BastaBugie n°104 del 11 settembre 2009

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1 PETROS ENI (PIETRO E' QUI): LE OSSA DI SAN PIETRO SOTTO L'ALTARE DELLA BASILICA VATICANA

Autore: Aristide Malnati - Fonte: Avvenire
2 PERCHE' CI VOGLIONO VACCINARE?
Ecco gli inquietanti precedenti...
Autore: Maurizio Blondet - Fonte: Effedieffe
3 CONFERENZA DI COPENHAGEN DICEMBRE 2009: SI CERCA L'ACCORDO PER UN NUOVO PROTOCOLLO DI KYOTO

Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: Svipop
4 CONFERENZA DI COPENHAGEN: RISCALDAMENTO GLOBALE... L'AFRICA HA ALTRO A CUI PENSARE

Autore: Anna Bono - Fonte: Svipop
5 CHAVEZ IL DITTATORE PARANOICO APPLAUDITO IN ITALIA: EPPURE E' AMICO DEI TERRORISTI

Autore: Massimo Introvigne - Fonte: Libero
6 LA TOSCANA LIBERATA DAL VIVA MARIA: IL MOVIMENTO DI POPOLO CHE SEPPE OPPORSI EROICAMENTE ALL'INVASORE NAPOLEONICO

Autore: Giuliano Mignini - Fonte: Dizionario del Pensiero Forte

1 - PETROS ENI (PIETRO E' QUI): LE OSSA DI SAN PIETRO SOTTO L'ALTARE DELLA BASILICA VATICANA

Autore: Aristide Malnati - Fonte: Avvenire

A dieci anni dalla scomparsa (avvenuta a 97 anni il 2 settembre 1999) il nome e il prestigio di Margherita Guarducci, massima archeologa del cristianesimo ed epigrafista del secolo scorso, brillano di luce di accresciuta intensità nella ristretta cerchia degli studiosi del settore, ma anche tra i discenti e gli appassionati di storia classica e delle origini del cristianesimo. Sì, perché l’eminente ricercatrice, pur con interessi molteplici, capaci di penetrare con rara acribia il «mare magnum» dell’antichistica, è legata – non può non esserlo – a una scoperta che rivoluzionò le nostre conoscenze sulla scaturigine della religione cristiana e conferì alla Chiesa di Roma un prestigio e una legittimità ancora superiori a quelli, enormi, che già aveva. Si era nel 1953 e gli scavi sotto la Basilica di San Pietro, commissionati da Pio XII nel 1939 con lo scopo di indagare in modo scientificamente limpido le strutture originarie su cui venne innervata la più famosa basilica della cristianità, proseguivano lentamente e quasi languivano senza risultati concreti. Fu decisivo l’intervento di Margherita Guarducci a conferire impulso alle ricerche: unendo intuizione da detective al rigore di uno scavo sistematico, la ricercatrice fiorentina identificò la tomba dell’apostolo e primo Papa, ne completò il rilevamento e soprattutto ne determinò la datazione al primo secolo; decifrò con abilità certosina le iscrizioni sul famoso «muro G», prima ignote, con cui i primi cristiani, in una sorta di crittografia segreta per non essere scoperti, auguravano eterna serenità ai loro defunti e ai ministri della Chiesa appena nata; e soprattutto – a corollario di uno scavo condotto con i crismi del rigore assoluto – diede corretta e oggi quasi unanimemente accettata interpretazione ai poveri resti di ossa, rinchiusi in un loculo dello stesso «muro G»: l’esame antropologico rivelò che si trattava dello scheletro di un uomo sui 60-70 anni, avvezzo alla fatica (quindi anche un pescatore, al termine di un’esistenza di sofferenza), e l’analisi al microscopio fece comprendere che le ossa erano sporche della terra rossa del colle e dunque lì sepolte in antico. Insomma per la Guarducci non vi furono dubbi: si era in presenza delle reliquie del santo cui era dedicata la basilica, che fu dunque sepolto a Roma. La preparazione scientifica incontestabile, a cui si aggiunge una fertile produzione bibliografica (oltre 400 titoli tra monografie e contributi nel settore), ha portato la studiosa a insegnare Epigrafia greca all’università della sapienza e a dirigere la Scuola Nazionale di Archeologia; membro per 30 anni della Pontificia Accademia Romana di Archeologia, la Guarducci ha ricevuto riconoscimenti e lauree «honoris causa» da prestigiosi atenei di tutto il mondo. Una studiosa dunque capace di esprimere pareri autorevoli e in più occasioni destinati ad incidere: fu sempre lei che, nel 1980, smascherò la non autenticità della famosa «fibula praenestina», una fibbia d’oro che conserva quanto si pretendeva essere il più antico testo in lingua latina ed in realtà si rivelò l’incisione di un’iscrizione, eseguita ad arte su supporto originale ma ad opera di due falsari.

