BastaBugie n°139 del 07 maggio 2010

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1 IL BIMBO AGONIZZANTE DI ROSSANO E' IL PORTAVOCE DEI BAMBINI ABORTITI IN ITALIA
La legge 194 sull'aborto è un albero malefico che ha prodotto frutti coerenti (5 milioni di bambini uccisi)
Fonte: Comitato Verità e Vita
2 GESU' CRISTO HA PERMESSO DI SCONFIGGERE LA PEDOFILIA
Ecco perché dobbiamo essere riconoscenti alla Chiesa Cattolica
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero
3 A CONTRADDIZIONE: PEDOFILIA NO, OMOSESSUALITA' SI
(Ecco perché questo ragionamento non torna)
Fonte: I Tre Sentieri
4 E' VENUTO IL MOMENTO DI DENUNCIARE LE CALUNNIE CONTRO IL PAPA
Vediamo nei dettagli il fatto emblematico dello scivolone del New York Times
Autore: Padre Raymond J. De Souza - Fonte: L'Occidentale
5 IN SPAGNA ZAPATERO VUOLE ABOLIRE I CROCIFISSI
Ecco la nuova legge organica sulla (pseudo) libertà religiosa e di coscienza
Fonte: Corrispondenza Romana
6 NON CI POTRANNO MAI ESSERE DONNE SACERDOTE
Nemmeno il Papa può cambiare il volere di Dio
Autore: Vittorio Messori - Fonte: Corriere della Sera
7 ECCO COSA PROVANO LE DONNE CHE HANNO USATO LA RU486
Mentre i medici scaricano su di loro tutto il peso psicologico
Autore: Gianfranco Amato - Fonte: Cultura Cattolica
8 COMUNICATO DELLA SANTA SEDE SUI LEGIONARI DI CRISTO
Il Santo Padre intende rassicurare tutti i Legionari che non saranno lasciati soli nonostante i gravissimi comportamenti di P. Marcial Maciel
Fonte: Vatican.va
9 OMELIA PER LA VI DOMENICA TEMPO PASQUA - ANNO C - (Gv 14,23-29)

Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - IL BIMBO AGONIZZANTE DI ROSSANO E' IL PORTAVOCE DEI BAMBINI ABORTITI IN ITALIA
La legge 194 sull'aborto è un albero malefico che ha prodotto frutti coerenti (5 milioni di bambini uccisi)
Fonte Comitato Verità e Vita, 30 aprile 2010

L’opinione pubblica italiana è sotto choc di fronte alle notizie provenienti dall’ospedale calabrese di Cosenza, dove un neonato di 22 settimane è morto dopo essere sopravvissuto per due giorni a un aborto volontario avvenuto all’ospedale di Rossano.
Il clamore è ovviamente più che giustificato, e se possibile amplificato dai particolari raccapriccianti che arricchiscono la cronaca di questa morte così poco naturale. Tuttavia, occorre dire con chiarezza che di fronte a una vicenda come questa non ci si può fermare al guscio del problema, non si può vivere di emozioni e di sensazioni epidermiche. Se è giusto e doveroso indignarsi per questa particolare vittima dell’aborto volontario, è allora altrettanto doveroso e giusto provare la stessa indignazione per tutti quei bambini invisibili che vengono uccisi prima della nascita. La triste storia di Rossano si inserisce dentro una cornice che noi di Verità e Vita conosciamo molto bene. E questa cornice si chiama legge 194. E’ in nome di questa legge che l’aborto è diventato un diritto nel nostro Paese, ed è in forza di questa legge che negli ospedali pubblici dello Stato in questi anni sono stati soppressi milioni di innocenti che non hanno avuto spazio sulle pagine dei giornali, semplicemente perché erano più piccoli di un feto di 22 settimane.
Di più: il bambino di Rossano era destinato a esser eliminato sulla base della stessa legge 194, che prevede la legittima soppressione di esseri umani handicappati, fatto salvo il caso in cui essi possano sopravvivere fuori dal corpo della madre. La magistratura accerterà se nel caso specifico la legge sia o non sia stata rispettata. Ma il punto è un altro: e cioè che nel nostro Paese l’uccisione sistematica dei nascituri è cruenta e violenta sempre, ma non fa più notizia. Il caso di Rossano è solo la punta di un iceberg, è il disvelamento fulmineo e parziale di una tragedia di gigantesche proporzioni, che si consuma quotidianamente nei nostri ospedali.
La legge 194 è un albero malefico che ha prodotto i frutti coerenti: ha alimentato una cultura di morte; ha giustificato una mentalità eugenetica; ha introdotto l’aborto chimico (RU486); ha ormai ottenuto una pacifica accettazione delle norme ingiuste. Anche in queste ore alcuni autorevoli commenti confermano questo imbarazzante allineamento alla 194: qualcuno, ad esempio, si è chiesto se il bambino fosse davvero malformato, come se da questo derivasse una legittimazione alla sua soppressione.
Purtroppo si conferma la tesi che da tempo Verità e Vita va pubblicamente sostenendo: se non si difende la vita umana tutta e sempre, senza compromessi con la verità, la cultura di morte non può che avanzare, inesorabilmente, cavalcando abilmente i nostri silenzi e le nostre ambiguità. Non si può difendere la vita tacendo l’iniquità di ogni fecondazione artificiale, anche omologa, e difendendo a spada tratta e acriticamente la legge 40, che la permette. Non si può invocare la 194 come una “buona legge”, e poi sperare di impedire la commercializzazione della pillola del giorno dopo o della RU486.
Il caso di Rossano, nella sua clamorosa e palese drammaticità, è un messaggio in bottiglia lanciato nel mare dell’indifferenza. A spedircelo sono i 5 milioni di bambini abortiti in Italia in questi anni: a loro deve rivolgersi il nostro sguardo, a loro dobbiamo dare voce.

