BastaBugie n°238 del 30 marzo 2012

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1 CARLO FRECCERO, DIRETTORE DI RAI 4, DIFENDE LA TRASMISSIONE PORNO TRASMESSA IN FASCIA PROTETTA
Fulcro della trasmissione sono scambi di coppia, triangoli (e anche quadrati), rapporti etero, omo, pedofili, bi o trisessuali; stupri, ammucchiate, droghe, alcol e altro ancora...
Autore: Luisella Saro - Fonte: CulturaCattolica
2 DONNE SENZA PAURA DI ESSERE BUONE, BELLE... E SENZA RIVENDICAZIONI FEMMINISTE
Intervista alla giornalista del TG3 Costanza Miriano: ecco perché sarebbe meglio abolire la festa dell'8 marzo
Autore: Luca Marcolivio - Fonte: Zenit
3 IL PRIORE DI BOSE ENZO BIANCHI E HANS KUNG: ECCO I FALSI PROFETI CHE AMMALIANO I CATTOLICI
Il finto monaco Bianchi esalta lo pseudo teologo svizzero dimenticando di dire che egli ha sempre negato la verità dei dogmi della Chiesa e la morale cattolica
Autore: Antonio Livi - Fonte: La Bussola Quotidiana
4 IL PREMIER BRITANNICO CONSERVATORE DAVID CAMERON E L'EX PREMIER TONY BLAIR, FINTAMENTE CONVERTITO AL CATTOLICESIMO, SPINGONO PER IL MATRIMONIO GAY
Si organizza il gruppo ''Coalition for Marriage'' affinché il matrimonio rimanga quello che è sempre stato (e sempre sarà, nonostante le leggi): l'unione tra un uomo e una donna
Autore: Elisabetta Del Soldato - Fonte: Avvenire
5 IL PAPA VISITA IL MESSICO E RICORDA I CRISTEROS CHE HANNO TESTIMONIATO LA LORO FEDE GRIDANDO ''VIVA CRISTO RE!'' MENTRE VENIVANO TORTURATI E UCCISI
Il film ''Cristiada'', prodotto con un cast d'eccezione, ricorda la persecuzione dei cattolici messicani
Autore: Marco Respinti - Fonte: La Bussola Quotidiana
6 CRISTIADA: IL FILM KOLOSSAL SUI CRISTEROS MESSICANI CHE NON VEDREMO IN EUROPA PERCHE' NESSUN DISTRIBUTORE LO HA VOLUTO
Papa Pio XI dedicò tre encicliche alla persecuzione anticattolica additando la sofferenza del popolo cattolico messicano a modello di virtù per tutti
Autore: Marco Respinti - Fonte: La Bussola Quotidiana
7 IL TRATTATO DI MAASTRICHT E L'EURO CI PORTANO ALLA ROVINA
Ecco perché la bancarotta della Grecia è solo una pallida prefigurazione di ciò che ci attende...
Autore: Roberto de Mattei - Fonte: Corrispondenza Romana
8 LA LIBIA NEL CAOS PIU' TOTALE: TUTTO COME PREVISTO
I Paesi che hanno fatto la guerra a Gheddafi si disinteressano della Libia e così prendono il sopravvento le forze islamiste
Autore: Gianandrea Gaiani - Fonte: La Bussola Quotidiana
9 LETTERE ALLA REDAZIONE: UN RITO AGGIUNTIVO SULLA SPIAGGIA DOPO IL MATRIMONIO?
Bisogna ricordare che ogni aggiunta umana non aumenta nulla a quanto Cristo ci ha donato di più prezioso e cioè i sacramenti
Autore: Giano Colli - Fonte: Redazione di BastaBugie
10 OMELIA DOMENICA DELLE PALME - ANNO B - (Mc 14,1-15,47)
Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - CARLO FRECCERO, DIRETTORE DI RAI 4, DIFENDE LA TRASMISSIONE PORNO TRASMESSA IN FASCIA PROTETTA
Fulcro della trasmissione sono scambi di coppia, triangoli (e anche quadrati), rapporti etero, omo, pedofili, bi o trisessuali; stupri, ammucchiate, droghe, alcol e altro ancora...
Autore: Luisella Saro - Fonte: CulturaCattolica, 18/03/2012

Evviva Carlo Freccero!
Evviva Carlo Freccero, direttore di Rai4! Finalmente uno che parla magari colorito ma chiaro. Finalmente uno che dice come la pensa, senza autocensurarsi per farsi vedere quel che non è. Finalmente uno che si toglie la maschera e non recita a copione. Finalmente uno che racconta la verità su quello che oggi è ritenuto il compito principe della tivù (almeno quella da lui diretta, che però – ricordiamolo – è servizio pubblico pagato da tutti i contribuenti e su cui tutti i contribuenti, di conseguenza, possono dire la loro e pretendere anche di essere ascoltati). E bravo Freccero!

RIASSUNTO DELLE PUNTATE PRECEDENTI
Il 14 marzo, a firma di Francesco Borgonovo, esce sul quotidiano Libero un duro articolo di critica alla serie televisiva Fisica o chimica, intitolato «Porno Rai in fascia protetta: droga, sesso, ammucchiate». I protagonisti della teen drama, ambientata in un liceo di Madrid, sono studenti quasi tutti minorenni, cui si affiancano alcuni docenti, più altri personaggi di contorno. Fulcro della trasmissione sono scambi di coppie, triangoli (e anche quadrati e trapezi), rapporti più o meno consenzienti etero, omo, pedofili, bi o trisessuali; stupri, ammucchiate, droghe, alcol e, tra un accoppiamento e l'altro, un dramma amoroso e/o familiare e l'altro, qualche volta si parla anche un po' – poco – di scuola.
A seguito dell'articolo di Borgonovo, Freccero telefona al giornalista del quotidiano milanese, furioso perché il programma, prima trasmesso due volte al giorno, in fascia protetta, è stato spostato alle 22.00. La sua telefonata viene resa pubblica sulla piattaforma audiovideo di Libero.

IL FATTO QUOTIDIANO
La telefonata in cui Freccero insulta Borgonovo dicendogli, nell'ordine: stronzo, fascista, asino, culattone, cretino, deficiente, coglione al servizio dei pedofili, diventa un fatto. Oggettivo, inconfutabile, rimbalza in rete e sui giornali. Prontamente interviene Luca Telese, giornalista de Il Fatto Quotidiano e, in linea con il suo giornale che i fatti tendenzialmente non li racconta ma li interpreta, si affretta a "tradurre" la telefonata – eloquentissima di per sé – spiegando che "lo sfogo di Freccero con Libero è il grido di dolore di un artista censurato dall'Italia bacchettona". Ringraziando Telese per la delucidazione e rispettando il suo personalissimo giudizio sull'Italia, consigliamo però al premuroso giornalista una ripassatina di Freud, certamente non annoverabile tra i "bacchettoni" di cui sopra. Un po' come dice il vecchio adagio in vino veritas, Freud spiega più volte che quando ci sfoghiamo si allentano i freni inibitori e tendenzialmente diciamo la verità, tutta la verità, nient'altro che la verità. Quel che pensiamo davvero, insomma. E che tenevamo dentro. Piaccia o no a Telese, è esattamente quel che ha fatto Freccero.

