BastaBugie n°232 del 17 febbraio 2012

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1 BAMBINE DI 9 ANNI COSTRETTE A SPOSARSI IN MOSCHEA
La Gran Bretagna abbandona il cristianesimo e quindi torna la pedofilia legalizzata
Autore: Gianfranco Amato - Fonte: Corrispondenza Romana
2 A TRE ANNI DALLA MORTE DI ELUANA, A CHE PUNTO E' L'EUTANASIA IN ITALIA?
Il caso Englaro è stato un successo sotto quattro profili: mediatico, culturale, medico e politico; ma è stato anche un fallimento perché è rimasto un caso isolato e unico
Autore: Mario Palmaro - Fonte: La Bussola Quotidiana
3 CARO NAPOLITANO, VABBE' CHE LEI E' DI PARTE, MA NON SIA FREGONE... LA COLPA DELLE FOIBE E' DEI COMUNISTI!
E' come se, nella Giornata della Memoria, non si nominasse mai il nazismo... Quindi diciamolo: l'orrore delle foibe fu perpetrato dai partigiani di Tito con l'appoggio dei comunisti italiani
Autore: Marcello Veneziani - Fonte: Il Giornale
4 ECCO LA LISTA DI CHI HA VOTATO CONTRO IL RICORDO DEGLI ITALIANI UCCISI NELLE FOIBE: SPICCANO PISAPIA E VENDOLA
Il 10 febbraio ''Giorno del Ricordo'' è stato istituito per legge nel 2004 per onorare i martiri delle foibe: 502 favorevoli e 15 contrari (tra cui il sindaco di Milano e il governatore della Puglia)
Autore: Riccardo Ghezzi - Fonte: Qelsi
5 PER DIVENTARE UNA SOCIETA' PERFETTA, LA DANIMARCA APPROVA IL PROGETTO DI ELIMINARE TUTTI I DOWN
Avanza il progetto choc di eliminazione dei nascituri ''difettosi'' che sarebbe piaciuto molto a Hitler
Autore: Gianfranco Amato - Fonte: Avvenire
6 ORMAI TOTALMENTE SVERGOGNATA LA TEORIA DEL RISCALDAMENTO GLOBALE
Dati opinabili, pressioni e ostracismo esercitati contro gli scienziati che non si piegano al pensiero unico del ''global warming''
Autore: Ronin - Fonte: L'Occidentale
7 LE RELIGIONI NON SONO TUTTE UGUALI: SOLO UNA E' VERA ED E' IL CRISTIANESIMO
La testimonianza di un religioso in Sri Lanka: ''La fede cattolica è il tesoro più prezioso che ho ricevuto e non ho diritto di tenerla per me, ma devo offrirla come un dono''
Autore: Pierluigi Vajra - Fonte: La Bussola Quotidiana
8 LETTERE ALLA REDAZIONE: IL DECRETO ''SVUOTA CARCERI'' E' PERICOLOSO PERCHE' LIBERA LA MICRO-CRIMINALITÀ
Qualche consiglio al governo tecnico, espressione dei poteri forti e non democratici della finanza mondiale
Autore: Giano Colli - Fonte: Redazione di BastaBugie
9 OMELIA VII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO B - (Mc 2,1-12)
Figlio, ti sono perdonati i peccati
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - BAMBINE DI 9 ANNI COSTRETTE A SPOSARSI IN MOSCHEA
La Gran Bretagna abbandona il cristianesimo e quindi torna la pedofilia legalizzata
Autore: Gianfranco Amato - Fonte: Corrispondenza Romana, 08/02/2012

