BastaBugie n°257 del 10 agosto 2012

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1 OLIMPIADI 2012: LA CINA COMUNISTA TRIONFA CON IL DOPING DI STATO
La 16enne Ye Shiwen trionfa nuotando più veloce degli uomini: in Cina i giovani si allenano in vere e proprie carceri, picchiati dagli allenatori, nutriti con diete disumane e fatti oggetto di pressioni psicologiche per inculcare la vittoria a tutti i costi
Autore: Caelsius Mars - Fonte: Qelsi
2 ADOLESCENTI: 4 SU 5 GUARDANO IMMAGINI E FILM PORNOGRAFICI IN INTERNET
Nel 1989 la Chiesa aveva messo in guardia dalle terribili conseguenze della pornografia: oggi se ne accorgono perfino in Gran Bretagna... con 23 anni di ritardo!
Autore: Gianfranco Amato - Fonte: Corrispondenza Romana
3 LA PESSIMA ABITUDINE DI FARE I REGALINI AI FIGLI
Riempire di regali in cambio di disciplina e obbedienza insegna i bambini a fare qualcosa solo se conviene o se c’è il premio
Autore: Costanza Miriano - Fonte: Il Timone
4 ABORTO: IL BUON MEDICO FA OBIEZIONE DI COSCIENZA
Intervista a Renzo Puccetti che critica fortemente la campagna ‘‘Il buon medico non obietta’’ (in Italia l’80% dei medici è obiettore: ci sarà pure un motivo...)
Fonte: Unione Cristiani Cattolici Razionali
5 LA GERMANIA RIFIUTA IL MATRIMONIO OMOSESSUALE: AVETE LETTO QUESTA NOTIZIA SUI QUOTIDIANI ITALIANI?
I mezzi di comunicazione esaltano le unioni civili, ma sono solo il primo passo verso l’adozione da parte degli omosessuali
Fonte: Corrispondenza Romana
6 BIANCANEVE E IL CACCIATORE: FIABA STRAVOLTA IN CHIAVE DARK
I fratelli Grimm avevano sottolineato gli aspetti spirituali (completamente ignorati nel film): dall’azione salvifica dei nani al ruolo cristologico del principe
Autore: Saverio Simonelli - Fonte: Avvenire
7 AVEVA RAGIONE ESSELUNGA: L'ANTITRUST FINALMENTE CONDANNA LA COOP DI MODENA PER ABUSO DI POSIZIONE DOMINANTE
Riconosciuto il monopolio di cui le Coop rosse godono grazie a piani urbanistici fatti apposta per loro dalle amministrazioni di sinistra come denunciato da Bernardo Caprotti nel best seller ''Falce e carrello'' (che nessuno ha potuto smentire)
Autore: Leone Grotti - Fonte: Tempi
8 LEGALIZZARE L'INCESTO? SBOCCO LOGICO DELLA DITTATURA DEL RELATIVISMO
Il parlamento italiano sta per approvare il disegno di legge che nega alla radice i principi della legge naturale, inscritti nel cuore di ogni uomo, che hanno fondato la nostra civiltà
Autore: Alfredo De Matteo - Fonte: Corrispondenza Romana
9 OMELIA XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO B - (Gv 6,41-51)
Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno
Fonte: Il settimanale di Padre Pio
10 OMELIA PER LA SOLENNITA' DELL'ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA - ANNO B - (Lc 1,39-56)
A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - OLIMPIADI 2012: LA CINA COMUNISTA TRIONFA CON IL DOPING DI STATO
La 16enne Ye Shiwen trionfa nuotando più veloce degli uomini: in Cina i giovani si allenano in vere e proprie carceri, picchiati dagli allenatori, nutriti con diete disumane e fatti oggetto di pressioni psicologiche per inculcare la vittoria a tutti i costi
Autore: Caelsius Mars - Fonte: Qelsi, 01/08/2012

