BastaBugie n°255 del 27 luglio 2012

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1 VIA LE SLOT MACHINE DAL MIO BAR: ROVINANO LE FAMIGLIE!
E' iniziata da Trento la rivolta dei baristi: stanchi di veder gente rovinata, hanno eliminato le macchinette dai loro locali
Fonte: Avvenire (Popotus)
2 A COSA SERVE UNA LEGGE SULLA LEGITTIMA DIFESA, EMANATA NEL 2006, SE NON VIENE APPLICATA?
Il caso esemplare dell'imprenditore che spara e ferisce due ladri armati di spranghe: la pena è per lui maggiore rispetto ai due che gli intimavano ''Vattene via di qui, o sarà peggio per te''
Autore: Riccardo Ghezzi - Fonte: Qelsi
3 IMU: LE CONSEGUENZE DELL'INGIUSTA TASSA SULLA CASA
Rallentamento del mercato immobiliare; minor propensione al matrimonio; abitazioni più piccole che scoraggerà la formazione di famiglie numerose; scelta dell'affitto, che renderà meno stabile l'idea dell'abitazione
Autore: Vincenzo Sansonetti - Fonte: Il Timone
4 L'IDEOLOGIA GAY FARA' PIU' DANNI DEL MARXISMO
Eppure ormai tutti gli studi concordano nell'affermare che l'omosessualità non ha un'origine genetica, ma è un disturbo della psiche, come già sosteneva Freud
Autore: Benedetta Frigerio - Fonte: Tempi
5 IL CARDINALE SCHONBORN INCORAGGIA I MUSULMANI IN EUROPA
La distinzione tra islam fondamentalista e islam moderato è fuorviante perché il fine è lo stesso per tutti i musulmani: la conquista del mondo!
Autore: Federico Catani - Fonte: Corrispondenza Romana
6 PRINCIPI NON NEGOZIABILI: SIAMO PROPRIO SICURI CHE NEL GOVERNO MONTI CI SIANO MINISTRI CATTOLICI?
Andrea Riccardi stanzia 500.000 euro per finanziare l'aborto e la contraccezione targati ONU e il ministro della Salute Renato Balduzzi difende la legge sull'aborto (riportiamo anche la smentita dell'ufficio stampa del ministro Riccardi)
Autore: Marisa Orecchia - Fonte: Riscossa Cristiana
7 APPROVATA IN CROAZIA LA LEGGE SULLA FECONDAZIONE ARTIFICIALE: I VESCOVI DENUNCIANO CHE E' DISUMANA
Ci sono dei paletti, ma come si è visto in Italia con la legge 40, i paletti non funzionano!
Autore: Benedetta Frigerio - Fonte: Tempi
8 DIO & FAMIGLIA: ANALISI DI UNA DISSOLUZIONE E TESTIMONIANZE DI STRAORDINARIA NORMALITA'
Finalmente un libro che rilancia l'unica famiglia possibile, quella fondata sul matrimonio tra un uomo ed una donna, impegnati nella difficile, ma affascinante sfida educativa di genitori
Autore: Mauro Faverzani - Fonte: Corrispondenza Romana
9 OMELIA XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO B - (Gv 6,1-15)
Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - VIA LE SLOT MACHINE DAL MIO BAR: ROVINANO LE FAMIGLIE!
E' iniziata da Trento la rivolta dei baristi: stanchi di veder gente rovinata, hanno eliminato le macchinette dai loro locali
Fonte Avvenire (Popotus), 24/04/2012

Rumore di monete, sirene e lampeggianti. Il portafoglio che si svuota. Poi, a fine giornata, il volto mesto che si trascina fuori dalla porta, cercando di non incrociare gli occhi altrui. Ivan, questa scena, l'ha vista ripetersi ogni giorno per anni, nel suo bar di Trento. Anziani, disoccupati, giovani madri: tutti lì, nell'angolo del locale, piantati per ore davanti alle slot machine e stanchi soltanto quando le tasche restano vuote. Finché non è toccato a un suo amico: quelle macchinette rischiavano di rovinargli la vita, assieme a quella della sua famiglia. Ivan non poteva stare più a guardare. E così, un giorno, ha chiamato il proprietario delle slot e gli ha detto: «Basta, portatele via, io qui dentro non le voglio più». Una scelta coraggiosa, visto che proprio grazie agli incassi delle slot i baristi possono arrivare quasi a raddoppiare i loro guadagni: «Ma il gioco è una malattia – spiega Ivan – e la gente soffriva nel mio locale. Dovevo intervenire». A seguire il suo esempio, in quella che oggi assomiglia sempre più a una rivolta silenziosa, molti altri colleghi del Nord Italia, dalla Lombardia alla Liguria. È il caso di Fiorella, titolare di uno storico bar nel centro di Brescia: «Mi stavo ammalando anche io, vedendo quelle persone attaccate tutto il giorno alle macchinette – racconta – così le ho fatte sparire e ci ho guadagnato lo spazio di due tavoli».
Dove, il pomeriggio, son tornate a far merenda le famigliole e le coppie di anziani, non più disturbati dai flash e dal volume assordante delle slot. Stessa decisione per Andrea, giovanissimo barista di Toirano, nel Savonese: «La mia – dice sorridendo – è stata una scelta di fede. Se credo che bisogna amare il prossimo, come posso dargli le armi per farsi male nel mio bar?».

Fonte: Avvenire (Popotus), 24/04/2012

2 - A COSA SERVE UNA LEGGE SULLA LEGITTIMA DIFESA, EMANATA NEL 2006, SE NON VIENE APPLICATA?
Il caso esemplare dell'imprenditore che spara e ferisce due ladri armati di spranghe: la pena è per lui maggiore rispetto ai due che gli intimavano ''Vattene via di qui, o sarà peggio per te''
Autore: Riccardo Ghezzi - Fonte: Qelsi, 07/07/2012