Bambine di nove anni costrette a sposarsi in moschea. Non siamo nel profondo Yemen o in una desolata area rurale dell'Afganistan. Siamo ad Islington, uno dei quartieri centrali più caratteristici della civilissima Londra. Proprio nel cuore della political correctness. A sollevare il problema è un'organizzazione femminile, The Iranian and Kurdish Women's Rights Organisation (IKWRO), la quale ha denunciato che nel quartiere londinese si sono svolti, durante il 2010, una trentina di matrimoni forzati, che hanno riguardato almeno tre bambine undicenni e due di nove anni.
A confermare la tendenza di quel dato impressionante, è intervenuto il Ministero della Giustizia, comunicando che nell'anno 2011 sono stati emessi una trentina di provvedimenti giudiziari (i Forced Marriage Protection Order) a tutela dei minori costretti a contrarre matrimonio, alcuni dei quali riguardavano bambine tra i nove e gli undici anni.
La IKWRO ha lanciato l'allarme sul fenomeno che in Gran Bretagna sta crescendo in maniera esponenziale, assumendo una dimensione preoccupante. Lo si può facilmente riscontrare leggendo uno dei volantini fatti diffondere in tutta Londra dall'Ufficio dal HMCS (Her Majesty's Courts Service), l'Ufficio dei servizi giudiziari di Sua Maestà, in cui si spiega cosa sia un Forced Marriage Protection Order, come lo si possa richiedere, a cosa serve, e cosa accade una volta che lo si richiede.
Dianna Nammi, direttrice dell'IKWRO, non usa mezzi termini per esporre il problema: «Queste bambine frequentano ancora le scuole elementari di Islington, svolgono i loro compiti a casa, e nello stesso tempo vengono praticamente abusate da uomini di mezza età; sono mogli ma con l'uniforme scolastica». «Il motivo per cui non si ribellano», continua la Nammi, «è perché sono letteralmente terrorizzate per parlarne, e sono sottoposte ad un controllo ferreo da parte delle famiglie».
Vengono sposate così giovani a familiari o amici di familiari, anche per garantire la loro verginità, e per assicurarsi che non vengano deflorate da uomini non graditi e non scelti dal padre. Ci sono pure motivazioni di carattere economico, dato che le ragazze, una volta sposate, diventano proprietà del marito sul quale incombe la responsabilità e l'onere del mantenimento.
E ci sono, infine, motivazioni di carattere religioso, in quanto la sharia consente di contrarre matrimonio non appena viene raggiunta la pubertà (bulugh), che per le donne, in particolare, è legalmente riconosciuta con il raggiungimento dei nove anni lunari. Non pochi ricordano, del resto, che lo stesso profeta Maometto sposò Aisha quando lei era una bimba.
E' davvero un paradosso quello che sta accadendo a Londra, se si considera che proprio da quelle parti sono partite le prime battaglie per l'emancipazione femminile. Ben prima della nascita del movimento delle suffragette (1872), a Londra viveva ed operava Mary Wollstonecraft Godwin, una filosofa e scrittrice inglese, considerata la fondatrice del femminismo liberale.
A lei si deve la pubblicazione, nel 1792, di un famoso libro intitolato A Vindication of the Rights of Woman, nel quale si sosteneva la tesi, in controtendenza con le idee dell'epoca, secondo cui le donne non sono inferiori per natura agli uomini, anche se la diversa educazione a loro riservata nella società le pone in una condizione di inferiorità e di subordinazione.
Il fenomeno londinese dei matrimoni forzati – che farà rivoltare nella tomba la povera Mary Wollstonecraft – si inserisce, in realtà, nel contesto di tutte quelle forme espressive culturali tipiche del mondo musulmano (sharia, poligamia, jihad, burqa, alimentazione hālal, ecc.) che rendono per molti versi incompatibile l'islam con la civiltà occidentale.
In Gran Bretagna la questione è visibilmente più marcata, e se non siamo di fronte ad uno scontro di civiltà, certo ci troviamo dinnanzi ad un duro confronto. C'è una preoccupante differenza, però, tra le due civiltà.
Una è fortemente connotata da una dimensione identitaria culturale e religiosa, ove la vita umana e la prolificazione assumono un valore etico assoluto, mentre l'altra è una civiltà demograficamente moribonda e affetta da una sorta di necrofilia (aborto, eutanasia, contraccezione, sterilizzazione, ecc.), che tenta disperatamente di cancellare le proprie radici culturali e religiose, sostituendole con un pericoloso vuoto assoluto. Sì perché anche per la società, come per la natura, vale la teoria aristotelica dell'horror vacui (la natura rifugge il vuoto e perciò lo riempie costantemente, nota di BB).

Fonte: Corrispondenza Romana, 08/02/2012

2 - A TRE ANNI DALLA MORTE DI ELUANA, A CHE PUNTO E' L'EUTANASIA IN ITALIA?
Il caso Englaro è stato un successo sotto quattro profili: mediatico, culturale, medico e politico; ma è stato anche un fallimento perché è rimasto un caso isolato e unico
Autore: Mario Palmaro - Fonte: La Bussola Quotidiana, 09/02/2012

