BastaBugie n°258 del 17 agosto 2012

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1 PROSTITUZIONE: LA FRANCIA VUOL SEGUIRE L'ESEMPIO DI SVEZIA E NORVEGIA E PUNIRE I CLIENTI
In Italia si crede ancora alla favola delle donne che hanno scelto di prostituirsi, ma la realtà ci dice che sono schiave costrette a vendersi (come denunciato in più occasioni da don Oreste Benzi)
Autore: Lucia Bellaspiga - Fonte: Avvenire
2 PROSTITUZIONE: LA TESTIMONIANZA DI NADIA, VENDUTA A 16 ANNI, CHIUSA IN UNA BUIA CANTINA, POI LA STRADA
Il tormento durava fino all'alba perché a casa non potevo tornare con meno di mille euro, pena un massacro, perciò accontentavo i clienti uno dietro l'altro nelle loro auto... finché una notte...
Autore: Lucia Bellaspiga - Fonte: Avvenire
3 QUASI IL 60% DEGLI ITALIANI E' CONTRARIO AL RICONOSCIMENTO DELLE COPPIE GAY (PERFINO LA MAGGIORANZA DEGLI ELETTORI DEL PD)
Ecco 5 motivi per non legalizzare le unioni gay (e non lasciarsi sopraffare dall’asfissiante quotidiana campagna omosessualista)
Fonte: Unione Cristiani Cattolici Razionali
4 DI PIETRO ACCUSA NAPOLITANO DI ESSERE STATO AL CORRENTE DEI FINANZIAMENTI SOVIETICI DEL PCI
Ecco il video in cui Craxi denunciava la situazione... Ma perché Di Pietro non agì allora? Ah già... come poteva colpire quelli che lo manovravano?
Autore: Caelsius Mars - Fonte: Qelsi
5 E' GIUSTO CHE UN GENITORE ABBIA UN FIGLIO PREFERITO?
Ero ospite a Radio Maria, insieme all'apologeta di razza Rino Cammilleri e allo psicologo più geniale che conosca, Roberto Marchesini: un ascoltatore ci ha chiesto...
Autore: Costanza Miriano - Fonte: www.costanzamiriano.wordpress.com
6 NASCONO I ''GIURISTI PER LA VITA'': UN TEAM DI LEGALI IN PRIMA LINEA IN DIFESA DELLA VITA SENZA SE E SENZA MA
Il caso Eluana insegna che non si vince se si va in ordine sparso senza una efficace strategia unitaria: ecco perché occorre seguire l'esempio dei radicali
Autore: Antonio Righi - Fonte: Libertà e Persona
7 DA SERVO DI PANNELLA A FIGLIO LIBERO DI DIO
L'imperdibile libro di Danilo Quinto, tesoriere del Partito Radicale per dieci anni, che descrive nei particolari la più formidabile macchina mangiasoldi della partitocrazia italiana
Autore: Stefano Lorenzetto - Fonte: Corrispondenza Romana
8 LETTERE ALLA REDAZIONE: LO SCANDALO DEL FONDATORE DELLA COMUNITA' MISSIONARIA DI VILLAREGIA
La Chiesa, in quanto unica via di salvezza per le anime ed esclusiva realtà in cui Gesù si rivela e si comunica, è già di per sé tutto e non necessita di alcun ausilio o integrazione
Autore: Giano Colli - Fonte: Redazione di BastaBugie
9 OMELIA XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO B - (Gv 6,51-58)
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - PROSTITUZIONE: LA FRANCIA VUOL SEGUIRE L'ESEMPIO DI SVEZIA E NORVEGIA E PUNIRE I CLIENTI
In Italia si crede ancora alla favola delle donne che hanno scelto di prostituirsi, ma la realtà ci dice che sono schiave costrette a vendersi (come denunciato in più occasioni da don Oreste Benzi)
Autore: Lucia Bellaspiga - Fonte: Avvenire, 10/07/2012

«Il mio obiettivo è far sparire la prostituzione». Parole d'acciaio quelle pronunciate a Parigi dalla bella ministra francese delle Pari Opportunità, militante nel Partito socialista e cresciuta a pane e femminismo. La 34enne Najat Vallaud-Belkacem non ha temuto accuse di oscurantismo e, per sradicare la piaga, ha proposto di punire i clienti, guadagnandosi l'appoggio anche del mondo femminista.
La Francia, dunque, pensa di calcare le orme delle legislazioni svedese e norvegese, le più rivoluzionarie, che rispettivamente dal 1999 e dal 2009 puniscono la domanda anziché l'offerta, il cliente e non la prostituta. E allora per l'ennesima volta non possiamo non ripensare alla battaglia condotta da don Oreste Benzi, sempre capace di anticipare i tempi e precorrere di decenni le soluzioni poi adottate come avveniristiche dai vari governi (sua ad esempio l'idea di sostituire i disumanizzanti istituti per orfani o per malati mentali con piccoli nuclei da lui chiamati 'casa famiglia', oggi copiati da tutti i Paesi civili del mondo): «Nessuna donna nasce prostituta – faceva notare il prete di Rimini scomparso nel 2007, fondatore dell'Associazione Papa Giovanni XXIII e di centinaia di comunità in tutto il mondo – c'è sempre qualcuno che la fa diventare tale». La notte, con coraggio disarmante, raggiungeva le lucciole alla luce dei falò e, per nulla imbarazzato, proponeva un'alternativa. Non pretendeva di essere creduto: lasciava un rosario e il suo numero di cellulare. Molte si perdevano, molte altre chiamavano, e ad oggi sono più di ottomila quelle che grazie a lui e ai suoi volontari si sono salvate. «Sosteniamo l'iniziativa giusta e ammirevole del ministro francese Najat Vallaud- Belkacem di contrastare la schiavitù di queste donne con una legge che punisca i clienti – insistono oggi Paolo Ramonda, responsabile generale della Papa Giovanni XXIII, e i volontari, tra i quali anche tante ex prostitute, oggi donne libere e realizzate –. Il modello svedese permette di debellare il racket colpendo chi causa il traffico di esseri umani. I clienti sono i più colpevoli, sono correi di un crimine vergognoso, tollerato in silenzio da tanti Paesi occidentali », sulle strade dei quali lo scempio avviene sotto gli occhi di tutti. «Sui marciapiedi e nei locali si trovano migliaia di donne annientate, usate, ricattate, il 40% minorenni, oggetto degli istinti più perversi di milioni «Purtroppo la civile Italia, a differenza dei Paesi scandinavi e della Francia, ignora ancora il dramma delle oltre 100mila schiave sulla strada (e circa il doppio nascoste nelle case) – denuncia Roberto Gerali, di maschi». uno dei responsabili antitratta della Giovanni XXIII –. E molti dei nostri parlamentari, già scaduti sul piano morale, hanno dimostrato di essere anche scadenti, quando propongono la riapertura delle case chiuse come soluzione per sanare la crisi economica ». Nessuna pietà per la dignità di ragazzine che potrebbero essere le loro figlie, nessuna per tante vite buttate via tra un letto e un altro, insomma, se questo può impinguare le casse dell'erario... Anche in Italia l'ex ministro Mara Carfagna aveva provato a proporre un disegno di legge, che però si è subito arenato nelle paludi parlamentari: certi temi meglio non toccarli, «e poi i clienti in Italia sono dieci milioni – sottolinea Gerali –, dieci milioni di voti che nessuno vuole perdere», mentre le prostitute quasi sempre sono straniere e spesso pure minorenni, alle urne non sono nessuno.
Sia chiaro: chi vuole stroncare la prostituzione non accampa giudizi morali, lotta invece per il diritto alla vita e alla dignità di tutte le donne. Il punto allora è: sono davvero schiave, costrette a vendersi, o libere professioniste che hanno scelto in autonomia di prostituirsi? Fin troppo facile intuire che nessuna donna può davvero desiderare un destino tanto degradante e doloroso, costretta a subire amplessi in sequenza, ad appagare uomini frettolosi e sconosciuti, ributtanti nei modi e nelle pretese, in genere molto più anziani delle ragazzine che comprano, giovani quanto le figlie che hanno lasciato a casa. Eppure c'è sempre chi sostiene che sono «volontarie » e lasciarle esercitare è un atto democratico. «Da venti anni le nostre unità di strada collaborano con trenta questure e monitorano tutte le notti una quarantina di province – testimonia Gerali –, il fenomeno è in espansione e l'età delle ragazze si abbassa sempre più. Quando ottieni la loro confidenza, vedi che sono pulcini terrorizzati, bisognose solo che qualcuno non le lasci lì passando via indifferente, ma si fermi e le aiuti. All'inizio sono provocanti, sfottono, insultano, dichiarano di essere felici, ma poi crollano e ti seguono in lacrime. Sono costrette dai 'protettori' a fingere e temono ritorsioni contro le loro famiglie in Romania, Nigeria, Ungheria... Quando si sentono al sicuro, però, rifugiate in comunità, raccontano tutto e allora ti si stringe il cuore, le scopri bambine vestite da donne, le vedi sorelle, figlie, non prostitute. Le hanno vendute, picchiate, violentate. Noi le guardiamo con gli occhi di Cristo e se il cliente sapesse anche solo lontanamente cosa passano, dopo che gli hanno dato piacere, piangerebbe di vergogna». A chi sostiene che è un mestiere come un altro, un'attività che potrebbe arricchire il fisco, «rispondo come don Oreste: come mai allora non volete che lo facciano le vostre figlie?».