Il 2 marzo 2006 è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale uno degli ultimi provvedimenti emanati dalla maggioranza di centro-destra prima della fine della legislatura. Era la nuova legge sulla legittima difesa, precisamente la numero 59 del 13 febbraio dello stesso anno. Le elezioni politiche del 2006 incombevano, e dopo un quinquennio di alti e bassi caratterizzato anche da troppi litigi interni, mal di pancia soprattutto da parte dell'Udc e una pesante e mal digerita sconfitta elettorale alle regionali del 2005, il governo decise di rimboccarsi le maniche. Oltre al "rimpasto" in seguito alle regionali, arrivò quella legge sulla legittima difesa tanto invocata, a pieno diritto, dall'elettorato di centro-destra.
Andando a modificare l'articolo 52 del codice penale, il testo prevede che "Chi usa un'arma legittimamente detenuta contro il soggetto che ha violato il privato domicilio per difendere la propria o altrui incolumità oppure i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d'aggressione, non sarà più punibile":
«Nei casi previsti dall'articolo 614, primo e secondo comma, sussiste il rapporto di proporzione di cui al primo comma del presente articolo se taluno legittimamente presente in uno dei luoghi ivi indicati usa un'arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di difendere:
a) la propria o la altrui incolumità:
b) i beni propri o altrui, quando non vi e' desistenza e vi e' pericolo d'aggressione.
La disposizione di cui al secondo comma si applica anche nel caso in cui il fatto sia avvenuto all'interno di ogni altro luogo ove venga esercitata un'attività commerciale, professionale o imprenditoriale».
Scontate le proteste da parte dell'opposizione di sinistra, che ha paventato un "ritorno al far west", ma c'è stato anche chi da destra ha considerato la modifica poco chiara e troppo permissiva. Quel "quando non vi è desistenza e pericolo d'aggressione" si presterebbe ad equivoci, ma è piuttosto evidente che non si sarebbe potuto scrivere una legge di questo tipo in modo diverso.
Appurato che non è legittimo né sensato sparare a ladri in fuga, soprattutto se in mezzo alla strada, il reale problema si sposta su come i magistrati italiani possano interpretare quel "non vi è reale desistenza e pericolo d'aggressione".
Esiste un diritto inalienabile dei giudici, che è quello della discrezionalità. A volte, però, questo diritto è usato male.
La "discrezionalità dei giudici" ha portato ad esempio alla recente condanna, notizia di due giorni fa, di un imprenditore che ha sparato a due ladri armati di spranghe, ferendoli.
Ermes Mattielli, la sera del 13 giugno 2006 (appena tre mesi dopo la pubblicazione della nuova legge sulla Gazzetta Ufficiale), sparò a due nomadi che si erano introdotti nel suo deposito di ferri vecchi ad Arsiero (provincia di Vicenza) con l'evidente intenzione di rubare: i ladri avevano già ammucchiato dei cavi in rame.
L'imprenditore, all'epoca cinquantunenne, aveva subito una ventina di furti negli ultimi tre anni. Ha visto i due venirgli incontro con le spranghe, intimandogli "Vattene via di qui, o sarà peggio per te", a quel punto, impaurito, ha tirato fuori la sua pistola e ha sparato: quindici colpi, alcuni sono andati a segno ferendo i nomadi.
A distanza di sei anni, Ermes Mattielli è stato processato ed è arrivata la sentenza di primo grado: un anno di reclusione, pena sospesa condizionata al pagamento di 120.000 euro di danni divisi in 100.000 a Blu Helt, colpito da sei proiettili alle spalle e alle braccia, e 20.000 al complice Cris Caris colpito da nove colpi a addome, arti e guancia. Il pubblico ministero Alessandro Severi aveva chiesto dieci mesi di reclusione.
E i due nomadi? Condannati per tentato furto, 4 mesi di reclusione a testa già scontati.
Dunque, il vero criminale sembrerebbe Ermes Mattielli, imprenditore stremato da venti furti in tre anni e spaventato da due ladri che hanno tentato di aggredirlo con le spranghe.
Quattro mesi per i furfanti, multa di 120.000 o un anno di carcere per chi ha tentato di difendersi da loro.
E' solo una sentenza di primo grado, confidiamo in Appello e eventuale Cassazione. Se non fosse ribaltata, sorgerebbe spontanea una domanda: a cosa serve una legge sulla legittima difesa, emanata nel 2006, se i magistrati italiani non la rispettano?

Fonte: Qelsi, 07/07/2012

3 - IMU: LE CONSEGUENZE DELL'INGIUSTA TASSA SULLA CASA
Rallentamento del mercato immobiliare; minor propensione al matrimonio; abitazioni più piccole che scoraggerà la formazione di famiglie numerose; scelta dell'affitto, che renderà meno stabile l'idea dell'abitazione
Autore: Vincenzo Sansonetti - Fonte: Il Timone, giugno 2012

Lo scrittore inglese James Montgomery, vissuto a cavallo tra Sette e Ottocento, affermava che la casa «è un punto della terra supremamente benedetto, un luogo più caro e più dolce di tutti gli altri». Qualche decennio più tardi un altro intellettuale d'Oltremanica, John Ruskin, scriverà che la casa è «il luogo della pace» e «il rifugio da ogni torto, da ogni paura, dubbio e discordia».
Peraltro, come recita un popolare proverbio, «ogni uccello ama il suo nido» mentre, secondo un altro detto popolare, «la tua casa può sostituire tutto il mondo, ma tutto il mondo non potrà mai sostituire la tua casa». La casa è il luogo dove si nasce, si vive e si muore, è il luogo degli affetti, è un porto sicuro; è sinonimo di stabilità, di sicurezza. È il focolare domestico, è strettamente legata alla famiglia.
Forse per questo, come la famiglia, è sottoposta a un attacco senza precedenti, che prende le forme, dietro lo scudo della legalità, di una tassazione iniqua e sproporzionata.
 
UNA SVOLTA ANTROPOLOGICA
 
Senza entrare nel dettaglio in particolari tecnici, e in attesa di una più precisa definizione dell'lmu (Imposta municipale unica), legata anche alle scelte dei Comuni, resta il fatto che l'introduzione della nuova tassa, che prende il posto della vecchia Ici e che dopo qualche anno di tregua colpisce ancora - e pesantemente – la prima casa, segna una svolta quasi antropologica nel rapporto tra cittadini e Stato.
Non è una tassa sui redditi, sui consumi o sui patrimoni alti, ma un balzello che colpisce indifferentemente tutti coloro che hanno il solo torto di possedere un'abitazione, magari frutto dei sacrifici di una vita e che spesso devono ancora finire di pagare. Perché questo accanimento? Dove si vuole arrivare con la stangata sulla casa?
 
UN «TESORO» PER SETTE ITALIANI SU DIECI
 
Che gli italiani amino abitare in una casa di loro proprietà è confermato dalle statistiche. Oltre 7 italiani su 10 sono proprietari della casa in cui abitano, considerato il bene rifugio per eccellenza. Viene in mente un antico, anonimo motto latino: Domus propria, domus optima, il cui significato è facilmente intuibile. Ebbene, stando così le cose, quando lo Stato è in crisi, indebitato fino al collo e vuoi far cassa, cosa c'è di più facile che la tassa sul mattone? Che colpisce tutti, indiscriminatamente, ricchi e poveri, e va quasi sempre a segno perché il bene tassato è lì, sotto gli occhi di tutti.
Succede quel che succede con la benzina, gravata di tasse: tutti vanno in auto, facile perciò tirar su un bel po' di quattrini. Con la differenza che l'auto si può usare meno, o non usare affatto, la casa è invece lì, a disposizione. O la vendi, o paghi.
 
IMPOSTA ANTICOSTITUZIONALE?
 
