BastaBugie n°225 del 30 dicembre 2011

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1 FAMIGLIA CRISTIANA SI COPRE DI RIDICOLO INCORONANDO NAPOLITANO ''ITALIANO DELL'ANNO''
Vale la pena ricordare almeno che il Presidente della Repubblica, non firmando il decreto che l'avrebbe salvata, condannò Eluana Englaro a terribile morte per fame e sete
Autore: Gianfranco Amato - Fonte: CulturaCattolica
2 IL CORRIERE DELLA SERA ERA UNO DEI GRANDI SPONSOR DI DON VERZE' E DEL SAN RAFFAELE... ORA CHE SONO CADUTI IN DISGRAZIA SI PERMETTE DI MORALEGGIARE
Piaceva il prete manager sospeso a divinis che metteva in dubbio le verità dogmatiche della Chiesa: anche Nichi Vendola nel 2010 ha sottoscritto per la Puglia un accordo con lui
Autore: Francesco Agnoli - Fonte: La Bussola Quotidiana
3 IL PERFEZIONISMO, VERA SCIAGURA PER IL CRISTIANO
La conversione inizia quando si ha la percezione della propria, reale, profonda, irrimediabile, inappellabile schiapperia
Autore: Costanza Miriano - Fonte: www.costanzamiriano.wordpress.com
4 LEZIONE SULLA CADUTA DEGLI ANGELI CITANDO L'APOCALISSE? INSEGNANTE DI RELIGIONE SOSPESA!
Scrive al Papa il quale la incoraggia all'impegno educativo volto alla formazione umana e cristiana delle giovani generazioni
Autore: Mauro Faverzani - Fonte: Corrispondenza Romana
5 LA NUOVA INSOSTENIBILE TASSA SUI CARBURANTI
Con la pressione fiscale attuale, metà della ricchezza prodotta da famiglie e imprese viene trasferita al settore pubblico: cerchiamo di capire perché pochi protestano...
Autore: Francesco Ramella - Fonte: La Bussola Quotidiana
6 MAGDI ALLAM LASCIA IL PARTITO POPOLARE EUROPEO FAVOREVOLE ALL'INGRESSO DELLA TURCHIA IN EUROPA E D'ACCORDO CON LA LIBERA SCELTA IN TEMA DI ABORTO
Coerente con la fede cristiana e i valori non negoziabili ha deciso di aderire da indipendente al Gruppo ''Europa della Libertà e della Democrazia'' del Parlamento Europeo
Autore: Magdi Cristiano Allam - Fonte: Il Giornale
7 MTV CON LA TRASMISSIONE DEI ''SOLITI IDIOTI'' OFFENDE I CRISTIANI: IL PREMIO ALLA CREATURA PERFETTA VEDE IN LIZZA IBRAHIMOVIC, BELEN E DIO
Protesta dell'Aiart: ''Da un programma simile non ci si può aspettare granché di buono, ma è molto grave che insegni ai ragazzi il dileggio della religione'' (ovviamente... quella cattolica)
Fonte: Avvenire
8 STRISCIA LA NOTIZIA METTE UN PRETE ALLA GOGNA SCHERZANDO SENZA PIETA' SULLE SUE DEBOLEZZE UMANE
La presidente dell'Associazione Azzardo e Nuove Dipendenze: ''Deridendo un giocatore patologico, ha fatto una operazione equivalente a prendere in giro un disabile per la sua disabilità''
Autore: Mirella Poggialini - Fonte: Avvenire
9 TUTTI I POLITICI (CATTOLICI INCLUSI) FINANZIANO I RADICALI CON I NOSTRI SOLDI: 14 MILIONI DI EURO PER IL 2012
Il governo Monti (come il governo Berlusconi, come il governo Prodi) rinnova i finanziamenti pubblici a Radio Radicale...
Autore: Danilo Quinto - Fonte: La Bussola Quotidiana
10 LA GMG 2011 A MADRID E' STATA UNA MEDICINA CONTRO LA STANCHEZZA DEL CREDERE
Il Santo Padre nel discorso di Natale alla Curia Romana traccia i cinque punti che hanno caratterizzato l'incontro con oltre due milioni di giovani cattolici (''qualche migliaia'' secondo la CNN)
Autore: Benedetto XVI - Fonte: www.vatican.va
11 OMELIA MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO - ANNO B - (Lc 2,16-21)
Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore
Fonte: Il settimanale di Padre Pio
12 OMELIA EPIFANIA DEL SIGNORE - ANNO B - (Mt 2,1-12)
Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - FAMIGLIA CRISTIANA SI COPRE DI RIDICOLO INCORONANDO NAPOLITANO ''ITALIANO DELL'ANNO''
Vale la pena ricordare almeno che il Presidente della Repubblica, non firmando il decreto che l'avrebbe salvata, condannò Eluana Englaro a terribile morte per fame e sete
Autore: Gianfranco Amato - Fonte: CulturaCattolica, 16/12/2011

Il settimanale cattolico Famiglia Cristiana ha assegnato il riconoscimento speciale di "Italiano dell'anno" al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Con il massimo rispetto dovuto alla più alta carica dello Stato, absit injuria verbis, mi permetto di nutrire serie perplessità su tale scelta.
Che Napolitano venga incoronato King George dal New York Times, o eletto uomo dell'anno dalla versione italiana della rivista mensile Wired, nota come la "Bibbia di Internet", appare questione pacifica e indiscutibile. Che lo faccia un settimanale che ama definirsi cattolico, appare invece assolutamente discutibile. Diciamo che si è trattato di una colossale topica. Così la percepiscono, almeno, tutti quegli italiani, e non sono pochi, che non hanno dimenticato l'ombra che grava sull'attuale Presidenza a causa della tristissima vicenda umana di Eluana Englaro.
Mi duole interpretare il ruolo antipatico del rabat-joie e guastare la festa, ma la coscienza impone che la verità non possa essere sottaciuta.
Il 6 febbraio 2009 è ormai ricordato nella storia costituzionale del nostro Paese come il giorno del gran rifiuto di Giorgio Napolitano, il giorno in cui Il Presidente della Repubblica, non apponendo la propria firma al decreto legge cosiddetto "Salva Eluana", ha creato un grave e pericoloso precedente nei rapporti istituzionali tra Capo dello Stato e Governo repubblicano. Non si tratta qui di riaprire dolorose ferite, o di rivangare le dure contrapposizioni di quel triste periodo, ma di ricordare la realtà dei fatti. I cattolici possono anche rispettare il Presidente della Repubblica – con lo stesso rispetto che va tributato a tutte le altre autorità civili – ma non possono davvero prenderlo ad esempio o come modello rappresentativo.
Nella motivazione che ha spinto Famiglia Cristiana a conferire il titolo di uomo dell'anno a Napolitano, si legge, tra l'altro: «Nel pieno di una crisi economica e politica difficilissima, il Presidente è stato per l'intera nazione un punto di riferimento imprescindibile, una bussola credibile e affidabile al di sopra di ogni schieramento di parte (…), indicando sempre ciò che unisce il Paese a scapito di ciò che divide».
Vorremmo sommessamente ricordare al settimanale delle Paoline che accanto all'economia ed alla politica esistono anche altri valori, che la Chiesa Cattolica – nella sua suprema autorità del Romano Pontefice – proclama come assoluti e non negoziabili. Tra questi valori vi è quello della vita, sempre e comunque degna di essere vissuta, rispetto alla quale nessuna autorità terrena può arrogarsi un diritto di soppressione. Tale principio, peraltro, fu pubblicamente ribadito proprio durante i giorni convulsi in cui si consumava la tragedia di Eluana dallo stesso Santo Padre Benedetto XVI nel suo messaggio per la XVII Giornata Mondiale del Malato (2 febbraio 2009). In quell'occasione, infatti, il Papa ricordò che «occorre sempre affermare con vigore l'assoluta e suprema dignità di ogni vita umana», poiché «non muta, con il trascorrere dei tempi, l'insegnamento che la Chiesa incessantemente proclama: la vita umana è bella e va vissuta in pienezza anche quando è debole ed avvolta dal mistero della sofferenza».
La reazione del mondo cattolico al rifiuto di Giorgio Napolitano di apporre la propria firma nel decreto avrebbe salvato la vita di Eluana Englaro, fu durissima.
A quel non possumus incostituzionale, si incaricò di replicare lo stesso Avvenire del 7 febbraio 2009, contestando la decisione del Presidente sul piano giuridico e su quello morale. Per quanto riguarda il primo, il compito di censurare Napolitano venne affidato all'articolo di Gianni Santamaria intitolato "Decreto ineccepibile, non andava bloccato - Costituzionalisti d'accordo: era urgente e necessario". In quell'articolo, il giornalista di Avvenire fa parlare due ex Presidenti della Corte Costituzionale, Antonio Baldassarre e Cesare Mirabelli, ed un ex Vice-Presidente della stessa Corte, Massimo Vari, i quali hanno spiegato, in maniera giuridicamente ineccepibile, perché il decreto legge approvato dal Governo per salvare Eluana era legittimo, ed i motivi per cui il Presidente della Repubblica era tenuto a firmarlo. A quegli autorevolissimi interventi Avvenire aggiungeva anche l'opinione del costituzionalista Marco Olivetti per commentare come «il deliberato rifiuto» di Napolitano integrasse un «fatto gravissimo», tale da far ritenere che lo stesso Presidente fosse «chiaramente uscito dalle sue funzioni», ed avesse «mancato ad un suo dovere costituzionale».
Ancora più duro fu il giudizio morale affidato all'editoriale di Avvenire di quello stesso 7 febbraio 2009, a firma di Sua Eminenza il Cardinal Angelo Bagnasco, dal titolo particolarmente evocativo: "Più buio attorno a noi. E la vita più insidiata".
In quella dura requisitoria Bagnasco poneva, tra l'altro, tre domande «che non possono essere censurate», e «che si affacciano insistenti alla coscienza». Primo, «come è possibile far morire una persona in nome di una sentenza?». Secondo, «Come si può tollerare che passi nella mentalità comune una pretesa nuova necessità, e cioè il diritto di morire, invece di sostenere e garantire, anche nelle situazioni estreme, il diritto alla vita?». Terzo, «non dare più il cibo e l'acqua ad una persona, come si deve chiamare se non omicidio?».
L'editoriale del porporato proseguiva, poi, con la toccante metafora del buio: «Una luce si sta spegnendo, la luce di una vita. E l'Italia è più buia. Un grande vuoto aleggia destinato ad accrescersi nei giorni che seguiranno, non solo perché Eluana non sarà più tra noi, ma perché la cultura egemone avrà ancora una volta negato la realtà, quella del limite, la realtà del dolore che la ragione – pur cercando di alleviarlo – ha sempre considerato parte stessa della vita; la realtà della sofferenza che la fede non esalta in sé, ma che nella croce di Cristo si illumina di significato e di valore».
Non è mancata, infine, in quel famoso editoriale del Cardinal Bagnasco una risposta, seppur indiretta, al rifiuto di Napolitano: «Una parola tuttavia di grave preoccupazione dobbiamo dirla circa la concatenazione di circostanze che vanno producendo un tale inaccettabile esito. Questa vicenda dolorosa, che vede al centro una persona che tutti sentiamo affettuosamente "nostra", ci ha resi più insicuri. Non perdiamo l'occasione per riaffermare in modo più convinto e corale il sì alla vita; per fare, come società, un passo decisivo ed esemplare sulla via di un umanesimo reale e non parolaio. Per questo non possiamo tacere».
I cattolici hanno come punto di riferimento quella «Croce di Cristo che illumina la realtà di significato e di valore», e non l'«umanesimo parolaio» di tutti coloro – Napolitano compreso – che hanno contribuito a far spegnere una giovane vita, privandola dei mezzi di sostentamento essenziali.
Spiace dirlo, ma per i cattolici il caso Englaro non rappresenta davvero un momento edificante nella vita istituzionale dell'attuale Presidente della Repubblica. E in quella tragica vicenda non si può certo dire – con buona pace di Famiglia Cristiana – che Napolitano abbia rappresentato «ciò che unisce il Paese a scapito di ciò che divide». Sì, diciamo che si è trattato davvero di una svista.

