BastaBugie n°282 del 01 febbraio 2013

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1 L'OSTETRICA CORAGGIOSA CHE FECE NASCERE LA VITA ANCHE AD AUSCHWITZ
Stanislawa Leszczynska rischiò la sua vita per far nascere i bambini (e battezzarli), avendo una sola certezza: l'ostetrica, il medico e i genitori devono sempre promuovere la vita (ecco il più bel video prolife: ''La vita umana prima meraviglia'')
Autore: Paolo Risso - Fonte: Il settimanale di Padre Pio
2 MONTE DEI PASCHI: LA RESPONSABILITA' E' DEL PD
Anche Matteo Renzi, sindaco di Firenze, lo conferma: ''Ci sono responsabilità evidenti di chi ha governato la città di Siena'' cioè del PD (ecco il video dell'intervista a Renzi)
Autore: Gianfranco Fabi - Fonte: La nuova Bussola Quotidiana
3 DILAGA LA DITTATURA DEL RELATIVISMO DELL'UNIONE EUROPEA TECNOCRATICA
Il Vecchio Continente conosce uno dei momenti più difficili a causa delle tensioni sociali e delle violazioni dei diritti umani di cui è responsabile Bruxelles
Autore: Roberto de Mattei - Fonte: Corrispondenza Romana
4 ANCHE GLI OMOSESSUALI FRANCESI SONO CONTRARI AL MATRIMONIO GAY CHE HOLLANDE VUOLE IMPORRE
Intervista alla portavoce di Homovox: ''Noi crediamo che i bambini abbiano il diritto ad avere un padre e una madre''
Autore: Leone Grotti - Fonte: Tempi
5 NON SIAMO FATTI PER IL NOMADISMO AFFETTIVO, MA PER LA STABILITA'
Le coppie più soddisfatte? Sono quelle che si sono astenute dall'avere rapporti prima del matrimonio (ecco il video di Crystalina Evert che lo spiega ai giovani)
Autore: Giuliano Guzzo - Fonte: La nuova Bussola Quotidiana
6 DIECI ANNI DALLA SCOMPARSA DI GIORGIO GABER: CHI ERA COSTUI?
Ebbe a dire ''vorrei che tutti i Vaticani sprofondassero'', ma il Gaber-pensiero resta oscuro e, come tutti i qualunquismi, scivola a sinistra
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: Antidoti
7 IL CORRIERE DELLA SERA CUOCE A FUOCO LENTO I CATTOLICI SUI PRINCIPI NON NEGOZIABILI
Parlamentarizzando il dibattito e spacchettando i temi etici, la rana cattolica bollirà senza nemmeno accorgersene
Autore: Mario Palmaro - Fonte: La nuova Bussola Quotidiana
8 LETTERE ALLA REDAZIONE: STUDENTI ISLAMICI DICHIARANO IN CLASSE CHE TUTTI GLI EBREI DEVONO ESSERE STERMINATI, MA IL PRESIDE MINIMIZZA L'ACCADUTO
In un altro istituto la preside femminista permette le bestemmie come libertà d'espressione, mentre rimprovera l'insegnante di religione che ha detto che l'aborto è un omicidio
Autore: Cristiano Giombetti - Fonte: Redazione di BastaBugie
9 OMELIA IV DOMENICA TEMPO ORDINARIO - ANNO C - (Lc 4, 21-30)
Nessun profeta è bene accetto nella sua patria
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - L'OSTETRICA CORAGGIOSA CHE FECE NASCERE LA VITA ANCHE AD AUSCHWITZ
Stanislawa Leszczynska rischiò la sua vita per far nascere i bambini (e battezzarli), avendo una sola certezza: l'ostetrica, il medico e i genitori devono sempre promuovere la vita (ecco il più bel video prolife: ''La vita umana prima meraviglia'')
Autore: Paolo Risso - Fonte: Il settimanale di Padre Pio, 09/12/2012

Lodz, in Polonia, anno 1896. I Leszczynski sono una famiglia del quartiere più povero della città. Una famiglia, però, ricchissima di fede e di affezione grande alla Madonna. Vi nasce una bambina: i genitori la chiamano Stanislawa, nome bene-augurante di purezza ed eroismo, che ricorda il nome del santo Patrono di Cracovia, Stanislao, vescovo e martire. Stanislawa cresce limpida e forte, libera e obbediente a Dio solo e a sua Madre, l'Immacolata. Nel 1908, con i genitori, emigra in Brasile, alla ricerca di lavoro e di pane. E' serena, felice di vivere: di vivere coerente alla sua Fede cattolica. Pochi anni dopo, ritornano in Polonia. Nel 1914, allo scoppio della "Grande Guerra", Stanislawa ha 18 anni: sospende i suoi studi e comincia a lavorare nel Comitato di aiuto ai poveri. Al mattino presto la Messa, alla sera il Rosario alla Madonna: per tutta la vita, saranno i suoi momenti fondamentali di incontro e di colloquio con Dio, ogni giorno. Nel 1922, raggiunto il diploma di ostetrica, svolto il tirocinio, inizia il suo delicato lavoro - vera missione - a servizio della vita nascente. Ama e stima la sua professione, sapendo di essere collaboratrice di Dio nel far nascere la vita. Ama perdutamente i bambini, in ognuno dei quali vede il volto di Gesù. La conoscono tutte le madri in attesa: a Lodz, dintorni e altri paesi, la chiamano senza tregua e le capita spesso di lavorare anche tre giorni consecutivi senza trovare tempo per dormire. Intanto entra nel Terz'Ordine Francescano e vive nel mondo, umile e semplice come san Francesco d'Assisi. Si incanta davanti alla bellezza della natura, ancor più davanti alla vita nascente. Dice spesso: "L'atto della nascita è la più bella estasi della natura". Si sposa con Bronislaw, un giovane uomo forte e buono: dal loro Matrimonio nascono quattro figli. Ma i suoi bambini - che adora - non le bastano. La sua casa è sempre piena di gente, di diseredati, di persone che la cercano per risolvere i propri fastidi. Stanislawa ha tempo e amore per tutti. Chiamata spesso per il suo servizio, impegnata in tante opere di bene, i suoi bambini sentono tuttavia che la loro mamma è sempre tutta per loro. Sembra impossibile, ma è un miracolo dell'amore sostenuto e alimentato da Gesù.