E FRECCERO SVUOTÒ LA FARETRA
Chi come noi, poveraccio, ha in eredità un cognome comune, quando si arrabbia può togliersi solo sassolini dalle scarpe. Chi nasce fortunato, e cioè intellettuale progressista, laicista, di sinistra, con un cognome importante, può… di più. E infatti, nomen omen, l'ottimo direttore legge l'articolo di Borgonovo e subito sbotta stizzito: "Questi non sanno chi sono io! Freccerò!" Detto fatto, una dopo l'altra, durante la telefonata, scaglia tutte le meglio frecce della sua faretra.
Prima freccia. "Il programma è pedagogico" (nel corso della telefonata l'ha ripetuto, convinto, più volte). E' vero, ha ragione. La serie è stata scelta e va in onda proprio a quelle ore, perché il suo compito è esattamente quello lucidamente svelatoci da Freccero. Deve insegnare un nuovo modus vivendi. Più moderno, più zapateriano. Avendone guardata (sbadigliando) qualche puntata, posso garantire che la trama & i suoi ingarbugliamenti poco interessano ad un'insegnante e madre di famiglia, per cui il target è esattamente quello per cui è stata pensata: gli adolescenti (grosso modo, basandosi sullo share, un centotrentamila spettatori al mattino e quasi duecentomila il pomeriggio). Cosa vuole insegnare il direttore di Rai4: l'intellettuale progressista, laicista, di sinistra Freccero a questo numero considerevole di giovani? E' presto detto (e se proprio non avete niente, ma niente di niente da fare potrete constatarlo da voi). Insegna questo (trascrivo Borgonovo, perché da spettatrice condivido in pieno la sintesi che ne fa). "Libertà uguale assenza di regole. Assumere droghe è normale e concesso. Bisogna obbedire al diktat del politicamente corretto gay: il personaggio migliore, quello più onesto, buono e sensibile è l'omosessuale Fer. Mentre gli altri rimestano nel torbido, i gay sono puri e vanno trattati come orsi bianchi. La professoressa che rifiuta di celebrare la settimana di orgoglio omosessuale viene assalita in quanto 'fascista'. La sfera sessuale è resa pubblica fino alla nausea. Chiunque esprima idee anche vagamente 'conservatrici' è dipinto come un imbecille. Lo studente Quino, cattolico, appare come un cretino patentato fino a che insiste a mantenersi casto. Quando finalmente decide di concedersi alla compagna Alma (vediamo quasi tutto, nella vasca piena di schiuma) allora comincia a sembrare più intelligente. Tutti vanno con tutti, senza posa e senza problemi, le famiglie non esistono, e se sembrano 'tradizionali' rivelano presto vergognosi lati oscuri". Buono a sapersi. Paghiamo il canone perché ai nostri figli, ai nostri studenti la tivù (pedagogica) di Stato insegni questo. Basta dirlo e Freccero ce l'ha detto. Importante essere chiari.
Seconda freccia. Il "genio" Freccero, l'"artista" Freccero: quello che nei salotti buoni pontifica sulla bontà della recente sentenza della Corte di Cassazione sui diritti delle coppie gay, ma si spinge oltre e preme per il sì ai matrimoni gay e anche alle adozioni-perché-no, se deve trovare l'insulto peggiore da scagliare al nemico di turno non fa neanche fatica perché ce l'ha sulla punta della lingua. Culattone. Più che una freccia un boomerang, ma con i gay (o "culattoni", come preferisce chiamarli lui) se la vedrà Freccero. La cosa non ci riguarda.
Terza freccia (spuntata). Ma come? Trasmetti Fisica o chimica per insegnare – l'hai detto tu, direttore – che i rapporti omo, bi, trisex sono moderni, buoni e giusti, e poi per offendere uno, ed umiliarlo, e farlo sentire peggio di un verme lo chiami "culattone"? Coerenza, Freccero, coerenza! Chi sei? Il dottor Jekyll e mister Hyde de noantri?
Quarta (ed ultima) freccia. In un Paese che si definisce democratico e civile, tollerante e dialogante, rispettoso di tutte le idee e le opinioni (e infatti questa serie televisiva è andata in onda e continuerà ad essere trasmessa), l'illuminato e ottimo direttore di Rai4, arrabbiato con Borgonovo, lo accusa di essere al soldo della Chiesa e usa "cardinale" e "pedofilo" come sinonimi. Conseguenze? Tranquilli! Mentre la freccia due, come dicevo, sarà per lui sicuramente un boomerang, in questo caso non gli capiterà nulla. Assolutamente nulla. Perché alla Chiesa, oggi, si può dire e fare ciò che si vuole (e sarà sempre considerato troppo poco). E' accaduto qualcosa per lo sfregio all'immagine di Cristo durante lo spettacolo di Romeo Castellucci? Figuriamoci se ci si scomoderà per difendere uno, due, cento cardinali!

QUATTRO CHIACCHIERE PACATE, SENZA FRECCIATINE
Nel suo parlare a ruota libera, il direttore di Rai4 non ha detto che Fisica o chimica è la foto della realtà d'oggi. Non l'ha detto perché sa che è una balla. Gli studenti e gli insegnanti non sono (ancora) quelli descritti nella teen drama! La scuola italiana non è (ancora) come il liceo Zurbarán di Madrid!
Domanda. Ha mai aperto, Freccero, i diari scolastici degli adolescenti: quelli che nascono, a settembre, sottili sottili e alla fine dell'anno scolastico sono grossi, e pieni di ricordi, pieni di ritagli di giornali, pieni di… tutto? Li avesse aperti, avrebbe letto l'indicazione di qualche compito da svolgere per casa, e certamente versi di canzoni o di poesie d'amore.
Prima di pensare ai palinsesti, ai contratti, alle pubblicità, agli introiti, ha mai chiesto, ai ragazzi, che desideri hanno nel cuore? Cos'è l'amore per loro? Che amore desiderano per la loro vita?
Esca, qualche vota, dall'ufficio in Rai ed entri in una classe vera. Chieda, in una quinta superiore, a programmi ultimati, gli autori, le storie, gli amori che i ragazzi han scolpiti nel cuore!
Faccia scoccare più su le frecce della sua faretra, Freccero! Punti alto! Lei e la tivù che dirige. Allora Rai4 potrà dirsi "pedagogica": quando saprà insegnare cosa significa amare veramente.

Fonte: CulturaCattolica, 18/03/2012

2 - DONNE SENZA PAURA DI ESSERE BUONE, BELLE... E SENZA RIVENDICAZIONI FEMMINISTE
Intervista alla giornalista del TG3 Costanza Miriano: ecco perché sarebbe meglio abolire la festa dell'8 marzo
Autore: Luca Marcolivio - Fonte: Zenit, 06/03/2012

La giornalista del TG3 Costanza Miriano è quanto di più lontano possa esistere dallo stereotipo della femminista. È profondamente cattolica, ma molto diversa dallo stereotipo della ragazza cresciuta in oratorio.
Il suo primo libro Sposati e sii sottomessa (Vallecchi) è stato il caso editoriale dello scorso anno, spazzando via tutti i luoghi comuni sulle donne e sulle famiglie di oggi. Nell'intervista che ha rilasciato a Zenit, a pochi giorni dalla Festa della Donna, la Miriano torna a parlare dei temi da lei affrontati, con la consueta acuta ironia "chestertoniana".
SIAMO VICINISSIMI ALLA FESTA DELL'8 MARZO, UNA RICORRENZA CHE È UN "TOTEM" PER LE FEMMINISTE. ALTRE DONNE, INVECE, VORREBBERO ABOLIRLA...
Io appartengo alla seconda categoria! Oggi come oggi vedo una situazione sbilanciata a nostro favore, nel senso che non vedo così tante donne così discriminate, salvo casi, che non voglio sminuire, di maltrattamenti. Vedo piuttosto una figura dell'uomo sempre più svilita, indebolita, sentimentalizzata, costretta a ruoli di cura ed accudimento che non sono propriamente maschili. Parlare di un uomo come autorevole, energico o forte equivale ormai quasi a insultarlo, a bollarlo come prepotente o maschilista. Io invece credo che i due ruoli vadano assolutamente ritrovati e valorizzati, essendo l'uno complementare all'altro. Quindi le rivendicazioni femministe non le condivido.
Se spengo la televisione e se chiudo i giornali, se guardo alle donne 'in carne ed ossa' che conosco, le rivendicazioni che loro fanno sono sulla maternità, sui figli; non vogliono essere costrette a lavorare o, quantomeno, vogliono farlo, dando un contributo alla società, senza essere costrette ad abbandonare i figli per un tempo irragionevole. Credo sia questa la vera battaglia: quella delle mamme.
Sul fronte della "emancipazione" la battaglia è ampiamente vinta: si pensi che il direttore del mio TG, Bianca Berlinguer, e il mio direttore generale, Lorenza Lei, sono donne... Per acquisire ruoli "di potere", che hanno tempi e modi maschili, però, le donne devono accantonare la famiglia, la parte umana.
NEGLI ULTIMI QUARANT'ANNI È STATO PIÙ L'UOMO O LA DONNA A VEDERE SNATURATO IL PROPRIO RUOLO?
L'uomo, senza ombra di dubbio. Roberto Marchesini ha scritto un libro in proposito, Quello che gli uomini non dicono (Sugarco). Questo saggio spiega la retorica per la quale l'uomo dovrebbe "femminilizzarsi", assumere ruoli di cura, accudire i figli, prendere congedi parentali. Io, personalmente, condivido il magistero della Chiesa e la Bibbia che afferma "maschio e femmina li creò". La distinzione sessuale non è una 'carrozzeria esterna' ma si riferisce a due incarnazioni diverse dell'amore di Dio. L'uomo dovrebbe avere il ruolo della guida: se inizia anche lui a cambiare i pannolini o a preparare le pappe non potrà essere autorevole...
PAPA BENEDETTO XVI HA PROPOSTO, COME INTENZIONE DI PREGHIERA PER MARZO, IL RICONOSCIMENTO DEL CONTRIBUTO DELLE DONNE ALLO SVILUPPO DELLA SOCIETÀ. CHE TIPO DI RICONOSCIMENTO AUSPICA, A SUO AVVISO, IL SANTO PADRE?
Di certo non il riconoscimento delle quote rosa! Credo intenda che le donne debbano riscoprire la bellezza del loro ruolo, in particolare quello materno. Siamo noi le prime che tendiamo a dimenticare questo ruolo o a metterlo tra parentesi. Come il Papa stesso ha scritto nella Lettera sulla collaborazione tra uomo e donna, la più nobile vocazione per la donna è risvegliare il bene che c'è nell'altro, a favorire la sua crescita. È colei che dona la vita prima al suo bambino e poi a coloro che ha intorno, con la sua capacità di valorizzare i talenti, di mettere in relazione, di accogliere, di mediare, di vedere le cose da più punti di vista.
L'uomo, anche in famiglia, ha un tipo di amore più rivolto verso l'esterno, è colui che costruisce nel mondo del lavoro, che feconda la terra. L'uomo caccia e la donna raccoglie! Sono certa che il Papa non si riferisca alle battaglie femministe ma auspichi che la donna torni ad abbracciare il suo ruolo, perché, come tutto quello che la Chiesa ci insegna, è per la nostra felicità più profonda. Vedo tante donne che hanno rinnegato questa parte più femminile della loro vocazione, che hanno investito tutto sul lavoro, o meglio sulla carriera, rinunciando ai figli e, alla fine, ne soffrono.
QUAL È STATO IL MODELLO FEMMINILE DELLA SUA VITA?
Ne ho molti. Le donne che sanno 'spargere la vita' davanti a sé sono tutte profondamente cristiane. Due di loro, guarda caso, sono entrambe madri di sei figli: una ha scelto di rimanere a casa, l'altra di fare il medico. Quest'ultima, con un'attività privata, quindi elastica come orari, è riuscita ad armonizzare bene famiglia e lavoro.
Penso, però, anche a suor Elvira, della Comunità Cenacolo di Saluzzo, che è madre, in un altro modo, di migliaia di ragazzi. Prima di lei abbiamo avuto moltissime sante: Teresa d'Avila, Teresa di Lisieux, Caterina da Siena, Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein), Gianna Beretta Molla, tutte donne molto forti e coraggiose che mi ispirano e a cui vorrei somigliare.
NEL MONDO DELLO SPETTACOLO, DELLA TV E DEL CINEMA C'È UN'ENFASI PARTICOLARE SULLA BELLEZZA FEMMINILE, SPESSO NON SEMPRE NELLA CORNICE DEL BUONGUSTO E DELL'ELEGANZA. POSSONO I MEZZI DI COMUNICAZIONE RESTITUIRE LA GIUSTA DIGNITÀ ALL'IMMAGINE DELLA DONNA?
Una giusta cura di sé da parte della donna non guasta. Noi donne cattoliche, talvolta, ci illudiamo che curando lo spirito si possa fare a meno di curare il corpo, invece io credo che per una donna sposata sia quasi un dovere essere piacevole. Io stessa amo essere un minimo vanitosa e "frivola"! Spesso ho le encicliche del Papa sporche di smalto... Non vedo nessun contrasto tra la bellezza fisica e quella spirituale. Io amo molto lo sport e tuttora lo pratico. La bellezza è un dono: va accolto, coltivato e custodito, ovviamente senza "buttare le perle ai porci", senza esibirla in modo volgare. Alla fine quello che vediamo in televisione è il naturale esito della battaglia femminista.
Penso che i mezzi di comunicazione possono restituire dignità alla bellezza femminile, non censurando o condannando, né sottolineando il male, ma mostrando che la vera bellezza e la vera felicità sono altro. La sfida di noi cattolici non è fare i moralisti o i bacchettoni: non è questo che convince il cuore. Dobbiamo fare vedere una bellezza più grande, testimoniando, anche con lo smalto e i colpi di sole, che la vera felicità è un'altra. Non è detto che una donna che ha molti figli e vive tutta la vita con un unico marito, debba per forza abbrutirsi. La nostra sfida di cattolici dobbiamo mostrare la profonda ragionevolezza della fede e l'infelicità profonda ed inevitabile che viene dal non credere. Non credo possa esistere una felicità senza Dio, il nostro cuore è fatto per Lui. Nemmeno per Brad Pitt e Angelina Jolie ci sarà alcuna felicità senza Dio!