Fonte: Avvenire, 10/07/2012

2 - PROSTITUZIONE: LA TESTIMONIANZA DI NADIA, VENDUTA A 16 ANNI, CHIUSA IN UNA BUIA CANTINA, POI LA STRADA
Il tormento durava fino all'alba perché a casa non potevo tornare con meno di mille euro, pena un massacro, perciò accontentavo i clienti uno dietro l'altro nelle loro auto... finché una notte...
Autore: Lucia Bellaspiga - Fonte: Avvenire, 10/07/2012

«In Italia sono arrivata a 16 anni. Venduta dai miei familiari». Nadia, rumena, la dice con apparente noncuranza la parola «venduta», ma poi risponde con una smorfia di dolore se le si chiede chi fossero quei familiari, forse i genitori? «Familiari», ripete soltanto. E venduta a chi? «Ad altri parenti che erano già qui in Italia. E che mi hanno rivenduta all'organizzazione criminale di altri rumeni». La promessa era la solita, un lavoro vero e remunerativo, la realtà però Nadia l'aveva presagita subito: «Da come mi avevano vestita e dal fatto che mi avevano destinata a un pub notturno avevo capito... E anche dalle cose terribili che si raccontavano in Romania di ciò che capita alle ragazze che vanno a lavorare in Occidente». E così scopriamo che l'orco - visto da fuori - siamo noi. Scopriamo con vergogna che, mentre qui si racconta di rumeni violenti e criminali, anche in Romania si racconta di italiani ladri di anime. E lei li ha incontrati davvero.
«Siccome non accettavo di prostituirmi, mi hanno chiusa due mesi in una cantina buia a pane e acqua. Ricordo l'odore, la muffa. Poi mi hanno portata sulla strada e stavano sempre in macchina dietro di me a controllare, così ho dovuto iniziare...».
Difficile chiederle del primo cliente, di cosa si prova e di come si riesce a sopravvivere, ma lei non ha remore: «Era sugli 80 anni, o forse 70, insomma, non so, io ne avevo 16 e lo vedevo anziano. Aveva due figlie e mi chiedeva di fare cose schifose». Di lui le resta netto il ricordo: «Sporco, sudato». Tutte le notti il tormento durava fino all'alba, a casa non poteva tornare con meno di mille euro, pena un massacro, e allora il conto dei clienti è presto fatto: «Li accontentavo uno dietro l'altro nelle loro auto, ognuno durava un quarto d'ora e pagava 35 euro». Nessuno disposto a qualche minuto di pietà? A parlare o magari ascoltare? «No, ai clienti interessa esclusivamente il sesso, per loro sei meno di un cane. Solo uno si era sfogato con me e io gli avevo chiesto aiuto, ma in realtà voleva solo che mi prostituissi per lui...».
Dopo tre anni così, Nadia, ormai 19enne, desidera solo una cosa: morire. «Supplicavo Dio di ammazzarmi», invece Dio una notte le manda due uomini molto speciali. La accostano seduti in macchina, uno dei due è corpulento e vestito tutto di nero, l'altro più mingherlino le fa meno paura. Tirano giù il finestrino e, «anziché il solito 'quanto costi?', mi chiedono con un sorriso 'quanto soffri?'. All'istante ho deciso di seguirli: se erano uomini buoni avrei ringraziato il buon Dio, se erano criminali magari morivo, ma era meglio che continuare così». Il mingherlino era don Aldo Bonaiuto, oggi tra i responsabili anti-tratta della Giovanni XXIII, l'altro era don Oreste Benzi in persona. «Mi hanno portata in una comunità e solo dopo due giorni ho realizzato che ero davvero salva. Era una cosa meravigliosa ». Lì comincia il programma di recupero, quello che lei chiama «la rianimazione », e tutti sono intorno a lei per proteggerla dai suoi aguzzini, inviperiti per aver perso una schiava preziosa, ma ancor più da se stessa: «Mi hanno restituito la capacità di credere in me, io non ero più quello che mi avevano fatto fare, ero di nuovo Nadia!».
Che oggi si sta laureando e presto si sposerà con il suo fidanzato italiano. Va in giro a testimoniare perché «chi dice che le prostitute sono volontarie deve sapere che cosa accade in realtà», ma non ha mai accompagnato don Benzi sulla strada a parlare alle ragazze e nemmeno don Aldo, non ancora almeno, «è doloroso tornare sul marciapiede, seppure in modo così diverso... Ma prima o poi lo farò».
Perché c'è un ricordo che ancora scava la sua anima, ed è proprio l'indifferenza dei passanti: «Il sabato sera dalle macchine i giovani con le loro fidanzate mi gridavano insulti, sputavano, ridevano di me, e io desideravo tanto andare come loro al bar, in discoteca a ballare, avere degli amici, studiare, vivere, e mi chiedevo: ma perché io devo essere una schiava? Perché non posso vivere? Volevo solo i miei sedici anni...».