La federazione internazionale del badminton, quello che da noi si gioca sulla spiaggia con racchette tipo tennis e un cono detto volano, ha escluso dalle Olimpiadi di Londra quattro coppie del badminton femminile che sono state ritenute colpevoli di aver “combinato” dei risultati. Il biscotto in salsa cinese non va giù agli organizzatori dei Giochi: le otto giocatrici sono state accusate di “aver violato lo spirito olimpico e la morale sportiva”, dopo che hanno aggiustato i loro incontri per qualificarsi a scapito di altre squadre. Nel mirino, in particolare, è finito un match di doppio tra le cinesi Yu Yang e Wang Xiaoli contro le sudcoreane Jung Kyung e Kim Ha Na. Le cinesi, già qualificate, hanno perso contro le meno quotate avversarie in una partita che non ha visto scambi più lunghi di quattro colpi oltre che a battute direttamente a rete o volutamente fuori dal campo di gioco.
In questo modo, Yu e Wang hanno evitato l’incontro nelle eliminatorie con le connazionali Tian Qing e Zhao Yunlei. Il pubblico non ha però gradito e le giocatrici hanno lasciato il campo tra i fischi. Oltre alle cinesi, sotto accusa sono finite anche due squadre di doppio della Corea del Sud ed una dell’Indonesia che oltre all’esclusione dai giochi potrebbero incorrere in ulteriori sanzioni disciplinari. Sullo sfondo, anche se non vi è alcuna dichiarazione ufficiale, c’è l’ombra delle scommesse clandestine. Prima dei Giochi era stato lanciato un allarme per verificare puntate sospette nel sudest asiatico, dove il badminton è particolarmente seguito. Questa bomba è esplosa prima ancora che si smorzasse l’eco delle polemiche per l’oro olimpico di Ye Shiwen, 16enne rivelazione cinese, che ha trionfato nei 400 misti stabilendo il nuovo primato mondiale con il tempo di 4’28″43. Oro olimpico e record, grazie soprattutto all’incredibile 58″68 fatto segnare nella frazione finale in stile libero, nuotando più veloce di quanto abbiano saputo fare gli statunitensi Ryan Lochte e Michael Phelps nella omologa gara maschile, una prestazione non credibile secondo i tecnici della spedizione USA. Riappaiono ancora una volta i fantasmi dello scandalo dei mondiali di nuoto di Roma del 1994, quando la Cina si impose all’attenzione generale come miglior nazione, conquistando 16 titoli mondiali, 12 dei quali nel nuoto femminile.
Nuotatori e nuotatrici cinesi misero a segno una raffica di record attribuiti al miracoloso sangue di tartaruga, ma poi si scoprì che i cinesi facevano uso di una serie di prodotti dopanti. A seguito di queste evidenze, la federazione internazionale di nuoto squalificò i sette atleti atleti trovati dopati. Questo scandalo e l’introduzione di più efficaci sistemi antidoping demolirono la nazionale cinese di nuoto e due anni dopo, alle olimpiadi di Atlanta, i cinesi riuscirono ad ottenere solo una delle numerose medaglie d’oro che si ripromettevano di conquistare prima che si scoprisse la loro malafede farmacologica. La sensazione è che la Cina non riesca a rassegnarsi a cercare di vincere regolarmente in nessuno sport, e che sia alla continua ricerca di sistemi di doping sempre più sofisticati ed in grado di sfuggire a tutti i vari metodi di controllo, per quanto questi siano sempre più attenti e perfezionati.
Tutto cominciò all’inizio degli anni Ottanta quando, per mettere fine alle continue umiliazioni che subiva nell’atletica leggera e nel nuoto, il regime comunista cinese pianificò l’inizio di una nuova era che prevedeva di reclutare una generazione di futuri campioni da allenare in una delle 3.000 strutture create a questo scopo. L’obiettivo era semplice ed imperativo: vincere ; ad ogni costo e con ogni mezzo, ma vincere.
L’ex-capo medico della squadra cinese di ginnastica negli anni ‘80, la dottoressa Xue Yinxian, che ora vive in Australia, ha rivelato al Sidney Morning che la somministrazione di steroidi e Gh agli atleti di vertice cinesi era pratica corrente negli anni Ottanta e Novanta come versante “scientifico” per la costruzione della potenza sportiva della Cina, una pratica che bisognava “accettare” da parte di tutti, pena pesanti ritorsioni.
È la prima volta che un ex responsabile medico rivela che la Cina attuò un vero e proprio “doping di stato” analogo a quello adottato a suo tempo nell’ex Repubblica Democratica Tedesca, dove gli atleti erano dopati come cavalli ed addirittura si arrivava a mettere batterie elettriche nei pattini del bob o delle ragazze del pattinaggio per vincere tutte le medaglie in tutte le gare di tutte le specialità sul ghiaccio. Prima delle ammissioni della dottoressa Xue Yinxian, i casi di doping a carico di atleti cinesi negli anni ‘90 furono bollati dalle autorità sportive del paese asiatico come “complotti di allenatori e atleti truffaldini orditi dagli imperialisti”. Xue indicò anche la data di inizio del programma di doping sistematico, il 1978 quando tutto il personale medico sportivo della Cina fu “avvisato” che “gli ormoni della crescita erano un metodo scientifico di allenamento e chiunque li avesse rigettati sarebbe stato punito”.
Chi è riuscito ad entrare in queste strutture alla base della potenza sportiva cinese in veste di osservatore olimpico, come Sir Matthew Pinsent, ha definito l’esperienza come inquietante. Ginnaste troppo giovani per tollerare gli esercizi che vengono loro richiesti di eseguire. Altri avrebbero anche confessato di aver visto bambine piangere, picchiate dagli allenatori perchè opponevano resistenza per non voler lasciare la casa dei genitori. In molti avrebbero paragonato i posti dove le giovani atlete si allenano a vere e proprie carceri, senza spazio per giochi e distrazioni e la sottomissione a diete da campo di concentramento per quanto riguarda le ginnaste, ad esempio. A gennaio sono state pubblicate delle fotografie strazianti su internet che mostrano bambini cinesi che piangono di dolore durante la preparazione atletica. Questo a riprova che la situazione non sarebbe ancora cambiata. Questi bambini, oltre all’allenamento ed a duri esercizi al limite del disumano, subiscono anche un forte condizionamento psicologico mirato ad inculcare in loro la vittoria, a tutti i costi, sugli occidentali in genere, ma contro gli americani in particolare.

Fonte: Qelsi, 01/08/2012

2 - ADOLESCENTI: 4 SU 5 GUARDANO IMMAGINI E FILM PORNOGRAFICI IN INTERNET
Nel 1989 la Chiesa aveva messo in guardia dalle terribili conseguenze della pornografia: oggi se ne accorgono perfino in Gran Bretagna... con 23 anni di ritardo!
Autore: Gianfranco Amato - Fonte: Corrispondenza Romana, 25/07/2012

Si è svolto a porte chiuse il processo davanti la High Court di Edimburgo sul caso di un dodicenne accusato di stupro e abusi sessuali nei confronti di una bimba di nove anni. Il giovane imputato, oggi quattordicenne, si è dichiarato colpevole ed ha così evitato la prigione. Sarà sottoposto ad una lunga riabilitazione sotto stretta sorveglianza. Le particolari circostanze di questo caso non risiedono tanto nella giovane età dei protagonisti, quanto nelle motivazioni che hanno scatenato gli eventi. Il ragazzo ha confessato, infatti, di essere dipendente dalla pornografia online, e di aver iniziato ad abusare della piccola figlia del vicino di casa dopo l'ennesima visione di un filmato hard core. Voleva "sentirsi grande".
Il dramma è venuto alla luce quando la bambina, accusando dei dolori addominali, ha dichiarato alla madre di temere di avere «un bimbo nel pancino».  Da qui la non facile confessione di quanto accaduto. La polizia ha poi accertato che gli abusi si sono protratti in un arco di tempo dal 1° dicembre 2010 al 31 gennaio 2011. L'avvocato Sean Templeton, difensore del ragazzo, ha parlato della vicenda come della «punta dell'iceberg» di un ben più diffuso fenomeno nel Regno Unito, essendo moltissimi, purtroppo, «i casi non conosciuti, non denunciati e rimasti nell'ombra». Lo scorso 18 aprile 2012 un'apposita commissione parlamentare d'inchiesta, la Independent Parliamentary Inquiry into Online Child Protection, ha reso pubbliche le conclusioni cui è giunta in una relazione finale, in cui sono stati denunciati i rischi d'emulazione e la relazione tra violenza e pornodipendenza minorile.
I dati ufficiali resi in quel documento sono agghiaccianti. Quasi un bambino su tre, al di sotto dei dieci anni, ha visto immagini sessualmente esplicite online, e la stragrande maggioranza dei minori ha libero accesso su internet senza controllo di adulti (si consideri che l'età media del primo contatto col mondo del web è di otto anni in Gran Bretagna), mentre quattro adolescenti su cinque di ambo i sessi, compresi fra i 14 ed i 16 anni, guardano indisturbati a casa propria immagini pornografiche online. Questo è il background che ha portato al triste caso deciso dall'Alta Corte di Edimburgo, in  merito al quale si può aggiungere una considerazione.
Il 7 maggio 1989 il Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali emanava un documento intitolato Pornografia e violenza nei mezzi di comunicazione – Una risposta pastorale, analizzava la relazione tra pornografia e violenza: «E' stato detto che esisterebbe un legame fra pornografia e violenza sadica; un certo tipo di pornografia è marcatamente violenta nella sua espressione e nei suoi contenuti», e «coloro che guardano o leggono produzioni di questo tipo, corrono il rischio di trasferire questi atteggiamenti nel loro comportamento e possono arrivare a perdere ogni rispetto per gli altri, che pure sono figli di Dio e fratelli e sorelle della stessa umana famiglia».
Ricordo ancora le rabbiose reazioni che seguirono a quel documento, e le consuete accuse ad una Chiesa sessuofoba, incapace di accorgersi del "cambiamento dei tempi", arroccata nel Medioevo arcaico del suo oscurantismo. Erano quelli i tempi del mito dell'educazione sessuale, dell'emancipazione del porno, e della nudità come ingrediente necessario e indispensabile in tutti i campi dello scibile umano (carta stampata, pubblicità, arte, cinema, ecc.). Oggi i fatti che siamo costretti a commentare confermano quanto fossero profetici, come sempre, gli ammonimenti della Chiesa. Dopo averli contestati ora li condividono tutti, Parlamento inglese compreso. Con ventitre anni di ritardo.

