BastaBugie n°197 del 17 giugno 2011

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1 I DIPENDENTI ACCUSANO: ''LA BBC E' ANTICRISTIANA!''
British Broadcasting Corporation: da simbolo del giornalismo imparziale a tv ideologica e politicamente corretta
Autore: Elisabetta Del Soldato - Fonte: Avvenire
2 EUROPRIDE E LADY GAGA: LE LEGGI CHE VALGONO PER I COMUNI CITTADINI, NON OBBLIGANO GLI ATTIVISTI GAY
I discriminati siamo noi, costretti a subire l'arroganza e la violenza di immagini ed espressioni contro le quali siamo impossibilitati a dire alcunché, pena la denuncia di omofobia
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Bussola Quotidiana
3 L'EUROPRIDE E LA GRANDE BUFALA DELL'OMOFOBIA: NE PARLA LUCA (CHE ERA GAY, MA ADESSO STA CON LEI)
Una manifestazione di pura ostentazione con lo scopo di aiutare il proliferare di locali dove si offre sesso e con il risultato di zittire chiunque si permetta di esprimere un'opinione diversa
Autore: Raffaella Frullone - Fonte: La Bussola Quotidiana
4 CHI MAI PUO' CREDERE CHE I QUOTIDIANI BOMBARDAMENTI SU TRIPOLI SIANO FATTI PER DIFENDERE IL POPOLO LIBICO?
Da tre mesi siamo in guerra e in Italia nessuna bandiera arcobaleno alle finestre: ah, già... quelle servivano per protestare contro Bush, mentre oggi a bombardare è il Premio Nobel per la pace nonché democratico Obama, dunque... niente marce Perugia-Assisi, né balconi imbandierati
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero
5 LA STRANA MOBILITAZIONE DI UNA PARTE DEL MONDO CATTOLICO IN OCCASIONE DEL REFERENDUM
Non era in discussione l'acqua donata da Dio, bensì gli acquedotti e i depuratori realizzati da Cesare
Autore: Stefano Fontana - Fonte: La Bussola Quotidiana
6 LE FOLLE FESTANTI CHE GIOISCONO PER I REFERENDUM HANNO SCELTO PER NOI: PIU' TASSE PER TUTTI!
Mica penseranno che il conto sia gratis? Per rendere efficienti le reti idriche i Comuni aumenteranno le imposte e gli incentivi alle energie ''pulite'' ci costeranno 100 miliardi di euro in 20 anni
Autore: Nicola Porro - Fonte: Il Giornale
7 IL VESCOVO DI PAVIA NON GRADISCE LA PRESENTAZIONE DI UN LIBRO CATTOLICO, SCRITTO DA UN CATTOLICO, PRESENTATO DA DUE CATTOLICI, SU INVITO DI UN'ORGANIZZAZIONE CATTOLICA
Eppure magari lo stesso Vescovo volentieri duetta con Enzo Bianchi, dialoga con l'Arcigay e accoglie don Andrea Gallo che spiega l'intima religiosità di ''Bocca di rosa''
Autore: Alessandro Gnocchi - Fonte: Libero
8 MATERNITA' SURROGATE, CHI PENSA ALLE DONNE?
Si diffonde l'uso più spietato e crudele che si possa fare del corpo di una donna: bombardamento di ormoni, fecondazione artificiale, utero in affitto, ecc.
Autore: Costanza Miriano - Fonte: Avvenire
9 CRISTIANI UCCISI NEL MONDO: UNO OGNI 5 MINUTI
La persecuzione dei cristiani è la prima emergenza mondiale in materia di discriminazione religiosa: se non lo si riconosce, il dialogo tra le culture produrrà solo bellissimi convegni, ma non si fermerà il massacro
Autore: Massimo Introvigne - Fonte: La Bussola Quotidiana
10 LETTERE ALLA REDAZIONE: PENSO CHE MARGHERITA HACK E UMBERTO VERONESI SIANO DEGLI INTRUSI
Ecco quale posizione possono assumere i cattolici nei confronti dell'energia nucleare
Autore: Giano Colli - Fonte: Redazione di BastaBugie
11 OMELIA SANTISSIMA TRINITA' - ANNO A - (Gv 3,16-18)
Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - I DIPENDENTI ACCUSANO: ''LA BBC E' ANTICRISTIANA!''
British Broadcasting Corporation: da simbolo del giornalismo imparziale a tv ideologica e politicamente corretta
Autore: Elisabetta Del Soldato - Fonte: Avvenire, 2/06/2011

La Bbc è anti-cristiana e non riflette la realtà. Lo sostiene una consultazione condotta dalla stessa British Broadcasting Corporation su 4500 persone tra cui membri del suo staff. Secondo la maggioranza degli intervistati, infatti, i cristiani sarebbero trattati molto male dalla televisione di stato britannica che li dipinge come «deboli» e «bigotti». Non solo, dal risultato dell'indagine è saltata all'occhio l'opinione ricorrente che le altre religioni sarebbero meglio rappresentate nei programmi nonostante il cristianesimo sia la religione della maggioranza in Gran Bretagna. Si legge nelle conclusioni della ricerca dal titolo Diversity Strategy: «In termini religiosi, sono molti quelli che percepiscono la Bbc come anti-cristiana e che credono che rappresenti male la Cristianità ». Un partecipante al sondaggio ha commentato: «Come cristiano credo che la Bbc non rappresenti la mia fede accuratamente e che spesso la rappresenti in maniera sbagliata usando stereotipi denigratori e scorretti».
Non è la prima volta che la Bbc viene accusata di non tenere particolarmente a cuore i cristiani. L'anno scorso fu tacciata di anti-cristianesimo per come aveva, nella soap-opera Eastenders, dipinto un «pastore assassino ossessionato dalla Bibbia». E recentemente la tv di stato non si è curata delle proteste delle associazioni religiose e pro-life, sentendosi accusare di essere proeutanasia, che le hanno chiesto di non mandare in onda due documentari, uno trasmesso recentemente e uno alla fine di luglio, che mostrano la 'morte in diretta' di due persone, quella di un malato di cancro che si spegne naturalmente e quella di un altro malato terminale che si fa aiutare a morire, usando il suicidio assistito, nella clinica svizzera Dignitas. E non rassicura, come espresso, qualche tempo fa anche da un portavoce della Chiesa Anglicana, il fatto che sia un musulmano ora il responsabile della programmazione religiosa della televisione di Stato. La scelta di Aaqil Ahmed, che ha già ricoperto lo stesso ruolo per l'emittente Channel Four e che in passato ha sollevato critiche per aver trasmesso documentari palesemente a favore dell'Islam e poco rispettosi della fede cristiana, ha infatti dimostrato di essere controversa. Già lo scorso marzo il leader degli anglicani, l'arcivescovo di Canterbury Rowan Williams, si era incontrato con il direttore della Bbc Mark Thompson per discutere la programmazione religiosa dell'emittente e assicurarsi che questa non penalizzasse i suoi fedeli. E anche per il vescovo anglicano di Manchester, Nigel McCulloch, la nomina di Ahmed sarebbe giunta «in un momento in cui la programmazione religiosa della Bbc ha causato dello sconcerto». «Bisogna fare attenzione – ha detto – a non sottovalutare l'importanza dei nostri valori religiosi».

