BastaBugie n°230 del 03 febbraio 2012

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1 SCOMPARE OSCAR LUIGI SCALFARO: PER LUI LA DEMOCRAZIA CONTAVA PIU' DELLA VERITA'
In una intervista dichiarò che una legge dello Stato (come quella sull'aborto), anche se contraria al diritto naturale, deve essere accettata non soltanto di fatto, ma anche promossa!
Autore: Marco Invernizzi - Fonte: La Bussola Quotidiana
2 JOHN LENNON, LUXURIA E GLI ALTRI: ECCO LA PUBBLICITA' DELLA DISCORDIA
Ditta australiana di assorbenti costretta a ritirare lo spot televisivo in cui, nella disputa tra un trans e una donna, quest'ultima vince facendo notare che lei ha le mestruazioni e lui no
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: Antidoti
3 SI, SONO PROPRIO ESCREMENTI QUELLI GETTATI CONTRO IL VOLTO DI CRISTO NELLO ''SPETTACOLO'' DI CASTELLUCCI
La versione andata in scena a Milano è stata furbescamente edulcorata, ma ecco il video dove lo stesso Castellucci nel presentare precedentemente lo stesso spettacolo dice esplicitamente che l'intenzione è di lanciare ''la merda a Dio''
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Bussola Quotidiana
4 L'INCREDIBILE CONVERSIONE DELLA DIRETTRICE DI UNA CLINICA DEL PIU' GRANDE ENTE ABORTISTA AMERICANO RACCONTATA IN UN LIBRO
''Se pensi che avere un aborto sia una scelta che elimina un problema... ripensaci, perché l'aborto non è la fine di un problema... è solo l'inizio di tanti problemi in più''
Autore: Virginia Lalli - Fonte: Nuove Frontiere Onlus
5 E' L'ORA DELLE SCELTE: I LEFEBVRIANI RIENTRERANNO NELLA CHIESA CATTOLICA?
C'è più cattolicesimo nella Fraternità San Pio X che in molte comunità interne al mondo cattolico... ecco perché va sanato al più presto questo paradosso
Autore: Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro - Fonte: Il Foglio
6 IL COMUNE DI GUBBIO ABOLISCE IL REGISTRO DELLE COPPIE DI FATTO: NON HA VALORE GIURIDICO, RISCHIA DI ESSERE ANTICOSTITUZIONALE E DISCRIMINA LE COPPIE SPOSATE
Su proposta di Luigi Girlanda il sindaco PD ha preso atto che il registro è inutile: pur esistendo da 10 anni, su 33mila abitanti aveva ricevuto l'iscrizione di una sola coppia
Autore: Francesco Riccardi - Fonte: Avvenire
7 ULTIMATUM DELLA CASA BIANCA: GLI ENTI RELIGIOSI COSTRETTI ALLA COPERTURA ASSICURATIVA PER I DIPENDENTI DI FARMACI POTENZIALMENTE ABORTIVI
Del resto Obama inaugurò la sua presidenza con il via libera alla ricerca sulle staminali embrionali e si è espresso più volte a favore dell'aborto definendolo ''fondamentale diritto costituzionale''
Autore: Lorenzo Schoepflin - Fonte: Avvenire
8 CI LASCIA PADRE SERRA: DIFESA DELLA VERITA', GRANDE PREPARAZIONE SCIENTIFICA, MODESTIA SORPRENDENTE, ESTREMO RIGORE DOTTRINALE E MORALE
Fiero avversario delle tecniche antiumane applicate alla genetica: trasparente nemico delle leggi ingiuste sull'aborto, la fecondazione artificiale, la sperimentazione sugli embrioni umani
Autore: Mario Palmaro - Fonte: La Bussola Quotidiana
9 OMELIA V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO B - (Mc 1, 29-39)
Si ritirò in un luogo deserto, e là pregava
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - SCOMPARE OSCAR LUIGI SCALFARO: PER LUI LA DEMOCRAZIA CONTAVA PIU' DELLA VERITA'
In una intervista dichiarò che una legge dello Stato (come quella sull'aborto), anche se contraria al diritto naturale, deve essere accettata non soltanto di fatto, ma anche promossa!
Autore: Marco Invernizzi - Fonte: La Bussola Quotidiana, 30-01-2012

Nato nel 1918 da padre napoletano e madre piemontese, Oscar Luigi Scalfaro è morto il 29 gennaio all'età di 93 anni, dopo avere ricoperto le principali cariche istituzionali della Repubblica.
Studiò giurisprudenza e divenne magistrato giurando fedeltà allo Stato nel 1943, quando il fascismo stava uscendo di scena, ma ebbe ancora a che fare con i fascisti in quanto coinvolto come giudice in alcuni dei processi che portarono alla condanna a morte di molti, ritenuti ex fascisti; processi che lui stesso riterrà molti anni più tardi inquinati dal clima di odio ideologico nel quale si svolsero.
Tuttavia, già nel 1946 lascia la Magistratura per approdare in Parlamento alle elezioni per la Assemblea Costituente nelle fila della Dc, dove approda da cattolico militante nell'Azione Cattolica, alla quale si era iscritto a soli dodici anni.
Nel partito occuperà sempre posizioni di destra, appartenendo alla corrente di Mario Scelba prima e poi opponendosi con molti altri democristiani alla politica di centro-sinistra e a quella del compromesso storico, rispettivamente negli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso. Ciò lo portò a diventare ministro nell'epoca dei governi guidati da Bettino Craxi, nella stagione successiva al fallimento del compromesso storico, negli anni Ottanta.
Eletto Presidente della Camera nel 1992,  vi rimase solo un mese per diventare Capo dello Stato, eletto al sedicesimo scrutinio, il 25 maggio. Si era alla fine della Prima Repubblica e iniziava il disfacimento dei principali partiti per via giudiziaria, ma propiziato dalla caduta del Muro di Berlino nel 1989. Inizierà durante il suo settennato una nuova fase politica segnata dal cambio di sistema elettorale da proporzionale a parzialmente maggioritario e dalla vittoria elettorale della coalizione di centro-destra guidata da Silvio Berlusconi nelle elezioni del 1994.
La sua Presidenza sarà segnata dal rifiuto opposto al Presidente del Consiglio Berlusconi di andare al voto anticipato dopo che alcune forze politiche alleate fecero cadere il governo pochi mesi dopo la vittoria elettorale. Scalfaro usò le prerogative costituzionali che gli permettevano di favorire la nascita di un nuovo governo, ma così inaugurò un lungo periodo di contrapposizione della Presidenza della Repubblica con le forze politiche di centro-destra che fece dire a molti che il Capo dello Stato parteggiava apertamente per una parte politica. E infatti, dopo la fine del suo mandato, Scalfaro entrò nel Partito Democratico e si impegnò pubblicamente nei vari comitati in difesa della Costituzione, sorti per opporsi ai progetti di revisione costituzionale proposti, anche se non attuati, nelle fila del centro-destra.
La sua parabola politica, iniziata e confermata a lungo nel centro-destra, seppure internamente alla Dc, e poi approdata nel centro-sinistra, è emblematica per spiegare una certa declinazione del cattolicesimo in politica. Scalfaro infatti si ritenne sempre un cattolico in politica, col suo distintivo dell'Aci sempre visibile, con il suo impegno religioso mai nascosto. Tuttavia, il cristianesimo non doveva, e non voleva, influenzare la cultura politica e possibilmente le stesse istituzioni. Lo disse chiaramente in una intervista dove confermò che una legge dello Stato doveva essere accettata non soltanto di fatto, ma anche promossa, sebbene contraria al diritto naturale. (*) La sua cultura politica spiega come mai tanti ministri Dc firmarono la legge 194 sull'aborto oppure il perché Romano Prodi andò a votare nel referendum sulla legge 40, probabilmente sentendosi coerenti con la loro cultura politica.
Emblematico l'episodio che verrà ricordato in questi giorni da molti, quando nel 1950 apostrofò pubblicamente in un ristorante una signora che aveva le spalle scoperte, accusandola di immoralità. Ne nacque un processo, e la sfida a duello da parte del marito della signora, che Scalfaro rifiutò. Ma quello che oggi a noi importa è il modello di cattolicesimo espresso dall'uomo pubblico, moralista nelle circostanze della vita privata, e acquiescente al volere della maggioranza, sempre e comunque, nella vita pubblica. Me lo disse una volta Luigi Gedda, parlandomi del tipo democristiano con cui ebbe spesso a scontrarsi: per lui, mi spiegava, la democrazia conta più della verità.
Oggi Scalfaro è arrivato al traguardo della vita, e queste considerazioni sono importanti soltanto per noi che siamo ancora sulla terra. A lui, adesso, è giusto riservare soprattutto una preghiera.

