BastaBugie n°195 del 03 giugno 2011

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1 LA PROPOSTA DEL CONGRESSO MONDIALE DELLA PALLACANESTRO FEMMINILE: RENDERE LE DIVISE PIU' SEXY PER AUMENTARE L'INTERESSE DEL PUBBLICO (MA INTERESSE PER COSA?)
Le giocatrici saranno costrette a indossare divise aderenti e pantaloncini corti per mostrare le cosce (e così si trasforma la pallacanestro femminile in una sfilata di moda)
Autore: Daniele Fantini - Fonte: Yahoo Sport
2 IL NEGOZIO DEI MARITI E QUELLO DELLE MOGLI
Come mai un uomo non riuscirà mai ad accontentare sua moglie
Autore: Costanza Miriano - Fonte: www.costanzamiriano.wordpress.com
3 CON UN MARGINE DEL 3 PER CENTO, VINCE A MALTA IL DIVORZIO: LE PROSSIME BATTAGLIE SARANNO ABORTO, EUTANASIA, MATRIMONIO GAY, ECC.
L'argomento usato è quello di sempre (che confonde la fede con la ragione e dimentica il diritto naturale): ''Se sei cattolico sei libero di non divorziare, ma non puoi impedire di farlo a chi non è cattolico''
Autore: Massimo Introvigne - Fonte: La Bussola Quotidiana
4 TI SEI DIMENTICATA DI ABORTIRE CON LA PILLOLA DEL GIORNO DOPO? TRANQUILLA... E' IN ARRIVO ANCHE IN ITALIA LA PILLOLA DEI 5 GIORNI DOPO
Il problema principale è l'uccisione dei bambini, ma se i prolife continuano a porre l'accento sulla salute della donna sono destinati alla sconfitta come una squadra di calcio che sta sempre in difesa anche se sta già perdendo
Autore: Mario Palmaro - Fonte: La Bussola Quotidiana
5 UNITED 93: LO STUPENDO FILM CHE RICORDA UN ATTO DI EROISMO NEL CIELO AMERICANO
L'11 settembre 2001 uno dei 4 aerei dirottati dai fanatici islamici non giunse a colpire il bersaglio prefissato per merito della eroica rivolta dei passeggeri: il miglior film sul più grave attentato terroristico della storia
Autore: Guido Giorgini - Fonte: Radici Cristiane
6 IL BIMBO CHE SI SCEGLIERA' IL SESSO DA SOLO
L'ultima follia della dittatura del relativismo: la libertà assoluta, cioè sciolta dalla realtà, porta a imporre il peggior conformismo unisex
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Bussola Quotidiana
7 L'ABITO NON FA IL MONACO... PERO' IL MONACO HA L'ABITO!
Ecco quello che non hanno capito i cattolici che per il referendum sull'acqua appoggeranno un'ideologia nemica dello sviluppo e dell'umanità
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Bussola Quotidiana
8 SONO UNA DONNA E SONO CURIOSA DI VEDERE IL REGNO DEI CIELI
Dopo l'uscita del mio libro ''Sposati e sii sottomessa'' ho ricevuto una quantità di lodi sufficiente a gonfiarmi di vanità come una mongolfiera, ma non sono certa di essere più luminosa agli occhi di Dio
Autore: Costanza Miriano - Fonte: www.costanzamiriano.wordpress.com
9 CINQUECENTO PERSONE DA OGNI PARTE D'ITALIA SONO GIUNTE A DESENZANO PER LA MARCIA PER LA VITA
Invece all'altra marcia (organizzata dal Movimento della Vita a Roma una settimana prima) c'erano un decimo dei partecipanti (una cinquantina): non sarebbe più bello che i prolife italiani marciassero insieme?
Fonte: La Bussola Quotidiana
10 LETTERE ALLA REDAZIONE: LO SBATTEZZO E LA TASSA TEDESCA SUL CULTO
Il battesimo è un fatto e i fatti non si cancellano: quando una cosa è avvenuta, nemmeno Dio può annullarla
Autore: Giano Colli - Fonte: Redazione di BastaBugie
11 OMELIA ASCENSIONE - ANNO A - (Mt 28,16-20)
Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - LA PROPOSTA DEL CONGRESSO MONDIALE DELLA PALLACANESTRO FEMMINILE: RENDERE LE DIVISE PIU' SEXY PER AUMENTARE L'INTERESSE DEL PUBBLICO (MA INTERESSE PER COSA?)
Le giocatrici saranno costrette a indossare divise aderenti e pantaloncini corti per mostrare le cosce (e così si trasforma la pallacanestro femminile in una sfilata di moda)
Autore: Daniele Fantini - Fonte: Yahoo Sport, 24/05/2011

Durante il Congresso Mondiale sulla pallacanestro femminile tenutosi lo scorso settembre in Repubblica Ceca in concomitanza con i Mondiali, la FIBA ha portato all'ordine del giorno tre proposte per rendere il basket più attraente e interessante per il grande pubblico: 1) abbassare il canestro, 2) trasformare le partite in un tre-contro-tre in una sola metacampo, 3) rendere le divise più femminili e sexy.
Le prime due, com'è ovvio, influirebbero sulle basi del gioco in sé: se l'abbassamento del canestro può aiutare a sopperire a una naturale deficienza della pallacanestro femminile nella dimensione della verticalità (rispetto agli uomini, le donne sono più basse e saltano meno), trasformare una partita in un tre-contro-tre su una metacampo sola snaturerebbe invece lo sport avvicinandolo all'ambiente dei campetti e dei playground, un ambiente indubbiamente intrigante e dotato di un background socio-culturale ricco e in continua evoluzione ma che, con la pallacanestro vera, c'entra in maniera relativa. Ironia della sorte, è stata posta maggiore enfasi sulla terza proposta, quella che l'enfasi, invece, la mette nel posto sbagliato.
Se la nuova regola dovesse andare in porto, le giocatrici saranno costrette a indossare divise aderenti e pantaloncini 10 centimetri sopra il ginocchio nella prossima Eurolega: le nuove uniformi sono già state sperimentate dalla nazionale australiana, e il risultato è che le giocatrici assomigliano più che altro a una via di mezzo tra una nuotatrice, una pallavolista e una ciclista, tutta roba che con la pallacanestro non ha nulla da spartire. Decisamente ridicolo, per non dire sessista, pensare che questa "trovata" possa aumentare l'interesse del pubblico: interesse per cosa, poi? Per il gioco, o per altro? E soprattutto nel mondo della pallacanestro, uno sport che negli ultimi anni, confondendosi con la cultura hip-hop, si sta spostando verso un gusto over-sized nelle divise: più largo è, meglio è, e i pantaloncini, per Diana, devono essere rigorosamente sotto il ginocchio.
Ma è interessante sottolineare e tornare anche sul termine "costrette a indossare" utilizzato in precedenza: non c'è dubbio che le giocatrici non siano entusiaste di questa nuova regola, e da tempo gira sul web una petizione per contrastare la decisione della FIBA. "Rifiutiamo questa idea, che rende la pallacanestro femminile una sfilata di moda - si legge - e non un vero sport. E' una regola sessista, che non porta nulla per migliorare la competizione sportiva. Chiediamo all'Assemblea Generale dell'Eurolega femminile di considerare la nostra protesta e di lasciare che siano le squadre a scegliere che tipo di abbigliamento utilizzare per vestire le giocatrici".
Nulla da aggiungere a questa dichiarazione che riassume la situazione alla perfezione: 10 centimetri di pantaloncino in meno non portano un aumento del pubblico. Per quello c'è già il "lingerie football".