Fonte: CulturaCattolica, 16/12/2011

2 - IL CORRIERE DELLA SERA ERA UNO DEI GRANDI SPONSOR DI DON VERZE' E DEL SAN RAFFAELE... ORA CHE SONO CADUTI IN DISGRAZIA SI PERMETTE DI MORALEGGIARE
Piaceva il prete manager sospeso a divinis che metteva in dubbio le verità dogmatiche della Chiesa: anche Nichi Vendola nel 2010 ha sottoscritto per la Puglia un accordo con lui
Autore: Francesco Agnoli - Fonte: La Bussola Quotidiana, 20/12/2011

Oggi, sul San Raffaele di don Verzè maramaldeggiano tutti. Sino a ieri, invece, ci si scappellava, alla grande. Con un'unica eccezione importante: Il Foglio di Giuliano Ferrara.
Sul Corriere della Sera del 18 dicembre, Aldo Grasso, scrive che delle porcherie di don Verzè sapevano tutti, dagli anni Ottanta. Sapevano Berlusconi (lui sa sempre a prescindere, per alcuni...), amico del prete manager; sapeva la regione Lombardia (una frecciatina a Formigoni sul Corriere è sempre buona, troppo ciellino); sapevano i "professori  dell'Università san Raffaele" (nessun nome viene però fatto)...
Sapevano tutto tutti, dunque. Però Aldo Grasso dimentica di inserire nella sua lista di coloro che sapevano, il Corriere della Sera. No, lì, dove scrive lui, sembra al Grasso, non sapevano nulla.
Pur avendo la sua sede, il Corrierone, proprio a Milano, nella patria di Verzè. Dove tutti sapevano, tranne il più importante organo di informazione della città. Pur essendo molti collaboratori del Corriere, da Emanuele Severino ad Edoardo Boncinelli, sul libro paga dell'Università Vita-Salute San Raffaele di don Verzè.
Anzi, ricordiamolo: il Corriere era uno dei grandi sponsor di don Verzè, nella sua veste improbabile di riformatore ultra-modernista della Chiesa cattolica. L'alter ego del cardinal Martini, tanto amato da Ferruccio de Bortoli. Qualcuno ricorda la pubblicità offerta dal quotidiano di via Solferino, al libro ereticale del cardinal Martini e dello stesso Verzè: "Siamo sulla stessa barca" (edizioni san Raffaele)?
Il libro piaceva, perché metteva in dubbio molte verità dogmatiche della fede cattolica.
Allora don Verzè tornava utile, come il sempre verde cardinal Martini. A proposito, costui sapeva? Il cardinale di Milano per tanti anni, non aveva mai avuto sentore dei comportamenti del prete manager fissato con la vita eterna, ma sulla terra? Eppure, anche senza conoscerne gli intrallazzi economici, si potevano conoscere le sue eresie propalate a piene mani.
Prendiamo il successore di Martini, il cardinal Tettamanzi: un tempo sponsor dei pro life, poi cominciò a prediligere altre posizioni. Era lui il cardinale, dopo Martini, nella cui città don Verzè aveva organizzato la famosa università, in cui insegnavano personaggi come il prete spretato Vito Mancuso, oggi idolo di Repubblica (lui, sapeva?); come Roberta de Monticelli, avversa alla Chiesa su molte posizioni etiche, in particolare sul tema dell'eutanasia; come Massimo Cacciari; come Edoardo Boncinelli, lo scienziato che difende la clonazione e che sostiene che la vita umana non ha alcun senso perché Dio non esiste; come padre Enzo Bianchi, firma de La Stampa, anch'egli su posizioni ultra moderniste; come mons. Bruno Forte, il teologo "innovatore", o come Luca Cavalli Sforza, che un giorno ebbe a dichiarare di sopportare tutte le religioni, tranne quella cattolica...
Martini, Tettamanzi, sapevano? Certamente conoscevano almeno le idee eterodosse di don Verzè, le sue eresie, le persone fieramente anti-cattoliche di cui si circondava.
E al Corriere? Quantomeno si conoscevano, e si apprezzavano, le idee dell'imbarazzante soggetto in questione. Potremmo, a dimostrazione, rispolverare un paginone intero del Corrierone: don Verzè che spiegava cosa avrebbe fatto lui se fosse stato fatto papa. Nientemeno. Sì perché il don sospeso a divinis ma poi lasciato fare senza disturbo, credeva di essere lui, il più adatto a ricoprire quel ruolo. Rileggete quell'articolo del 3 settembre 2010: il maniaco di grandezza, che comperava jet personali, cupole galattiche e altro ancora, mescolava dichiarazioni pauperistiche ridicole, con eresie evidenti.
Scriveva per esempio: "Se io fossi papa? Scenderei da solo, senza bardarture a star con la gente. Scenderei  non da sacri palazzi, ma da un semplice appartamento, come un buon parroco... Eliminerei il cardinalato e  tutte le disparità di sapore feudalesco...". Tutta una critica, insomma, alla Chiesa, al papa vero, mescolando eresie, sciocchezze e finta umiltà. Ma al Corriere Verzè piaceva assai.
Come piaceva, per fare un altro nome, a Nichi Vendola, che nel 2010 ha sottoscritto un accordo con il Verzè per la nascita in Puglia della Fondazione san Raffaele del Mediterraneo.
Sì, perché al san Raffaele, oltre ai professori citati, si faceva ricerca contro le regole della Chiesa. Si difendeva e praticava la fecondazione artificiale, con il bollino del dottor Alfredo Anzani, responsabile della Segreteria del Comitato (per nulla) Etico del san Raffaele, e fratello di quel Giuseppe Anzani che ricopre la carica di vice presidente nazionale del Movimento per la Vita (pur sostenendo anche lui posizioni molto ambigue in campo bioetico sempre riguardo alla fecondazione extracorporea).
L'unico che non andava bene, al San Raffaele, era Angelo Vescovi, lo scienziato italiano, pioniere nello studio delle staminali, che però nel referendum del 2005 si schierò per la difesa dell'embrione. Vescovi non è cattolico, ma è serio: non poteva non dire la verità sull'embrione umano, e la disse più volte, soprattutto grazie al Foglio di Ferrara. Per lui si chiusero le porte dell'ospedale di Verzè.
Così, tanto per rinfrescare la memoria a Grasso e al Corrierone.

