BastaBugie n°272 del 23 novembre 2012

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1 PER RISPARMIARE UN MILIARDO DI STERLINE L'ANNO, L'INGHILTERRA DECIDE DI DECIMARE GLI ANZIANI
Ogni medico di base dovrà inserire un malato su cento in un elenco di pazienti ai quali chiedere di poter interrompere le cure (ecco un video che mostra tutte le analogie con il nazismo)
Autore: Elisabetta Del Soldato - Fonte: Avvenire
2 AMO IL MIO CANE E FACCIO SESSO CON LUI
Perversione aberrante o libera scelta dell'orientamento sessuale?
Autore: Alfredo De Matteo - Fonte: Corrispondenza Romana
3 GLI INSOSTITUIBILI RUOLI DI PADRE E DI MADRE
Nella conferenza a Staggia Senese, Costanza Miriano propone una visione al contempo antifemminista e molto femminile
Autore: Giano Colli - Fonte: Redazione di BastaBugie
4 IL MOVIMENTO 5 STELLE DI BEPPE GRILLO HA LE CARATTERISTICHE DELLA SETTA
Intervista al sociologo Massimo Introvigne: ''la disistima della politica porta a pensare che servano gli iniziati che controllino la democrazia: ne deriva l'ossessione per chi tradisce''
Autore: Maurizio Crippa - Fonte: Il Foglio
5 RIFLETTORI PUNTATI SULLE ELEZIONI USA, MENTRE PASSA QUASI INOSSERVATO IL XVIII CONGRESSO DEL PARTITO COMUNISTA CINESE
Xi Jinping e Li Keqiang hanno studiato all'estero e sanno benissimo cosa sarebbe necessario fare, ma non lo faranno
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero
6 ANCORA DENARO PUBBLICO PER I RADICALI?
Ogni anno Radio Radicale riceve 10 milioni di euro per la trasmissione delle sedute parlamentari (lavoro che potrebbe essere svolto gratis dalla Rai)
Autore: Danilo Quinto - Fonte: Corrispondenza Romana
7 E ROBESPIERRE DISSE: CANCELLATE I CATTOLICI VANDEANI!
Una ricerca conferma il varo nel 1793 di due leggi per la soppressione di bambini, donne in gravidanza e religiosi cattolici: pianificati campi di sterminio e metodi di uccisione di massa per annegamento
Autore: Lorenzo Fazzini - Fonte: Avvenire
8 LETTERA APOSTOLICA CON LA QUALE VIENE ISTITUITA LA PONTIFICIA ACCADEMIA DI LATINITA'
Il latino è sempre stato la lingua ufficiale della Chiesa, capace di trasmettere universalmente il messaggio del Vangelo, come ricordato anche dal Beato Giovanni XXIII
Autore: Benedetto XVI - Fonte: Libreria Editrice Vaticana
9 OMELIA SOLENNITA' DI CRISTO RE - ANNO B - (Gv 18,33-37)
Il mio regno non è di questo mondo
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - PER RISPARMIARE UN MILIARDO DI STERLINE L'ANNO, L'INGHILTERRA DECIDE DI DECIMARE GLI ANZIANI
Ogni medico di base dovrà inserire un malato su cento in un elenco di pazienti ai quali chiedere di poter interrompere le cure (ecco un video che mostra tutte le analogie con il nazismo)
Autore: Elisabetta Del Soldato - Fonte: Avvenire, 08/11/2012

Il sistema Sanitario nazionale della Gran Bretagna sta facendo i conti con la recessione e i primi a rimetterci sono i più vunerabili: gli anziani, i malati terminali, le persone dichiarate morte ancor prima che lo siano, perché cercare di salvarle o di farle stare meglio costa troppo. Qualche giorno fa uno dei sottosegretari alla Sanità, il liberaldemocratico Norman Lamb, non ha esitato a invitare i medici di base a compilare una lista dei loro pazienti che potrebbero morire entro un anno. Una volta identificati, i malati terminali saranno chiamati a un incontro col medico che gli chiederà dove preferiscono morire e se vogliono scrivere o dettare un testamento biologico in cui danno il permesso ai medici di sospendere medicinali e nutrizione quando si annuncerà la fine.
Lamb, che ha annunciato il progetto del governo a una recente conferenza sul fine vita, ha detto di aspettarsi che per ogni medico almeno un paziente su cento entri nella lista dei 'terminabili'. I motivi sono molto pragmatici: «Un quarto dei letti negli ospedali sono occupati da malati terminali – ha spiegato –, e tra loro quattro su dieci non richiedono cure mediche. Se queste persone fossero ammesse una volta in meno al pronto soccorso la Sanità risparmierebbe un miliardo e 350 milioni di sterline l'anno», circa un miliardo e mezzo di euro.
L'esponente del governo conservatore­liberale non ha specificato quale sarà il destino dei malati finiti in quella che vari giornali britannici hanno ribattezzato «lista della morte». Ma è molto probabile che saranno destinati al «Liverpool Care Pathway», un protocollo adottato per la prima volta negli anni Novanta in un ospedale della città portuale, e che dal 2004, dopo essere stato raccomandato dal National Institute for Health and Clinical Excellence, è diventato pratica comune nelle istituzioni sanitarie del Regno. Sulla carta «Lcp» si presenta come un programma di fine vita per rendere l'ultimo periodo di un paziente più tollerabile, nel Paese che è culla delle cure palliative. In realtà il protocollo ha finito col tradursi anche nella sospensione di cure e nutrizione e nella somministrazione di forti sedativi a persone classificate «vicine alla morte».
Ogni anno il sistema sanitario nazionale registra 450mila decessi nelle sue strutture; di questi, 130 mila sono di persone sottoposte al «Lcp» in modo proprio o improprio. Il Ministero della Sanità, dopo le molteplici controversie sollevate dal programma, ha più volte tenuto a ribadire che il Liverpool Care Pathweay non è equiparabile all'eutanasia, che i pazienti che vi sono sottoposti vengono monitorati e possono essere tolti dal protocollo se mostrano un miglioramento. Ma negli ultimi mesi sono fioccate sempre più insistenti e numerose le denunce di famiglie che accusano i medici di aver introdotto i loro cari nel programma quando in realtà questi non stavano affatto morendo e di averne accelerato il decesso a causa della sospensione di cure e nutrizione.
Mary Cooper, 79 anni, uno dei tanti esempi, è morta in giugno pochi giorni dopo il ricovero al Queen Elizabeth Hospital di King's Lynn, nel Norfolk. La sua famiglia sostiene di non essere mai stata avvisata del fatto che la donna fosse stata inserita nel programma.
«Ci hanno informati – denuncia il marito – quando ormai per Mary era troppo tardi».
L'ospedale dice di aver discusso la questione con la famiglia e che questa era d'accordo.
Ma secondo la figlia l'ospedale non è mai stato chiaro: «I medici ci hanno detto che l'avrebbero aiutata a sentire meno dolore possibile, ma non ci hanno spiegato esattamente quello che avrebbero fatto».
La settimana scorsa un uomo la cui madre è morta dopo essere stata sottoposta per trenta ore al Lcp al Western General Hospital di Edinburgo ha chiesto alla polizia di investigare. Paul Tulloch è convinto che la madre Jean di 83 anni potesse sopravvivere e sostiene di essere stato ignorato dai medici quando ha chiesto che venisse ritirata dal protocollo.
L'anno scorso un rapporto del Royal College of Physicians ha rivelato che nel 4% dei casi i familiari non vengono informati della decisione di sottoporre un paziente al Lcp. E ora anche l'autorevole oncologo Mark Glaser condanna il Liverpool Care Pathway dicendo che si tratta di «un sistema corrotto e scandaloso che serve solo per liberare i letti degli ospedali occupati dagli anziani e per raggiungere obiettivi premiati con più soldi».

