BastaBugie n°304 del 05 luglio 2013

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1 PARCO VIETATO AI BAMBINI PERCHE' DISTURBANO I CANI
Accade a Venezia per le proteste di una signora il cui barboncino è stato spaventato dallo scoppio di un palloncino
Fonte: Corrispondenza Romana
2 E' MORTA MARGHERITA HACK: MOLTO ATEISMO, POCA SCIENZA
Fu una grande scienziata? No, lei stessa ammise: ''Non ho scoperto nulla!''
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
3 PER NON DIMENTICARE L'EPOPEA DEI CRISTEROS
Prima di Hitler e Stalin, i primi campi di concentramento della storia sono stati utilizzati dal governo messicano tra il 1926 e il 1929 per uccidere decine di migliaia di cattolici
Autore: Mario Iannacone - Fonte: Avvenire
4 IMPERDIBILE: LA CANZONE DELLA RESISTENZA FRANCESE AL MATRIMONIO GAY IMPOSTO DA HOLLANDE
Ecco il video della Manif Pour Tous con traduzione in italiano
Fonte: Redazione di BastaBugie
5 EDITTO DI MILANO 1700 ANNI DOPO: NON INTRODUSSE LA LIBERTA' RELIGIOSA, MA CONSENTI' AI CRISTIANI DI RIFONDARE UN IMPERO
Alcuni cattolici sognano un Cristianesimo anti-costantiniano, che si sbarazzi della Cristianità e i laicisti assecondano questo sogno, perché sanno che la fine della Civiltà cristiana conduce inesorabilmente alla fine del Cristianesimo
Autore: Veronica Rasponi - Fonte: Corrispondenza Romana
6 IN ITALIA 1 BAMBINO SU 4 VIENE ABORTITO: LEGALMENTE E A NOSTRE SPESE
Occorre rilanciare una cultura pro-life senza se e senza ma, per non sparire o divenire insignificanti, lasciando la logica del compromesso alle alchimie della politica
Autore: Mario Palmaro - Fonte: Radici Cristiane
7 IL VESCOVO CHE SUSSURRAVA AI GAY
La Conferenza Episcopale Siciliana ha guardato ''con simpatia'' al Gay Pride di Palermo: vi sveliamo il perché
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
8 IL FAMIGERATO ENZO BIANCHI CONTINUA A IMPERVERSARE
Per lui il peccato originale, la caduta degli angeli e l'autorità dogmatica della Chiesa sono sorpassati... roba da medioevo
Autore: Amerigo Augustani - Fonte: Corrispondenza Romana
9 OMELIA XIV DOMENICA TEMPO ORDINARIO - ANNO C - (Lc 10, 1-12.17-20)
Pregate dunque il Signore della messe, perché mandi operai nella sua messe
Autore: Padre Mariano Pellegrini - Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - PARCO VIETATO AI BAMBINI PERCHE' DISTURBANO I CANI
Accade a Venezia per le proteste di una signora il cui barboncino è stato spaventato dallo scoppio di un palloncino
Fonte Corrispondenza Romana, 23 giugno 2013

La notizia ha dell'incredibile: a Venezia è stato vietato l'accesso al parco di Villa Groggia ai bambini di età compresa fra i due e gli otto anni perché i piccoli disturbano i cani. Il provvedimento è stato preso a seguito della veemente protesta di una signora proprietaria di un barboncino, la quale è andata su tutte le furie perché il suo cane è stato spaventato dallo scoppio di un palloncino colorato proveniente da una festa per bambini organizzata nell'adiacente ludoteca.
La misura restrittiva comminata dall'Ufficio relazioni col pubblico ha suscitato, ovviamente, sconcerto e incredulità: sia la responsabile della ludoteca che del Movimento popolo veneziano ricordano che il parco è pubblico e come sia assurdo costringere i bambini all'interno degli spazi della ludoteca impedendogli di giocare liberamente nel parco (www.tgcom24.mediaset.it, 11 giugno 2013).
Nel nostro Paese il numero degli animali domestici è in continuo aumento mentre la curva della natalità si abbassa sempre di più. Inoltre, le associazioni animaliste, spalleggiate dai media, premono affinché vengano riconosciuti i pseudo diritti degli animali e teorizzano la pari dignità tra uomo e animale. In questo quadro di offuscamento della ragione e del buon senso si inseriscono episodi come quello di Venezia che allo stato attuale sono del tutto eccezionali ma che in un futuro non troppo lontano potranno diventare di routine: se l'animale ha gli stessi diritti dell'essere umano è logico supporre il verificarsi di situazioni in cui le esigenze degli uni vadano a confliggere con quelle degli altri.
Tali situazioni limite cominciano a venir fuori con una certa regolarità: non molto tempo fa, una sentenza del tribunale di Milano ha sancito il diritto dei gatti di aggirarsi liberamente per i condomini con la motivazione che essi sono animali socializzanti che si muovono liberamente e con loro pieno diritto. Il pronunciamento del tribunale si era reso necessario in seguito ad una causa intentata da un condomino contro una gattara che utilizzava gli spazi condominiali per dar da mangiare ai gatti del circondario.

