BastaBugie n°222 del 09 dicembre 2011

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1 IN EGITTO STRAVINCONO I FRATELLI MUSULMANI E I SALAFITI: DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA
Diverso il modo di presentarsi, ma il fine è lo stesso: il trionfo dello Stato islamico
Autore: Valentina Colombo - Fonte: La Bussola Quotidiana
2 ECCO PERCHE' IL GOVERNO MONTI PORTERA' AL COLLASSO L'ITALIA
La mazzata ai contribuenti, la fine della libertà in Italia, la beffa di Todi, la stupidità dei tedeschi: fermiamo i tecnocrati al potere!
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero
3 QUANDO NON SAI DOVE ANDARE, VAI DRITTO
Non è vero che le strade saranno tutte aperte: siamo il prodotto delle nostre scelte che hanno conseguenze precise e non c'è il tasto per tornare indietro
Autore: Costanza Miriano - Fonte: www.costanzamiriano.wordpress.com
4 E' GIUSTO IL MANICOMIO ANZICHE' IL CARCERE PER L'AUTORE DEI MASSACRI DI OSLO?
Attenzione alla deresponsabilizzazione: il male esiste e gli uomini ne sono responsabili!
Autore: Giacomo Samek Lodovici - Fonte: La Bussola Quotidiana
5 CONSIDERARE GLI ANIMALI AL PARI DELL'UOMO, IN REALTA' DEGRADA L'UOMO AD ANIMALE
Un segnale indicativo della mentalità animalista (inoculata subdolamente dai mezzi di comunicazione) è, ad esempio, il dare nomi da uomini al proprio cane
Autore: Giulia Tanel - Fonte: Libertà e Persona
6 LUCIO MAGRI E' ANDATO A MORIRE IN SVIZZERA CON UN SUICIDIO ASSISTITO: CHE DIRE?
Tre punti fermi: 1) pietà per la persona, 2) nessuna pietà per le ideologie false e bugiarde, 3) non è suicidio, ma eutanasia
Autore: Mario Palmaro - Fonte: La Bussola Quotidiana
7 APOLOGIA DELLA TRADIZIONE: IL NUOVO IMPERDIBILE LIBRO DEL PROFESSOR ROBERTO DE MATTEI
Una continuazione del discorso iniziato con il volume ''Il Concilio Vaticano II. Una storia mai scritta'' vincitore dell'ultima edizione del premio Acqui Storia
Autore: Corrado Gnerre - Fonte: Corrispondenza Romana
8 ELLAONE, LA PILLOLA DEI 5 GIORNI DOPO, SPACCIATA PER CONTRACCETTIVA, MA IN REALTA' ABORTIVA
Il sito internet con tutte le informazioni e il video che chiarisce ogni dubbio: da vedere e poi diffondere
Fonte: Pillola dei cinque giorni dopo.it
9 BASTABUGIE HA BISOGNO DEL TUO AIUTO
BastaBugie ha 50.000 visitatori mensili e 12.000 iscritti alla newsletter: eppure le donazioni sono inferiori ai costi (a causa del fatto che pochissimi mettono mano al portafoglio)
Autore: Giano Colli - Fonte: Redazione di BastaBugie
10 OMELIA SOLENNITA' IMMACOLATA CONCEZIONE - ANNO B - (Lc 1,26-38)
Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te
Fonte: Il settimanale di Padre Pio
11 OMELIA III DOMENICA DELL'AVVENTO - ANNO B - (Gv 1,6-8.19-28)
Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - IN EGITTO STRAVINCONO I FRATELLI MUSULMANI E I SALAFITI: DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA
Diverso il modo di presentarsi, ma il fine è lo stesso: il trionfo dello Stato islamico
Autore: Valentina Colombo - Fonte: La Bussola Quotidiana, 02-12-2011

A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si indovina. Ebbene, per quanto riguarda i risultati delle elezioni legislative egiziane la sottoscritta ho pensato male, ma non ha indovinato. Doveva pensare peggio.
Chi come me ha da sempre sostenuto che in Egitto le elezioni democratiche avrebbero portato a una vittoria schiacciante dei Fratelli Musulmani ha indovinato. Ma credo che nessuno di noi avrebbe pensato che ai Fratelli Musulmani, che hanno ottenuto il 40% circa, si sarebbero aggiunti i salafiti, ovvero lo zoccolo duro dell'estremismo islamico, con un impensabile 20%. In altre parole risulta vincente il Partito della Libertà e della Giustizia, in seno alla coalizione sibillinamente denominata Alleanza Democratica per l'Egitto, seguito dal Partito al-Nur, distaccatosi dall'Alleanza Democratica per entrare nell'Alleanza islamica. Ha ragione chi dice che siamo solo alla prima tornata e che i risultati finali li avremo solo il 13 gennaio prossimo, ma non illudiamoci. Il 28 e 29 novembre scorsi si è votato al Cairo, Alessandria e altre sette circoscrizioni. Il 14 e 15 dicembre si voterà a Giza, Assuan e Suez. Il 3 e 4 gennaio si voterà nel Sinai. Significa che i primi risultati sono quelli delle aree urbane principali, quelle più ricche e istruite, quindi teoricamente più vicine alle idee laiche. Quindi le prossime tornate potranno solo peggiorare la situazione.
A chi pensa a una frattura o a una concorrenza tra le tue tendenze islamiche consiglio di non illudersi. Emad 'Abd al-Ghafur, leader del partito al-Nur, ha dichiarato che il successo del suo partito e di quello della Libertà e della Giustizia nella maggior parte delle circoscrizioni indica «il fallimento della politica del terrore nei confronti della corrente islamica, esercitata dal regime precedente e dalle altre correnti politiche negli ultimi dieci mesi». Ha anche aggiunto, ribadendo che l'uscita dall'Alleanza Democratica era stata causata da dissidi con gli elementi liberali non con la Fratellanza, che il suo partito «si alleerà con i Fratelli Musulmani».
Dal canto loro i Fratelli Musulmani hanno pubblicato sul loro sito Ikhwan Online un comunicato che si conclude dicendo che queste elezioni hanno dimostrato che «il popolo egiziano è in grado di proteggere e costruire un proprio Stato in modo legale; che il vento ha iniziato a spirare in una nuova direzione e che la rivoluzione ha iniziato ha raggiungere i propri obiettivi; che il popolo è maturo e può cacciare dall'agone politico quel che rimane del vecchio regime». Il popolo egiziano ha cacciato un dittatore, ma non ha cacciato il passato. Basti pensare che nelle elezioni del 2005 i Fratelli Musulmani si erano presentati con candidati indipendenti e avevano ottenuto 88 seggi, ovvero il 20%.
Il leader del partito al-Nur ha ragione quando dice che Mubarak ha fallito, ma non certo perché ha creato lo spettro islamista per restare al potere. Anzi, Mubarak ha sbagliato perché ha tollerato la presenza dei Fratelli musulmani ufficialmente messi al bando tanto da consentire la loro partecipazione "in incognito" alle elezioni del 2005, da far sì che la loro sede centrale fosse a due passi da piazza al-Tahrir, da consentire che la casa editrice filogovernativa Dar al-Shoruk pubblicasse tutte le opere del teologo dei Fratelli Musulmani Yusuf Qaradawi, nonostante quest'ultimo non potesse mettere piede in Egitto. Mubarak ha sbagliato in modo particolare a trascurare l'educazione delle nuove generazioni che onde evitare le aule superaffollate delle scuole pubbliche sono cresciute, soprattutto nelle zone rurali, all'ombra delle moschee gestite dall'estremismo islamico. Non si dimentichi che uno dei nodi cruciali e fondamentali della tattica dei Fratelli musulmani sin dal 1928, anno della loro fondazione, è l'educazione.
Se sommiamo gli errori di Mubarak, la disorganizzazione degli elementi liberali e laici della società egiziana e la perfetta macchina della Fratellanza, forte di esperienza e coesione, ecco il risultato odierno. Ma la sorpresa la vera sorpresa sono i salafiti. Costoro sono il risultato più aberrante di quello che l'intellettuale egiziano Tarek Heggy ama definire «il vento sabbioso che spira dal deserto saudita». Non a caso il partito al-Nur è quello che ha accettato di avere donne candidate, ma non solo non le ha ritratte nei manifesti elettorali, ma addirittura ha sostituito l'immagine della donna con quella del marito.
Padre Rafic Greiche, portavoce della Chiesa cattolica egiziana, sembra fiducioso che nelle prossime tornate l'avanzata islamica possa essere arginata: «Le formazioni radicali islamiche non hanno ancora vinto del tutto. Questa è solo la prima fase delle elezioni. Occorre attendere i risultati delle altre due fasi, che avverranno a dicembre e a gennaio. Non è vero che da domani tutto l'Egitto diventerà musulmano radicale». La sua convinzione è che i liberali si possano organizzare meglio da qui a gennaio e che quindi la vittoria scontata degli islamici non sarà schiacciante. A sentire lo scrittore Gamal al-Ghitani si tratta di un wishful thinking: «L'Egitto entrerà nel suo periodo più buio se i Fratelli musulmani conquisteranno il Parlamento. Sarà la peggior epoca mai vista sino a quando costoro saranno la maggioranza».
Il pericolo che si corre è che l'Occidente che ha già sdoganato la Fratellanza ergendola a modello di islamismo "moderato", con il contraltare salafita si convincerà ancora di più che si tratta di "moderati". Si faccia attenzione perché, come dimostra la già annunciata alleanza tra gli elementi islamisti, si tratta solo di due facce della stessa medaglia, di due modalità diverse di porsi e presentarsi e di raggiungere il potere, ma il fine è lo stesso lo Stato islamico. E a chi spera e crede nella possibilità di una democrazia islamica ricordo le parole dell'intellettuale tunisina Raja Benslama: «Non possiamo considerare democratici quei mufti, quegli attivisti, quegli intellettuali islamici a meno che non pensiamo a una democrazia di tipo speciale […] una democrazia senza democrazia, qualcosa di perverso e detestabile come la propoaganda islamica riguardo ai diritti umani, come la riforma priva di riforma cui aspirano alcune associazioni arabe oggi».