OSTETRICA AD AUSCHWITZ
Il 1° settembre 1939, Hitler fa invadere la Polonia. Durante l'occupazione dei tedeschi, la casa di Stanislawa e Bronislaw diventa il rifugio dei ricercati, in primo luogo per gli ebrei perseguitati. Bronislaw, tipografo, prepara di nascosto, per loro, vitto, abiti e documenti per mettersi in salvo. Nessuno ferma quei due coniugi, mossi dalla carità cristiana e dalla preghiera, sostenuti dalla Madonna, "la Vergine sempre fedele". Ma nella notte tra il 19 e il 20 febbraio 1943, la Gestapo scopre quelle attività e arresta Stanislawa e i suoi figli Sylvia, Stanislaw e Henryk. Il marito e il figlio più grande, Bronislaw junior, fuggono saltando dalla finestra. La madre e la figlia vengono deportate nel lager di Auschwitz. I due figli a Mauthausen. Il padre morirà durante l'insurrezione di Varsavia. Nel campo di concentramento Stanislawa riceve il numero 41335. Privata di tutto, riesce però a nascondere il suo certificato di ostetrica. Ad Auschwitz, tra le prigioniere, sono numerose le madri in attesa. I tedeschi hanno dato l'ordine di sopprimere ogni bambino che nasce. C'erano due "ostetriche", Klara e Pfani, e fino al maggio 1943 i bambini nati erano soppressi. Nel maggio 1943 si ammala Klara, l'infanticida. Stanislawa ferma il medico delle SS e gli mostra il certificato di ostetrica. L'uomo la guarda stupito, poi la manda nella "sala parto", all'interno di una baracca: al centro corre "una stufa" a forma di canale fatto di mattoni, circondata da trenta letti separati. Le donne partoriscono lì, tra un'indicibile miseria. Il capo del lager ordina a Stanislawa di uccidere tutti i bambini appena nati. Di ognuno occorre poter scrivere: "Nato morto". Stanislawa gli risponde, tagliente come una lama: "No, mai! Non si devono uccidere i bambini". Va nella baracca e comincia il suo lavoro. Ha soltanto un paio di forbici, un barattolo di medicinali, qualche benda... e un grande amore, un enorme coraggio insieme a una fiducia senza limiti nella Madonna. Per tremila volte, disubbidisce all'ordine di "Erode", quello di uccidere i bambini, e rischia la camera a gas. Aiuta tutte le mamme a far nascere i loro bambini, anche le donne ebree ai cui figli era persino proibito di tagliare il cordone ombelicale, perché dovevano essere buttati subito nel contenitore delle feci! Al primo bambino nato, Stanislawa dà il nome di Adam, il nome del primo uomo, come augurio di vita. Ella stessa li battezza versando sul loro capo l'acqua e dicendo le parole rituali: "Io ti battezzo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo". Per il Battesimo, è prevista la pena di morte, ma ella non si arrende. Poi quei neonati vengono lasciati morire: dai nazisti che comandano il campo, non da lei! Ella è solo per far vivere! Mamma Stanislawa - così la chiamano nel lager - non si scoraggia e continua nel suo servizio, perché sa che "l'ostetrica, il medico, e i genitori e chiunque devono sempre promuovere la vita". Per le  madri in attesa, per i "suoi" bambini, lavora giorno e notte, nessun parto avviene senza di lei ed ella cerca in continuazione lenzuola, bende, fette di pane, medicinali; sempre mite, umile, buona. Non parla mai male di nessuno e ha un'unica "arma": l'amore di Gesù. Ogni giorno Stanislawa, con la sua fede forte e lieta, organizza la preghiera per tutti: spesso è il Rosario alla Madonna e, attorno a lei, lo recitano i detenuti e le detenute di Auschwitz. Così alla domenica si riuniscono ancora per meditare il Vangelo e per pregare, suscitando l'ira delle SS: ella è sempre il centro, una personalità eccezionale, in mezzo a tante crudeltà.

EWA, L'INIZIO DELLA VITA
Tra le donne in attesa, il 20 dicembre 1944, nella "sala parto" del lager giunge Jadwiga Machaj, prigioniera 87263. Presso la lunga stufa due donne stanno già partorendo. Le si avvicina Stanislawa: "E allora, figlia mia?". La sua voce le porta tanta pace. Le accarezza il volto, le chiede quanti anni ha, le racconta della sua famiglia di cui in quel momento ignora la sorte. Qualche momento dopo, la aiuta a partorire: "Hai una bellissima bambina! Come vuoi chiamarla?". "Non lo so". "Allora - dice l'ostetrica - chiamala Ewa, sarà l'inizio della vita". Poi versa sulla sua testolina l'acqua del Battesimo: "Ewa, io ti battezzo...". Per la piccola riesce a trovare una coperta di piume. Ewa sopravvive e le viene dato il numero 89243. Da quel giorno, poco alla volta, il rigore del campo si allenta, perché la guerra volge alla fine e per i nazisti è il tracollo. Stanislawa, nel 1945, torna a casa a Lodz, e riprende la sua missione di servizio alla vita, umile, semplice, senza mai atteggiarsi a eroina. Porta con sè un quaderno: Rapporto di un'ostetrica ad Auschwitz, un documento sconvolgente,  tragico. "Fra quegli orribili ricordi - ha scritto - nella mia coscienza è vivo questo pensiero: tutti i bambini nacquero vivi. Soltanto trenta sono sopravvissuti. In centinaia furono trasportati a Naklo per essere snazionalizzati, più di 1500 furono annegati da Klara e Pfani, circa mille morirono di fame e freddo. Offro il mio rapporto in nome di coloro che non poterono parlare al mondo dei torti subiti: in nome della madre, e di ogni bambino". Nel 1957, a Lodz, durante i festeggiamenti per la premiazione di alcune ostetriche, fra le quali Stanislawa, il figlio suo dottor Bronislaw, lesse il "Rapporto" scritto dalla madre, nel silenzio commosso e teso dei presenti. Molti superstiti, testimoni dell'operato della coraggiosa levatrice, confermarono quanto ella vi narrava. Un giorno del 1970, Ewa, la bambina nata nel lager, oramai 26enne, nel Teatro grande di Varsavia consegnò a Stanislawa un mazzo di fiori a nome dei bambini sopravvissuti. Stanislawa abbracciò tutti con uno sguardo di amore e di gioia, ripetendo più volte: "Come sono contenta che siate qui, come sono contenta!". Si spense l'11 marzo 1974, a 78 anni di età. Nella bara, la vestirono con l'abito di Terziaria francescana, come aveva voluto. Ai suoi funerali, tra migliaia di persone e di fiori, mons. Kulik disse che l'esistenza di Stanislawa era stata tutta un servizio alla vita e che, come Padre Kolbe aveva sacrificato la vita per un prigioniero, ella l'aveva sacrificata per ogni bambino fatto nascere. Alcuni anni dopo, le donne polacche, toccate dal suo esempio, fecero preparare un calice prezioso da offrire al Papa nella sua seconda visita in Polonia. Nel santuario della Madonna di Czestochowa, Giovanni Paolo II, un giorno di giugno 1983, ha celebrato la Messa con il grande calice offertogli, ornato di quattro immagini scolpite che rappresentano le donne più luminose della Polonia cattolica: santa Edvige di Slesia, la Beata Edvige Regina, la beata Maria Ledochowska e, ultima in ordine di tempo, ma non di eroismo, Stanislawa Leszczynska. Il calice del Cristo, il calice della Vita che non muore.

Nota di BastaBugie: vi presentiamo qui sotto il filmato "La vita umana prima meraviglia". Veramente stupendo da vedere e far vedere!
Può essere ordinato a "Centro di documentazione" 06 8620 2224 - cedocsol@hotmail.com

http://www.youtube.com/watch?v=2A2GN5cC4xI

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, 09/12/2012

2 - MONTE DEI PASCHI: LA RESPONSABILITA' E' DEL PD
Anche Matteo Renzi, sindaco di Firenze, lo conferma: ''Ci sono responsabilità evidenti di chi ha governato la città di Siena'' cioè del PD (ecco il video dell'intervista a Renzi)
Autore: Gianfranco Fabi - Fonte: La nuova Bussola Quotidiana, 24-01-2013