Fonte: Comitato Verità e Vita, 30 aprile 2010

2 - GESU' CRISTO HA PERMESSO DI SCONFIGGERE LA PEDOFILIA
Ecco perché dobbiamo essere riconoscenti alla Chiesa Cattolica
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero, 27 aprile 2010

A volte per la Chiesa sono più insidiose certe difese che gli attacchi che subisce. E’ il caso dell’editoriale di Ernesto Galli della Loggia, sul Corriere della sera di ieri.
Galli sostiene che, a proposito della questione pedofilia e clero, la drastica opera di pulizia intrapresa da Benedetto XVI, “senza guardare in faccia a nessuno”, deriverebbe da un adeguamento della Chiesa alla mentalità moderna dell’occidente laico che considera un male assoluto gli abusi dei pedofili.
Dice: “la Chiesa ha finito per fare rapidamente proprio, senza riserve o scostamenti di sorta, il punto di vista affermatosi (peraltro recentemente e a fatica, ricordiamocelo) nella società laica occidentale”.
Galli aggiunge: “si tratta beninteso del punto di vista della società occidentale, non molto condiviso, come si sa, da altre società come quelle islamiche o afro asiatiche”. Poi conclude che l’Occidente sarà scristianizzato, ma la Chiesa di Roma è sempre più “occidentale”.
Una tesi che sembra voler arruolare il Papa fra le file “laiche”. Ma in base a cosa Galli ritiene che sia grazie alla mentalità laica moderna che si è cominciato a ritenere criminale l’abuso dell’infanzia? Non lo dice.
Purtroppo per lui c’è chi sostiene con corposi argomenti il contrario. Infatti sullo stesso Corriere, il 19 aprile scorso, Vittorio Messori scriveva: “La pedofilia... è addirittura lodata e raccomandata da filosofi, come avvenne nell’ antica Grecia e com’è avvenuto nel Sessantotto europeo e americano”.
Messori intende dimostrare – mi sembra – che non è affatto l’occidente laico e moderno ad aver pronunciato la condanna unanime, senza appello, senza se e senza ma, della pedofilia.
Lo scrittore cattolico cita intellettuali, testi, manifesti. Che si potranno discutere, ma sono la base concreta del suo ragionamento. Mentre Galli non fornisce documentazione di quanto afferma. Cosicché la sua tesi risulta infondata.
Del resto – al di là delle discussioni filosofiche – è tristemente noto che nei costumi attuali delle società occidentali la pedofilia è diventata un fenomeno criminale molto vasto e forse in crescita. E’ difficile sostenere che questo Occidente si possa davvero presentare come maestro in fatto di condanna della pedofilia.
Soprattutto è improbabile che possa impartire lezioni alla Chiesa, nella quale, stando a sociologi come Jenkins e Introvigne, la percentuale di pedofili – per quanto amplificata dai mass media – è microscopica e assai inferiore a quella mondana.
Se il Papa ha intrapreso una lotta così drastica a questo oscuro fenomeno non è perché abbia aderito alla mentalità del mondo, come scrive Galli, ma – al contrario – è perché giudica intollerabile che ci siano sacerdoti (seppure rarissimi) che cadano in questi vizi oscuri e criminali che vengono dal mondo (dal mondo in senso giovanneo, come luogo del “principe delle tenebre”).
Inoltre il papa giudica che la logica troppe volte seguita dal ceto ecclesiastico fino ad oggi (del coprire certi crimini per non svergognare la Chiesa) tradisca Gesù Cristo e la missione da lui affidata alla Chiesa, esponendo ai “lupi” gli agnelli, cioè i figli di Dio più piccoli e indifesi.
Il Papa – diversamente da Galli – sa che proprio grazie all’irrompere del cristianesimo, per la prima volta nella storia, è diventato un tabù assoluto la violazione dell’infanzia.
Nell’antichità, prima dell’arrivo del cristianesimo, era possibile qualsiasi perversione o abuso, fino a estremi criminali, anche sull’infanzia.
Svetonio – per dire – racconta che Nerone, “oltre al commercio con ragazzi liberi e al concubinato con donne maritate... dopo aver fatto tagliare i testicoli al ragazzo Sporo, cercò anche di mutarlo in donna, e se lo fece condurre in pompa magna, come nelle cerimonie nuziali solenni, e lo considerò come moglie legittima”.
Al di là del “caso Nerone”, è l’antichità in sé che è barbara e feroce. Pure l’antichità dei filosofi greci. Feroce con tutti i deboli, a cominciare dai bambini.
Poi arriva Gesù di Nazaret ed è un ciclone che rivoluziona tutto. Perfino la sottile violenza psicologica sull’anima pura dei bambini è per lui un crimine intollerabile: “chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina e fosse gettato negli abissi del mare” (Mt. 18,6).
Gesù va anche oltre: i bambini per lui costituiscono addirittura l’esempio da cui devono imparare i grandi e i sapienti. Sono i bambini i depositari della più vera e profonda sapienza. Sono loro – dice esplicitamente Gesù – i veri eredi del Suo Regno e chi segue Gesù deve “tornare come loro”.
Un giorno, in un villaggio, il Maestro si siede e chiede agli apostoli di cosa discutevano per la via. Loro sono imbarazzati perché – come certi ecclesiastici di oggi – si contendevano le poltrone pensando al “regno” da lui annunciato come a un regno mondano.
Allora Gesù li fissa negli occhi e ribalta i loro cuori, rivoluzionando il mondo: “se uno vuol essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servo di tutti”. Quindi, “preso un bambino, lo pose in mezzo” e disse: “In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini non entrerete nel regno dei cieli. Perché chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me” (Mt. 18, 2-5).
E’ proprio l’irrompere del cristianesimo infatti che dà per la prima volta alla vita nascente, ai bambini uno “status” umano, anzi divino. Il solo caso in cui Gesù pronuncia parole di condanna (e di condanna tremenda: la macina al collo) è quello che riguarda chi scandalizza i piccoli.
Perfino Mauro Pesce e Corrado Augias nel loro “Inchiesta su Gesù”, pur così acido con la Chiesa, riconoscono che “non si può apprezzare la forza di queste parole (di Gesù, nda) se non si considera che i bambini, in una società contadina primitiva, erano nulla, erano non persone, proprio come i miserabili. Un bambino non aveva nemmeno diritto alla vita. Se suo padre non lo accettava come membro della famiglia, poteva benissimo gettarlo per la strada e farlo morire, oppure cederlo a qualcuno come schiavo”.
E’ letteralmente Gesù ad aver inventato l’infanzia, ad aver affermato cioè, una volta per sempre, che i bambini sono esseri umani e che sono sacri e inviolabili.
Lo riconoscono anche i filosofi più laici. Richard Rorty – guru del neopragmatismo americano – in “Objectivity, relativism and Truth. Philosophical papers” osserva: “se si guarda a un bambino come a un essere umano, nonostante la mancanza di elementari relazioni sociali e culturali, questo è dovuto soltanto all’influenza della tradizione ebraico-cristiana e alla sua specifica concezione di persona umana”.
E’ con Gesù che si ribalta tutto e i piccoli o i malati o gli schiavi – che fino ad allora erano considerati oggetti da usare e abusare – diventano divini, quindi sacri e preziosi come il Figlio di Dio stesso che proprio in essi si è voluto identificare. Da qui l’atto d’accusa di Nietzsche: “Il cristianesimo ha preso le parti di tutto quanto è debole, abietto, malriuscito”.
E’ vero. Al contrario di quanto scrive Galli, se nel pensiero moderno ogni tanto fiorisce il seme dell’umanesimo è perché è la Chiesa che ce l’ha piantato. Dunque inconsapevolmente la stampa che attacca, contro la pedofilia, fa un’apologia del cristianesimo.
Per questo il papa, nelle scorse settimane, non ha gridato al complotto, ma ha denunciato il peccato più ancora della stampa, ha pianto con le vittime e ha giudicato “una grazia” provvidenziale perfino questa aggressiva campagna di stampa.
Perché pensa che Dio l’abbia permessa per purificare la sua Chiesa e farle ritrovare Gesù. Così l’umiltà del papa a Malta ha commosso le vittime e ha conquistato milioni di cuori. E’ la strana vittoria della debolezza. La “debolezza” della fede.

