BastaBugie n°141 del 21 maggio 2010

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1 ELEZIONI POLITICHE IN GRAN BRETAGNA
Ecco perchè anche la vittoria dei conservatori non garantirà nulla di buono per i principi non negoziabili
Autore: Gianfranco Amato - Fonte: Cultura Cattolica
2 LE CONTRADDIZIONI DELLA SOCIETA' PLURALISTA E RELATIVISTA
Non puoi scegliere il colore della pelle del figlio adottivo, però se è malformato puoi abortire tuo figlio!
Fonte: Corrispondenza Romana
3 IL VIAGGIO DEL PAPA A FATIMA E LE PRECISAZIONI SUL TERZO SEGRETO
Non fu la Chiesa che impose Fatima, ma fu Fatima che si impose alla Chiesa
Autore: Massimo Introvigne - Fonte: Massimo Introvigne
4 TURCHIA: RITROVATA L'ARCA DI NOE' SUL MONTE ARARAT?
Forse sì, infatti, secondo la Bibbia, l’imbarcazione si fermò su quel monte dopo il diluvio
Fonte: Corrispondenza Romana
5 USCITO DOPO 10 ANNI DALLO STATO VEGETATIVO, RACCONTA
Sentivo tutto, compresi i medici che mi davano per spacciato
Autore: Lucia Bellaspiga - Fonte: Avvenire
6 IL RECENTE FILM SCONTRO TRA TITANI E' UNA BUFALA IDEOLOGICA ATEA.
Molto meglio il mito vero
Autore: Alessio Cervelli - Fonte: BASTABUGIE
7 IL FILM DI RIDLEY SCOTT SULLE CROCIATE SPACCIA PER STORIA LE IDEE ILLUMINISTICHE.
Ma in realtà i buoni eravamo noi! Ecco un libro che sfata le leggende nere
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: Il Giornale
8 LA PERSECUZIONE DEI CATTOLICI NELLA GUERRA DI SPAGNA
L'obiettivo era distruggere il Cristianesimo, abbattere la Chiesa e creare un paganesimo materialista
Fonte: Corrispondenza Romana
9 OMELIA PER LA PENTECOSTE - ANNO C - (Gv 14,15-16.23-26)

Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - ELEZIONI POLITICHE IN GRAN BRETAGNA
Ecco perchè anche la vittoria dei conservatori non garantirà nulla di buono per i principi non negoziabili
Autore: Gianfranco Amato - Fonte: Cultura Cattolica, 12 Maggio 2010