Nota di BastaBugie: Nell'ottobre del 1939 iniziò l'Aktion T4, con cui furono soppresse in maniera sistematica oltre 70.000 persone ("disinfettate", secondo la macabra terminologia amministrativo-contabile del programma tedesco). Ecco il testo: "Viene conferita la responsabilità di estendere la competenza di taluni medici, designati per nome, cosicché ai pazienti che, sulla base di un giudizio umano, sono considerati incurabili possa essere concessa una morte pietosa dopo una diagnosi approfondita". Ordine al capo del Reich Boulher e al Dott. Karl Brandt. Firmato: Hitler.
Nel seguente video viene ricordata la figura del Beato Von Galen, vescovo e cardinale. Memorabili i suoi interventi contro l'eutanasia sistematica di malati psichiatrici e handicappati. In questo filmato si ricordano le omelie del vescovo, la solidarietà dei cattolici della diocesi, la furia nazista, l'ordine di Hitler di eliminarlo a guerra conclusa, la solidarietà di Papa Pio XII verso il vescovo Von Galen che lo crea cardinale, la beatificazione da parte di Papa Benedetto XVI.

http://www.youtube.com/watch?v=Bk-Wm588S1M

Fonte: Avvenire, 08/11/2012

2 - AMO IL MIO CANE E FACCIO SESSO CON LUI
Perversione aberrante o libera scelta dell'orientamento sessuale?
Autore: Alfredo De Matteo - Fonte: Corrispondenza Romana, 13/11/2012

L'ideologia animalista, sempre più presente nell'attuale panorama politico e culturale, pur coprendosi di buone intenzioni e propositi continua a generare mostri: già qualche tempo fa l'Aidaa (Associazione italiana difesa animali ed ambiente) denunciò il significativo aumento del fenomeno della zoorastia inquadrandolo tuttavia in una falsa ottica di difesa dell'animale anziché in quella di un innaturale rapporto tra esso e l'uomo (sostenuto ed alimentato dalle stesse associazioni animaliste), rapporto in cui il congiungimento sessuale, in realtà, non è che la punta dell'iceberg. Un ragazzo tedesco di ventisei anni ha dichiarato apertamente il suo "amore" per il suo cane dalmata, fatto anche di rapporti sessuali continuativi tra i due.
Il dato ancora più sconcertante è che il giovane non intende nascondere il suo "orientamento sessuale" ma chiede l'accettazione incondizionata da parte della famiglia e della società in generale. Secondo quanto dichiarato dal ragazzo la sua cagnetta è dotata di volontà e sentimenti tanto che è essa a stabilire quando è disposta ad accoppiarsi con lui. In questo caso, sempre secondo il giovane, non si tratterebbe di violenza sull'animale ma di un vero e proprio rapporto d'amore consensuale ("Leggo", 6 novembre 2012).
D'altra parte, quali argomenti convincenti, anche dal punto di vista giuridico, possono opporre le odierne democrazie relativiste ad una tale aberrazione se l'animale e l'uomo tendono sempre più a godere di pari diritti e pari dignità, se l'animale è definito, anche da autorevoli personalità del mondo politico e scientifico, un essere senziente dotato di intelligenza e di volontà e se l'unico criterio atto a stabilire la liceità di un comportamento è che esso sia voluto da ambedue i soggetti coinvolti?

Fonte: Corrispondenza Romana, 13/11/2012

3 - GLI INSOSTITUIBILI RUOLI DI PADRE E DI MADRE
Nella conferenza a Staggia Senese, Costanza Miriano propone una visione al contempo antifemminista e molto femminile
Autore: Giano Colli - Fonte: Redazione di BastaBugie, 14 novembre 2012