Fonte: Libero, 27 aprile 2010

3 - A CONTRADDIZIONE: PEDOFILIA NO, OMOSESSUALITA' SI
(Ecco perché questo ragionamento non torna)
Fonte I Tre Sentieri, 16 Aprile 2010

Il cardinale Tarcisio Bertone ha detto che la pedofilia non ha nessun legame con il celibato, piuttosto è attestato psichiatricamente che può avere un legame con l'omosessualità e...apriti cielo! L'intellighenzia planetaria (si è scomodato persino un ministro del governo francese) è subito insorta. Viene da ricordare ciò che Benedetto XVI disse a proposito del profilattico come soluzione non solo insufficiente ma perfino aggravante dell'AIDS: stesse scomposte e farisaiche reazioni.
Eppure così come il Papa sul profilattico, anche il cardinale Bertone ha ragione. Vediamo perché.
Prima di tutto i dati parlano chiaro. La pedofilia, anche se non esclusivamente, è prevalentemente presente negli ambienti omosessuali. D'altronde anche per quanto riguarda la sua presenza nel clero essa è al 99% praticata su bambini maschi, anzi: su adoloscenti maschi in età postbuberale. Infatti, c'è giustamente chi ha detto che a riguardo più che di pedofilia bisognerebbe parlare di efebofilia. Monsignor Charles J. Scicluna, della Congregazione per la Dottrina della Fede, parla per gli anni recenti di un 10% di casi di pedofilia in senso stretto e di un 90% di casi su adolescenti e giovani. Inoltre c’è un interessante studio del John Jay College of Criminal Justice della City University of New York (ambiente tutt’altro che cattolico) che attesta (come poi ha commentato anche il noto sociologo Massimo Introvigne) che oltre l’80% dei preti incriminati tra il 1950 e il 2002 risultano di orientamento omosessuale.
D’altronde sono cose che si sanno. Molti esponenti della cultura omosessualista, nonché omosessuali anch’essi, non hanno mai fatto mistero di una certa “simpatia” per la pedofilia. Francesco Agnoli riportò su Il Foglio del 2007 una dichiarazione dell’attuale governatore della Puglia Nichi Vendola, anch’egli omosessuale: “Non è facile affrontare un tema come quello della pedofilia (…), cioè del diritto dei bambini ad avere una loro sessualità, ad avere rapporti tra loro, o con gli adulti, e trattarne con chi la sessualità l’ha vista sempre in funzione della famiglia (…).” Sempre Francesco Agnoli ci dice che il noto scrittore, omosessuale dichiarato, Aldo Busi, nel suo Manuale del perfetto papà dichiara che l’età lecita per i rapporti omosessuali è a partire dai tredici anni, perché, secondo lui, già allora il bambino sarebbe libero di decidere in tal senso. Un noto pensatore omosessualista come Mario Mieli, a cui i radicali hanno dedicato anche un famoso circolo, afferma nel suo Elementi di critica omosessuale che la pedofilia svolgerebbe una sorta di funzione “redentiva”.
Veniamo adesso al motivo culturale. L'omosessualità si esprime negando volutamente l'ordine naturale. La pulsione omosessuale non è insopprimibile, cioè non deve essere necessariamente assecondata. Pertanto, quando questa pulsione viene assecondata si accondiscende consapevolmente per un atto che è contro-natura. Il dato naturale, una volta superato, diventa difficile poterlo recuperare successivamente. Si dice: uomo e uomo sì, donna e donna sì, ma adulto e bambino no. Perché si afferma: nel primo caso c'è la maturità psichica nel secondo no. E' vero! Ma per riconoscere questo bisogna appellarsi ad un dato di natura. Viene allora da chiedersi: perché mai dovrebbe valere il dato di natura per la pedofilia se poi viene volutamente superato per l'omosessualità? Inoltre, l'obiezione che abbiamo richiamato prima fa appello alla ragione, nel senso che con la ragione si dovrebbe riconoscere che non è legittimo il soddisfacimento di una pulsione sessuale verso i bambini. Ma anche questo richiamo risulta debole, perché, ammettendo l'omosessualità, si è già riconosciuta che ogni pulsione sessuale, anche contro-natura, deve essere soddisfatta, innalzando a criterio supremo il principio del piacere e non della ragione e della responsabilità. Tanto è vero questo che è altrettanto attestato che nel mondo omosessuale è pressoché assente la fedeltà. (…)

