BastaBugie n°286 del 01 marzo 2013

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1 POLITICHE 2013: QUELLO CHE SONDAGGI E GIORNALI NON AVEVANO PREVISTO
Valutiamo la lista dei vincitori e dei perdenti dopo il passaggio dello tsunami di Grillo
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
2 POLITICHE 2013: UN RISULTATO CHE EVITA IL PEGGIO, MA NON PRELUDE AL MEGLIO
Commentiamo l'esito modesto della lista Monti e dell'avventurismo cattolico in politica
Autore: Stefano Fontana - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
3 FAMIGLIA CRISTIANA PROPAGANDA L'IDEOLOGIA GAY (SECONDA PUNTATA)
In risposta all'articolo che abbiamo pubblicato, Famiglia Cristiana prima annuncia una querela, poi insulta sul giornale
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La nuova Bussola Quotidiana
4 RINUNCIA DEL PAPA: TELEVISIONI E GIORNALI USANO LA STRATEGIA DELLA CALUNNIA
Questa offensiva mediatica dovrebbe togliere ogni illusione a chi ancora crede nella possibilità di conciliare la Chiesa con i poteri forti laicisti che oggi tentano di schiacciarla
Autore: Roberto de Mattei - Fonte: Corrispondenza Romana
5 RETROSCENA INEDITI DI QUANDO BENEDETTO XVI DECISE DI BATTEZZARMI IN SAN PIETRO
Il suo segretario disse ''Abbiamo vinto!'': adesso vi rivelo chi, all'interno della Curia Vaticana, aveva perso... e che con il nuovo Papa potrebbe prendersi la rivincita
Autore: Magdi Cristiano Allam - Fonte: Il Giornale
6 LA POSIZIONE AMBIGUA DEI VESCOVI TEDESCHI SULLA PILLOLA DEL GIORNO DOPO DISORIENTA I SEMPLICI FEDELI
Nessuna apertura della Chiesa alla pillola del giorno dopo, perché errati presupposti scientifici hanno come conseguenza errate conclusioni
Autore: Renzo Puccetti - Fonte: La nuova Bussola Quotidiana
7 LA GRAVIDANZA IPER-MEDICALIZZATA, UN'ANSIA ITALIANA
L'Organizzazione Mondiale per la Sanità prescrive una sola ecografia per gravidanza, ma le coppie italiane ne fanno otto!
Autore: Carlo Bellieni - Fonte: Avvenire
8 MARIJUANA LIBERA IN FRIULI VENEZIA GIULIA CON LA SOLITA SCUSA DEGLI ''EFFETTI TERAPEUTICI''
Eppure anche negli Stati Uniti si inizia a fare marcia indietro vista l'estrema pericolosità ormai ampiamente dimostrata
Autore: Giuseppe Brienza - Fonte: Vita Nuova
9 OMELIA III DOMENICA DI QUARESIMA - ANNO C - (Lc 13,1-9)
Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - POLITICHE 2013: QUELLO CHE SONDAGGI E GIORNALI NON AVEVANO PREVISTO
Valutiamo la lista dei vincitori e dei perdenti dopo il passaggio dello tsunami di Grillo
Fonte La Nuova Bussola Quotidiana, 26-02-2013

Ha vinto Beppe Grillo. Per capire cosa è successo ieri, senza rimanere disorientati dalle spericolate analisi delle no stop televisive che dalle 14 alle 2 di notte hanno rincorso exit poll e proiezioni, commenti a caldo e smentite, è meglio partire da un punto fermo, tra l'altro evidente a tutti fin dal primo pomeriggio.
Il Movimento 5 Stelle ha sfondato e oggi (questo lo si scoprirà verso tarda notte) è addirittura il primo partito italiano con il 25,55%. A nulla sono serviti i campanelli d'allarme dell'ultimo anno e le piazze che lo Tsunami Tour ha riempito all'inverosimile nelle ultime settimane – da ultima la "rossa" San Giovanni –. La classe politica ha completamente sottovalutato questo fenomeno e ha scelto di non riformarsi, anche se non sembra essere stata aiutata in questo dai sondaggisti. Tra gli esperti, infatti, chi dava la forza politica del comico ligure terza, fino allo spoglio di ieri, passava quantomeno per uno a cui piace azzardare.
Dato il carattere anti-sistema, il rifiuto del compromesso e di ogni tipo di alleanza dei grillini, questa vittoria non dovrebbe tradursi in un impegno di governo. Un dato che ha reso paradossale il testa a testa televisivo tra centrosinistra e centrodestra a colpi di aggiornamenti di qualche percentuale, quasi che la premiership fosse un premio di consolazione.
E sì, perché a differenza di quanto avevano previsto i grandi giornali, anche questa volta Silvio Berlusconi si è confermato, nel bene e nel male, un fuoriclasse da campagna elettorale e si è imposto nella breve lista dei vincitori di questa tornata.
È lui l'autore di una rimonta fino a ieri fa impensabile per il centrodestra. Col 21,56% alla Camera infatti il Pdl riduce quasi totalmente il gap dal Pd (25,41%), ma soprattutto la coalizione tiene testa all'armata Bersani-Vendola nello spoglio tv fino alle 3 di notte, per poi cedere all'aritmetica, ma solo per qualche decimale (29,13% al centrodestra, 29,53% al centrosinistra). Una differenza troppo sottile che, in virtù del Porcellum, fa scattare comunque il premio di maggioranza per il Pd e i suoi alleati (340 deputati al csx, 124 al cdx), ma che non garantisce una legittimazione sufficiente al centrosinistra per governare. Anche perché al Senato è proprio la coalizione del Cavaliere ad avere più seggi (116, contro 113) in virtù del meccanismo di assegnazione su base regionale.
In parole povere: pareggio, stallo, ingovernabilità. Un capolavoro per l'ex premier di cui la grande stampa aveva già composto l'ennesimo prematuro necrologio.
E così arriviamo agli sconfitti. Chi è stato trattato da presidente del Consiglio prima del tempo è Pier Luigi Bersani, ieri lontano dalle telecamere e da una sala stampa del Pd funerea.
Il segretario democratico, certo di diventare premier, non ha "smacchiato" nessun fantomatico giaguaro. Profetica una battuta di Crozza, a cui l'ex ministro dell'Economia deve anche il suo discutibile slogan, di poco tempo fa a Ballarò. «Tranquilli, avete ancora un mese per perdere le elezioni. Cosa vi inventerete questa volta?». Le risate sguaiate dello studio nascondevano la certezza di un risultato che nel Paese era tutt'altro che acquisito. Ieri però è arrivata la doccia fredda. Chi annunciava che avrebbe governato con il 51% dei consensi, comportandosi responsabilmente come se avesse solo il 49%, non ha in mano nemmeno il 30% e ottiene la maggioranza in Parlamento solo per i perversi meccanismi della tanto contestata legge elettorale di calderoliana memoria.
L'armata Monti-Casini-Fini, dal canto suo, non può far altro che leccarsi le ferite. Il progetto, nato dall'esperienza del governo tecnico, è stato sonoramente bocciato dagli italiani (solo il 10,54% alla Camera e 9,13% al Senato). Le conseguenze sono addirittura catastrofiche per l'ex presidente della Camera che con lo 0,46% di Fli è costretto ad abbandonare il Parlamento. Uno smacco per l'ex leader di An, che forse chiude qui la sua carriera politica.
Male anche Ingroia e la sua "rivoluzione civile". Alla Camera non ci sarà e, di conseguenza, non prenderà più posto l'Idv di Di Pietro, che aveva partecipato a questo nuovo soggetto politico di stampo giustizialista.
La Lega Nord tiene con uno scarso 4,08% alla Camera, ma punta tutto sull'elezione di Maroni in Lombardia (lo spoglio inizierà oggi pomeriggio). Non pervenuti gli estremisti rimasti di destra e sinistra, i Radicali e Fare per fermare il declino di Oscar Giannino, protagonista di un infortunio "suicida" nell'ultima settimana prima delle elezioni.
Terminata la lista dei vincitori e dei perdenti sul Paese resta un enorme e drammatico punto di domanda. L'Italia non può permettersi un vuoto politico di queste dimensioni nei prossimi mesi, ma non esistono soluzioni comode all'orizzonte. Centrodestra e centrosinistra riusciranno a trovare un accordo su alcuni punti essenziali da raggiungere prima di tornare al voto? Apriranno addirittura una legislatura costituente? Oppure Bersani si illuderà di compensare il suo insuccesso raccogliendo pezzi di centro o, addirittura, inseguendo Beppe Grillo?
La dura realtà è che al momento nessuno ha una risposta, a cominciare dai protagonisti. E questo è chiaro a tutti, mercati compresi...