Venerdì 9 novembre, alla 56° conferenza del Centro Culturale "Amici del Timone" di Staggia Senese, Costanza Miriano, giornalista del Tg3, ha presentato il suo nuovo libro "Sposala e muori per lei. Uomini veri per donne senza paura", seguito del grande successo "Sposati e sii sottomessa". Finalmente una persona capace di ridare positività al matrimonio, di dare una scossa al mondo contemporaneo in cui ormai spadroneggiano soltanto frasi del tipo "il matrimonio è la tomba dell'amore", o, "abbiamo divorziato per incompatibilità di carattere", come se esistessero un uomo e una donna perfettamente compatibili.
Costanza, con molta semplicità, mostra come uomini e donne siano diversi ma complementari e come all'interno del matrimonio si possa giungere alla felicità. Basta impegnarsi: ad esempio noi donne possiamo sforzarci di abbandonare la nostra tendenza all'ipercontrollo e al dominio che mette in crisi l'uomo, e l'uomo deve impegnarsi a lasciare il suo egoismo che lo attrae verso le comodità, piuttosto che renderlo pronto a dare la vita per la moglie e la famiglia.
Ad introdurre la serata era presente Padre Giorgio Carbone, docente di bioetica e teologia morale alla Facoltà di Teologia dell'Emilia-Romagna e direttore delle Edizioni Studio Domenicano, il quale ha spiegato molto bene le cause che stanno all'origine della crisi del matrimonio.
Una prima causa è la convinzione acriticamente accettata che siamo frutto del caso: l'amore viene spesso chiamato colpo di fulmine o cotta, come se fosse il risultato di un incontro fortuito. Se il motivo dell'amore è soltanto casuale, l'amore non avrebbe senso, quindi neanche il matrimonio ne avrebbe. L'essere umano infatti non può vivere senza un senso; tutto il nostro intelletto è predisposto all'atto del pensare, che significa mettere in relazione le realtà esistenti. Ma se l'incontro con la persona che amiamo è avvenuto a caso, vivremo tutta la nostra vita a caso, compreso l'eventuale matrimonio. Vivendo a caso non si riuscirà mai a sopportare il dolore, quindi neppure le sofferenze che inevitabilmente ci saranno, anche con il coniuge. Se invece consideriamo l'amore come frutto di un progetto, tutta la nostra vita cercherà di esservi in sintonia e vivremo le difficoltà con il coniuge dandovi un senso e riuscendo così a superarle.
È chiaro che se consideriamo il matrimonio come frutto del caso, crederemo anche che dopo il matrimonio c'è il nulla e vivremo tutta la nostra vita come se andasse verso il nulla; mentre se consideriamo il matrimonio una meta verso la pienezza e la felicità eterne, questa pienezza sarà già ora presente fra gli sposi.
Un terzo dilemma, cioè una questione che ammette solo due soluzioni contrapposte, riguarda se ciò che conta all'interno del matrimonio sia solo ciò che è misurabile, cioè visibile, o anche l'invisibile. Nel primo caso dovremmo essere pronti ad esplorare tutta la realtà che ci circonda per dimostrare che l'invisibile non esiste e ciò sarebbe possibile solo ad un essere onnisciente. Ma se crediamo anche in ciò che non è visibile e misurabile, siamo pronti ad accettare perfino qualcosa che ci supera: il mistero. Infatti, non conosciamo con chiarezza il progetto ultimo della nostra vita matrimoniale, siamo insufficienti a dare delle risposte, ma l'unica ipotesi ragionevole è quella di fidarsi di un disegno superiore alle nostre capacità percettive e intellettive. È come nel caso di un incendio di un palazzo molto alto; un uomo è rimasto intrappolato al quarto piano e guardando giù dalla finestra non vede nient'altro che il fumo, ma sente una voce che gli grida: "C'è il telone, buttati!" Saranno davvero i pompieri? E ci sarà davvero il telone? In quel caso buttarsi non è facile, né è la condizione più comoda, ma è l'unica possibilità ragionevole. Allo stesso modo Dio ci chiede di fidarsi di Lui. Egli ci ha creati donando un senso alla nostra vita e quindi anche il matrimonio è regolato da un progetto che Lui ha su di noi. Non è facile, come nel caso dell'incendio, ma è l'unica via ragionevole. Il nostro telone è la Rivelazione di Dio: in tutta la Sacra Scrittura Dio ci parla dell'amore fra un uomo e una donna. Nella Genesi la complementarietà fra uomo e donna è il riflesso dell'amore trinitario; nell'Apocalisse le nozze tra Cristo e la Chiesa, sua sposa, prefigurano la pienezza dell'amore che sarà solo in Paradiso.
L'altro fattore di crisi del matrimonio è l'interscambiabilità dei ruoli fra maschio e femmina e poi fra papà e mamma. Ciò è la risultanza delle teorie del genere, nate negli anni '60, che mirano all'abolizione delle differenze di sesso, anche quelle più evidenti, come quelle biologiche, somatiche e genetiche, in favore di una scelta libera. Sostengono che il sesso deve poter essere scelto dall'individuo esattamente come si sceglie di che colore vestirsi. E così si deve poter scegliere il proprio orientamento sessuale, etero, omo, transessuale, o addirittura tutti e tre nel corso di una sola vita... Ecco perché questa teoria non riconosce la specificità dell'essere maschio e femmina, che pur è evidente anche nei comportamenti dei bambini molto piccoli. Mira all'abolizione dei ruoli all'interno del matrimonio, dei termini come mamma e papà, da sostituire con genitore 1 e genitore 2, dato anche che i genitori potrebbero essere dello stesso sesso. Lo scopo ultimo è la disgregazione della famiglia, all'interno della quale si trasmettono dei valori, si dona protezione e si impara a tessere relazioni, perché si sa che un individuo "atomizzato", cioè che vive da solo senza relazioni significative e quindi incapace di relazionarsi è più facilmente predisposto alla manipolazione. Tale modo di pensare è inoltre appoggiato anche da certe multinazionali per scopi puramente commerciali: è studiato che 100 single consumano molto di più di 100 persone che compongono 60 famiglie. Verranno acquistate infatti 100 case, 100 frigoriferi, 100 lavatrici ecc. anziché solo 60.
Scardinare questa ideologia che si sta insinuando nel mondo moderno, è possibile: parola di Costanza Miriano. Non dobbiamo far altro, sostiene l'autrice del libro presentato a Staggia, che riscoprire le differenze fra maschio e femmina e smettere di considerarle un limite perché invece sono una vera ricchezza. Ci donano la possibilità di creare una realtà ben ordinata: la famiglia, all'interno della quale educare dei figli all'amore. Se prendiamo atto di queste differenze saremo più capaci di smussarle e venirci incontro. La donna imparerà che non sposa un uomo per poi formattarlo a suo piacimento, ma per accettarlo ed accoglierlo con i suoi atteggiamenti tipicamente maschili. Così l'uomo capirà che deve essere una guida amorevole e sicura per la sua donna che ha bisogno di protezione e certezze. Egli è il più idoneo a prendere le decisioni con lucidità perché meno impulsivo e più calcolatore, così sarà suo il ruolo di capofamiglia, una responsabilità che lo renderebbe davvero virile, da cui l'uomo moderno fugge, perché implica il sacrificio della propria vita. Costanza mostra nel suo libro come sia un compito della donna quello di tirar fuori dall'uomo questa sua virilità, facendolo sentire accolto, dandogli spazio e fiducia, perché è tipica delle donne la capacità di adattarsi, portare su di sé pesi e plasmare con pazienza.
Con la Grazia di Dio noi sposi cristiani possiamo mostrare la bellezza del matrimonio e la gioia che ne può scaturire, seppure in mezzo alle difficoltà normali della vita. Con un po' di impegno il matrimonio può trasformarsi da tomba dell'amore al rifiorire dell'amore, che con l'unione stabile del sacramento viene ogni giorno alimentato e raggiunge le vette più alte.

Nota di BastaBugie: per approfondimenti sulla conferenza di Costanza Miriano e padre Giorgio Carbone a Staggia Senese di cui si parla nell'articolo clicca qui sotto
http://www.amicideltimone-staggia.it/it/edizioni.php?id=56

Fonte: Redazione di BastaBugie, 14 novembre 2012

4 - IL MOVIMENTO 5 STELLE DI BEPPE GRILLO HA LE CARATTERISTICHE DELLA SETTA
Intervista al sociologo Massimo Introvigne: ''la disistima della politica porta a pensare che servano gli iniziati che controllino la democrazia: ne deriva l'ossessione per chi tradisce''
Autore: Maurizio Crippa - Fonte: Il Foglio, 08/11/2012