Fonte: La Bussola Quotidiana, 02-12-2011

2 - ECCO PERCHE' IL GOVERNO MONTI PORTERA' AL COLLASSO L'ITALIA
La mazzata ai contribuenti, la fine della libertà in Italia, la beffa di Todi, la stupidità dei tedeschi: fermiamo i tecnocrati al potere!
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero, 4 dicembre 2011

C'è qualcosa di sorprendente – per me, cattolico –  nel silenzio della Chiesa di fronte a quello che sta accadendo in Italia e in Europa (come di fronte alla sanguinosa guerra alla Libia o ai tamburi di guerra che arrivano dal Medio Oriente attorno alle armi nucleari iraniane).
I vescovi e la Santa Sede ci hanno abituato a un grande interventismo (per molti perfino esagerato).
E' dunque strano che da settimane non si sia sentita una parola su una crisi che rischia di travolgere l'Europa e il mondo intero e che ha come epicentro l'Italia.
Eppure è la più grave crisi dalla seconda guerra mondiale (nemmeno l'invito – che mi ero permesso di fare – a un'iniziativa di preghiera per l'Italia è stata raccolta).  

LA MAZZATA
Lo scenario è cupissimo. Personalmente ho visto di buon occhio la nascita di questo governo, sperando in una grande pacificazione nazionale e nel risanamento economico (sono stato fra i pochi, su questo giornale, a sostenerlo).
Mi auguro ancora che riesca.
Ma devo riconoscere che ormai la delusione è grande non solo per le cadute di stile, l'arroganza o i tempi sbagliati. Soprattutto perché si annunciano provvedimenti disastrosi per gli italiani e per l'economia in generale.
Le famiglie del nostro Paese stanno per essere colpite da una mazzata di dimensioni inaudite da parte dello Stato e i vescovi italiani – che continuamente e giustamente alzavano la loro voce fino a un mese fa chiedendo il "quoziente familiare" e "la crescita" – non proferiscono parola.
Sembrano intimiditi dai professori. Ma spennare così i contribuenti con irpef e ici non sembra una performance da "luminari": sarebbe stato capace qualsiasi politicante.
Da "scienziati" tanto celebrati ci si aspettava che finalmente tagliassero gli sprechi, non la sanità (che è già al lumicino). Dovevano andare a tassare i conti correnti in Svizzera (come hanno fatto Germania e Francia) e non dissanguare ancor più i contribuenti onesti che già sono messi in ginocchio dal fisco.
Avrebbero dovuto finalmente mettere a reddito (magari a garanzia del debito) l'enorme patrimonio pubblico, non affamare le famiglie e colpire i malati, deprimendo ancora di più l'economia.
D'altra parte se questi "professori" fossero economisti così bravi non sarebbero stati a suo tempo così entusiasti dell'euro magnificandolo come la via del paradiso. Quando invece è stata la via dell'inferno.
Adesso sono stati chiamati a sistemare le cose. Ma il timore è che costoro non siano i medici, bensì la malattia. Anche perché è il  rigore monetarista che ha creato il problema, non può essere dunque la soluzione.

FINE DELLA LIBERTA' ?
La nascita del governo dei tecnici è già stato un colpo alla democrazia (a proposito: dove sono coloro che hanno strillato finora contro il "porcellum" e il parlamento dei nominati? Com'è che si fanno piacere un governo di non eletti da nessuno?).
Ma ora vi si aggiunge un colpo pure alla libertà civile ed economica, perché l'ulteriore vessazione fiscale (oltretutto con misure poliziesche) porta a una drastica riduzione della libertà.
Lo Stato è sempre più padrone delle nostre vite, dei nostri beni, del nostro lavoro e questo è drammatico.
Dov'è la Marcegaglia che strillava contro la pressione fiscale e che ogni giorno protestava per la "crescita"? E' in corso un formidabile passaggio di ricchezza dalle famiglie (dai loro risparmi) verso altre destinazioni. E gli italiani sono indifesi.
Tutte le polemiche sulla casta (concentrate solo sulla politica) hanno portato a questo: nessuna riduzione dei privilegi e in più una nuova casta tecnobancaria che domina con una democrazia sospesa. Pure il Pdl tace e acconsente.
In questa generale mancanza di dibattito, di posizioni critiche, il silenzio dei vescovi italiani si nota poco. Ma c'è e pesa.
Io non condivido naturalmente il malizioso sospetto di chi insinua che la Cei starebbe coperta per evitare che il governo apra il dossier "ici degli enti ecclesiastici" e "otto per mille".
Ma proprio perché non credo a queste insinuazioni mi aspetto che i vescovi facciano sentire fragorosamente la loro voce.
Non è "Avvenire" che ha celebrato il presunto "ritorno" dei cattolici alla politica grazie al convegno di Todi? Non è a Todi che è stato abbattuto il precedente governo?