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 26-02-2013

2 - POLITICHE 2013: UN RISULTATO CHE EVITA IL PEGGIO, MA NON PRELUDE AL MEGLIO
Commentiamo l'esito modesto della lista Monti e dell'avventurismo cattolico in politica
Autore: Stefano Fontana - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 26-02-2013

Gli esiti delle elezioni politiche si possono valutare diversamente a seconda delle cose che si ritengono fondamentali. Per noi le cose fondamentali sono quelle che fanno il vero bene del nostro popolo e del nostro Paese. Sono le cose che toccano da vicino la costruzione dell'umano. Non sono solo le cose urgenti, ma soprattutto quelle fondamentali. E' il lavoro, per esempio, ma prima di tutto la vita perché a chi si nega il diritto di vivere non si può garantire il diritto di lavorare. E' la crescita economica, ma prima ancora la famiglia vera, perché senza famiglia non c'è crescita umana e la crescita umana è fondamentale rispetto alla crescita economica. E' la riduzione del debito pubblico e la riforma della macchina statale, ma prima ancora la libertà di educazione perché solo così i nostri bambini non saranno sudditi fin dalla prima età di nessuna macchina statale. E' la giustizia e la solidarietà verso i più deboli, ma in modo sussidiario senza assistenzializzare e togliere la dignità alle persone e ai gruppi facendoli dipendere dai sussidi di uno Stato invadente e arrogante quanto spesso insipiente.
Se partiamo da questi punti di vista, che valutazione possiamo dare del risultato elettorale? La prima osservazione è che se, come si presumeva, la vittoria fosse andata alla coalizione di centrosinistra e questa si fosse alleata con la lista Monti l'Italia sarebbe entrata in un tunnel negativo per quanto riguarda tutti i principi esposti sopra. Il risultato elettorale ha stoppato la vittoria del centro sinistra, che era invece data per scontata. Questo è dovuto ad una notevole rimonta, altrettanto imprevista, del centrodestra guidato dal Pdl. Questo è stato possibile per la volontà di tanti elettori di fare argine alle sinistre, indirizzando i voti sull'unica forza dichiaratamente alternativa alla sinistra. La mancata vittoria del centro sinistra è però dovuta anche ad una sottrazione di voti da parte del movimento di Grillo. Vendola, diventato troppo governativo, non è riuscito a catalizzare i voti di protesta nella coalizione di centro sinistra che sono andati invece al Movimento Cinque stelle, il quale ha indebolito anche Rivoluzione civile, impedendone l'ingresso in Parlamento e, con essa, anche l'Italia dei Valori scioltasi nel movimento di Ingroia. Si può dire che, da questo punto di vista, il risultato elettorale ha evitato il peggio.
L'esito modesto della lista Monti merita qualche commento. Su di essa si era concentrata anche l'attenzione di una parte del mondo cattolico. Ad un certo punto si era addirittura diffusa la leggenda metropolitana di un "appoggio" della Conferenza episcopale italiana. Con Monti si erano impegnati numerosi personaggi provenienti dall'associazionismo cattolico... spesso autosospendendosi dai loro incarichi di vertice senza avere la sensibilità di dimettersi. Monti, però, ha sempre negato di assumere come riferimento i valori della natura umana e della famiglia e, negli ultimi giorni della campagna elettorale, ha espresso addirittura un parere favorevole su Emma Bonino alla presidenza della Repubblica.
E' stata un nuova storia dell'avventurismo cattolico in politica finito poi malamente. Non si dimentichi che dentro la lista Monti si è sciolta l'Udc, i cui dirigenti avevano affermato che i principi non negoziabili non dovevano entrare nel programma di governo. Invece sono stati loro a non entrare non solo nel governo ma neanche in Parlamento.
I numeri dei partiti in parlamento dicono che governare l'Italia sarà molto difficile se non impossibile. Anche se una minore governabilità può essere in certi casi meglio che una governabilità dannosa, non ci si può nascondere la necessità di una guida per il Paese. Non è chiaro, allo stato attuale, quali alleanze saranno possibili e se saranno possibili dato che, comunque, una maggioranza omogenea alla Camera e al Senato non si potrà avere. Dovremo porre grande attenzione non solo al significato politico delle alleanze ma anche al loro valore culturale.
Dal punto di vista della cultura politica, possiamo dire di avere tre aree. Un'area di cultura di protesta in cui allignano sia elementi di conservazione (come lo statalismo nella scuola e in economia) che di progressismo radicale (come nella lotta alla famiglia tradizionale) conditi da ecologismo e sostenibilità: il movimento di Grillo. Un'area di centro sinistra classica di tipo socialdemocratico, ideologicamente più robusta ed omogenea e, infine, un'area di centro destra di tipo liberale con all'interno elementi conservatori e cattolici. Si può dire quindi che esista un'ampia area di cultura radicale - anche se i Radicali, sembra, non saranno in parlamento - presente certamente nelle prime due aree e parzialmente nella terza. Una alleanza parlamentare tra Partito democratico e movimento Cinque stelle sarebbe completamente dominata da questa cultura radicale. Un governissimo Pd-Pdl di unità nazionale, di difficilissima attuazione, darebbe adito forse a pericoli minori, ma non per questo da sottovalutare.
Nella campagna elettorale abbiamo assistito ad una vasta gamma di atteggiamenti da parte cattolica, molti dei quali sorprendenti. La dipendenza della politica dalla cultura non è stata adeguatamente considerata e non si è partiti dalla produzione di una propria cultura politica. Davanti a questo scenario l'arcivescovo Crepaldi, a nome dell'Osservatorio Van Thuân, aveva proposto di ripartire dal 26 febbraio. Il peggio è stato evitato in queste elezioni, pur se a prezzo di un quadro politico instabile. Ma la presenza di una vasta area di cultura politica radicale conferma che i cattolici devono proprio ripartire dal 26 febbraio.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 26-02-2013

3 - FAMIGLIA CRISTIANA PROPAGANDA L'IDEOLOGIA GAY (SECONDA PUNTATA)
In risposta all'articolo che abbiamo pubblicato, Famiglia Cristiana prima annuncia una querela, poi insulta sul giornale
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La nuova Bussola Quotidiana, 19/02/2013