Il sistema bancario italiano è riuscito negli ultimi anni a staccarsi dallo stretto legame con la politica che aveva contraddistinto gli anni del dopoguerra. Con un'eccezione. Il Monte dei Paschi di Siena.
Innanzitutto una premessa. Parlare in generale di sistema bancario non è corretto. Ci sono le grandi banche, un tempo direttamente dipendenti dallo Stato e che negli ultimi anni hanno conquistato non solo una loro autonomia, ma soprattutto una forte capacità di affrontare il mercato interno e internazionale. E poi ci sono le banche popolari e il sistema delle casse rurali che hanno mantenuto un forte collegamento con il territorio e che mantengono stretta la loro caratteristica mutualistica. Ci sono poi una serie di istituti di media dimensione, soprattutto le Casse di risparmio, che sono riuscite a mantenersi autonome e che difendono con onore la loro posizione.
Il Monte dei Paschi, una delle più antiche banche italiane, ha continuato negli anni, come detto, a costituire un'eccezione. La riforma bancaria dell'inizio degli anni '90 aveva cercato di separare la politica dalla gestione operativa attraverso la creazione delle Fondazioni bancarie che avrebbero dovuto mantenere delle partecipazioni, ma aprendo sempre più al mercato il loro azionariato. Così é avvenuto per molte Fondazioni.
L'esempio più rilevante é quello della Cariplo, la cui fondazione continua a gestire la propria attività di beneficenza mantenendo una quota di assoluta minoranza in quella che è diventata Banca intesa.
A Siena è andata diversamente. La Fondazione, i cui dirigenti sono stati sempre direttamente nominati dai poteri politici locali, ha voluto mantenere strettamente la maggioranza della banca arrivando al punto di indebitarsi pur di non cedere quote della società. Per secoli e secoli, ma soprattutto negli ultimi decenni, le sorti della banca si sono strettamente intrecciate con quelle del territorio: non c'è praticamente nessun settore, dallo sport alla musica, dall'assistenza... al Palio, in cui il Monte dei Paschi non sia stato presente come finanziatore, sponsor, assistente o qualsiasi altra cosa nell'area di Siena.
Considerandosi al di fuori o al di sopra del mercato il Monte dei Paschi ha spesso operato secondo criteri che non erano certo improntati alla trasparenza e all'economicità. Con esplicite tentazioni di gigantismo, (come se crescere avrebbe potuto coprire i problemi) che hanno portato all'acquisizione a caro prezzo di Banca Antonveneta.
Gli eventi degli ultimi giorni, con le dimissioni dell'ex presidente, sono la naturale conseguenza della gestione degli ultimi anni e quindi dei collegamenti stretti con il sistema politico locale.
La crisi finanziaria globale ha indubbiamente aggravato i problemi: la marea si abbassata e gli scogli sono venuti a galla. E i partiti non sono più tranquilli come un tempo ad "avere una banca".

Nota di BastaBugie
: nella trasmissione "Coffee Break" su La7 del 24 gennaio, Matteo Renzi, sindaco di Firenze ed avversario di Bersani alle primarie del PD, conferma che ''ci sono responsabilità evidenti di chi ha governato la città di Siena'' cioè del PD (o di quella roba lì...). Ecco il video

http://www.youtube.com/watch?v=DabQ0zj9WWE

Fonte: La nuova Bussola Quotidiana, 24-01-2013

3 - DILAGA LA DITTATURA DEL RELATIVISMO DELL'UNIONE EUROPEA TECNOCRATICA
Il Vecchio Continente conosce uno dei momenti più difficili a causa delle tensioni sociali e delle violazioni dei diritti umani di cui è responsabile Bruxelles
Autore: Roberto de Mattei - Fonte: Corrispondenza Romana, 23/01/2013

Il 10 dicembre 2012 i presidenti, rispettivamente, dell'Unione Europea Herman Van Rompuy, della Commissione europea, José Manuel Barroso e del Parlamento europeo, Martin Schultz, hanno ritirato a Stoccolma il premio Nobel per la Pace assegnato quest'anno all'Unione Europea. L' assegnazione del premio e le sue motivazioni («L'Ue ha contribuito all'avanzamento della pace e della riconciliazione, della democrazia e dei diritti umani in Europa») hanno un suono beffardo e provocatorio per i cittadini europei. Il Vecchio Continente conosce infatti uno dei momenti più difficili dalla sua storia più recente, proprio a causa delle tensioni sociali e delle violazioni della democrazia e dei diritti umani di cui è responsabile l'Unione.
L'Unione Europea, registra innanzitutto un pesante fallimento economico. L'euro, che avrebbe dovuto portare stabilità e coesione economica all'Europa, è in profonda crisi. Le differenze tra le strutture produttive dei Paesi dell'Unione si sono divaricate, con un trasferimento di ricchezza dal sud al nord dell'Eurozona. Mentre la Germania ha assunto la guida della locomotiva europea, i vagoni della Grecia, della Spagna, e dell'Italia, hanno iniziato a deragliare dai binari. Intanto la Banca Centrale Europea, che non è solo un organismo monetario ma è la vera cabina di regia politica, innalza a Francoforte il suo tempio: un colossale grattacielo che sorgerà nell'area dei vecchi mercati generali di Francoforte, e costerà la bellezza di 1,2 miliardi di euro, caricati sul debito dei 28 paesi della UE. E ciò proprio mentre il presidente della BCE e i suoi collaboratori fustigano gli Stati membri, invocando austerità e sacrifici per tutti.
Tra i leader dell'Unione Europea il più docile agli ordini della BCE è Mario Monti, designato al governo dell'Italia nel novembre 2012, senza investitura popolare, per designazione congiunta dei vertici europei e del presidente della Repubblica Napolitano. Ma, dopo un anno di governo, la ricetta di Mario Monti, per "salvare l'Italia" mantenendola nell'euro, si è rivelata disastrosa. L'aumento senza precedenti della pressione fiscale ha prodotto la crescita della disoccupazione, il crollo dei consumi e della produzione industriale, l'aumento dell'inflazione, e del debito pubblico. Eppure avrebbe dovuto bastare l'esempio della Spagna, dove le misure imposte della BCE hanno creato uno stato di gravissima depressione, con un tasso di disoccupazione complessivo che sfiora il 25%, e un tasso di disoccupazione giovanile superiore al 50%.
La prova del fallimento economico della Unione Europea è però dimostrata soprattutto dall'aumento, negli ultimi cinque anni, di oltre il 25% del debito pubblico della eurozona, mentre l'obiettivo della moneta unica era proprio quello di assicurare all'Europa una maggiore solidità economica, attraverso una significativa riduzione del debito pubblico.
Altrettanto evidente risulta il fallimento politico dell'Unione Europea. L'ambizioso obiettivo era, in questo caso, quello di giungere ad una politica estera comune a tutti gli Stati membri, in modo che l'Europa si presentasse di fronte agli Stati Uniti, alla Cina e alle altre potenze emergenti, come un soggetto forte e coeso sulla scena internazionale. Oggi il fallimento della politica estera della UE è addirittura oggetto di tesi di laurea e rischia di essere pesantemente aggravato dal minacciato ingresso della Turchia musulmana tra gli Stati membri.
Nello spazio di venti anni, dai Balcani, al Medio Oriente, dalla crisi irakena a quella libica, l'Unione Europea ha conosciuto una profonda divergenza al suo interno e una sostanziale incapacità di assumere una leadership sul piano internazionale. Quando si è manifestata una certa convergenza di giudizi, come nel caso della "primavera araba", si è aperta la strada al più sconsiderato autolesionismo.
Ma, ancora più clamoroso di quello economico e politico, è il fallimento nella difesa della democrazia e dei diritti umani, un campo in cui l'Unione Europea sta raggiungendo traguardi devastanti, esattamente opposti a quelli per i quali ha ricevuto il Nobel. Il primo dei diritti umani è infatti il diritto alla vita, che oggi è sistematicamente violato dalle legislazioni abortiste di tutti i Paesi europei. L'UE non solo non ha mai levato la sua voce contro la strage degli innocenti, peggiore di qualsiasi genocidio del XX secolo, ma esercita una intollerabile pressione giuridica e morale nei confronti di quegli Stati che resistono all'introduzione dell'omicidio di massa, o tentano una inversione di marcia.
Paesi come l'Irlanda, la Polonia e Malta, dove l'aborto è limitato da alcune restrizioni, sono accusati di non allinearsi agli standard anti-etici dell'Unione europea. E se qualche uomo politico, come il premier spagnolo Rajoi annuncia timidamente la possibilità di modificare la legge-simbolo dell'era Zapatero – ovvero il diritto all'aborto entro la quattordicesima settimana, anche per le sedicenni, senza necessità di informare i genitori – rischia di fare la fine di Viktor Orban, accusato di aver impresso una «svolta autoritaria» al suo Paese, per aver fatto approvare una nuova costituzione in cui si afferma, tra l'altro, che «l'Ungheria proteggerà l'istituzione del matrimonio inteso come l'unione coniugale di un uomo e di una donna», e che «la vita del feto sarà protetta dal momento del concepimento».
In ossequio al diktat, Pier Luigi Battista sul "Corriere della Sera" del 18 gennaio, minaccia:  «se si perpetua la logica dei "valori non negoziabili" e dell'oltranzismo ideologico  non si arriva a nulla. O si continua all'infinito nel vaniloquio». Lucio Romano, vicepresidente nazionale del Movimento per la Vita dal 2003 al 2012 e ora presidente nazionale dell'associazione "Scienza e Vita", raccoglie l'ammonimento dichiarando, il 21 gennaio allo stesso giornale, che temi come l'aborto e la contraccezione sono «argomenti che non possono essere trattati in termini di integralismo e di interpretazione ideologizzata». Romano è uno degli uomini di punta della lista di Monti in Campania, alle prossime elezioni, e assicura di non voler «ingaggiare battaglie», ma di cercare condivisione «per proporre iniziative politiche credibili e affidabili».
Ma tutto questo non basta. Le lobby europeiste lavorano perché sia introdotta la proibizione dell'obiezione di coscienza per medici e infermieri in tema di aborto e perché sia esteso a tutti gli Stati il reato di omofobia nei confronti di chiunque neghi le unioni "matrimoniali" contro-natura... Una lobby abortista di Bruxelles, l'EPF (European Parliamentary Forum on Population an Development), legata alla Planned Parenthood americana, ha redatto una lista di 27 "personalità europee anti-choice", di cui viene monitorata l'attività per colpirle al momento opportuno in maniera "soft" o "hard", a seconda dei casi. Così, ad esempio, in Italia, Luca Volonté, uno dei 27 "anti-choice", troppo attivo in difesa della vita al Consiglio d'Europa è stato pretestuosamente eliminato dalla lista elettorale UDC-Monti, mentre in Francia  si minaccia, l'interdizione dell'associazione Civitas, presieduta da Alain Escada, un altro dei 27 "anti-choice", colpevole di aver promosso manifestazioni contro il matrimonio omosessuale e la cristianofobia.
Misure simili minacciano i siti web cattolici troppo polemici, mentre dilagano sul web quelli dove bestemmiatori di ogni risma vomitano le loro blasfemie senza che nessuno pensi minimamente alla possibilità di oscurarli. Chi può dirsi tranquillo? Ed è legittimo chiedersi: ma il premio Nobel attribuito alla Unione Europea, che tanto piace a Mario Monti, costituisce un riconoscimento ai valori democratici o alla dittatura del relativismo promossa dalla tecnocrazia di Bruxelles?