LA BEFFA DI TODI
Ebbene, ieri, proprio il protagonista di Todi, cioè il leader della Cisl Bonanni – che fu arbitrariamente considerato per l'occasione la voce ufficiale del mondo cattolico – è apparso deluso dal governo tecnico che se ne infischia di lui e della Cisl.
Quelli di Todi sono stati cattolici "usa e getta". Oggi non servono più.
Il "Corriere della sera", che con "Repubblica" considerò la dichiarazione di Bonanni come il colpo di grazia della Chiesa sul governo Berlusconi, ieri ricordava "crudelmente" che col governo di centrodestra Bonanni aveva il filo diretto: praticamente la Cisl pesava enormemente.
Oggi meno del due di briscola. E questa è la "vittoria" di Todi.
Fra le pochissime voci critiche c'è quella di Giuseppe de Rita, con il Rapporto Censis.
Ha denunciato che la crisi viene dal "non governo della finanza globalizzata", che siamo ormai "etero diretti, vista la propensione degli uffici europei a dettarci l'agenda" e che la politica è "prigioniera del primato dei poteri finanziari".
In sostanza i cittadini non contano più nulla: "in basso il primato del mercato, in alto il primato degli organismi apicali del potere finanziario". Così muore la democrazia e anche l'economia perché "la finanza certo non fa sviluppo".
Sembra una denuncia pesantissima, ma è stata pressoché ignorata. Pure in casa cattolica benché De Rita sia da sempre il sociologo di riferimento della Chiesa italiana (anno scorso c'è stato perfino qualche movimento ecclesiale che ha fatto, del precedente Rapporto Censis – che nel 2010 era grigio e astruso – un argomento di riflessione pubblica: oggi nulla di nulla).
Impressiona pure che l'insieme dei vescovi europei e la Santa Sede che così fortemente hanno chiesto il richiamo alle "radici cristiane"  nella Costituzione europea assistano oggi in totale silenzio al possibile disfacimento dell'Europa stessa.
Eppure sono stati i cattolici (De Gasperi, Schuman, Adenauer) a costruire l'unità europea, mentre sono i tecnocrati che hanno rifiutato le "radici cristiane" ad averla portata sull'orlo del baratro.
E il "caso Merkel-Germania" ?

I TEDESCHI NON RICORDANO
Perfino due grandi statisti tedeschi come Kohl e Schmidt hanno criticato l'assurda rigidità della Merkel (una protestante cresciuta sotto il comunismo della Ddr).
Chi più e meglio del Papa tedesco potrebbe parlare a quel popolo per dirgli che magnanimità e solidarietà converrebbero pure a lui?
Ci sarebbe bisogno di ricordare ai tedeschi che, dopo la Prima guerra mondiale, proprio la feroce imposizione da parte dei vincitori dei "risarcimenti di guerra" scaraventò la Germania (e l'Europa) nella crisi.
Mentre nel secondo dopoguerra – quando i tedeschi avrebbero meritato ben più pesanti ritorsioni – ebbero invece il piano Marshall americano. E convenne a tutti. E' la prova che proprio la magnanimità costruisce benessere e pace.
Bisognerebbe ricordare agli amici tedeschi che la loro riunificazione (con la parità del marco) in parte l'abbiamo pagata tutti.
E pure che loro pretendono di imporre sanzioni agli altri, ma non le accettano per sé (com'è noto furono proprio loro, con la Francia, a sgarrare sul patto di stabilità nel 2003. E non ebbero penalizzazioni).
I tedeschi non hanno memoria storica. E anche la fissazione della moneta forte, contro lo spauracchio dell'inflazione, non ha fondamenti storici: infatti ad aprire le porte a Hitler non fu l'inflazione del primo dopoguerra, ma la depressione (e la disoccupazione) per la crisi del 1929.  
Chi, più e meglio della Chiesa, potrebbe oggi ricordare ai tedeschi il dovere della solidarietà che hanno verso questa Europa che la Germania ha devastato con il suo orrore? Ci guadagnerebbero anche loro.
Speriamo che una voce si alzi...

Fonte: Libero, 4 dicembre 2011

3 - QUANDO NON SAI DOVE ANDARE, VAI DRITTO
Non è vero che le strade saranno tutte aperte: siamo il prodotto delle nostre scelte che hanno conseguenze precise e non c'è il tasto per tornare indietro
Autore: Costanza Miriano - Fonte: www.costanzamiriano.wordpress.com, 5 dicembre 2011

C'è stato un periodo in cui, con rigorosa e millimetrica precisione mio marito in corrispondenza di emergenze pediatriche, spettacolini scolastici e miei inderogabili impegni di lavoro veniva mandato in trasferta. Il chilometraggio di distanza era ovviamente commisurato ai gradi di febbre, e sopra i 38 e 7 veniva spedito in Nicaragua, in Brasile, in Malesia; in fantasiose località delle quali, quando andrò in pensione e avrò finalmente tempo di aprire un atlante, scoprirò l'esatta ubicazione sul globo terracqueo.
Quando lo chiamavo – c'era uno scarafaggio, non trovavo l'interruttore della corrente, a un figlio si era perforato un timpano – lui stava sempre andando da qualche parte, aggirandosi a caso per le strade di città mai sentite nominare. Ma come fai? – gli chiedevo io, che ogni tanto mi spostano i monumenti, a Roma, e almeno una volta alla settimana finisco dove non dovevo andare (ma c'è sempre qualcosa di istruttivo in questa bella città, e poi basta chiedere indicazioni con aria leggermente spaesata che qualcuno si prodiga per aiutarti, anche se mi danno indicazioni sempre in inglese). "Semplice, – mi rispose lui una volta, eravamo nell'era preistorica antecedente all'avvento dei navigatori satellitari – il mio collega mi ha insegnato come si fa: quando non sai dove andare, vai dritto."
La regola d'oro mi è tornata in mente qualche giorno fa parlando con una ragazza che mi chiedeva un consiglio: vorrebbe cambiare lavoro, forse ha trovato la sua vera vocazione, col suo ragazzo non è più tanto convinta di continuare, e quanto ai figli fino a che le cose non si sistemano non ci si pensa proprio.
Io non so esattamente cosa abbia potuto indurre in qualcuno l'idea che io sia in grado di dispensare consigli, comunque visto che a volte capita che me ne chiedano, ci provo con tutto il cuore. Ascolto, mi immedesimo, se c'è tempo ci prego, poi cerco di rispondere decentemente. Il più delle volte però non è che mi venga molto di meglio che adottare il consiglio del collega di mio marito: "quando non sai dove andare, vai dritto".
Il fatto è che il brodo culturale nel quale siamo cresciuti ci induce a pensare che davanti a noi, per sempre, all'infinito, ci saranno sempre dei bivi. Nessuna scelta è definitiva, nessuna ci preclude niente del tutto, sembra il messaggio. Potrò sempre trovare il lavoro che mi realizza, potrò sempre incontrare una persona più giusta per me.
E' un'enorme bufala.
Non è vero che ci sarà sempre un bivio, non è vero che le strade saranno tutte aperte. Le nostre scelte ci determinano, noi siamo il prodotto dei sì e dei no che abbiamo detto negli anni, e i sì e i no non sono mai neutri. Hanno conseguenze precise e non c'è il tasto per tornare indietro e rifare.
Io per esempio ho incrociato il cammino di alcune persone che forse, chissà, da un punto di vista umano avevano fatto scelte sbagliate, e che pure sono rimaste fedeli a quelle scelte, e solo per la loro fedeltà, per quel rimanere al loro posto, hanno portato frutto. I giudizi di Dio non sono i nostri giudizi, e se tutto concorre al bene per coloro che lo amano, a volte il rimanere al proprio posto di combattimento rende una vita feconda, anche se in modo diverso da quello che avevamo immaginato. Come diceva don Giussani, tu ti puoi anche sbagliare, ma Dio non si sbaglia. Quelli che a te possono sembrare errori, rendono invece la tua vita feconda per il solo fatto che stai lì al tuo posto, a volte anche al tuo lavoro che non ami, con quella moglie che ti ha deluso, vicino a quell'amico che non ti dà l'appoggio che speravi. [...]
Ci sarebbe poi da dire della strampalata idea dell'amore che dilaga da tutti gli schermi piccoli e grandi, dai giornali, dalla maggior parte dei libri, un'idea emotiva e superficiale e poco impegnativa, che prescinde dal lavoro e dalla dedizione, dalla scelta definitiva di una persona pacchetto completo (capito, caro? È tutto incluso nel prezzo, anche quelle belle conversazioni sul potere drenante dei cibi nelle quali ti coinvolgo).
Ci sarebbe, ma se rilascio un altro parere su qualcosa svengo: ho fatto due presentazioni, un incontro e un'intervista in quarantotto ore. Posso solo consigliare a chi sta al bivio di prendersi il nostro stesso navigatore satellitare. Punta sempre dritto verso il cielo. Non è utilissimo in caso di importanti appuntamenti di lavoro, ma la destinazione finale la indica sempre. A volte, quando vuoi cambiare strada è pure un po' molesto, ma al limite si può anche spegnere.