Fonte: Yahoo Sport, 24/05/2011

2 - IL NEGOZIO DEI MARITI E QUELLO DELLE MOGLI
Come mai un uomo non riuscirà mai ad accontentare sua moglie
Autore: Costanza Miriano - Fonte: www.costanzamiriano.wordpress.com, 16/05/2011

C'è un nuovo negozio in città: un negozio di mariti!
Un cartello all'ingresso spiega: "Potete visitare il nostro negozio UNA SOLA VOLTA. Ci sono sei piani, e la qualità della merce migliora a ogni piano. Le clienti possono entrare al piano e scegliere qualsiasi prodotto, oppure salire a visitare il piano successivo, ma non possono tornare ai piani inferiori".   Una donna entra nel negozio. Al primo piano il cartello sulla porta recita:
PIANO 1: UOMINI CHE HANNO UN BUON LAVORO
"Non male! – pensa – Ma voglio qualcosa di più". E sale al piano di sopra.  
PIANO 2: UOMINI CHE HANNO UN BUON LAVORO E AMANO I BAMBINI
La donna è intrigata, ma prosegue lo stesso verso il terzo piano,  
PIANO 3: UOMINI CHE HANNO UN BUON LAVORO, AMANO I BAMBINI E SONO MOLTO ATTRAENTI
"Wow!" pensa la donna, ma è più forte di lei e sale ancora.  
PIANO 4: UOMINI CHE HANNO UN BUON LAVORO, AMANO I BAMBINI, SONO MOLTO ATTRAENTI E AIUTANO NELLE FACCENDE DOMESTICHE.
"Ma cosa si può desiderare di più?!" esclama la donna. Poi una vocina dentro di lei mormora "Magari si può avere di meglio..." E così sale ancora.  
PIANO 5: UOMINI CHE HANNO UN BUON LAVORO, AMANO I BAMBINI, SONO MOLTO ATTRAENTI, AIUTANO NELLE FACCENDE DOMESTICHE E HANNO UN GRAN SENSO DELL'UMORISMO
Ora che ha trovato quello che cercava, la donna è tentata di fermarsi; ma qualcosa la spinge al sesto piano, dove campeggia il cartello:  
PIANO 6: Lei è la visitatrice numero 42.215.602. Qui non ci sono uomini disponibili. Questo piano esiste solo per dimostrare che le donne sono incontentabili. Grazie per aver visitato il negozio dei mariti.  
NOTA BENE: Per evitare accuse di sessismo il proprietario ha aperto sull'altro lato della via un negozio di mogli. Al primo piano ci sono le mogli che amano il sesso. Al secondo piano ci sono le mogli che amano il sesso e sono sempre gentili. Il terzo piano offre mogli che amano il sesso, sono sempre gentili e amano lo sport. Il quarto, quinto e sesto piano non sono mai stati visitati.
Comincia così un libro in un certo senso gemello del mio. Si chiama Sposalo (casa editrice Vallardi) ed è di Lori Gottlieb, una giornalista e scrittrice americana da best seller. A differenza di me, lei non può essere accusata di essere una antifemminista accecata da una fede cattolica tradizionalista, perché è una firma di punta del New York Times, del Los Angeles Times, di Glamour e altri giornali, nessuno dei quali esattamente l'organo ufficiale della Santa Sede. Trovare conferma alle mie sperimentali impressioni nel libro di una quarantaduenne madre single non cattolica mi conforta molto. Per questo ho cominciato con questa storiella rubata a Sposalo la presentazione del mio libro di sabato scorso alla libreria Aquisgrana di Roma. E nessuna delle presenti, che ringrazio di cuore per essere venuta, mi ha tirato una scarpa. Vorrei condividere con voi una dritta preziosa che ci ha dato, a tutti noi presenti, un francescano minore, padre Emidio che è venuto ad ascoltare, ma che alla fine sono riuscita a far parlare (che ti ascolti, Emidio, se quasi tutto quello che so l'ho imparato da te?). La dritta in sostanza è questa: l'uomo, il maschio, è semplice, non è difficile da capire, e a volte noi donne ci incartiamo perché vorremmo capire i suoi presunti retropensieri quando lui in realtà il più delle volte non ne ha. Se dice "ho sonno" ha sonno, e non vuole intendere come invece capita a noi "vorrei parlare con te ma mi sono sentito trascurato ultimamente e così vado in camera nella speranza che tu mi segua senza che io neanche te lo chieda". Noi donne invece di ogni cosa vogliamo capire le cause, e poi le cause delle cause, e così ci perdiamo. Il Vangelo, che ovviamente è il libretto di istruzioni anche per la vita di coppia, invece, è qualcosa che si capisce solo dopo che si provato a metterlo in pratica. La testa segue a ruota, dopo le mani e dopo il sudore. Quando le situazioni sono troppo ingarbugliate conviene smettere di chiedersi perché e cominciare a lavorare concretamente, per esempio sul lato pratico della giornata, perché prenda una buona piega, senza farsi troppe domande. Perché molto probabilmente la risposta è dentro di te, ma è sbagliata.

Fonte: www.costanzamiriano.wordpress.com, 16/05/2011

3 - CON UN MARGINE DEL 3 PER CENTO, VINCE A MALTA IL DIVORZIO: LE PROSSIME BATTAGLIE SARANNO ABORTO, EUTANASIA, MATRIMONIO GAY, ECC.
L'argomento usato è quello di sempre (che confonde la fede con la ragione e dimentica il diritto naturale): ''Se sei cattolico sei libero di non divorziare, ma non puoi impedire di farlo a chi non è cattolico''
Autore: Massimo Introvigne - Fonte: La Bussola Quotidiana, 30/05/2011

