BastaBugie n°249 del 15 giugno 2012

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1 RICORDATE DON SANTORO? NEL 2009 FU RIMOSSO DAL VESCOVO DI FIRENZE PER AVER CELEBRATO UN MATRIMONIO GAY... MA FU REINTEGRATO 6 MESI DOPO
Oggi organizza indisturbato corsi prematrimoniali per coppie omosessuali... evidentemente ''show must go on''
Autore: Marco Mancini - Fonte: Campari e de Maistre
2 APPROVATO IL DISEGNO DI LEGGE PER MODIFICARE LA LEGGE BASAGLIA CHE HA CHIUSO I MANICOMI
Strano paese l'Italia, dove la malattia mentale non esiste per legge... ma i malati ci sono eccome: abbandonati a se stessi!
Autore: Sergio Rizzitiello - Fonte: Qelsi
3 UN MILIONE DI PERSONE SIA PER BENEDETTO XVI A MILANO, SIA A LONDRA PER FESTEGGIARE LA REGINA ELISABETTA II
''Trono e Altare'' binomio inscindibile del medioevo, ma anche dell'immaginario collettivo degli uomini post-moderni? Ecco il video dell'incontro del Papa con i politici
Autore: Massimo Viglione - Fonte: Corrispondenza Romana
4 IL PARADOSSO TACIUTO DELLO SPREAD
Riflessioni controcorrente sul Meccanismo Europeo di Stabilità: ecco perché non ci conviene
Fonte: Qelsi
5 ECCO COME IL CRISTIANESIMO HA RIDATO DIGNITA' ALLE DONNE VIOLENTATE
Sant'Agostino invitò le donne a non sentirsi colpevoli imponendo alla cultura di allora questa innovativa distinzione: ''Strano a dirsi, erano due (violentatore e violentata) e uno solo commise adulterio''
Autore: Francesco Agnoli - Fonte: Libertà e persona
6 LO SPONSOR ISLAMICO COSTRINGE REAL MADRID E BARCELLONA A TOGLIERE LA CROCE DALLO STEMMA
Tolta la storica croce concessa dalla Chiesa in via del tutto straordinaria a Re Alfonso XIII nel 1920 (e inoltre divieto ai giocatori di farsi il segno di croce in campo)
Autore: Massimiliano Castellani - Fonte: Avvenire
7 SE IO FOSSI ETTORE GOTTI TEDESCHI...
Nessuno può rimanere indifferente al modo in cui uno stimato professionista come lui è stato liquidato da presidente dello IOR (Istituto per le Opere di Religione)
Autore: Costanza Miriano - Fonte: www.costanzamiriano.wordpress.com
8 DICIAMO BASTA ALLA LEGGE CHE HA FATTO DELL'ABORTO UN DIRITTO INSINDACABILE UCCIDENDO NELL'INDIFFERENZA INTERE GENERAZIONI
E basta anche ai silenzi educati, ai tatticismi, agli equilibrismi politici che in questi decenni hanno caratterizzato il modo di agire dei vertici del Movimento per la Vita
Autore: Marisa Orecchia - Fonte: Corrispondenza Romana
9 PERCHE' NON METTERE UNA BELLA TASSA SUL TERREMOTO AGLI ABITANTI DELLE ZONE COLPITE, COL GETTITO DELLA QUALE POI AIUTARE GLI STESSI A RISOLLEVARSI?
Ma non ditelo a Monti perché potrebbe farlo davvero: Super Mario infatti aumenta le tasse, ma il gettito fiscale crolla
Autore: Caelsius Mars - Fonte: Qelsi
10 IL CONCILIO VATICANO II RILETTO ALLA LUCE DELLA TRADIZIONE DELLA CHIESA
''Iuxta Modum'' di padre Serafino Lanzetta: il libro per prepararci nel giusto modo all'Anno della Fede che inizia a ottobre
Autore: Cristina Siccardi - Fonte: Corrispondenza Romana
11 OMELIA XI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO B - (Mc 4,26-34)
Il seme germoglia e cresce
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - RICORDATE DON SANTORO? NEL 2009 FU RIMOSSO DAL VESCOVO DI FIRENZE PER AVER CELEBRATO UN MATRIMONIO GAY... MA FU REINTEGRATO 6 MESI DOPO
Oggi organizza indisturbato corsi prematrimoniali per coppie omosessuali... evidentemente ''show must go on''
Autore: Marco Mancini - Fonte: Campari e de Maistre, 13/03/2012

Corsi prematrimoniali per coppie omosessuali. Questa l'ultima trovata di don Alessandro Santoro, cappellano della comunità di base delle Piagge di Firenze e ultimo erede di quella "Chiesa del dissenso" che proprio nel capoluogo toscano ha storicamente trovato terreno fertile, annoverando esponenti del calibro di don Milani, don Enzo Mazzi, don Ernesto Balducci.
Lasciando da parte le numerose perplessità, anche molto pratiche, che sorgono a proposito di un'iniziativa del genere (per esempio, che senso ha far partecipare la gente al "pre", quando il "post" è comunque interdetto?), va registrato che il sacerdote non è nuovo a performance di questo tipo. Nella primavera del 2009, quando il sindaco di Firenze Domenici conferì la cittadinanza onoraria a Beppino Englaro, padre di Eluana, Santoro aveva partecipato all'incontro organizzato proprio dall'anziano e famigerato don Mazzi (morto nell'ottobre scorso) presso la comunità dell'Isolotto, dicendosi "profondamente disturbato da questa ostentata onniscienza della Chiesa in cui non riesco più a riconoscermi. Di quel cristianesimo non so che farmene, il Vangelo di fronte alla vita usa solo la parola amore, che significa avvicinarsi all´altro e al suo mistero per riconoscersi". Insomma, la radicalità del Vangelo annacquata nella solita melassa buonista e politicamente corretta, corredata dalla tipica neo-lingua clericale di chi non ha nulla di rilevante da dire ma riesce a dirlo molto bene.
Qualche mese dopo, nell'ottobre del 2009, don Santoro venne invece rimosso dal suo incarico per avere benedetto l'unione di un uomo e di un trans, celebrando uno pseudo-matrimonio di nessuna efficacia sacramentale, ma fu reintegrato sei mesi dopo. Evidentemente, però, né il bastone né la successiva carota sono stati sufficienti a farlo tornare sulla retta via, viste le notizie degli ultimi giorni.  
Ed è veramente stucchevole la retorica che si continua a fare, da parte del solito intellettualume sinistroide, sull'impegno sociale dei don Santoro, dei don Gallo, di tutti i sacerdoti "scomodi", la cui unica colpa sarebbe quella di essere troppo vicini ai poveri, ai deboli, agli emarginati, ai sofferenti, e troppo distanti dai giochi di potere della Chiesa "ufficiale". Come se non esistessero decine, centinaia, migliaia di sacerdoti che profondono un impegno simile e anche superiore, senza per questo sentire la necessità di rinnegare la propria fede cattolica e di assumere posizioni eterodosse sul piano dottrinale (infatti, proprio per questo non fanno notizia). In questa trappola cadono a volte persino osservatori al di sopra di ogni sospetto: uno dei migliori vaticanisti italiani, Andrea Tornielli, presentando la figura del nuovo patriarca di Venezia Moraglia, lo ha dapprima descritto come "un ratzingeriano, sia dal punto di vista teologico che liturgico", salvo poi aggiungere "ma le cronache spezzine hanno più volte registrato anche le sue prese di posizione in favore degli operai disoccupati". Come se le due cose fossero in opposizione.
Senza dimenticare che, come ha scritto Carlo Marx, se gli eventi della storia tendono a presentarsi una prima volta sotto forma di tragedia, la seconda lo fanno sotto forma di farsa. V'era qualcosa di grande e di drammatico nel dissenso cattolico dei tempi di Paolo VI, nella sbornia sessantottina che coinvolse una parte non irrilevante della Chiesa dell'epoca, nelle sbandate marxisteggianti della teologia della liberazione. Di tanta speme questo oggi ci resta: i corsi prematrimoniali per le coppie gay, vale a dire l'ideologia dei desideri individuali da tramutare in diritti. Un esempio paradigmatico della grottesca parabola vissuta non solo dalla Chiesa dei disobbedienti, ma dall'intera sinistra occidentale. "Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini" (Mt 5, 13). Se leggessero il Vangelo con più attenzione, i cattolici del dissenso scoprirebbero forse che Nostro Signore li aveva messi in guardia per tempo.