Fonte: Corrispondenza Romana, 25/07/2012

3 - LA PESSIMA ABITUDINE DI FARE I REGALINI AI FIGLI
Riempire di regali in cambio di disciplina e obbedienza insegna i bambini a fare qualcosa solo se conviene o se c’è il premio
Autore: Costanza Miriano - Fonte: Il Timone, luglio-agosto 2012 (n. 115)

Dunque, diciamo subito che avrei voluto scrivere questo pezzo firmandolo con uno pseudonimo, nel timore che potesse capitare sotto agli occhi, per dire, di mia madre, o di molte altre persone della sua generazione, persone vissute quando in alcune case - nella mia di certo - ci si chiedeva: “che dici, oggi ci possiamo permettere di comprare il giornale?” Mia madre al vedermi pontificare parlando di sobrietà avrebbe un attacco di risa, ed effettivamente anche io ho qualche timore a salire in cattedra.
Veniamo da anni in cui si consumava con tutt’altro stile da quello di oggi, e per la maggior parte di noi parlare di crisi è comunque parlare di una libertà nel comprare le cose impensabile per le generazioni precedenti. Alla bisnonna dei miei figli è quasi impossibile fare un regalo, perché lei risponde sempre “ce l’ho già, grazie, risparmia i soldi”. Un vestito? Ne ha due: uno per uscire, uno per stare in casa. Un cappotto se fa freddo, uno scialle se fa caldo. Un paio di scarpe per l’estate, uno per l’inverno. Fine dei possedimenti.
Noi, invece, rispetto a persone nate ai primi del ‘900 abbiamo fatto una rivoluzione copernicana: non usciamo più a cercare una cosa che ci serve, ma diamo un’occhiata per vedere se ci sia qualcosa che ci possa piacere. E, parola mia, c’è sempre, almeno per quanto mi riguarda: potrei fare acquisti anche in un negozio di articoli per fumatori (non fumo, ma con gli scovolini morbidi e colorati per pulire le pipe si possono legare i capelli).
E se per quanto riguarda me stessa contengo severamente le mie brame di possesso (ma qualcuno per favore mi spieghi comunque perché quella casacca di paillettes verde petrolio sia finita nel mio armadio), con i miei figli mi è molto più difficile.
Il mio cuore di mamma si intenerisce alle loro richieste, e questa è la spiegazione nobile. Poi c’è la parte vigliacca: a volte ho la tentazione di usare i regali per comprarmi da parte loro la disciplina, l’obbedienza, per contrattare ignobilmente (se mi lasciate dormire vi compro... se venite senza fare storie vi compro...). Non c’è bisogno di essere una madre modello, né di avere letto trattati di psichiatria infantile per capire che questo non si fa, è una gravissima violenza fatta alla dignità dei bambini. Significa in qualche modo dire loro “tu non sei capace di fare una cosa buona, giusta, corretta; se ci riesci ti do un premio”. Significa svalutarli, e farli entrare in una logica del ricatto, della mercificazione, del “faccio qualcosa solo se mi conviene”; significa togliere loro il diritto ad avere genitori autorevoli ai quali obbedire semplicemente perché sì, punto e basta, che è una condizione estremamente rassicurante per dei bambini.
Dopo avere ammesso quanto sia difficile anche per me, che pure avrei molti strumenti per valutare la situazione, posso dire che trovo delirante quanto vedo intorno a me. L’invito a comprare bombarda i bambini da ogni dove. Le edicole e i negozi di giocattoli, per cominciare, sono invase da quelle che a casa chiamiamo “le bustine”, cioè giochini a sorpresa chiusi in sacchettini che non ne lasciano vedere il contenuto. Animali, pupazzetti, bamboline, elastichini, fermaglietti, gioiellini, macchinine, adesivi, tatuaggi e via dicendo, oggetti dal prezzo accessibile ma comunque spropositato rispetto al valore. Regalini ai quali troppo spesso i genitori di oggi indulgono, a volte anche senza un motivo, a volte anche tutti i giorni. Così, tanto per offrire una piccola gratificazione immediata. Immediata ed effimera: per la mia esperienza il nuovo, amatissimo gioco non supera la nottata. Se non si rompe nel tragitto verso casa viene sicuramente dimenticato insieme a tutte le altre cose, mescolato, perduto, confuso, e la mattina dopo difficilmente se ne ricorda l’esistenza. Una settimana dopo l’acquisto si perde nella preistoria, ed è tempo di un altro regalo.
Così insegniamo ai bambini che cercare sempre la gratificazione immediata è un buono stile di vita, è qualcosa di tutto sommato se non auspicabile, almeno accettabile, Capovolgiamo così l’insegnamento fondamentale che possiamo lasciare loro in eredità, e cioè che la vita è un lungo lento progressivo lavoro su di noi, per passare dalla vita tutta secondo gli impulsi primari, che è quella dei bambini, a una vita davvero adulta, cioè di chi è capace di mettere una croce sopra ai propri desideri per dare la vita agli altri. È vero che l’insegnamento è progressivo, che il lavoro è lungo, che si farà, ma la direzione da imprimere andrebbe detta chiaramente da subito, e, come si sa, i bambini non ascoltano le parole ma i gesti, la vita.
C’è poi un altro aspetto non trascurabile. I bambini di oggi, sommersi dagli oggetti, ma anche dagli stimoli, da quello che vedono, sentono, dalla marea di informazioni (in senso lato, ci metto anche i film, la tv, la rete) hanno troppe cose da gestire, e non ce la fanno. Sono spesso distratti, incapaci di mantenere da soli, con puntualità e metodo, gli impegni; anche semplicemente di tenere in ordine i loro giochi, che spesso sono troppi.
Fra l’altro è difficile affezionarsi davvero profondamente a un oggetto se il giorno dopo ne arriva un altro, e poi un altro e poi un altro ancora.
Eppure è difficile tenersene alla larga: i regalini sono in agguato ovunque, nei fast food, negli ovetti, nei gelati. Anche alle feste degli amichetti è invalsa l’usanza di distribuire regalini agli invitati, e a volte, lo confesso, a me è capitato che i miei figli, invitati, ricevessero un regalo più grande di quello che avevano portato al festeggiato.
Quanto alle feste, lasciatemi accennare all’altra piaga che è ormai onnipresente: l’animatore. L’animatore presidia quasi tutte le feste dei bambini, ai quali, sotto l’apparenza di una persona forzosamente allegra e amichevole, viene comunicato, secondo me, un altro messaggio negativo: tu non sei capace di organizzarti da solo con i tuoi amici, non ti sai divertire se non ci sono io che ti dico come si fa. Inoltre rischi anche di darmi fastidio, se ti metti a fare quello che ti salta per la testa: adesso segui questo tizio che ti fa fare dei balletti, dei giochi, che decide quando si mangia, quando si scartano i regali, quando si canta.
Posso affermare con orgoglio di non avere mai chiamato un animatore, casomai, come dice un mio amico padre di sei figli, un ri-animatore: qualcuno in grado di fare la respirazione bocca a bocca a torme di ragazzini spompati dalle corse e dalle partite di pallone o di nascondino o di acchiapparella. Ragazzini lasciati liberi, eventualmente, anche di annoiarsi, di non divertirsi, di passare qualche minuto improduttivamente, senza essere intrattenuti, organizzati, stimolati. Magari anche di litigare, di fare sanamente a botte, ogni tanto, se serve, evitando possibilmente spargimenti di sangue che rendano necessarie protesi di arti.
I bambini, i ragazzi, non hanno tanto bisogno che noi ci occupiamo di loro, ma piuttosto hanno bisogno che noi chiediamo loro di occuparsi di qualcosa: hanno bisogno di sentire che sono davanti a una sfida grande, la vita eterna, ma che possono farcela, perché noi per primi ci fidiamo di loro. Non li vogliamo solo e sempre gratificati, pasciuti, intrattenuti, organizzati. Perché per noi sono preziosi come diamanti, e non abbiamo paura di farli scontrare con le durezze della vita. I diamanti sono più duri di qualsiasi altra cosa, e ce la faranno, perché Qualcuno veglia su di loro.