Fonte: Avvenire

2 - PERCHE' CI VOGLIONO VACCINARE?
Ecco gli inquietanti precedenti...
Autore: Maurizio Blondet - Fonte: Effedieffe, 22 agosto 2009

Perché l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) s’è precipitata a dichiarare l’influenza suina una «pandemia»? Perché gli Stati stanno ancora comprando milioni di dosi di vaccino dell’influenza suina, nonostante l’OMS abbia dovuto ammettere che «l’attuale pandemia è caratterizzata finora dalla lievità dei sintomi nella massima parte dei pazienti, che di solito guariscono senza cure mediche entro una settimana»? Perché spese per miliardi in vaccini che, per giunta, possono arrivare quando il virus è mutato (questi virus sono rapidamente mutanti, già manifestano resistenza al Tamiflu)? E perché infine, l’influenza colpisce in modo più grave i giovani dai 19 ai 24 anni, in teoria i più fisicamente sani?
Questo soprattutto suscita un molesto ricordo...
Nei primi anni ‘90, l’OMS lanciò una campagna di vaccinazione di massa contro il tetano in vari Paesi (fra cui Messico, Nicaragua, Filippine) dedicato soltanto alle donne fra i 15 e i 45 anni. Ma i maschi e i bambini sono forse naturalmente immuni al tetano?
Insospettito, il cattolico Comitato per la Vita (Comitè Pro Vida) messicano, nell’ottobre 1994 riuscì a procurarsi alcune fiale del vaccino anti-tetano, e lo fece analizzare in laboratori biochimici. Questi appurarono che in diverse fiale era presente gonadotropina corionica umana (hCG), l’ormone naturale femminile essenziale per mantenere la gravidanza. In natura, la gonadotropina corionica «avverte» il corpo femminile che un ovulo è stato fecondato, e provoca il rilascio di altri ormoni che preparano la superficie dell’utero all’impianto dell’uovo fertilizzato. I consueti testi di gravidanza misurano, di fatto, la presenza di dosi elevate di HCG.
Il fatto è che, introdotta la hCG nell’organismo insieme a un germe attenuato del tetano, la reazione immunitaria che si scatena forma anticorpi non solo contro il tetano, ma anche contro lo hCG. Gli anticorpi anti-hCG rendono ovviamente incapace l’organismo femminile di portare a termine la gravidanza. Di fatto, il vaccino iniettava un anti-concezionale.
L’organizzazione Human Life International, avvertita del fatto dai Pro Vita messicani, chiese alle sue organizzazioni affiliate (in 60 Paesi) se erano in grado di confermare il dato sospetto. Dalle Filippine (dove già 3,4 milioni di donne erano state vaccinate) e dal Nicaragua giunsero le conferme. Apparentemente, il programma era in corso anche in Nigeria e Tanzania: anche lì, la speciale antitetanica veniva somministrata solo a donne in età fertile.
Del resto, i protocolli dell’OMS prescrivevano cinque iniezioni presunte «di richiamo», le prime tre entro tre mesi. Altra stranezza, dato che il vaccino antitetanico dà una immunità decennale con una sola iniezione.
Gli esperti dello Human Life International, allora, cominciarono a spulciare la letteratura scientifica sull’argomento: e scoprirono che da almeno vent’anni l’OMS, attraverso ricercatori collegati, stava cercando di creare un vaccino anti-fertilità utilizzando un «toxoide del tetano» come veicolo. Infatti, il sistema immunitario, per natura, non aggredisce lo hCG; bisogna «ingannarlo» mobilitandolo contro un bacillo unito alla gonadotropina, in modo da scatenare la risposta degli anticorpi contro l’uno e l’altro.
Ecco qui alcuni degli studi:
«Clinical profile and Toxicology Studies on Four Women Immunized with Pr-B-hCG-TT,» Contraception, February, 1976, pagine 253-268.
«Observations on the antigenicity and clinical effects of a candidate antipregnancy vaccine: B-subunit of human chorionic gonadotropin linked to tetanus toxoid», Fertility and Sterility, October 1980, pagine 328-335.
«Phase 1 Clinical Trials of a World Health Organisation Birth Control Vaccine», The Lancet, 11 June 1988, pagine 1295-1298. «Vaccines for Fertility Regulation», Chapter 11, pagine 177-198, Research in Human Reproduction, Biennial Report (1986-1987), WHO Special Programme of Research, Development and Research Training in Human Reproduction (WHO, Geneva 1988).
«Anti-hCG Vaccines are in Clinical Trials», Scandinavian Journal of Immunology, Volume 36, 1992, pagine 123-126.
Il programma era stato iniziato dall’OMS nel 1972, e nel ‘93 aveva già speso 365 milioni di dollari in questi esperimenti che - nella lingua di legno massonica - si chiamavano «ricerche sulla salute riproduttiva». I fondi venivano dalla Banca Mondiale, dall’ONU, dalla Rockefeller Foundation, da un buon numero di università specie scandinave, dai governi britannico e tedesco.
A tutta prima, l’OMS negò che il vaccino contenesse hCG. Di fronte ai risultati delle analisi di laboratorio, sia l’OMS sia il Dipartimento di Sanità delle Filippine (DOH) derisero i referti perché venivano, dissero, da «gruppi cattolici di diritto alla vita». Quattro fiale del vaccino, fornite dal ministero filippino, furono allora esaminate dal St. Luke Medical Center di Manila, che è luterano: tutt’e quattro le fiale contenevano hCG.
A questo punto, l’OMS cambiò linea di difesa: le quantità di hCG nel vaccino erano «insignificanti», assolutamente insufficienti a scatenare anticorpi contro la gonadotropina. Trenta donne filippine che avevano ricevuto il vaccino cosiddetto anti-tetanico, sottoposte ad esame, risultarono avere altissimi livelli di anticorpo anti-hCG.
Inoltre, si scoprì che i vaccini usati (tre diversi preparati, di tre ditte diverse) non avevano la licenza per essere commercializzati o somministrati nelle Filippine. L’autorità preposta, il filippino Bureau of Food and Drug, si giustificò dicendo che le tre ditte «non avevano chiesto la registrazione» dei loro preparati. Si trattava di due aziende canadesi, Connaught Laboratories Ltd. e Intervex, e una australiana, la CSL Laboratories. «Aziende note e stimate», si affrettò a testimoniare a loro favore l’OMS. Una di queste, la Connaught, era divenuta nota negli anni ‘80 in quanto distribuiva plasma sanguigno contaminato dal virus dell’AIDS.
L’OMS sta ripetendo il trucco con il vaccino anti-influenzale?
L’allarmismo sulla influenza suina serve a contrabbandare un occulto programma anti-demografico? O cos'altro?
I dubbi sorgono anche in giornali ufficiali. Il Daily Mail fa notare che stanno per cominciare le vaccinazioni di12 milioni di bambini britannici, con preparati «che non sono stati testati» per uso pediatrico (e nemmeno per gli adulti). La decisione di saltare le prove cliniche può benissimo nascondere qualcosa nella composizione dei preparati.
Pochi sanno che ogni Paese che ha firmato l’adesione all’Organizzazione Mondiale di Sanità, ossia praticamente tutti, hanno dato all’OMS poteri inauditi sui governi nazionali; questi poteri scattano - guarda caso - ove si verifichi una «pandemia».