Fonte: Campari e de Maistre, 13/03/2012

2 - APPROVATO IL DISEGNO DI LEGGE PER MODIFICARE LA LEGGE BASAGLIA CHE HA CHIUSO I MANICOMI
Strano paese l'Italia, dove la malattia mentale non esiste per legge... ma i malati ci sono eccome: abbandonati a se stessi!
Autore: Sergio Rizzitiello - Fonte: Qelsi, 06/06/2012

E' stato da poco approvato in Commissione Sanità alla Camera, presentato dall'on. Ciccioli, il Disegno di Legge per modificare la Legge 180, più nota come Legge Basaglia, colui che ha chiuso i manicomi in Italia.
Se non fossimo in un Paese ammalato di ideologia sinistrese, avremmo salutato con una certa soddisfazione il tentativo di modifica di una Legge che negli anni ha fatto solo disastri, gettando migliaia di famiglie di malati mentali nella disperazione e nella solitudine, invece, appena approvata in Commissione tale Legge, si sono alzati furenti cori di disapprovazione, conditi con la solite e stucchevoli espressioni tipo: "è una gravità inaudita". "volete ripristinare i manicomi" eccetera.
In realtà con la legge Basaglia, dal 1978, in Italia si è creato un paradosso: la malattia mentale non esiste per legge.
Sicuramente questo paradosso è solo una forzatura ideologica poiché tutti sanno che le persone colpite da schizofrenia, stati psicotici, deliri, da personalità multiple, scisse e divise, stati paranoici, esistono, sono in mezzo a noi, fanno parte del nostro ordinario, soffrono in modo lacerante e ci minacciano in modo delirante, distruggono se stessi e le persone che intorno a loro tentano maldestramente di gestirle.
Qual è allora l'equivoco tutto italiano?
La malattia mentale è stata sempre vista come l'irruzione del sacro e del demonico che improvvisamente ricordava agli uomini che il loro tentativo razionale di vita ordinaria e ordinata si basava su un vulcano incandescente, su un abisso nel quale in ogni momento si poteva precipitare.
Quest'irruzione di forze misteriose e temibili rendeva la persona colpita attraente e spaventevole, sacra e demonica allo stesso tempo.
Sprofondare la propria ragione negli abissi della follia era sconvolgente e se ciò avveniva, era senz'altro per una colpa, un delitto che si era commesso, un aver trasgredito e violato qualche tabù.
Lo sciamano delle popolazioni primitive e tradizionali svolgeva una funzione sacra nella misura in cui attivando forze magiche, utilizzando stati di alterazione parossistica, frantumazione dell'io, stati catalettici, riusciva a creare una forma catartica di superamento del male psichico e fisico nella comunità.
Lo sciamano era però un trasmettitore attivo, seppur passivo nel momento dell'insorgenza delle forze oscure da debellare, e si serviva di quelle stesse forze per sconfiggere le malattie che colpivano i membri della sua comunità.
Quando qualcuno era colpito dal male delle forze oscure e non riusciva più a ritrovare la sua anima, era allontanato dalla comunità perché sicuramente aveva trasgredito e violato qualche tabù e quindi non era più degno di partecipare alla vita della comunità.
Errante, il folle vagava lontano e si lasciava morire salvando la sua comunità dal contagio e dalla vergogna della sua colpa.
Fino all'età moderna, a parte alcune intuizioni di Ippocrate prima e Galeno poi, il malato mentale era l'altro da sé, temibile portatore di forze che non potevano essere "toccate" e che nessun medico poteva mai peritarsi di guarire senza oltraggiare qualcosa di sacro e demoniaco nello stesso tempo. [...]
Il riconoscimento autonomo di un settore specifico che trattasse della malattia mentale e che fosse per questo accettato dalla medicina è stato, e in alcuni casi ancora è, un problema.
La medicina ha sempre avuto un approccio organico nell'eziologia delle malattie, e vedeva con molta diffidenza chi approcciava da un punto di vista psicologico.
L'antica dicotomia anima e corpo in questo caso si faceva, e ancora si fa, sentire, creando tutta una serie di seri ostacoli a un serio e più comprensivo approccio psicofisico delle malattie mentali.
Vi sono disturbi, dove la componente degenerativa organica del sistema nervoso è evidente, come però è altrettanto evidente la componente funzionale delle psicosi e delle neurosi, ma vi sono anche disturbi dove non è possibile separare le due componenti, organiche e funzionali, determinando un quadro complesso non certo rasserenato dai pregiudizi e dalle vere e proprie diffidenze dell'una e dell'altra scuola.
Se un disturbo mentale ha una causa organica, è facile approcciare a esso e meno resistenze vi sono nel proporre una cura, al contrario se la causa è di tipo funzionale, vale a dire psicodinamica, con base anche interindividuale, diventa tutto più difficile e le resistenze aumentano in modo esponenziale.
Anche perché s'intuisce che il disturbo psicodinamico è una protesta, una ribellione, un rifiuto ad accettare una prassi quotidiana di regole che evidentemente generano insofferenza, nevrosi, nei casi più gravi e patologici, psicosi.
E qui ritorniamo al punto d'inizio della nostra trattazione, quando affermavamo che in Italia si è affermato un singolare punto di vista che ha visto nel disturbo mentale una risultante di forze repressive di tipo borghese e capitalistico che attraverso la sua struttura cellulare familiare ha determinato tale devianza che in realtà non deve essere vista come valore negativo ma semmai positivo perché evidenzierebbe, se pur in negativo, una giusta protesta individuale a un sistema repressivo che attraverso quel disagio fa esplodere le sue contraddizioni.
E proprio attraverso l'esplosione di tali contraddizioni che una concezione non asservita al potere borghese può permettere di nuovo la libera circolazione delle libere energie che erano state coartate e così riaprire quegli spazi di libertà chiusi dagli istituti repressivi che ipocritamente vogliono impedire che si vedano le anomalie determinatesi nell'individuo.
Il malato mentale in realtà è un negatore della razionalità del sistema e solo rendendolo libero da una sua istituzionalizzazione psichiatrica si potrebbe far precipitare il sistema borghese e farlo esplodere.
Franco Basaglia dichiarava apertamente questo intento, ma commetteva alcuni gravissimi errori.
Il primo era quello di non considerare che una volta insorta la malattia mentale diviene autonoma dalla sua causa e che quindi la famiglia borghese dalla quale era partita quella protesta iniziale tale da determinare il disturbo mentale, era del tutto irrilevante alla sua successiva azione di malato mentale, perciò anche distruggendo la fonte, il problema rimane insoluto perché resosi autonomo.
L'altro gravissimo errore è che non è solo un tipo di società, quella borghese, a determinare il grado del disturbo ma il quantum di repressione che inconsapevolmente si viene a esercitare sull'individuo e che può essere di qualsiasi tipo di organizzazione sociale, anzi proprio specialmente se di tipo totalitaria, chiusa, fideistica, altamente ideologizzata, come spesso sono proprio quelle società che si propongono forzatamente un fine pedagogico da conseguire a tutti i costi.
Ulteriore errore è stato quello di non considerare che svariati disturbi mentali non sono di tipo psicodinamico a base sociale, ma organici e che quindi non hanno nulla da spartire con una giusta protesta conseguente a una coartazione della libertà individuale e sociale.
Taccio sull'altro aspetto della polemica, vale a dire sul manicomio come luogo di detenzione, dove il malato non era curato ma brutalizzato.
Polemica ingenua e sterile perché semmai il manicomio si doveva allora riformare, migliorare, rendere un moderno e umano luogo di cura, giammai eliminarlo con la tragica e perversa illusione di eliminare così la stessa malattia mentale
In ultimo, ripetendo una battuta da me già detta, è singolare e curioso che una concezione ideologica di tipo comunista che ha usato il manicomio per rinchiudere i dissidenti che proprio perché rifiutavano il glorioso socialismo reale, erano dal loro punto di vista giustamente considerati pazzi e quindi da curare, ha partorito in Occidente, in Italia, l'idea che il manicomio è da eliminare perché vuole rinchiudere persone che rifiutano la società borghese, la famiglia borghese, la psichiatria borghese.
Se ne deduce che per costoro la malattia mentale esista secondo l'ideologia che si ha da criticare.