Più di un esperto costituzionalista si è spinto a sostenere che la tassa in questione violerebbe l'art. 53 della Costituzione, che afferma che «tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva». Da qui la progressività delle aliquote. Ma la tassa sulla prima casa, così com'è stata concepita, di fatto non è legata al reddito e alla capacità contributiva di ciascun proprietario, ma semplicemente al possesso del bene, colpito in misura proporzionale alla superficie.
Nasce così un'altra considerazione, anche se può apparire un po' populista: ancora una volta non si è voluto colpire in misura maggiore i grandi patrimoni personali (applicando in questo caso aliquote più elevate), scelta che avrebbe permesso di ridurre il prelievo a carico dei possessori di piccoli patrimoni. Cioè, l'Imu colpisce allo stesso modo sia i proprietari di piccoli patrimoni immobiliari che i proprietari di grandi patrimoni. Ed è scarsamente preso in considerazione il carico familiare, per differenziare l'ammontare della contribuzione dovuta.
 
MASSIMA INCERTEZZA E CONFUSIONE
 
C'è infine un'ultima considerazione da fare, relativa alla notevole confusione generata tra i contribuenti, che non sanno ancora quanto complessivamente dovranno pagare per l'Imu alla fine di quest'anno perché il governo, alla luce dei pagamenti effettuati a giugno, si è riservato la possibilità di rivedere le aliquote standard, che sono per la prima casa il 4 per mille e per le seconda casa e gli immobili utilizzati per le attività economiche il 7,6 per mille, aliquote che potrebbero essere aumentate.
Insomma, pagheremo ma non sappiamo quanto: viene quindi meno uno dei pilastri della tassazione, la certezza delle somme dovute.
 
«IL GIUSTO E IL RAGIONEVOLE»
 
Niccolo Machiavelli, pur attento alle ragioni e alle esigenze del Principe (cioè dello Stato, si direbbe oggi), sosteneva apertamente: «Si riducano le tasse al giusto e al ragionevole». E per il padre della moderna scienza economica, Adam Smith, «i cittadini debbono contribuire alle spese dello Stato quanto più strettamente possibile in proporzione alle loro capacità, cioè in proporzione al reddito che essi riescono a conseguire sotto la protezione dello Stato». E ancora, sempre Smith: «Ogni imposta deve essere riscossa nel tempo o nel modo in cui è più probabile che sia comodo pagarla per il contribuente, cioè quando è più probabile che egli abbia i mezzi per pagarla» e «ogni imposta deve inoltre essere disegnata in modo tale da sottrarre al cittadino quanto meno risorse possibili».
Questi princìpi a cui lo Stato si deve attenere per un fisco equo e non vessatorio venivano scritti nel 1776, oltre due secoli prima che apparisse sulla scena politica Mario Monti. A conferma che la tassazione, a cominciare da quella sulla casa, non può sottrarsi a criteri di equità e ragionevolezza, valgono anche le parole – sempre valide! - di uno dei padri della filosofia, Aristotele, che nell'Etica Nicomachea sostiene che è «ingiusto» sia chi trasgredisce la legge sia chi «desidera più del dovuto e non rispetta l'equità».
 
MENO MATRIMONI, ABITAZIONI PIÙ PICCOLE
 
Perché proprio ora questo accanimento sulla casa? Qual è lo scopo? Si tratta solo di far cassa o c'è dietro qualcosa di più? Per rispondere a queste domande, basta riflettere sulle conseguenze. E diventa tutto chiaro. Tasse più alte sulla casa vorranno dire, nello specifico: rallentamento del mercato immobiliare, già penalizzato dalla difficoltà ad ottenere mutui; minor propensione al matrimonio delle giovani coppie, che tenderanno a rimandare le nozze, continuando a restare nella casa paterna; scelta di abitazioni più piccole, per pagare meno tasse, che scoraggerà la formazione di famiglie numerose; scelta dell'affitto, che renderà meno solida e stabile l'idea dell'abitazione.
Concludiamo con una citazione dello scrittore latino Svetonio, secondo cui «il buon pastore deve tosare le pecore, non scorticarle»

Fonte: Il Timone, giugno 2012

4 - L'IDEOLOGIA GAY FARA' PIU' DANNI DEL MARXISMO
Eppure ormai tutti gli studi concordano nell'affermare che l'omosessualità non ha un'origine genetica, ma è un disturbo della psiche, come già sosteneva Freud
Autore: Benedetta Frigerio - Fonte: Tempi, 10/06/2012