Fonte: Avvenire, 2/06/2011

2 - EUROPRIDE E LADY GAGA: LE LEGGI CHE VALGONO PER I COMUNI CITTADINI, NON OBBLIGANO GLI ATTIVISTI GAY
I discriminati siamo noi, costretti a subire l'arroganza e la violenza di immagini ed espressioni contro le quali siamo impossibilitati a dire alcunché, pena la denuncia di omofobia
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Bussola Quotidiana, 13/06/2011

E' andata come si sapeva, tutti sicuramente abbiamo visto le immagini. La manifestazione romana dei gay europei ha dimostrato ancora una volta quanto siano vere le affermazioni che Luca di Tolve, ex gay militante, ha fatto a La Bussola Quotidiana riguardo alla realtà del mondo gay e al vero scopo di questi gay pride. Alla fine, per quanto lo spettacolo offerto sia stato becero e di cattivo gusto, possiamo dire che non siamo stati sorpresi: i gay pride sono sempre stati così.
Quello che invece ci ha sorpreso e sconcertato è lo spettacolo offerto dagli amministratori locali, in particolar modo il sindaco di Roma Gianni Alemanno e il presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, molto più preoccupati di cavalcare il politicamente corretto che non esercitare la responsabilità che viene dal loro ruolo. Se si voleva dare dimostrazione di una "Roma città accogliente", che sembrava nei giorni scorsi l'unica preoccupazione di Alemanno, bastava semplicemente autorizzare la manifestazione, dare la possibilità al movimento gay – come a qualsiasi altro – di esprimere la propria posizione e anche la propria protesta mettendo a disposizione la piazza più adeguata. E' diverso invece dare il patrocinio a una manifestazione, che va ben oltre l'accettare che un gruppo manifesti liberamente il proprio pensiero: è dargli un sostegno morale e, a volte, anche economico. Altra cosa ancora è poi partecipare in prima persona alla manifestazione: significa che, oltre a tutto il resto, si fanno proprie le rivendicazioni o le pretese di chi manifesta.
Allora, che bisogno c'era per Alemanno e Polverini di esporsi così entusiasticamente e acriticamente a sostegno del gay pride, ben sapendo che l'agenda del movimento gay – sostituzione dei 2 sessi naturali con innumerevoli varianti di preferenze sessuali, riconoscimento delle unioni gay, adozioni di bambini da parte dei gay – è agli antipodi del programma per cui sono stati eletti e dei valori condivisi dalla stragrande maggioranza del proprio elettorato?
Nella migliore delle ipotesi è il segno di una debolezza culturale del centro destra – cosa peraltro spiegata pochi giorni fa anche in un articolo di Robi Ronza – che è allarmante. E nelle analisi che continuano a essere svolte sulle ragioni della sconfitta del centrodestra alle recenti elezioni amministrative, andrebbe preso in considerazione questo allinearsi alla cultura dominante che porta a rinnegare il programma elettorale, un punto dopo l'altro.
Una seconda questione che lascia sconcertati è l'assoluta noncuranza con cui si sono accolte le manifestazioni più becere e disgustose, come se fossero assolutamente normali. Ci chiediamo: una volta ottenuta l'autorizzazione a manifestare, all'interno della manifestazione stessa è sospesa ogni legge dello Stato? Oppure ci sono anche delle regole per poter manifestare, dei limiti di pubblica decenza da dover osservare, come è anche per tutti i normali cittadini?
Non è un problema di omosessuali: avremmo trovato ugualmente disgustoso se al Family Day, tanto per fare un esempio, coppie giovani e meno giovani avessero voluto mostrare il loro orgoglio etero facendo vedere pubblicamente come si fa ad avere figli. E avremmo trovato parimenti sconcertante l'atteggiamento delle autorità se avessero consentito tutto ciò.
Non è neanche un problema moralistico: è semplicemente una questione di rispetto per gli altri, rispetto di regole condivise che la comunità si è data perché tutti si possano esprimere senza prevaricare l'altro.
Purtroppo sembra che le regole e le leggi che valgono per i comuni cittadini, non valgano più per gli attivisti gay, alla faccia della loro presunta discriminazione. I discriminati siamo noi, costretti a subire l'arroganza e la violenza di immagini ed espressioni che ci sono imposte e contro le quali siamo impossibilitati a dire alcunché, pena la denuncia di omofobia. Peraltro anche le proteste o la legittima disapprovazione di persone e religioni dovrebbe stare entro i limiti del rispetto. Quello che si è visto sabato sera a Roma contro il Papa e la Chiesa va ben oltre quei limiti, e non è accettabile. E men che meno è accettabile che sindaco e presidente della Regione, troppo impegnati a elemosinare qualche consenso da gay e lesbiche, abbiano ignorato il tutto.
In gioco non c'è il diritto dei gay a dire pubblicamente quello in cui credono, ma il diritto di tutti a essere rispettati nella propria dignità.

Fonte: La Bussola Quotidiana, 13/06/2011

3 - L'EUROPRIDE E LA GRANDE BUFALA DELL'OMOFOBIA: NE PARLA LUCA (CHE ERA GAY, MA ADESSO STA CON LEI)
Una manifestazione di pura ostentazione con lo scopo di aiutare il proliferare di locali dove si offre sesso e con il risultato di zittire chiunque si permetta di esprimere un'opinione diversa
Autore: Raffaella Frullone - Fonte: La Bussola Quotidiana, 10-06-2011

Cinquecentomila persone per le strade, 41 linee del trasporto pubblico deviate, entusiasmo crescente. L'EuroPride 2011, che va in scena nelle strade della capitale, si prepara a vivere il suo culmine domani sera, quando una sfavillante Lady Gaga, invitata nientepopodimenoche dall'ambasciatore statunitense, si scatenerà sulle note di «Born this way», inno alla naturalità della diversità.
La manifestazione dell'orgoglio omosessuale, si legge nello statuto politico, sottolinea che «Essere orgogliosi significa scegliere a testa alta i propri percorsi di vita con consapevolezza e libertà, nel riconoscimento del medesimo spazio di libertà di qualunque altra persona». Ma questa definizione non convince, soprattutto chi l'ha frequentata per 20 anni, come Luca di Tolve. Oggi quarantenne e sposato con Teresa, Di Tolve oggi gestisce il gruppo Lot, associazione che difende l'identità di genere e offre supporto a chi porta dentro di sé ferite e dipendenze a livello emotivo. Nel suo libro «Ero gay. A Medjugorje ho ritrovato me stesso», edito da Piemme, racconta la sua storia e la sua esperienza all'interno di Arcigay, storica associazione che, si legge nel suo statuto «si propone di promuovere e tutelare il diritto all'uguaglianza tra ogni persona sia essa gay, bisessuale, lesbica, transessuale o eterosessuale».
DI TOLVE, CHE COSA È EUROPRIDE?
«Una manifestazione egocentrica, una pura ostentazione, una giornata di folle divertimento. Tutto quello che si fa normalmente nei punti di ritrovo la notte, viene riproposto nelle strade di giorno. Non è, come si vuol far credere, una battaglia sociale, ma solo un mettersi in mostra attorno all'unico elemento di coesione: il sesso. Per capirlo basta accedere al sito di arcigay.it, si trova una serie di locali, sparsi in tutta Italia, con la denominazione cruising, ovvero ricerca e offerta di sesso casuale, anonimo e vario. Nessuna associazione che promuove diritti si sognerebbe mai di organizzare un maxi festino per le strade, tranne i movimenti omosessualisti. Il loro unico scopo è sdoganare un modello di pensiero, negando tutti quelli che lo contraddicono».
IN CHE SENSO?
«Non prendono nemmeno in considerazione l'ipotesi che una persona in un dato momento abbia un problema con la proprie identità sessuale, danno per scontato che la strada sia quella dell'omosessualità, e su quella indirizzano tutti, soprattutto i più giovani e i più fragili. Noi crediamo che l'essenza della persona non sia omosessuale, che ci possano essere delle tendenze, dei problemi psicologici, delle ferite, ma non se ne può  parlare. Non si può dire nulla se non nel modo in cui Arcigay propone, perché subito si è tacciati di omofobia. Ma lo spettro dell'omofobia è una grande, gigantesca bufala. Omofobia significa avere paura, io non ho paura dell'omosessualità e nemmeno degli omosessuali: lo sono stato per 20 anni! Questo è soltanto un tentativo di zittire chiunque si permetta di esprimere un'opinione diversa».
QUALCUNO POTREBBE OBIETTARE CHE ALCUNE PERSONE NON SI RICONOSCONO NELLA PROPRIA IDENTITÀ SESSUALE BIOLOGICA...
«Conosco bene questo stato d'animo, per averlo provato. Porta con sé un carico di dolore, di rabbia, di sofferenza inimmaginabile. Di fronte a questa sensazione di freddo smarrimento viene naturale avvicinarsi al mondo gay, e poi ne si viene travolti. Noi vogliamo offrire un'alternativa, con il gruppo Lot vogliamo dare voce alle persone che non si sentono in sintonia con quello che provano, andare incontro agli adolescenti che chiedono di capire cosa sta succedendo. Il percorso è lungo e complesso, ma bisogna essere chiari: siamo maschi o femmine. E  la normalità è essere eterosessuali».
QUINDI SECONDO LEI NON CI SONO DIRITTI DA TUTELARE PER QUANTO RIGUARDA GLI OMOSESSUALI ATTRAVERSO I GAYPRIDE?
«L'unico risultato di queste manifestazioni è il proliferare di locali dove si offre sesso. A me dispiace tantissimo perché so che i ragazzi più giovani ci credono davvero, e il loro entusiasmo viene alimentato di continuo, facendo loro credere che si cambierà il mondo, ma non è così e ai vertici lo sanno bene. E' il sesso il motore del mondo gay, come in una sorta di cannibalismo ci si nutre di una cosa che non si ha.  Ed è questo che personalmente ha fatto scattare in me un campanello d'allarme. Il sesso.  Perché non esiste la fedeltà nel mondo gay, esiste la ricerca compulsiva di qualcosa che si vuole possedere, ma non la si ottiene perché ci si ostina a cercare nell'uguale a noi. Non esistono persone serene, o piene, nel mondo gay. Al contrario quando l'individuo scopre il mistero della complementarità, tutto acquista una luce diversa...».
QUALE È STATA LA MOLLA CHE LE HA FATTO PENSARE CHE QUALCOSA NON ANDAVA NEL MONDO GAY?
«Ad un certo punto, dopo anni di ricerca sfrenata, non solo non avevo trovato nulla, ma non avevo nemmeno capito bene cosa stavo cercando, e nemmeno se lo avrei trovato mai. Esausto, mi sono fermato, ho staccato. Poi ho scoperto che c'erano altre possibilità:  con grandissimo stupore e altrettanta sofferenza ho scoperto una cosa che nessuno, in 20 anni di Arcigay mi aveva mai detto, e cioè che potevo diventare eterosessuale. Perché non me lo avevano detto? Mi hanno rubato 20 anni di vita. Ho cominciato a leggere i libri di Nicolosi, psicoterapeuta americano, che da anni negli Stati Uniti si occupava di terapia riparativa. Non sono stato convinto da subito, ma ho voluto tentare anche quella strada. Ho capito che la mia vita era cambiata quando ho cominciato a percepire la profondità del mistero della complementarità, e ho sentito dentro di me un desiderio, che nessuno mi aveva detto che avrei potuto sentire: quello di essere padre. Fino ad allora nessuno mi aveva mai detto che avrei potuto generare una vita».

