BastaBugie n°218 del 11 novembre 2011

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1 IL DIVIETO DI FECONDAZIONE ARTIFICIALE ETEROLOGA NON CONTRASTA CON LA CONVENZIONE EUROPEA SUI DIRITTI UMANI
C'è da essere contenti? Non troppo... perché la sentenza, come quella sulla ricerca sugli embrioni, presenta dei lati negativi
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Bussola Quotidiana
2 PER HALLOWEEN UN AUTOBUS CON 50 RAGAZZI PRECIPITA IN UN BURRONE: I TELEGIORNALI NAZIONALI SI FERMANO ALLA CRONACA, BASTABUGIE VI SVELA I PARTICOLARI INEDITI
Nell'incidente solo feriti lievi: il giorno dopo vanno a Messa per ringraziare il Signore (ecco cosa ha detto il parroco)
Autore: Giano Colli - Fonte: Redazione di BastaBugie
3 LA FESTA DELLE FORZE ARMATE DEL 4 NOVEMBRE SOFFOCATA DALLA RETORICA DEL POLITICAMENTE CORRETTO: DOVE SONO FINITE LE PAROLE ''VITTORIA'' E ''GUERRA''?
In Libia si è parlato di ''missione di pace'', eppure i jet italiani hanno lanciato 714 bombe e missili contro 600 obiettivi in oltre 8 mila ore di volo, hanno partecipato alla vittoria ammazzando molte persone, come accade in tutte le guerre (giuste o sbagliate che siano)
Autore: Gianandrea Gaiani - Fonte: La Bussola Quotidiana
4 RADUNO DI ASSISI 2011: EVITATI GLI ASPETTI SINCRETISTICI O RELATIVISTI DELLE PRECEDENTI EDIZIONI (E PER QUESTO I MASS-MEDIA HANNO DEDICATO POCO SPAZIO ALL'EVENTO)
Peccato che l'invito sia stato rivolto anche ad atei ed agnostici scelti tra i più lontani dalla metafisica cristiana... ma nessun dialogo è possibile con chi nega in radice la legge naturale
Autore: Roberto de Mattei - Fonte: Corrispondenza Romana
5 RADUNO DI ASSISI 2011: IL CARDINAL RAVASI POTEVA FARE MEGLIO
Come atei non ha invitato Marcello Pera o Giuliano Ferrara, che un bel po' di strada insieme ai credenti l'hanno fatta, grazie all'uso della ragione, ma Julia Kristeva e Remo Bodei: vediamo chi sono e cosa pensano
Autore: Francesco Agnoli - Fonte: Il Foglio
6 L'ONU DICHIARA CHE SIAMO SETTE MILIARDI E CAMBIA STRATEGIA SENZA CAMBIARE OBIETTIVO (RIDURRE LA POPOLAZIONE)
Dopo tanti e tanti anni a propagandare il controllo delle nascite e in particolare l'aborto, l'Onu ritiene che sia ora di pensare all'eutanasia
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Bussola Quotidiana
7 ''BELLA'': IL FILM PIU' POTENTE CHE SI POTESSE CONCEPIRE CONTRO L'ABORTO (ECCO PERCHE' NON CE L'HANNO FATTO VEDERE NEI CINEMA)
Lui è un calciatore bellissimo; lei è una cameriera incinta che non se la sente di tenere il bambino: i miei figli sono rimasti incantati e tutti siamo stati più di buon umore
Autore: Costanza Miriano - Fonte: www.costanzamiriano.wordpress.com
8 MARCIA NAZIONALE PER LA VITA: DOMENICA 13 MAGGIO 2012 A ROMA
Il popolo della vita espresso da tutte le associazioni pro-lilfe italiane si sta preparando alla grande manifestazione per difendere la vita umana nascente senza se e senza ma (anche BastaBugie tra gli organizzatori)
Fonte: www.marciaperlavita.it
9 OMELIA XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO A - (Mt 25,14-30)
E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - IL DIVIETO DI FECONDAZIONE ARTIFICIALE ETEROLOGA NON CONTRASTA CON LA CONVENZIONE EUROPEA SUI DIRITTI UMANI
C'è da essere contenti? Non troppo... perché la sentenza, come quella sulla ricerca sugli embrioni, presenta dei lati negativi
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Bussola Quotidiana, 04/11/2011

Un importante successo è stato ottenuto ieri alla Corte Europea dei Diritti Umani, dove la Grand Chamber ha emesso il suo giudizio definitivo sul caso S.H. e altri contro l'Austria, riguardante il divieto di fecondazione artificiale eterologa vigente in quel paese. I giudici europei, rovesciando la sentenza emessa il 1° aprile 2010 dalla Prima sezione della stessa Corte, hanno sostanzialmente detto che il divieto di fecondazione artificiale eterologa non contrasta con l'articolo 8 della Convenzione europea sui diritti umani, che sancisce il diritto al rispetto per la vita privata e familiare.
Due coppie che, per diversi motivi, non potevano avere figli si erano rivolte al tribunale europeo per farsi riconoscere il diritto ad avere un figlio che la legislazione austriaca violerebbe con il divieto di ricorrere a sperma e ovuli di donatori per consentire la fecondazione.
E' soprattutto nel confronto con la prima sentenza che si apprezza l'importanza di questa decisione. I giudici della Prima sezione avevano infatti dato ragione alle due coppie sancendo di fatto "il diritto ad avere un figlio" e l'assoluta indifferenza morale tra genitori biologici e non. In questo modo veniva cancellato il modello sociale di famiglia biologica e negata qualsiasi "considerazione morale" nell'uso delle biotecnologie.
La sentenza emessa ieri ribalta invece il giudizio: quindi, il riferimento alla "procreazione naturale" e alla "famiglia naturale" (solo un padre e una madre) come modelli di riferimento anche per la procreazione artificiale giustificano il divieto di donazione di ovuli e sperma. Inoltre i legislatori nazionali, nell'affrontare il tema della Fecondazione in vitro, possono legittimamente tenere conto delle questioni etiche che la tale procedimento solleva.
In altre parole la Corte Europea ha salvato in questo caso il concetto di famiglia e la sovranità dei singoli Stati in materie eticamente sensibili, cosa che per come si erano messe le cose dopo la prima sentenza era tutt'altro che scontata.
A questo proposito si deve notare come questa sia la seconda volta in pochi mesi che la Grand Chamber rovesci la sentenza di primo grado (la prima era stata la "sentenza del Crocifisso"), una novità positiva che indica come la Corte si stia indirizzando verso una tendenza a evitare di imporre visioni ideologiche ai singoli stati su temi eticamente sensibili.
Inoltre è la seconda volta in pochi giorni (la prima riguardava l'uso di embrioni per la ricerca) che la Corte interviene per negare una visione meramente utilitaristica in bioetica.
Ma così come la sentenza sulla ricerca sugli embrioni, anche quella di ieri presenta dei lati negativi. Non solo la fecondazione artificiale in sé non viene messa in discussione, ma i giudici ritengono che l'articolo 8 della Convenzione, seppure non obblighi gli stati a consentire la fecondazione eterologa, allo stesso modo tutela però il diritto a ricorrervi. La sentenza parla espressamente di un "diritto della coppia a concepire un figlio e a fare ricorso alla procreazione medicalmente assistita" protetto dal suddetto articolo. Concezione giustamente contestata anche dall'Italia – che insieme alla Germania si è schierata in questo processo a sostegno dell'Austria – secondo cui esiste soltanto un "diritto a cercare di concepire un figlio". Se si portasse alle estreme conseguenze la posizione dei giudici di Strasburgo, ci si troverebbe infatti nella situazione paradossale per cui lo stato si troverebbe a dover fornire i bambini desiderati. Un'evidente follia.
Inoltre, pur giudicando la posizione dell'Austria compatibile con la Convenzione dei diritti umani, la Corte invita il legislatore austriaco a tenere conto dei rapidi cambiamenti della scienza e della cultura in questa materia, adeguando la legislazione stessa: un omaggio al relativismo imperante, che si deve respingere con forza.