Fonte: La Bussola Quotidiana, 20/12/2011

3 - IL PERFEZIONISMO, VERA SCIAGURA PER IL CRISTIANO
La conversione inizia quando si ha la percezione della propria, reale, profonda, irrimediabile, inappellabile schiapperia
Autore: Costanza Miriano - Fonte: www.costanzamiriano.wordpress.com, 22/12/2011

A casa mia, quella d'origine dico, il "tocco Costanza" è convenzionalmente, da decenni, ben noto come quella presenza invariabile di qualcosa che non arriva perfettamente all'obiettivo: una scarpa slacciata, un tacco dodici orlato di fango, un filo che pende sempre dal golfino, anche quando è di angora, una macchiolina (se vi prendete qualche minuto ne trovate una su qualsiasi mio capo di abbigliamento, nessuno escluso). Qualcosa di non abbinato o di mancante. Oppure qualcosa di eccessivo. Mi sento sempre la protagonista di una vignetta di indovina  l'errore, della Settimana enigmistica. Il fatto è che generalmente faccio qualcos'altro mentre faccio qualsiasi cosa, e, come si dice a Roma, mi manca sempre un pezzo.
Nonostante questo – o forse proprio questa ne è la causa – soffro della sindrome di cui sono afflitte moltissime femmine della specie: il perfezionismo.
Per questo, per molti anni, durante l'Avvento, quando leggevo Isaia parlare di colline e montagne abbassate, di valli innalzate per preparare la via al Signore, ho continuato a pensare che mi sarei dovuta preparare "alla perfezione" – e in quale altro modo sennò? – per la venuta di Cristo, e che il fatto che poi, a Natale, non mi sentissi mai davvero, profondamente, intimamente unita a Lui come desideravo dipendesse dal fatto che, in pratica, non avevo lavorato abbastanza. Non mi ero data da fare, insomma. Non ci avevo capito niente, è chiaro. Come direbbe Quelo, la risposta che cercavo era dentro di me, ed era sbagliata. Non che ora abbia raggiunto chissà quali vette di intima unione con Gesù, ma d'altra parte la nostra ricerca è già un'unione, il desiderio è già in parte il suo compimento, e mai in questa vita il nostro desiderio sarà completamente saziato, la nostra nostalgia dimenticata.
Il fatto nuovo della maturità, oltre alle zampe di gallina e altre piaghe fisiche che non autodenuncerò per nessun motivo al mondo, almeno non finché non venga proclamato un condono che mi consenta di far rientrare dall'estero tutti i miei cedimenti strutturali mantenendone comodamente solo un cinque per cento, è che comincio a intuire che tutto quello che faccio io è nulla, è uno sforzo al quale Dio guarda con benevolenza infinita, ma nulla più.
A volte ho dei lampi di lucidità in cui mi sembra chiarissimo che tra chi ce la mette tutta, per vivere da cristiano, e chi ha tolto la fede dal suo orizzonte c'è più o meno qualche millimetro di differenza, rispetto alla meta, Dio. E questo può non esserci chiaro solo se misuriamo le cose con il metro degli uomini. D'altra parte, di quale grandezza stiamo parlando se il nostro re si è fatto prendere in giro, accusare, sputacchiare, flagellare e inchiodare a morte su un pezzo di legno senza difendersi? Il vero passaggio verso la conversione si comincia a fare quando si ha la percezione della propria, reale, profonda, irrimediabile, inappellabile schiapperia. Complimenti per la perspicacia, ci ho messo solo una quarantina d'anni ad arrivarci. Bastava leggere le beatitudini, tanto per dirne una. Non sono i virtuosi, i vincenti, gli irreprensibili a essere beati, cioè santi (tanto meno gli ingessati o i musi lunghi). Sono quelli che non ce la fanno, quelli che arrancano, quelli a cui manca qualcosa, quelli che hanno fame e sete. Perché loro, in questa attesa di qualcosa che li colmi, hanno l'esatta percezione dell'essere bisognosi di Dio. Ho sentito tante interpretazioni bislacche del Vangelo, ma quella che più mi fa arrabbiare è quella paupero-vittimistica: i poveri e gli sfortunati alla fine poi avranno una compensazione, dopo la vita terrena. Quindi la ricchezza e la fortuna sono un male. Quando sento simili cretinate vorrei cominciare, evangelicamente, a mulinare nell'aria una scimitarra per mozzare le lingue, ma per fortuna non ne sono munita. Gesù non ha mai detto guai alla ricchezza, che è una benedizione, ha detto guai a voi ricchi, che è diverso. E la differenza è che mentre un certo benessere è sicuramente una cosa buona, il rischio che corrono i ricchi è che si dimentichino di Dio. Siccome tutti siamo ricchi di qualcosa, questo dimenticarci di Chi siamo è il vero rischio, è il vero peccato. E il peccato ci fa stare male qui sulla terra, crea l'inferno qui e ora, oltre ad assicurarcelo per l'eternità. Beati dunque noi quando non funzioniamo, perché questo ci ricorda che il vuoto è il nostro marchio di fabbrica. Allora Isaia quando parla di colline da appianare non ci dice di essere bravi, per meritare qualcosa, ma di permettere a Dio di agire nella nostra vita.
Come si fa? Nessuno ha una ricetta. Noi non possiamo fare altro che collaborare alla grazia. Svegliarci presto per vedere il sole, Dio, che sorge. Non siamo noi a farlo levare, ma siamo lì quando arriva. Quando cominciamo a vedere, al sole di questa luce, di che pasta siamo fatti – scadente – cominciamo a entrare nella prova e nella purificazione, che poi porteranno all'unione, dicono i mistici, beati loro che ci sono arrivati.
Le valli colmate, allora, mi parlano di tutte le ferite che ognuno si porta dietro, dal grembo materno in poi (non tutte le intuizioni della psicanalisi sono da buttare), e forse anche da prima. La grazia di Dio insieme alla nostra collaborazione attiva, al nostro consenso, ci porteranno senza che ce ne accorgiamo, dove volevamo, asciugheranno ogni lacrima, renderanno piani i luoghi impervi, e alcuni di quelli che ci stanno intorno, nei loro piccoli inferni, verranno a riposarsi da noi. Non per noi, ma per quel sole di cui profumiamo.
Buon Natale!

Fonte: www.costanzamiriano.wordpress.com, 22/12/2011

4 - LEZIONE SULLA CADUTA DEGLI ANGELI CITANDO L'APOCALISSE? INSEGNANTE DI RELIGIONE SOSPESA!
Scrive al Papa il quale la incoraggia all'impegno educativo volto alla formazione umana e cristiana delle giovani generazioni
Autore: Mauro Faverzani - Fonte: Corrispondenza Romana, 21/12/2011

Se il prof. Joseph Ratzinger, anziché svolgere il ministero petrino come Papa Benedetto XVI, fosse stato docente di religione, probabilmente avrebbe rischiato d'esser sospeso dall'insegnamento della materia. Il motivo, per certi soloni, sarebbe sin troppo chiaro: avrebbe commesso la "colpa" d'aver citato, niente meno, l'Apocalisse.
Lo ha fatto pubblicamente infatti, lo scorso 8 dicembre, durante il tradizionale Atto di Venerazione all'Immacolata in piazza di Spagna, a Roma. Non solo: ha avuto altresì l'"ardire" di spiegare come tale Libro descriva la Madonna ed il drago rosso, ovvero il demonio. E questo la scuola laicista, superlaicista, iperlaicista, no, non se lo può proprio permettere. Tant'è vero che ha punito la maestra Cristina Vai, sospesa dall'insegnamento della religione cattolica perché "colpevole" d'aver tenuto a novembre, presso la scuola elementare Bombicci di Bologna, una lezione sulla caduta degli angeli, proprio utilizzando l'Apocalisse.
Pare che tale approccio abbia "turbato" la solita alunna molto sensibile ed i soliti genitori molto premurosi, anziché aiutare la figlia semmai a ben inquadrare la questione, han preferito protestare coi diretti superiori della docente, molto solerti poi nell'intervenire. A modo loro.
Il solito modo... La notizia non ha avuto l'eco mediatica che avrebbe meritato e di cui in altri casi avrebbe sicuramente goduto, stante anche la raccolta-firme immediatamente attivata a livello provinciale «contro l'ideologizzazione della scuola», nonché la decisione di tanti genitori di quella classe di chiedere in blocco, per protesta contro la sospensione, l'esonero dei propri figli dalle ore di religione.
Alcuni organi di stampa locali ne hanno comunque parlato, perforando per lo meno quel muro d'omertà, in cui diversamente a qualcuno sarebbe piaciuto confinarla. Nulla di cui stupirsi in una società, in cui – come ha scritto Luca Doninelli su "il Giornale" dello scorso 18 dicembre – è «vietato dire Natale» e ciò «dalle scuole alle affissioni agli auguri»; in una società in cui, sempre in nome di una spocchiosa "sensibilità", l'insegnante di Lettere di una scuola media palermitana a febbraio venne condannata dal giudice ad un mese per aver punito il bulletto di turno della sua classe.
Stavolta, però, la piega presa della questione pare essere un'altra: della faccenda si è fatto carico un parlamentare del Pdl, Fabio Garagnani, che ha presentato un'interpellanza per il ripristino della «legalità scolastica», ha chiesto che vengano posti dei paletti al dirigente scolastico responsabile della sospensione ed ha prospettato un esposto-denuncia per abuso d'ufficio ai danni dell'insegnante colpita dal provvedimento.
La quale, in una missiva inviata al Santo Padre, ha raccontato l'accaduto e lo ha ringraziato per la sua battaglia eroica contro lo spirito nichilista contemporaneo. Ed ora, a dar manforte alla maestra, è giunta la risposta, scritta lo scorso 2 dicembre dalla Segreteria di Stato vaticana a firma di mons. Peter B. Wells, assessore per gli Affari Generali: dalla missiva si evince come Benedetto XVI la incoraggi sostanzialmente a proseguire nella professione, «svolta con impegno e dedizione», ad infondere «un sempre più generoso impegno educativo volto alla formazione umana e cristiana delle giovani generazioni» ed impartisca la Benedizione apostolica non solo a lei, ma anche – e «con particolare pensiero» – ai «piccoli alunni».
«Ora sento che non può accadermi niente di male», ha commentato la docente. La cui ortodossia, ha evidenziato l'on. Garagnani, è dimostrata dalla lettera giunta dal Vaticano: nei confronti di quest'insegnante, quindi, può dirsi consumato un «arbitrio vero e proprio» da parte dell'autorità scolastica, attuato «per pure ragioni politiche». Insomma, è il caso di dirlo: cose dell'altro mondo, un'autentica apocalisse! Ma la docente, ch'è persona di fede, sa che, al termine dell'Apocalisse, c'è il "lieto fine"...