A Malta il matrimonio indissolubile non ce l'ha fatta. Nel referendum di sabato 28 maggio che proponeva ai maltesi l'introduzione del divorzio il «sì» ha ottenuto il 53% dei voti – 122.547 voti validi su 230.518 –, il «no» si è fermato al 47%: 107.971 voti. I votanti sono stati il 72%, una percentuale bassa per le abitudini dell'arcipelago. Secondo alcuni osservatori, responsabili dell'astensionismo sono stati in particolare elettori di sinistra personalmente contrari al divorzio, i quali hanno ascoltato gli appelli di alcuni loro dirigenti secondo cui una vittoria antidivorzista avrebbe danneggiato il Partito Laburista.
Al di là degli aspetti più strettamente politici, il 28% di astenuti – all'interno dei quali si annida certamente quel tre per cento che, sommato ai no e sottratto ai sì, avrebbe fatto la differenza – mostra il successo dell'argomento più usato dal fronte divorzista, nel 2011 a Malta come già nel referendum del 1974 in Italia: «Tu, cattolico, resterai libero di non divorziare, ma perché vuoi impedire di divorziare a chi non la pensa come la Chiesa?». Così molti, contrari al divorzio ma reticenti sia a «imporre agli altri» una scelta ritenuta tipica dei soli cattolici sia a votare esplicitamente a favore della proposta divorzista, sono rimasti a casa.
Come abbiamo spiegato su La Bussola Quotidiana, e come hanno ribadito i vescovi di Malta, che a urne chiuse ma a risultati non ancora noti hanno sia perdonato a coloro che li hanno ingiuriati sia chiesto scusa se qualcuno nella Chiesa avesse involontariamente offeso gli oppositori – un gesto di riconciliazione nazionale erroneamente scambiato da qualcuno per un pentimento rispetto alle posizioni molto nette ufficialmente assunte –, l'argomento centrale della campagna divorzista è falso. Benché per i cattolici l'indissolubilità del matrimonio sia anche un principio religioso, si tratta anzitutto di un principio di quel diritto naturale che la ragione può riconoscere, che è la regola comune del gioco chiamato società e che vincola tutti a prescindere dalla loro appartenenza a una specifica religione o a nessuna. Grazie anche ai soliti «cattolici per il divorzio», che non mancano mai in questi casi e hanno seminato confusione e divisione, non è arrivato alla maggioranza degli elettori il messaggio fondamentale secondo cui occorre dire no al divorzio in nome del bene comune e della retta ragione, non solo della fede, e dunque non si tratta d'imporre una scelta «cattolica» ai non cattolici.
Che fare, ora? Sul piano giuridico, il referendum non introduce immediatamente il divorzio e sarà il Parlamento a dover decidere. Il primo ministro nazionalista Lawrence Gonzi ha affermato che, benché non si tratti del risultato che si augurava, la volontà del popolo sarà rispettata. Il problema, però, è più complicato. Non ci si può certamente nascondere il peso del voto del 28 maggio. Tuttavia ogni deputato maltese ostile al divorzio mantiene il diritto e il dovere di votare secondo coscienza, tenendo conto del risultato del referendum ma ancor più della legge morale naturale. Se è cattolico, dovrà avere chiaro l'insegnamento della Chiesa riassunto da Benedetto XVI nell'importante Discorso ai Membri della Commissione Teologica Internazionale del 5 ottobre 2007: la Chiesa e la retta ragione non accettano la «concezione positivista del diritto» secondo cui «la maggioranza dei cittadini, diventa la fonte ultima della legge civile». «Ma – spiega Benedetto XVI (i corsivi sono miei) – se fosse così, la maggioranza di un momento diventerebbe l'ultima fonte del diritto. La storia dimostra con grande chiarezza che le maggioranze possono sbagliare. La vera razionalità non è garantita dal consenso di un gran numero, ma solo dalla trasparenza della ragione umana alla Ragione creatrice e dall'ascolto comune di questa Fonte della nostra razionalità. Quando sono in gioco le esigenze fondamentali della dignità della persona umana, della sua vita, dell'istituzione familiare, dell'equità dell'ordinamento sociale, cioè i diritti fondamentali dell'uomo, nessuna legge fatta dagli uomini può sovvertire la norma scritta dal Creatore nel cuore dell'uomo, senza che la società stessa venga drammaticamente colpita in ciò che costituisce la sua base irrinunciabile. La legge naturale diventa così la vera garanzia offerta ad ognuno per vivere libero e rispettato nella sua dignità, e difeso da ogni manipolazione ideologica e da ogni arbitrio e sopruso del più forte. Nessuno può sottrarsi a questo richiamo. Se per un tragico oscuramento della coscienza collettiva, lo scetticismo e il relativismo etico giungessero a cancellare i principi fondamentali della legge morale naturale, lo stesso ordinamento democratico sarebbe ferito radicalmente nelle sue fondamenta».
La battaglia sul divorzio a Malta, dunque, non è finita. Si trasferisce dalle urne al Parlamento. Ma rimane anche dov'è sempre stata, cioè nella cultura e nell'educazione. L'argomento «Se sei cattolico sei libero di non divorziare ma non puoi impedire di farlo a chi non è cattolico» è un'autentica maledizione culturale e civile, perché apre la strada a qualunque presunto «nuovo diritto». Basta sostituire la parola «divorziare» con «abortire», «sposare una persona dello stesso sesso», «chiedere di essere ucciso con l'eutanasia se consideri le tue sofferenze intollerabili», e il gioco è fatto.
A Malta molti divorzisti hanno affermato sia di essere personalmente contrari all'aborto, sia che il legame tra divorzio e aborto è un'invenzione dei loro avversari. Non metto in dubbio la sincerità della prima affermazione. Ma la seconda è falsa.
C'è in Europa tutta una cultura che vuole avanzare a passi spediti dal divorzio all'aborto, dall'aborto al matrimonio omosessuale, dal matrimonio omosessuale all'eutanasia. In Italia sono state le stesse forze politiche, spesso le stesse persone, a proporre questi presunti «nuovi diritti», uno dopo l'altro. Lo stesso è avvenuto in altri Paesi. Nell'enciclica Caritas in veritate Benedetto XVI descrive puntualmente la sequenza della marcia per rivendicare «presunti diritti, di carattere arbitrario e voluttuario», talora diritti «alla trasgressione e al vizio», «con la pretesa di vederli riconosciuti e promossi dalle strutture pubbliche». Quando si nega la legge morale naturale si apre la strada a un percorso – afferma il Papa – che propone sempre nuove «ingiustizie inaudite»: contro la famiglia, contro la vita e giù giù fino all'eutanasia e «la fecondazione in vitro, la ricerca sugli embrioni, la possibilità della clonazione e dell'ibridazione umana». «La legge naturale, nella quale risplende la Ragione creatrice – conclude l'enciclica – indica la grandezza dell'uomo, ma anche la sua miseria quando egli disconosce il richiamo della verità morale».
E tuttavia questi passaggi non sono ineluttabili. Sbaglierebbero i maltesi se pensassero che la deriva verso la «miseria» della negazione della verità naturale e verso nuove «ingiustizie inaudite» è inarrestabile. Proprio il caso italiano dimostra che non è così. L'Italia ebbe il suo referendum sul divorzio nel 1974. I sostenitori della famiglia lo persero. Appena chiuse le urne, alcuni di quegli stessi divorzisti che avevano sostenuto che «l'aborto non c'entra» si affrettarono a promuovere la legalizzazione dell'aborto. La ottennero nel 1978, dopo soli quattro anni dal referendum sul divorzio. Nel 1981 si tenne un referendum sull'aborto, nato male anche quanto al quesito e agli argomenti e finito peggio. Mentre nel 1974 il 40,7% aveva votato contro il divorzio, nel 1981 solo il 32% votò a favore della proposta del Movimento per la Vita di abrogare alcune norme della legge abortista.
Quattro anni, dunque, dal divorzio all'aborto. Via libera al matrimonio gay, o almeno al riconoscimento delle unioni omosessuali, e all'eutanasia? Alcuni cominciarono a pensarlo pochi anni dopo. Ma non è andata così. Dal referendum sull'aborto del 1981 sono passati trent'anni. Molti dei divorzisti del 1974 e degli abortisti del 1981 sono in agitazione permanente ed effettiva per il riconoscimento delle unioni fra persone dello stesso sesso e dell'eutanasia, ma – pur avendo convinto qualche giudice – non hanno ottenuto le leggi che desiderano in Parlamento. I pericoli ci sono – tutti i giorni – ma la deriva delle «ingiustizie inaudite» in Italia è stata per ora frenata.
Dopo il referendum sull'aborto del 1981 qualcuno scrisse che i cattolici e coloro che credono nella legge naturale dovevano «ricominciare da trentadue», da quel trentadue per cento degli italiani che aveva inteso votare – prescindendo dalla qualità del quesito e della campagna referendaria, su cui ancora si discute – contro l'aborto. Quelle intenzioni, quei voti non furono dispersi. Tra mille difficoltà, il fronte della vita e della famiglia è cresciuto e ha per ora impedito leggi sul riconoscimento delle unioni omosessuali – il 12 maggio 2007 la grande manifestazione del Family Day fermò la deriva in questo senso del governo di centro-sinistra allora al potere – e sull'eutanasia.
I maltesi possono ricominciare da quarantasette, dal quarantasette per cento che ha votato per la famiglia. E possono ricominciare da Gozo, la seconda isola del loro arcipelago, dove il no al divorzio ha prevalso con una maggioranza schiacciante del 67,8%. Se non si faranno prendere dallo scoraggiamento – normale in questo momento di tristezza, ma che dovrebbe durare il meno possibile – e sapranno ripartire dalla cultura, dall'educazione, dalla formazione sul tema tanto caro a Benedetto XVI della legge naturale e del diritto naturale, i maltesi che hanno votato no potranno riconquistare una maggioranza che, come i dati hanno alla fine mostrato, non è irraggiungibile.
Difenderanno, così, anche la loro identità nazionale. Su Twitter – che ha certamente avuto un ruolo nella campagna, e dove la presenza divorzista è stata più forte – il giornalista favorevole al divorzio Karl Stagno-Navarra ha riferito l'atteggiamento in sala stampa del cronista del quotidiano italiano Repubblica, che rivolto ai promotori della legge sul divorzio ha gridato «Bravi! Avete sconfitto la potente Chiesa» e poco dopo ha chiesto al leader del movimento antidivorzista Arthur Galea Salomone se non si vergognasse. Sono esempi di un'arroganza «europea» che vorrebbe imporre il suo modello non solo divorzista ma abortista e che spinge per tante altre «ingiustizie inaudite» anche a Malta, il Paese europeo con la più alta percentuale di cattolici praticanti. Chi, in Europa, non la pensa come Repubblica ha il dovere di aiutare i maltesi a ripartire da quarantasette.