Nota di BastaBugie: una lettrice che ha letto l'articolo ci scrive: "Un paio di mesi fa ho visto in centro a Treviso una signora che spingeva un passeggino per cani... Credevo di aver visto tutto, ma mi sbagliavo!"

Fonte: Corrispondenza Romana, 23 giugno 2013

2 - E' MORTA MARGHERITA HACK: MOLTO ATEISMO, POCA SCIENZA
Fu una grande scienziata? No, lei stessa ammise: ''Non ho scoperto nulla!''
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 30-06-2013

Alle prime ore dell'alba di ieri è morta a 91 anni l'astrofisica Margherita Hack. Di lei sono maggiormente note le sue posizioni atee e liberiste in campo etico più che la sua attività scientifica. Partiamo da questo secondo aspetto. Fu una grande scienziata? Quando proposero la sua candidatura a senatrice della Repubblica con nomina presidenziale per i suoi meriti scientifici, lei stessa ammise: «È un onore, ma non credo di meritarlo, non ho scoperto nulla». Certo: fu docente universitario, membro di diversi enti di ricerca e direttrice dell'Osservatorio Astronomico di Trieste, ma la Hack vantava un curriculum accademico dello spessore di tanti altri suoi colleghi. Anzi, più di una volta cadde in veri e propri strafalcioni.
L'astrofisico Piero Benvenuti, docente presso l'Università di Padova, staff member dell'Agenzia Spaziale Europea, sub-commissario dell'Agenzia Spaziale Italiana (ASI), Direttore dell'Osservatorio IUE, già responsabile scientifico Europeo del progetto "Hubble" e Presidente dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), un paio di anni fa – in un'intervista a Dire Donna - trovò non pochi errori nel libro divulgativo della Hack "Il mio infinito": dal cosiddetto "paradosso di Olbers" al principio di indeterminazione. «Non è nuova nell'inventare spiegazioni "pseudoscientifiche" – commenta Benvenuti - in una trasmissione televisiva recente affermava che per deviare dal suo corso un asteroide sarebbe stato sufficiente farlo "attrarre" da una grossa astronave!». A dei bambini di una scuola l'astrofisica toscana disse che il Big Bang era stato come una "grande scorreggia dell'Universo". Giorgio Israel, docente a La Sapienza di Roma, battezzò questa teoria come la "cosmopetologia di Margherita Hack".
Come accennato, però la Hack era nota soprattutto per le sue posizioni atee. Iscritta al Partito Radicale Transanzionale, militante poi del Partito dei Comunisti italiani, nel 2011 prese la tessera del partito Democrazia Atea. E' stata anche presidente onorario dell'Unione degli Atei e degli Agnositici Razionalisti e si iscrisse all'Associazione Luca Coscioni. Un pedigree laicista di tutto rispetto. Una volta, invitata a parlare dall'Istituto religioso Euromediterraneo, ebbe a dire: "L'idea di Dio nasce per spiegare ciò che la scienza non sa spiegare. La scienza dice cosa sono le stelle, come funzionano. Sappiamo ricostruire un album di famiglia dell'universo ma non sappiamo dire perché sia fatto così. Ed ecco che è stato inventato Dio. Dio è comodo, troppo comodo. Ma è un'idea infantile, come Babbo Natale. […] Perché mai gli uomini, vedendo che continuano a scoprire cose nuove, una dopo l'altra, dovrebbero inventarsi un Dio Creatore di tutto, piuttosto che attendere fiduciosi i prossimi successi della Scienza?".
Simili argomentazioni le troviamo anche nel libro di Stefano Sbalchiero "Scienza e spiritualità" dove la novantenne Hack rispose all'intervistatore che «quando non ci sono delle risposte le persone si rifugiano in Dio, trovando tutte le spiegazioni che fanno al caso loro. […] La religione, e il Dio delle grandi religioni, mi sembrano una scorciatoia per superare la fatica del pensare con la propria testa e con una libertà maggiore». La scienza è un «allenamento della mente, a capire, a porsi domande, a cercare risposte, invece di accettare verità assolute e dogmatiche».