Fonte: I Tre Sentieri, 16 Aprile 2010

4 - E' VENUTO IL MOMENTO DI DENUNCIARE LE CALUNNIE CONTRO IL PAPA
Vediamo nei dettagli il fatto emblematico dello scivolone del New York Times
Autore: Padre Raymond J. De Souza - Fonte: L'Occidentale, 4 Aprile 2010

Lo scorso 25 marzo, ha accusato il cardinale Joseph Ratzinger, l’attuale Papa Benedetto XVI, di essere intervenuto per impedire che il sacerdote Lawrence Murphy venisse processato per numerosi casi di abusi sessuali su minori. Queste affermazioni sono false. Si tratta di un’insinuazione smentita dagli stessi documenti che la sostengono. Al contrario, lontano dall’essere segno di un giornalismo responsabile, la storia raccontata dal giornale americano dimostra nei minimi dettagli che è parte di una grande campagna coordinata contro papa Benedetto XVI. Prima di analizzare la falsità sostanziale della calunnia, vale la pena prendere in considerazione le seguenti circostanze:
- L’accusa del New York Times si basa su due fonti. La prima sono gli avvocati che attualmente stanno portando avanti una causa civile contro l’Arcidiocesi di Milwaukee. Jeffrey Anderson, uno dei legali, sta anche svolgendo dei processi contro la Santa Sede presso la Corte Suprema degli Stati Uniti. Quindi, in tutta questa storia Anderson ha un interesse finanziario diretto.
- La seconda fonte è Rembert Weakland, arcivescovo di Milwaukee in pensione. Questo personaggio è il vescovo meno affidabile e senza ritegno di tutti gli Stati Uniti, molto conosciuto per aver gestito male, quando ancora era in carica, molti casi di abusi sessuali. Weakland è stato anche ritenuto colpevole per aver utilizzato 450mila dollari dei fondi dell’Arcidiocesi per azzittire un suo ex amante omosessuale che lo stava ricattando. Nella vicenda degli abusi sui minori da parte di padre Murphy, l’arcivescovo era il responsabile nel periodo tra il 1977 e il 1998, quando il sacerdote morì. Per molto tempo Weakland è stato amareggiato per essere caduto in disgrazia agli occhi del papa Giovanni Paolo II e del cardinale Joseph Ratzinger a causa della sua cattiva amministrazione dell’Arcidiocesi di Milwaukee, molto prima che venisse a galla la storia del pagamento del ricatto al suo amante clandestino con i soldi dei parrocchiani. L’arcivescovo Weakland, quindi, non è prima facie una fonte affidabile.
- L’autrice dell’articolo del New York Times, Laurie Goodstein, ha già avuto in precedenza un legame con l’arcivescovo. L’anno scorso, subito dopo la pubblicazione della sfortunata autobiografia dell’arcivescovo, la Goodstein scrisse un peculiare e compassionevole articolo che cercava di nascondere tutte le accuse più gravi mosse contro Weakland (New York Times, 14 maggio 2009).
- Lo stesso venerdì in cui il quotidiano americano pubblicava l’articolo sugli abusi, a Roma si è svolta una manifestazione. Uno potrebbe anche domandarsi come hanno fatto gli attivisti statunitensi ad essere a Roma distribuendo gli stessi documenti che quel giorno venivano citati dal New York Times. In questo caso, sembra chiaro che si tratta di una vera e proprio campagna coordinata, e non una disinteressata forma di fare giornalismo.
Nonostante tutto questo, è pur sempre possibile che una cattiva fonte possa dire la verità. Ma le fonti compromesse chiaramente necessitano di un maggiore controllo. Invece di esercitare un riscontro minuzioso sulla storia, gli editori dei giornali di tutto il mondo si sono solo limitati a ripetere come un pappagallo l’articolo del New York Times. Un fatto che ci porta a un problema ancora più fondamentale: la storia non è affatto vera, come dimostrano gli stessi documenti su cui si è fondata.
Il quotidiano americano ha messo a disposizione sul suo proprio sito web i documenti che dimostrerebbero il racconto. In nessuno di quei documenti viene dimostrato che il cardinale Ratzinger in persona abbia preso delle decisioni che, secondo quanto si afferma, avrebbero ostacolato il processo per abusi sessuali contro padre Murphy. Se è pur vero che le lettere sono indirizzate a Ratzinger, è altrettanto vero che le risposte provengono da un suo assistente. Ma anche lasciando da parte questo fatto, il gravamen dell’accusa – ossia che l’ufficio del cardinale Ratzinger ha impedito l’inchiesta – è totalmente falsa.
I documenti infatti dimostrano che né il processo canonico né il processo penale contro padre Murphy sono stati bloccati da nessuno. In realtà, è stato solo abbandonato pochi giorni prima che padre Murphy morisse. Secondo gli stessi documenti, il cardinale Ratzinger nella vicenda non ha mai preso alcuna decisione. Siccome padre Murphy era gravemente malato e un processo canonico è un procedimento particolarmente complicato, l’arcivescovo Tarcisio Bertone – l’assistente dell’attuale Papa – suggerì di adottare tutti i mezzi possibili per rimuoverlo da ogni incarico al più presto possibile.
Ripeto: l’accusa che il cardinale Ratzinger fece qualcosa di sbagliato non è dimostrata dagli stessi testi su cui si basa l’articolo. Nella documentazione, Ratzinger non prende alcuna decisione. Il suo assistente, l’arcivescovo Bertone, è d’accordo sulla necessità di svolgere un processo canonico. Quando era ormai ovvio che padre Murphy stava per morire, Bertone suggerì di togliergli quanto prima qualsiasi ministero sacerdotale.
Per di più, secondo il diritto canonico vigente in quel momento, la principale responsabilità di casi di abusi sessuali ricadeva sul vescovo del luogo. Fin dal 1977, l’arcivescovo Weakland aveva la responsabilità di amministrare le punizioni a padre Murphy. Ma non ha fatto assolutamente nulla fino al 1996. E’ in quell’anno che l’ufficio del cardinale Ratzinger venne coinvolto nella faccenda. Questo dimostrerebbe quindi che il cardinale Ratzinger non fece nulla per impedire il processo locale. Secondo quanto dimostrano le sue stesse prove, il New York Times ha chiaramente raccontato male la storia. (...)