Che cosa resta del "caso Englaro", a tre anni dalla morte di Eluana?
E' innegabile che quella dolorosa vicenda è uscita dalla cronaca per entrare nella storia del nostro Paese: un caso umano e giudiziario che resterà nei manuali come segnavia del dibattito etico e giuridico intorno all'eutanasia.
Eluana è stata trasformata, lei non potendoci dire in alcun modo se ciò le fosse gradito o meno, in un simbolo: il simbolo vivente (perché era, appunto, viva) della rivendicazione di una morte che non sia più l'esito ineluttabile del limite umano, ma la scelta deliberata di familiari, giudici, tutori, medici che compiono gli atti necessari per far morire. Nel caso specifico, interrompendo alimentazione e idratazione a una paziente che prometteva – o minacciava: a seconda dei punti di vista – di continuare a vivere per mesi e forse per anni.
Dal punto di vista dei fautori della dolce morte, il caso Englaro è stato un successo almeno sotto quattro profili: mediatico, culturale, medico e politico.
Innanzitutto sul piano dei grandi mezzi di comunicazione, dove la vicenda è stata cavalcata in maniera perfetta e ha rappresentato un vero e proprio caso di scuola di come si possa usare una storia personale e individuale per sostenere una tesi valida invece per tutti; e cioè che è meglio morire piuttosto che vivere in certe condizioni, se il paziente così vuole, o se si presume che così egli voglia.
Un successo sul piano culturale, perché ha contribuito a sdoganare fra la gente comune l'idea che uno possa ottenere di morire, quando lo chiede; convincendo l'opinione pubblica che il passo tra la richiesta e la pretesa sia così breve da risultare invisibile.
Sul piano medico, questa storia ha polarizzato l'attenzione di tutti su alimentazione e idratazione, facendo dimenticare che si può praticare l'eutanasia anche interrompendo deliberatamente altre forme di sostentamento più complesse, e quindi allentando la resistenza morale su questo fronte; tanto è vero che dopo la vicenda di Eluana - per la legge del piano inclinato – anche in casa cattolica molti si affrettarono a "sdoganare" il caso Welby, considerandolo come non-eutanasico, e cancellando così le resistenze pubbliche che invece all'epoca si erano manifestate, culminanti nella coraggiosa decisione del cardinal Camillo Ruini di rifiutare le esequie religiose.
Sul piano politico va registrato infine il successo più eclatante, perché il caso Englaro è servito a mettere in moto il meccanismo della ormai famosa legge sul testamento biologico. Legge promossa e sposata non – come sarebbe accaduto prima della morte di Eluana -  dal fronte dei fautori della "dolce morte", gli stessi che promossero e ottennero divorzio legale e aborto legale – ma promossa e sposata da coloro che, nell'agone politico, si qualificano come "difensori della vita". Un testacoda concettuale davvero stupefacente, che non ha prodotto tutti i suoi risultati politici soltanto per l'indebolimento prima e la caduta poi del Governo Berlusconi. Ma che comunque ha "sdoganato" culturalmente e moralmente il testamento biologico, che ora viene impugnato come un "Moloc", buono e docile, da grandi fette del mondo cattolico e da alcuni autorevoli ambienti pro life.
Il caso Englaro è però stato, accanto a questi "successi", anche un fallimento obiettivo per la cultura della morte. E il fallimento consiste in un fatto: e cioè che da allora, nonostante l'enorme impatto mediatico ed emotivo, nonostante l'impressionante allineamento degli opinionisti; nonostante tutto e tutti, da allora non si sono verificati in Italia casi giudiziari analoghi a questo. I pazienti in stato vegetativo sono numerosi, i malati che presentano altre condizioni croniche penose e difficili sono ancor più diffusi, il campionario del dolore e talvolta, purtroppo, della disperazione è lungo e ben fornito. Ma nonostante questo, e nonostante lo Stato non abbia modificato le leggi in materia come volevano i fautori delle DAT (dichiarazioni anticipate di trattamento), in tre anni i casi giudiziari analoghi quanti sono stati? Zero.
La ragione è semplice ed è stata già più volte evidenziata da una "minoranza silenziata" in casa cattolica: e cioè che il caso Englaro dimostrava la possibilità di ripercorrere da parte di altri la lunga, incerta e non facile strada giudiziaria intrapresa da quella famiglia; ma che a nessuno sarebbe stato preventivamente garantito un esito analogo, né un analogo atteggiamento "comprensivo" da parte degli organismi giurisdizionali.
Soprattutto, è chiaro che – come si insegna al primo anno di Giurisprudenza anche nelle peggiori università – una sentenza, o anche una catena di sentenze, in un sistema di civil law non è in grado di sovvertire norme cogenti dell'ordinamento giuridico, soprattutto se norme di diritto penale.
Questa è la lucida, e se si vuole anche un po' cruda diagnosi di quella tristissima storia, tre anni dopo. Peccato che la politica, soprattutto la parte impegnata nella difesa dei "valori", non l'abbia capito. E continui a non capirlo.

Fonte: La Bussola Quotidiana, 09/02/2012

3 - CARO NAPOLITANO, VABBE' CHE LEI E' DI PARTE, MA NON SIA FREGONE... LA COLPA DELLE FOIBE E' DEI COMUNISTI!
E' come se, nella Giornata della Memoria, non si nominasse mai il nazismo... Quindi diciamolo: l'orrore delle foibe fu perpetrato dai partigiani di Tito con l'appoggio dei comunisti italiani
Autore: Marcello Veneziani - Fonte: Il Giornale, 10/02/2012

Presidente Napolitano, mi dispiace, ma non ci stiamo. Ricordando ieri le foibe lei se l'è presa con «le derive nazionalistiche europee», attribuendo a esse l'eccidio di migliaia di istriani, dalmati e dei partigiani bianchi.
Ma le cose, lei lo sa bene, non stanno così. L'orrore delle foibe fu perpetrato dai partigiani comunisti di Tito con l'appoggio del comunismo mondiale e dei comunisti italiani. Lei non ha mai citato il comunismo a proposito delle foibe.
È come se nella giornata della Memoria, celebrata pochi giorni fa, non citassero mai il nazismo ma se la prendessero con il comunismo. Certo, il nazionalismo fu una delle causeche inasprì i rapporti sui confini orientali; così come è noto che l'Unione Sovietica dette una mano a Hitler nella caccia e nello sterminio degli ebrei. Ma in entrambi i casi non si può tacere il principale colpevole e va citato per nome: il nazismo per la shoah e il comunismo per le foibe o per i gulag.
Lo sterminio degli italiani e la loro espropriazione obbedì a una triplice guerra: la guerra del comunismo contro l'Italia fascista, poi la guerra dei proletari comunisti contro i benestanti borghesi, quindi la guerra etnica contro gli italiani. Non salti i due precedenti passaggi e abbia l'onesto coraggio di chiamare i sicari per nome: furono comunisti. Il nazionalismo in questo caso c'entra assai meno, tant'è vero che i collaborazionisti di Tito furono anche i comunisti italiani. Con tutto il rispetto che merita, e persino la simpatia, non ricada nel dimenticazionismo.