Prima l'annuncio di una querela, poi gli insulti sul giornale. E' lo «stile Famiglia Cristiana» con chi osa criticare una sua iniziativa o articolo.  E così anche La Nuova Bussola Quotidiana è finita nel mirino del settimanale dei Paolini. La colpa? Quell'editoriale di Mario Palmaro in cui si criticava la pubblicazione in terza di copertina di Famiglia Cristiana di una pubblicità partorita dal Dipartimento per le Pari opportunità e dal Ministero del Lavoro, per la lotta all'omofobia: «Una pubblicità nella quale si vedono le foto di tre sconosciuti, accompagnate dalla seguente didascalia: "alto", sotto il primo personaggio; "lesbica" sotto la seconda; "rosso" sotto al terzo, che ha effettivamente i capelli rossi. Segue slogan perentorio: "E non c'è niente da dire". Segue spiegazione per i più duri di comprendonio: "Sì alle differenze. No all'omofobia"»; così la spiegava Palmaro nel citato articolo.
Tale pubblicità, come chiunque può constatare, ha lo scopo principale di affermare non tanto il necessario rispetto per le persone omosessuali – che è doveroso come lo è per qualsiasi persona -, quanto l'assoluta normalità dell'omosessualità, paragonata al colore dei capelli o all'altezza. In pratica l'omosessualità viene parificata all'eterosessualità, una cosa vale l'altra; e come ci si tinge i capelli si può decidere di passare da un orientamento sessuale all'altro. Questa è l'ideologia omosessualista, o anche ideologia del gender, quella che Benedetto XVI prima di Natale definiva la più grave sfida che la Chiesa ha oggi di fronte, perché nega il dato della Creazione, quel "maschio e femmina lo creò". "La profonda erroneità di questa teoria e della rivoluzione antropologica in essa soggiacente è evidente – diceva il Papa -. L'uomo contesta di avere una natura precostituita dalla sua corporeità, che caratterizza l'essere umano. Nega la propria natura e decide che essa non gli è data come fatto precostituito, ma che è lui stesso a crearsela". E poi concludeva: "Dove la libertà del fare diventa libertà di farsi da sé, si giunge necessariamente a negare il Creatore stesso e con ciò, infine, anche l'uomo quale creatura di Dio, quale immagine di Dio viene avvilito nell'essenza del suo essere. Nella lotta per la famiglia è in gioco l'uomo stesso. E si rende evidente che là dove Dio viene negato, si dissolve anche la dignità dell'uomo".
La profonda erroneità di questa teoria è evidente, dice il Papa, ma non per Famiglia Cristiana che non trova nulla di strano invece nel pubblicare questo messaggio.
Ma è qui che scatta l'ira di don Antonio Sciortino, direttore del settimanale dei Paolini. Dapprima ci fa mandare una mail in cui ci viene preannunciato l'arrivo di una querela per diffamazione, perché abbiamo danneggiato il buon nome della rivista. Poi nel numero di Famiglia Cristiana ora in edicola, rispondendo alle lettere di alcuni lettori scandalizzati, don Sciortino si scatena perché, a suo dire, abbiamo innescato "una polemica falsa e pretestuosa" non avendo tenuto conto che alle pagine 36 e 37 di quello stesso numero di Famiglia Cristiana, c'era un articolo del teologo don Luigi Lorenzetti – "uno dei più noti esperti di teologia morale a livello internazionale" - che spiegava tutto. E siccome non abbiamo letto Lorenzetti, in noi c'è tanta "arroganza, condita di falsità" di cui ovviamente ci assumeremo la responsabilità: "non si può infangare impunemente la verità e il buon nome della rivista". E poi ancora sulla polemica "velenosa" innescata da noi che siamo "come i farisei" e talmente bassi nella scala della dignità umana da non essere neanche degni di essere chiamati per nome. Così che l'ignaro lettore di Famiglia Cristiana non sa neanche bene con chi prendersela.
Ora, ammesso anche che don Lorenzetti in quelle poche righe messe al piede di due pagine spieghi tutto, Don Sciortino non appena rientrerà in sé dalla rabbia potrà convenire che è una teoria un po' bizzarra quella per cui si può pubblicare qualsiasi cosa moralmente riprovevole in copertina tanto poi c'è un articolino di spiega a 115 pagine di distanza. Perché se questo fosse vero potremmo aspettarci di vedere prossimamente sulla copertina di Famiglia Cristiana anche quella pubblicità choc in cui un prete bacia in bocca una suora oppure qualche provocante nudo femminile, o anche la pubblicità dei preservativi tanto poi pagina 36 ci saranno quelle 20 righe di don Lorenzetti che ci spiegherà che l'utilità del preservativo è tutta da verificare.
E già, perché poi in quel famoso articolo che non avremmo letto non è che don Lorenzetti sia così chiaro, anzi alla gravità di quella pubblicità si somma l'ambiguità del teologo. Il quale, nella prima metà dell'articolo ci spiega quanto sia grave oggi in Italia l'emergenza omofobia, tale che è necessario non solo riformare il codice penale, ma soprattutto "occorre una conversione culturale di tipo etico". Ora ci perdonerà don Lorenzetti, ma noi questa grave emergenza omofobia non riusciamo proprio a vederla. Purtroppo la cronaca non ci risparmia anche alcuni odiosi casi di violenze e sopraffazioni nei confronti degli omosessuali, ma così come violenze e sopraffazioni avvengono per tante altre persone. Casi da condannare fermamente, è chiaro, nessuna attenuante; così come va affermato con chiarezza che ogni persona – qualunque sia la sua condizione sociale, economica, morale – va sempre accolta. Detto questo è però chiaramente demagogico parlare di discriminazioni nella società: risulta a don Lorenzetti e don Sciortino che ci siano luoghi dove gli omosessuali non sono ammessi? O che nel lavoro venga penalizzato chi si professa gay? O che agli omosessuali dichiarati venga fatta scattare una tassa particolare? Se proprio dobbiamo parlare di una categoria di persone oggi discriminata in Italia, anche dal punto di vista fiscale, crediamo siano invece le famiglie: marito, moglie e figli. La verità è che l'omofobia è una bella invenzione del marketing per far passare il concetto di normalità della condizione omosessuale.
Bene, ma andiamo avanti. Finalmente, passata la metà dell'articolo, don Lorenzetti afferma: "L'inconfondibile dignità che spetta a ogni persona, non conduce a sostenere che l'omosessualità non è altro che una modalità sessuale tra le altre; che il matrimonio tra uomo e donna non è che una tra altre forme di matrimonio; che l'unione omosessuale ha il diritto all'adozione". Certo, si potrebbe far notare che lo dice in un modo così involuto e soft che passa quasi inosservato, ma soprattutto è il seguito che lascia sconcertati: "Sono questioni di libera discussione pubblica senza indulgere alla sterile contrapposizione tra laici e cattolici". Questioni di libera discussione pubblica? E questa, secondo don Sciortino, sarebbe la spiegazione che "ripara" la pubblicazione della pubblicità in terza di copertina? Noi crediamo che renda ancora più grave quella decisione, perché è chiaro che non si tratta di una svista o di una leggerezza: è stata una scelta convinta.
Metta a confronto, don Sciortino, la sua decisione e le parole di don Lorenzetti con le gravi affermazioni di Benedetto XVI, e vedrà che le sue non sono "più che ortodosse posizioni", come ha scritto questa settimana. Non c'è bisogno di tanti discorsi e circonlocuzioni: fatto salvo il rispetto e l'accoglienza per chi vive la condizione di omosessuale, don Sciortino e don Lorenzetti si sentono di sottoscrivere l'affermazione secondo cui "l'inclinazione omosessuale è oggettivamente disordinata" come dice il Catechismo della Chiesa cattolica? E che l'ideologia del gender è la vera sfida che sta davanti alla Chiesa, prima di tutto al suo interno?
Finché non vedremo scritte queste affermazioni, noi avremo tutte le ragioni per sostenere che Famiglia Cristiana mantiene sul tema posizioni volutamente ambigue quando non omosessualiste.

