BastaBugie n°274 del 07 dicembre 2012

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1 PER ESSERE BUONI GENITORI NON SERVE UNA TECNICA
E' sul lavoro su noi stessi che si fonda quello educativo (e non vanno risparmiate ai figli tutte le sofferenze e le frustrazioni)
Autore: Costanza Miriano - Fonte: Blog di Costanza Miriano
2 FINALMENTE RIPARTE LA BUSSOLA QUOTIDIANA
Ecco uno dei primi editoriali del suo direttore sul caso Sallusti e le prove di regime
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La nuova Bussola Quotidiana
3 SPENDING REVIEW & DELITTI LEGALIZZATI
Lo Stato italiano spende ogni anno 200 milioni di euro per l'aborto: non si potrebbe cominciare a risparmiare da qui, facendo pagare ai singoli cittadini questi delitti?
Autore: Mario Palmaro - Fonte: Il Timone
4 LA BOMBA IMU CONTRO LA LIBERTA' DI EDUCAZIONE
Mentre in Italia si affossano le scuole non statali, in molti paesi europei esse godono di cospicui finanziamenti pubblici, visto il servizio pubblico che fanno...
Autore: Marco Lepore - Fonte: La nuova Bussola Quotidiana
5 TANTI DUBBI SULLA NOMINA DEL CATTOLICO BORG A COMMISSARIO EUROPEO (PERCHE' INVECE BUTTIGLIONE FU BOCCIATO?)
Esulta Avvenire... ma c'è il rischio che abbia mantenuto soltanto la fama di cattolico, barattandone i contenuti con la poltrona
Autore: Mauro Faverzani - Fonte: Corrispondenza Romana
6 LA VIA DELL'INFERNO E' LASTRICATA DI BUONE INTENZIONI
Intervista ad Alfredo Mantovano: ''Vedremo se chi ha votato la legge sull'incesto poi si riempirà ancora la bocca con gli slogan sulla difesa della famiglia''
Autore: Benedetta Frigerio - Fonte: Tempi
7 SCIENZA & VITA PROPONE DI ADOTTARE LE MIGLIAIA DI EMBRIONI CONGELATI, MA SBAGLIA...
Infatti la vera soluzione è una sola: fermare la produzione di embrioni umani e quindi bloccare ogni forma di fecondazione artificiale, sia omologa che eterologa
Autore: Mario Palmaro - Fonte: La nuova Bussola Quotidiana
8 PIO XII E L'OPERAZIONE STURZO (A CUI SI OPPOSE DE GASPERI)
Nel 1952 il Papa incoraggiò un patto politico dei cattolici intorno a un programma per difendere la Roma cristiana; De Gasperi si oppose perché voleva un partito laico e aconfessionale, lavorando per l'apertura a sinistra
Autore: Roberto de Mattei - Fonte: Il Timone
9 OMELIA SOLENNITA' IMMACOLATA CONCEZIONE - ANNO C - (Lc 1,26-38)
Ecco la serva del Signore
Fonte: Il Settimanale di Padre Pio
10 OMELIA II DOMENICA DI AVVENTO - ANNO C - (Lc 3,1-6)
Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri
Fonte: Il Settimanale di Padre Pio

1 - PER ESSERE BUONI GENITORI NON SERVE UNA TECNICA
E' sul lavoro su noi stessi che si fonda quello educativo (e non vanno risparmiate ai figli tutte le sofferenze e le frustrazioni)
Autore: Costanza Miriano - Fonte: Blog di Costanza Miriano, 26/11/2012

Mi hanno chiesto qua e là – non schiere di gente, per carità, ma qualcuno sì – di scrivere, dopo quello per le mogli e quello finto per i mariti (è sempre per le mogli), un libro sull'educazione dei figli. Non so cosa nella mia condotta possa avere indotto in qualcuno lo strampalato pensiero che io sia una educatrice decente. Io da parte mia, pur mettendocela tutta, prima di sbilanciarmi aspetterei una venticinquina d'anni (ammesso che sopravviva allo stress di tutti i colloqui con i professori che ancora mi separano dal camposanto).
Comunque, poiché venerdì scorso sono stata invitata a parlare di questo all'ICEF da Pippo Corigliano (è l'amicizia che induce in lui una stima esagerata nei miei confronti), e poiché la cara amica Sabina mi ha chiesto di fare un riassunto, ecco tre o quattro spunti di riflessione che ho messo insieme per la serata, cercando di darmi un tono.
Se calcoliamo, ottimisticamente, che io e mio marito abbiamo sbagliato una sola volta al giorno con ciascuno dei figli, siamo già attestati ben oltre i tredicimila errori educativi. Le madri e i padri, anche quando ce la mettono tutta, sbagliano. Le madri e i padri non sono perfetti, e questa è una buona notizia, perché ci libera dall'ansia di prestazione. Ma la notizia ancora più bella è che noi non siamo i principali attori del processo educativo: il vero Padre è in cielo, ed è Lui che fa il lavoro vero, quello della storia della salvezza dei nostri figli, lavoro che essendo una storia non dura solo un attimo (sennò si chiamerebbe fotografia della salvezza).
L'altra buona notizia è che per essere buoni genitori non serve avere appreso una buona tecnica, ma è necessario essere buone persone, e per essere buone persone (e felici) è necessario essere buoni cristiani. È sempre sul lavoro su noi stessi, dunque, che si fonda quello educativo.
I bambini sono, come li chiama Edith Stein, "adorabili tiranni": tendono cioè a ottenere il massimo del piacere col minimo sforzo. D'altra parte la loro anima è anche "naturaliter christiana": hanno scritto nel profondo il senso del bene e del male. C'è insomma in loro, proprio come in noi grandi, il dualismo di cui parla San Paolo nella lettera ai Romani, nel famoso passo: "non compio il bene che voglio, ma faccio il male che non voglio".
La nostra vita, quella dell'uomo, è dunque un allenamento – portare a termine la corsa, combattere la buona battaglia – un lavorare su noi stessi per far morire la parte umana, e far fortificare la vita di Dio in noi, che è il senso del Battesimo, la possibilità di diventare figli di Dio. Noi possiamo fornire ai figli i rudimenti di questo lavoro che però poi anche loro devono fare da soli, proprio come noi. Allenare i loro muscoli, rafforzarli. E quindi mettere delle regole, avere il coraggio di non risparmiare loro tutte le sofferenze e le frustrazioni.
La cosa fondamentale, infine, il cuore del lavoro educativo è introdurre i nostri figli al senso del sacro, mostrare loro che c'è qualcosa di davvero sacro, e che in quest'arca misteriosa si può entrare, in punta di piedi ma si può davvero, da quando Gesù è venuto. Il punto di Archimede della storia è lui, l'unica via verso la presenza santa e inaccessibile di Dio. Per questo è importante parlare di lui ai bambini con serietà, non dipingendolo come un bambinello biondo, melenso, ridicolo, poco più di un pupazzetto. E poi cercare di favorire incontri con persone significative, con qualcuno che porti anche a loro come è stato per noi l'annuncio della fede.
A un certo punto poi bisogna assumersi il rischio educativo, avere il coraggio di lasciarli sperimentare, di stare in panchina senza entrare in campo anche quando si vede chiaramente che i figli stanno sbagliando, col cuore sanguinante in mano, quando non c'è altro da fare che aspettare e pregare.
Qui la mia saggezza si ferma, perché a questa fase non ci sono arrivata, e davvero qui la mia è solo teoria, solo nobili parole (lo so già che pedinerò i figli appostandomi agli angoli con impermeabile e baffi finti). Volevo però citare il passo del Vangelo di Luca, in cui tornando da Gerusalemme Maria e Giuseppe perdono Gesù, perché lo credono insieme al resto della carovana, al sicuro. Anche i nostri figli a un certo punto possono perdersi, quando noi li crediamo al sicuro con il resto della carovana, cioè con i coetanei. Volevo citarlo, dicevo, ma non l'ho fatto perché prima di me di questo aveva parlato con la massima competenza uno straordinario sacerdote, don Ugo Borghello, che da una vita fa il direttore spirituale proprio di ragazzi adolescenti, e che nonostante i suoi settantasei anni è sicuramente parecchio più giovane di me. Sarà la vicinanza con i ragazzi. Su di lui un altro post.
Infine ha tirato le conclusioni Emilio Fatovic, rettore del Convitto nazionale, che ha parlato del suo ruolo con grande energia, saggezza, trasporto. È un uomo che ha fatto del lavoro educativo tutta la sua vita (da maestro elementare, a professore delle medie, poi del liceo, poi vicerettore, infine il ruolo più alto) e che continua con passione a insegnare ai suoi ragazzi a essere curiosi, a sognare, e a perseverare nel sogno. Quando era bambino, orfano, allievo a sua volta del convitto, sognava di diventare rettore, forse perché il suo era stato per lui come un padre. Ha perseverato, lavorato, e ha realizzato il sogno. Mi ha fatto venire voglia di tornare a scuola. Stesso effetto anche a Pippo Corigliano. Ma, come ha detto lui, bisogna prima vedere se superiamo il test di accesso.