L'ideologia del "gender" «farà sicuramente più danni del marxismo». Lo ha messo nero su bianco monsignor Tony Anatrella, psicanalista di fama internazionale, specialista in psichiatria sociale, docente alle libere Facoltà di filosofia e psicologia di Parigi e al Collège des Bernardins, oltre che consultore del Pontificio consiglio per la famiglia e del Pontificio consiglio per la salute. Il suo ultimo libro, La teoria del "gender" e l'origine dell'omosessualità, appena pubblicato da San Paolo, Anatrella lo ha scritto proprio per mettere in guardia dalle conseguenze – esistenziali e sociali – della teoria che nega la differenza sessuale fra l'uomo e la donna.
MONSIGNORE, COSA PUÒ ACCADERE A UOMINI CHE CRESCONO INCERTI DELLE DIFFERENZE CHE VEDONO?
Ora non si vedono ancora le conseguenze della negazione della differenza sessuale, ma tra una ventina d'anni sarà chiaro: se si va avanti così assisteremo a crisi identitarie gravi, al diffondersi di problemi mentali. La realtà sarà confusa con l'immaginazione e niente verrà più percepito come stabile. Un'incertezza cronica è poi la madre di comportamenti violenti. Il bambino cresce sano e sicuro quando interiorizza la differenza sessuale. Ma è un conflitto accettarla. Se la mentalità lo spinge a non accettare la differenza è più facile che, come accade all'omosessuale, questo cresca depresso, insicuro e incapace di accettare la diversità. I gravi danni psicologici provocati dai divorzi che oggi constatiamo non sono nulla rispetto a quelli che può causare l'ideologia del gender sulle generazioni future.
LEI PARLA DI UNA CRESCENTE DIFFUSIONE DI COMPORTAMENTI OMOSESSUALI. È DOVUTA SOLO ALL'ACCETTAZIONE DI QUESTO MODELLO COME NORMALE O ANCHE ALLA PREVALENZA DI UNA MENTALITÀ NARCISISTICA?
Diciamo che la mentalità narcisistica, che rifiuta l'alterità come elemento necessario al compimento dell'uomo, favorisce l'omosessualità. Aumentano i comportamenti omosessuali perché la società, anziché favorire l'accettazione umana del proprio sesso prima e di quello opposto poi, favorisce la regressione alla fase infantile della sessualità in cui non si riconosce l'alterità come positiva. Ma se il bambino non è aiutato a uscire da se stesso e a superare le fasi infantili, come quella anale ad esempio, può incorrere in problemi molto seri: oltre a quello dell'omosessualità ci sono l'alcol, la droga, la bulimia e molti altri.
L'OMOSESSUALITÀ DUNQUE NON HA UN'ORIGINE FISIOLOGICA, NEUROLOGICA O GENETICA?
Ormai tutti gli studi concordano nell'affermare che è un disturbo della psiche, come già sosteneva Sigmund Freud. L'uomo e la donna sviluppano la propria psicologia interiorizzando il proprio corpo sessuato durante l'infanzia e l'adolescenza. Quando questo non accade, i soggetti non accettano il proprio corpo reale rappresentandone uno che non corrisponde alla loro realtà personale: il corpo immaginato è diverso dal corpo reale.
L'OMOSESSUALE, SI LEGGE NEL SUO LIBRO, È POSSESSIVO, NEL RAPPORTO CON L'ALTRO CERCA DI RIEMPIRE UNA MANCANZA ED È INCAPACE DI DONARSI. COME PUÒ ALLORA LA CHIESA CHIEDERGLI DI VIVERE NELLA CASTITÀ?
La Chiesa afferma che le pratiche sessuali tra persone dello stesso sesso sono atti intrinsecamente disordinati perché l'omosessuale non riesce ad arginare la frustrazione che vive unendosi a chi è uguale a lui. Tanto che, pur vivendo queste relazioni, resta insoddisfatto. Perciò la Chiesa propone alle persone veramente omosessuali (altre possono invece intraprendere un percorso terapeutico che le porti all'eterosessualità) di astenersi dal praticare e di cercare di guardarsi dentro per fondare le loro relazioni su un altro amore che può colmare la ferita, quello di Cristo nella Chiesa. È un cammino difficile, ma è l'unico che permette di vivere in questa condizione serenamente. Ci sono cristiani che hanno questa tendenza e la assumono senza cercare di esprimerla o di praticarla. Alcuni possono avere esperienze, dispiacersene e avere voglia di cambiare, trovando nella fede in Cristo la risorsa per fare il proprio cammino di felicità: all'interno dell'amore della Chiesa ogni uomo può trovare il proprio posto.
CHE RAPPORTO C'È TRA LE LOBBY LGBT E LA POPOLAZIONE CHE DICONO DI RAPPRESENTARE? QUESTI GRUPPI DI PRESSIONE RAPPRESENTANO DAVVERO TUTTI GLI OMOSESSUALI?
Le lobby omosessuali fanno molto rumore. Lo si vede chiaramente quando organizzano manifestazioni come i Gay Pride, aperti anche agli eterosessuali per fare numero. Resta il fatto che gli omosessuali rappresentano una percentuale molto bassa della popolazione totale. In Francia un'inchiesta ha dimostrato che nel 2008 solo l'1,1 per cento degli uomini e lo 0,3 per cento delle donne hanno avuto contatti sessuali con persone dello stesso sesso, il che non vuol dire necessariamente che questi siano tutti realmente omosessuali. Parliamo quindi di un'esigua minoranza, con un grande potere nel settore politico e mediatico, che vuole imporre il proprio stile di vita alla maggioranza della popolazione ignara di quello che sta accadendo davvero: i media hanno un potere d'influenza psicologica tale da far passare per cattivo chi solo domanda di capire. Abituano ad accettare come normale anche quello che da sempre l'uomo percepisce come evidentemente problematico. Sono bandite dal dibattito perfino le domande circa l'origine dell'omosessualità.
INSOMMA UN PROBLEMA CHE TOCCA POCHE PERSONE VIENE TRASFORMATO IN UNA QUESTIONE EPOCALE. COME È POSSIBILE CHE UNA LOBBY CHE RAPPRESENTA UNA PARTE MINIMA DELLA POPOLAZIONE ABBIA TANTO POTERE?
Per comprendere questo fenomeno bisogna inserirlo in un quadro storico che si evolve a partire dagli anni Cinquanta, quando iniziò a svilupparsi l'ideologia della liberazione sessuale che voleva ridurre la sessualità al suo aspetto infantile e ludico. In seguito, all'inizio degli anni Settanta, si cominciò ad affermare che il piacere sessuale era un diritto primario della persona, quindi anche del bambino. Di qui la diffusione della pederastia e la legittimazione dell'omosessualità. Oggi siamo al punto in cui l'omosessualità viene considerata un'identità grazie al lavoro incessante degli attivisti gay all'interno di tutte le istituzioni più importanti. Come l'Onu e l'Unione Europea, che ora hanno ridefinito l'omosessualità. All'inizio degli anni Settanta gli attivisti gay per imporsi sono arrivati a usare la violenza verbale e fisica: le associazioni omosessuali intervenivano in tutti i congressi medici con metodi anche brutali, strappando il microfono a chi osava sollevare dubbi. E attraverso l'occupazione di posti strategici si sono infiltrati anche nel consiglio di amministrazione dell'Associazione degli psichiatri americani. Così hanno potuto imporre la cancellazione dell'omosessualità dal manuale delle malattie, una risoluzione raggiunta per alzata di mano dopo che a tutti i membri erano state inviate lettere personali: non era mai successo che si prendesse una decisione scientifica per alzata di mano. Da allora è diventato quasi impossibile per i medici affrontare l'omosessualità anche da un punto di vista scientifico. E dopo l'Organizzazione mondiale della sanità, le legislazioni statali hanno cominciato a negare l'esistenza della diversità sessuale, prima accettando l'omosessualità come normale, poi permettendo i matrimoni fra persone dello stesso sesso e infine aprendo all'adozione.
LEI SOSTIENE CHE GLI OMOSESSUALI VIVONO UNA SOFFERENZA. SE È COSÌ, PERCHÉ NESSUNO SI RIBELLA E CHIEDE DI ESSERE AIUTATO?
Chi ammette il disagio e capisce che non è dovuto dalla società su cui proietta le proprie manie di persecuzione e da cui cerca una conferma che non ha trovato nel genitore, spesso cerca di farsi aiutare. Ma gli attivisti evidentemente o non se ne rendono conto o non vogliono uscirne: dicono di non soffrire, anche se c'è sempre un problema depressivo, di isolamento e di instabilità nei rapporti che si riversa all'esterno con rabbia. Perciò chi si fa aiutare ha spesso paura di dire le cose come stanno: siamo alla follia per cui se un eterosessuale diventa omosessuale gli si fanno congratulazioni, nel caso contrario c'è il disprezzo.
COME GIUDICA LA RITRATTAZIONE DI ROBERT SPITZER, LO PSICHIATRA PIÙ INFLUENTE DELLO SCORSO SECOLO, CHE RECENTEMENTE SI È SCUSATO CON GLI OMOSESSUALI PER AVER CONSTATATO L'EFFICACIA DELLA TERAPIA RIPARATIVA DEL DOTTOR NICOLOSI?
Ci sono forme di omosessualità che non possono cambiare, altre che possono evolvere e incamminarsi verso l'eterosessualità. Ma se bisogna sempre evitare le terapie repressive, si può anche aiutare a superare la fase infantile della sessualità per correggere l'orientamento di chi intimamente lo desidera e sia quindi disposto a collaborare. Chi afferma questo, però, è perseguitato, compreso Spitzer.
HA MAI RICEVUTO MINACCE?
Mi capita di continuo, come a tutti quelli che sostengono quanto argomento io. Per ora non mi hanno ancora denunciato, sebbene in Francia una legge contro l'omofobia ci sia già: un deputato che si è permesso di dire che la famiglia ha un valore superiore a tutte le altre unioni è stato condannato in primo e secondo appello. La Cassazione si è pronunciata per la libertà di pensiero, ma mi domando: quanto durerà questa tregua? C'è una polizia delle idee che si sta sviluppando. E quando un'ideologia ha bisogno del potere della polizia e dei giudici per imporsi, significa che stiamo andando verso uno Stato totalitario. Il problema è che i cittadini non si stanno davvero accorgendo della gravità della situazione, anche perché i problemi che riguardano l'omosessualità sono sconosciuti e trattati come tabù.
QUALE PUÒ ESSERE LA VIA PER CONTRASTARE QUESTA IDEOLOGIA E FERMARNE LA DERIVA TOTALITARIA?
Bisogna dire la verità. La Chiesa è rimasta l'unica istituzione a difendere la salute dell'uomo. Ma occorre un maggiore impegno per educare la gente: molti sono complici e giustificano questa ideologia per ignoranza. Spesso anche i preti parlano senza conoscere il vissuto reale degli omosessuali. Bisogna leggere la Bibbia e poi san Paolo che descrive le conseguenze orribili di una società che valorizza l'omosessualità. Sopratutto bisogna coltivare il rapporto con Dio. Infatti, il narcisismo in cui ci troviamo è frutto del rifiuto di Dio. E quindi dell'alterità che sola ci può compiere. Non a caso, in questo mondo che ha dimenticato l'alterità e non conosce il Suo amore, l'uomo non sa più chi è e non ha più un volto, se non quello uniforme della massa che lo plasma. Da qui l'importanza della nuova evangelizzazione di cui parla il Papa, che passa dall'annuncio dell'amore di Cristo all'uomo, sperimentabile nella Chiesa e nella famiglia. E l'importanza dell'educazione a uscire da se stessi per compiersi. Non a caso il Papa continua a parlare della famiglia naturale nonostante gli attacchi. E l'allora cardinal Ratzinger, con cui ho lavorato per anni come membro della Congregazione per l'educazione cattolica, chiese di produrre un documento molto importante in merito all'educazione e all'omosessualità e alla necessaria collaborazione fra uomo e donna. È poi fondamentale l'azione pastorale in sostegno delle famiglie e un impegno maggiore dei cattolici nella difesa delle istanze familiari ed educative anche in politica.