Sembra inarrestabile il fenomeno della deriva eugenetica che sta attraversando la legislazione britannica e che continua a porre seri problemi di ordine etico alla ricerca scientifica.
La questione, purtroppo, assume una dimensione trasversale, trascendendo partiti, leader e coalizioni politiche. Anche Cameron e i suoi conservatori, ahimè, non rappresentano proprio un fulgido esempio in materia di bioetica. Da qui nasce un certo giustificato scetticismo circa la possibilità che il recente risultato elettorale possa in qualche modo mutare l’attuale clima culturale.
Per comprendere questo scetticismo funge da utile cartina di tornasole l’atteggiamento assunto dai due partiti che stanno trattando per una coalizione di governo - i conservatori di David Cameron ed i liberaldemocratici di Nick Clegg – in merito alla famigerata Human Fertilisation and Embryology Act 2008.
Proprio quella legge sulla fecondazione umana e l’embriologia, infatti, ha regalato perle di aberrazione genetica che hanno fatto inorridire il mondo. Due per tutte: la creazione di ibridi uomo-animale e la creazione dei cosiddetti “saviour siblings” (fratelli salvatori).
Nel primo caso si è trattato di autorizzare esperimenti finalizzati a combinare tessuti umani con tessuti animali, nel tentativo di ottenere cellule potenzialmente ”utili” ai fini terapeutici.
Nel secondo caso, quello relativo ai saviour siblings, si è trattato, invece, di creare e selezionare in provetta degli embrioni allo scopo di “aiutare” un fratellino malato, attraverso il prelevamento dei tessuti. Praticamente si è consentito per legge di dare origine ad un numero elevato di embrioni compatibili con un soggetto malato da curare e impiantarli in utero: gli altri embrioni si possono tranquillamente scartare, solo perché non hanno il patrimonio genetico richiesto.
Quale è stato l’atteggiamento dei due partiti citati è presto detto.
In casa tory è regnato un totale relativismo etico o, se vogliamo usare un’espressione di casa nostra, la più assoluta “anarchia dei valori”. In entrambi i temi, e su tutte le altre nefandezze eugenetiche della legge, la regola è stata quella della libertà di coscienza dei parlamentari conservatori. Se guardiamo, poi, le posizioni assunte dal leader David Cameron, la situazione rischia di apparire ancora più deprimente.
Sulla creazione degli ibridi uomo-animale, infatti, Cameron ha votato a favore, mostrando l’assoluta ingenuità di credere alla fandonia che una simile mostruosità genetica potesse aiutare lo sviluppo della ricerca scientifica. Circostanza che in seguito, peraltro, la storia ha puntualmente smentito. Il 20 maggio 2008 lo stesso Cameron, in un’intervista alla GMTV, ha ribadito «la necessità di non ostacolare il progresso della scienza medica», perché sarebbe stato interesse dell’intera umanità «sconfiggere malattie come l’epilessia, la paralisi cerebrale e le patologie del motoneurone».
Ciò che ha colpito particolarmente il mondo pro-life in quell’occasione è stata l’incredibile superficialità con cui Cameron ha liquidato la questione degli ibridi: «Non si tratta di creare una sorta di mostro di Frankenstein, ma semplicemente di prendere l’ovocita di una mucca e iniettarvi un po’ di DNA umano e tenerlo dentro solo per 14 giorni».
Per quanto riguarda i saviour siblings, pur dichiarandosi favorevole in linea di principio, Cameron ha deciso di non votare.
Detto per inciso, durante la discussione sulla Human Fertilisation and Embryology Act, furono presentati degli emendamenti per modificare la legge sull’aborto, in merito alla quale i conservatori hanno sempre avuto un’assoluta libertà di coscienza. In quell’occasione, per la verità, Cameron si è dichiarato disponibile a votare per l’abbassamento del limite a 20 settimane (solo in caso di aborto dovuto a motivi di carattere sociale), mentre Andrew Lansley, ministro ombra della sanità, si è battuta per il termine delle 24 settimane. Entrambi, comunque, si sono dichiarati disponibili a rendere l’aborto «quicker and easier», più veloce e più accessibile.
Un’intervista resa da Cameron al quotidiano Daily Mail il 17 marzo 2008 sull’aborto eugenetico ha fatto letteralmente infuriare gli attivisti pro-life. Il leader conservatore, infatti, si è dichiarato favorevole all’aborto tardivo anche in caso di lievi malformazione del feto. Hanno pesato le parole rese da Cameron in quell’intervista a proposito della proposta di cambiare la norma che consente l’aborto fino a 39 settimane nel caso di accertate disabilità del nascituro. «Io non avallerò quella proposta», è stata la secca replica del leader tory, «e l’attuale legge deve rimanere esattamente com’è».
Sul tema del fine vita, David Cameron ha condannato l’idea di depenalizzare il suicidio assistito ed ha ammonito che aiutare un malato terminale a morire può essere «pericoloso per la società». Comunque, il partito conservatore ha lasciato libertà di coscienza ai suoi membri della Camera dei Lord quando si è tentato di limitare i danni di un disegno di legge in materia, il Coroners and Justice Bill del 2009.
Come si vede, quindi, anche in caso di una vittoria schiacciante dei conservatori, la prospettiva di un miglioramento nel Regno Unito del clima culturale in tema di bioetica non sarebbe apparsa del tutto rosea. Se poi si considera che, come risulta dalle ultime notizie, si imporrebbe un’alleanza tattica con il partito liberaldemocratico di Nick Clegg, allora le prospettive di un seppur minimo miglioramento sono, ahimè, destinate a svanire.
Pur ammettendo il voto di coscienza, in casa liberaldemocratica hanno mostrato di avere le idee un po’ più chiare dei conservatori sulla Human Fertilisation and Embryology Act, essendosi espressi, tra l’altro, decisamente a favore degli ibridi uomo-animale e dei saviour siblings. Per quanto riguarda gli emendamenti sull’aborto, il leader lib-dem Nick Clegg ha risolutamente votato contro ogni possibilità di riduzione dei limiti di tempo per ricorrere all’interruzione volontaria della gravidanza.
In materia di eutanasia, poi, la linea del partito è quella della piena legalizzazione. Già nel 2004 i liberaldemocratici approvarono una mozione sulla necessità di «legalizzare la morte medicalmente assistita», pur consentendo la libertà di coscienza ai parlamentari che non avessero ritenuto di esprimersi secondo la linea del partito. Questa posizione, peraltro, fu assunta dai liberaldemocratici nel 2006 durante il dibattito sul Lord Joffe’s Bill, il disegno di legge avente per oggetto la legalizzazione della dolce morte.
Dallo scenario che ho delineato si comprende, quindi, come nel Regno Unito la difesa dei valori pro-life non dipenda in realtà dai singoli partiti, né tantomeno dai leader. Il particolare sistema elettorale vigente, infatti, costringe ad un’accurata scelta dei singoli candidati collegio per collegio. E da una prima sommaria analisi degli ultimi risultati elettorali non pare, ad oggi, si possano registrare significativi cambiamenti rispetto al passato, essendo rimasto più o meno invariato il numero degli eletti pro-life.
A questa considerazione vanno aggiunti due corollari.
Il primo è che l’eventuale alleanza tattica tra conservatori e liberaldemocratici immolerà sull’altare della realpolitik i temi in materia di bioetica, i quali rischierebbero di apparire divisivi e di minare una fragile maggioranza. Il secondo è che l’agenda politica del prossimo futuro in Gran Bretagna, come nel resto del mondo, sarà dominata dalla questione economica e dallo spettro di una nuova crisi finanziaria internazionale, lasciando poco spazio ai temi della vita e della morte. Mala tempora currunt!

Fonte: Cultura Cattolica, 12 Maggio 2010

2 - LE CONTRADDIZIONI DELLA SOCIETA' PLURALISTA E RELATIVISTA
Non puoi scegliere il colore della pelle del figlio adottivo, però se è malformato puoi abortire tuo figlio!
Fonte Corrispondenza Romana, 15/5/2010

La Procura della Cassazione ha presentato ricorso alla Corte suprema per un caso avvenuto a Catania, in cui il Tribunale dei minori aveva accolto la richiesta d’adozione di una coppia col vincolo di non accettare un figlio di colore.
Nel ricorso il Procuratore generale della Cassazione, Golia, ha messo in evidenza come tale decisione, oltre a violare la Costituzione (il principio di uguaglianza tra le persone), viola anche la Convenzione dell’Aja sull’adozione dei minori, la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e la Convenzione internazionale dell’Onu sulla discriminazione razziale. La procura della Cassazione ha sollecitato una decisione che impedisca ai genitori di operare scelte razziste, che rivelerebbero una mancanza dei requisiti necessari negli aspiranti genitori. A breve è prevista la decisione delle Sezioni unite civili (“Avvenire”, 29 aprile 2010).
Tale episodio, apparentemente marginale, è lo specchio delle contraddizioni e delle pericolose insidie presenti nella società pluralista e relativista attuale. Innanzitutto, viene da chiedersi se nel caso contrario, ossia di una coppia che ponesse il vincolo di adozione di non accettare un bambino bianco, la Procura avrebbe comunque presentato ricorso, denunciando la discriminazione razziale. Viene inoltre spontaneo chiedersi dove è finita la tanto osannata libertà di scelta dell’individuo, cardine ideologico di leggi omicide come la 194 sull’aborto, che sancisce il diritto della donna di sopprimere l’innocente che porta nel grembo, e come la legge 40 sulla fecondazione artificiale, che consente la produzione di esseri umani in laboratorio; eppure il medesimo apparato legislativo si prepara ad obbligare un genitore ad adottare un bambino secondo i parametri da esso stabiliti!
Gli stati democratici tendono a scivolare sempre più verso una strisciante forma di dittatura in cui chi non si adegua alla mentalità dominante ed ai suoi dogmi, rischia di rimanere tagliato fuori dalla società o addirittura di venire perseguitato. In alcuni Stati europei l’adozione di bambini da parte di coppie omosessuali è una triste realtà, al punto che in Inghilterra, qualche tempo addietro, sono stati tolti dai servizi sociali ai nonni naturali due bimbi di quattro e cinque anni, per consegnarli definitivamente ad una coppia gay, ritenuta più adatta alle esigenze dei piccoli; l’introduzione del reato di omofobia già presente in alcuni Paesi e dibattuto anche in Italia, tende a perseguire penalmente chi esprime in qualunque modo il suo dissenso verso la normalizzazione dell’omosessualità, oltre a prevedere pene maggiori per chi usa violenza verso una persona omosessuale o presunta tale. La logica perversa del politicamente corretto tende a soppiantare il diritto naturale, ponendo le basi di un’etica ad uso e consumo delle lobby di potere.