Fonte: Il Giornale, 10/02/2012

4 - ECCO LA LISTA DI CHI HA VOTATO CONTRO IL RICORDO DEGLI ITALIANI UCCISI NELLE FOIBE: SPICCANO PISAPIA E VENDOLA
Il 10 febbraio ''Giorno del Ricordo'' è stato istituito per legge nel 2004 per onorare i martiri delle foibe: 502 favorevoli e 15 contrari (tra cui il sindaco di Milano e il governatore della Puglia)
Autore: Riccardo Ghezzi - Fonte: Qelsi, 11 feb. 2012

Il giorno del Ricordo è stato istituito per legge, la numero 92 del 30 marzo 2004. Approvata da una larga e trasversale maggioranza: 502 favorevoli, 4 astenuti e solo 15 contrari su 521 presenti. Da quel giorno il 10 febbraio è la data riconosciuta per onorare i martiri delle foibe e l'esodo giuliano-dalmata, nonostante vi siano ancora tentativi di negazionismo o revisionismo. Scontata la provenienza politica dei 15 che nel 2004 hanno votato contro l'istituzione del Giorno del Ricordo: tutti di Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani, partiti spariti dal parlamento in seguito alle successive elezioni del 2008.
Tra costoro, però, qualcuno ha fatto carriera. Due soprattutto: Nichi Vendola, divenuto presidente della Regione Puglia nel 2005 (e confermato nel 2010), attualmente leader di Sel, e Giuliano Pisapia, sindaco di Milano dallo scorso anno. E c'era anche Giovanni Russo Spena, papà di quella Maurizia Russo Spena salita alla ribalta delle cronache per aver polemizzato con l'ex ministro Brunetta durante un convegno disturbato da una fantomatica "Rete dei precari" (come se i figli di papà potessero definirsi tali!)
Inutile stupirsi se il buon Giuliano Pisapia toglie la parola agli esuli, umiliandoli durante la cerimonia, o se Nichi Vendola dice di voler abbracciare i "fratelli" Musulmani e Rom ma alle vittime italiane finite nelle foibe proprio non pensa.
L'esito della votazione della proposta di legge per "l'istituzione del giorno del ricordo in memoria delle vittime delle foibe dell'esodo giuliano-dalmata, delle vicende del confine orientale e della concessione di un riconoscimento ai congiunti degli infoibati (pdl 1874)" si può trovare sul sito della Camera. I 15 contrari sono stati, per ordine alfabetico:
Armando Cossutta,  ex leader dei Comunisti italiani che attualmente si gode un lauto vitalizio, e che non ha mai apprezzato il dibattito interno alla sinistra sulle foibe, parlando addirittura di "revisionismo pericoloso";
Maura Cossutta, figlia del soggetto di cui sopra, approdata in parlamento per evidenti meriti di… parentela;
Titti De Simone, famosa (?) solo per aver fondato l'Arcilesbica a Bologna nel 1994, probabilmente i diritti degli omosessuali per lei valgono più di quelli degli esuli;
Elettra Deiana, feroce femminista attualmente facente parte della presidenza nazionale di Sinistra Ecologia e Libertà;
Oliviero Diliberto, l'uomo che voleva portare la statua di Lenin a Roma e che in diretta tv ha dichiarato di essere fiero di odiare Berlusconi;
Alfonso Gianni, ex editorialista di Liberazione, anch'egli ora approdato in Sel, il partito di Vendola;
Francesco Giordano, detto Franco, ex segretario di Rifondazione, vendoliano doc, fondatore del "Movimento per la sinistra" poi confluito in Sel;
Ramon Mantovani, l'uomo che ha trasportato dalla Russia in Italia il terrorista curdo Ocalan. Accusato dal governo colombiano persino di avere contatti con le Farc;
Graziella Mascia, in prima fila nell'accusare la polizia in seguito ai fatti del G8 di Genova;
Giuliano Pisapia, il sindaco di Milano che toglie la parola agli esuli;
Marco Rizzo, l'ex pugile ed ex europarlamentare che recentemente ha esaltato il dittatore nordcoreano Kim Jong-il, scomparso a dicembre 2011;
Giuseppe Cosimo Sgobio, detto Pino, ex capogruppo alla Camera del Pdci;
Giovanni Russo Spena, ex Democrazia Proletaria, amico di Mario Capanna, nel 2004 ha anche dichiarato pubblicamente la sua solidarietà a Cesare Battisti;
Tiziana Valpiana, colei che nel 1998 ha cambiato idea all'ultimo momento, votando contro il governo Prodi, poi caduto per un solo voto;
Nichi Vendola, il due volte presidente della Regione Puglia che vuole abbracciare i fratelli Musulmani e Rom. [...]
Quale Paese merita di essere rappresentato in Parlamento da soggetti che non vogliono ricordare una pulizia etnica subita da connazionali? E quale Paese merita di avere un sindaco e un presidente di Regione che hanno votato contro l'istituzione del giorno del Ricordo?

Fonte: Qelsi, 11 feb. 2012

5 - PER DIVENTARE UNA SOCIETA' PERFETTA, LA DANIMARCA APPROVA IL PROGETTO DI ELIMINARE TUTTI I DOWN
Avanza il progetto choc di eliminazione dei nascituri ''difettosi'' che sarebbe piaciuto molto a Hitler
Autore: Gianfranco Amato - Fonte: Avvenire, 05/01/2012