Di fatto, i governi possono essere dissolti a causa dell’emergenza, e rimpiazzati da comitati speciali di crisi, che in nome della salute pubblica assumono la responsabilità delle strutture sanitarie di ogni Paese, e sono dotati di poteri di polizia per obbligare la popolazione a sottoporsi a quarantene, segregazioni «sanitarie» e vaccinazioni di massa.
A questo scopo, nel 2005, l’OMS ha diramato un «Modello di legge sui poteri sanitari d’emergenza» (Model Emergency Health Powers Act) che deve essere adottato dai Paesi-membri.
In base ad esso:
Le autorità sanitarie possono obbligare le persone sospette di essere portatrici di «malattia infettiva» ad assoggettarsi ad esami medici. Possono ottenere tutte le informazioni mediche personali. Possono obbligare i farmacisti a segnalare ogni inconsueto aumento di prescrizioni e di ricette mediche. Individui possono essere isolati contro la loro volontà, ossia arrestati.
Le autorità - che in caso di pandemia non rispondono più ai governi locali ma all’OMS - assumono il controllo delle produzioni farmaceutiche, degli ospedali anche privati e delle cliniche, nonché dei servizi di comunicazione.
Ancor più preoccupante: le autorità d’emergenza hanno a loro disposizione «forze militari dello Stato per sostenere l’applicazione delle norme d’emergenza». Possono confiscare armi da fuoco, sequestrare e razionare alimenti, carburanti e persino bevande alcoliche.
Insomma, una volta dichiarata l’esistenza di una «pandemia», l’OMS assume poteri dittatoriali e coercitivi globali. Provvedimenti che sono perfino giustificabili in caso di peste o vaiolo; ma appaiono pretestuosi in una «pandemia» influenzale.
Dato il precedente del vaccino anti-tetanico che in realtà era anti-concezionale, c’è da allarmarsi.
Anche più allarmante è l’uomo che il presidente Obama ha scelto (o che gli è stato fatto scegliere) come «Zar» della salute pubblica: il direttore dell’Ufficio Scienza e Tecnologia della Casa Bianca è un anti-natalista famoso, John Holdren.
Già docente di scienze ambientali ad Harvard (più precisamente alla Kennedy School of Government, il raccordo fra Harvard e la politica), Holdren - tanto per far capire la sua ideologia - sostiene che gli «oggetti naturali» come le piante e i vegetali in genere dovrebbero essere riconosciuti dal diritto come «persone» legali, onde potersi difendere nei tribunali contro gli umani che li minacciano; querele e denunce a nome dei vegetali verrebbero ovviamente presentate dai loro fiduciari, ossia gli ambientalisti militanti.
Holdren collabora da quarant’anni con un altro fanatico profeta dell’anti-natalità: Paul Ehrlich, un entomologo assurto a rinomanza mondiale per il suo saggio «The Population Bomb» (la bomba della popolazione, 1968) dove proponeva esplicitamente di mescolare nell’acqua potabile sostanze capaci di provocare sterlità negli umani.
Ecco la sua tesi, con le sue parole:
«Il cancro consiste nella moltiplicazione incontrollata di cellule; l’esplosione demografica è una moltiplicazione incontrollata di individui. Trattare solo i sintomi del cancro significa condannare il paziente alla morte, spesso orribile. Un simile destino attende il mondo, se si trattano solo i sintomi dell’esplosione demografica. Dobbiamo passare dalla cura dei sintomi allo sradicamento del tumore. L’operazione richiederà decisioni che possono sembrare brutali e spietate. Le sofferenze saranno intense. Ma la malattia è tanto avanzata, che solo una chirurgia radicale può dare al paziente una possibilità di sopravvivere».
Ehrlich profetizzava nel 1978:
«La lotta per nutrire l’intera umanità è perduta... Fra gli anni 1970 e ‘80 centinaia di milioni di uomini moriranno di fame... L’India non sarà in grado di nutrire altri 200 milioni della sua popolazione nel 1980».
L’India ha nel frattempo raggiunto l’autosufficienza alimentare. Ma i fatti non scuotono le certezze di Ehrlich. Egli resta convinto che occorre «una regolazione obbligatoria delle nascite» anche «attraverso l’addizione di sostanze sterilizzanti nelle acque potabili o negli alimenti. Le dosi dell’antidoto (sic) saranno accuratamente calibrate per ottenere la desiderata dimensione della famiglia media».
John Holdren (che non ha alcuna preparazione biologica o sanitaria: è un fisico del plasma e di scienze aeronautiche) condivide queste visioni. Lo dimostra il saggio che ha scritto insieme ad Ehrlich, «Ecoscience: Population, Resources, Environment» (1977), che è un trattato sulle diverse misure raccomandabili per controllo della popolazione: dall’aborto all’accesso libero agli anticoncezionali alla propaganda («onde influenzare le preferenze per una riduzione della dimensione delle famiglie»).
Holdren resta sicuro che «se le misure di controllo della popolazione non sono intraprese immediatamente, e in modo efficace, tutte le tecnologie che l’uomo può inventare non scongiureranno la sciagura imminente».
I gruppi di potere finanziari che dominano la presidenza USA vedono in questi fanatici - che finanziano generosamente e che promuovono sui loro media - i loro migliori alleati. Uno sfoltimento di alcuni miliardi di individui della popolazione mondiale sembra loro la «soluzione» al collasso del capitalismo globale, una «risposta» migliore, dal loro punto di vista, alla regolamentazione della finanza speculativa che ha prodotto il disastro, è sicuramente la regolamentazione obbligatoria della natalità.
Ridimensionare l’umanità - in nome di un capitalismo «sostenibile» di una «decrescita» controllata delle aspettative di benessere, che non possono più essere esaudite - è preferibile al ridimensionamento di Goldman Sachs e dei suoi profitti.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità, e i vari organi dell’ONU come l’UNFPA (United Nations Population Fund), l’UNDP (United Nations Development Program), affiancati da potenti «organizzazioni non-governative» come il Population Council (fondato dalla famiglia Rockefeller nel 1952 per diffondere gli impianti intra-uterini anticoncettivi), si dedicano da decenni al programma di sfoltimento demografico.
La prematura etichetta di «pandemia» applicata all’influenza suina - come i precedenti allarmi riguardanti l’influenza aviaria e la SARS, tutti rivelatisi eccessivi - puntano a dare all’OMS i pieni poteri globali auspicati dalla multiforme lobby anti-natalista, così ben finanziata e tanto spontaneamente promossa dai media.
Questi enti - come dimostra il caso del vaccino anti-tetanico - sono ben capaci di tradire la fiducia di un’umanità ignara e fiduciosa, che infantilmente si aspetta da loro totali garanzie di salute e sicurezza, e che si fa governare da questi enti senza le ragionevoli diffidenze che investono i governi politici.
Masse occidentali che contestano ogni autorità legittima, che non credono più alla «infallibilità» pontificia né all’autorità religiosa, assegnano a questi ambigui enti sanitari internazionali una autorità «pontificale»; e ne vengono ingannate, fino magari a lasciarsi decimare.
A chi sa ancora leggere i segni dei tempi, non sfuggirà lo stigma anticristico di questa situazione globale.