Fonte: Corrispondenza Romana, 23/01/2013

4 - ANCHE GLI OMOSESSUALI FRANCESI SONO CONTRARI AL MATRIMONIO GAY CHE HOLLANDE VUOLE IMPORRE
Intervista alla portavoce di Homovox: ''Noi crediamo che i bambini abbiano il diritto ad avere un padre e una madre''
Autore: Leone Grotti - Fonte: Tempi, 11gennaio 2013

Sono francesi, sono omosessuali, «la maggioranza degli omosessuali», e non vogliono né il matrimonio né l'adozione per le coppie gay, soprattutto non vogliono essere trattati allo stesso modo delle coppie eterosessuali «perché siamo diversi: non vogliamo uguaglianza, ma giustizia». Parliamo dei cittadini francesi gay rappresentati da Homovox, che non chiede il "matrimonio per tutti" – nome del progetto di legge di François Hollande che legalizzerà il matrimonio gay e l'adozione per le coppie omosessuali – ma "la parola per tutti!". «In Francia ci censurano, si ascoltano sempre le lobby LGBT, parlano sempre loro nei media, ma la maggior parte degli omosessuali sono amareggiati dal fatto che questa lobby parli a loro nome, perché non abbiamo votato per loro e non ci rappresenta», spiega a tempi.it Nathalie de Williencourt, portavoce di Homovox. Ecco perché l'associazione parteciperà domenica alla grande "Manifestazione per tutti", che vedrà sfilare dai cattolici agli ebrei ai musulmani ai socialisti ai radicali agli omosessuali contro il progetto di legge di Hollande, che comincerà ad essere discusso all'Assemblea nazionale il 29 gennaio.
CHI RAPPRESENTA HOMOVOX IN FRANCIA?
Homovox è un collettivo di cittadini francesi che porta la voce degli omosessuali francesi che si oppongono al progetto di legge Taubira. Sul nostro sito Homovox.com si possono trovare le testimonianze delle persone omosessuali che spiegano perché si oppongono al progetto di legge.
PERCHÉ AVETE FIRMATO L'APPELLO DELLA "MANIFESTAZIONE PER TUTTI"?
In Francia si ascoltano sempre le lobby LGBT, parlano sempre loro nei media, ma molti omosessuali non fanno parte di questo movimento. La maggior parte degli omosessuali sono amareggiati dal fatto che questa lobby parli a loro nome, perché non abbiamo votato per loro. Noi vogliamo dare la parola alla maggioranza degli omosessuali in Francia e sosteniamo la "Manifestazione per tutti" perché noi gay non vogliamo il matrimonio.
PERCHÉ?
Perché la coppia omosessuale è diversa da quella eterosessuale. Ed è diversa per un semplice dettaglio: non può dare origine alla vita, per cui ha bisogno di una forma di unione specifica che non sia il matrimonio. Ha bisogno di un'altra cosa perché la realtà delle coppie omosessuali è diversa da quella delle coppie eterosessuali.
NEL VOSTRO COMUNICATO ACCUSATE LA COMUNITÀ LGBT DI ESSERSI AUTOPROCLAMATA PORTAVOCE DELLA COMUNITÀ OMOSESSUALE.
È proprio così. Le comunità LGBT sono composte molto spesso da persone omosessuali che sono state rigettate dalla famiglia, sono venute a Parigi e hanno trovato ospitalità nella comunità Lgbt, sorta nel quartiere del Marais. Queste persone hanno una ferita in rapporto alla loro omosessualità: poiché non la accettano, rivendicano di essere come gli eterosessuali. Il nostro movimento rivendica invece che gli omosessuali siano trattati diversamente dagli eterosessuali, perché siamo differenti. Non possiamo chiedere l'uguaglianza per situazioni che sono differenti. Non è l'uguaglianza ad essere importante, ma la giustizia. C'è un'uguaglianza giusta e un'uguaglianza ingiusta.
E PER QUANTO RIGUARDA L'ADOZIONE DI BAMBINI DA PARTE DI COPPIE GAY?
È importante capire che in Francia nella legge non ci sono distinzioni tra il matrimonio e l'adozione: tutte le coppie sposate hanno il diritto di adottare. Quando si propone il matrimonio per gli omosessuali, esso comprende automaticamente l'adozione. Non c'è divisione come in altri paesi europei. Noi crediamo che i bambini abbiano il diritto ad avere un padre e una madre, possibilmente biologici, che possibilmente si amino. Un figlio nasce dal frutto dell'amore di suo padre e di sua madre e ha il diritto di conoscerli. Se le coppie omosessuali adottano dei bambini che sono già privati dei loro genitori biologici, allora li si priva di un padre e di una madre una seconda volta. Questa legge in Francia è stata fatta nel dopoguerra, quando c'erano molti bambini da adottare e si voleva dare loro dei genitori. L'adozione però non è un diritto degli adulti, serve a donare dei genitori ai bambini che non ne hanno, ma oggi non è più così.
CIOÈ?
Le coppie che fanno domanda attendono anni prima di potere adottare un bambino, perché non ce ne sono più. Inoltre molti paesi del mondo non concederanno più adozioni alla Francia se questa legge sarà approvata, dal momento che paesi come la Cina e altri in Asia hanno procedure nelle quali chiedono che le coppie omosessuali siano escluse. Tutto ciò significa rendere l'adozione per le coppie uomo-donna ancora più difficile. [...]
HOLLANDE HA UNA GRANDE MAGGIORANZA ALL'ASSEMBLEA NAZIONALE. SECONDO VOI LA MANIFESTAZIONE PUÒ ANDARE A BUON FINE, LA LEGGE POTREBBE NON PASSARE?
Dipenderà dalla mobilitazione della manifestazione di domenica e del modo in cui il governo ascolterà il popolo francese. La risposta dipende da François Hollande e domenica il popolo francese si rivolgerà a lui, non contro di lui ma per chiedergli di avere tutti insieme il tempo per riflettere su cosa sia meglio per la società francese perché le persone possano vivere in pace.
IN CHE MODO?
La pace si costruisce dentro la famiglia e per avere pace nella famiglia bisogna donare ai bambini il quadro più naturale e che più infonde sicurezza per crescere e diventare grandi. Cioè la composizione classica uomo-donna.