Fonte: La Bussola Quotidiana, 04/11/2011

2 - PER HALLOWEEN UN AUTOBUS CON 50 RAGAZZI PRECIPITA IN UN BURRONE: I TELEGIORNALI NAZIONALI SI FERMANO ALLA CRONACA, BASTABUGIE VI SVELA I PARTICOLARI INEDITI
Nell'incidente solo feriti lievi: il giorno dopo vanno a Messa per ringraziare il Signore (ecco cosa ha detto il parroco)
Autore: Giano Colli - Fonte: Redazione di BastaBugie, 03/11/2011

Chissà se è possibile che alcuni ragazzini che festeggiano lo Holyween, invece che Halloween, possano contribuire ad evitare una strage.
Questo è ciò che c'è da chiedersi dopo aver appreso del sorprendente evento che si è verificato a Piegaro in provincia di Perugia.
E' accaduto a cavallo della notte fra il 31 ottobre e il 1° novembre. In una brutta curva un autobus è uscito fuori strada, ha divelto la barriera ed è precipitato giù a picco. Si trattava di un trasporto organizzato dai giovani dei dintorni per recarsi in discoteca a Perugia, in occasione di Halloween; era un modo per avere una maggiore sicurezza. All'interno del mezzo c'erano circa cinquanta ragazzi fra i 16 e i 26 anni, dei quali trentacinque sono andati all'ospedale, eppure solo tre hanno avuto ferite più importanti!
Giornali e televisioni non l'hanno detto, ma, come sanno bene gli abitanti della zona, l'anno scorso nello stesso burrone c'era finito un camion che trasportava maiali: lo spettacolo di quegli animali morti fu desolante. Era logico attendersi che quella stessa fine potessero farla molti di quei ragazzi! L'autobus, forse a causa del malfunzionamento dei freni, ha fatto un volo di quaranta metri in mezzo agli alberi, ma nessuno ha avuto gravi conseguenze!
Proprio quel 31 ottobre, mi sono trovato nel paese accanto (Monteleone d'Orvieto) ed ho potuto vedere che il parroco, don Alessandro Scarda, si è prodigato per festeggiare i santi e non le zucche vuote. I ragazzini della parrocchia, vestiti da alcuni santi, si sono riuniti in chiesa a pregare con le litanie dei santi, poi sono andati per le case a lasciare un santino ed hanno terminato con Messa e cena insieme. Insomma hanno festeggiato lo Holyween (holy in inglese vuol dire santo). Una bella iniziativa per far concorrenza ad Halloween riportando l'attenzione alla Festa dei Santi che i cristiani festeggiano ogni anno per ricordare i santi, cioè le persone che sono in paradiso (il giorno dopo, il 2 novembre, si ricordano invece i defunti che sono in purgatorio e si prega per loro per favorire il prima possibile l'ascesa in paradiso e quindi la fine delle loro sofferenze).
Ebbene, il 1° novembre qualche ragazzo di quelli usciti incolumi dall'incidente si è presentato alla Messa con una rosa in mano per ringraziare il Signore del pericolo scampato. In quel momento tutti attendevano dal parroco una parola sull'accaduto. Infatti don Alessandro ha iniziato la Messa dicendo: "So che vi aspettate un commento ai fatti della notte scorsa...". Poi la domanda che fa riflettere: "Chi può negare che la preghiera di quei ragazzini, che si sono vestiti da santi ed hanno distribuito santini nelle case di Monteleone, non abbia in qualche modo evitato la strage di quella notte? D'altra parte, si sa che il Signore tiene sempre in grande considerazione i più piccoli e ascolta sempre le preghiere dei semplici!".
Poi il sacerdote ha condotto ad un'ulteriore riflessione con il brano evangelico dei dieci lebbrosi guariti dei quali solo uno torna indietro a ringraziare Gesù. Questo episodio fa ricordare a tutti noi e non solo a chi l'ha scampata il 31 ottobre, che lo scopo della nostra vita non deve essere la salute fisica, elemento sicuramente importante, ma la salvezza dell'anima, affinché Gesù possa dire anche a noi, come disse all'unico lebbroso (su dieci) tornato a ringraziarlo per la guarigione ottenuta: "Alzati e va', la tua fede ti ha salvato!", garantendogli così, oltre alla salute fisica, anche la salvezza eterna.

P.S. NON E' UN PROBLEMA DI ZUCCHE, MA DI ZUCCHE VUOTE!
Ho vissuto l'infanzia negli anni '70 in campagna e per me era normale in autunno fare il gioco delle zucche. Mio padre andava da qualche vicino a chiedere una bella zucca grande, poi me la portava e insieme la aprivamo in alto con un coltello. I semi contenuti all'interno li mettevamo a essiccare mettendoci un po' di sale. Non erano buoni come quelli comprati allo stadio prima della partita, ma il fatto di averli fatti da solo li faceva diventare buonissimi. Poi con la zucca ormai svuotata si intagliavano gli occhi, il naso e la bocca e ci si metteva una candela che accendevamo la notte mettendo la zucca sul muretto davanti casa. Poi sono cresciuto e ho trovato le zucche di plastica nelle discoteche e mi hanno detto che era la festa di Halloween. Eppure alle streghe io non ci ho mai creduto, mentre credo da sempre che ci siano i santi in paradiso.

Fonte: Redazione di BastaBugie, 03/11/2011

3 - LA FESTA DELLE FORZE ARMATE DEL 4 NOVEMBRE SOFFOCATA DALLA RETORICA DEL POLITICAMENTE CORRETTO: DOVE SONO FINITE LE PAROLE ''VITTORIA'' E ''GUERRA''?
In Libia si è parlato di ''missione di pace'', eppure i jet italiani hanno lanciato 714 bombe e missili contro 600 obiettivi in oltre 8 mila ore di volo, hanno partecipato alla vittoria ammazzando molte persone, come accade in tutte le guerre (giuste o sbagliate che siano)
Autore: Gianandrea Gaiani - Fonte: La Bussola Quotidiana, 04/11/2011