Fonte: Effedieffe, 22 agosto 2009

3 - CONFERENZA DI COPENHAGEN DICEMBRE 2009: SI CERCA L'ACCORDO PER UN NUOVO PROTOCOLLO DI KYOTO

Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: Svipop, 29-8-2009

La grande marcia verso Copenhagen è iniziata, ed è bene essere preparati perché i prossimi cento giorni vedranno un crescendo di appelli, allarmi, notizie terroristiche e sciocchezze varie sui cambiamenti climatici.
Per chi ancora non fosse informato ricordiamo che a Copenhagen dal 7 al 18 dicembre si terrà la Conferenza da cui dovrebbe uscire – almeno nelle intenzioni - un nuovo trattato internazionale sul clima che sostituisca il Protocollo di Kyoto in scadenza nel 2012. Secondo il programma questo è l’ultimo incontro a livello governativo, per cui si comprende l’urgenza con cui si cerca di arrivare a un accordo.
Ma mentre sul piano politico le possibilità di un “Protocollo di Copenhagen” - che fissi degli obiettivi precisi e vincolanti per tutti gli stati - sono molto scarse, sul piano della propaganda le cose vanno a gonfie vele. Studi e notizie che prevedono catastrofi prossime venture già hanno cominciato a intensificarsi: uccelli che si restringono, ghiacciai che si sciolgono a velocità che neanche Schumacher dei tempi d’oro, contadini che si impoveriscono, inviti a fare pipì nella doccia per risparmiare l’acqua ormai agli sgoccioli. E questo è solo l’inizio. Del resto la carica è stata suonata  il 10 agosto a Seul dal segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon: “Abbiamo meno di 10 anni per fermare l’aumento delle emissioni di gas serra ed evitare conseguenze catastrofiche per la gente e per il pianeta”, ha detto. Il 22 settembre a New York ci sarà un summit sui cambiamenti climatici dove Ban Ki-moon si aspetta arrivino oltre 100 capi di stato e di governo, che già da ora invita a mobilitarsi per arrivare a Copenhagen con un accordo. Ciò che Ban non dice è che solo un crollo generalizzato dell’economia mondiale potrebbe far sì che si possa bloccare l’aumento delle emissioni di gas serra in 10 anni, cosa che soprattutto i paesi in via di sviluppo ci tengono ad evitare.
Argomenti su cui torneremo. (...) Intanto, volevamo solo avvertirvi: malgrado la stagione invernale cui andiamo incontro il clima si farà incandescente. E se vi diranno che il mondo sta per finire a causa delle vostre emissioni di gas serra, non angosciatevi troppo. E pensate che il segretario dell’ONU Ban Ki-moon – con tutti i suoi viaggi in aereo da un capo all’altro del mondo per lanciare allarmi sui cambiamenti climatici -  provoca da solo emissioni di gas serra cento volte più di ognuno di voi. Come diceva Gesù: “Essi legano infatti fardelli pesanti e insostenibili e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito”.