Fonte: Blog di Costanza Miriano, 26/11/2012

2 - FINALMENTE RIPARTE LA BUSSOLA QUOTIDIANA
Ecco uno dei primi editoriali del suo direttore sul caso Sallusti e le prove di regime
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La nuova Bussola Quotidiana, 03/12/12

Si può avere legittimamente opinioni diverse su Alessandro Sallusti, il direttore de Il Giornale arrestato sabato in redazione; e si può anche avere giudizi diversi sull'opportunità del suo braccio di ferro con i magistrati negli ultimi giorni. Ma queste sono quisquilie di fronte all'essenza del fatto: la condanna e l'arresto di Sallusti, per un articolo che non ha neanche scritto, sono una vergogna e uno scandalo. Di più: sono un segnale inquietante, la dimostrazione che il nostro paese si sta avviando verso una subdola forma di totalitarismo. "Delinquente abituale" e "pericoloso socialmente", lo hanno definito i giudici perché un omesso controllo su un articolo scritto da altri e ritenuto diffamatorio (ma anche su questo ci sarebbe molto da discutere), arrivava dopo alcune altre condanne per diffamazione.
A parole tutti hanno affermato l'assurdità di tale condanna, la sproporzione della pena comminata, la vergogna di una legge che prevede lunghe detenzioni per i giornalisti. A parole, ma poi non hanno mosso un dito per intervenire, per riparare all'errore, cogliere l'occasione per correggere le storture della legislazione, non solo a beneficio di Sallusti, ma di tutti, giornalisti e non. Invece è stato tutto un festival dell'ipocrisia e della vigliaccheria.
E' stato vergognoso l'atteggiamento dei politici: iniziando dal basso vanno citati i parlamentari che, chiamati a introdurre una nuova legge, hanno solo creato un enorme pasticcio, tra incapacità a legiferare e voglia di vendette. Poi il governo, che ha fatto finta di interessarsi del caso, ma sostanzialmente assecondando l'eliminazione di un pericoloso nemico politico. In tanti avevano detto fin dal primo momento che in fondo sarebbe bastato un decreto legge di un solo articolo per evitare il carcere a Sallusti, e che si potesse fare lo ha dimostrato lo stesso governo in questi giorni: sul caso Ilva a Taranto, con una decisione senza precedenti, il governo non ha avuto alcuna remora a firmare un provvedimento che addirittura annulla una sentenza del tribunale. Per Sallusti sarebbe bastato molto meno.
E poi, ancora, il Presidente della Repubblica. Appare addirittura una presa in giro il tweet del suo addetto stampa ieri sera, secondo cui Giorgio Napolitano si sta interessando al caso, che è "molto complicato". Ma lo aveva detto anche due mesi fa, quando il caso era scoppiato. Apprezziamo questa capacità di meditazione del presidente, ma non possiamo non ricordare che quando si trattò di mandare a morte Eluana Englaro non solo non perse un minuto, ma con una procedura a dir poco irrituale anticipò addirittura il governo per evitare che fossero prese decisioni per la vita.
E' stato vergognoso anche l'atteggiamento dei colleghi giornalisti, a cominciare dall'Ordine e dalla Federazione della Stampa: qualche presa di posizione all'inizio, ma poi silenzio, anche di fronte all'ingresso della polizia in redazione per arrestare un direttore. Un fatto gravissimo, ma nessuna protesta seria, nessuno sciopero, nessuna sollevazione della categoria. Che invece ci fu quando nove anni fa a Enzo Biagi e Michele Santoro furono cancellati i loro programmi in Rai, che pare fossero di diritto divino. Si andò avanti per mesi e per anni con titoloni, servizi, interrogazioni parlamentari, interventi all'Unione Europea: l'Italia maglia nera per la libertà di stampa, si diceva allora. Oggi invece niente, arrestano il direttore di un giornale per un articolo che neanche ha scritto – e probabilmente neanche condivideva – e tutto va bene. Ma solo perché è Sallusti: fosse accaduto, che so, a Marco Travaglio o Ezio Mauro, sarebbe venuto giù il mondo. Non è un segreto che, dietro alle parole di solidarietà di circostanza, in tante redazioni si sia fatto festa per l'arresto di Sallusti, anche in testate non di sinistra. Spettacolo un po' penoso, perché sfugge il fatto che da oggi tutti si è meno liberi, sotto la minaccia di un potere giudiziario sempre più onnipotente.
I giudici, appunto; quelli che "dobbiamo applicare la legge". Peccato che ormai sia invalsa l'abitudine ad applicare la legge in modo assolutamente arbitrario, quando non a crearla, come succede spesso in tema di bioetica e famiglia. C'è qualcuno che può ragionevolmente sostenere che l'articolo incriminato, di cui Sallusti ha omesso il controllo, è quanto di più diffamatorio mai accaduto in Italia negli ultimi 60 anni? E quanti personaggi pubblici sono stati diffamati e non hanno mai ottenuto giustizia? Quanta falsa informazione, per fare un esempio di questi mesi, viene diffusa consapevolmente sulla Chiesa, vedi la questione del pagamento dell'Imu? E cosa dire della campagna di stampa scatenata sempre in questi mesi da alcuni giornali contro Comunione e Liberazione, accusata di ogni cosa con il pretesto di mai verificate irregolarità commesse da alcuni suoi membri nel gestire la cosa pubblica in Lombardia? Dove sono i garanti della dignità della persona, della deontologia professionale, dei professionisti de "La diffamazione è un reato grave"?
Solo se tocchi un giudice, peraltro senza neanche nominarlo, rischi il peggio. Ma per la gente comune non c'è giustizia. Ricordate quel caso tremendo dell'aprile 1989 quando un giovane padre, abitante a Limbiate, in provincia di Milano, fu sbattuto in prima pagina e trattato per settimane come un mostro, accusato di aver violentato sua figlia di 2 anni, prima che si appurasse che le lesioni della piccola erano causate da un tumore? Fu un medico a lanciare il terribile sospetto contro Lanfranco Schillaci, un giudice gli tolse la patria potestà, tutti i giornali lo massacrarono. Settimane d'inferno prima che emergesse la verità. E' mai andato nessuno in carcere per questa inaudita violenza, per questo comportamento criminale? Ci sanno dire l'Ordine dei Medici e quello dei Giornalisti se qualcuno della loro categoria ha mai pagato per quel misfatto, ed eventualmente quanto? E quel giudice, è stato sospeso o ha fatto carriera, come tanti altri protagonisti di errori giudiziari?
Inutile attendere risposte.
La questione è che tutto quanto sta accadendo non è solo un incidente, un episodio isolato dove la fanno da protagonisti l'esagerazione di alcuni giudici o l'inconsapevolezza di altri politici. Siamo davanti a un uso sempre più spregiudicato delle istituzioni e dei media per colpire chiunque non si adegui alla mentalità dominante, chiunque faccia resistenza ai nuovi padroni. E' quel "totalitarismo subdolo" in cui degenera "una democrazia senza valori", come ebbe a ricordare profeticamente Giovanni Paolo II al Parlamento italiano il 14 novembre 2002 dopo averlo già scritto nell'enciclica Centesimus Annus.