(*)  Intervistato da Vittorio Messori (Inchiesta sul cristianesimo, SEI, Torino, 1987, p. 218) a proposito dell'atteggiamento avuto dalla DC di fronte alla legge sull'aborto, Scalfaro rispose: «Era un atto dovuto. Il mio partito poteva solo opporsi nella discussione in parlamento e poi opporsi nella votazione. Il che è stato fatto. Poi, la maggioranza si è espressa, ed era quel che era. A quel punto, Presidente della repubblica, Presidente del consiglio, ministri competenti non potevano far altro vhe firmare: un atto dovuto...».

Fonte: La Bussola Quotidiana, 30-01-2012

2 - JOHN LENNON, LUXURIA E GLI ALTRI: ECCO LA PUBBLICITA' DELLA DISCORDIA
Ditta australiana di assorbenti costretta a ritirare lo spot televisivo in cui, nella disputa tra un trans e una donna, quest'ultima vince facendo notare che lei ha le mestruazioni e lui no
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: Antidoti, 20/01/2012

Non è la prima volta che gli assorbenti femminili suscitano putiferi. Al tempo dei gloriosi Beatles, John Lennon, in un pub, se ne mise uno sulla testa e poi chiese alla cameriera: «Sai chi sono?». E quella rispose: «Sì, una testa di c…!». Al che il Lennon si infuriò e rovesciò il tavolo. Dovettero intervenire il proprietario e gli altri camerieri per sedare il tumulto. Quello usato dal Beatle, suppongo, era un assorbente britannico. La maledizione degli assorbenti, però, deve serpeggiare in tutto il Commonwealth, dato quel che ho letto sul Corsera.it in data 3 gennaio 2012 (a firma di Francesco Tortora). Il fatto è questo: gli assorbenti australiani Libra sono stati pubblicizzati in uno spot in cui si vedono due bionde, una naturale e una trans, nella ritirata di una discoteca. Si suppone che si tratti della toilette pour dames. Forse l'agenzia pubblicitaria non ha voluto approfondire questo particolare perché già di suo suscettibile di bagarre. Ricordate quando un incidente del genere (anzi, del gender) capitò al Parlamento italiano? Il deputato/a Vladimiro Guadagno, in arte Luxuria, pretendeva di usare il cesso delle femmine e la collega Mara Carfagna si opponeva. Non so come la querelle sia stata appianata: forse adesso la Camera ha variato i tipi di wc, adeguandosi alle nuove realtà lgbtc. Uno per ogni gender, così non litiga nessuno. E pure uno alla turca per rispetto all'islam. Ma torniamo allo spot della Libra. Libra, in latino, significa Bilancia anche nel senso zodiacale. Sarebbe, questo, il segno della mediazione, ma nel nostro caso si è rivelato zizzanico. Nel breve filmato, le due bionde fanno a gara di femminilità: io mi trucco gli occhi, e io me li trucco più di te; io mi assesto le poppe, e io ce le ho più grosse delle tue. Insomma, roba così. Alla fine, la biondina-vera cala l'atout e tira fuori l'assorbente: marameo, io ho le mestruazioni e tu no. E' stato questo il particolare che ha scatenato l'inferno, tanto che la ditta Libra si è dovuta scusare e ha ritirato lo spot. Potenza internazionale dei trans! La drag queen («regina del rimorchio») nella scena finale sbatte la porta, sconfitta e compaiono le parole: «Libra ti rende donna!». La (o il? boh) presidente di un'associazione transgender neozelandese ha spiegato che proprio questo è il punto: «La pubblicità è offensiva perché dice chiaramente che l'unico modo per essere donna è avere le mestruazioni. Inoltre veicola il luogo comune secondo cui le transgender non siano persone normali». La (il) sua/o omologa/o australiana mette il dito direttamente sulla piaga: «È chiaro che ci suggerisce che una transgender non è una donna». Eggià, hic sunt leones, è qui il punctum dolens. Un trans, secondo l'ideologia gender, è una donna al pari delle donne-donne. Mentre, secondo gli abitanti del «luogo comune», non sono «persone normali». Eppure, i transideologi non si rendono conto della contraddizione: non erano cinque i gender? In base a detta teoria, le donne sono donne e i trans trans; è una questione di scelta e di «orientamento». Se uno decide liberamente di fare il trans, perché si offende se gli danno del trans e non lo trattano da donna? E' vero, lo spot discrimina sugli assorbenti. E allora? Che io sappia, i trans, di essere diversi, se ne vantano. Il loro appeal, stando alle dichiarazioni dei loro frequentatori, sta proprio nel fatto di non essere donne né uomini, né maschi né femmine, bensì tutt'e due insieme. I trans sono più liberi degli altri, i cosiddetti normali (termine, quest'ultimo, sempre più ambiguo), e non solo perché possono usare indifferentemente ogni categoria di cesso pubblico. Possono vestirsi in ogni tipo di negozio, possono fare gli impiegati di giorno e le drag queen la notte, possono sedurre ognuno dei cinque genders attualmente esistenti (siamo in attesa degli altri cinque che Scienza & Fantasia stanno alacremente studiando per metterli a disposizione delle liberazioni prossime venture). Perché i transnazionali (come il partito pannelliano!) se la sono presa così tanto in tutto il mondo anglofono? Boh. Chi scrive è nato ai tempi in cui i sessi erano solo due e non può capire. Restiamo rammaricati per la povera ditta Libra, costretta alla ritrattazione anche se non comprendiamo quale segmento di mercato abbia timore di perdere. Altro boh. Le suggeriamo di non scoraggiarsi e, semmai, mettersi di buona lena a studiare un assorbente adatto ai trans, un transassorbente da esibire nel bagno delle donne mentre compare la scritta: «Sai chi sono?».