Fonte: Svipop, 29-8-2009

4 - CONFERENZA DI COPENHAGEN: RISCALDAMENTO GLOBALE... L'AFRICA HA ALTRO A CUI PENSARE

Autore: Anna Bono - Fonte: Svipop, 28-8-2009

In vista della conferenza internazionale sul clima che si svolgerà a dicembre a Copenhagen per discutere del dopo Kyoto, 10 stati africani si sono riuniti il 25 agosto ad Addis Abeba, sede dell’Unione Africana, e hanno presentato al mondo il conto dei cambiamenti climatici in Africa: 46 miliardi di dollari all’anno.
Quella di Addis Abeba è la prima di una serie di riunioni in vista dell’appuntamento di dicembre al quale il continente intende presentarsi unito affidando all’Algeria il compito di coordinare le proprie richieste.
Il presupposto su cui si fondano le rivendicazioni africane è che sia in atto un fenomeno climatico anomalo determinato dall’inquinamento atmosferico prodotto dall’uomo. Il pianeta si starebbe surriscaldando a causa delle emissioni di anidride carbonica dovute per il 78% ai paesi industrializzati del nord del pianeta e, pur essendo quasi nullo il peso delle emissioni africane, proprio l’Africa starebbe pagando fin da ora il prezzo più elevato per l’incuria ambientale altrui.
La prima domanda che sorge alla notizia delle richieste di Addis Abeba è come sia stato possibile quantificare con tanta precisione danni e oneri finanziari attuali e futuri di una realtà così diversificata e complessa. Forse nessun altro continente finora è riuscito a fare altrettanto.
In realtà ben altri punti interrogativi stanno a monte. Infatti che la temperatura della Terra stia aumentando in maniera allarmante e che si tratti di un processo destinato a continuare nel tempo è materia di fondate contestazioni da parte di migliaia di scienziati i quali inoltre sostengono che il fattore umano, se mai così fosse, sarebbe quasi irrilevante dovendosi attribuire l’eventuale global warming – così come il fenomeno opposto – a fattori naturali quali ad esempio l’andamento delle macchie solari. È inesatto, inoltre, che una temperatura più elevata comporti solo danni irrimediabili.
Come ha spiegato Bjorn Lomborg, nel suo libro del 2008 Stiamo freschi (edito da Mondadori), un pianeta più caldo comporterebbe non pochi vantaggi e, quanto ai danni, si può supporre che l’umanità saprebbe trovare dei rimedi come ha sempre fatto anche quando disponeva di tecnologie e conoscenze assai meno efficaci.
Il problema dell’Africa è che quasi tutti i pastori e gli agricoltori del continente non utilizzano neanche i più elementari sistemi di controllo delle acque: raccolti e bestiame dipendono quindi dalla regolarità con cui piove. Ma da sempre, per una stagione ideale, altre ne arrivano in cui le piogge sono scarse, eccessive, intermittenti, anticipate o tardive: la memoria storica delle etnie africane si organizza sul ricordo di un susseguirsi infinito di carestie dovute a siccità che inaridiscono la terra e ad alluvioni che travolgono campi, animali e villaggi.
Come se non bastasse gli agricoltori africani devono fare i conti dalla fine dell’epoca coloniale con governi che non solo ne trascurano gli interessi, ma, tramite ad esempio le casse di stabilizzazione dei prezzi, si appropriano dei loro raccolti lasciandoli privi di risorse e stornano nei loro conti in banca i capitali destinati alla promozione delle attività rurali.
Il 20 agosto, per non citare che un caso tra tanti, sono stati divulgati i risultati di un’inchiesta svolta in Camerun da una ONG locale dai quali risulta che la corruzione dilagante nel ministero dell’agricoltura a tutti i livelli ha raggiunto livelli tali da minacciare seriamente la sicurezza alimentare del paese. L’ultimo scandalo riguarda delle sovvenzioni statali per i coltivatori di mais – alimento base della popolazione – dirottate dai funzionari ministeriali: tre milioni di euro sono svaniti nel nulla. Di casi del genere in tutto il continente – dal Kenya allo Zimbabwe, dalla Nigeria al Sudafrica – se ne contano a decine ogni anno.
Così, mentre le Nazioni Unite e gli stati pagano equipe di scienziati e organizzano conferenze e summit internazionali milionari per sapere che cosa succederebbe se la temperatura aumentasse di un certo numero di gradi e il livello dei mari si alzasse di un certo numero di metri, corruzione, incapacità e avidità di governi irresponsabili consumano e sprecano risorse immense.
Il Comitato intergovernativo per i cambiamenti climatici (Ipcc) due anni fa ha calcolato che l’innalzamento di un metro del livello delle acque marine metterebbe sott’acqua il 20% del delta egiziano del Nilo e che un aumento di 14 metri lo sommergerebbe del tutto allagando anche la periferia del Cairo: ma sono solo proiezioni.
Meglio sarebbe investire in tecnologie, infrastrutture, repressione della corruzione e del malgoverno affinché anche l’Africa come altri continenti disponga del necessario per far sì che lavoro umano e risorse naturali rendano sicura e longeva la vita umana malgrado le variazioni climatiche e i capricci atmosferici.