Fonte: La Bussola Quotidiana, 10-06-2011

4 - CHI MAI PUO' CREDERE CHE I QUOTIDIANI BOMBARDAMENTI SU TRIPOLI SIANO FATTI PER DIFENDERE IL POPOLO LIBICO?
Da tre mesi siamo in guerra e in Italia nessuna bandiera arcobaleno alle finestre: ah, già... quelle servivano per protestare contro Bush, mentre oggi a bombardare è il Premio Nobel per la pace nonché democratico Obama, dunque... niente marce Perugia-Assisi, né balconi imbandierati
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero, 05/06/2011

C'è una guerra in corso da tre mesi, i bombardieri della Nato tuonano giorno e notte, ma dove sono i giornalisti di denuncia, i Santoro, i Lerner, i Floris e dove sono l'Annunziata e la D'Amico? Dov'è la schiena diritta del giornalismo sedicente libero, quello che chiama "servi" tutti gli altri? Sarei curioso anche di sentire la saggia voce di spiriti liberali come Paolo Mieli o Ernesto Galli della Loggia. Invece sono diventati tutti muti. A cosa si deve questo improvviso silenzio collettivo?
E' vero che il 26 aprile scorso si poteva leggere sul "Corriere della sera" che "il Colle sostiene i bombardamenti" con l'opposizione di sinistra tutta allineata dietro Napolitano (il governo già si era dovuto adeguare).
E che anche mercoledì scorso, al vicepresidente americano Biden, Napolitano ha ripetuto che l'Italia è "fianco a fianco" con gli Usa nella vicenda libica.
Ed è vero che il compagno-presidente con tale entusiastica adesione ai bombardamenti "umanitari" è diventato il riferimento privilegiato della Casa Bianca, relegando di fatto l'indebolito e incerto Berlusconi (che ha dovuto seguirlo nell'impresa) a un ruolo di secondo piano.
Ma la stampa avrebbe almeno il dovere di raccontare ciò che sta accadendo. Invece niente. Un autobavaglio così totale non si era mai visto. Eppure ogni notte i bombardieri Nato colpiscono duro.
Il Vicario apostolico di Tripoli, monsignor Giovanni Martinelli, implora instancabilmente di smetterla con le bombe. Ha dichiarato ad Asianews:
"La Nato ha intensificato i bombardamenti e continua a fare vittime. I missili stanno cadendo ovunque e purtroppo non colpiscono solo zone militari, ma anche civili. La gente a Tripoli soffre, anche se nessuno ne parla".
Nell'ultima settimana il vescovo ha denunziato il bombardamento di un ospedale, di un quartiere popolare e di una chiesa cristiana copta.
Ma non c'è traccia di tutto questo sui giornali e in tv. Nessuno fa una piega. Nessuno s'indigna. Nessun programma tv, nessun editoriale.
Non si vede in giro neanche una bandiera arcobaleno alle finestre. E dire che solo qualche anno fa avevano riempito l'Italia. Ma a quel tempo si trattava di protestare contro Bush, mentre oggi a bombardare è il Premio nobel per la pace nonché democratico Obama.
Dunque oggi niente manifestazioni e niente marce Perugia-Assisi. Tutte le anime belle dormono un sonno profondo.
All'inizio di tutto, in marzo, della guerra parlò Lerner con "L'Infedele" e mi capitò di assistere incredulo al memorabile elogio della Francia dei bombardieri: ci fu addirittura chi – col plauso di Gad – ebbe la faccia tosta di affermare che il governo francese in questo modo testimoniava la sua imperitura volontà di affermare dovunque i valori umanitari della rivoluzione francese, di cui invece al governo italiano non importava niente.
Curioso paradosso perché i francesi affermavano quei presunti ideali umanitari bombardando i libici, mentre le autorità italiane – accusate di insensibilità perché ancora restie a bombardare – si stavano prodigando a soccorrere migliaia di rifugiati arrivati disperatamente a Lampedusa anche per fuggire dalla guerra "umanitaria" dei francesi.
Dunque dal buon progressista le bombe francesi furono giudicate umanitarie, mentre i soccorsi italiani erano disumanitari. Che grande esempio di giornalismo.
Tutti sanno che in realtà gli ideali umanitari non c'entrano niente con la guerra, tanto è vero che nessuno si sogna di andare a bombardare Damasco dove il regime compie quasi ogni giorno stragi contro i manifestanti.
Tanto meno si pensa di andare a bombardare Pechino perché il regime cinese stroncò nel sangue le manifestazioni di piazza Tien an men o perché continua a spedire nei lager gli oppositori.
A proposito, neanche Napolitano si sogna di prospettare spedizioni militari contro quei due paesi, che egli peraltro visitò nel 2010 dando la mano a quei despoti (provate a rileggervi anche i discorsi molti amichevoli fatti in quella sede).
Ma allora perché questa smania di francesi e inglesi (che hanno il colonialismo nella loro storia) e poi degli americani, di sostenere una sorta di colpo di stato interno alla nomenclatura libica e spedire bombardieri sulla Tripolitania?
Secondo Angelo del Boca, storico ed esperto delle vicende libiche, "le vere ragioni di questa guerra sono il controllo dei pozzi di petrolio e i 200 miliardi di dollari dello Stato libico depositati nelle banche straniere".
Non so dire se queste sono "le vere ragioni", ma di sicuro non si può continuare a gabellarci la favoletta dell'intervento umanitario. Sarebbe il caso che la stampa raccontasse quello che sta accadendo e scavasse alla ricerca delle "vere ragioni" della guerra.
Invece da settimane non si legge un solo articolo sulla tragedia della Libia. E quando ne appare qualcuno è peggio che mai. E' il caso del reportage da Tripoli pubblicato ieri a tutta pagina sul "Corriere della sera" a firma Lorenzo Cremonesi: spiace dirlo, ma sembrava quasi un inno ai bombardieri.
Si riportavano queste testuali dichiarazioni (rigorosamente anonime): "Brava Nato. Continui così".
Possibile che l'inviato del Corriere sia riuscito a pescare proprio i pochi – guarda caso anonimi – che sono felici di venire bombardati ogni giorno e anzi chiedono di essere bombardati più intensamente?
Chissà perché non ha parlato con monsignor Martinelli e chissà perché non è andato a vedere gli effetti di quei bombardamenti, ascoltando le vittime. In tv del resto la guerra proprio non esiste.
C'è un colossale problema di informazione sulla vicenda libica. Gli Usa, i francesi e gli inglesi, con le autorità militari della Nato ormai fanno mera propaganda. Dice Del Boca: "Gli alti costi dell'operazione contro Gheddafi hanno trasformato un conflitto lampo in una guerra di fandonie fatta dai media".
Mi ha colpito quanto ha scritto su Asianews padre Piero Gheddo, il decano dei missionari italiani, un uomo di Dio per nulla incline al pacifismo ideologico e al settarismo di sinistra, basti dire che fu tra i primi, negli anni Settanta, a denunciare i crimini dei Khmer rossi di Pol Pot in Cambogia, svergognando certi media e certa sinistra italiana ancora intrisa di antiamericanismo.
Dunque l'altroieri padre Gheddo ha scritto:
"Le anomalie di questa guerra di Libia sono infinite e dimostrano che anche in Occidente soffriamo di una disinformazione colossale. L'intervento umanitario iniziale sta assumendo i contorni di un crimine di stato. L'Onu aveva giustificato la 'No fly zone' per impedire che gli aerei libici bombardassero i ribelli della Cirenaica. Ma in pochi giorni le forze aeree della Libia vennero facilmente azzerate. Poi si è passati a bombardare i mezzi militari di terra che avanzavano verso Bengasi e si continua, da più di due mesi, a bombardare le città della Cirenaica, non per proteggere il popolo libico da Gheddafi, ma per la 'caccia all'uomo' Gheddafi, il che sta scavando un abisso di odio e di vendetta fra le due parti del paese, Tripolitania e Cirenaica, che erano e sono pro o contro il raìs".
Padre Gheddo ha poi citato il generale Anders Fogh Rasmussen segretario generale della Nato che "ha definito i bombardamenti come parte dell'intervento umanitario per proteggere il popolo libico! Ci vuole una bella faccia tosta, a mentire in modo così smaccato!", ha tuonato il missionario.
"Chi mai può credere che i quotidiani bombardamenti su Tripoli sono fatti per difendere il popolo libico? Ecco perché stampa e Tv occidentali non parlano più della guerra in Libia. Non sanno più come giustificare una così evidente violazione dei diritti umani".
L'assurdo poi è che la trattativa per far uscire di scena Gheddafi in modo incruento sarebbe stata possibile, ma proprio gli "umanitari" l'hanno uccisa sul nascere. Per quanto deve continuare questa guerra? E il nostro silenzio?

