BastaBugie n°182 del 04 marzo 2011

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1 TUNISIA, EGITTO, LIBIA, YEMEN, BAHRAIN: L'ERRORE PIU' GRAVE SAREBBE ANDARE ALLE ELEZIONI SUBITO
Magdi Allam ricorda che quegli Stati sono soggetti politici fragili e c'è, viceversa, un estremismo islamico forte e radicato (come non ricordare che la settimana scorsa in Tunisia è stato sgozzato un giovane missionario salesiano?)
Autore: Maurizio Belpietro - Fonte: Libero
2 BERLUSCONI CRITICA LA SCUOLA STATALE E SI SCATENA LA PROTESTA IDEOLOGICA
Ma basterebbe ragionare per capire che la scuola non statale (con il 12 x cento degli studenti, ma meno dell'1 x cento delle risorse) garantisce allo Stato un risparmio di oltre 6 miliardi di euro all'anno...
Autore: Marco Lepore - Fonte: La Bussola Quotidiana
3 OBAMA APRE ALLE NOZZE GAY, MA TROVERA' L'OPPOSIZIONE DEI REPUBBLICANI CHE CONTROLLANO LA MAGGIORANZA ALLA CAMERA
Dietrofront clamoroso del capo della Casa Bianca nonostante le promesse alle elezioni 2008 (Bush con coerenza aveva definito compito della nazione americana difendere la santità del matrimonio)
Autore: Elena Molinari - Fonte: Avvenire
4 IL SANGUE PRESO DAL CORDONE OMBELICALE DEL BAMBINO, RICCO DI CELLULE STAMINALI, PUO' ESSERE UTILE SE VIENE DONATO: SE INVECE VIENE USATO PER SE' STESSI NON SERVE PRATICAMENTE A NULLA
Il Papa nel discorso alla Pontificia Accademia pro Vita ha dalla sua parte tutta la comunità scientifica, mentre dall'altra parte stanno i soliti giornali, i VIP ricchissimi e i politici, pronti a parlare senza sapere
Autore: Carlo Bellieni - Fonte: La Bussola Quotidiana
5 FESTA PER L'UNITA' D'ITALIA IL 17 MARZO: I COSTI SONO OVVIAMENTE A CARICO DEI LAVORATORI
Ecco perché a causa del ponte, oltre che i lavoratori, anche le aziende hanno poco da festeggiare
Fonte: Intrage
6 IL CONSIGLIO D'EUROPA HA FINALMENTE CONDANNATO LE STRAGI DEI CRISTIANI IN EGITTO E IN IRAQ
Importante successo della diplomazia italiana in Medio Oriente dopo un braccio di ferro durato un paio di mesi sul fare o no riferimento alla fede religiosa delle vittime
Autore: Luca Marcolivio - Fonte: L'Ottimista
7 SETTE VALIDI MOTIVI PER RIFIUTARE LA LEGGE SUL TESTAMENTO BIOLOGICO
Con un clamoroso autogol, il mondo cattolico appoggia le DAT e apre le porte all'eutanasia: Avvenire prepara un pessimo avvenire e (perfino!) la Bussola perde la bussola
Autore: Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro - Fonte: Il Foglio
8 8 MARZO: ''FESTA DELLA DONNA'' IN MEMORIA DI UN MASSACRO DI CENTO OPERAIE DI NEW YORK INTRAPPOLATE IN UN INCENDIO APPICCATO DAL PADRONE DELLA FABBRICA PER VENDICARSI DI UNO SCIOPERO: MA E' UN FALSO!
In realtà l'8 marzo fu inventata a Mosca nel 1921 dove fu lanciata da Lenin come ''Festa internazionale delle operaie''; in Italia è organizzata dal 1952 dal Partito Comunista e dalla CGIL
Fonte: Zenit
9 MARCIA NAZIONALE PER LA VITA: SABATO 28 MAGGIO 2011 A DESENZANO SUL GARDA (ANCHE BASTABUGIE TRA GLI ORGANIZZATORI)
Contro le leggi abortiste, in ricordo di Giuseppe Garrone, in onore di Oscar Elias Biscet
Fonte: Libertà e Persona
10 OMELIA PER LA IX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO A - (Mt 7,21-27)
Non chiunque mi dice: ''Signore, Signore'', entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - TUNISIA, EGITTO, LIBIA, YEMEN, BAHRAIN: L'ERRORE PIU' GRAVE SAREBBE ANDARE ALLE ELEZIONI SUBITO
Magdi Allam ricorda che quegli Stati sono soggetti politici fragili e c'è, viceversa, un estremismo islamico forte e radicato (come non ricordare che la settimana scorsa in Tunisia è stato sgozzato un giovane missionario salesiano?)
Autore: Maurizio Belpietro - Fonte: Libero, 22/02/2011

"L'Europa non faccia l'errore di premere a tutti i costi per elezioni democratiche. I Paesi del Nord Africa non sono ancora pronti". A dirlo non è un fanatico del fondamentalismo islamico bensì uno dei suoi più accaniti avversari, Magdi Cristiano Allam, giornalista, oggi deputato europeo di 'Io amo l'Italia' e ospite del direttore di Libero Maurizio Belpietro a 'La telefonata' su Canale 5.
ALLAM, CERCHIAMO DI CAPIRE: REGIMI CHE SEMBRAVANO ETERNI GRAZIE AL SISTEMA POLIZIESCO STANNO CROLLANDO. ORA TOCCA ALLA LIBIA. PERCHÉ?
E' sconvolgente la rapidità del contagio delle rivolte popolari: Tunisia, Egitto, Libia, Yemen, Bahrain. E' una realtà nuova, ma non possiamo parlare a qualcosa che assomiglia al 1989, perché in Egitto chi mantiene il potere è ancora l'esercito, come in Tunisia. Le cause? Economiche, la frustrazione dei giovani, le disparità palesi tra classi e genti. E ancora, motivazioni etniche, come in Libia.
E' POSSIBILE CHE I REGIMI MILITARI PASSINO LA MANO ATTRAVERSI ELEZIONI DEMOCRATICHE?
Noi in occidente siamo affascinati dalle elezioni, che però non esauriscono la democrazia. Ricordiamoci che attraverso elezioni sono andati al potere soggetti come Hitler, Mussolini, Khomeini in Iran, un partito fondamentalista come Hamas in Palestina... Non cadiamo nell'errore di esercitare pressioni per rapide elezioni con soggetti politici fragili e un estremismo islamico viceversa forte e radicato.
L'ALLEANZA TRA ESERCITO E FRATELLI MUSULMANI È PLAUSIBILE?
Sì, si può verificare una tacita intesa con sicurezza e politica estera in mano ai militari. Il punto critico è il rapporto con Israele, sempre più accerchiato da regimi islamici radicali, che predicano l'estinzione fisica degli israeliani.
SECONDO LEI L'EUROPA NON DEVE PREMERE PER UNA EVOLUZIONE 'ALL'OCCIDENTALE'. MA NON DOVREBBE PREOCCUPARSI IN CASO DI REGIMI ISLAMICI, ANCHE PER LA FORNITURA DEL PETROLIO?
In Libia è un genocidio, l'uso di aerei militari sulla folla è brutale e sconvolgente e rappresenta una sconfitta per tutti noi: Gheddafi l'abbiamo sostenuto, coccolato, gli abbiamo venduto armi in cambio di petrolio, fondi sovrani, aperture al libero mercato. Un tracollo così barbaro del regime ci interroga profondamente. La salvaguardia degli interessi delle nostre imprese, legittima, deve essere coniugata al rispetto per la persona e per i diritti umani.
C'È IL RISCHIO CHE IRAN E SIRIA VENGANO COINVOLTE DALLA 'RIVOLUZIONE'?
E' un'ipotesi forte perché sono Paesi in cui ci sono le stesse condizioni dei Paesi fin qui contagiati.
LE COMUNITÀ CRISTIANE SONO RISCHIO?
Certamente. Quattro giorni fa in Tunisia è stato sgozzato un giovane missionario salesiano. E' un contesto in cui gli islamici radicali saranno sempre più forti: l'avvento di regimi peggiorerebbe la situazione.

