BastaBugie n°210 del 16 settembre 2011

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1 FESTE PATRONALI DEGRADATE A GIORNO FERIALE: DOVE SONO FINITI QUEI CATTOLICI CHE TANTO SI SONO BATTUTI PER L'ACQUA PUBBLICA? MUTI COME PESCI!
Come ricorda il Catechismo della Chiesa Cattolica: ''I cristiani devono adoperarsi per far riconoscere dalle leggi le domeniche ed i giorni di festa della Chiesa come giorni festivi''
Autore: Mauro Faverzani - Fonte: Corrispondenza Romana
2 INCREDIBILE PAGLIACCIATA: BENEDETTO XVI DENUNCIATO ALLA CORTE PENALE INTERNAZIONALE DELL'AJA
Solo un pazzo può immaginare che il Papa abbia ordinato una guerra al mondo a colpi di abusi sessuali commessi dai preti
Autore: Massimo Introvigne - Fonte: La Bussola Quotidiana
3 IL FALSO PRIMATO DELL'ECONOMIA CHE SI CREDE ONNIPOTENTE
Come ricorda Benedetto XVI l'economia funziona solo se accetta di essere guidata dall'etica e dalla politica, non funziona se pretende di sostituirle
Autore: Massimo Introvigne - Fonte: La Bussola Quotidiana
4 LE PERSONE BASSE HANNO ANCORA DIRITTO DI NASCERE?
L'oscurantismo della relativista cultura dominante blocca la scienza e ritiene più facile eliminare che curare
Autore: Carlo Bellieni - Fonte: Avvenire
5 LA CLAMOROSA VICENDA DI UN ITALIANO ARRESTATO IN SVEZIA PERCHE' AVEVA BRONTOLATO IL FIGLIO DODICENNE CHE FACEVA LE BIZZE
In Svezia le punizioni corporali dei minori sono severamente proibite per legge: vediamo le conseguenze disastrose (tentati suicidi di minori quintupli rispetto all'Italia, professori terrorizzati dalle minacce degli studenti, ogni settimana viene data alle fiamme una scuola...)
Autore: Francesco Saverio Alonzo - Fonte: La Bussola Quotidiana
6 A SAN GIOVANNI ROTONDO IN UN MOSAICO PADRE PIO VIENE RAFFIGURATO MENTRE BENEDICE L'UNITA'
Ricordiamo che il giornale comunista alla morte di Stalin titolò: ''Gloria eterna all'uomo che più di tutti ha fatto per la liberazione e per il progresso dell'umanità''
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero
7 LE BOIATE DEL REGISTA PSEUDOCATTOLICO ERMANNO OLMI: ''NON BISOGNA INGINOCCHIARSI DAVANTI AL CROCIFISSO''
Il recente noiosissimo film del regista-predicatore è un manifesto dell'umanesimo ateo che soppianta il cattolicesimo, è l'attivismo per i più poveri che rimpiazza la preghiera, è il relativismo che sostituisce il realismo della verità
Autore: Mario Palmaro - Fonte: La Bussola Quotidiana
8 IL CARDINALE CLEMENS-AUGUST VON GALEN, L'AVVOCATO DELLA DIGNITA' UMANA, IL LEONE DI MUNSTER CHE NEL 1941 SFIDO' HITLER SULL'EUTANASIA
Svergognò il Fuhrer che aveva iniziato lo sterminio per i portatori di handicap con il pretesto dello spazio da riservare negli ospedali ai feriti della guerra e del risparmio per lo Stato cancellando il mantenimento di tante vite indegne
Autore: Marco Roncalli - Fonte: Avvenire
9 PISAPIA IMPONE AI BAMBINI MILANESI IL MODELLO DI FAMIGLIA GAY
Il sindaco sponsorizza un libro per bambini, da adottare negli asili comunali, dove due pinguini maschi fanno da ''genitori''
Autore: Sabrina Cottone - Fonte: Il Giornale
10 TESTAMENTO BIOLOGICO: ECCO COME IN ITALIA SI STA INTRODUCENDO L'EUTANASIA (MA SENZA NOMINARLA)
Nella legge adesso in discussione al Senato per l'approvazione definitiva non solo si legittima l'eutanasia consensuale come nel caso Welby, ma si ammette anche l'eutanasia non consensuale come è successo con Eluana Englaro
Autore: Giacomo Rocchi - Fonte: Comitato Verità e Vita
11 11 SETTEMBRE 2001: DUE FATTI ANTECEDENTI CI SVELANO UNA PROSPETTIVA SOTTOVALUTATA
Oltre l'assassinio di Ahmad Shah Massoud, ci fu una Conferenza Onu dove il mondo islamico chiese e ottenne la condanna dell'islamofobia trasformando i persecutori in vittime
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Bussola Quotidiana
12 LETTERE ALLA REDAZIONE: CHE HITLER FOSSE UN ANIMALISTA PUO' PIACERE O NON PIACERE, MA E' CONFERMATO DAL FATTO CHE CON UNA DELLE SUE PRIME LEGGI ABBIA PROIBITO LA VIVISEZIONE SUGLI ANIMALI
Il Catechismo della Chiesa Cattolica insegna invece che ''si possono amare gli animali, ma non si devono far oggetto di quell'affetto che è dovuto soltanto alle persone''
Autore: Giano Colli - Fonte: Redazione di BastaBugie
13 OMELIA XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO A - (Mt 20,1-16)
Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - FESTE PATRONALI DEGRADATE A GIORNO FERIALE: DOVE SONO FINITI QUEI CATTOLICI CHE TANTO SI SONO BATTUTI PER L'ACQUA PUBBLICA? MUTI COME PESCI!
Come ricorda il Catechismo della Chiesa Cattolica: ''I cristiani devono adoperarsi per far riconoscere dalle leggi le domeniche ed i giorni di festa della Chiesa come giorni festivi''
Autore: Mauro Faverzani - Fonte: Corrispondenza Romana, 10/09/2011

Di mezzo c'è una questione di coscienza. Niente di meno. Cancellare con un colpo di spugna le feste patronali non è solo faccenda sindacale, né tanto meno ragionieristica. È un provvedimento, che incide direttamente sulle anime. Per difendere le quali i cattolici son chiamati a raccolta e ad usare, se necessario, le armi della dialettica politica e del buon senso, a tutela dei diritti dello spirito.
A recitarlo a chiare lettere è un testo autorevolissimo e vincolante per un credente quale il Catechismo della Chiesa cattolica, che al n. 2188 recita: «Nel rispetto della libertà religiosa e del bene comune di tutti, i cristiani devono adoperarsi per far riconoscere dalle leggi le domeniche ed i giorni di festa della Chiesa come giorni festivi», difendendo anzi «le tradizioni come un prezioso contributo alla vita spirituale della società umana». Poiché le ricorrenze patronali rientrano evidentemente a pieno titolo in tale categoria, va da sé come non vi sia manovra governativa o manovra bis che tenga: l'abolizione non s'ha da fare, né ora né mai.
Del resto, lo stesso Catechismo non adduce ragioni superficiali o velleitarie, tutt'altro: punta in alto e parla direttamente di valori assoluti, universali ed intangibili quali appunto la "libertà religiosa" ed il "bene comune", molto più alti delle beghe partitiche e degli interessi di bottega. Tali, insomma, da costituire una pesante discriminazione ai limiti della cristianofobia, se inapplicati o violati, nei confronti dei milioni di credenti (che sono anche contribuenti, giova ricordarlo...) presenti in Italia, chiamati dagli stessi Comandamenti al rispetto del riposo durante la domenica tanto quanto durante tutte le feste di precetto, come prevede, oltre al citato Catechismo (n. 2193), anche il Codice di Diritto Canonico (n. 1247).
Il quotidiano della Cei, "Avvenire", ha lanciato l'allarme, ricordando come le feste patronali rappresentino la "memoria della comunità", riprendendo così un concetto che già 9 anni fa il prof. Ulderico Bernardi, docente di Sociologia degli Eventi Culturali presso l'Università di Ca' Foscari, a Venezia, ebbe ad esprimere, spiegando come «i riti collettivi» siano «il segno dell'appartenenza ad una comunità e del radicamento della fede dei semplici». Il che sarà anche sociologicamente vero, ma il punto non è principalmente questo. Non siamo di fronte ad un retaggio del passato, bensì a pratiche attuali di una fede viva nell'oggi.
Certamente, l'emendamento, che intende cancellare le ricorrenze patronali, è stato accolto dal relatore della manovra ed approvato dalla Commissione Bilancio del Senato, quindi coi crismi dell'istituzione. Ma ha un autore ben preciso, il Pd, ed un "fiancheggiatore" altrettanto noto, l'Uaar, l'Unione Atei e Agnostici Razionalisti, che ha subito plaudito al provvedimento. Spuntando anche una vittoria nella vittoria ovvero l'aver "salvato" con questa mossa le feste cosiddette "laiche" ovvero il primo maggio, il 25 aprile ed il 2 giugno, queste sì divenute spesso così asfittiche e lontane dal sentire popolare, da rappresentare una sorta di vuota e nostalgica ritualità, di cui pochi capiscono ancora il senso originario.
Vien da chiedersi dove siano tutte quelle associazioni cattoliche dei lavoratori, tanto mute e sorde in tali frangenti quanto pronte in altri a berciare su faccende loro estranee, dall'acqua pubblica al nucleare. Ora, che in Italia ci si debba affidare ai Santi Patroni per sperare di risollevare le sorti di un Paese economicamente e politicamente provato, è un dato di fatto. Ma che si pretenda anche di far pagare loro il conto, questo è veramente troppo...