La (non) notizia del giorno è che la chiesa nazionale di Scientology d'Italia è offesa per essere stata paragonata da Federica Salsi, consigliere comunale grillina a Bologna, al Movimento 5 Stelle. Ci ride, Massimo Introvigne: "Non è stata una battuta azzeccata, in effetti: al confronto col movimento di Beppe Grillo, Scientology è una cosa più seria, con una filosofia elaborata, esposta in vari libri. Soprattutto, nessun confronto con lo stile e le parolacce di Grillo".
Del resto non ha iniziato Federica Salsi: il sospetto sulla struttura tendenzialmente settaria, più che di movimento politico, di M5S è argomento corrente, e molte iniziative del suo fondatore – da ultimo il "glossario" pubblicato on line che prevede di vietare la partecipazione ai talk-show – sembrano fatte apposta per rinforzare l'immagine di un rapporto carismatico-autoritario tra capo e adepti. Fra gli ultimi a usarla, Pierluigi Battista sul Corriere della Sera: "Grillo vuole solo adepti docili e obbedienti, e che si abbeverino al suo Verbo come i discepoli di una setta modellata su quelle che fioriscono rigogliose negli Stati Uniti".
Introvigne ha fondato e dirige il Centro studi sulle nuove religioni (Cesnur) e ha una competenza enciclopedica anche sulle correnti filosofiche e politiche di natura esoterica di ieri e di oggi. La parola "setta", specifica subito, non gli piace, "perché spesso è usata in modo discriminatorio. Io ho preferito usare per quel tipo di fenomeni l'espressione di 'Nuovo movimento magico'. Ma semplificando, si può dire che il movimento di Grillo e Gianroberto Casaleggio – Introvigne cita più spesso il maître à penser che non il frontman politico – abbia delle dinamiche esoteriche".
Eppure stiamo parlando di quello che, a tutti gli effetti, è un movimento politico che si candida alle elezioni, non di una confraternita mistica: come mai questo paragone è così continuo e insistente? Cosa c'è nel M5S che lo fa somigliare a una consorteria? Per Introvigne, prima ancora dei comportamenti sociali interni ed esterni al movimento (regole, fedeltà, espulsioni) contano i contenuti: "Alla base del pensiero di Casaleggio, lo si capisce dai suoi video e dai suoi scritti, c'è un pensiero di natura esoterica, non nuovo, anzi con radici che affondano in certe società segrete o in certe élite massoniche o gnostiche dell'Ottocento, contaminate successivamente dal culto della tecnocrazia o della scienza: l'idea dei nuovi sapienti-tecnocrati che devono sostituire i politici. Per Casaleggio si è parlato di riferimenti a Georges Gurdjieff, ma potremmo aggiungere Saint-Simon. Io ho fatto un parallelo con Alexandre Saint-Yves d'Alveydre: un esoterista a cavallo dei due secoli scorsi, tra i primi a elaborare in chiave esoterica l'idea di tecnocrazia".
Perché usa il termine "esoterica"? "E' l'idea di un mondo in cui la vera conoscenza – o la linea politica – è un patrimonio di pochi, di un capo carismatico. Gli altri devono solo adeguarsi, e guai a tutto ciò che li contamina". Poi, il contenuto concreto può variare: dalle antiche sofìe si è passati all'idea della Scienza, per Hitler fu la scienza della razza. Ma anche per Marx, in fondo, l'economia ha la stessa funzione salvifica. Per Grillo ora la chiave di tutto è Internet, la rete, la scelta diretta". La differenza è che quei gruppi erano élite ristrette, "poi il '900 ha visto la formazione di movimenti esoterici di massa, in cui il 'sapere' è sminuzzato – il pensiero di Casaleggio è un esoterismo da fascicoli a dispense – perde in profondità ma acquista in numero".
Dunque, dice Introvigne, il fenomeno di Grillo non è nuovo, nuova è l'applicazione al mondo di Internet. E l'applicazione alla politica, non è una novità? "Non è il primo a usare in politica questo schema: c'è un Pensiero Migliore che deve essere diffuso capillarmente, ma deve restare controllato per rimanere puro". In questo si innesta un meccanismo che, per lo studioso, è altrettanto potenzialmente totalitario: "Il contenuto è tecnocratico: c'è qualcuno che sarebbe migliore, in grado di far andare bene il mondo", poiché gli altri sono ladri o incapaci, "e questo qualcuno deve arrivare al potere". L'aspetto che però maggiormente accomuna il movimento di Grillo a una setta è un altro, ancor più radicale: "Come già in Saint-Simon, è inerente una critica radicale alla democrazia. Per tutti i movimenti di quel tipo, la democrazia è un sistema corrotto che dà il potere o ai più ricchi o ai farabutti: è esattamente il pensiero di Grillo. Perciò è meglio che il potere lo abbiano pochi 'illuminati'".
C'è un ulteriore snodo: "Gli 'illuminati' possono, al limite, vincere le elezioni (Grillo lo vuole). Ma poiché la democrazia è un residuo della storia, il movimento dovrà mantenere una struttura di controllo autonoma anche sull'operato dei politici". E' esattamente quello che succede in M5S, e che ha fatto dire a Giovanni Favia, consigliere regionale dell'Emilia Romagna protagonista di aspre polemiche sulla democrazia interna del movimento: "Grillo ha un'idea di garante un po' invasiva, un garante che non solo fa rispettare le regole, ma le stabilisce e decide come si applicano". Introvigne commenta: "E' in questo senso che si può parlare di setta. Ma attenzione, anche Marx o Hitler erano d'accordo che servisse un partito guida. E' un meccanismo di tutti i totalitarismi. Deriva dalla disistima della politica: servono gli 'iniziati' che controllino la democrazia".
Un pensiero totalitario che determina l'ossessione per chi "tradisce", parla non autorizzato, va in televisione. E anche i meccanismi di esclusione per chi non accetta la fedeltà assoluta, come denuncia Favia: "La fedeltà cieca verso le persone è propria solo dei cani". Per Introvigne, "è un meccanismo che si vede più comunemente nei gruppi religiosi di tipo gnostico, cioè quelli basati su una verità iniziatica da non contaminare: il gruppo deve essere fedele a quella, senza deviazioni. L'importante è preservare la propria diversità, che però non è di tutti gli adepti, ma solo del capo, o dei capi".
Introvigne ha studiato anche i fenomeni di diffusione internettiana del "movimento magico". C'è una specificità legata a Internet, alla logica della rete, in tutto questo? "I movimenti non nascono mai in rete. Internet è un moltiplicatore. Può invece agire per trasformazione. Faccio un esempio, senza ovviamente nessun paragone valutativo: al Qaida si è trasformata molto da quando è divenuta una rete internettiana diffusa, pluricefala. Più che altro, è particolare il rapporto che Grillo e Casaleggio, e i loro seguaci, hanno con la rete. Stabiliscono un rapporto di tipo mistico. C'è una grossa differenza tra come l'ha usata Obama o la usa Renzi: per loro è solo uno strumento migliore per fare una politica tradizionale. Per Grillo la rete tende a essere il messaggio. La rete è anche il contenuto".