Nota di BastaBugie: per vedere la pubblicità dell'ideologia gay pubblicata da Famiglia Cristiana e per leggere l'articolo che ha scatenato la scomposta reazione del settimanale paolino vai a questo link
http://www.amicideltimone-staggia.it/it/articoli.php?id=103

Fonte: La nuova Bussola Quotidiana, 19/02/2013

4 - RINUNCIA DEL PAPA: TELEVISIONI E GIORNALI USANO LA STRATEGIA DELLA CALUNNIA
Questa offensiva mediatica dovrebbe togliere ogni illusione a chi ancora crede nella possibilità di conciliare la Chiesa con i poteri forti laicisti che oggi tentano di schiacciarla
Autore: Roberto de Mattei - Fonte: Corrispondenza Romana, 23-02-2013

Giuliano Ferrara ha certamente ragione quando, sul Foglio del 22 febbraio, denuncia la strategia della calunnia di cui si fanno strumento in questi giorni i mass-media. La tesi ormai dominante è che Benedetto XVI si è "arreso" davanti a una curia corrotta e ingovernabile, ma ciò che si insinua è che la morbosità sessuale, il crimine e l'intrigo facciano parte della natura stessa della chiesa romana.
Questa offensiva mediatica dovrebbe togliere ogni illusione a chi ancora crede nella possibilità di conciliare la chiesa con i "poteri forti" laicisti che oggi tentano di schiacciarla. La reazione cattolica dovrebbe essere virile e combattiva e partire dall'ammissione dell'esistenza di una crisi di fede di cui l'innegabile decadenza morale degli ambienti ecclesiastici è, insieme, causa e conseguenza. L'espressione più recente di tale crisi dottrinale è l'assenso dato dalla Conferenza episcopale tedesca alla cosiddetta "pillola del giorno dopo", in casi estremi come lo stupro.
Questa dichiarazione sembra rappresentare la simbolica rivincita dell'episcopato centroeuropeo sull'Humanae Vitae del 25 luglio 1968. L'enciclica di Paolo VI, che condannava categoricamente la contraccezione, fu apertamente contestata da un gruppo di vescovi "renani", gli stessi che avevano applaudito il cardinale Suenens, quando nell'aula del Concilio Vaticano II, il 29 ottobre 1964, egli aveva rivendicato il controllo delle nascite, pronunciando con tono veemente, le parole: "Non ripetiamo il processo di Galileo!".
Oggi i vescovi tedeschi rialzano con clamore una bandiera mai ammainata. L'ombra del Vaticano II avvolge del resto l'atto di rinuncia di Benedetto XVI, avvenuto proprio mentre sono in corso le celebrazioni del suo cinquantesimo anniversario. Non a caso, l'ultimo discorso, programmatico e retrospettivo del Papa al clero di Roma, lo scorso 14 febbraio, ha colto le origini della crisi religiosa nel "Concilio virtuale" che al Vaticano II si sarebbe sovrapposto. Il Concilio dei mezzi di comunicazione, secondo Benedetto XVI, "era quasi un Concilio a sé, e il mondo ha percepito il Concilio tramite questi, tramite i media. Quindi il Concilio immediatamente efficiente arrivato al popolo, è stato quello dei media, non quello dei Padri, un Concilio" – ha aggiunto – "accessibile a tutti", "dominante, più efficiente" causa di "tante calamità, tanti problemi, realmente tante miserie: seminari chiusi, conventi chiusi, liturgia banalizzata... e il vero Concilio ha avuto difficoltà a concretizzarsi, a realizzarsi; il Concilio virtuale era più forte del Concilio reale".
Nell'èra della comunicazione sociale, in cui è vero ciò che è comunicato, il Concilio virtuale non fu però meno reale di quello che si svolgeva all'interno della basilica di San Pietro, tanto più che il Vaticano II volle essere un Concilio pastorale, che affidava il suo messaggio ai nuovi strumenti espressivi. Oggi più di allora i mass media sono in grado non solo di rappresentare la realtà, ma di determinarla grazie al potere e alla forza di suggestione che possiedono.
Lo stesso Benedetto XVI ne ha ripetutamente parlato, sottolineando il loro potere di manipolazione. Un gesto storico, come il suo atto di rinuncia al pontificato, è inevitabilmente destinato a essere anche un evento mediatico. E quale altra immagine può trasmettere se non quella di un uomo e di una istituzione privi della forza per combattere il male che avanza? Come meravigliarsi dell'uso della parola "resa"?
Di fronte a questa evidenza, i migliori cattolici non ammettono che la ragione ultima e vera della rinuncia sia quella esposta dal Papa con queste ormai celebri parole: "Nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell'animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me
affidato".
Per difendere il gesto "umile e coraggioso" di Benedetto XVI, ci si affanna a ricercarne le recondite intenzioni, rinunciando a esaminare quelle che possono essere le oggettive conseguenze. Secondo alcuni il Papa ha voluto invitarci a distogliere il nostro sguardo miope dalla temporalità del potere; altri hanno pensato che il gesto sarebbe stata la "merce di scambio" per qualche ultimo clamoroso atto del pontificato, come la riconciliazione con la Fraternità San Pio X. C'è perfino chi ha parlato di "ritirata strategica", per aiutare il nuovo Papa a organizzare il "dopo Ratzinger". Tranne qualche lodevole eccezione, come quella dell'arcivescovo di Digione, Roland Minnerath, che ha sottolineato l'importanza delle potenziali "conseguenze collaterali" della decisione, pochi tra i cattolici ammettono che possa trattarsi di un gesto destinato a indebolire il Papato, quasi che a portare nocumento al Papato sia l'oggettiva constatazione del fatto, e delle sue conseguenze, e non il fatto stesso.
Il Papato in se stesso naturalmente non è toccato. Il Sommo Pontefice, che non può essere deposto da nessuno, nemmeno da un Concilio, ha il pieno diritto di rinunciare alla sua missione. Quando abdica egli esercita un atto sovrano che in nulla scalfisce il suo supremo potere di giurisdizione. Il Papa resta, ontologicamente, l'unico supremo legislatore della chiesa universale. Si tratta di un dogma di fede. I canoni 331 e 333 del nuovo codice di diritto canonico, definiscono l'autorità del Pontefice romano come un potere di governo supremo, perché nessuna autorità è a lui uguale e nessuno può giudicarlo; plenario, perché, nelle cose di fede e di morale, è un potere illimitato in estensione ed intensità; universale, perché è esteso su tutti e singoli vescovi e su tutti e singoli i fedeli; immediato, perché il Papa può esercitare il suo diritto di intervento diretto in qualsiasi momento, in ogni campo, su qualsiasi persona.
A questo supremo potere di governo, si aggiunge quello di magistero, che comporta a determinate condizioni, il carisma dell'infallibilità. Benedetto XVI, pur godendo di tutti questi poteri, non ha ritenuto opportuno esercitarli nella sua pienezza. Con atto libero e consapevole, ha rinunciato a esercitare non solo il potere di infallibilità del suo Magistero, ma anche il supremo potere di governo, fino al punto di rimettere a Cristo e alla chiesa il munus che il 19 aprile 2005 aveva accettato. Il suo pontificato è ora consegnato alla storia.
Possiamo aggiungere che se il successore di Benedetto XVI vorrà applicare un programma "ratzingeriano", che vada dalla difesa dei princìpi non negoziabili all'implementazione del motu proprio Summorum Pontificum, dovrà farlo con quelle forze fisiche e morali, ovvero con quell'energia, di cui Benedetto XVI l'11 febbraio 2013, si è pubblicamente confessato incapace. Ma come pensare che la realizzazione di questo programma non provochi ancor più violenti attacchi alla chiesa da parte delle lobby secolariste?
Se poi il nuovo eletto capovolgerà la linea di governo ratzingeriana, per avventurarsi nella sabbie mobili dell'eterodossia, nell'illusione di addomesticare il mondo, come immaginare che ciò non provochi una reazione dei difensori della Tradizione? Le parole persecuzione, scisma ed eresia hanno accompagnato la chiesa in duemila anni di storia. Se qualcuno oggi non ne vuol sentir parlare, è perché ha rinunziato a combattere. Ma la guerra purtroppo è in atto.