Fonte: Corrispondenza Romana, 10/09/2011

2 - INCREDIBILE PAGLIACCIATA: BENEDETTO XVI DENUNCIATO ALLA CORTE PENALE INTERNAZIONALE DELL'AJA
Solo un pazzo può immaginare che il Papa abbia ordinato una guerra al mondo a colpi di abusi sessuali commessi dai preti
Autore: Massimo Introvigne - Fonte: La Bussola Quotidiana, 14-09-2011

Gli psicologi hanno scoperto che molti bambini hanno paura dei pagliacci, e i film dell'orrore sfruttano abilmente i postumi di questa paura. C'è spesso qualcuno vestito da pagliaccio che si rivela alla fine del film un serial killer o uno stupratore. Il legame fra pagliacciata e infamia fa da sfondo anche alla denuncia presentata contro il Papa e alcuni dei suoi principali collaboratori alla Corte Penale Internazionale dell'Aja.
Benedetto XVI – nelle intenzioni dei suoi accusatori americani – dovrebbe fare la fine auspicata per Gheddafi o per i signori della guerra del Congo, ed essere portato in manette in tribunale per rispondere di crimini contro l'umanità. Pagliacciata e infamia. Pagliacciata dal punto di vista giuridico, e per tre motivi.
Primo: perché la Corte penale internazionale, istituita con lo Statuto di Roma del 1998 – cui lo Stato della Città del Vaticano, come del resto gli Stati Uniti e altri Stati, non ha peraltro mai aderito – è competente per i casi di «attacco generalizzato e sistematico contro la popolazione civile», intenzionalmente e personalmente ordinato dall'imputato. Neanche un pazzo può immaginare che il Papa abbia ordinato una guerra al mondo a colpi di abusi sessuali commessi dai preti. Secondo: perché la competenza della Corte è residuale e complementare. Interviene quando nessun singolo Stato vuole o può agire per punire crimini particolarmente gravi. Dei crimini dei preti pedofili si occupano centinaia di tribunali in numerosi Paesi del mondo. Non scatta dunque la competenza residuale della Corte dell'Aja. Terzo, perché la Corte si occupa di chi commette personalmente crimini e non di chi omette di punirli o non li punisce abbastanza severamente – diversamente, il suo ambito d'intervento sarebbe così ampio da sovvertire tutte le giurisdizioni nazionali.
Neppure gli estensori della denuncia pensano che il Papa abbia personalmente abusato di bambini o ordinato a singoli sacerdoti di abusarne. Accusano solo il Papa e la Chiesa di non avere reagito con sufficiente tempestività ed efficacia. Ma c'è anche l'infamia. Perché le accuse – oltre a non rientrare nella competenza della Corte penale internazionale – sono false. Scandalosamente false. Non è falso, naturalmente, che ci siano stati e ci siano ancora – anche se il numero dei casi nuovi è in costante diminuzione – preti pedofili. Benedetto XVI ha parlato più volte di sporcizia, vergogna e disonore per la Chiesa, in nessun modo associandosi ai tentativi di negare o minimizzare il fenomeno messi in atto – oggi, per la verità, sempre più raramente – da qualche pubblicista cattolico o qualche vescovo.
Ma la menzogna clamorosa consiste nell'accusare il Papa di avere promosso in passato – quando era prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede – o di promuovere ora una linea morbida sui preti pedofili. È precisamente il contrario. Mi occupo come studioso della questione dei preti pedofili da più di vent'anni, e ho fatto parte di commissioni d'inchiesta pubbliche e private. Da quando il cardinale Ratzinger ha cominciato ad avere responsabilità sul tema, semmai è stato accusato di violare i diritti della difesa con una serie di misure durissime e draconiane contro i sacerdoti colpevoli di abusi. Basterebbe pensare al costante allungamento dei termini di prescrizione. Oggi un sacerdote pedofilo può essere perseguito fino a vent'anni dopo il compimento del diciottesimo anno da parte della sua vittima. Questo vuol dire che se un prete abusa oggi di un bambino di quattro anni, la prescrizione scatterà solo nel lontano anno 2045.
Nessun Paese al mondo dove esiste la prescrizione contempla termini così lunghi. E il diritto canonico è oggi più severo della maggioranza delle legislazioni degli Stati anche con i sacerdoti che scaricano pornografia minorile da Internet – una riforma promossa dal cardinale Levada e appoggiata dal cardinale Bertone, anche loro ora assurdamente denunciati all'Aja. Tutte queste riforme sono state volute in modo sistematico e tenace, più che da chiunque altro, prima dal cardinale Ratzinger e poi da Benedetto XVI, che ha pure usato parole senza precedenti nella storia della Chiesa per denunciare lo scandalo e la vergogna della pedofilia clericale.
È grottesco e infame che si accusi proprio lui di proteggere – anzi, secondo la denuncia all'Aja, di organizzare – i pedofili. I giudici – anche quelli internazionali – ci hanno abituato a sorprese, in genere negative, ma tutte le previsioni degli specialisti vedono gli avvocati americani, come si dice nel loro Paese, «buttati fuori dalla Corte», cacciati a calci giù dalle scale del Tribunale che avevano imprudentemente risalito. Se così non fosse, avrebbe ragione chi considera quella dell'Aja un'istituzione potenzialmente eversiva e pericolosa: opinione espressa a suo tempo non da Gheddafi, ma dagli Stati Uniti, che come si è accennato non hanno mai voluto aderirvi. Se invece le cose andranno secondo le più logiche previsioni, e tutto finirà in una bolla di sapone, ci si potrà chiedere perché qualche organizzazione americana ha speso così tanto tempo e denaro per quella che resta una pagliacciata. La risposta non attiene alla pagliacciata, ma all'infamia.
Si vogliono colpire il Papa e la Chiesa Cattolica perché danno fastidio, perché sono i soli a opporsi alla dittatura del relativismo, della cultura della morte sostenuta dalle lobby miliardarie delle cliniche per gli aborti e per l'eutanasia e delle industrie delle pillole abortive, e all'ideologia di genere che ha alle spalle l'enorme potere delle lobby omosessuali. La protezione dei bambini dalla pedofilia – che sarebbe di per sé sacrosanta – è spesso solo un pretesto. Proprio lunedì si è concluso a Roma un vertice dell'OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) sui crimini di odio contro i cristiani, commessi non in qualche zona remota dell'Africa o dell'Asia ma nell'area OSCE, cioè nell'America del Nord e in Europa. Il vertice ha rilevato come esista un attacco ai cristiani in tre stadi: dalla cultura dell'intolleranza si passa alla discriminazione – che è un insieme di attacchi giuridici alla Chiesa – e in questo clima qualche esaltato passa anche alla violenza contro gli edifici di culto e contro le persone.
La pagliacciata e l'infamia vengono ora a confermare che esiste davvero in Occidente un'emergenza legata all'intolleranza e alla discriminazione contro la Chiesa. E che i principi non negoziabili, su cui si misura se un politico merita il sostegno dei cattolici, dai tre ricordati per anni dal Papa – tutela della vita, della famiglia e della libertà di educazione – sono ormai passati a quattro. Vi si aggiunge la difesa della libertas Ecclesiae, della possibilità per la Chiesa di svolgere liberamente la missione che il Signore le ha affidato contro l'intolleranza, la discriminazione e la violenza, contro attacchi quotidiani e feroci, contro pagliacciate e infamie che hanno ormai superato il livello di guardia in tutto il mondo, Occidente compreso. I politici che non sono capaci di dire basta a tutto questo non meritano la nostra fiducia.

Fonte: La Bussola Quotidiana, 14-09-2011

3 - IL FALSO PRIMATO DELL'ECONOMIA CHE SI CREDE ONNIPOTENTE
Come ricorda Benedetto XVI l'economia funziona solo se accetta di essere guidata dall'etica e dalla politica, non funziona se pretende di sostituirle
Autore: Massimo Introvigne - Fonte: La Bussola Quotidiana, 07/09/2011