Fonte: Il Timone, luglio-agosto 2012 (n. 115)

4 - ABORTO: IL BUON MEDICO FA OBIEZIONE DI COSCIENZA
Intervista a Renzo Puccetti che critica fortemente la campagna ‘‘Il buon medico non obietta’’ (in Italia l’80% dei medici è obiettore: ci sarà pure un motivo...)
Fonte Unione Cristiani Cattolici Razionali, 25/06/2012

Il 6 giugno 2012 la Consulta di Bioetica Laica [...] ha avviato una crociata contro il diritto dei medici di essere obiettori di coscienza nei confronti dell’interruzione della vita dell’essere umano nella prima fase della sua esistenza (tecnicamente “aborto”). L’intollerante campagna è stata chiamata “Il buon medico non obietta”, e ha il chiaro intento di debellare l’obiezione di coscienza dei medici (grande ospitalità sui media e volantinaggio fin dentro gli ospedali).
UCCR ha voluto contattare alcuni medici, giuristi ed esperti di bioetica per chiedere loro un parere su questa azione intimidatoria verso la libertà di coscienza
Il dott. Renzo Puccetti, è specialista in medicina Interna, membro della Research Unit della European Medical Association, referente per l’area bioetica della società medico-scientifica interdisciplinare Promed Galileo e socio fondatore dell’Associazione Scienza & Vita. Ha cortesemente risposto così ad alcune nostre domande:
DOTT. PUCCETTI, PERCHÉ LEI HA DECISO DI ESSERE OBIETTORE DI COSCIENZA?
«Perché è la cosa più naturale che il medico non uccida gli esseri umani, così come è naturale che un ingegnere non progetti ponti destinati a crollare. La parola “medico” deriva dal sanscrito “madh” che indica colui che sa e colui che cura. Questo è il medico, colui che cura perché sa farlo. L’aborto è l’uccisione di un essere umano su indicazione di un altro essere umano che stabilisce la diagnosi e che indica al medico come unica cura detta uccisione; beh, credo sia difficile negare che l’aborto abbia davvero poco a che fare con la vera medicina, per questo, appena laureato, scrissi al medico provinciale, allora si faceva così, la mia dichiarazione di obiezione di coscienza, una scelta che non mi ha portato alcun beneficio economico o di carriera, ma che ha portato un enorme beneficio alla mia coscienza.»
COSA NE PENSA DI QUESTI TENTATIVI DI LIMITARE LA LIBERTÀ DEL MEDICO, OBBLIGANDOLO A COMPIERE AZIONI CONTRO LA SUA COSCIENZA?
«Sono la sostanza feroce che si cela dietro l’apparenza melliflua del buonismo relativista. Da un lato la bioetica relativista adotta il dogma dell’assenza di verità ed il conseguente precetto assoluto che tutto è buono, purché liberamente scelto, ma dall’altra questa stessa bioetica si fa latrice di un attacco alla libertà di dire “no” di fronte a determinate richieste come quella di abortire. C’è qualcosa d’incoerente in tutto questo; sbaglierò, ma ho l’impressione che abbia a che fare con l’odio per colui che si sottrae alla logica del “tutti partecipi, tutti d’accordo, nessun misfatto, tutto è bene”, forse il medico obiettore disturba questo disegno.»
I MEDICI OBIETTORI SONO ACCUSATI DI NON ESSERE DALLA PARTE DELLA DONNA, COSA NE PENSA LEI?
«Questa è la più grossa sciocchezza sotto il profilo scientifico. Abbiamo una mole di dati a questo proposito. È stato dimostrato dallo studio STAKE, una valutazione di tutte le donne in Finlandia per un periodo di oltre 14 anni, che la mortalità totale delle donne che abortiscono ad un anno dall’evento è tre volte maggiore rispetto a quella delle donne che danno alla luce un figlio. È stato dimostrato sia dall’American Psychiatric Association che dal British Royal College of Psychiatrists che l’aborto non offre nessun beneficio effettivo in termini di salute mentale per la donna, l’aborto è cioè sotto questo profilo un intervento futile. Infine è da poco uscito su PlosOne, una delle riviste ad impatto scientifico più alto, uno studio che sfata un altro mito, quello per cui attraverso la legalizzazione dell’aborto si riduce la mortalità materna, cioè la mortalità entro 14 giorni dal termine della gravidanza: l’analisi condotta su 50 anni di mortalità materna in Cile ha mostrato che la proibizione legale dell’aborto ha condotto ad una riduzione delle donne morte. Per questi fatti, per delle evidenze scientifiche, posso affermare con serenità che la contrarietà all’aborto significa essere dalla parte delle donne.»
PERCHÉ SECONDO LEI CI SONO COSÌ TANTI MEDICI OBIETTORI (80% IN ITALIA, 86% NEGLI USA)?
«Ci sarebbe da stupirsi del contrario. Affermare che il buon medico non obietta significa sostenere che i medici obiettori non sono buoni medici? Se così è si tratta di un’affermazione offensiva nei confronti della quale sarebbe interessante valutare i profili di responsabilità legale. Significa che l’aborto è un bene perché è legale? Ma allora anche l’obiezione è legale, allora perché attaccarla? Forse la stragrande maggioranza dei medici non effettua né partecipa agli aborti perché la scienza ci ha dimostrato chiaramente che dal momento della fecondazione si è in presenza di un essere umano vivente unico ed irripetibile, cioè di un valore incondizionato, una preziosità che la maggioranza dei medici intende quale propria missione tutelare e non sopprimere.»