Fonte: Libero, 05/06/2011

5 - LA STRANA MOBILITAZIONE DI UNA PARTE DEL MONDO CATTOLICO IN OCCASIONE DEL REFERENDUM
Non era in discussione l'acqua donata da Dio, bensì gli acquedotti e i depuratori realizzati da Cesare
Autore: Stefano Fontana - Fonte: La Bussola Quotidiana, 14-06-2011

In occasione del referendum sull'acqua si è notata una mobilitazione particolare del mondo cattolico, probabilmente superiore a quella contro il divorzio e l'aborto. Non ci sono dati certi a questo proposito, ma tutti abbiamo assistito alle catene di sms, ai pronunciamenti delle associazioni, prima tra tutte l'Azione cattolica, ai volantinaggi davanti alle chiese, alle dichiarazioni di vescovi e uffici stampa delle diocesi, all'impegno propagandistico degli ordini religiosi, alle dichiarazioni di moltissimi teologi moralisti. Questo notevole impegno profuso dai cattolici per l'occasione merita una pacata e approfondita considerazione. Essi possono dire oggi di aver vinto. Ci sono fondati motivi per dire che hanno perso.

LA RINUNCIA ALLA REALTÀ
La prima considerazione da fare è che i cattolici, per motivi che vedremo in seguito, hanno aderito e a loro volta incentivato una trasformazione del senso del referendum. Antonio Massarutto, autore del documentato libro "Privati dell'acqua? Tra bene comune e mercato" (Il Mulino) lo aveva detto con chiarezza: "Più volte, in questi mesi, partecipando a dibattiti pubblici, mi sono sentito chiedere se sono favorevole o contrario alla privatizzazione: non sono né favorevole né contrario, per la semplice ragione che, posta in questi termini, la domanda è senza senso". Massarutto conosceva bene la complessità e l'articolazione del problema acqua, avendovi dedicato 252 pagine di libro. Sapeva bene che il problema non era privatizzare o meno. Però questo hanno detto i cattolici militanti per il sì, non facendo così un servizio alla realtà e alla verità, distorcendo il significato del quesito e trasformandolo in una questione ideologica di Bene e di Male. La concreta problematica della gestione, distribuzione, depurazione dell'acqua è stata così sepolta sotto le citazioni del Cantico di Frate Sole.

IL VIZIO DEL MORALISMO
Dire che l'acqua è "elemento vitale", "bene comune", "un diritto di tutti" e che essa non deve essere ridotta a merce è fare demagogia o ideologia. Sia chi non è andato a votare, sia chi ha votato sì, sia chi ha votato no concorda perfettamente con queste affermazioni. Il problema non era di principio – l'acqua è di tutti o di alcuni? – ma pratico: come bisogna organizzare la gestione delle reti idriche? Una diocesi ha detto: "Andare a votare è un gesto per la vita, per la vita di tanti che ancora nel mondo non hanno il diritto più elementare, quello dell'acqua". Cosa c'entri il referendum in Italia con la mancanza di acqua in Africa non ci è dato di sapere. Se analizziamo la gran parte dei Settimanali diocesani troviamo questo livello di ragionamento. Ma quando si sbandierano ragioni di questo genere si cade nel moralismo inefficace e servizievole. Si crede di aver contribuito a far andare avanti la storia ed invece ci si è accodati ad altri. Se nascondo il vero problema sotto le coltri delle belle ed astratte frasi di principio impedisco la sua soluzione o favorisco soluzioni non volute.

L'INTEGRALISMO PROGRESSISTA
Durante la campagna referendaria sono stati utilizzati richiami della Scrittura, frasi del Vangelo e della Dottrina sociale della Chiesa in modo avventurosamente integralista. Che Gesù, sulla croce, abbia chiesto da bere non implica, se non per una imperdonabile forzatura, che si andasse a votare e che si votasse sì. Eppure è stato detto anche questo. Su un sito cattolico ho letto che San Francesco, "da quel rivoluzionario che era, sarebbe certamente andato a votare e avrebbe votato sì". Chissà quante suore hanno pensato di interpretare in questo modo avventato il carisma del loro fondatore, appiattendolo drammaticamente su un problema di gestione del rubinetto.
Antonio Masserutto aveva fatto anche quest'altra previsione azzeccata nel suo libro già ricordato sopra: "Molti scomodano invano il nome di Dio, ma qui il problema non è l'acqua donata da Dio bensì gli acquedotti e i depuratori realizzati da Cesare". I cattolici referendari hanno scomodato il nome di Dio.

LA SCARSA CONOSCENZA DELLA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA
La stessa Dottrina sociale della Chiesa è stata molto strumentalizzata. Che il Compendio affermi che l'acqua non va trattata come tutte le altre merci, non significa che essa sia gestita solo dallo Stato perché al monopolio statale dei beni comuni il Compendio è assolutamente contrario. Nessun documento della Dottrina sociale della Chiesa dice che l'acqua deve essere fornita dal Governo, come autorevoli presidenti di organismi vaticani hanno detto. Non si è distinto tra beni collettivi e beni pubblici; tra bene comune e bene totale e non si è chiarito che bene pubblico non significa che debba gestirlo lo Stato. Non è stato utilizzato il principio di sussidiarietà. Su queste basi come si potrà rivendicare domani una scuola veramente paritaria? Dato che l'istruzione è un bene pubblico, dovremo tollerare solo le scuole statali? Questi errori di impostazione culturale si pagano.  