Fonte: Avvenire, 10/07/2012

3 - QUASI IL 60% DEGLI ITALIANI E' CONTRARIO AL RICONOSCIMENTO DELLE COPPIE GAY (PERFINO LA MAGGIORANZA DEGLI ELETTORI DEL PD)
Ecco 5 motivi per non legalizzare le unioni gay (e non lasciarsi sopraffare dall’asfissiante quotidiana campagna omosessualista)
Fonte Unione Cristiani Cattolici Razionali, 24/07/2012

Secondo un’analisi del noto sociologo Renato Mannheimer, docente di Analisi dell’opinione pubblica presso l’Università degli studi Milano-Bicocca e collaboratore de “Il Corriere della Sera”, su cui appunto è divulgata la notizia, la maggioranza (59%)degli italiani si oppone al riconoscimento legale/matrimonio delle coppie omosessuali.
Mannheimer, lo diciamo per i militanti della lobby gay che certamente andranno a rovistare nella sua vita privata cercando argomenti per screditare la sua indagine sociologica, è stato militante in gioventù della sinistra extraparlamentare e sposato con l’ex ministro delle Pari Opportunità del PD, “gay-friendly”, Barbara Pollastrini. Una persona, dunque, al di sopra dei sospetti.
Di fronte al quesito se riconoscere o meno anche legalmente le unioni – assimilabili ai matrimoni – tra omosessuali, i contrari prevalgono per il 59%, a fronte del 40% di favorevoli. Molto basso il numero dei “non so” che, contrariamente a quanto accade per molti altri argomenti, mostra che la quasi totalità dei cittadini si è, col tempo, formata una precisa opinione al riguardo. La posizione della gente, anche grazie alla furiosa e asfissiante quotidiana campagna omosessualista inscenata sui principali mass-media (radio compresa), è comunque mutata rispetto a sette anni fa, quando i contrari erano il 66% contro 32% di favorevoli.
Per quanto riguarda le fasce di età, le persone più sagge e mature come gli over 65, mostrano una maggiore avversità alle unioni gay (76% di contrari), nella fascia 45-64 anni sono invece contrari il 55% (contro il 44% dei favorevoli), anche tra coloro che vanno dai 24 ai 44 anni i contrari sono ancora una volta maggioritari, con il 51% (contro il 48%). Nei giovanissimi, 18-24 anni, i favorevoli sono in maggioranza per il 51%, contro il 49% di contrari. Rispetto al titolo di studio, il 53% dei laureati è contrario ad aprire al riconoscimento giuridico delle coppie gay.
Tra i cattolici, il 67% dei praticanti è contrario e dunque coerente con la posizione della Chiesa di cui intende fare parte. In ambito politico, tra i votanti per il Pdl, il 63% si dice contrario ai matrimoni tra omosessuali e il 37% favorevole, mentre tra gli elettori del Pd, la lieve maggioranza (53%) è sulla stessa posizione di avversità, a fronte del 46% di favorevoli.
Anche il magistrato iperlaicista Vladimiro Zagrebelsky ha affermato recentemente che «l’introduzione del matrimonio omosessuale, pienamente equiparato a quello tra persone di sesso diverso, trova divisa la società italiana». Ha poi giustamente sottolineato che «è sbagliato ritenere che l’opposizione sia solo di parte cattolica e che su questa come su altre questioni che hanno a che fare con l’etica sociale sia possibile tracciare un confine netto, tra una comunità cattolica e una che cattolica non è o non si sente». Infine, Zagrebelsky ha anche sorprendentemente riconosciuto che «non v’è omogeneità tra il matrimonio cui la Costituzione si richiama e l’unione omosessuale».
Lo scrittore Ruggero Guarini ha invece evidenziato 5 motivi per cui, secondo lui, non legalizzare le unioni gay. In sintesi:
1) solo il matrimonio tradizionale è naturalmente aperto alla procreazione, per questo lo Stato non può non riconoscerli una speciale natura giuridica;
2) Il termine “matrimonio” esclude anche etimologicamente gli omosessuali, in quanto esso deriva de “mater”, ovvero l’apertura alla procreazione;
3) Rischio di stravolgimento concettuale di termini come “moglie”, “marito”, “padre” e “madre”, già sentiti come discriminatori verso coloro che non lo possono essere;
4) I problemi pratici e legali possono essere risolti anche senza l’esigenza del matrimonio, ma attraverso precise misure giuridiche;
5) Politicamente si tratta di una mera strumentalizzazione del movimento gay, che in realtà non è interessato davvero come ha spiegato Imma Battaglia, presidente DigayProject e come evidenziato da un’inchiesta di “KlausCondicio”.
Giuliano Ferrara su “Il Foglio” ha spiegato perché l’estensione del matrimonio tradizionale ai gay non è un fatto di giustizia o di codice civile, mentre il giurista Francesco D’Agostino ha svelato il sofisma per cui si vuole far credere che la legalizzazione del matrimonio gay sia per la tutela di un «privato» interesse di coppia,  mentre il matrimonio ha invece una chiara valenza pubblica e mette in gioco interessi sociali di carattere generale e antropologico.

Fonte: Unione Cristiani Cattolici Razionali, 24/07/2012

4 - DI PIETRO ACCUSA NAPOLITANO DI ESSERE STATO AL CORRENTE DEI FINANZIAMENTI SOVIETICI DEL PCI
Ecco il video in cui Craxi denunciava la situazione... Ma perché Di Pietro non agì allora? Ah già... come poteva colpire quelli che lo manovravano?
Autore: Caelsius Mars - Fonte: Qelsi, 7 agosto 2012

Nell'ultima intervista, rilasciata al settimanale Oggi, l'ex Pm, nel quadro della vicenda delle trattative Stato-mafia, arriva in sostanza a dare del ladro al Presidente della Repubblica per via dei trascorsi di uomo di spicco del Pci. Affermazione estrema, ai limiti del vilipendio, che Di Pietro perciò esterna per via indiretta. Anzi, non esitando a pararsi dietro la figura del l'arcinemico Bettino Craxi, cui finisce per dare ragione, pur di agguantare l'obbiettivo. "Ci sono due Giorgio Napolitano – dice – quello che ci racconta oggi la pubblicistica ufficiale, il limpido garante della Costituzione, e quello che raccontò l'imputato Bettino Craxi in un interrogatorio formale, reso nel 1993, durante una pubblica udienza del processo Enimont, uno dei più importanti di Tangentopoli. Craxi descriveva quel Napolitano, esponente di spicco del Pci nonché presidente della Camera, come uomo molto attento al sistema della Prima Repubblica, specie coltivando i suoi rapporti con Mosca. Io credo che in quell'interrogatorio formale, che io condussi davanti al giudice, Craxi stesse rivelando fatti veri, perché accusò pure se stesso e poi gli altri di finanziamento illecito dei partiti". Sennonché esistono anche due Antonio Di Pietro. Uno,l'integerrimo accusatore delle malefatte pubbliche, che va avanti senza guardare in faccia a nessuno (così, almeno, i suoi fan devono raffigurarselo). L'altro, il politico spregiudicato e un po' straccione che non esita a estrapolare fuori dal contesto le parole di un morto, sulla cui vicenda peraltro ha costruito la carriera, pur di screditare il nemico del momento. Ma quest'ultimo, il Di Pietro Mister Hide, commette uno sbaglio peggiore, accorgendosi vent'anni dopo che il Pci era al centro di un complesso giro di finanziamenti, sui quali la Procura di Milano dell'epoca non ha mai indagato come avrebbe potuto e dovuto. Ma, accecato dal dito ammonitore, Di Pietro non s'avvede della luna che rischiara il passato. L'ex Pm sta infatti confessando, a vent'anni di distanza, che quei fatti citati da Craxi durante il processo Enimont, a lui sembrarono "penalmente rilevanti", ma nonostante questo non ritenne di intervenire. Attenzione: Di Pietro non dice che, ripensandoci dopo, con il senno del poi, s'è fatto un'idea diversa da allora. No,argomenta che i fatti rivelati da Craxi gli parvero veri perché il leader del Psi "accusò pure se stesso". Ciononostante, il Pubblico Accusatore ben si guardò dall'avviare un'azione penale sulla notizia criminis resagli in un'aula dibattimentale, luogo che più sacro non si potrebbe, come la legge avrebbe imposto. Craxi spiegò come funzionava il sistema e per quali motivi nessuno poteva tirarsene fuori. Tra gli esempi, citò quello dell'allora presidente della Camera: "Sarebbe come credere – disse – che Napolitano, ministro degli Esteri del Pci per tanti anni, che aveva i rapporti con tutte le nomenklature dell'Est a partire da quelle dell'Urss, non si fosse mai accorto del grande traffico che avveniva sotto di lui, tra i vari rappresentanti e amministratori del Pci e i Paesi dell'Est. Cosa non credibile!". Cosa ancora più incredibile, il Di Pietro-due non avvertì alcun senso del dovere, alcun imperativo categorico. Col senno di poi Di Pietro ammette adesso che si sarebbe dovuto colpire il Capo del sistema, ma come fare se era il capo di quelli che lo manovravano per far piazza pulita degli avversari del PCI? Una preda ambita, quella di Napolitano, dalla quale dipendeva il suo successo come Pm, ma che dovette lasciar andare. Una verità che torna a galla, dunque. E che, come nemesi, rischia di tirar giù nel gorgo l'ex Terrore di Tangentopoli.