Fonte: Corrispondenza Romana, 21/12/2011

5 - LA NUOVA INSOSTENIBILE TASSA SUI CARBURANTI
Con la pressione fiscale attuale, metà della ricchezza prodotta da famiglie e imprese viene trasferita al settore pubblico: cerchiamo di capire perché pochi protestano...
Autore: Francesco Ramella - Fonte: La Bussola Quotidiana, 12/12/2011

Molte tasse e pochi tagli nella manovra Monti. Strada obbligata, hanno sostenuto in molti: è molto difficile, si è ripetuto, riuscire ad intervenire sulla spesa con una manovra ideata in meno di venti giorni.
Tale argomentazione desta qualche perplessità. Se così fosse, infatti, gli incrementi del prelievo fiscale dovrebbero essere temporanei e prevedere una data di scadenza. Così non sembra essere, in particolare per quanto riguarda l'aumento delle accise sui carburanti: aggravio che fa seguito ad altri tre interventi del precedente governo e che porta l'imposta effettiva a oltre 85 centesimi per litro di benzina e a 72 centesimi per  il gasolio. Il provvedimento, lungi dall'essere temporaneo, prevede un ulteriore ritocco che entrerà in vigore il 1° gennaio 2013 e si configura quindi come un intervento strutturale di crescita del prelievo fiscale.
E' la strada giusta da percorrere per risanare le finanze pubbliche? Il problema dell'Italia è l'insufficienza delle entrate? Parrebbe di no. Con i provvedimenti dell'ultima manovra il prelievo si avvia a salire nel 2013 intorno al 45% del PIL: poco meno della metà della ricchezza prodotta che viene trasferita dalle famiglie e dalle imprese al settore pubblico. La pressione fiscale è ai massimi livelli di sempre (superiore anche al biennio 96/97 quando il governo Prodi impose l'eurotassa) e pone il nostro Paese ai vertici della classifica mondiale di settore.
Tassa e spendi è quindi una strategia ampiamente sperimentata e che non sembra aver portato a buoni risultati: al contrario, tale politica economica è responsabile della nostra asfittica crescita economica che subirà un ulteriore taglio a seguito degli ultimi interventi.
L'incremento della pressione fiscale può, forse, essere paragonato ad un antipiretico che interviene momentaneamente sul sintomo, l'eccesso di temperatura, ma che non pone rimedio alla malattia.
E' invece sul lato della spesa che occorre agire con maggiore determinazione come si può evincere da un'analisi del settore dei trasporti. E' possibile suddividere tale ambito in due parti: l'auto da un lato ed i trasporti collettivi (in ambito locale e ferroviari) dall'altro.
Ora, mentre il bilancio fra prelievo fiscale e spesa pubblica per il trasporto individuale è largamente favorevole per la finanza  pubblica – a fronte di 70 miliardi di entrate si registra una spesa complessiva dell'ordine dei 20 miliardi all'anno – ferrovia e trasporto pubblico costano al contribuente oltre 10 miliardi.
Tale ingente trasferimento di risorse viene abitualmente giustificato con motivazioni di carattere sociale ed ambientale, argomentazioni che non trovano però riscontro nella realtà.
Treni, autobus e tram comportano realmente minori consumi energetici ed emissioni di inquinanti ma, nel medio-lungo periodo, politiche pubbliche volte a favorirne un maggiore utilizzo a scapito dell'auto si sono rilevate fallimentari ovunque, anche in Paesi come la Svizzera o la Francia che hanno speso più efficacemente le risorse disponibili rispetto a quanto accaduto da noi ed hanno creato un sistema di trasporti pubblici di elevata qualità. Ciò nondimeno, l'utilizzo dell'automobile in quei Paesi è analogo a quello dell'Italia. Ad esclusione degli spostamenti diretti verso le aree centrali delle maggiori aree urbane che rappresentano una quota molto modesta della mobilità complessiva, il trasporto collettivo non rappresenta una reale alternativa a quello individuale che garantisce tempi di spostamento nettamente più contenuti.
Tale realtà ha un'implicazione rilevante anche in termini di "contenuti sociali" della politica dei trasporti: la maggior parte delle persone a basso reddito, infatti, vivono e lavorano nelle zone periferiche; per costoro la scelta dell'auto su cui, come abbiamo visto, grava un elevato carico fiscale, non ha alternativa. Al contrario, molti fra gli utenti dei mezzi collettivi così come dei treni ad alta velocità che sfruttano infrastrutture interamente finanziate con risorse pubbliche, hanno redditi medio/alti.
Occorre infine sottolineare come una parte significativa dei finanziamenti pubblici ai trasporti collettivi sia conseguenza degli elevati livelli di inefficienza del settore. Qualora si procedesse ad una privatizzazione delle aziende ed all'introduzione di meccanismi concorrenziali per l'affidamento dei servizi, sarebbe possibile ridurre drasticamente i sussidi a parità di servizi offerti e tariffe praticate.
Sarebbe altresì opportuno cancellare gli investimenti in infrastrutture quali la linea ad alta capacità Torino – Lione o la Milano – Genova (più volte dichiarata inutile dallo stesso amministratore delegato di FS) prive di giustificazione economica. Purtroppo, l'attuale esecutivo sembra invece voler confermare la politica del precedente governo, prelevando le risorse necessarie da quegli automobilisti che mai le utilizzeranno.
La asimmetria prodotta dal contrasto nella percezione di benefici concentrati - che vanno ad un numero ridotto di persone, ad esempio i dipendenti di aziende pubbliche o le imprese di costruzione - e costi diffusi, ripartiti su un gran numero di contribuenti è una delle più rilevanti ragioni degli interventi pubblici, persino di quelli meno giustificati.
Una decisione, per esempio, di distribuire 20.000 Euro a 100.000 beneficiati, conferisce ad ognuno di essi un incentivo pari a 20.000 Euro ad adoperarsi perché la decisione venga approvata. Se, d'altro canto, i 2 miliardi di Euro che rappresentano il costo della proposta vengono ripartiti sull'intera collettività, ognuno dei 57 milioni di italiani avrà un incentivo pari a soli 35 Euro ad opporsi all'approvazione della decisione.
Come previsto da Vilfredo Pareto nel lontano 1896: "In queste circostanze, l'esito è fuori di dubbio: gli sfruttatori avranno una vittoria schiacciante" anche perché mentre i beneficiari sono correttamente informati dei vantaggi potenziali di un provvedimento che li riguarda da vicino, coloro che ne subiranno le conseguenze e ne sopporteranno il costo, in genere sono all'oscuro del problema. L'informazione in materia, infatti, ha un valore molto diverso per gli uni e per gli altri: i pochi beneficiari, avendo molto da guadagnare dal provvedimento hanno tutto l'interesse ad essere correttamente informati, le "vittime", essendo numerosissime e sopportando quindi un danno che, per ognuno di loro, è limitato, non hanno interesse a studiare le conseguenze di provvedimenti che avvantaggiano i vari gruppi di interesse. La differenza nel numero dei beneficiari e di coloro che sopportano il costo della spesa pubblica, inoltre, fa sì che mentre i beneficiari, essendo pochi, sono facilmente organizzabili, gli altri, essendo numerosissimi non lo sono.
E' questo il motivo per cui ridurre la spesa è molto più difficile che non aumentare le entrate: riuscirà nel medio periodo il governo tecnico a smentire questa ferrea regola?