Fonte: Corrispondenza Romana, 23-02-2013

5 - RETROSCENA INEDITI DI QUANDO BENEDETTO XVI DECISE DI BATTEZZARMI IN SAN PIETRO
Il suo segretario disse ''Abbiamo vinto!'': adesso vi rivelo chi, all'interno della Curia Vaticana, aveva perso... e che con il nuovo Papa potrebbe prendersi la rivincita
Autore: Magdi Cristiano Allam - Fonte: Il Giornale, 12/02/2013

Ho mantenuto finora il riserbo sulla mia esperienza diretta con la realtà interna alla Chiesa, che mi ha fatto toccare con mano la gravità di un conflitto acceso tra il Papa e l'apparato che sovrintende alla gestione dello Stato del Vaticano, in considerazione della mia eterna gratitudine a Benedetto XVI per aver scelto di essere lui a darmi il battesimo, la cresima e l'eucaristia nella notte della Veglia Pasquale il 22 marzo 2008.
Ero ancora musulmano quando scaturì in me non solo una stima particolare ma un'attrazione irresistibile per il Papa quando, in occasione della Lectio Magistralis pronunciata nell'Università di Ratisbona il 12 settembre 2006, ebbe l'onestà intellettuale e il coraggio umano di dire la verità storica sull'espansionismo islamico compiutosi attraverso guerre, conversioni forzate e un fiume di sangue che sottomisero le sponde orientale e meridionale del Mediterraneo che erano al 95% cristiane. Non lo fece direttamente, ma citando l'imperatore bizantino Manuele II Paleologo. Si tratta di una ovvietà storica attestata negli stessi libri di storia che si insegnano nelle scuole dei Paesi islamici. Eppure per averla detta il Papa, si ritrovò condannato, anche a morte, dai governi e dai terroristi islamici. Così come scoprì di avere contro l'insieme dell'Occidente sempre più scristianizzato e, soprattutto, dovette fronteggiare le critiche interne alla sua stessa Chiesa. Benedetto XVI fu di fatto costretto dai reggenti della diplomazia vaticana a giustificarsi per ben tre volte, ripetendo che non intendeva offendere i fedeli musulmani, rasentando, ma mai cedendo alla pressione di trasformare la giustificazione in una pubblica scusa. Non bastò a placare né le ire degli islamici né la tendenza alla resa dei diplomatici vaticani. Fu così che il Papa fu costretto ad andare in Turchia e si ritrovò al fianco del Gran Mufti a pregare insieme rivolti alla Mecca nella Moschea Blu di Istanbul.
Quella di fatto segnò un successo della diplomazia vaticana costringendo il Papa ad arrendersi a quella che lui stesso definisce la "dittatura del relativismo", considerata come il male profondo della nostra civiltà perché mettendo sullo stesso piano tutte le religioni e le culture, a prescindere dal loro contenuto, finisce per legittimare tutto e il contrario di tutto, il bene e il male, la verità e la menzogna, facendoci perdere la certezza della fede nel cristianesimo.
Mi ero immedesimato nel vissuto di Benedetto XVI e lo immaginai come un Papa isolato e assediato da un apparato clericale ostile all'interno del Vaticano. La sua straordinaria intelligenza, la sua immensa cultura e la sua ineguagliabile capacità di interpellare la nostra ragione e di accompagnarci per mano alla fede, dimostrandoci con umiltà come il cristianesimo sia la dimora naturale di fede e ragione, hanno per me rappresentato un faro che mi ha illuminato dentro fino a farmi scoprire il dono della fede in Cristo.
Fu così che quando grazie alla saggezza e alla fraterna disponibilità di monsignor Rino Fisichella, all'epoca Rettore dell'Università Lateranense, che mi accompagnò nel mio cammino spirituale per accedere ai sacramenti d'iniziazione alla fede cristiana, il Papa accettò di essere lui a darmi il battesimo, considerai che il Signore aveva scelto di unire la mia vita a quella del Santo Padre, indicandomelo come il più straordinario testimone di fede e ragione.
Ebbene quando alla fine della cerimonia religiosa nella sontuosità della Basilica di San Pietro, dopo tre infinite ore che ho percepito come il giorno più bello della mia vita, mi sono trovato al cospetto del Papa in compagnia del mio padrino Maurizio Lupi, lui si limitò ad un sorriso lieve ma di una serenità assoluta di chi è in pace con se stesso e con il Signore. Ma non appena ci spostammo sulla sinistra per salutare il suo assistente, monsignor Georg Gänswein, scoprimmo sulle sue labbra un sorriso intenso, due occhi radiosi e dalle sue labbra uscì un'esclamazione di giubilo: "Abbiamo vinto!".
Abbiamo vinto! Se c'è qualcuno che vince, significa che c'è qualcuno che ha perso. Chi aveva perso lo capii appena varcato la porta della Basilica per andare ad abbracciare monsignor Fisichella. Apparve il cardinale Giovanni Battista Re, all'epoca Prefetto della Congregazione per i Vescovi, che rivolgendosi ad alta voce e con un fare vagamente minatorio a monsignor Fisichella, gli disse: "Se Bin Laden dovesse farsi vivo, sapremmo a chi indirizzarlo!".
Successivamente da varie fonti ho avuto la certezza che fino all'ultimo istante l'apparato dello Stato del Vaticano esercitò forti pressioni su Benedetto XVI per dissuaderlo dall'essere lui a darmi il battesimo, per paura delle rappresaglie da parte degli estremisti e dei terroristi islamici, ma che il Papa non ebbe mai alcuna esitazione.
E' un fatto specifico e concreto che evidenzia come Benedetto XVI ha dovuto scontrarsi con poteri interni al Vaticano che, al fine di tutelarsi sul piano della sicurezza, sono arrivati a concepire che il Papa non dovesse adempiere a quella che è la sua missione, portare Cristo a chiunque liberamente lo scelga. Ed è un caso emblematico dello scontro tra la Chiesa universale che si sostanzia di spiritualità e un Vaticano terreno che si cala nella materialità al pari di qualsiasi altro Stato. Questo è il nodo da sciogliere ed è la sfida che, con le sue dimissioni, Benedetto XVI ci lascia. La Chiesa è ad un bivio: restare ancorata alla sua missione spirituale incarnandosi nei dogmi della fede e nei valori non negoziabili oppure cedere alla ragion di Stato per auto-perpetuarsi costi quel che costi? E' la pesante eredità che graverà sulle spalle del prossimo Papa.