Fonte: Svipop, 28-8-2009

5 - CHAVEZ IL DITTATORE PARANOICO APPLAUDITO IN ITALIA: EPPURE E' AMICO DEI TERRORISTI

Autore: Massimo Introvigne - Fonte: Libero, 9 settembre 2009

«Passerella trionfale, applausi scroscianti e standing ovation»: tutta la sinistra italiana (e non solo) si è commossa per il presidente venezuelano Hugo Chavez di passaggio alla Mostra del Cinema di Venezia. Mentre sventolano le bandiere rosse, sarà bene ricordare che Chavez non è un simpatico capo di Stato esotico, ma ha una posizione e un ruolo per lo meno ambigui sul tema delicatissimo del terrorismo internazionale.
Prima di Osama bin Laden, il peggiore terrorista della storia recente è stato il venezuelano Ilich (così battezzato dal papà comunista in onore di Lenin) Ramirez Sanchez, meglio conosciuto come Carlos. Negli anni 1970 la sua organizzazione fa almeno 1.500 morti. Condannato nel 1997 a un ergastolo che sta tuttora scontando in Francia, Carlos si converte all’islam in prigione e propone l’alleanza mondiale del terrore fra comunisti puri e duri e ultra-fondamentalisti islamici. Ma già negli anni d’oro Carlos riusciva a mettere insieme il KGB e Khomeini, le Brigate Rosse e Arafat, i teologi della liberazione catto-comunisti e i primi fondamentalisti islamici in armi.
Chavez intrattiene una corrispondenza con il terrorista e lo definisce «un grande amico e un grande venezuelano». In una lettera a Carlos, Chavez scrive che «nelle profondità della nostra solidarietà sento pulsare la nostra intuizione condivisa che ogni cosa ha il suo tempo: il tempo di accumulare le pietre e il tempo di lanciarle», «un tempo in cui si combatte apertamente e un tempo in cui si resta nascosti ad aspettare in fervida attesa il momento della verità, così come Arianna lasciava dietro di sé i fili che l'avrebbero condotta fuori del labirinto».
Arianna oggi però per Chavez si chiama Ahmadinejad. In America Latina, grazie al patrocinio di Chavez, l’Iran è sempre più presente. Con forniture di armi ai governi più ostili agli Stati Uniti, con accordi economici e ora anche con la propaganda religiosa. Lontano dai riflettori, Chavez ha chiuso una vasta area tribale del Venezuela abitata da indiani goajiros ai cattolici e ai protestanti e ci ha fatto entrare solo missionari musulmani sciiti addestrati dall’Iran. Le missioni, ben finanziate, funzionano – un’intera tribù, i Wayuu, si sarebbe convertita – e l’Iran può sventolare le prime fotografie di donne indios venezuelane velate come fossero a Teheran. I maschietti, invece, si fanno chiamare “Hezbollah Venezuela” e insieme al Corano mostrano il kalashnikov. Israele sospetta che alcuni di questi neo-convertiti siano dietro a un tentato attentato alla sua ambasciata a Caracas.
Uno che lo conosceva bene, il cardinale venezuelano Castillo Lara (1922-2007), aveva definito Chavez «un dittatore paranoico», che «parla del socialismo del XXI secolo ma nella sua testa ha una specie di comunismo nella fase peggiore, concentrato di populismo e autoritarismo». È questo l’eroe, amico del terrorista Carlos e di Ahmadinejad, che la sinistra italiana applaude a Venezia.

