BastaBugie n°283 del 08 febbraio 2013

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1 FAMIGLIA CRISTIANA PROPAGANDA L'IDEOLOGIA GAY
Ecco come un peccato che grida vendetta al cospetto di Dio diventa accettabile in un giornale che forse dovrebbe più correttamente chiamarsi Famiglia Pagana
Autore: Mario Palmaro - Fonte: La nuova Bussola Quotidiana
2 MAGDI CRISTIANO ALLAM INGIUSTAMENTE ESCLUSO DAGLI SPAZI TELEVISIVI NAZIONALI
Il presidente di ''Io amo l'Italia'' nonostante sia candidato alla Presidenza del Consiglio, non avrà la stessa visibilità televisiva accordata a Monti, Berlusconi, Bersani, Grillo, Ingroia e Giannino (vi presentiamo un video di Allam)
Fonte: Io amo l'Italia
3 ECCO PERCHE' LA RACCOLTA DI FIRME ''UNO DI NOI'' NON CI ENTUSIASMA
Questa nuova iniziativa del Movimento per la Vita non servirà a nulla, come già successe per l'auspicata modifica dell'articolo 1 del codice civile italiano: chi se la ricorda?
Autore: Marisa Orecchia - Fonte: Federvita Piemonte
4 A DOMENICA IN LORELLA CUCCARINI CONFEZIONA UN PROGRAMMA PRO GAY SENZA CONTRADDITTORIO
E' giusto guardare la televisione e trovarsi immersi in queste schifezze? Ecco perché sempre più famiglie spengono la tv
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: La nuova Bussola Quotidiana
5 L'ASSENZA DEI PADRI ALL'ORIGINE DEI PROBLEMI DEI FIGLI
Lo stupendo film ''Courageous'' invita i padri ad alzarsi in piedi e dire ''Non dovrete chiedermi chi guiderà la mia famiglia perché, per grazia di Dio, lo farò io!''
Autore: Giulia Tanel - Fonte: Libertà e Persona
6 CRITICHE A MONS. ANTONIO BELLO DETTO ''DON TONINO''
Negli scritti del vescovo pugliese ci sono solo lotta per il sociale e allergia per la Chiesa pre-conciliare, i suoi dogmi, la sua liturgia, le sue sicurezze dottrinali
Autore: Paolo Siano - Fonte: conciliovaticanosecondo.it
7 RAPPORTO ISTAT: IL REDDITO DEGLI ITALIANI E' TORNATO INDIETRO DI 27 ANNI!
L'Occidente ha smesso egoisticamente di fare figli, ma senza crescita della popolazione la domanda non cresce più e l'economia si ferma
Autore: Ettore Gotti Tedeschi - Fonte: La nuova Bussola Quotidiana
8 LETTERE ALLA REDAZIONE: LA RUBRICA SUGLI ANIMALI MALTRATTATI DEI TELEGIORNALI MEDIASET CI HA STUFATO
Coloro che equiparano i diritti degli animali a quelli degli uomini non innalzano la dignità degli animali, ma soltanto degradano quella degli uomini
Autore: Giano Colli - Fonte: Redazione di BastaBugie
9 OMELIA V DOMENICA TEMPO ORDINARIO - ANNO C - (Lc 5, 1-11)
Non temere; d'ora in poi sarai pescatore di uomini
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - FAMIGLIA CRISTIANA PROPAGANDA L'IDEOLOGIA GAY
Ecco come un peccato che grida vendetta al cospetto di Dio diventa accettabile in un giornale che forse dovrebbe più correttamente chiamarsi Famiglia Pagana
Autore: Mario Palmaro - Fonte: La nuova Bussola Quotidiana, 04-02-2013

"Mamma, mamma, che cos'è una lesbica?". La mamma di Pierino ha un attimo di smarrimento, vacilla, cerca di organizzare la risposta, ma per prima cosa chiede al suo bambino: "Dove hai sentito quella parola? Al telegiornale, a scuola o forse al campo sportivo?". "No mamma: l'ho letta su Famiglia Cristiana". Al che la povera genitrice corre in soggiorno a sfogliare la gloriosa rivista cattolica dal nome rassicurante. E qui la povera donna scopre, con sgomento, che Pierino dice la verità. Perché nel numero 2 di Famiglia Cristiana di quest'anno, 13 gennaio, sulla terza di copertina campeggia una pagina di pubblicità ideata dal Dipartimento delle Pari opportunità e dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Una pubblicità nella quale si vedono le foto di tre sconosciuti, accompagnate dalla seguente didascalia: "alto", sotto il primo personaggio; "lesbica" sotto la seconda; "rosso" sotto al terzo, che ha effettivamente i capelli rossi. Segue slogan perentorio: "E non c'è niente da dire". Segue spiegazione per i più duri di comprendonio: "Sì alle differenze. No all'omofobia".
A questo punto io capisco benissimo che i lettori si stropicceranno gli occhi, e si metteranno a rileggere questo articolo dall'inizio, pensando di avere avuto un'allucinazione. Ma purtroppo è tutto vero: se portate in casa vostra Famiglia Cristiana, preparatevi a dover spiegare al pupo che cos'è una lesbica o un gay, preparatevi a tenere seminari serali per chiarire il concetto di omofobia, preparatevi a insegnare con pugno di ferro a tutta la prole, e ovviamente anche al genitore numero due (l'uso di parole come moglie o marito potrebbero essere considerate sintomo di omofobia), che intorno a questo tipo di diversità "non c'è niente da dire".
Ormai anche i più duri di comprendonio l'hanno capito: è partita la più colossale campagna mediatica, ideologica, politica e legislativa di tutti i tempi per trasformare a livello planetario ciò che è anormale in normale, ciò che non è naturale in naturale, ciò che non è fisiologico in fisiologico. Più o meno tutti sanno che la dottrina della Chiesa si oppone a questo disegno di pervertimento dell'ordine naturale. Più o meno tutti sanno che a un vescovo, quello di Trieste, è stato impedito di uscire di casa da un gruppetto di facinorosi semplicemente perché monsignor Crepaldi dice la verità intorno alla sessualità umana. Più o meno tutti sanno che queste sono le prime avvisaglie delle persecuzioni che i cattolici subiranno se non accettano supinamente di omologarsi al "pensiero gaio".
Dunque fa un certo effetto scoprire che un giornale formalmente cattolico come Famiglia Cristiana, per altro dietro compenso economico, metta in pagina una pubblicità che riassume proprio la "visione del mondo" dell'ideologia omosessualista. Un'ideologia che per altro ha ben poco a che fare con le persone in carne e ossa che vivono questa condizione. Un'ideologia che persegue un obiettivo di tipo culturale e giuridico: eliminare le categorie uomo-donna e rimpiazzarle con un soggetto senza identità definita che trae la sua sessualità non dalla sua natura e dalla sua corporeità "data", ma dalla sua volontà arbitraria.
Qui non c'entra nulla il rispetto dovuto a ogni essere umano. Qui c'è in gioco la ragione: perché bisogna insultare la ragione per far credere che essere lesbica sia la stessa cosa che avere i capelli rossi o essere alto. Prima ancora che addentrarsi sul terreno accidentato del giudizio morale, qui si tratta di un banalissimo riconoscimento di un fatto antropologico: chiunque sa che i comportamenti o anche solo le tendenze che afferiscono alla sfera sessuale hanno un impatto sulla persona ben diverso dal colore dei capelli.
Ma se poi dal piano naturale ci spostiamo a quello soprannaturale, e ci lasciamo illuminare dalla Rivelazione e dalla dottrina cattolica, beh, allora l'infortunio di Famiglia Cristiana assume proporzioni imbarazzanti.
Che cosa penserebbe don Giacomo Alberione, fondatore della Società di San Paolo, imbattendosi in quella pubblicità dentro a una rivista del suo ordine religioso? Stiamo parlando di quel Beato Alberione che nel 1941, a proposito della "formazione dei nostri aspiranti alla vita religioso-sacerdotale" scriveva che "nei casi anormali di complicità con giovani, ragazzo o compagni, sarebbe follia tentare ancora una prova... anche perché i peccati contro natura, gridano vendetta presso Dio e privano di molte grazie". Davvero singolare: la rivista dei paolini che pubblica una pubblicità che comporterebbe la condanna come "omofobo" del loro stesso fondatore. Il quale – da vero cattolico – insegnava che si deve "combattere l'errore o il peccato, non l'errante o il peccatore". Ma che non avrebbe mai trasformato un disordine morale in una normalità per decreto statale, tanto per compiacere il peccatore. Né avrebbe usato le riviste del suo ordine – quelle che una volta si chiamavano "buona stampa" - come "taxi a pagamento" per idee contrarie alla dottrina cattolica e alla verità sull'uomo.
Senza dimenticare che don Alberione volle per la sua famiglia il nome dell'apostolo delle genti, quel Paolo di Tarso che nella prima lettera ai Corinti scrive questo terribile ammonimento: "Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adùlteri, né depravati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né calunniatori, né rapinatori erediteranno il regno di Dio." Prima che nascesse il "politicamente corretto", si parlava così.
Insomma, quella pubblicità su Famiglia Cristiana è una brutta pagina di omologazione al pensiero unico dominante, è il simbolo dell'accettazione acritica di un messaggio che è sbagliato nei contenuti e nello stile, e – diciamocelo fuori dai denti – anche una brutta prova di cinismo verso il vasto pubblico dei propri lettori. Verso tutte quelle mamme di Pierino che una famiglia cristiana continuano a pensarla con marito, moglie e figli. E che hanno vissuto benissimo per decenni senza discettare di lesbiche, gay e omofobia.