Nota di BastaBugie: per leggere l'articolo che Magdi Cristiano Allam scrisse al Corriere della Sera il giorno dopo la sua conversione al cristianesimo, clicca qui sotto
http://www.amicideltimone-staggia.it/it/articoli.php?id=81
Per richiedere il dvd della conferenza di Magdi Cristiano Allam nel Centro Cuturale "Amici del Timone" di Staggia Senese, clicca qui sotto
http://www.amicideltimone-staggia.it/it/contenuti.php?pagina=utility&nome=dvd

Fonte: Il Giornale, 12/02/2013

6 - LA POSIZIONE AMBIGUA DEI VESCOVI TEDESCHI SULLA PILLOLA DEL GIORNO DOPO DISORIENTA I SEMPLICI FEDELI
Nessuna apertura della Chiesa alla pillola del giorno dopo, perché errati presupposti scientifici hanno come conseguenza errate conclusioni
Autore: Renzo Puccetti - Fonte: La nuova Bussola Quotidiana, 22/02/2013

"L'assemblea plenaria ribadisce che negli ospedali cattolici le donne che sono state vittime di violenze sessuali ricevono ovviamente supporto umano, medico, psicologico e pastorale. Questo può includere anche la somministrazione della "pillola del giorno dopo", purché abbia un effetto contraccettivo e non abortivo. Metodologie medico-farmacologiche che causino la morte dell'embrione, continuano a essere vietate". Questo il passaggio del comunicato stampa rilasciato dai vescovi tedeschi che ha attirato l'attenzione dei media e che ha fatto parlare di "aperture" della Chiesa alla pillola del giorno dopo.
In realtà l'attenzione nei confronti di una possibile gravidanza a seguito di stupro da parte della riflessione morale della Chiesa non è affatto nuova. In risposta ad una lettera pervenuta alla rivista Studi Cattolici nel dicembre 1961 le risposte di tre distinti moralisti concordarono nel ritenere moralmente lecita l'assunzione della pillola contraccettiva in previsione di una possibile violenza sessuale. Non è infatti l'assunzione di un farmaco antiovulatorio ad essere moralmente illecita, ma è il suo impiego come contraccettivo in un rapporto consenziente che costituisce una fattispecie moralmente ben definita indicata come male intrinseco dalla dottrina cattolica. A causa della guerra in Congo e degli stupri perpetrati anche sulle religiose, si parlò in quegli anni di "pillola congolese".
Quindi intervenire per evitare la gravidanza impedendo il concepimento è da almeno cinquant'anni un'azione che la Chiesa, seppure in maniera non definitiva, non rifiuta. Nel 2001 la Conferenza episcopale americana emanò le direttive etiche e religiose per le strutture sanitarie cattoliche degli Stati Uniti. Al punto 36 del documento si legge: "Una donna che è stata violentata dovrebbe potersi difendere da un potenziale concepimento derivante da una violenza sessuale. Se dopo esami appropriati non c'è evidenza che il concepimento sia già avvenuto, può essere trattata con farmaci che prevengono l'ovulazione, la capacitazione degli spermatozoi o la fecondazione. Non è permesso intraprendere o raccomandare trattamenti che hanno lo scopo o l'effetto diretto della rimozione, distruzione o interferenza con l'impianto di un ovocita fecondato".
L'interpretazione su quali siano gli esami appropriati e quali siano i farmaci utilizzabili è stata quanto mai varia. Alcuni bioeticisti un po' di manica larga hanno ritenuto un test accettabile il semplice test di gravidanza che escludesse l'avvenuto annodamento dell'embrione, altri hanno ritenuto necessario verificare la non ancora avvenuta ovulazione. In entrambi i casi si è ritenuto il levonorgestrel una molecola adeguata ad assolvere quanto prescritto dai vescovi americani. Fu elaborato dal dottor McShane e dal comitato etico del St. Francis Medical Center un protocollo (conosciuto come protocollo di Peoria, dal nome della cittadina dove risiedeva il centro), teso a prescrivere la pillola del giorno dopo alle donne vittime di stupro soltanto nei casi in cui l'ovulazione, non essendo ancora avvenuta, poteva essere ancora bloccata. Tale protocollo ha successivamente ricevuto l'approvazione di alcuni vescovi del Connecticut.
Ma la pillola del giorno dopo agisce soltanto come contraccettivo? Il meccanismo d'azione del levonorgestrel post-coitale costituisce una questione molto tecnica, tremendamente complessa che qui non è possibile affrontare in dettaglio, ma su cui è comunque possibile svolgere qualche riflessione, avendo ricevuto in sorte di avere studiato piuttosto a fondo la materia. Nell'ottobre 2008 il consorzio internazionale per la contraccezione d'emergenza (ICEC) e la federazione internazionale dei ginecologi (FIGO) stilarono un documento estremamente rassicurante circa il meccanismo d'azione della pillola del giorno dopo, descritta come un semplice anovulatorio. Parrebbe che i vescovi tedeschi e prima di loro almeno alcuni vescovi americani abbiano accettato questa presentazione dei dati che la letteratura scientifica mette a disposizione.
C'è però un piccolo problemino: che le cose stiano così non è affatto pacifico. Sia ben chiaro, nessuno è più felice di sapere che la pillola del giorno dopo non interferisce con lo sviluppo vitale del concepito di coloro che hanno a cuore la sorte dell'essere umano a partire dal primo istante di vita, ma siamo ben lontani dall'avere prove convincenti che l'efficacia della pillola del giorno dopo si realizzi totalmente prima della fecondazione. Si potrebbe porre una molteplicità di critiche a chi nega qualsiasi effetto post-fertilizzativo della pillola del giorno dopo, ma ci limitiamo a porne una, segnalata dal mio amico Dominic Pedulla, formatosi al New York Medical College e alla Creighton University, che notava come secondo gli autori di uno degli studi considerato tra i più probanti per escluderne l'effetto abortivo, il levonorgestrel dimostrava il 100% di efficacia nel prevenire la gravidanza quando somministrato prima dell'ovulazione, a fronte di un tasso di fallimenti dell'80% nel prevenire l'ovulazione. Come riesce ad essere così efficace la pillola del giorno dopo se gli studi recenti dimostrano che non ha effetti sul muco cervicale né sugli spermatozoi e se la cosiddetta disfunzione ovulatoria indotta dalla pillola in molti casi non si realizza e anche quando si realizza non si sa quale significato clinico abbia?
Ora non vorremmo che i vescovi tedeschi fossero stati un po' precipitosi, forse un po' disattenti verso il principio di precauzione, ci piacerebbe conoscere se la loro uscita sia stata il frutto di un serio ed approfondito confronto con la Pontificia Accademia per la Vita, che nell'ottobre del 2000 si espresse negativamente. Saremmo anche interessati a conferire con quelle che immaginiamo essere state le strutture di consulenza scientifica dell'episcopato tedesco per comprendere in quale modo siano giunti alla certezza che la somministrazione della pillola del giorno dopo non possa mai agire con meccanismo abortivo. Già, siamo molto interessati a vedere le loro carte, e soprattutto, tanto per evitare che in clima di sede vacante imminente qualcuno sia tentato da frenesie autoreferenziali, sarà opportuno che le carte siano esaminate nelle sedi competenti.