Fonte: Corrispondenza Romana, 15/5/2010

3 - IL VIAGGIO DEL PAPA A FATIMA E LE PRECISAZIONI SUL TERZO SEGRETO
Non fu la Chiesa che impose Fatima, ma fu Fatima che si impose alla Chiesa
Autore: Massimo Introvigne - Fonte: Massimo Introvigne

 Le apparizioni e il messaggio di Fatima – cui da sempre Alleanza Cattolica è particolarmente legata – hanno un’importanza cruciale per la vita della Chiesa e per il suo giudizio sulla storia moderna. Questo è l’insegnamento centrale del viaggio apostolico che Benedetto XVI ha compiuto in Portogallo dall’11 al 14 maggio 2010 in occasione del decimo anniversario della beatificazione di due dei tre veggenti di Fatima, Giacinta (1910-1920) e Francesco Marto (1908-1919). «Sono venuto a Fatima – ha detto il Papa – perché verso questo luogo converge oggi la Chiesa […]» (Benedetto XVI 2010g). «Luogo benedetto che Dio si è scelto per ricordare all’umanità, attraverso la Madonna, i suoi disegni di amore misericordioso» (Benedetto XVI 2010h), Fatima è la «“casa” che Maria ha scelto per parlare a noi nei tempi moderni» (Benedetto XVI 2010g), «offrendosi per trapiantare nel cuore di quanti le si affidano l’Amore di Dio che arde nel suo» (ibid.).
«Quanto all’evento successo 93 anni orsono, che cioè il Cielo si sia aperto proprio sul Portogallo – come una finestra di speranza che Dio apre quando l’uomo Gli chiude la porta – […], si tratta di un amorevole disegno di Dio; non dipende dal Papa, né da qualsiasi altra autorità ecclesiale: “Non fu la Chiesa che ha imposto Fatima – direbbe il Cardinale Manuel Cerejeira [1888-1977], di venerata memoria –, ma fu Fatima che si impose alla Chiesa”» (Benedetto XVI 2010b). Il Papa afferma con singolare vigore la verità storica delle apparizioni, che non derivano dalla psicologia dei veggenti ma fanno irruzione nella loro vita dall’esterno, dal Cielo. A Fatima, afferma, «tre bambini si sono arresi alla forza interiore che li ha invasi nelle apparizioni dell’Angelo e della Madre del Cielo» (Benedetto XVI 2010f). Certo, in ogni apparizione «un impulso soprannaturale […] entra in un soggetto e si esprime nelle possibilità del soggetto. Il soggetto è determinato dalle sue condizioni storiche, personali, temperamentali, e quindi traduce il grande impulso soprannaturale nelle sue possibilità di vedere, di immaginare, di esprimere, ma in queste espressioni, formate dal soggetto, si nasconde un contenuto che va oltre, più profondo, e solo nel corso della storia possiamo vedere tutta la profondità, che era – diciamo – “vestita” in questa visione possibile alle persone concrete» (Benedetto XVI 2010a).
Questa dialettica di «impulso soprannaturale» (ibid.) ed «espressioni formate dal soggetto» (ibid.) non deve stupire. A differenza dell’islam, che considera il Corano un testo letteralmente «dettato» da Dio parola per parola e lettera per lettera, così che il ruolo di Muhammad (570-632) sarebbe stato quello di un semplice foglio su cui Dio ha scritto, la Chiesa considera la stessa Sacra Scrittura «ispirata» da Dio, non «dettata». Anche gli autori dei libri sacri hanno tradotto l’ispirazione divina in quelle che il Papa a Fatima chiama «espressioni formate dal soggetto» (ibid.), dove sono presenti le «condizioni storiche, personali, temperamentali» (ibid.) del soggetto medesimo, eppure nello stesso tempo non va perduto l’«impulso soprannaturale» (ibid.), che anzi è fedelmente trasmesso. Ferma la premessa secondo cui nessuna rivelazione privata può pretendere la stessa autorità della rivelazione pubblica, lo stesso vale per Fatima. La dialettica spiega anche perché – a differenza di quel che pensa, quanto alla Sacra Scrittura, l’accostamento fondamentalista tipico di un certo protestantesimo – il testo richiede sempre un’esegesi e un’interpretazione. Il testo non cambia, ma nella storia la Chiesa vi scopre ricchezze sempre nuove.
Sono principi che vanno tenuti presenti quando si tratta della materia delicata del terzo segreto di Fatima, o più esattamente della terza parte del segreto di Fatima, pubblicata in modo molto ufficiale dalla Santa Sede con un commento dell’allora cardinale Joseph Ratzinger nel 2000. Qui la Madonna mostra «il Santo Padre [che] attraversa una grande città mezza in rovina; e mezzo tremulo con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino; giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai piedi della grande Croce venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce» (Congregazione per la Dottrina della Fede 2000). Lo stesso cardinale Ratzinger nel commento teologico al segreto del 2000 (ibid.) aveva messo in relazione la visione di Fatima con l’attentato che Giovanni Paolo II (1978-2005) aveva subito il 13 maggio 1981, giorno della festa della Madonna di Fatima. Chi ha scritto che nel viaggio in Portogallo Benedetto XVI ha «corretto» il cardinale Ratzinger, cioè se stesso, proponendo una diversa interpretazione della terza parte del segreto non soltanto sbaglia, ma dimostra un’insufficiente comprensione del modo in cui la Chiesa Cattolica legge i testi a diverso titolo divinamente ispirati. E questo a prescindere dalla vexata quaestio se esistano testi della veggente di Fatima più a lungo sopravvissuta, suor Lucia di Gesù dos Santos (1907-2005), che ancora attendono la pubblicazione, questione su cui – contrariamente a certe attese giornalistiche – Benedetto XVI in Portogallo non si è pronunciato.
Le profezie hanno sempre più di un significato. La terza parte del segreto, ripete ora Benedetto XVI, è una «grande visione della sofferenza del Papa, che possiamo in prima istanza riferire a Papa Giovanni Paolo II» (Benedetto XVI 2010a). Ma questa «prima istanza» (ibid.) interpretativa, se mantiene tutta la sua importanza, non ne esclude altre. Al contrario nel segreto, afferma il Papa, «sono indicate realtà del futuro della Chiesa che man mano si sviluppano e si mostrano. Perciò è vero che oltre il momento indicato nella visione, si parla, si vede la necessità di una passione della Chiesa, che naturalmente si riflette nella persona del Papa, ma il Papa sta per la Chiesa e quindi sono sofferenze della Chiesa che si annunciano» (ibid.). L’immagine centrale della terza parte del segreto è figura di tutte le persecuzioni che i Papi e la Chiesa nella storia continuamente subiscono. Anche il tradimento dei preti pedofili e le relative persecuzioni mediatiche contro il Papa fanno parte dei «colpi d’arma da fuoco e frecce» del segreto, che sempre «soldati» al servizio di progetti ideologici anticristiani sono pronti a lanciare contro il Papa.
«Quanto alle novità che possiamo oggi scoprire in questo messaggio – conferma Benedetto XVI alludendo alla questione della pedofilia, che peraltro nel viaggio in Portogallo non ha mai citato esplicitamente – vi è anche il fatto che non solo da fuori vengono attacchi al Papa e alla Chiesa, ma le sofferenze della Chiesa vengono proprio dall’interno della Chiesa, dal peccato che esiste nella Chiesa. Anche questo si è sempre saputo, ma oggi lo vediamo in modo realmente terrificante: che la più grande persecuzione della Chiesa non viene dai nemici fuori, ma nasce dal peccato nella Chiesa […]» (ibid.).
Più in generale, «si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa» (Benedetto XVI 2010g), e in questo senso si può dire che sia sbagliato riferire la terza parte del segreto solo all’attentato a Giovanni Paolo II. Nel 1917 la Madonna annunciava una «passione della Chiesa» (Benedetto XVI 2010a) che si manifesterà «in modi diversi, fino alla fine del mondo» (ibid.). È certo la passione di Giovanni Paolo II colpito dall’attentato del 1981. Ma si può lecitamente pensare che si tratti anche della passione di Paolo VI (1963-1978), colpito e amareggiato dagli attacchi inauditi del dissenso teologico postconciliare dopo la pubblicazione dell’enciclica "Humanae vitae" del 1968. È la passione di Benedetto XVI, ferito sia dai crimini dei preti pedofili sia dalle calunnie di quanti manipolano i tragici casi di pedofilia per attaccare direttamente il Pontefice. Sarà la passione di un prossimo Papa fra cinquanta o fra cento anni, perché essere calunniata e perseguitata fa parte della natura e della storia della Chiesa, non solo secondo la profezia di Fatima ma secondo la parola profetica dello stesso Signore Gesù: «Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi» (Gv 15, 18).