Fonte: La nuova Bussola Quotidiana, 03/12/12

3 - SPENDING REVIEW & DELITTI LEGALIZZATI
Lo Stato italiano spende ogni anno 200 milioni di euro per l'aborto: non si potrebbe cominciare a risparmiare da qui, facendo pagare ai singoli cittadini questi delitti?
Autore: Mario Palmaro - Fonte: Il Timone, n.117 novembre 2012

E' diventato il ritornello di questi ultimi mesi, in Italia e non solo: bisogna risparmiare. La parola d'ordine è ridurre i costi, tagliare la spesa, diminuire gli sprechi del sistema pubblico. Il fatto singolare, però, è che praticamente a nessuno sia venuto in mente di sforbiciare le uscite che lo Stato affronta ogni giorno per compiere azioni malvagie legalizzate. Pensate, ad esempio, all'aborto e alla fecondazione artificiale. In Italia non soltanto queste azioni sono lecite, cioè si possono compiere impunemente; ma come se non bastasse, queste condotte sono pagate dal Servizio Sanitario Nazionale, cioè dallo Stato, ovverosia da ciascuno di noi. Con l'approvazione dell'aborto legale, avvenuto nel 1978 con la legge 194, l'aborto è diventato anche completamente gratuito. Cosa che non accade, ad esempio, negli Stati Uniti, dove l'aborto è libero ma chi vuole praticarlo se lo deve pagare. Sempre che Obama non riesca a farlo rientrare nei servizi garantiti dallo Stato. In Italia, dicevamo, ogni aborto è un costo per la collettività.

IL COSTO DELL'ABORTO: 170 MILIONI DI EURO L'ANNO
Quanto ci costa uccidere i nostri figli? Prendiamo ad esempio le tariffe in vigore dal primo di gennaio 2012 a Udine, in Friuli. I costi sono definiti dai DRG, cioè dal Diagnosis-relater group, un sistema adottato da ogni regione italiana, che fissa una cifra in relazione alle singole tipologie di prestazione. Ogni singolo aborto volontario ha un DRG che varia da 1479 a 1814 euro. Proviamo a prendere per buone queste cifre di costo per lo Stato (e per le Regioni, competenti nella gestione dei servizi sanitari) e proviamo a moltiplicarle per il numero di aborti praticati in un anno in Italia. Il Ministro della Salute ha reso noto che nel 2010 in Italia ci sono stati 115.372 aborti volontari praticati negli ospedali pubblici, con un rapporto di abortività – cioè il numero di aborti per ogni 1000 nati – pari a 207. Vuol dire che ogni 5 bambini nati 1 viene abortito. Se moltiplichiamo 1479 euro (il DRG per aborto senza raschiamento e aspirazione) per 115.372 si ricava che in un anno per uccidere i bambini non nati l'Italia spende più di 170 milioni di euro. Se poi proviamo a considerare il DRG da 1814 Euro (per aborto con raschiamento e aspirazione) allora la spesa annua per aborti del nostro Stato ammonta a più di 209 milioni di euro.

QUANTO BENE SI POTREBBE FARE
In entrambi i casi, si tratta di un sacco di soldi, con cui si potrebbe fare del bene: ad esempio, aiutare qualche donna che vuole abortire per motivi economici a tenersi il figlio, ricordando per altro che quella economica non è affatto una motivazione decisiva, e che le vere ragioni e motivazioni dell'aborto sono spesso altrove. Lo dimostra il tasso di abortività, che è più alto in regioni con condizioni economiche generali buone: in Liguria ci sono 294 aborti ogni 1000 nati (1 su 3 nati), in Emilia Romagna 258 ogni 1000 (1 su 4 nati), in Piemonte 256 su 1000 (anche qui 1 su 4); mentre in Basilicata "solo" 140 su 1000. In ogni caso, qui il punto non è nemmeno quello di vietare e punire l'aborto volontario – come sarebbe necessario e doveroso da parte dello Stato – ma in via minimale almeno tagliare il finanziamento all'aborto. Risparmiare laddove i soldi servono a uccidere e a facilitare l'uccisione del nascituro: non è infatti improbabile che una donna sarebbe in parte dissuasa dalla presentazione di una fattura di 1400 o 1800 euro per abortire. Le costerebbe meno comprare un passeggino, un seggiolone e parecchio latte in polvere. E il sistema sanitario risparmierebbe un pò di danaro. E qualche bambino si salverebbe dalla morte violenta prevista dalla legge 194. Si tenga conto anche di questa situazione paradossale collegata all'aborto e alle sue spese: se una donna dichiara di voler abortire, i suoi  esami sono gratuiti; ma se poi ci ripensa, e si tiene il bambino, è chiamata a pagarli.

UNO STRANO SILENZIO  
Sorprende che fra tutte le forze politiche, gli intellettuali, i giornalisti che si dichiarano di orientamento cattolico, nessuno abbia sentito il bisogno di lanciare, anche a scopo provocatorio, questa proposta di spending review etica: magari lo si è sentito fare per le spese in armamenti, ma silenzio totale sul fronte della guerra che lo Stato italiano ha ingaggiato da oltre trent'anni con i nascituri di uomo. Questo silenzio ha delle ragioni. La prima: l'accettazione diffusa - anche in non pochi ambienti cattolici - della "socializzazione dell'aborto", cioè della legalizzazione collegata all'assunzione di spesa da parte dello Stato. Si tratta di quel fenomeno che Luigi Lombardi Vallauri definì abortismo umanitario: piuttosto che spingere i "poveri" all'aborto clandestino o all'impossibilità di abortire, meglio che lo Stato provveda pagando il conto. Difficile trovare oggi persone che non ragionino in questo modo. La seconda ragione: proporre di "tagliare" i costi dell'aborto avrebbe esposto il malcapitato proponente ad attacchi virulenti provenienti dal mondo abortista; e al silenzio imbarazzato di ambienti "amici".

I FIGLI IN PROVETTA PAGATI DAI CONTRIBUENTI
Un altro settore in cui lo Stato finanzia il male è quello della fecondazione artificiale in vitro omologa. Dopo l'approvazione della legge 40 del 2004, la Fivet è diventata un'opportunità che può essere  anche pagata dal Servizio Sanitario. In questo caso ci risulta più difficile ricostruire il costo di ogni singolo intervento, anche perchè esistono notevoli differenze tra le diverse strutture che effettuano la Fivet. Alcune Regioni hanno inserito la Fivet nei DRG (in particolare il DRG 359 per il prelievo di ovociti e il DRG 365 per il trasferimento di embrioni in utero). Ciò comporta che, ad esempio in Toscana, una Fivet Icsi viene finanziata dal sistema sanitario per 1825 Euro, se la donna non ha più di 41 anni e per 3 cicli. In Lombardia, il costo è circa il doppio, non vi sono limiti di età e i cicli "finanziati" sono 6. Le donne possono recarsi dalla loro regione, in cui la Fivet si paga, in queste regioni che prevedono il servizio pagato dalla collettività. Nel 2010 sono state assistite in Italia circa 70.000 coppie. Una parte di loro è andata nelle cliniche private, dove si spende dai 3 agli 11.000 euro per ciclo. E' evidente che una parte di questi 70.000 sono andati negli ospedali pubblici lombardi o toscani, dove ha pagato Pantalone, cioè noi. Anche qui ci vorrebbe un pò di spending review, a patto che qualcuno la chieda, invece di preoccuparsi di "garantire il servizio". E' utile ricordare che per quelle 70.000 coppie nel 2010 sono stati prodotti 113.019 embrioni, e che i bambini nati in quell'anno sono stati 12.506: vuol dire che 9 embrioni su 10 sono morti.

CHE COSA POSSIAMO FARE?
La prima cosa da fare è prendere atto di questa situazione, e rendersi conto che le nostre tasse servono a uccidere esseri umani innocenti. La seconda cosa è dirci queste cose e dirle se necessario dai tetti. La terza cosa è scrivere alla stampa cattolica, per svegliarla dal torpore che la avvolge su questo tema. La quarta e ultima azione è aiutare i nostri pastori a essere coraggiosi su queste frontiere: negli States Obama si trova davanti vescovi schietti e combattivi. Chiediamoci che cosa facciamo qui in Italia di fronte ai temi non negoziabili.