Nota di BastaBugie: vi invitiamo a guardare il seguente filmato, citato da Di Pietro.
http://www.qelsi.it/2012/quando-craxi-accuso-napolitano-di-aver-taciuto-sui-finanziamenti-illegali-del-pci/

Fonte: Qelsi, 7 agosto 2012

5 - E' GIUSTO CHE UN GENITORE ABBIA UN FIGLIO PREFERITO?
Ero ospite a Radio Maria, insieme all'apologeta di razza Rino Cammilleri e allo psicologo più geniale che conosca, Roberto Marchesini: un ascoltatore ci ha chiesto...
Autore: Costanza Miriano - Fonte: www.costanzamiriano.wordpress.com, 01/08/2012

Non mi scandalizzerei se un padre o una madre avessero una preferenza per un figlio, penso che possa succedere. Magari si può trattare semplicemente di una affinità, di una somiglianza, di avere gli stessi meccanismi di funzionamento, o anche gli stessi difetti.
Per me però, dico la verità, non è così. Anche se riconosco alcune mie inconfondibili impronte nella prole (c'è chi ha la manualità di un tricheco, chi la mia voracità nel divorare libri e salumi, chi come me la resistenza fisica di un mulo e la stessa armonia nel emettere ragli quando tentiamo di cantare), quando mi capita di stare sola con ognuno dei quattro, di guardarli singolarmente – ogni tanto si presenta qualche congiuntura astrale positiva, tipo andare a prendere il pane solo in due – ogni volta mi convinco, ma davvero, sinceramente, che quello o quella è il mio preferito. Penso che il mio cuore non possa contenere un amore più grande di quello che provo in quel momento.
Ho letto che Madre Speranza di Gesù, la mistica spagnola che fondò una congregazione a Colvalenza, aveva tante bambine da sfamare e allevare, orfane o povere, in tempo di guerra. Dopo molti anni trascorsi con lei, parlando tra di loro, scoprirono che ognuna di loro era profondamente convinta di essere la prediletta di Madre Speranza. Lei era così attenta e tenera e speciale nell'amarle, una per una, personalmente e unicamente, da indurle a credere di essere le favorite su tutte le altre.
Mi piacerebbe fare così con i miei figli, non so se ci riesco (non credo che loro lo pensino quando scaravento i loro quaderni imprecando contro la scuola moderna che invece che bocciarli ha dato un nove). Ma non è questo che importante.
L'importante è che Dio davvero fa così con noi. Davvero ci ama tutti come figli unici, ci predilige, ci coccola, ci insegue, persino, a volte. Ci conosce come nessuno al mondo, eppure, pur vedendo tutte le nostre schifezze, ci ama e dà la vita per noi.
Se c'è un colore spirituale della nostra epoca, è quello della Divina Misericordia. Ogni volta che Dio si è manifestato in modo speciale nell'ultimo secolo, e parlo solo di fenomeni riconosciuti come veri dalla Chiesa, lo ha fatto per dire questo, che lui sta lì ad aspettarci, con cuore tenero e innamorato, paziente.
Domenica sera ero ospite a Radio Maria, insieme all'apologeta di razza Rino Cammilleri e allo psicologo più geniale che conosca, Roberto Marchesini. Un ascoltatore ha chiamato chiedendoci di commentare il fatto che viviamo nell'epoca di Sodoma e Gomorra, e Roberto, dalla sua esperienza di psicologo che incontra le vite di tante persone, ha detto che invece questo è più che altro il tempo della disperazione. Non è la lussuria il primo problema di chi è lontano da Dio, ma la disperazione. Per questo il messaggio affidato, tra gli altri, a santa Faustina Kowalska e a madre Speranza, parla dell'infinita misericordia di Dio, della sua tenerezza per noi. Anche il Papa in ogni modo – sublime – e in ogni occasione sottolinea sempre la cura paterna di Dio.
Mi chiedo spesso perché questo messaggio faccia fatica ad arrivare ai nostri cuori. Certo, c'è l'ingannatore che fa bene il suo mestiere, convincendoci sempre che Dio ci vuole fregare, in qualche modo.
Ma poi c'è anche il fatto che la parola misericordia alle nostre orecchie suona un po' a vuoto, perché abbiamo perso il senso del peccato. Di cosa ci perdona, quale grazia otteniamo se non abbiamo fatto tutto sommato niente di male, niente di così grave, se non sappiamo più dare il nome alle nostre azioni?
Non credo affatto che gli uomini di quest'epoca si comportino molto peggio dei loro predecessori su questa terra, anzi. Quello che è cambiato è il senso del limite, del peccato – spariti – del bene e del male, che suonano come vecchiumi insensati alle orecchie dei più.
Se torniamo come bambini, che si fidano dei divieti dei genitori, e hanno anche un po' di sano timore quando li trasgrediscono, allora forse misericordia potrà tornare a essere una parola sensata (la mia Lavinia da quando ha sentito che il Vangelo dice di non giurare, ogni volta che qualcuno usa la parola "giuro" come intercalare scoppia a piangere e grida disperata "chiedi scusa a Gesù", perché "quella è una parola che viene dal diavolo": lei sì che prende le cose sul serio).
Solo allora cominceremo a guardare con occhi carichi di stupore la nostra vita, cogliendone commossi le impronte di un padre che ci segue con amore, che ci perdona, che ci ama, che preferisce, ne sono convinta, proprio me, solo me, in questo modo specialissimo e unico.