Fonte: Il Foglio, 08/11/2012

5 - RIFLETTORI PUNTATI SULLE ELEZIONI USA, MENTRE PASSA QUASI INOSSERVATO IL XVIII CONGRESSO DEL PARTITO COMUNISTA CINESE
Xi Jinping e Li Keqiang hanno studiato all'estero e sanno benissimo cosa sarebbe necessario fare, ma non lo faranno
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero, 18/11/2012

Mentre gli americani votavano il loro debito pubblico schizzava verso i 16,2 trilioni di dollari, che – sommato al debito degli stati e degli enti locali e all'esposizione del governo federale verso Fannie Mae e Freddie Mac – raggiunge il 140 per cento del Pil.
Se si considera che il 21 gennaio 2009, quando Obama ha assunto la presidenza, il debito era a 10,6 trilioni e che, quindi, in quattro anni lo ha aumentato di 5,4 trilioni (cioè del 50 per cento), inquietano le parole con cui egli ha inaugurato il nuovo mandato: "il meglio deve ancora venire".
In effetti dal 1° gennaio 2013 c'è il rischio Fiscal Cliff, il "burrone fiscale" e la possibilità di una recessione che darebbe la mazzata finale all'economia occidentale.
Ma i media italiani si sono entusiasmati per quella frase di Obama sul "meglio" come se prospettasse la Terra promessa.
I giornali hanno dedicato decine di pagine alle elezioni Usa, mentre è passato quasi inosservato il XVIII Congresso del Partito comunista cinese.
Si dà il caso però che proprio la Cina si annuncia come nuova superpotenza mondiale. Basti pensare che è la prima fra i detentori stranieri del debito americano (1,2 trilioni di dollari).
Significa che oggi gli americani vivono indebitandosi con la Cina e probabilmente che la Cina potrebbe terremotare l'economia americana quando vuole.
Del resto la Cina, che ha un tasso di crescita quest'anno del 7,5 per cento e detiene le maggiori riserve valutarie del mondo, pare che detenga circa il 10 per cento del debito dell'eurozona (e sia il primo detentore straniero di titoli italiani).
Quindi capire chi è il "nuovo imperatore" uscito dalle lotte di fazione del Pc cinese è importante almeno quanto le elezioni presidenziali americane: Xi Jinping governa la più grande superpotenza demografica del pianeta (1 miliardo e 300 milioni di persone), la seconda economia mondiale e una forza militare che sta al terzo posto.
Questo Congresso del Pcc si trovava davanti a un bivio. Alla sua vigilia il dissidente cinese Wei Jingsheng  sulla "Sueddeutsche Zeitung" ha descritto così la situazione:
"L'economia cinese di mercato libero-a-metà è già giunta ad uno sviluppo che non è sostenibile. O essa cambia in una piena economia di mercato o rimarrà un'economia di capitalismo di Stato. In una situazione di mercato pieno, l'economia potrebbe continuare a svilupparsi in modo tranquillo. In questo scenario, l'ulteriore liberalizzazione dell'economia porterebbe alla caduta della dittatura del partito unico".
Ma c'è un'altra via.
"L'altra opzione" spiega Wei "è di espandere la cosiddetta economia di proprietà dello Stato [il capitalismo di Stato - ndr], che è di fatto un'economia di cui è proprietario il Partito comunista. Questo secondo scenario coincide in modo esatto con quanto il regime comunista ha fatto nell'ultimo decennio. Ed esso porterà all'inevitabile declino dell'economia".
Il Partito comunista, spiega padre Bernardo Cervellera, direttore di Asianews "controlla il 50 per cento dell'economia e gli oligarchi del partito in pratica sono dei ricchi magnati di una mega holding. Questa holding-partito ha tutta una serie di privilegi e monopoli rispetto agli imprenditori privati. Da qui vengono caste intoccabili, enormi diseguaglianze, esplosive ingiustizie e un insopportabile livello di spreco e corruzione".
In effetti lo stesso governo ha riconosciuto che nel solo 2010 sono stati denunciati 640 mila casi di corruzione ("anche se" osserva Cervellera "sono seguiti solo 24 mila processi, senza parlare delle poche condanne").
Wei aggiunge: "Il coefficiente Gini per la Cina ha già superato il livello 0.4 di allarme internazionale per pericolosi livelli di disuguaglianze. Oltre a ciò dalla base sta crescendo e sta per scoppiare una rivoluzione".
Negli ultimi due millenni del resto in Cina i rovesciamenti dinastici sono sempre avvenuti per i gravi squilibri sociali. In effetti i segni di questa esplosione già ci sono.
"Scioperi e rivolte" dice Cervellera "sono all'ordine del giorno: se ne contano almeno 200 mila ogni anno. Per ora non hanno potuto coagularsi per la repressione poliziesca del regime, ma il malcontento dilaga, fra la gente a anche fra gli investitori".
Fatte queste premesse diventa importante capire chi ha prevalso al Congresso. Dice Cervellera: "Il numero 1 e il numero 2 che sono stati eletti, cioè Xi Jinping, nuovo segretario generale del Pcc e Li Keqiang, erano noti come riformatori, ma da quando sono stati designati hanno 'dimenticato' le idee precedenti".
Fra l'altro Cervellera definisce questi nuovi timonieri come vittime e dittatori del Partito perché la famiglia di Xi Jinping, che faceva parte della fazione del Pcc combattuta da Mao durante la "rivoluzione culturale", subì pesanti violenze e Yu Zhengsheng in quegli anni "ha visto morire sei membri della sua famiglia". Li Keqiang poi era fra gli studenti che manifestavano prima del massacro di Piazza Tien an men.
Hanno studiato all'estero e sanno benissimo cosa sarebbe necessario fare. Ma – dice Cervellera – "sono stati portati al potere dai conservatori del partito, in primis dal vecchio Jiang Zemin, e devono difendere questa oligarchia che porterà l'economia cinese al collasso. Il potere li ha omologati e cooptati e loro garantiranno gli enormi interessi di quella casta di dittatori".
Dunque non c'è da aspettarsi un'apertura? E' un sogno immaginare che nel 2013, a 1700 anni esatti dall'Editto di Costantino, possa emergere a Pechino un imperatore che dia libertà?
Cervellera ne dubita: "ci vorranno almeno dieci anni. Deve cambiare ancora una generazione per arrivare ai fisiologici 70 anni che hanno visto crollare anche l'Urss.  Nei prossimi dieci anni la Cina diventerà la prima economia mondiale, spodestando gli Stati Uniti, o esploderà in una guerra civile".
Di certo i germi della libertà già dilagano. Al punto che pure il vecchio leader Hu Jintao ha recentemente avvertito che il Partito si è allontanato dal popolo, che dilaga la corruzione e si rischia il crollo.
Alla vigilia del Congresso anche Hu Deping, il figlio del vecchio riformista Hu Yaobang, "ha chiesto che il Partito dia maggiore attenzione ai diritti umani, una maggiore liberalizzazione dell'economia per dare fiato ai privati, l'indipendenza del potere giudiziario. Non passa mese" aggiunge Cervellera "che qualche think tank del Partito non metta in guardia dall'essere sordi alle richieste della popolazione, o chieda di ridurre l'abisso fra ricchi e poveri e fare riforme politiche. Ma per tutto questo occorre ridurre gli interessi dell'oligarchia e mettere in crisi il monopolio del potere del Partito".
Proprio Asianews ha tradotto in Italia lo straordinario saggio di Liu Peng, membro dell'Accademia delle scienza sociali di Pechino.
Egli afferma che il Partito non ha più alcun credito popolare e che – per evitare l'implosione – occorrono nuovi fattori di coesione: per questo propone il riconoscimento delle libertà religiose, la liberalizzazione dell'economia e l'affrancamento dello Stato dal controllo del Partito.
Del resto la Cina, nei decenni scorsi, ha potuto conquistare enormi fette di mercato perché non aveva i costi dello stato sociale e di livelli di benessere e civiltà che ha l'Occidente.
Ma il sapere, la tecnica e la scienza che sostengono questo suo boom sono tutti occidentali. Così pure i valori della libertà e della dignità umana che non rispetta.
Dunque come può andare avanti?
Nel 2002 l'Accademia delle scienze sociali di Pechino studiò la causa di questa superiorità dell'Occidente, sul piano della civiltà, del sapere, della scienza e della tecnica.
E arrivò alla conclusione che tale causa è "la vostra religione, il cristianesimo. Questa è la ragione per cui l'Occidente è stato così potente".
Oggi l'Occidente ha rinnegato quella sorgente di civiltà e perciò declina. A Oriente come a Occidente quelle sono le radici della costruzione della civiltà.