Fonte: Massimo Introvigne

4 - TURCHIA: RITROVATA L'ARCA DI NOE' SUL MONTE ARARAT?
Forse sì, infatti, secondo la Bibbia, l’imbarcazione si fermò su quel monte dopo il diluvio
Fonte Corrispondenza Romana, 15/5/2010

Un gruppo di quindici archeologi cinesi e turchi ha annunciato di aver ritrovato sul Monte Ararat, nell’est della Turchia, qualcosa di molto simile a quella che le Sacre Scritture indicano come l’Arca di Noè. Secondo il tabloid britannico “The Sun” il gruppo ha spiegato di aver individuato i resti di una struttura in legno e di aver sottoposto alcuni campioni al test del carbonio 14. Da questo esame sarebbe risultato che il reperto risale a circa 4.800 anni fa, epoca in cui avvenne il diluvio universale raccontato dalla Bibbia (Aki, 27 aprile 2010).
La spedizione, la prima che ha visto coinvolto il governo turco, risale allo scorso ottobre e ha visto impegnati, oltre ai funzionari di Ankara, anche il Media Evangelism di Hong Kong e il Noah’s Ark Ministry International. A circa quattro mila metri di altitudine sul monte Ararat, in un punto di cui non sono state rivelate le coordinate, i quindici archeologi hanno rinvenuto una struttura dai tratti curvi, con contenitori, porte, chiodi e resti di funi, che potrebbero essere cavezze per legare animali. Un archeologo turco presente sul posto, Oktay Belli, dell’Università di Istanbul, ha spiegato che è impensabile che si tratti di ciò che avanza di un insediamento umano perché non sono mai stati trovati villaggi o abitazioni sopra i 3.500 metri d’altezza. Un altro ricercatore, l’olandese Gerrit Alten, ha dichiarato alla stampa di Hong Kong che «c’è un’eccezionale quantità di prove concrete che la struttura trovata sull’Ararat sia l’Arca di Noé». Uno degli esploratori, Yeung Wing-cheung, di Hong Kong, ha affermato che «non possiamo dire al 100 per cento che si tratta dell’Arca di Noè, ma pensiamo di poterlo dire al 99,9 per cento».
Il gruppo di archeologi ha spiegato di aver già invitato le autorità turche a richiedere all’Unesco che il sito sia inserito nella lista del patrimonio mondiale dell’umanità e di proteggerlo fino a quando un’indagine archeologica più approfondita non possa esservi condotta. Non è la prima volta che esploratori o avventurieri provenienti da diverse parti del mondo affermano di aver ritrovato l’Arca di Noè sull’Ararat. Secondo la tradizione biblica, infatti, l’imbarcazione si fermò proprio sulla cima di quel monte quando le acque si ritirarono al termine del diluvio.