Fonte: Il Timone, n.117 novembre 2012

4 - LA BOMBA IMU CONTRO LA LIBERTA' DI EDUCAZIONE
Mentre in Italia si affossano le scuole non statali, in molti paesi europei esse godono di cospicui finanziamenti pubblici, visto il servizio pubblico che fanno...
Autore: Marco Lepore - Fonte: La nuova Bussola Quotidiana, 30/11/12

Il Consiglio di Stato, nei giorni scorsi, ha espresso un parere quantomeno criticabile, identificando qualsiasi attività di natura economica come finalizzata al lucro. Una logica che, portata alle sue estreme conseguenze, condannerebbe il non profit del nostro Paese alla totale irrilevanza, mortificando le migliori esperienze di creatività imprenditoriale per scopi solidaristici nate in questo ambito. Ed è proprio sulla scia di tale parere che il Ministero dell'Economia e delle Finanze il 19 novembre u.s. ha emanato un Regolamento (Decreto n. 200) che definire assurdo in alcune delle sue parti è probabilmente poco.
Tale decreto, che regolamenta l'esenzione dell'Imu per le unità immobiliari destinate allo svolgimento di attività istituzionali con modalità non commerciali, ha – fra le altre cose - l'amaro sapore di una grave presa in giro nei confronti delle scuole paritarie.
Dopo aver precisato, nell'art. 3, quali sono i requisiti generali perché una attività possa considerarsi non commerciale, il regolamento afferma infatti che le attività didattiche delle scuole paritarie devono essere svolte a "titolo gratuito, ovvero dietro versamento di corrispettivi di importo simbolico e tali da coprire solamente una frazione del costo effettivo del servizio, tenuto conto dell'assenza di relazione con lo stesso".
Ci chiediamo: è uno scherzo o che cosa? Come è possibile pensare che una scuola paritaria – che proprio perché tale è tenuta dalla L. 62/2000 ad ottemperare a numerosi e onerosi obblighi - per riuscire ad essere esentata dall'Imu possa, senza una reale parità scolastica, offrire il suo servizio scolastico ed educativo a titolo gratuito o a fronte di un corrispettivo semplicemente simbolico? L'assurdo, poi, è che una scuola paritaria comunale l'Imu non la deve pagare ma una paritaria privata invece sì, pur facendo esattamente la stessa cosa!
Insomma, non facevano prima a dire semplicemente che le scuole paritarie private non hanno diritto di esistere e pertanto non sono esentate dall'Imu?
Ammessa poi la necessità (citata in premessa al decreto) di adeguarsi ai "parametri di conformità a quelli previsti dal diritto dell'Unione Europea", occorre considerare che in quasi tutti i paesi europei le scuole non statali godono a diverso titolo di finanziamenti pubblici e possono dunque permettersi di praticare una retta semplicemente simbolica ad integrazione del contributo statale. In Italia, invece, la musica è diversa: il finanziamento pubblico della scuola paritaria è irrisorio e, per di più, si limita alle scuole materne e primarie convenzionate. Tutte le altre non godono di alcun sostegno. Sarebbe stato dunque necessario, proprio per adeguarsi all'Europa, procedere nella direzione esattamente opposta a quanto previsto dal Regolamento.
A meno che, là dove si cita il "costo effettivo del servizio" – che nella scuola statale ammonta a una cifra che va dai 6mila agli 8mila euro ad alunno all'anno, in base all'ordine e grado di scuola e senza tener conto di alcune voci di spesa come quelle a carico degli Enti Locali - non si voglia fare riferimento al costo sostenuto dallo Stato. Di fronte a simili cifre, il corrispettivo versato dalle famiglie alle scuole paritarie potrebbe apparire davvero "simbolico"…
Questo Regolamento, in definitiva, rende evidente una volta di più che la situazione italiana sarebbe intollerabile per qualsiasi cittadino e Paese europeo. Mentre altrove le famiglie sono sostenute economicamente nell'esercizio della libertà di scelta educativa, da noi si continua a costringerle a pagare due volte: con le tasse per l'istruzione statale di cui non beneficiano e con le rette – sempre più alte se le scuole vorranno e sapranno sopravvivere - per l'istruzione paritaria. Una visione miope, antistorica e (al di là delle apparenze) sostanzialmente antieuropea, che non porterà nulla di buono per  l'economia del nostro Paese e per l'educazione dei nostri giovani.

Fonte: La nuova Bussola Quotidiana, 30/11/12

5 - TANTI DUBBI SULLA NOMINA DEL CATTOLICO BORG A COMMISSARIO EUROPEO (PERCHE' INVECE BUTTIGLIONE FU BOCCIATO?)
Esulta Avvenire... ma c'è il rischio che abbia mantenuto soltanto la fama di cattolico, barattandone i contenuti con la poltrona
Autore: Mauro Faverzani - Fonte: Corrispondenza Romana, 28/11/2012

Il quotidiano della Cei, "Avvenire", ha esultato, annunciando enfaticamente lo scorso 22 novembre: «La pregiudiziale anticattolica è battuta». Nello stesso giorno "Repubblica", viceversa, si è stracciata le vesti: «Commissario anti-abortista, scontro alla Ue». Ottiche diverse per parlare di uno stesso fatto, la nomina a Commissario europeo per la Salute e la Protezione dei Consumatori del maltese Tonio Borg, approvata con 386 voti a favore ‒ Ppe, parte dei socialisti e Epd, di cui fa parte anche Lega Nord ‒, 281 contrari ‒ centrosinistra, liberali, verdi e sinistra unitaria ‒, 28 astenuti.
Perché dunque, a parità di condizioni, nel 2004 fu bocciata la candidatura di Rocco Buttiglione e nel 2012 è stata promossa quella di Tonio Borg? E soprattutto quale Tonio Borg è stato votato? Quello che, come membro del governo della Valletta, ha sostenuto posizioni sempre in linea con la Dottrina della Chiesa in fatto di aborto, divorzio, coppie di fatto ed omosessualità o quello degli ultimi, inquietanti proclami di pedissequa fedeltà ai nuovi totem dell'Unione Europea? Le prime stonature giunsero già durante l'"interrogatorio" del 13 novembre, cui l'allora candidato Borg fu sottoposto di fronte alle commissioni Sanità e Ambiente, Mercato e Protezione dei Consumatori, Agricoltura e Sviluppo rurale. In quella sede egli giurò di aver sempre «combattuto per difendere i valori europei sanciti nei trattati» ed, in particolare, «nella Carta dei diritti fondamentali»; di volersi «astenere da ogni atto incompatibile» con le funzioni di membro della Commissione; di voler «proseguire e rafforzare l'ottimo lavoro dei predecessori nel campo della salute», nonché «sostenere le riforme sanitarie degli Stati membri».
Equilibrismi politici, tali da dire potenzialmente tutto ed il contrario di tutto. Molto più esplicita ‒ e preoccupante ‒ però è stata la lettera firmata da Borg prima del voto, il 17 novembre , ed inviata a tutti i deputati, lettera in cui si suggerisce la linea dura con un incattivirsi delle pene contro i «crimini o delitti commessi sulla base della discriminazione», "anticamera" di quel reato di omofobia per il quale anche citar la Bibbia potrebbe esser sanzionato o punito addirittura col carcere. Ma non basta. Annuncia ancora Borg di voler «combattere la stigmatizzazione e la discriminazione in materia di Hiv/Aids e definire i gruppi a rischio per la donazione del sangue in funzione dei comportamenti personali e non in base agli orientamenti sessuali», come se non fossero gli orientamenti sessuali a determinare poi i conseguenti comportamenti...
Ma c'è di più: «Vorrei anche, in linea con la risoluzione del Parlamento Europeo del settembre 2011 ‒ dichiara il neo-commissario ‒ lottare affinché si smetta di considerare le persone transgender come malati mentali e sostenere una riclassificazione non-patologicizzante per identità di genere nei negoziati sull'undicesima versione della classificazione internazionale delle malattie dell'Organizzazione Mondiale della Sanità». Il che significa adattare il concetto di "disturbo" non ai protocolli clinici, bensì alle mode dell'euroapparatčik. La lettera aggiunge anche un neologismo alla contro-lingua di regime, quello di «discriminazione positiva», contraddicendo così clamorosamente il proposito di debellarne ogni forma tout court: si riferisce al principio di "pari opportunità" per le donne imposto nella composizione dei consigli d'amministrazione.
Cattive insomma sarebbero solo le discriminazioni non in linea con i diktat Ue. In più punti della missiva Borg giura inoltre piena fedeltà alla Carta dei Diritti Fondamentali europea «nella sua totalità e senza riserve», in particolare all'art. 21 ed all'art. 19 del Trattato sul Funzionamento dell'Unione: in entrambi si vieta qualsiasi forma di discriminazione fondata, tra le altre cose, non solo sul sesso, ma anche sulle «tendenze» o sull'«orientamento sessuale", minacciando in caso contrario l'assunzione di «provvedimenti opportuni» per contrastarla.
Evidente il rischio che con tale pretesto si finisca per introdurre nei Paesi Ue una sorta di caccia agli "untori", dove gli untori sarebbero i fautori dei principi cattolici. Ecco perché Borg sì e Buttiglione no. Ed ecco perché non pare vi sia molto di che gioire: il dubbio è anzi se il neo-commissario sia rimasto quell'icona cattolica tanto temuta o se ne abbia mantenuto soltanto la fama, barattandone i contenuti con la poltrona. Solo i fatti ci diranno ‒ peraltro molto a breve ‒ a cosa credere...