Fonte: La Bussola Quotidiana, 12/12/2011

6 - MAGDI ALLAM LASCIA IL PARTITO POPOLARE EUROPEO FAVOREVOLE ALL'INGRESSO DELLA TURCHIA IN EUROPA E D'ACCORDO CON LA LIBERA SCELTA IN TEMA DI ABORTO
Coerente con la fede cristiana e i valori non negoziabili ha deciso di aderire da indipendente al Gruppo ''Europa della Libertà e della Democrazia'' del Parlamento Europeo
Autore: Magdi Cristiano Allam - Fonte: Il Giornale,15/12/2011

Caro Direttore,
ti scrivo nel nome della libertà d'espressione che ci accomuna e che per me s'ispira e trova forza nell'esortazione di Gesù «Sia il vostro parlare sì sì, no no, il di più viene dal maligno» (Matteo 5,37).
È con sofferenza che ti comunico che ho deciso, pur di continuare a essere coerente con la mia fede cristiana e con i valori non negoziabili in cui laicamente credo, di abbandonare il Partito Popolare Europeo (Ppe) per aderire da indipendente al Gruppo «Europa della Libertà e della Democrazia» (Efd) in seno al Parlamento Europeo.
La mia sofferenza è innanzitutto per il rapporto fraterno che mi lega a Mario Mauro, presidente della Delegazione del Pdl, a Carlo Casini, presidente della Delegazione dell'Udc, e all'insieme degli europarlamentari italiani che aderiscono al Ppe. Con tutti loro l'amicizia resterà per sempre. Ma non potevo continuare oltre nella frustrazione per il contrasto sempre più accentuato tra ciò che mi sento dentro e che corrisponde a una scelta di vita e tra le posizioni pubbliche del Ppe a favore della libertà di voto sui temi eticamente sensibili, a sostegno della centralità dell'euro con la prospettiva di un'Europa dei banchieri, legittimante prima dei regimi militari e poi degli integralisti islamici sull'altra sponda del Mediterraneo, fino a far aderire nel Ppe il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo di Erdogan diventando di fatto il suo principale alleato per l'ingresso della Turchia nell'Ue.
Ho contemporaneamente preso atto che sul tema dell'aborto anche all'interno del Ppe si contempla la libertà di scelta, per la sostanziale perdita dell'identità cristiana del Gruppo al punto che la denominazione «Democratico Cristiano» non compare più, neppure tra parentesi, né nel sito né nel logo ufficiale. Più recentemente la decisione del Ppe di sostenere la prospettiva di un super-Stato che decide centralmente la politica finanziaria, di bilancio ed economica dei Paesi che aderiscono all'euro,di fatto asservito ai poteri finanziari forti, mi ha fatto toccare con mano la scelta di privilegiare la moneta rispetto alla persona, il profitto rispetto al bene comune. Il colpo di grazia è stato l'alleanza del Ppe con gli islamici, dimostrando totale ignoranza della realtà di chi strumentalizza le elezioni per imporre la sharia, la legge coranica.
Io amo l'Europa così come amo l'Italia,ma amo l'Europa dei popoli, che non si vergogna delle sue radici giudaico-cristiane, che non svende i valori non negoziabili, che non baratta la nostra dignità con i petrodollari, che mette al centro la persona e persegue il bene comune. D'ora in avanti la mia missione sarà di contribuire a dare un'anima all'Europa.

Fonte: Il Giornale,15/12/2011

7 - MTV CON LA TRASMISSIONE DEI ''SOLITI IDIOTI'' OFFENDE I CRISTIANI: IL PREMIO ALLA CREATURA PERFETTA VEDE IN LIZZA IBRAHIMOVIC, BELEN E DIO
Protesta dell'Aiart: ''Da un programma simile non ci si può aspettare granché di buono, ma è molto grave che insegni ai ragazzi il dileggio della religione'' (ovviamente... quella cattolica)
Fonte Avvenire, 22/12/2011

Da quando il loro film ha incassato cifre da capogiro, i «Soliti idioti» di Mtv sono diventati delle piccole star. Perfettamente in linea con il titolo del loro programma, propongono gag demenziali che pare divertano tanti adolescenti. Una ha per protagonisti due sacerdoti. I quali, l'altra sera, hanno assegnato «gli Oscar del Vaticano», composti da premi come miglior messa, miglior abito talare, miglior Angelus. Tutti (che idea originale!) vinti dal Papa. Ultimo tocco finale: il premio alla creatura perfetta che vedeva tra i favoriti Dio, Belen Rodriguez e Ibrahimovic. Un trionfo dell'idiozia che ha fatto infuriare l'Aiart, l'associazione di telespettatori cattolici: «Basta con il dileggio della religione da parte de I Soliti Idioti di Mtv – ha protestato il presidente Luca Borgomeo – Chiediamo che il Papa e la Chiesa siano rispettati. È vero che da una trasmissione che si chiama I Soliti Idioti non ci si può aspettare molto, ma educare i giovani al dileggio della religione non serve a nessuno». Durissimo anche il commento del blog laico Teleipnosi: La loro gag vestiti da preti «è il trionfo dell'idiozia». Il programma? «Non è certo improntato a una comicità controcorrente. È (semmai) il nulla assoluto, il vuoto cosmico, il non essere (come nemmeno Parmenide se l'era mai immaginato). Insomma niente che faccia neppure lontanamente ridere, ma anche nulla che possa avere un minimo senso: l'impressione è più o meno la stessa di fissare uno schermo spento».

Fonte: Avvenire, 22/12/2011

8 - STRISCIA LA NOTIZIA METTE UN PRETE ALLA GOGNA SCHERZANDO SENZA PIETA' SULLE SUE DEBOLEZZE UMANE
La presidente dell'Associazione Azzardo e Nuove Dipendenze: ''Deridendo un giocatore patologico, ha fatto una operazione equivalente a prendere in giro un disabile per la sua disabilità''
Autore: Mirella Poggialini - Fonte: Avvenire, 21/12/2011

Striscia la notizia spesso ha colpito duro. Il programma di Antonio Ricci ha da sempre nel suo Dna quello di denunciare ciò che non va in Italia. Solitamente le sue non sono denunce fine a se stesse, ma mirate a risolvere un problema, un malfunzionamento, una stortura. Eppure, l'altra sera, ha cambiato registro, mandando in onda un servizio denominato Il demone del gioco, con protagonista – a detta del programma – «un sacerdote della provincia di Varese che gioca a soldi, tutte le mattine per un ora e mezza almeno, alle slot machine di un bar». Inviato di Striscia era Max Laudadio, che per l'occasione si è travestito da Cicalotto, con un costume verde «da cicala». Parlando come un personaggio di certi cartoni animati di serie B, Laudadio-Cicalotto ha intercettato il sacerdote, in clergyman, all'uscita del Bar e l'ha tempestato di domande. Il tono canzonatorio di Laudadio strideva da morire con la drammaticità della situazione.
Col sacerdote che negava e che si 'difendeva' dicendo: «Non sono un giocatore incallito. Ho provato per capire la psicologia di chi gioca». Ciò che Striscia e Laudadio sembrano avere dimenticato (oltre alla pietà) è che «solitamente» fanno queste denunce per risolvere qualcosa, mentre con questa incursione non ha risolto un bel niente. Ha solo messo alla berlina un probabile malato di gioco. E come ha denunciato ieri Daniela Capitanucci, presidente dell'Associazione Azzardo e Nuove Dipendenze, «schernendo senza pietà un giocatore patologico, ha fatto una operazione equivalente a schernire un disabile per la sua disabilità». E ancora: «Striscia dovrebbe andare oltre le apparenze superficiali e offrire un servizio di tutt'altra natura che riconosca le sofferenze e la vergogna che vivono queste persone». Chissà se il programma di Ricci avrai mai il coraggio di accettare questa sfida, non limitandosi a fare spettacolo delle debolezze umane.