Nel suo prometeico tentativo di diventare una "società perfetta", la Danimarca sembra procedere a tappe forzate nel progetto di eliminare tutti i soggetti affetti dalla sindrome di Down. Nel 2004 il governo danese ha impresso una possente spinta a questa battaglia eugenetica offrendo la possibilità di ricorrere gratuitamente alle diagnosi prenatali per l'identificazione, e la conseguente eliminazione a mezzo aborto, dei nascituri "difettosi".
L'obiettivo pare sia quello di raggiungere il primato di unico Paese al mondo «Down Syndrome Free». Esiste anche una data entro cui realizzare il sogno: il 2030.
A rivelarlo è stato, sul finire di quest'anno, un articolo del giornalista Nikolaj Rytgaard apparso sul quotidiano danese Berlingske, con l'inquietante affermazione che «presto nascerà l'ultimo bambino danese affetto dalla sindrome di Down».
Se si considera, poi, che il mezzo da utilizzare per entrare nel Guinness dei primati è l'eliminazione fisica dei feti rischia di apparire alquanto sinistra l'entusiastica definizione di «impresa davvero straordinaria» data al progetto da Niels Uldbjerg, professore di Ginecologia e ostetricia all'Università di Aarhus. È l'eterna tentazione dell'uomo di raggiungere la perfezione senza Dio. Un sogno che è destinato – come la storia dimostra sempre – a trasformarsi in incubo.
Quel campione di realismo cristiano che fu Agostino d'Ippona l'aveva capito già 1.600 anni fa, quando, nel suo scritto Contra Academicos, affermava che l'uomo non può essere perfetto se non raggiunge il suo fine, che è quello di cercare con tutto l'impegno la verità di Dio. Ma spiegava pure che per quanto l'uomo cerchi di essere perfetto, è tuttavia destinato a restare sempre "umanamente uomo": «Perfectum, sed tamen hominem».
Tornando al tentativo danese, risulta difficile sottrarsi a qualche interrogativo.
Siamo davvero sicuri che possa considerarsi migliore una società composta da esseri umani geneticamente perfetti, in cui non ci sia più bisogno di sperimentare alcun sentimento di amore, di carità, di solidarietà nei confronti di soggetti deboli e indifesi, nella quale non sia più necessario comprendere e accogliere chi appare fisicamente diverso? In assenza di un valore etico, su cosa si fonda il criterio per stabilire chi debba far parte della razza geneticamente superiore autorizzata a eliminare quella geneticamente inferiore? Chi determina i requisiti per ammettere una persona nella 'società perfetta'? E chi garantisce i limiti di quei requisiti? Chi può escludere, ad esempio, che il prossimo passo in Danimarca non sia l'eliminazione dei nascituri affetti da diabete, da malattie cardiache, da cecità...? Siamo proprio sicuri che per raggiungere la perfezione occorra far prevalere la logica spartana del Monte Taigeto rispetto all'esortazione evangelica di amare il prossimo come se stessi?
Molti hanno avuto la fortuna di ascoltare all'ultimo Meeting di Rimini la toccante testimonianza di Clara Gaymard, la figlia di Jérôme Lejeune, scopritore della sindrome di Down, detta anche trisomia 21. Parlando dei propri ricordi personali, Clara ha raccontato che un giorno un ragazzo trisomico di dieci anni si presentò allo studio di suo padre, piangendo convulsamente. La mamma di quel ragazzo spiegò che il figlio aveva visto un dibattito in televisione, in cui si discuteva della possibilità di eliminare i nascituri affetti da sindrome di Down. Il ragazzo gettò le braccia al collo di Lejeune, supplicandolo: «Dottore, vogliono ucciderci tutti; la prego ci protegga, siamo troppo deboli, non sappiamo farlo da soli!». Fu da allora che Lejeune decise di dedicare la sua vita alla difesa di quelle fragili esistenze. Oggi Lejeune, purtroppo, non c'è più. Ma gli sterminatori di quelli che lui definiva «i miei piccoli» sono ancora in circolazione, e invocano sempre lo stesso pretesto: la realizzazione di una società perfetta.
Quella in cui, ovviamente, oltre all'imperfezione umana dev'essere bandito Dio.

Fonte: Avvenire, 05/01/2012

6 - ORMAI TOTALMENTE SVERGOGNATA LA TEORIA DEL RISCALDAMENTO GLOBALE
Dati opinabili, pressioni e ostracismo esercitati contro gli scienziati che non si piegano al pensiero unico del ''global warming''
Autore: Ronin - Fonte: L'Occidentale, 01/02/2012

Nel 2009, prima del Vertice di Copenaghen, un hacker pubblica informazioni riservate in un server russo: si tratta di uno scambio di email tra scienziati inglesi e americani che lavorano per l'IPCC (Intergovernmental Panel of Climate Change), l'ente delle Nazioni Unite che studia il cambiamento climatico. I guru del "riscaldamento globale" vengono smascherati: dati opinabili, pressioni e ostracismo esercitati contro gli scienziati che non si piegano al pensiero unico, un atteggiamento che scredita gravemente l'immagine del panel e degli istituti collegati, tra cui la Climatic Research Unit della Università della East Anglia.
Nello stesso anno, una ricerca apparsa su Nature Geoscience evidenzia che il "global warming" non è legato solo alle emissioni inquinanti antropiche ma anche ad altri fattori, come la radianza solare e le maree degli oceani. Il Met Office's Hadley Centre respinge al mittente ogni dubbio spiegando che i modelli previsionali usati nelle ricerche sul clima tengono in considerazione la radianza e le maree, ma che la colpa del fenomeno è prevalentemente legata all'inquinamento terrestre (tesi sostenuta ancora oggi).
Ma la scorsa settimana, senza le fanfare mediatiche del passato, il Met e la Climatic Research Unit hanno fatto sapere che il Pianeta Terra NON si è riscaldato negli ultimi 15 anni, sulla base dei dati raccolti da 30.000 stazioni di rilevamento climatico. Al contrario, rischiamo di avviarci verso una "mini ice age", un raffreddamento globale paragonabile (in difetto) a quello che nel 1648 provocò la gelata del Tamigi e dei canali di Amsterdam.
Il futuro (prossimo) sarà più freddo. Ancora nel 2008, gli esperti del Met sostenevano che il periodo compreso tra il 2009 e il 2014 avrebbe raggiunto temperature calde da record.
Nonostante queste contraddizioni, i difensori del global warming continuano ad accreditarsi spiegando che il global warming è un fenomeno di lunghissimo periodo (l'inquinamento frutto del progresso umano in realtà non è poi così antico), e che cicli di raffreddamento nel contesto di un più generale riscaldamento del pianeta sono già stati registrati in passato. I ghiacciai himalayani però dovevano sciogliersi, mentre sono ancora al loro posto. Negli ultimi due anni la temperatura è scesa da 14,40 gradi celsius a 14,30.
Sul clima servirebbero più laicità e meno guerre di religione (la ritrita polemica fra pro-global warming e presunti "negazionisti"). I modelli di previsione sono semplici proiezioni, utili ma non un vangelo. Per approcciarsi a tematiche del genere occorre al contrario una certa dose di incertezza, quel grado di "oscurità" senza la quale, secondo Thomas Kuhn, non si può comprendere la scienza.
Purtroppo il blocco che va dall'ICCP alle Nazioni Unite, da Al Gore al WWF, passando per l'Unione Europea (e i suoi fantasiosi obiettivi come il "20-20-20″), di dubbi non ne ha. Viene da chiedersi allora in base a quali interessi, che di scientifico hanno davvero poco, sia lecito legittimare ancora il paradigma scientifico vigente.