Nota di BastaBugie: in risposta a questo articolo, Famiglia Cristiana prima annuncia una querela, poi insulta sul giornale. Per leggere i particolari clicca qui sotto
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2663

Fonte: La nuova Bussola Quotidiana, 04-02-2013

2 - MAGDI CRISTIANO ALLAM INGIUSTAMENTE ESCLUSO DAGLI SPAZI TELEVISIVI NAZIONALI
Il presidente di ''Io amo l'Italia'' nonostante sia candidato alla Presidenza del Consiglio, non avrà la stessa visibilità televisiva accordata a Monti, Berlusconi, Bersani, Grillo, Ingroia e Giannino (vi presentiamo un video di Allam)
Fonte Io amo l'Italia, 4 febbraio 2013

Noi cittadini italiani ci uniamo alla legittima denuncia di Magdi Cristiano Allam, candidato alla Presidenza del Consiglio di "Io amo l'Italia", rivendicando il diritto di essere informati correttamente in merito alle Elezioni nazionali.
Vi chiediamo di ottemperare al dovere di farci conoscere il pensiero di tutti i candidati alla guida del Governo per metterci nella condizione di poter operare una scelta ponderata. Denunciamo il boicottaggio mediatico di Magdi Cristiano Allam, Presidente di "Io amo l'Italia", rivendichiamo il suo diritto a partecipare ai confronti con gli altri candidati alla guida del Governo e, più in generale, a godere della medesima visibilità televisiva accordata dalle reti a diffusione nazionale a Monti, Berlusconi, Bersani, Grillo, Ingroia e Giannino negli orari di maggior ascolto.
Se l'Agcom, quale Organo di controllo e di garanzia della par condicio durante la campagna elettorale, non farà rispettare il diritto-dovere costituzionale delle reti televisive nazionali di attribuire pari opportunità a tutti i candidati alla Presidenza del Governo, noi cittadini italiani denunceremo in tutte le sedi competenti che non ci è stato consentito di partecipare alle trasmissioni televisive comportando così un lavaggio di cervello che inganna e plagia i telespettatori per imporre agli italiani i candidati da votare. Questa non è par condicio, ma dittatura mediatica!
Gli italiani hanno il diritto di sapere e i mezzi di comunicazione di massa hanno il dovere di far conoscere il pensiero di tutti i candidati alla guida del Governo, compreso quello di Magdi Cristiano Allam, affinché ciascun elettore possa liberamente scegliere e decidere per chi votare. Ci attendiamo che questa nostra legittima richiesta venga accolta subito, dato che mancano ormai solo 18 giorni alla conclusione della campagna elettorale, e Magdi Cristiano Allam ha già subito un notevole danno dalla sua esclusione dalle reti televisive nazionali negli orari di maggior ascolto in condizioni di parità con gli altri candidati alla Presidenza del Consiglio.

Nota di BastaBugie: per fare pressione sull'Agcom potete inviare un messaggio firmato (con il testo dell'articolo pubblicato qui sopra) alle seguenti mail: parcondicio@agcom.it (oppure) agcom@cert.agcom.it
Da ora fino alla fine della campagna elettorale, noi di BastaBugie ci impegniamo a pubblicare ogni settimana un articolo e un video di Magdi Cristiano Allam per rimediare, per quanto possibile, a questa ingiusta discriminazione.
Il sito internet del suo partito è www.ioamolitalia.it
Ecco un video di Magdi Cristiano Allam dal titolo: "Io Amo l'Italia per la sovranità monetaria e i valori non negoziabili".

http://www.youtube.com/watch?v=qwnzDs1yPgc

Fonte: Io amo l'Italia, 4 febbraio 2013

3 - ECCO PERCHE' LA RACCOLTA DI FIRME ''UNO DI NOI'' NON CI ENTUSIASMA
Questa nuova iniziativa del Movimento per la Vita non servirà a nulla, come già successe per l'auspicata modifica dell'articolo 1 del codice civile italiano: chi se la ricorda?
Autore: Marisa Orecchia - Fonte: Federvita Piemonte, 08/01/2013