Diventa sempre più difficile celebrare degnamente il 4 novembre, la festa delle Forze Armate  che rischia di anno in anno di venire soffocata dalla manovra a tenaglia scatenata dalla retorica e dal linguaggio politicamente corretto. Elementi indispensabili a quanto pare nella nostra società ma che rischiano di snaturare il significato del 4 novembre che è prima di tutto il giorno della "Vittoria". Già, forse lo abbiamo dimenticato offuscati come siamo dalla rimozione di una parola necessariamente legata alla "guerra" (altro concetto che abbiamo rimosso dalle nostre coscienze sostituendolo con ridicole espressioni quali "missione di pace" o addirittura "operazioni a protezione della popolazione" come ha fatto la Nato nel recente intervento i Libia) ma oggi si ricordano i 93 anni dalla vittoria dell'Italia nella Prima guerra mondiale.  Un conflitto nel quale le perdite italiane raggiunsero le 650mila unità, quasi tutti soldati. Per capirci oltre  200mila in più dei morti italiani registrati nel conflitto del  1940-45 dove morirono 313mila militari e 130mila civili.
Numeri impressionanti non solo in termini assoluti ma anche per quanto concerne la percezione che abbiamo oggi delle perdite in guerra in una società che fatica a tollerare i 45 caduti sofferti in Afghanistan e i 33 in Iraq nell'arco di dieci anni (2002-2011) dei quali circa un terzo morti per cause diverse dal fuoco nemico.
L'iniziativa del ministro della Difesa, Ignazio La Russa, di far ripercorrere alla salma del milite ignoto il tragitto ferroviario che nel 1921  portò i resti di quel soldato da Aquileia all'Altare della Patria, a Roma, richiama quel conflitto sanguinoso ma la parola "vittoria" sembra scomparsa, cancellata quasi come fosse una vergogna, da tutti i conflitti che i nostri soldati hanno combattuto in questi anni. Per cosa combattere quindi se non per la vittoria?  Eppure, con ruoli a volte di rilievo a volte marginali, i militari italiani hanno vinto con gli alleati la Guerra del Golfo del 1991, la guerra in Bosnia nel 1995, in Kosovo nel 1999 e quella libica proprio in questi giorni. Si può discutere sull'opportunità di quei conflitti, ci si può perfino chiedere se abbiamo combattuto dalla parte giusta o più funzionale ai nostri interessi  ma non c'è dubbio che i nostri militari abbiano vinto quelle guerre.
Nessuno però le ha celebrate né tanto meno le ha chiamate con il loro nome. Vittoria, guerra, combattimenti, nemico... Parole politicamente scorrette rimosse dal nostro vocabolario e dai comunicati del Ministero della Difesa nei quali gli aggressori hanno sostituito il nemico, i nostri soldati non lanciano più offensive ma "supportano le forze afghane", non uccidono ma "neutralizzano la minaccia", non sbaragliano ma  "rispondono al fuoco in modo limitato e proporzionale".
Forse è proprio questa  la frase più assurda del linguaggio politically correct applicato alla guerra e divenuto una nota di linguaggio anche nella definizione delle regole d'ingaggio. Eppure l'arte militare insegna da sempre che la forza, la potenza di fuoco, va concentrata sul nemico per schiacciarlo e ottenere la vittoria.
Rimuovere questi concetti significa minare il senso stesso dell'esistenza delle forze armate con il risultato, oggi sotto gli occhi di tutti, che da più parti si chiede di fronteggiare la crisi finanziaria tagliando prima di tutto le spese per la Difesa. Quasi come se lo strumento militare fosse un optional riservato ai Paesi ricchi, un lusso da azzerare in tempi di crisi.
Non si tratta di una cultura diffusa solo in certi ambienti pacifisti e "pacifinti", ma in tutto l'ambito politico, incapace di disegnare un credibile modello di Difesa e di definire cosa chiedere ai militari per realizzare uno strumento attagliato alle necessità   ma capace di applicare tagli che decurtano i fondi per addestramento, manutenzioni e nuovi mezzi trasformando così le forze armate in uno "stipendificio" con capacità sempre più ridotte.  
I militari godono oggi di una credibilità riconosciuta da tre italiani su quattro, così dicono i sondaggi, ma per conseguire questo risultato forse abbiamo snaturato il lavoro del militare trasformandolo in un factotum, in un ibrido che deve ogni giorni giustificare la sua esistenza spalando la neve va Milano, raccogliendo i rifiuti a Napoli oppure facendo la guardia a edifici pubblici o le ronde nelle città oltre a intervenire in ogni pubblica calamità facendo il lavoro che altre organizzazioni pubbliche non riescono a fare nonostante le ingenti risorse finanziarie loro assegnate.
E quando i militari vengono mandati in guerra meglio nasconderli con il velo della censura o raccontare che costruiscono scuole, portano doni e caramelle ai bambini, meglio se orfani che fa più "missione di pace".  Netturbini, vigilantes, muratori, babbi natale da mostrare  a ogni occasione ma guerrieri da nascondere all'opinione pubblica.
Ora che la guerra libica è finita dai comandi militari cominciano a filtrare notizie ufficiali sul ruolo dell'Italia. Dati importanti che dicono che i nostri jet hanno lanciato 714 bombe e missili contro 600 obiettivi in quasi 2.500 sortite per oltre 8 mila ore di volo. Hanno ammazzato di certo molti soldati e miliziani nemici conseguendo la vittoria, come accade in tutte le guerre. Forse è per questo che questi numeri non sono usciti dalla bocca di ministri o politici.
I protagonisti di questo 4 novembre sono loro, piloti, avieri e marinai che hanno vinto una guerra che l'Italia  (non a torto sul piano politico) un po' si vergogna di aver combattuto ma che i militari hanno combattuto con successo e onore. E protagonisti della ricorrenza di quest'anno sono anche quel pugno di carabinieri del Gruppo Intervento Speciale dei carabinieri e di Incursori della Marina che ieri mattina a Herat con un blitz perfetto hanno liberato 18 civili, inclusi tre italiani, presi in ostaggio da un commando di sette talebani. Le forze speciali italiane, con coraggio e professionalità, hanno liberato gli ostaggi, rimasti incolumi. Hanno anche ucciso tutti i terroristi. In altri tempi e in altri Paesi dovrebbe essere un merito ma forse è proprio per questo che invece di celebrarli pubblicamente il ministro della Difesa ha preferito non fornire molti dettagli evitando di citare persino i reparti impegnati. Come se gli italiani non sapessero che in Afghanistan c'è la guerra e anche  i nostri soldati combattono in prima linea.

Fonte: La Bussola Quotidiana, 04/11/2011

4 - RADUNO DI ASSISI 2011: EVITATI GLI ASPETTI SINCRETISTICI O RELATIVISTI DELLE PRECEDENTI EDIZIONI (E PER QUESTO I MASS-MEDIA HANNO DEDICATO POCO SPAZIO ALL'EVENTO)
Peccato che l'invito sia stato rivolto anche ad atei ed agnostici scelti tra i più lontani dalla metafisica cristiana... ma nessun dialogo è possibile con chi nega in radice la legge naturale
Autore: Roberto de Mattei - Fonte: Corrispondenza Romana, 02/11/2011