Fonte: Libero, 22/02/2011

2 - BERLUSCONI CRITICA LA SCUOLA STATALE E SI SCATENA LA PROTESTA IDEOLOGICA
Ma basterebbe ragionare per capire che la scuola non statale (con il 12 x cento degli studenti, ma meno dell'1 x cento delle risorse) garantisce allo Stato un risparmio di oltre 6 miliardi di euro all'anno...
Autore: Marco Lepore - Fonte: La Bussola Quotidiana, 01-03-2011

Mentre la polemica su scuola statale e scuola paritaria continua a dividere gli schieramenti con argomentazioni spesso pregiudiziali e ideologiche, noi proviamo a fare chiarezza cercando anzitutto di spiegare di cosa stiamo parlando.
In Italia (dati statistici del MIUR, Ministero dei Istruzione, Università e Ricerca) esistono oggi poco più di 13mila scuole paritarie, in gran parte (quasi l'86%) gestite da enti non-profit, sia di origine religiosa che laica. Di queste, circa 9.500 sono scuole dell'infanzia, 1500 le primarie, poco meno di 700 le secondarie di primo grado e poco più di 1400 le secondarie di secondo grado; gli alunni che le frequentano rappresentano più o meno il 12% della popolazione scolastica totale, che ammonta a circa 8 milioni e 800 mila studenti.
A seguito della legge 62/2000, che ha riconosciuto la parità a tutte le scuole private purché in linea con determinati requisiti fissati dalla legge stessa, è stato riconosciuto alle scuole paritarie un magro contributo finanziario che nell'anno 2006 ha raggiunto il suo apice (circa 530 milioni di euro), che poi è stato sistematicamente messo in discussione dalle successive leggi finanziarie, fino a prevedere tagli pesantissimi (oltre il 45%), scongiurati (solo in parte, purtroppo) grazie alle veementi proteste di alcune associazioni di famiglie, scuole ed enti gestori.
In sostanza, allo Stato ogni alunno di scuola paritaria costa annualmente 584 euro nell'infanzia, 866 nella  primaria, 106 nella scuola secondaria di primo grado, 51 nella secondaria di secondo grado. Sono cifre ridicole, ancor più se paragonate al costo annuale di un singolo alunno di scuola statale: 6.200 euro per la scuola dell'infanzia, 7.300 per la primaria, 7.700 per la secondaria di primo grado, 8.100 per la secondaria di secondo grado (Dossier Agesc, 2007).  A conti fatti, dunque, l'esistenza delle scuole paritarie garantisce allo Stato un risparmio annuo di oltre 6 miliardi di euro (praticamente una finanziaria...), che è quanto spenderebbe se tutti gli alunni che le frequentano passassero alla scuola statale.
Molti sostengono che il governo toglie risorse alla scuola statale per darle alla scuola privata; alla luce di questi dati, bisognerebbe affermare proprio il contrario. La maggior parte delle persone (anche quelle che scendono in piazza a gridare slogan fuori dal tempo e contro ogni evidenza) non sa che le risorse destinate annualmente alla scuola statale ammontano a circa 43 miliardi di euro, e che se volessimo dare alle paritarie la cifra che ad esse spetterebbe in base alla percentuale numerica dei suoi iscritti (12%), il contributo dovrebbe ammontare a oltre 5 miliardi di euro, dieci volte in più di quanto, faticosamente, viene riconosciuto attualmente.
Insomma, sul  bilancio totale dell'istruzione, la scuola paritaria rappresenta meno dell'1%. E' davvero sensato affermare che sottrae soldi alla statale, mettendola in difficoltà? La verità vera, purtroppo, è che la scuola statale italiana è un sistema pachidermico, poco efficiente e poco efficace: stando al documento "La scuola in cifre 2008" (Quaderno curato dalla Direzione Generale per gli Studi, la Statistica e i Sistemi informativi del MIUR), il percorso scolastico di un ragazzo che frequenti regolarmente, senza ripetere, la scuola statale italiana dall'infanzia al diploma, costa circa 129 mila euro. Dall'infanzia a tutto l'obbligo il costo è di 86 mila euro, mentre per i ripetenti il costo sale dell'8-11% . Si tratta di valori espressi ai prezzi del 2006, che considerano le spese per i docenti, per il personale amministrativo, per i servizi generali e di assistenza scolastica, nonché gli eventuali aiuti alle famiglie per il diritto allo studio, mentre non sono caricate, invece, le voci relative alla edificazione e gestione degli immobili (che sono di proprietà dei Comuni o delle Province), che le scuole paritarie devono necessariamente considerare.
Quanto costa, invece, alla famiglia, il percorso completo di un alunno di scuola paritaria?  Calcolando una media di 3mila euro l'anno (retta medio-alta), si arriva intorno ai 48-50 mila euro. Ora ci chiediamo: è davvero conveniente questa campagna denigratoria contro le scuole paritarie? Se non le si ama per adesione ideale, almeno si ammetta la loro utilità economica!
In realtà, questo è il passo che in questi ultimi tempi hanno fatto diversi politici tradizionalmente contrari ad esse, così che si è venuto a creare una sorta di consenso bipartisan nei confronti della parità (consenso, tuttavia, non ancora sufficiente per giungere a una piena parità...). Non altrettanto, purtroppo, pare accadere nella società civile, entro la quale albergano ancora ostilità e pregiudizi a non finire.
Eppure il diritto/dovere all'educazione e istruzione è riconosciuto dalla nostra Costituzione e appare come una palese ingiustizia (sia sotto il profilo del diritto, sia sotto quello del banale calcolo economico) che le famiglie debbano pagare sia la retta alla scuola paritaria, sia le tasse per l'istruzione statale di cui non si avvalgono, se in nome della libertà di scelta educativa decidono di iscrivere i propri figli ad una scuola non statale.