Fonte: La Bussola Quotidiana, 30/05/2011

4 - TI SEI DIMENTICATA DI ABORTIRE CON LA PILLOLA DEL GIORNO DOPO? TRANQUILLA... E' IN ARRIVO ANCHE IN ITALIA LA PILLOLA DEI 5 GIORNI DOPO
Il problema principale è l'uccisione dei bambini, ma se i prolife continuano a porre l'accento sulla salute della donna sono destinati alla sconfitta come una squadra di calcio che sta sempre in difesa anche se sta già perdendo
Autore: Mario Palmaro - Fonte: La Bussola Quotidiana, 25/05/2011

È un'altra pillola per abortire, si chiama EllaOne e sta per arrivare in Italia. Provoca l'espulsione precocissima dell'embrione se assunta entro 120 ore da un rapporto sessuale che sia stato fertile, ed è già disponibile negli Stati Uniti e in altri Paesi europei. Il fronte abortista e le aziende che fanno business con l'aborto chimico premono perché sia presto diffusa anche in Italia.
Per ora, il cammino della "pillola dei 5 giorni dopo" ha incontrato un ostacolo nel Consiglio Superiore di Sanità: dal settembre dell'anno scorso l'organismo doveva fornire un parere decisivo, che per ora non è arrivato. Era stato il ministro Ferruccio Fazio a esigere un chiarimento, che spiegasse se la pillola funziona come contraccettivo o come abortivo, agendo dopo il concepimento. Se infatti di aborto si tratta, lascia intendere il ministero, occorrerà vedere se la pillola "rispetta" la legge 194 sull'aborto.
Inoltre, l'Agenzia Italiana del farmaco (Aifa) ha espresso «preoccupazione riguardo alle eventuali conseguenze di un uso ripetuto», riferendosi ai rischi per la salute della donna che assuma EllaOne. Secondo il farmacologo.
Ma il fronte abortista preme, classificando EllaOne, come il Norlevo, nella categoria dei contraccettivi d'emergenza. Per sostenere questa tesi, si gioca sull'inizio della gravidanza come criterio guida per poter parlare di aborto: se l'embrione viene espulso prima dell'annidamento in utero, allora si deve considerare la pillola un contraccettivo. Il ragionamento fa acqua da tutte le parti, perché il problema giuridico e morale è se venga o meno distrutta una vita umana che già esiste, a prescindere da dove essa si trovi.
Alla fine, però, questo trucco semantico potrebbe funzionare, ed è molto probabile che anche la "pillola dei cinque giorni dopo" andrà ad ampliare lo spettro di strumenti che la scienza moderna mette a disposizione della donna per abortire.
Anche di fronte a questa pillola, si va ripetendo il dibattito che ha già surriscaldato gli animi in occasione della legalizzazione della Ru 486: da una parte i fautori del diritto all'aborto, che si schierano a favore di ogni mezzo che renda più semplice e precoce l'aborto. Dall'altro, chi ha una posizione di sfavore all'aborto, e vuole limitarlo al tradizionale intervento chirurgico.
Fino ad oggi, nel mondo, il primo fronte ha sempre prevalso sul secondo. E la ragione è molto semplice: se una nazione legalizza l'aborto, e sancisce il principio di autodeterminazione della donna a decidere se e quando far nascere un figlio che c'è già, è del tutto logico che siano sperimentate e proposte strade nuove e più rapide per ottenere lo stesso risultato. Per intenderci: se togliere un molare è un atto lecito, scoprire il modo di farlo più in fretta e senza soffrire è un obiettivo più che naturale. Se abortire è un atto lecito, prima lo si fa e meglio è: così ragiona la diffusa cultura della morte.
Il tentativo di opporsi all'aborto chimico è lodevole, ma le ragioni con cui lo si fa sono perdenti: assomigliano al modulo tattico di una squadra di calcio che sta sempre in difesa, e pensa a non prendere altri gol anche se sta già perdendo.
Da un lato, infatti, si sostiene che la salute della donna sarebbe minacciata da EllaOne e dalla RU486. È molto probabile che vi siano controindicazioni, anche serie. Ma tali rischi sono impliciti in ogni farmaco e in ogni intervento chirurgico. Si può tentare un confronto statistico, e si può forse dimostrare che le pillole per abortire siano più pericolose dell'aborto chirurgico: ma è altrettanto vero che, a furia di sperimentare, i rischi verranno ridotti e forse perfino eliminati.
Dall'altro lato, si obietta anche che le pillole comportano una banalizzazione dell'aborto, perché lo rendono "invisibile". Ma, dal punto di vista di vuole abortire, facilitarlo è un bene. Oltretutto, l'aborto fai da te sposta ogni responsabilità d'azione sulla donna, e supera di slancio il problema dell'obiezione di coscienza dei medici, che in misura sempre più nutrita si rifiutano di uccidere il bambino non ancora nato.
Il vero nodo è un altro: e cioè che queste pillole sono dei veri e propri pesticidi umani - come le chiamava il genetista francese Jerome Lejeune - e che, se possono comportare un rischio incerto per la madre, rappresentano un rischio sicuro per il figlio, che verrà ucciso. Solo questa scomoda verità rende irragionevole l'arrivo di una nuova pillola per abortire in Italia: tacendola, la sconfitta è sicura.
 
Nota di BastaBugie: per vedere il video del comitato "Verità e Vita" sulla pillola EllaOne (dei cinque giorni dopo) vai a: http://www.youtube.com/watch?v=hSkdodYMbB4

Fonte: La Bussola Quotidiana, 25/05/2011

5 - UNITED 93: LO STUPENDO FILM CHE RICORDA UN ATTO DI EROISMO NEL CIELO AMERICANO
L'11 settembre 2001 uno dei 4 aerei dirottati dai fanatici islamici non giunse a colpire il bersaglio prefissato per merito della eroica rivolta dei passeggeri: il miglior film sul più grave attentato terroristico della storia
Autore: Guido Giorgini - Fonte: Radici Cristiane, ottobre 2006

In quella terribile mattina dell'11 settembre 2001, quando nei cieli degli Stati Uniti venne attuato il più grave attentato terroristico della storia, uno dei 4 aerei dirottati dai fanatici islamici non giunse a colpire il bersaglio prefissato, per merito della eroica rivolta dei passeggeri. A 5 anni di distanza, questo drammatico avvenimento è stato rievocato da un film, che però non ne mette in luce adeguatamente l'aspetto epico e il movente religioso. Desideriamo quindi celebrare questa storia di comune eroismo che costituisce un esempio e un monito per la nostra epoca.

UN DRAMMATICO DIROTTAMENTO
La vicenda del Boeing 707, volo n° 93 della compagnia aerea statunitense United Airlines, partito la mattina dell'11 settembre 2001 da New York per arrivare la Los Angeles, è ormai chiara nelle sue linee generali; essa è stata confermata da una indagine della FBI pubblicata un anno dopo il drammatico avvenimento.
Lisa Jefferson, centralinista della Verizon, ha testimoniato che in quel giorno, alle ore 9,45, fu chiamata col telefonino da un passeggero di quell'aereo, Todd Beamer, 32 anni, ex giocatore di football, sposato e in attesa di un figlio. Egli le comunicò che 4 terroristi musulmani, armati di soli coltelli, ma minacciando di far esplodere il velivolo con una bomba a pulsante, avevano ucciso i piloti, si erano impadroniti del velivolo e lo avevano dirottato verso una destinazione sconosciuta.
La centralinista gli rispose avvertendolo che, proprio pochi minuti prima, altri 3 aerei erano stati dirottati e scagliati contro le Torri Gemelle di New York e contro il Pentagono di Washington, provocando migliaia di morti.
Informati di questo, i passeggeri del Boeing capirono che il loro aereo era stato anch'esso dirottato per scagliarsi contro un bersaglio simbolico. Constatando che stavano volando verso Sud in direzione di Washington, ipotizzarono che quel bersaglio fosse la Casa Bianca.
In effetti, in questo caso, il piano criminale in atto avrebbe portato a compimento la sua logica: dopo il simbolo economico e quello militare, i terroristi di al-Qaida avrebbero colpito anche il simbolo politico degli Stati Uniti. Allora i passeggeri si resero conto che stavano rapidamente volando verso il suicidio, nonostante le menzognere frasi tranquillizanti che un dirottatore rivolgeva a loro per tenerli sotto controllo.
Dopo un primo momento di terrore e di disperazione, le vittime designate si calmarono e ripresero coraggio e iniziativa. Nonostante le minacce dei terroristi, essi si rifugiarono nel fondo dell'aereo per mettersi d'accordo su come uscire da quella drammatica situazione. In questo modo, si resero conto che a loro restava una sola, estrema possibilità di sventare il piano criminale.
Ai propri compagni di sventura, Beamer propose di tentare un colpo di mano: i passeggeri più giovani dovevano aggredire all'improvviso i terroristi, disinnescare la bomba e penetrare nella cabina di pilotaggio per prendere il controllo dell'aereo facendolo deviare dal bersaglio. Alla peggio, se proprio erano destinati a morire, potevano almeno salvare gli abitanti del bersaglio predestinato. Tutti furono d'accordo nel tentare l'audace gesto.
 Rimasta in contatto telefonico con Beamer, la centralinista li udì invocare l'aiuto divino recitando la preghiera del "Padre nostro" e alcuni Salmi; poi ella sentì grida terribili e rumori confusi di lotta, seguìti da esclamazioni di gioia degli insorti. Probabilmente essi erano riusciti a neutralizzare i due terroristi che li controllavano e a disinnescare la bomba, in quanto dalle indagini fatte dall'FBI non risulta che l'aereo sia esploso in volo. Il primo risultato era stato ottenuto.
Restava però da penetrare nella cabina di pilotaggio, dove si erano rinchiusi gli altri due terroristi, ben decisi a lanciare l'aereo sul bersaglio. Allora la centralinista udì Beamer che esclamava: "Lanciatelo alla carica!"; dai rumori che seguirono, ella capì che gli insorti stavano usando il carrello delle vivande come un ariete, per sfondare la porta della cabina.
Qui la comunicazione telefonica cadde e quindi finisce la testimonianza della centralinista. Le indagini ipotizzano che gli insorti riuscirono a penetrare nella cabina ma, nella violenta colluttazione con i dirottatori, non riuscirono a prendere il controllo dell'aereo; il velivolo, che stava già planando verso Washington, rimase senza guida e si schiantò nella campagna della Pennsylvania, appena 17 minuti prima di raggiungere l'obiettivo.