Fonte: Unione Cristiani Cattolici Razionali, 25/06/2012

5 - LA GERMANIA RIFIUTA IL MATRIMONIO OMOSESSUALE: AVETE LETTO QUESTA NOTIZIA SUI QUOTIDIANI ITALIANI?
I mezzi di comunicazione esaltano le unioni civili, ma sono solo il primo passo verso l’adozione da parte degli omosessuali
Fonte Corrispondenza Romana, 13/07/2012

Anche la Germania ha preferito salvaguardare la famiglia naturale e il matrimonio tradizionalmente inteso, evitando l’ingerenza politico-ideologica in questioni antropologiche antecedenti alla legge stessa. Il 28 giugno scorso infatti, il parlamento tedesco ha respinto la proposta dei Verdi di equiparare le coppie dello stesso sesso al matrimonio tra un uomo e una donna.
Qualcuno ha per caso letto questa notizia sui quotidiani italiani? Come avrebbe fatto altrimenti Paola Concia a massacrare ancora gli italiani a reti mediatiche unificate, dicendo che l’Italia deve adeguarsi al resto d’Europa? Certo, avrebbe continuato ugualmente, per lo meno per dare un senso ai 16mila euro al mese, vitalizio escluso, che porta a casa (è stata messa lì per quello, d’altra parte), ma forse con qualche impaccio maggiore. Oltretutto, è bene ricordare che soltanto dieci paesi al mondo hanno deciso di snaturare il significato antropologico di “matrimonio” e “famiglia”: Paesi Bassi, Spagna, Belgio, Sud Africa, Portogallo, Canada, Norvegia, Svezia, Islanda e Argentina.
La votazione al Bundestag è stata di 309 parlamentari contrari contro 260 favorevoli (12 astenuti). Dal 1° agosto 2001, la Germania ha permesso le cosiddette “unioni registrate” (eingetragene lebenspartnerschaft)  per le coppie dello stesso sesso, partnership che prevedono alcuni dei diritti del matrimonio, escludendo adozione e benefici fiscali completi.
Ricordiamo le parole di Francesco D’Agostino su “Avvenire”, quando ha spiegato: «i rapporti di coppia tra omosessuali possono avere una loro tutela giuridica, non però perché simili, ma perché diversi da quelli eterosessuali». Tuttavia, come i tentativi tedeschi dimostrano, tali unioni civili sembrano servire soltanto per fare il primo passo verso il matrimonio e l’adozione omosessuale.

Fonte: Corrispondenza Romana, 13/07/2012

6 - BIANCANEVE E IL CACCIATORE: FIABA STRAVOLTA IN CHIAVE DARK
I fratelli Grimm avevano sottolineato gli aspetti spirituali (completamente ignorati nel film): dall’azione salvifica dei nani al ruolo cristologico del principe
Autore: Saverio Simonelli - Fonte: Avvenire, 24/07/2012

Quanto c'è del vero personaggio della fiaba in un film come Biancaneve e il cacciatore che – con atmosfere tra Twilight e Signore degli Anelli, scontri armati non solo assenti da ogni tradizione ma anche inutili per la narrazione – sembra tranquillamente ignorare qualsiasi scrupolo filologico?
Molto, secondo Paolo Mereghetti, critico cinematografico del «Corriere della Sera» per il quale l'unico modo per arrivare alla vera natura della fiaba è quello di evidenziarne i lati più oscuri e tornare a provare una sana paura, lasciando intendere che questo sia anche l'unico modo in cui storie come quelle dei Grimm possono "passare" oggi.
Un'idea peraltro condivisa anche in altri settori della cultura contemporanea.
Nell'ambito delle manifestazioni organizzate dal Goethe Institut Italia per il bicentenario delle fiabe grimmiane di questo 2012, molti scrittori hanno fatto a gara nel riscrivere alcune fiabe accentuandone quasi parossisticamente il lato dark fino ad arrivare al Tremotino di Sandro Veronesi che diventa una truculenta storia di 'ndrangheta, con la fanciulla che invece di cavar oro dalla paglia è costretta a tagliar droga ogni notte.
Dietro la bandiera del "dimenticare i Grimm" si erano del resto già mossi gli studiosi di folklore: nel 2006 l'americano Jack Zipes, già enfant terrible della critica di sinistra tornava a evidenziare come Wilhelm avesse tolto al cacciatore ogni caratterizzazione in senso virile e che le mansioni di Biancaneve fossero quelle della brava ragazza. Maria Tatar, critica femminista, in un libro di poco antecedente bacchettava i fratelli per aver omesso traccia del conflitto materno introducendo la figura della matrigna in nome della «preservazione borghese della santità della famiglia».
Interpretazioni di aspetti marginali rispetto al cuore della storia probabilmente dovute anche al mito moralistico costruito attorno alle fiabe dal mondo editoriale e dalle versioni disneyane.
Ma che cosa volevano davvero i fratelli Grimm? Ci aiutano a capirlo due studiosi come il filologo Tom Shippey, erede di Tolkien, e il gesuita G.R. Murphy: l'intento dei fratelli è quello di preservare un patrimonio che si stava perdendo nella convinzione che le storie contenessero un ethos comune alle popolazioni germaniche, uno sguardo genuino sulle cose e sul mondo, e che questo nocciolo riflettesse il passaggio dalla spiritualità pagana a quella cristiana: una spiritualità che ripensava il tema dell'immortalità nella speranza che al mondo ci fossero al lavoro forze insondabili che lo sguardo dell'immaginazione poteva decifrare proprio grazie al «meraviglioso delle storie».
Wilhelm Grimm continuerà a lavorare su Biancaneve fino all'ultima edizione delle Fiabe del 1857 compulsando le sue fonti: la saga nordica del principe Harald, che rimane tre inverni a vegliare una meravigliosa ragazza la cui pelle all'interno di una bara di vetro non perde vivezza né colori; la «Serva in cucina» di Basile, in cui c'è il tema della gelosia della regina; addirittura il Parzival, da cui mutua le tre gocce di sangue nella neve.
Ma anche gli elementi narrativi primordiali vengono trasfigurati in una nuova luce così come facevano i monaci e i narratori medievali tramandando in un contesto cristiano le antiche gesta pagane: i nani, ad esempio, che nelle leggende di tutta l'area germanica possono essere munifici o imbroglioni, conoscitori degli indovinelli come dei segreti del sottosuolo, in Biancaneve diventano pietosi protettori della vita della fanciulla che antepongono a qualsiasi dono materiale lavandone il corpo con 'acqua e vino'; il principe che nella saga nordica alla fine si arrende all'evidenza del disfacimento del corpo della fanciulla, in Biancaneve diventa figura cristologica fino ad esprimersi in termini quasi evangelici: «Ora sei con me. Vieni con me nella casa di mio padre», le sussurra dopo il risveglio dalla morte apparente.
E poi i tre animali che vegliano il corpo di Biancaneve sono tre richiami simbolici altrettanto chiari: la civetta è la mitologia classica, simbolo di Atena, il corvo è l'animale che posa sulla spalla di Odino, ma la colomba è lo Spirito Santo, per il quale Grimm aveva una speciale devozione: nella sua Bibbia custodita oggi a Berlino tutti i passi relativi allo Spirito Santo sono puntualmente evidenziati da chiarissime sottolineature.
All'origine di questa raccolta ci sono dunque una coscienza filologica e una spiritualità forte che non possono essere così disinvoltamente ignorate.