Fonte: Qelsi, 06/06/2012

3 - UN MILIONE DI PERSONE SIA PER BENEDETTO XVI A MILANO, SIA A LONDRA PER FESTEGGIARE LA REGINA ELISABETTA II
''Trono e Altare'' binomio inscindibile del medioevo, ma anche dell'immaginario collettivo degli uomini post-moderni? Ecco il video dell'incontro del Papa con i politici
Autore: Massimo Viglione - Fonte: Corrispondenza Romana, 05/06/2012

Un milione di persone hanno accolto in trionfo e col cuore ricolmo gioia e speranza Papa Benedetto XVI a Milano, mentre altri 3.000.000 seguivano in tv la grande messa e gli eventi connessi. Oltre un milione di persone si è raccolto a Londra per festeggiare il giubileo delle "nozze di diamante" della Regina Elisabetta II con il suo Trono.
Festa di popolo e di gioia a Milano. Festa di popolo e di gioia a Londra. Entrambe con grandi coreografie. Poco più di un anno fa, scrivevo un articolo simile, per una simile situazione (e coincidenza): da un lato, la beatificazione di Giovanni Paolo II a Roma, dall'altro le nozze dell'erede al Trono d'Inghilterra. E, in entrambi i casi, decine di milioni di persone partecipavano direttamente o tramite tv agli eventi. Scrivevo allora: «Forse che in questo mondo impazzito e sventatamente aperto a ogni dissoluzione dei principi cristiani e naturali, gli unici due valori capaci di richiamare l'interesse gioioso e sincero di decine di milioni di persone sono la religione cristiana e la monarchia più tradizionale?»
Da un lato, la laicissima, immorale e plurietnica Inghilterra, dove, però, non si riesce, nonostante tutto, a cancellare il viscerale amore di tutto un popolo verso la monarchia (e verso una famiglia reale tutt'altro che sempre all'altezza del proprio ruolo).
Dall'altro, una Chiesa nel turbine della tempesta dell'eresia propalata ovunque, della ribellione criptoscismatica di buona parte dei suoi ecclesiastici, religiosi e teologi, dello scandalo dell'immoralità più perversa e inaccettabile, e, ora, anche nello scandalo delle "guerre per bande" dei suoi governanti in Vaticano; una Chiesa per la quale, solo pochi giorni or sono, si prevedeva il crollo del Vicario di Cristo (e lo si invitava alle dimissioni); una Chiesa apparentemente sempre più odiata e vilipesa in ogni parte del mondo. Ebbene, questa Chiesa, questo Vicario di Cristo, hanno ancora una volta dimostrato che, nonostante tutto ciò che sta accadendo, sono amati da centinaia di milioni di persone in ogni parte del mondo, che riconoscono in essa e in lui l'unica certezza spirituale e morale per questa vita e l'unica via per assurgere alla futura.
Chi oggi nel mondo è capace di una tale attrazione verso i popoli, le genti, i propri fedeli, i propri sudditi, in ogni parte del mondo? Quale capo di Stato? Quale politico? Quale istituzione laica (o laicista)? Quale esponente della finanza o della tecnocrazia? O dello spettacolo o dello sport?
Il Vicario di Cristo, come la Regina d'Inghilterra, non sono eletti dai popoli. Sono dove sono, sono chi sono, «per Grazia di Dio». E sono le due figure pubbliche indubitabilmente più amate al mondo (il Papa, anche la più denigrata). Tutti gli altri politici del mondo, a partire da quelli occidentali, sono eletti (in Italia oggi neanche più eletti), hanno con sé tutti (o quasi) i media, fanno tante promesse terrene: ma chi di loro può vantare un simile amore e successo?
C'è una strana coincidenza del tutto anacronistica e assolutamente politicamente scorretta, la più scorretta possibile. Quale? Il Papa è l'"Altare", Elisabetta il "Trono". Insieme, rappresentano la società del Trono e dell'Altare, quella società odiata e combattuta con ogni mezzo dalla società figlia della Rivoluzione Francese e del Sessantotto oggi imperante ovunque.  I popoli di oggi, iniziando a essere disintossicati dalle ubriacature delle ideologie e ormai disillusi dai miti democratici e consumisti, acclamano, amano, seguono, sognano, il Trono e l'Altare. Quale immensa sconfitta per il laicismo sovversivo e anarchico, liberal-democratico, totalitario o tecnocratico che sia.

Nota di BastaBugie: vi invitiamo a vedere il video dell'incontro di Benedetto XVI con i politici in occasione dell'Incontro internazionale delle famiglie a Milano

http://www.youtube.com/watch?v=-8W8xnJ2hRw

Fonte: Corrispondenza Romana, 05/06/2012

4 - IL PARADOSSO TACIUTO DELLO SPREAD
Riflessioni controcorrente sul Meccanismo Europeo di Stabilità: ecco perché non ci conviene
Fonte Qelsi, 16/05/2012

Vi prego di ragionare su una cosa. Cos'è lo spread? Il differenziale tra i rendimenti dei titoli italiani e i loro analoghi tedeschi. Perché ci sono rendimenti diversi? Perché il rendimento è la misura di un rischio: se chi "scommette" sui tuoi titoli ritiene che la scommessa sia più rischiosa, lo fa solo a condizione che il rendimento del suo investimento sia maggiore. Ovvero pretende più interessi in cambio del suo prestito. Cosa significa? Perché, se l'investitore crede che un titolo non sia affidabile, lo compra lo stesso? E' matto? No: accetta il rischio. Fa una scommessa. Fa i suoi conti e calcola che se gli va male perde tutto, ma se gli va bene avrà speculato, cioè guadagnato di più del dovuto. Attribuisce insomma a questo rischio un costo, dopodiché presenta il conto. E noi il conto lo paghiamo. Lo abbiamo sempre pagato. Visto che non siamo mai falliti, abbiamo cioè quasi sempre pagato di più di quello che dovevamo pagare.
Cosa succede, però, se andiamo in default? Succede che non paghiamo più. Cosa stanno facendo Monti e l'Europa? Ci stanno impedendo con ogni mezzo di fallire. Ci stanno cioè indebitando ulteriormente (i 125 miliardi che stiamo per conferire al MES, solo per iniziare, rappresentano una buona fetta del nostro debito pubblico: potremmo usarli per abbatterlo). Ci stanno, cioè, accollando nuovi fardelli per garantire i titoli di stato in scadenza e quelli a venire a chi li ha sottoscritti. Ma noi questa garanzia l'abbiamo già data: abbiamo accettato di pagare un rendimento molto maggiore rispetto a quello tedesco. Non eravamo mica scemi, l'abbiamo fatto in accettazione della scommessa dell'investitore, il quale ha puntato al tavolo alzando la posta, consapevole di poter perdere tutto ma bramoso di assicurarsi guadagni superiori.
Dunque a che scopo pagare rendimenti più alti in fase di emissione titoli, se poi siamo costretti comunque a ripagare i debiti e non ci è permesso fallire? E' un controsenso: o si stabilisce che "non possiamo fallire", e allora lo spread deve essere abbattuto, portato a zero domani mattina, oppure si fanno debiti a tassi elevati, superiori al dovuto, ma poi se lo scommettitore perde sono affari suoi. Se dobbiamo pagare per il fondo salva-stati, allora vogliamo l'immediato azzeramento di tutti i differenziali sui rendimenti che siamo stati costretti a garantire quando abbiamo venduto il nostro debito.
Altrimenti è una truffa.