Fonte: Antidoti, 20/01/2012

3 - SI, SONO PROPRIO ESCREMENTI QUELLI GETTATI CONTRO IL VOLTO DI CRISTO NELLO ''SPETTACOLO'' DI CASTELLUCCI
La versione andata in scena a Milano è stata furbescamente edulcorata, ma ecco il video dove lo stesso Castellucci nel presentare precedentemente lo stesso spettacolo dice esplicitamente che l'intenzione è di lanciare ''la merda a Dio''
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Bussola Quotidiana, 26/01/2012

Ci eravamo ripromessi in questi giorni di non tornare direttamente sulle polemiche relative allo spettacolo teatrale "Sul concetto di volto del Figlio di Dio", scegliendo invece di presentare ogni giorno previsto della rappresentazione al Teatro Parenti di Milano (24-28 gennaio) una "catechesi" sul Volto di Cristo attraverso alcune opere artistiche che nei secoli ne hanno trasmesso la bellezza e la potenza.
Ma mentre continuiamo a proporre una meditazione positiva sul Volto di Cristo, è necessario tornare almeno una volta sullo spettacolo di Castellucci perché, anche da parte di giornalisti cattolici seri, si stanno creando una serie di equivoci sul lavoro del regista romagnolo.
C'è chi sostiene infatti che la presa di posizione di chi ha parlato di blasfemia – noi compresi – sarebbe stata viziata da notizie false sullo spettacolo che, invece, alla prova dei fatti non sarebbe blasfemo. In concreto, non ci sarebbe nessun lancio di feci contro il Volto di Cristo e il liquame di fine spettacolo che cola sul dipinto di Antonello da Messina sarebbe soltanto inchiostro che non sta affatto a indicare le feci. Si tratterebbe solo di una riflessione sulla condizione umana, addirittura un grido, una preghiera nei confronti di quel Cristo che guarda la scena per tutto lo spettacolo.
E' bene allora chiarire che – almeno per quanto riguarda la Bussola Quotidiana – non c'è stato alcun fraintendimento su che cosa è lo spettacolo di Castellucci, e lo ha descritto molto precisamente Massimo Introvigne in uno degli articoli con cui abbiamo iniziato a seguire il caso.
Riportiamo il passaggio, per non lasciare spazio ad altri equivoci: "Lo spettacolo di Castellucci ha come tema la decadenza del corpo umano, messa in scena attraverso l'incontinenza di un padre che non riesce a trattenere le proprie feci, di cui la scena si riempie continuamente, accudito con pazienza da un figlio. Sullo sfondo, un grande volto di Cristo tratto dal noto dipinto di Antonello da Messina (1429 o 1430-1479). Nella versione dello spettacolo presentata al Festival di Avignone dei personaggi, fra cui alcuni ragazzini, lanciano granate contro il dipinto: ma sembra che questa scena sarà esclusa dalla versione di Milano. Alla fine, il volto di Cristo è invaso anch'esso da liquami che danno al pubblico l'impressione - ampliata in alcune rappresentazioni da effetti olfattivi - degli escrementi, mentre appare la scritta in inglese «You are my shepherd» (Tu sei il mio pastore), con un «not» in caratteri più scuri che è insieme presente e assente, così che in ogni momento la scritta può anche essere letta come «Tu non sei il mio pastore»".
Dunque il nostro giudizio è stato dato in piena consapevolezza dello spettacolo. A questo però bisogna aggiungere che la versione andata in scena a Milano è stata "furbescamente" edulcorata. Non solo è stata tagliata la scena del lancio di pietre contro il Volto di Cristo [http://www.youtube.com/watch?v=2pqQ8vgFP8w] ad opera di una decina di bambini, che comunque è parte della sceneggiatura originale e già da sola basterebbe a parlare di blasfemia. Ma nella versione presentata nell'ottobre 2010 al RomaEuropa Festival, a Roma appunto, la blasfemia è ancora più esplicita, come si ricava da questa recensione di TeatroeCritica [http://www.teatroecritica.net/2010/10/sul-concetto-di-volto-nel-figlio-di-dio-ovvero-il-destino-dei-padri-secondo-romeo-castellucci/], dove è chiaro che gli spettatori sono immersi per un'ora nell'odore di feci e che il liquame che nel finale copre il Volto di Cristo, nelle intenzioni è chiaramente escremento.
E qui veniamo al secondo punto, quello delle intenzioni dell'artista che, nelle dichiarazioni rese prima della messa in scena a Milano, per qualcuno sono diventate una sorta di preghiera, di grido a Dio. Qui ci sono da chiarire due punti: anzitutto che le intenzioni dell'artista, ammesso che siano vere, non possono essere il criterio ultimo con cui giudicare un'opera. C'è un'oggettività, c'è un Brutto e un Bello, che prescindono dalle intenzioni. Cito ancora l'articolo già da noi pubblicato a firma di Introvigne: "L'oscenità e la trasgressione,  per usare le parole del Papa, sono dati oggettivi. Non dipendono dalle intenzioni dell'artista. Se qualcuno - è successo - mette in scena uno stupro di gruppo con tutte le sue caratteristiche più oscene e ripugnanti, e poi afferma che il suo scopo è denunciare la violenza contro le donne, il presunto fine condivisibile del regista non giustifica il mezzo, che rimane oggettivamente pornografico. Il fine non giustifica i mezzi, neanche in campo artistico: una verità difficile da accettare per una società immersa nel relativismo, per cui non esistono valori oggettivi o azioni intrinsecamente cattive, ma ogni azione va valutata caso per caso con esclusivo riferimento alle intenzioni di chi la compie. Dunque noi non possiamo giudicare le intenzioni di Castellucci, né sapere veramente se le sue giustificazioni sono sincere oppure difensive, strumentali e pubblicitarie. Ma possiamo e dobbiamo affermare che le intenzioni non sono il criterio ultimo ed esclusivo per giudicare quello che vediamo. Lo spettacolo nella sua sequenza finale - gli escrementi sul dipinto - mette in scena qualche cosa che è brutto, ripugnante e - in quanto si accosta a Gesù Cristo senza il rispetto dovuto a Colui che è veramente il Figlio di Dio - anche offensivo per i credenti, i quali non sono obbligati a tollerarlo in nome di una concezione relativista, dominante ma sbagliata, secondo cui spetterebbe solo all'artista dire qual è il senso e il significato delle sue opere".
Il secondo punto riguarda proprio l'autore: non sappiamo e non vogliamo giudicare cosa c'è nella testa e nel cuore di Castellucci, però chi usa le sue ultime dichiarazioni per affermare che non si tratta di uno spettacolo blasfemo e che anzi è una preghiera, dovrebbe almeno confrontarle con le dichiarazioni che lo stesso Castellucci ha reso nel presentare precedentemente lo stesso spettacolo, e che sono facilmente reperibili su You Tube, come in questo video [http://www.youtube.com/watch?v=27SUIybN01g], dove dice esplicitamente che l'intenzione è di lanciare "la merda a Dio". E con altre interviste rilasciate dallo stesso Castellucci a proposito delle sue idee sull'arte e su Dio, come noi abbiamo già avuto modo di pubblicare [http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2127].
Infine, un'ultima questione riguarda il modo di reagire: noi abbiamo detto con chiarezza che è legittimo protestare anche pubblicamente, ovviamente in modo composto: è un diritto che hanno tutti, non si  capisce perché non dovrebbe essere garantito ai cattolici. Però noi abbiamo privilegiato – oltre a ciò che stiamo pubblicando sul nostro quotidiano online - la preghiera e la messa di riparazione, come è stato fatto in una parrocchia di Milano la sera del 24 gennaio, perché questo riteniamo sia il modo essenziale e pubblico in cui l'intera comunità cristiana si riconosce. In qualche modo la sgangherata protesta in piazza del 24 sera, con la presenza di sigle che poco hanno a che fare con il sentire dei fedeli cattolici, ci ha dato ragione. La manifestazione fissata per il 28 dal Comitato San Carlo Borromeo promette di essere diversa, ma anche su queste manifestazioni c'è comunque una questione di fondo che aveva perfettamente centrato monsignor Luigi Negri nel suo editoriale sempre su La Bussola Quotidiana: "Certo che se le Chiese cosiddette ufficiali – ma il termine mi è assolutamente ostico perché la Chiesa è una sola, non è né quella ufficiale né quella carismatica, la Chiesa è il mistero del popolo di Dio nato dal mistero di Cristo morto e risorto e dall'effusione dello Spirito, quindi c'è una Chiesa sola –; se la Chiesa non reagisce adeguatamente in modo certamente non rancoroso, non livido, assumendo in senso uguale e contrario l'atteggiamento demenziale di questi parauomini di cultura; se non reagisce la Chiesa, allora necessariamente possono intervenire in maniera protagonistica gente o gruppi che nella Chiesa non hanno a cuore soltanto la difesa della Chiesa ma hanno a cuore l'espressione legittima delle loro convinzioni. Allora poi non si dica che la protesta è dei tradizionalisti; la protesta è dei tradizionalisti perché la Chiesa come tale non prende una posizione, che a me sembrerebbe assolutamente necessaria".