Fonte: La Bussola Quotidiana, 01-03-2011

3 - OBAMA APRE ALLE NOZZE GAY, MA TROVERA' L'OPPOSIZIONE DEI REPUBBLICANI CHE CONTROLLANO LA MAGGIORANZA ALLA CAMERA
Dietrofront clamoroso del capo della Casa Bianca nonostante le promesse alle elezioni 2008 (Bush con coerenza aveva definito compito della nazione americana difendere la santità del matrimonio)
Autore: Elena Molinari - Fonte: Avvenire, 24/02/2011

Con un dietrofront clamoroso, Barack Obama ha deciso di non difendere più la legge che vieta il riconoscimento federale del matrimonio fra omosessuali. Il dipartimento alla Giustizia dunque ha dato ordine ai propri avvocati di non opporsi più alle accuse di incostituzionalità che il "defense of marriage Act" periodicamente riceve. La legge del 1996, stando alla Casa Bianca e al ministro alla Giustizia, deve dunque essere abrogata dal Congresso perché discriminatoria e incostituzionale.
Il portavoce del presidente ha però tenuto a far notare che, a livello personale, Obama sta ancora lottando con la questione, e che la decisione di ieri è basata su motivazioni esclusivamente legali. Obama, ha scritto in una lettera al Congresso il procuratore generale, Eric Holder, ha deciso che la legge «viola i principi di non discriminazione del Quinto Emendamento» e che non sussistono «basi razionali» per non riconoscere le nozze di coppie formate da persone dello stesso sesso.
Non c'è da aspettarsi però che la legge venga abolita in tempi brevi, vista l'opposizione alle nozze fra omosessuali dei repubblicani, che controllano la maggioranza alla Camera dei rappresentanti. Né che i ricorsi legali dei gruppi gay contro la misura emergano vincitori dalle due cause in corso (entrambe nello Stato di New York). In mancanza della difesa del governo, infatti, il Congresso può mandare i propri avvocati a difendere la legge in tribunale.
Di certo però la decisione piomba nel bel mezzo di un momento particolarmente acceso del dibattito sulle unioni gay. Una dozzina di parlamenti statali affronteranno leggi pro o contro il matrimonio fra persone dello stesso sesso nei prossimi mesi. Almeno sette prenderanno in esame misure che rafforzino l'istituzione matrimoniale come unione fra un uomo e una donna. Cinque stati (Indiana, Minnesota, Wyoming, Pennsylvania e North Carolina) prevedono il prossimo novembre di proporre tramite referendum un emendamento alla propria costituzione che esplicitamente bandisca le nozze gay. Un emendamento in tal senso è già stato approvato dalla Camera dell'Iowa, dove tali matrimoni sono legali. Gli elettori dello stato del centro Nord hanno però dato un forte segnale a novembre, quando avevano negato la rielezione a tre giudici della Corte suprema che avevano votato a favore del matrimonio gay. Nel frattempo, a livello federale, l'orientamento dell'opinione pubblica sul tema resta più o meno stabile, con poco più del 50% degli americani convinti che le coppie omosessuali non dovrebbero potersi definire «sposate». Il 47% invece si dice favorevole a una nuova definizione di matrimonio.
La decisione di Obama crea un altro elemento di forte divisione fra conservatori e liberal, e certamente diventerà un tema dominante della campagna elettorale per le presidenziali del prossimo anno. Durante le elezioni del 2008 l'attuale capo della Casa Bianca si era definito contrario al matrimonio fra persone dello stesso sesso, ricevendo pesanti accuse da parte dei gruppi gay. Ma, al contrario di Bush, che più volte aveva definito compito della nazione americana «difendere la santità del matrimonio», Obama ha ammesso negli ultimi mesi di aver rivalutato la questione e di faticare a riconciliare la sua precedente posizione con il dovere di non attuare discriminazioni contro i gay.

Fonte: Avvenire, 24/02/2011

4 - IL SANGUE PRESO DAL CORDONE OMBELICALE DEL BAMBINO, RICCO DI CELLULE STAMINALI, PUO' ESSERE UTILE SE VIENE DONATO: SE INVECE VIENE USATO PER SE' STESSI NON SERVE PRATICAMENTE A NULLA
Il Papa nel discorso alla Pontificia Accademia pro Vita ha dalla sua parte tutta la comunità scientifica, mentre dall'altra parte stanno i soliti giornali, i VIP ricchissimi e i politici, pronti a parlare senza sapere
Autore: Carlo Bellieni - Fonte: La Bussola Quotidiana, 28-02-2011

Un Papa che mette in dubbio quello che viene strombazzato dalla pubblicità è un Papa coraggioso: non solo nel discorso alla Pontificia Accademia pro Vita del 26 febbraio si oppone alla burrasca morale dell'aborto, ed è l'unico al mondo che vuole che ci si curi integralmente delle donne, senza abbandonarle con le spalle al muro quando sono nei guai e dar loro solo l'opzione di uccidere il figlio come unica scappatoia, spesso causa di danni psichiatrici.
Ma alza anche la voce per difendere la giustizia, cioè l'accesso di tutti all'utile sangue preso dal cordone ombelicale (SdCO) del bambino, ricco di cellule staminali; e spiega da scienziato, che tenerlo per sé è forse una futuribile speranza, ma allo stato attuale non mostra nessun vantaggio e una pallida utilità. Mentre vanno favorite e incrementate le raccolte pubbliche, per far arrivare questo materiale a tutti, ricchi e poveri.
Sarà aggredito dal pregiudizio, che vuole l'egoismo come unico metro di scelta, dal guadagno o dalle urla di chi pensa che se una cosa si può fare è per forza utile. Il Papa ciononostante inneggia all'altruismo, alla giustizia; e alla scienza. Già: perché tutte le società scientifiche mondiali (a differenza da quanto compare su tanti giornali italiani) sconsigliano la conservazione "per se stessi" del sangue preso dal cordone ombelicale, o ne mostrano la scarsa utilità: non ci si può curare con le proprie cellule che evidentemente saranno già malate alla nascita se uno ha una malattia genetica.
L'American College of Obstetricians and Gynecologists afferma che le possibilità di usare il proprio sangue vengono calcolate approssimativamente in 1 caso su 2.700, e la Società Americana per il trapianto del Midollo Osseo alla domanda "Posso conservare il SdCO per il mio bimbo?" pubblicata nel suo sito web risponde: "Certo, ma la possibilità di usare il proprio SdCO è molto bassa. Molti pazienti che necessitano trapianto di SdCO hanno bisogno di cellule da un donatore, non le proprie che possono contenere le stesse cellule che hanno prodotto la malattia. Spesso i fratelli e le sorelle sono i migliori donatori. D'altronde nei registri pubblici si possono trovare donatori compatibili".
Su basi simili si esprime il recente rapporto della senatrice Hermange a nome della Commissione Affari Sociali del Senato Francese e l'American Academy of Pediatrics spiega: "La donazione di SdCO dovrebbe essere scoraggiata quando diretta ad uso personale o familiare per la possibilità che nel sangue stesso ci siano cellule che causano la patologia che si vuole curare". "La donazione al pubblico deve essere incoraggiata" e al momento "la conservazione privata come assicurazione biologica deve essere scoraggiata".
Anche un recente articolo del Comitato di Medicina materno-fetale dei Ginecologi Canadesi riporta che "la donazione altruistica di sangue di cordone ombelicale per un uso pubblico deve essere incoraggiata", ma "la conservazione per donazione autologa non è raccomandata date le limitate indicazioni e mancanza di evidenza scientifica per supportare detta pratica"; e il Comitato Nazionale di Etica francese (CCNE), nel 2002 riportava che "la conservazione di SdCO per il bimbo stesso sembra una destinazione solitaria e restrittiva rispetto alla pratica solidale del dono. Si tratta di una capitalizzazione biologica preventiva, di un'assicurazione biologica di cui l'utilità effettiva appare ben modesta. La posizione del CCNE non è di considerarla moralmente condannabile in sé. Potrebbe essere proposta, in via eccezionale e non sistematica, in caso di gruppo HLA raro conosciuto".
Il commento, infine, del Groupe européen d'éthique des sciences et des nouvelles technologies, un Comitato di Bioetica della Unione Europea, conclude che "Bisogna interrogarsi sulla legittimità delle banche commerciali del SdCO a uso autologo, nella misura in cui offrano un servizio che, ad oggi, non presenta alcuna utilità reale in termini di possibilità terapeutiche". Il documento caldeggia inoltre che la pubblicità delle stesse banche debba chiaramente offrire informazioni sulle scarse possibilità per motivi clinici di usufruire del sangue conservato. E' un documento che merita, almeno nelle sue conclusioni, di essere letto integralmente.
La Società Americana per la Donazione del Midollo Osseo, così riassume (febbraio 2008):
1. La donazione pubblica di SdCO deve essere incoraggiata
2. La probabilità di usare il proprio SdCO è molto piccola - difficile da quantificare ma probabilmente tra lo 0.04% (1:2500) e lo 0.0005% (1:200,000) nei primi 20 anni di vita, e perciò non deve essere raccomandata.
3. La raccolta per un membro della famiglia è raccomandata quando ci sia un fratello con una malattia che può essere trattata con successo con trapianto allogenico.
Tanti dati, tutti univoci e chiari; e il Papa da qui parte.
Insomma, il Papa incoraggia all'altruismo, mostra i limiti di una mentalità che per paura tende a tenere "tutto per sé", e ha dalla sua parte tutta la comunità scientifica. Dall'altra parte, dalla parte opposta alla scienza, staranno i soliti giornali, i VIP ricchissimi e i soliti politici nostrani, pronti a parlare senza sapere. Ma gli conviene?