Fonte: Zenit, 06/03/2012

3 - IL PRIORE DI BOSE ENZO BIANCHI E HANS KUNG: ECCO I FALSI PROFETI CHE AMMALIANO I CATTOLICI
Il finto monaco Bianchi esalta lo pseudo teologo svizzero dimenticando di dire che egli ha sempre negato la verità dei dogmi della Chiesa e la morale cattolica
Autore: Antonio Livi - Fonte: La Bussola Quotidiana, 17/03/2012

Enzo Bianchi si presenta come il priore della Comunità di Bose, che i cattolici ritengono essere un nuovo ordine monastico, mentre canonicamente non lo è, perché non rispetta le leggi della Chiesa sulla vita comune religiosa. I cattolici lo ritengono un maestro di spiritualità, un novello san Francesco d'Assisi capace di riproporre ai cristiani di oggi il Vangelo sine glossa, ma nei suoi discorsi la Scrittura non è la Parola di Dio custodita e interpretata dalla Chiesa ma solo un espediente retorico per la sua propaganda a favore di un umanesimo che nominalmente è cristiano ma sostanzialmente è ateo.
Ecco, ad esempio, come Enzo Bianchi commentava il racconto evangelico delle tentazioni di Gesù nel deserto: «Gesù non si sottrae ai limiti della propria corporeità e non piega le Scritture all'affermazione di sé; al contrario, egli persevera nella radicale obbedienza a Dio e al proprio essere creatura, custodendo con sobrietà e saldezza la propria umanità» (Avvenire, 4 marzo 2012). Insomma, un'esplicita negazione della divinità di Cristo, il quale è ridotto a simbolo dell'etica sociale politically correct, l'etica dell'uomo che – come scriveva Bianchi poco più sopra – deve «avere il cuore e le mani libere per dire all'altro uomo: "Mai senza di te"» (ibidem).
Grazie al non disinteressato aiuto dei media anticattolici, Enzo Bianchi ha saputo gestire molto bene la propria immagine pubblica: quando si rivolge a quanti si professano cattolici, Enzo Bianchi veste i panni del "profeta" che lotta per l'avvento di un cristianesimo nuovo (un cristianesimo che deve essere moderno, aperto, non gerarchico e non dogmatico, cioè, in sostanza, non cattolico); quando invece si rivolge ai cosiddetti "laici" (ossia a coloro che hanno smesso di professarsi cattolici oppure non lo sono mai stati ma desiderano tanto vedere morire una buona volta il cattolicesimo), Enzo Bianchi si presenta simpaticamente come loro alleato, come una quinta colonna all'interno della Chiesa cattolica (se non piace la metafora di "quinta colonna" posso ricorrere alla metafora, ideata da Dietrich von Hildebrand, di "cavallo di Troia nella Città di Dio").
Ora, che i media anticattolici (il Corriere della Sera, la Repubblica, La Stampa, L'Espresso) ospitino volentieri i sermoni del profeta della fine del cattolicesimo (così come ospitano i sermoni di tutti i piccoli e grandi intellettuali, cattolici e non, che auspicano una Chiesa cattolica senza più dogma, senza morale, senza sacramenti, senza autorità pastorale) non desta meraviglia, visto che si tratta di gente che porta acqua al loro mulino; invece, che i media ufficialmente cattolici si prestino (da almeno dieci anni!) a operazioni del genere fa comprendere fino a qual punto di confusione dottrinale e di insensibilità pastorale si sia arrivati nella Chiesa, almeno in Italia (anche se forse negli altri Paesi di antica tradizione cristiana le cosa stanno pure peggio).
Ho parlato di "insensibilità pastorale", perché è evidente che organi di informazione che sono istituzionalmente al servizio della pastorale (penso a Famiglia Cristiana, che fu fondata da chi voleva promuove l'apostolato della "buona stampa" e che per decenni è stata diffusa soprattutto nelle chiese; penso ad Avvenire, quotidiano voluto da Paolo VI e gestito dalla Conferenza episcopale) non dovrebbero contribuire alla diffusione di ideologie che sono per l'appunto l'ostacolo massimo che oggi la pastorale si trova davanti. La pastorale infatti è costituita essenzialmente dalla catechesi e dall'evangelizzazione, ossia dall'offerta della verità e della grazia di Cristo a chi già crede e a chi ancora deve arrivare alla fede. Come si fa a portare la verità e la grazia di Cristo agli uomini (quelli di oggi, non diversamente da quelli di ieri) se si nasconde loro che Cristo è il Salvatore, cioè Dio stesso fatto Uomo per redimerci dal peccato e assicurarci la salvezza eterna? Come si fa ad avvicinare gli uomini all'Eucaristia, fonte della vita soprannaturale, se agli uomini di oggi si nasconde il mistero della Presenza reale, se non li si educa allo spirito di adorazione, se si annulla la differenza tra l'umano e il divino, se la "comunione" di cui si parla non è principalmente con Dio ma esclusivamente con gli altri uomini (e "comunione" vuol dire solo solidarietà, accoglienza, "fare comunità")?
Come si fa a far amare la Chiesa di Cristo, «colonna e fondamento della verità», se viene messo in ombra il carisma dell'infallibilità del magistero ecclesiastico, se viene esaltato lo spirito di disobbedienza e la critica demolitrice della legittima autorità stabilita da Cristo stesso? Insomma, non è certo segno di sensibilità pastorale orientare il criterio dottrinale dei propri lettori (per definizione si suppone che siano cattolici) con i discorsi bonariamente eretici di Enzo Bianchi. Il quale, peraltro, non fa mistero della sua piena condivisione delle proposte riformatrici di Hans Küng, che con il linguaggio tecnico della teologia dogmatica ha enunciato e continua a enunciare le medesime eresie che Bianchi enuncia con il linguaggio retorico della saggistica letteraria. Nessuno si è sorpreso infatti leggendo sulla Stampa di Torino un recente articolo di Enzo Bianchi (13 marzo 2012) nel quale il priore di Bose ribadisce il suo sostegno alle tesi di Hans Küng, prendendo occasione da una nuova edizione italiana del suo Essere cristiani.
Hans Küng, che è il più famoso (meglio si direbbe famigerato) di tutti i falsi teologi che hanno diffuso nella Chiesa cattolica, a partire dalla seconda metà del Novecento, le ideologie secolaristiche che oggi costituiscono quell'ostacolo alla pastorale del quale parlavo. Lo esalta presentandolo come una specie di "dottore della Chiesa" ingiustamente inascoltato, guardandosi bene dal ricordare (ma lo sanno persino molti lettori della Stampa) che il professore svizzero ha sempre negato la verità dei dogmi della Chiesa e il fondamento teologico della morale cattolica, disconoscendo sempre la funzione del magistero ecclesiastico (a partire dal libro intitolato Infallibile?). Küng non è stato scomunicato né è stato messo a tacere (peraltro, tutti gli editori più importanti dell'Occidente scristianizzato hanno pubblicato e diffuso le sue opere), e non c'è ragione alcuna per la quale egli debba presentarsi ed essere presentato come una vittima della repressione da parte della gerarchia ecclesiastica.
Per disegnargli intorno alla testa l'aureola della santità, Enzo Bianchi parla di Küng come di un protagonista del Vaticano II, facendo finta di ignorare che un concilio ecumenico è un'espressone solenne del magistero ecclesiastico (protagonisti ne sono soltanto i vescovi, e i documenti approvati al termine dei lavori hanno un eminente valore per la dottrina della fede in quanto convocato, presieduto e convalidato dai Papi) e non un convegno internazionale di teologi (Hans Küng, come "perito", non ha avuto nel Concilio né voce né voto). Insomma, Enzo Bianchi vorrebbe far credere che Küng, malgrado i suoi meriti teologici, non avrebbe ottenuto dall'autorità ecclesiastica la benevolenza e i riconoscimenti che gli spettavano; addirittura, insinua Bianchi, alla Chiesa conveniva mettere Küng, piuttosto che il suo collega Ratzinger, a capo della congregazione per la Dottrina della fede.
Sono assurdità che possono andar bene solo per i lettori della Stampa (quotidiano di collaudata tradizione massonica), ai quali non importa nulla della fede cristiana, ma sono ben contenti di vedere la Chiesa cattolica in preda a una profonda crisi dottrinale e disciplinare, sperando che tutto ciò affretti la sua definitiva scomparsa dalla scena sociale e politica. Ma Bianchi è ospitato anche dalla stampa cattolica, e in quella sede l'assurdità di cui parlavo dovrebbe essere percepita da qualcuno.
Qualcuno dovrebbe rinfacciare a Bianchi l'ipocrisia di presentare come vittima del potere ecclesiastico senza dire che il teologo svizzero non ha mai voluto riconoscere la legittimità (cioè l'origine divina) di questo potere, che ad altro non serve se non alla custodia fedele e alla interpretazione infallibile della verità che salva. Bianchi si guarda bene dal riferire tutte le contumelie e gli insulti che Hans Küng è solito scrivere (anche in italiano, sul Corriere della Sera) contro quei papi (soprattutto Paolo VI e Giovanni Paolo II) che non gli hanno dato ragione (e come avrebbero potuto?).