Fonte: L'Occidentale, 01/02/2012

7 - LE RELIGIONI NON SONO TUTTE UGUALI: SOLO UNA E' VERA ED E' IL CRISTIANESIMO
La testimonianza di un religioso in Sri Lanka: ''La fede cattolica è il tesoro più prezioso che ho ricevuto e non ho diritto di tenerla per me, ma devo offrirla come un dono''
Autore: Pierluigi Vajra - Fonte: La Bussola Quotidiana, 22/10/2011

Mi chiamano missionario.
Dopo quasi vent'anni mi ci sono così abituato che qualche volta lo dico anch'io, se non c'è tempo per le distinzioni.
Eppure lo dico ancora con un certo disagio.
Generalmente si pensa al missionario come a un sacerdote che va in Paesi in via di sviluppo per aiutare i poveri a cavarsela meglio. L'eventuale lavoro in diocesi, parrocchie o seminari viene visto in prospettiva del servizio ai poveri. In questo senso credo di non usurpare la qualifica.
Per secoli, però, il missionario non era solo questo. Non richiamava principalmente lo sviluppo, ma l'annuncio del Vangelo. Troviamo nella storia numerosi esempi di missionari che hanno raggiunto popoli prosperi, di una prosperità culturale, o sociale, o economica, o tutte insieme. Ed anche quando si raggiungevano popoli materialmente poveri e ci si adoperava per il loro sviluppo, si considerava che la povertà più profonda era quella spirituale, l'ignoranza della "verità tutta intera". I frammenti, o i "semi" non sono sufficienti: occorre che il seme produca il suo albero ed il suo frutto. Solo allora lo sviluppo è completo ed può persino essere duraturo e camminare sulle proprie gambe.
Nelle scorse settimane ho vissuto la GMG da lontano, restando al mio posto. Ho seguito gli interventi del Papa ed ho avuto accesso a testimonianze dirette di partecipanti, inclusi alcuni amici. Non ho fatto l'esperienza del solleone e del temporale, ma nel luogo dove vivo non mi mancano.
Alla fine di quei giorni intensi non riuscivo a reprimere il desiderio di partecipare al mandato che il Papa ha dato ai giovani. Io, "missionario", come posso intensificare la lotta alla dittatura del relativismo? Un missionario dovrebbe offrire e rafforzare la fede cattolica.
È ovvio che la fede è un dono, e che esso non può essere imposto. Come non si può imporre ad alcuno di corrispondere all'amore: non sarebbe amore, non sarebbe fede. Un battesimo forzato, o ricevuto in vista di qualche vantaggio economico o sociale, è immorale ed invalido, perché non ha il libero consenso di chi lo riceve.
I fedeli di altre religioni sono oggi più consapevoli della loro identità, spesso anche sotto la spinta del lavoro di promozione svolto dai missionari e dello studio di accademici cristiani. Noi cattolici, dal canto nostro, viviamo un più diffuso apprezzamento delle varie tradizioni religiose dell'umanità. Il risultato da ambedue le parti, positivo, è il rifiuto di ogni conversione che non sia sincera e genuina.
Molto spesso l'effetto di questi sviluppi è la rinuncia all'annuncio del Vangelo. Non si offre più la fede.
Due episodi esemplificativi.
Incontro un sacerdote, parroco di una parrocchia numerosa, piuttosto povera, ma abbastanza vivace. Chiedo il suo benestare a che alcuni giovani della parrocchia partecipino ad un programma di formazione nella cui organizzazione sono coinvolto. Il benestare mi viene dato all'istante, con calore. Bene. Poi arriva la spiegazione: «Io incoraggio i miei fedeli ad andare dovunque possano trovare quello che cercano per la loro crescita spirituale. Se trovano quello che cercano in una moschea, vadano tranquillamente; se lo trovano in un gruppo protestante, li seguano pure».
In un'altra occasione entro nel recinto di una cattedrale. Incontro un sacerdote della zona. Vedo che ha appena finito di parlare con una persona che conosco: ha un'ottima reputazione, non è cristiana, ha un alto livello di istruzione e consapevolezza delle cose del mondo, si è mostrata ripetutamente interessata alla fede cattolica, e nulla permette di pensare che le sue ragioni che non siano genuine. «Quella signora - mi aggiorna il sacerdote - mi chiedeva di essere battezzata. L'ho scoraggiata, le ho spiegato che non è necessario: è sufficiente che viva bene secondo i dettami della religione in cui è stata educata, e che segua la sua coscienza».
Purtroppo questo modo di pensare è molto comune. Non mi stupirebbe se qualche lettore si stesse chiedendo cosa c'è di male in quelle risposte, oppure stia già archiviando il mio nominativo nella cartella "fondamentalisti".
Potrei fare numerose considerazioni, sono lì che spingono perché le lasci uscire dalla tastiera. Faccio invece una confessione: io stesso, fino ad alcuni anni fa, avrei detto e fatto cose simili ai due sacerdoti di cui sopra, i quali – lo so bene – hanno agito con le migliori intenzioni. Perché? Perché, sebbene nessuno abbia dato istruzioni esplicite, quell'atteggiamento relativista ("tutto va bene", "Dio è lo stesso per tutti", ecc.) andava per la maggiore tra noi cattolici.
Ed è ancora così, sebbene si vedano i segni di un cambio di direzione. Mi vengono in mente vari amici italiani che, fino a qualche anno fa, pensavano in quello stesso modo. Ora, anche a ragione del fatto di essere stati esposti all'immigrazione, sono più decisi nel tracciare i confini della propria identità di fede.
Anch'io, durante gli anni passati, ho fatto i miei passi. Ripensando al mandato del Papa ai giovani, vedo due modi concreti per dare una mano: 1) continuerò a studiare la mia fede per farla uscire da quei confini angusti in cui il relativismo l'ha chiusa e resa innocua; 2) condividerò questo mio cammino di ricerca con tutte le persone che mostrano un qualche interesse. Non siamo in pochi. Sono tante le persone che hanno iniziato a porsi queste domande. Da qualche tempo questa condivisione diventa sempre più proficua.
La fede cattolica è il tesoro più prezioso dell'umanità - anche se mi sembra che l'Unesco non l'abbia mai inserita tra i "patrimoni" da difendere. Io che l'ho ricevuta non ho diritto di tenerla per me. La posso scoprire, conoscere, gustare, vivere; ma anche offrire, come un dono. Se la considero il mio bene più prezioso, non è possibile che non desideri condividerla con i miei amici, con rispetto. Se non desidero offrirgliela, allora o 1) la mia fede non m'importa poi un granché; oppure 2) i miei amici non m'importano poi un granché.
Occorre guadagnarsela, la qualifica di missionario, lo vedo bene.