LA CARICATURA DEL PROFETISMO
Trovo preoccupante questo modo di ragionare. Esso "applica" la frase evangelica al problema pratico con un automatismo sospetto, riduce l'aspetto cosiddetto "profetico" della religione cristiana a votare per abolire un comma di un articolo di legge, produce ingenuità ed irenismo mentre impedisce di elaborare categorie culturali proprie. Ci si sente in pace con il creato e con gli altri senza però aver prodotto nessun concreto miglioramento, ma solo avendo assecondato una generica mobilitazione collettiva per un diritto, quello all'acqua, che nessuno negava. La parola "profetico" è risuonata molte volte nella campagna referendaria delle associazioni cattoliche. Ma non si capisce cosa abbia di profetico la tutela delle rendite di posizione presenti. Appiattito sul rubinetto, il profetismo cristiano è stato abbastanza profanato: bastasse una crocetta per essere profeti…

CREDEVO DI VOTARE PER L'ACQUA, HO VOTATO PER IL DIVORZIO BREVE
Tutto questo ha poi fatto sì che il mondo cattolico trascurasse il significato politico del referendum. Ha avuto un bel dire Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, che il referendum non doveva essere un voto pro o contro il Governo: questo aspetto non è stato secondario, come si vede dalle dichiarazioni dei politici ad urne chiuse. E' probabile che molti cattolici abbiano promosso il referendum anche per questo motivo. In questo caso, però, l'utilizzo delle frasi di Gesù in croce sarebbe ancora più colpevole. Se invece alle conseguenze politiche i cattolici non hanno pensato significa ancora una volta ingenuità: uno può credere di votare per l'acqua e invece vota per aprire la strada al divorzio breve. Anche questo accade se non si sta attenti.
Molti cattolici con cui ho discusso di questi problemi sostengono che bisognava dare fiducia ai movimenti che, dal basso, chiedono di partecipare alla gestione dei beni pubblici, specialmente in questi momenti di crisi della politica. Ma i movimenti che nascono dal basso hanno mille componenti ideologiche – naturalistiche, ecologiste, esoteriche, new age, collettiviste, antifamiliste, femministe, animaliste – e spesso fanno riferimento a visioni dell'uomo antitetiche a quella cattolica. Quanti movimenti per i diritti umani che si sono mobilitati per questo referendum sono contrari alla famiglia e alla vita? I cattolici non possono fare lo spezzatino della persona umana. Del resto, lo statalismo della vittoria del sì non valorizza certo la soggettività della società civile.
Si dovrebbe analizzare a fondo, nel prossimo futuro, l'atteggiamento mentale e operativo dei cattolici in occasione di questo referendum, ben oltre le poche riflessioni condotte in queste righe. Credo che ne emergerebbero significative incertezze culturali e i segni di alcune crepe considerevoli nel tessuto ecclesiale.

Fonte: La Bussola Quotidiana, 14-06-2011

6 - LE FOLLE FESTANTI CHE GIOISCONO PER I REFERENDUM HANNO SCELTO PER NOI: PIU' TASSE PER TUTTI!
Mica penseranno che il conto sia gratis? Per rendere efficienti le reti idriche i Comuni aumenteranno le imposte e gli incentivi alle energie ''pulite'' ci costeranno 100 miliardi di euro in 20 anni
Autore: Nicola Porro - Fonte: Il Giornale, 14 giugno 2011

E adesso questo benedetto referendum ce lo paghiamo. Le folle festanti che gioiscono per l'acqua pubblica e l'energia finalmente verde hanno inconsapevolmente scelto per tutti noi: più tasse. Non penseranno mica che il conto sia gratis. Destra e sinistra qua c'entrano poco: Zaia, il governatore veneto, come Bonelli, il leader verde, pari sono. «Il buon senso c'era, ma se ne è stato nascosto per paura del senso comune»; è l'atteggiamento bipartisan che in molti hanno avuto. Il trucchetto grazie al quale i costi della scellerata scelta sono stati nascosti sotto il tappeto si chiama illusione finanziaria, come la definì un grandissimo economista italiano di inizio Novecento, Amilcare Puviani. Semplificando, si tratta di quella trappola che tendono con abilità i politici quando un costo per la collettività - invece di cancellarlo - lo spostano in un anfratto ben poco visibile. Il referendum appena passato sull'acqua è un caso di scuola. Vediamo. I nostri tubi perdono come un colapasta: più si scende e peggio è. Nei prossimi trent'anni sarà necessario investire 60miliardi di euro per ridurre decisamente le perdite. Da oggi in poi il costo di questi investimenti non sarà più possibile comprenderlo nelle tariffe dell'acqua stessa.
Ma siccome Babbo Natale da queste parti non si è fatto vedere, da qualche parte questi quattrini toccherà tirarli fuori. La procedura è semplice: con le tariffe ci paghiamo, se va bene, la gestione ordinaria dell'acqua e gli investimenti verranno invece scaricati nelle casse comunali. Et voilà l'illusione è fatta: il coniglio è uscito fuori dal cappello. Poi però non lamentiamoci quando i nostri amministratori locali alzeranno al massimo l'Irap e l'addizionale Irpef (lo ha appena fatto Nichi Vendola in Puglia). Sarà interessante assistere tra qualche anno ai favolosi vincitori referendari quando in piazza sfileranno per la riduzione della pressione fiscale arrivata ormai a livelli insopportabili o quando urleranno contro i tagli dello Stato centrale, che ovviamente non ha alcuna intenzione di coprire a piè di lista i costi dei propri enti locali. Certo un'alternativa c'è. Non fare investimenti e piano piano aumentare le tariffe locali. Esattamente quanto è avvenuto fino ad oggi. Chissà perché nessuno ha messo in rilievo come quest'anno le tariffe dell'acqua siano aumentate del 10 per cento, contro un'inflazione del 2,5 per cento? E anche sugli investimenti basta fare come si è fatto sino ad oggi: cioè poco o nulla. Disperdiamo il 40 per cento dell'acqua e un italiano su tre si trova in zone non trattate da depuratori.
Continuiamo così: tutti felici. I cittadini festanti votano per la loro condanna fiscale e i politici altrettanto festanti brindano per il mantenimento delle loro 24mila poltrone nei consigli di amministrazione delle società pubbliche locali (fonte Corte dei conti). Quello che non vedremo nelle tariffe, lo troveremo in maggiori imposte e affideremo il tutto ai nostri abilissimi politici locali. Bell'affare. Sul nucleare Puviani avrebbe potuto scrivere un trattato. Al suo posto, si parva licet , lo ha fatto l'Authority per l'energia. Il discorso in questo caso, limitandosi solo all'aspetto economico, è ancora più semplice. A gran voce si reclamano, come alternativa al nucleare, il sole e il vento. Purtroppo vento e sole non sono efficienti quanto i combustibili fossili e l'atomo, e dunque tocca dare loro un incentivo. Niente da fare: anche in questo caso Babbo Natale non si è fatto vedere. L'Authority ha calcolato per il 2011 tale incentivo in circa 5 miliardi di euro. Ma chi ha messo per terra una pala o un pannello ne ha diritto (a tariffa costante senza riduzioni) per i prossimi 20 anni.
A casa nostra la somma fa cento miliardi di euro. Già quest'anno le nostre bollette della elettricità sono aumentate del 3,9 per cento, di cui il 3 per cento per i sussidi a vento e sole (fonte Authority per l'Energia). Gli italiani hanno votato per aumentare il loro «debito pubblico elettrico» per cento miliardi di euro. E si trovano le centrali alle porte di casa. Questa più che un'illusione finanziaria, sembrerebbe una truffa. I referendum sono passati. Siamo tutti più verdi. Siamo tutti più pubblici. Siamo tutti meno efficienti. Siamo tutti più politici. Siamo tutti più giovani e colorati. Siamo tutti più poveri. Evviva.

Fonte: Il Giornale, 14 giugno 2011

7 - IL VESCOVO DI PAVIA NON GRADISCE LA PRESENTAZIONE DI UN LIBRO CATTOLICO, SCRITTO DA UN CATTOLICO, PRESENTATO DA DUE CATTOLICI, SU INVITO DI UN'ORGANIZZAZIONE CATTOLICA
Eppure magari lo stesso Vescovo volentieri duetta con Enzo Bianchi, dialoga con l'Arcigay e accoglie don Andrea Gallo che spiega l'intima religiosità di ''Bocca di rosa''
Autore: Alessandro Gnocchi - Fonte: Libero, 07/06/2011