Nota di BastaBugie: la manifestazione contro il matrimonio omosessuale in Francia è stato un successone. Ecco gli articoli che abbiamo già pubblicato su come sono andate le cose

GRANDE MANIFESTAZIONE IN FRANCIA CONTRO IL MATRIMONIO GAY: 800.000 PARTECIPANTI
Zapatero in Spagna, Hollande in Francia e, tra poco, Bersani-Vendola in Italia: il progetto delle adozioni omosessuali minaccia il futuro dell'Europa (ecco il video della manifestazione)
di Antonio Socci
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2613

ANCHE IN ITALIA SIAMO CONTRO IL MATRIMONIO GAY
Ecco il mio intervento, davanti all'ambasciata francese a Roma, contro la legge sul matrimonio omosessuale e le adozioni per le coppie di persone dello stesso sesso
di Costanza Miriano
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2617

Fonte: Tempi, 11gennaio 2013

5 - NON SIAMO FATTI PER IL NOMADISMO AFFETTIVO, MA PER LA STABILITA'
Le coppie più soddisfatte? Sono quelle che si sono astenute dall'avere rapporti prima del matrimonio (ecco il video di Crystalina Evert che lo spiega ai giovani)
Autore: Giuliano Guzzo - Fonte: La nuova Bussola Quotidiana, 19/12/2012

Non sperimentare subito il piacere sessuale non penalizza, ma rafforza la coppia. La rende più solida, appagata, comunicativa e quindi in grado di superare meglio le difficoltà di tutti i giorni. Ad affermarlo non è qualche attempato moralista ma l'esito di una recente ricerca pubblicata sul «Journal of Sex Research», condotta su un campione di 10.932 persone e ripresa anche da diversi portali italiani, che ha messo in luce come le coppie che si sono astenute dall'avere rapporti (alcune anche dopo un anno) si siano rivelate più soddisfatte di quelle i cui partner, al contrario, si sono concessi subito o comunque nel corso dei primi appuntamenti.
Ricerca bizzarra o poco attendibile? Non si direbbe. Anche perché risulta suffragata, nei suoi contenuti, da altri studi pubblicati sempre quest'anno. Pensiamo ad un lavoro effettuato monitorando ben 600 coppie dal quale è emerso come la precocità dei rapporti sessuali sia associata negativamente alla qualità di vita coniugale (Cfr. «Journal of Marriage and Family» 2012; 74(4): 708-725); oppure ad una ricerca, pubblicata su una rivista decisamente quotata, che - considerando un campione di 1.659 di fratelli dello stesso sesso seguiti dall'adolescenza all'età adulta - ha rilevato come le coppie che hanno atteso a fare sesso abbiano evidenziato minore insoddisfazione nella vita relazionale (Cfr. «Psychological Science» 2012; 23(11):1324-36).
In aggiunta a quanto sin qui esposto, possiamo ricordare le risultanze di un altro studio, curato dai ricercatori della Brigham Young University's School of Family Life, i quali, esaminando un campione di 2.035 soggetti sposati, hanno riscontrato come la castità prematrimoniale renda la coppia più stabile, favorendo un miglioramento della qualità della vita dei partner (Cfr. «Journal of Family Psychology» 2010; 24(6):766-74). Questo grazie ad un elemento fondamentale, la comunicazione all'interno della coppia, che è risultata positivamente correlata all'astinenza sessuale. Le coppie che hanno atteso il matrimonio per esplorare il piacere, infatti, sono risultate più concentrate delle altre nella dimensione del dialogo.
A questo punto potremmo procedere ulteriormente con la rassegna di letteratura e di ricerche se una domanda, a ben vedere, non sorgesse già spontanea: come mai tutto questo? Come si spiega? Com'è possibile che fior di ricerche internazionali, fra l'altro molto recenti, vadano in questa direzione, che non è solo imprevista ma esattamente opposta rispetto a quella della mentalità dominante che, com'è noto, vede nella raggiunta intesa sessuale la premessa alla costruzione di qualsivoglia rapporto che aspiri a dirsi appagante? Si tratta di domande che vale francamente la pena di porsi perché interessano da vicino la prospettiva educativa, dunque i giovani e i modelli che meritano di essere loro offerti in alternativa a quelli - oggettivamente deludenti - propagandati dai mass media.
Un'ipotesi che spieghi la sorprendente convergenza degli studi citati poc'anzi può derivare da considerazioni circa la natura dell'uomo e, in definitiva, di ciascuno di noi: non siamo fatti per il nomadismo affettivo, ma per la stabilità; la collezione di esperienze sentimentali non ci aiuta dal momento che è di una soltanto, in fondo, che abbisogniamo per realizzare le nostre comuni aspirazioni di paternità e maternità. E in tutto questo la castità prematrimoniale - così irrisa nel corso degli ultimi decenni - oltre che un valore ed un principio rappresenta una straordinaria opportunità per conoscere il proprio compagno o la propria compagnia. Nel rimandare l'esperienza del piacere sessuale non c'è quindi alcuna paura ma, al contrario, una precisa volontà di costruire dalle fondamenta un rapporto; di vivere il fidanzamento come conoscenza lucida, reale ed approfondita.
Certo, questo può essere la causa di critiche e comporta inevitabili sacrifici. Ma se sono finalizzati alla costruzione di qualcosa di grande, di una vita matrimoniale appagante e matura, sono senz'altro sforzi che vale la pena di affrontare. Senza dimenticare come la castità, oggi più che mai, rappresenti la più alta trasgressione perché ci mette nelle condizioni di testimoniare il pudore, che - come si spiega negli Orientamenti pastorali sulla preparazione al matrimonio e alla famiglia ad opera della Commissione Episcopale per la famiglia e per la vita - non è una prigione ma un mezzo, una via che «custodisce e tutela i valori intimi e profondi della persona; non limita la sessualità, ma la protegge e l'accompagna verso un amore integrale e autenticamente umano» (p. 8).