Fonte: La Bussola Quotidiana, 26/01/2012

4 - L'INCREDIBILE CONVERSIONE DELLA DIRETTRICE DI UNA CLINICA DEL PIU' GRANDE ENTE ABORTISTA AMERICANO RACCONTATA IN UN LIBRO
''Se pensi che avere un aborto sia una scelta che elimina un problema... ripensaci, perché l'aborto non è la fine di un problema... è solo l'inizio di tanti problemi in più''
Autore: Virginia Lalli - Fonte: Nuove Frontiere Onlus, 01/02/2012

E' uscito in Italia il libro (in inglese) "Unplanned" (non pianificati) di Abby Jhonson, ex direttrice a Bryan in Texas di una delle cliniche americane per aborti della catena "Planned Parenthood".
Il libro racconta la sua vicenda professionale e la sua trasformazione umana e spirituale all'insegna della verità e della compassione.
Abby incontra all'università del Texas una reclutatrice presso uno stand del volontariato per Planned Parenthood. Ricorda Abby: "Dicevano che erano lì per ridurre gli aborti, per renderli 'sicuri' e 'rari' con la pianificazione familiare. Parlavano in modo compassionevole, dicendo che non vogliono che le donne tornino indietro nel tempo con gli aborti illegali e pericolosi, facendo altresì riferimento ai diritti riproduttivi" .
La Jhonson desiderando aiutare le donne in difficoltà inizia come psicologa volontaria a lavorare per Planned Parenthood, fa rapidamente carriera e nel giro di otto anni diventa direttore della clinica del Texas.
Abby alla quale veniva imposto di raggiungere delle quote di aborti e di accettare senza discutere l'ideologia abortista del "diritto all'aborto" rimane turbata, constatando che l'aborto era più un prodotto che vendevano che una necessità da combattere affinché diminuissero gli aborti.
Ma tutto cambia il 26 settembre 2009 quando per carenza di personale le viene chiesto di assistere ad un controllo ecografico di un aborto.
Vede con orrore un bambino di 13 settimane di gestazione completamente sviluppato con braccia, gambe, dita, piedi e un piccolo battito cardiaco combattere e infine perdere la sua vita per mano di un abortista.
"In un primo momento, il bambino non si muoveva, come se fosse addormentato. Ma poi, quando la sonda abortista è stata vicino ad esso, è saltato e ha cominciato a combattere, e ho visto che si allontanava dalla sonda. Nel giro di pochi secondi, la lotta era finita e il bambino aveva perso".
"Pensavo che un bambino di poche settimane fosse incapace di sentire qualcosa" racconta Abby ma vide anche come si contorceva mentre il tubo lo aspirava "poi è scomparso sotto i miei occhi nella cannula - racconta Abby- aggiungendo che l'ultima cosa che vide fu "come la spina dorsale perfettamente formata venisse aspirata dalla cannula".
"Non riuscivo a smettere di pensare a quante donne aveva rassicurato quando avevano chiesto prima di abortire, 'Il mio bambino sentirà questo?'"."Dicevo loro, una dopo l'altra, 'No', perché mi era stato detto da Planned Parenthood che il bambino non sentirebbe dolore fino a 28 settimane di gestazione'. Non potevo pensare che io avevo creduto a questa menzogna per otto anni. "La realtà è che un bambino prenatale può sentire dolore già ad otto settimane di gestazione". In quel momento Abby ha avuto la piena consapevolezza di ciò che l'aborto è ed a che cosa stava dedicando la sua vita ed ha avuto una trasformazione profonda.
Abby ha continuato a lavorare a Planned Parenthood per poco tempo dopo l'aborto per trovare "il coraggio di mettere da parte l'orgoglio e ammettere a se stessa, agli amici e alla sua famiglia che aveva sbagliato e che loro avevano ragione".
"Ma il 5 ottobre 2009 meno di un mese dopo racconta" io non sapevo cosa fare, sapevo solo che non potevo continuare a lavorare a Planned Parenthood".
Abby si è rivolta al vicino ufficio della Colazione per la Vita, un locale gruppo a favore della vita che pregava fuori dal suo ufficio di Planned Parenthood.
La Coalizione per la Vita ha lanciato nel 2004 "40 giorni per la vita", una campagna di un gruppo locale di Byran, Texas. La campagna attiva due volte l'anno consiste in 40 giorni di preghiera e digiuno con veglie in turni davanti alle cliniche per aborti. I 40 giorni derivano dalla Bibbia: i 40 giorni sul Sinai di Mosè e i 40 giorni nel deserto di Gesù.
Abby ha promesso che avrebbe cominciato a sostenere la vita nel grembo materno ed esporre l'aborto per quello che è realmente.
"Sapevo che i membri della Coalizione avevano pregato per me per molti anni" Abby ha spiegato,"ed ero anche in buoni rapporti con alcuni di loro. Quello che non sapevo è che intorno a me si stava svolgendo una guerra spirituale. Quando ripenso alla mia vita a Planned Parenthood, di come ho agito e come ho parlato, mi fa quasi male fisicamente", ha riflettuto. "Le cose che abbiamo detto, scherzando con i colleghi di lavoro, il tutto mentre stavamo uccidendo persone nello stesso edificio, vi è stato un male lì, quasi come se, quando si attraversano i cancelli del centro di aborto, qualcosa prende il controllo della tua mente".
Abby rassegna le sue dimissioni da Planned Parenthood il 9 ottobre 2009.
Planned Parenthood ha preso immediati provvedimenti legali nei confronti della Jhonson per violazione del contratto e violazione del segreto per ridurla al silenzio. Ma il giudice ha respinto la domanda di Planned Parenthood e la stampa americana ha quindi riportato la storia del suo cambiamento e la sua sorprendente testimonianza le consente di salvare vite umane dei non nati in tutto il Paese. Molti le hanno scritto, dopo aver letto il suo libro, stanno riconsiderando le loro scelte o vorrebbero lasciare l'industria degli aborti.
In un intervista Abby Jhonson ha dichiarato che ha lasciato il suo lavoro e si è unita alla Coalizione per la vita per aiutare le donne a capire la verità su aborto e non per diventare un personaggio pubblico.
Abby e il marito dopo la conversione sono entrati a far parte della Chiesa Cattolica.
Nel suo sito Abby invita a pregare per i medici abortisti che ha avuto modo di conoscere e che praticano aborti anche fino a 22 o anche 36 settimane. Ha pubblicato una lettera per coloro che lavorano nelle cliniche che praticano aborti e racconta di pratiche fatte passare per contraccettive ma in realtà abortive.
Nel dicembre del 2011, è stato annunciato che la Johnson è stata assunta da Americani Uniti per la Vita come Senior Policy Advisor.
Il padre di Abby ha affermato che se non fosse stato per l'aborto avrebbe avuto altri due nipoti riferendosi ai due aborti di Abby. Lei e il marito hanno una figlia. Abby si augura che coloro che conoscono la sua storia si rendano conto delle implicazioni di un aborto: "Se pensi che avere un aborto è una scelta personale, una scelta privata che elimina un problema: ripensaci. L'aborto farà male a te e a molti altri. L'aborto non è la fine di un problema: è solo l'inizio di tanti, molti problemi in più".