C'è qualche cosa di patetico nel vedere il segretario del PD Bersani, che solo un mese fa aveva definito l'ipotesi di sciopero generale «irrazionale e inutile», ballare anche lui in piazza al suono della musica scelta e suonata dalla segretaria della CGIL Susanna Camusso. Ma in verità non è meno patetica la rincorsa di tanti politici di centro-destra a «correggere» la manovra economica ogni volta che l'oracolo delle borse internazionali rende il suo capriccioso responso, cioè – di questi tempi – quasi tutti i giorni.
Tutti cercano soluzioni immediate, e le riflessioni dottrinali sono poco di moda. Le propone quasi solo il Papa, il quale ancora nel viaggio a Madrid per la GMG ha ripetuto che la soluzione della crisi economica non può venire dall'economia perché «la dimensione etica non è una cosa esteriore ai problemi economici, ma una dimensione interiore e fondamentale». È davvero necessario fermarsi a riflettere sulla crisi attuale come crisi del primato dell'economia, anche se la riflessione ci porta necessariamente lontano, addirittura a prima del cristianesimo.
L'idea che l'economia sia la dimensione fondamentale della realtà sociale è per noi un luogo comune, tanto che pensiamo che si tratti di un'idea «naturale» e che sia sempre stato così. Ma non è vero. Antropologi e sociologi hanno mostrato da tempo che tutte le culture tradizionali – in Oriente come in Occidente, con una corrispondenza tra civiltà lontanissime che è persino misteriosa – hanno concepito la società come composta di tre ordini: i sacerdoti, i guerrieri e i produttori, con una gerarchia che vedeva i sacerdoti al vertice. Friedrich Nietzsche (1844-1900) – che aveva nostalgia di questa gerarchia e detestava i cristiani – ci ha trasmesso l'idea che il cristianesimo, con la sua idea secondo lui molto dannosa dell'uguaglianza, ha sovvertito l'ordine della società portando dopo vari passaggi al mondo moderno, dove i produttori – gli uomini dell'economia e del commercio –, dal momento che sono in maggioranza, sono al vertice, così che la struttura tradizionale si è esattamente rovesciata.
Nietzsche ha una parte di ragione e una – essenziale – di torto. Certamente il cristianesimo ha eliminato ogni nozione di casta o di destino fissato ineluttabilmente dalla nascita. In India – in parte ancora oggi – solo il figlio di un sacerdote può diventare sacerdote, e il figlio di un contadino dovrà restare contadino. Anche nella civile Grecia antica il figlio di uno schiavo nasceva e restava schiavo. Gesù Cristo spezza questa catena. Un pescatore, Pietro, diventa la più alta autorità sacerdotale che il mondo conosca. Da allora non si contano i figli di contadini e di artigiani che diventano abati, vescovi e anche Papi – talora grandi condottieri e generali. E la Chiesa insegna che un contadino o un carpentiere ha la stessa possibilità di salvarsi e di diventare santo di un Papa o di un re.
La Chiesa, però, non insegna che il carpentiere o il contadino – finché rimane tale – ha la stessa competenza del Papa nel determinare la verità della fede, o gli stessi compiti politici del re. È sufficiente leggere san Bernardo (1090-1153) o san Tommaso (1225-1274) per convincerci che nella civiltà cristiana del Medioevo la gerarchia dei tre ordini rimane immutata. Spetta ai sacerdoti – guidati dal Papa e dai vescovi – indicare i fini ultimi della società, e alle autorità civili - che nel Medioevo sono anche militari – determinare i mezzi per realizzare questi fini. I produttori sono indispensabili al funzionamento della società, ma non sono loro a determinarne gli orientamenti.
Semmai è il protestantesimo che, abolendo il sacerdozio ministeriale e gli ordini religiosi e sostenendo in alcune sue correnti che il successo negli affari è segno di predestinazione al Paradiso, inizia a sovvertire le idee tradizionali sulla società. Sta qui il nucleo di verità della discussa tesi del sociologo Max Weber (1864-1920) sul moderno ordinamento economico come figlio del protestantesimo. Di qui a poco a poco si fa strada la nozione della superiorità dei mercanti e degli uomini d'affari sugli intellettuali – cui si estende il sospetto che si tratti di fannulloni, lanciato dai primi protestanti contro i sacerdoti e i religiosi – e i capi politici e militari, che a differenza degli imprenditori sarebbero violenti e corrotti. Immanuel Kant (1724-1804) è il primo a teorizzare che un mondo guidato da mercanti e banchieri sarebbe un mondo di pace e non di guerra.
Con Kant il moderno primato dell'economia è già formulato. Karl Marx (1818-1883) si limita a sostituire i lavoratori del braccio, i «proletari», agli imprenditori – cui estende le accuse di parassitismo – come la classe chiamata a guidare la società. I teorici del liberismo classico successori di Adam Smith (1723-1790) difendono le buone ragioni del governo degli imprenditori rispetto a quello dei lavoratori. Ma nessuno mette in discussione l'idea del primato dell'economia, che nel secolo XIX entra nell'immaginario collettivo occidentale. È l'economia a guidare la società. Se le borse – o i sindacati – bocciano un governo questo se ne deve andare. L'unica struttura, per dirla con Marx, è quella economica. Politica, cultura, religione sono solo sovrastrutture – più o meno utili, ma per Marx la religione è la più inutile di tutte – continuamente prodotte, scartate e prodotte di nuovo dall'economia.
Beninteso, nei regimi e nei partiti comunisti c'è un trucco. Chi afferma di parlare in nome dei lavoratori spesso è un intellettuale che non ha mai lavorato in vita sua. Il rapporto fra la Camusso e Bersani al tempo di Palmiro Togliatti (1893-1964) era esattamente rovesciato. Il leader comunista italiano teorizzava la funzione del sindacato come cinghia di trasmissione degli ordini del partito. Non perché Togliatti mettesse in discussione il primato dell'economia, tutt'altro. Ma perché, da buon comunista, affermava che è il partito a conoscere meglio di chiunque altro quali sono i veri interessi dei lavoratori.
C'è chi – per esempio il filosofo canadese Charles Taylor – ha letto la storia dei regimi totalitari del secolo XX, fascisti e comunisti, come tentativi – falliti – di opporsi al primato dell'economia, pur rendendogli in molti casi ancora un teorico omaggio. Oggi il primato dell'economia non ha rivali. È entrato nella nostra mentalità. Ci sembra un fatto naturale come sono naturali le albe e i tramonti. Che la politica e la cultura debbano obbedire all'economia, che i fini ultimi della società debbano essere indicati dai poteri forti economici – fra cui naturalmente ci sono anche i sindacati – o almeno con la loro approvazione ci sembra normale e fuori discussione.
Ma il primato dell'economia garantisce il migliore dei mondi possibili? Kant lo pensava. Oggi sappiamo che non è così. Forse la crisi economica che stiamo vivendo – per molti, ormai, la più grave nella storia dell'Occidente – è la campana che suona per mettere in dubbio il primato dell'economia, che è il motore di quella che Benedetto XVI chiama nella Caritas in veritate «tecnocrazia». Ci affanniamo a cercare soluzioni economiche della crisi economica, e certamente questo è in una certa misura necessario. Ma ultimamente la voce di Benedetto XVI sembra l'unica ragionevole, quando afferma che non usciremo dalla crisi se non rimetteremo in discussione il primato dell'economia. Se non torneremo ad affermare che spetta all'etica – secondo la ragione e secondo la fede, in dialogo fra loro – indicare i fini della società. E spetta alla politica, quella vera, indicare i mezzi per realizzare tali fini.  La politica funziona se accetta di avere un limite nell'etica.
L'economia funziona se accetta di essere guidata dall'etica e dalla politica. Non funziona se pretende di sostituirle, o se si crede onnipotente. Non si tratta di tornare al Medioevo, ma di tornare ai principi di una civiltà naturale e cristiana che sono veri a prescindere da come e quanto le epoche storiche li abbiano affermati o negati. La strada è lunga. Ma non ce ne sono altre.

Fonte: La Bussola Quotidiana, 07/09/2011

4 - LE PERSONE BASSE HANNO ANCORA DIRITTO DI NASCERE?
L'oscurantismo della relativista cultura dominante blocca la scienza e ritiene più facile eliminare che curare
Autore: Carlo Bellieni - Fonte: Avvenire, 20/07/2011

I bambini lattanti rispondono istintivamente alle voci che arrivano loro dagli adulti, distinguendo chi è triste tra le persone che parlano loro. Sono i risultati di uno studio inglese che mostra come la mente umana sia già profondamente 'umana' quando ancora non ce lo si aspetta. È uno studio che ha lo scopo, usando queste proprietà del bambino, di scoprire precocemente chi è affetto da autismo per curarlo il prima possibile, con risultati migliori. D'altronde addirittura il feto umano sa riconoscere la voce della sua mamma, e questa proprietà prenatale può essere usata per carpire dati sul suo benessere. Insomma: l'uomo è uomo da subito, e questo ha una valenza morale ma che finisce col far compiere progressi alla scienza. Già, perché quello che è sempre più chiaro è che i veri 'oscurantisti' sono i partigiani dell'inferiorità del feto (ma anche del neonato o del disabile) all'adulto sano, quelli che affermano che il bambino non è una persona, e non solo provocano la perdita dell'opportunità di conoscere misteriose e affascinanti notizie sulla nostra vita, ma, negando l'umanità fetale, provocano una tragica conseguenza: non si fanno abbastanza studi per la cura di chi non è ancora nato. È così facile (e più economico) eliminarli piuttosto che trovare i modi per curarli magari prima che nascano! Pochissimi ad esempio fanno ricerca su come curare i feti con sindrome Down, e la chirurgia prenatale è ancora ai primordi, nonostante sia un'affascinante frontiera. Ma anche i bimbi già nati sono considerati da diversi filosofi delle "non persone"; e come stupirsi allora che tanti Paesi hanno protocolli per non rianimare i piccolissimi bambini prematuri, e lasciarli morire quando hanno un alto rischio di disabilità? Ma se nessuno prova a curarli, come credete che farà progressi la scienza? Come si sarebbe potuto arrivare a far vivere i bambini che pesano meno di un chilo (cosa frequente oggi) se quando morivano praticamente tutti si fosse detto che bisognava lasciar perdere perché era "accanimento terapeutico"? Questo sì che è oscurantismo puro. E sarebbe la Chiesa quella che va contro il progresso scientifico? Lo stesso vale al capo opposto della vita: è più facile aprire le porte all'eutanasia o impegnarsi nel campo della solidarietà sociale per i disabili o per i malati terminali? Ed è più facile lasciar a se stesse le persone in coma o in piena demenza senile, oppure impegnarsi per trovare mezzi semplici ed efficaci per alimentarli, per sopperire alle loro esigenze? Un recente rapporto al Parlamento inglese mostrava come i disabili vengano trascurati dal sistema sanitario nazionale; ma questo non è un problema solo britannico: quanto è facile ignorare le esigenze di un disabile mentale ("non sa esprimersi!") invece di ingegnarsi a interpretare i suoi bisogni e le sue richieste espresse in modo solo in apparenza incomprensibile? Ma anche i disabili mentali, per i soliti Soloni, non sono persone. Siamo al centro di un oscurantismo che blocca la scienza e che è dovuto al pregiudizio per cui solo chi ha autonomia e può esprimersi è un cittadino come gli altri, come lamentava anni fa lo studioso francese Pierre Maroteaux, che su una rivista pediatrica francese puntava il dito contro l'aborto selettivo dei feti a rischio di nanismo; e titolava il suo articolo: «Le persone basse hanno ancora diritto di cittadinanza?».
Purtroppo questo oscurantismo non è raccontato dai telegiornali, dunque non ci preoccupiamo di quello che stiamo perdendo. Sarebbe bene imparare a riconoscerlo.

Fonte: Avvenire, 20/07/2011

5 - LA CLAMOROSA VICENDA DI UN ITALIANO ARRESTATO IN SVEZIA PERCHE' AVEVA BRONTOLATO IL FIGLIO DODICENNE CHE FACEVA LE BIZZE
In Svezia le punizioni corporali dei minori sono severamente proibite per legge: vediamo le conseguenze disastrose (tentati suicidi di minori quintupli rispetto all'Italia, professori terrorizzati dalle minacce degli studenti, ogni settimana viene data alle fiamme una scuola...)
Autore: Francesco Saverio Alonzo - Fonte: La Bussola Quotidiana, 09/09/2011