UNA TESTIMONIANZA DI EROISMO
Raccontandoci un avvincente episodio di eroismo compiuto da gente comune, questo dramma costituisce un prezioso insegnamento. Come la decisione di appena 4 terroristi è riuscita ad impadronirsi di un aereo nel tentativo di provocare una strage, così la decisione di appena 5 o 6 passeggeri è riuscita a sventare quel piano criminale. Essi sono stati stimolati da quello fra loro che, avendo capito cosa stava succedendo e qual era la posta in gioco, li ha guidati alla soluzione.
I passeggeri del volo UA 93 non hanno ceduto alla tentazione di "cedere per non perdere" ed al ricatto psicologico dei terroristi, che cercavano di tenerli buoni illudendoli su una felice conclusione del dirottamento. Le vittime designate hanno reagito con lucidità, responsabilità e coraggio, disponendosi a tentare il tutto per tutto pur di salvare le altre vittime imminenti.
Essi si sono ricordati del giudizio evangelico che dice: «nessuno dimostra maggior amore per il prossimo, di colui che sacrifica la propria vita per i fratelli». Questo eroismo è stato premiato dalla Divina Provvidenza: il sacrificio dei passeggeri è riuscito ad evitare la terza strage di quel giorno terribile.
Non piangiamo dunque su di loro, ma piuttosto rallegriamoci, perché quel dramma, che avrebbe potuto concludersi in tragedia, si è trasformato in un piccolo ma significativo episodio epico del nostro tempo, che ne è così povero. Quei passeggeri hanno vinto la loro battaglia contro la paura e la vigliaccheria, lasciando una eroica testimonianza al mondo intero.
Ci auguriamo che il loro sacrificio abbia meritato, oltre la riconoscenza degli uomini, anche il premio della salvezza eterna, secondo la promessa evangelica: «chi avrà sacrificato la propria vita, la salverà».
La vicenda del volo UA 93 è stata molto celebrata negli Stati Uniti e la figura di Beamer è diventata popolare, esaltata come simbolo della volontà di reagire alla minaccia terroristica e di riscattarsi moralmente. In Europa, invece, questa lezione di eroismo è stata quasi del tutto occultata da quella censura mass-mediatica che continua a dominare nel nostro continente.

IL FILM UNITED 93
A 5 anni dal dramma accaduto nel cielo della Pennsylvania, esso è stato finalmente rievocato in un film americano: United 93, titolo che allude appunto al volo n° 93 della compagnia aerea United Airlines. Negli Stati Uniti questa pellicola ha avuto notevole successo; anche in Italia, sebbene sia stata proiettata come riserva per riempire il periodo estivo, è stata molto apprezzata, dato che è arrivata quarta nella classifica fra quelle di maggior incasso della stagione.
Nel primo tempo del film, per la verità, la narrazione stenta un po' a... decollare assieme al velivolo, in quanto si dilunga troppo nel raccontare i preliminari del dirottamento, descritto in parallelo con quelli degli altri 3 aerei dell'11 settembre.
Ma nel secondo tempo esplode il dramma, il ritmo diventa serrato, la tensione sale e lo spettatore viene coinvolto emotivamente nel destino dei passeggeri. Il film descrive bene anche lo sconcerto  e l'impaccio delle autorità civili e militari, che non sanno come affrontare un'emergenza così anomala e imprevista.
Particolarmente avvincente è la lunga sequenza finale, che va dall'assalto degli insorti fino alla caduta dell'aereo. La sceneggiatura sposa l'ipotesi più probabile: quella secondo cui i passeggeri riuscirono a neutralizzare i terroristi, ma non a prendere il controllo del velivolo.
Com'era prevedibile, la sceneggiatura ha cercato di evitare l'accusa di alimentare un "conflitto di civiltà" tra Oriente musulmano e Occidente cristiano; per questo essa ha in parte censurato l'aspetto religioso della rivolta dei passeggeri; sebbene si veda uno di loro che si fa il segno della Croce e un altro che recita il Rosario, non appaiono le preghiere recitate dagli insorti prima di partire all'assalto.
Il regista Paul Greengrass ha raccontato la terribile vicenda mescolando con prudenza e parsimonia fatti accertati e supposizioni verosimili, usando uno stile asciutto e quasi cronachistico che punta molto sull'azione concede poco ai risvolti psicologici dei personaggi.
Le figure dei dirottatori vengono descritte in maniera sobria e grigia; essi risultano abbastanza plausibili nel loro freddo fanatismo religioso, che punta a vincere sfruttando la vigliaccheria suscitata dal terrore, ma che viene alla fine travolto da una inaspettata reazione, anch'essa animata da una opposta convinzione religiosa.
Gli attori del film non sono famosi; tuttavia essi fanno un buon "gioco di squadra", riuscendo a ben rappresentare la rapida maturazione di quei passeggeri che, dall'iniziale sconcerto e terrore, giungono a meditare lucidamente sulla loro responsabilità e a prendere una coraggiosa decisione finale.
United 93 è insomma un film che vale la pena di vedere, non tanto per le qualità tecniche del prodotto, quanto per la testimonianza che rievoca e per l'insegnamento che se ne trae, utile soprattutto per quella futura generazione che, si spera, non vorrà imitare l'ignavia dei molti bensì l'eroismo dei pochi.
 
Nota di BastaBugie: per vedere il trailer del film vai a http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=16

Fonte: Radici Cristiane, ottobre 2006

6 - IL BIMBO CHE SI SCEGLIERA' IL SESSO DA SOLO
L'ultima follia della dittatura del relativismo: la libertà assoluta, cioè sciolta dalla realtà, porta a imporre il peggior conformismo unisex
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Bussola Quotidiana, 26/05/2011