Fonte: Nuove Frontiere Onlus, 01/02/2012

5 - E' L'ORA DELLE SCELTE: I LEFEBVRIANI RIENTRERANNO NELLA CHIESA CATTOLICA?
C'è più cattolicesimo nella Fraternità San Pio X che in molte comunità interne al mondo cattolico... ecco perché va sanato al più presto questo paradosso
Autore: Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro - Fonte: Il Foglio, 27/01/2012

L'accordo si farà oppure no? Il dialogo fra la Santa Sede e la Fraternità San Pio X, fondata da monsignor Marcel Lefebvre, è entrato in una fase decisiva. L'esito di questo dialogo sta a cuore innanzitutto a Benedetto XVI, che lo ha promosso e alimentato personalmente; sta a cuore a tutti i sacerdoti, i religiosi e i laici che fanno parte della Fraternità; e sta a cuore a tutta quella più vasta parte del mondo cattolico che lefebvriana non è, ma che si colloca nell'area della tradizione. Per motivi diversi, anche il cattolicesimo progressista e il mondo laico osservano con grande attenzione, e qualche nervosismo.
Insomma: la partita che si sta giocando è importante e difficile, ma l'accordo non è impossibile. Molte resistenze potrebbero cadere, se solo si considerasse che, per quanto si discuta di questioni dottrinali, lo si fa per via diplomatica, anche perché è in discussione la sistemazione canonica della Fraternità San Pio X. Ci si muove su un terreno misto dove è fondamentale distinguere i piani, operazione oggettivamente non sempre facile.
Da qui il moto sussultorio con cui procede la vicenda. Se si può comprendere il disorientamento di Roma davanti alle esitazioni della Fraternità San Pio X, si deve comprendere anche la perplessità della Fraternità San Pio X quando lamenta che Roma chiede quanto non ha chiesto a nessun altro per potersi fregiare della sdrucciolevole categoria ecclesiale detta "piena comunione".
A questo punto, nessuna delle due parti può pretendere di far pagare all'altra un prezzo inesigibile: da un lato, Roma non può chiedere alla Fraternità San Pio X di rinnegare la sua identità; dall'altro, i lefebvriani non possono pretendere che Roma perda la faccia, con una resa incondizionata e con una fiabesca rimessa in forma dell'attuale mondo cattolico, che è obiettivamente un coacervo di molte contrastanti cose.
Il successo della trattativa richiede uno sguardo che sappia tenere insieme fede e realismo. Da una parte, una visione soprannaturale: il credere che la Chiesa è a Roma, comunque e in ogni caso, nonostante stia attraversando una delle crisi più gravi della sua storia; dall'altra, la strada stretta del realismo, che punti a dare alla Fraternità San Pio X la possibilità di "fare l'esperienza della tradizione", secondo una formula che fu coniata proprio da monsignor Marcel Lefebvre.
Per quanto possa sembrare sproporzionato, la responsabilità maggiore investe gli eredi di Lefebvre. Nella storia della Chiesa ricorre spesso la figura del nano che si carica sulle spalle il gigante. Si tratta di un compito che, oltre al rigore dottrinale e morale, richiede umiltà e carità e la consapevolezza che Roma si aiuta stando a Roma. Ma più passa il tempo, più si rischia di pensare che esista solo un'alternativa tra due vie: la sirena di chi invita a non concludere perché le condizioni della Chiesa sono troppo gravi; e la sirena di chi invita a concludere senza discutere perché in fondo va tutto bene. L'una e l'altra via non si confanno al senso più intimo di un'istituzione come la Fraternità San Pio X, sorta in seguito alla indiscutibile crisi abbattutasi sulla Chiesa dopo il Concilio Vaticano II. Come spesso capita quando si prospetta un bivio, in realtà esiste una terza alternativa che, in questo caso, recita più o meno così: la questione deve essere conclusa al più presto proprio perché la situazione è grave, in vista del bene di tutta la Chiesa.
In tale operazione, la Fraternità San Pio X non può essere lasciata sola davanti a una responsabilità tanto grande. E in questo fa da garante Benedetto XVI. Non si può negare che questo Papa abbia caratterizzato il proprio pontificato rimettendo in onore la Messa gregoriana, ritirando la scomunica ai vescovi della Fraternità e avviando i colloqui dottrinali sui punti caldi: tutte condizioni richieste dagli eredi di Lefebvre. Questo fatto non può essere ignorato né dalla Fraternità San Pio X, né dai negoziatori che rappresentano Roma. I quali sanno benissimo che c'è più cattolicesimo nella comunità lefebvriana, pur canonicamente irregolare, che in molte comunità regolarissime interne al mondo cattolico. E' giunta l'ora di mettere fine a questo paradosso, con un atto di buona volontà e insieme di buon senso. Da entrambe le parti.