Fonte: La Bussola Quotidiana, 28-02-2011

5 - FESTA PER L'UNITA' D'ITALIA IL 17 MARZO: I COSTI SONO OVVIAMENTE A CARICO DEI LAVORATORI
Ecco perché a causa del ponte, oltre che i lavoratori, anche le aziende hanno poco da festeggiare
Fonte Intrage, 25 febbraio 2011

Per le celebrazioni del 150° dell'unità d'Italia, è ormai stabilito per legge (Decreto legge n. 5/2011) che il 17 marzo sia considerato giorno festivo. Ma per evitare ulteriori costi a carico della finanza pubblica e delle imprese private, il giorno di riposo sostituirà, per il solo 2011, la festività soppressa del 4 novembre, che ai temi dell'austerity (1977) venne spostata alla prima domenica del mese. Al 4 novembre, in virtù di quelle norme, si applicano di solito le disposizioni previste per le festività che cadono di domenica: i lavoratori dipendenti hanno diritto ad un giorno di retribuzione ulteriore, in aggiunta al normale stipendio mensile, che deriva dalla mancata possibilità di usufruire della festività. Ma, col Decreto appena approvato, le regole previste per il 4 novembre, si applicano alla nuova festa nazionale.
Perciò i lavoratori, nel prossimo mese di novembre 2011, non riceveranno in busta paga il pagamento di una giornata, in aggiunta alla normale retribuzione, poiché, per compensare, avranno fatto festa il 17 marzo. I lavoratori retribuiti sulla base delle ore di lavoro effettivamente prestate, come ad esempio colf e badanti, avranno diritto - per la festività - alla normale retribuzione giornaliera, comprensiva di tutti gli altri elementi accessori, in misura pari ad 1/6 dell'orario settimanale di lavoro. Se invece quel giorno dovranno lavorare, avranno diritto, per quella giornata lavorata, ad una maggiorazione del 60 per cento del compenso.
Siccome il giorno in questione capita di giovedì, già tutti parlano di ponte del 17 marzo. Sul web molte agenzie e siti di viaggi hanno perfino dedicato una pagina all'evento, proponendo pacchetti viaggio ad hoc. Se questo sarà l'orientamento prevalente, per le aziende non ci sarà affatto da festeggiare.

Fonte: Intrage, 25 febbraio 2011

6 - IL CONSIGLIO D'EUROPA HA FINALMENTE CONDANNATO LE STRAGI DEI CRISTIANI IN EGITTO E IN IRAQ
Importante successo della diplomazia italiana in Medio Oriente dopo un braccio di ferro durato un paio di mesi sul fare o no riferimento alla fede religiosa delle vittime
Autore: Luca Marcolivio - Fonte: L'Ottimista, 23 Febbraio 2011