Fonte: La Bussola Quotidiana, 17/03/2012

4 - IL PREMIER BRITANNICO CONSERVATORE DAVID CAMERON E L'EX PREMIER TONY BLAIR, FINTAMENTE CONVERTITO AL CATTOLICESIMO, SPINGONO PER IL MATRIMONIO GAY
Si organizza il gruppo ''Coalition for Marriage'' affinché il matrimonio rimanga quello che è sempre stato (e sempre sarà, nonostante le leggi): l'unione tra un uomo e una donna
Autore: Elisabetta Del Soldato - Fonte: Avvenire, 13/03/2012

L'ex premier britannico Tony Blair sarebbe un "forte sostenitore" della legalizzazione del matrimonio tra omosessuali voluta dal suo successore, il conservatore David Cameron. È quanto ha sostenuto l'edizione domenicale dell'Independent , secondo il quale Blair, che quando era primo ministro introdusse le "unioni civili" per i gay, avrebbe confessato ad amici stretti che le nozze anche per le coppie 'omosessuali' sarebbero ormai una necessità. L'attuale inquilino di Downing Street e il suo predecessore sembrano trovarsi d'accordo su questo punto, l'idea di ridefinire il matrimonio, non più l'unione tra un uomo e una donna, ma tra due persone, indipendentemente dal sesso, non è certo destinata a convincere tutti. I più forti oppositori si trovano proprio all'interno del partito di Cameron: un sondaggio rivela che ben oltre la metà degli elettori conservatori, compresi alcuni importanti parlamentari, sono contrari al cambiamento, mentre i favorevoli sono al 35 per cento. E le voci più forti e autorevoli che si oppongono non si sentono nei corridoi di Westminster. Domenica, dopo che Benedetto XVI giovedì aveva esortato un gruppo di vescovi Usa in visita ad limina a bloccare le «potenti correnti politiche e culturali che cercano di modificare la definizione legale di matrimonio», in oltre duemila chiese cattoliche del Regno Unito è stata letto un messaggio dell'arcivescovo Vincent Nichols, leader della Chiesa di Inghilterra e Galles, e dell'arcivescovo di Southwak, Peter Smith, in cui si afferma che con la nuova legge il matrimonio si troverebbe svuotato di parte del suo valore e si incoraggiano i fedeli a fare quanto possono per difendere quest'istituzione.
Una posizione condivisa anche dalla Chiesa anglicana: nei giorni scorsi, infatti, sia l'arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, sia quello di York, John Sentamu, hanno invitato il governo a fare un passo indietro. Per Sentamu, Cameron si comporterebbe – letteralmente – da «dittatore» se autorizzasse i matrimoni tra omosessuali. «Abbiamo visto dittatori comportarsi in questo modo in differenti contesti – ha sottolineato l'arcivescovo – e non voglio che strutture sociali profondamente radicate possano essere stravolte dallo Stato nel giro di una notte». Alla fine del mese il governo aprirà una consultazione pubblica sulla legalizzazione del matrimonio gay. E i segnali ci sono già tutti per capire che non sarà facile per Cameron convincere la maggior parte della popolazione che ridefinire il matrimonio sia la cosa giusta da fare. Lo testimoniano i numeri in crescita della Coalition for Marriage, un gruppo organizzato che unisce enti e associazioni in campo affinché il matrimonio rimanga quello che è sempre stato, l'unione tra un uomo e una donna. In meno di due settimane le firme sono arrivate a 160mila. Intanto Blair deve raccogliere la reprimenda dell'arcivescovo Rino Fisichella, presidente del Pontificio consiglio per la nuova evangelizzazione. «Se quello è il suo pensiero – ha detto ieri –, credo che debba fare un serio esame di coscienza e capire dove c'è la coerenza tra i contenuti della fede e l'azione concreta di un politico».