Fonte: Il Foglio, 27/01/2012

6 - IL COMUNE DI GUBBIO ABOLISCE IL REGISTRO DELLE COPPIE DI FATTO: NON HA VALORE GIURIDICO, RISCHIA DI ESSERE ANTICOSTITUZIONALE E DISCRIMINA LE COPPIE SPOSATE
Su proposta di Luigi Girlanda il sindaco PD ha preso atto che il registro è inutile: pur esistendo da 10 anni, su 33mila abitanti aveva ricevuto l'iscrizione di una sola coppia
Autore: Francesco Riccardi - Fonte: Avvenire, 26/01/2012

«Non è che cambio idea se mi chiama Bersani...». Diego Guerrini, sindaco Pd di Gubbio, mantiene il punto e chiede «rispetto per la decisione del Consiglio comunale » di abolire il locale registro delle coppie di fatto.
Come il bambino della famosa favola, il Comune di Gubbio ha avuto il coraggio per primo di dire che il 're è nudo', cioè che quel registro non ha alcuna valenza giuridica, potrebbe essere definito anticostituzionale e rischia, se male utilizzato, di essere persino discriminatorio nei confronti delle coppie sposate. Ma, soprattutto, è inutile. Tanto è vero che a Gubbio, pur esistendo da 10 anni, aveva ricevuto l'iscrizione di una sola coppia su 33mila abitanti. E – come sottolinea il consigliere Pdl Luigi Girlanda, che ha presentato la mozione di abolizione poi votata – «conteneva nel dispositivo di approvazione uno 'sfregio' alla Costituzione, sostenendo che 'l'articolo 29 limita la libertà delle persone'». Ma tant'è. La votazione del Consiglio comunale ha scatenato gli alti lai di Arcigay e di alcuni politici di sinistra, che chiedono conto al Pd della decisione. Il presidente di Arci-gay, Paolo Patané, ci va giù duro: il voto democratico del consiglio comunale diventa «un gesto vergognoso» e peggio i «continui tentennamenti del Partito democratico su una questione nodale che coinvolge la dignità e i diritti di cittadini e famiglie composte da persone gay, lesbiche e trans». Per Patané il Pd «deve chiarire qual è la sua linea. E se c'è, il partito la faccia rispettare a tutti i suoi amministratori. Altrimenti scattino sanzioni». Serve un atto d'imperio, insomma, per i 'difensori' di tutte le scelte (tranne quelle d'opinione, evidentemente). Anche la deputata Pd Paola Concia è critica e chiede al presidente del Partito Rosy Bindi di intervenire. Di decisione «scioccante», infine, parla Franco Grillini (Idv), sollecitando una presa di posizione del Pd.
«A tutti – risponde il sindaco Guerrini – chiedo il rispetto della libera e autonoma discussione e votazione del Consiglio comunale di Gubbio su un tema che non può, per chi si definisce laico e democratico, essere considerato oggetto di vincolo partitico o di coalizione. Da quando è stato istituito nessuno ha più parlato del registro e nessun effetto culturale ha prodotto. Se questo voto di ieri potrà servire a riaprire un dibattito serio, a riconoscere con le leggi dello Stato i diritti civili, sarei il primo a proporre un regolamento applicativo di una legge della Repubblica». Il sindaco infatti si dichiara in sostanza a favore di una legge con cui «il Parlamento trovi la forza e il consenso per riconoscere diritti reciproci a persone che vivono la loro vita insieme al di fuori dei vincoli matrimoniali». Ma riserva la stoccata finale al Pd: «Spero che un partito libero, democratico, laico possa essere realmente tale rispettando anche coloro che in coerenza coi valori della laicità delle istituzioni sono portatori di cultura e scelte semplicemente amministrative che non possono invece essere considerate come lesa maestà». Chissà, magari Giuliano Pisapia e Luigi De Magistris potrebbero rifletterci.

Fonte: Avvenire, 26/01/2012

7 - ULTIMATUM DELLA CASA BIANCA: GLI ENTI RELIGIOSI COSTRETTI ALLA COPERTURA ASSICURATIVA PER I DIPENDENTI DI FARMACI POTENZIALMENTE ABORTIVI
Del resto Obama inaugurò la sua presidenza con il via libera alla ricerca sulle staminali embrionali e si è espresso più volte a favore dell'aborto definendolo ''fondamentale diritto costituzionale''
Autore: Lorenzo Schoepflin - Fonte: Avvenire, 26/01/2012

Le primarie repubblicane, il 39° anniversario della sentenza passata alla storia come "Roe vs. Wade" con la quale la Corte Suprema introdusse di fatto l'aborto legale negli Usa, la Marcia per la vita lunedì a Washington, i nuovi strappi bioetici di Obama nei giorni scorsi e le conseguenti critiche dei vescovi statunitensi: sono gli ingredienti che giustificano il fermento del mondo pro-life americano.
Indubbiamente il tema della tutela della vita è uno dei campi su cui si gioca la partita delle primarie che incoroneranno lo sfidante repubblicano di Obama alle presidenziali di novembre. I candidati si contendono aspramente il voto prolife, percependo il forte bisogno di discontinuità rispetto all'attuale politica in tema di bioetica. Obama inaugurò la sua presidenza col via libera alla ricerca sulle staminali embrionali. Più volte, poi, si è espresso a favore dell'aborto, definendolo in una recente dichiarazione «fondamentale diritto costituzionale». Chi si batte per ottenere il rispetto dovuto alla vita umana non riesce a digerire gli oltre 54 milioni di aborti avvenuti dalla sentenza del 1973 a oggi.
Sono sempre più serrate, a tal proposito, le polemiche sulle misure previste nella riforma sanitaria varata da Obama, soprattutto in merito al finanziamento pubblico dell'aborto e al diritto all'obiezione di coscienza. È di venerdì scorso la presa di posizione dell'arcivescovo di New York e presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti (Usccb), Timothy Dolan, prossimo cardinale, che ha replicato con fermezza all'ultimatum della Casa Bianca. Il Dipartimento federale della Sanità aveva reso noto infatti che gli enti religiosi hanno tempo fino ad agosto del prossimo anno per adeguarsi all'obbligo – contenuto nei piani assicurativi sanitari inseriti nella riforma – di prescrivere farmaci potenzialmente abortivi come EllaOne, la pillola dei cinque giorni dopo.
Gli attivisti per la vita sono insorti, denunciando la palese violazione dei Church Amendments che tutelano il diritto all'obiezione di coscienza in tema di aborto e sterilizzazione. «Mai prima d'ora – ha affermato Dolan in un video disponibile sul sito della Conferenza episcopale Usa – era successo che il governo obbligasse individui e organizzazioni a comprare prodotti che non rispettano la loro coscienza. Il presidente ci sta dicendo che abbiamo un anno per capire come violare le nostre coscienze». Un fatto persino inaudito in un Paese come gli Stati Uniti dove «il libero esercizio della religione è al primo posto». Alle parole di Dolan si sono aggiunte quelle del cardinale Daniel Di Nardo, responsabile pro-life per i vescovi Usa. Di Nardo ha parlato di «notizie inquietanti» ribadendo che si mette in discussione una pietra miliare della società americana. Nell'omelia della Messa che ha concluso la Marcia per la Vita l'arcivescovo Dolan ha parlato con chiarezza di «cultura della morte». «Si sarebbe tentati di arrendersi – ha detto – quando abortire è considerato un diritto che deve essere sovvenzionato anche da chi lo ha in orrore». Eppure, ha sottolineato Dolan, ancora oggi abbiamo vegliato e pregato nonostante 39 anni fa ci fosse chi diceva che il movimento pro-life sarebbe scomparso.