Fonte: L'Occidentale, 4 Aprile 2010

5 - IN SPAGNA ZAPATERO VUOLE ABOLIRE I CROCIFISSI
Ecco la nuova legge organica sulla (pseudo) libertà religiosa e di coscienza
Fonte Corrispondenza Romana, 17/4/2010

Col pretesto del pluralismo religioso, il governo spagnolo intende presentare al Congresso una nuova legge organica sulla libertà religiosa e di coscienza, che cancelli quella vigente, la n. 7/1980, e che “regoli” i diritti delle confessioni non cattoliche. Con tanto di “concordati” da firmare per autorizzare i musulmani a far festa di venerdì e gli ebrei di sabato oppure concedere gratuitamente spazi pubblici per l’erezione di moschee o sinagoghe. Od ancora per fissare le regole di accesso alle sovvenzioni per le attività sociali e caritative.
Ma il vero obiettivo è un altro: col pretesto di recepire la sentenza del Tribunale Europeo dei Diritti Umani di Strasburgo, l’iniziativa governativa intende far sparire i crocifissi e tutti i simboli religiosi dagli spazi pubblici come amministrazioni municipali, tribunali, ospedali e scuole. Non a caso le due bozze finora predisposte lo prevedono espressamente, la prima nello stesso testo di legge, la seconda – quella del ministro di Giustizia, Francisco Caamaño – demandando tale aspetto ad un apposito regolamento, ancora da redigere. Del resto, non sono i numeri a giustificare tanta fretta: nonostante l’esplosione migratoria, in Spagna ad oggi risiedono un milione di musulmani, un milione e mezzo di evangelici, 600 mila ortodossi, diversi buddhisti e mormoni. Poca cosa rispetto ai 35 milioni di cattolici spagnoli, pari al 77% della popolazione complessiva.
Ma questo importa poco ai promotori. Il Consiglio dei Ministri trasmetterà nelle prossime settimane un’anticipazione del progetto di legge in oggetto al Consiglio di Stato, cosicché comunichi le sue osservazioni in via informale, poi l’Esecutivo depositerà il testo presso la Camera Bassa. L’inizio del dibattito è previsto prima di agosto.

Fonte: Corrispondenza Romana, 17/4/2010

6 - NON CI POTRANNO MAI ESSERE DONNE SACERDOTE
Nemmeno il Papa può cambiare il volere di Dio
Autore: Vittorio Messori - Fonte: Corriere della Sera, 14 dicembre 2009

Caro Direttore, nei giorni scorsi se lo chiedeva in un articolo il collega Aldo Cazzullo, dispiaciuto dal rarefarsi dei candidati ai seminari, con l' abbandono di quei «presidi» anche sociali che sono le parrocchie. Scriveva, dunque: «Non capisco perché una donna non possa diventare sacerdote. Cosa le manca? Quale motivazione teologica lo impedisce?». Domande che, in questi mesi, si sono poste altri, davanti al rientro nella Chiesa cattolica, dopo quasi mezzo millennio di separazione, di una parte consistente della Comunità anglicana. Due le motivazioni principali del «ritorno all' ovile»: l' ordinazione sacerdotale di omosessuali praticanti e, prima ancora, l' ordinazione di donne. Possibile, ci si è chiesto, che toccare, qui, il monopolio maschile possa costituire un tale scandalo da provocare rivolta anche tra cristiani «non papisti»? Ebbene, sì: in una prospettiva di fede, il problema è radicalmente diverso da quello del matrimonio per i consacrati, problema di disciplina ecclesiale sul quale è possibile il dibattito, pur non dimenticando che non sono in gioco solo questioni di opportunità. Per l' ordinazione di donne, invece, siamo davanti a una sorta di intangibile «elemento costitutivo» della Chiesa non solo cattolica, ma anche ortodossa: in tutto l' Oriente greco e slavo la sola proposta di sacerdoti femmine provocherebbe prima stupore e poi, insistendo, sdegno o ilarità. Il tema è così basilare che, nel suo debordante insegnamento, solo in due occasioni Giovanni Paolo II è sembrato fare appello, almeno nei toni, al carisma della infallibilità: è avvenuto sul rifiuto, sempre e comunque, di ogni legittimità dell' aborto; e sul rifiuto, appunto, del sacerdozio femminile. In effetti, nella Pentecoste del 1994, papa Wojtyla indirizzava una Lettera apostolica ai vescovi di tutto il mondo con il titolo «Ordinatio Sacerdotalis». Un testo breve e secco che terminava con parole inequivocabili: «Al fine di togliere ogni dubbio su una questione di grande importanza, che attiene alla stessa divina costituzione della Chiesa, in virtù del mio ministero di confermare i fratelli, dichiaro che la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire a donne l'ordinazione sacerdotale e che questa nostra sentenza deve essere tenuta in modo definitivo da tutti i fedeli della Chiesa». Potremmo dunque vedere, in un futuro indefinito, preti cattolici sposati (come nell' ortodossia i pope, ma non i vescovi) ma non vedremo mai, parola di Giovanni Paolo II, parroci donne. Ginofobia, tabù sessuali, maschilismo? Niente affatto, replicava il Papa: «Il fatto che Maria Santissima, Madre di Dio e della Chiesa, non abbia ricevuto la missione propria degli apostoli né il sacerdozio ministeriale, mostra chiaramente che la non ammissione delle donne all'ordinazione non può significare una loro minore dignità o una discriminazione... Il ruolo femminile nella vita e nella missione della Chiesa, pur non essendo legato al sacerdozio ministeriale, resta assolutamente necessario e insostituibile». Così - lo dicevamo - Oriente e Occidente cristiani hanno creduto e praticato sin dagli inizi, tanto che la Tradizione indivisa, qui, non ha subito alcuna eccezione in duemila anni. Ma perché questa intransigenza? Si possono trovare, certo, motivi di convenienza e di opportunità, si può fare appello a una ricca simbologia. Ma, alla fine, ricorda papa Wojtyla, il motivo di fronte al quale il credente deve inchinarsi, è quello enunciato da Paolo VI, che pure allineò molti e non irrilevanti argomenti umani: «La ragione vera è che Cristo, dando alla Chiesa la sua fondamentale costituzione, seguita poi sempre dalla Tradizione, ha stabilito così». E Giovanni Paolo II confermava: «Nell'ammissione al servizio sacerdotale, la Chiesa ha riconosciuto come norma il modo di agire del suo Signore nella scelta di dodici uomini che ha posto a fondamento della sua Chiesa». E solo uomini scelsero quegli apostoli per loro successori, in una catena maschile che giunge sino a noi. La Chiesa cattolica è, a livello istituzionale, la sola, vera «monarchia assoluta» sopravvissuta. Il Papa vi può tutto, vi è supremo legislatore, esecutore, giudice. Può tutto, tranne contraddire alla Scrittura e alla Tradizione, indiscussa e ininterrotta, che l'ha interpretata. Siamo davanti a uno dei casi in cui anche gli onnipotenti pontefici romani spalancano le braccia: «Anche se volessimo, non possumus. Così il Cristo ha stabilito e noi non siamo che suoi esecutori. Obbediamo a una rivelazione, non a una ideologia umana». Situazione, certo, comprensibile solo in una prospettiva di fede. Ma per dirla ancora con papa Wojtyla alla fine della sua Lettera apostolica: «I più grandi nel regno dei cieli non sono i preti, sono i santi». E di questi ultimi con nome femminile vi è abbondanza nel calendario cattolico. Come ricordò proprio quel Papa, tra i milioni di pellegrini di Lourdes pochi sanno il nome del parroco e forse nessuno quello del vescovo nel 1858. Ma tutti conoscono e venerano la piccola analfabeta che Maria scelse come sua portavoce e che la Chiesa, gestita da uomini, pose sugli altari, onorando questa «storia tra donne».