Nota di BastaBugie: per la trasmissione di Radio Maria ricordata in questo articolo con ospiti Costanza Miriano, Rino Cammilleri e  Roberto Marchesini, clicca qui sotto
PER ASCOLTARE LA TRASMISSIONE:
http://www.radiomaria.it/archivio_audio/popup.php?id=7300&browser=0
PER SCARICARE IL FILE MP3:
http://www.radiomaria.it/archivio_audio/dwnl/dwnl.php?id=7300

Fonte: www.costanzamiriano.wordpress.com, 01/08/2012

6 - NASCONO I ''GIURISTI PER LA VITA'': UN TEAM DI LEGALI IN PRIMA LINEA IN DIFESA DELLA VITA SENZA SE E SENZA MA
Il caso Eluana insegna che non si vince se si va in ordine sparso senza una efficace strategia unitaria: ecco perché occorre seguire l'esempio dei radicali
Autore: Antonio Righi - Fonte: Libertà e Persona, 31/07/2012

Il successo crescente della marcia nazionale per la vita organizzata da Famiglia Domani, Movimento Europeo Difesa Vita (Mevd) e da tante altre sigle pro life, sta portando i suoi frutti. Nascono in questi giorni i "Giuristi per la vita", presieduti dall'avvocato Gianfranco Amato.
Lo abbiamo sentito in merito ai fini dell'associazione.
AVVOCATO AMATO, DALLA MARCIA PER LA VITA DEL 13 MAGGIO IN POI VI È UN CERTO MOVIMENTO NEL MONDO PRO-LIFE ITALIANO. NASCONO ORA I "GIURISTI PER LA VITA": CON QUALE INTENZIONE?
E' sotto gli occhi di tutti il fatto che negli ultimi anni le questioni relative all'inizio ed alla fine della vita si siano spostate dal piano scientifico, filosofico, teologico a quello più prettamente giuridico. Complice l'intervento sempre più pregnante del legislatore in ambiti prima non regolamentati, e l'intromissione sempre più invasiva e discutibile dell'autorità giudiziaria.
QUALCHE ESEMPIO PRATICO?
Pensiamo ad esempio alla Legge 40/2004, al tentativo di abrogarla tramite referendum, di modificarla grazie alla Corte Costituzionale, e di stravolgerla attraverso l'azione di alcuni magistrati.
Da qui nasce l'esigenza di costituire una task force di giuristi che abbiano a cuore il valore della vita e, soprattutto la dignità della persona dal suo concepimento fino alla sua morte naturale. L'esperienza ci insegna che, per quanto utili ed importanti, le conferenze, i convegni e i dibattiti, a volte non appaiono sufficienti ad incidere sulla realtà. Da qui l'urgente necessità di proclamare e difendere il diritto alla vita anche nelle sedi in cui tale diritto viene interpretato e applicato. Una pattuglia di agguerriti e convinti avvocati riesce ad ottenere molto più di tanti autorevoli saggi, illustri simposi e dotte disquisizioni accademiche.
E' DAVVERO CONVINTO DI QUESTO?
Ce lo hanno insegnato i radicali in questi ultimi trent'anni, e non vedo perché i pro-life debbano essere da meno.
Tanto per restare in tema, faccio presente che la battaglia per il riconoscimento della pillola RU486 da parte della AIFA è stata condotta perfettamente e senza grande clamore da un pool di legali pannelliani ostinati e combattivi. E vorrei ricordare che la pillola RU486 rappresenta, come ha lucidamente sottolineato il Card. Bagnasco, «una crepa nella nostra civiltà». E' un salto qualitativo in pejus, di fronte al quale è immorale per i giuristi tacere e non reagire.
QUALI BATTAGLIE PRECEDENTI INCORAGGIANO AD INTRAPRENDERE QUESTA STRADA?
Beh direi il caso più eclatante, quello che ha profondamente segnato la coscienza del nostro Paese e la sua cultura giuridica. Sto parlando della triste vicenda di Eluana Englaro.
Di fronte a quel caso, tutto squisitamente giudiziario, il mondo pro-life reagì in ordine sparso, con una serie di iniziative individuali, senza una strategia unitaria. Furono presentate diverse denunce alla Procura della Repubblica, ricorsi al T.A.R., esposti al Ministero della Salute, e ci fu persino un tentativo di ricorrere alla Corte di Giustizia Europea. Un inutile speco di energie, intelligenze, risorse, e soprattutto una perdita di tempo che si rivelò fatale.
SECONDO LEI IN QUEL CASO SI SAREBBE POTUTO AGIRE DIVERSAMENTE?
Sono convinto che se un'azione fosse stata intrapresa, fin da subito, da un team di legali con una mirata ed efficace strategia, anziché essere lasciata al generoso e sporadico intervento di qualche solitario volenteroso, forse le cose sarebbero andate diversamente. Dico ciò con cognizione di causa.
PUÒ INDICARCI ALTRI FRONTI SUI QUALI AVREBBE VISTO O VEDREBBE IMPEGNATI I GIURISTI PER LA VITA?
Possiamo parlare delle battaglie legali sulla RU486, su EllaOne, la pillola dei cinque giorni, sulla citata Legge 40/2004, sugli attacchi all'obiezione di coscienza in materia di aborto, sui consultori, sugli inutili registri dei cosiddetti testamenti biologici, ecc., ecc. ecc.
Ecco perché è nata l'idea di costituire l'associazione "Giuristi per la Vita", un gruppo affiatato e risoluto di avvocati, filosofi del diritto, docenti, studenti, e operatori del diritto in genere, che possa diventare un utile strumento operativo nella lotta in difesa della vita. Una sorta di "Soccorso Rosso" pro-life.
PUÒ CONDENSARCI IN QUATTRO PAROLE, QUASI UNA SORTA DI MOTTO, L'IDEA CHE LEI HA DEI GIURISTI DELLA VITA?
In prima linea sul fronte giuridico.
E' certamente una semplificazione, ma credo possa rendere bene l'idea.

Nota di BastaBugie: visita il sito dei Giuristi per la Vita cliccando qui sotto
http://www.giuristiperlavita.org

Fonte: Libertà e Persona, 31/07/2012

7 - DA SERVO DI PANNELLA A FIGLIO LIBERO DI DIO
L'imperdibile libro di Danilo Quinto, tesoriere del Partito Radicale per dieci anni, che descrive nei particolari la più formidabile macchina mangiasoldi della partitocrazia italiana
Autore: Stefano Lorenzetto - Fonte: Corrispondenza Romana, 23/07/2012