Fonte: Avvenire, 13/03/2012

5 - IL PAPA VISITA IL MESSICO E RICORDA I CRISTEROS CHE HANNO TESTIMONIATO LA LORO FEDE GRIDANDO ''VIVA CRISTO RE!'' MENTRE VENIVANO TORTURATI E UCCISI
Il film ''Cristiada'', prodotto con un cast d'eccezione, ricorda la persecuzione dei cattolici messicani
Autore: Marco Respinti - Fonte: La Bussola Quotidiana, 04/02/2012

Pochi, purtroppo, ricordano che nel cuore nero del Novecento il Messico martire offrì una testimonianza di fede e di fedeltà al Soglio di Pietro pressoché unica al mondo.
Dall'inizio del secolo, il Paese nordamericano era stato squassato da una serie di colpi di Stato inframmezzati a faide politiche che altro non erano se non "guerre civili" intestine all'unico apparato massonico-laicista costantemente al potere, che, attraversato pure da inquietanti atmosfere giacobino-nazionalistiche e da forti pulsioni socialistiche, era rigorosamente definito dall'anticattolicesimo "scientifico". Nel 1917, del resto - un annus fatalis - il Messico retto dal despota Venustiano Carranza (1859-1920) giunse persino a darsi una Costituzione che quell'anticattolicesimo formalizzava positivamente e coscientemente in legge fondamentale del Paese.
Raccogliendo dunque la tempesta che tale vento aveva da tempo seminato, fu in specie il governo del generale Plutarco Elías Calles (1877-1945), ennesimo despota, che mirò alla rivoluzione socio-culturale più compiuta e "globalizzante" da ottenersi attraverso la lotta frontale all'unico, vero grande ostacolo che, nella pratica e nella quotidianità, ancora aveva il potere di arrestarne la marcia: la Chiesa Cattolica, cioè la sua gerarchia e il suo popolo di fedeli, generatori di istituti, di società, di storia.
In questo quadro, le insopportabili angherie e le persecuzioni scatenate dal governo contro i cattolici risvegliarono una vera e propria "Vandea messicana", disposta anche al sacrificio in armi di sé pur di difendere il diritto di cittadinanza che spetta alla verità delle cose e a quell'unico umanesimo autentico che solo la prospettiva cattolica anche sulla società e sulla polticia garantisce per tutti, non cioè solo per i cattolici.
L'insurrezione messicana prese un nome divenuto - in un circolo di cultori che non hanno rinunciato alla memoria viva - famoso. Si chiamò "Cristiada", praticamente una crociata, e i suoi cavalieri dell'ideale, nobilmente straccioni, furono i "cristeros". Era infatti così che con arroganza e saccenza li apostrofavano i nemici, storpiando la dizione "Cristos Reyes", cioè i "Cristi-Re", insomma quella gente che si ostinava a battersi e a soccombere al grido di «Viva Cristo Re!». Del resto, i cristeros combatterono indossando l'uniforme del rosario o di un grande crocifisso appesi al collo, proprio come i loro "avi" in Vandea. E quegli insorti, pur nulla offesi, se ne fecero un vanto adottando volentieri l'epiteto [...]: come san Paolo insegna che "cristiano" è una "aggettivo di possesso" che indica "colui che appartiene a Cristo" così cristero indicò chi apparteneva in toto all'unico re, Gesù. Fu una bandiera, insomma, quel nomignolo; anzi la bandiera, emblema  di una concezione diversa dell'agire politico e dell'organizzare la società, antitetica a quella che li perseguitava.
Nel 1926 i cristeros insorsero e tennero per tre anni, fino al 1929, testa a un nemico incommensurabile. Irrorarono il suolo del Messico di sangue martire, quello che genera conversioni, santi e l'unico bene autentico: la memoria corre qui doverosamente almeno al giovane presbitero gesuita Miguel Agustín Pro (1891-1927), beatificato dal beato Giovanni Paolo II (1920-2005) il 25 settembre 1988, ma i martiri messicani, laici e consacrati, furono legione. Alla fine sui campi di battaglia ne rimasero un numero calcolato tra i 70 e gli 85mila.
Dopo quel triennio di sangue, la guerra si fermò pur senza davvero (mai) finire. Né si esaurirono le cause profonde che l'avevano generata. Il governo era solamente riuscito di fatto a dividere gli avversari e, complice anche la pavidità di certi vertici cattolici, le armi furono deposte (almeno da una delle parti in causa, visto che le rappresaglie della vendetta governativa continuarono a mietere vittime).
A quasi un secolo di distanza resta la memoria di un sacrifico immenso: che non è una semplice consolazione, ma la testimonianza, dura, di una storia gloriosa verso la quale un certo mondo non ha ancora fatto bene tutti i conti. A partire dagli anni 1960 ne ha raccontato le vicende in modo ancora insuperato lo storico e sociologo alsaziano Jean Meyer Barth (da non confondere con lo storico francese Jean Meyer, che, assieme al collega Pierre Chaunu [1923-2009], ha dato impulso alle ricerche sul genocidio vandeano condotte dallo studioso bretone Reynald Secher). Tra 1973 e 1974 Meyer Barth ha quindi dato alle stampe una monografia in tre tomi, La Cristiada, continuamente - per fortuna - in edizione (la più recente è uscita a Buenos Aires nel 2003 per l'editore Siglo XXI), un'opera monumentale di cui in italiano esiste solo una sintesi - il saggio Quando la storia è scritta dai vincitori. Insurrezione vandeana e rivolta dei cristeros messicani: due sollevazioni popolari escluse dalla storia ufficiale e dalla memoria nazionale, accolto nel volume a più mani La Vandea (trad. it., Corbaccio, Milano 1995) - e qualche "reperto" in forma di intervista giornalistica.
Utilissimi sono dunque due volumi di recenti produzione italiana. Anzitutto "Dio, Patria e libertà! L'epopea dei Cristeros", firmato dallo storico militare Alberto Leoni e uscito nella collana "I quaderni del Timone" (Edizioni Art, Milano 2010, pp. 64, € 6,00), poi il freschissimo di stampa "Cristiada. Messico martire. Storia della persecuzione" di Luigi Ziliani (Amicizia Cristiana, Chieti 2012, pp. 216, €15,00).
Il libro di Zuliani è un felice reprint di un'opera pubblicata in presa diretta, una cronaca frutto di un viaggio-pellegrinaggio effettuato dall'autore, un sacerdote cattolico italiano, sul posto nel 1928. Don Ziliani (che tra il 1928 e il 1938 tenne in Italia e in tutta Europa circa 300 conferenze per denunciare il "dispotismo giacobino-bolscevico" del governo Calles) pubblicò il proprio reportage esplosivo dapprima con il titolo "Tre mesi nel Messico Martire" e poi lo trasformò in "Messico martire. Storia della persecuzione, eroi e martiri di Cristo Re" (Società Editrice S. Alessandro, Bergamo, 1929). Il testo venne ripubblicato ben 15 volte in 10 anni, dall'edizione del 1933 recò l'approvazione dell'arcivescovo messicano di Guadalajara, mons. Francisco Orozco y Jiménez (1864-1936), e diverse altre edizioni postume uscirono sino all'ultima del 1951.
In esso il sacerdote spiegò benissimo come fu la natura autenticamente popolare del cattolicesimo messicano a far sì che a quelle latitudini la fede costituisse anche una irrinunciabile quanto cristallina scelta sociale e politica, che dunque non poteva per forza di cose essere tollerata dalle forze laiciste in quel frangente al potere nel Paese. Lo scontro fra le due civiltà antagoniste - quella edificata prendendo sul serio in ogni piega anche della storia temporale la Rivelazione del Dio che si fa uomo e quella che vorrebbe costruire prescindendo coscientemente da Dio - fu dunque "naturale", inevitabile; meraviglierebbe, cioè, se in Messico, date le premesse, fosse accaduto qualcosa di diverso da una guerra aperta...
Perché, una volta fallito il tentativo di rispondere alla persecuzione sul piano legislativo e dunque legale, non rimase che l'extrema ratio dell'insurrezione. Non a caso il Messico cristero godette "dell'imprimatur" - caso più unico che raro - della stessa Santa Sede. Papa Pio XI (1857-1939) dedicò infatti alla persecuzione anticattolica di quello sfortunato Paese nordamericano non uno ma ben quattro documenti magisteriali, tre dei quali furono nientemeno che encicliche, oggi opportunamente raccolti nel volume Encicliche sulle persecuzioni in Messico, 1926-1937 (Amicizia Cristiana, 2012, pp. 78, € 7,00).
Il primo fu la lettera apostolica Paterna sane, del 2 febbraio 1926, con cui il pontefice suggeriva all'episcopato messicano modi concreti per contrastare le leggi anticristiane promosse dal governo di Città del Messico. La seconda fu la lettera enciclica Iniquis afflitisque, del 18 novembre del medesimo anno, che, rivolgendosi significativamente alla Chiesa universale, additava la sofferenza del popolo cattolico messicano a modello di virtù per tutti. Dunque, a guerra finita, il Papa promulgò la lettera enciclica Acerba animi, del 29 settembre 1932, esortando i cattolici messicani a una nuova (forma di) resistenza. Infine venne la lettera enciclica Firmissimam constantiam, del 28 marzo 1937, la quale persino legittimò - a norma dell'antichissimo diritto di resistenza all'oppressione tirannica, che il diritto naturale e la dottrina cattolica contemplano positivamente -, l'insurrezione dei cristeros.
Solo pochi giorni, anzi ore prima di quest'ultimo documento "messicano", rispettivamente il 14 e il 28 marzo, Pio XI aveva promulgato le due storiche encicliche di scomunica delle ideologie violente più note del secolo XX e in quel momento massimamente distruttive, ovvero il nazionalsocialismo ateo (e l'eresia del "cristianesimo tedesco") attraverso l'enciclica Mit brennender sorge, nonché il socialcomunismo materialistico e altrettanto ateo con l'enciclica Divini redemptoris. Alla Cattedra sempiterna di Pietro era cioè chiaro il volto che l'anticristianesimo militante, non certo una novità, assumeva in quel momento: la somma tra i due totalitarismi di massa che avvelenavano l'Europa e la persecuzione "liberale" americana che divorava il Messico.
Un vero peccato che oggi solo pochi ricordino il fato dei cristeros. Eppure è un argomento di cui dovrebbe impossessarsi l'immaginario collettivo. Pensare che nel 2011 vi è stato dedicato persino un film, Cristiada, con un cast (Andy Garcia, Peter O'Toole, Eduardo Verástegui, Eva Longoria; musiche del talentuoso James Horner; effetti speciali di chi ha lavorato per i Tolkien cinematografici di Peter Jackson...) e un budget da vero kolossal, ma che forse nessuno riuscirà a vedere, dato che da mesi e mesi cerca invano un distributore [...]. Che i poveri cristeros scamiciati e con le pezze alle ginocchia facciano ancora tremare i potenti del mondo?...