Nel grande trambusto del crollo del regime libico (con le rovinose conseguenze sulla nostra borsa) è passato totalmente sotto silenzio un importante successo della diplomazia italiana in Medio Oriente. Dopo un braccio di ferro durato un paio di mesi, il Consiglio d'Europa ha finalmente votato la risoluzione che condanna le stragi dei cristiani in Egitto e in Iraq. È stato essenzialmente grazie all'insistenza del ministro degli Esteri, Franco Frattini, se nel documento è stato esplicitato il riferimento alla religione cristiana. In un contesto ultralaico come quello dell'Unione Europea, si tratta di una svolta senza pari. Il numero uno della Farnesina, tuttavia, ha dovuto faticare non poco nel conseguimento dell'obiettivo. Già in ottobre aveva denunciato la cristianofobia come "un rischio crescente e sempre più concreto". Pochi giorni dopo a Baghdad un kamikaze uccideva 58 fedeli cristiani, ferendone altri 75. Sotto Natale si era poi consumata la strage dei copti ad Alessandria d'Egitto (21 morti  e 79 feriti), inducendo l'Unione Europea ad una risoluzione di condanna. Il primo testo scaturito lo scorso 31 gennaio aveva deluso Frattini e la trattativa era saltata. In quel frangente la cristianofobia (in forme ben più subdole...) aveva irretito i ministri degli Esteri UE, la maggior parte dei quali aveva preteso di condannare le violenze ma senza alcun riferimento alla fede religiosa delle vittime. Ciò aveva provocato il dissenso dei ministri degli esteri italiano, francese e polacco, privando il documento dell'unanimità, quindi impedendone l'approvazione. Nel testo si leggeva di un generico "forte impegno" del Consiglio d'Europa "a promuovere e a proteggere la libertà di religione e di fede senza alcuna discriminazione".
Di tutt'altro tono il documento approvato lunedì scorso: nella risoluzione i ministri degli Esteri dell'Unione Europea, "condannano fermamente gli attacchi contro i cristiani ed i loro luoghi di culto, i pellegrini musulmani e le altre comunità religiose". Da parte sua Catherine Ashton, Alto Rappresentante per gli Affari Esteri e per le Politiche di Sicurezza dell'Unione Europea, ha richiamato alla tutela della libertà religiosa "diritto umano universale che deve essere garantito da tutti". Lady Ashton ha inoltre esortato le autorità tunisine a restituire il corpo del missionario polacco Marek Rybinsky, assassinato la scorsa settimana.
La "primavera" che sta animando i paesi nordafricani, pone un serio interrogativo riguardo alla stessa libertà religiosa che sotto i governi recentemente caduti era tutelata, sia pure solo nominalmente. Una possibile affermazione dei Fratelli Musulmani in Egitto potrebbe scatenare un effetto-domino fondamentalista, con un alto rischio di riproduzione in larga scala di casi come quello di Asia Bibi, la 45enne cristiana pakistana condannata a morte per blasfemia. Il caso Bibi continua a spaccare l'opinione pubblica del grande paese indo-islamico: un'altra donna, la parlamentare Sherry Rehman, dopo aver presentato una mozione per ridimensionare la legge anti-blasfemia è stata indagata dal tribunale di Multan per lo stesso reato. La polizia locale, tuttavia, si è dichiarata incompetente ad intervenire sul caso, mentre altri giudici avevano negato l'autorizzazione ad arrestare la Rehman, sulla quale pendono le minacce da parte dei fondamentalisti. C'è quindi nel paese un consistente fronte  favorevole ad un'abolizione o quanto meno una revisione dell'odioso reato. Lo stesso governo pakistano si era detto favorevole ad un cambiamento legislativo ma di fronte all'aggressività degli estremisti e all'omicidio del governatore del Punjab, Salman Taseer, pronunciatosi contro la legge, il premier Yousaf Raza Gilani si è rimangiato la parola.
È notizia di ieri che, sempre nella regione del Punjab, un'altra cristiana, la 50enne Agnes Nuggo, è stata arrestata con l'accusa di aver inveito contro il Corano e Maometto. Anche questa donna si proclama innocente.
Intanto tutti i cristiani del Pakistan si stanno mobilitando per la loro correligionaria Asia Bibi. Centinaia di attivisti del Christian Front Punjab, appoggiati dai vescovi locali, hanno tenuto un digiuno di protesta, chiedendo la revoca della condanna della donna e l'abolizione della legge antiblasfemia.
Il caso particolare di Asia Bibi, inquadrato nello scenario generale dello scacchiere medio-orientale, ci spinge, dunque, a quattro considerazioni:
1) C'è, nei paesi a maggioranza islamica, una forte componente propensa per la democratizzazione, la modernizzazione e la civilizzazione.
2) In questo contesto, le minoranze cristiane possono giocare un ruolo positivo e tutt'altro che secondario: è questo uno dei motivi della loro persecuzione.
3) L'Europa, malata di un tipo di cristianofobia speculare a quella fondamentalista, ribaltando questo atteggiamento può rendere giustizia a se stessa e farsi veramente garante della pace nelle turbolente regioni oltremediterranee.
4) L'Italia ha tutte le carte in regola per porsi all'avanguardia di un processo di ricristianizzazione delle istituzioni che potrà riverberarsi positivamente anche altrove.

Fonte: L'Ottimista, 23 Febbraio 2011

7 - SETTE VALIDI MOTIVI PER RIFIUTARE LA LEGGE SUL TESTAMENTO BIOLOGICO
Con un clamoroso autogol, il mondo cattolico appoggia le DAT e apre le porte all'eutanasia: Avvenire prepara un pessimo avvenire e (perfino!) la Bussola perde la bussola
Autore: Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro - Fonte: Il Foglio, 23 febbraio 2011

La legge sul testamento biologico è un clamoroso autogol, un classico esempio di eterogenesi dei fini. La vogliono i nemici dell'eutanasia e dell'abbandono terapeutico, ma approvandola faranno il gioco proprio della trasversale "compagnia della buona morte" cui si oppongono. Questo colossale paralogismo ha due radici fondamentali: un errore di ordine tecnico giuridico, e un difetto di dialogo interno al mondo cattolico stesso. Dopo la vicenda Englaro , con il suo contorno di decisioni della magistratura, molti sostengono che non vi sarebbero più dubbi: ci vuole una legge sul cosiddetto "fine vita". Lo si sostiene anche autorevolmente, come nel caso del presidente del Movimento per la vita italiano, Carlo Casini.
Molti cattolici e molti pro life pensano che, se la legge verrà approvata, il rischio eutanasia sarà scongiurato. Un'illusione forse pia, ma di sicuro irragionevole, tipica di chi sta facendo il gioco del giaguaro, credendo magari di combatterlo. Basta por mente ad alcuni elementi della questione.
PRIMO. Il nostro ordinamento continua ad avere un presidio molto solido contro l'eutanasia e l'abbandono terapeutico nelle norme del codice penale regolarmente in vigore, soprattutto gli articoli sull'omicidio del consenziente e sull'istigazione al suicidio. Alcuni giudici, per altro civili e non penali, hanno assunto provvedimenti che ignorano questo profilo. Ma allora era precisamente sul terreno giudiziario e dei poteri della magistratura che si doveva condurre la battaglia, contrastando le "sentenze creative" e censurando le forzature togate.
SECONDO. Lo scopo dei settori ideologizzati della magistratura favorevoli all'eutanasia è proprio quello di spingere il Parlamento a fare una legge e a riconoscere il testamento biologico. E se stessimo facendo proprio il gioco dei nostri avversari?
TERZO. Può darsi che serva una legge, ma non qualunque legge. I parlamentari stiano molto attenti all'inserimento di emendamenti peggiorativi, che trasformerebbero il testo sulle Dichiarazioni anticipate di trattamento in una legge sull'eutanasia in incognito.
QUARTO. Anche ammettendo che il testo sulle Dat in discussione non venga stravolto, esso comporta il riconoscimento solenne da parte della legge della efficacia e validità del testamento biologico. E contiene ulteriori "zone grigie" che andranno ben oltre il principio di autonomia del paziente. Se una legge proprio si voleva votare, ne bastava una fatta di un unico articolo, che vietasse la sospensione di alimentazione e idratazione ai soggetti incapaci.
QUINTO. Se il problema sono le "sentenze creative", con ogni probabilità esse non saranno scongiurate dalla legge sulle Dat, ma al contrario si moltiplicheranno, e si assisterà a quello stesso stillicidio di ricorsi, anche in sede costituzionale, che dal 2004 a oggi hanno smontato come una matrioska la legge 40 sulla fecondazione artificiale.
SESTO. Il testamento biologico non è mai stato nelle corde del mondo cattolico, che lo ha spesso visto con sospetto, come primo passo verso l'eutanasia. Ora questa legge potrebbe essere approvata con l'etichetta di "provvedimento che piace ai vescovi", esattamente come accadde con la legge 40. Attenzione agli effetti diseducativi, e alla confusione pedagogica per i fedeli. Non vorremmo che nelle parrocchie arrivassero, dopo la "provetta cattolica perché omologa", anche le "Dat cattoliche" perché votate dai parlamentari cristiani.
SETTIMO. Un intervento legislativo si poteva fare, ma molto più semplice e snello. Un testo che vietasse l'interruzione di ogni trattamento vitale in pazienti privi di conoscenza, garantendo così, per esempio, alimentazione, idratazione, ventilazione, come cure doverose da parte del buon medico ippocratico. Senza aprire porte o finestre al mostro giuridico che si chiama testamento biologico, una piovra dai mille tentacoli che, una volta liberata, farà strage del principio di indisponibilità della vita umana.
Tutto questo nel mondo cattolico italiano non si può dire. Invece che ragionare al proprio interno, si preferisce para-ragionare con i propri avversari. Eppure, fino al famoso discorso del cardinale Angelo Bagnasco del settembre 2008, nel quale le Dat furono "sdoganate", tutto il mondo pro life italiano e internazionale, i bioeticisti cattolici, le persone di buona volontà in genere contrarie all'eutanasia, tutti erano parimenti contrari al testamento biologico. Quel discorso ha provocato un repentino, irragionevole e immotivato "capovolgimento" di fronte, e gran parte dei contrari alle Dat hanno iniziato a sostenerle. Giuliano Ferrara, Francesco Agnoli, il Comitato verità e vita e altre voci si sono levate in dissenso. Sono state sbertucciate dalla stampa cattolica ufficiale. Il guaio è che si è voluto evitare un confronto aperto e pubblico con queste voci, nonostante nella base, nel popolo, serpeggi una diffusa inquietudine di fronte al testo sulle Dat. Il quotidiano dei vescovi, Avvenire, in tutti questi anni ha totalmente ignorato le posizioni di chi, all'interno del mondo pro life, contesta la legge sul testamento biologico. Si vuole marciare a ranghi serrati e a testa bassa verso l'approvazione delle Dat, facendo finta che non esistano problemi, anche gravi, nell'impianto della legge. Ma soffocare la verità nella culla non è mai un buon segno per chi quella verità dovrebbe servirla, costi quello che costi. Anche per questo motivo è facile prevedere che la legge, una volta approvata, si trasformerà in un incubo per tutti coloro che hanno a cuore il diritto alla vita di ogni malato. E magari ci si troverà davanti a cattolici che, come Binding e Hoche nel 1930, parleranno di "vite senza qualità".