Fonte: Avvenire, 26/01/2012

8 - CI LASCIA PADRE SERRA: DIFESA DELLA VERITA', GRANDE PREPARAZIONE SCIENTIFICA, MODESTIA SORPRENDENTE, ESTREMO RIGORE DOTTRINALE E MORALE
Fiero avversario delle tecniche antiumane applicate alla genetica: trasparente nemico delle leggi ingiuste sull'aborto, la fecondazione artificiale, la sperimentazione sugli embrioni umani
Autore: Mario Palmaro - Fonte: La Bussola Quotidiana, 28/01/2012

Con la morte di Padre Angelo Serra, avvenuta a Roma nella notte del 20 gennaio, la comunità scientifica perde uno dei più importanti genetisti, e il mondo cattolico perde uno dei più seri e rigorosi bioeticisti italiani. Serra rappresenta un raro esempio di studioso nel quale si univano una grande preparazione scientifica, una modestia sincera e sorprendente, e un rigore dottrinale e morale assoluto.
Ho conosciuto Padre Serra nel 1995, da studente, quando frequentavo il corso di specializzazione in Bioetica presso l'Istituto Scientifico del San Raffaele di Milano. Si trattava di un corso organizzato con serietà, guidato da docenti intelligenti e preparati, ma all'interno di una visione morale piuttosto elastica, disposta a sconfinare dai contorni netti della dottrina cattolica sulla vita e sulla medicina. Fra i docenti si susseguivano monsignor Sgreccia e, appunto, Padre Serra; ma anche Edoardo Boncinelli ("per me – ci diceva – la ricerca scientifica è una cosa, la riflessione morale un'altra") e Fernanda Pivano, che fu invitata a tenere una lezione sull'eutanasia parlando del suicidio dell'amico Hernest Haminguay. Il tema dell'aborto fu affidato, tanto per dare un'idea, al professor Giovanni Berlinguer, relatore della legge 194 al parlamento italiano.
In quella giornata al San Raffaele, a Serra non ci volle molto per accorgersi che, a dispetto della cornice in cui avveniva la sua lezione, non stava "giocando in casa": che l'embrione fosse un essere umano fin dal concepimento, che la fecondazione artificiale fosse incompatibile con il rispetto di quell'uomo, che il Rapporto Warnock dicesse delle corbellerie, era tanto chiaro per Serra quanto discutibile per alcuni dei suoi allievi. Sulle prime ebbi l'impressione che quel gesuita, piccolo di statura, dal tratto delicato e gentile, incapace di alzare la voce, con lo sguardo che ti voleva bene a ogni costo; ebbi l'impressione, insomma, che quel buon prete sarebbe stato del tutto inadeguato a far fronte alle obiezioni, talvolta sarcastiche di una platea così provocatoria. Una specie di don Abbondio in mezzo ai "vasi di ferro" della bioetica cattolica-possibilista.
Si trattava, in fondo, di una platea che aveva fatto già perdere la pazienza a Sgreccia, che alla fine della sua burrascosa lezione mi aveva confidato "Io qui non ci vengo più, mi attaccano sempre". Ma la mia valutazione di Padre Serra si rivelò presto del tutto sbagliata: Padre Angelo, con quell'aria serafica e impassibile, difese le posizioni senza mollare di un millimetro, impugnando di volta in volta le armi della biologia, della genetica, della filosofia, della logica elementare.
Non ci fu niente da fare: più lo provocavano, e più ne veniva fuori con calma e con forza. Ne rimasi molto colpito, anche perché Serra non godeva, né godette negli anni successivi, di quella fama che avrebbe meritato, anche nel mondo cattolico. Era schivo, e non cercava i riflettori; e con quelle idee ortodosse che si ritrovava, tanto meno venivano a cercarlo i responsabili di giornali e Tv, anche cattolici.
Rividi Padre Angelo molti anni dopo, per una circostanza della vita assai strana: insieme ad altri amici, avevamo fondato un'associazione pro life – il Comitato Verità e Vita – spinti dalla necessità di dire pubblicamente che la fecondazione artificiale, anche nella sua forma omologa, quella legalizzata dalla legge 40 del 2004, rimane una pratica inumana, immorale e contraria al diritto naturale. Una pratica che dovrebbe essere vietata dalle leggi di uno stato civile. Una pratica che dovrebbe essere sempre estranea a un medico e a un ospedale cattolico.
Non immaginavamo che questa iniziativa ci avrebbe tirato addosso così tanti guai proprio da parte del mondo cattolico; ma non immaginavamo nemmeno che questa scelta ci avrebbe fatto incontrare tante persone straordinarie, spesso sconosciute ma qualche volta autorevoli e prestigiose, contagiate esse stesse da una certa "emarginazione" culturale per via dell'amicizia con "quelli di Verità e Vita". Padre Angelo fu uno di questi: quando si trattò di mettere in luce l'altissima abortività indotta dalla fecondazione artificiale, non ebbe esitazioni, e iniziò a tenere pubbliche conferenze, organizzate anche da noi, per spiegare a tutti come stessero le cose.
Ovviamente sarebbe riduttivo limitare a questo snodo bioetico la ricchezza di vita di Padre Serra. Genovese, 93 anni dei quali 78 trascorsi nella Compagnia di Gesù, padre Serra è stata una figura di primissimo piano nel campo della genetica, interpretata sempre nel rispetto della dignità di ogni essere umano. Era uno studioso apprezzato in tutto il mondo: nel 1964 ha insegnato alla Harvard Medical School di Boston. Tornato in Italia, per 30 anni ha risieduto nella comunità della Civiltà Cattolica ed è stato docente presso la facoltà di Medicina dell'Università Cattolica di Roma dove ha fondato e diretto l'istituto di genetica umana. Presidente della Confederazione italiana dei consultori di ispirazione cristiana, negli ultimi anni padre Serra è stato membro della Pontificia Accademia per la Vita e del Pontificio Consiglio per la Salute.
Penso che la sua morte sia una grave perdita per la comunità scientifica, per la Chiesa e per la famiglia della Compagnia di Gesù. Ma è una perdita molto grave anche per l'esiguo (e talvolta tiepido) fronte pro life italiano. Padre Angelo Serra è sempre stato un fiero avversario delle tecniche antiumane applicate alla genetica, e un trasparente nemico delle leggi ingiuste che permettono l'aborto, la fecondazione artificiale, la sperimentazione sugli embrioni umani. Una posizione difficile da sostenere verso il mondo laico dei colleghi; ma per paradosso, difficile da sostenere anche rispetto a certe derive della bioetica e della sanità "cattoliche".
Per questo mi sembra giusto ricordare di lui questo profilo che lascia a tutti noi una sorta di "testamento bioetico": Serra sostenne sempre la illiceità di ogni tecnica di fecondazione artificiale extracorporea, e la profonda ingiustizia di una legge come quella italiana, la 40 del 2004, che – fatte salve le buone intenzioni e il contesto in cui venne votata - permette di produrre l'uomo in provetta. Più di una volta, Padre Angelo mi ha confidato la sua sofferenza profonda per la confusione diffusa anche nel mondo cattolico sui temi della bioetica; non capiva i silenzi, i compromessi, le ambiguità, i veri e propri errori, i silenzi intorno alla fecondazione artificiale, e in particolare il clima di generalizzata "difesa" della fivet omologa a norma di legge 40.
Il suo sorriso è la grande lezione che ci rimane più impressa: imparare ogni giorno a difendere la verità, senza odiare nessuno.