Fonte: Corriere della Sera, 14 dicembre 2009

7 - ECCO COSA PROVANO LE DONNE CHE HANNO USATO LA RU486
Mentre i medici scaricano su di loro tutto il peso psicologico
Autore: Gianfranco Amato - Fonte: Cultura Cattolica, 23 aprile 2010

La pillola abortiva RU486 non è affatto un’alternativa dolce all’intervento chirurgico.
Le pillole da prendere, in realtà, sono due: con la prima si uccide il feto, con la seconda, da assumere due giorni dopo, si causano le contrazioni necessarie per la sua espulsione.
Questo sistema per procurare l’aborto chimico viene spacciato come un metodo più semplice e psicologicamente accettabile di quello chirurgico. Un metodo più moderno, più rispettoso dell’integrità fisica e psichica della donna, meno invasivo e meno rischioso.
In realtà l’esperienza di molte donne che sono ricorse alla RU 486 racconta un’altra storia.
Dopo che hai ingoiato la prima pillola, sai che quel giorno stesso tuo figlio morirà, e resterà attaccato lì, morto, dentro il tuo ventre. Il suo cuoricino, che il giorno prima hai ascoltato durante l’ecografia, smetterà di battere. Per sempre. È l’effetto della prima pasticca, che tu devi mettere in bocca da sola, perché da sola sei lasciata a sopprimere quella vita che tu stessa hai deciso di eliminare.
Lo capisci subito la sera stessa che quel figlio è morto, perché senti improvvisamente sparire tutti quei segni di gravidanza che le donne ben conoscono, primo fra tutti il seno più turgido, e quella piccola tensione del basso ventre tipica dei primi mesi di gravidanza.
Poi viene il momento peggiore: quello dell’attesa. Devi aspettare tre lunghi giorni, nei quali continui a fare quello che hai sempre fatto, lavorare, camminare, mangiare, dormire, andare al cinema. Cerchi di distrarti, ma sai che hai quel “coso” morto lì dentro che deve essere eliminato, espulso, cioè abortito.
In quei tre giorni, poi, hai tutto il tempo per pensare e riflettere su quello che ti è accaduto e che ti accadrà, hai il tempo per pregare e per piangere. Ti senti una specie di assassina in libertà e ti chiedi perché mai hai accettato questo maledetto metodo. Arrivi persino a pensare che forse sarebbe davvero stato meglio far fare tutto al medico. In anestesia, in sala operatoria, non avresti sentito né provato nulla. (...)
Invece, dopo quei tre lunghissimi giorni di attesa, devi ripresentarti in ospedale per la seconda pillola, nella speranza che tutto finisca più in fretta possibile. Anche quella pasticca ti viene messa in mano e sei tu che la devi mandare giù. Sei tu l’unica e sola mandante e autrice di un piccolo omicidio, quello del tuo figlio mai nato, e senti che una parte di te sta per sparire per sempre, che non tornerà mai più ed è una sensazione solo tua, di solitudine, che non condividi nemmeno con l’anonima infermiera che ti consegna la pillola nella garza sterile. A quel punto però la ingoi subito perché speri che tutto finisca più in fretta possibile.
Non sai ancora che, da quel momento, ti prepari ad assistere, a partecipare ed a effettuare il tuo “avveniristico” aborto terapeutico. Intanto, oltre alla situazione dolorosa, vieni pervasa dall’ansia dell’arrivo dei dolori fisici.
I medici ti spiegano che si tratterà di una sorta di minitravaglio, con qualche contrazione uterina, lievemente dolorosa, ma essenziale per provocare il distacco del feto, ormai morto, dalla parete uterina e per la sua espulsione, e che comunque sarebbe stato eliminato facilmente, misto con del sangue. I medici ti spiegano che sarà come avere delle mestruazioni più dolorose del solito.
Invece il dolore è molto più forte, le contrazioni molto più lunghe e la consapevolezza di quello che sta avvenendo rende tutto più nauseante, orribile e terribile insieme. Ed assistere a tutto questo diventa insopportabile. Piangi per il dolore fisico ma soprattutto per il dolore dell’anima, per la partecipazione attiva ad un evento che mai avresti voluto vivere ed osservare da così vicino.
Poi, quando tutto è finito, quando tutto è compiuto, la procedura ti obbliga anche a verificare di persona che effettivamente l’aborto farmacologico sia ben riuscito, per cui ti viene effettuata l’ecografia di controllo, che trasmette dallo schermo l’immagine pulita del tuo utero non più “abitato”, ma vuoto e libero dal corpo estraneo che si è voluto medicalmente eliminare. Non si sente più nessun battito galoppante, nessun segno di vita, ma solo silenzio di morte. Ed un infinito, straziante senso di colpa.
La descrizione che ho fatto non è frutto di creatività letteraria ma corrisponde, purtroppo, alla drammatica testimonianza resa da una mia collega, un’avvocatessa di trentaquattro anni, che ha avuto la disavventura di ricorrere all’aborto chimico cinque anni fa, quando la Regione Toscana ha deciso di attuare la somministrazione della RU46 in via sperimentale. La testimonianza può essere letta integralmente nell’intervista apparsa su Il Giornale del 3 aprile scorso e rende drammaticamente l’idea di quanto poco di “dolce” ci sia nella tanto decantata pillola abortiva RU486.
Se non si ha il coraggio di osservare la realtà per quello che essa è, si rischia sempre di restare prigionieri dei luoghi comuni dell’ideologia. E facili prede degli ingannevoli messaggi subliminali del Potere.