Fonte: www.costanzamiriano.wordpress.com, 5 dicembre 2011

4 - E' GIUSTO IL MANICOMIO ANZICHE' IL CARCERE PER L'AUTORE DEI MASSACRI DI OSLO?
Attenzione alla deresponsabilizzazione: il male esiste e gli uomini ne sono responsabili!
Autore: Giacomo Samek Lodovici - Fonte: La Bussola Quotidiana, 01-12-2011

Anders Behring Breivik, l'autore degli enormi massacri di Oslo e Utoya che il 22 luglio ha ucciso 77 persone, ferito altre 151 e sconvolto un intero paese è stato considerato incapace di intendere e di volere da una perizia psichiatrica. Molto probabilmente eviterà il carcere e trascorrerà il resto della sua vita in un manicomio.
Ora, noi ovviamente non possiamo in alcun modo giudicare sulla correttezza della perizia psichiatrica che probabilmente è ineccepibile. Del resto, già per uno specialista il compito di sondare nel cuore, nella mente, in generale nell'interiorità di un uomo, è assai arduo, perché l'intimo di ogni uomo sfugge in larga misura agli altri e, in una certa misura sfugge persino al soggetto che agisce (con buona pace delle antropologie cartesiane e simil cartesiane che affermano l'autotrasparenza dell'io): solo Dio lo può scrutare. Agostino diceva (anche in questo senso) che Dio è "intimior intimo meo", più intimo a me stesso.
Senza dunque volerci affatto pronunciare sulla sanità mentale di Breivik, rileviamo però che notizie di questo genere hanno diversi effetti.
Da un lato possono terrorizzare le persone. Infatti, viene da pensare che alcuni pazzi sono mine vaganti, non sono innocui e possono fare stragi immense, soprattutto considerata la potenza micidiale delle armi odierne, e purtroppo essi sono imprevedibili. D'altro canto, la derubricazione della strage di Breivik a fenomeno di follia ha anche l'effetto di anestetizzare la domanda sul male, sulla malvagità, sugli abissi di perversità che il cuore dell'uomo può raggiungere.
Questa anestetizzazione è un processo che ha molte tappe. Per fare solo due esempi, uno remoto e un altro recente, i manichei attribuivano gli atti umani malvagi ad una divinità maligna, mentre Rousseau li ha ricondotti alla società corruttrice.
In queste due concezioni, ed in altre che si potrebbero citare, è comune la deresponsabilizzazione del soggetto, la negazione della libertà umana e, in definitiva, la rimozione del male. Infatti, se l'uomo non agisce liberamente bensì è agito da altri (da una divinità malvagia, dalla società, dalla follia, ecc.), allora egli non sceglie e, se non sceglie, il male morale non esiste, perché si può imputare un'azione a qualcuno solo se egli la compie consapevolmente e volontariamente. Un evento, sia pur molto negativo, prodotto da un animale, da una pianta o da un sasso non può essere considerato un male morale.
Ora, oggigiorno il senso del male è assai annacquato e di conseguenza anche il senso di colpa: tutte le azioni, in fondo, vengono considerate buone purché siano espressione dello spontaneismo individuale, purché il soggetto «si senta autentico». Va quasi tutto bene «se mi sento di fare così». Quasi tutto, tranne certe azioni considerate (ancora oggi) manifestamente atroci, perlomeno dai più: pedofilia, assassinio, stragi, ecc.
Senonché, quando avviene un delitto efferato, sui media non sono rari i commenti degli esperti di turno che si affrettano a dire che il reo non era veramente libero e responsabile, che bisogna scusarlo, ecc.
Anche il format dei talk show contribuisce a questo processo di deresponsabilizzazione: l'idea che si possa e si debba sempre discutere di tutto alla lunga produce la legittimazione anche delle tesi più aberranti e configura, a ben vedere, un'apologia di reato.
Invece, almeno questi delitti atroci dovrebbero scuotere le nostre coscienze dal loro torpore e farci sbattere drammaticamente la testa contro il dato di fatto dell'esistenza del male morale e perciò dovrebbero farci alacremente cercare di prevenirlo. Dovrebbero perlomeno incentivarci a prevenire le nostre azioni malvagie mediante l'autocoltivazione della nostra anima (e per far ciò i credenti possono ricorrere anche ai sacramenti), assecondando l'imperituro monito già formulato da Socrate. Infatti, se le uccisioni di Breivik sono state incolpevoli, noi invece potremmo arrivare a compiere volontariamente cose atroci e potremmo farlo consapevolmente. Immediatamente no, ma progressivamente sì, cioè se ripetiamo degli atti malvagi, anche poco malvagi all'inizio, se non custodiamo noi stessi e se lasciamo allignare e sedimentare cumulativamente nel nostro io delle predisposizioni malvagie, le quali incominciano ad infiltrarsi e poi lo infestano.
Infatti, come dice già Aristotele, «a seconda di come ci comportiamo […] diveniamo gli uni giusti gli altri ingiusti; […] Lo stesso avviene per i desideri e le ire: alcuni diventano temperanti e miti, altri intemperanti e iracondi, per il fatto che nelle medesime situazioni gli uni si comportano in un modo, gli altri in un altro. E dunque, in una parola, le disposizioni morali derivano dalle azioni». Così, a volte gli uomini arrivano a compiere cose mostruose cogliendone la malvagità, a volte invece senza poterne più cogliere la malvagità, ma, in questi casi, il loro stato di ignoranza è colpevole. È stato il compimento di tanti atti malvagi, cominciando magari da quelli di lieve entità (gutta cavat lapidem), ciò che ha progressivamente soffocato la consapevolezza e la coscienza morale.