Nota di BastaBugie: si può leggere l'articolo da noi già pubblicato in cui si spiega che i rapporti pre-matrimoniali in realtà sono anti-matrimoniali, clicca qui
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1497

Consigliamo infine il video qui sotto con la testimonianza di Crystalina Evert sull'importanza della castità prematrimoniale


https://www.youtube.com/watch?v=rP1ifAqZKPI

Fonte: La nuova Bussola Quotidiana, 19/12/2012

6 - DIECI ANNI DALLA SCOMPARSA DI GIORGIO GABER: CHI ERA COSTUI?
Ebbe a dire ''vorrei che tutti i Vaticani sprofondassero'', ma il Gaber-pensiero resta oscuro e, come tutti i qualunquismi, scivola a sinistra
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: Antidoti, 28/01/2013

A dieci anni dalla scomparsa di Giorgio Gaber(scik: nome completo) c'è la consueta rimembranza di un uomo di spettacolo che fu famoso e or non c'è più. Succede a tutti, specialmente ai cantanti. Serve anche a far vendere qualche cofanetto con i loro successi, l'opera omnia in confezione lusso, i libri di biografie, il tutto a giustissimo vantaggio degli eredi. I giornali dedicano qualche pagina, le tivù qualche intervista e/o un collage di spezzoni. Poi, si attende il ventennale. Valendo sempre la regola del parce sepultis, cioè che dei defunti se non si può parlar bene almeno si taccia, si rischia però che quelli che non c'erano perché nati dopo vedano solo l'oleografia e non la storia. E non sappiano mai che il celebrato, ai suoi tempi, non era un fascio di luci a tutto tondo, ma aveva –come tutte le cose umane- qualche nuance. E dire, tuttavia, che la sua uscita sul Vaticano (musicale, come al solito: «...vorrei che tutti i Vaticani sprofondassero...») fu una delle sue ultime, suscitò qualche polemica ma fu, proprio per questo, ospitata in prima serata da Celentano in uno dei suoi show. Scuotemmo la testa, noi che proprio non eravamo d'accordo, e le spalle: vabbe', gli artisti, si sa, sono un po' anarchici... Il fatto è, però, che Gaber non era De André, che anarchico lo era davvero. No, Gaber non era né di destra né di sinistra. E, come tutti quelli che stanno nel mezzo, scivolava sul piano inclinato, quello, famoso, che dal qualunquismo (ci si passi l'espressione) porta a sinistra. Nessuno è in grado di riassumere, neanche oggi, il Gaber-pensiero, per il semplice motivo che non c'era. Era bravo, certo, e nessuno osa negarlo. Bravo con i testi e talvolta pure con le musiche. Soprattutto era bravo a recitare le sue canzoni. Detto questo, tuttavia, rimane la perplessità: che cosa predicava o cercava di predicare? Temiamo che la risposta sia disarmante: niente. Il suo inno più famoso e più "impegnato" aveva come ritornello: «la libertà è partecipazione». Boh. Chissà cosa voleva dire. Una nostalgia per gli antichi fueros? Per i corpi intermedi, per il potere diffuso, per la società medievale insomma? Non crediamo che il Signor G avesse tale cultura o particolare erudizione in storia delle dottrine politiche. Era un bravo uomo di teatro, l'unico che facesse show delle sue canzoni, forse l'unico in grado di farlo. Ma il cinismo (come ha detto qualcuno) o il qualunquismo (come ha detto qualcun altro) piazzano al centro. Non il centro nel senso che intendeva Hans Sedlmayr, la cui perdita è causa (dal tempo dei secoli cristiani) dei mali del mondo attuale. Ma il centro di chi si mette nel mezzo tra due parti, quali che siano. Quelle che trova e che ha sotto gli occhi. Diceva Juan Donoso Cortés che, in genere, chi si alloca super partes si ritiene superiore, chiama a giudizio tutti e sentenzia. Se, però, non è in grado di distinguere la verità dall'errore, la sua terzietà fa più danno della grandine, perché a lui non importa chi ha ragione, avendo deciso che hanno un po' di torto tutti, tranne lui. Questa posizione, come abbiamo accennato, scivola fatalmente verso sinistra, anche se il posizionato non se ne avvede (e anche se glielo dicono non ci crede). I più anziani tra noi ricordano un disco di Gaber che, non a caso, era accluso al settimanale «L'Espresso» all'indomani del rapimento-omicidio di Aldo Moro. In pieni Anni di Piombo, dunque. Era la registrazione di uno spettacolo one-man show in cui Gaber cantava che «...non basta essere ucciso da un brigatista per diventare uno statista...». In effetti, data la glorificazione post-mortem allora in atto dell'alto esponente democristiano, Gaber stava dando voce a quelli che non stimavano particolarmente l'uomo politico scomparso. I non estimatori di Moro erano trasversali agli schieramenti partitici, ma è significativo che il disco di Gaber sia finito come gadget de «L'Espresso», foglio la cui collocazione nel panorama politico italiano non è mai cambiata ed è voce di quella sinistra radical-chic che ha il suo giornale-partito di riferimento ne «La Repubblica». E' un classico esempio del fatale scivolamento di cui si diceva: un agnostico (in tutti i sensi) ha un bel collocarsi al di sopra e al di fuori. Che lo voglia o no, finisce, nella migliore delle ipotesi, in braccio a Pannella.

Fonte: Antidoti, 28/01/2013

7 - IL CORRIERE DELLA SERA CUOCE A FUOCO LENTO I CATTOLICI SUI PRINCIPI NON NEGOZIABILI
Parlamentarizzando il dibattito e spacchettando i temi etici, la rana cattolica bollirà senza nemmeno accorgersene
Autore: Mario Palmaro - Fonte: La nuova Bussola Quotidiana, 21/01/2013