Come firmatario di un appello a Sua Santità Benedetto XVI affinché recedesse dalla decisione di celebrare il venticinquennale del primo raduno interreligioso di Assisi (http://www.corrispondenzaromana.it/2011/01/12/chiesa-cattolica-appello-di-cattolici-al-papa contro-un-assisi-2/), a riunione avvenuta, non posso non esprimere alcune riflessioni su di essa.
Quale che sia il giudizio che si voglia dare sul terzo incontro di Assisi, va sottolineato che esso ha certamente rappresentato una oggettiva correzione di rotta rispetto alle due riunioni precedenti, soprattutto riguardo al pericolo di sincretismo. Va letto, a questo proposito, con attenzione, il discorso del cardinale Raymond Leo Burke al Convegno Pellegrini della Verità verso Assisi, svoltosi lo scorso 1 ottobre a Roma (http://blog.messainlatino.it/2011/10/assisi-2011-istruzioni-per-luso.html), che offre una attendibile chiave di interpretazione dell'evento.
Nella Giornata di riflessione, dialogo e preghiera per la pace e la giustizia nel mondo che si è svolta il 27 ottobre, non vi è stato, almeno apparentemente, alcun momento di preghiera comune o parallela da parte dei presenti, come invece era accaduto nel 1986 con i vari gruppi religiosi riuniti in vari luoghi della città di san Francesco. È noto del resto che l'allora cardinale Ratzinger evitò di partecipare all'incontro e la sua assenza fu interpretata come una presa di distanza dagli equivoci che l'iniziativa era destinata a produrre.
Benedetto XVI ha voluto dare al raduno del 27 ottobre un volto diverso dagli incontri precedenti: non tanto quello, ha spiegato il cardinale Burke, «di un incontro interreligioso quanto di un dialogo interculturale sui passi della razionalità, bene prezioso dell'uomo in quanto tale». Due testi ci aiutano a capire il pensiero di Benedetto XVI in materia di "dialogo": il primo è la lettera inviata al filosofo Marcello Pera, già presidente del Senato, in occasione dell'uscita del suo libro Perché dobbiamo dirci cristiani (Mondadori, Milano 2008), in cui Benedetto XVI scriveva che «un dialogo interreligioso nel senso stretto della parola non è possibile, mentre urge tanto più il dialogo interculturale che approfondisce le conseguenze culturali delle decisioni religiose di fondo. Qui il dialogo e una mutua correzione e un arricchimento vicendevole sono possibili e necessari».
Il secondo documento è anch'esso una lettera, indirizzata il 4 marzo 2011 al pastore luterano tedesco Peter Beyerhaus, che gli aveva manifestato timore per la nuova convocazione della giornata di Assisi. Benedetto XVI gli scrive: «Comprendo molto bene la sua preoccupazione rispetto alla partecipazione all'incontro di Assisi. Però questa commemorazione doveva essere festeggiata in ogni modo e, dopo tutto, mi sembrava la cosa migliore andarvi personalmente, per poter provare in tal modo a determinare la direzione del tutto. Tuttavia farò di tutto affinché sia impossibile un'interpretazione sincretista o relativista dell'evento e affinché resti fermo che sempre crederò e confesserò ciò che avevo richiamato all'attenzione della Chiesa con la Dominus Iesus» (http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1349995).
L'interpretazione sincretistica o relativista dell'evento effettivamente non c'è stata, o è stata attenuata, e i mass-media hanno dedicato, anche per questo, ben poco spazio all'evento.
Un altro aspetto di Assisi 3 suscita però delle perplessità che non possono essere sottaciute. Il dialogo interculturale si può intrecciare con credenti di altre religioni non su base teologica, ma su quella razionale della legge naturale. La legge naturale non è altro che il Decalogo, compendio dei due precetti della carità, amore di Dio e amore del prossimo, espressi nelle due tavole consegnate a Mosé dal Signore stesso.
È possibile che, malgrado le false religioni che professano, vi siano credenti di altre religioni che cerchino di rispettare quella legge naturale che è universale e immutabile, perché comune ad ogni essere umano (cosa peraltro molto difficile senza l'aiuto della Grazia). La legge naturale può costituire un "ponte" per portare questi "infedeli" alla pienezza della verità, anche soprannaturale. Molto più problematico è invece il dialogo con coloro che non credono in nessuna religione, ovvero con gli atei convinti.
La legge naturale non consta infatti di sette comandamenti che regolano la vita tra gli uomini, ma di un insieme di dieci comandamenti, dei quali i primi tre impongono di rendere culto a Dio. La verità espressa dal Decalogo è che l'uomo deve amare Dio al di sopra di tutte le creature e amare queste secondo l'ordine da lui stabilito. L'ateo rifiuta questa verità ed è privo di quella possibilità di salvarsi che è offerta, sia pure in via eccezionale, ai credenti di altre religioni.
E se è possibile l'ignoranza incolpevole della vera religione cattolica, non è possibile l'ignoranza incolpevole del Decalogo, perché la sua legge è scritta «sulle tavole del cuore umano col dito stesso del Creatore» (Rm. 2, 14-15). Esiste certo la possibilità di una ricerca o "pellegrinaggio" verso la verità anche da parte dei non credenti. Ciò avviene quando il rispetto della seconda tavola della legge (l'amore del prossimo) spinge progressivamente a cercarne il fondamento nella prima tavola (l'amore di Dio).
È la posizione dei cosiddetti "atei devoti", come Marcello Pera e Giuliano Ferrara, i quali, come ha giustamente osservato Francesco Agnoli (Io cattolico pacelliano, dico al card. Ravasi che ad Assisi ha sbagliato atei, "Il Foglio", 29 ottobre 2011), «un bel po' di strada insieme ai credenti la hanno fatta e la fanno di continuo, con l'uso della ragione». Essi, oggi, nei confronti di alcuni precetti del decalogo si mostrano più fermi e osservanti di molti cattolici. Ma gli atei convocati ad Assisi non hanno nulla di "devoto": appartengono a quella categoria di non-credenti che ha in spregio non solo i primi tre comandamenti, ma tutta la tavola del Decalogo.
È una posizione che la filosofa e psicanalista Julia Kristeva ha ribadito sul "Corriere della Sera" – che ha ospitato, in extenso, il suo intervento ad Assisi (Un nuovo umanesimo in dieci principi, "Corriere della Sera", 28 ottobre 2011). A differenza di altri studiosi laici, che riscoprono il fondamento metafisico della legge naturale, la Kristeva ha rivendicato, una linea di pensiero che dal Rinascimento arriva all'Illuminismo di Diderot, Voltaire e Rousseau, compreso il marchese de Sade, Nietzsche e Sigmund Freud, ovvero quell'itinerario che, come hanno dimostrato insigni studiosi dell'ateismo da Cornelio Fabro (Introduzione all'ateismo moderno, Studium, Roma 1969) ad Augusto Del Noce (Il problema dell'ateismo, Il Mulino, Bologna 2010), porta proprio a quel nichilismo, che la psicanalista francese, senza negare la propria visione atea e permissiva della società, vorrebbe contrastare in nome di una collaborativa "complicità" tra umanesimo cristiano e umanesimo secolarizzato. L'esito di questa pacifica coesistenza tra il principio ateo di immanenza e un vago richiamo alla religiosità cristiana non può essere che il panteismo, caro a tutti i modernisti, antichi e contemporanei.
Il punto in cui Assisi 3 rischia di segnare un pericoloso passo avanti nella confusione che oggi attanaglia la Chiesa è proprio questo, enfatizzato da tutti i mass-media: l'estensione dell'invito, oltre che a esponenti delle religioni di tutto il mondo, anche ad atei ed agnostici, scelti tra i più lontani dalla metafisica cristiana. Ci chiediamo quale dialogo sia possibile con questi "non credenti" che negano in radice la legge naturale.
La distinzione tra atei "combattivi" e atei "collaborativi" rischia di ignorare la vis aggressiva insita nell'ateismo implicito, non espresso in maniera militante ma proprio per questo più pericoloso. Gli atei dell'UAAR hanno almeno qualcosa da insegnare ai cattolici: professano i loro errori con uno spirito di militanza a cui i cattolici hanno abdicato nel difendere le loro verità. Ciò accade, ad esempio, quando da parte cattolica si criticano le crociate, che non furono una deviazione della fede, ma imprese ufficialmente promosse dai Papi, esaltate dai santi, fondate sulla teologia e regolate, per secoli, dal diritto canonico.
Se allora la Chiesa sbagliò, non potrebbe sbagliare chi oggi predica il buonismo e l'arrendismo di fronte ai nemici, esterni e interni, che incalzano? E se la Chiesa, come sappiamo, non sbaglia nel suo insegnamento, quale deve essere la regola di fede ultima del cattolico in momenti di confusione come l'attuale? Sono domande che ogni semplice fedele ha il diritto di porre, rispettosamente, alle autorità supreme della Chiesa, all'indomani del 27 ottobre 2011.