Nota di BastaBugie: per altre informazioni sul film "Cristiada" e per vedere il trailer clicca su www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=28

Fonte: La Bussola Quotidiana, 04/02/2012

6 - CRISTIADA: IL FILM KOLOSSAL SUI CRISTEROS MESSICANI CHE NON VEDREMO IN EUROPA PERCHE' NESSUN DISTRIBUTORE LO HA VOLUTO
Papa Pio XI dedicò tre encicliche alla persecuzione anticattolica additando la sofferenza del popolo cattolico messicano a modello di virtù per tutti
Autore: Marco Respinti - Fonte: La Bussola Quotidiana, 21/03/2012

Per certi versi, la questione assomiglia a un giallo. Il protagonista è Cristiada, il film sull'epopea dei cristeros.
Vessata e perseguitata dal governo massonico e anticlericale del presidente Plutarco Elías Calles (1877-1945), tra 1926 e 1929 la popolazione cattolica del Messico insorse in armi al grido di «¡Viva Cristo Rey! » (da cui il nome dei combattenti), e con il beneplacito della Santa Sede, dando vita a una nuova Vandea contemporanea. Ebbene, ne è stato fatto un film. Ma, pronto da mesi, già predisposto per il lancio mondiale con tanto di trailer (emozionante) e sito ufficiale, Cristiada non si vede. Almeno fino a ieri.
Ieri, infatti, martedì 20 marzo, questo film scomparso perché ancora manca chi s'incarichi della sua distribuzione nelle sale cinematografiche è finalmente sbarcato al centro del mondo. A Roma, anzi praticamente in Vaticano, proiettato non in anteprima ma in esclusiva mondiale all'istituto Patristico Augustinianum, che sta a due passi - letteralmente - dal colonnato del Bernini. Posti rigorosamente riservati, prenotazione obbligatoria, di tutto si è occupato il servizio d'informazione cattolica H2O. Per molti aspetti, l'operazione assomiglia a un SOS.
«Siamo qui per promuovere la pellicola, sperando di riuscire presto a distribuirla ovunque come accade per qualsiasi altro film, bello o brutto che sia...». A La Bussola Quotidiana lo dice il Pablo José Barroso, il produttore di Cristiada venuto dal Messico apposta per accompagnare in Italia questa sua perla. «Perché si faccia tanta fatica a trovare un distributore resta un vero mistero...».
Azzardiamo: forse che il suo essere così apertamente filocattolico nel denunciare il brutale anticristianesimo che sta al centro della vicenda risulti troppo imbarazzante? Barroso mantiene l'aplomb e smorza la nostra malizia (forse). «Non lo so, francamente non lo so», risponde. «Ci siamo rivolti a tutte le major del settore, seguendo le prassi di rito, non tralasciando alcunché convinti che l'ottima qualità tecnica della pellicola, la sua storia avvincente e il richiamo esercitato da un pool di attori di grande fama potesse essere d'aiuto; e invece, per mesi e mesi, niente, solo ostacoli... Nessuno dei distributori grandi e piccoli che abbiamo interpellato è di per sé mai entrato nei dettagli contenutistici del film... ». Però?... «Però ci siamo costantemente sentiti rispondere che Cristiada è difficile da piazzare sul mercato, è di nicchia, rischia di essere un flop al botteghino... ». Una pellicola realizzata come un kolossal di Hollywood - benché di produzione messicana -, diretta dal Premio Oscar per gli effetti speciali di cult come Le due Torri, del 2002, e Il ritorno del re, del 2003 (ovvero il secondo e il terzo episodio della trilogia cinematografica tolkieniana diretta da Peter Jackson) e interpretato da Andy Garcia [nella foto], Eva Longoria, Peter O'Toole ed Eduardo Verástegui? Difficile da credere.
«Comunque», prosegue asciutto Barroso, «non ci siamo arresi, e alla fine qualche risultato importante lo abbiamo ottenuto. La prima mondiale a Roma prelude all'uscita del film - se null'altro accadrà nel frattempo - in Messico, curata dalla 20th Century Fox. Accadrà il 20 aprile. Se andrà bene, Cristiada verrà poi distribuito in tutta l'America ispanofona. Forte di questa novità, la mia casa di produzione, la Dos Corazones Productions di Città del Messico, lancerà la pellicola negli Stati Uniti il 1° giugno. Ancora totalmente scoperta resta invece l'Europa...». Già, l'Europa... «A dire il vero, la Disney sta forse fiutando l'occasione, abbiamo ricevuto qualche segnale, ma tutto è ancora prematuro. Stiamo persino pensando d'iscrivere il film al Festival di Cannes, per cercare di smuovere le acque. Ecco, lo scriva. Abbiamo bisogno di tutti gli aiuti. Vogliamo offrire al pubblico una storia che è avvincente come un western dei tempi d'oro e al contempo profondamente vera, davvero accaduta, basata su fatti realmente accaduti. E tragici...».
Barroso concepisce il cinema come uno strumento di testimonianza e di apostolato. All'inizio del dicembre scorso è entrato nelle sale cinematografiche statunitense con una pellicola animata in 3D, The Greatest Miracle (El gran milagro) diretto da Bruce M. Morris (che ha all'attivo veri e propri capolavori del cinme di animazione): storia di un gruppo di cattolici che vengono guidati dagli angeli alla comprensione piena del santo sacrificio della Messa... E sta in buona compagnia, visto che il regista di Cristiada, Wright, ha recentemente rivelato all'agenzia cattolica latinoamericana di stampa ACI Prensa di accarezzare un sogno: spera che il film sui cristeros possa contribuire alla promozione della libertà religiosa nel mondo. La proiezione all'Augustinianum è stata voluta ieri perché tra pochi giorni Papa Benedetto XVI volerà in Messico. E subito dopo a Cuba, l'isola che l'attore-"cristero" Andy Garcia si porta nel cuore (vi è nato, con il nome di Andrés Arturo García Menéndez, nel 1956 ) e il cui regime comunista notoriamente detesta. L'entertainment  al servizio della verità. Per parte propria, Barroso assicura che non sarà l'ultima volta per la sua Dos Corazones Productions.

Nota di BastaBugie: per altre informazioni sul film "Cristiada" e per vedere il trailer clicca su www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=28

Fonte: La Bussola Quotidiana, 21/03/2012

7 - IL TRATTATO DI MAASTRICHT E L'EURO CI PORTANO ALLA ROVINA
Ecco perché la bancarotta della Grecia è solo una pallida prefigurazione di ciò che ci attende...
Autore: Roberto de Mattei - Fonte: Corrispondenza Romana, 14/03/2012