Una posizione apodittica, quella della scienziata toscana, perché le prove razionali – "scientifiche" per dirla alla Hack – dell'esistenza di Dio esistono, come ha dimostrato tra gli altri Tommaso D'Aquino, invece le prove che qualcosa non esiste – in questo caso Dio – sono impossibile da produrre. Ed infatti lei stessa lo ammise una volta: «tanto il credente che il non credente non possono dimostrare scientificamente l'esistenza o la non esistenza di Dio, si tratta in ambedue i casi di fede, di risposta a bisogni personali diversi».
Ed infatti Margherità Hack seguiva ciecamente il credo scientista che vede nel creato stesso la divinità. Commentando su Repubblica la scoperta del bosone di Higgs così infatti si espresse: «io come atea vedo nella "Particella di Dio" un fenomeno che mi ha creata. Io la particella di Dio la chiamerei addirittura Dio. Se la materia è tutto ciò che esiste e il bosone di Higgs è quello che spiega come le particelle acquistano massa…eh, allora allora vuol dire che il bosone di Higgs è Dio». Uno scientismo ovviamente nichilista incapace di trovare la causa prima di tutto l'esistente come ebbe a scrivere nel suo "Il perché non lo so. Autobiografia in parole e immagini", uscito proprio quest'anno. Scrisse non solo di stelle ma anche di animali (era convinta vegetariana): "I gatti della mia vita", "Nove vite come i gatti", "Perché sono vegetariana" dove l'atea Hack, facendo un'eccezione, incensava la religione induista perché benevola verso gli animali. E poi discettò anche di religione: "Io credo. Dialogo tra un'atea e un prete" e "Libera scienza in libero stato".
In campo etico era a favore di aborto, eutanasia (redasse un testamento biologico), fecondazione artificiale, sperimentazione sugli embrioni umani (ma contraria alla sperimentazione animale) perché "l'embrione è solo una cellula" e omosessualità. In relazione a quest'ultimo tema nel 2010 fu premiata a Torre del Lago Puccini come "Personaggio gay dell'anno" e in quell'occasione dichiarò in merito al riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali: "Noi siamo un paese arretrato, che non sa cos'è il rispetto della libertà. Il Vaticano è certamente un deterrente che influenza la classe politica, ma la politica non è libera e non ha il coraggio di reagire. E se non reagisce questo significa che è più bacchettona della Chiesa e non sa cos'è il rispetto della libertà altrui". In una puntata di qualche mese fa di Porta a Porta dedicata alle cellule staminali, la Hack attaccò duramente i comitati etici degli ospedali e dei centri di ricerca affermando che in campo scientifico conta l'utile e non l'etica.
La vicenda mediatica della Hack è comunque paradigmatica di una certa strategia del fronte laicista e pro-choice. Si prende un esperto in un settore scientifico e lo si fa parlare di tutto, sicuri che la qualifica di "scienziato" lo accrediterà alle grandi masse come "persona infallibile". Il camice bianco o la provetta in mano è prova certa dell'esattezza dell'affermazioni dello scienziato anche in campi a lui sconosciuti. Che si parli di stelle o di ovociti è la stessa cosa: la Hack non poteva sbagliare. E' dunque un'operazione che vede l'estensione indebita di una competenza scientifica in ambiti dove non sussiste questa competenza. Al presentatore Fabio Volo in una chiacchierata televisiva di un annetto fa che era finita sul tema della morte disse: "La materia servirà a qualcos'altro, posso diventare un cane, un gatto, un sasso". Il credente sa che ora la scienziata fiorentina ha dovuto rivedere perlomeno questa sua ultima teoria. Che a lei non manchino dunque le sue preghiere.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 30-06-2013