Mi giungono dai Centri di aiuto alla vita e dai Movimenti per la vita aderenti a Federvita Piemonte domande sull'iniziativa "Uno di Noi", lanciata dal Movimento per la Vita italiano e sottoscritta in questi giorni da gran parte dell'associazionismo cattolico.
Le domande riguardano non tanto l'opportunità di apporre la propria firma, come singoli, quanto quella di attivarsi per la raccolta di firme, come associazioni pro life.
Domande legittime, vista la situazione delle associazioni piemontesi appartenenti a Federvita, alcune delle quali espulse dal MpV nazionale, e tutte ostracizzate a causa della vicinanza dei loro aderenti al Comitato Verità e Vita.
So bene tuttavia che le domande che mi sono rivolte appartengono alla categoria delle domande retoriche. Tutti infatti, come sempre, anche per la campagna Uno di Noi, si impegneranno. Ci vuol ben altro che l'anatema di Casini per scoraggiare un vero pro life.
E allora firmiamo e facciamo firmare, anche se non possiamo nasconderci alcune perplessità.
Non tanto per l'incertezza del risultato. Le battaglie per la vita vanno fatte, sempre, a prescindere da quelli che possono o sembrano essere i risultati immediati.
Che tuttavia il risultato possa apparire un po' aleatorio lo scrive lo stesso presidente del MpV sul mensile Sì alla Vita del Maggio 2012 " Naturalmente non sappiamo se, una volta raccolte le adesioni, otterremo i provvedimenti richiesti. La nostra speranza è concreta. Ma, in ogni caso, se l'iniziativa avrà una straordinaria partecipazione di popolo, vi sarà già una vittoria sicura per l'effetto educativo derivante dall'occasione di parlare in tutta Europa del più fragile degli umani come "uno di noi" e perché finalmente dovrà essere ascoltata in Europa la voce di chi non ha voce" (pag. 16).
L'articolo 11 del Trattato di Lisbona, da cui prende avvio questa petizione, non prevede infatti per le Istituzioni europee l'obbligo di attuare quanto richiesto dalle firme raccolte, in questo caso la cessazione delle sperimentazioni sugli embrioni umani, ma solo il compito di organizzare un dibattito nel merito.
Che non è poco, ovviamente, anche se questa Europa che misconosce le radici cristiane, che stigmatizza e minaccia gli Stati membri che non assicurano libertà di aborto, che cofinanzia congruamente le politiche antivita dell'UMPFA, che spinge a favore del riconoscimento e del matrimonio delle coppie omosessuali e quindi della disgregazione della famiglia, lascia ben poco a sperare sull'esito di un serio e pubblico dibattito sul rispetto dell'embrione umano.
Ma non è questo il punto.
Il punto è che un vero movimento pro life non mette in atto un grande schieramento di popolo e di associazioni per chiedere la cessazione delle sperimentazioni sull'embrione umano.
Un vero Movimento pro life non può limitarsi a chiedere la cessazione delle sperimentazioni.
Deve chiedere la cessazione della produzione di embrioni umani.
Perché è qui la ferita inferta all'umanità di ciascuno di quegli embrioni: l'essere stati prodotti come oggetti, avviati all'impianto o soprannumerari, destinati in minima percentuale alla nascita, prodotti per lo più per la morte.
Che siano usati per le sperimentazioni, trattati come carne da laboratorio, è solo uno degli insulti, il più ripugnante forse, ma proprio per questo da tutti immediatamente percepibile, cui possono essere assoggettati.
E' la fivet, produzione di embrioni fuori del grembo materno, la madre di tutte le ingiustizie che l'embrione, una volta prodotto, è costretto a patire. La fivet in sé, anche con tutti i paletti e i distinguo con cui vogliono abituarci a considerarla.
Certo, una battaglia contro al fivet è una battaglia immane, impopolare perché tocca interessi consolidati, incompresa perche urta contro il buonismo di troppi – che male c'è a dare un figlio ad una coppia che lo desideri?- ma è una battaglia cui un vero movimento per la vita non dovrebbe sottrarsi.
E invece, come al solito, assistiamo ad una piccola battaglia di retroguardia.
Che al di là dei risultati, che pure ci si augura che almeno in sede politica ci siano, in campo educativo produrrà una sorta di eterogenesi dei fini. Sarà sì l'occasione di " parlare in tutta Europa del più fragile tra gli umani come "uno di noi",come scrive Casini, ma servirà soprattutto a consolidare l' opinione, già diffusa, che della fivet, cosa buona in sé, siano da riprovare solo alcuni esiti aberranti, quali la sperimentazione sugli embrioni.

Nota di BastaBugie: per la valutazione dell'iniziativa "Uno di noi" possiamo ricordare a cosa è servita qualche anno fa la raccolta di firme promossa dal Movimento per la vita e dal Forum delle Famiglie. Quelle firme servirono per la presentazione di un disegno di legge d'iniziativa popolare per la modifica dell'art. 1 del Codice Civile con lo scopo di attribuire la qualità di persona all'embrione umano. Di fatto quella iniziativa non servì a nulla se non a raccogliere qualche indirizzo a cui inviare "Sì alla vita" il giornalino del Movimento per la Vita finanziato interamente dalla CEI. Allora ci chiediamo: davvero hanno qualche efficacia queste iniziative? Davvero incidono nella formazione della pubblica opinione? Oppure servono soltanto per dare un tono ad associazioni fiacche e senza idee concrete? Iniziative di questo tipo sono conosciute solo all'interno del mondo cattolico e non sono minimamente percepiti all'esterno. Noi siamo convinti che ci voglia altro per imporsi alla pubblica opinione. Ad esempio la grande Marcia per la Vita del 13 maggio 2012 a Roma ha contribuito ad iniziare una nuova stagione per i movimenti prolife italiani e si è imposta all'attenzione generale: tutti i mezzi di comunicazione ne parlarono, da La Repubblica a l'Unità (una pagina intera), dal Tg1 al Tg5, e tanti altri. Avvenire invece riservò qualche misero trafiletto o se ne servì per spostare l'attenzione su iniziative di ben minore respiro.
Per ricordare come andarono gli eventi si possono rileggere gli articoli da noi pubblicati su questo argomento:
http://www.bastabugie.it/it/ricerca.php?testo_ricerca=marcia_per_la_vita
Siamo tutti invitati a partecipare il 12 maggio 2013 a Roma alla Marcia per la Vita che si imporrà anche stavolta all'attenzione di tutti i mezzi di comunicazione e servirà a dare slancio a tutti coloro che credono nell'importanza della battaglia a favore della vita senza se e senza ma.

Fonte: Federvita Piemonte, 08/01/2013

4 - A DOMENICA IN LORELLA CUCCARINI CONFEZIONA UN PROGRAMMA PRO GAY SENZA CONTRADDITTORIO
E' giusto guardare la televisione e trovarsi immersi in queste schifezze? Ecco perché sempre più famiglie spengono la tv
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: La nuova Bussola Quotidiana, 30/01/2013