Fonte: Qelsi, 16/05/2012

5 - ECCO COME IL CRISTIANESIMO HA RIDATO DIGNITA' ALLE DONNE VIOLENTATE
Sant'Agostino invitò le donne a non sentirsi colpevoli imponendo alla cultura di allora questa innovativa distinzione: ''Strano a dirsi, erano due (violentatore e violentata) e uno solo commise adulterio''
Autore: Francesco Agnoli - Fonte: Libertà e persona, 23/04/2012

Eva Cantarella è una rinomata studiosa del mondo greco e romano, autrice, tra l'altro, de "L'ambiguo malanno", in cui viene affrontata, come recita il sottotitolo, la "condizione e immagine della donna nell'antichità greca e romana". In questo testo risulta chiara la condizione di profonda inferiorità della donna nel mondo pre-cristiano. Basti pensare alla visione di Platone e di molti greci, secondo cui "il rapporto omosessuale è quello nel quale l'uomo greco esprime la sua parte superiore, la sua intelligenza, la sua affettività al livello più alto". L'omosessualità greca, spiega la studiosa, fu "il fatto culturale che rafforzò la marginalizzazione delle donne e la loro reclusione nella sfera della famiglia. Per l'uomo greco, che viveva il rapporto omosessuale come il luogo privilegiato delle scambio di esperienza e che in esso trovava risposta alle sue esigenze più alte, considerare la donna come adibita ad un compito esclusivamente biologico, fu estremamente facile". Si può immaginare una forma di misoginia più evidente del ritenere che l'unico vero rapporto "nobile ed educativo", per un uomo, sia quello con un altro uomo?
Cantarella continua ricordando che i greci "consideravano lecita la prostituzione femminile, mentre punivano come reato quella maschile". Nelle ultime pagine dedica invece brevi considerazioni all'avvento del cristianesimo. Benché riconosca che la "predicazione di Cristo agì in profondità, portando innovazioni radicali nel rapporto tra i sessi", soprattutto con l'introduzione del "matrimonio monogamico ed indissolubile", cioè paritario, e, per la prima volta, libero, l'autrice non si stacca del tutto, in queste pagine, da una certa vulgata che ha sempre svilito il Medioevo.
In questo modo, però, finisce per lasciare inspiegato il fatto che mentre le donne, nel mondo antico, non fanno storia, dall'avvento del cristianesimo in poi, divengono decisive in mille ambiti della società, non ultimo quello del potere.
Ci viene allora in soccorso uno dei più migliori medievisti italiani, Lodovico Gatto, con il suo "Le grandi donne del medioevo": 500 pagine di ritratti di affascinanti figure di regine, di religiose, di intellettuali, in generale di donne, del Medioevo cristiano. Figure trascurate da una storiografia, spiega Gatto, troppo influenzata dai clichè femministi e dalle semplificazioni manichee di certe visioni pigre o ideologiche. In verità, proprio la media aetas è stato "il primo periodo storico" in cui le donne, come molti uomini, hanno vissuto una nuova "emancipazione culturale e pure sociale", innescata dalla visione cristiana di Dio e dell'uomo. Non bisogna dimenticare, infatti, che il culto di Maria, madre di Dio, nobilitò il genere femminile intero, mentre "a chi ricorda che accanto alla madre di Dio campeggiò allora l'immagine di Eva, la peccatrice, va risposto che l'essenza del cristianesimo sta proprio nello spirito di redenzione che ne costituisce la base; ed Eva, quindi, fu intesa più come un pericolo da evitare che come una macchia indelebile e causa di eterna dannazione" (pericolo che Eva stessa evitò, se è vero che la Chiesa la ha sempre annoverata tra i salvati).
Come la Cantarella, anche Gatto non può non sottolineare che la visione biblica e l'opera della Chiesa agirono soprattutto nel conferire all'uomo e alla donna pari dignità "nel vincolo matrimoniale e nella vita familiare". In effetti non ci si pensa abbastanza, ma la lotta al divorzio altro non fu, in termini sociali, che l'emancipazione della donna dalla spada di Damocle del ripudio, cui nel mondo antico era molto spesso sottoposta, mentre la condanna dell'aborto favorì un maggior rispetto della donna, perché rese anche il maschio responsabile di ogni gravidanza e di ogni vita, e limitò fortemente un motivo di alta mortalità femminile.
Per concludere farei due esempi, tra i tanti possibili, di cosa significò il cristianesimo per le donne, soffermandomi sulla purezza, virtù eminentemente cristiana. Il primo: la Chiesa, lungi dal favorire la prostituzione femminile, "sacra" o meno che fosse, propria di tante religioni e società antiche, la condannò come dissacrazione della donna. Usando, nello stesso tempo, verso le prostitute, la stessa benevolenza di Cristo, che aveva salvato la adultera dalla lapidazione. Accanto all'adulterio femminile, poi, condannò, parimenti, quello maschile, minando così l'idea secolare per cui l'uomo, in campo sessuale, gode di ampie "libertà". Il secondo esempio: in molte culture non cristiane, come ricorda Marzio Barbagli nel suo "Congedarsi dal mondo", la donna violentata è spesso considerata in qualche modo colpevole anch'essa: "nell'antica Roma non si faceva alcuna distinzione fra adulterio (femminile) e stupro, perché si riteneva che questo rapporto avesse sempre e comunque un effetto contaminante sulla donna sposata, sia che fosse consensuale sia che fosse dovuto ad un atto violento". Di qui l'esistenza, ancora oggi, in certe culture, della lapidazione per donne violentate (si ricordi il caso recente della nigeriana Safiya); di qui l'usanza di molte donne "disonorate", dall'antica Roma alla Cina, antica e contemporanea, di suicidarsi.
Fu sant'Agostino, nel solco della dottrina cattolica, a condannare tale consuetudine, negando che lo stupro "facesse perdere l'onore a una donna e dunque la riempisse di vergogna". Per Agostino infatti "se una donna subiva violenza, poteva perdere l'integrità del suo corpo, la sua verginità, non la sua castità"!
Per questo invitò le donne a non sentirsi affatto colpevoli, imponendo con la sua autorità, nella cultura di allora, questa innovativa distinzione: "Strano a dirsi, erano due (violentatore e violentata, ndr) e uno solo commise adulterio".

Fonte: Libertà e persona, 23/04/2012

6 - LO SPONSOR ISLAMICO COSTRINGE REAL MADRID E BARCELLONA A TOGLIERE LA CROCE DALLO STEMMA
Tolta la storica croce concessa dalla Chiesa in via del tutto straordinaria a Re Alfonso XIII nel 1920 (e inoltre divieto ai giocatori di farsi il segno di croce in campo)
Autore: Massimiliano Castellani - Fonte: Avvenire, 23/05/2012