3 - PER NON DIMENTICARE L'EPOPEA DEI CRISTEROS
Prima di Hitler e Stalin, i primi campi di concentramento della storia sono stati utilizzati dal governo messicano tra il 1926 e il 1929 per uccidere decine di migliaia di cattolici
Autore: Mario Iannacone - Fonte: Avvenire, 25 giugno 2013

Nel silenzio internazionale, tra il 1925 e il 1929, il Messico visse una tragedia senza precedenti. Il governo della Repubblica, retto da un piccolo gruppo di potere chiamato gli uomini di Sonora provenienti dal nord massonico e protestante, decideva di inasprire le leggi antireligiose, che già colpivano i cattolici, con provvedimenti che resero impossibile ogni manifestazione religiosa. Era già accaduto nel 1874 e in altri momenti della storia messicana, poi il trentennale dominio di Porfirio Díaz, convertitosi dopo la morte della moglie, aveva calmato gli animi.
Caduto Díaz era scoppiata la Rivoluzione, dominata da elementi giacobini e radicali, durante la quale, nel 1917, fu approvata una costituzione ferocemente antireligiosa. L'occasione di applicarla in tutta la sua radicalità arrivò con Plutarco Elia Calles che, con la Ley Calles del 1925, ne impose l'applicazione rigorosa in tutta la Federazione. La Chiesa perse ogni autonomia giuridica, fu accusata d'essere retrograda e responsabile di tenere il popolo nell'ignoranza dei propri diritti. Mai menzogna fu più palese giacché i sindacati cattolici erano i più attivi del Paese; il vivace laicato cattolico messicano aveva elaborato ambiziosi programmi di sviluppo delle classi meno abbienti, ispirandosi a un modello economico e associativo che proveniva dal cristianesimo sociale tedesco e dalla Rerum Novarum. Associazioni di mutuo soccorso, leghe, patronati, associazioni giovanili come l'Acjm, l'Up, con milioni di aderenti, aiutati da un'attiva Conferenza episcopale, organizzavano cooperative per aiutare i più bisognosi, istituivano scuole, centri di apprendistato. I sindacati cattolici miglioravano la condizione dei lavoratori distribuendo terre e istituendo banchi di mutuo soccorso. Tutto ciò infastidiva il terribile Crom, il sindacato di estrema sinistra retto da Luis Morones. Costui fu tra i più accesi sostenitori di quella Ley Calles che impedì la vita religiosa e comportò l'espulsione del clero, la cancellazione d'ogni cerimonia o rito, la confisca di tutte le istituzioni cattoliche (chiese, conventi, seminari, scuole, istituti di carità).
Dal 1° agosto 1925 la Chiesa sparì dalla vita del religiosissimo popolo messicano. A quel punto si verificò ciò che nessuno aveva previsto: centinaia di migliaia di persone, appartenenti a tutti gli strati popolari, male armati, si diedero alla macchia in un'insurrezione spontanea. La gran parte dei vescovi, temendo un bagno di sangue, gridò alla moderazione. Ma cinque fra loro, provenienti dalle zone più colpite dai provvedimenti di Calles, non s'opposero: se Cesare diventa un tiranno, il popolo ha diritto di difendere la propria libertà, la propria anima. I generali dell'Esercito Federale pensavano di sconfiggere in breve tempo quegli insorti inesperti e male organizzati. Tuttavia, l'organizzazione si consolidò in pochi mesi, anche perché sostenuta da gran parte della società civile.
Così nacque la «Cristiada», l'insurrezione di Cristo Re che coinvolse milioni di persone, costrinse i papi ad intervenire con tre encicliche, preoccupò le cancellerie di mezzo mondo. Interi Stati della zona centrale della Federazione caddero sotto il controllo di un esercito Cristero sempre più potente, organizzato e favorito dalla popolazione. La reazione dello Stato fu rabbiosa: massacri indiscriminati, campi di concentramento, impiccagioni di massa. I Cristeros erano in gran parte contadini ma vi erano anche cittadini: impiegati, funzionari, avvocati, studenti. La loro rete era sostenuta, talvolta affiancata, anche da una resistenza pacifica cittadina (il cui martire fu san Miguel Pro) che ricorreva ai boicottaggi, all'informazione, e cercava di far continuare la vita sacramentale nel nascondimento, come nell'Inghilterra anglicana o nella Russia sovietica. Migliaia di donne inquadrate nelle Brigate di Santa Giovanna d'Arco, sfidando ogni pericolo, procuravano le munizioni ai Cristeros, i quali arrivarono ad essere, agli inizi del 1929, quasi 50.000, in gran parte sottoposti alla disciplina di un esercito regolare. Pregavano, organizzavano messe da campo, non trascuravano il lavoro della terra o l'educazione dei figli. Intere comunità vissero per tre anni sulle falde dei vulcani di Colima, a Jalisco e Michoacán, dove si creò un contro-Stato perfettamente organizzato, grazie a personalità come il beato Miguel Gomez Loza.
Due generali spiccarono fra tutti: Gorostieta e Degollado. I soldati erano eroici, pronti al martirio per «conquistarsi il Paradiso» – come dicevano – se il prezzo della sconfitta era l'estirpazione del cristianesimo dal Messico. Nonostante l'appoggio logistico degli Usa che consentiva ai federali di non cedere, i Cristeros restarono saldi, e ad ogni sconfitta si moltiplicavano tenendo in scacco il nemico. Per anni il Messico restò diviso fra zone Cristero e zone controllate dai Federali; l'economia collassò, i morti furono decine di migliaia: 300.000 contando le vittime di malattie, fame, campi di concentramento. Non furono le armi a sconfiggere i Cristeros ma la diplomazia internazionale con gli Arreglos del 1929. La «Cristiada» stava procurando troppi lutti, la guerra rischiava di durare, occorreva un cessate il fuoco. Il vescovo Pascual Díaz, che avrebbe pagato con l'incomprensione la sua posizione moderata, riuscì a far firmare gli accordi senza immaginare che per 10 anni il governo li avrebbe traditi. Quando deposero le armi, i Cristeros furono uccisi a migliaia dai nemici, per vendetta. Il primo a raccontare con equilibrio questa storia dopo decenni d'oblio è stato lo storico francese Jean Meyer. Partito da posizioni ostili, egli ha cambiato il suo giudizio sui Cristeros sino ad arrivare, addirittura, alla conversione. L'epopea della «Cristiada», così poco conosciuta, con le sue decine di martiri canonizzati, innumerevoli eroi sconosciuti, e un esercito vincente che depose le armi su richiesta dei propri vescovi, è rubricata nei libri, incredibilmente, come un "episodio minore" della storia.