È domenica pomeriggio. E la domenica è giorno dedicato alla famiglia. Cosa ti inventa la Rai? Sul primo canale – quello appunto per le famiglie – durante la trasmissione Domenica In del 27 gennaio scorso la conduttrice Lorella Cuccarini ci introduce in un alternativo focolare domestico. Quello omosessuale.
La sezione della trasmissione in cui la Cuccarini fa da padrona di casa si chiama "Così è la vita". E allora andiamo a vedere come è questa vita secondo gli autori di Domenica in. Sfilano in rassegna sui divanetti dello studio le seguenti storie: Francesca Vecchioni, figlia del più noto Roberto Vecchioni, è lesbica e insieme alla propria compagna hanno avuto due gemelline tramite Fivet fatta in Olanda.
Una signora, di nome Anna, è stata sposata due volte, ha avuto sei figli, ma a un certo punto si è innamorata di una donna, la quale ha poi deciso di cambiare sesso e da Cristina ora si chiama Roberto, ed è andata a vivere con lei.
Inciso: la signora Anna tiene a precisare con un certo disappunto che lei non è gay ma etero. In ultimo la storia di un giovane omosessuale il quale appare un po' reazionario e retrivo nel suo convincimento che i gay possono sì vivere insieme, ma per l'adozione è troppo presto ora in Italia. Però se gli altri suoi gai compagni lo volessero fare, liberi di comportarsi come vogliono.
Segue dibattito con Paolo Crepet, psicologo nato televisivamente a Porta a Porta, Piero Sansonetti, ex direttore di Liberazione, la giornalista Suor Myriam Castelli, la psicologa Paola Biondi, che gestisce l'unico sito italiano di LGBTIQQ. A beneficio di coloro che sono ancora fermi alla bipartizione da pleistocene maschio-femmina ("gender-binary" la chiamano i gay) illustriamo l'acronimo: Lesbian Gay Bisexual Transgender Intersexual Queer and Questioning (sugli oscuri significati di queste espressioni magari ci torneremo un'altra volta).
La trans-missione (non è un refuso) è stata paradigmatica in tutti i sensi perchè non mancava nessun ingrediente dello stereotipo dominante in tema di omosessualità. In primis sono stati snocciolati,  tutti ma proprio tutti gli argomenti che di solito i gay usano per sostenere le loro tesi: siamo persone come tutte le altre, che male c'è ad amare una persona dello stesso sesso, l'importante non è essere etero o omosessuali, ma essere buoni genitori, una volta venivano visti in malo modo i matrimoni tra bianchi e neri ora tocca agli omosessuali, fondamentale è l'affetto che ricevono i bambini non le scelte sessuali dei genitori, il problema è cambiare la mentalità comune non far cambiare gli stili di vita degli omosessuali, e via con discorsi di questo "gender". Il catalogo del luogocomunismo era completo.
In secondo luogo le relazioni omosessuali nella trasmissione sembravano tutte uscite dalla macchina dello zucchero filato, quelle eterosessuali venivano invece dipinte come fragili, ipocrite, violente: "le coppie eterosessuali hanno fatto carne di porco ovunque" Crepet docet; il padre di famiglia fino a ieri era "padrone non solo dei figli, ma anche della donna", rincara Sansonetti. Ciò risponde al cliché che in ogni campagna ideologica devi trovare un nemico: va da sé che l'eterosessuale è pieno di pregiudizi ed è retrogrado, invece l'omosessuale è il nuovo che avanza, amico di tutti e rispettoso di ogni idea, quindi intoccabile.
Se poi l'eterosessuale è puro cattolico come lasciarsi sfuggire l'occasione di invitarlo in trasmissione per massacrarlo? Ed ecco quindi in mezzo all'arena di Domenica In spuntare suor Myriam, graffiante come Cappuccetto Rosso con il lupo cattivo.
Badate bene: encomiabile il martirio mediatico di Suor Myriam, ma nulla avrebbe potuto dato che a favore del pensiero gaio in quella puntata si sono espressi ben 9 persone. Oltre alla par condicio elettorale occorrerebbe studiarne una anche televisiva.
Dunque "Così è la vita" secondo Domenica in (chissà cosa direbbe oggi il compassato Corrado, primo conduttore nel '76 del programma, a cui si deve il titolo dello stesso?) e gli spettatori – circa 3,2 milioni, il 16% dello share – si arrendano all'evidenza. Certo è una resa che costa, ben 113,50 euro. Ma i servizi forniti dalla televisione di Stato hanno il loro prezzo, non solo culturale, bensì anche pecuniario.
Poco importa che in pieno pomeriggio Gay Uno (anche questo non è un refuso) abbia fatto uno spottone senza reale contraddittorio a favore della sodomia. La Rai è una mensa pubblica dove che tu ti sieda a mangiare oppure no – l'importante ci dice la pubblicità di questi giorni è il possesso del televisore – il conto lo paghi e non puoi di certo scegliere che piatto mangiare. Peggio: lo paghi anche se il cibo non ti è piaciuto e ha intossicato te e la tua famiglia.
Si risponderà: basta cambiare canale o spegnere la televisione. Errato: noi tutti abbiamo diritto che dai rubinetti di casa nostra esca acqua potabile, non avvelenata, e non dovremmo essere costretti a controllare ogni goccia d'acqua, né messi nella condizione di comprare acqua in bottiglia. Fuor di metafora: nulla di ciò che esce dal tubo catodico dovrebbe svilire la dignità dell'uomo e il valore della famiglia.
Si obietterà: ma è proprio del servizio pubblico dare voce a tutti. Ma siamo così certi che ogni opinione, ogni fenomeno, ogni condizione di vita, ogni scelta meriti di essere sotto i riflettori e dunque promossa? Non tutte le opinioni sono degne di rispetto sebbene tutte le persone siano da rispettare nella loro dignità. Perché razzismo, pedofilia, degrado ambientale, guerre sono giustamente da censurare e non così invece – per ipotesi, per mera ipotesi – l'omosessualità? Chi lo decide? Il vento dello share che spira sempre nella stessa direzione?

Fonte: La nuova Bussola Quotidiana, 30/01/2013

5 - L'ASSENZA DEI PADRI ALL'ORIGINE DEI PROBLEMI DEI FIGLI
Lo stupendo film ''Courageous'' invita i padri ad alzarsi in piedi e dire ''Non dovrete chiedermi chi guiderà la mia famiglia perché, per grazia di Dio, lo farò io!''
Autore: Giulia Tanel - Fonte: Libertà e Persona, 28/01/2013

Nella nostra società c'è un fenomeno sempre più diffuso e preoccupante: l'assenza dei padri. E non ci riferiamo alle adozioni di bambini a coppie omosessuali.
L'assenza dei padri è visibile soprattutto nelle famiglie "normali", dove un padre formalmente c'è e magari è anche un ottimo baby-sitter e un eccellente casalingo.
Tuttavia il ruolo a cui sono chiamati i padri è un altro: non solo – o, meglio, non principalmente – quello di cambiare pannolini e preparare minestrine. Il padre è chiamato ad incarnare l'autorità e ad indicare ai figli quale sia la strada da percorrere. Ed è questo un ruolo in un certo senso più difficile di quello della madre, che invece dovrebbe essere colei che cura e protegge.
Il padre apre ai figli uno sguardo sull'esterno, sul mondo; la madre incarna invece il nido domestico, il luogo sicuro e protetto.
Eppure quello che si vede sempre più spesso è la donna-madre-lavoratrice che guida la famiglia e prende tutte le decisioni: mentre i padri si limitano ad obbedire, perché in fondo è più comodo, oppure perché sono avvinghiati nella sindrome di eterni Peter Pan.
Un film molto interessante sul ruolo dei padri nella famiglia e nella società è "Courageous", diretto ad Alex Kendrick ed uscito nel 2011.
La pellicola ha per protagonisti degli agenti di polizia, che nella quotidianità sono costretti ad affrontare inseguimenti, risse e sparatorie. La sfida per loro più impegnativa, tuttavia, è quella che sono chiamati ad affrontare all'interno delle loro famiglie, con le loro mogli e i loro figli. Ed è una sfida dove non ci sono mezze misure e dove, nel momento in cui si sbaglia, a pagarne sono i figli.
Uno degli agenti, Adam Mitchell, a seguito della morte in un incidente stradale della figlioletta di soli nove anni, comincia ad interrogarsi su che padre sia stato per lei e si rammarica del tempo che ha perso, accusandosi di non essere stato un buon padre. Sua moglie, però, lo fa riflettere: loro hanno un altro figlio, un ragazzino adolescente e ribelle e dunque lui può ancora essere padre, deve ancora fare il padre.
Ed è così che Adam stende un decalogo di "norme" che ogni buon padre dovrebbe rispettare e, assieme ad alcuni suoi colleghi poliziotti, lo firma durante una cerimonia ufficiale.
Essere un buon padre o non esserlo, non è la stessa cosa. Ne va della vita dei propri figli e, quale diretta conseguenza, del benessere dell'intera società: bullismo, omosessualità, uso di droghe... non sono comportamenti che nascono dal nulla, hanno sempre una spiegazione legata alle vicende familiari.
Nella scena conclusiva del film, Adam presenta in un incontro pubblico il decalogo che ha steso e afferma a gran voce di fronte ai presenti: "Non dovrete chiedermi chi guiderà la mia famiglia, perché per grazia di Dio lo farò io. Non dovete chiedermi chi insegnerà a mio figlio a seguire Dio, perché lo farò io. Chi si prenderà la responsabilità di provvedere alla mia famiglia e di proteggerla? Lo farò io. Chi chiederà a Dio di spezzare la catena delle cattive strade nel cammino della mia famiglia? Lo farò io. Chi dovrà pregare e benedire i miei figli perché seguano devotamente la chiamata di Dio? Io sono il padre: lo farò io. Accetto questa responsabilità ed è un onore per me accoglierla. Quello che voglio è il benestare di Dio e la Sua benedizione sulla mia casa, così come ogni buon cristiano. Perciò dove siete uomini di coraggio? Dove sono i padri che sentono Dio? È tempo di alzarsi in piedi e rispondere alla chiamata di Dio e dire: lo farò io!".