Fonte: Avvenire, 21/12/2011

9 - TUTTI I POLITICI (CATTOLICI INCLUSI) FINANZIANO I RADICALI CON I NOSTRI SOLDI: 14 MILIONI DI EURO PER IL 2012
Il governo Monti (come il governo Berlusconi, come il governo Prodi) rinnova i finanziamenti pubblici a Radio Radicale...
Autore: Danilo Quinto - Fonte: La Bussola Quotidiana, 27-12-2011

Iniziamo, con i nomi di Mario Baccini, Laura Bianconi, Luigi Bobba, Pierluigi Castagnetti, Renato Farina, Giuseppe Fioroni, Marco Follini, Maria Pia Garavaglia, Gero Grassi, Franco Marini, Savino Pezzotta, Eugenia Roccella, Gianfranco Rotondi. Vi chiederete perché questi nomi. Sono alcuni parlamentari cattolici - solo alcuni, l'elenco completo dei 568 deputati e senatori è disponibile sul sito di Radio Radicale - firmatari dell'appello che in questi mesi i radicali hanno fatto circolare al fine di ottenere la proroga della convenzione con lo Stato, decisa con la legge 28 ottobre 1994 n. 602, approvata con la legge 11 luglio 1998, n. 224, rinnovata nel 2001, 2004 - Governo Berlusconi - 2006  - Governo Prodi - 2009 Governo Berlusconi - ogni volta all'interno delle norme della legge finanziaria.
L'ultimo importo della convenzione prevedeva 9,9 milioni di euro l'anno per tre anni, fino al 31 dicembre 2011. Per il 2012, i radicali avevano già ottenuto tre milioni di euro dal "ddl stabilità" - l'ultimo atto del Governo Berlusconi - approvato nello scorso mese di novembre. Per il resto, ci avrebbe pensato il nuovo Governo, fu detto.
Così, Pannella aveva minacciato il 22 dicembre: "Domani si deciderà non dell'avvenire di Radio radicale, ma del servizio esclusivo che essa ha svolto gratuitamente per lustri, riuscendo a far conoscere, in un regime partitocratico che lo stava impedendo in modo assoluto, i dibattiti parlamentari e la realtà del Parlamento. La convenzione è stata sempre confermata. Adesso ci giunge notizia che pare che il governo dei tecnici stia per subire e far propria una scelta clamorosa. Adesso (non mi frega chi, forse la ragioneria dello Stato) dice che c'é un problema di soldi. Presidente della Repubblica, mi dispiace, ma questa classe dirigente aggrava ogni giorno di più il carattere letteralmente criminale della Repubblica italiana, che ha il sapore di radici fasciste e nazicomuniste. Stiamo attenti. Forse per qualcuno è bene che Radio Radicale non disturbi il monopolio di continuità fascista, comunista, anticostituzionale che è dominante nel nostro Paese. Ma mi auguro che in queste ore ci sia un soprassalto di decenza".
In effetti, sono stati attenti e la decenza, quella che chiedeva Pannella, c'è stata. Il nuovo Governo - quello dei tecnici, dei banchieri, dei professori della Cattolica, del Presidente della Comunità di Sant'Egidio, dei cattolici riuniti a Todi e del Presidente della Repubblica - ci ha pensato. E bene.
Il decreto Milleproroghe, approvato dal Consiglio dei Ministri il 23 dicembre, ha previsto il rinnovo della Convenzione tra il Ministero dello Sviluppo Economico e il Centro di Produzione S.p.A., proprietaria di Radio Radicale, autorizzando la spesa di sette milioni di euro per l'anno 2012, che sarà coperta da una "riduzione dell'autorizzazione di spesa" degli stanziamenti previsti nella legge del 25 febbraio del 1987 N. 67, che rinnova la legge 416 sull'editoria. Meno soldi ai giornali, più soldi a Radio Radicale.
Sette milioni di euro più i tre ottenuti a inizio dicembre, fanno dieci. Per un solo anno. Più i quattro milioni di euro che Radio Radicale incassa ogni anno in base alla legge sull'editoria, in quanto organo della Lista Pannella. Quattordici milioni di euro, circa ventotto miliardi di vecchie lire. Sempre per un anno. Uno spreco che definire inutile è poco, nonostante la legge 11 luglio 1998, n. 224 dica che la convenzione è solo "provvisoria", perché il servizio di trasmissione radiofonica delle sedute parlamentari deve essere concesso alla Rai attraverso una rete radiofonica (in aggiunta alle tre esercitate in base all'atto di concessione) riservata esclusivamente a tale scopo. E la Rai, dal canto suo, ha iniziato la trasmissione delle sedute parlamentari attraverso Gr parlamento, così come le sedute parlamentari vengono trasmesse costantemente sui canali satellitari.
Radio Radicale, quindi, svolgerà ancora un servizio che questo Stato ritiene pubblico e essenziale: trasmettere le sedute di Camera e Senato e le commissioni parlamentari, per un tempo prefissato nella convenzione della sua programmazione giornaliera.
Ci inchiniamo davanti a questa scelta così lungimirante. Siamo davvero grati a questo Governo di non aver operato nessuna discontinuità rispetto al passato. Non dubitavamo, peraltro, che sarebbe andata a finire in questo modo, considerata la forza dirompente dei poteri trasversali che continueranno a consentire a Pannella e ai radicali, con il denaro di provenienza pubblica - nel tempo che intercorre tra la trasmissione di una seduta parlamentare e l'altra - d'infangare la Chiesa Cattolica con l'accusa di simonia, come la chiamano. Simonia, dal vocabolario Treccani, è definita "compravendita di cose sacre di natura spirituale (cioè sacramenti, indulgenze, consacrazione, ecc.) o anche di cose temporali che abbiano acquisito carattere sacro". Resta anche tutto il tempo che serve per consolidare la distruzione dell'istituto familiare e il sacramento del matrimonio; chiedere allo Stato del Vaticano d'istituire una commissione d'inchiesta sulla questione della pedofilia all'interno della Chiesa; esaltare l'eutanasia e il suicidio assistito, in base al primato della libertà assoluta e del principio di autodeterminazione; far intendere che la verità sulla scomparsa di Emanuela Orlandi la si deve cercare all'interno delle mura vaticane; sostenere la necessità del matrimonio tra coppie dello stesso sesso, certamente in grado di educare e far crescere i bambini; invocare, con una operazione mistificatoria, peraltro sollecitata anche dalla massoneria, che anche la Chiesa paghi l'IMU sui suoi immobili e chiedere la revisione delle norme relativa all'otto per mille a favore della Chiesa; condurre le loro iniziative sulla procreazione assistita; definire un "grumo di cellule" la vita nascente; auspicare il "rientro dolce" dell'umanità, minacciata da una bomba demografica che non esiste; negare i principi del diritto naturale, i soli che possono salvare l'essere umano, così come l'abbiamo conosciuto da millenni a questa parte, da una modernità che lo sta mutando dal punto di vista antropologico; ascoltare cose analoghe a questa, ad esempio: "Nei giorni del Conclave andavo in piazza San Pietro con un cartello che invocava Giovanni XXIV o Francesco I. Ci hanno dato Ratzinger e ho sperato che il carisma lo trasformasse. Non è accaduto. Il Papa è espressione massima di un blocco di potere mai così forte. Ma è, al contrario, pressoché nulla la forza spirituale, etica, morale dell'attuale potere Vaticano e delle gerarchie ecclesiastiche anche presso il popolo dei fedeli, dei credenti, dei religiosi, delle altre comunità cristiane. Si rovescia ovunque uno tsunami di immenso potere, immagini faraonico-holliwoodiane, con scenografie che richiamano in modo preoccupante le immense manifestazioni popolari di tutti i regimi autoritari e totalitari. Dietro tutto questo si punta a conquistare e usare con violenza il 'braccio mondano' degli Stati, quelli democratici e di diritto, considerati come i veri, attuali nemici da piegare e sottomettere" (Marco Pannella, al Corriere della Sera, 26 giugno 2005).
Questo giornale ha documentato in questi mesi la vicenda della convenzione tra lo Stato e Radio Radicale, che oggi viene rinnovata ancora per un anno. L'ha fatto per una ragione di giustizia e perché non intendiamo piegarci ai ricatti di Pannella e soci. Non così evidentemente i parlamentari cattolici (ma anche giornalisti) che hanno sostenuto le ragioni dei radicali con il pretesto della difesa della libertà di stampa. Pura ipocrisia: abbiamo dimostrato più volte che il finanziamento di Radio radicale non c'entra nulla con la libertà di stampa, è solo una distorsione di fondi pubblici - le nostre tasse - a favore di un gruppo che non esita a ricorrere al ricatto pur di ottenere i propri scopi.
In realtà dietro il pretesto della libertà di stampa c'è solo la paura del potere ricattatorio di Pannella e dei radicali. Chissà cosa hanno da nascondere...

Fonte: La Bussola Quotidiana, 27-12-2011

10 - LA GMG 2011 A MADRID E' STATA UNA MEDICINA CONTRO LA STANCHEZZA DEL CREDERE
Il Santo Padre nel discorso di Natale alla Curia Romana traccia i cinque punti che hanno caratterizzato l'incontro con oltre due milioni di giovani cattolici (''qualche migliaia'' secondo la CNN)
Autore: Benedetto XVI - Fonte: www.vatican.va, 22/12/2011

È sempre un momento particolarmente intenso quello che viviamo oggi. Il Santo Natale è ormai vicino e spinge anche la grande famiglia della Curia Romana a ritrovarsi insieme per compiere il bel gesto dello scambio degli auguri, che contengono l'auspicio reciproco di vivere con gioia e vero frutto spirituale la festa di Dio che si è fatto carne e ha posto la sua dimora in mezzo a noi. [...]
Una medicina contro la stanchezza del credere è stata anche la magnifica esperienza della Giornata Mondiale della Gioventù a Madrid. È stata una nuova evangelizzazione vissuta. Sempre più chiaramente si delinea nelle Giornate Mondiali della Gioventù un modo nuovo, ringiovanito, dell'essere cristiani che vorrei tentare di caratterizzare in cinque punti.