Fonte: Corrispondenza Romana, 02/11/2011

5 - RADUNO DI ASSISI 2011: IL CARDINAL RAVASI POTEVA FARE MEGLIO
Come atei non ha invitato Marcello Pera o Giuliano Ferrara, che un bel po' di strada insieme ai credenti l'hanno fatta, grazie all'uso della ragione, ma Julia Kristeva e Remo Bodei: vediamo chi sono e cosa pensano
Autore: Francesco Agnoli - Fonte: Il Foglio, 29/10/2011

Da tempo il cardinal Ravasi porta avanti il celebre Cortile dei gentili. Con successo mediatico non indifferente. Il cardinale non troverà mai sulla sua strada oppositori urlanti e giornalisti acidi. Flirta con il mondo, nel senso evangelico del termine, e questo gli procura amici, a destra e a manca. Non è, lui, come altri, un cattolico "oscurantista". Poco fa al Corriere si tifava per la sua elezione a cardinale di Milano.
Come successore di quel cardinal Martini che piace tanto in via Solferino perché contrario alla "Humanae vitae" e alla disciplina bimillenaria della chiesa. Ravasi insomma, "piace alla gente che piace". Il perché si può capire facendo un salto nel sito dedicato al Cortile dei gentili, in cui campeggia una citazione di padre Turoldo, quel prete che un giorno stracciò in pubblico il rosario, perché, a suo dire, superstizione del passato. Eccola: "Fratello Ateo, nobilmente pensoso, alla ricerca di un Dio che io non so darti, attraversiamo insieme il deserto.
Di deserto in deserto andiamo oltre la foresta delle fedi, liberi e nudi verso, il Nudo Essere e là dove la parola muore abbia fine il nostro cammino". Non ho nulla da dire contro il "fratello ateo", anche se non userei la maiuscola; moltissimo, però contro l'idea che Dio si sia rivelato, a me, credente, perché io non abbia nulla da dire su di Lui.
Moltissimo contro un confuso irenismo che sacrifica Cristo stesso dietro termini astrusi, fintamente poetici, ma chiaramente non cristiani. A me sembra che se i preti e i cardinali non additano Cristo, non servono a niente. Ma andiamo al sodo.
Il 27 aprile, durante la giornata di Assisi, che forse il poverello che partì per convertire il Sultano, stenterebbe a comprendere, Ravasi ha invitato degli atei, su suggerimento di Benedetto XVI. Idea interessante se è per dire che ciò che può essere terreno di confronto non sono le fedi – chè quella cristiana è in un Dio "geloso" e ben differente dagli "dei delle genti" –, ma la comune umanità che ci caratterizza tutti. Però, tra atei ed atei, ci sono comunque differenze.
Ravasi, giustamente, le fa. Però, a mio modo di vedere, all'opposto di come dovrebbe. Ha invitato, per esempio, non Marcello Pera o Giuliano Ferrara, che un bel po' di strada insieme ai credenti la hanno fatta e la fanno di continuo, con l'uso della ragione, ma Julia Kristeva e Remo Bodei. Perché Ferrara e Pera, direbbe subito qualcuno, sono schierati politicamente.
Sbagliato: anche Bodei e Kristeva lo sono, e molto apertamente: a sinistra. Non è questo, dunque, il punto. Il fatto è che per Bodei e Kristeva Ravasi nutre una certa simpatia che per gli altri soggetti citati non ha. Dovuta a cosa? Un cardinale, con degli atei, difficilmente concorderà su Dio. Però potrebbe trovare punti di accordo, almeno, sull'uomo.
La relazione della Kristeva ad Assisi, infatti, porta un titolo eloquente: "Regole per un nuovo umanesimo". Peccato solo che quell'umanesimo contempli la "liberazione sessuale", il divorzio, l'aborto e "la biologia che emancipa le donne". Tutte cose che per un credente sono l'esatto contrario di un vero umanesimo.
Nella lunga trattazione della Kristeva, in pellegrinaggio verso che cosa non si sa, compaiono l'elogio del materialista Diderot, del feroce anticristiano Voltaire, di Rousseau, persino del marchese de Sade e del femminismo della de Beauvoir. Conditi, è vero, con citazioni di Dante, san Francesco e santa Teresa d'Avila, purtroppo non compresi e storpiati.
Compaiono poi affermazioni esilaranti, del tipo: "Non c'è più un Universo; la ricerca scientifica scopre e indaga continuamente il Multiverso". A cui si aggiunge la conclusione, anch'essa molto dogmatica e definitiva: "non dobbiamo avere paura di essere mortali".
Kristeva quindi dà per certo che esista il Multiverso (pura ipotesi filosofica, sperimentalmente indimostrabile, sorta con l'unico fine di negare Dio) e che invece sia una sciocchezza l'immortalità dell'anima. Infine la Kristeva afferma che tale "Multiverso", certamente spoglio di Dio e di senso, sarebbe "circondato di vuoto" (come tutta la nostra esistenza).
Nessuna possibilità di dialogo, dunque: la Kristeva ha le idee molto chiare e le esprime senza tentennamenti e senza quei dubbi che tanto gli piacciono nei credenti. Andrà meglio, si può pensare, con Remo Bodei. Mi sono cercato un po' dei suoi scritti, per capire da dove partire, se un giorno mai mi invitassero ad Assisi come esponente del vecchio "cattolicesimo pacelliano", come avrebbe detto Giovanni Guareschi.
Non ho trovato nulla. Neppure un chiodino cui appendere una piccolissima speranza. Bodei, infatti, non solo è ateo; ma è anche favorevole all'aborto, soprattutto nei paesi in cui "il problema è di limitare le nascite", causa una presunta "bomba demografica". Bodei è uno che mette spesso i puntini sulle i: per esempio insiste spesso sulla malvagità degli "atei devoti che strumentalizzano la religione", in quanto dimostrano interesse verso di essa (Avvenire, 22 ottobre 2011).
In una lunga intervista sull'Unità, del 19/6/2005, poi, attaccava violentemente l'espressione ratzingeriana "dittatura del relativismo", per affermare: "Una tale dittatura non c'è, né potrebbe essere imposta a qualcuno". La verità, continuava Bodei, è che la chiesa è folle a opporsi alla selezione della specie, schierandosi contro l'aborto e la diagnosi pre impianto: "La cultura laica vanta delle ottime ragioni e malgrado tutto non deve lasciarsi mettere nell'angolo. Deve passare all'offensiva, come dicono Giorello e Salvadori. Senza atteggiamenti beceri o contundenti verso la chiesa, che fa il suo mestiere. Ma il punto è questo: la chiesa invade uno spazio neutro che è a garanzia di tutti. Perciò bando alle timidezze dei laici, via via divenuti subalterni o addirittura devoti. Quello che non si capisce nella posizione di questi ultimi, ma anche in quella dei cattolici, è il rifiuto del buon senso. Ad esempio, come si fa a rifiutare la diagnosi prenatale? Non si può obbligare una donna a far nascere da un embrione un figlio gravemente malformato".
Se un bambino è malformato, insomma, bisogna ucciderlo. Fa parte dell'umanesimo, contro il cattolicissimo "rifiuto del buon senso".
Vogliamo continuare? Per Bodei gli "atei devoti" Pera, Ferrara e Fallaci, per quanto riguarda la loro posizione sul referendum del 2005, sono "patetici" ed arroganti; "proibire la ricerca sulle staminali embrionali (leggi: uccisione di embrioni umani, ndr) è un atto di oscurantismo"; la chiesa è sempre indietro, come dimostra il Sillabo (bellissimo documento che condannava il comunismo ben prima che facesse oltre 100 milioni di morti), per cui quando occorre, bisogna combattere doverose "battaglie"; la chiesa, ormai, non più frenata dalla Dc, "tracima" aiutata dall'"attivismo dei devoti neocon"…
Se incontrassi Bodei, sempre che non sia "all'offensiva", mi sa dire caro cardinale, da dove partire, nel dialogo? Perché io, mi perdoni, sono un cattolico senza "buon senso", che, per dirne una, non ucciderebbe mai suo figlio, sano o malato che fosse, sia perché crede in Dio, sia perché lo ha visto con quello strumento laicissimo che si chiama ecografo. Basterebbe questo, se ho capito bene, per farlo imbestialire...