Fonte: Corrispondenza Romana, 15/5/2010

5 - USCITO DOPO 10 ANNI DALLO STATO VEGETATIVO, RACCONTA
Sentivo tutto, compresi i medici che mi davano per spacciato
Autore: Lucia Bellaspiga - Fonte: Avvenire, 9 febbraio 2010

 Due vite parallele, quelle di Eluana e Massimiliano, almeno per un lungo tratto: hanno entrambi 21 anni quando un incidente d’auto, a pochi mesi l’uno dall’altro, interrompe il corso normale della vita e spazza via pensieri, azioni, speranze. Per entrambi è l’inizio del lungo sonno, chiusi in un corpo che sembra non comunicare più nulla a nessuno. Poi nella vita di Max succede qualcosa e tra i due giovani è il bivio: «Dopo quasi 10 anni di stato vegetativo, la sera di Natale del 2000 Max ha sollevato la mano e ha fatto da solo il gesto che gli avevo sempre fatto fare io, il segno della Croce. Credevo di essere impazzita ». Così Lucrezia Tresoldi, la mamma che, con il marito Ernesto, aveva passato giorni e notti attorno a quel figlio, parlandogli, muovendogli braccia e gambe, stimolandolo senza sosta.
 QUAL ERA STATA LA DIAGNOSI?
 Il cervello era così lesionato che i medici escludevano nel modo più assoluto qualsiasi ripresa anche parziale. Un neurologo fece un paragone: Max era come una centralina elettrica, se tagli i fili non ci sarà mai più alcun contatto. Sulla cartella clinica scrivevano ogni giorno 'non collabora'. Non vedevano segni di risposta, loro.
 PERCHÉ, VOI LI VEDEVATE?
 Io un giorno colsi il movimento di un mignolo. Ma i neurologi dissero che era un riflesso condizionato, che mi illudevo. Negli anni quante volte ci hanno dato degli illusi o dei visionari...
 OGGI I FATTI VI DANNO RAGIONE, MA IN EFFETTI NON ERA FACILE CREDERVI, ALLORA.
 Il fatto incredibile è che quelle lesioni cerebrali Max le ha ancora, come rileva la risonanza magnetica, il che prova quanto poco si sappia del cervello umano.
 PER TANTI ANNI NESSUN SEGNO DI COSCIENZA. POI?
 Dopo nove anni di stato vegetativo abbiamo visto un sorriso. I neurologi sostenevano che era uno spasmo involontario, ma la cosa si ripeté e mai per caso, sempre quando gli amici di Max lo venivano a trovare. Un anno dopo, quando nostro figlio si è risvegliato, ci ha spiegato quei sorrisi... Durante quei lunghi dieci anni Massimiliano era sempre stato 'qui', con noi, solo che non poteva comunicarlo. Al risveglio ricordava perfettamente chi in passato era venuto a trovarlo, raccontava episodi avvenuti in camera sua...
 QUANTO CONTA CHE LO ABBIATE PORTATO A CASA E LA FAMIGLIA GLI SIA SEMPRE STATA ACCANTO?
 Gli studi dimostrano che lo stimolo maggiore per questi casi è proprio il contatto con i genitori. Anche l’infermiere più bravo non potrà mai trasmettere le sensazioni, i rumori, gli 'odori' della famiglia, soprattutto l’amore, che sul cervello ha effetti molto forti. Quando lo abbiamo portato a casa, dopo 8 mesi di ospedali e di sondino, aveva già ricevuto l’estrema unzione, non poteva più deglutire, pesava 39 chili, era tutto piagato, aveva 40 di febbre. Noi a casa gli abbiamo tolto il sondino e, cucchiaino per cucchiaino, lo abbiamo imboccato con i frullati, a ogni sorso gli muovevamo il collo perché imparasse il movimento giusto. Ci sono voluti mesi.
 IL GIORNO PRIMA DELLA MORTE, L’ÉQUIPE DI UDINE HA PROVATO A FAR BERE ACQUA A ELUANA PER DIMOSTRARNE L’INCAPACITÀ.
 Una follia: a una persona in agonia? E con i liquidi Max si strozza anche oggi che mangia spaghetti e cotolette. Comunque ci vogliono mesi e mesi di esercizio costante, dopo anni di sondino.
 MAX ACCETTA LA SUA DISABILITÀ?
 È un ragazzo felice e ringrazia Dio se tre medici su cinque si opposero al distacco dalle macchine. Da un mese a questa parte sta pronunciando sempre nuove parole e ora ha il sogno di camminare, grazie a uno speciale ausilio che però aspettiamo dall’Asl... Lo vedremo mai?
 CHE AIUTI RICEVETE DALLA ASL?
 Tre ore a settimana di fisioterapia, cioè zero. Ci siamo comprati il letto antidecubito, l’aspiratore per il catarro, la palestra. Solo da un anno ci possiamo permettere il logopedista, ma quanti anni fa Max avrebbe parlato, se le sedute fossero iniziate prima?
 PERCHÉ NESSUN GENITORE IN QUESTO ANNO HA SEGUITO LA VIA APERTA DA ENGLARO?
 Tutti combattono per ottenere gli aiuti e garantire a questi figli le cure cui hanno diritto, non per farli morire. Magari avessimo tutti le suore Misericordine.