Fonte: Cultura Cattolica, 23 aprile 2010

8 - COMUNICATO DELLA SANTA SEDE SUI LEGIONARI DI CRISTO
Il Santo Padre intende rassicurare tutti i Legionari che non saranno lasciati soli nonostante i gravissimi comportamenti di P. Marcial Maciel
Fonte Vatican.va, 1 maggio 2010

1. Nei giorni 30 aprile e 1° maggio il Cardinale Segretario di Stato ha presieduto in Vaticano una riunione con i cinque Vescovi incaricati della Visita Apostolica alla Congregazione dei Legionari di Cristo (mons. Ricardo Blázquez Pérez, Arcivescovo di Valladolid; mons. Charles Joseph Chaput, OFMCap., Arcivescovo di Denver; mons. Ricardo Ezzati Andrello SDB, Arcivescovo di Concepción; mons. Giuseppe Versaldi, Vescovo di Alessandria; mons. Ricardo Watty Urquidi, M.Sp.S., Vescovo di Tepic). Ad essa hanno preso parte i Prefetti della Congregazione per la Dottrina della Fede e della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica e il Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato.
Una delle sessioni si è svolta alla presenza del Santo Padre, al quale i Visitatori hanno presentato una sintesi delle loro Relazioni, già anteriormente inviate.
Nel corso della Visita sono stati incontrati personalmente più di 1.000 Legionari e sono state vagliate diverse centinaia di testimonianze scritte. I Visitatori si sono recati in quasi tutte le case religiose e in molte delle opere di apostolato dirette dalla Congregazione. Hanno ascoltato, a voce o per iscritto, il giudizio di molti Vescovi Diocesani dei Paesi in cui la Congregazione opera. I Visitatori hanno anche incontrato numerosi membri del Movimento "Regnum Christi", benché esso non fosse oggetto della Visita, in particolare uomini e donne consacrate. Hanno ricevuto anche notevole corrispondenza da parte di laici impegnati e di familiari di aderenti al Movimento.
I cinque Visitatori hanno testimoniato l’accoglienza sincera loro riservata e lo spirito di fattiva collaborazione mostrato dalla Congregazione e dai singoli religiosi. Pur avendo agito indipendentemente, sono giunti ad una valutazione ampiamente convergente e ad un giudizio condiviso. Essi hanno attestato di avere incontrato un gran numero di religiosi esemplari, onesti, pieni di talento, molti dei quali giovani, che cercano Cristo con zelo autentico e che offrono l’intera loro esistenza per la diffusione del Regno di Dio.
2. La Visita Apostolica ha potuto appurare che la condotta di P. Marcial Maciel Degollado ha causato serie conseguenze nella vita e nella struttura della Legione, tali da richiedere un cammino di profonda revisione.
I gravissimi e obiettivamente immorali comportamenti di P. Maciel, confermati da testimonianze incontrovertibili, si configurano, talora, in veri delitti e manifestano una vita priva di scrupoli e di autentico sentimento religioso. Di tale vita era all’oscuro gran parte dei Legionari, soprattutto a motivo del sistema di relazioni costruito da P. Maciel, che abilmente aveva saputo crearsi alibi, ottenere fiducia, confidenza e silenzio dai circostanti e rafforzare il proprio ruolo di fondatore carismatico.
Non di rado un lamentevole discredito e allontanamento di quanti dubitavano del suo retto comportamento, nonché l’errata convinzione di non voler nuocere al bene che la Legione stava compiendo, avevano creato attorno a lui un meccanismo di difesa che lo ha reso per molto tempo inattaccabile, rendendo di conseguenza assai difficile la conoscenza della sua vera vita.
3. Lo zelo sincero della maggioranza dei Legionari, emerso anche nelle visite alle case della Congregazione e a molte loro opere, non da pochi assai apprezzate, ha portato molti in passato a ritenere che le accuse, via via divenute più insistenti e lanciate qua e là, non potessero essere che calunnie.
Perciò la scoperta e la conoscenza della verità circa il fondatore ha provocato, nei membri della Legione, sorpresa, sconcerto e profondo dolore, distintamente evidenziati dai Visitatori.
4. Dai risultati della Visita Apostolica sono emerse con chiarezza, tra gli altri elementi:
a) la necessità di ridefinire il carisma della Congregazione dei Legionari di Cristo, preservando il nucleo vero, quello della "militia Christi", che contraddistingue l’azione apostolica e missionaria della Chiesa e che non si identifica con l’efficientismo a qualsiasi costo;
b) la necessità di rivedere l’esercizio dell’autorità, che deve essere congiunta alla verità, per rispettare la coscienza e svilupparsi alla luce del Vangelo come autentico servizio ecclesiale;
c) la necessità di preservare l’entusiasmo della fede dei giovani, lo zelo missionario, il dinamismo apostolico, per mezzo di un’adeguata formazione. Infatti, la delusione circa il fondatore potrebbe mettere in questione la vocazione e quel nucleo di carisma che appartiene ai Legionari di Cristo ed è loro proprio.
5. Il Santo Padre intende rassicurare tutti i Legionari e i membri del Movimento "Regnum Christi" che non saranno lasciati soli: la Chiesa ha la ferma volontà di accompagnarli e di aiutarli nel cammino di purificazione che li attende. Esso comporterà anche un confronto sincero con quanti, dentro e fuori la Legione, sono stati vittime degli abusi sessuali e del sistema di potere messo in atto dal fondatore: ad essi va in questo momento il pensiero e la preghiera del Santo Padre, insieme alla gratitudine per quanti di loro, pur in mezzo a grandi difficoltà, hanno avuto il coraggio e la costanza di esigere la verità.
6. Il Santo Padre, nel ringraziare i Visitatori per il delicato lavoro da essi svolto con competenza, generosità e profonda sensibilità pastorale, si è riservato di indicare prossimamente le modalità di questo accompagnamento, a cominciare dalla nomina di un suo Delegato e di una Commissione di studio sulle Costituzioni.
Ai membri consacrati del Movimento "Regnum Christi", che lo hanno richiesto con insistenza, il Santo Padre invierà un Visitatore.
7. Infine, il Papa rinnova a tutti i Legionari di Cristo, alle loro famiglie, ai laici impegnati nel movimento "Regnum Christi", il suo incoraggiamento, in questo momento difficile per la Congregazione e per ciascuno di loro. Li esorta a non perdere di vista che la loro vocazione, scaturita dalla chiamata di Cristo e animata dall’ideale di testimoniare al mondo il suo amore, è un autentico dono di Dio, una ricchezza per la Chiesa, il fondamento indistruttibile su cui costruire il futuro personale e quello della Legione.