Fonte: Il Foglio, 29/10/2011

6 - L'ONU DICHIARA CHE SIAMO SETTE MILIARDI E CAMBIA STRATEGIA SENZA CAMBIARE OBIETTIVO (RIDURRE LA POPOLAZIONE)
Dopo tanti e tanti anni a propagandare il controllo delle nascite e in particolare l'aborto, l'Onu ritiene che sia ora di pensare all'eutanasia
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Bussola Quotidiana, 01/11/2011

Ieri è stato il giorno della bambina 7 miliardi, secondo la scelta convenzionale fatta dall'Onu. A parte la grottesca battaglia tra Filippine e India – innescata sempre dall'Onu - per aggiudicarsi il titolo di paese della "fortunata" nascita (c'era un premio economico), rispetto al passato è sembrato che la data sia stata celebrata con una certa stanchezza.
Probabilmente si sta diffondendo la consapevolezza che non funziona più il vecchio slogan "Siamo troppi",  finalizzato a sostenere politiche di controllo delle nascite. In 60 anni i tassi di fertilità sono crollati da una media globale di 6 figli per donna a circa 2,5 e la tendenza è all'ulteriore diminuzione. E anche se la popolazione continuerà ad aumentare ancora per un po' (le ultime stime parlano di circa 10 miliardi per la fine del secolo) appare sempre più evidente che non sarà per via dell'eccesso di nascite, ma casomai dall'aumento dell'aspettativa di vita e dalla diminuita mortalità infantile.
La situazione demografica mondiale, peraltro, è molto complessa, difficile da riassumere in slogan: tanto per fare qualche esempio, l'Occidente registra da decenni una denatalità così forte da essere questo uno dei problemi strutturali alla base dell'attuale crisi economica. Tra paesi ricchi e paesi emergenti lo squilibrio demografico (in termini di rapporto tra giovani e anziani) è impressionante e non è certo il fenomeno migratorio che può compensarlo. Anzi, le migrazioni rischiano di esacerbare le differenze, visto che la tendenza all'uscita dai paesi poveri per cercare migliori opportunità si scontra con una sempre minore capacità dei paesi ricchi di offrire un lavoro e una situazione sociale stabile. Inoltre, le violente campagne di controllo delle nascite praticate negli ultimi decenni hanno provocato – oltre alla palese violazione dei diritti umani - gravissimi squilibri all'interno di Paesi come Cina e India, che da soli sono abitati dal 35% della popolazione mondiale: squilibri sia generazionali (l'invecchiamento della popolazione non è solo un problema occidentale) sia di genere, data l'eliminazione di decine di milioni di bambine tramite aborto selettivo e infanticidio.
Riconoscendo la complessità della situazione anche il direttore del Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione (UNFPA), Babatunde Osotimehin, nel presentare l'ultimo rapporto sulla popolazione ha detto che «invece di chiederci 'Siamo troppi?' dovremmo chiederci 'cosa posso fare per migliorare il mondo?'».
Una svolta importante, visto che l'UNFPA è tradizionalmente l'agenzia dell'ONU che ha sempre spinto sul tasto della sovrappopolazione e continua a sostenere massicci programmi di controllo delle nascite. Ma chissà perché questa svolta non ci tranquillizza.
L'accento si è ora spostato infatti sul presunto squilibrio tra popolazione e risorse, quindi il richiamo è a "consumi sostenibili" in ossequio all'ecologismo dominante, e si guarda con preoccupazione all'aumento esponenziale della popolazione anziana. Tra le righe si capisce che, seppure ci si congratula per le migliori condizioni di vita raggiunte che hanno permesso l'aumento dell'aspettativa di vita – a livello mondiale - dai 48 ai 68 anni in sessanta anni, in realtà si è preoccupati del peso economico che questo comporta: non solo nei paesi sviluppati, ma soprattutto nei paesi emergenti dove tale rapida tendenza non si è accompagnata alla crescita di una rete sociale in grado di provvedere ai nuovi bisogni.
Insomma, l'impressione è che dopo tanti e tanti anni a propagandare il controllo delle nascite e in particolare l'aborto, all'Onu non sappiano come dirci che è ora di pensare all'eutanasia. Ovviamente sempre in nome della sostenibilità.