La notizia è questa: una coppia di Toronto ha avuto un terzo figlio e, viste le tendenze degli altri due, ha deciso di non dichiararne il sesso. Anzi, di non farlo sapere nemmeno all'interessato, il quale sceglierà da sé se essere maschio o femmina o altro.
Leggo su BlitzQuotidiano che, stando ai genitori, i «preconcetti» potrebbero «solo turbarlo». Per la cronaca: i due parents si chiamano Kathy e David, il pargolo Storm [nella foto]. Che significa «temporale». Già la scelta del nome è indicativa della fantasia familiare. Ma c'è da capirli, Kathy e David: hanno già due figli, Jazz e Kio (la fantasia al potere!), che hanno avuto l'intempestività di dichiarare maschi. Solo che i due, rispettivamente 5 e 2 anni, mostrano di amare il rosa, le bambole e le gonne di mammà. Così, il terzo farà da sé. I genitori, stufi di stare un apprensione, hanno deciso di far decidere lui, quando sarà «pronto».
D'altra parte, siamo in tempi politicamente corretti di dittatura del relativismo. E ogni dittatura è come Baal, vuole il sacrificio dei neonati («Il cielo, svuotato di Dio, torna a riempirsi di idoli», diceva Gilbert K. Chesterton). Quanti bambini sono stati chiamati Uliano o Adolfo? Ogni dittatura ha i suoi komsomol e hitlerjugend, guardie rosse e pionieri. Oggi la tolleranza per i diversi è diventata, come regolarmente previsto, promozione della diversità. E fosse davvero diversità! Invece è piattume conformistico. Tutti uguali, tutti unisex. E per forza pure.
Ma il povero Storm è stato fregato. Già, perché quel nome non l'ha mica scelto lui. Nemmeno ha scelto i suoi genitori e i suoi fratelli. Non ha nemmeno scelto di nascere in Canada e ai nostri giorni. Forse da grande formerà con i fratelli/sorelle un trio, tipo le nostre Sorelle Bandiera: «Jazz, Storm e Kio», che avrà un avvenire assicurato nei locali per drag-queen. O forse, cresciuto, manderà al diavolo quelli che lo hanno messo al mondo senza prima consultarlo.
L'anno scorso l'American College of Pediatricians (ACP) ha diffuso i risultati di studi che hanno determinato inconfutabilmente che il desiderio dei preadolescenti di essere del sesso opposto è uno stadio del tutto normale e temporaneo. Già, ma i coniugi Stocker forse non leggono questo tipo di studi. Forse guardano solo la televisione. E non sanno nemmeno che proprio un loro connazionale, Marshall McLuhan, raccomandava di «staccare la spina». No, non lo sanno. E figurarsi se conoscono il mito di Achille. Lo ricordiamo ai nostri lettori: Achille era figlio di Peleo e della ninfa Teti, la quale previde come sarebbe morto. Peleo, per sicurezza, affidò il piccolo a un re suo amico che aveva solo figlie femmine e lo pregò di allevarlo come loro. Achille, dunque, crebbe vestito da femmina e tra i giochi femminili. Quando fu ora di reclutare guerrieri per la guerra di Troia, il furbo Ulisse si presentò con un baule di doni. Tutti femminili. Tranne una spada, che era sul fondo. Poi aspettò di vedere quale tra le «fanciulle» sarebbe stata attratta dall'arma. Fu così che scovò Achille.
Morale: «Anche i bambini con un Disordine di Identità di Genere (quando un bambino vorrebbe essere del sesso opposto) perderanno questo desiderio con la pubertà, se il comportamento non viene rafforzato». Così dice l'ACP. Qualcuno spedisca a quei genitori canadesi un'edizione illustrata dell'Iliade. Prima che di loro si impadroniscano i talkshow (perché è a questo che, con tutta evidenza, mirano).

Fonte: La Bussola Quotidiana, 26/05/2011

7 - L'ABITO NON FA IL MONACO... PERO' IL MONACO HA L'ABITO!
Ecco quello che non hanno capito i cattolici che per il referendum sull'acqua appoggeranno un'ideologia nemica dello sviluppo e dell'umanità
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Bussola Quotidiana, 20/05/2011

"Venite con i vostri simboli sacerdotali e religiosi". Oh, meno male dirà qualcuno: finalmente c'è un vescovo o un superiore che ricorda a sacerdoti e religiosi l'importanza dell'abito ecclesiastico. Dispiace deludere costoro, ma tale invito si trova nell'appello firmato da padre Alex Zanotelli – un missionario comboniano noto al grande pubblico per le sue battaglie progressiste e no-global - che convoca a Roma in piazza San Pietro il 9 giugno preti e religiosi/e "per fare un grande digiuno". E per quale motivo? "Per salvare l'acqua", ovvero per sostenere il referendum che si andrà a votare il 12 giugno contro la Legge Ronchi, accusata di privatizzare un bene fondamentale come l'acqua.
Torneremo nei prossimi giorni sul tema del referendum sull'acqua, perché prima ancora che una legge c'è in ballo una battaglia culturale, in cui i cattolici alla Zanotelli abbracciano un'ideologia nemica dello sviluppo e dell'umanità. Ma in questa occasione ci preme invece sottolineare soltanto l'aspetto dell'uso dei simboli sacerdotali, che questo appello richiama. Perché un certo progressismo cattolico ha di fatto abolito l'abito ecclesiastico nella vita quotidiana e religiosa, in cui ormai riuscire a riconoscere un sacerdote è impresa impossibile. A volte se si va in una chiesa sconosciuta per confessarsi si resta titubanti perché non si capisce se si ha a che fare con un prete vero o con qualcuno che passava di lì e si è infilato nel confessionale. Ma se c'è una manifestazione no global, se c'è un blocco contro i termovalorizzatori, o una qualsiasi manifestazione progressista allora state sicuri che individuerete subito il prete di turno con il suo clergyman se non addirittura con la talare. Perché bisogna far vedere che la Chiesa sta con i poveri.
Viene alla mente ciò che scriveva nel 1982 il beato Giovanni Paolo II al cardinale Ugo Poletti, allora vicario per la diocesi di Roma. Dopo aver sottolineato che l'abito ecclesiastico è un segno "che esprime il nostro 'non essere del mondo' " e "testimonianza della speciale appartenenza a Dio", così continuava: "L'abito ecclesiastico, come quello religioso, ha un particolare significato: per il sacerdote diocesano esso ha principalmente il carattere di segno, che lo distingue dall'ambiente secolare nel quale vive; per il religioso e per la religiosa esso esprime anche il carattere di consacrazione e mette in evidenza il fine escatologico della vita religiosa. L'abito, pertanto, giova ai fini dell'evangelizzazione ed induce a riflettere sulle realtà che noi rappresentiamo nel mondo e sul primato dei valori spirituali che noi affermiamo nell'esistenza dell'uomo. Per mezzo di tale segno, è reso agli altri più facile arrivare al Mistero, di cui siamo portatori, a Colui al quale apparteniamo e che con tutto il nostro essere vogliamo annunciare".
Oggi invece si deve constatare che tanti preti indossano l'abito ecclesiastico solo per andare a manifestare contro il governo o per andare in qualche salotto tv a sparlare della Chiesa e annunciare la propria dottrina personale. E' in altre parole la testimonianza opposta a quella che invocava Giovanni Paolo II, usato così l'abito ecclesiastico è un segno che esprime il proprio "essere del mondo".
E' per questo che l'appello di padre Zanotelli, fatto proprio dalla rivista comboniana "Nigrizia" a cui hanno aderito per ora 123 tra preti e religiosi/e, è un brutto segnale per la Chiesa. E' un qualcosa che dovrebbe spingere a interrogarsi tanti vescovi, sempre pronti a dire la loro sui costumi dei laici, ma curiosamente distratti quando si tratta di vigilare sui propri preti.

Fonte: La Bussola Quotidiana, 20/05/2011

8 - SONO UNA DONNA E SONO CURIOSA DI VEDERE IL REGNO DEI CIELI
Dopo l'uscita del mio libro ''Sposati e sii sottomessa'' ho ricevuto una quantità di lodi sufficiente a gonfiarmi di vanità come una mongolfiera, ma non sono certa di essere più luminosa agli occhi di Dio
Autore: Costanza Miriano - Fonte: www.costanzamiriano.wordpress.com, 19/05/2011