Fonte: Tempi, 10/06/2012

5 - IL CARDINALE SCHONBORN INCORAGGIA I MUSULMANI IN EUROPA
La distinzione tra islam fondamentalista e islam moderato è fuorviante perché il fine è lo stesso per tutti i musulmani: la conquista del mondo!
Autore: Federico Catani - Fonte: Corrispondenza Romana, 04/07/2012

Nel 1912 l'islam ottenne il riconoscimento giuridico da parte dell'Impero austro-ungarico, grazie alla cosiddetta "legge sull'islam". A cento anni di distanza, l'arcivescovo di Vienna, il cardinale Cristoph Schönborn, ha lodato quel provvedimento auspicando che l'Austria possa rappresentare per l'Europa «un modello di comprensione e convivenza tra cristiani e musulmani». In un Paese in cui l'islam sta prendendo sempre più campo, provocando problemi di integrazione non indifferenti, il massimo esponente della Chiesa cattolica austriaca si congratula con i fedeli musulmani e incoraggia un'attiva collaborazione con essi, ad esempio attraverso «competizioni sportive tra sacerdoti e imam o la condivisione del mese di Ramadan da parte delle famiglie cristiane».
In un incontro avuto con i leader della comunità islamica austriaca, il card. Schönborn e gli imam presenti hanno parlato del bisogno di rapporti fondati sul reciproco rispetto, memori del fatto che Gesù nel Vangelo invita ad amare e perdonare il prossimo. L'arcivescovo di Vienna ha poi ricordato l'importanza di alcuni documenti del Concilio Vaticano II, come la Dignitatis humanae, sulla libertà religiosa e la Nostra aetate sui rapporti con le religioni non cristiane. A detta del porporato «si è trattato di notevoli passi avanti della Chiesa. Passi in avanti che ora anche la comunità islamica deve compiere».
E sempre prendendo come spunto i testi conciliari, il card. Schönborn ha dichiarato che bisogna «mettere da parte il passato, fatto a volte di scontri tra le due religioni, e progredire sulla strada della reciproca comprensione, della libertà e della difesa dei diritti umani e della giustizia», perché se è vero che islam e cristianesimo presentano differenze notevoli, è altrettanto doveroso ricordare che in entrambe le fedi si adora l'unico Dio.
Con uno sguardo all'Europa, infine, l'arcivescovo di Vienna ha invitato alla costruzione di un continente fondato sulla pace e sull'integrazione culturale. Tutte parole molto belle, ma che rischiano di far dimenticare i massacri di cristiani che continuamente avvengono nel mondo islamico e soprattutto il mandato che Gesù ha dato agli apostoli di andare in tutto il mondo a predicare il vangelo e a convertire a Lui tutti i popoli. Il discorso del card. Schönborn sembra quello di un politico poco attento all'identità religiosa del proprio Paese, piuttosto che del vescovo più importante d'Austria, da molti indicato addirittura come fedele seguace (!) di Papa Benedetto XVI.

Nota di BastaBugie: riproponiamo per l'ennesima volta il filmato "La vera fine del mondo" che, dati alla mano, fa capire la drammatica situazione dell'Europa che rischia di diventare islamica in pochi anni. Qualcuno può farlo vedere al cardinale?
Clicca qui: http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=89

Eppure già nel 2000 il Cardinal Biffi aveva visto giusto mettendo in luce il problema della necessità di selezionare i flussi migratori affermando che "l'Europa o ridiventerà cristiana o diventerà musulmana".
Clicca qui: http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1980

Fonte: Corrispondenza Romana, 04/07/2012

6 - PRINCIPI NON NEGOZIABILI: SIAMO PROPRIO SICURI CHE NEL GOVERNO MONTI CI SIANO MINISTRI CATTOLICI?
Andrea Riccardi stanzia 500.000 euro per finanziare l'aborto e la contraccezione targati ONU e il ministro della Salute Renato Balduzzi difende la legge sull'aborto (riportiamo anche la smentita dell'ufficio stampa del ministro Riccardi)
Autore: Marisa Orecchia - Fonte: Riscossa Cristiana, 13/07/2012