«Toglieteci tutto, ma non la croce cristiana». E' questo l'appello accorato che da Madrid sta girando per l'Europa del pallone, da tempo divenuta la nuova terra di conquista degli sceicchi islamici. D'accordo che per il vil denaro il mercenariato del calcio è disposto a tutto, ma addirittura rinunciare alla storia e alla tradizione, in questo caso "sacra", del proprio simbolo, questo è inaccettabile. Eppure il club più noto e amato del pianeta calcio, il Real Madrid, alla faccia dei suoi 150 milioni di tifosi sparsi per il mondo (dei quali in Spagna il 30% si dichiarano «cattolici praticanti») lo ha fatto. Via quella croce dalla corona concessa dalla Chiesa in via del tutto straordinaria al re Alfonso XIII - nel 1920 - per non offendere la religione dei "fratelli musulmani", entrati a suon di petrodollari nella stanza dei bottoni del club del patron Florentino Perez. Come non accontentare lo sceicco che ha già promesso alle "Merengues" aiuti sostanziosi da qui all'eternità e la possibilità immediata di far partire un progetto di una seconda "Casa Blanca" (modernissimo centro sportivo) nell'isola di Ras Al Khaimah, una delle "sette sorelle" che formano gli Emirati Arabi. E gli acerrimi nemici del Real, il Barcellona, che per un secolo (112 anni per l'esattezza) hanno tenuto alto il vessillo dell'indipendenza catalana, persino dagli sponsor più opulenti, ma adesso nell'era del "calcioshowbiz" sventolano bandiera bianca. Nella finale del torneo di Abu Dhabi, Messi e compagni sono scesi in campo con una maglia alla quale era stata tassativamente vietata l'esposizione dello stemma classico del Barça, quello con la croce di Sant Jordi. Via anche qui il simbolo cattolico, divieto di farsi anche il segno della croce o di pregare in campo e massima fierezza invece nell'esporre la sponsorizzazione, "Qatar Foundation", sulla gloriosa casacca blaugrana. Il presidente Laporta [...] come poteva rinunciare ai 166 milioni che nel prossimo quinquennio sborserà la holding a cui fa capo il munifico Tamin bin Hamad Al-Thani? Il principe ereditario e futuro Re del Qatar, classe 1980, è partito da un pezzo alla conquista del mondo del pallone. L'obiettivo finale, peraltro già raggiunto: i Mondiali di calcio del Qatar, nel 2022. «Il Mondiale impossibile», secondo i benpensanti, smentiti e reso reale dagli appoggi del famelico e venalissimo presidente della Fifa, Joseph Blatter che si è inginocchiato dinanzi allo stemma dell'impero degli Al-Thani. Un tesoro da 40 miliardi di euro, dei quali una "piccola parte", peraltro molto sostanziosa, finisce nella "Qatar Sport Investiments". Il giocattolino di Tamin, rampollo di una famiglia a capo di un Paese, indipendente dall'Inghilterra dal 1971, dove risiedono stabilmente appena 1,7 milioni di abitanti, ma che possiede un tasso di crescita che nel 2010 si attestava intorno a un magnifico più 16,3%. Numeri che fanno capire come sia facile per la famiglia Al-Thani scalare e convertire il Barcellona che dopo la Febbre a 90° contrae pericolosamente quella dell'oro. Ancora più semplice per i discendenti dei mori regalarsi, sempre nella Liga spagnola, il Malaga, e poi puntare in Francia e mettere le mani sul Paris Saint Germain, con la benedizione dell'amico, l'ex Presidente Sarkozy e un assegnuccio da 70 milioni di euro, giusto per controllare almeno il 70% del club. Il direttore generale del PSG, il cattolicissimo brasiliano Leonardo, con un contratto da 5 milioni a stagione per i prossimi quattro anni, non ha esitato a mettersi a completa disposizione del principe del Qatar che per allenatore ha ingaggiato anche il nostro Carlo Ancelotti, rendendolo, tra i malumori dell'opinione pubblica transalpina, l'uomo dallo stipendio più alto di Francia: 6 milioni di euro. Ma lo sponsor sulla maglia del PSG, "Fly Emirates", lo forniscono gentilmente i fratelli musulmani di Dubai che fino al 2015 sono legati anche al Milan con un contratto da 60 milioni di euro.
Finora il "diavolo" simbolo della società del presidente Silvio Berlusconi, a quelli di Dubai pare non dia fastidio, ma non è escluso che prima o poi possano emettere una "fatwa", come quella che due anni fa colpì i rossoneri in Malesia. Due imam, feroci quanto le tigri di Mompracen bandirono dai campetti malesi la maglia del Milan: «Perché un musulmano - disse il leader religioso Nooh Gadot - non deve venerare simboli di altre religioni o il diavolo». I signori di Dubai sponsorizzano anche l'Amburgo nella Bundesliga e per 90 milioni di euro hanno acquistato il club spagnolo del Getafe. Ma il capolavoro del gruppo è stato la conquista del title-sponsor dello stadio dell'Arsenal che per i prossimi 15 anni (per un totale 100 milioni di euro) recherà l'intitolazione "Emirates Airlaines".
Volano le azioni e gli investimenti in nome di Allah anche da Abu Dhabi.
Dalla sua regale dimora, lo sceicco Mansour ha deciso di spendere e spandere per rendere il Manchester City una potenza mondiale del football. E finalmente i 250milioni di sterline (23 dei quali serviti per acquistare Mario Balotelli), dopo 44 anni di attesa, hanno fruttato la tanta agognata conquista della Premier da parte del City allenato da Roberto Mancini. Dal Bahrain sono partiti con una cifra e un profilo più basso, accontendadosi di rilevare in Spagna il piccolo "Real", quello del Racing Santander. Per ora i magnati della Western Gulf preferiscono i motori (Dal 2004 organizzano il GP di Formula 1 del Bahrain) come dimostra il 30% delle loro azioni nella McLaren. Ma dove c'è sport, ormai, lì c'è la casa del "sultano". Maragià che arrivano con le loro truppe cammellate per stipulare contratti faraonici, ma imponendo sempre il proprio credo che non tiene mai conto della storia e tanto meno della tradizione religiosa del Vecchio Continente, così in crisi da accettare di tutto. Tanto è lo sceicco che paga.

Fonte: Avvenire, 23/05/2012

7 - SE IO FOSSI ETTORE GOTTI TEDESCHI...
Nessuno può rimanere indifferente al modo in cui uno stimato professionista come lui è stato liquidato da presidente dello IOR (Istituto per le Opere di Religione)
Autore: Costanza Miriano - Fonte: www.costanzamiriano.wordpress.com, 06/06/2012

Se io fossi Ettore Gotti Tedeschi, cosa che, con sollievo della finanza e dell'economia, non sono, personalmente me ne andrei in giro a parlare, a spiegare, a chiarire, a mettere puntini sulle i ed eventualmente anche su qualche o, per essere sicura. Concederei interviste a chiunque mi volesse ascoltare, e non credo ci sia un giornale in nessuna parte del mondo che non vorrebbe ascoltare in questo momento le ragioni dell'uomo più importante della finanza vaticana, a parte forse il gazzettino del Kirghizistan, tutto occupato da uno speciale sulla transumanza. Concederei interviste, se è per questo, anche ai vicini di casa, alle mamme della scuola, fermerei i passanti per spiegare le mie ragioni.
Invece lui non parla. Tace. Lo fa per non sollevare ancora fango, per amore e rispetto del Papa, l'unico che potrebbe ascoltare chiarimenti riservati e diretti.
Continua a tacere anche dopo una perquisizione: non è indagato ma chiunque di noi può immaginare quanto sia piacevole avere qualcuno che fruga tra le proprie cose, anche se non si è accusati di niente. Tra parentesi io vorrei solo dire che per quanto riguarda me se venissero a casa mia (probabilmente alla ricerca di foto compromettenti di me quando non mi ricordo di ritirare la pancia) aprirebbero la porta e immediatamente la richiuderebbero: "qui sono già passati i colleghi" direbbero al vedere cassetti rovesciati dai miei figli e cataste di disegni a terra.
Scopro le carte: provo una grande e particolare stima e simpatia personale per l'ex presidente dello Ior, e questo forse spiega la sofferta partecipazione con cui ne sto leggendo le vicende dai giornali. Ma certo nessuno può rimanere indifferente al modo in cui uno stimato professionista è stato liquidato con una freddezza davvero inusuale in un mondo di solito, almeno formalmente, felpato come quello della finanza (per non parlare di questa perquisizione: non un'indagine, ma un'ombra davvero sgradevole). A parte la mia simpatia, però, credo che tutti noi e anche Gotti Tedeschi avremmo diritto a capire qualcosa di più.
Esiste qualcuno, un commissario, una commissione che possa analizzare, super partes e da un punto di vista tecnico, come è stato diretto lo Ior, quali eventuali manchevolezze ci siano state, e contribuire a fare un po' di chiarezza almeno in un lato di questa storia di veleni e fazioni vaticane?
Sarebbe un bene per tutte le persone coinvolte: per l'ex presidente, che avrebbe modo di esporre tecnicamente e oggettivamente le sue ragioni, per chi lo ha sfiduciato, che potrebbe spiegare cosa abbia sbagliato, ma anche per chi dentro e fuori la Chiesa è rimasto scandalizzato. Quando si parla di Ior, soldi, Vaticano, infatti è facile persino per chi crede e ama la Chiesa pensare qualcosa di non trasparente, figuriamoci per chi invece la Chiesa la odia, e continua a pensarla ricca potente sporca e conforme alle leggi del mondo. Chi ha letto Il nemico di O'Brien non può non ripensare con inquietudine a quella trama che vede il Vicario di Cristo e il suo nemico per eccellenza combattere proprio dentro al cuore della sede di Pietro.
Noi qualunque cosa succeda continueremo a credere la Chiesa, sacramento di Cristo, una, santa, cattolica e apostolica. Proprio perché non la vediamo così lo crediamo. Ma gli altri?
La verità va ristabilita, perché non siamo del mondo ma ci viviamo dentro, e se è vero che il nostro parlare sia sì sì, no no, tutto il resto viene dal maligno, allora è bene parlare più chiaro possibile.