Sono curiosa. Sono curiosissima di vedere il regno dei cieli. Naturalmente prima di ogni cosa spero di andarci, e so che la cosa non per niente scontata. Spero di superare la selezione, e punto molto sulla raccomandazione, visto che il mio curriculum non è per niente impeccabile. Ma ecco, se ce la dovessi fare – per il rotto della cuffia, tra i ripescati – avrei un sacco di domande. Credo però che me le dimenticherei tutte, tanta sarebbe la gioia. In ogni caso avremo delle sorprese, ne vedremo delle belle, perché scopriremo che quaggiù non ci avevamo capito niente.
I gesti, le persone, i traguardi, i riconoscimenti di quaggiù avranno il loro valore vero, cioè quello che hanno agli occhi di Dio. Un giorno tutto sarà svelato. I grandi santi che conosciamo, mi fido della sapienza della Chiesa, sfolgoreranno. Ma chissà se saranno loro i più grandi. Chissà quanti piccoli della terra passeranno avanti, e le trame segrete che hanno retto il destino del mondo si conosceranno. La sofferenza nascosta, accettata con amore, offerta, brillerà in modo accecante, per esempio. Si scoprirà che piccoli gesti che solo Dio ha conosciuto avranno salvato la pelle e l'anima a tanti di noi.
Io per esempio non riesco a immaginare una donna più mite e buona della nonna di mio marito, la nonna Irma, che si abbandona come un agnello alla sua quotidianità senza cercare di tenere niente per sé.  E l'umiltà vera l'ho vista in una ragazza down, amica di tanti anni fa, che sapeva di non essere una compagnia desiderabile dagli orribili coetanei suoi che eravamo noi adolescenti, e se ne stava lì in attesa di essere chiamata a partecipare a qualcosa. Se l'invito veniva, bene. Sennò, faceva lo stesso, e non l'ho mai sentita emettere, mai, una parola di giudizio.
Per quanto mi riguarda dopo l'uscita del mio libro ho ricevuto una quantità di lodi sufficiente a gonfiarmi di vanità come una mongolfiera (quanti punti purgatorio ho accumulato?), ma non sono certa di essere adesso più luminosa agli occhi di Dio. Ho come l'idea di essergli stata più simpatica in altri momenti. (Per fortuna ieri la mia amica Federica mi ha ricordato con Seneca che gli uomini dum docent, discunt, mentre insegnano, imparano: spero di imparare uno straccio di qualcosa da tutte le mie prediche). Per dire, mi sarò distratta scrivendo? Che film ha visto mio figlio, che oggi camminava da due ore a zoppa gallina, e quando gli ho chiesto se fosse invalido mi ha detto: "Non sono zoppo. La mia gamba è in Somalia." Qualche orribile, sanguinolento film di guerra  non autorizzato?
E' bello pensare che Dio ci vede, anzi, ci guarda in continuazione, in ogni momento, e che sa apprezzare anche un vaffa non detto, soprattutto se ci veniva proprio dal cuore, un commentuccio acido inghiottito, un gesto di aiuto fatto, ancora meglio se col sorriso sulle labbra, una furbata di cui non abbiamo voluto approfittare. Anche quando siamo invisibili (qualità, tra l'altro, precipua delle madri, che essendo un accessorio di casa vengono notate solo in caso di mancanza, tipo un divano che se ti ci siedi e manca il cuscino noti la sederata, ma non è che lo ringrazi ogni volta che ti ci accasci), non lo siamo mai per Lui, e ci sono ricami, rifiniture, sculture, che solo Lui vedrà, se solo ci ricordassimo di offrirgliele.

Fonte: www.costanzamiriano.wordpress.com, 19/05/2011

9 - CINQUECENTO PERSONE DA OGNI PARTE D'ITALIA SONO GIUNTE A DESENZANO PER LA MARCIA PER LA VITA
Invece all'altra marcia (organizzata dal Movimento della Vita a Roma una settimana prima) c'erano un decimo dei partecipanti (una cinquantina): non sarebbe più bello che i prolife italiani marciassero insieme?
Fonte La Bussola Quotidiana, 30/05/2011

Sabato 28 maggio per le vie di Desenzano del Garda (Brescia) si è svolta la Marcia nazionale per la vita, promossa dal Movimento Europeo Difesa Vita (MEDV) e dall'Associazione Famiglia Domani, e alla quale hanno aderito centinaia di persone oltre che diverse associazioni.
Ad aprire la giornata un breve discorso di Francesco Agnoli, presidente dell'associazione Libertà e Persona: "l'aborto è divenuto legale, in Italia, nel 1978: è stata la perfetta conseguenza di un lungo attacco, a 360 gradi, alla famiglia, definita, nella cultura sessantottina, una 'camera a gas'. L'aborto legale e gratuito viene dopo che si è predicata l'uccisione dell'autorità e, con essa, la morte del padre;  viene dopo che si è insegnato da mille pulpiti che la maternità non è la ricchezza delle donne, ma il loro limite e il loro impedimento.  Per questo, essere pro-life significa anzitutto tornare a comprendere e a raccontare il valore, la bellezza, la grandezza della famiglia: della maternità e della paternità, del figlio come dono e responsabilità, del matrimonio come impegno profondo, di fronte a Dio e agli uomini. Tornare a costruire, anzitutto, famiglie vere, famiglie unite, famiglie radicate.  La battaglia per la vita non è soltanto per salvare bambini destinati ad una morte violenta, sotto i freddi ferri del chirurgo o l'azione dissolvente di veleni sempre più potenti. E' anche perché possano nascere con un padre e una madre, come è sempre stato nella storia dell'umanità."
Più di cinquecento le persone che da ogni parte d'Italia sono giunte a Desenzano per la marcia che li ha portati a raggiungere l'Abbazia di Maguzzano dove si sono svolte due tavole rotonde che hanno visto a confronto importanti nomi del mondo della bioetica e al termine delle qual sono stati premiati esponenti del mondo cattolico che si sono distinti per il loro operato in difesa della vita dal suo concepimento al termine naturale: Giampaolo Barra, direttore della rivista di apologetica Il Timone; Roberto De Mattei, Vice Presidente del CNR e Direttore del mensile Radici Cristiane; Giovanni Zenone, della casa editrice Fede&Cultura; Maria Pellegrini, pilastro del telefono verde SOS Vita; e, infine, padre Livio Fanzaga, Direttore di Radio Maria. Infine c'è stata la telefonata di Oscar Elias Biscet, medico cattolico cubano per anni detenuto nelle carceri di Cuba per la sua lotta in difesa della vita e liberato lo scorso marzo.
La giornata si è conclusa con l'appuntamento alla Marcia nazionale per la vita del prossimo anno.

Fonte: La Bussola Quotidiana, 30/05/2011

10 - LETTERE ALLA REDAZIONE: LO SBATTEZZO E LA TASSA TEDESCA SUL CULTO
Il battesimo è un fatto e i fatti non si cancellano: quando una cosa è avvenuta, nemmeno Dio può annullarla
Autore: Giano Colli - Fonte: Redazione di BastaBugie, 31 maggio 2011

Gentile Redazione di BastaBugie,
leggo da anni i vostri articoli così sapientemente scelti in mezzo alla marea di notizie che ogni giorno ci vengono propinate. Consiglio BastaBugie a tutti i miei amici e mi trovo spesso a dare l'indirizzo del vostro sito a persone con cui mi trovo a discutere, soprattutto sul posto di lavoro.
Approfitto dell'occasione per chiedervi cosa posso rispondere a un mio collega che si è fermato a dialogare con degli aderenti all'UAAR che a un banchino sulla strada spiegavano come fare per sbattezzarsi. Io ho detto a questo mio collega che il battesimo è indelebile in quanto imprime il carattere, ma a parte questo non so più come rispondere alla sua insistenza nel dire che quello che si è scritto, poi si può cancellare.
Un altro mio collega è stato a lavorare in Germania qualche anno fa e mi ha raccontato che lì ogni persona deve pagare la tassa sul culto. Mi sapete dire meglio di che si tratta? Così come me l'ha raccontata lui mi sembra una cosa così strana... Come può la Chiesa approvare ciò?
Grazie a tutti voi di esistere.
Franco