Nota di BastaBugie
: per ulteriori approfondimenti e per vedere i video della colonna sonora e il trailer del film "Courageous", clicca qui sotto:
http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=32

Fonte: Libertà e Persona, 28/01/2013

6 - CRITICHE A MONS. ANTONIO BELLO DETTO ''DON TONINO''
Negli scritti del vescovo pugliese ci sono solo lotta per il sociale e allergia per la Chiesa pre-conciliare, i suoi dogmi, la sua liturgia, le sue sicurezze dottrinali
Autore: Paolo Siano - Fonte: conciliovaticanosecondo.it, 07/01/2013

Sul numero 2/2012 della nostra rivista apologetica "Fides Catholica" è stato pubblicato un mio studio (68 pagine) sul pensiero e sugli scritti del servo di Dio Mons. Antonio Bello (detto popolarmente "Don Tonino Bello"), di cui è stata avviata la Causa di Beatificazione pochi anni fa. Presento ora una sintesi del mio studio molto critico nel quale, dopo aver passato in rassegna circa 18 libri (ovvero raccolte di scritti) del Presule pugliese, esprimo la mia personale perplessità e contrarietà alla sua eventuale beatificazione.
Sono al corrente della simpatia e dei valori umani con cui da Don Tonino ha affascinato e affascina tuttora molti sacerdoti e laici cattolici italiani. Eppure non mi basta fermarmi alla fama "mediatica" e "popolare"; desidero andare "in profondità" per (far) valutare l'eventuale consistenza di tale presunta fama di "santità".
In effetti la beatificazione di Don Tonino Bello è molto auspicata da vari ambienti di chiesa italiana, soprattutto da quelli "all'avanguardia" in materia di teologia, morale e liturgia e sensibilissimi verso problematiche socio-politico-economiche... Don Tonino Bello, un "santo" nuovo per una Chiesa "nuova" ...
Nel mio studio mi permetto di dire, anche con toni "forti", che purtroppo vari scritti, discorsi, omelie e atteggiamenti del Presule pugliese rivelano una mentalità troppo mondana, troppo concentrata sul politico, sull'"orizzontale"... una mentalità poco attenta e poco sensibile al Sacro e al Dogma...
Prima di addentrarmi negli scritti di Mons. Bello, affronto nel mio studio due "obiezioni" ermeneutiche che potrebbero rivolgermi i suoi "sostenitori":
1) Don Tonino usa spesso un linguaggio metaforico, simbolico, profetico, "provocante", ma solo per stimolare nuove mentalità, riflessione e azione ecclesiale...
2) Le "sbavature" linguistiche, o finanche gli errori ("dottrinali" o "di forma"), del Servo di Dio non pregiudicano la sua santità, né la sua incisività pastorale...
Mi permetto di rimandare il lettore al mio studio dove troverà le mie risposte a tali "obiezioni" le quali denotano – a mio parere – un nominalismo filosofico e un volontarismo soggettivista (di impronta luterana) di fondo, elementi tipici anche di quell'errore teologico e morale che va sotto il nome di "opzione fondamentale"...
È ovvio che Mons. Bello ha detto anche cose vere, giuste e cattoliche (es.: l'esistenza di Dio, di Gesù, la centralità dell'Eucaristia nella vita cristiana, la necessità della preghiera, il dover essere contemplativi-attivi, riscoprire il ruolo della Madonna nella nostra vita interiore, ecc...), tuttavia ciò non è sufficiente a "sanare" o a far "dimenticare" le tesi eterodosse e strambe da lui enunciate. Un Vescovo dev'essere maestro integro della Fede e della Morale, uomo di Dio amante del Culto e della preghiera. Solo a tali condizioni potrà essere autenticamente incisivo nel campo pastorale.
Ora, l' "orizzonte" culturale, ermeneutico e spirituale in cui Don Tonino pensa, parla e agisce da Pastore (e in cui egli colloca le suddette verità della Fede e della spiritualità cristiana) è in realtà l'orizzonte di una svolta antropologica tale che "svuota" e "svaluta" dal di dentro tutto ciò che è spirituale e soprannaturale...
Passo ora ad illustrare alcuni elementi discutibili del "magistero" episcopale di Mons. Bello secondo quanto contenuto nei suoi discorsi (interviste, conferenze) e scritti (omelie, libri, lettere). Si tratta di elementi fondamentali e portanti della sua figura e della sua opera di Vescovo. Qui sarò molto sintetico e non elencherò tutti i punti trattati nel mio studio. Per i dovuti approfondimenti, il lettore e lo studioso critico potrà (o dovrà) leggere l'edizione integrale del mio testo su Fides Catholica N° 2/2012 (pp. 27-94).

1. DON TONINO E I SUOI "MAESTRI" (TRA IPER-CONCILIARISMO E PROGRESSISMO).

Tra i maestri (ovvero, i punti di riferimento culturale, teologico e pastorale) di Mons. Bello troviamo Mons. Helder Câmara, Karl Rahner, Mons. Luigi Bettazzi, p. Ernesto Balducci, il Card. Carlo M. Martini, David M. Turoldo (ed altri), dei quali Don Tonino condivide l'iper-conciliarismo e il progressismo teologico e pastorale...

2. SECOLARISMO LINGUISTICO E TEOLOGICO

Secondo Don Tonino non bisogna «comunicare con l'uomo contemporaneo mediante linguaggi superati» (ossia troppo religiosi, "sacri", "tradizionali"...), ma bisogna «entrare in contatto tecnico con l' "ateismo linguistico" della sua cultura»
Mi permetto di dire che il caso Don Tonino Bello dimostra come cambiando linguaggio si finisca, prima o poi, con l'adottare anche la sensibilità e i contenuti di cui il nuovo linguaggio è portatore. Non esiste un linguaggio "neutrale" ovvero che prescinda del tutto dai suoi contenuti (invece i nominalisti/relativisti separano il linguaggio dalla realtà oggettiva)... Inoltre, non tutti i "linguaggi" sono idonei a veicolare le verità della Fede. Pertanto, spiegare la dottrina della Fede secondo le categorie di un linguaggio secolare (o "ateo") produce un impoverimento, uno svuotamento della dottrina... Il "sacro" viene profanato ed alterato... Mons. Bello è un esempio lampante di ciò. Rimando al mio studio.

3. SVOLTA ANTROPOLOGICA RADICALE. L'UOMO E IL MONDO

La seguente citazione è un esempio chiarissimo di svolta antropologica e antropocentrista di Mons. Bello il quale ha praticamente tradotto in termini popolari (e prassi pastorale) la teologia progressista di teologi come Karl Rahner: «Quando avrò tempo, quando andrò in pensione, mi piacerebbe rimodellare in termini umani tutte quelle preghiere che noi facciamo in chiesa: l'atto di fede, l'atto di dolore, di speranza, di carità... Mi Dio, credo fermamente... Mio Dio, mi pento con tutto il cuore... Mio Dio, ti amo... Mi piacerebbe formulare atti di fede nell'uomo che Dio ama; atti di amore nell'uomo. Atti di speranza nell'uomo. Perché Dio gioca tutto sull'uomo. Anche noi dovremmo...»
In un discorso ai professionisti di Molfetta, Mons. Bello separa il sacro e la santità... Egli si riconosce a malincuore uomo del Sacro, uomo che celebra riti... Ma egli ama la santità laica e raccomanda ai laici professionisti di promuovere tale santità... Egli identifica i valori del Vangelo ai valori umani: solidarietà, accettazione dell'altro, ecc... I valori soprannaturali sono ridotti e identificati ai valori naturali... Per il resto, vedasi il mio studio.