Non disturbare il manovratore.
Sembrerebbe questa la parola d'ordine nei confronti di un governo tutto teso a scongiurare il default incombente , o almeno, a farcelo credere.
E vale evidentemente per tutti, ma proprio per tutti: opposizione in parlamento ridotta praticamente a zero, sacra trimurti della carta stampata, Repubblica Corriere Stampa, allineata, cattolici in ossequioso silenzio per la presenza nella compagine governativa di ben tre ministri in quota cattolica, ai quali si sottintende demandata la tutela dei principi non negoziabili.
Se non che, a ben guardare, c'è da chiedersi se tali principi siano in buone mani.
Atteniamoci ai fatti.
Il ministro Riccardi ha da pochi giorni deciso di stanziare la considerevole cifra di cinquecentomila euro a sostegno dei programmi ONU per la salute riproduttiva. Non ignorerà certo il cattolico Riccardi che sotto l'accattivante termine di salute riproduttiva, l'ONU e le sue affiliate esportano nei paesi destinatari delle loro politiche, aborto e contraccezione, non esclusa quella cosiddetta d'emergenza, cioè abortiva. E allora? Non è forse in rotta di collisione tutto il lodevole interesse che Riccardi dimostra per immigrazione e povertà in genere, con questa cooperazione alle politiche da sempre neomalthusiane dell'ONU? Forse che i bambini nel grembo materno cui viene in tal modo impedito di nascere, sono meno poveri dei poveri che Riccardi da sempre tutela con le sue benemerite iniziative?
Ancora, andando a ritroso.
Dal primo di aprile di quest'anno è in commercio nelle farmacie italiane EllaOne, la pillola dei cinque giorni dopo.
Appartiene alla categoria dei preparati chimici - non chiamiamolo farmaco, per favore – che il genetista Jerome Lejeune, oggi in via di beatificazione, aveva definito "pesticidi umani" messi a punto solo per uccidere. EllaOne è a base di Ulipristal, un preparato simile a quello attivo nella RU486, usata oggi nei nostri ospedali in alternativa all'aborto chirurgico. E' quindi un abortivo spacciato per contraccettivo, non impedisce infatti l'incontro tra ovocita e spermatozoo, ma l'annidamento dell'embrione in utero. Viola il diritto alla vita, il primo, sorgivo e fondativo, dei diritti non negoziabili. Il gruppo dei Parlamentari per la Vita, da poco costituito per iniziativa del Senatore De Lillo, ha presentato interrogazioni in merito al Ministro della Salute, ma non risulta che il cattolico Balduzzi le abbia prese in considerazione né che abbia fatto alcunché per impedire, ritardare, ostacolare la vendita di tal preparato. Eppure EllaOne è in contrasto con la stessa legge 194/78 che impone che l'aborto volontario abbia luogo nelle strutture ospedaliere autorizzate e in quanta considerazione il costituzionalista Balduzzi tenga la legge apprendiamo da Avvenire, che il 22 giugno scrive "La 194 è una legge dello Stato, e quindi va applicata in tutte le sue parti. L'ha affermato ieri il ministro della Salute Renato Balduzzi commentando la sentenza con cui la Corte Costituzionale ha respinto mercoledì il ricorso del giudice tutelare del Tribunale di Spoleto sulla norma che depenalizza l'aborto a ben precise condizioni."
E se davvero la 194 va applicata in tutte le sue parti, bisogna dire no a EllaOne, se non si vuole cadere in contraddizione.
Ma, contraddizione della contraddizione, da cattolico Balduzzi, esperto giurista, dovrebbe aver ben chiara la tradizione cristiana sulle leggi ingiuste, magistralmente compendiata da Giovanni Paolo II in quella parte dell'Evangelium vitae ai paragrafi che vanno sotto il titolo di "Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini:la legge civile e la legge morale" Ogni legge posta dagli uomini in tanto ha ragione di legge in quanto deriva dalla legge naturale. Se invece in qualche cosa è in contrasto con la legge naturale, allora non sarà legge, bensì corruzione della legge"scrive Giovanni Paolo II citando San Tommaso d'Aquino e aggiunge " Ora la prima e più immediata applicazione di questa dottrina riguarda la legge umana che misconosce il diritto fondamentale e fontale alla vita, diritto proprio di ogni uomo" (n.72). La legge 194, appunto, che, in quanto legittima l'aborto "cessa per ciò stesso, di essere una vera legge civile, moralmente obbligante". E' ancora parola di Giovanni Paolo II.
Ma Balduzzi afferma il contrario.
Se questi sono i ministri cattolici, non abbiamo proprio da rallegrarci. Possiamo accettare tutto con santa pazienza, un governo di personaggi che dall'oggi al domani si sono insediati a Palazzo Chigi al di fuori di ogni regola democratica, l'arroganza di una finanza che fa e disfa a suo piacere, l'imposizione di tasse e balzelli che neppure lo sceriffo di Nottingham, ma non possiamo tacere di fronte a sedicenti cattolici che rinuncino a comportarsi come tali, separando quelli che dovrebbero essere principi radicati e irrinunciabili, da una prassi politica che va in tutt'altra direzione.
Torna a proposito quanto Mons. Luigi Negri, vescovo di San Marino, qualche tempo fa su Opportune et importune, la sua bella rubrica che impreziosisce il mensile Studi Cattolici, scrisse citando il filosofo Augusto del Noce, sui catto-laicisti, questo incrocio devastante, "dove il prefisso contribuisce soltanto a rendere granitica la fiducia nella realtà sociale e nelle istituzioni, come la magistratura, e a incaricarle di fissare i valori sociali e quelli non negoziabili della persona".
Purtroppo questa è la realtà.

Nota di BastaBugie: l'ufficio stampa del ministro Riccardi ha inviato a BastaBugie in data 26 luglio 2012 una richiesta urgente di rettifica affermando che "la notizia di un finanziamento di 500 mila euro da parte del ministro Riccardi al programma Onu è falsa".
Prendiamo atto con soddisfazione di questa precisazione visto che nel sito del senatore Ignazio Marino dal 22 giugno 2012 si trova pubblicata questa notizia raccontata in prima persona da Marino stesso: "Il Ministero della Cooperazione Internazionale e l'Integrazione, guidato dal Ministro Andrea Riccardi, sta valutando gli strumenti per assicurare un finanziamento di 500.000 euro nel 2013 al fine di sostenere le attività del Programma Speciale delle Nazioni Unite per la Salute Riproduttiva (HRP). Si tratta di un'apertura che ho fatto a Ginevra dove ho rappresentato l'Italia presso la sede dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) alla venticinquesima riunione del Comitato di Coordinamento del Programma Speciale delle Nazioni Unite per la Salute Riproduttiva."
Il link dell'articolo è
http://www.ignaziomarino.it/news.asp?id=1056
Da notare che a Ginevra Ignazio Marino rappresentava ufficialmente il Governo italiano essendo stato invitato dall'Organizzazione mondiale della Sanità che aveva concordato la sua presenza con il Ministero degli Esteri italiano. In tale occasione il senatore ha dichiarato, come risulta dagli atti della riunione, che il Ministero presieduto da Andrea Riccardi "sta valutando gli strumenti per assicurare un finanziamento di 500mila euro nel 2013".
La medesima notizia riportata dal sito di Ignazio Marino si trova in un comunicato del 22 giugno 2012 dell'Ufficio stampa del Partito Democratico (che sostiene il governo di cui fa parte il ministro Riccardi).
Il link al comunicato stampa è
http://www.partitodemocratico.it/print/238402/sanit-marino-da-italia-possibili-500mila-euro-per-programma-onu-su-salute-riproduttiva.htm
Inoltre è stata presentata una interrogazione parlamentare depositata alla Camera dei Deputati il 16/07/2012 con primo firmatario Massimo Polledri della Lega Nord Padania che ad oggi (26 luglio 2012) attende ancora una risposta. Al Ministero per la cooperazione internazionale e l'integrazione viene chiesto "se il Ministro interrogato non intenda chiarire in maniera univoca se effettivamente sia stata comunicata la disponibilità del proprio Ministero a finanziare con 500.000 euro per il 2013 le attività del programma speciale delle Nazioni unite per la salute riproduttiva (HRP), e, nel caso, se intenda procedere con l'erogazione del finanziamento suddetto".
Per il testo completo dell'interrogazione si può andare al seguente link
http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_16/showXhtml.asp?highLight=0&idAtto=56917&stile=7