Fonte: www.costanzamiriano.wordpress.com, 06/06/2012

8 - DICIAMO BASTA ALLA LEGGE CHE HA FATTO DELL'ABORTO UN DIRITTO INSINDACABILE UCCIDENDO NELL'INDIFFERENZA INTERE GENERAZIONI
E basta anche ai silenzi educati, ai tatticismi, agli equilibrismi politici che in questi decenni hanno caratterizzato il modo di agire dei vertici del Movimento per la Vita
Autore: Marisa Orecchia - Fonte: Corrispondenza Romana, 17/05/2012

C'era anche Federvita Piemonte a Roma, la mattina del 13 maggio a condividere con i quindicimila che hanno marciato per la vita, la partecipazione ad un evento che lascia ancora meravigliati e commossi per la ricchezza delle sigle, dei carismi, per la varietà dei gruppi, la loro provenienza, il loro manifestare nella gioia che la vita è un dono sempre.
Una marcia che ha mostrato l'esistenza di un popolo della vita che altro non aspetta che uscire alla luce per affermare con determinata consapevolezza che è ora di dire basta alla violenza che si attua nei nostri ospedali sotto l'ombrello di una legge assassina che dal giorno della sua vigenza ha ucciso cinque milioni e mezzo di bambini.
Un popolo della vita che può marciare assieme pregando, cantando, chiacchierando, nella varietà del suo modo di essere e di porsi, nella ricchezza delle varie sensibilità e delle strategie, nelle impostazioni e nei settori di impegno, nel mondo, nella famiglia, nella vita contemplativa o in quella della parrocchia. Un popolo della vita in cui c'è posto per tutti, in cui nessuno è detentore di rappresentanze o investiture. In cui fa da collante l'incrollabile certezza che la vita non si tocca e nessuna legge può disporne senza degradare lo Stato che l'abbia emanata ai "magna latrocinia" di Agostiniana memoria.
Una svolta epocale, quella di domenica 13 maggio - data che ha richiamato alla memoria di tutti la prima apparizione di Maria Santissima a Fatima e la protezione da Lei accordata, un altro 13 maggio, a Giovanni Paolo II, l'apostolo della vita – in cui il popolo della vita ha voluto dire basta a una legge iniqua e all'arrendevole acquiescenza, all'obnubilamento di tante coscienze in tema di aborto volontario.
Non credo di esagerare dicendo che a Roma il 13 maggio abbiamo assistito alla nascita di un nuovo corso nella storia dei pro life nel nostro Paese. Quello in cui si dice basta ad una legge che ha fatto dell'aborto un diritto insindacabile, lanciando un segnale forte alle istituzioni, alla politica, alla società.
Basta ad una legge che ha falcidiato le generazioni uccidendo nell'indifferenza e nel silenzio, e basta anche ai silenzi educati , ai tatticismi, agli equilibrismi politici che in questi decenni hanno caratterizzato il modus operandi di tanto mondo pro life.
Se da tanti anni il femminismo grida scompostamente che "la 194 non si tocca", di rimando in tutti questi anni i pro life hanno educatamente convenuto "che non ci sono le condizioni politiche per cambiare la 194", senza accorgersi che proprio questa affermazione, reiterata all'infinito, ha contribuito a rafforzare tutti nell'opinione che sia proprio vero, che la 194 sia intoccabile, perché non ci sono le condizioni politiche. La legge 194 è diventata un tabù. Accontentiamoci di chiederne l'applicazione delle parti buone.
Ripercorrendo la storia di questi anni, vediamo l'esperienza fulgida dei Centri di Aiuto alla Vita (CAV), fondamentale per sostenere la maternità problematica, necessaria per mostrare che l'impegno dei pro life non è solo proclamazione di principi.
In poco più di trent'anni , con perseveranza, con abnegazione, con una vera passione per la vita, sono stati salvati 130.000 bambini. 130.000 vite, una sola delle quali avrebbe giustificato tutto il lavoro e la stessa esistenza dei CAV, "Chi salva una vita salva il mondo intero". Ma per quanto indispensabile, il sostegno alla maternità problematica profuso dal CAV non basta.
L'aborto infatti non è solo una questione di mancati aiuti alla madre. Certamente, spesso i condizionamenti che premono per l'aborto sono molti e pesanti, ma è altrettanto vero purtroppo che la maggior parte degli aborti non sono frutto di aiuti mancati, ma frutto di libera scelta, di libera decisione. Aborti per i quali gli aiuti non contano, neanche si cercano, frutto di una mentalità, di una scelta di vivere in un certo modo la propria sessualità, il proprio progetto di vita, nel quale in quel momento, in quella circostanza non è prevista la nascita, la cura di un figlio. Aborti di chi si dice, magari con convinzione "adesso non posso permettermi un figlio, lo farò in un altro momento"
Non cadiamo nell'illusione di affermare che se tutte le donne potessero essere raggiunta da aiuti e da sostegno, l'aborto sarebbe debellato.
Significherebbe voler ignorare la verità profonda dell'uomo che è stato creato libero, libero di scegliere il bene o il male, e che più spesso sceglie il male, a causa di quella ferita che tutto lo attraversa e che altro non è che la conseguenza dell'antico peccato dei progenitori. Una verità che la cultura di oggi , credenti compresi, censura, illuministicamente convinta che ogni trasgressione (ma esiste ancora la trasgressione?) sia da ascrivere ai condizionamenti della società. I volontari dei CAV sanno bene che se una donna è tentata di abortire a causa di una pesante situazione economica, lavorativa, sociale, o altro, c'è speranza di salvare il suo bambino, con l'aiuto e la condivisione. Quando invece la spinta all'aborto è "culturale" il bambino è perduto.
In questi anni in Italia i pro life si sono generosamente spesi nei CAV, hanno profuso energie, lavoro, intelligenza a livello locale, sono diventati nelle realtà territoriali interlocutori stimati delle istituzioni, portando a casa anche importanti risultati. Pensiamo alle numerose convenzioni con gli enti territoriali, al Nasko della Lombardia che sostiene economicamente le madri, al patto per la Vita di Federvita Piemonte che consente l'ingresso dei volontari pro life nei consultori familiari. Lavoro ed energie profuse a livello locale. Non è poco. Tanto lavoro si è fatto a livello locale, ma è venuto oggi il tempo di dire che questo non basta. Abbiamo salvato 130.000 bambini, ma ne abbiamo abbandonato più di 5 milioni all'ingranaggio della 194. Non abbiamo tentato neppure di scalfire la legge né siamo riusciti purtroppo ad arginare la banalizzazione dell'aborto che da essa è inevitabilmente derivata.
Il 13 maggio a Roma un popolo della vita, festante ma consapevole si è mobilitato per esprimere la voglia di cambiamento.

Nota di BastaBugie: per leggere tutti gli articoli che abbiamo pubblicato riguardo alla dirigenza del Movimento per la Vita, vai al link sottostante
http://www.bastabugie.it/it/ricerca.php?testo_ricerca=movimento_per_la_vita

Fonte: Corrispondenza Romana, 17/05/2012

9 - PERCHE' NON METTERE UNA BELLA TASSA SUL TERREMOTO AGLI ABITANTI DELLE ZONE COLPITE, COL GETTITO DELLA QUALE POI AIUTARE GLI STESSI A RISOLLEVARSI?
Ma non ditelo a Monti perché potrebbe farlo davvero: Super Mario infatti aumenta le tasse, ma il gettito fiscale crolla
Autore: Caelsius Mars - Fonte: Qelsi, 06/06/2012