Scrivo in prima persona, lasciando a riposo solo per questo turno Mario Palmaro, per raccontare una grottesca vicenda di genere clericalcuriale che mi ha visto coinvolto in compagnia del professor Roberto de Mattei. Riassunta brutalmente, suona così: oggigiorno, essere cattolici senza indulgere in sbavature dottrinali e morali non è il viatico migliore se si vuole andar per parrocchie, oratori e associazioni culturali cattoliche, anzi finisce che ti tolgono la parola come soggetto non gradito.
Ma questo è il succo del ragionamento. Per cogliere quella che i giornalisti chiamano notizia, bisogna partire dalla fine: ieri sera, lunedì 6 giugno, presso la Sala Santa Maria Gualtieri, in Piazza della Vittoria 1, a Pavia, è stata presentata l'opera Concilio Vaticano II. Una storia mai scritta, di Roberto de Mattei, edizioni Lindau; relatori Alessandro Gnocchi e Roberto de Mattei.
La presentazione di un libro non è necessariamente un evento degno di nota. Ma l'opera di de Mattei, vice presidente del Cnr e docente di Storia del Cristianesimo e della Chiesa all'Università Europea di Roma, è divenuto un caso editoriale perché, come recita il sottotitolo, osa raccontare la "storia mai scritta" di un mito del XX secolo.
Ma questa, per quanto innegabile, è una notizia secondaria rispetto a ciò che ha reso tribolata l'organizzazione della serata. La presentazione si è tenuta alla Sala Santa Maria Gualtieri a cura della Fondazione Lepanto e delle Edizioni Lindau dopo che il Collegio Ghislieri aveva declinato la possibilità di farlo nella propria sede. In un primo tempo, sembrava tutto fatto, il rettore era ben felice di ospitare uno studioso illustre, ma poi, improvvisamente, le date ipotizzate si sono riempite di impegni improrogabili. Si dirà: un intellettuale di formazione laica, laicissima, che non impazzisce per ospitare dei cattolici che parlano di un libro cattolico, anche in tempi di tolleranza, è una notizia, ma non eclatante.
In effetti, c'è dell'altro. Il laico Collegio Ghislieri era un ripiego su cui ci si era orientati dopo che il vescovo di Pavia, monsignor Giovanni Giudici, aveva opposto il suo personale e autorevole dissenso alla presentazione del libro di de Mattei in ambito riconducibile alla diocesi. Ne sa qualcosa il sacerdote che pensava di far del bene invitando l'autore e il sottoscritto a parlare di un'opera tanto importante e si è sentito dire che sarebbe stato meglio, molto meglio, lasciar perdere. Con tanto di telefonate, convocazioni e il monito clericaleggiante: di quel libro ha parlato male l'"Osservatore Romano". Perché si sa, quando serve, fa brodo anche l'"Osservatore".
A questo punto, la notizia non si può dire che non vi sia e va tradotta così: il vescovo cattolico della diocesi cattolica di Pavia non gradisce la presentazione di un libro cattolico, scritto da un cattolico, presentato da due cattolici, su invito di un'organizzazione cattolica.
Qualcuno farà notare che monsignor Giudici, uomo di curia dal purissimo pedigree martiniano che volentieri duetta con Enzo Bianchi, accoglie don Andrea Gallo e dialoga con l'Arcigay, non può vedere di buon occhio la calata in diocesi di cattolici che viaggiano contromano. Ma un minimo di fair play non guasterebbe: se a Pavia viene accolto senza problemi don Gallo per spiegare che lui ha anche un quinto vangelo, quello di De Andrè, perché non c'è posto per chi si ferma ai canonici quattro?
Domanda ingenua che, probabilmente, contiene la risposta. In una Chiesa in cui il federalismo dottrinale ha attecchito con molta più efficacia di quanto in Italia attecchisca quello fiscale, non possono godere di tranquilla cittadinanza coloro che pretendono di ribadire l'universalità e l'immutabilità della dottrina e della morale. Senza contare che de Mattei, agli occhi dei grandi numi di quella teologia che ama tanto i gentili e per nulla i fratelli un po' retro', ha commesso l'errore di sostenere le sue tesi mettendo mano ai documenti e raccontando fatti che nessuno è stato in grado di contestare. In un ambiente in cui generalmente si crede che il Vaticano II sia il primo e ultimo Concilio della Chiesa cattolica uno storico che fa il proprio mestiere può solo dare fastidio. Vuoi mettere quanto sono più riposanti preti cosiddetti ribelli come don Gallo che magari spiega l'intima religiosità di "Bocca di rosa" o monaci scomodi come il priore di Bose che mena il torrone l'accoglienza, la parresia e la profezia?
E così, dove sono passati fior di preti scomodi ma glamour, non sono passati de Mattei e Gnocchi. Il sacerdote che avrebbe voluto presentare il libro sul Vaticano II, con cattolicissima e ammirabile obbedienza, ha desistito dall'intento. Ma l'organizzazione della serata non si è fermata, fino a che non ha trovato asilo nella Santa Maria Gualtieri, aperta a tutti, cattolici compresi.

Fonte: Libero, 07/06/2011

8 - MATERNITA' SURROGATE, CHI PENSA ALLE DONNE?
Si diffonde l'uso più spietato e crudele che si possa fare del corpo di una donna: bombardamento di ormoni, fecondazione artificiale, utero in affitto, ecc.
Autore: Costanza Miriano - Fonte: Avvenire, 5/05/2011

Le sto ancora aspettando. Adesso arriveranno, mi dico. Sicuramente le faranno. Senza dubbio le femministe organizzeranno delle manifestazioni di piazza contro l'uso del corpo delle donne. I giornali leveranno gli scudi, gli editorialisti faranno sentire le loro voci indignate e piene di compassione, contro questa cattiveria che si fa alle donne. No, non a quelle fotografate in pose discinte per vendere qualcosa, che non è niente in confronto. E neanche a quelle che si vendono al piacere degli uomini.
Mi riferisco all'uso più spietato e crudele che si possa fare del corpo di una donna: usarne una, massicciamente bombardata di ormoni, per produrre ovuli da abbandonare a qualcuno in giro per il mondo; poi un'altra per crescere un essere umano grande quanto uno spillo fino a che diventi in grado di farcela da solo; poi, infine, metterla da parte, impedendole perfino di toccarlo, quel bambino strappato alle sue viscere.
Di donne che scendono in piazza per questo motivo, però, non se ne vedono. Di giornali sbigottiti non se ne leggono. E la cosa è talmente crudele e impensabile che diventa ineffabile.Non si trovano le parole per dirlo. Madre surrogata. Utero in affitto. Parole tirate per i capelli, per dire una realtà che non è umana. È vero, si tratta di una donna che è stata consenziente, diranno i sostenitori di queste magnifiche sorti e progressive del genere umano, sempre più emancipato dai suoi limiti di creatura. È stata consenziente almeno al momento della firma del contratto, diranno. Ma, mi chiedo: quale necessità aveva (girano cifre a parecchi zeri)? E soprattutto, si rendeva conto a cosa sarebbe andata incontro?
Qui non si tratta di schiavismo, è molto peggio. È servirsi del bisogno economico di qualcuno non per svolgere un lavoro, perché portare un bambino non è come portare uno zaino sulle spalle, ma per vendere una parte di sé, e la più preziosa. La capacità di trasmettere la vita.
Sapeva, quella donna che ha firmato il contratto che la sua carne si sarebbe fusa con quella carne? Sapeva che il suo sangue avrebbe alimentato un uomo?
Sapeva che la sua voce e il suo battito lo avrebbero cullato per nove mesi? Sapeva che il suo corpo poi abbandonato, devastato, non si sarebbe mai più ripreso? Si ricordava che l'utero non è un sacchetto ma è parte integrante di una persona vera, unita alla mente, al cuore, allo spirito? Sono sicura, voglio credere, che non sapeva che poi quel «prodotto del concepimento» (sic!) non lo avrebbe potuto stringere, annusare, attaccare al seno. Che glielo avrebbero preso prima che potesse calmare il primo impaurito vagito.
All'improvviso, separati. Divisi per sempre. Questo prevedono di solito i contratti.
Se questo non porti a impazzire, mi domando cosa. E mi stupisco che non sia già successo più volte davvero, magari senza che la notizia finisca in pagina. Già, perché i giornali sono tutti impegnati a celebrare i padri o le madri che hanno coronato i loro sogni pur essendo omosessuali come Ricky Martin, Miguel Bosé ed Elton John, o troppo avanti con gli anni come Nicole Kidman o Sarah Jessica Parker, o per chissà quali motivi, come Robert De Niro o Dennis Quaid.
Nessuno qui condanna il desiderio di maternità o paternità, ci mancherebbe. Ma i figli non sono un diritto, sono un dono. E se la scienza ci può aiutare è chiaro che deve avere dei limiti. I figli devono avere un solo padre e una sola madre, e dover dimostrare la cosa è talmente ridicolo che davvero sembra siano arrivati i tempi – direbbe Chesterton – in cui «tutto diventerà un credo... fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro, spade sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate»...
Un ultimo pensiero – intanto che aspettiamo che le femministe organizzino le manifestazioni per la difesa della donna – va al bambino.
Chissà cosa lascerà nella sua mente, nel suo sangue, negli angoli più reconditi di sé un rapporto così intenso e totale interrotto per sempre. E mentre da un lato i reparti maternità più evoluti si attrezzano per non spezzare la sacra diade mamma-bambino sin dai primi giorni (quando, credetemi, una mamma stremata dal parto la interromperebbe anche, almeno per qualche oretta, la sacra diade), sullo stesso pianeta si permette qualcosa di così paurosamente non umano.