Fonte: Avvenire, 9 febbraio 2010

6 - IL RECENTE FILM SCONTRO TRA TITANI E' UNA BUFALA IDEOLOGICA ATEA.
Molto meglio il mito vero
Autore: Alessio Cervelli - Fonte: BASTABUGIE, 21 maggio 2010

Poche settimane fa al cinema è uscito il Film “Scontro Tra Titani”, di Louis Leterrier. Confesso che nutrivo una certa aspettativa al riguardo. Il mito di Perseo mi è sempre piaciuto fin da bambino: è una di quelle storie antiche che tuttavia piace ancora a chi ha il tempo di ascoltarla. Uscito dalla sala ho potuto solo dire: “Che grande delusione!”.
Eh, sì! E’ con amarezza che ho dovuto constatare un barbaro tradimento della figura eroica di Perseo e una profonda infedeltà al mito delle sue imprese: il tutto per realizzare l’ennesima pellicola che vuole esprimere concetti contrari al senso della religiosità, della spiritualità e della fede (qualunque essa sia: stavolta non si tratta in effetti di uno dei tanti attacchi portati al cristianesimo nei tempi recenti).
Una delle saghe più care al mondo greco, è stata trasformata in una lotta ideologica di illuminismo ateo, dove gli uomini, oberati dalla presenza scomoda e ingombrante di dèi spietati e oppressivi, trovano in Perseo il paladino che li guiderà all’affrancamento da ogni schiavitù dell’ideale religioso.
Domandiamoci questo: il mito greco è veramente portatore di questo messaggio di rivolta? Nel film possiamo vedere come Perseo rifiuti ogni aiuto dal padre Zeus proprio perché egli è un dio: non accetta armi, non accetta Bubo (la civetta di Atena), non accetta Pegasus, il cavallo alato: è un uomo che vuole affrancarsi dalla sua natura di “semidio” e quindi vuol compiere da solo la propria impresa eroica.
Il mito antico è tutt’altra faccenda: è un racconto dove gli dèi greci appaiono sì per quello che sono e cioè molto simili agli uomini nel modo di comportarsi e di contendere tra loro, ma sempre benevoli almeno nei confronti di quegli uomini che considerano sotto la propria protezione: Zeus è un padre affettuoso verso Perseo (infatti quando Acrisio re di Argo fa gettare lui e sua madre in mare chiusi dentro una cassa, Zeus ordina a Poseidone di salvarli entrambi); Teti è premurosa verso il figlio Calibos, benché egli si sia macchiato di gravi delitti; infine non è assolutamente vero che Ade uccide le persone care a Perseo, movente vero e proprio -nel film- della "ideologica ribellione" dello Pseudo-Perseo agli dèi.
Ancor prima di accingersi all’impresa che lo consacrerà eroe delle genti antiche, Perseo riceve in dono armi divine: un elmo che rende invisibili, una spada capace di tagliare il marmo senza che il filo della sua lama minimamente ne risenta, e soprattutto uno scudo. Per la prima volta, all’interno dello scudo, vede il volto di suo padre Zeus, il quale gli raccomanda di custodire bene quello scudo perché un giorno gli avrebbe salvato la vita (ovvero nel combattimento contro Medusa, che Perseo riesce a decapitare guardandola riflessa nell’interno dello scudo). L’eroe accetta di buon grado le armi divine, come di buon grado si avvale dell’aiuto di Pegasus e della civetta Bubo.
Un consiglio: volete vedere un film veramente bello sul mito di Perseo? Eccolo: "Scontro di titani", un film fantasy diretto dal regista Desmond Davis. È caratterizzato dagli effetti speciali di Ray Harryhausen, nominato all'Oscar, e dalla presenza di un cast di tutto rispetto: Laurence Olivier (Zeus), Maggie Smith (la vendicativa Teti), Ursula Andress (Afrodite). La piana archeologica di Paestum, in Campania, con i suoi templi, fu tra le ambientazioni scelte dalla produzione per girare alcune esterne del film.
Godetevi il mito di Perseo fedelmente inscenato sul grande schermo: sarete d’accordo con me che è già avvincente così, senza voli ideologici! La verità è sempre più bella di qualunque dittatura ideologica della cultura attualmente dominante!

Fonte: BASTABUGIE, 21 maggio 2010

7 - IL FILM DI RIDLEY SCOTT SULLE CROCIATE SPACCIA PER STORIA LE IDEE ILLUMINISTICHE.
Ma in realtà i buoni eravamo noi! Ecco un libro che sfata le leggende nere
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: Il Giornale, 29 marzo 2010