1. L'UNIVERSALITA' DELLA CHIESA
C'è come prima cosa una nuova esperienza della cattolicità, dell'universalità della Chiesa. È questo che ha colpito in modo molto immediato i giovani e tutti i presenti: proveniamo da tutti i continenti, e, pur non essendoci mai visti prima, ci conosciamo. Parliamo lingue diverse e abbiamo differenti abitudini di vita, differenti forme culturali, e tuttavia ci troviamo subito uniti insieme come una grande famiglia. Separazione e diversità esteriori sono relativizzate. Siamo tutti toccati dall'unico Signore Gesù Cristo, nel quale si è manifestato a noi il vero essere dell'uomo e, insieme, il Volto stesso di Dio. Le nostre preghiere sono le stesse. In virtù dello stesso incontro interiore con Gesù Cristo abbiamo ricevuto nel nostro intimo la stessa formazione della ragione, della volontà e del cuore. E, infine, la comune liturgia costituisce una sorta di patria del cuore e ci unisce in una grande famiglia. Il fatto che tutti gli esseri umani sono fratelli e sorelle è qui non soltanto un'idea, ma diventa una reale esperienza comune che crea gioia. E così abbiamo compreso anche in modo molto concreto che, nonostante tutte le fatiche e le oscurità, è bello appartenere alla Chiesa universale, alla Chiesa cattolica, che il Signore ci ha donato.

2. DONARSI AGLI ALTRI
Da questo nasce poi un nuovo modo di vivere l'essere uomini, l'essere cristiani. Una delle esperienze più importanti di quei giorni è stata per me l'incontro con i volontari della Giornata Mondiale della Gioventù: erano circa 20.000 giovani che, senza eccezione, avevano messo a disposizione settimane o mesi della loro vita per collaborare alle preparazioni tecniche, organizzative e contenutistiche della Giornata Mondiale della Gioventù e proprio così avevano reso possibile lo svolgimento ordinato del tutto. Con il proprio tempo l'uomo dona sempre una parte della propria vita. Alla fine, questi giovani erano visibilmente e "tangibilmente" colmi di una grande sensazione di felicità: il loro tempo donato aveva un senso; proprio nel donare il loro tempo e la loro forza lavorativa avevano trovato il tempo, la vita. E allora per me è diventata evidente una cosa fondamentale: questi giovani avevano offerto nella fede un pezzo di vita, non perché questo era stato comandato e non perché con questo ci si guadagna il cielo; neppure perché così si sfugge al pericolo dell'inferno. Non l'avevano fatto perché volevano essere perfetti. Non guardavano indietro, a se stessi. Mi è venuta in mente l'immagine della moglie di Lot che, guardando indietro, divenne una statua di sale. Quante volte la vita dei cristiani è caratterizzata dal fatto che guardano soprattutto a se stessi, fanno il bene, per così dire, per se stessi! E quanto è grande la tentazione per tutti gli uomini di essere preoccupati anzitutto di se stessi, di guardare indietro a se stessi, diventando così interiormente vuoti, "statue di sale"! Qui invece non si trattava di perfezionare se stessi o di voler avere la propria vita per se stessi. Questi giovani hanno fatto del bene – anche se quel fare è stato pesante, anche se ha richiesto sacrifici –, semplicemente perché fare il bene è bello, esserci per gli altri è bello. Occorre soltanto osare il salto. Tutto ciò è preceduto dall'incontro con Gesù Cristo, un incontro che accende in noi l'amore per Dio e per gli altri e ci libera dalla ricerca del nostro proprio "io". Una preghiera attribuita a san Francesco Saverio dice: Faccio il bene non perché in cambio entrerò in cielo e neppure perché altrimenti mi potresti mandare all'inferno. Lo faccio, perché Tu sei Tu, il mio Re e mio Signore. Questo stesso atteggiamento l'ho incontrato anche in Africa, ad esempio nelle suore di Madre Teresa che si prodigano per i bambini abbandonati, malati, poveri e sofferenti, senza porsi domande su se stesse, e proprio così diventano interiormente ricche e libere. È questo l'atteggiamento propriamente cristiano. Indimenticabile rimane per me anche l'incontro con i giovani disabili nella fondazione di San José in Madrid, dove nuovamente ho incontrato la stessa generosità di mettersi a disposizione degli altri – una generosità del darsi che, in definitiva, nasce dall'incontro con Cristo che ha dato se stesso per noi.

3. L'ADORAZIONE EUCARISTICA
Un terzo elemento, che in modo sempre più naturale e centrale fa parte delle Giornate Mondiali della Gioventù e della spiritualità da esse proveniente, è l'adorazione. Rimane indimenticabile per me il momento durante il mio viaggio nel Regno Unito, quando, in Hydepark, decine di migliaia di persone, in maggioranza giovani, hanno risposto con un intenso silenzio alla presenza del Signore nel Santissimo Sacramento, adorandolo. La stessa cosa è avvenuta, in misura più ridotta, a Zagabria e, di nuovo, a Madrid dopo il temporale che minacciava di guastare l'insieme dell'incontro notturno, a causa del mancato funzionamento dei microfoni. Dio è onnipresente, sì. Ma la presenza corporea del Cristo risorto è ancora qualcosa d'altro, è qualcosa di nuovo. Il Risorto entra in mezzo a noi. E allora non possiamo che dire con l'apostolo Tommaso: Mio Signore e mio Dio! L'adorazione è anzitutto un atto di fede – l'atto di fede come tale. Dio non è una qualsiasi possibile o impossibile ipotesi sull'origine dell'universo. Egli è lì. E se Egli è presente, io mi inchino davanti a Lui. Allora, ragione, volontà e cuore si aprono verso di Lui e a partire da Lui. In Cristo risorto è presente il Dio fattosi uomo, che ha sofferto per noi perché ci ama. Entriamo in questa certezza dell'amore corporeo di Dio per noi, e lo facciamo amando con Lui. Questo è adorazione, e questo dà poi un'impronta alla mia vita. Solo così posso anche celebrare l'Eucaristia in modo giusto e ricevere rettamente il Corpo del Signore.

4. LA CONFESSIONE
Un altro elemento importante delle Giornate Mondiali della Gioventù è la presenza del Sacramento della Penitenza che appartiene con naturalezza sempre maggiore all'insieme. Con ciò riconosciamo che abbiamo continuamente bisogno di perdono e che perdono significa responsabilità. Proveniente dal Creatore, esiste nell'uomo la disponibilità ad amare e la capacità di rispondere a Dio nella fede. Ma proveniente dalla storia peccaminosa dell'uomo (la dottrina della Chiesa parla del peccato originale) esiste anche la tendenza contraria all'amore: la tendenza all'egoismo, al chiudersi in se stessi, anzi, la tendenza al male. Sempre di nuovo la mia anima viene insudiciata da questa forza di gravità in me, che mi attira verso il basso. Perciò abbiamo bisogno dell'umiltà che sempre nuovamente chiede perdono a Dio; che si lascia purificare e che ridesta in noi la forza contraria, la forza positiva del Creatore, che ci attira verso l'alto.

5. LA GIOIA
Infine, come ultima caratteristica da non trascurare nella spiritualità delle Giornate Mondiali della Gioventù vorrei menzionare la gioia. Da dove viene? Come la si spiega? Sicuramente sono molti i fattori che agiscono insieme. Ma quello decisivo è, secondo il mio parere, la certezza proveniente dalla fede: io sono voluto. Ho un compito nella storia. Sono accettato, sono amato. Josef Pieper, nel suo libro sull'amore, ha mostrato che l'uomo può accettare se stesso solo se è accettato da qualcun altro. Ha bisogno dell'esserci dell'altro che gli dice, non soltanto a parole: è bene che tu ci sia. Solo a partire da un "tu", l'"io" può trovare se stesso. Solo se è accettato, l'"io" può accettare se stesso. Chi non è amato non può neppure amare se stesso. Questo essere accolto viene anzitutto dall'altra persona. Ma ogni accoglienza umana è fragile. In fin dei conti abbiamo bisogno di un'accoglienza incondizionata. Solo se Dio mi accoglie e io ne divento sicuro, so definitivamente: è bene che io ci sia. È bene essere una persona umana. Dove viene meno la percezione dell'uomo di essere accolto da parte di Dio, di essere amato da Lui, la domanda se sia veramente bene esistere come persona umana non trova più alcuna risposta. Il dubbio circa l'esistenza umana diventa sempre più insuperabile. Laddove diventa dominante il dubbio riguardo a Dio, segue inevitabilmente il dubbio circa lo stesso essere uomini. Vediamo oggi come questo dubbio si diffonde. Lo vediamo nella mancanza di gioia, nella tristezza interiore che si può leggere su tanti volti umani. Solo la fede mi dà la certezza: è bene che io ci sia. È bene esistere come persona umana, anche in tempi difficili. La fede rende lieti a partire dal di dentro. È questa una delle esperienze meravigliose delle Giornate Mondiali della Gioventù. [...]
Infine, vorrei ringraziare di cuore tutti voi per il sostegno nel portare avanti la missione che il Signore ci ha affidato come testimoni della sua verità, e auguro a tutti voi la gioia che Dio, nell'incarnazione del suo Figlio, ha voluto donarci. Buon Natale a tutti voi! Grazie.