Fonte: Corrispondenza Romana, 28/11/2012

6 - LA VIA DELL'INFERNO E' LASTRICATA DI BUONE INTENZIONI
Intervista ad Alfredo Mantovano: ''Vedremo se chi ha votato la legge sull'incesto poi si riempirà ancora la bocca con gli slogan sulla difesa della famiglia''
Autore: Benedetta Frigerio - Fonte: Tempi, 28 novembre 2012

«Signor Presidente, onorevoli colleghi, un vecchio adagio popolare dice che la via dell'inferno è lastricata di buone intenzioni e io non nego la buona intenzione. Anzi la lodevole intenzione di eliminare una serie di presunte – spiegherò perché presunte – discriminazioni a carico dei figli di una unione incestuosa». Sono le parole di Alfredo Mantovano, deputato pidiellino, ex sottosegretario all'Interno, firmatario degli emendamenti bocciati e contrari al riconoscimento dei figli dell'incesto previsto dalla norma varata ieri dal Parlamento con 366 favorevoli, 31 contrari e 58 astenuti. Lo scopo della legge era quello di riconoscere i diritti di tutti i figli naturali, nati anche al di fuori del matrimonio, ma il sapore della norma è più di una legittimazione dei diritti degli adulti, al di là di ogni responsabilità civile contratta attraverso il matrimonio. «Se davvero si volevano tutelare i figli, perché si è votato per dare ai responsabili di un incesto il diritto di riconoscere quel figlio, contro il suo vero interesse e contrastando con l'articolo 564 del Codice penale che prevede il carcere per chi pratica l'incesto? Il contrasto tra la nuova legislazione civile e il Codice penale porterà a una sua depenalizzazione. Vedere la gente esultare in aula per l'approvazione di questa legge è stato uno spettacolo grottesco».
CHI HA VOLUTO QUESTA NORMA HA PARLATO, COME ROSY BINDI, DI UNA CIVILTÀ LIBERATA DAL FARDELLO DEL BIGOTTISMO CHE NON TUTELA I FIGLI NATI FUORI DAL MATRIMONIO, ANCHE QUELLI DELL'INCESTO CHE SI DICE NON AVESSERO DIRITTI. È COSÌ?
In aula c'era chi citava santi e sacre scritture a favore di questa norma; io mi sono limitato laicamente a citare il diritto positivo e a svolgere considerazioni esclusivamente laiche. In primo luogo, oggi il divieto di riconoscimento – come tutti sanno, ma è il caso di ricordarlo – non è assoluto. Il riconoscimento è possibile in una serie di ipotesi: quando si ignorava al momento del concepimento l'esistenza di un vincolo parentale; quando, in epoca successiva al concepimento, è venuto meno per l'annullamento di un matrimonio il vincolo di affinità. Non solo, la giurisprudenza ha applicato la categoria della buona fede anche alla vittima di violenza, quindi la donna che subiva la violenza dell'incesto poteva già operare il riconoscimento. Il figlio, poi, come recita l'articolo 580 del Codice civile, non otteneva l'eredità ma solo da un punto di vista formale, perché – di fatto – aveva diritto ad un assegno vitalizio che corrispondeva all'eredità che gli sarebbe spettata. Il figlio naturale, senza essere costretto ad apparire figlio di un rapporto incestuoso, poteva quindi ottenere il mantenimento, l'istruzione e l'educazione e, se maggiorenne ed in stato di bisogno, ottenere anche gli alimenti, come prevede l'articolo 279 del Codice civile. È nell'interesse di un figlio, che si trovi in tale drammatica situazione, avere questo marchio, che non dipende dalla sua volontà, ma può dipendere anche dalla volontà di chi è stato autore di una violenza? Perché qui non è più il figlio che, maggiorenne – come dice l'attuale normativa -, decide sul riconoscimento o meno, ma è l'esatto contrario, è il padre o la madre, comunque chi ha commesso una violenza, che d'ora in poi potrà decidere autonomamente se riconoscerlo o meno. Si può arrivare a delle vere e propria assurdità: L'articolo 564 del Codice penale, che nessuno ancora ha abolito, punisce come un delitto con pena severa l'atto di incesto, che accadrà ora?
PERCHÉ SONO STATI RESPINTI GLI EMENDAMENTI ALLA LEGGE, ANCHE SE CONTRARI SOLO A QUESTO PASSAGGIO?
Per un insieme di ragioni gravi. Da una parte la sinistra ormai non si presenta più come un alternativa sul piano economico e politico, ma ha spostato la sua attenzione, come tutti i partiti europei, verso temi antropologici di matrice libertaria e radicale. Questo purtroppo accade perché ormai le politiche economiche, strutturali e di sviluppo sono stabilite dall'Europa. C'è poi una ragione politica: si sta rinforzando il patto con Sel a cui si dà carta bianca su tutte le proposte più ideologiche. Non meno grave il fatto che, dall'altra parte, il Pdl sia assente. Siamo pochi ad avere le idee chiare sull'importanza di queste tematiche per la società futura. Perciò è mancata, anche in questo caso, la volontà di agire con decisione. Peggio: il partito non è stato capace di fare una battaglia e un terzo di noi ha votato a favore della norma. e così hanno agito anche ad alcuni parlamentari della Lega, ma anche dell'Udc. Vedremo se questi stessi saranno quelli che sentiremo riempirsi la bocca di slogan sulla famiglia durante la prossima campagna elettorale. Perciò dico che bisogna leggere bene le analisi del sangue di chi parlerà: si può già fare guardando chi ha votato la norma sull'incesto. Perché, come diceva Jean-Paul Sartre, «quanto alla famiglia, scomparirà soltanto quando avremo cominciato a sbarazzarci del tabù dell'incesto; la libertà deve essere pagata a questo prezzo».
HANNO VOTATO LA LEGGE SULL'INCESTO. QUALCUNO SI È SPINTO FINO A TEORIZZARE CHE SIA LECITO?
Chi teorizza che i figli si possono fare in qualsiasi caso e che i genitori non devono essere discriminati rispetto a quelli sposati sono molti, con Paola Concia in testa. Solo che la cosa è subdola perché la lesione dei diritti dei bambini non è esplicita, ma passa con il vessillo della difesa dei diritti degli adulti: bisogna avere diritti senza responsabilità delle proprie azioni. Questa è l'idea di libertà teorizzata dai più radicali. Poi, di fatto, pagano i bambini, ma intanto le norme passano anche con lo sponsor di certi cattolici che sempre più ingrossano le cifre dei voti radicali.
SUI TEMI ANTROPOLOGICI LE DIFFERENZE FRA I PARTITI VANNO SEMPRE PIÙ ASSOTTIGLIANDOSI. COSA ACCADRÀ ALLE PROSSIME ELEZIONI?
Nella prossima legislazione la maggioranza sarà ancora più libertaria. Date le forze in campo, mi pare evidente che stiamo andando verso un'estremizzazione dei temi etici. Si proporrà il riconoscimento della famiglia omosessuale, la legalizzazione dell'eutanasia, la legge sull'omofobia. E tutto avverrà anche grazie al silenzio imbarazzato di molti, come ormai accade da tempo. Forse ci si accorgerà di quello che sta accadendo quando dovranno chiudere i seminari o le scuole paritarie, come sta succedendo Oltreoceano, ma sarà tardi.
LE SPINTE LIBERTARIE E L'ASSENZA DI UN'ALTERNATIVA E UN'AZIONE FORTE CI STANNO PORTANDO A QUELLO CHE PIER PAOLO PASOLINI DICHIARÒ NEGLI ANNI SETTANTA, QUANDO PROFETIZZO LA SVOLTA DEL PCI, FAVOREVOLE AD ABORTO E DIVORZIO, VERSO UN GRANDE PARTITO RADICALE DI MASSA?
Ci stiamo tutti omologando. Ma a quanti hanno citato il Vangelo e i santi a sproposito per giustificare la norma a favore dell'incesto vorrei ricordare le cronache di Sodoma e Gomorra e la fine dell'impero romano imploso nella sua immoralità. Mentre a chi tace dico che, come Sodoma e Gomorra, forse meritiamo la distruzione dei partiti e della politica già in atto.