Nota di BastaBugie: clicca nel link qui sotto per ascoltare la puntata della "Voce del Timone" del 13/11/2012 dove Massimo Introvigne parla dei risultati delle elezioni americane e Mario Palmaro espone una idea clamorosa sulla spending  review
http://www.iltimone.org/index.php?option=com_content&view=article&id=5784:13112012-massimo-introvigne-mario-palmaro&catid=303:la-voce-del-timone

Fonte: Libero, 18/11/2012

6 - ANCORA DENARO PUBBLICO PER I RADICALI?
Ogni anno Radio Radicale riceve 10 milioni di euro per la trasmissione delle sedute parlamentari (lavoro che potrebbe essere svolto gratis dalla Rai)
Autore: Danilo Quinto - Fonte: Corrispondenza Romana, 13/11/2012

Dalla legge di stabilità 2013, è stata stralciata la norma che prevede uno stanziamento di 10 milioni di euro al Centro di Produzione S.p.A.‒ "Radio Radicale", non per questioni di merito – ha affermato il Presidente della Commissione Bilancio del Senato – ma per questioni di opportunità, legate al profilo della legge finanziaria. La questione si riproporrà in Parlamento nei prossimi giorni e, come accade ogni anno, è fortemente probabile l'ennesima elargizione di denaro pubblico a favore dell'organo d'informazione di quel soggetto politico che rappresenta la quintessenza dell'ideologia anti-umana.
La legge che riconosce le imprese radiofoniche private che abbiano svolto attività di informazione di interesse generale venne approvata nel 1990. Furono così erogati per la prima volta a "Radio Radicale" i primi 10 miliardi di derivazione pubblica. Nello stesso anno venne approvata la legge Mammì, che attribuiva alla "Rai-Tv" il compito di trasmettere le sedute parlamentari, ma questa disposizione restò lettera morta. Da quella data, "Radio Radicale" non volle più inseguire finanziamenti una tantum, preferendo adottare una strategia più conveniente: la convenzione con lo Stato per la trasmissione delle sedute parlamentari. Puntualmente, la ottenne.
Quando il Governo Prodi, nel 1997, rifiutò di rinnovarla e la "Rai-Tv" si accinse a creare la propria rete radiofonica, la rete di coloro che sostengono i radicali si scatenò: senatori a vita e presidenti emeriti della Corte Costituzionale, chiesero al Governo di considerare decaduta la disposizione della legge Mammì, di prorogare la convenzione per altri 3 anni e di affidarla, in occasione del rinnovo successivo, tramite una gara. Venne così approvata la legge 11 luglio 1998, n. 224, che confermava lo strumento della convenzione da stipulare a seguito di gara – che non è mai stata espletata ‒ ma nelle more rinnovava la convenzione per un ulteriore triennio.
La legge manteneva l'obbligo per la "Rai-Tv" di trasmettere le sedute parlamentari tramite Gr Parlamento, impedendole però di ampliare la rete radiofonica fino all'entrata in vigore della legge di riforma generale del sistema delle comunicazioni. Nel 2001, 2004 – governo Berlusconi – e 2006 – governo Prodi – la convenzione con "Radio Radicale" venne rinnovata ogni volta all'interno delle disposizioni della legge finanziaria! Nell'agosto 2008 – governo Berlusconi – "Radio Radicale" fu l'unica emittente esclusa dal ridimensionamento dei fondi pubblici per l'editoria, in quanto impresa radiofonica privata che ha svolto attività di interesse generale ai sensi della legge 7 agosto 1990, n. 230.  Il 30 dicembre 2009 – governo Berlusconi – la convenzione venne di nuovo rinnovata: la durata venne ridotta da 3 a 2 anni e l'importo passò da 10 milioni di euro a 9,9 milioni di euro l'anno.
Lo scorso anno, anche a seguito di un appello sottoscritto dalla maggioranza dei parlamentari, tra i quali molti cattolici, il Governo Monti provvide ai fabbisogni della Radio di Pannella, che gode, in aggiunta, dei fondi dell'editoria, in quanto organo della Lista Pannella: ogni anno, oltre 4 milioni di euro. Perché nessuno si chiede quale forza persuasiva abbiano i "desiderata"di Pannella? Anche quest'anno, i soldi pubblici serviranno a finanziare "Radio Radicale", senza che nessuno provi a dire che il servizio della trasmissione delle sedute parlamentari può essere svolto gratis dalla "Rai"? Anche quest'anno, i cattolici che siedono nel Parlamento e quelli che fanno parte del Governo saranno sedotti e ammaliati dal fascino che esercita Pannella? Non una parola preventiva di verità val la pena di spendere su questa vergognosa vicenda?