«La Svezia è una nazione assurda!», ha esclamato Giovanni Colasante, consigliere comunale di Canosa di Puglia, uscendo dall'aula del tribunale di Stoccolma dove era stato processato per un "supposto" scappellotto al figlio dodicenne. La sentenza - che probabilmente risulterà in una multa se il giudice riterrà colpevole il politico italiano - sarà pronunciata il 13 settembre. Il 23 agosto scorso il Colasante si trovava nella capitale svedese insieme con la moglie e due figli e a una comitiva di italiani e, poco prima di imbarcarsi per una gita nei fiordi, la compagnia si era recata in un ristorante per mangiare. Il figlio dodicenne del Colasante si era rifiutato di entrare, dicendo che avrebbe preferito una pizzeria, e si era messo a correre alla ricerca di un locale. Il Colasante, preoccupato che il figlio si potesse perdere in una città sconosciuta, lo aveva inseguito. Il ragazzo era caduto e il padre lo aveva sollevato per il bavero della giacca, sgridandolo ad alta voce. Questo comportamento era stato interpretato come "percosse" da alcuni testimoni che avevano chiamato la polizia. E così il Colasante era stato ammanettato, rinchiuso per tre giorni nel carcere centrale di Stoccolma e sottoposto all'obbligo quotidiano della firma fino al 6 settembre, giorno del processo. I testimoni italiani, compreso il figlio, avevano deposto le proprie versioni del fatto, escludendo qualsiasi forma di percossa, ma gli svedesi presenti avevano insistito sulle percosse. E ora si aspetta la sentenza.
In Svezia, le punizioni corporali dei minori sono severamente proibite per legge, ma vale la pena di osservare che tale provvedimento umanitario è scaturito dalla necessità di por fine ad una tradizione di violenze poco nota all'estero. La legge che vieta di percuotere i minori entrò in vigore nel 1979 (assegnando alla Svezia il primato in ordine di tempo rispetto ad altre nazioni). Fino al 1958, gli insegnanti potevano infliggere punizioni corporali agli alunni e, dopo quella data, potevano comunque informare i genitori del comportamento dei figli, esigendo che fossero loro a punirli. Fino al 1920, i padroni potevano fustigare i garzoni al di sotto dei 18 anni e le domestiche fino all'età di 16 anni e soltanto ndel 1922 venne abolito il diritto dei comandanti di navi di punire a bastonate i marittimi. Soltanto tre generazioni fa era inoltre implicito il diritto del padre di famiglia di picchiare moglie e figli dopo la sbornia del sabato sera.
«La Svezia è davvero una nazione assurda!», commenta lo psichiatra svedese Thomas Jackson ed egli, nel dar ragione al Colasante, spiega: «Gli svedesi non hanno nulla da insegnare agli italiani sul modo di educare i figli anche perché questa legge che vieta ai genitori di dare anche solo un buffetto correttivo ai figli è una messa in scena ipocrita che nasconde tante altre forme di violenza. Ad esempio si registra fra gli adolescenti svedesi un numero di suicidi piú che doppio rispetto all'Italia ed una ragazza svedese su cinque medita propositi suicidi. Non solo, ma i casi di tentato suicidio sono addirittura quintupli fra i giovani svedesi rispetto all'Italia».
«Le violenze ai minori - insiste Jackson - sono spesso esercitate da coetanei. I casi di mobbing ossia di persecuzioni fisiche e mentali nelle scuole mettono la Svezia al primo posto al mondo e ciò con il consenso tacito, ipocrita e vile dei superiori. Insegnanti e presidi fingono di non vedere, di non udire e spesso preferiscono consigliare agli allievi perseguitati di cambiare scuola o addirittura di trasferirsi in un'altra località per "evitare di attirare comportamenti aggressivi con il loro atteggiamento". In casi estremi, denunciati dalla stampa dopo anni di patimenti soprattutto psichici, sono stati riconosciuti alle vittime congrui risarcimenti da parte dei comuni considerati responsabili dei maltrattamenti inflitti nelle scuole con il beneplacito di insegnanti e presidi».
«Tutto ciò è reso possibile dal timore che gli insegnanti hanno degli alunni i quali si avvalgono dell'immunità garantita dalla legge - secondo la quale anche un rimprovero troppo severo è considerato un maltrattamento - per arrivare addirittura a minacciare o a picchiare maestri e professori, imponendo loro il silenzio. La Svezia è un sepolcro imbiancato dove si vuole far pubblicità all'estero a riforme umanitarie che, in realtà, nascondono pecche molto gravi. Ogni settimana, viene data alle fiamme una scuola, in Svezia. Una rivista specializzata inglese ha messo, fra i lati negativi dei ristoranti svedesi, le scorribande forsennate dei bambini che disturbano i clienti senza che i genitori si preoccupino affatto di richiamarli all'ordine per tema che qualcuno li denunci alla polizia, com'è stato fatto per il vostro connazionale Colasante».

Fonte: La Bussola Quotidiana, 09/09/2011

6 - A SAN GIOVANNI ROTONDO IN UN MOSAICO PADRE PIO VIENE RAFFIGURATO MENTRE BENEDICE L'UNITA'
Ricordiamo che il giornale comunista alla morte di Stalin titolò: ''Gloria eterna all'uomo che più di tutti ha fatto per la liberazione e per il progresso dell'umanità''
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero, 11/09/2011

Sono milioni ogni anno i pellegrini che si recano a San Giovanni Rotondo. E negli ultimi tempi si trovano davanti a sorprese che lasciano sconcertati, nel nuovo edificio di Renzo Piano dove è stato portato il corpo di san Pio.
Per esempio i mosaici (che a me non piacciono) realizzati da Marko Rupnik proprio per il sepolcro del Padre. In tutto il ciclo delle raffigurazioni c'è una testata giornalistica italiana che viene mostrata e di conseguenza viene – per così dire – pubblicizzata.
Una sola: "l'Unità". E'davvero molto sorprendente perché nel mosaico si vede padre Pio che addirittura benedice una tizia che ha in mano appunto "l'organo del Partito comunista italiano".
Il messaggio inequivocabile è quello di una benedizione alla stessa "Unità" e all'appartenenza comunista.
O comunque di una sua irrilevanza agli occhi di padre Pio. La didascalia – come vedremo – fornisce proprio questa interpretazione.
Bisogna tenere presente cosa era l'Unità e cosa era il Pci di Togliatti e Stalin ai tempi di padre Pio.
Sulle pagine del giornale comunista ovviamente venivano magnificate quelle dittature dell'Est che martirizzavano la Chiesa. E venivano propalate le tipiche menzogne del comunismo internazionale.
Quando, nel 1953, morì Stalin, uno dei più sanguinari carnefici della storia umana, l'Unità titolò così, a tutta prima pagina: "Stalin è morto. Gloria eterna all'uomo che più di tutti ha fatto per la liberazione e per il progresso dell'umanità. Onore al grande Stalin!".
L'editoriale dell'Unità era il testo del Comitato centrale del Partito comunista dell'Unione sovietica. Vi si leggeva: "Il nome immortale di Stalin vivrà per sempre nel cuore del popolo sovietico e dell'umanità amante del progresso. Evviva la grande e invincibile dottrina di Marx, Engels, Lenin e Stalin! Evviva il grande Partito Comunista dell'Unione Sovietica!".
Poi veniva riportato la servile sviolinata di Togliatti, nel 1949, per il compleanno del feroce tiranno. Padre Pio conosceva bene l'orrore e le stomachevoli menzogne del comunismo che aveva imposto l'ateismo di stato con stragi e regimi di terrore.
E' ben noto che per lui l'adesione al Pci non era un'idea politica da discutere, ma un peccato mortale da confessare davanti a Dio e di cui pentirsi e ravvedersi. Senza se e senza ma.
Come ricordava quel comunista di Cerignola che andò a confessarsi dal padre, nel dopoguerra, e quando terminò l'elenco dei suoi peccati si sentì dire: "E quella tessera che tieni qui, non ti dice niente?".
Lui rispose: "Oh, Padre è per il lavoro". "E il lavoro te l'hanno dato? Hai tradito il Signore tuo Dio e ti sei messo tra i suoi nemici", tuonò il padre.
Ancora più movimentato fu il caso di un comunista di Prato, l'esplosivo Giovanni Bardazzi che padre Pio nel 1949 cacciò via dal confessionale e che – per ripicca – andò a un'udienza di Pio XII cominciando a strillare che padre Pio l'aveva cacciato.
Giovanni Bardazzi divenne poi uno dei figli più ardenti di padre Pio e non solo rinnegò la sua militanza comunista, ma andò a cantarle chiare ai suoi ex compagni e poi per anni e anni, ogni settimana, convogliò tanti di loro, un fiume di persone, a San Giovanni Rotondo.
Si può dire che padre Pio sia stato il più straordinario convertitore di militanti comunisti dell'Italia del dopoguerra, perché aveva capito benissimo quello che fior di intellettuali cattolici e laici non capirono: che cioè non era una faccenda politica, ma che si trattava di essere con Gesù Cristo o contro di lui. E il comunismo era ferocemente contro Cristo. Perciò anche contro l'uomo.
Fra le storie di conversione di militanti comunisti, la più sorprendente fu forse quella del medico francese Michel Boyer, un famoso eroe della Resistenza francese.
Una della più commoventi fu quella di Italia Betti, la "pasionaria" dell'Emilia. Durante l'occupazione nazifascista fu membro del CLN di Bologna e la si ricorda, il giorno della liberazione, entrare a Bologna, alla testa delle truppe partigiane, con una bandiera rossa in pugno.
Nel dopoguerra, alla guida di una moto, diffondeva nelle campagne il verbo del partito con grande zelo. L'incontro con padre Pio, nel 1949, capovolge la sua vita.
Nel dicembre lascia Bologna per andare a vivere a San Giovanni Rotondo suscitando grande clamore tra i compagni che cercarono di dissuaderla.
Considerando tutti questi episodi quell'immagine con "l'Unità" al centro risulta del tutto fuorviante.
Ho dunque telefonato a un'importante personalità di San Giovanni Rotondo, che ha voce in capitolo, per capire il motivo di quel mosaico e mi sono sentito rispondere proprio questo: "ma è un'immagine che vuole ricordare le tante conversioni di comunisti avvenute tramite padre Pio, come quella di Italia Betti".
Sì, ho obiettato, ma in quel mosaico "l'Unità" non giace a terra, come segno di un passato ripudiato e di una conversione, ma sta fra le mani della persona che viene benedetta dal Padre, come una militanza mai abbandonata e legittimata.
Inoltre sotto il mosaico c'è questa incredibile didascalia: "Padre Pio benedice le donne e gli uomini di cultura. Il padre spirituale sa accogliere senza pregiudizi tutti quelli che a lui si rivolgono".
Non si parla di "conversione". Anzi, si attribuisce al Padre una "mancanza di pregiudizi" per dare ad intendere che a lui il credo marxista e la militanza comunista non facevano alcun problema.
Il mio interlocutore è parso sorpreso e ha detto che quella didascalia andrà corretta. Non so se sarà corretta, ma di certo non è un incidente. Riflette tutta una mentalità che è esattamente agli antipodi di quella di padre Pio.
Una mentalità per cui è proibito usare sia la parola "comunismo" che la parola "conversione". Sostituiti da "dialogo" e "senza pregiudizi".
Lo dimostrano due mosaici lì vicino. Nel primo, a fianco di quello descritto, si vede padre Pio che in bilocazione va a trovare il cardinale Mindszenty carcerato. La didascalia recita: "San Pio porta il pane e il vino al cardinal Mindszenty prigioniero".
Prigioniero di chi? Dell'anonima sequestri? No. Il primate fu incarcerato dal regime comunista ungherese, ma ovviamente lì non c'è scritto. E ben pochi pellegrini lo ricordano.
L'altro mosaico è il quadro della vita di san Francesco che vorrebbe essere il corrispettivo dell'immagine di padre Pio con la militante comunista: Francesco che durante la crociata va dal Sultano per convertirlo alla fede cristiana.
Convertire non è un verbo "politically correct". Che san Francesco e padre Pio vivessero letteralmente per salvare anime, quindi per annunciare Cristo a tutti (compresi musulmani, comunisti o massoni) e quindi per convertire tutti a Gesù Cristo, nella mentalità clericale corrente (espressa da Rupnik) sembra assolutamente un tabù. Indicibile.
Infatti nel sito internet del Centro Aletti, di cui è direttore proprio il pittore Rupnik, nella riproduzione dei suoi mosaici, sopra l'immagine di Francesco dal Sultano, si legge questa considerazione: "San Francesco, da uomo libero, non agisce secondo i pregiudizi e affascina persino il sultano con la sua predicazione. E, come dice san Bonaventura, è tornato in Italia triste non perché non abbia convertito il sultano, ma perché questi lo ha persino difeso e Francesco non è potuto diventare martire".
Dove san Bonaventura lo abbia scritto non è dato sapere. In realtà nella "Legenda Maior" di Bonaventura, al capitolo IX, dove si racconta l'episodio, si legge che Francesco chiede al Sultano "con il tuo popolo di convertirti a Cristo" e di "abbandonare la legge di Maometto per la fede di Cristo".
E' lì per questo e lo ripete al Sultano, pronto a subirne ogni conseguenza. San Francesco, come padre Pio, non era "politically correct".
E' noto che a Maglie c'è la discussa statua di Aldo Moro con l'Unità sotto il braccio. Ma che in una chiesa, nel sepolcro di un santo, si rappresenti padre Pio che benedice la militante con l'Unità in mano è decisamente troppo.