Fonte: Tempi, 28 novembre 2012

7 - SCIENZA & VITA PROPONE DI ADOTTARE LE MIGLIAIA DI EMBRIONI CONGELATI, MA SBAGLIA...
Infatti la vera soluzione è una sola: fermare la produzione di embrioni umani e quindi bloccare ogni forma di fecondazione artificiale, sia omologa che eterologa
Autore: Mario Palmaro - Fonte: La nuova Bussola Quotidiana, 29/11/2012

Che cosa fare delle migliaia di embrioni crioconservati sotto azoto liquido, prodotti dalla fecondazione artificiale omologa ed eterologa? Il problema ha importanti risvolti morali e giuridici, ed è tornato al centro del dibattito in questi giorni, a seguito della presa di posizione di Scienza & Vita, che è una sorta di emanazione bioetica della Conferenza Episcopale Italiana. Lucio Romano, presidente nazionale di questa associazione, ha infatti sostenuto pubblicamente che tra le diverse opzioni possibili la sola scelta buona sia quella dell'adozione di detti embrioni. Romano ha parlato di APN, adozione per la nascita, sostenendo la tesi che, poiché questi embrioni ormai esistono, l'unica soluzione etica sia quella di dare loro una possibilità di sviluppo e di nascita, autorizzando le donne disponibili al trasferimento nel loro corpo, per tentare l'avvio di una gravidanza.
Il tema non è certo nuovo, e il Magistero della Chiesa lo sta vagliando da diversi anni. Ma la sortita di Scienza & Vita è sorprendente per almeno due ragioni: la prima, è che fra gli studiosi cattolici più ortodossi la questione è ancora aperta, ed esiste un confronto serrato tra favorevoli e sfavorevoli. Fra i sostenitori dell'adozione figura da sempre Carlo Casini, presidente del Movimento per la vita italiano. Fra i contrari all'adozione embrionale si contano invece il Direttore del Centro di Bioetica dell'Università Cattolica Adriano Pessina, e il cardinale arcivescovo di Bologna Carlo Caffarra, moralista di vaglia che a suo tempo fu incaricato da Giovanni Paolo II di realizzare l'Istituto per la famiglia. Scienza & Vita ha invece sposato a spada tratta l'adozione prenatale degli embrioni congelati, invitando al suo Convegno nazionale, svoltosi a Roma, esclusivamente giuristi favorevoli all'adozione. E dando la parola come relatore all'allieva di Carlo Flamigni, la professoressa Eleonora Porcu, che da anni pratica la fecondazione artificiale a Bologna, e che figura tra le fondatrici di Scienza e Vita.
Ma c'è un secondo fatto ancora più importante che rende questa scelta di Scienza e Vita davvero singolare: e cioè che nell'ultimo documento del Magistero in materia di Bioetica, la Chiesa prende posizione contro l'adozione degli embrioni congelati. Si tratta del documento Dignitas Personae, vergato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede nel 2008, e purtroppo diffuso in modo assai limitato, al punto che pochi lo conoscono e che oggi è quasi impossibile trovarlo, stampato, nelle librerie cattoliche.
Al numero 19, il documento recita: "Per quanto riguarda il gran numero di embrioni congelati già esistenti si pone la domanda; che fare di loro?"  Dignitas personae chiarisce in modo netto quali sono le soluzioni illecite: "Sono chiaramente inaccettabili le proposte di usare tali embrioni per la ricerca o di destinarli a usi terapeutici", e allo stesso modo è da respingere la proposta di "scongelare questi embrioni e, senza riattivarli, usarli per la ricerca come se fossero dei normali cadaveri".
Ma ecco che il documento affronta di petto la questione dell'adozione: "E' stata inoltre avanzata la proposta, solo al fine di dare un'opportunità di nascere ad esseri umani altrimenti condannati alla distruzione, di procedere a una forma di adozione prenatale. Tale proposta, lodevole nelle intenzioni di rispetto e di difesa della vita umana, presenta tuttavia vari problemi non dissimili da quelli sopra elencati". Ora, siccome le proposte precedenti sono tutte considerate inaccettabili dal documento, il messaggio è chiaro: chi propone l'adozione lo fa sospinto da ottime intenzioni morali, ma il mezzo proposto non è accettabile.
E qui arriva il giudizio più pesante della Chiesa sulla situazione degli embrioni congelati e quindi, di riflesso, su ogni fecondazione artificiale: "Occorre constatare in definitiva che le migliaia di embrioni in stato di abbandono determinano una situazione di ingiustizia di fatto irreparabile". "Non si intravede una via d'uscita moralmente lecita – scrive Dignitas Personae citando un  discorso di Giovanni Paolo II del 1996 – per il destino umano di migliaia e migliaia di embrioni congelati". Non c'è via d'uscita che sia lecita sul piano morale: quindi anche l'adozione viene rigettata dalla Chiesa cattolica. La quale – lo diceva sempre Papa Woityla in quel discorso del 1996 – propone un unico imperativo ai governanti (ponendo quindi la questione sotto il profilo politico e giuridico): fermare la produzione di embrioni umani. Che significa: fermare ogni forma di fecondazione artificiale, sia essa omologa o eterologa.
Ma le obiezioni all'adozione di embrioni non si fermano qui: l'Associazione dei Ginecologi e Ostetrici Cattolici (AOGOI), per bocca del suo presidente Pino Noia, sostiene che  l'utilizzo del concetto di adozione degli embrioni innesca una serie di problemi etici sempre più gravi, in una spirale senza fine. Noia ricorda come il genetista cattolico padre Angelo Serra mettesse in guardia i cattolici: un atto di carità compiuto per salvare la vita ad un embrione finisce con il generare derive etiche ancora più gravi, giustificando addirittura un aumento del ricorso alla crioconservazione degli embrioni, con la "scusa" che possono essere adottati.
In sintesi: Scienza & Vita lancia la proposta di legalizzare l'adozione degli embrioni; l'Associazione dei ginecologi cattolici vi si oppone, ricordando fra l'altro che la strada dell'adozione avrebbe scarsissimi risultati positivi, visto che nella fecondazione artificiale si contano solo 4-6 embrioni nati vivi su 100 embrioni scongelati.

Fonte: La nuova Bussola Quotidiana, 29/11/2012

8 - PIO XII E L'OPERAZIONE STURZO (A CUI SI OPPOSE DE GASPERI)
Nel 1952 il Papa incoraggiò un patto politico dei cattolici intorno a un programma per difendere la Roma cristiana; De Gasperi si oppose perché voleva un partito laico e aconfessionale, lavorando per l'apertura a sinistra
Autore: Roberto de Mattei - Fonte: Il Timone, n.117 novembre 2012