Fonte: www.vatican.va, 22/12/2011

11 - OMELIA MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO - ANNO B - (Lc 2,16-21)
Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 01/01/2012)

È iniziato un nuovo anno ed è iniziato nel Nome di Maria. Con questa celebrazione vogliamo affidare questo nuovo anno a Colei che è Madre di Dio e Madre nostra tenerissima. L'"Ottava del Natale", ovvero gli otto giorni di festeggiamenti natalizi, si conclude con questa bella solennità che ci ricorda una verità fondamentale della nostra fede: la Maternità Divina di Maria. La Madonna è Madre di Dio! Nei primi secoli del Cristianesimo si discusse a lungo sull'opportunità di usare questo titolo, che ad alcuni sembrava alquanto esagerato. Come può una creatura, per quanto santa possa essere, diventare Madre di Dio? Dio è infinito, senza origine nel tempo; come può avere una Madre terrena? Questi quesiti furono motivo di grandi dibattiti; ma, alla fine, si comprese una cosa molto importante: se neghiamo la Maternità Divina di Maria miniamo alle radici la nostra fede cristiana. Noi possiamo dire in tutta verità che la Madonna è vera Madre di Dio per il fatto che Gesù è il Figlio di Dio, la seconda Persona della Santissima Trinità, e per il fatto che Egli si è fatto uomo nel grembo della Vergine Maria, prendendo una vera natura umana. Dunque, se Gesù è Persona divina, in due nature, quella umana e quella divina, la Madonna è Madre di Dio. L'essere Madre di Dio esalta grandemente l'Onnipotenza e la Bontà del Figlio di Dio, il quale volle nascere da una umile fanciulla e donarle la più grande dignità alla quale possa arrivare una creatura.
Divenendo Madre di Dio, Maria è divenuta anche Madre nostra. Dando alla luce il Capo del Corpo mistico, Gesù, Ella ha dato alla luce anche le membra di questo Corpo, che siamo noi. Come abbiamo avuto bisogno di una madre per nascere a questo mondo, così abbiamo avuto bisogno della Madre Celeste per rinascere alla vita di grazia.
Da questa verità deriva tutta l'importanza della devozione alla Madonna. Insegnava il papa Paolo VI che non possiamo essere cristiani senza essere mariani. La devozione alla Madonna è qualcosa di essenziale al Cristianesimo, per il fatto che Dio ha scelto Maria per venire in questo mondo, e ha scelto Lei quale nostra Madre Celeste.
Il cristiano deve assomigliare in tutto a Gesù e deve assomigliargli anche nell'aspetto più caro al suo Cuore di Figlio: l'amore alla Madre sua. La nostra devozione alla Madonna deve essere come un prolungamento dell'amore che Gesù porta e continuerà a portare nei confronti della Madre sua. Si capisce allora come non potremo mai eguagliare in intensità l'amore di Gesù per Maria; non riusciremo mai ad amarla abbastanza.
Il cristiano sentirà pertanto il desiderio di soffermarsi con gioia davanti alle immagini sacre raffiguranti la Madonna; sentirà il desiderio di invocare questa creatura che è stata posta da Dio come Mediatrice tra noi e Gesù; e sentirà soprattutto una grande fiducia nella sua potente intercessione.
È celebre una visione avuta da frate Leone, uno dei primi compagni di san Francesco d'Assisi. Egli vide una scala alla cui cima vi erano Gesù e san Francesco: tutti quelli che cercavano di salire su per quella scala cadevano, chi prima chi dopo; allora san Francesco indicò a tutti un'altra scala, una scala bianca, alla cui sommità vi era la Vergine Santa. Tutti quelli che salivano su per quella scala riuscivano a raggiungere la cima e, quindi, a salire in Cielo. Il significato di questa visione è molto chiaro: come Gesù è venuto a noi per Maria, così anche noi dobbiamo andare a Dio per mezzo di Lei.
Se veramente amiamo la Madonna, se veramente vogliamo essere suoi devoti, dobbiamo cercare di imitarla fedelmente. Nel Vangelo di oggi c'è un versetto che ci fa comprendere un aspetto molto bello della vita di Maria. I pastori, dopo aver reso omaggio al Bambino Gesù, si misero a riferire ciò che del bambino era stato detto loro. Allora, «Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore» (Lc 2,9). Ecco in che cosa dobbiamo particolarmente imitarla: nella sua assidua meditazione interiore. Anche noi, sul suo esempio, proponiamoci di meditare frequentemente sulla vita e sugli insegnamenti di Gesù. In questo modo diventeremo sempre più simili a Lei, e la nostra devozione mariana diventerà sempre più perfetta.
All'inizio di questo nuovo anno chiediamo una grazia alla Madre di Dio: la grazia di trascorrere questo tempo che il Signore ci offre nel modo migliore possibile. Chiediamo a Lei che in questo nuovo anno avvenga una vera e profonda conversione. Chiediamo la grazia che questo nuovo anno sia un anno di pace, pensando a una cosa molto importante: la pace, quella vera, è un dono di Dio e regna solo dove non regna il peccato.
Domandiamo questa pace, per il nostro cuore e per il mondo intero.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 01/01/2012)

12 - OMELIA EPIFANIA DEL SIGNORE - ANNO B - (Mt 2,1-12)
Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 06/01/2012)

Oggi è la solennità dell'Epifania del Signore. La parola "epifania" significa manifestazione. Con questa festa, infatti, vogliamo ricordare la manifestazione di Gesù a tutti gli uomini di ogni nazione, rappresentati dai Magi, giunti da lontani Paesi dell'Oriente, attratti da una misteriosa stella apparsa all'orizzonte.
Il tema dominante di questa celebrazione è quello della fede. La luce della fede è come la luce di quella stella che guida il nostro cammino incontro al Signore. Come i Magi, anche noi dobbiamo farci guidare da questa luce e dobbiamo superare tutti gli ostacoli che continuamente incontriamo. Manifestare la fede vuol dire essere disposti ad andare anche contro corrente, come hanno fatto i Magi. Essi intrapresero una avventura unica, forse esponendosi all'incomprensione e al sarcasmo dei loro concittadini. Essi però non si lasciarono condizionare da questa difficoltà e assecondarono il loro ardente desiderio.
La festa dell'Epifania ci deve spingere ad approfondire sempre di più la nostra fede e la nostra conoscenza di Dio. Non possiamo accontentarci della nostra mediocrità. Anche noi dobbiamo metterci alla ricerca del Signore, dobbiamo irrobustire la nostra fede. La fede è un dono di Dio, certamente, ma qualcosa dobbiamo e possiamo fare anche noi. Innanzitutto dobbiamo pregare di più. La fede è come una lucerna che dobbiamo costantemente alimentare con la nostra preghiera. Come questa si affievolisce, anche la fede si indebolisce.
In secondo luogo, dobbiamo approfondire la nostra fede studiando con diligenza il Catechismo. Il Catechismo – ricordiamocelo sempre – non va imparato solo da bambini, in preparazione della Prima Comunione, ma deve essere approfondito per tutta la vita. Riprendiamo in mano questo libro e riscopriremo tante verità forse dimenticate.
Se saremo saldi nella fede, anche noi potremo manifestare Cristo al mondo ed essere così come la stella che ha guidato i Magi a Betlemme. Non si tratta di portare il Vangelo solo ai pagani, ma di riportarlo anche a quelli – e oggi sono molti – che lo hanno dimenticato. Giustamente, il papa Giovanni Paolo II parlava di nuova evangelizzazione della nostra società, per farci comprendere che ai nostri giorni siamo tornati ad essere pagani.
Tutti i popoli sono chiamati a far parte della Chiesa. Nella prima lettura si leggono queste parole del profeta Isaia: «Cammineranno le genti alla tua luce» (Is 60,3). Il profeta si riferiva a Gerusalemme, ma, in senso pieno, queste parole si riferiscono alla Chiesa, chiamata a radunare tutti i popoli del mondo nell'unità di un'unica fede. Per questo motivo, Isaia dice: «Alza gli occhi intorno e guarda: tutti costoro si sono radunati, vengono a te [...] portando oro e incenso e proclamando le glorie del Signore» (Is 60,4-6).
Queste parole si sono verificate pienamente proprio alla visita dei Magi. Essi rappresentavano come la primizia della Redenzione. Essi «aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra» (Mt 2,11). L'oro, l'incenso e la mirra furono doni profetici, con un profondo significato spirituale. L'oro simboleggiava la regalità di Gesù; l'incenso la sua divinità; mentre la mirra preannunciava la sua sofferenza e morte in croce. Anche noi vogliamo offrire a Gesù questi tre doni: l'oro della nostra carità, l'incenso della nostra preghiera, e la mirra dei nostri sacrifici quotidiani. Ecco i doni che Gesù ricerca da noi. Potremo dire di non aver fatto passare invano questo Natale se saremo riusciti ad offrire tutto questo.
«Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima» (Mt 2,10). Anche noi, se ci faremo guidare da questa stella, proveremo una grandissima gioia, l'unica vera gioia. Come i Magi, anche noi troveremo Gesù «con Maria sua Madre» (Mt 2,11). Dove c'è Gesù vi è sempre la Madonna. Non possiamo dividere la Madre dal Figlio. È più facile – affermava un Santo – dividere la luce dal sole, che separare Gesù da Maria. La presenza della devozione mariana è la migliore garanzia di una fede viva in Gesù Salvatore del mondo.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 06/01/2012)

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