Fonte: Il Foglio, 23 febbraio 2011

8 - 8 MARZO: ''FESTA DELLA DONNA'' IN MEMORIA DI UN MASSACRO DI CENTO OPERAIE DI NEW YORK INTRAPPOLATE IN UN INCENDIO APPICCATO DAL PADRONE DELLA FABBRICA PER VENDICARSI DI UNO SCIOPERO: MA E' UN FALSO!
In realtà l'8 marzo fu inventata a Mosca nel 1921 dove fu lanciata da Lenin come ''Festa internazionale delle operaie''; in Italia è organizzata dal 1952 dal Partito Comunista e dalla CGIL
Fonte Zenit, 7 Mar. 2005

Alessandra Nucci, studiosa del femminismo: l'8 marzo come Festa della donna risale alla III Internazionale comunista del 1921 a Mosca, dove Lenin lanciò la "Festa internazionale delle operaie"
E oggi, in un'epoca in cui si vuole tutto "naturale" e "olistico", si cerca a tutti i costi manipolare la naturale fisiologia della donna, scorporandone la maternità come fosse un aspetto aggiuntivo
La festa delle donne ha assunto nel corso degli anni una valenza ideologica sempre più forte, al punto da essere espressione di una cultura radicale che identifica la figura femminile come ribelle contro le caratteristiche naturali di madre e moglie.
Dopo decenni in cui ha prevalso questa ideologia ha prevalso, sembra ora emergere una cultura nuova che fa riferimento all'insegnamento ed alla concezione antropologica cristiana.
Per saperne di più, ZENIT ha intervistato la dott.ssa Alessandra Nucci, Direttrice della rivista "Una Voce Grida...!" e studiosa dei fenomeni che fanno riferimento al femminismo e all'ecofemminismo.
La Nucci è anche Responsabile per l´area "Donna e culture" del Gruppo di Ricerca e Informazione Socio-religiosa (GRIS).
QUAL È LA STORIA ED IL SIGNIFICATO DELL'8 MARZO. E' UNA VERA FESTA PER LE DONNE?
La mitologia femminista ha tramandato per decenni il racconto che la data dell'8 marzo fu scelta alla seconda Conferenza internazionale di donne socialiste a Copenhagen, nel 1910, per commemorare il massacro di oltre cento operaie di una camiceria di New York, intrappolate in un incendio appiccato dal padrone della fabbrica per vendicarsi di uno sciopero.
Qualche anno fa qualcuno è andato a spulciare le cronache vere, e si è saputo che un tale terribile incendio ci fu, ma che non era riconducibile né a scioperi né a serrate, che fece vittime anche fra gli uomini, e che avvenne nel 1911, un anno dopo Copenhagen.
Così adesso noto che le versioni che vengono avanzate si sono diversificate, cercando sempre però di ricordare qualche evento negativo che sarebbe avvenuto in America. In realtà, l'istituzione dell'8 marzo come Festa della donna risale alla III Internazionale comunista, svoltasi a Mosca nel 1921, dove fu lanciata da Lenin come "Festa internazionale delle operaie", in onore della prima manifestazione delle operaie di Pietroburgo contro lo zarismo.
Il racconto di un 8 marzo istituito in memoria un massacro frutto di odio classista e capitalista fu opera del Partito Comunista Italiano, che nel 1952, in piena Guerra Fredda, pubblicò la cronaca di questo incendio vero, ma manipolato in chiave anti-americana. La versione fu ripresa dall'Unione Donne Italiane, il settore femminile della Cgil, per organizzare quell'anno la festa dell'8 marzo, e poi dalla Cgil stessa, che vi ricamò ulteriormente, aggiungendo altri personaggi al racconto due anni dopo.
La vicenda è indicativa dell'egemonia cercata, e alla lunga ottenuta, dalla sinistra italiana sulle istanze delle donne, dove spesso oggi anche la voce di chi di sinistra non è raccoglie gli stessi temi, le stesse parole d'ordine. Così l'8 marzo in Italia è effettivamente sentita come festa generica di tutte le donne.
PROPRIO IN QUESTI GIORNI SI STA DISCUTENDO A NEW YORK (PECHINO+ 10), DELLA PIATTAFORMA PER L'AZIONE VOTATA ALLA CONFERENZA ONU DI PECHINO (1995) SUI DIRITTI DELLA DONNA. C'È UNA NOTEVOLE POLEMICA CHE RIGUARDA L'ABORTO, PER MOLTI È UN DIRITTO, UN ATTO DI LIBERTÀ E DI PROGRESSO DELL'UNIVERSO FEMMINILE. LEI CHE NE PENSA?
Quando in Italia, negli anni Settanta, si tenne il referendum sull'aborto, furono in molti a votare per la sua liberalizzazione perché convinti della necessità di mettere fine a un numero altissimo di aborti clandestini. Oggi però siamo andati ben oltre questo concetto di "male minore", e un certo tipo di femminismo radicale ha dato all'aborto la dignità di vessillo di libertà, una conquista di cui andare molto fieri. C'è chi, addirittura, ne vuole fare un diritto umano, in nome della vita. La vita della donna, naturalmente, senza aver riguardo alla vita del figlio.
La donna si vuole presentare come minacciata non solo dall'incidenza della mortalità per aborti clandestini, che si presume altissima, ma anche dal fatto stesso della gravidanza e della maternità. E' incredibile come in un'epoca in cui si vuole che tutto sia "naturale" e "olistico", si voglia a tutti i costi manipolare la naturale fisiologia della donna, scorporandone la maternità come fosse un aspetto aggiuntivo.
STA PREPARANDO UN LIBRO SUL FEMMINISMO E SULLE POLITICHE ANTIVITA CHE ALCUNE AGENZIE DELLE NAZIONI UNITE HANNO PRATICATO DALLA FINE DEGLI ANNI SESSANTA. IN CHE MODO LA CULTURA FEMMINISTA È STATA STRUMENTALE ALL'APPLICAZIONE DI PROGRAMMI PER LA RIDUZIONE DELLE NASCITE?
Le politiche demografiche delle Nazioni Unite nascono dalla volontà di prevenire quella che viene percepita come un'imminente catastrofe demografica, nonostante i dati dicano il contrario. Non vi è dubbio però che il rinfocolato femminismo degli anni Novanta abbia prestato a queste politiche una nuova legittimità e militanza, specie con il vessillo dei "diritti riproduttivi".
Secondo queste femministe, appartenenti a delegazioni governative e non-governative, ma anche inserite a tanti livelli diversi dello stesso sistema ONU, è di somma importanza liberalizzare l'aborto e inondare il mondo di contraccettivi, perché il bene primario della donna - che lo sappia o no - consisterebbe nel ridurre la maternità ad un'opzione marginale rispetto alle cose veramente importanti della vita.
CHE COSA PENSA DELLA CARTA DELLA TERRA CHE SECONDO ALCUNI DOVREBBE SOSTITUIRE LA DICHIARAZIONE DEI DIRITTI UNIVERSALI DELL'UOMO ADOTTATA DALL'ASSEMBLEA GENERALE DELLE NAZIONI UNITE IL 10 DICEMBRE 1948?
Non saprei esprimermi meglio del Professor Michael Schooyans, per dire che la Carta della Terra è uno strumento ideologico anti-cristiano, utile a "legittimare politiche di controllo demografico su scala mondiale, specialmente nei confronti dei più poveri".
NELL'ESTATE DELLO SCORSO ANNO LA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE HA PUBBLICATO UN DOCUMENTO IN CUI ANALIZZA L'IDEOLOGIA FEMMINISTA E LA CONFRONTA CON LA CULTURA CRISTIANA. QUAL È IL SUO PARERE IN PROPOSITO?
Il documento firmato dal cardinal Joseph Ratzinger e dall'arcivescovo Angelo Amato ha il pregio di mettere in guardia le donne dal rischio di favorire la creazione di una società dove le condizioni dell'umanità, e quindi della donna stessa, saranno molto peggiori di adesso. Bisogna rendersi conto che le campagne che riguardano la donna in realtà prendono di mira tutta la società. Adesso se ne rendono conto in poche, ma basterà che le donne ne diventino pienamente consapevoli: allora saranno in grado, insieme agli uomini, di ribaltare l'intero corso della storia.