Tra le molteplici cause del processo di secolarizzazione della società italiana, non va dimenticato il fallimento della cosiddetta "operazione Sturzo", concepita sessant'anni fa da Luigi Gedda, con l'avallo di Pio XII. La guerra si era appena conclusa e Pio XII proponeva un progetto di restaurazione della società cristiana sulla stessa linea del programma di san Pio X: "tutto restaurare e riordinare in Cristo". Papa Pacelli voleva realizzare l'unità dei cattolici non attorno ad un partito, ma a un programma, come era accaduto nelle elezioni del 1913, con il Patto Gentiloni approvato da san Pio X. Luigi Gedda, l'artefice della schiacciante vittoria elettorale del 18 aprile 1948, sembrava l'uomo più adatto a realizzare il piano del Pontefice. Il primo banco di prova sarebbero state le elezioni amministrative del maggio 1952, che precedevano di un anno quelle politiche. Il 22 gennaio di quell'anno Luigi Gedda veniva nominato presidente dell'Azione Cattolica, cumulando questa carica con quella di presidente dei Comitati Civici. Il 10 febbraio, Pio XII lanciava al popolo romano "un grido di risveglio", mirabilmente sintetizzato in queste parole: "E' tempo di scuotere il funesto letargo, è tempo di ripetere con l'Apostolo: hora iam nos de somno surgere. E' tutto un mondo che occorre rifare dalle fondamenta, che bisogna trasformare da selvatico in umano, e da umano in divino, vale a dire secondo il cuore di Dio". Pio XII intendeva promuovere un rinnovamento cristiano del mondo a partire da Roma e intendeva affidare a Luigi Gedda questo compito. Pio XII e Gedda incontrarono però l'opposizione di Alcide De Gasperi, creatore, tra il 1943 e il 1946, della Democrazia Cristiana, che si presentava quale erede del Partito Popolare Italiano fondato nel 1919 da don Luigi Sturzo, e si richiamava, oltre che allo stesso Sturzo, a don Romolo Murri, fondatore in Italia del modernismo politico e scomunicato da san Pio X nel 1909. De Gasperi e i suoi compagni, influenzati anche dal pensiero di Jacques Maritain (che era stato ambasciatore di Francia presso la Santa Sede dal 1944 al 1948), propugnavano uno Stato e quindi un partito laico e aconfessionale, e credevano nella necessità di un accordo con i partiti di sinistra, nella convinzione che in questa direzione irreversibile volgesse ormai la storia. Fin dal 1946 un avvocato romano, Carlo Francesco D'Agostino, aveva presentato al Sant'Uffizio una denuncia contro gli errori dottrinali della Democrazia Cristiana. Lo stesso D'Agostino, agli inizi degli anni Cinquanta, aveva rinnovato la sua denuncia con una lettera aperta dal titolo La illusione democristiana. Il mondo cattolico era però diviso. Tra i collaboratori di Pio XII, alcuni, come il cardinale Ottaviani, condividevano le riserve del Pontefice verso la Democrazia Cristiana, altri, come il Sostituto Segretario di Stato per gli Affari Straordinari Giovanni Battista Montini, erano convinti sostenitori dell'unità dei cattolici attorno a De Gasperi. Nonostante le elezioni del 18 aprile avessero dato alla DC la maggioranza assoluta, permettendole di governare da sola senza le sinistre, De Gasperi, dal maggio 1948, aveva associato al suo Governo anche i  socialdemocratici del PSLI e i repubblicani, con l'opposizione della sinistra socialcomunista e delle destre, rappresentate dal Partito Nazionale Monarchico (PNM) di Achille Lauro e dal Movimento Sociale Italiano (MSI) di Augusto de Marsanich. Il problema che ora si apriva era quello della città di Roma dove, senza un accordo con il MSI e il PNM, la Democrazia cristiana rischiava di regalare il Campidoglio al "Blocco del Popolo" delle sinistre, guidato dall'ex presidente del Consiglio Francesco Saverio Nitti. Con l'incoraggiamento di Pio XII, Gedda si fece allora promotore di una lista civica, aperta al sostegno di tutti gli anticomunisti, compresi i monarchici e i missini. La lista sarebbe stata capeggiata dall'anziano, ma rappresentativo, don Luigi Sturzo, divenuto critico nei confronti della politica di De Gasperi. Dietro le quinte si muoveva uno dei principali ideatori del progetto, il vescovo Roberto Ronca, esponente di punta del "partito romano", fedele a Pio XII. Quella che fu detta "l'operazione Sturzo" fu però pesantemente contrastata da Alcide De Gasperi e da Carlo Carretto, presidente dei Giovani di Azione Cattolica, sensibile, come molti giovani democristiani, all'influenza di Giuseppe Dossetti. Nelle sue Memorie (Mondadori, Milano 1998), Gedda ha scritto che "la divergenza di fondo con i democristiani dipendeva dalla loro convinzione che il comunismo avrebbe ineluttabilmente conquistato il potere e che il problema dunque era quello di cercare fin da subito forme di coesistenza con il futuro vincitore". Il 22 aprile fu annunciato l'appello che don Sturzo lanciava a tutti i partiti per la "formazione di una lista amministrativa composta da persone competenti e al di fuori di ogni colorazione politica, sulla quale potessero convergere i voti di quanti si preoccupano di salvaguardare il carattere unico e specialissimo di Roma, capitale d'Italia e sede del Papato". Il giorno successivo però don Sturzo, in seguito alle forti resistenze di parte della DC e del mondo cattolico, fu costretto a rinunciare alla sua lista e l'operazione naufragò. Era la sconfitta di Gedda, ma anche quella di De Gasperi. Le elezioni videro infatti il successo delle destre, che conquistarono molte città del Sud, a cominciare da Napoli. Per impedire che le destre divenissero determinanti nella successiva legislatura, De Gasperi ideò allora un mutamento della legge elettorale, in modo da attribuire il 65% dei seggi della Camera alla lista che avesse ottenuto  più del 50% dei voti. Ribattezzata "legge truffa" e combattuta sia dalla destra che dalla sinistra, la legge maggioritaria fu promulgata il 31 marzo 1953. Tuttavia, nelle elezioni del 7 giugno dello stesso anno, la DC e i partiti di centro raggiunsero il 49,7%, mancando per 54.000 voti la maggioranza assoluta. La DC perse molti consensi, mentre aumentarono il Partito Nazionale Monarchico (PNM) (da 14 a 40 deputati) e il Movimento Sociale Italiano  (MSI) (da 6 a 28). De Gasperi cercò di costituire il suo ottavo ministero, il 28 luglio 1953, ma non ottenne la fiducia in parlamento. Tre giorni dopo, la "legge truffa" fu abrogata. Nel gennaio 1954, lo scrittore Giovannino Guareschi pubblicò sul giornale "Il Candido", da lui diretto, la copia di due lettere autografe di De Gasperi in cui il futuro leader DC chiedeva agli inglesi, nel 1944, di bombardare la periferia di Roma. De Gasperi denunciò per diffamazione Guareschi, che venne condannato a tredici mesi di carcere e non presentò appello contro la sentenza, ma scontò tutta la sua pena in galera. La storiografia non ha ancora pronunciato una parola definitiva sull'autenticità di quei documenti, ma libri come quelli di Ubaldo Giuliano Balestrino (Il Carteggio Churchill-Mussolini alla luce del processo Guareschi, Settimo Sigillo, 2010) sollevano pesanti interrogativi nei confronti dell'uomo politico trentino, di cui è in corso la causa di beatificazione. Le riserve di Pio XII nei confronti di De Gasperi e della nascente Democrazia Cristiana sono peraltro storicamente documentate. L'esito dell'"operazione Sturzo" contribuì a fare definitivamente svanire la fiducia del Papa  in De Gasperi, giudicato dal Pontefice non più capace di resistere alla avanzata del comunismo. Nel giugno 1952, a poche settimana da questo episodio, il Papa rifiutò di ricevere De Gasperi in udienza, in occasione del suo trentesimo di matrimonio e della professione perpetua della figlia suor Lucia. Maria Romana Catti De Gasperi ha raccontato l'amarezza che tale rifiuto provocò al padre, il quale dichiarò all'ambasciatore d'Italia presso la Santa Sede che come cristiano accettava l'umiliazione, come presidente del consiglio protestava e chiedeva spiegazioni. Pio XII fu poi irritato dal discorso pronunziato da De Gasperi il 20 marzo 1954 al Consiglio Nazionale della DC, in cui egli ribadiva che la DC non era un "partito confessionale, emanazione dell'autorità ecclesiastica", e ricordava la sua costante sollecitudine di associare al governo forze di altra ispirazione, unico mezzo per consolidare la nascente democrazia italiana, e criticava i Comitati Civici, che, per quanto benemeriti per la loro efficace opera di mobilitazione, non hanno mai preteso a funzioni di rappresentanza e responsabilità politica". Pio XII ordinò alla "Civiltà Cattolica" di scrivere un articolo contro De Gasperi, precisando quella che a suo avviso era la vera dottrina della Chiesa. Nello stesso periodo diminuì anche l'influenza all'interno del  Vaticano di mons. Giovanni Battista Montini, che fece ogni sforzo per far recedere Pio XII dalla decisione di non ricevere De Gasperi. Nel novembre 1954 mons. Montini fu allontanato dalla Curia con la nomina ad arcivescovo di Milano, senza però essere stato creato cardinale da Pio XII. Alcide De Gasperi era morto il 19 agosto 1954. Sturzo, che nel novembre del 1953 era stato fatto senatore a vita dal presidente della Repubblica Luigi Einaudi, scompariva l'8 agosto 1959. Ma fu solo la fine di Pio XII, il 9 ottobre del 1958, a chiudere l'epoca storica, a cui solo Luigi Gedda  sopravvisse in silenzio, tornando a Dio il 26 settembre 2000. Oggi si può dire che il fallimento dell'operazione Sturzo, ricordato sempre con amarezza da Luigi Gedda, aprì la strada verso il centro-sinistra e il compromesso storico. Un percorso in cui gli eredi di De Gasperi non "tradirono" l'uomo politico trentino, come spesso si crede, ma ne continuarono con coerenza la politica di "secolarizzazione" della società.