4. LITURGIA E SPIRITUALITÀ "SECOLARE". DISISTIMA VERSO IL SACRO E I DOGMI

Mons. Bello non mostra molta simpatia per riti liturgici celebrati secondo le rubriche, anzi sembra soffrire di ciò una vera avversione/ossessione... In questo Don Tonino è "figlio" della sua epoca postconciliare nella quale, a partire dagli anni '70-'80, hanno trionfato liturgisti moderni e antirubricali, sostenitori di danze e chitarre...
Così Mons. Bello prega il Signore per il suo popolo (1982): «Liberalo dalla noia del rito, dall'usura del cerimoniale, dalla stanchezza delle ripetizioni. Fa' che le sue Messe siano una danza di giovinezza e concerti di campane, una speranza di liberazione e canti di chiese [...]».
Noia del rito? Usura del cerimoniale? Stanchezza delle ripetizioni? Ma con chi se la prende Don Tonino? Nella sua parrocchia (1982) lui non celebrava la Messa "tridentina" !! Lo sappiamo bene... i liturgisti modernisti non vogliono rubriche... Essi hanno in uggia anche le rubriche del "nuovo" Messale... Vogliono creatività a tutto spiano.
Il 16 ottobre 1988, Mons. Bello interviene alle Giornate Salveminiane a Molfetta. Don Tonino elogia Gaetano Salvemini (1873-1957) in quanto – al dire di Don Tonino – era un anticlericale onesto, mai volgare... Salvemini disprezzava i dogmi della Fede e Don Tonino lo sa bene... Don Tonino si mostra affascinato dal «laicismo» antidogmatico di Salvemini il quale (proprio come Don Tonino) non vuole caste o chiese privilegiate... Don Tonino presenta Salvemini come un santo laico sicuramente in Paradiso!

5. ALL'OMBRA DELLO "SPIRITO DI ASSISI" (27-8-1992) SU: RELIGIONI, SACRO, UOMO.

Nell'agosto 1992, presso la Cittadella (editrice) di Assisi si è svolto il 50° Corso di Studi Cristiani-interreligioso-internazionale sul tema "Chiese e religioni nella nuova Europa: mercanti del sacro o testimoni dello Spirito?". In quell'incontro (a cui partecipò come relatrice anche l'onorevole comunista Nilde Jotti), Mons. Bello tenne una conferenza più o meno intitolata "La bisaccia del cercatore" (oggi rinvenibile anche su youtube) dove in circa 44 minuti, egli sintetizzò le linee portanti del suo "magistero" fin qui illustrato.
In quella conferenza, praticamente, Don Tonino auspica lo scavalcamento delle religioni... Già in altre occasioni egli ha fatto ben capire che i nostri dogmi sono pietrificazioni di Dio... Inoltre è davvero inquietante il riferimento di Don Tonino a «uno pneuma universale [ndr, pneuma= spirito] che sgorga dalle viscere della terra [ndr, gli Inferi?] e ci fa scavalcare le immagini delle teofanie storiche» [dunque anche le teofanie ebraica e cristiana]... Ma quel "pneuma" o spirito chi "diavolo" è? Uno spirito che viene dalle viscere della terra non è uno spirito del Cielo... Don Tonino, su questo punto, è inequivocabilmente gnostico e, oserei dire, massonico.

6. MARIOLOGIA «TERRA TERRA», SENSUALITÀ, FEMMINISMO.

Nell'anima di Mons. Bello trovo scolpita una grande sensualità, frutto della sua ossessione verso l'uomo e verso il mondo. In un discorso, parlando della Chiesa, Mons. Bello si lascia scappare una... parolaccia: «Noi sappiamo – dice Mons. Bello – che la Chiesa è una "casta meretrix", come dicevano i Padri, una "casta puttana" cioè, espressione in cui l'aggettivo va erodendo giorno dopo giorno il sostantivo»
Il "servo di Dio" non poteva limitarsi a tradurre il sostantivo "meretrix" con "meretrice" oppure "prostituta"? Perché ha usato invece quel termine triviale [put...]? Si dice che l'uomo parla secondo la pienezza del cuore...  E si vuol beatificare un tale personaggio?
In un discorso su «Myriam» sorella di Mosé, troviamo ancora un concentrato della sensualità e del filo-femminismo contestatore di Mons. Bello (che spiega ed elogia la ribellione e la protesta femminista di Myriam contro Dio...). Rimando al mio studio.
Nel 1993 le Edizioni Paoline pubblicano quello che forse è il best-seller mariano di Don Tonino Bello: Maria donna dei nostri giorni. Don Tonino desiderava usare quel libro per il mese di maggio e invece morì il 20 aprile di quell'anno. Quest'anno, 2013, cade il ventennale della morte del Presule pugliese.
Ma quale Maria, quale "Madonna", emerge dalla mente, dal cuore e dagli scritti di Mons. Bello? È una "madonna" senza aureola (più vicina all'antica Eva piuttosto che a Dio e all'umanità bisognosa di grazie), una "madonna" sensuale, malinconica, vanitosa, che "amoreggia" col fidanzato Giuseppe (come una ragazza "qualunque") con tanto di serenate notturne... Una "madonna" che ha momenti di crisi coniugale come qualunque altra donna... Una "madonna" che non è la ragazzina (pudica) tutta casa e Chiesa come la presenta il "devozionalismo", bensì la donna delle rivendicazioni sociali... Una "madonna" adolescente che ama mettere il suo corpo in mostra, sulla spiaggia (indossando bermuda estivi) e in palestra, come tutte le altre ragazze...
Insomma, la "Madonna" tanto esaltata da Mons. Bello è una "madonna" profanata e secolarizzata, costruita a tavolino sulla base di una mariologia "debole" che riecheggia il minimalismo protestante e giansenista e che traduce in termini "popolari" la mariologia antropotipica postconciliare... Una "mariologia" in buona sintonia col protestantesimo, col modernismo e con lo spirito del mondo...
Mi chiedo: quale esempio di verginità, castità e pudore possono trovare oggi le ragazzine (delle nostre parrocchie) in una "madonna" come quella descritta da Don Tonino Bello? Direi: praticamente, nessuno. Una tale "mariologia", una tale "madonna" imprigiona i giovani nella sensualità... La "madonna" dontoninobellista (mi si conceda il neologismo) coincide praticamente con l'antica Eva.

CONCLUSIONI

Nell'ottica di Mons. Bello, tutti Misteri della Fede (Dio Uno e Trino, Cristo, l'Eucaristia, la Vergine SS.ma, la Chiesa...) divengono un pretesto per parlare dell'Uomo e del Mondo, per osannare e glorificare l'Uomo... Il soprannaturale è affossato "gnosticamente" nel naturale... Il "magistero" episcopale di Mons. Bello non aiuta l'uomo ad elevarsi al Cielo, ma imprigiona il Cielo e l'Uomo nell'angoscia esistenziale della Terra, senza scampo... La speranza soprannaturale è labile, è offuscata...
Insomma non vedo affatto in Mons. Bello un'autentica Fede e Spiritualità Cattolica, non trovo in lui un'autentica ansia di Cielo, come quella dei Santi, ma solo un continuo rivendicazionismo sociale e un gusto "pazzo" per il mondo e per l'uomo, ossia valori e atteggiamenti umani con i quali, di fatto, il Presule salentino mescola, identifica, riduce il Vangelo e la Fede Cattolica... Non trovo in lui sicurezza e chiarezza dottrinale. In lui non c'è nessuna lotta in favore della difesa dei dogmi della Fede, ma solo lotta per il sociale, allergia per la Chiesa "pre-conciliare" (con i suoi dogmi, la sua liturgia, le sue sicurezze dottrinali....), smania futurista e progressista per il "nuovo"...
A mio parere, beatificare o canonizzare Mons. Antonio Bello equivale, praticamente, in certo qual modo, a "canonizzare" un modello assai discutibile, labile ed eterodosso di Pastore e di pastorale, con grave danno soprattutto per i giovani, i seminaristi e i sacerdoti.