Si sovrappongono all'inizio di quest'anno due anniversari: il ventesimo del Trattato di Maastricht, che fu stipulato nella cittadina olandese l'11 dicembre 1991, ma fu ufficialmente ratificato dai Capi di Stato e di Governo della Comunità europea il 7 febbraio 1992; e il decimo anniversario dell'euro, entrato in vigore il 1 gennaio 1999, ma circolante in monete e biglietti dal 1 gennaio 2002.
L'euro è un elemento portante del Trattato di Maastricht, presentato all'opinione pubblica come un accordo di natura economica, che avrebbe visto, in fasi successive la caduta delle barriere doganali, l'istituzione di una Banca Centrale Europea e poi quella di una moneta unica. Tutto questo per ridurre il debito e risanare l'economia europea.
Il vero obiettivo della complessa operazione in realtà non era economico, ma politico. Il progetto prevedeva la liquidazione degli Stati nazionali, sostituiti da nuovi organismi sovranazionali controllati da poteri oligarchici di carattere non solo finanziario, ma soprattutto ideologico, con la "missione" di imporre in Europa la nuova filosofia relativista e i nuovi diritti "postmoderni".
A vent'anni di distanza, il progetto è fallito sul piano economico, ma rischia di riuscire sul piano politico. I fatti sono eloquenti. Sul piano economico l'euro è fallito perché globalmente il debito pubblico della zona euro è aumentato del 26,7% negli ultimi cinque anni. Non si può imporre una moneta unica a Paesi che hanno strutture economiche e produttive diverse, con differenti tassi di crescita e di sviluppo.
Il rischio che ciò che è fallito sul piano economico si realizzi però sul piano politico è dimostrato dai casi recenti dell'Italia e dell'Ungheria, dove due Capi di governo dalle molte analogie, Silvio Berlusconi e Viktor Orban, si sono trovati sotto il medesimo fuoco concentrico. Eletti entrambi con un largo appoggio popolare i due uomini politici hanno cercato di realizzare programmi economici sgraditi agli eurocrati.
Il leader italiano ha subito una serie di attacchi giuridici, mediatici e politici che ne hanno progressivamente eroso il potere. Berlusconi si è debolmente difeso, anche a causa dei suoi interessi aziendali, e la BCE, tra l'estate e l'autunno del 2011, gli ha dato il colpo di grazia, negandogli l'aiuto economico necessario a sopravvivere. Il presidente Napolitano ha chiamato a sostituirlo il prof. Mario Monti, uomo di fiducia delle oligarchie finanziarie ed eurofanatico della prima ora.
Orban, da parte sua, è stato più coraggioso di Berlusconi, perché ha osato affrontare di petto la nomenklatura europea, rivendicando alcuni temi, dalle radici cristiane al diritto alla vita, che Berlusconi si era ben guardato dall'affrontare. L'ira nei suoi confronti è stata maggiore e l'offensiva sarà nei prossimi mesi più violenta.
Gravi tempeste economiche e sociali attendono però i Paesi aderenti all'Unione Europea che, dopo essersi privati dello strumento della politica monetaria, hanno compiuto, nel vertice del 2 marzo, a Bruxelles, un'ulteriore rinuncia alla loro sovranità. Essi infatti, come sottolinea il Andrea Bonanni su "Repubblica" del 3  marzo, «non avranno più veramente voce in capitolo sui saldi di bilancio».
Il compito di sorvegliare il loro debito pubblico è stato affidato alla Corte di Giustizia Europea, le cui sentenze, che prevedono dure sanzioni finanziarie, prevalgono su quelle delle magistrature nazionali. L'unica via di uscita percorribile sarebbe quella di eliminare le cause che hanno prodotto i mali. E le massime responsabilità di questi risalgono proprio a quel Trattato di Maastricht e a quella moneta unica che Mario Monti è stato chiamato a salvaguardare in Italia.
Il caso italiano costituisce un laboratorio in cui i poteri forti sperimentano il futuro dell'Europa. Ma la bancarotta della Grecia è solo una pallida prefigurazione di ciò che ci attende se non si cambierà radicalmente la sciagurata strada fin qui percorsa.

Fonte: Corrispondenza Romana, 14/03/2012

8 - LA LIBIA NEL CAOS PIU' TOTALE: TUTTO COME PREVISTO
I Paesi che hanno fatto la guerra a Gheddafi si disinteressano della Libia e così prendono il sopravvento le forze islamiste
Autore: Gianandrea Gaiani - Fonte: La Bussola Quotidiana, 12/03/2012

Dall'anarchia post bellica alla frantumazione. La Libia del post Gheddafi sembra ormai entrata in un processo di sfaldamento che ricorda quello della Somalia dopo la caduta del regime di Sia Barre caratterizzato dal distacco del Puntland e del Somaliland e dalla progressive feudalizzazione tribale.
Il 6 marzo tre mila rappresentanti delle tribù e milizie della Cirenaica hanno proclamato l'autonomia della regione da Tripoli auspicando per la Libia un futuro federale ma di fatto proclamando l'indipendenza da un governo nazionale inesistente e non certo rappresentativo. Un colpo mortale inferto al già moribondo Consiglio Nazionale Transitorio nato un anno fa proprio a Bengasi per guidare l'insurrezione contro il regime di Muammar Gheddafi. Il "Congresso del popolo della Cirenaica", riunitosi nella stessa città per proclamare il distacco da Tripoli, è guidato da Ahmed Zubair al-Senussi, pronipote 77 enne dell'ultimo re libico Idris nonché uno dei leader della rivolta contro il Colonnello che lo incarcerò per ben 31 anni.
Il presidente del Cnt, Mustafa Abdel Jalil, per bloccare la secessione della Cirenaica ha minacciato di fare ricorso a una forza che non ha considerato che il Cnt non controlla né un vero esercito né vere forze di polizia e l'intera Libia, incluse le sue frontiere, sono in mano alle milizie delle diverse tribù. Jallil non è riuscito infatti a intimidire al-Senoussi, che ha definito il distacco della Cirenaica "una decisione definitiva e irreversibile. Non accettiamo alcun appello al dialogo volto a cambiare la nostra dichiarazione. Abbiamo scelto un sistema che garantisce che la nostra regione non verrà nuovamente marginalizzata".
La scarsa credibilità della minaccia di Jallil è stata confermata ieri dalle notizie diffuse dall'Algeria circa un imminente proclamazione d'indipendenza anche della regione desertica del Fezzan che potrebbe essere guidata da Abdelmadjid Seif El Nasr, già esponente del Cnt. Di fatto il distacco delle due regioni orientale e meridionale dalla Tripolitania sancirebbe una situazione già esistente che vede la Libia in mano a una settantina di milizie tra le quali le più forti sono quelle di matrice islamista. Anche le elezioni di giugno, già messe in discussione dal caos che regna nel Paese, sembrano ora ancora più traballanti anche se il Cnt non sembra disposto ad accettare lo smembramento del Paese senza combattere.      
Il premier libico, Abdel Rahim al-Kib, in visita a Washington dove ha incassato l'apprezzamento della Casa Bianca, ha chiesto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di revocare l'embargo sulle armi imposto l'anno scorso durante la guerra contro Gheddafi per poter "riarmare l'esercito e la polizia e consentire di svolgere i propri compiti". Sempre oggi il capo di Stato maggiore libico, Youssef Ahmed el Mankush, ha incontrato al Cairo il capo del Consiglio militare egiziano, Hussein Tantawi, per discutere della "sicurezza delle frontiere" e degli sforzi per "rafforzare l'unità del popolo libico". In pratica ha chiesto all'Egitto assistenza militare.  
Lo sfaldamento del Paese e i molteplici e divergenti interessi dei gruppi islamisti e dei Paesi confinanti rischiano di costituire un altro aspetto che accomuna la Libia alla Somalia con la differenza non irrilevante, specie per Italia ed Europa, che la Libia si trova nel centro del Mediterraneo.  Anche in Tripolitania poi tira aria di autonomia, questa volta su scala locale. Alcune milizie si sono dette pronte a restituire al governo il controllo delle infrastrutture strategiche, in primis l'aeroporto della capitale. "Non vogliamo essere di ostacolo nel processo di affermazione dello Stato", ha detto Khaled Kar, portavoce delle milizie di Zintan, secondo il quale le forze militari del governo "non hanno la capacità di fronteggiare assalti e combattimenti". I soldati di Zintan, in ogni caso, sottolineano di non volersi integrare con il governo "perché è composto da personalità e forze del vecchio regime".
Il cocktail di aspirazioni secessioniste e autonomiste è reso ancora più esplosivo dal ruolo della Libia in supporto all'insurrezione siriana. L'ambasciatore russo al Palazzo di Vetro, Vitaly Churkin, durante una riunione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu dedicata alla crisi siriana ha accusato il Cnt di ospitare campi d'addestramento militare per i rivoltosi siriani che combattono il regime di Assad. Al-Kib ha respinto le accuse russe replicando da Washington di "non essere a conoscenza" di alcuna struttura del genere ma in realtà la sua smentita vale ben poco poiché il Cnt non ha il controllo del territorio e alcune milizie islamiche sostenute dal Qatar hanno già inviato in Turchia almeno 600 combattenti impegnati negli scontri in Siria.
L'aspetto più curioso degli sviluppi catastrofici della situazione libica è rappresentato dall'apparente disinteresse dell'Occidente (distratto forse dalla Siria o dai problemi finanziari) nei confronti del futuro della Libia. Il gruppo di Paesi noto come "Amici della Libia", costituitosi durante la lotta a Gheddafi, non sembra avere nessuna voglia di venire coinvolto nel caos di un Paese allo sbando nonostante la destabilizzazione a Tripoli e dintorni  finirà per colpire anche noi specie se prenderanno il sopravvento le forze islamiste e jihadiste. Vale poi la pena ricordare che undici mesi or sono, quando la Nato iniziò a bombardare la Libia, l'Unione Africana ammonì gli alleati avvertendo che la caduta di Gheddafi avrebbe portato alla nascita di una "nuova" Somalia sulle sponde del Mediterraneo.