Fonte: Corrispondenza Romana, 13/11/2012

7 - E ROBESPIERRE DISSE: CANCELLATE I CATTOLICI VANDEANI!
Una ricerca conferma il varo nel 1793 di due leggi per la soppressione di bambini, donne in gravidanza e religiosi cattolici: pianificati campi di sterminio e metodi di uccisione di massa per annegamento
Autore: Lorenzo Fazzini - Fonte: Avvenire, 21/10/2012

«In base a questi documenti possiamo affermare che, in seguito alla scelta di coscienza dei deputati della Convenzione, il genocidio dei vandeani inizia con il voto del 1° agosto 1793 e viene confermato da una seconda legge il 1 ottobre dello stesso anno. Dunque fu concepito, organizzato, pianificato e messo in atto sul campo dal Comitato di salute pubblica». Ovvero, tra gli altri, da Robespierre in persona. Un'inedita documentazione getta nuova luce sulla cosiddetta guerra di Vandea, la repressione da parte delle forze militari della Rivoluzione francese contro gli insorti della regione occidentale dell'Esagono, accomunati dal cattolicesimo e dall'ispirazione monarchica. Lo storico Reynald Secher, autore già negli anni Ottanta di studi 'rivoluzionari' (in senso storiografico) sulla Vandea, ha rinvenuto negli Archives nationales di Parigi diverse testimonianze scritte, talune firmate dai capi della Rivoluzione, dai quali emerge un dato inconfutabile: la morte in massa di 117 mila vandeani non è riconducibile a strategie belliche o a repressioni militari durante una guerra civile, ma a una precisa scelta genocidaria. Tale decisione politica comprendeva finanche, come sua caratteristica consapevole, l'uccisione di donne (anche in stato di gravidanza avanzata), bambini, anziani e religiosi cattolici. Il frutto di queste scoperte storiografiche è condensato nel lavoro di Secher, pubblicato di recente in Francia col titolo Vandée. Du génocide au mémoricide. Mécanique d'un crime légal contro l'humanité (Cerf, pp. 438, euro 24). Sono molteplici gli esempi di tale strategia che Secher documenta. Uno è il dispaccio del Comitato di salute pubblica datato 10 novembre 1793, in realtà «20° giorno del secondo mese del secondo anno» in base alla nuova scansione cronologica repubblicana: «Laplanche, rappresentante del dipartimento del Calvados, annuncia che prende misure terribili per sterminare i briganti di cui ignora il numero visto i differenti rapporti che gli sono stati fatti; il numero di questi viene riferito in 80 mila da diversi emissari che hanno verosimilmente compreso nel novero dei combattenti donne, vecchi, bambini che seguono questa orda». Come a dire che per i rivoluzionari non esisteva nessuna distinzione tra civili e combattenti vandeani, tutti racchiusi nella spregevole e bellica categoria di «briganti». Ancora.
Una comunicazione scritta del Comitato (11 novembre 1793): «Il Comitato ha stabilito un piano per il quale i briganti devono sparire in poco tempo non solo dalla Vandea ma da tutta la superficie della Repubblica.
Rinunciate e abbandonate ogni movimento parziale.
Stringete i ranghi, assembrate le masse». Altra conferma arriva il 26 dicembre 1793 da uno scritto 'a posteriori', ovvero in seguito ad azioni belliche, del generale Westermann, in azione per conto della Rivoluzione sulla sponda destra della Loira: «Non esiste più una Vandea, cittadini repubblicani, essa morta sotto il nostro albero della libertà con le sue donne e i suoi bambini. Io sto per seppellirla nei boschi di Savenay». Una delle pratiche più utilizzate dalla forze 'ufficiali' per lo sterminio vandeano erano gli annegamenti, possibilmente di più persone insieme. Nella repressione repubblicana su larga scala Secher rintraccia una terribile affinità con le pratiche genocidarie dei totalitarismi del '900: «I membri del Comitato di salute pubblica, di fronte all'immensità dell'opera da realizzare e al tempo necessario per portarla termine, cercano soluzioni economiche 'sostenibili': visto che i modi considerati moderni hanno fallito, mettono in atto un'economia di sterminio di lunga durata. A Nantes, per esempio, il più grande campo di sterminio, visto che un battello sulla Loira, affondato, era irrecuperabile, si è deciso di riadattarlo come spazio per l'asfissia. L'idea è semplice e veloce: si fa salire il 'carico umano', si chiudono le aperture, e ci si 'dimentica' dell'operazione». La crudeltà dei rivoluzionari trova riscontro anche nelle testimonianze di quanti, soldati repubblicani, vennero in seguito messi sotto processo per le loro azioni: Pierre Chaux, 35 anni, mercante di Nantes, rende questa sua testimonianza nel processo che lo vede alla sbarra: «Accuso il comitato rivoluzionario di aver fatto annegare cinquecento bambini, i più grandi avevano forse 14 anni. Ho constatato le gravidanze di trenta donne, diverse di loro erano al 7° o 8° mese. Qualche giorno dopo queste donne erano state fatte annegare». Accanto al genocidio spicca la volontà di un memoricidio, cioè la volontà di fare in modo che ogni traccia di tale sanguinaria violenza venisse cancellata. I deputati della Convenzione, scrive Secher, «hanno messo in atto una politica sistematica di distruzione di tutti i documenti riguardanti il piano di sterminio. Sono partiti dal principio del deputato Fayot per il quale 'i vandeani non hanno il tempo di scrivere diari e così tutto questo verrà dimenticato nel tempo'». Ma non tutto è stato cancellato. È il caso degli atti del processo contro il deputato Carrier, cui viene imputata 'clemenza' nei confronti dei vandeani. È lui ad ammettere candidamente quando viene convocato dalla Convenzione l'8 febbraio 1794 (e gli atti del processo sono la controprova della strategia di genocidio) di aver ricevuto «l'ordine di sterminare la popolazione in maniera da ripopolare il paese il più in fretta possibile con cittadini repubblicani». Secher sancisce: in quel caso «per la prima volta, in maniera pubblica, il principio stesso del Terrore e delle atrocità commesse in Vandea viene denunciato e i membri del comitato rivoluzionario di Nantes sono messi sotto accusa».

Fonte: Avvenire, 21/10/2012

8 - LETTERA APOSTOLICA CON LA QUALE VIENE ISTITUITA LA PONTIFICIA ACCADEMIA DI LATINITA'
Il latino è sempre stato la lingua ufficiale della Chiesa, capace di trasmettere universalmente il messaggio del Vangelo, come ricordato anche dal Beato Giovanni XXIII
Autore: Benedetto XVI - Fonte: Libreria Editrice Vaticana, 10/11/2012