Ci sono articoli che rivelano un mondo. Il pezzo scritto da Pierluigi Battista sul Corriere della Sera del 18 gennaio dovrebbe essere letto e meditato nei sacri palazzi, nelle curie, nelle parrocchie e nelle case dei cattolici. Perché in quell'articolo il mite Battista ha riassunto in modo esemplare la ricetta con la quale il mondo sta cucinando a fuoco lento i cattolici.
Un piccolo capolavoro, lucidissimo, che descrive la nostra fine. Una fine del tutto simile all'apologo della rana e dell'acqua bollente: se tu getti il proverbiale rospo in una pentola caldissima, lui salta subito fuori; ma se ce lo metti e poi accendi il fuoco lento, la poveretta si farà bollire senza battere ciglio.
I nemici della Chiesa – a proposito: nel mondo esistono nemici della Chiesa, ricordiamocelo – i nemici della Chiesa hanno capito che fucilazioni, ghigliottine, corda e sapone, torture, genocidi, lager, gulag, massacri di monache e di frati, dopo i primi innegabili vantaggi, producono però martiri e rinvigoriscono quella fede tanto odiata. Allora bisogna cambiare sistema: bisogna bollire le rane cattoliche a fuoco lento. Bisogna affidare il compito a istituzioni democratiche e liberali, a organismi che lavorano per la pace e per l'unità europea, a leader tecnico-politici che la domenica vanno a Messa, che ripetono ogni cinque minuti "valori, valori!" e che quindi sono di sicuro delle "brave persone" e non conoscono nemmeno vagamente dove stia di casa la massoneria.
Insomma: la rana cattolica non si accorge che la temperatura nella pentola piano piano sale, e così alla fine si ritrova bollita senza fare un plisset. Ma dicevamo dell'articolo di Pierluigi Battista, vero capolavoro di questa strategia.
Battista in sostanza dice: i principi non negoziabili sono una colossale scocciatura, perché ostacolano la modernizzazione e l'europeizzazione della vecchia Italia cattolica e papista. I poteri forti e paramassonici vogliono fare del Bel Paese una landa glaciale e disumana del tutto simile alle efficienti e pulitissime nazioni luterane dell'Europa del Nord, dove i treni sono in orario, gli ospedali funzionano, tutti pagano le tasse, il venerdì sera ci si ubriaca ma a turno – così uno guida sobrio l'auto per tornare a casa – e i suicidi aumentano a vista d'occhio nella disperazione di una vita senza senso soprannaturale.
Scrive infatti il Battista: "La politica, anche su temi così delicati, dovrebbe saper negoziare e trovare utili compromessi. Se invece si perpetua la logica dei «valori non negoziabili» e dell'oltranzismo ideologico non si arriva a nulla. O si continua all'infinito nel vaniloquio". Dunque, chi parla di questi principi – ad esempio Bendetto XVI – alimenta il vaniloquio.
La soluzione? Due mosse. La prima: "spacchettiamo" i temi non negoziabili – propone il saggio e moderato Battista – nel senso di separare alcuni temi "davvero non negoziabili da altri in cui il compromesso è possibile e accettabile". La seconda: "Parlamentarizzare il dibattito intorno ai temi eticamente sensibili". Nella pentola della nostra rana cattolica, la temperatura comincia lentamente a salire.
E come si deve fare questo spacchettamento? Qui il ragionamento di Battista si fa perfidamente sottile: l'editorialista del Corriere della Sera distingue infatti "ciò che riguarda la vita" – come ad esempio aborto e fecondazione artificiale – dalla questione caldissima dei matrimoni gay. Sul primo gruppo di questioni Battista scrive – bontà sua – che i cattolici "hanno tutto il diritto non solo di votare a favore di leggi che considerano contrarie alla loro coscienza, ma anche di ingaggiare una battaglia culturale e politica per impedire politiche che a loro giudizio violano la sacralità della vita".
Dopo la carota, arriva però la bastonata, e i toni diventano improvvisamente duri e minacciosi: "Ma che c'entra con il valore «non negoziabile» della vita una guerra cieca e a oltranza contro il riconoscimento delle unioni di fatto, eterosessuali e soprattutto dello stesso sesso. Una legge ragionevole, che salvaguardi i diritti fondamentali degli omosessuali, che dia riconoscimento giuridico alle unioni tra individui dello stesso sesso, attiene a una sfera diversa da quella che si combatte sull'arena dei valori non negoziabili".
Nella pentola, la rana cattolica comincia a sentire caldo. Il disegno tratteggiato dal ragionamento di Battista è sottile e banale nello stesso tempo: mostrarsi conciliante sugli argomenti (aborto e figli in provetta) nei quali i cattolici hanno ormai perduto, e dove le leggi ingiuste sono inesorabilmente consolidate; e chiedere un atteggiamento di compromesso e di resa proprio su quei temi – le nozze gay – dove ancora la sconfitta non si è consumata. Geniale. Diabolico.
Dal tono dell'articolo si capisce anche che il mondo attribuisce a questa faccenda dello sdoganamento legale e simbolico del sesso omosessuale un'importanza fondamentale. E che ogni tentativo di ostacolare questo disegno sarà spazzato via senza alcuna pietà. I cattolici sono avvertiti: se si ostinano a pensare e a dire che ci sono rapporti secondo natura e rapporti contro natura, la reazione del sistema europeista e mondialista sarà terribile. E guai a chi pensa di promettere agli elettori che, se governerà, si opporrà alla deriva "gaia" del diritto: che peste lo colga.
Ovviamente, nel ragionamento di Pierluigi Battista i principi non negoziabili sono tenuti nella stessa stima delle credenze più irrazionali di una tribù animista dell'Africa nera: duemila anni di tradizione filosofica, di dottrina politica e morale razionalmente argomentata, la legge naturale di Agostino d'Ippona  e Tommaso d'Aquino, Tommaso Moro e Carlo d'Asburgo sono tutte cose graziosamente gettate nell'inceneritore laico-progressista. Essere contro l'aborto, o peggio contro i matrimoni fra persone dello stesso sesso, è il frutto di pulsioni irrazionali che possono (per ora) sopravvivere all'interno del recinto religioso. Nella vita pubblica, dove brilla il sole della ragione illuminista e rivoluzionaria, ogni persona di buon senso "deve" sapere che le nozze gay sono una cosa ragionevolissima. E se non lo capisce, lo si rieduca con i mass media, e se serve anche con la magistratura democratica.
Il destino della rana cattolica sembra dunque segnato. Oltretutto, a portare l'acqua in ebollizione non ci si mettono soltanto i laici come Pier Luigi Battista. Ma la cottura viene favorita anche dal clamoroso disordine dottrinale che regna nell'accampamento cattolico. Non c'è un solo consiglio pastorale, o una parrocchia, o un gruppo di catechisti, nel quale sia chiaro a tutti – e accettato da tutti – che cosa siano i principi non negoziabili e quali siano i loro precisi contenuti. Tanto è vero che quando il "cattolico" di provenienza oratoriana si candida in politica, dopo cinque minuti ha già "scaricato" la dottrina della Chiesa, che ignora.
Umanamente parlando, il progetto del Corrierone, dell'Unione Europea, dei rivoluzionari progressisti e conservatori (da Holland a Cameron) sembra cosa fatta, e la rana cattolica è a un passo dalla cottura. Per fortuna rimane quella cosettina che sembra da nulla, ignota a Pier Luigi Battista e a non pochi cattolici adulti, e che si chiama Provvidenza.

Fonte: La nuova Bussola Quotidiana, 21/01/2013

8 - LETTERE ALLA REDAZIONE: STUDENTI ISLAMICI DICHIARANO IN CLASSE CHE TUTTI GLI EBREI DEVONO ESSERE STERMINATI, MA IL PRESIDE MINIMIZZA L'ACCADUTO
In un altro istituto la preside femminista permette le bestemmie come libertà d'espressione, mentre rimprovera l'insegnante di religione che ha detto che l'aborto è un omicidio
Autore: Cristiano Giombetti - Fonte: Redazione di BastaBugie, 28/01/2013

Cara redazione di BastaBugie,
è molto umiliante e triste dover essere testimone delle dichiarazioni di studenti islamici che dichiarano in classe - lo stesso caso in due differenti scuole superiori - che: «Tutti gli ebrei devono essere sterminati, l'Olocausto è solo un'invenzione propagandistica degli ebrei, le Sacre Scritture dei cristiani sono state falsificate dagli ebrei, ecc.». Nella prima scuola il "preside" ha deciso che una nota circostanziata posta sul registro dall'insegnante è più che sufficiente, nella seconda scuola la "preside" - femminista, militante del PD, nubile con due figli avuti da due diversi padri, convivente con un terzo uomo - a qualche giorno dalla celebrazione della Giornata della Memoria ha dichiarato di voler soprassedere e ignorare le affermazioni dell'alunno mussulmano. E intanto, in quella stessa scuola quelli che hanno potuto optare per l'insegnamento della religione cattolica si lamentano che molti insegnanti non prendono provvedimenti a carico degli alunni che bestemmiano in classe o durante la ricreazione, che per Natale non abbiano potuto realizzare un presepio e che in alcune aule manca il crocifisso. «Per quanto mi riguarda ritengo che il crocifisso non debba esserci in una scuola non religiosa.» Questa è stata la risposta all'insegnante che le aveva chiesto spiegazioni. La stessa "preside", qualche settimana prima, nel corso di un incontro collegiale, non aveva detto niente ad una collega incinta che aveva annunciato che: «Se è un maschio... abortisco!», ma aveva rimproverato all'insegnante di religione di aver detto ai suoi alunni nel corso di una lezione che l'aborto è un omicidio! Tutto questo non succede nella comunista Rep. Popolare Cinese, ma nella "democratica" Rep. Italiana, in una città del civilissimo nord est...
Bernardo (d'oscura valle)