Nota di BastaBugie: questo articolo è una parte dell'introduzione al libro di Mario Iannaccone dal titolo "Cristiada. L'epopea dei Cristeros in Messico" (Lindau, pp. 368, euro 26).
Inoltre non ci stancheremo mai di consigliare il film "Cristiada". Per informazioni clicca al seguente link
http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=28/it/edizioni.php?id=28

Fonte: Avvenire, 25 giugno 2013

4 - IMPERDIBILE: LA CANZONE DELLA RESISTENZA FRANCESE AL MATRIMONIO GAY IMPOSTO DA HOLLANDE
Ecco il video della Manif Pour Tous con traduzione in italiano
Fonte Redazione di BastaBugie, 5 luglio 2014

Per guardare il video, clicca sul triangolino bianco al centro dell'immagine


http://www.youtube.com/watch?v=qKYoiOkVlAo

François (Hollande), ta loi, on n’en veut pas! / Tous les Français sont mobilisés!
François (Hollande), la tua legge non la vogliamo! / Tutti i francesi si sono mobilitati!
Commerces d’enfants, on n’en veut pas! / Paris, province, on chante d’une seule voix!
Commercio di bambini, non lo vogliamo! / Parigi, provincia, canta a una sola voce!

Rit.: Les familles sont là, on ne lâche rien. / Ici on se bouge, on n’a peur de rien.
Rit.: Tutte le famiglie sono qui, non cedono niente. / Noi ci muoviamo, non abbiamo paura di niente.
Hollande et sa loi, nous on n’en veut pas. / La France est debout, tu vas nous entendre.
Hollande e la sua legge, non li vogliamo! / La Francia è in piedi, tu ci sentirai.


François (Hollande), touche pas, à nos mariages. / Il faut plutôt réduire le chômage.
François (Hollande), non toccare i nostri matrimoni. / Riduci piuttosto la disoccupazione.
François, touche pas à la filiation, / écoute ton peuple en protestation. Rit.
François, non toccare la filiazione, / ascolta il tuo popolo in protesta. Rit.

Papa, maman pour tous les enfants. / L'enfant n'est pas un objet marchand.
Un papà, una mamma per tutti i bambini. / Il bambino non è un oggetto commerciale.
Un père, une mère: c'est complementaire. / Deux pères, deux mères: fini les reperes. Rit. (2 volte)
Un padre, una madre: sono complementari. / Due padri, due madri: non ci saranno più punti di riferimento. Rit. (2 volte)



VIDEO GIA' PUBBLICATO DA BASTABUGIE


CIO' CHE NESSUNO DICE DELLA SITUAZIONE FRANCESE DA TOTALITARISMO
Questo video spiega la situazione in Francia (che a noi arriva molto ovattata dai mezzi di comunicazione di massa). E' in francese e inglese, ma le immagini parlano da sole.


http://www.youtube.com/watch?v=9CZmSyOsLwg

PRECEDENTI ARTICOLI PUBBLICATI DA BASTABUGIE


PROVE DI DITTATURA IN FRANCIA: 4 MESI DI PRIGIONE AL 23ENNE CHE MANIFESTAVA CONTRO IL MATRIMONIO GAY
Invece all'aggressore che ha minacciato con un coltello un manifestante anti-adozioni ai gay è stato subito liberato
Articolo di Barbara Uglietti >>> http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2826

ANCHE GLI OMOSESSUALI FRANCESI SONO CONTRARI AL MATRIMONIO GAY CHE HOLLANDE VUOLE IMPORRE
Intervista alla portavoce di Homovox: ''Noi crediamo che i bambini abbiano il diritto ad avere un padre e una madre''
Articolo di Leone Grotti >>> http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2631

GRANDE MANIFESTAZIONE IN FRANCIA CONTRO IL MATRIMONIO GAY: 800.000 PARTECIPANTI

Zapatero in Spagna, Hollande in Francia e, tra poco, Bersani-Vendola in Italia: il progetto delle adozioni omosessuali minaccia il futuro dell'Europa
Articolo di Antonio Socci >>> http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2613

ANCHE IN ITALIA SIAMO CONTRO IL MATRIMONIO GAY
Ecco il mio intervento, davanti all'ambasciata francese a Roma, contro la legge sul matrimonio omosessuale e le adozioni per le coppie di persone dello stesso sesso
Articolo di Costanza Miriano >>> http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2617

Fonte: Redazione di BastaBugie, 5 luglio 2014

5 - EDITTO DI MILANO 1700 ANNI DOPO: NON INTRODUSSE LA LIBERTA' RELIGIOSA, MA CONSENTI' AI CRISTIANI DI RIFONDARE UN IMPERO
Alcuni cattolici sognano un Cristianesimo anti-costantiniano, che si sbarazzi della Cristianità e i laicisti assecondano questo sogno, perché sanno che la fine della Civiltà cristiana conduce inesorabilmente alla fine del Cristianesimo
Autore: Veronica Rasponi - Fonte: Corrispondenza Romana, 19/06/2013