Il re è nudo. Nudo come quella volta che ricevette un attonito Gaetano Quagliariello, facendosi trovare in ammollo nella vasca da bagno a piagnucolare: «Vorresti dimetterti proprio ora e lasciarmi così? Non ti rendi conto del dolore che mi dai?», e l'attuale senatore del Pdl non riuscì a dire nulla, «capii solo che dovevo sottrarmi e scappare», avrebbe confessato anni dopo.
È devastante il ritratto di Marco Pannella che esce dalle 208 pagine del libro "Da servo di Pannella a figlio libero di Dio", scritto da Danilo Quinto, per dieci anni tesoriere del Partito radicale, edito da Fede & Cultura e dedicato alla «più formidabile macchina mangiasoldi della partitocrazia italiana», così il sottotitolo, «una famiglia allargata dove tutto ciò che era privato diveniva anche pubblico, dove ci si accoppiava e ci si cornificava fra di noi, dove il massimo della gratificazione era salutare Pannella baciandolo sulle labbra quando si presentava alle riunioni mano nella mano con l'ultimo dei suoi fidanzati ventenni e lo imponeva come futuro dirigente o parlamentare». Anche Quinto a un certo punto della propria vita ha capito che doveva svincolarsi dall'abbraccio soffocante del suo attempato pigmalione e fuggire.
Alla fine c'è riuscito. Ma a che prezzo: «Tre gradi di giudizio nel tempo record di quattro anni, con una sentenza della Cassazione che, pur riducendomi la pena di oltre la metà e concedendomi il beneficio della non menzione, mi condanna a 10 mesi per appropriazione indebita, consentendo a Pannella di darmi pubblicamente dell'impostore, dell'estorsore e del millantatore. Peggio di Luigi Lusi, insomma».
Il leader radicale dimentica di aggiungere che dev'essere anche un vero cretino, questo Quinto, che dal 1995 al 2005 ha procurato al partito finanziamenti per ben 45 milioni di euro, ne ha maneggiati 19. 651. 357 di entrate e 20. 976. 086 di uscite, eppure si sarebbe degnato di mettersi in tasca solo un misero 0, 32% di questo fiume di denaro, cioè 206. 089, 23 euro, «spese effettuate con la carta di credito, facenti parte del mio stipendio, sulle quali ho persino pagato le tasse, tutte regolarmente contabilizzate, oggetto di ricevute e dichiarate nei bilanci approvati dai vari congressi», ma sulle quali la magistratura in primo grado ha evitato di ordinare una perizia nonostante l'imputato non si rifugiasse nella prescrizione, e sarebbe arrivato a sgraffignare l'astronomica somma di 2. 151, 77 euro nell'ultimo anno in cui era in carica, e oggi è costretto a vivere della sua povertà: «Non possiedo una casa e neppure un'auto, non ho un conto corrente, sono indebitato fino al collo, ho dovuto abbandonare Roma e rifugiarmi nella natia Bari, mantengo la famiglia con un contratto a progetto da 1. 200 euro al mese che scadrà il 31 dicembre, non avrò mai diritto alla pensione». Peccato che Pannella si sia accorto solo dopo vent'anni che il suo collaboratore di fiducia era «un impostore dedito ad attività truffaldina», nonostante la conclamata bravura nel reperire tutti i mesi i soldi per pagare gli stipendi ai 150 dipendenti del Partito radicale.
Una resipiscenza sopraggiunta peraltro solo il giorno in cui Quinto ha avviato una causa per vedersi riconosciuto dai giudici il dovuto, e cioè 6 milioni di euro, poi ridotti a 2: «Vent'anni di lavoro occasionale per 13-14 ore al giorno, senza contratto, senza contributi versati all'Inps, senza ferie, con presenza in sede anche il sabato, la domenica, a Natale, a Capodanno, a Pasqua. Aggiunga il mancato riconoscimento del rapporto subordinato, il mancato adeguamento dello stipendio al ruolo dirigenziale e la mancata corresponsione del Tfr». La causa è pendente davanti alla Corte d'appello di Roma.
Quinto, 56 anni, giornalista, un esame mancante alla laurea in giurisprudenza, s'è persuaso che il re nudo sia la personificazione di Satana e assicura d'averne avuto una controprova il giorno in cui, dimessosi dall'incarico di tesoriere, andò a ritirare le sue poche cose nella storica sede romana dei radicali, in via di Torre Argentina, dove ha lavorato, ma sarebbe più esatto dire vissuto, dal 1987: «Mi ero fatto accompagnare da padre Francesco Rivera, un esorcista. All'uscita mi disse: "Sai, Danilo, ho avvertito molto forte la presenza del diavolo in quelle stanze. Ringrazia Dio che ti ha salvato"».
La salvezza s'è presentata a Quinto con le sembianze di Lydia Tamburrino, un soprano originaria di Cassino cresciuta alla scuola di Franco Corelli, Placido Domingo e Montserrat Caballé, una credente dalla fede adamantina che l'allora tesoriere del Pr conobbe in una villa sull'Appia Antica, a una proiezione privata del film Diario di Matilde Manzoni di Lino Capolicchio, regista col quale la cantante lirica aveva esordito a Lucca in Bohème. «Fu un colpo di fulmine. Quando annunciai a Pannella che stavo per sposarmi, ammutolì. Come osavo? Non avevo chiesto il suo permesso! "È una che conosciamo?", borbottò. Alla mia risposta, commentò con tono di scherno: "Ah, allora potrà fare degli spettacoli per noi". Da quel despota che è, già considerava anche Lydia di sua proprietà. Non credo proprio, lo raffreddai. Lì cominciò la guerra per annientarmi».
Profumo d'incenso e odore di zolfo, si sa, non vanno d'accordo. Forse Pannella aveva fiutato il pericolo che quella donna incarnava. Infatti sarebbe stata lei a convincere il marito che non doveva più lavorare per il Partito radicale, a farlo riaccostare alla confessione dopo 30 anni, a riportarlo a messa tutte le domeniche. «Al nostro matrimonio religioso non venne nessuno degli amici con i quali avevo condiviso un ventennio di vita, a parte l'ex segretario Sergio Stanzani, che si presentò all'aperitivo e solo per un quarto d'ora».
Avrà temuto le ire del capo. «Sergio era succube di Pannella. Quando nel 1995 fu deciso che gli esponenti radicali dovevano denudarsi pubblicamente al teatro Flaiano di Roma, era terrorizzato: "Se non lo faccio, Marco non mi candiderà alle prossime elezioni". Gli consigliai di andarsene in vacanza per evitare il ricatto. Ma il richiamo manipolativo del capo era troppo forte. Che tristezza vedere un uomo di 72 anni nudo in palcoscenico contro la sua volontà, con le mani sul pene, rannicchiato dietro un albero stilizzato. Se ci pensa bene, il corpo è al centro di tutta l'ideologia pannelliana, che vuole decidere come disporne e decretarne la morte, come garantirne la trasformazione nel corso della vita per assecondare le più disparate identità sessuali, come abusarne con sostanze che lo devastano. In una parola, non rispettarlo, consumarlo». I digiuni estremi bene non fanno. «Estremi ma furbi. Il suo medico di fiducia mi svelò che quando Pannella decise di bere la propria urina davanti alle telecamere del Tg2, la sera prima la fece bollire e conservare in frigo per attenuarne il sapore».
In compenso nel 2002 persino il presidente della Repubblica si preoccupò delle condizioni di salute del guru e chiamò in diretta Buona domenica per indurlo a sospendere lo sciopero della sete. «Povero Carlo Azeglio Ciampi! Conservo il nastro di una riunione di partito – c'era questa mania di far registrare tutto, degna del Kgb – in cui Pannella gli dà della testa di cazzo. Un déjà vu. Marco è stato il grande elettore di Oscar Luigi Scalfaro al Quirinale, salvo definirlo "don Rodrigo, eversore e fuorilegge" quattro anni dopo, invitandolo a "fare un passo indietro, fino al limite della galera"». Se è per quello, costrinse con accuse false il povero Giovanni Leone alle dimissioni e poi andò a chiedergli scusa poco prima che morisse. «Ora coccola Giorgio Napolitano e ne loda "la davvero straordinaria, quotidiana, pubblica, sapiente opera e fatica". Però negli ultimi giorni ha cambiato musica. Siccome, stando a Italia Oggi, il mio libro avrebbe stoppato la campagna per la sua nomina a senatore a vita, si lamenta a Radio Radicale perché il capo dello Stato non è un liberale, è un ex comunista di cultura togliattiana. Lui fa sempre così: quando vuole ottenere qualcosa, minaccia».
Pannella è iscritto alla massoneria?«Non penso. Però mantiene con essa rapporti strettissimi. Del resto Giorgio Gaber nel monologo L'abitudine diceva: "Io, se fossi Licio Gelli, mi presenterei nelle liste del Partito Radicale". Il capo della P2 fu sul punto d'essere candidato dal Pr come una qualsiasi Cicciolina. A questo scopo suo figlio Maurizio ebbe una serie d'incontri con Pannella in un albergo romano di via Veneto. Posso testimoniare che Gelli junior è stato un grande finanziatore del partito». Che altro può testimoniare?«Che Radio Radicale ripianava i debiti della Lista Pannella col denaro ricevuto dallo Stato. Non poteva farlo, era contro la legge. Con una convenzione ad hoc e senza gara d'appalto, Radio Radicale dal 1998 incassa 10 milioni di euro l'anno per mandare in onda le sedute parlamentari che potrebbero essere trasmesse gratis dalla Rai. In più la legge sull'editoria le garantisce altri 4, 3 milioni di euro in quanto organo della Lista Pannella, che peraltro non ha eletti in Parlamento.
Ho denunciato tutto questo allo stesso procuratore della Repubblica che mi ha rinviato a giudizio. A tutt'oggi non mi è stata neppure comunicata l'archiviazione dell'esposto. Come se non l'avessi mai presentato». Perché i radicali erano indebitati?«Pannella spende patrimoni per le sue carnevalate. La sola campagna Emma for president del 1999 per candidare la Bonino al Quirinale ci costò 1, 5 miliardi di lire. All'annuncio che Marco voleva la sua cocca sul Colle, lei svenne o fece finta di svenire, non s'è mai capito bene, durante una riunione notturna in un albergo di Monastier, nel Veneto. Ha sperperato un mare di quattrini nel disegno megalomane e fallimentare del Partito Transnazionale, che aveva 20 sedi nel mondo, da Baku, nell'Azerbaigian, a New York, dove mi spedì a lavorare per sei mesi. Fu lì che vidi i solidissimi rapporti esistenti fra la Bonino, frequentatrice con Mario Monti del Gruppo Bilderberg, e lo spregiudicato finanziere George Soros, il quale nel 1999 prestò un miliardo di lire ai radicali. E fu lì che lessi il fax inviato da Pannella alla stessa Bonino quando la fece nominare commissaria europea nel 1994: "Cara principessa, ora tutti s'inchineranno ai tuoi piedi"».
Oltre che spendaccione, che tipo è Pannella?«Un pusillanime. Nell'ultimo colloquio che abbiamo avuto, teneva gli occhi bassi. Riaffermando la mia fede cristiana, riconquistavo la libertà, e questo gli metteva paura. Pur sapendo quale vendetta mi attendeva, ho provato molta pena per lui. Qualche tempo dopo Lydia lo ha incontrato per strada nei pressi di via del Tritone. Pannella le ha voltato le spalle fingendo di guardare le vetrine d'un negozio di strumenti d'acconciatura per donna. E dire che allora non portava la fluente coda di capelli bianchi che oggi tiene annodata lungo la schiena. Non ha avuto il coraggio di girarsi neppure quando mia moglie ha recitato ad alta voce, perché lui sentisse, il Padre nostro e l'Ave Maria».
Solo pusillanime?«Intelligente. Grande manipolatore. Ha attraversato 50 anni di politica italiana stando sempre nel ventre caldo della vacca, la partitocrazia, fingendo d'esserne fuori e di combatterla. La sede vera del Partito radicale è casa sua, in via della Panetteria, vicino alla Fontana di Trevi, frequentata assiduamente dai tre o quattro uomini che ha amato nel corso della sua vita. L'approvazione e l'esaltazione dell'omosessualità e della bisessualità non solo è connaturata al mondo radicale, ma rappresenta lo strumento attraverso il quale si formano le carriere politiche». Eppure cita in continuazione le Sacre Scritture. «E che cosa sa fare il diavolo, se non cercare malamente d'imitare Dio? Da anni usa una sua foto, scattata durante un incontro con Papa Wojtyla al quale partecipavano il dc Flaminio Piccoli e molti altri parlamentari, per vantarsi d'aver avuto un filo diretto con Giovanni Paolo II. Sostiene persino che il Pontefice ascoltava le sue concioni a Teleroma 56. Mi dispiace che Giovanni Maria Vian, direttore dell'Osservatore Romano, sia andato a farsi intervistare da Radio Radicale per confermare quest'amicizia inesistente. Fa il paio con la stoltezza di don Gianni Baget Bozzo, pace all'anima sua, che lo venerava e diceva di lui: "Pannella in realtà è una figura interna alla cristianità italiana, non è un politico: è un profeta"».
Lei sta demolendo la persona alla quale ha consacrato metà della sua vita. «Lo so, e mi considero per questo un grande peccatore, che ha alimentato l'opera di devastazione che Pannella ha compiuto sull'identità cristiana di questo Paese. Ha confuso la libertà col desiderio. Ha portato l'Italia a non distinguere più il bene dal male. Ha distrutto milioni di vite umane con l'ideologia abortista. Per questa ragione combatte la Chiesa. Nella sua intelligenza luciferina, sa che gli sopravviverà». Questo è sicuro. «Prigioniero di un delirio d'onnipotenza, a 82 anni sta evitando i conti con una categoria che non gli appartiene: la morte. Dovrebbe pregare, come fa mio figlio che di anni ne ha appena 7».