Chi ha visto il film di Ridley Scott Le crociate è stato confermato nell’idea che dall’Illuminismo in poi l’Occidente ha sul tema:
a) i crociati erano rozzi e crudeli, mentre gli islamici erano raffinati e tolleranti;
b) l’imperialismo europeo attaccò senza provocazione i pacifici musulmani;
c) Saladino era un galantuomo e i crociati dei farabutti;
d) da allora i musulmani ci odiano con ragione.
Questo mucchio di corbellerie è ribaltato nel più bel libro che mai sia stato scritto sull’argomento: Gli eserciti di Dio. Le vere ragioni delle crociate (Lindau, pagg. 365, euro 24,5) di Rodney Stark.
Sì, perché è vero l’esatto contrario di tutti i punti summenzionati.
Innanzitutto, i musulmani cominciarono a interessarsi alle crociate solo quando l’Occidente le mise loro in testa, cioè alla fine del XIX secolo. Non solo gli arabi contemporanei quasi non se ne accorsero, perché si trattava solo di invasioni periodiche durate poco e per nulla rivolte contro l’islam in quanto tale. Anzi, i musulmani sudditi dei regni latini di Palestina e Siria erano pure contenti perché i cristiani non li consideravano dhimmi (diversamente da quanto facevano i governanti islamici con cristiani ed ebrei) e le tasse che pagavano erano più leggere che nei circostanti regni musulmani. «Per molti arabi, inoltre, le crociate non furono che attacchi sferrati contro gli odiati turchi». Infatti, fu quando arrivarono, a mano armata, i turchi - che massacravano i pellegrini - che ebbero inizio le crociate. Le quali ebbero il merito, per la civiltà europea, di fermare l’espansionismo turco per due secoli, dopo i quali l’Europa si ritrovò a doversi difendere fin dentro casa per i successivi quattro.
Per quanto riguarda il Saladino, il romanticume sulla sua figura ammaliò anche il Kaiser, Guglielmo II, il quale depose sulla sua tomba una corona bronzea d’alloro (che poi Lawrence d’Arabia, come tutti gli arabi nemico dell’Impero ottomano, fece sparire). Nel film succitato il giudizio è identico. Eppure, dopo la disfatta inflitta ai cristiani ad Hattin, così il suo segretario, Imad ad-Din, descrisse quel che fu fatto ai templari e agli ospitalieri catturati: «Ordinò che fossero decapitati, preferendo l’ucciderli al farli schiavi. C’era presso di lui tutta una schiera di dottori e sufi, e un certo numero di devoti e asceti: ognuno chiese di poterne ammazzare uno», cosa che Saladino concesse volentieri. Non è vero che mandò liberi tutti gli abitanti di Gerusalemme: metà di questi non poté pagare l’esoso riscatto e fu venduta schiava. Stark dice la sua anche sulla famosa Quarta crociata, quella che conquistò Costantinopoli anziché la Terrasanta. E anche qui rimette le cose a posto. Fin dalla prima spedizione, i bizantini avevano sempre mantenuto un atteggiamento sleale nei confronti dei crociati, tradendoli a più riprese. Addirittura, l’imperatore Isacco II si era alleato col Saladino contro i latini per favorire i greco-ortodossi; presa la Terrasanta, Saladino, secondo i patti, aveva consegnato a questi ultimi ogni chiesa latina. Ora, ancora un volta, la richiesta d’aiuto era partita da Costantinopoli e ancora una volta gli europei avevano risposto. E ancora una volta, giunti sul posto, erano stati traditi. Così, stimarono che l’unico sistema per non essere pugnalati alle spalle era insediare uno di loro a Costantinopoli.
Un’altra leggenda nera da sfatare è il massacro seguito alla presa di Gerusalemme da parte di Goffredo di Buglione alla prima crociata: la città conteneva sui diecimila abitanti, dei quali caddero solo duemila. Nulla a che vedere con i massacri indiscriminati compiuti dai musulmani, specialmente quelli di Baibars e dei mamelucchi, che causarono la fine dei regni latini in Oriente. Massacri, per giunta, tutti compiuti in dispregio della parola data: ambasciatori decapitati, i monaci del Monte Carmelo interamente trucidati, eccetera. Il «peggiore massacro dell’intera epoca delle crociate» fu quello di Antiochia, perpetrato dal musulmano Baibars. Eppure, eccone il ricordo da parte degli storici occidentali: «Steven Runciman gli dedica ben otto righe; Hans Eberhard Mayer una; Cristopher Tyerman, che si era dilungato per molte pagine sugli efferati dettagli del massacro di Gerusalemme nella prima crociata, liquida la carneficina di Antiochia in quattro parole; Karen Armstrong riserva dodici parole al resoconto della strage, di cui attribuisce poi la colpa agli stessi crociati, poiché era stata la loro minaccia a creare un “nuovo islam”».
Perché fallirono le crociate? Dopo aver fatto presente che i regni latini d’Oltremare pur ebbero la stessa durata degli odierni Stati Uniti, Stark punta il dito sulle tasse: mantenerli dissanguava l’Europa. Circondati dalla marea ostile, lontani migliaia di chilometri da casa, richiedevano continui rifornimenti di uomini e mezzi, nonché spedizioni ricorrenti per difenderli o riconquistarli. La fede (sì, la fede) aveva reso sopportabile ogni sacrificio e ogni defaillance era stata imputata ai peccati dei cristiani. Ma quando un santo come Luigi IX vi fallì (e morì) nel corso di ben due delle spedizioni in assoluto meglio organizzate, i cristiani si chiesero se davvero «Dieu le volt» o non era il caso di lasciare per sempre i Luoghi Santi al loro destino.

Fonte: Il Giornale, 29 marzo 2010

8 - LA PERSECUZIONE DEI CATTOLICI NELLA GUERRA DI SPAGNA
L'obiettivo era distruggere il Cristianesimo, abbattere la Chiesa e creare un paganesimo materialista
Fonte Corrispondenza Romana, 24/4/2010

Il comunismo è stato il regime più criminale e più avverso alla religione e alla morale di tutta la storia moderna e contemporanea, cioè dal 1500 ad oggi. Esso è stato intrinsecamente criminale, cioè il crimine esisteva laddove esistevano le idee comuniste, e non in questa o quella applicazione e contingenza della storia. Esso è stato così collegato al crimine in tutte le sue forme (omicidio di massa, violenza morale, stupro delle coscienze, ateismo sistematico, abolizione dei principali diritti naturali dell’uomo come la proprietà e la famiglia), che più che un regime di natura criminale andrebbe definito sic et simpliciter, un crimine.
Questo quadro appare storicamente inoppugnabile nel quadro della cosiddetta guerra civile spagnola, come ci viene raccontata in un bel libretto da diffondere (A. Rosselli, La persecuzione dei cattolici nella Spagna repubblicana (1931-1939), ed. Solfanelli, Chieti 2008, € 7, 50). Nel decennio spagnolo, descritto con competenza dallo storico, si notò il programma più vero e più tipico del comunismo (e sempre all’ordine del giorno per quei superstiti che ancora si richiamano al crimine comunista): distruggere il Cristianesimo, abbattere la Chiesa, creare un paganesimo materialista in cui tutta l’opera della Redenzione risulti assolutamente estinta. Per un osservatore importante di quel decennio, come il laburista inglese Hugh Thomas, «mai nella storia d’Europa e forse in quella del mondo, si era visto un odio così accanito per la religione e per i suoi uomini» (p. 7).
Secondo stime recenti, «tra il luglio 1936 e l’aprile 1939, subirono il martirio 6832 cristiani (238 dei quali successivamente beatificati), 4184 appartenenti al clero diocesano, dodici vescovi, un amministratore apostolico, 2365 religiosi e 238 tra suore e seminaristi» (pp. 11-12). Il massacro ebbe fine soltanto colla vittoria dei nazionali guidati da Francisco Franco (+ 1975) e sostenuti in questo Alzamiento dall’intero episcopato con una importante lettera (del 1937) e dalle vibranti e ripetute parole di Papa Pio XI. Che l’attuale episcopato iberico abbia concepito l’idea di un grande Santuario a Valencia per commemorare i martiri innumerevoli del comunismo è degno di nota: esso aiuterà tutti i cattolici a non dimenticare mai l’esistenza del crimine per eccellenza del XX secolo: il comunismo appunto.