Chiesa costantiniana, o Chiesa delle catacombe? Chiesa che, affermando la sua veracità, si fa cultura e quindi civiltà, oppure Chiesa che, ritenendosi appena una delle tante forme possibili di religione, si chiude nei propri confini, rinunciando all'ideale di Civiltà cristiana?
È stato questo il tema della conferenza svoltasi il 6 giugno a Milano, presso il Centro Ambrosianeum, per iniziativa della rivista "Radici Cristiane". Nel corso dell'incontro, che è stato moderato dal dott. Alessandro Gnocchi hanno preso la parola, di fronte a un numeroso e attento pubblico, Julio Loredo, presidente di Tradizione, Famiglia e Proprietà e Roberto de Mattei, presidente della Fondazione Lepanto. Fino a non molto tempo fa ‒ ha esordito il dott. Julio Loredo ‒ la lettura dell'Editto di Milano come l'inizio di una nuova era storica per la Chiesa, caratterizzata da un certo modello di Chiesa e da un certo rapporto tra Chiesa e potere temporale, era pacifica.
Per esempio, i commenti in occasione dell'Anno Costantiniano indetto da S. Pio X nel 1903 rilevavano, senza eccezione, due elementi: la libertà religiosa per la Chiesa e, di conseguenza, il sorgere di una nuova civiltà, la civiltà cristiana. Oggi, invece, con poche eccezioni, si è scelto di farne una lettura parziale e incompleta, e quindi potenzialmente fuorviante in quanto omette elementi essenziali. In concreto, si mette unilateralmente l'enfasi sulla libertà religiosa, sottacendo l'idea di civiltà cristiana. Ora, la Chiesa non può tralasciare, come parte importante della sua missione salvifica, la costituzione d'una civiltà cristiana, ideale presente in tutti i Papi da Pio IX in poi.
La rinuncia a tale ideale, proposto dai settori progressisti, è un elemento importante dell'odierna crisi nel cattolicesimo. Julio Loredo ha quindi spiegato l'importanza d'una civiltà cristiana nella costruzione del Regno di Dio, tutelando la pratica sociale della virtù, influenzandone così anche quella individuale, e incorporando istituzioni secondo il diritto naturale e l'ordine cattolico, secondo l'analisi "tendenziale" della civiltà cristiana, sviluppata dal prof. Plinio Corrêa de Oliveira.
Il prof. de Mattei, si è soffermato a sua volta sul significato storico dell'Editto di Milano. Oggi – ha detto ‒ si dice che l'Editto di Milano merita di essere ricordato perché introdusse la libertà religiosa. In realtà, né Costantino, né tantomeno i cristiani perseguitati dei primi secoli avrebbero condiviso il moderno concetto di libertà religiosa. La libertà religiosa era proclamata non dai cristiani, ma dal paganesimo e i cristiani venivano perseguitati proprio perché la negavano, rifiutandosi di essere una delle tante religioni del Pantheon romano.
I cristiani dei primi secoli, da parte loro, non chiedevano la libertà religiosa, ma la libertà di professare il loro culto e il loro ideale non era uno Stato laico o neutrale, ma un Impero cristiano. Oggi la libertà dei cristiani si restringe sempre di più nel mondo, anche in Occidente, attraverso una persecuzione che non è ancora violenta, ma si avvia ad essere giudiziaria, con la leggi sull'omofobia, ad esempio, che reprimono chiunque voglia difendere pubblicamente la famiglia naturale, composta da un uomo e da una donna. «1700 anni dopo – ha concluso il presidente della Fondazione Lepanto ‒ lottiamo per difendere lo spazio sociale del Cristianesimo. Alcuni cattolici sognano un Cristianesimo anti-costantiniano, che si sbarazzi della Cristianità e i laicisti assecondano questo sogno, perché sanno che la fine della Civiltà cristiana conduce inesorabilmente alla fine del Cristianesimo. L'Editto di Milano è, in questa prospettiva, una svolta, o meglio un bivio, che indica due strade: quella del progresso, che da Costantino conduce a Teodosio e alla Civiltà cristiana, o quella del regresso, che riporta a Diocleziano e alle persecuzioni».

Fonte: Corrispondenza Romana, 19/06/2013

6 - IN ITALIA 1 BAMBINO SU 4 VIENE ABORTITO: LEGALMENTE E A NOSTRE SPESE
Occorre rilanciare una cultura pro-life senza se e senza ma, per non sparire o divenire insignificanti, lasciando la logica del compromesso alle alchimie della politica
Autore: Mario Palmaro - Fonte: Radici Cristiane, giugno 2013 (n.85)

Sono trascorsi 35 anni dall'approvazione della legge 194, che in Italia ha legalizzato l'aborto. In quel maggio del 1978, la legge fu votata da tutti partiti, ad eccezione della Democrazia Cristiana e del Movimento Sociale Italiano-Destra Nazionale. La legge porta però la firma dell'allora Presidente del Consiglio, Giulio Andreotti, e dei Ministri di quel governo monocolore: tutti politici democristiani. Come pure democristiano era il presidente della Repubblica, Giovanni Leone, che dopo soli 4 giorni controfirmò la legge, non sollevando alcuna eccezione di costituzionalità.
 