Fonte: Riscossa Cristiana, 13/07/2012

7 - APPROVATA IN CROAZIA LA LEGGE SULLA FECONDAZIONE ARTIFICIALE: I VESCOVI DENUNCIANO CHE E' DISUMANA
Ci sono dei paletti, ma come si è visto in Italia con la legge 40, i paletti non funzionano!
Autore: Benedetta Frigerio - Fonte: Tempi, 19 luglio 2012

La Croazia ha approvato la legge che il vicepresidente dell’Unione democratica croata, Damir Jelic, ha definito una «delle maggiori tragedie del popolo croato», pari alle «tragedie umane dell’Olocausto e dei crimini del regime comunista». È la legge sulla fecondazione assistita. Quella che anche in Italia, secondo le ultime stime del ministero della Salute, sacrifica la vita di nove embrioni su dieci fecondati in laboratorio.
La norma, passata venerdì scorso con 88 voti favorevoli su 151, è stata votata da tutta la sinistra contro l’opposizione di centrodestra. Come in Italia, anche in Croazia sarà ammessa la fecondazione omologa tra conviventi. Per questo la Conferenza episcopale croata, sulla scia del Papa che l’aveva visitata lo scorso giugno, ha parlato di una «legge profondamente immorale e disumana, perché apre la porta alla dissoluzione dei valori fondamentali del matrimonio e della famiglia». La norma croata, però, ammette anche un’eccezione all’utilizzo dei gameti nella coppia, permettendo l’utilizzo di semi o di ovuli di donatori nel caso in cui si voglia evitare la possibilità di trasmettere ai figli malattie genetiche. La legge  mette un tetto, simile a quello poi abolito dalla Corte Costituzionale italiana con una sentenza del 2009. In Croazia si potranno congelare fino a 12 embrioni. Infine, si impone di rivelare ai nati in provetta la loro origine biologica nel caso di donazione.
Per l’opposizione e per la Conferenza episcopale non ci sono tetti o limiti che tengano. La fecondazione, oltre a scardinare i legami familiari e l’unione matrimoniale, secondo i vescovi «costituisce con la crioconservazione una condanna degli embrioni». La crioconservazione «non garantisce nessun diritto alla vita, ma nella maggioranza dei casi costituisce una condanna a morte». Sotto accusa anche l’idea secondo cui la fecondazione risponde a problemi di infertilità. Perché non ne rimuove le cause, invece legate alla contraccezione, alle cattive abitudini di vita come l’abuso di alcool e fumo e all’innalzarsi dell’età in cui le donne provano a concepire un figlio. «La legge non mira a risolvere i problemi – continua la Conferenza episcopale – non tutela il matrimonio né la famiglia». Anzi, «tende a favorire gli interessi economico finanziari delle case farmaceutiche, delle cliniche e degli operatori sanitari coinvolti».
Vista la gravità della situazione i vescovi hanno infine chiesto, oltre al rifiuto di partecipare direttamente o indirettamente alla fecondazione in vitro, «preghiera, digiuno e penitenza a tutela della vita, del matrimonio e dei valori della famiglia».

Fonte: Tempi, 19 luglio 2012

8 - DIO & FAMIGLIA: ANALISI DI UNA DISSOLUZIONE E TESTIMONIANZE DI STRAORDINARIA NORMALITA'
Finalmente un libro che rilancia l'unica famiglia possibile, quella fondata sul matrimonio tra un uomo ed una donna, impegnati nella difficile, ma affascinante sfida educativa di genitori
Autore: Mauro Faverzani - Fonte: Corrispondenza Romana, 04/07/2012

La famiglia normale – quindi cattolica – non solo è possibile, ma esiste davvero. È un'ottima notizia, quella che ci viene comunicata nell'ultimo libro di Lorenzo Bertocchi, Dio & Famiglia – Analisi di una dissoluzione.. e testimonianze di straordinaria normalità (Fede & Cultura, Verona 2012, pp.128, 10.00 €). Notizia, confortata dai fatti, nomi e cognomi: i beati Beltrame Quattrocchi, i beati Martin – genitori di S.Teresa di Lisieux –, i coniugi Bernardini, Manelli, Gheddo ed Anendolagine, ne sono tutti esempi concreti ed autentici. In un contesto sociale come l'attuale, in cui con sondaggi ed analisi sociologiche si tenta di definir "famiglia" qualsiasi cosa, tutto questo potrebbe non sembrar più così scontato.
Finalmente un testo che invece rilancia l'unica famiglia possibile, quella fondata sul sacramento del matrimonio tra un uomo ed una donna, «che hanno messo Dio, l'unico Dio, al centro della loro vita», impegnati nella difficile, ma affascinante sfida educativa di genitori; sulla scorta di quanto già formulato nel De bono coniugali da sant'Agostino, per il quale, «se mancano i due elementi della fedeltà e della prole, o anche uno solo di essi, non vedo in qual maniera potremo chiamare matrimonio simili unioni». Di per sé non sarebbe necessario aggiungere altro.
Se non vivessimo in una società, in cui – come scrive mons. Luigi Negri, Vescovo di San Marino-Montefeltro, nella Premessa al volume – «non c'è più posto per la famiglia come non c'è più posto per la Chiesa, perché esse indicano un mondo totalmente diverso, retto da una concezione diversa della vita, dei rapporti fra gli uomini e dell'amore dell'uomo per la donna». Ed allora ecco perché parlarne – e scriverne – è importante, eccome, per contrastare, ad esempio, l'"arrembaggio" morale e culturale, sferrato dagli aficionados dell'omosessualismo e del transgender in tutti i modi possibili, con carte, proclami e documenti ‒ quali i "Principi di Yogyakarta" presentati al Consiglio dell'Onu per i Diritti Umani – alle estemporanee dichiarazioni del prof. Umberto Veronesi sul "Corriere", quando – esattamente un anno fa – proclamò «esser a suo giudizio l'amore omosessuale "più puro" di quello eterosessuale».
Bertocchi mostra bene quali siano le radici di tutto questo ovvero quella rivolta "morale, politica, sessuale", che fu il Sessantotto, tra pillola anticoncezionale, pornografia dilagante e femminismo estremo. Bastava però l'analisi compiuta già pochi anni prima da un intellettuale cattolico francese, Jean Daujat, per capire cosa stesse accadendo: «La crisi – scrisse – è nell'uomo ed interessa l'uomo in tutte le sue manifestazioni».
Contro pietismi, emozionalismi e sentimentalismi di maniera, occorre allora rilanciare il concetto di Persona – ovvero di creatura –, protesa a "piacere a Dio", poiché – come scrisse San Tommaso – «Dio soltanto può riempire la volontà dell'uomo». «Il cammino da intraprendere per raggiungere il Sommo Bene – scrive Bertocchi – è uno solo: imitare e seguire Gesù Cristo», standosene alla larga magari dai «falsi profeti» – specie quando «lupi travestiti da agnelli con la patente di "cattolico"» –, i cui «orientamenti» furono, in realtà, «disorientamenti», come scrisse Benedetto XVI (la cosiddetta "teologia della liberazione" docet...).
Per questo, appare quanto mai utile la seconda parte del libro, in cui – partendo dall'esperienza di famiglie reali e concrete – l'Autore mostra come non sia né impossibile, né strano riuscire in questa "sequela Christi". Anzi, come in ciò molti siano già riusciti. Coppie di Beati o di Servi di Dio, di cui è in corso la causa di beatificazione. La santità nella quotidianità, nell'ordinario, nella vita di tutti i giorni, insomma. Come per tutti noi, chiamati a percorrere gli stessi itinerari di vita e di fede. Ed il libro di Bertocchi rappresenta in tal senso un'indicazione in più, che aiuta a non perdere la giusta direzione...