Fonte: La Bussola Quotidiana, 12/03/2012

9 - LETTERE ALLA REDAZIONE: UN RITO AGGIUNTIVO SULLA SPIAGGIA DOPO IL MATRIMONIO?
Bisogna ricordare che ogni aggiunta umana non aumenta nulla a quanto Cristo ci ha donato di più prezioso e cioè i sacramenti
Autore: Giano Colli - Fonte: Redazione di BastaBugie, 29/02/2012

Gentile redazione di BastaBugie,
mi scuso se mi rivolgo a voi con una richiesta speciale.
Questa estate mi sposerò. Ora siamo alla ricerca di un sacerdote che ci sposi. Sembrerà strano perché mi rivolgo a voi e non al parroco del mio paese. Ma abbiamo un desiderio fuori dal normale.
Noi ci vorremo sposare in chiesa in forma privata, cioè alla sola presenza di testimoni e genitori. Dopo di che vorremo festeggiare in spiaggia con famiglia, parenti e amici. Li vorremo festeggiare con gesti simbolici che allargano al piano cosmico e naturale il matrimonio avvenuto. Noi siamo del opinione che non esiste chiesa più bella di quella che ha creato dio, cioè la Natura.
Da questo punto di vista, occorre un prete che possa inventare con noi una ritualità. Non vogliamo ripetere il matrimonio svolto in chiesa, ma amplificare e manifestare meglio con gli elementi della natura. Ho già parlato con un vescovo del luogo. Lui mi ha confermato che in questo modo si può fare. Io devo solamente trovare un Prete che voglia celebrare sia il matrimonio in chiesa, sia il rito sulla spiaggia. E qui nasce la difficoltà. Nessun prete vuole aiutarmi. Per questo motivo mi rivolgo a voi sperando di trovare qualcuno che ci aiuterà.
Giuseppe
 
Caro Giuseppe,
il motivo per cui non riesci a trovare un sacerdote che vi sposi in quel modo non è per un problema di stranezza... che potrebbe essere mossa da buone intenzioni. In fondo Dio è creatore e proprio come creatore ha fatto tutto l'universo: la natura, l'uomo, il matrimonio...
Credo che il motivo di tanta ritrosia nel celebrare un matrimonio come voi desiderate, sia che i sacerdoti percepiscono che per voi la venuta di Gesù Cristo su questa terra non abbia poi cambiato granché la storia.
Mi spiego meglio: le due più grandi opere di Dio sono state la creazione e la redenzione. Con la creazione Dio (Padre, Figlio e Spirito Santo) ha creato tutto l'universo. Con la redenzione, Dio (Padre, Figlio e Spirito Santo) ha salvato l'uomo dalla dannazione eterna meritata con il peccato originale. Per salvare l'uomo Gesù è morto in modo atroce sulla croce e tutto ciò per perdonare i nostri peccati. Poi ha istituito la Chiesa e i sacramenti perché ci aiutino ad arrivare alla salvezza eterna cioè il Paradiso.
Il discorso sarebbe lungo, ma quanto detto ci basta per intuire che il matrimonio (realtà naturale creata da Dio e che esisteva anche prima della venuta di Gesù) è stato elevato da Cristo Signore alla dignità di sacramento. Ecco perché il matrimonio tra battezzati è un sacramento e questo è il motivo per cui ha senso se celebrato in chiesa davanti al ministro sacro. (A proposito: purtroppo siamo affascinati da film e telefilm americani dove si vedono matrimoni non celebrati in chiesa, ma non bisogna dimenticare che sono matrimoni protestanti... Per i cattolici il matrimonio può essere celebrato solo all'interno di una chiesa al fine di percepire meglio il senso sacro delle promesse degli sposi e solo per gravi motivi il vescovo può concedere un'eccezione a questo principio.)
Alla luce di quanto detto finora, è necessario riconoscere che ogni aggiunta umana non aumenta nulla a quanto Cristo ci ha donato di più prezioso e cioè i sacramenti con i quali riceviamo la Grazia di Dio che ci permette di godere appieno della vita cristiana.
La vostra richiesta probabilmente rivela quindi che le realtà sopra esposte non sono ancora state ben comprese e necessitano quindi di ulteriore approfondimento per arrivare a celebrare con frutto una cosa così bella come il sacramento del matrimonio che riproduce tra i coniugi l'amore per eccellenza che lega Cristo alla sua sposa: la Chiesa.
In conclusione credo che il punto sia che la benedizione successiva alla celebrazione del matrimonio fatta in una località esotica non è poi così importante come tu e (forse) la tua futura moglie pensate.
Quindi dovresti porti la seguente domanda: per te è così importante la benedizione sulla spiaggia dopo la celebrazione del sacramento del matrimonio?
Se sì, allora consiglierei di NON farla perché, come ho accennato sopra, la benedizione successiva non aggiunge nulla al vostro matrimonio. E forse sarebbe il caso di fare un percorso ulteriore per comprendere fino in fondo la bellezza di quello che state per fare nell'unirvi in matrimonio.
Se invece non la ritenete tanto importante (come infatti non è lo è) allora può essere fatta senza problemi, purché si trovi un sacerdote che la faccia e se poi nessun sacerdote fosse disponibile, dopo il matrimonio farete da soli una preghiera di ringraziamento al Signore.
Un'ultima precisazione: il matrimonio è per sua natura un fatto pubblico e non privato. Ecco perché sono previste le pubblicazioni di matrimonio da affiggere in fondo di chiesa. Ed ecco il motivo della presenza obbligatoria di almeno due testimoni che rappresentano la comunità: non è mai un fatto privato tra gli sposi perché tutta la comunità beneficia dell'unione stabile di un uomo e una donna aperta alla generazione di nuovi individui. In quest'ottica la riduzione estrema del numero di invitati va esattamente nell'ottica opposta generando l'impressione che si voglia ridurre il matrimonio a una promessa intima fatta a Dio snaturandone così la natura pubblica.
Sperando di aver contribuito a fare un po' di chiarezza per aiutarti a comprendere meglio il grande dono del matrimonio, ti faccio tanti sinceri auguri per le tue nozze!
Giano Colli

Fonte: Redazione di BastaBugie, 29/02/2012

10 - OMELIA DOMENICA DELLE PALME - ANNO B - (Mc 14,1-15,47)
Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 1° aprile 2012)

La Liturgia della Parola della Domenica delle Palme è molto ricca. Il brano del Vangelo con cui abbiamo iniziato la Celebrazione narrava l'ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme; la prima lettura, tratta dal profeta Isaia, sottolinea le offese e le umiliazioni che il nostro Redentore ha dovuto sopportare per nostro amore; al Salmo responsoriale abbiamo ripetuto il grido di Gesù in Croce: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?»; la seconda lettura descrive l'annientamento del Figlio di Dio, il quale, per la nostra salvezza, si è umiliato sino alla morte di Croce; infine, il lungo brano del Vangelo narrava la Passione di Gesù.
In questo breve pensiero, vogliamo riflettere su un particolare molto sconcertante: l'ingresso di Gesù a Gerusalemme fu salutato dalla folla festante; ma, a quell'ingresso trionfale, seguì ben presto la condanna e la morte di Gesù. Dall'"osanna" al "crucifige": è questo il mistero del cuore umano. Certamente, in mezzo a quella folla che gridò "crocifiggilo" vi furono molti che poco prima accolsero trionfalmente Gesù e che, forse, furono stati anche miracolati da Lui.
Questo inspiegabile cambiamento è un invito a considerare la gravità del nostro peccato. La leggerezza e l'incostanza sono atteggiamenti purtroppo frequenti in noi nei riguardi del Signore. In particolare, la facilità di passare, da atti di fede e di culto, al peccato grave, deve costituire per noi un motivo di seria riflessione.
Non si può concepire un cristiano staccato da Cristo e disposto a vivere abitualmente nel peccato, privo della grazia di Dio, per la maggior parte dell'anno. Non si può ascoltare la parola di Cristo per quanto riguarda i nostri rapporti in chiesa, e poi ascoltare i princìpi del mondo per quanto riguarda la vita pratica. Gesù e il suo Vangelo devono essere la direttiva costante della nostra vita per non ripetere il tradimento delle folle di Gerusalemme pronte a passare dall'"osanna" al "crucifige".
La vita del cristiano non può ignorare quello che è avvenuto a Cristo e il modo con cui Egli ha salvato il mondo. Da qui l'esigenza di meditare sulla Passione di Gesù. San Leonardo da Porto Maurizio affermava che dalla mancanza di questa meditazione deriva lo scadimento di tanti cristiani. Per questo motivo, egli diffuse ovunque la pia pratica della Via Crucis, dando a questo devoto esercizio una grande importanza.
Si pensa a ciò che si ama. Se pertanto amiamo Gesù, penseremo spesso a quanto Egli ha patito per noi. Meditiamo sull'immenso amore che spinse Gesù a morire in Croce per noi. Se non ci avesse amati, Egli non sarebbe salito su quella Croce.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 1° aprile 2012)

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