Fonte: La nuova Bussola Quotidiana, 22/02/2013

7 - LA GRAVIDANZA IPER-MEDICALIZZATA, UN'ANSIA ITALIANA
L'Organizzazione Mondiale per la Sanità prescrive una sola ecografia per gravidanza, ma le coppie italiane ne fanno otto!
Autore: Carlo Bellieni - Fonte: Avvenire, 27 dicembre 2012

L'Organizzazione mondiale per la sanità prescrive un'ecografia per gravidanza, il sistema sanitario italiano tre, e le coppie italiane ne fanno 7-8 per gravidanza, secondo il più recente rapporto dell'Istituto superiore di Sanità. Dato confortante perché segnala una alta cura della gravidanza? Forse sì, ma forse segnala anche una ipermedicalizzazione di cui potremmo fare a meno. Nel Nord Europa le ecografie non sono così frequenti. In Canada se ne fanno in media 3,1 e in Francia 5. Ma anche sul versante dell'amniocentesi il record è italiano: qualche anno fa la Francia si preoccupava per avere il «record mondiale di amniocentesi» avendo raggiunto l'11% delle gravidanze, contro il 5% inglese e l'1,7% americano.
Oltralpe non sapevano che in Italia si viaggia sul 20%.
Sembra strano che in tempi di spending review su questi eccessi non vi sia una sforbiciata; forse perché sarebbe estremamente impopolare dissuadere i futuri genitori dal correre a individuare minime imperfezioni fetali (cosa che è ormai routine anche quando non ha finalità curative) o da 'richieste sociali', magari dispendiose, che vanno a rompere qualche supposto limite etico.
Wohlfram Henn ha scritto in un articolo intitolato Consumismo nella diagnosi prenatale:
«L'abuso di test genetici per la selezione fetale in base al sesso è già un grave problema. Ora nell'epoca della commercializzazione della genetica umana, è banale pensare che nuove possibilità di selezione prenatale più sofisticate non agirebbero secondo la legge della domanda e dell'offerta». Questo sguardo verso uno scenario futuro interessa anche il presente.
Perché, come recita un proverbio inglese, «per chi ha un martello, tutto diventa un chiodo»: l'alta diffusione della diagnostica prenatale per ricercare anche malattie non curabili (e non letali) è davvero dovuta a una richiesta delle donne o a una pressione sociale, per cui si fa – per routine – anche se non serve a curare? E quando si scopre un'anomalia non curabile (e non letale), dove porta la pressione della 'società della perfezione'? La sociologa Carine Vassy, dell'Inserm di Parigi spiega in un suo studio recente che la richiesta delle donne non è mai stata presa seriamente in considerazione per scegliere se far entrare o meno la diagnosi prenatale nella routine in Francia.
Insomma, il trend è in ascesa, i protocolli internazionali dicono che si sta eccedendo, ma cosa si può di fronte all'ipermedicalizzazione della gravidanza (in cui il medico sente la pressione di fornire ogni dettaglio del feto) e al dramma di una società imbevuta d'ansia, come quella dei genitori che non permettono a se stessi di pensare che il figlio possa essere qualcosa meno che perfetto, perché respirano un clima di competizione e di abbandono verso chi ha bisogno di un anche minimo aiuto?
La diagnosi prenatale curativa è un bene, ma l'eccesso in diagnosi prenatale è uno spreco di denaro, un andare a braccetto tra medicina e leggi del mercato, un peso eccessivo accordato alla curiosità o, forse soprattutto, all'ansia indotte dall'ambiente sociale. Questo succede quando in una società basata sulla famiglia e sulla solidarietà – come era l'Italia fino a qualche decennio fa – vengono picconate le certezze fino a farle crollare: non si accetta più nulla che non sia pianificato e che costi una fatica eliminabile. Ci si butta alla ricerca di una medicina che – moltiplicando gli esami – cancelli le incertezze; ma aggiungere esami a esami non sempre dà la risposta voluta, e qualche volta aggiunge incertezze a incertezze, mostra piccole imperfezioni o anomalie non previste, che si potrebbero anche accettare o addirittura curare dopo la nascita, ma che scoperte in 'tempo utile' possono indurre in seria tentazione di rinunciare a quel figlio.

Fonte: Avvenire, 27 dicembre 2012

8 - MARIJUANA LIBERA IN FRIULI VENEZIA GIULIA CON LA SOLITA SCUSA DEGLI ''EFFETTI TERAPEUTICI''
Eppure anche negli Stati Uniti si inizia a fare marcia indietro vista l'estrema pericolosità ormai ampiamente dimostrata
Autore: Giuseppe Brienza - Fonte: Vita Nuova, 22/02/2013

La recente decisione del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia di riconoscere le "proprietà terapeutiche" della cannabis garantendone la fornitura, nell'ambito della terapia del dolore, a carico del Servizio Sanitario regionale, merita davvero quell'approfondimento che Stefano Fontana ha richiesto da queste stesse colonne. [...]
Il movimento per l'utilizzo "terapeutico" della cannabis, seppur fondato su ricerche piuttosto carenti rispetto agli standard scientifici pubblicizzati come innovativi, è partito dagli Stati Uniti. Ad oggi, infatti, 16 su 51 degli Stati federali nordamericani, oltre a Canada e Paesi Bassi, ne hanno permesso la vendita come farmaco. In Italia, prima del Friuli Venezia Giulia, diverse Regioni hanno emanato specifiche direttive al riguardo, come la Puglia, la Toscana, il Veneto, la Liguria, l'Emilia Romagna e le Marche.
Cominciamo quindi col dire che, nell'ordinamento italiano, l'utilizzo della cannabis rimane illegale anche perché, l'Istituzione nazionale specializzata, l'AIFA, come anche l'Agenzia Europea del farmaco, non hanno mai riconosciuto una valenza medica ai cannabinoidi. Al contrario, è certa l'estrema pericolosità di queste sostanze, fra l'altro perché inducono dipendenza. Non è un caso che, in difesa della salute dei cittadini, le leggi regionali del Veneto e della Liguria sono state bloccate e rinviate all'esame della Corte costituzionale per ben cinque diversi profili di sospetta incostituzionalità. In particolare, il ricorso per incostituzionalità del Governo al provvedimento della Liguria ha avuto tra i motivi di impugnazione anche quello della incompetenza regionale a disporre su una tale tematica. Come riporta il testo dello stesso ricorso, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 21 novembre 2012, le disposizioni sull'utilizzo terapeutico della cannabis, "esorbitano dalle competenze della Regione. Infatti, la qualificazione e la classificazione dei farmaci, nonché la regolamentazione del relativo regime di dispensazione – compresa l'individuazione degli specialisti abilitati a prescriverli, nonché i relativi impieghi terapeutici – spetta agli organi statali, per esigenze di uniformità e unitarietà sul territorio nazionale". Perché allora, anche da parte del Friuli Venezia Giulia, approvare una normativa con indicazioni equipollenti ad altre sospese e rinviate al giudizio della Consulta senza attenderne il pronunciamento? Fra l'altro, l'Italia è parte di importanti Convenzioni internazionali promosse dalle Nazioni Unite che, anche le Assemblee regionali, sono giuridicamente tenute a rispettare.
In secondo luogo, in Italia si arriva sempre "in ritardo" rispetto ai fenomeni "innovativi" provenienti d'Oltreoceano. Infatti, nonostante i 16 Stati che l'hanno "legalizzata", l'Agenzia americana del farmaco continua a considerare la cannabis alla stregua dell'eroina e della cocaina e anche per questo, alcuni degli Stati che l'avevano "sdoganata", stanno già facendo marcia indietro. In Arizona, per esempio, è notizia recente che si è messo in moto un movimento per annullare la legge che nel 2010 aveva liberalizzato l'accesso terapeutico alla "cannabis medica". Il deputato Repubblicano John Kavanagh sta infatti ottenendo notevoli consensi per l'abrogazione della controversa legge che, introducendo la legalizzazione del fumo di marijuana per usi "medici", ha alla fine permesso alle persone che dichiarano determinate patologie di coltivare, vendere e utilizzare tranquillamente la pianta psichedelica. Kavanagh ha presentato un disegno di legge per sottoporre l'Arizona Medical Marijuana Act, approvato a livello popolare con uno stretto margine di poco più di 4.000 voti, a referendum abrogativo nel novembre del 2014, perché nuovi dati dell'Arizona Criminal Justice Commission hanno dimostrato come persino i bambini delle elementari riescano ormai a procurarsi cannabis da fumare grazie ai titolari, oltre 34.000, delle carte di accesso alla marijuana medica. Ma anche un eminente esponente democratico come Patrick Kennedy è recentemente sceso in campo sollevando il problema ed inducendo tutti i media americani a parlarne. In un articolo sulla marijuana anche il liberal "Washington Post" ha riconosciuto che tale sostanza «distrugge il cervello e fa emergere psicosi».
In definitiva la domanda più importante è  questa: quali dolori patologici potrà mai alleviare il fumo di cannabis per cui non siano già disponibili, nell'ambito della medicina palliativa, farmaci con efficacia sperimentata, approvati come sicuri dalla letteratura e dalla esperienza ed economici?
Nel tentativo di scongiurare l'approvazione della legge toscana, ad esempio, il direttore del servizio di Cure palliative e leniterapia della Asl 10-Firenze Piero Morino, definì la proposta dell'uso terapeutico della cannabis «più una battaglia politica che medica», perché qualsiasi cannabinoide «non è un farmaco decisivo», bensì al massimo «un adiuvante, che in mani esperte può dare risultati apprezzabili, ma non può sostituire i farmaci davvero necessari». Anche secondo la responsabile dell'associazione toscana di assistenza domiciliare Pallium Valeria Cavallini, «gli antidolorifici efficaci, anche in Italia, sono ormai tanti», e se è vero che «in certi casi la cannabis può ridurre effetti collaterali di altre terapie, come la stipsi o il vomito, è anche vero che non sarebbe affatto risolutiva».
La gente che negli Stati Uniti ed altrove ha votato per le leggi in favore della cannabis terapeutica è stata indotta in errore nel credere che i suoi destinatari sarebbero stati solo pazienti oncologici in chemioterapia o chi soffre di glaucoma ma, come ha denunciato da ultimo Kavanagh, in Arizona «questi rappresentano una frazione degli utenti». Di questi, il 3,76 per cento giustifica l'uso di marijuana per alleviare i sintomi del cancro, meno del 2 per cento citano il glaucoma mentre la stragrande maggioranza – il 90 per cento – adduce come motivazione un generico dolore grave e cronico.
In considerazione degli esiti finora registrati negli Stati Uniti, lo ha dimostrato anche in Italia la più recente pubblicistica specializzata (cfr., ad es., Fabio Bernabei, Cannabis medica. 100 domande e risposte, Sugarco, Milano 2012), non è scientificamente provata una valenza terapeutica del fumo di cannabis; perché non si pensa, dopo un trimestre o semestre di effettiva applicazione della legge friulana, di sottoporne gli esiti, sia medici sia sociali, ad una commissione indipendente tecnico-scientifica? In una Regione importante come il Friuli Venezia Giulia, infatti, come ha giustamente avvertito Fontana, «non si può fingere che non esista il pericolo di allargare le maglie dell'uso della cannabis e che le indicazioni per l'uso vengano dilatate».