Caro Bernardo,
ti salutiamo di cuore.
Sono molto gravi gli episodi che ci riporti con cosi grande cura, ma sappiamo bene, purtroppo, che tali fatti si verificano quotidianamente, se non quasi, in moltissimi ambienti lavorativi ed istituzioni come la scuola.
Mi vengono in mente le parole profetiche del Signore quando dice: "Un servo non è più grande del suo padrone; se hanno perseguitato Me, perseguiteranno anche voi." (Gv 15,20). Esistono diversi modi per "perseguitare" una determinata categoria di persone e i più pericolosi sono quelli meno palesi e meno diretti. Noi cristiani viviamo in un'epoca in cui il nemico dell'umanità, il principe di questo mondo, ha ottenuto abbastanza potere per agire con forza nella quotidianità al fine di portare alla dannazione quante più anime possibili.
Non dobbiamo stupirci tanto del fatto che lui agisca per rovinare la nostra esistenza quanto del fatto che, nella sua grande intelligenza, riesce a farlo tramite mezzi apparentemente innocui, ma in realtà molto più pericolosi degli altri. E' un dato di fatto che c'è maggior possibilità di difendersi da un nemico che si sa tale che da uno che si ignora essere tale, perché si è impreparati ad affrontarlo. Lo Spirito stesso attesta per bocca dell'Apostolo che: "Satana si traveste da angelo di luce" (2 Cor 11,14).
Dobbiamo lottare con tutte le forze contro le ingiustizie e testimoniare la nostra fede sempre e dovunque, nei momenti opportuni e inopportuni, ma abbiamo una speranza che non muore: " Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!" (Gv 16,33).

Fonte: Redazione di BastaBugie, 28/01/2013

9 - OMELIA IV DOMENICA TEMPO ORDINARIO - ANNO C - (Lc 4, 21-30)
Nessun profeta è bene accetto nella sua patria
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 03/02/2013)

La predicazione del Vangelo ha sempre trovato ostacoli. I missionari, sull'esempio di Gesù, sono sempre stati più o meno perseguitati dai nemici della Fede. Vediamo già nella prima lettura che il profeta Geremia si spaventa di fronte al mandato di Dio che lo stabilisce profeta delle Nazioni. Egli sa benissimo che ciò comporta sofferenze e incomprensioni, ma Dio lo rassicura dicendo di non temere: «Ti faranno guerra, ma non ti vinceranno, perché io sono con te per salvarti» (Ger 1,19). Nel Vangelo abbiamo letto come Gesù stesso ha trovato l'opposizione dei suoi compaesani. Il testo del Vangelo dice che «all'udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù» (Lc 4,28-29).
Così è per tutti quelli che diffondono il Vangelo di Gesù Cristo, l'unica Verità che rischiara le tenebre di questo mondo. Che cosa spinge tanti missionari ad affrontare tanti pericoli, ad esporsi a mille persecuzioni, a rischiare la loro stessa vita e spesso a perderla nei più crudeli martìri? La carità, unicamente la carità, che, come scrive san Paolo nella seconda lettura, «tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta» (1Cor 13,7).
Il pensiero che ci sono tanti fratelli da salvare, che ancora non conoscono Gesù, ha spinto numerose schiere di missionari a versare il loro sangue in sublime testimonianza di amore. Gesù è morto in Croce anche per quei fratelli lontani e così pure noi dobbiamo dare la vita per la loro salvezza.
San Francesco d'Assisi ebbe sempre una grande ansia missionaria. Egli stesso voleva recarsi tra i saraceni per annunziare il Vangelo; ma, non potendovi andare, nel 1219 egli inviò sei frati, i santi Berardo e compagni, missionari in Spagna e in Marocco. Arrivati a Siviglia i frati iniziarono a predicare Cristo ai saraceni, ma come risposta ebbero battiture e incarcerazione. I soldati di Cristo non si scoraggiarono, continuarono per la loro missione e raggiunsero il Marocco, sempre animati da questo grande amore per la salvezza delle anime. E qui trovarono la palma del martirio. Il sultano li rinchiuse in prigione e con torture e lusinghe cercò di far loro rinnegare Gesù Cristo. Ma essi non facevano che testimoniare con sempre maggior coraggio la verità del Vangelo, cosicché il sultano, preso da furore, spaccò loro di propria mano la testa a colpi di sciabola. San Francesco quando seppe dell'accaduto esclamò: «Ora io so di avere cinque veri frati!». Il sacrificio di questi martiri entusiasmò per l'Ordine Francescano un giovane portoghese, che più tardi divenne celebre in tutto il mondo: sant'Antonio di Padova.
Anche se non avremo la grazia di affrontare il martirio, tante volte troveremo molte difficoltà a compiere il bene. Non scoraggiamoci per questi ostacoli. Dio vede ogni nostro sacrificio, nulla è inutile ai suoi occhi. Anche le nostre sconfitte si cambieranno nelle più esaltanti vittorie, se opereremo sempre per amore di Dio e dei fratelli.
La seconda lettura ci parla della carità, la regina delle virtù. Il cristiano si dovrebbe riconoscere per tale proprio dalla carità. Ma si sa quanto sia facile parlarne e, invece, quanto sia difficile metterla in pratica. Bisogna essere caritatevoli nel pensare sempre bene di tutti, nel cogliere il lato positivo che vi è in tutti, nel giudicare bene. Si racconta come un giorno a san Francesco di Assisi portarono un sacerdote, che, al dire della gente, dava scandalo con la sua vita dissoluta. La gente sperava che san Francesco lo riprendesse aspramente. Al contrario, il Santo non diede retta alle chiacchiere, si mise in ginocchio davanti al sacerdote e disse: «Non so se quello che dicono sia vero, una cosa sola so: dalle mani del sacerdote io ricevo il perdono di Dio».
Se non siamo sicuri di una cosa non dobbiamo assolutamente dare dei giudizi avventati. Se invece abbiamo la certezza che qualcuno si sia comportato male pensiamo che certamente noi avremmo fatto molto peggio. Facciamo dunque come san Filippo Neri, il quale, quando si accorgeva che un fratello sbagliava in qualche cosa, si umiliava profondamente e diceva: «Se Dio non mi tenesse le mani in testa, io farei molto peggio». Dobbiamo evitare assolutamente le chiacchiere, che tanto offendono la carità fraterna. Si racconta che un giorno san Filippo Neri, a una donna che si era confessata di aver sparlato del prossimo, diede come penitenza di spennare una gallina, di gettare le piume al vento e poi di raccoglierle. La donna rispose che era impossibile raccogliere poi quelle piume disperse dal vento e il Santo soggiunse: «E così è impossibile rimediare a tutto il male che fai con le tue chiacchiere».
Dobbiamo essere caritatevoli nelle opere: fare il bene a tutti e farlo bene. Non sono tanto le parole a convertire i peccatori, ma è la carità ad attirare i cuori a Dio.
C'era una donna anziana molto malata e purtroppo senza fede, che continuava a lamentarsi e a bestemmiare. Tutti quelli che cercavano di curarla non ricevevano che insulti e parolacce e dopo poco tempo ci rinunciavano e la lasciavano sola. Alla fine solo una suora trovò il coraggio e la forza di assisterla ogni giorno e di non dare retta ai mille insulti con i quali era ripagata. Passavano le settimane e la malata iniziava a cambiare, a diventare più paziente, più buona, finché un giorno disse: «Ora so che Dio esiste, altrimenti chi ti ricompenserebbe per tutto il bene che mi stai facendo?». Ella giunse alla fede per la carità che vide nella suora.
Più saremo buoni e tanto più saremo un riflesso di Dio e così tanti nostri fratelli crederanno in Lui.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 03/02/2013)

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