Fonte: Zenit, 7 Mar. 2005

9 - MARCIA NAZIONALE PER LA VITA: SABATO 28 MAGGIO 2011 A DESENZANO SUL GARDA (ANCHE BASTABUGIE TRA GLI ORGANIZZATORI)
Contro le leggi abortiste, in ricordo di Giuseppe Garrone, in onore di Oscar Elias Biscet
Fonte Libertà e Persona, 20/02/2011

Abbiamo pensato di dedicare una giornata annuale ad una Marcia per la vita, come avviene in moltissimi paesi del mondo. Per affermare che la vita è un dono, indisponibile, di Dio; per chiedere il Suo aiuto, per una società smarrita; per deplorare l'iniqua legge 194 che ha legalizzato l'uccisione, sino ad oggi, in Italia, di 5 milioni di innocenti; per ribadire che esiste una distinzione tra Bene e male, tra Vero e falso, tra Giusto ed ingiusto.
Il nostro incontro si svolgerà in forma di marcia (3 km), il 28 maggio 2011 (con messa finale).
Mevd (Movimento Europeo Difesa Vita), Famiglia Domani
 

Programma: ritrovo ad ore 10.15 del 28/5 in piazza Malvezzi, di fronte al Duomo di Desenzano. Partenza a piedi: la camminata sarà per 3 km circa sulla strada asfaltata, e un ultimo km in mezzo alla campagna, sino alla bellissima abbazia di Maguzzano. L'arrivo all'abbazia è previsto per le 12.15 circa (chi volesse evitare la camminata, può trovarsi verso quest'ora, direttamente all'abbazia, dove c'è un parcheggio). Dopo le 12.15 è previsto il pranzo al sacco, mentre chi vuole può prenotare un pranzo "vero e proprio" a 10 euro, previa, indispensabile, prenotazione. Sarà l'occasione per conoscersi e stringere rapporti che rendano migliore la nostra attività pro life.
Alle 14 ci sarà una tavola rotonda per fare il punto: difesa della vita, situazione attuale, strategie, collaborazioni tra vari gruppi...
Alle 15 è prevista, per chi volesse, una santa messa cantata in gregoriano.
A seguire esposizione libri, saluti, scambio di contatti e ritorno
 
Hanno finora aderito alla nostra iniziativa:
 
Il Timone
Radici Cristiane
Sentinelle del mattino
Associazione famiglie numerose
Alleanza Cattolica
Apostolato Giovani per la Vita
Libertà e persona
Studi Cattolici e Fogli
Fede & Cultura
BastaBugie
Voglio vivere
Riscossa Cristiana
Kaine per il nuovo umanesimo
Associazione Cattolica Infermieri e Medici
Alcuni Movimenti per la Vita locali
 