UNA NUOVA DOTTRINA: ADDIO ALLA SANZIONE PENALE
A distanza di sette lustri, a che punto è la notte? Qual è oggi la situazione del dibattito intorno alla legalizzazione dell'aborto in Italia? Una risposta eloquente a queste domande si ricava dalla lettura dell'articolo pubblicato nell'ottobre del 2012 da Carlo Casini, sul numero 620 di "Studi Cattolici". In questo intervento, il presidente del Movimento per la Vita italiano sostiene una tesi che si può sintetizzare così: il fronte antiabortista deve abbandonare definitivamente la pretesa di sanzionare penalmente la donna che pratica l'aborto. Questa nuova posizione — spiega Casini — va di pari passo con il più generale superamento della dottrina della retribuzione penale, in base alla quale ogni delitto deve essere punito innanzitutto per ristabilire la giustizia, ripagando il reo con una sanzione proporzionata alla gravita della colpa commessa. Una dottrina che, scrive Cado Casini, «è stata totalmente abbandonata dalla modernità».
 
IL DIBATTITO CULTURALE SUL DIVORZIO
La discussione intorno alla punibilità giuridica dell'aborto presenta analogie impressionanti con il dibattito che si svolse in Italia negli anni Settanta in merito alla legalizzazione del divorzio. Gabrio Lombardi, Emanuele Samek Lodovici e Sergio Cotta si batterono, affinchè la legge Fortuna del 1970 venisse abrogata, insistendo sul carattere non confessionale dell'indissolubilità del matrimonio. Va da sé che questa impostazione affidava alla forza del diritto il compito di impedire il divorzio in nome del bene comune. I divorzisti dicevano: il divorzio è una brutta cosa, ma almeno per i casi limite è una necessità. Lombardi e i suoi amici combatterono e persero il referendum.
A distanza di quasi 40 anni, oggi la situazione è questa: per l'etica pubblica il divorzio è un fatto normale. Nel mondo cattolico l'indissolubilità del matrimonio - quando sia ancora accettata — è ritenuta una verità esclusivamente nella prospettiva del credente e si giudica una forma di integralismo il solo pensare che lo Stato possa imporre l'indissolubilità. Questa posizione è falsa ed eterodossa, ma vincente in modo schiacciante sul piano del senso comune. Perché siamo giunti a questo punto? Perché la verità insegnata dalla Chiesa e da Gabrio Lombardi sul fondamento naturale dell'indissolubilità matrimoniale poco alla volta è stata abbandonata, taciuta, dimenticata, rimossa dalle omelie, magari per riguardo alla "comprensione della società in cui ci troviamo a vivere". Così, non solo il diritto ha tradito la verità, ma gli stessi cattolici hanno smesso di conoscerla, di crederla, di professarla, seppure da una posizione di minoranza. E il numero dei divorzi è diventato legione.
 
IL DIBATTITO CULTURALE SULL'ABORTO
Anche in materia di aborto legale stiamo assistendo a un processo del tutto analogo di allontanamento dalla verità, che si basa sull'annacquamento e sullo smussamento delle posizioni originarie. Nel 1975, quando la Corte costituzionale legalizzò l'aborto per motivi di salute, il fronte antiabortista si muoveva su una piattaforma chiara: il diritto non deve legalizzare l'aborto, né depenalizzarlo, conservando l'ipotesi della non punibilità per stato di necessità per il solo caso del pericolo grave, attuale e non altrimenti evitabile per la vita della madre.
Il fronte abortista diceva: l'aborto è un male, ma clandestino è peggio. E poggiava la sua battaglia su un unico pilastro: la donna deve essere libera di scegliere se continuare o non continuare la gravidanza e quindi il diritto deve legalizzare e depenalizzare l'aborto. La legge 194 tradusse questa ideologia in norma giuridica, depenalizzando completamente la condotta abortiva della donna, finanziando l'aborto con le nostre tasse, introducendo l'autodeterminazione incontestabile della donna soprattutto (ma non solo) nei primi 90 giorni di gestazione. Nel 1981 venne un referendum solo parzialmente abrogativo e fu perduto ancor più sonoramente di quello del 1974.
 
LO "SMOTTAMENTO" DEL MONDO PRO-LI FE
A distanza di 35 anni dalla 194, il bilancio è il seguente: 5 milioni e mezzo di aborti, 130.000 aborti legali all'anno, più il numero non calcolabile di aborti chimici prodotti dalle cosiddette pillole del giorno dopo. Oggi, 1 bambino ogni 4 in Italia viene legalmente abortito. Numeri impressionanti. Ma peggiore dei numeri è la cultura di morte che questa legge ha prodotto: oggi per l'opinione pubblica italiana l'aborto non è più un male da consentire in casi eccezionali, ma una prassi normale. Se poi il nascituro presenta delle patologie, reali o presunte, oltre il 90 per cento delle gestanti opta per l'aborto eugenetico, a norma di 194.
Come siamo arrivati a questo punto? Il mondo pro-life e cattolico ha subito il suo smottamento di piattaforma: adesso non ci si batte più per la punibilità dell'aborto, ma "affinché sia veramente rispettata la libertà della donna". Una tesi che nel 1975 fioriva sulle bocche degli abortisti, una tesi pro-choice. Questa posizione implica l'abbandono — come avvenne per il divorzio - del terreno giuridico di conflitto, per ritirarsi nel campo più morbido e fluido delle esortazioni educative. La nuova linea è: non diciamo più che l'aborto va vietato, anche perché oggi è impensabile convincere la gente a obbligare una donna a partorire (cosa che per altro s'è fatta per secoli nei codici preunitari e unitari); diciamo piuttosto che si deve aiutare la donna a non abortire. Praticamente la stessa posizione di Enrico Berlinguer nel 1975. Pier Paolo Pasolini, tanto per dire, era molto più prò-life di questa posizione che oggi è fatta propria da molti pro-life e cattolici.