Fonte: Libero, 11/09/2011

7 - LE BOIATE DEL REGISTA PSEUDOCATTOLICO ERMANNO OLMI: ''NON BISOGNA INGINOCCHIARSI DAVANTI AL CROCIFISSO''
Il recente noiosissimo film del regista-predicatore è un manifesto dell'umanesimo ateo che soppianta il cattolicesimo, è l'attivismo per i più poveri che rimpiazza la preghiera, è il relativismo che sostituisce il realismo della verità
Autore: Mario Palmaro - Fonte: La Bussola Quotidiana, 08/09/2011

"La Chiesa dovrebbe essere una casa che accoglie, non deve domandare se una persona è credente o no. I cattolici dovrebbero ricordarsi di essere cristiani. Non bisogna inginocchiarsi davanti al crocifisso, che è solo un simulacro di cartone, ma verso chi soffre come gli extracomunitari". A parlare è Ermanno Olmi, soi disant regista cattolico, che in questi giorni è al Festival del Cinema di Venezia per presentare il suo film Il Villaggio di cartone.
Le farneticazioni di Olmi potrebbero anche lasciarci indifferenti, considerato che il mondo moderno ci ha fatto sviluppare una considerevole quantità di pelo sullo stomaco, e siamo abituati a sentirne davvero di tutti i colori, quando c'è da sparlare della Chiesa cattolica. Ovviamente, guai se l'oggetto delle offese fosse una religione diversa: si scatenerebbe un putiferio. Ma tirare un po' di fango su Roma e sul Papa è uno sport sempre apprezzato. Così è successo anche a Olmi, che è stato accolto da uno stuolo di critici pronti a sviolinarlo per il suo "film-capolavoro", che in verità Francesco Borgonovo su Libero ha paragonato alla mitica Corazzata Potemkin di fantozziana memoria. Dicevamo che si potrebbe lasciar perdere, e buona notte, se non fosse che il nostro uomo è un accreditatissimo uomo-di-cultura-cattolico.
Dici Olmi, e nelle parrocchie e nei cinema parrocchiali, negli oratori e nei centri culturali cattolici è tutto un compiaciuto annuire di capoccioni pensierosi e plaudenti: "Eh, Olmi, che regista! E che cattolico! E che film di denuncia!" E così via celebrando. Questo è, purtroppo, il problema: che nel mondo cattolico si considerino batteriologicamente pure delle sorgenti inquinatissime, per nulla potabili, dalle quali sarebbe molto meglio stare alla larga. Olmi è padrone di continuare a fare i suoi film, che tanto non vede praticamente nessuno. Ed è anche padrone di dire le sciocchezze che ha inanellato nei giorni scorsi. L'importante è che non pretenda di parlare "da cattolico".
Perché uno che invita a non inginocchiarsi davanti al crocifisso, definendolo "simulacro di cartone" (sic) cattolico non lo è affatto. In quelle parole non c'è solo dabbenaggine, ma anche livorosa malevolenza e inquietante compiacimento per la provocazione blasfema. Ma c'è dell'altro.
Il film di Olmi è a suo modo un perfetto manifesto di quel "cattolicesimo suicidato" che si dissolve nel solidarismo e nell'ossessione del primato degli ultimi. Vi si racconta infatti di una chiesa che viene sconsacrata, e del vecchio parroco che – superato il primo sconcerto – la trasforma in un luogo di accoglienza per immigrati. Invece che adorare Dio che si fa uomo in Gesù Cristo crocifisso, la "chiesa" di Olmi si mette ad adorare l'uomo che si fa dio, togliendo di mezzo Cristo e il mistero dell'incarnazione.
E' l'umanesimo ateo che soppianta il cattolicesimo, è l'attivismo per i più poveri che rimpiazza la preghiera, è il relativismo della volontà che rimpiazza il realismo della verità. E infatti il regista-predicatore, determinato a cantarle soavi ai cattolici papisti, rincara la dose, dicendo che "non possiamo avere solo certezze; ognuna di esse è una ferita che portiamo alla fede. Il peso dei dubbi deve essere superiore alla stessa fede".
Forse nemmeno Odifreddi, Severino, Galimberti e Cacciari, schierati insieme a coorte, avrebbero saputo dir meglio qualche cosa di così totalmente non cattolico e, insieme, di così desolatamente banale. Sarebbe poi una buona cosa che d'ora in avanti di immigrazione parlassero solo le persone comuni: quelle che vivono gomito a gomito con gli extracomunitari, fanno la spesa nel quartiere, vanno al lavoro in autobus; insomma, solo quelle persone che non fanno i registi, o i critici cinematografici, vivendo magari ai Parioli o in qualche quartiere superlusso dove l'unico immigrato è la colf. O, vista l'età di certi cineasti, la badante moldava.

Fonte: La Bussola Quotidiana, 08/09/2011

8 - IL CARDINALE CLEMENS-AUGUST VON GALEN, L'AVVOCATO DELLA DIGNITA' UMANA, IL LEONE DI MUNSTER CHE NEL 1941 SFIDO' HITLER SULL'EUTANASIA
Svergognò il Fuhrer che aveva iniziato lo sterminio per i portatori di handicap con il pretesto dello spazio da riservare negli ospedali ai feriti della guerra e del risparmio per lo Stato cancellando il mantenimento di tante vite indegne
Autore: Marco Roncalli - Fonte: Avvenire, 02/08/2011

«Quando sono venuto a conoscenza che dei malati della casa di Marienthal dovevano essere portati via, per essere uccisi, io il 28 luglio ho sporto denuncia al pubblico ministero. Già il 26 luglio avevo protestato. Senza esito. Così noi dobbiamo tener conto del fatto che i poveri e indifesi malati prima o poi saranno uccisi. Perché? Non perché colpevoli di un crimine, ma perché, secondo il giudizio di un ufficio divenuti "indegni di vivere", "connazionali improduttivi". No, qui si tratta di esseri umani. Se si ammette il principio, ora applicato, che l'uomo "improduttivo" possa essere ucciso, allora guai a tutti noi, quando saremo vecchi. Se anche per un'unica volta accettiamo il principio del diritto a uccidere i nostri fratelli improduttivi – benché limitato in partenza solo ai poveri e indifesi malati di mente – allora in linea di principio l'omicidio diventa ammissibile per tutti gli esseri improduttivi, i malati incurabili, coloro che sono stati resi invalidi, e noi stessi, quando diventiamo vecchi. Sventura al genere umano, alla nostra nazione tedesca se non solo viene infranto il santo comandamento di Dio: "Non uccidere", ma si tollera e ammette che tale violazione sia lasciata impunita». Sono stralci di un'omelia pronunciata il 3 agosto 1941 dal vescovo di Münster, l'avvocato della dignità umana, il cardinale Clemens-August von Galen. Parole – le sue – che ancora dovrebbero scuotere chi indica l'eutanasia negando nella vita la Verità. Dopo le leggi che «nell'interesse della società» avevano permesso la sterilizzazione degli handicappati mentali (sole proteste quelle del clero), il 1° settembre 1939 Hitler alzò il tiro, passando dall'esclusione allo sterminio per i portatori di handicap con il pretesto dello spazio da riservare negli ospedali ai feriti della guerra – appena iniziata – e del risparmio per lo Stato cancellando il mantenimento di tante "vite indegne". Il Führer aveva affidato l'operazione al capo della cancelleria, Philip Bouhler, e al suo medico, Karl Brandt, «incaricati di estendere a determinati medici la facoltà di autorizzare che, ai malati da considerare secondo ogni giudizio umano inguaribili» potesse garantirsi «morte pietosa». La pratica segreta – nome in codice Aktion T4 – applicata da funzionari alle prese prima con il veleno poi il gas sotto false docce asfissianti – che, nei centri di Grafeneck, Bernburg, Hartheim, Sonnenstein, Brandeburgo e Hadamar, anticipa Auschwitz, Dachau, Buchenwald, Mauthausen, ecc. – portò all'assassinio, fra il '40 e il '41, di centomila persone. Un numero che non poteva più restare nascosto. Subito dopo la denuncia di von Galen il pensiero del presule fu diffuso ovunque, arrivando al fronte, accendendo la protesta di pastori protestanti e preti cattolici. Hitler – che voleva ammazzare l'arcivescovo di Münster e ne era stato dissuaso da Goebbels (per non trasformarlo in un martire) – si rassegnò così a sospendere l'Aktion T4, ma fece arrestare una quarantina di preti della diocesi e il fratello del presule, Franz, fu deportato a Oranienburg.
L'azione di eutanasia però finì solo ufficialmente. Continuò di lì a poco in un'altra "Aktion" più segreta, la "14F13" ,dalla sigla usata nei lager per registrare i decessi dei disabili arrivati nel '45 – a trecentomila – vittime del programma di eliminazione subito riservato anche ad altre "vite indegne di vivere", gli ebrei, anche sani. Dall'eutanasia degli handicappati alla soluzione finale, all'orrore senza fine della Shoah.