Fonte: Libero, 9 settembre 2009

6 - LA TOSCANA LIBERATA DAL VIVA MARIA: IL MOVIMENTO DI POPOLO CHE SEPPE OPPORSI EROICAMENTE ALL'INVASORE NAPOLEONICO

Autore: Giuliano Mignini - Fonte: Dizionario del Pensiero Forte

UN FENOMENO DI RESISTENZA POPOLARE CONTRO-RIVOLUZIONARIA
Il termine "Viva Maria" indica tradizionalmente l’insorgenza tosco-umbra del 1799, che ha il suo epicentro ad Arezzo e che coinvolge anche i territori limitrofi del lago Trasimeno e dell’alta valle del Tevere, appartenenti allo Stato Pontificio, cioè la resistenza popolare all’esportazione manu militari della Rivoluzione francese del 1789 da parte delle truppe di Napoleone Bonaparte (1769-1821) verificatasi fra le odierne Toscana e Umbria. Come tutti i fenomeni contro-rivoluzionari, anche quello del Viva Maria è fenomeno prevalentemente popolare in difesa delle tradizioni religiose e culturali, nonché del patrimonio, pure materiale, delle comunità locali. Contro le armate francesi e le milizie "italiche", portatrici di un messaggio ideologico astratto e confliggente con l’identità storica e religiosa delle mille piccole patrie italiane, le popolazioni della penisola, mosse da un forte senso di appartenenza e di radicamento territoriale, reagiscono con le modalità proprie delle insurrezioni e mostrano, in modo inequivocabile, la loro avversione alla Rivoluzione sia nella realizzata versione francese che in quella potenziale italiana.
Le armate francesi, penetrate in Italia nella primavera del 1796, con l’apporto dei giacobini locali tentano dovunque, in modo brutale e senza mediazioni di sorta, di laicizzare le istituzioni e di sovvertire alla radice le tradizionali forme di espressione della sovranità e della rappresentanza politica, distruggendo e criminalizzando le plurisecolari entità statuali esistenti, e imponendo nuovi modelli culturali e politici. Il popolo si solleverà quasi subito, sia perché è torchiato dalle imposizioni e dalle ruberie dell’occupante, sia perché percepisce l’estraneità ideologica dei francesi, visti non tanto come stranieri quanto come portatori di una visione del mondo ostile al "senso comune" che ancora sopravvive nelle società dell’Antico Regime.
LE ORIGINI
Le popolazioni toscane erano già insorte contro la politica liberistica e filogiansenista del granduca Pietro Leopoldo di Asburgo-Lorena (1747-1792), il futuro Leopoldo II imperatore del Sacro Romano Impero, culminata nella convocazione del Sinodo di Pistoia, nel settembre del 1786; e proprio ad Arezzo, nel 1795, si verificano violenti tumulti, anche con implicazioni religiose. Il miracolo del 15 febbraio 1796, quando un’annerita immagine della Madonna del Conforto sbianca dinanzi agli occhi di alcuni artigiani, è il primo di una serie di episodi analoghi verificatisi in molte altre parti del Granducato e nei territori limitrofi, dove sono viste statue o immagini della Madonna muovere gli occhi o piangere. La devozione mariana, già forte in Toscana e nell’Umbria Occidentale, è rafforzata da questi miracoli e costituisce il motore della futura sollevazione.
Il Granducato, in un primo tempo, è risparmiato dai rivoluzionari francesi, salvo la città di Livorno, occupata nel giugno del 1796, mentre i contigui territori perugino e altotiberino, appartenenti allo Stato Pontificio, sono invasi dalle truppe rivoluzionarie nel febbraio del 1798 e sono assegnati al nuovo Dipartimento del Trasimeno. La linea direttrice dell’invasione è, infatti, quella dei possedimenti pontifici, dove i reparti francesi del generale Pierre-François-Charles Augereau (1757-1816) penetrano nel giugno del 1796, provocando la violenta insurrezione delle popolazioni nella Legazione di Ferrara, l’attuale Romagna, culminata nella rivolta e nel sacco di Lugo.
Due mesi dopo si sollevano anche i centri dell’alta valle del Tevere e, il 16 aprile, gli insorti, a cui s’uniscono elementi provenienti dal Granducato, entrano a Città di Castello al grido di "Viva Maria!" e abbattono l’albero della libertà, il simbolo eretto ovunque dai rivoluzionari. Dopo alterne vicende gl’insorgenti entrano di nuovo in città il 5 maggio, ammazzando circa centocinquanta soldati e ufficiali francesi. Quasi contemporaneamente, il 22 aprile, si ribella l’altro epicentro della rivolta, Castel Rigone, nei dintorni del lago Trasimeno, e gl’insorgenti, organizzati da un popolano, il "generalissimo" Tommaso, detto il Broncolo, giungono ad assediare la stessa Perugia. Le truppe francesi riprendono il controllo della situazione nel corso del mese di maggio a prezzo di saccheggi e di massacri, e nonostante la strenua resistenza degl’insorti, che, poco armati e mal equipaggiati, iniziano una sorta di guerriglia, riparando poi nei vicini territori aretini.
Quando, il 25 marzo 1799, i francesi entrano a Firenze, costringendo all’esilio il granduca Ferdinando III (1769-1824), reo di aver dato ospitalità a Papa Pio VI (1775-1799) e a Carlo Emanuele IV di Savoia (1751-1819), re di Sardegna, anche la Toscana subisce l’imposizione del regime repubblicano, con la sua triste sequela di confische, di requisizioni, di contributi e di vessazioni contro il clero e contro i fedeli. Fin dai primi giorni dell’occupazione, a Firenze e in altri centri scoppiano tumulti, presto sedati con violenza dagli occupanti.
L’INSORGENZA E IL SUO SVILUPPO