Fonte: Vita Nuova, 22/02/2013

9 - OMELIA III DOMENICA DI QUARESIMA - ANNO C - (Lc 13,1-9)
Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 03/03/2013)

Siamo giunti a metà del nostro itinerario quaresimale e la lettura del Vangelo ci presenta la parabola del fico infruttuoso. Quell'albero di fico simboleggia ciascuno di noi chiamati a portare frutti abbondanti che rimangano per la Vita eterna. Come un albero carico di frutti piega i suoi rami a terra, fino quasi a spezzarsi, così noi, al termine della nostra vita, dovremmo giungere ricolmi di opere buone per il Paradiso.
Nel racconto della parabola, il padrone di quel campo attende per tre anni che il fico porti i suoi frutti, fa di tutto affinché possa restare, lo pota, lo concima, ma tutto è inutile: i frutti tanto attesi non maturano. Allora lo taglia affinché possa per lo meno essere bruciato nel fuoco.
Questa parabola ci insegna prima di tutto che la nostra vocazione è quella di portare frutti abbondanti di opere buone. Solo così potremo essere felici. Certamente ciò comporterà sacrificio: i rami pieni di frutti quasi si spezzano, ma se un albero non fruttifica a cosa serve? Un genitore è contento di tutti i suoi sacrifici quando vede che questi sono serviti a far crescere i figli buoni e onesti. Quando si ama, i sacrifici sono amati e benedetti.
Per dare frutto autentico, noi dobbiamo intraprendere un cammino di seria conversione. Ciò è indispensabile. Dobbiamo intensificare la nostra preghiera, lottare contro il peccato, e dobbiamo esseri generosi nella nostra mortificazione. In poche parole, dobbiamo convertirci. Per ben due volte, nel brano del Vangelo di oggi, Gesù ci dice: «Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo» (Lc 13,3-4).
La Quaresima è il tempo adatto per convertirci e cambiare rotta. La mortificazione, la penitenza di cui il Vangelo tante volte parla, si possono paragonare a tutte quelle cure che il contadino prodiga affinché gli alberi da lui curati portino frutto. La sua opera è faticosa, ma indispensabile.
La parabola del fico ci insegna inoltre la pazienza di Dio. Il padrone del campo attese per tre anni prima di tagliare quell'albero infruttuoso. Così fa Dio con noi. Egli non vuole la morte del peccatore ma che si converta e viva. Ma non bisogna abusare della sua pazienza. San Bernardino da Siena insegnava che Dio aspetta la conversione del peccatore, ma, dopo un certo tempo più o meno lungo, interviene per il bene stesso di quel peccatore. Questi interventi medicinali di Dio che tante volte chiamiamo "castighi di Dio", su questa terra, sono espressioni della sua infinita Misericordia. Il castigo è come una medicina amara che Dio non vorrebbe somministrare, ma che usa come estremo rimedio per scuotere i suoi figli prodighi e ricondurli al suo Amore. Dio, che tanto ama le sue creature, non può disinteressarsi della sorte dei suoi figli che camminano per la via della perdizione: Egli fa di tutto per ricondurli sulla retta strada che conduce al Cielo.
Non dobbiamo attendere questi interventi, convertiamoci subito! Chiediamo incessantemente a Gesù per intercessione della Madre sua e nostra la grazia di una continua e profonda conversione.
Anni fa un missionario incontrò una donna, la quale aveva un figlio che da poco si era convertito. In precedenza egli era un delinquente, un violento e rubava di continuo. La mamma cercava di richiamarlo, di condurlo alla Fede, ma inutilmente. A un certo punto, dopo diversi anni di questa vita dissoluta, il giovane disse alla madre: «Se Dio veramente esiste e se Dio veramente mi ama, come tu dici, certamente mi punirà, perché un padre corregge sempre un figlio che sbaglia». Passarono pochi giorni e dopo l'ennesimo furto, il giovane fu arrestato. In quel Paese le carceri sono molto dure e in mezzo a tanta sofferenza il giovane si convertì e divenne un apostolo per tanti compagni di prigionia, distribuendo loro i Rosari e le Medagline che la mamma gli portava. Accettò con rassegnazione la sofferenza di quella dura prigionia, in riparazione dei suoi numerosi e gravi peccati.
Dio amava davvero quel giovane e proprio perché lo amava permise quella sofferenza, per convertirlo e salvarlo. Da questo episodio possiamo capire come la più grande sventura che ci possa capitare è quella di non essere corretti da Dio.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 03/03/2013)

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