Fonte: La Bussola Quotidiana, 28/01/2012

9 - OMELIA V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO B - (Mc 1, 29-39)
Si ritirò in un luogo deserto, e là pregava
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 05/02/2012)

Il Vangelo di oggi è ricco di insegnamenti per la nostra vita cristiana. Prima di tutto impariamo ad essere sempre riconoscenti al Signore, il quale continuamente ci benefica con la sua grazia. Nel brano che abbiamo appena ascoltato è riportato il commovente episodio della guarigione della suocera di Simone. Non può sfuggirci un particolare: appena quella donna fu guarita si mise a servire Gesù e i suoi discepoli. Immaginiamoci con quanto amore e riconoscenza ella si mise a contraccambiare la grazia ricevuta.
Anche noi siamo stati beneficati tante e tante volte dal Signore. Ogni giorno veniamo visitati dalla sua grazia. E anche noi, come quella sconosciuta donna del Vangelo, dobbiamo sentire la necessità di ringraziare Dio e di servirlo generosamente ogni giorno della nostra vita.
Tante volte, purtroppo, ci dimentichiamo di questo doveroso ringraziamento e, così facendo, siamo noi stessi, con le nostre mani, che chiudiamo il "rubinetto" della grazia divina. Al contrario, se ci abitueremo alla riconoscenza, continueremo a ricevere molte grazie, e sempre più grandi. Impariamo a vedere i numerosi benefici di cui Dio ci circonda, e ringraziamo dal profondo del nostro cuore.
Un secondo insegnamento riguarda la carità. Gesù si mise a guarire malati e indemoniati, al punto che «tutta la città era riunita davanti alla porta» (Mc 1,33). Sull'esempio del nostro Maestro Divino, anche noi dobbiamo sentire la necessità di andare incontro ai nostri fratelli che vivono nell'indigenza. A volte sono poveri che non sanno come giungere a fine mese, altre volte sono anziani e malati che non sanno come riempire il vuoto delle loro giornate.
Come siamo stati beneficati tante e tante volte da Dio, così dobbiamo sentire la necessità di beneficare i fratelli che sono nel bisogno, ciascuno secondo le proprie capacità.
Un terzo insegnamento riguarda la preghiera. «Al mattino presto [Gesù] si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava» (Mc 1,35). Tutti lo cercavano, e Gesù era appartato in preghiera. Il nostro Redentore, con la sua parola e con il suo esempio ci insegna la necessità della preghiera. Se importante è la carità da svolgere, ancora più importante è la preghiera. Gesù ci ha insegnato questa necessità sottraendosi alle ricerche affannose della folla.
La preghiera è il respiro dell'anima e dobbiamo fare attenzione a non farci travolgere dalle molte cose da fare. La più grande tentazione sarà sempre quella di trascurare la devota orazione. L'esempio di Gesù ci insegna ad alzarsi presto alla mattina, per iniziare la giornata nel modo migliore, nell'incontro con Dio. Il segreto per trascorrere una giornata fruttuosa e serena è proprio quello di alzarsi presto e di pregare. In questo modo, il Signore ci donerà la grazia di affrontare serenamente le difficoltà che incontreremo sul nostro cammino.
Un quarto insegnamento riguarda invece la missione. Gesù disse: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto» (Mc 1,38). Dalla preghiera ben fatta scaturirà il desiderio di far conoscere il Signore a tutti quelli che vivono attorno a noi e a quelli che incontreremo. La Chiesa è missionaria per sua natura e lo è anche ogni cristiano.
Questa era l'ansia di san Paolo apostolo, il quale così scrive nella seconda lettura di oggi: «Fratelli, annunciare il Vangelo non è per me un vanto, perché è una necessità che mi si impone: guai a me se non annuncio il Vangelo!» (1Cor 9,16). E, così, poteva anche dire: «Tutto io faccio per il Vangelo» (1Cor 9, 23).
Ogni cristiano dovrebbe sentire questa ansia missionaria. Se non sentiamo questo desiderio, il motivo è che, forse, si è raffreddato il nostro amore al Signore. Se si ama Dio si parlerà volentieri di Lui alla gente che ci circonda, cercando di illuminarla. I primi cristiani lo facevano con il rischio del martirio, e consideravano una grazia ed un onore poter dare la vita per Cristo. Noi, invece, preferiamo vivere tranquilli e non aver problemi di questo genere. Se cerchiamo di comprendere il motivo per il quale san Paolo viaggiò per tutto il mondo allora conosciuto allo scopo di predicare il Vangelo, fino a morire martire, troviamo solo una risposta: l'amore a Dio e l'amore al prossimo. Chiediamo anche noi questo bene, il solo che potrà trasformare la nostra vita. Quando l'amore prenderà il posto dell'egoismo anche noi, come san Paolo, faremo tutto per il Vangelo.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 05/02/2012)

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