Fonte: conciliovaticanosecondo.it, 07/01/2013

7 - RAPPORTO ISTAT: IL REDDITO DEGLI ITALIANI E' TORNATO INDIETRO DI 27 ANNI!
L'Occidente ha smesso egoisticamente di fare figli, ma senza crescita della popolazione la domanda non cresce più e l'economia si ferma
Autore: Ettore Gotti Tedeschi - Fonte: La nuova Bussola Quotidiana, 28/01/2013

Abbiamo letto su tutti i giornali che, secondo il rapporto Istat (23 gennaio 2013), il reddito degli italiani è tornato indietro di ben 27 anni. Ma che significa un'affermazione del genere, come è possibile? Possiamo supporre che la crisi in atto ci ha reso più poveri per un 20% circa? Ma come si spiega? Potremmo magari supporre che in realtà l'economia, e conseguentemente i redditi, non siano mai cresciuti in questi 27anni? Cioè che per circa trent'anni la crescita del Pil, dei redditi, dei valori mobiliari e immobiliari è stata un bluff? Ma perché invece il reddito nominale e il valore delle Borse e il valore degli immobili crescevano? E perché si parla solo di responsabilità della finanza (banchieri) e di necessità di riforme? Ma ora le riforme che ci dicono essere necessarie, ci ridaranno i redditi persi e i valori del nostro risparmio? Diciamoci la verità, non abbiamo capito molto di quello che è successo. Proviamo perciò a tentare una spiegazione.
Circa quaranta anni fa l'Occidente ha smesso egoisticamente di fare figli. Interrompendo le nascite ha interrotto la domanda fatta dal biberon all'età adulta: dalla scuola al lavoro, poi il matrimonio, l'acquisto della casa, altri figli, e così via. Questa decisione ha significato interrompere un sistema di consumi-investimenti, reddito, tasse, distribuzione ricchezza e compensazione generazionale di contribuzioni equilibrate alla vecchiaia da parte dei giovani. Senza crescita della popolazione la domanda non cresce più.
Come può infatti crescere il PIL se la popolazione non cresce? Certo con la produttività, le esportazioni, ma è vero? E per quanto? In realtà questo è stato il modo per avviare la famosa politica nefasta di sviluppo del PIL attraverso la crescita dei consumi individuali. Invece di più gente che consuma "normalmente" (e non vive per consumare) si sceglie di aver meno gente che consuma individualmente sempre più. Per convincere a consumare come stile di vita nasce la cultura del cosiddetto "consumismo", della soddisfazione a breve (il tempo di una vita) con ogni cosa (tutto subito). La teorizzazione del consumismo è stata accompagnata e sostenuta dalla certezza filosofica che l'uomo, essendo un animale intelligente, andasse soddisfatto materialmente per renderlo felice. Cosicché si crea una generazione di "animali intelligenti" con la pancia piena, il gurdaroba ed il garage pieno, e l'intelletto vuoto e lo spirito assente.
Il problema è che per fare consumare individualmente sempre più si deve anche fare guadagnare sempre più. Contraddizione evidente: così si spinge anzitutto a non risparmiare più ed a indebitarsi pur di comperare tutto subito. Ma per far consumare di più tutti (abbienti e meno) si deve anche vender prodotti a basso prezzo e far crescere il potere di acquisto. A questo scopo si delocalizzano le produzioni in paesi emergenti a basso costo (Asia soprattutto), cosa che però significa esportare produzione e occupazione.
In sintesi, interrompendo le nascite, deindustrializzando, delocalizzando, non risparmiando ed indebitandosi per consumare, si è provocata la crescita esponenziale dei costi fissi dovuta all'invecchiamento della popolazione senza crescita reale del PIL e senza un sistema economico equilibrato interno all'Occidente. Questi costi fissi sono stati pensioni e sanità dovuti allo squilibrio della popolazione che invecchiava soprattutto. Detti costi fissi vengono assorbiti da tasse, sempre in crescita. Nei fatidici ventisette anni il peso delle tasse sul PIL viene raddoppiato. Che succede se le tasse crescono? Succede che diminuiscono i redditi reali, il potere di acquisto e si guadagna meno, si risparmia sempre meno, si investe meno, si ha più paura dell'avvenire, ci si sposa più tardi, entrambi i membri della coppia decidono di dover lavorare, non si fanno figli. La crescita delle tasse sulle imprese provoca meno investimenti, meno produttività, meno occupazione in prospettiva.
Oggi, grazie a tutto ciò, una coppia a parità di studi, di occupazione professionale, di età, guadagna circa la metà di quanto guadagnava trenta anni fa il "capofamiglia". Lo abbiamo detto, in trenta anni il peso delle imposte sul PIL è raddoppiato, e ciò è avvenuto perché abbiamo pensato di ignorare leggi naturali che sono fondamento delle leggi economiche. Abbiamo ignorato leggi morali che provocano il cattivo uso del mezzo economico e finanziario. Tutto ciò Benedetto XVI lo ha scritto nell'enciclica Caritas in Veritate. E questo il Pontefice lo ha scritto circa quattro anni prima che l'Istat lo rilevasse con opportune statistiche. Se si contraddice la vita e si ignora che lo sviluppo economico deve esser integrale e non solo materiale, se si concepisce l'uomo quale animale intelligente da soddisfare solo materialmente, togliendogli la sua dignità originale, ebbene, se si fa tutto ciò, non si può altro che "impoverire" da ogni punto di vista.
Se non si fanno figli, confidando solo nel consumismo (importando beni a basso costo da altri paesi) per far crescere il PIL, non si mantengono gli anziani, non si crea sviluppo sostenibile, non si creano posti di lavoro, non si permette la formazione di famiglie con il desiderio soddisfatto di fare altri figli. Una specie di autoestinzione modello cataro (albigese) su basi economiche. Ecco perché lo strumento economico, senza un fine, può diventare dannoso.
Conclusione: se la diagnosi delle ragioni di questa crisi è sbagliata, la terapia non produrrà conseguenze positive. E' un fatto che gli attuali candidati politici, che si sforzano di produrre idee forti di carattere economico, dovrebbero capire. Altrimenti l'Istat nel 2020 rileverà che il reddito degli italiani è ormai assimilabile a quello degli abitanti di qualche paese in via di sviluppo.