Fonte: Corrispondenza Romana, 24/4/2010

9 - OMELIA PER LA PENTECOSTE - ANNO C - (Gv 14,15-16.23-26)

Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 23 maggio 2010)

Oggi è il giorno della Pentecoste, il giorno della discesa dello Spirito Santo. Cinquanta giorni dopo la Pasqua, gli Apostoli erano riuniti nel Cenacolo con Maria, la Madre di Gesù, e improvvisamente discese su di loro, sotto forma di lingue di fuoco, lo Spirito Santo, la terza Persona della Santissima Trinità. Gesù aveva promesso ai suoi Apostoli che non li avrebbe lasciati orfani e aveva detto loro: «Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito perché rimanga con voi per sempre» (Gv 14,16). Questa promessa si è realizzata proprio nel giorno della Pentecoste.
La prima lettura di oggi, tratta dagli Atti degli Apostoli, descrive quel giorno, nel quale fu formata la Chiesa. A Nazareth, lo Spirito Santo era disceso sulla Vergine Maria per formare il corpo di Cristo; nel Cenacolo a Gerusalemme il Paraclito discese per formare il Corpo mistico di Cristo che è la Chiesa. Prima della discesa dello Spirito Santo, gli Apostoli erano timidi e timorosi, non osavano predicare al popolo; mentre, dopo aver ricevuto il dono dello Spirito Santo, essi iniziarono a predicare con coraggio, e così fecero fino alla suprema testimonianza del martirio.
Nel giorno di Pentecoste, che era già una festività giudaica, erano riuniti a Gerusalemme ebrei giunti da diverse parti del mondo allora conosciuto. Alcuni venivano dalla Mesopotamia, altri dalla Cappadocia, dall’Egitto e dall’Arabia. La cosa più sorprendente fu che ciascuno di loro sentì predicare gli Apostoli nella propria lingua. Fu chiaramente un miracolo che indicava come il Vangelo doveva essere predicato in tutto il mondo, fino a raggiungere gli estremi confini della terra. Nella loro predicazione, gli Apostoli erano istruiti interiormente dallo Spirito Santo. Gesù lo aveva detto chiaramente: «Lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto» (Gv 14,26).
Lo Spirito Santo lo abbiamo ricevuto in dono anche noi. Lo abbiamo ricevuto già con il Battesimo, ma è soprattutto con la Cresima che il Paraclito è disceso su di noi e ci ha arricchiti con i suoi Sette Doni. Lo Spirito Santo è il nostro Santificatore. Lo dobbiamo pregare frequentemente, affinché, come dice san Paolo nella seconda lettura, non ci facciamo dominare dalle opere della carne (cf Rm 8,8), ovvero dal peccato che continuamente ci minaccia. Sarà una cosa molto bella ripetere ogni giorno, magari al mattino, la bella Sequenza allo Spirito Santo che abbiamo recitato prima della lettura del Vangelo. Con questa stupenda preghiera abbiamo domandato al Paraclito che ci invada nell’intimo del nostro spirito, che lavi la nostra anima, che la irrighi se arida, che la sani se piagata, che la scaldi se gelida. Recitiamo questa Sequenza con amore e attenzione.
La parola Paraclito, con cui è chiamato lo Spirito Santo, significa Consolatore. Egli ci consola nelle nostre miserie e guida la nostra preghiera, ispirandoci ciò che è bene domandare al Padre. Lo Spirito Santo arricchisce la nostra anima con i suoi Sette Doni, che ci fanno essere dei santi cristiani. Essi sono come dei piccoli semi che devono essere irrigati dalla nostra preghiera per giungere a maturazione. Nella vita dei Santi possiamo vedere il loro pieno sviluppo.
Il primo dono è la Sapienza, che ci permette di ragionare non secondo il mondo, ma secondo la profondità di Dio, e ci dona il gusto inesprimibile di Dio e delle realtà divine; poi abbiamo il dono dell’Intelletto, che ci consente di approfondire le verità della nostra Fede e di aderire ad esse quasi per un istinto soprannaturale; segue poi il dono della Scienza, che ci dà la capacità di risalire al Creatore partendo dalle creature e di vedere in ciascuna delle creature un riflesso di Dio; poi abbiamo il dono del Consiglio, che, nei momenti più importanti, ci suggerisce la decisione giusta da prendere secondo la Volontà di Dio, e, innanzitutto, ci suggerisce di ascoltare con docilità il consiglio di una saggia guida spirituale; vi è inoltre il dono della Fortezza che ci dà l’energia per resistere al male che c’è intorno a noi e, tante volte, anche dentro di noi; in seguito, c’è il dono della Pietà che perfeziona il nostro amore e lo dilata oltre l’umana ristrettezza, per poter così amare Dio e il prossimo nostro fino all’eroismo; infine, abbiamo il dono del Timor di Dio, che ci consente di evitare il peccato, non tanto per paura dei castighi, ma per puro amor di Dio.
Preghiamo con fiducia lo Spirito Santo che questi piccoli semi, nella nostra vita, giungano a perfetta maturazione.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 23 maggio 2010)

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