Fonte: Avvenire, 02/08/2011

9 - PISAPIA IMPONE AI BAMBINI MILANESI IL MODELLO DI FAMIGLIA GAY
Il sindaco sponsorizza un libro per bambini, da adottare negli asili comunali, dove due pinguini maschi fanno da ''genitori''
Autore: Sabrina Cottone - Fonte: Il Giornale, 06/09/2011

Due grossi pinguini maschi in frac e bombetta giocano a palla con due baby pinguini. «Pure voi siete una famiglia?» chiede Piccolo Uovo, il protagonista della favola politically correct disegnata da Altan, e presentata ieri alla festa milanese del Pd come lettura per i bimbi dell'asilo. «Sì! - risposero i due papà insieme ai loro piccoli». È una delle avventure tra le coppie gay di Piccolo Uovo, il fumetto che vuole «raccontare tutte le tipologie di famiglie, non solo quelle etero».
L'idea proposta durante la festa del Pd è di adottare la favoletta come libro di lettura negli asili milanesi. Sul palco Rosaria Iardino, membro del coordinamento nazionale per le donne del Pd, la consigliera regionale lombarda del Pd Sara Valmaggi e Pierfrancesco Majorino, assessore alle Politiche sociali del Comune di Milano. Lui spiega: «Gli asili non sono mia competenza. Ma ho letto il libro a mio figlio e da padre lo consiglio agli altri padri. Mi piacerebbe anche che i bambini potessero discuterne tra di loro». Majorino è l'assessore che ha voluto la delega alle Famiglie, al plurale per dire che non c'è solo un tipo di famiglia, come recita la Costituzione, quello formato da marito moglie e figli, ma «molti tipi di famiglia ». E Piccolo Uovo racconta il viaggio di un uovo che prima di nascere «vuole conoscere le diverse tipologie di famiglie: con genitori etero e omosessuali».
Nei giorni scorsi è stato il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, parlando dalla festa del Pd, a sostenere di aver «rispetto» per le posizioni della Chiesa e per la famiglia, così come indicata dalla Costituzione italiana, ma che lui è di tutt'altro avviso: «La Costituzione afferma che la famiglia è fondata sul matrimonio. Io la penso diversamente». Pisapia ha poi aggiunto di voler spiegare questi concetti a Benedetto XVI. L'obiettivo di oggi è ancora più ambizioso: trasmettere tali idee sulla famiglia ai bambini dell'asilo, così da «far percepire loro come naturali i cambiamenti che stanno trasformando la nostra società». Spiega la pd Rosaria Iardino: «Abbiamo chiesto all'assessore Majorino di favorire l'inserimento questo libro nelle scuole materne, tra i volumi che vengono adottati dagli asili gestiti dal Comune. In realtà testi del genere circolano già in inglese. Il nostro obiettivo è di fornire gli asili di libri come questo in lingua italiana». Una sponsorizzazione delle adozioni gay? La Iardino non lo dice: «Per i maschi omosessuali è già possibile avere figli con una madre surrogata, per le donne omosessuali c'è la procreazione medicalmente assistita».
Piccolo Uovo, il protagonista del fumetto di Altan, è un gamete femminile. Come ognun sa, deve congiungersi con il gamete maschile, più comunemente detto spermatozoo, perché nasca un bimbo o una bimba. Ma il naturale concetto di maschile e femminile sembra ignoto al racconto per gli asili. Ecco due micie infiocchettate. «Ehi voi, siete una famiglia?» domanda Piccolo Uovo. «Sì, dissero le due mamme insieme al loro gattino».
Accanto alle famiglie gay, ci sono anche le monogenitoriali (ippopotamo single con figlio) e le coppie miste formate da un cane nero e una cagnolina bianca. Ma alla fine la più strana è la famiglia di conigli etero, banali maschio e femmina, con tre figli coniglietti. La mamma ha un fiore tra i capelli, il papà uno sgargiante panciotto. Davanti a tanta semplicità, forse Piccolo Uovo sarà rimasto confuso.

Fonte: Il Giornale, 06/09/2011

10 - TESTAMENTO BIOLOGICO: ECCO COME IN ITALIA SI STA INTRODUCENDO L'EUTANASIA (MA SENZA NOMINARLA)
Nella legge adesso in discussione al Senato per l'approvazione definitiva non solo si legittima l'eutanasia consensuale come nel caso Welby, ma si ammette anche l'eutanasia non consensuale come è successo con Eluana Englaro
Autore: Giacomo Rocchi - Fonte: Comitato Verità e Vita, 05/08/2011

La Camera dei Deputati ha approvato il progetto di legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento apportando notevoli modifiche al testo già licenziato dal Senato della Repubblica.
Il Comitato Verità e Vita ha già espresso un giudizio sintetico, ribadendo la propria contrarietà all'approvazione di qualunque legge sul testamento biologico e riaffermando che una legge di questo tipo, se approvata definitivamente, sarebbe il secondo passo verso la legalizzazione dell'eutanasia, dopo il primo costituito dall'uccisione di Eluana Englaro autorizzata dai Giudici.
Occorre però un'analisi approfondita del testo del provvedimento: è probabile, infatti, che si tratti del testo definitivo della futura legge (difficilmente il Senato apporterà ulteriori modifiche). Il giudizio deve essere meditato e non affrettato o emotivo; dobbiamo cogliere il contenuto effettivo del progetto (in parte nascosto da coloro che lo promuovono) e capire gli effetti pratici prodotti nell'ordinamento giuridico e sulla vita delle persone e della società.

QUALI TIMORI?
Da questo progetto non temiamo solo una legalizzazione dell'eutanasia consensuale (quella richiesta da colui che vuole morire), ma soprattutto di quella non consensuale: ci opponiamo ad una legge che permetterà (di diritto o di fatto) l'uccisione (anche mediante omissione di cure e terapie) di persone che non hanno chiesto di morire e che non sono in grado di opporsi alle decisioni che possono portarle a morte.
Le leggi o le decisioni contro la vita, fino ad ora, hanno legittimato uccisioni di questo tipo: dall'aborto volontario, alla fecondazione extracorporea, alla decisione dei giudici nei confronti di Eluana Englaro. Non solo: queste leggi e queste decisioni hanno fatto emergere i criteri per individuare le vittime: la malattia o le malformazioni (aborto "terapeutico" e fecondazione in vitro con selezione degli embrioni), lo stato di salute al di sotto di una "qualità della vita" accettabile, "degna di essere chiamata vita" (il caso Englaro). È facile individuare le ulteriori "categorie" di potenziali vittime, già colpite in altre parti del mondo: i neonati malati o disabili, gli anziani in stato di demenza, i disabili in stato di incoscienza, i malati di patologie inguaribili e progressive.

I PRINCIPI PROCLAMATI
L'articolo 1, intitolato "Tutela della vita e della salute" è rimasto quasi immutato rispetto al testo approvato al Senato: l'articolo proclama principi generali e ha lo scopo evidente di rassicurare coloro che difendono il diritto alla vita.
Ma ancora una volta si deve ribadire che le leggi ipocrite contengono sempre affermazioni di principio di contenuto opposto al loro reale contenuto: ben sapendo come la legge 194 del 1978 sull'aborto "tutela la vita umana dal suo inizio", così come proclama, non possiamo certo esultare se il progetto di legge sulle DAT promette di garantire e tutelare la vita umana "anche nella fase terminale dell'esistenza e nell'ipotesi in cui la persona non sia più in grado di intendere e di volere"!
Davvero definire la vita umana "diritto inviolabile e indisponibile" è un argine alle uccisioni fondate sul rifiuto di terapie salvavita? Sì, perché, che fosse un diritto inviolabile e indisponibile era un dato da sempre pacifico, ma dottrina e decisioni giudiziarie hanno ripetutamente affermato che il rifiuto espresso contro una terapia salvavita non è superabile dai medici, cosicché la morte può giungere su richiesta dell'interessato sulla base del principio della disponibilità della salute, mantenendo fermo il principio dell'indisponibilità della vita... (vi sembra una distinzione da azzeccagarbugli? Beh, questo è lo stato dell'arte...).
E perché dovremmo rallegrarci se la legge ribadisce la vigenza delle norme del codice penale che vietano l'omicidio, l'omicidio del consenziente e l'aiuto al suicidio("La presente legge ... vieta ai sensi degli articoli 575, 579 e 580 del codice penale ogni forma di eutanasia e ogni forma di assistenza o di aiuto al suicidio")? Sappiamo bene che quelle norme penali – ingiustamente interpretate da giudici civili e penali, che le hanno svuotate dall'interno – non hanno impedito il suicidio assistito di Piergiorgio Welby, né hanno fatto argine alla volontà di Beppino Englaro di far morire la figlia.
Quanto al "divieto di ogni forma di eutanasia" (ribadito una volta di più nel testo approvato alla Camera dei Deputati): che efficacia ha se, nella legge, non si rinviene nessuna definizione di "eutanasia"? La morte procurata mediante sospensione di terapie o cure pretesa dal soggetto interessato oppure dai suoi legali rappresentanti deve considerarsi eutanasia?