Fonte: La nuova Bussola Quotidiana, 28/01/2013

8 - LETTERE ALLA REDAZIONE: LA RUBRICA SUGLI ANIMALI MALTRATTATI DEI TELEGIORNALI MEDIASET CI HA STUFATO
Coloro che equiparano i diritti degli animali a quelli degli uomini non innalzano la dignità degli animali, ma soltanto degradano quella degli uomini
Autore: Giano Colli - Fonte: Redazione di BastaBugie, 18/12/2012

Cari amici di BastaBugie,
ormai è diventata una rubrica quasi fissa (o un chiodo fisso?) in tutti i telegiornali Mediaset. La rubrica sugli "animali maltrattati".
Una rubrica faziosa e a senso unico. Innanzitutto perché di problemi a questo mondo ce ne sono tanti,  e non è detto che quello del cane abbandonato o del gatto maltrattato debba per forza assurgere agli onori delle cronache, se non grazie ad una manipolazione mediatica veramente assurda.
In secondo luogo perché questi servizi vedono le cose solo dal punto di vista degli animali, e mai da quello degli uomini.
Ad esempio oggi c'era un servizio sull' "allarme" lanciato dagli ambientalisti per il "pericolo di estinzione delle razze" (razze nel senso dei pesci).
Il commentatore affermava: "Grido di allarme degli ambientalisti sulla scomparsa delle razze, che vengono pescate in alcuni paesi perché le loro branchie sembra che servano a curare il cancro ed altre malattie..:".
Ora, può anche darsi che questa storia della cura del cancro con la carne delle razze sia un balla o una superstizione. Ma i giornalisti di Mediaset non dicono nulla su questo.
Se anche fosse vero, a loro non gliene fregherebbe niente.
La vita degli animali viene prima di quelle degli uomini "a prescindere".
Stessa filosofia (nazista) che emerge anche dai continui servizi dei TG Mediaset (e non solo) sulla sperimentazione animale: mai nessun accenno alle tesi di molti scienziati e ricercatori che affermano che gli esperimenti sugli animali sono insostituibili per salvare vite umane, e che i metodi "alternativi" non esistono. Ma solo propaganda alle tesi fanatiche animaliste.
Censura completa su chi la pensa in modo differente e afferma (molto ragionevolmente, o perlomeno "altrettanto" ragionevolmente degli animalisti) che impedire gli esperimenti con gli animali porta ad esisti disumani (l'impossibilità di curare malattie e la conseguente morte di uomini e bambini).
Silvio Garattini, direttore del centro di Ricerche Farmacologiche dell' istituto Mario Negri di Milano, affermava qualche giorno fa, in una intervista al settimanale Tempi: "Credo che l'uomo sia più importante degli animali e che le sofferenze dei bambini meritino di ricorrere alla sperimentazione. Una volta la leucemia dei bambini determinava la morte in 6 mesi. Oggi oltre l'80% guarisce grazie alla sperimentazione animale che nel tempo ha individuato i farmaci adatti".
Ma state tranquilli che non troverete spazio per queste dichiarazioni nei servizi dei TG Mediaset. Solo servizi che riportano (come verità rivelata) le tesi animaliste sui "laboratori-lager" e immagini della Brambilla coi beagle in braccio.
Associazione Culturale Katyn - Cesate (MI)
Angelo Mandelli

Caro Angelo,
non possiamo che rilevare la faziosità dei telegiornali su tale questione.
Purtroppo coloro che equiparano i diritti degli animali a quelli degli uomini, non innalzano la dignità degli animali, ma soltanto degradano quella degli uomini.
Speriamo che si possa arrivare a una posizione equilibrata sulla salvaguardia del creato. Di certo i mezzi di comunicazione di massa non aiutano...

Fonte: Redazione di BastaBugie, 18/12/2012

9 - OMELIA V DOMENICA TEMPO ORDINARIO - ANNO C - (Lc 5, 1-11)
Non temere; d'ora in poi sarai pescatore di uomini
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 10/02/2013)

Le letture di questa domenica ci fanno meditare sul dono delle vocazioni. Che cos'è la vocazione? Si può dire che è una chiamata particolare a seguire Gesù più da vicino nella vita religiosa o sacerdotale. Il Signore sceglie delle creature e dona loro la grazia più grande dopo quella del santo Battesimo. La vita consacrata è, infatti, un anticipo già su questa terra della vita angelica che si condurrà un giorno in Paradiso. Nella prima lettura abbiamo ascoltato il racconto della vocazione del profeta Isaia. La risposta del Profeta è stata pronta e generosa: «Eccomi, manda me!» (Is 6,8). E nel Vangelo abbiamo sentito come Gesù chiamò i suoi primi Discepoli e come loro, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono. Gesù inoltre dice a Pietro: «D'ora in poi sarai pescatore di uomini» (Lc 5,10), ovvero collaboratore di Dio nella salvezza dei fratelli.
Certamente il Signore chiama molti giovani alla vita consacrata o sacerdotale, dal momento che immensi sono i bisogni delle anime da salvare in ogni angolo della terra. Purtroppo sono sempre troppo pochi quelli che rispondono generosamente lasciando tutto per seguire il Signore. In proposito si racconta un episodio della vita di san Francesco Saverio.
Una volta questo Santo, dopo aver predicato ai giapponesi sull'immenso amore di Dio nel donarci il suo Unigenito Figlio, sentì farsi questa grave obiezione: «Come mai Iddio, se è così buono come tu dici, ha aspettato tanto a farci conoscere i misteri del Cristianesimo?». A questa domanda, san Francesco Saverio si rattristò, poi si fece coraggio e rispose: «Volete saperlo?... Ecco: Dio aveva incaricato molti cristiani di venire ad annunziarvi il Vangelo; ma molti di essi non hanno voluto obbedire...».
San Francesco Saverio fece un appello ai giovani che perdevano il loro tempo più bello in cose inutili: «Come vorrei... far conoscere a tanti uomini, più ricchi di scienza che di amore, il grande numero di anime che, per loro negligenza, sono prive della grazia e forse vanno all'inferno. Sono milioni di infedeli che forse si farebbero cristiani, se ci fossero missionari».
Il missionario è veramente un pescatore di uomini, che non bada a sacrifici pur di guadagnare anime a Gesù Cristo. La vocazione missionaria è una vocazione eroica; santa Teresina del Bambin Gesù, paragonava il missionario al martire che perde la sua vita per amor di Dio. Dio chiama, chiama molti giovani. San Giovanni Bosco, in base alla sua esperienza di educatore della gioventù, diceva che un giovane su tre ha il dono della vocazione. Pensiamo a quante chiamate e a quante poche risposte...
Bisogna pregare molto per ottenere il dono di numerose e sante vocazioni. Questo è il dono più grande, più necessario alla Chiesa e al mondo intero. A nulla varrebbero le più grandi opere se mancassero gli operai della messe. Diceva san Giovanni Maria Vianney: «Lasciate un paese per vent'anni senza sacerdote e gli uomini vi adoreranno le bestie». Pensiamo a quanti paesi sono senza sacerdote, a quante anime sono senza pastore. Bisogna molto pregare per implorare un dono così grande! Nella vita di mons. Ketteler, vescovo di Magonza in Germania, si legge un episodio molto bello, che ci fa capire quanto valga la preghiera umile e nascosta.
Celebrando la Santa Messa in un monastero, mons. Ketteler rimase stranamente colpito, nel distribuire la Santa Comunione, alla vista di una suora. Quel volto lo aveva già visto in un'altra occasione. Finita la Messa espresse il desiderio di parlare alla Comunità: tutte le religiose si radunarono, ma il Vescovo non vi trovò quella che tanto l'aveva impressionato. Chiese se tutte fossero presenti e seppe che mancava una suora, che era già al lavoro. Venne chiamata e interrogata su quello che faceva, su quelle che erano le sue preghiere nel corso della giornata. Ella rispose che fin da bambina pregava molto il Sacro Cuore di Gesù e che di notte dedicava un'ora di preghiera per la conversione di quei giovani intelligenti, chiamati al sacerdozio, ma che trascurano la loro vocazione. Ancora più impressionato il Vescovo disse alla Superiora: «Io debbo la mia conversione da una vita frivola a questa suora. Una notte, nella foga della danza, vidi improvvisamente davanti a me un volto che mi fissava intensamente. Ne rimasi sbalordito, meditai su quella strana apparizione, compresi la leggerezza del mio operare e cambiai vita, entrando in Seminario. Oggi, nel distribuire la Comunione, ho riconosciuto quel volto, apparsomi nella notte».
Ogni vocazione è un miracolo e solo la preghiera lo può ottenere.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 10/02/2013)

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