Fonte: Avvenire, 5/05/2011

9 - CRISTIANI UCCISI NEL MONDO: UNO OGNI 5 MINUTI
La persecuzione dei cristiani è la prima emergenza mondiale in materia di discriminazione religiosa: se non lo si riconosce, il dialogo tra le culture produrrà solo bellissimi convegni, ma non si fermerà il massacro
Autore: Massimo Introvigne - Fonte: La Bussola Quotidiana, 08/06/2011

La scorsa settimana, nella mia qualità di Rappresentante dell'OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) per la lotta al razzismo, alla xenofobia e all'intolleranza e discriminazione contro i cristiani, sono stato relatore a un grande evento organizzato dalla Presidenza ungherese dell'Unione Europea al Castello Reale di Gödöllo, presso Budapest, sul tema del dialogo interreligioso fra cristiani, ebrei e musulmani. (...)
Dal mio intervento e dalla discussione che ne è seguita i giornalisti presenti hanno ricavato soprattutto la mia affermazione secondo cui ogni anno i cristiani uccisi nel mondo per la loro fede sono 105.000, uno ogni cinque minuti. Come avviene nell'epoca di Internet, dalle auree volte del Castello Reale di Gödöllo la citazione è rimbalzata su quotidiani e siti di tutti i continenti. È certamente servita a risvegliare le coscienze sul tema dei cristiani perseguitati. Di questo sono molto contento: sono all'OSCE per questo.
Ma – com'è naturale – una minoranza di coloro che hanno riferito la notizia ha sollevato dubbi su una cifra che a prima vista può sembrare eccessiva. In Italia si è distinta per un'ironia fuori luogo quando si parla di morti la solita UAAR, l'Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti. In queste reazioni c'è già di per sé una lezione: si sottovaluta talmente il problema dei cristiani perseguitati che le cifre – quando sono citate – sembrano a prima vista incredibili. Da dove vengono, dunque, le statistiche che ho citato in Ungheria? La base è costituita dai lavori del principale centro mondiale di statistica religiosa, l'americano Center for Study of Global Christianity, diretto da David B. Barrett, che pubblica periodicamente la notissima World Christian Encyclopedia e l'Atlas of Global Christianity. I lavori di Barrett e del suo centro sono i più citati nel mondo accademico, e non solo, per le statistiche internazionali sui membri delle diverse religioni.
Nel 2001 Barrett e il suo collaboratore Todd M. Johnson iniziarono a raccogliere statistiche anche sui martiri cristiani. Nella loro importante opera World Christian Trends AD 30 – AD 2200 (William Carey Library, Pasadena 2001) cercarono di calcolare il numero totale di martiri cristiani – e per la verità anche di altre religioni – nei primi due millenni cristiani, fino all'anno 2000. Naturalmente, Barrett e Johnson avevano anzitutto bisogno di una definizione di martiri cristiani. Sceslero "credenti in Cristo che hanno perso la loro vita prematuramente, nella situazione di testimoni, come risultato dell'ostilità umana". Avvertivano che perdere la propria vita "nella situazione di testimoni" non implica alcun giudizio sulla santità personale del martire ma comporta che sia stato ucciso perché cristiano, non come vittima di una guerra o di un genocidio con motivazioni prevalentemente politiche o etniche e non religiose.
Il volume del 2001 concludeva che i martiri cristiani nei primi due millenni erano stati circa settanta milioni, di cui quarantacinque milioni concentrati nel solo secolo XX. Una robusta parte metodologica, che – aggiungo – è uscita semmai rafforzata da dieci anni di discussione sul volume, spiegava i criteri di calcolo adottati. Da allora, Barrett e Johnson hanno aggiornato annualmente i loro calcoli, senza modificare criteri e definizioni. Negli anni 2000 il numero di martiri è cresciuto fino a raggiungere verso la metà del decennio il tasso allarmante di 160.000 nuovi martiri all'anno. Nel 2010 – come spiegano in un articolo intitolato "Christianity 2011: Martyrs and the Resurgence of Religion" pubblicato sul numero di gennaio 2011 (vol. 35, n. 1) della rivista del loro centro, l'"International Bulletin of Missionary Research" – il numero di martiri è diminuito rispetto alla metà del decennio precedente, principalmente perché "la persecuzione dei cristiani nel Sud del Sudan si sta placando come effetto degli effetti degli accordi di pace nel 2005". Tuttavia rimangono, o si aggravano, altri focolai di martirio, in particolare la Repubblica Democratica del Congo e la Corea del Nord.
Considerati questi fattori una stima prudenziale per il 2011, che Barrett e Johnson propongono "con fiducia", è di circa "centomila martiri in un anno". Questa cifra è considerata eccessivamente prudente in un volume importante che mi propongo di recensire in altra occasione per i lettori della Bussola Quotidiana, The Price of Freedom Denied dei sociologi statunitensi Brian J. Grim e Roger Finke (Cambridge University Press, Cambridge 2011), dove la teoria sociologica detta dell'economia religiosa è applicata allo studio statistico delle persecuzioni religiose e delle loro conseguenze sociali. Grim e Finke citano altri dati secondo cui il numero di martiri cristiani che perdono la vita ogni anno potrebbe essere più alto, fra 130.000 e 170.000. Nel mio intervento di Budapest ho voluto adottare una revisione minima della stima di Barrett e Johnson, supponendo che dalle 100.000 vittime circa del 2010 si passi a 105.000 nel 2011: una cifra molto minore di quella proposta da Grim e Finke.
105.000 morti all'anno significano fra 287 e 288 morti al giorno e dodici all'ora, cioè uno ogni cinque minuti. Può darsi che si debba seguire la stima più bassa di Barrett e Johnson e che i minuti siano cinque e mezzo anziché cinque. O che abbiano ragione invece Grim e Finke e muoia un cristiano ogni quattro minuti, non ogni cinque. La linea di tendenza rimane comunque spaventosa. Se non si gridano al mondo le cifre della persecuzione dei cristiani, se non si ferma la strage, se non si riconosce che la persecuzione dei cristiani è la prima emergenza mondiale in materia di violenza e discriminazione religiosa, il dialogo tra le religioni e le culture produrrà solo bellissimi convegni, ma nessun risultato concreto. Chi nasconde le cifre forse semplicemente preferisce non fare nulla per fermare il massacro.

Fonte: La Bussola Quotidiana, 08/06/2011

10 - LETTERE ALLA REDAZIONE: PENSO CHE MARGHERITA HACK E UMBERTO VERONESI SIANO DEGLI INTRUSI
Ecco quale posizione possono assumere i cattolici nei confronti dell'energia nucleare
Autore: Giano Colli - Fonte: Redazione di BastaBugie, 13 giugno 2011

Gentile redazione,
da quando ho scoperto il vostro sito, ho letto, apprezzato e condiviso i vostri articoli. Per questo sono rimasto sconcertato quando ho letto il vostro invito ad ascoltare l'opinione di Margherita Hack e Umberto Veronesi a proposito dell'energia nucleare. Si tratta di due 'pessimi maestri' le cui idee in fatto di etica vi sono certamente note e che fanno a pugni con la morale naturale. Perché dare spazio e credibilità a due personaggi del genere?
Nell'attesa di una vostra cortese risposta vi saluto cordialmente.
Guido