Fonte: La Bussola Quotidiana, 01-12-2011

5 - CONSIDERARE GLI ANIMALI AL PARI DELL'UOMO, IN REALTA' DEGRADA L'UOMO AD ANIMALE
Un segnale indicativo della mentalità animalista (inoculata subdolamente dai mezzi di comunicazione) è, ad esempio, il dare nomi da uomini al proprio cane
Autore: Giulia Tanel - Fonte: Libertà e Persona, 02/11/2011

Secondo i dati diffusi dall'Eurispes per il 2011, il 41,7% degli italiani possiede un animale domestico, e tra questi ben il 48,4% è rappresentato da cani, mentre nel 33,4% dei casi si tratta di un gatto.
E' oramai acclarato che gli animali svolgono molto spesso una funzione positiva, sia sotto il profilo psicologico, che fisico, che sociale. Pensiamo alla Pet-Therapy, o alla compagnia che una bestiolina può fare ad un anziano o ai bambini, o ai cani-guida per i ciechi, e quant'altro.
Fin qui, dunque, nulla di strano. Avere un animale domestico e esserci affezionati è un costume sempre più diffuso e ha i suoi innegabili risvolti positivi.
Come affermava già Aristotele nell'Etica Nicomachea, però, bisogna sempre seguire la teoria del giusto mezzo, evitando di cadere negli estremi, che sono nocivi sia nell'eccesso, che nel difetto.
Questa definizione aristotelica pone quindi chiaramente in evidenza come, nella fattispecie degli animali domestici, non sia corretto né bastonarli (estremo per difetto), né innalzarli allo status di esseri umani (estremo per eccesso).
Nella società odierna, tuttavia, la virtù del "giusto mezzo" è sempre più spesso confinata negli angoli e stiamo assistendo ad una dilagante umanizzazione degli animali domestici. Ne sono un segnale lampante, per esempio, il numero sempre più alto di persone che seguono la dieta vegetariana, oppure il fatto che in sempre più città d'Italia accanto al cimitero per gli uomini vi sia anche quello per cani e gatti, con tanto di lapide con inciso il nome, la data di nascita e di morte e i fiorellini freschi a fungere da decoro. Trattamento, questo, che viene però negato ai feti abortiti, che vengono gettati via come "rifiuti ospedalieri"...
Un indice ancora più diretto e significativo di questa sorta di innalzamento delle bestioline da compagnia è dal nome che viene loro dato.
Fino a pochi anni fa non si andava oltre ad appellativi quali: Pallina, Lassie, Pongo, Virgola, Red... Oggi, invece, vi è la tendenza a dare a cani e gatti nomi umani.
Recentemente, passeggiando con il mio cagnolino (di nome Briciola), mi è capitato di scambiare due parole con il padrone di un altro cane, che ho così scoperto chiamarsi Emma - un derivato del tedesco Amme, che propriamente significa "nutrice" - e che fu il nome di una santa vissuta nell'anno mille.
In un'altra occasione, invece, ero ferma in attesa vicino ad una giovane donna, la quale ad un certo punto si era messa a chiamare: "Giulio, Giulio". Pensando che stesse richiamando il suo bambino, avevo volto lo sguardo intorno per accorgermi, con profondo sgomento, che Giulio non era altro che un cane. Chissà cosa avrebbe detto il permaloso Giulio Cesare al mio posto! Per non parlare del fatto che San Giulio I fu un papa di Santa Romana Chiesa...
Come sottolinea Rosanna Brichetti Messori in un articolo apparso sul numero di settembre-ottobre 2011 de Il Timone: "[...] se ci guardiamo attorno, notiamo che non sempre è facile raggiungere con queste bestie e bestiole un rapporto che sia davvero equilibrato". Non bisogna ignorarli e trascurarli, sottolinea l'Autrice, ma neanche idolatrarli, "[...] perché esiste pur sempre una chiara differenza tra persone e animali, una precisa distinzione che va mantenuta".
E questa diversità deve essere ben chiara a partire dai nomi: un animale, per quanto amabile e bello sia, non merita il nome che è stato di un santo o di una santa.
La mia piccola Briciola, che sta dormendo accanto a me mentre scrivo, se potesse capire sarebbe d'accordo: i santi sono i grandi rivoluzionari della storia, agli animali lasciamo il compito di farci un po' di compagnia e, tutt'al più, di farsi coccolare.

Fonte: Libertà e Persona, 02/11/2011

6 - LUCIO MAGRI E' ANDATO A MORIRE IN SVIZZERA CON UN SUICIDIO ASSISTITO: CHE DIRE?
Tre punti fermi: 1) pietà per la persona, 2) nessuna pietà per le ideologie false e bugiarde, 3) non è suicidio, ma eutanasia
Autore: Mario Palmaro - Fonte: La Bussola Quotidiana, 30/11/2011

Di fronte al caso di Lucio Magri, che è andato a morire in Svizzera con un suicidio assistito, vorremmo dire tre cose.
Innanzitutto, questa è una tristissima vicenda umana, che suscita sentimenti di pietà. Attenzione: pietà per un uomo che dice di non voler più vivere e che purtroppo trova persone disposte ad aiutarlo nel suo proposito. Non certo pietà per la "categoria", cioè per quelli che si vogliono togliere la vita e ci riescono; perché, altrimenti, bisognerebbe "per motivi pietosi" modificare tutti i protocolli di soccorso e di emergenza pacificamente accettatati dalla nostra società. Bisognerebbe lasciare in pace quelli che si vogliono gettare dal cornicione, bisognerebbe sostituire i teloni dei vigili del fuoco con un letto di chiodi per fachiri, bisognerebbe non soccorrere e non salvare quelli che hanno tentato di uccidersi e non sono ancora morti. Ciò che fa pena è l'immagine di un uomo, intellettuale vivace, stanco di vivere, oppresso – dicono alcuni – dall'insopportabile percezione del fallimento dell'ideologia marxista; o – dicono altri - dal dolore per la morte della carissima moglie. Chi conosce la fragilità dell'uomo sa che non c'è peccato di cui, potenzialmente, non saremmo capaci. Compreso un delitto terribile contro la propria vita, come il suicidio, azione con la quale, recita un paradosso di Chesterton, è come se l'uomo volesse uccidere tutti gli uomini.  
Seconda osservazione: se è giusto provare pietà per le persone, non è affatto giusto provare pietà per le ideologie false e bugiarde. Magri è stato uno dei fondatori del Manifesto, e un colto rappresentante del pensiero marxista. E qui dobbiamo constatare che il comunismo, insieme a tutte le altre letture ideologiche del reale, scava nell'uomo un vuoto che diventa con il passare degli anni insopportabilmente pesante. Scenario viepiù aggravato dalla sconfitta clamorosa che la storia ha decretato per il socialismo realizzato. Si ha un bel dire, facendo gli spacconi, che Dio non serve. Può funzionare finchè la sorte ti sorride, ma arriva un giorno in cui le cose ti si rivoltano contro, e allora le pagine di Marx, o di Gramsci, o di Sartre, non riescono a dare conforto. E diventano, anzi, pistole armate nella tua mano. Dobbiamo dircelo e dobbiamo dirlo ai giovani: ci sono cattivi maestri e cattive dottrine, mentre la vita pretende una verità più grande, che la Chiesa insegna da duemila anni. Una verità che non rimuove le tragedie dall'esistenza, ma che le riempie di un senso che conforta perfino le persone disperate.
Terza, ma non ultima considerazione: la vicenda del povero Magri è un perfetto caso di scuola, che spiega che cosa intendiamo quando stiamo parlando di eutanasia. Il cosiddetto suicidio assistito, infatti, ha molto più a che fare con la fattispecie dell'eutanasia che con quella del suicidio: il suicida è uno che si ammazza con le sue mani; nel suicidio assistito ci sono altri che mettono la vittima in condizione di morire, e che quindi cooperano in modo decisivo a un atto che, forse, il poveretto non avrebbe la forza di compiere.
Ma c'è dell'altro: Lucio Magri non aveva, almeno secondo le notizie diffuse, una malattia mortale, o una patologia degenerativa che ne divorasse il corpo. Accusava invece un grave stato depressivo che lo ha spinto ad andare in Svizzera per ottenere la morte. Ora, da anni vogliono farci credere che l'eutanasia è una faccenda che riguarda solo i malati terminali oppure le persone con una sindrome progressiva inesorabile.
Ma si tratta di una truffa logica e concettuale: la vera posta in gioco è il potere di ciascuno sulla propria vita. Le motivazioni che spingono una persona a dichiarare che vuole la morte sono le più disparate: vanno dal dolore fisico assoluto al taedium vitae, cioè al disgusto per la vita che pure è priva di malattie del corpo. Se lo stato definisce che in alcuni casi si può ottenere la morte per mano di terzi, a quel punto stabilisce a quale altezza si deve collocare l'assicella delle vite senza qualità. E anche se in prima istanza respinge al mittente una richiesta come quella di Lucio Magri, con il tempo lo stato è costretto a rivedere il criterio e ad ammettere che, in fondo, se uno non vuole vivere è affar suo. Magri è purtroppo il simbolo di una tragedia più grande, che percorre la nostra società, la quale assomiglia sempre di più a una vera e propria civiltà dell'eutanasia. A un luogo, cioè, dove la vita è essenzialmente un non senso, e dove quindi chiedere e ottenere la morte è la cosa più normale del mondo.
Ovviamente, questa "cultura" avrà un suo effetto di "trascinamento" lungo il pendio scivoloso, e prima si legalizzerà la morte dei malati gravi con il loro consenso (reale o presunto); poi arriverà la morte di quelli che non l'hanno chiesta, ma poveretti quanto soffrono; e infine arriverà la morte di quelli che sono sani come un pesce, ma sono stufi di vivere. Il marxismo è morto, il liberalismo anche, e l'umanità sazia e disperatissima non si sente tanto bene. Solo un Dio ci può salvare.