Fonte: Corrispondenza Romana, 04/07/2012

9 - OMELIA XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO B - (Gv 6,1-15)
Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 29 luglio 2012)

La prima lettura e il Vangelo di questa domenica ci fanno comprendere la grandezza della Provvidenza divina, sempre sollecita a venire incontro alle nostre necessità. Nella prima lettura abbiamo ascoltato l'episodio del profeta Eliseo che incarica un uomo di sfamare una folla di cento persone con venti pani d'orzo. I pani erano pochi, ma il Signore compì il prodigio e la moltitudine di gente fu saziata. Il profeta Eliseo disse a nome di Dio: «Ne mangeranno e ne faranno avanzare».
Lo stesso episodio lo abbiamo ascoltato anche alla lettura del Vangelo. Gesù incarica i suoi Apostoli di sfamare una grande folla, adoperando i cinque pani d'orzo e i due pesci portati da un ragazzo. I discepoli stentarono a compiere ciò che Gesù chiedeva loro, ma si dovettero arrendere all'evidenza dei fatti, quando videro che tutti mangiarono a sazietà e, dei pezzi avanzati, raccolsero dodici canestri (cf Gv 6,9-13).
Da questi due episodi ricaviamo diversi insegnamenti. Il primo riguarda la ricchezza della Provvidenza divina: in ambedue i casi avanzò qualcosa, la Provvidenza fu più che abbondante. Ciò significa che Dio provvede generosamente, al di là di quelle che sono le nostre necessità. La seconda riflessione, forse la più importante, riguarda il fatto che Dio, ordinariamente, nell'elargire la sua Provvidenza, si serve delle sue creature. Nel primo caso, con il profeta Eliseo, Dio si servì di quell'uomo che aveva venti pani; nel secondo caso, quello del Vangelo, Gesù si servì dell'umile contributo di quel ragazzo che aveva portato con sé cinque pani e due pesci.
Ciò che balza evidente è l'assoluta inadeguatezza del contributo umano. I nostri mezzi sono molto limitati; ma, nelle mani di Dio si moltiplicano. L'importante è dare quello che possiamo, al resto penserà Dio. Ma, se manca questa nostra collaborazione, la Provvidenza non può intervenire.
La collaborazione umana avviene sia a livello spirituale, con la preghiera e l'offerta dei nostri sacrifici, e sia a livello materiale, con le opere di misericordia corporale, che non devono mai essere trascurate. Se dunque tante cose non vanno bene in questo mondo, incolpiamo noi stessi. Se tutti facessero il loro dovere, Dio compierebbe delle meraviglie continue. Guardiamo alla vita di Madre Teresa di Calcutta: quanti poveretti sono stati raggiunti dalla Provvidenza divina attraverso le mani caritatevoli della piccola suora albanese!
Il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, operato da Gesù, alludeva ad un miracolo ancora più grande, quello dell'Eucaristia. Con la celebrazione eucaristica non vengono sfamati i nostri corpi ma le nostre anime. Con l'Eucaristia, nostro cibo non è un po' di pane, ma il Figlio stesso di Dio. Questo miracolo avviene tante e tante volte ogni giorno, in tutto il mondo, ovunque è celebrata la Santa Messa.
L'Eucaristia crea l'unione tra di noi, facendo di noi una cosa sola nel Cuore di Gesù. L'Eucaristia, inoltre, esige la carità fraterna. Se, infatti, diciamo di amare Gesù che è presente realmente nell'Eucaristia, non possiamo poi non amare il prossimo nel quale è presente in qualche modo il Signore stesso. Dall'amore all'Eucaristia si passa poi all'amore fraterno. Quanto più ameremo il Signore, tanto più riusciremo ad amare i nostri fratelli, e sarà proprio l'amore fraterno che dimostrerà l'autenticità della nostra carità divina.
Madre Teresa di Calcutta iniziava le sue giornate con diverse ore di preghiera davanti al Tabernacolo, e a chi le diceva che forse era meglio andare subito a soccorrere i poveri, ella rispondeva che non sarebbe riuscita a riconoscere Cristo nei bisognosi se prima non avesse trascorso quel tempo davanti a Lui, realmente presente nel Santissimo Sacramento dell'altare. La carità cristiana consiste nel riconoscere Gesù presente nel prossimo e nel pensare che tutto ciò che faremo ai nostri fratelli sarà fatto a Gesù stesso. Per questo motivo, san Paolo, nella seconda lettura di oggi, ci esorta a comportarci «con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità [...] avendo a cuore l'unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace» (Ef 4,3).
San Francesco d'Assisi, che tanto amava l'Eucaristia, aveva un grande amore per i poveri e i bisognosi. In essi riconosceva il Figlio di Dio. Tra i tanti episodi che si potrebbero raccontare è bello ricordare il seguente, che avvenne all'inizio della sua conversione. Il santo d'Assisi aveva una naturale ripugnanza nei confronti dei lebbrosi, al punto che, appena li scorgeva di lontano, subito cambiava strada. Ma, una volta convertito, non poteva più comportarsi in quel modo. Ben presto gli capitò di incontrarne uno per strada: si fece forza, scese da cavallo e si mise a curare le piaghe di quel povero fratello. Man mano che curava quelle piaghe avvertì una profonda gioia; e, quando, una volta ripartito, si volse indietro, non rivide più quel povero lebbroso. Allora capì che era Gesù stesso. Se anche noi, sull'esempio dei santi, sapessimo riconoscere Gesù nel nostro prossimo, la terra si trasformerebbe in un Paradiso anticipato. Facciamo la nostra parte, e il bene si dilaterà sempre di più attorno a noi.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 29 luglio 2012)

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