Nota di BastaBugie: chi volesse vedere un buon film su "Biancaneve" suggeriamo quello, uscito sempre nel 2012, diretto da Tarsem Singh e con protagonisti Lily Collins, Julia Roberts, Armie Hammer e Sean Bean. Il film è maggiormente fedele alla versione dei fratelli Grimm. Ecco qui sotto il trailer del Biancaneve migliore (NON quello di cui parla l'articolo soprastante):

Fonte: Avvenire, 24/07/2012

7 - AVEVA RAGIONE ESSELUNGA: L'ANTITRUST FINALMENTE CONDANNA LA COOP DI MODENA PER ABUSO DI POSIZIONE DOMINANTE
Riconosciuto il monopolio di cui le Coop rosse godono grazie a piani urbanistici fatti apposta per loro dalle amministrazioni di sinistra come denunciato da Bernardo Caprotti nel best seller ''Falce e carrello'' (che nessuno ha potuto smentire)
Autore: Leone Grotti - Fonte: Tempi, 04/07/2012

Avevano ragione Esselunga e il suo patron Bernardo Caprotti, che aveva denunciato tutto nel libro Falce e carrello, quindi Coop estense dovrà pagare una multa pari a 4,6 milioni di euro. Lo ha deciso l'Antitrust, che ha condannato la coop modenese per abuso di posizione dominante.
«La decisione di un organo indipendente come l'Antitrust rappresenta davvero una svolta» afferma a tempi.it Carlo Giovanardi, deputato del Pdl, modenese di origine, che si batte «da 30 anni per smascherare il monopolio di cui la Lega delle Coop gode a Modena grazie a bandi e piani urbanistici fatti dalle amministrazioni rosse ad hoc per loro». Ma il garante della concorrenza ha anche deciso che Esselunga, Coop e Comune dovranno raggiungere un accordo entro sei mesi perché la catena di Caprotti possa aprire un supermercato a Modena.
Coop estense, secondo dati aggiornati al 2011, domina il 66% del mercato degli ipermercati e il 47% dei supermercati nella provincia di Modena. Una fetta enorme, anche se a far scattare la condanna dell'Antitrust è stato un caso particolare.
Nel marzo del 2000 Esselunga ha acquistato per 24 miliardi di lire un terreno (nella foto, A) in via Canaletto, area molto vicina al centro storico di Modena, per costruirci un supermercato, come previsto dal piano regolatore del Comune. Nel febbraio 2001 il Comune ha messo all'asta un pezzettino di terreno adiacente ad esso (nella foto, B), cinque volte più piccolo di quello acquistato da Esselunga l'anno prima, dal valore base di 5 miliardi. La Coop estense ha alzato il prezzo a Esselunga fino ad una cifra incredibile di 23 miliardi di lire per un terreno inutilizzabile.
L'ha spuntata Coop estense, che grazie a quel piccolo terreno ha impedito a Esselunga di costruire il supermercato, visto che il piano regolatore del Comune prevedeva la presentazione di un unico piano di intervento sul quale ci deve essere l'accordo dei proprietari.
Il Comune di Modena, che aveva il 10% del terreno, ha invitato le due parti a mettersi d'accordo prima, ha poi chiesto a Esselunga, che deteneva il 72% del terreno, di venderlo a Coop estense (e non viceversa), che aveva appena il 18%, infine ha deciso di convertire il terreno da commerciale a residenziale, lasciando Esselunga con un palmo di naso.
«In questo caso l'illegalità era così macroscopica e pacchiana che l'Antitrust non ha potuto voltarsi dall'altra parte» dichiara Giovanardi, «ma a Modena la lista delle agevolazioni che il Comune ha dato alla Lega delle Coop è sterminata. C'è una vischiosità di potere, che poi i cittadini pagano con i loro soldi. Un monopolio, infatti, non permette la concorrenza e non lascia che i prezzi si abbassino. Non a caso i prodotti a Modena sono carissimi».
Giovanardi continua: «Purtroppo a Modena i funzionari di partito, gli amministratori locali e quelli della Lega delle Coop sono sempre le stesse persone, come se fossero interscambiabili. Turci, una bravissima persona, è stato presidente della giunta e delle Coop, senza contare la sua militanza in un certo partito. Poi lui era quello che faceva i piani commerciali. Non so se mi spiego».
Eccome, ma non esagera? «No, ho scritto un libro anni fa su questo e nessuno mi ha mai querelato, chissà perché. In Emilia, specie a Modena, politica, economia e amministrazioni sono saldate insieme in un enorme potere economico-finanziario. È un potere ferreo, che fa sì che, nonostante in Italia tutto cambi, in Emilia, Toscana e Umbria comandino sempre gli stessi».
Ora Esselunga potrà finalmente costruire il suo supermercato? «Non ne sarei così sicuro. La Lega delle Coop ovviamente sostiene che la sentenza sia un abbaglio, negano l'evidenza, e faranno ricorso. Quindi non so se potranno costruire, però intanto la sentenza rappresenta una grande novità».