 
Emilio Artiglieri, Avvocato della Rota Romana, Coordinatore Comitato Papa Pacelli, Trustee di Serra International
Gianpaolo Barra, direttore de "Il Timone"
Elisabetta Bortoletto, di "inpuntodivita"
Abbondio Dal Bon, avvocato
Matteo Bevilacqua, responsabile CAV Santena
Carla Angela Biasi, presidente Associazione Professionisti Sanitari Vallagarina
Aldo Ciappi, avvocato
Riccardo Caniato caporedattore di "Studi Cattolici"
Fabrizio Cannone, docente e saggista
Cesare Cavalleri, direttore di "Studi Cattolici"
Pucci Cipriani, giornalista e direttore di "Controrivoluzione"
Luigi Coda Nunziante, presidente Associazione Famiglia Domani
Giorgio Celsi, di "Ora et labora in difesa della vita"
Roberto de Mattei, storico, presidente della Fondazione Lepanto
Alfredo De Matteo, redattore Famiglia Domani Flash
Paolo Deotto, direttore di Riscossa Cristiana
Maria Carmela di Martino, medico e presidente dell'Associazione Donum Vitae,
sezione di Verona
Daphne Du Barry, scultrice
Elena Gianfrate, Apostolato Giovani per la Vita (YFL) Toscana
Matteo Gasparato, consigliere comunale, Verona
Alessandro Gnocchi, scrittore e giornalista
Filippo Grigolini, consigliere circoscrizionale, Verona
Giuliano Guzzo, collaboratore di "Libertà e persona" e "Radici Cristiane"
Patrizia Fermani, di "inpuntodivita"
Lorenzo Fontana, europarlamentare
Giuseppe Frattin, medico
Lorenzo Bertocchi, di "Libertà e persona"
Bruno Mozzanega, ginecologo, autore di "Da vita a vita"
Andrea Mondinelli, Presidente del Movimento per la Vita di Garda e Valsabbia
Virginia Coda Nunziante, di "Famiglia domani"
Alessandra Nucci, presidente "Impegno civico"
Giuseppe Noia, ginecologo, presidente AIGOC
Julio Loredo, di "Tradizione, famiglia, proprietà"
Giacomo Samek Lodovici, filosofo
Renzo Puccetti, medico e bioeticista
Giulia Tanel, di "Libertà e persona"
Gianmaria Leotta, di "Due minuti per la vita"
Serena Taccari, de "Il Dono"
Francesca Tidu, di "inpuntodivita"
Marco Invernizzi, de "Il Timone"
Massimo Viglione, storico, coordinatore editoriale Radici Cristiane
Luigi Caltroni, Pontificia Accademia per la Vita
Maria Luisa Tezza, delegata nazionale ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) per la famiglia
Padre Serafino Lanzetta, F.I.
Francesco Agnoli, scrittore
Paolo Gulisano, medico e scrittore
Lorenza Perfori, pittrice
Francesco Dal Pozzo, docente universitario
Cristina Siccardi, storica e scrittrice
Maristella Paiar, avvocato
Umberto Fasol, preside Istituto Alle Stimate di Verona, autore di "La vita, una meraviglia"
Federico Iadicicco, consigliere provincia di Roma
Mario Palmaro, docente universitario, bioeticista, collaboratore de Il Timone
Massimo Pandolfi, giornalista caporedattore del Carlino, scrittore e presidente del club "L' inguaribile voglia di vivere"
Anna Maria Pacchiotti, di "Ora et labora in difesa della vita"
Claudio Risè, psicanalista, autore di "La crisi del dono. La nascita e il no alla vita"
Maria Alessandra Scolaro, insegnante
Mario ed Egle Sberna, di "Famiglie numerose"
Patrizia Stella, del Circolo Nicolò Stesone
Franco Visintainer, medico
Alberto Zelger, consigliere comunale di Verona
Giovanni Zenone, fondatore di "Fede & Cultura"
 
Chi volesse  aiutarci ad organizzare e a pubblicizzare la manifestazione (ne abbiamo bisogno!) può versare un contributo:
per Mevd (Movimento Europeo Difesa Vita):
Unicredit, Agenzia di Verona, BIC: UNCRITM1N17
Iban: IT 31 R  02008  11796   000101130378
 
Per info e adesioni: biscetlibero@tiscali.it; info@famigliadomani.it; cell.3498634175

E' importante dare la propria adesione, per motivi logistici (chi vuole prenotare il pranzo lo specifichi). Inoltre consigliamo di organizzarsi tramite pullman, sia per avere una ulteriore occasione di conoscersi tra persone di zone vicine, sia a causa della scarsità di parcheggi nella zona di Desenzano.

Fonte: Libertà e Persona, 20/02/2011

10 - OMELIA PER LA IX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO A - (Mt 7,21-27)
Non chiunque mi dice: ''Signore, Signore'', entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 6 marzo 2011)

Il Vangelo di oggi insegna molto chiaramente questa verità con parole inequivocabili. Gesù afferma infatti: «Non chiunque mi dice: "Signore, Signore", entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli» (Mt 7,21). Il brano evangelico ci insegna che non sono segni sicuri di appartenenza a Cristo nemmeno certi doni straordinari nei quali è certo presente e operante la potenza di Dio, ma non è altrettanto certa la presenza della fedeltà dell'uomo. Gesù, infatti, fa il caso di molti, i quali nel giorno del Giudizio gli dichiareranno di aver profetato, di aver scacciato i demòni e di aver compiuto molti miracoli nel suo nome; ma tutto questo non impedirà a Lui di dichiarare di non aver mai avuto a che fare con loro: «Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l'iniquità» (Mt 7,23).
Quelle di Gesù sono certamente parole molto forti le quali ci devono insegnare che, in fin dei conti, la cosa più importante non è avere rivelazioni soprannaturali od operare miracoli, cose nelle quali si potrebbe nascondere anche l'inganno del demonio, ma soprattutto compiere fedelmente la Volontà di Dio, magari nell'aridità dello spirito, quando tutto sembra avvolto nella notte e il cielo ci sembra chiuso sopra di noi. In questa situazione di assoluta aridità spirituale si trovò santa Teresina del Bambin Gesù, l'umile suora carmelitana che, a estasi e rivelazioni, preferiva il fedele adempimento della Volontà di Dio, giorno per giorno, nelle aridità spirituali alle quali era sempre soggetta negli ultimi anni della sua vita.
Dunque, quelle opere miracolose e clamorose, quei carismi ai quali tante volte si va dietro, non sono sinonimo di santità. Dio li dona non tanto per la santificazione del singolo, ma per il bene della comunità intera. Far miracoli manifesta la "parte" di Dio; far la Volontà di Dio è invece la "parte" dell'uomo. Quando i Santi operavano dei miracoli non volevano assolutamente essere lodati, perché sapevano benissimo che ciò era opera di Dio, e quella lode che ricevevano la vedevano come un "furto" fatto a Dio. Per questo, se avessero potuto, si sarebbero eclissati, e pregavano Dio di poter far del bene, ma di nascosto, in modo che nessuno se ne potesse accorgere. Ma ciò tante volte non era possibile.
Per questo motivo, Padre Pio, quando qualcuno lo andava a ringraziare per qualche grazia ricevuta, diceva: «Vai a ringraziare la Madonna!». Quando vi è un miracolo, chi opera è Dio; quando compiamo – magari faticosamente – la Volontà di Dio, ad operare siamo noi, sostenuti dall'Aiuto di Dio. Commentando questo brano evangelico, san Giovanni Crisostomo diceva che quelli che sono stati così amaramente e drasticamente respinti da Dio sono stati molto favoriti, ma non hanno dato alcun contributo personale. Magari sono stati anche orgogliosi e vanitosi per quei doni che ostentavano, ma non hanno capito che i miracoli non erano opera loro, come invece sarebbe stata la pratica quotidiana e sofferta della Volontà di Dio. San Paolo, scrivendo ai Corinzi, diceva: «Se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla» (1Cor 13,2).
Il brano del Vangelo di oggi ci incoraggia ad andare avanti nell'umile adempimento dei nostri doveri. Spesso ci sembrano piccoli e monotoni; ma, ricordiamolo sempre: Gesù è vissuto così per trent'anni, compiendo il suo lavoro di falegname e le tante piccole azioni di ogni giorno. Poi è venuto il tempo della predicazione e dei miracoli; ma, la maggior parte della sua vita, l'ha trascorsa nel nascondimento della casetta di Nazareth.
Quando compiamo il nostro dovere quotidiano e preghiamo con perseveranza, sull'esempio di Gesù e di Maria, anche se tutto ci sembra buio intorno a noi, siamo nella luce e un giorno saremo accolti dal nostro Salvatore e introdotti da Lui in Paradiso.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 6 marzo 2011)

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