Fonte: La Bussola Quotidiana, 01/11/2011

7 - ''BELLA'': IL FILM PIU' POTENTE CHE SI POTESSE CONCEPIRE CONTRO L'ABORTO (ECCO PERCHE' NON CE L'HANNO FATTO VEDERE NEI CINEMA)
Lui è un calciatore bellissimo; lei è una cameriera incinta che non se la sente di tenere il bambino: i miei figli sono rimasti incantati e tutti siamo stati più di buon umore
Autore: Costanza Miriano - Fonte: www.costanzamiriano.wordpress.com, 26/10/2011

Mio marito sostiene che una persona che abbia nella sua vita acquisito un accettabile livello di dignità e riserbo dopo una certa età non festeggia più il compleanno come alle medie, col pranzo buono cucinato dalla mamma e i panini per gli amichetti e i regali e le candeline. Io devo essere totalmente priva di dignità e riserbo, perché se fosse per me festeggerei come alle medie, col divano spostato per ballare e le calze fine e le zie che telefonano.
Oggi però, pur essendo il mio compleanno (qualcuno dei miei conoscenti sostiene che sia il quarantunesimo, ma io sarei pronta a scommettere che siamo sui trentadue, trentaquattro al massimo)  mi sa che mi toccherà fare la persona seria: ho riunioni di scuola per tre figli su quattro, nonché un tennis e una visita cardiologica, ammesso che riesca a tornare a casa dal lavoro, visto che si prevede un nuovo nubifragio su Roma, e in certi quartieri ci si prepara coi sacchi di sabbia. Tarallino bisunto della macchinetta per pranzo al posto del pollo arrosto della nonna, la quale comunque ha elargito una donazione che è stata prontamente devoluta al Fondo Idrovora, quello che prosciuga tutto con rate del tennis, scarpine da danza e altri balzelli, imperciocché alla voce numero novantotto (Chanel numero 5) non si arriva mai.
In compenso ho ricevuto dei meravigliosi biscotti da un amico lontano di gran classe, e due disegni, oltre a una collana (ecco dove era finita quella che non trovavo, me l'aveva presa mia figlia per regalarmela).
Ovviamente sto fingendo di lamentarmi, perché in realtà sono contentissima così, e quando lo sono un po' di meno chiedo dei regali speciali al Capo che me li recapita sempre, anche a domicilio, senza costi aggiuntivi, perché bisogna avere l'audacia di chiedere, ce lo dice il Vangelo. Come dice Paolo, Dio ci può dare ciò che sorpassa i nostri desideri.
Inoltre, a compensare il mio giorno di festa che trascorrerò tra aule dagli intonaci scrostati, c'è stato un picco di mondanità, la settimana scorsa. Sono andata a teatro ben due volte, quanto negli ultimi cinque anni, credo. Alla prima del musical Mamma mia! sono andata anche a filmare il red carpet, un brivido di vita sociale se non fosse che ero uscita da casa di corsa con schizzi di brodo vegetale sulla gonna, così mi sono dovuta tenere su il mio cappottino bon ton tutta la serata, sudata come un giocatore di squash. Comunque, infagottata senza speranza, a teatro mi sono portata tre giovani assistenti (il quarto si è rifiutato di vedere una cosa da femmine). E' stato difficilissimo spiegare alle bambine la trama, una donna che è stata con tre uomini in un mese e non sa quale sia il padre della sua figlia, né lo vuole sapere, e una figlia che vuole colmare questo cono di ombra dolorosa. Il messaggio dello spettacolo è chiaro: non importa chi sia il padre (uno dei tre, per correttezza politica lo fanno omosessuale, ci mancherebbe), anzi meglio non sposarsi, rimandare la scelta e partire col fidanzato per un lungo viaggio intorno al mondo.
Le mie bambine si sono divertite, qui a casa sono giorni che non si canta altro che "mamma mia, so che non resisto, ma-mma, sento che ci casco", ma in fondo al cuore in realtà erano tristi, e continuavano a chiedermi "qual è il babbo?". Non si davano pace, davvero, e la musica dal vivo, le canzoni trascinanti non sono riuscite a tacitare le loro domande.
Neanche a farlo apposta, anche la versione di Hansel e Gretel che le ho portate a vedere era una rivisitazione moderna che partiva da una famiglia che si rompe, un figlio abbandonato e una nuova moglie, e finiva per scherzarci, per cercare di sorriderci dolorosamente, perché la vulgata è questa: le famiglie sono allargate, i legami di sangue non sono tutto, i bambini sono forti e superano i traumi.
Altro che. I bambini hanno scritto questo bisogno estremo di sicurezza delle loro origini, della famiglia, che sia padre madre figli per sempre. E siccome per loro, per i bambini, le chiacchiere stanno a zero, siccome loro non leggono i giornali e non guardano la televisione che ci vuole convincere che ci si può accoppiare e scoppiare a piacimento senza che questo lasci traccia, per rinfrancarli ieri invece abbiamo guardato un film meraviglioso tutti insieme.
Si chiama Bella. Me lo ha regalato un caro, vero, generoso amico. Lo cercavo da tanto ma ovviamente è introvabile, perché è il film più potente che si potesse concepire contro l'aborto, e quindi non viene distribuito nelle sale.
Lui è un campione, un calciatore bellissimo che investe e uccide senza troppa colpa una bimba piccola e vive nel dolore, tormentato dal ricordo e dal rimorso. Si mette a fare il cuoco, e viene a sapere che una cameriera , incinta, non se la sente di tenere il bambino. Senza una predica, senza una parola di troppo, semplicemente facendole compagnia la convince a non abortire. Le fa vedere il mare, la sua famiglia, le lanterne sulla spiaggia. Non la corteggia, non la convince. Solo fa un pezzo di strada con lei. Lei ha bisogno e lui c'è.
Di fronte alla bellezza della vita lei tiene la bambina (è una femmina).
I miei figli sono rimasti incantati, perché il tema è scabroso, ma la delicatezza e la gioia di una vita che riesce a vedere la luce è più potente di qualsiasi discorso ideologico, e senza musica, senza canzoni trascinanti, senza luci, ci ha messi tutti più di buon umore.

Nota di BastaBugie: Il film "Bella" non è stato distribuito nei cinema italiani e non sarà mandato in onda in televisione, per cui il solo modo per vederlo è comprare il dvd in italiano (già disponibile: si può ordinare anche in internet). Per approfondimenti e per vedere il trailer del film visitate il sito http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=18

Fonte: www.costanzamiriano.wordpress.com, 26/10/2011

8 - MARCIA NAZIONALE PER LA VITA: DOMENICA 13 MAGGIO 2012 A ROMA
Il popolo della vita espresso da tutte le associazioni pro-lilfe italiane si sta preparando alla grande manifestazione per difendere la vita umana nascente senza se e senza ma (anche BastaBugie tra gli organizzatori)
Fonte www.marciaperlavita.it