Oggi la stampa nazionale rileva il dato del Rapporto sulle entrate tributarie della Ragioneria e del Dipartimento delle Finanze del ministero dell'Economia, secondo il quale le entrate tributarie dei primi 4 mesi del 2012 risultano inferiori di 3.477 milioni di euro rispetto alle previsioni annuali contenute nel Def, il Documento di Economia e Finanza. La differenza è del 2,9%. Infatti, il rapporto della Rgs evidenzia il fatto che "rispetto alle previsioni del periodo gennaio-aprile 2012 il gettito accusa un differenziale di -3.477 milioni di euro (pari a -2,9%). A tale scostamento contribuiscono le entrate del bilancio dello Stato per -3.140 milioni di euro (-2,7%) ed in particolare il gettito Iva che riflette fattori di natura congiunturale. In flessione anche i ruoli per -93 milioni di euro (-4,5%), le poste correttive per -160 milioni di euro (-2,2%) e le entrate tributarie degli enti territoriali per -84 milioni di euro (-1,2%)".
"Carta canta. Come volevasi dimostrare, più si aumentano le tasse, più diminuisce il reddito disponibile di famiglie e imprese, più si riduce il gettito per lo Stato. Verità banale, ma assolutamente attuale". Lo dice l'esponente del Pdl Renato Brunetta. "Certamente – aggiunge – il fenomeno è complesso e risente dell'andamento della congiuntura, ma la caduta di gettito (ricordiamo: -2,9%, ndr) nel primo quadrimestre 2012 è di gran lunga maggiore rispetto alla flessione del reddito (-1%) nello stesso periodo temporale. Questo vuol dire che il Paese non aveva bisogno nè di incremento della pressione fiscale nè di fisco spettacolo. E che la risposta dell'economia alla cura Monti è negativa. Il governo dovrebbe cominciare a riflettere, (oltre che a far meglio i conti, ndr)." In svariati post sull'argomento, nel nostro piccolo da sempre avevamo segnalato questo assurdo orientamento di Monti a tassare soltanto e ci chiediamo come faccia un docente di economia a non conoscere le curve di elasticità secondo le quali se di un prodotto si aumenta il prezzo di vendita, sino ad un certo limite si guadagna di più, dopo di che, superato il break-even point il crollo delle vendite fa drasticamente diminuire i ricavi, cosa ovviamente che vale pure per le tasse.
Al di là di certi limiti delle aliquote i consumi si contraggono, la produzione industriale e di servizi crolla e con esse il gettito fiscale. Glielo abbiamo detto tante volte al prof che era illusorio tentare di risanare il Paese con le tasse, ma lui niente, ha continuato a fare lo sceriffo di Sherwood. Quindi dobbiamo essere grati al prof non solo per le misure recessive che ha imposto al Paese facendolo passare da uno stato di difficoltà ad uno di crisi profondissima senza che si intravedano vie d'uscita, ma anche del fatto che le entrate dello Stato siano diminuite nonostante i salassi che ha imposto ad imprese e famiglie, ma non alle banche. Si conferma in tutta la sua evidenza l'inutilità dei sacrifici fatti e che dovremo fare. Il prof ed i suoi inutili compagni di governo non sanno veramente cosa fare, vanno avanti a casaccio, senza una strategia, senza uno straccio di piano di sviluppo in mente. Nessuna idea, eppure gliene abbiamo offerte tante, alcune a costo zero. Manco queste ha considerato. Una sarebbe quella di destinare tre punti dell'Iva alle famiglie ridistribuendo una ventina di miliardi di euro che sarebbero ossigeno per la ripresa dei consumi, e quindi di una domanda interna che sta ai minimi storici. Passera si premura di dirci che ci sono 28 milioni di italiani poveri. Grazie della notizia, comunque sono 32 milioni i poveri a voler sottilizzare, ed una misura come questa consentirebbe di alleviare da subito le sofferenze di un'ampia fascia della popolazione.
Un'altra è quella di ridurre al 10% le contribuzioni per i giovani assunti, anziché elevare alle stelle i costi dei contratti a termine, misura di nessuna efficacia e che invece di trasformare i precari in lavoratori a tempo indeterminato li ha convertiti in disoccupati senza prospettive. Grazie all'azione di questo governo negli ultimi mesi oltre 200.000 giovani under 30 hanno perso un posto di lavoro che avevano faticosamente trovato: un vero dramma esistenziale. Questi nuovi disoccupati hanno smesso di versare contributi sociali e irpef, per cui loro sono nel dramma e lo stato ci rimette, anche per questo il gettiti diminuisce. Basterebbe solo saper fare somme e moltiplicazioni per accorgersi che riducendo al 10%, o giù di lì, i costi di questi giovani per i datori di lavoro, perché l'intervento a loro favore si ripaghi nel giro di due soli anni, incrementando poi il gettito fiscale complessivo, oltreché creare i presupposti per ulteriori opportunità di lavoro. E poi il governo dovrebbe fare in modo che la PA paghi le imprese, no che si varano quattro decreti che seppelliscono sotto una montagna di burocrazia la possibilità di procedere sul serio ad eliminare l'insolvenza dello Stato. In ambito europeo, invece di allearsi con Hollande per destinare alle banche i fondi dell' EMS-salvastati Monti dovrebbe assumere l'iniziativa per non far considerare nel computo del deficit degli stati le risorse destinate a spese produttive, in modo da poter avviare una fase di rilancio e sviluppo in tutta Europa. Ed invece di piangere su uno spread che cresce perché è lui a non essere credibile, non il Paese, proponesse con forza di creare un monte europeo comune in cui far confluire tutti i debiti oltre il 60% del Pil, da far ripagare col concorso di tutti i paesi dell'Eurozone nel corso di 15-20 anni. Sono misure dettate dal buon senso e di cui tutti beneficerebbero, perché a quel punto si ripartirebbe da zero, tutti i Paesi tornerebbero improvvisamente ad essere virtuosi, l'euro e le economie dell'area si rafforzerebbero ed allora anche la Germania si convincerebbe a consentire alla Bce di stampare moneta ergendosi a banca prestatrice di ultima istanza e ad introdurre gli eurobonds. Per il rilancio, invece di dare ascolto ai suoi sprovveduti compagni di merende, basterebbe che Monti traesse i dovuti insegnamenti che la gente dell'Emilia gli sta impartendo giorno dopo giorno. Scoraggiati neanche da un tragico gioco dell'oca, per cui appena sembra di potersi rimettere in moto ecco un nuovo terremoto che ti fa tornare alla casella di partenza, ed è già tre volte che succede, i terremotati non si piangono addosso, non recriminano, non pietiscono aiuti. Non hanno chiesto soldi, né particolari provvedimenti, al di là della possibilità di foraggiare il bestiame e di poter irrigare i campi. Non hanno neanche chiesto che li si aiuti a ricostruire le case, ma solo di poter ricominciare a lavorare, senza essere intralciati da leggi e leggine, da cumuli burocratici che sarebbero loro a seppellire definitivamente Mirandola e S. Felice al Panaro più di quanto abbiamo fatto le macerie causate da tremendi effetti tellurici. Chiedono di poter riprendere a lavorare perché sanno che solo l'economia, le attività produttive, non le chiacchiere o lo spread basso, in una terra che produce un Pil di 1,9 miliardi di euro, quasi l'1,5% di quello nazionale, può offrire loro i mezzi e la voglia di trarsi fuori dalla tragica situazione in cui sono venuti a trovare. O pensa, prof, che sarebbe il caso di appioppare una bella tassa sul terremoto agli abitanti delle zone colpite, col gettito della quale poi aiutare gli stessi a risollevarsi? Certo che sarebbe una stupidaggine, prof, conveniamo con lei. Ma è esattamente quello che lei ha fatto con l'Italia.