Caro Franco,
ci sono da un po' di anni le associazioni per lo "sbattezzo". Tra queste in primo luogo compare l'UAAR (Unione Atei Agnostici Razionalisti) a cui si contrappone l'UCCR (Unione Cristiani Cattolici Razionali).
Chi dice di voler "sbattezzarsi" non sa di cosa parla. In sé stesso la frase è assolutamente sbagliata perché quando una cosa è avvenuta, nemmeno Dio può fare che non sia avvenuta. Come se io volessi fare una associazione perché non sia mai avvenuta la Rivoluzione Francese. Io posso fare l'associazione e magari parlar male della Rivoluzione, ma la Rivoluzione Francese non posso cancellarla.
Uno può quindi, se vuole, scrivere al parroco che non vuol più essere considerato cattolico. Si tratta semplicemente di una apostasia e come tale andrà segnata nel registro dei battesimi in modo da non consentire in futuro a questa persona di fare ad esempio il padrino a un battesimo.
Ma il battesimo come fatto non si può cancellare.
Per rispondere alla tua domanda sulla tassa tedesca sul culto, questa può far sorridere o magari può non sembrare giusta, ma la legge tedesca sul sostentamento delle chiese e del clero esiste da oltre un secolo e funziona molto bene.
La legge prevede che lo Stato si faccia esattore di un'imposta a nome delle varie chiese. Lo Stato chiede al cittadino che fede ha: cattolico, protestante, ecc. Lo Stato impone la tassa di culto e la da alla chiesa relativa. Se uno dichiara di non appartenere a nessun culto riconosciuto, lo Stato non impone nulla. Il tutto funziona molto bene... in Germania.
Il problema... sono gli italiani in Germania. Quando un funzionario gli chiede: "Ma tu vuoi pagare o non vuoi pagare questa tassa?" qualunque italiano, degno di questo nome, risponde: "No, grazie" e si frega le mani. Allora scatta il rigore tedesco: il funzionario segnala alla Chiesa locale dove abita, poniamo, Vito Catozzo e il Vescovo prende atto che Vito Catozzo ha rinunciato alla fede cattolica e lo segnala al Vescovo italiano dove Vito Catozzo è nato perché lo annoti nel registro dei battesimi.
Si capisce qui l'imbarazzo del Vescovo italiano che sa benissimo che Vito Catozzo non ha rinunciato a un bel niente, semplicemente non voleva pagare la tassa.
Qui si vede la differente cultura dei diversi popoli, nonostante la stessa fede. I tedeschi capiscono due cose: il ragionamento rigoroso o l'imposizione. Gli italiani non capiscono né l'uno, né l'altro. Gli italiani guardano alla praticità e alla convenienza personale.
Insomma, come si vede: paese che vai, usanze che trovi.
Tu continua a usare BastaBugie per informarti su ciò che la cultura dominante ci vuol nascondere. Credo che tu abbia molte carte da giocare nelle infinite discussioni che ti fanno sostenere i tuoi colleghi di lavoro, i quali evidentemente sono alla ricerca della verità, altrimenti non continuerebbero a stuzzicarti su questi temi. A te il compito di proporgliela come si deve, cioè in maniera semplice e pura e con tanta umiltà.
Continua a seguirci.

Fonte: Redazione di BastaBugie, 31 maggio 2011

11 - OMELIA ASCENSIONE - ANNO A - (Mt 28,16-20)
Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 5 giugno 2011)

Quaranta giorni dopo la Risurrezione, Gesù ascende al Cielo davanti agli sguardi stupiti degli Apostoli. Prima di lasciare la terra, Gesù parla per l'ultima volta, affidando ai suoi Discepoli l'incarico di evangelizzare tutte le genti, dicendo: «Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato» (Mt 28,19-20). È questo il mandato missionario che Gesù ha lasciato alla sua Chiesa e che fedelmente dobbiamo eseguire, affinché tutti conoscano il Vangelo e abbiano la Vita eterna.
Da una parte, l'Ascensione del Signore ci invita a innalzare il nostro pensiero alle realtà celesti, distaccandolo dalla terra, secondo le parole che abbiamo sentito nella seconda lettura, ove l'apostolo san Paolo ci esorta a comprendere sempre di più «a quale speranza [Dio ci ha chiamati], quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi» (Ef 1,18-19); dall'altra parte siamo invece chiamati a non rimanere inerti, in una passiva attesa del ritorno del Signore, ma a edificare il regno di Dio su questa terra.
Dunque, se in poche parole vogliamo sintetizzare il messaggio di questa solennità, possiamo dire che, alla luce dell'Ascensione del Signore, siamo esortati a innalzare i nostri cuori al Cielo e appoggiare bene i nostri piedi a terra, adoperandoci per la diffusione del Vangelo nel mondo intero. Ci vuole la contemplazione e ci vuole l'azione. Questi due elementi vanno sempre insieme. Le sorti di questo mondo non si migliorano nelle discussioni, nelle riunioni, nelle pianificazioni, ma innalzando il cuore al Signore e attingendo da Lui la luce e la forza per operare e per diffondere il bene nel mondo. I più grandi realizzatori sono stati quelli che meno ne avevano le apparenze, sono stati quelli che hanno derivato dalla contemplazione l'efficacia della loro azione.
Il mondo è pieno di iniziative: i progetti si moltiplicano, le forze si debilitano, ma le cose non migliorano. C'è bisogno di un'unica cosa: tornare al Signore, rivolgere a Lui i nostri cuori, pensando che, nella nostra opera di bene, saremo efficaci nella misura dell'unione con Dio.
L'Ascensione non ha separato Gesù dalla sua Chiesa. Anche se è salito al Cielo, Egli continua ad essere sempre con noi. Ce lo ha promesso con queste consolanti parole: «Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20). In modo particolare, Egli continua ad essere con noi nel Sacramento del suo Corpo e del suo Sangue, e non ci lascia mai soli.
«Egli non si è separato da noi, ma ci ha preceduti nella dimora eterna; per darci la serena fiducia che dove è Lui saremo anche noi, uniti nella stessa gloria» (dal Prefazio). Fin da adesso, pensiamo spesso a questa gloria che ci attende nei Cieli. In Gesù Risorto e asceso al Cielo, noi contempliamo quella che sarà anche la nostra meta finale. La festa di oggi ci insegna che non siamo stati creati per questa terra, ma per il Paradiso. Solo lì i nostri cuori troveranno la vera pace. Qui giù ci sarà sempre qualcosa per cui penare, e questo Dio lo permette per farci desiderare ancora più ardentemente il Cielo.
Tante volte viviamo come se dovessimo rimanere qui tutta l'eternità. Non pensiamo a sufficienza alla Vita eterna e rischiamo di farci trovare impreparati all'incontro eterno con Gesù. San Paolo, nella seconda lettura, pregava il Signore di illuminare gli occhi del cuore (cf Ef 1,18) per contemplare la gloria alla quale siamo chiamati. Chiediamo che il Signore illumini anche i nostri occhi, affinché, fin da adesso, possiamo fissare il nostro sguardo alla meta.
Il nostro pellegrinaggio terreno si potrebbe paragonare a una lunga ascensione: dobbiamo raggiungere la vetta, e ciò richiede tutto il nostro impegno. Più facile sarà scendere, ma noi siamo chiamati a raggiungere le vette dell'amore di Dio. Più il nostro bagaglio sarà leggero, tanto più agevolmente riusciremo a salire e a raggiungere la cima. Per questo motivo, san Francesco d'Assisi volle vivere nella povertà, per non essere ostacolato da nulla nel suo slancio verso l'alto.
In questa ascensione non dobbiamo perdere di vista la vetta da raggiungere. All'inizio il cammino è agevole, ma, quanto più ci si avvicina alla vetta, tanto più l'ascesa si fa ripida e il respiro affannoso. Se prima si ammirava la bellezza del panorama, quando si è ormai vicini alla meta non si guarda che la cima, ogni altra cosa sembra scomparire. La fatica aumenta sempre di più, ma il desiderio di giungere in vetta si fa più grande e, quando finalmente vi si giunge, si è al colmo della gioia. Sembra quasi che quanto più abbiamo fatto fatica, tanto più siamo felici. Ai nostri occhi estasiati si aprono orizzonti meravigliosi e il mondo sotto di noi sembra ormai tanto piccolo. Si vorrebbe rimanere lì a lungo e si intuisce che il mondo non potrà mai appagare pienamente il nostro cuore.
Chiamati a guardare in alto, tante volte noi non riusciamo a staccare lo sguardo da terra. Impariamo dai Santi, i quali, passando per molte prove e tentazioni, sono saliti molto in alto e hanno raggiunto la cima immacolata dell'amore di Dio. Si racconta che, quando era ancora bambino, san Francesco di Sales spesso era assorto, tutto preso dai suoi pensieri e, quando il padre gli domandava a cosa stesse pensando, egli rispondeva: «Penso a Dio e a farmi santo».
Pensiamo anche noi a Dio. La preghiera è stata giustamente definita come l'«elevazione della mente a Dio». Ogni volta che pregheremo in modo autentico, eleveremo la nostra mente e il nostro cuore, staccandoli dai lacci di questa terra.
Pensiamo a Dio e fissiamo il nostro sguardo alla vetta!

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 5 giugno 2011)

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