Fonte: Tempi, 04/07/2012

8 - LEGALIZZARE L'INCESTO? SBOCCO LOGICO DELLA DITTATURA DEL RELATIVISMO
Il parlamento italiano sta per approvare il disegno di legge che nega alla radice i principi della legge naturale, inscritti nel cuore di ogni uomo, che hanno fondato la nostra civiltà
Autore: Alfredo De Matteo - Fonte: Corrispondenza Romana, 25/07/2012

Il parlamento italiano si appresta ad approvare un disegno di legge che ha come oggetto il riconoscimento giuridico dei figli nati da rapporti incestuosi: in poche parole, il primo passo verso il superamento normativo e culturale del tabù dell'incesto, ancora considerato un reato nel nostro paese ma già depenalizzato in Olanda, Francia e Belgio. La motivazione addotta dai promotori della modifica normativa dell'art. 251 del Codice Civile è la seguente: «la presunta tutela del minore non responsabile della condotta dei genitori e quindi portatore di diritti al pari degli altri».
Ma tale pseudo difesa del più debole appare del tutto strumentale dal momento che è proprio in quest'ottica che il legislatore ha inteso finora vietarne il formale riconoscimento e soprattutto perché altre leggi, come quelle sull'aborto volontario ed il divorzio, calpestano ferocemente i diritti proprio di chi abbisognerebbe di una maggiore tutela e protezione. In ogni caso, è quanto mai opportuno capire i motivi per cui la società civile è giunta a tal punto. Cominciamo col constatare che le cosiddette "conquiste di civiltà" raggiunte negli ultimi decenni da quasi tutti i paesi del mondo, sono consistite nel clamoroso superamento di quei limiti etici e morali che mai erano stati messi in discussione: divorzio, aborto, eutanasia e normalizzazione dell'omosessualità rappresentano delle deviazioni straordinarie dal diritto naturale, che illumina da sempre il cammino dell'uomo sulla terra.
La comune matrice filosofica che sottende e rende inevitabili tutte queste deviazioni dall'ordine precostituito è la negazione dei principi della legge naturale, inscritti nel cuore di ogni uomo. O esiste un codice universale attraverso cui è possibile valutare il comportamento umano oppure tutti gli atti, nessuno escluso, compiuti dagli uomini sono leciti o quantomeno espressioni della cultura propria del luogo e dell'epoca in cui si manifestano.
Nell'epoca in cui viviamo sono numerosi gli esempi di un tale modo di interpretare la realtà: molto di recente ha suscitato lo sdegno delle lobby omosessuali e della comunità dei benpensanti la scoperta dell'inclusione nel manuale dell'Arma dei carabinieri dell'omosessualità tra le degenerazioni sessuali, tanto che il comandante dell'Arma ha assicurato che il manuale verrà corretto nella parte incriminata ed ha tenuto a precisare che le valutazioni di ordine morale in esso contenute sono semplicemente il frutto di un modo di pensare ormai sorpassato dai tempi.
C'è da chiedersi quali espressioni rimarranno del manuale quando, in un futuro ormai prossimo, gli incestuosi, i necrofili ed i zoofili alzeranno la testa e pretenderanno, dati i presupposti filosofici generali, la cancellazione delle loro malsane tendenze dalle degenerazioni sessuali e magari anche il loro avallo giuridico. L'altro grimaldello filosofico che tende a scardinare l'ordine naturale e a puntellare l'ideologia relativista, è il consenso. In poche parole, una volta accertata la natura volontaria dell'atto in ambedue gli autori, esso diventerebbe automaticamente accettabile. In effetti, il principio base che sottende e regola l'intero impianto ideologico su cui si reggono le odierne strutture sociali è l'autodeterminazione: la libertà di scelta è la bussola attraverso cui l'umanità può efficacemente orientarsi e che determina la bontà o meno di un comportamento.
Pertanto, sta di fatto che, volenti o nolenti, una volta accettati i cardini del pensiero debole contemporaneo, ossia l'impossibilità di rintracciare un universale e condiviso sistema di valori al di fuori del tempo, il consenso e l'autodeterminazione come sostituti del diritto naturale, non c'è barriera etica e morale che, prima o poi, non possa essere abbattuta o scavalcata.

Fonte: Corrispondenza Romana, 25/07/2012

9 - OMELIA XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO B - (Gv 6,41-51)
Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 12 agosto 2012)

La prima lettura di questa domenica narra la vicenda del profeta Elia. In un momento molto difficile per il popolo d'Israele, durante il quale molti erano caduti nell'idolatria, Elia rimase fedele all'unico vero Dio. Sul monte Carmelo egli aveva sfidato i profeti pagani, dimostrando l'insensatezza del loro culto, e da allora egli fu costretto a scappare per mettere in salvo la sua vita. La regina Gezabele, che era pagana e aveva trascinato nel paganesimo anche il re d'Israele suo marito, lo voleva uccidere. Per questo motivo, Elia si inoltrò nel deserto e fu preso da un grande scoraggiamento. Desiderava morire e chiese al Signore di prendere la sua vita. Ma ecco che un angelo lo destò e gli disse: «Alzati, mangia, perché è troppo lungo per te il cammino» (1Re 19,7). L'angelo diede ad Elia del pane da mangiare, cotto su pietre roventi, e un orcio d'acqua per bere. Elia mangiò e bevve e, ritrovate le forze, camminò «per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l'Oreb» (1Re 19,8).
Questo episodio dell'Antico Testamento può essere applicato alla nostra vita. Come il profeta Elia, anche noi, se vogliamo rimanere fedeli al Signore, a volte avremo molto da patire. Pensiamo ai tanti martiri che durante i duemila anni di cristianesimo hanno illuminato la Chiesa con i loro esempi. Anche per noi il cammino da percorrere sarà «troppo lungo» e ci mancheranno le forze. Se ci impegneremo a rimanere fedeli al Signore, ci renderemo conto che da soli, con le nostre sole forze, non ce la potremo fare.
Tuttavia, anche noi abbiamo un pane che ci dona la forza di continuare sulla strada del Vangelo, fedelmente, ogni giorno della nostra vita. Questo pane è l'Eucaristia, che noi riceviamo dalle mani del sacerdote. L'Eucaristia ci consentirà di continuare il nostro cammino fino «al monte di Dio», ovvero il Paradiso. Senza questo pane celeste tutto diverrà più difficile, anzi impossibile, e noi saremo costretti a interrompere il cammino intrapreso con tanto entusiasmo.
Di questo «pane» parla anche il Vangelo di oggi. Gesù, proseguendo il discorso di Cafarnao, discorso che abbiamo ascoltato la scorsa domenica, afferma chiaramente: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo» (Gv 6,51).
L'Eucaristia è il dono più grande che possiamo ricevere, perché è Gesù stesso, vivo e vero, presente in ogni Ostia consacrata. È certamente un mistero di fede, tanto che, per riconoscere Gesù presente nell'Ostia Santa, è necessaria una grazia particolare. Gesù lo dice chiaramente con queste parole: «Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato» (Gv 6,44). Per chi sa riconoscere questa presenza ineffabile, presenza silenziosa ma reale, nessuna difficoltà sarà insuperabile, nessuna prova riuscirà a farlo indietreggiare. Ricordiamoci di tanti martiri, i quali, durante la loro prigionia e in attesa del loro supplizio, di nascosto si facevano portare la Comunione. Solo così essi poterono trovare la forza di andare lieti incontro alla morte. Alcuni di loro che erano sacerdoti riuscirono anche a celebrare la Messa nei momenti in cui non erano osservati, e riuscirono a distribuire la Comunione a tutti quelli che bramavano questo Pane celeste. Si racconta che san Massimiliano Maria Kolbe riuscì in diverse occasioni a celebrare di nascosto la Messa nel campo di concentramento di Auschwitz. Non erano certamente delle solenni Liturgie, ma vi era l'essenziale, vi era Gesù.
Si racconta che san Francesco d'Assisi riteneva grave segno di disprezzo non ascoltare ogni giorno la Messa, se il tempo lo permetteva. Egli si comunicava spesso e con tanta devozione da rendere devoti anche gli altri. Così scriveva in una sua lettera: «L'umanità trepidi, l'universo intero tremi, e il cielo esulti, quando sull'altare, nelle mani del sacerdote, è il Cristo Figlio di Dio vivo». Anche malato, egli cercava di ascoltare la Messa; e, se proprio non vi riusciva, si faceva leggere le letture della Celebrazione, attento a non perderne neppure una sillaba.
Fedele all'insegnamento della Chiesa, san Francesco scriveva inoltre che bisogna ricevere degnamente l'Eucaristia, confessandosi prima dal sacerdote, se si è consapevoli di aver commesso anche solo un peccato mortale. Ripetendo le parole di san Paolo, egli diceva che chi riceve indegnamente il Corpo e il Sangue di Cristo «mangia e beve la sua condanna».
Se crescerà in noi l'amore per l'Eucaristia, di conseguenza crescerà anche l'amore per il prossimo. Di questa carità parla san Paolo nella seconda lettura di oggi. Egli così scrive agli Efesini: «Camminate nella carità, nel modo in cui anche Cristo ci ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore» (Ef 5,2). Come Gesù si è sacrificato per noi, fino a donarsi completamente a noi nell'Eucaristia, così anche noi dobbiamo amarci scambievolmente, fino al sacrificio.
L'Eucaristia ci dà il grande insegnamento della carità. Se avremo carità verso il prossimo, dimostreremo l'autenticità del nostro amore al Signore.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 12 agosto 2012)