Fonte: La Bussola Quotidiana, 22/10/2011

8 - LETTERE ALLA REDAZIONE: IL DECRETO ''SVUOTA CARCERI'' E' PERICOLOSO PERCHE' LIBERA LA MICRO-CRIMINALITÀ
Qualche consiglio al governo tecnico, espressione dei poteri forti e non democratici della finanza mondiale
Autore: Giano Colli - Fonte: Redazione di BastaBugie, 10 febbraio 2012

Spettabile Redazione,
tante polemiche ha suscitato in questi giorni l'approvazione (con voto di fiducia) del decreto "svuota carceri". Il Governo ci assicura che non torneranno in libertà detenuti pericolosi: visto il testo normativo, effettivamente dovremmo salvarci dalla liberazione improvvisa di terroristi, mafiosi e trafficanti di droga. Ma non potremo evitare l'uscita anticipata dalle patrie galere di ladri, scippatori e spacciatori di media portata, cioè della tipica espressione della c.d. "micro-criminalità", che è poi quella che più allarma la gente comune nella vita quotidiana. E già si parla di amnistia: sempre per detenuti non pericolosi e per dare una boccata d'ossigeno alle carceri italiane. Ovviamente se non si costruiranno nuove strutture il problema resterà immutato: ma costruire carceri costa. Per iniziare a mettere da parte qualche soldino, però, si potrebbe limitare qualche sperpero di pubblico denaro.
L'occasione potrebbe essere data, al Senato, dai lavori per la conversione del DL n. 216/2011, il c.d. "milleproroghe". Si potrebbe sopprimere il rinnovo della convenzione per il 2012, al costo di soli sette milioni di euro, col Centro di Produzione SpA (art. 28), cioè Radio Radicale, per la trasmissione delle dirette delle sedute parlamentari: se il contributo a Radio Radicale poteva avere un senso sino a qualche anno fa, a prescindere da ogni valutazione di merito sull'emittente, non lo ha più da quando, per gli stessi scopi di trasmissione delle sedute, è stato istituito il canale RAI "Gr Parlamento", pagato da noi tutti. Inoltre sia Camera che Senato trasmettono le loro sedute, integralmente, in tv, sia via satellite che sul sito "web".
Dette somme potrebbero essere destinate al miglioramento del "sistema carcere", problema che sta tanto a cuore proprio ai Radicali.
Ma anche altre limature di spesa potrebbero venire dalla conversione del "milleproroghe": ad esempio, mentre si tratta allo spasimo per consentire una tutela ai c.d. "esodati", rimasti senza lavoro e senza pensione, si prorogano per tutto il 2012 (art. 13, comma 1) le indennità ai Presidenti degli Enti Parco, carica altrimenti onorifica e gratuita?
Presidente Monti, Lei che è un grande economista, cancellerà dette storture e duplicazioni  in sede di conversione al Senato?
Avv. Antonio Montano - Cassazionista