Fonte: Vatican.va, 1 maggio 2010

9 - OMELIA PER LA VI DOMENICA TEMPO PASQUA - ANNO C - (Gv 14,23-29)

Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 9 maggio 2010)

Dio ci ama a tal punto da voler rimanere sempre con noi. Egli non si disinteressa delle sue creature. Con la sua grazia, Egli entra nell’anima come il sole entra attraverso il vetro e illumina l’interno di una stanza. Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo prendono dimora nel nostro cuore e noi, pertanto, diveniamo tempio della Santissima Trinità. Non c’è più distanza tra noi e Dio. Dio è in cielo e in terra, e anche nel nostro cuore, se accettiamo che Egli abiti dentro di noi, se noi lo amiamo. Gesù ce lo dice chiaramente nel Vangelo di oggi: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui» (Gv 14,23).
Questo ci insegna che non siamo mai soli, se veramente vogliamo amare Dio. La vita del cristiano è una vita di comunione con Colui che ci ha creati e ci ha redenti. Anzi, diciamo di più: quanto più ci sembra di essere soli, tanto più siamo vicini al nostro Dio. Egli non fa sentire la sua presenza del chiasso e nel frastuono, ma solamente nel silenzio e nella solitudine. Questa certezza ci deve spingere a cercare, nel corso della giornata, dei momenti da dedicare a questa presenza silenziosa e misteriosa. Quando preghiamo, chiudiamo la porta della nostra stanza, chiudiamo i nostri occhi, e pensiamo che Dio è dentro di noi. Parliamogli con grande familiarità e Lui ci ispirerà sempre qualche buon proposito. Sarà soprattutto nel momento della prova che sperimenteremo la sua presenza benefica: quanto più si sarà lontani dagli aiuti umani, tanto più saremo vicini all’aiuto divino.
Il fatto, purtroppo, è che, quando preghiamo, siamo molto distratti. La nostra preghiera si riduce a una ripetizione superficiale di parole, alle quali nemmeno pensiamo. Per pregare bene, dobbiamo pensare innanzitutto che Dio è presente in noi e dobbiamo porre attenzione al senso delle parole che pronunciamo. Allora, e solo allora, la nostra preghiera non rimarrà mai senza effetto: od otterrà quello che domandiamo, oppure ci procurerà qualcosa di ancora più grande.
Dio in me e io in Lui! Certo, con un Ospite così vivo e così grande, badiamo bene di non sfigurare. Pensiamo spesso che Dio ci vede, che Dio è nel nostro cuore. Pertanto non dobbiamo offendere questa presenza in noi con il peccato. C’è, infatti, una condizione affinché Dio dimori in noi: dobbiamo amarlo. E lo ameremo veramente solo se osserveremo la sua parola, oppure, se non lo abbiamo fatto per il passato, se ci impegneremo ad osservarla. Anche queste sono parole di Gesù: «Chi non mi ama, non osserva le mie parole» (Gv 14,24). Se si ama veramente Dio, non costerà fatica fare la sua Volontà, osservare i suoi Comandamenti d’amore. Solo se faremo così, godremo della pace che Gesù è venuto a portare su questa terra. Altrimenti, nei nostri cuori, nelle nostre famiglie e nella società umana, vi sarà sempre guerra e divisione.
Il Vangelo di oggi ci parla inoltre del Paraclito, ovvero dello Spirito Santo. Paraclito significa Consolatore. Egli consola i nostri cuori nelle prove della vita e ci fa assaporare, nel segreto della preghiera, quella che sarà la gioia senza fine del Paradiso. Lo Spirito Santo è il santificatore della nostra anima. Il Padre lo ha inviato su questa terra nel giorno di Pentecoste. Nel brano del Vangelo di oggi, Gesù dice che il Paraclito ci insegnerà ogni cosa e ci ricorderà tutto ciò che Gesù ha insegnato (cf Gv 14,26).
Bisogna dunque pregarlo. Ci avviciniamo ormai alla sua festa. Proponiamoci fin d’ora di invocare la sua discesa nei nostri cuori, affinché Egli ci arricchisca con i suoi Sette Doni e ci faccia comprendere sempre di più le parole di Gesù.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 9 maggio 2010)

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