Gli attacchi alla vita umana innocente sono sempre più numerosi e nuovi strumenti di morte minacciano la sopravvivenza stessa del genere umano: Ru486, Ellaone, pillola del giorno dopo ecc. Da oltre trent'anni una legge dello Stato (la 194/1978) regolamenta l'uccisione deliberata dell'innocente nel grembo materno e i morti si contano a milioni. La marcia per la vita è il segno dell'esistenza di un popolo che non si arrende e vuole far prevalere i diritti di chi non ha voce sulla logica dell'utilitarismo e dell'individualismo esasperato, sulla legge del più forte.
L'iniziativa vuole:
- affermare che la vita è un dono, indisponibile, di Dio;
- chiedere il Suo aiuto, per una società smarrita;
- deplorare l'iniqua legge 194 che ha legalizzato l'uccisione, sino ad oggi, in Italia, di 5 milioni di innocenti;
- ribadire che esiste una distinzione tra Bene e male, tra Vero e falso, tra Giusto ed ingiusto;
- invitare alla mobilitazione i cattolici e gli uomini di buona volontà.
Lo straordinario successo della prima edizione della marcia per la vita di Desenzano, organizzata in breve tempo e con poche risorse a disposizione, ci spinge a moltiplicare le forze e l'impegno profusi per la buona battaglia.
La seconda edizione della marcia sarà a Roma, centro della cristianità e del potere politico. Le strade della capitale sono state attraversate, anche recentemente, da numerosi cortei indecorosi e blasfemi; il nostro corteo vuole invece affermare il valore universale del diritto alla vita e il primato del bene comune sul male e sull'egoismo.
L'iniziativa sarà una "marcia" e non una processione religiosa e come tale aperta anche ai pro life non credenti e a tutti i gruppi che potranno partecipare con i loro simboli ad esclusione di quelli politici.
E' previsto inoltre un convegno, sempre a Roma, il 12 maggio, sulla vita a cui hanno già dato la loro adesione personalità conosciute del mondo pro life italiano.
Abbiamo però bisogno dell'aiuto di tutti!
- Con la preghiera, che smuove le montagne (1 Cor. 13,2) e vince ogni difficoltà
- Con la costituzione, in ogni città italiana, di centri locali che ci aiutino sul piano organizzativo (fotocopiando e diffondendo materiale, organizzando pullman per venire a Roma, preparando striscioni, bandiere, cartelli...)
- Con il sostegno economico che può moltiplicare le nostre possibilità. Si può versare un contributo sul conto corrente postale allegato oppure tramite bonifico bancario a:
- Associazione Famiglia Domani:
Banca:Intesa San Paolo, iban: IT 86 N  03069  03227   100000000810
- Mevd (Movimento Europeo Difesa Vita):
Unicredit, Agenzia di Verona, iban: IT 31 R  02008  11796   000101130378
Chiunque volesse aiutare e per qualsiasi informazione scrivere a: info@marciaperlavita.it, oppure telefonare a : 06-3233370, sito internet www.marciaperlavita.it
 
ASSOCIAZIONI che hanno finora aderito alla "Marcia per la Vita 2012":
Radici Cristiane
Fondazione Lepanto
Sentinelle del mattino
Famiglie Numerose Cattoliche
Libertà e persona
Fede & Cultura
Il Timone
BastaBugie
Voglio vivere
Riscossa Cristiana
Associazione Cattolica Infermieri e Medici
Movimento per la Vita e Centro di Aiuto alla Vita di Casale Monferrato
Familiari di Giuseppe Garrone
I Tre Sentieri
Militia Christi
Associazione Scienza e Vita di Pisa e Livorno
Associazione Scienza e Vita di Siena

Fonte: www.marciaperlavita.it

9 - OMELIA XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO A - (Mt 25,14-30)
E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 13/11/2011)

La parabola dei talenti ci presenta due categorie di cristiani: quella di tutti coloro che, con diligenza, fanno fruttare ciò che hanno ricevuto dal Signore; e quella composta da coloro che, invece, non pongono alcun impegno e vanificano tutte quelle belle qualità che Dio aveva loro dato. Ad ognuno di noi Dio ha dato delle grazie, delle capacità, o, per adoperare le parole del Vangelo, dei talenti, che devono essere utilizzati per la gloria di Dio, per la propria santificazione, e per il bene del prossimo.
Ciò che Dio vuole vedere in noi è l'impegno, la buona volontà, non tanto la riuscita. Spetterà poi a Lui premiare i nostri sforzi e le nostre iniziative con un buon risultato. Se manca l'impegno nostro, non possiamo presumere di avere l'aiuto di Dio; se, al contrario, abbiamo riposto ogni impegno e, malgrado ciò, i risultati sono scarsi, possiamo restare tranquilli in coscienza: abbiamo fatto ciò che potevamo.
Nessuno può addormentarsi e rimanere ozioso; tutti devono lavorare nella vigna del Signore, secondo i talenti ricevuti. Tocca a noi scuoterci dal nostro torpore e prendere coscienza di tutte le possibilità di cui Dio ci ha arricchiti per contribuire al bene. Se faremo così, un giorno ci sentiremo dire dal nostro Signore: «Bene, servo buono e fedele, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone» (Mt 25,21). Se, al contrario, ci faremo prendere dalla negligenza e "nasconderemo il nostro talento sottoterra" (cf Mt 25,25) come quel «servo malvagio e pigro» (Mt 25,26) di cui parla il Vangelo, saremo gettati fuori, ove «sarà pianto e stridore di denti» (Mt 25,30). Queste parole ci fanno comprendere la gravità di alcuni peccati a cui raramente si pensa, la gravità dei peccati di omissione. Non siamo manchevoli davanti a Dio solamente per il male che facciamo, ma anche per il bene che trascuriamo di compiere. All'inizio della Messa, abbiamo detto di aver molto peccato in pensieri, parole, opere ed omissioni. Lo diciamo ogni domenica, ma ci pensiamo poche volte. Il Vangelo di oggi ci serva di stimolo per rivedere la nostra vita e per mettere ogni impegno nel compiere il bene.
Quasi sicuramente, è molto più grande il bene che non abbiamo compiuto, piuttosto che il male commesso. E, anche quando compiamo il bene, la nostra diligenza lascia molto a desiderare. Tante volte viene da dire che i figli delle tenebre pongono ogni impegno nel compiere il male, mentre noi, che vogliamo servire il Signore, ci accontentiamo di mezze misure. Se li imitassimo nel loro impegno, quanto grande sarebbe il bene che riusciremmo a compiere, quanto grande sarebbe la gloria che riusciremmo a dare a Dio, e quanto maggiore sarebbe il bene che riusciremmo ad arrecare al prossimo!
San Paolo, nella seconda lettura, esorta i cristiani ad essere vigilanti perché «il giorno del Signore verrà come un ladro di notte» (1Ts 5,2). I «figli della luce» (1Ts 5,5) – così li chiama san Paolo – devono rimanere desti e non devono farsi trovare impreparati. Soprattutto, i cristiani non devono farsi trovare addormentati nel sonno della pigrizia. L'Apostolo delle genti dice infatti: «Noi non apparteniamo alla notte, né alle tenebre. Non dormiamo dunque come gli altri, ma vigiliamo e siamo sobri» (1Ts 5,6). Dobbiamo essere trovati desti nella preghiera e nel compimento delle opere buone. Un esempio molto bello di questa santa operosità ci è offerto dalla prima lettura di oggi. L'autore del libro dei Proverbi elogia la donna saggia che mette Dio al primo posto nella sua vita e che riempie le sue giornate di tante opere buone: «Illusorio è il fascino e fugace la bellezza, ma la donna che teme Dio è da lodare. Siatele riconoscenti per il frutto delle sue mani e le sue opere la lodino alle porte della città» (Prv 31,30-31). Questa lettura elogia le opere buone di questa donna. Ella dà al suo sposo «felicità e non dispiaceri per tutti i giorni della sua vita» (Prv 31,12); ella lavora nella sua casa e «stende la mano al povero» (Prv 31,20); lo scrittore sacro afferma che «ben superiore alle perle è il suo valore» (Prv 31,10).
Le parole che abbiamo meditato ci fanno comprendere che un cristiano vale per l'amore che porta a Dio e al prossimo, e non di più. Il mondo segue le vanità e ricerca solo i piaceri; la Parola di Dio ci insegna invece il valore supremo che è quello della carità.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 13/11/2011)

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