10 - OMELIA PER LA SOLENNITA' DELL'ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA - ANNO B - (Lc 1,39-56)
A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 15 agosto 2012)

Nella vita di san Bernardino Realino si narra di un'esperienza mistica molto bella. In un momento molto difficile della sua vita, quando tutto sembrava irrimediabilmente perduto, ed egli era immerso in una sofferenza desolante, all'improvviso gli apparve la Vergine Santissima. Ella gli sorrideva e tendeva verso di lui le mani come per accoglierlo, poi lo sollevò dalla sedia dove egli si trovava preso dai suoi tristi pensieri, e gli indicò il Cielo, dicendogli: «Ecco la tua patria!». La visione poi scomparve. La Vergine Maria era sparita al suo sguardo, ma nel cuore gli era rimasto un grande desiderio di consacrarsi a Dio e di compiere opere sante.
In questo piccolo episodio troviamo racchiuso il senso di questa odierna festività: contemplando la Vergine Immacolata assunta alla gloria del Cielo in anima e corpo noi veniamo sollevati dalla meschinità dei nostri pensieri, dalla tristezza delle nostre miserie, per guardare a quella che sarà la nostra sorte futura. Se anche noi incontreremo il sorriso di Maria e ci lasceremo da Lei sollevare, troveremo la forza per andare avanti generosamente nel nostro cammino, e per fare grandi cose per la gloria di Dio.
L'odierna festività ci insegna che la vita diventa molto bella, pur tra le sofferenze di ogni giorno, se terremo i nostri cuori costantemente rivolti al Cielo, dove è la nostra patria. Da un antico autore, la Vergine Santissima è stata definita come la potente calamita dei cuori. Dio si serve proprio di Lei per attirare a sé il cuore dei suoi figli. Egli, il Creatore del cielo e della terra, ha voluto rendere Maria incomparabilmente bella e buona, affinché i nostri occhi e i nostri cuori non possano mai staccarsi da Lei. Quando la preghiamo con fede e con amore, noi la contempliamo con gli occhi del nostro spirito e veniamo sollevati potentemente verso il Signore.
Quando si sale una montagna, sotto di noi tutto diventa più piccolo. Allo stesso modo, quando noi ci innalziamo con la preghiera, i problemi della nostra vita, che prima ci sembravano insormontabili, li vedremo più semplici di quanto sembrava, e ci sentiremo allora animati da una grande fiducia.
Ecco il primo messaggio che possiamo trarre da questa bella solennità dell'Assunzione: pregare sempre il Santo Rosario, con fiducia e amore. Così riusciremo a risolvere i più grandi problemi della nostra vita e, soprattutto, riusciremo ad eliminare il più grande intralcio che paralizza le nostre anime: il peccato.
Vi è un altro messaggio che dobbiamo cogliere quest'oggi. La Madonna è stata Assunta in Cielo in anima e corpo perché Ella è l'Immacolata, la Madre di Dio e la Sempre Vergine. Per essere piena e profonda, la Verginità della "Tutta Santa" non doveva conoscere il disfacimento del sepolcro. Il giglio candidissimo della purezza di Maria non ha mai cessato di esalare il suo profumo ed anche ora, in Paradiso, è la gioia degl'Angeli e dei Santi.
Ecco allora che l'Assunzione di Maria al Cielo ci insegna l'altissima dignità che ha il nostro corpo: anch'esso è chiamato alla gloria del Paradiso. Il nostro corpo risorgerà solamente alla fine dei tempi, quando ci sarà il Giudizio universale, e si unirà all'anima per condividerne la sorte eterna: se l'anima è dannata, il corpo seguirà quella condanna; se l'anima è beata, esso risorgerà glorioso.
Impariamo fin da adesso a rispettare il nostro corpo e a non degradarlo con il peccato. L'uomo d'oggi esalta il corpo e i piaceri della carne. In realtà egli rende il proprio corpo schiavo delle passioni che lo abbruttiscono sempre di più. Contemplando l'Immacolata Assunta in Cielo, noi possiamo vedere la grande dignità dell'uomo e della donna. Se vogliamo raggiungere la gloria che già da ora risplende in Maria, dobbiamo amare e praticare la bella virtù della purezza.
Questa virtù forse è "fuori moda" ma rimane l'unica via per giungere alla comunione eterna con Dio. Quando a san Domenico Savio, giovane discepolo di Don Bosco, dicevano che non occorreva essere così mortificati negli occhi e che poteva anche vedere i divertimenti delle giostre, egli rispondeva che voleva mantenere puri gli occhi per poter vedere Gesù e Maria in Paradiso.
Un tempo si arrossiva anche per la più piccola immodestia, ora l'indecenza imperversa e a molti sembra quasi una cosa normalissima. Si è perso il senso del pudore e i mezzi di comunicazione (televisione, stampa, internet) propongono molto spesso "immondizia a basso costo". Per recuperare il senso cristiano della vita, guardiamo con gli occhi del cuore la gloria della "Tutta Santa" Assunta in cielo. Chiediamo a Lei un grande amore alla virtù della purezza e la grazia di rimanere fedeli in mezzo alle tante insidie dell'odierna società.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 15 agosto 2012)

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