1. La lingua latina è sempre stata tenuta in altissima considerazione dalla Chiesa Cattolica e dai Romani Pontefici, i quali ne hanno assiduamente promosso la conoscenza e la diffusione, avendone fatto la propria lingua, capace di trasmettere universalmente il messaggio del Vangelo, come già autorevolmente affermato dalla Costituzione Apostolica Veterum sapientia del mio Predecessore, il Beato Giovanni XXIII.
In realtà, sin dalla Pentecoste la Chiesa ha parlato e ha pregato in tutte le lingue degli uomini. Tuttavia, le Comunità cristiane dei primi secoli usarono ampiamente il greco ed il latino, lingue di comunicazione universale del mondo in cui vivevano, grazie alle quali la novità della Parola di Cristo incontrava l'eredità della cultura ellenistico-romana.
Dopo la scomparsa dell'Impero romano d'Occidente, la Chiesa di Roma non solo continuò ad avvalersi della lingua latina, ma se ne fece in certo modo custode e promotrice, sia in ambito teologico e liturgico, sia in quello della formazione e della trasmissione del sapere.
2. Anche ai nostri tempi, la conoscenza della lingua e della cultura latina risulta quanto mai necessaria per lo studio delle fonti a cui attingono, tra le altre, numerose discipline ecclesiastiche quali, ad esempio, la Teologia, la Liturgia, la Patristica ed il Diritto Canonico, come insegna il Concilio Ecumenico Vaticano II (cfr Decr. Optatam totius, 13).
Inoltre, in tale lingua sono redatti, nella loro forma tipica, proprio per evidenziare l'indole universale della Chiesa, i libri liturgici del Rito romano, i più importanti Documenti del Magistero pontificio e gli Atti ufficiali più solenni dei Romani Pontefici.
3. Nella cultura contemporanea si nota tuttavia, nel contesto di un generalizzato affievolimento degli studi umanistici, il pericolo di una conoscenza sempre più superficiale della lingua latina, riscontrabile anche nell'ambito degli studi filosofici e teologici dei futuri sacerdoti. D'altro canto, proprio nel nostro mondo, nel quale tanta parte hanno la scienza e la tecnologia, si riscontra un rinnovato interesse per la cultura e la lingua latina, non solo in quei Continenti che hanno le proprie radici culturali nell'eredità greco-romana. Tale attenzione appare tanto più significativa in quanto non coinvolge solo ambienti accademici ed istituzionali, ma riguarda anche giovani e studiosi provenienti da Nazioni e tradizioni assai diverse.
4. Appare perciò urgente sostenere l'impegno per una maggiore conoscenza e un più competente uso della lingua latina, tanto nell'ambito ecclesiale, quanto nel più vasto mondo della cultura. Per dare rilievo e risonanza a tale sforzo, risultano quanto mai opportune l'adozione di metodi didattici adeguati alle nuove condizioni e la promozione di una rete di rapporti fra Istituzioni accademiche e fra studiosi, al fine di valorizzare il ricco e multiforme patrimonio della civiltà latina.
Per contribuire a raggiungere tali scopi, seguendo le orme dei miei venerati Predecessori, con il presente Motu Proprio oggi istituisco la Pontificia Accademia di Latinità, dipendente dal Pontificio Consiglio della Cultura. Essa é retta da un Presidente, coadiuvato da un Segretario, da me nominati, e da un Consiglio Accademico.
La Fondazione Latinitas, costituita dal Papa Paolo VI, con il Chirografo Romani Sermonis, del 30 giugno 1976, è estinta.
La presente Lettera Apostolica in forma di Motu Proprio, con la quale approvo ad experimentum, per un quinquennio, l'unito Statuto, ordino che sia pubblicata su L'Osservatore Romano.

Fonte: Libreria Editrice Vaticana, 10/11/2012

9 - OMELIA SOLENNITA' DI CRISTO RE - ANNO B - (Gv 18,33-37)
Il mio regno non è di questo mondo
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 25/11/2012)

Oggi, ultima domenica del Tempo ordinario, è la solennità di Cristo Re. Il Vangelo ci propone la scena dell'incontro di Cristo con Pilato. Il Re dell'universo sta davanti al rappresentante di una potenza terrena destinata a cadere. Egli, l'uomo che proclama la libertà dei figli di Dio, è prigioniero: Egli, la Santità stessa, è punito come un malfattore. È proprio in questo violento contrasto che appare in tutta la sua grandezza la Missione reale di Cristo Salvatore.
Gesù, interrogato da Pilato, afferma chiaramente di non aspirare ad un potere politico: «Il mio regno non è di questo mondo» (Gv 18,36), ma non nega di avere un regno di natura ben diversa. Gesù non rifiuta il titolo di re, ma ne precisa il significato profondo. Mentre il Signore si era sempre sottratto alle folle che nei momenti di entusiasmo volevano proclamarlo re, ora che sta per essere condannato a morte e si sta avviando alla Croce, confessa chiaramente la sua regalità. E, alla domanda di Pilato: «Dunque tu sei re?» (Gv 18,37), risponde: «Tu lo dici: io sono re» (ivi).
Gesù è il Re dell'universo perché è il Figlio di Dio, perché, insieme al Padre e allo Spirito Santo è il Creatore di ogni essere visibile e invisibile. Inoltre, è il Re dell'universo perché, con la sua Incarnazione, Morte e Risurrezione, Egli è il Redentore, ovvero Colui che salva il mondo intero dal naufragio del peccato. Noi tutti siamo di Gesù, apparteniamo a Lui, per creazione e per redenzione: Egli è il nostro Re.
Su questa terra, tutte le potenze umane sono destinate a cadere. La storia insegna che ad un impero ne succede un altro e che tutto ciò che è umano poggia su delle fondamenta vacillanti. Solo il Regno di Gesù Cristo durerà per sempre e la prima lettura di oggi dice chiaramente: «Il suo potere è un potere eterno, che non finirà mai» (Dn 7,14). Lungo i secoli in molti hanno cercato di cancellare il Cristianesimo dalla faccia della terra, ma nessuno di essi vi è riuscito. Uno dei più fieri persecutori della Chiesa fu Napoleone, il quale finì la sua vita relegato all'isola di Sant'Elena chiedendo perdono a Dio dei suoi peccati e confessandosi con vero pentimento da un sacerdote mandato appositamente dal Papa.
La regalità di Cristo consiste nell'annunciare la Verità, nel condurre gli uomini alla Verità suprema, liberandoli da ogni tenebra di errore e di peccato: «Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità» (Gv 18,37). Se pertanto vogliamo che Gesù regni su di noi, in nessun modo devono regnare in noi il peccato e la menzogna. Dobbiamo dunque professare la retta Fede, la Fede trasmessa dagli Apostoli che si custodisce nella Chiesa, e vivere in conformità al Vangelo, secondo la morale insegnata infallibilmente dal Magistero. Non accettare la Fede e la morale della Chiesa significa rifiutare la Verità e allontanarci da Cristo Re.
Per questa Fede, molti cristiani hanno affrontato la morte, preferendo la regalità di Cristo piuttosto che la schiavitù del peccato. Uno di questi martiri è stato il beato Michele Pro che rese la suprema testimonianza di fedeltà a Cristo e alla Chiesa durante la violenta persecuzione che scoppiò nel Messico nella prima metà del secolo ventesimo. Egli era un sacerdote gesuita e, durante la persecuzione fino al giorno della sua cattura, esercitò di nascosto il suo ministero sacerdotale in mezzo a pericoli di ogni genere. Venne purtroppo il giorno della sua cattura e, infine, fu condannato alla fucilazione. Morì gridando: «Viva Cristo Re!», entrando così nel Regno eterno preparato per tutti coloro che servono fedelmente su questa terra Gesù, il Re eterno.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 25/11/2012)

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