IL DIVIETO DI ACCANIMENTO TERAPEUTICO
La prima norma che giustifica i timori si trova nell'articolo 1 lettera f: "La presente legge ... garantisce che in casi di pazienti in stato di fine vita o in condizione di morte prevista come imminente, il medico debba astenersi da trattamenti straordinari non proporzionati rispetto alle condizioni cliniche del paziente o agli obiettivi di cura".
Sembra una norma innocua, di buon senso, ma non lo è affatto: cerchiamo di capire perché.
In primo luogo: la legge stabilisce un divieto per il medico e, quindi, un diritto del paziente a non subire trattamenti "straordinari non proporzionati".
Dove si farà valere questo diritto? Davanti ad un Giudice civile. Quando i radicali minacciano che, una volta approvata la legge, i Tribunali saranno pieni di cause intentate contro i medici, essi hanno in mente anche questa norma.
Quale sarebbe l'oggetto di questa causa? Il medico curante verrà citato in giudizio per contestare una terapia ancora in corso e per costringerlo a cambiarla o a farla cessare. Un giudice dovrà decidere sulle terapie erogate ai pazienti! Questo è l'effetto di avere trasformato una regola deontologica (quella che ciascun medico deve seguire in base ai principi della sua professione) in regola giuridica, stabilita per legge.
Chi potrà intentare la causa? Ovviamente il paziente, titolare del diritto; ma anche i suoi legali rappresentanti se si tratta di incapace: genitori di minori o tutori di interdetti. Come non ricordare Piergiorgio Welby (i giudici civili respinsero la sua domanda di sospendere le terapie, affermando che il suo diritto non era tutelato: ecco, ora lo sarà...) e Beppino Englaro (egli agiva come tutore della figlia interdetta, sostenendo che ogni terapia o cura prestata ad Eluana integrava un accanimento terapeutico...)? La legge normalizza due tipi di azione che molti avevano ritenuto al di fuori dell'ordinamento.
Non basta: chi sono i pazienti in stato di fine vita? La legge non fornisce alcuna definizione. Facciamola breve: è pacifico che i soggetti in cd. stato vegetativo (la condizione in cui si trovava Eluana Englaro) rientrano nella categoria; e come negare, ad esempio, che un anziano colpito da demenza non si trovi in stato di fine vita (in ogni caso morirà tra qualche anno...)?
Emerge una gravissima discriminazione: alcune categorie di pazienti non devono essere curati al meglio: le "condizioni cliniche" o gli "obbiettivi di cura" comportano il divieto di terapie straordinarie – quelle, cioè, che permettono alla medicina di avanzare ogni anno, scoprendo nuove terapie e raggiungendo nuovi risultati! E quali sono gli obbiettivi di cura per un soggetto in stato vegetativo persistente ("non tornerà mai più alla coscienza") o per un vecchio malato di Alzheimer?
Concludiamo, quindi, su questo punto: lo scenario prevedibile è che altri Beppino Englaro promuovano cause contro i medici che curano altre Eluana Englaro, sostenendo che le terapie erogate sono sproporzionate, straordinarie, non adeguate agli obbiettivi di cura, tenuto conto delle condizioni cliniche.
In queste cause (sicuramente ammissibili, alla luce del testo di legge) si tenterà, tra l'altro, di scardinare il divieto di sospensione dell'alimentazione e idratazione artificiali (di cui parleremo nei prossimi post), sostenendo che si tratta di terapie, se del caso mediante apposite eccezioni di costituzionalità (pensate che non si troveranno Giudici civili pronti a sollevarle?).
L'effetto sui medici volenterosi si avrà, comunque, già prima: basterà la minaccia di promuovere una causa ...
Il tutto – si noti bene – non ha niente a che vedere con il divieto dell'accanimento terapeutico, che riguarda soltanto i pazienti terminali, prossimi alla morte.

Fonte: Comitato Verità e Vita, 05/08/2011

11 - 11 SETTEMBRE 2001: DUE FATTI ANTECEDENTI CI SVELANO UNA PROSPETTIVA SOTTOVALUTATA
Oltre l'assassinio di Ahmad Shah Massoud, ci fu una Conferenza Onu dove il mondo islamico chiese e ottenne la condanna dell'islamofobia trasformando i persecutori in vittime
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Bussola Quotidiana, 09/09/2011

Sul decimo anniversario degli attentati dell'11 settembre si è scritto molto in questi giorni. (...) Una prospettiva generalmente sottovalutata è che in quel settembre del 2001 oltre ai ben noti attentati ci furono infatti due altri importanti eventi che vi sono in qualche modo collegati e sul cui sfondo va letto anche quanto accaduto negli Stati Uniti. Parliamo della Conferenza Internazionale dell'Onu sul razzismo, svoltasi a Durban (Sudafrica) dal 31 agosto al 7 settembre, e dell'assassinio di Ahmad Shah Massoud, il "signore della guerra afghano" più famoso, avvenuto il 9 settembre.
Entrambi gli eventi avevano messo in luce l'esistenza di un movimento inquietante all'interno del mondo islamico e fondamentalista. Probabilmente il fatto più significativo si è verificato a Durban, durante la conferenza a cui il sottoscritto ha partecipato personalmente come inviato. Qui si è parlato essenzialmente di due argomenti: la schiavitù, e soprattutto il Medio Oriente, con il tentativo dei paesi islamici di arrivare a una condanna esplicita di Israele e di equiparare il sionismo al razzismo. Non entriamo qui nel dettaglio delle discussioni, che peraltro continuano tuttora in previsione di una Durban III, ma dobbiamo ricordare un fatto senza precedenti accaduto in quella sede: ovvero l'ostinata determinazione dei paesi islamici a imporre il proprio ordine del giorno sulla questione mediorientale, rifiutando ogni compromesso, fino ad arrivare alla spaccatura sul testo finale.
Come si ricorderà Stati Uniti e Israele abbandonarono la Conferenza e i paesi europei che decisero di restare puntando almeno su un compromesso dell'ultimo minuto rimasero con un palmo di naso. Per chi aveva esperienza delle Conferenze internazionali dell'Onu, che spesso si concludono dopo faticosissimi negoziati, fu sorprendente registrare la decisione di un blocco di paesi a non scendere ad alcun compromesso; ma soprattutto fu una novità osservare questa unità dell'intero mondo islamico – che sappiamo essere molto diviso al suo interno, anche politicamente – nella sfida all'Occidente. Perché di questo si trattava. L'impressione avuta in quei giorni era proprio di un mondo che aveva acquistato coscienza di una propria forza, tale che poteva imporsi all'Occidente e dettare la propria legge in barba a tutte le consuetudini internazionali.
Questo non vuol dire che tutti i paesi islamici siano in qualche modo responsabili del terrorismo, ma è giusto considerare che il fenomeno terrorista si situa in un più ampio contesto di "rinascita islamica" – con forti connotati anti-occidentali - che lo rende oggettivamente più forte.
Abbiamo detto che i paesi islamici dimostrarono allora di aver preso coscienza della propria forza, ma dobbiamo aggiungere che avevano preso coscienza anche della debolezza dell'Occidente, così che poterono imporre in quella Conferenza la propria lettura della storia, come dimostra il fatto che nel Documento finale della Conferenza di Durban fu inserita - prima volta in un documento internazionale - la condanna dell'islamofobia, ovvero della discriminazione contro l'islam, equiparata all'antisemitismo. Molto spesso si dà per scontato che l'islamofobia sia stata una reazione nella popolazione occidentale – o in parte di essa – per quanto accaduto l'11 settembre, e che la condanna di questo fenomeno sia dunque successiva: invece il concetto fu imposto prima degli attentati e poi usato strumentalmente anche per bloccare le reazioni anti-terrorismo.
A Durban quindi la debolezza dell'Occidente si manifestò nell'accettare un evidente assurdo storico per non irritare il mondo islamico. Sicuramente in Occidente si registravano episodi di discriminazione contro arabi e musulmani, ma erano marginali e condannati dalla stessa società occidentale. E comunque erano un nulla in confronto alla sistematica discriminazione e persecuzione sofferta dai non musulmani nei paesi islamici. I cristiani, si sa, sono di gran lunga le maggiori vittime della persecuzione, eppure la Conferenza Onu si preoccupò di condannare l'islamofobia, trasformando i persecutori in vittime. Un segnale davvero inquietante.
E appena conclusa Durban, un altro fatto grave accadde, foriero di cattivi presagi: l'attacco suicida contro Ahmahd Shah Massoud, il "Leone del Panshir", l'eroe nazionale che fu capace di resistere ai sovietici prima e ai taleban poi, mantenendo il controllo dell'ampia valle del Panshir. Per capire la gravità dell'accaduto bisogna ricordare che tra i vari "signori della guerra" in Afghanistan, Massoud era l'unico interlocutore veramente affidabile, e l'unico che avesse in mente un Afghanistan libero e democratico. Nel marzo 2001 Massoud aveva parlato davanti al Parlamento Europeo esponendo la sua visione e avvertendo del forte sostegno che Pakistan, Arabia Saudita e Al Qaeda davano ai taleban. In quell'occasione Massoud avvertì anche che Al Qaeda stava preparando un grosso attentato contro gli Stati Uniti.
Il suo assassinio fu subito visto da alcuni analisti come il presagio di qualcosa di molto grave che doveva accadere, e gli esperti di anti-terrorismo considerano che molto probabilmente l'assassinio di Massoud fu il segnale convenuto per dare il via agli attentati dell'11 settembre. Con l'eliminazione di Massoud Al Qaeda faceva un favore agli alleati taleban, togliendo di mezzo il loro più pericoloso nemico e privando gli Stati Uniti di un alleato sul terreno una volta che, consumato l'attentato, gli americani avessero attaccato in Afghanistan, come in effetti è accaduto. Quanto questo sia stato militarmente importante lo possiamo constatare ancora a distanza di dieci anni.
Ricordare l'insieme degli eventi di quel settembre 2001 ci aiuta a comprendere meglio anche le tensioni attuali che attraversano i paesi islamici - e che di quegli eventi sono figlie -: la partita tra islamisti radicali e movimenti democratici è ancora tutta da giocare, e per questo i paesi occidentali sono chiamati a non dare ulteriori segnali di debolezza e sottomissione o a farsi promotori di interventi maldestri che diventano facilmente un boomerang.