Fonte: Corrispondenza Romana, 23/07/2012

8 - LETTERE ALLA REDAZIONE: LO SCANDALO DEL FONDATORE DELLA COMUNITA' MISSIONARIA DI VILLAREGIA
La Chiesa, in quanto unica via di salvezza per le anime ed esclusiva realtà in cui Gesù si rivela e si comunica, è già di per sé tutto e non necessita di alcun ausilio o integrazione
Autore: Giano Colli - Fonte: Redazione di BastaBugie, 18/07/2012

Cara redazione di BastaBugie,
ho letto con interesse la vostra risposta (molto equilibrata e corretta) data a un lettore che difendeva a spada tratta i neocatecumenali.
Mi chiedono spesso la mia opinione sui vari movimenti laicali nati in seno alla Chiesa negli ultimi cinquant'anni. La mia risposta è sempre la stessa: solo alcuni li considero utili, ma non per questo indispensabili, mentre di altri penso che portino più nocumento che benefici. Talvolta, addirittura, ho l'impressione che aderire o questo o a quel movimento, sia come dire che la Chiesa da sola non ci basta e che, allora, abbiamo bisogno di qualcosa di più. Lo ritengo un gravissimo errore, perché la Chiesa, in quanto Corpo Mistico di Cristo, in quanto Madre e Maestra, in quanto unica via di salvezza per le anime ed esclusiva realtà in cui Gesù si rivela e si comunica, è già di per sé TUTTO e non necessita di alcun ausilio o 'integrazione' (se non dell'assistenza dello Spirito Santo e della luminosa guida del Papa). D'altronde, se la Chiesa ha fatto a meno di tali movimenti sino agli anni '60, evidentemente non ne aveva alcun bisogno. E tutto ciò che non appartiene alla gloriosa Tradizione della Chiesa e alla Fede dei nostri Padri, non è detto che debba essere assolutamente indispensabile per noi, che quella Tradizione siamo chiamati a custodire e a coltivare. Eppure molti movimenti non nascondono la loro arroganza di 'primi della classe', di 'illuminati', di entità che hanno 'la verità in tasca', così dando l'impressione di voler surrogare la Chiesa quando ne modificano, senza alcuna autorità, la Dottrina, la Liturgia e l'amministrazione dei Sacramenti. In alcuni movimenti, il culto della personalità del fondatore, poi, ha preso il sopravvento rispetto alla devozione e all'obbedienza totale che si deve al Papa. Non è una critica a chi aderisce a questi movimenti in buona fede (anzi, vanno lodati coloro che, anche se sviati da 'cattivi maestri', si impegnano per il prossimo, per la pace, per la carità), ma ai fondatori ed agli iniziatori di turno che non perseguono la strada del Vangelo (se non a parole e con qualche azione 'dimostrativa', giusto per buttare un po' di fumo negli occhi a chi li osserva e circonda), ma solo ed esclusivamente quella dell'arricchimento del proprio ego e del proprio prestigio personale. Così, anziché rendere culto a Dio, si rende culto alla personalità di colui (o coloro) che si erge a capo spirituale di un movimento non fondato sulla roccia ma sulla sabbia, e perciò inesorabilmente destinato a crollare.
Gianluca