Il 6 aprile 1799 esigue forze francesi occupano Arezzo, località molto vicina ai centri del Perugino e dell’alta valle del Tevere, caratterizzati da una particolare fedeltà alla dinastia e da un forte sentimento religioso, già coinvolti nell’insurrezione del 1798. Un mese dopo, la mattina del 6 maggio, scoppia la rivolta. Mentre le campane delle chiese suonano a stormo, gli aretini e gli abitanti del contado, armati con roncole e fucili, abbattono l’albero della libertà, piantato presso la caserma delle guardie nazionali, e s’impadroniscono della città, al grido di battaglia degli insorti del 1798, "Viva Maria!". Viene quindi costituita una Suprema Deputazione, composta da personalità cittadine, fra cui spicca il barone Carlo Albergotti Siri (?-1832), mentre il comando militare è affidato al cavalier Angiolo Guillichini vecchio ufficiale della marina toscana, e al marchese Giovan Battista Albergotti (1761-1816), cavaliere dell’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme. Pertanto, mentre la prima fase dell’insorgenza era stata caratterizzata dallo spontaneismo e dal ricorso a guide popolari, talora provenienti dalle file del banditismo, la fase successiva vede la partecipazione di elementi di spicco del clero e della nobiltà locali in funzione di guida, e l’alleanza con le truppe austriache.
I francesi trascurano inizialmente l’episodio perché la difficile situazione nell’Italia Settentrionale richiede un intervento immediato. Così Arezzo è lasciata libera e l’insurrezione può espandersi grazie anche all’appoggio degli austro-russi, che inviano l’alfiere Karl Schneider von Arno (1777-1846) ad assumere il comando degl’insorti. In giugno si sollevano le comunità della Valdichiana, del Valdarno e del Casentino, che si pongono alle dipendenze della Suprema Deputazione di Arezzo, la quale assume di fatto la veste di governo provvisorio della Toscana nel nome di Ferdinando III. Le truppe della coalizione, forte di almeno trentamila uomini, penetrano nel Senese e, attraverso l’alta valle del Tevere, nel territorio pontificio, fino a Città di Castello. La vittoria ottenuta presso il fiume Trebbia, fra il 15 e il 17 giugno, dalle truppe austro-russe del generale principe Aleksandr Vasilevic Suvarov (1729-1800) nei confronti di Jacques-Étienne-Joseph-Alexandre Macdonald (1765-1840), comandante dell’Armée de Naples, accresce ulteriormente le fortune degli aretini, a cui si unisce il cavalier William Frederic Wyndham (1763-1828), diplomatico inglese presso la Corte granducale. Il 28 giugno, le truppe aretine attaccano Siena, accolte con entusiasmo dai popolani, ma, penetrate nel ghetto, ammazzano tredici componenti della comunità israelitica, mostratasi favorevole ai francesi, finché sono fermate da alcuni esponenti del patriziato locale.
Nel pomeriggio del 7 luglio circa tremila insorti, guidati da Wyndham e Lorenzo Mari, vecchio ufficiale dei dragoni di Toscana divenuto comandante degl’insorgenti di Montevarchi, fanno il loro ingresso in Firenze, preceduti da un frate zoccolante con una grande croce. A essi si aggiungono altri reparti aretini provenienti da Pontassieve e alcuni squadroni di cavalleria austro-russa. Gli austriaci, intervenuti in forze il giorno 20, assumono progressivamente il controllo dei centri occupati dagl’insorti, con i quali nascono presto non pochi attriti. Fra i personaggi fiorentini subito tradotti in carcere dai contro-rivoluzionari vi è pure mons. Scipione de’ Ricci (1741-1810), vescovo di Pistoia e di Prato, il maggior esponente del giansenismo italiano.
Anche nella Toscana Occidentale i francesi e i giacobini locali vengono ovunque battuti. Il 17 luglio le truppe rivoluzionarie sgombrano Livorno, mentre in Maremma i contingenti di Volterra, guidati dai fratelli Curzio e Marcello Inghirami, cacciano i francesi e risollevano le insegne granducali. Dopo alcuni giorni di assedio, gli aretini, insieme a reparti dell’area del Trasimeno e dell’alta valle del Tevere, entrano a Perugia nella notte fra il 3 e il 4 agosto, e il 31 si arrende anche l’ultimo baluardo giacobino in città, cioè la Rocca Paolina. Arezzo, in quanto centro militare ed economico dell’insorgenza, diventa la capitale effettiva del Granducato e la Suprema Deputazione continua a governare il paese anche dopo che il sovrano ha affidato in sua assenza il governo della Toscana al Senato fiorentino dei Quarantotto. Nella conflittualità insorta con il Senato, titolare del potere legale, la Deputazione ha, in un primo momento, la meglio, mantenendo il controllo del territorio e riorganizzando le proprie bande e quelle delle città alleate in un’"armata austro-aretina", che insegue l’esercito francese nello Stato Pontificio, dove libera Todi, Assisi, Foligno, Spoleto e Orvieto, giungendo fino alle porte di Roma. L’inevitabile esaurimento dell’azione militare, a seguito della ritirata generale dei francesi dall’Italia Centrale, finisce per togliere alla Deputazione le ragioni della sua forza, consentendo al Senato fiorentino di procedere allo scioglimento prima dell’armata e poi della stessa Deputazione.
Dietro il governo granducale, l’Austria assume il controllo della Toscana, reprimendo duramente tutte le attività giacobine, ma anche emarginando progressivamente gl’insorgenti.
IL TRISTE, MA GLORIOSO EPILOGO
Un motu proprio sovrano del 16 febbraio 1800 riconosce i meriti degli aretini e concede loro numerosi benefici, ma, quando i francesi tornano in forze in Italia nel maggio del 1800, dopo la vittoria napoleonica di Marengo, in Lombardia, la difesa del Granducato è affidata all’inetto generale Annibale Sommariva (1755-1829), che presiede la reggenza nominata dal granduca e che fugge ingloriosamente prima da Firenze e poi da Arezzo.
La resistenza tentata dal marchese Albergotti, il 17 ottobre, in un contesto profondamente mutato rispetto a quello dell’anno precedente, risulta vana e i francesi si vendicano di Arezzo, rimasta sola. Gl’insorgenti aretini scrivono le pagine più belle dell’epopea del Viva Maria, combattendo eroicamente contro l’invasore, a cui vengono inflitte notevoli perdite. Il giorno dopo, spezzate le ultime resistenze, i francesi compiono uno sfrenato saccheggio, che prosegue nei giorni successivi. Bande d’insorti, trasformatisi in guerriglieri, continuano ancora a operare nell’Italia Centrale, ma ormai l’insorgenza si è esaurita.

Fonte: Dizionario del Pensiero Forte

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