Fonte: La Bussola Quotidiana, 30/11/2011

7 - APOLOGIA DELLA TRADIZIONE: IL NUOVO IMPERDIBILE LIBRO DEL PROFESSOR ROBERTO DE MATTEI
Una continuazione del discorso iniziato con il volume ''Il Concilio Vaticano II. Una storia mai scritta'' vincitore dell'ultima edizione del premio Acqui Storia
Autore: Corrado Gnerre - Fonte: Corrispondenza Romana, 30/11/2011

«Nei primi trent'anni della vita della Chiesa, non vi fu che la Tradizione, ovvero la testimonianza e l'insegnamento degli apostoli. La Tradizione cattolica non è altro che l'insegnamento di Gesù tramandato agli Apostoli e da loro ritrasmesso di generazione in generazione». Così afferma il professor Roberto de Mattei nel suo recente libro: Apologia della Tradizione (Lindau, Torino, p. 97), che è un poscritto al discusso testo dello stesso autore, Il Concilio Vaticano II. Una storia mai scritta, vincitore dell'ultima edizione del premio Acqui Storia.
Apologia della Tradizione è però un libro che va oltre. Volutamente s'inserisce nell'attuale dibattito in merito al giusto rapporto tra Tradizione, Magistero e Scrittura.
Si tratta di un dibattito che non dovrebbe esistere, in considerazione del fatto che la dottrina di sempre parla chiaramente di come impostare tale rapporto, nel senso che la Tradizione giudica il Magistero e il Magistero giudica la Scrittura.
Bene fa de Mattei ad affermare: «Essendo il Magistero il potere di insegnamento della Chiesa, esso si distingue dalla Tradizione, perché sulla Tradizione oggettiva si fonda e dalla Tradizione "attiva", che è la Chiesa, dipende. Il Magistero non è la Tradizione, perché la riceve ed è esercitato per garantirla. Se si identificasse con la Tradizione, potrebbe "crearla" o comunque "accrescere" la Rivelazione, invece di limitarsi a riceverla e a trasmetterla» (p. 108).
Ma purtroppo questo dibattito è in atto. Ed è in atto non solo a causa di chi, appoggiando una linea teologica neomodernista, vorrebbe affermare che il Magistero vivente (intendendo per "vivente" la capacità di allinearsi e conformarsi al divenire della storia) sia l'unica Tradizione esistente; ma anche a causa di chi, pur partendo da posizioni conservatrici, vorrebbe difendere qualsiasi intervento magisteriale solo perché magisteriale.
Questi ultimi molto spesso affermano che ci deve essere pur qualcuno che interpreti la Tradizione, ma giustamente de Mattei risponde: «Qualcuno pone la domanda: chi interpreta la Tradizione? La questione è impropria, essendo la Tradizione innanzitutto "regula fidei", ovvero criterio e non oggetto di interpretazione» (p. 109).
L'autore ci tiene ad affermare che lo stesso termine "magistero" non è esistito da sempre, ma «che ha iniziato a diffondersi nel linguaggio teologico solo nel secolo XIX. Il Magistero, infatti, non è un soggetto teologico in sé autonomo, ma un potere o, se si preferisce, una "funzione" della Chiesa. Di fronte al liberalismo, molti teologi vollero rafforzare il ruolo di questo potere, proponendolo come "regola prossima" della fede, quasi potesse riassumere in sé la Chiesa, i Concili e il Papa.
È significativo però che non esiste la voce "Magistero" né nel Dictionnaire Apologétique de la Foi Catholique del padre Adhemar d'Ales (1911-1922), né nel celebre Dictionnaire de Théologie Catholique (1909-1950), e neppure nell'altrettanto nota Enciclopedia Cattolica (1949-1954) promossa da Pio XII» (p. 93).
Riaffermare queste convinzioni, che attengono alla dottrina di sempre del Cattolicesimo, è indispensabile in un contesto come quello attuale dove la dimenticanza dell'autentico rapporto delle fonti della Rivelazione contraddistingue – come già detto – tanto coloro che vogliono demolire la verità cattolica in nome del progressismo quanto coloro che vogliono sì proteggerla, ma evitando volutamente di utilizzare una sana e necessaria difesa della Tradizione.
E invece è proprio l'esistenza e la fedeltà alla Tradizione ciò che contraddistingue la Chiesa Cattolica. Roberto de Mattei così conclude il suo libro: «Una, santa, cattolica e apostolica, la Chiesa cattolica è oggi più che mai romana, perché la romanità non è altro che la sua Tradizione vissuta nello spazio e nel tempo; ed è militante, perché Essa combatte sulla terra, prima di soffrire in Purgatorio e trionfare in Paradiso: formata da militi che, secondo l'insegnamento di san Paolo (1 Cor. 9, 26), fanno della lotta la regola della loro vita terrena. Soldati fedeli della Chiesa militante, vogliamo solo sollevare la bandiera della Tradizione cattolica, di cui siamo anche noi indegni portatori» (p. 151).

