta, in ultima analisi, quello dell'interesse, nobile od ignobile che esso sia. E per Eco nulla esiste di nobile, perché la commedia umana è un succedersi di menzogne, ricatti, omicidi e di oscuri intrighi e manovre di ogni genere.
Il Cimitero di Praga è l'apologia implicita di quel cinismo morale che segue necessariamente all'assenza di vero e/o di bene. Nelle oltre cinquecento pagine del libro non c'è un solo impeto ideale, né figura che si muova spinta da amore o idealismo. «L'odio è la vera passione primordiale. È l'amore che è una situazione anomala» (p. 400) fa dire Eco a Rachkovskij. «Odi ergo sum» (p. 23) ripete Simonini, a cui Rachkovskij insegna cinicamente che «mentre si lavora per il padrone di oggi bisogna prepararsi a servire il padrone di domani» (p. 499).
E tuttavia, malgrado le figure spregevoli e i fatti criminosi di cui il libro è infarcito, manca nelle sue pagine quella nota tragica che sola può far grande un'opera letteraria. Il tono è piuttosto quello sarcastico di una commedia in cui l'autore si fa beffe di tutto e di tutti, perché l'unica cosa in cui veramente crede sono i filets de barbue sauce hollandaise che si mangiano da Laperouse (...). Il cibo è l'unica cosa che esce trionfante dal romanzo, continuamente celebrato dal protagonista, che confessa: «La cucina mi ha sempre soddisfatto più del sesso. Forse un'impronta che mi hanno lasciato i preti» (p. 24).
Eco è tecnicamente un grande giocoliere, perché si prende gioco di tutti: dei suoi lettori, dei suoi critici e soprattutto dei cattolici che lo invitano nei loro convegni alla stregua di un oracolo, dimenticando che al "quid est veritas" di Pilato, Gesù Cristo risponde con le parole «Ego sum via et veritas et vita» (Gv, 14, 6), affermazione esclusiva e sfolgorante pervicacemente negata da tutti i relativisti, da duemila anni a questa parte.
Il Cimitero di Praga costituisce una conferma, a contrario, dell'esistenza di questa verità, senza la quale tutto è privo di senso e di significato e si spalanca per l'uomo l'abisso dell'orrido, senza possibilità di riscatto.

Fonte: Il Foglio, 12 novembre 2010

14 - OMELIA PER LA FESTA DEL BATTESIMO DEL SIGNORE - ANNO A - (Mt 3,13-17)
Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 9 gennaio 2011)

Oggi celebriamo il Battesimo del Signore. In questa giornata ricordiamo questo avvenimento della vita di Gesù, un avvenimento carico di mistero e di preziosi insegnamenti per la nostra vita di cristiani.
San Giovanni Battista stava predicando sulle rive del Giordano e amministrava un battesimo di penitenza. Prima di tutto bisogna capire la differenza tra il battesimo di Giovanni e il Sacramento istituito da Gesù. Quello di Giovanni era solo un simbolo, un segno della conversione interiore. I pii israeliti accorrevano da Giovanni e ricevevano quel battesimo riconoscendo di aver bisogno di una profonda purificazione, di cui quel battesimo era solo un simbolo. Con quel battesimo si chiedeva perdono a Dio per i propri peccati; esso era solo una preparazione al Battesimo istituito da Gesù, il quale, invece, è un Sacramento, ovvero un segno esteriore che opera realmente questa santificazione.
Sorprende il fatto che Gesù, pur essendo il Figlio di Dio e quindi infinitamente santo, si sia sottoposto al battesimo di Giovanni. Non ne aveva evidentemente bisogno. Per quale motivo ha voluto riceverlo? Una prima risposta è che Gesù ha voluto caricare sulle sue spalle tutti i nostri peccati. Non erano certamente suoi, ma nostri, i peccati da eliminare nel battesimo. Gesù, inoltre, ha voluto darci un esempio di umiltà: se Egli, l'Innocente, ha voluto sottoporsi a quel gesto di umiltà, quanto più noi che siamo carichi di peccati?
Ai giorni d'oggi, uno dei mali più grandi è la perdita del senso del peccato. L'uomo della nostra epoca troppo spesso si sente a posto, senza peccato. Così facendo, egli commette il più grande peccato: quello di superbia e di presunzione. Dio perdona, ma, come minimo, ci deve essere il nostro pentimento. Il superbo, al contrario, si ostina sulle sue vie non buone, senza chiedere perdono e senza nemmeno rendersi conto – accecato com'è – di essere pieno di peccati.
Un primo insegnamento che possiamo trarre dalla celebrazione di oggi potrebbe essere proprio questo: avere l'umiltà di riconoscere i propri peccati e chiedere perdono a Dio. Assoggettandosi al battesimo di Giovanni, Gesù ci dà proprio questa lezione.
Un giorno, ad un santo, dissero: «Beati gli occhi che vedono il Signore!», volendo con questo lodarlo per i doni molto grandi di cui era arricchito. Egli, invece, rispose: «Beati piuttosto gli occhi che vedono i propri peccati!». Con questa risposta, il santo voleva far capire che la grazia più importante è quella di riconoscere i propri peccati e di chiederne umilmente perdono. Se mancasse questa grazia, a nulla varrebbe vedere il Signore su questa terra. Dobbiamo dunque mettere sotto i tacchi il nostro orgoglio, la nostra presunzione, la nostra superbia.
Il brano del Vangelo di oggi ci invita a riflettere sul Battesimo che noi abbiamo ricevuto. Il Battesimo ci ha cancellato il peccato originale, anche se rimane l'inclinazione al male, ci ha resi figli adottivi di Dio e ci ha conferito la grazia santificante. è il primo e il più importante dei Sacramenti: senza di esso non vi è salvezza. Quando abbiamo ricevuto il Battesimo, per bocca dei nostri genitori e dei nostri padrini, abbiamo rinunciato a satana e al peccato e abbiamo professato la Fede. Una volta diventati grandi, dobbiamo personalmente rinnovare queste promesse.
È necessario, però, che il battezzato verifichi ogni giorno il suo comportamento di nato alla grazia, di figlio di Dio. Per questo motivo, noi tutti dobbiamo ricorrere frequentemente anche al sacramento della Confessione. Il Battesimo si riceve una volta nella vita, la Confessione molte volte, ogni volta che andremo da un sacerdote e chiederemo sinceramente perdono.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 9 gennaio 2011)

Stampa ArticoloStampa


BastaBugie è una selezione di articoli per difendersi dalle bugie della cultura dominante: televisioni, giornali, internet, scuola, ecc. Non dipendiamo da partiti politici, né da lobby di potere. Soltanto vogliamo pensare con la nostra testa, senza paraocchi e senza pregiudizi! I titoli di tutti gli articoli sono redazionali, cioè ideati dalla redazione di BastaBugie per rendere più semplice e immediata la comprensione dell'argomento trattato. Possono essere copiati, ma è necessario citare BastaBugie come fonte. Il materiale che si trova in questo sito è pubblicato senza fini di lucro e a solo scopo di studio, commento didattico e ricerca. Eventuali violazioni di copyright segnalate dagli aventi diritto saranno celermente rimosse.