Caro Gianluca,
come abbiamo fatto con la precedente lettera, pubblicata nel n. 248 del 8 giugno 2012, anche alle tue considerazioni (di segno contrario alla precedente lettera pubblicata) diamo ampio spazio.
Credo di poter confermare la risposta precedente per cui mi limito a mettere il link a tale articolo: http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2312
Ovviamente va detto che tra i movimenti ce ne sono di buoni, come anche di poco buoni come da te "denunciato". Tra quelli del secondo tipo può essere senza dubbio annoverato il recente caso del giugno 2012, della Comunità Missionaria di Villaregia a Rovigo (14 case di cui 7 all'estero). Il fondatore, padre Luigi Prandin di 73 anni, è stato rimosso dall'incarico dal Vaticano perché accusato di gravi atti immorali nei confronti di alcune missionarie. La decisione ha coinvolto anche la co-fondatrice Maria Luigia Corona, 61 anni, a sua volta espulsa. Già è stato nominato un commissario pontificio. Alcuni lettori ci avevano segnalato liturgie piene di abusi, come ad esempio balli e applausi durante le Messe. Comunque, ripeto, di fronte a questi movimenti che lasciano a dir poco perplessi, ci sono altri che sono stati una benedizione per la Chiesa tutta.
In ogni caso mi piace ribadire che noi di BastaBugie ci rimettiamo per un giudizio sui movimenti a quanto decide (e deciderà in futuro) la Chiesa. Questo non ci impedisce di pubblicare lettere come la tua auspicando un sereno dibattito tra opinioni talvolta (lecitamente) divergenti.
Continua a seguirci.

DOSSIER "LETTERE ALLA REDAZIONE"
Le risposte del direttore ai lettori

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Fonte: Redazione di BastaBugie, 18/07/2012

9 - OMELIA XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO B - (Gv 6,51-58)
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 19 agosto 2012)

Il Vangelo di questa ventesima domenica del Tempo Ordinario prosegue il lungo discorso che Gesù fece a Cafarnao, discorso che è riportato dal capitolo sesto del Vangelo di Giovanni e che si incentra sul tema dell'Eucaristia. Gesù proclama solennemente: «Io sono il pane vivo disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per vita del mondo» (Gv 6,51).
I Giudei non compresero il senso di queste parole. Allora Gesù continuò dicendo: «Se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda» (Gv 6,54-55).
Queste parole si riferiscono alla verità della Presenza reale di Gesù nell'Ostia consacrata. Anche noi mangiamo la Carne di Gesù e beviamo il suo Sangue, accogliendo in noi la Vita eterna, ogni volta che riceviamo degnamente la Santa Comunione.
La prima lettura anticipa questo discorso sul "pane di vita" parlando del sontuoso banchetto preparato dalla Sapienza, la quale invita tutti a mangiare il pane e a bere il vino: «Venite, mangiate il mio pane, bevete il vino che io ho preparato» (Prv 9,5). In queste parole dell'Antico Testamento si vede chiaramente prefigurato il mistero dell'Eucaristia.
L'Eucaristia è il dono più grande che possiamo ricevere sulla terra, dopo di che non c'è che il Paradiso. Nel brano del Vangelo, Gesù dice: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui» (Gv 6,56). Queste parole ci devono riempire di gioia e di consolazione, al pensiero di una grazia così grande. Se si pensasse veramente a queste parole sentiremo molto forte il desiderio di intrattenerci con Gesù subito dopo la Comunione. Per circa un quarto d'ora, ovvero fino a quando perdurano in noi le specie del pane e del vino, Gesù è presente dentro di noi, nel nostro cuore, in Corpo, Sangue, Anima e Divinità. Lui in noi, e noi in Lui. Non c'è momento più bello e prezioso della nostra giornata.
La Chiesa, pertanto, raccomanda di fare il Ringraziamento dopo la Comunione. Guardiamo all'esempio dei Santi: Padre Pio era inesorabile verso tutti quelli che trascuravano di fare il Ringraziamento, e a un sacerdote che diceva essere per lui quasi impossibile, dal momento che subito dopo la Messa doveva riprendere a confessare, Padre Pio rispondeva: «Guarda bene che il non potere non sia il non volere!».
I nostri Ringraziamenti devono essere proprio un "rimanere con Gesù", per parlargli familiarmente di tutto ciò che ci sta a cuore. Quante grazie vanno perdute perché manca da parte nostra questo colloquio pieno di amore e confidenza! Rimaniamo con Gesù! San Giovanni Maria Vianney affermava che dopo la Comunione noi e Gesù siamo come due candele che si fondono insieme e che alimentano una stessa fiamma.
Al momento della Comunione, quando il Signore entra nel nostro cuore, la nostra preghiera si unisce a quella di Gesù, come l'acqua di un piccolo fiume che sfocia nel fiume più grande. Allora la nostra preghiera diventa molto, molto potente e possiamo ottenere tutto ciò che è bene per noi. Le più grandi grazie le riceveremo durante i Ringraziamenti ben fatti. Non sciupiamo un tempo tanto prezioso.
Gesù continua il discorso affermando: «Colui che mangia me, vivrà per me [...] chi mangia questo pane vivrà in eterno» (Gv 6,57-58). Con l'Eucaristia noi abbiamo un pegno della gloria futura. Si racconta che san Piergiuliano Eymard, poco prima di morire, a chi gli chiedeva un consiglio spirituale, disse: «Avete l'Eucaristia, avete tutto!». Se abbiamo Gesù, con Lui abbiamo ogni grazia, e nulla ci potrà mancare.
Se ci nutriamo assiduamente dell'Eucaristia dobbiamo anche ben assimilare l'insegnamento che Gesù ci dona nel suo Vangelo. San Paolo, nella seconda lettura, così ci esorta: «Fate molta attenzione al vostro modo di vivere, comportandovi non da stolti ma da saggi» (Ef 5,15).
Non sarebbe infatti lodevole ricevere spesso l'Eucaristia se da parte nostra non ci fosse anche l'impegno a fare nostro il Vangelo, ad incarnarlo nella nostra vita. Sono due cose che devono andare sempre assieme. La meditazione del Vangelo sarà un'ottima preparazione alla Comunione. In questo modo Gesù ci trasformerà interiormente, e noi diventeremo sempre più simili a Lui.
Chiediamo alla Madonna, a Colei che per prima accolse il Figlio di Dio al momento dell'Annunciazione, la grazia di ricevere sempre degnamente Gesù nel nostro cuore.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 19 agosto 2012)

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