Fonte: La Bussola Quotidiana, 09/09/2011

12 - LETTERE ALLA REDAZIONE: CHE HITLER FOSSE UN ANIMALISTA PUO' PIACERE O NON PIACERE, MA E' CONFERMATO DAL FATTO CHE CON UNA DELLE SUE PRIME LEGGI ABBIA PROIBITO LA VIVISEZIONE SUGLI ANIMALI
Il Catechismo della Chiesa Cattolica insegna invece che ''si possono amare gli animali, ma non si devono far oggetto di quell'affetto che è dovuto soltanto alle persone''
Autore: Giano Colli - Fonte: Redazione di BastaBugie, 11/09/2011

Cari signori di BastaBugie,
sono offesa dall'articolo da Voi proposto sul tema dei diritti degli animali, in cui paragonate, di fatto, Hitler ed i nazisti a chi difende i diritti degli animali.
Mi dispiace questa caduta di stile da parte Vostra, a fronte del fatto che spesso ho attinto informazioni dal Vostro sito.
Sono profondamente protezionista e difendo i diritti degli animali. Analogamente a questa posizione, sono sempre stata dalla parte dei deboli, di coloro cioè che non possono difendersi, bambini, vecchi e ammalati. Al contrario, sono stata spesso testimone di persone cattolicissime e cristianissime che disprezzavano le persone amanti degli animali, adducendo ragioni di tutela degli uomini, anziché degli animali, e poi le stesse dimostravano di essere le più grette e meno sensibili nei confronti delle persone.
Trovo quindi assolutamente fuori luogo il paragone che avvicina Hitler agli animalisti, anzi mi fa anche un po' schifo, tanto che non credo che attingerò più dai Vostri articoli.
Giulia

Cara Giulia,
rispondo volentieri alla sua mail nella quale contesta vivacemente l'articolo da noi pubblicato sul n. 209 di BastaBugie dal titolo "Animalismo trionfante: secondo il tribunale di Milano i diritti dei gatti sono superiori a quelli degli uomini".
La sua mail non tocca minimamente nessun argomento trattato nell'articolo in questione e quindi pare opportuno tenere fuori dalla polemica chi ha scritto quell'articolo.
Per quanto riguarda invece il sottotitolo, la sua affermazione "Trovo... assolutamente fuori luogo il paragone... che avvicina Hitler agli animalisti, anzi mi fa anche un po' schifo" ci lascia francamente perplessi: Hitler era davvero un animalista e a prova di ciò basti citare la legge a cui appropriatamente si fa riferimento nel sottotitolo. Può piacere o non piacere, ma, ripetiamo, Hitler era un animalista e una delle prime leggi approvate da Hitler proibiva la vivisezione sugli animali. Questo è un fatto e contro un fatto non si può discutere (a meno che non si provi che non è vero, ma lei questo non può farlo; può piacerle o no, ma questo è un fatto incontestabile).
Far derivare da questo fatto incontestabile (e incontestato) la conseguenza che "non credo che attingerò più dai Vostri articoli" ci sembra francamente eccessivo.
In ogni caso confermo che, a parer mio, l'ideologia animalista sta permeando sempre più la società e ciò è dovuto anche alla massiccia campagna per i presunti diritti degli animali sui mezzi di comunicazione di massa. Ad esempio è frequente trovare nei tg un servizio che parli di cura degli animali o di ingiusti maltrattamenti. E' talmente assillante che ormai pare quasi introdotto un nuovo genere di peccato: l'abbandono degli animali. Vorrei ricordare che abbandonare un animale, invece, non è un peccato. Può essere una cosa non bella, ma non è un peccato. Semmai abbandonare un anziano è un peccato, però di questo raramente parlano i tg, per cui, sono certo, alla frase "abbandonare un animale non è un peccato" si troverebbero molte persone indignate. Eppure basterebbe ricordar loro che decidere cosa è peccato non è compito della televisione, ma di Dio.
Sempre nei succitati servizi televisivi capita spesso che per descrivere i maltrattamenti sugli animali si arrivi a dire "animali trattati in modo disumano". Ora mi pare evidente che l'espressione riveli che esiste una gerarchia nella natura umana che prevede che l'uomo sia superiore agli animali. E ciò è confermato dall'altra espressione usata quando invece sono maltrattati degli uomini, si dice infatti "uomini trattati come bestie".
Infine, per quanto riguarda i suoi riferimenti a persone "cattolicissime e cristianissime" che lei critica come "grette e meno sensibili nei confronti delle persone" le riporto qui sotto le citazioni del Catechismo della Chiesa Cattolica con cui lei, con più verità, potrà valutare la cattolicità delle persone che incontra (e, se vuole, anche la sua aderenza a quanto insegna la Chiesa); ecco dunque le citazioni tratte dal Catechismo:
2416 Gli animali sono creature di Dio. Egli li circonda della sua provvida cura. Con la loro semplice esistenza lo benedicono e gli rendono gloria. Anche gli uomini devono essere benevoli verso di loro. Ci si ricorderà con quale delicatezza i santi, come san Francesco d'Assisi o san Filippo Neri, trattassero gli animali.
2417 Dio ha consegnato gli animali a colui che egli ha creato a sua immagine. È dunque legittimo servirsi degli animali per provvedere al nutrimento o per confezionare indumenti. Possono essere addomesticati, perché aiutino l'uomo nei suoi lavori e anche a ricrearsi negli svaghi. Le sperimentazioni mediche e scientifiche sugli animali sono pratiche moralmente accettabili, se rimangono entro limiti ragionevoli e contribuiscono a curare o salvare vite umane.
2418 È contrario alla dignità umana far soffrire inutilmente gli animali e disporre indiscriminatamente della loro vita. È pure indegno dell'uomo spendere per gli animali somme che andrebbero destinate, prioritariamente, a sollevare la miseria degli uomini. Si possono amare gli animali; ma non si devono far oggetto di quell'affetto che è dovuto soltanto alle persone.

Francamente, come sempre, la posizione della Chiesa mi pare equilibrata e secondo verità. E profondamente contraria alle ideologie del mondo che si rivelano, al contrario, fortemente disumane.

DOSSIER "HITLER"

Leggi gli articoli che abbiamo pubblicato su questo argomento.
http://www.bastabugie.it/it/contenuti.php?pagina=utility&nome=_hitler

Fonte: Redazione di BastaBugie, 11/09/2011

13 - OMELIA XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO A - (Mt 20,1-16)
Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 18/09/2011)

La parabola riportata nel Vangelo di oggi non è di facile comprensione e urta contro il nostro modo di pensare e di giudicare. Davvero, come dice la prima lettura di oggi, «i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie [...] quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri» (Is 55,8-9).
La parabola di oggi, prima di tutto, ci insegna che Dio chiama tutti a lavorare alla sua vigna che è la Chiesa. Ognuno di noi, secondo le proprie capacità e doni ricevuti, è tenuto a collaborare per la diffusione del Regno dei cieli. Questo vale per i sacerdoti, per i religiosi, e anche per i laici. Ciascuno deve vivere secondo la grazia ricevuta, mettendola a servizio degli altri (cf 1 Pt 4,10).
Servire il Signore qui in terra significherà regnare con Lui in Cielo. Dio non ha bisogno di noi; ma, per un mistero della sua Misericordia, Egli si vuole servire delle creature per compiere le sue meraviglie. Dobbiamo ringraziare Dio per questo suo dono, ritenendoci sempre dei servi inutili, per nulla indispensabili. Se riusciamo a fare del bene, pensiamo che Dio poteva servirsi di mille persone diverse per compiere la stessa cosa; anzi, poteva fare benissimo da solo.
La parabola del Vangelo presenta però delle difficoltà. Apparentemente, sembra che il padrone della vigna abbia fatto un'ingiustizia retribuendo allo stesso modo gli operai dell'ultima ora e quelli che invece avevano affrontato il peso di tutta la giornata. Non è un'ingiustizia. Tale parabola ci insegna che davanti a Dio nessuno può pretendere dei diritti. La ricompensa di Dio è un dono, non un diritto. La parola "grazia" indica proprio il dono gratuito di Dio. Per comprendere il modo di agire di Dio bisogna comprendere la logica dell'amore e non quella della nostra pretesa giustizia.
Al termine della parabola, a chi mormorava contro di lui, il padrone della vigna disse: «Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?» (Mt 20,15). Queste parole ci fanno comprendere la sovrana libertà di Dio. Egli è Padrone della sua grazia e la dona alle sue creature come vuole, quando vuole, e nella misura che Lui vuole. L'atteggiamento della creatura deve essere quello dell'umile riconoscenza e non quello dell'arrogante pretesa. Ricordiamo sempre che i nostri pensieri non sono i suoi pensieri, le nostre vie non sono le sue vie.
Il secondo insegnamento che riceviamo da queste parole riguarda quello che, forse, è il più brutto di tutti i vizi, quello che maggiormente si oppone alla virtù della carità, ovvero l'invidia. L'invidia è l'unico vizio che non dà proprio nulla. Gli altri vizi, apparentemente, danno qualcosa; l'invidia è solo tristezza e rancore. È invidioso chi si rattrista per il bene che vede negli altri, soprattutto quando invidia la grazia di cui uno è arricchito. L'invida della grazia altrui è un peccato contro lo Spirito Santo.
Non è invidioso chi invece si rallegra per il bene onesto che vede negli altri, anche se lo vorrebbe anche per se stesso. Chi fa così sarà premiato da Dio e sperimenterà la sua Provvidenza.
Il Vangelo di oggi è un invito rivolto a ciascuno di noi ad esaminare la nostra coscienza e a togliere ogni traccia di questo brutto peccato. Anche noi saremo premiati da Dio se gioiremo per il bene altrui; anche noi riceveremo le grazie che ammiriamo nelle anime buone, che amano il Signore e lo servono con generosità.
In Paradiso si gioirà della gloria che vedremo brillare in tutti i nostri fratelli e sorelle. Ne gioiremo come se fosse nostra. La carità farà sì che ci rallegreremo nello scoprire tutte le meraviglie che Dio avrà operato negli altri. Fin da ora impariamo a comportarci così e la nostra vita diventerà un anticipo di Paradiso.
Passiamo ora alla seconda lettura che riporta le parole che san Paolo rivolse ai Filippesi, parole che ci rivelano quello che è stato il suo dramma interiore. Egli, che aveva lavorato alla vigna del Signore forse più di tutti gli altri Apostoli, da una parte desiderava morire «per essere con Cristo» (Fil 1,23), e dall'altra parte sentiva l'importanza di rimanere ancora sulla terra, per il bene dei fratelli. Non si sentiva certamente necessario, ma l'amore per il prossimo lo spingeva a spendere tutte le sue energie per illuminare e confortare i fratelli nella fede e per guadagnarne a Cristo un numero ancora più grande. Di se stesso affermò: «Per me vivere è Cristo e morire un guadagno» (Fil 1,21). Ormai era impensabile vivere senza Gesù, Egli era tutta la sua vita. Il suo desiderio era quello di lasciare al più presto questa terra per esser eternamente con Lui. Lo tratteneva solo il bene delle anime, per le quali consumava volentieri la sua vita.
Impariamo da san Paolo ad essere generosi nella nostra dedizione al Signore, e a sentire l'esigenza di lavorare per la salvezza eterna di tante anime.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 18/09/2011)

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