Fonte: Corrispondenza Romana, 30/11/2011

8 - ELLAONE, LA PILLOLA DEI 5 GIORNI DOPO, SPACCIATA PER CONTRACCETTIVA, MA IN REALTA' ABORTIVA
Il sito internet con tutte le informazioni e il video che chiarisce ogni dubbio: da vedere e poi diffondere
Fonte Pillola dei cinque giorni dopo.it

"Pillola dei cinque giorni dopo .it" è un sito pensato e gestito da professionisti esperti in ginecologia e farmacologia che, con impostazione rigorosamente scientifica e attento scrupolo, si propone di fare informazione completa e obiettiva su un nuovo preparato chimico: Ellaone, la nuova pillola "dei cinque giorni dopo" appena registrata dall'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). Tale prodotto, la cui assunzione è prevista dentro l'ampia finestra di ben cinque giorni successivi al rapporto potenzialmente fecondo, agisce come contraccettivo o abortivo? Questione capitale, a ben pensare.
Via dunque all'indagine, innanzitutto con l'ausilio speciale di questo video, di facile comprensione per chiunque desidera una conoscenza completa sulla vera natura di questa pillola.
Prima parte del video: proponiamo una nota analisi sui fallimenti della "contraccezione d'emergenza" e la loro recente correlazione a diverse ripercussioni sulla salute della popolazione giovanile. Verrà poi mostrata la reale fallacia del potere contraccettivo di questa nuova pillola.
Nella seconda parte del video: ripercorriamo le tappe della ricerca chimica che hanno consentito di ottenere questa pillola, e osserveremo come agisce puntando una speciale "lente di ingrandimento" su una particolare sequenza microscopica: l'eliminazione silenziosa del figlio concepito nel grembo materno.
In che modo dunque una banale pillola è capace di spazzare via questa piccola creatura; come riesce a cancellare tale ricchissima perfezione, primissimo esordio della nostra esistenza personale.
Tutto ciò è accuratamente narrato e correlato, momento per momento, agli studi disponibili.
Ecco dunque un utile documento audiovisivo per un'agevole e immediata formazione di tutto il personale sanitario: prima di prescrivere o procurare una pillola di tale natura, è bene sapere se rispetta il principio cardine della propria deontologia professionale: tutelare sempre la vita umana, curarla e mai eliminarla.
Infine un prezioso contributo per far conoscere, a tante giovani tenute all'oscuro, l'informazione sottaciuta quando prevalgono gli interessi aziendali delle potenti realtà farmaceutiche.
Fermamente convinti che la donna ha diritto a una piena informazione in materia, invece di subire simili raggiri imperanti.

www.youtube.com/watch?v=B2vu1j9lQD4

Inoltre sul sito si può leggere l'intervista a Renzo Puccetti "Qualche buon antidoto alle ultime mistificazioni su Ellaone":
https://sites.google.com/site/pilloladei5giornidopo/gli-antidoti-efficaci-contro-le-cattive-interviste

Fonte: Pillola dei cinque giorni dopo.it

9 - BASTABUGIE HA BISOGNO DEL TUO AIUTO
BastaBugie ha 50.000 visitatori mensili e 12.000 iscritti alla newsletter: eppure le donazioni sono inferiori ai costi (a causa del fatto che pochissimi mettono mano al portafoglio)
Autore: Giano Colli - Fonte: Redazione di BastaBugie, 6 dicembre 2011

Cari lettori, anche quest'anno siamo a chiedervi un aiuto economico per continuare la nostra attività di controinformazione.
Come ormai sapete, quando il servizio di BastaBugie è iniziato ci siamo posti come regola da rispettare sempre quella di fare un servizio gratuito per aiutare più persone possibili a conoscere gli aspetti dimenticati dalla cultura dominante e a difendersi dalle sue bugie. Ecco quindi che tutti coloro che collaborano con BastaBugie lo fanno (e lo faranno anche in futuro) a titolo gratuito. Anche i mezzi che avevamo scelto all'inizio per diffondere gli articoli erano gratuiti: il blog e una mail gratuita. Purtroppo con il passare del tempo e la crescita esponenziale dei lettori di BastaBugie (il nostro sito ha oggi più di 50.000 visitatori mensili) siamo stati "costretti" a passare dal blog gratuito al sito professionale. Inoltre, e questa è la nota più amara, molti nostri lettori (oltre 12.000 iscritti alla newsletter) ci hanno fatto sapere che non ricevevano più le nostre mail. Purtroppo abbiamo verificato che i filtri antispam ci bloccavano alcune mail. Ovviamente noi non siamo spam, in quanto, come sa ogni nostro lettore, è possibile disiscriversi automaticamente con un semplice click, per cui noi non inviamo spam. Comunque per risolvere questo problema siamo dovuti passare più di un anno fa ad un invio professionale delle mail per evitare i filtri antispam. Ecco quindi che dall'iniziale costo zero siamo passati a dover accollarci questo tipo di spese.
Ecco spiegato in sintesi come usiamo i soldi raccolti con le donazioni. Per essere ancora più chiari: le donazioni raccolte nel 2010 hanno coperto solo la metà dei costi. Ecco perché siamo costretti a chiedere ai nostri lettori un aiuto economico. Se tutti facessero la loro offerta, anche piccola, non avremmo problemi. Il punto però è che pochissimi ci inviano la loro donazione (incredibilmente pochi, paragonati ai tantissimi che ci inviano mail di complimenti).
Per invogliare i lettori a inviarci un contributo abbiamo pensato di offrire loro come ringraziamento dei dvd.
Comunque cari lettori potete star certi che noi non ci fermeremo e, fino a quando la provvidenza ci darà una mano, noi continueremo la nostra battaglia di verità.
Per sapere come inviare il tuo contributo a BastaBugie, clicca qui:
www.bastabugie.it/it/contenuti.php?pagina=utility&nome=vuoi_aiutarci

Fonte: Redazione di BastaBugie, 6 dicembre 2011

10 - OMELIA SOLENNITA' IMMACOLATA CONCEZIONE - ANNO B - (Lc 1,26-38)
Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per l' 08/12/2011)