Fonte: Il Timone, n.117 novembre 2012

9 - OMELIA SOLENNITA' IMMACOLATA CONCEZIONE - ANNO C - (Lc 1,26-38)
Ecco la serva del Signore
Fonte Il Settimanale di Padre Pio, (omelia per l' 08/12/2012)

Oggi è la Solennità dell'Immacolata Concezione. Oggi festeggiamo Colei che, per una grazia singolare, non è stata raggiunta dalla colpa originale; Colei che, corrispondendo in tutto alla Volontà di Dio, ha annullato la disobbedienza dell'antica Eva.
La prima lettura di oggi narra del primo peccato, il cosiddetto peccato originale. Inizialmente, Adamo ed Eva pensavano che ascoltando il serpente tentatore essi avrebbero raggiunto la felicità; invece, subito dopo il peccato, sprofondarono nella più grande tristezza. Adamo incolpò Eva, Eva accusò il serpente e nessuno dei due ammise sinceramente la propria responsabilità. Così è anche per noi: il tentatore ci insinua che solo con il peccato potremo raggiungere il pieno appagamento dei nostri desideri, ma, una volta caduti, ci rendiamo conto di essere privi di tutto, privi della cosa più importante che è la grazia di Dio. La cosa più brutta è che, come Adamo ed Eva, anche noi cerchiamo sempre di scusarci e non ammettiamo con sincerità tutta la nostra colpa.
Ma anche dopo la caduta dei nostri Progenitori, Dio manifestò la sua Misericordia, promettendo la salvezza. Egli, infatti, disse al serpente: «Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno» (Gen 3,15). Chi è questa Donna nemica del demonio? È l'Immacolata, la «piena di grazia»! Per essere totalmente nemica del maligno, Ella doveva essere «piena di grazia» fin dal suo primo istante di esistenza, ovvero fin dal concepimento. Se, infatti, la Madonna avesse avuto anche solo per un istante il peccato originale non sarebbe stata la nemica del demonio. La stirpe di Lei che schiaccia la testa al serpente è Gesù suo Figlio, il Redentore.
La Madonna è «piena di grazia» fin dal suo primo istante di esistenza per grazia di Dio, in vista dei meriti di Gesù in Croce. Nel brano del Vangelo che abbiamo letto, l'arcangelo Gabriele così a Lei si rivolge: «Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te» (Lc 1,28). L'essere «piena di grazia» è come il suo nome proprio, la sua caratteristica più bella. Ella doveva essere la «piena di grazia» perché doveva diventare la degna Madre di Dio. Non era, infatti, conveniente che Colei che un giorno doveva dare alla luce di questo mondo il Figlio di Dio fosse stata anche per un istante sotto il dominio del peccato.
Questa verità dell'Immacolata Concezione è stata solennemente proclamata dal papa Pio IX l'otto dicembre del 1854. Tale verità deve però entrare sempre di più nei nostri cuori: non basta crederci, bisogna anche vivere, mettere in pratica questa verità. In che modo? Cercando con ogni impegno di eliminare il peccato dalla nostra vita. Praticamente dimostreremo di essere devoti all'Immacolata se faremo di tutto per vivere nella grazia di Dio, lontani dal peccato. Diversamente la nostra devozione sarà solo a parole. «Chi è devoto alla Madonna?», chiese un giorno un Santo. E fu lui a dare la risposta: «Chi è nemico del peccato».
Concretamente dobbiamo fare nostro l'atteggiamento della Vergine Immacolata, la quale ha sempre fatto la Volontà di Dio e ha sempre ripetuto nel corso della sua vita ciò che ha risposto all'arcangelo Gabriele: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola» (Lc 1,38). Se diremo sempre di sì a Dio, anche noi saremo simili alla nostra Madre Immacolata e cresceremo sempre di più nella grazia di Dio.
Pensiamo ora alle stupende conseguenze di quel "Sì" di Maria: il Figlio di Dio si è fatto uomo ed è venuto a salvarci. Se anche noi diremo il nostro sì, Dio compirà altre meraviglie di grazia e noi diventeremo degli strumenti della sua Misericordia.

Fonte: Il Settimanale di Padre Pio, (omelia per l' 08/12/2012)

10 - OMELIA II DOMENICA DI AVVENTO - ANNO C - (Lc 3,1-6)
Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri
Fonte Il Settimanale di Padre Pio, (omelia per il 09/12/2012)

La prima lettura di oggi esprime la gioia degli ebrei deportati che ritornano dal loro esilio di Babilonia. Dopo tanti anni di lontananza dalla loro terra, essi ritornano nella gioia e percorrono al contrario quel cammino che in precedenza avevano fatto nel pianto e nel dolore. Il profeta Baruc esprime questa gioia con le seguenti parole: «Deponi, o Gerusalemme, la veste del lutto e dell'afflizione, rivestiti dello splendore della gloria che ti viene da Dio per sempre» (Bar 5,1). A queste parole fanno eco quelle del Salmo responsoriale, che così canta: «Chi semina nelle lacrime mieterà nella gioia. Nell'andare, se ne va piangendo, portando la semente da gettare, ma nel tornare, viene con gioia, portando i suoi covoni» (Sal 125). Queste parole ispirate ci fanno comprendere che se il Signore permette un sacrificio è per donarci una gioia ancora più grande. Il tempo del sacrificio è simboleggiato dalla semina; quello della gioia dalla mietitura. Quanto più abbondante sarà stata la semina, tanto più copioso sarà il raccolto.
Possiamo, inoltre, fare un'altra considerazione: l'esilio in terra straniera simboleggia il peccato che ci allontana da Dio; il rimpatrio rappresenta il ritorno al Signore. Solo tornando a Dio con una sincera conversione potremo assaporare un'autentica gioia. L'esperienza di ogni giorno lo dimostra: con il peccato ci si illude di raggiungere la felicità, ma, in realtà, il nostro cuore si riempie di tristezza; con una buona Confessione, invece, ci si colma di consolazione.
Il Tempo di Avvento è il periodo propizio per realizzare questo ritorno a Dio. Giovanni Battista, nel brano del Vangelo, esorta tutti noi a preparare i nostri cuori all'incontro con il Signore. Il brano dell'evangelista Luca dice: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!» (3,4). Chi grida nel deserto rompe il silenzio, un silenzio che durava da troppo tempo. Giovanni, con la sua predicazione, indica a tutti la via da percorrere per tornare al Signore. Questa via è quella della penitenza e di una profonda conversione. Egli, infatti, dice: «Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato; le vie tortuose diverranno diritte e quelle impervie, spianate» (Lc 3,5). Queste vie tortuose da raddrizzare sono quelle del nostro cuore; questi burroni da riempire sono quelli dei nostri peccati; questi monti da abbassare sono quelli della nostra superbia. Se vogliamo accogliere il Signore che vuole venire nella nostra vita, dobbiamo operare questa profonda conversione interiore. Dobbiamo fare della nostra vita una via retta che va a Dio senza tortuosità o compromessi.
La conversione personale include anche l'impegno di lavorare per il bene dei fratelli. è questa la riflessione che scaturisce dalla seconda lettura di oggi. San Paolo, scrivendo ai Filippesi, prega che la loro carità diventi sempre più grande. Egli così scrive: «Prego che la vostra carità cresca sempre più [...] perché possiate essere integri e irreprensibili per il giorno di Cristo» (Fil 1,9-10).
La misura della nostra conversione sarà la carità fraterna. Se, al contrario, manchiamo di pazienza con il prossimo, chiudiamo il nostro cuore di fronte alle necessità dei nostri fratelli, sparliamo di loro dietro le spalle, o magari anche davanti, ci rallegriamo quando le cose vanno male a qualcuno, o magari ci rattristiamo quando tutto va a lui bene, dimostriamo di essere ancora lontani dal Signore e che le nostre vie sono ancora molto contorte.
All'ingresso della porta di una chiesa era riportata questa scritta: «Qui si entra per amare Dio e si esce per amare il prossimo». Sia questo il nostro programma, non solo per questo periodo di Avvento, ma per ogni giorno della nostra vita.

Fonte: Il Settimanale di Padre Pio, (omelia per il 09/12/2012)

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