Caro Guido,
davvero è rimasto addirittura sconcertato per i due video? Eppure appena prima c'era anche quello di Antonino Zichichi, noto scienziato cattolico...
Lo sappiamo bene che Hack e Veronesi sono due pessimi maestri e condividiamo la sua opinione: lo sono per davvero e in mala fede, per giunta.
Non condividiamo le idee di Hack e Veronesi in fatto di etica e, infatti, non abbiamo dato spazio alle loro idee in campo morale. Del resto ne hanno già in abbondanza sui giornali e in televisione. Noi abbiamo dato spazio alle loro idee scientifiche che appunto è il loro campo.
Proprio questo è il punto: in televisione e sui giornali avviene che personaggi come loro possano parlare di tutto (anche ciò di cui non sono competenti) e ad esempio non è strano trovare la Hack a parlare di filosofia o dell'esistenza di Dio pur non essendo competente in tali campi. Invece i cattolici (ad esempio Antonio Socci, giusto per fare un nome) non vengono mai chiamati, oppure se vengono chiamati lo sono solo per temi strettamente di fede come le apparizioni della Madonna o per la beatificazione di Giovanni Paolo II. In queste occasioni però vengono invitati anche denigratori della chiesa (stile Odifreddi) che non hanno nessuna competenza, ma vengono chiamati per (una presunta) "par condicio". Insomma gli anticattolici possono parlare di tutto, mentre noi cattolici no. E gli anticattolici possono parlare anche di ciò di cui non sono competenti, mentre noi no.
Perché quindi abbiamo dato spazio a simili personaggi nel nostro sito che si propone di fare informazione controcorrente? Molto semplicemente perché gli abbiamo dato spazio nella materia di cui sono competenti e cioè la scienza. Se vogliamo parlare a tutti (anche ai non credenti) dobbiamo usare la ragione e con argomenti razionali possiamo così presentare a tutti la ragionevolezza delle nostre idee. Ecco quindi che possiamo accogliere i contributi di tutti coloro che usano la ragione senza ideologia.
Insomma, con San Tommaso, diciamo: "la verità da chiunque sia detta, viene dallo Spirito Santo". Con questa apertura di mente (tipica del luminoso periodo medioevale) affrontiamo tutte le questioni. Siamo pronti ad ascoltare chiunque usi la ragione "senza i paraocchi imposti dalla cultura dominante", come dice il sottotitolo del nostro sito.
Un'ultima annotazione per chiarire la posizione della Chiesa a chi si dichiara cattolico. La Santa Sede è uno degli Stati che fa parte dal 1957 dell'AIEA, Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica per la promozione dell'uso del nucleare per fini pacifici. Addirittura ne è uno degli Stati fondatori. E quindi con ciò la Santa Sede esprime ufficialmente che i cattolici non possono essere contrari PER PRINCIPIO al nucleare. Ecco perché appaiono ideologiche le posizioni di chi si scandalizza se ci sono cattolici favorevoli all'uso pacifico del nucleare. Su questa materia c'è libertà di pensiero.
Ovviamente lei potrebbe anche non essere d'accordo con noi sull'uso dell'energia nucleare, ma siamo nel campo delle opinioni ed è proprio per questo che la invito a continuare a seguirci anche se non condividesse tutto al 100 x cento.
Non è possibile essere d'accordo sempre neanche con il nostro migliore amico, per cui, ripeto, la invito a continuare a non farci mancare la sua amicizia.
Giano Colli

DOSSIER "LETTERE ALLA REDAZIONE"
Le risposte del direttore ai lettori

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Fonte: Redazione di BastaBugie, 13 giugno 2011

11 - OMELIA SANTISSIMA TRINITA' - ANNO A - (Gv 3,16-18)
Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 19 giugno 2011)

Quando san Patrizio evangelizzò l'Irlanda, volendo spiegare il mistero della Santissima Trinità, si servì di un piccolo esempio: prese fra le mani un trifoglio e disse che, come quelle tre foglioline formavano un'unica piantina, così le tre Persone, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, formano un unico Dio. L'esempio riuscì allo scopo: la folla che ascoltava abbracciò la fede cristiana e da allora, anche in tempi recenti, il giorno di san Patrizio, gli irlandesi attaccano al vestito un mazzolino di trifoglio, in memoria della loro conversione e in onore del Santo che li ha evangelizzati.
Il mistero della Trinità, celebrato in questa prima domenica dopo Pentecoste, è il primo mistero della fede cristiana, il più importante e il meno accessibile all'intelligenza umana. Vi si possono solo cogliere dei pallidi riflessi nella creazione, la quale, essendo opera di Dio, reca in se stessa l'impronta del suo Creatore. Per questo motivo, l'intelligenza umana non può arrivare a comprendere questo mistero, ma capisce che tale mistero, pur superando l'umana comprensione, non è contro la ragione; comprende inoltre che le similitudini che troviamo nell'opera della creazione confermano il nostro atto di fede.
La ragione umana non sarebbe mai riuscita a conoscere che Dio è in tre Persone uguali e distinte. Questa verità la sappiamo solo perché Gesù ce l'ha rivelata. La frase della Scrittura che maggiormente ci fa comprendere questo mistero è l'affermazione di san Giovanni evangelista: «Dio è amore» (1Gv 4,8). In questa piccola frase è racchiuso tutto il mistero di Dio uno e trino. Dio è trino, in tre Persone, proprio perché e Amore. Quando parliamo di amore, si parla sempre di una comunione di persone: la persona che ama, la persona amata e l'amore reciproco. Il Padre ama il Figlio, il Figlio ama il Padre e l'amore reciproco tra il Padre e il Figlio è lo Spirito Santo. C'è amore solo dove c'è comunione. Ma, pur essendo in tre Persone, vi è un unico Dio, poiché l'amore unisce e, in Dio, l'amore è così perfetto che di tre Persone c'è un solo Dio. Il Padre è Dio, il Figlio è Dio, lo Spirito Santo è Dio, e insieme non formano tre divinità, ma un unico Dio.
Il mistero della Santissima Trinità si riflette in modo particolare nell'uomo, creato ad immagine e somiglianza di Dio. Tra le creature visibili, l'uomo e la donna sono le più perfette, quelle che maggiormente rivelano il mistero di questa comunione divina. Inoltre, quanto più uno ama, quanto più uno è santo, tanto più conosce Dio e lo fa conoscere al mondo.
La famiglia umana è chiamata alla santità, proprio perché è chiamata a riflettere il mistero di Dio. Più persone, unite dall'amore, formano un'unica famiglia e devono aiutarsi vicendevolmente ad amare e a servire il loro Creatore. Sganciata ed emancipata da Dio, la famiglia perde molto del suo valore e viene meno alla sua vocazione. Il beato Carlo, ultimo imperatore d'Austria, il giorno del suo fidanzamento, disse alla sua promessa sposa che da quel momento in poi si dovevano aiutare reciprocamente ad andare in Paradiso. E, alcuni anni dopo, affermò che avrebbe preferito che il Signore prendesse con Sé i suoi figli, piuttosto che essi commettessero un solo peccato mortale.
Dio è amore infinito e tale amore liberamente si vuole riversare sulle creature, innanzitutto sull'uomo, il quale per il peccato si era separato dal suo Creatore. Per questo motivo, il Vangelo di oggi così afferma: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna» (Gv 3,16). L'amore di Dio è venuto incontro a noi e ci ha salvati. Così la prima lettura di oggi mette in luce quella che è la caratteristica più grande di Dio, ovvero la misericordia, e lo afferma con queste parole: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di amore e di fedeltà» (Es 34,6). L'amore infinito di Dio si manifesta nella Croce di Gesù. Guardando Gesù, morto e risorto per noi, noi vediamo tutta la ricchezza della misericordia divina.
Salvati dall'amore, noi siamo chiamati a vivere nell'amore vicendevole. San Paolo, nella seconda lettura di oggi, lo afferma con chiarezza: «Fratelli, siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell'amore e della pace sarà con voi» (2Cor 13,11). Una famiglia che si ama, una Comunità affiatata, sono riflesso della comunione d'amore che vi è tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.
Quando dei fratelli si vogliono bene si dice che essi sono un cuore e un'anima sola. Così si diceva della prima Comunità cristiana di Gerusalemme e così si deve dire di ogni Comunità radunata dall'amore di Dio. Diversamente, daremo una contro testimonianza, anzi, saremo di scandalo. Nel Monastero di san Damiano, nelle vicinanze di Assisi, si diceva che santa Chiara e le sue consorelle erano così congiunte dalla mutua carità da avere, fra di loro, come un'unica volontà (cf FF 352). Come esortava san Paolo nella seconda lettura, quelle sante suore avevano gli stessi sentimenti e il loro amore vicendevole era talmente grande che la loro vita umile e nascosta era un piccolo riflesso di Cielo.
«Tendete alla perfezione» (2Cor 13,11), ci ripete san Paolo. La perfezione non consiste nel compiere miracoli, ma nell'amare con tutte le nostre forze Dio e il prossimo. Se faremo così, l'amore di Dio sarà sempre con tutti noi e noi potremo riflettere nel modo migliore il mistero di Dio, uno e trino.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 19 giugno 2011)

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