Oggi celebriamo una festa molto bella, quella dell'Immacolata Concezione di Maria. Dire che la Vergine Santissima è l'Immacolata significa dire che Ella è la Piena di Grazia fin dal primo istante della sua esistenza, quando fu concepita dai suoi genitori, i santi Gioacchino ed Anna. Tutti noi, quando abbiamo cominciato ad esistere nel grembo delle nostre madri eravamo privi della Grazia di Dio. Questo dono ci è stato dato con il sacramento del Battesimo. Vi è un'unica eccezione: l'Immacolata. Ella doveva essere la Piena di Grazia, fin dal suo concepimento, perché Ella doveva diventare la Madre di Dio. Dunque non era conveniente che la Madre di Dio fosse stata, anche solo per un istante, sotto il dominio del peccato originale.
La Madonna ha ricevuto questa grazia, la prima e la più grande, in vista dei meriti di Gesù in Croce. Anche Lei è stata redenta da Gesù, ma nel modo più perfetto: Ella non è stata liberata dal peccato, ma è stata preservata dal peccato. Il peccato non l'ha nemmeno sfiorata. Pertanto, l'Immacolata è la creatura più perfetta, il Capolavoro uscito dalle mani e dal Cuore di Dio.
Il mistero dell'Immacolata è prefigurato già nelle prime pagine della Sacra Scrittura, precisamente nella prima lettura della Messa di oggi. In seguito al peccato di Adamo e di Eva, Dio disse al serpente tentatore: «Io porrò inimicizia tra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno» (Gen 3,15). Questa donna di cui parla il testo della Genesi è l'Immacolata. Ella è la nemica del demonio; e, affinché questa inimicizia potesse essere piena, era necessario che la Madonna fosse stata la "Piena di Grazia" fin dall'inizio. Se, per assurdo, Ella fosse stata, anche per poco tempo, con il peccato d'origine, non poteva chiamarsi a pieno titolo la nemica del demonio.
Gesù è il Redentore del genere umano. Egli è la "stirpe" di cui parla la lettura della Genesi, il Figlio della donna che schiaccia la testa al serpente infernale. Ma, unita a Gesù, vi è pure la Vergine Immacolata, la Corredentrice. Insieme a Gesù, anche Lei schiaccia la testa al serpente, collaborando alla Redenzione dell'umanità, alla salvezza di tutti i figli a Lei affidati da Gesù dall'alto della Croce e rappresentati dal fedele discepolo Giovanni. Per questo motivo, tante volte la Madonna è raffigurata nell'atteggiamento di schiacciare la testa al serpente, in base alle apparizioni mariane avute da santa Caterina Labouré. Questa donna, l'Immacolata, è la vera «Madre di tutti i viventi» (Gen 3,20), di cui Eva era solo un abbozzo iniziale.
Nel Vangelo, la Madonna è salutata dall'Arcangelo Gabriele con queste parole: «Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te» (Lc 1,28). Queste parole indicano il nome proprio di Maria: Ella è la "Piena di Grazia", Ella è l'Immacolata. Con la preghiera dell'"Ave Maria" noi ripetiamo continuamente questo saluto, arrecando al Cuore materno di Maria una gioia indicibile. Scriveva san Luigi di Montfort che, come la salvezza del mondo iniziò con un'"Ave Maria", ovvero con il saluto dell'Arcangelo Gabriele, allorquando avvenne l'Incarnazione del Verbo ed ebbe inizio la Redenzione; così la salvezza di ogni anima in particolare inizia con la recita devota di questa bella preghiera. Pregando la Madonna, Ella ci colmerà della grazia di Dio di cui è ripiena; e, prima di tutto, Ella vorrà donarci la grazia più importante, quella della Salvezza, grazia ottenuta da Gesù in Croce e custodita nel suo Cuore materno. Pregando con assiduità la Madonna, riceveremo certamente questa grazia.
Se la Madre è Immacolata, anche i figli devono essere immacolati, ovvero devono assomigliare quanto più è possibile alla Madonna. Tutto questo lo possiamo comprendere dalla seconda lettura di oggi. San Paolo, rivolgendosi agli Efesini, afferma che, in Cristo, il Padre «ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità» (Ef 1,4). La Volontà del Padre Celeste è proprio questa: che noi diveniamo santi e immacolati nella carità, che diveniamo anche noi, per quanto è possibile, "pieni di grazia", che, in poche parole, diveniamo simili all'Immacolata. Esaminiamo dunque la nostra vita, e vediamo se concretamente tendiamo a questo ideale, o se ci facciamo vincere dalle nostre passioni disordinate.
Se veramente vogliamo bene alla Madonna, sforziamoci di piacere sempre di più al Signore. Non possiamo dire di amare la Madonna se poi, a Lei e al Signore, preferiamo il peccato. Essere devoti dell'Immacolata significherà lavorare instancabilmente dentro di noi. Un giorno incontrai un pellegrino che veniva da molto lontano, forse non era nemmeno cattolico. Comunque gli feci questa domanda: «Tu credi che la Madonna è Immacolata?». Mi diede una bellissima risposta che dimostrava quanto egli era molto più avanti di me. Mi disse infatti: «Non solo ci credo, ma lo vivo!». Fu una vera e propria lezione di teologia. In poche parole aveva detto tutto, mi aveva fatto comprendere che è vero teologo non colui che sa molte cose, ma colui che mette in pratica ciò che apprende con la mente.
Se amiamo l'Immacolata cercheremo di uniformare la nostra vita sempre di più a questo sublime modello. Sia questo anche il nostro proposito.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per l' 08/12/2011)

11 - OMELIA III DOMENICA DELL'AVVENTO - ANNO B - (Gv 1,6-8.19-28)
Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per l'11/12/2011)

Possiamo riassumere in tre parole l'insegnamento delle letture di oggi: luce, gioia e umiltà. Prima di tutto, questa terza domenica d'Avvento ci presenta la luminosa figura di san Giovanni Battista, il Precursore del Signore. Di lui l'evangelista Giovanni dice che «non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce» (Gv 1,8). In un altro passo di questo Vangelo, Gesù afferma che il Battista «era una lampada che arde e risplende» (Gv 5,35). La lampada non è la luce, ma porta in sé la luce, che illumina tutti quelli che sono nella casa. Così era san Giovanni Battista che preparò le vie al Signore, predisponendo i cuori ad accoglierlo con fede. Così è ogni cristiano, quando riesce a dare buona testimonianza.
In questo periodo d'Avvento siamo chiamati a rivedere tutta la nostra vita, per renderla sempre più un segno vivente dell'amore di Dio. La luce di Cristo brillerà in noi se allontaneremo da noi le tenebre del peccato. San Paolo, nella seconda lettura, invita pertanto tutti i cristiani a tendere alla perfezione. Egli dice: «Pregate ininterrottamente [...] astenetevi da ogni specie di male. Il Dio della pace vi santifichi interamente, e tutta la vostra persona, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo» (1Ts 5,17-23).
Un giorno, un pellegrino volle andare a conoscere san Giovanni Maria Vianney. Dopo averlo incontrato, così testimoniò: «Ho visto Dio in un uomo». Un santo è come una spugna imbevuta di Dio, o, per meglio dire, è come una lampada che irradia la luce divina.
Quanto più uno farà risplendere in sé la luce di Gesù Cristo, tanto più egli vivrà nella gioia. San Paolo, nella seconda lettura, dice: «Siate sempre lieti» (1Ts 5,16). La gioia, quella autentica, sgorga sempre da un cuore puro, da un cuore che ama Dio al di sopra di ogni cosa.
San Leonardo da Porto Maurizio, ad un certo punto della sua vita, così affermò: «Ho settantadue anni e non sono stato un solo giorno triste»; al contrario, un famoso personaggio di questo mondo disse: «Ho settantadue anni e non sono stato un solo giorno felice». Solo chi è nell'amicizia con Dio gioisce. Possiamo dire con certezza che i Santi sono stati le persone più felici di questo mondo, proprio perché avevano Dio nel cuore e, con Lui, godevano di una profonda letizia interiore, pur in mezzo alle grandi prove che hanno dovuto affrontare. Aggiungeva santa Bertilla Boscardin: «Vi è un'unica felicità: essere santi; e vi è un'unica tristezza: non esserlo».
La gioia si raggiunge dopo un serio cammino spirituale che ci fa esclamare con il profeta Isaia: «Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio, perché mi ha rivestito delle vesti della salvezza» (Is 61,10). Questo canto di esultanza del profeta Isaia si riferiva a Gerusalemme, salvata e ricostruita dopo l'esilio di Babilonia. Questo inno deve diventare anche il nostro grido, che nasce da un cuore liberato dal peccato.
A questa prima lettura fa eco il cantico del Magnificat, uscito dal cuore e dalle labbra della Vergine Maria. Il Magnificat è il canto della gioia, con il quale la Madonna ringrazia Dio e lo riconosce come suo Salvatore. Vera umiltà è quella che ci fa riconoscere tutti i benefici ricevuti dal Signore e ci fa attribuire unicamente a Lui la causa di tutto il bene che è in noi. Quanto più un'anima è umile, tanto più il Signore si compiace di compiere in essa delle meraviglie. Per questo, la Madonna esclamò: «Perché ha guardato l'umiltà della sua serva. D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente e Santo è il suo nome» (Lc 1,47-48). L'umiltà è la base della santità. Se vi è questo solido fondamento, allora Dio potrà anche in noi operare grandi cose e riversare la sua misericordia nei nostri cuori.
Quanto più un'anima è umile, tanto più glorifica il Creatore e tanto più esulta in Lui. Per questo, la Madonna esclamava: «L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio mio salvatore» (Lc 1, 46).
Questa umiltà la possiamo ammirare anche in san Giovanni Battista. A chi lo interrogava su chi egli fosse, il Precursore così rispondeva: «In mezzo a voi – e si riferiva chiaramente a Gesù – sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non son degno di slegare il laccio del sandalo» (Gv 1,26-27).
La Madonna, stella luminosa che illumina questo periodo d'Avvento, e san Giovanni Battista, il Precursore di Gesù, ci insegnano la via dell'umiltà, la sola che conduce alla gioia. Sia questa anche la nostra via che ci conduca al Natale ormai vicino.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per l'11/12/2011)

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