Egregio avvocato,
siamo d'accordo con lei su più punti: il timore che il decreto svuota carceri sia un bell'aiuto alla micro-criminalità che tanto preoccupa, e giustamente, la gente comune; il fatto che sia sbagliato che i contribuenti italiani finanzino, senza volerlo, Radio Radicale (e ci permetta: non era giusto nemmeno prima questo finanziamento pubblico di una radio privata e faziosa come Radio Radicale); infine le ingiuste indennità, soprattutto in periodi di sacrifici.
Non resta che l'amarezza di vedere così tanto esaltata l'azione di un governo espressione di poteri forti ai quali non importa nulla dei cittadini e che ha vestito i panni del salvatore della patria senza che i cittadini glielo abbiano chiesto.

Fonte: Redazione di BastaBugie, 10 febbraio 2012

9 - OMELIA VII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO B - (Mc 2,1-12)
Figlio, ti sono perdonati i peccati
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 19/02/2012)

Anche questa domenica il Vangelo ci parla della remissione dei peccati. Gesù si presenta come Colui che perdona le nostre colpe; e, per far comprendere ai suoi interlocutori questo potere divino, opera una guarigione. Questa volta non si tratta di un lebbroso, come la scorsa domenica, ma di un paralitico. Il peccato non è solamente come la lebbra, ma paralizza anche l'anima e colpisce alla radice la capacità di meritare per la Vita eterna. Se grave, il peccato infatti toglie dal nostro cuore la vita di grazia, la partecipazione alla Vita divina.
Il peccato è dunque la più grande disgrazia che possa capitare nella nostra vita, e va combattuto ad ogni costo. Pensiamo invece a quanti cristiani, e ai nostri tempi sono molti, vivono abitualmente in peccato mortale senza preoccuparsi minimamente di uscirne fuori. Possiamo affermare che di paralitici, in senso spirituale, ce ne sono molti nelle nostre città, per le nostre strade; e la cosa più preoccupante è che non si accorgono nemmeno della gravità della loro situazione.
Nel Vangelo di oggi c'è un particolare molto bello che deve farci riflettere. Il paralitico, ovviamente, non poté andare da solo da Gesù, ma furono quattro persone che, sorreggendolo, lo condussero fino alla casa dove era il Signore. Queste parole sono piene di significato e ci fanno comprendere che sono i buoni che devono preoccuparsi di condurre le anime a Gesù. Anche noi possiamo essere come quei quattro uomini se sapremo accompagnare tante anime all'incontro con Dio nel sacramento della Confessione.
Prendiamoci carico di tanti nostri fratelli e sorelle che vivono abitualmente nel peccato. Parliamo loro di Gesù, della sua bontà, della vita di grazia, della necessità di fare il bene e di evitare il peccato; prepariamoli a fare una buona Confessione. Prendiamoli per mano e portiamoli da un sacerdote, affinché anch'essi possano sperimentare la misericordia di Dio. E se occorrono degli anni, non perdiamo mai la fiducia: prima o poi otterremo la grazia tanto sospirata. Santa Monica pregò e pianse per tanti anni prima di vedere il figlio Agostino sulla via giusta che conduce al cielo. Un figlio di tante lacrime non poteva non vedere la luce della grazia.
Il Vangelo dice inoltre che, vedendo la loro fede, Gesù disse al paralitico: «Figlio ti sono rimessi i peccati» (Mc 2,5). Non dice: vedendo la sua fede; ma: vedendo la loro fede. Se quel paralitico guarì e se, soprattutto, tornò a casa perdonato, fu anche per la fede di quei suoi amici che lo portarono al Signore. Crediamo dunque per chi non crede e attendiamo con fiducia l'ora della Misericordia.
La folla, al vedere il miracolo della guarigione di quel paralitico, rimase stupita e gridò: «Non abbiamo mai visto nulla di simile» (Mc 2,12). La folla rimase colpita da ciò che vide e non si accorse di un miracolo ancora più grande: quello del perdono dei peccati. Questo miracolo si compie ogni volta che noi riceviamo l'assoluzione sacramentale, ovvero quando il sacerdote dice: e io ti assolvo dai tuoi peccati... in quel momento avviene un miracolo più grande della stessa creazione, un miracolo che si rinnova tante e tante volte, un miracolo che sfugge ai nostri sensi, ma che avvertiamo nel profondo della nostra anima.
Il momento della conversione non è una meta, ma un punto di partenza. La Confessione è l'inizio per un nuovo cammino. La via del peccato non è più per chi ha conosciuto Gesù; occorre guardare avanti, e questo, agli occhi del mondo, potrà apparire come un vero e proprio miracolo: l'uomo che cambia profondamente e, da peccatore incallito, diviene testimone di Dio e della sua misericordia, diviene un segno luminoso per tanti fratelli. Sono miracoli sempre possibili, se noi poniamo le condizioni richieste: sincero pentimento e fermo proposito di camminare sulla via retta, al resto penserà il Signore.
Pensiamo a san Paolo: una volta guarito interiormente dal Signore, corse più di tutti gli altri Apostoli, e divenne il coraggioso testimone di Cristo che tutti noi conosciamo.
Questo attende il Signore da noi: la decisa volontà di chiedergli perdono e di confessare i nostri peccati. Solo così Egli ci potrà donare il suo perdono e trasformare la nostra vita.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 19/02/2012)

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