Fonte: Qelsi, 06/06/2012

10 - IL CONCILIO VATICANO II RILETTO ALLA LUCE DELLA TRADIZIONE DELLA CHIESA
''Iuxta Modum'' di padre Serafino Lanzetta: il libro per prepararci nel giusto modo all'Anno della Fede che inizia a ottobre
Autore: Cristina Siccardi - Fonte: Corrispondenza Romana, 23/05/2012

Non si può negare l'evidenza. Molte, troppe cose, sono mutate dal Concilio Vaticano II in poi. Tanti, ormai, deridono il concetto di peccato, quando, raramente, se ne parla; i Sacramenti non sono più un'essenziale della propria vita religiosa; parecchi non credono più all'infallibilità del Papa, come non credono alla presenza reale di Gesù Cristo nell'Eucaristia; Purgatorio e Inferno? Credenze infantili, minacce di una volta... "leggende" presenti prima del Concilio Vaticano II, poi arrivò il Concilio e il pensiero e la pastorale della Chiesa divennero adulti, adulti come le filosofie moderne, le scienze umane, il progresso del mondo.
Si chiedeva il teologo de Lubac al termine dell'Assise: «La Chiesa cattolica stessa resterà in mezzo agli uomini testimone di Dio, oppure diventerà una società antropocentrica?». La citazione è ripresa da Padre Serafino Lanzetta F.I. nel suo libro Iuxta Modum. Il Vaticano II riletto alla luce della Tradizione della Chiesa (Cantagalli, Siena 2012, pp. 184, € 15.00).
Si tratta, dunque, di un nuovo saggio sul Concilio Vaticano II: prendiamo atto che l'auspicio formulato nel 2009 da Monsignor Gherardini, in parte, si è avverato, ovvero si è aperto un franco dibattito, sebbene non (ancora) ufficiale. Il teologo di Santa Romana Chiesa aveva diretto una supplica al Sommo Pontefice affinché si facesse chiarezza su quell'Assise; anche padre Lanzetta si augura un atto chiarificatore da parte del successore di san Pietro, un «intervento dell'Autorità suprema per risolvere una disputa che potrebbe essere senza fine». Occasione propizia potrebbe essere proprio nell'Anno della fede indetto dal Papa, che, guarda caso, inizierà l'11 ottobre del 2012, lo stesso giorno in cui nel 1962 si apriva il Vaticano II.
Da cinquant'anni la Chiesa vive una grave crisi che, secondo Benedetto XVI, «è essenzialmente una crisi di fede». Afferma padre Lanzetta: «Abbiamo smarrito la fede e il suo canone. Sembra che non sia più importante quello che si crede, ma che in qualche modo si creda, o dovremmo dire, si creda di credere, ci si autoconvinca per acquietare la coscienza. Questo non basta. È necessario recuperare la fede cattolica e quindi l'identità cattolica» e per riconquistarla c'è un solo ed unico mezzo: recuperare la Tradizione bimillenaria della Chiesa, ossia il canone della fede ricevuta e trasmessa ininterrottamente dagli Apostoli fino ad oggi.
Purtroppo, per realizzare ciò, occorre che cadano pregiudizi, falsità e malafede perché, spiega il teologo dei Francescani dell'Immacolata, oggi «la Tradizione è assimilata allo stendardo di una vecchia confraternita: contraddistingue alcuni e ne distanzia altri. È letta in modo politico e una lettura politica ha purtroppo contribuito a far perdere nei credenti il suo intimo valore teologico per la Chiesa». La Chiesa, senza la Tradizione, è destinata ad apparire soltanto come un'istituzione internazionale con connotati religiosi, ma neanche troppi. La Chiesa, in realtà, è di natura divina; essa ha però nascosto l'obiettivo missionario per cui è nata: portare a tutti e a ciascuno la verità di salvezza annunciata da Gesù Cristo con la sua morte in croce e la sua risurrezione.
Padre Lanzetta si pone lo scopo, con questo libro, di rendere visibili i nodi essenziali, che prima o poi dovranno essere sciolti: il problema teologico della pastoralità legato a quello dell' "aggiornamento" e del metodo del dialogo; il rapporto fra dottrina e pastorale; il livello magisteriale del Vaticano II. L'occhio è critico sul Concilio, divenuto superdogma e mito. Occorre, perciò, far rientrare nel giusto alveo della Chiesa l'ultimo Concilio: «prima la Chiesa e poi i suoi concili». Cinquant'anni di ricezione del Vaticano II sono tanti, sono troppi... molte preoccupanti dichiarazioni in esso contenute non sono a tutt'oggi chiarificate e da ciò scaturiscono tensioni ecclesiali ed ermeneutiche contrastanti.
In esso si sono scontrate, come ha storiograficamente provato il professor de Mattei nel suo Il Concilio Vaticano II. Una storia mai scritta, due minoranze: i fedeli alla Tradizione e i progressisti, per poi giungere a votazioni dal sapore democratico-parlamentare ed è stato «questo confondere spesso le nostre voci (troppo umane) con quella dello Spirito Santo che non ha funzionato».

Fonte: Corrispondenza Romana, 23/05/2012

11 - OMELIA XI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO B - (Mc 4,26-34)
Il seme germoglia e cresce
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 17/06/2012)

Il brano del Vangelo ci presenta due parabole. Le parabole, come sappiamo, sono dei racconti semplici, di facile comprensione, che hanno però un profondo significato. Gesù parlava spesso in parabole e, in questo modo, si adattava ai suoi uditori i quali non potevano intendere un discorso difficile.
Le due parabole descrivono il Regno dei Cieli. La prima parla di un uomo che getta il seme nella terra. "Dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa" (Mc 4,26). Cosa voleva insegnare Gesù con questo paragone? Un insegnamento che possiamo trarre dalla meditazione di queste parole riguarda la pazienza. L'agricoltore semina il buon seme e attende  pazientemente il raccolto. Così dobbiamo fare anche noi: dobbiamo seminare il bene attorno a noi e, a suo tempo, raccoglieremo questo bene, moltiplicato.
Ciascuno raccoglierà ciò che ha seminato. Se uno semina vento raccoglie tempesta, si dice comunemente. Se uno semina spine non dovrà poi lamentarsi o prendersela magari con il Signore. Il buon seme lo abbiamo a disposizione: è il bene che possiamo e dobbiamo compiere. Tutti hanno la grazia di compiere il bene, dalle cose più semplici come un'opera buona, una parola di incoraggiamento, un sorriso, alle cose più grandi come ad esempio la preghiera.
Anche l'educazione si può paragonare ad una semina. Il buon genitore cerca sempre di seminare il bene nel cuore dei propri figli. Verranno poi dei tempi difficili quando i figli, influenzati dall'ambiente circostante e dalle amicizie, forse prenderanno delle strade sbagliate. Ma, se nel cuore di quel giovane è stato deposto il seme di una buona educazione, prima o poi crescerà qualcosa di buono. Si tratta solo di pregare e attendere, come ha fatto santa Monica  nei riguardi del figlio Agostino. Questa parabola ci insegna quindi ad essere ottimisti e a saper aspettare i tempi di Dio.
La seconda parabola parla di un granellino di senapa che è tra i più piccoli semi, ma una volta germinato, diventa un albero, tanto che gli uccelli nidificano tra i suoi rami. Nella Terra Santa, ai tempi di Gesù, con il nome di senapa chiamavano, oltre al piccolo arbusto che noi conosciamo, anche un albero che raggiunge diversi metri di altezza. Questa parabola ci insegna come Dio, per diffondere il bene nel mondo, si serve di strumenti umili e semplici. Sono queste le sue preferenze. Così Egli ha fatto chiamando gli Apostoli, umili e semplici pescatori, divenuti gli evangelizzatori del mondo. Così continua a fare nella Chiesa: tante volte sono proprio le persone più semplici quelle che ricevono missioni particolari da svolgere per il bene di tutti. Pensiamo a santa Bernadette, la veggente di Lourdes, che era la più povera tra le coetanee di quel piccolo paese dei Pirenei. La Madonna  apparve proprio a lei. Pensiamo ai tre pastorelli di Fatima: tre bambini ai quali la Madonna, apparendo, diede un messaggio per il mondo intero. Così sarà anche per noi. Se vogliamo fare del bene dobbiamo essere umili e semplici. Diversamente la vita scorrerà via inutile e infruttuosa. Dobbiamo essere come un piccolo seme di senapa gettato nel campo di questo mondo, un piccolo seme che diventa grande agli occhi di Dio. L'esempio ce lo dà la Madonna. Ella, che è la Piena di Grazia, la Madre di Dio, la Mediatrice, la Corredentrice e Dispensatrice di ogni bene, piacque a Dio soprattutto per la sua umiltà. E proprio per questa umiltà, Ella fu arricchita da Dio più di ogni altra creatura. A Dio piace solo l'umiltà e ciò che è unito all'umiltà, insegnava san Bonaventura. Dunque, in tutto il bene che compiamo, uniamo l'umiltà del nostro cuore.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 17/06/2012)

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