UNA LEGGE GRAVEMENTE INGIUSTA
Nonostante alcuni giuristi, anche autorevoli e di area cattolica, tentino di difendere la bontà della legge 194 - che sarebbe solo applicata male -, essa è una legge gravemente ingiusta, come la "Civiltà Cattolica", la Conferenza episcopale e il Papa dissero senza giri di parole nei mesi della sua tragica approvazione. Perché la 194 è una legge gravemente ingiusta? Forse perché non afferma il "valore da difendere"? Nient'affatto, anzi: la legge reca "Norme per la tutela sociale della maternità e dell'infanzia" (fu una geniale idea dei cattocomunismi indipendenti del Pci) e all'articolo 1 afferma che lo Stato «tutela la vita umana fin dal suo inizio». Ma nel diritto ciò che conta è che cosa il legislatore vieti, che cosa imponga di fare e con quale sanzione minacci e punisca i disobbedienti. Il resto è aria fritta.
La legge 194 è una legge malvagia, perché decide di sottrarre il nascituro - soggetto innocente, debole e indifeso — alla protezione che le norme del codice penale un tempo gli assicuravano. Al diritto interessa poco che la gente faccia grandi discorsi sul valore della vita o che si innamori della vita. Al diritto interessa, in via minimale, che non si uccida l'innocente. Per questo motivo un uomo di sani principi che uccide va in galera e un uomo moralmente abietto che non ammazza resta libero di circolare. Giustamente promuoviamo una cultura convinta di rispettare il nascituro, ma questa non può rimpiazzare il vuoto normativo che rende lecito il delitto dell'aborto procurato. Anzi: senza tutela giuridica, l'etica pubblica vira in senso permissivista. Tacere questa verità significa abbracciare la cultura abortista.

LA DOTTRINA DELLA CHIESA E LA PUNIBILITÀ DELL'ABORTO
La punibilità dell'aborto non è affatto una questione opinabile, se ci si inserisce nella dottrina del diritto naturale e più ancora nella dottrina della Chiesa. Al numero 11 dell"Evangelium Vitae", parlando dei nuovi delitti contro la vita fra i quali supremo è quello dell'aborto volontario, Giovanni Paolo II scrive che ormai si pretende «un vero e proprio riconoscimento legale (di tali delitti) da parte dello Stato e la successiva esecuzione mediante l'intervento gratuito degli stessi operatori sanitari». Al numero 20 si legge che, quando con il voto parlamentare o della popolazione si nega il diritto alla vita, «il diritto cessa di essere tale (...) ma viene assoggettato alla volontà del più forte». E «la democrazia cammina sulla strada di un sostanziale totalitarismo».
Se queste parole hanno senso, significa che una legge 194 non è vero diritto, ma "corruptio legis" e come tale va denunciata, e come tale cessa di impegnare in coscienza i consociati. Altro che "legge applicata male e fraintesa". La Congregazione per la dottrina della fede nel 1980, nel documento "lura et Bona", scrive che «niente e nessuno può autorizzare l'uccisione di un essere umano innocente, feto o embrione che sia, bambino o adulto». Al numero 58 dell' "Evangelium Vitae" si legge che «la gravita morale dell'aborto procurato appare in tutta la sua verità se si riconosce che si tratta di un omicidio». Ora, si potrebbe pensare di vietare l'omicidio depenalizzandolo e sostituendo con una petizione di firme che accertino il valore di ogni essere umano già nato?
Al numero 62, si ricorda che il diritto canonico commina la severa pena della scomunica latae sententiae, inflitta alla donna e a tutti i complici. Al numero 71 si legge che «la tolleranza legale all'aborto e o dell'eutanasia non può in alcun modo richiamarsi  al rispetto della coscienza degli altri». Ergo, la coscienza della donna deve essere costretta dal diritto a non uccidere, ovviamente nei limiti empirici che ogni norma umana deve scontare in termini di parziale inefficacia della sanzione

LA RETRIBUZIONE PENALE E IL MAGISTERO
Il carattere retributivo della pena non è affatto opinabile, se ancora una volta ci si inserisce nella dottrina del diritto naturale e più ancora nella dottrina della Chiesa. Da Socrate a Platone, da Tommaso d'Aquino a Pio XII, da Kant a Hegel, la retribuzione è un cardine  della dottrina della colpa e della pena, sia sul piano umano che soprannaturale. Sempre in "Evangelium Vitae" al numero 56 (e si cita in parte il numero 2266 del catechismo della Chiesa Cattolica) leggiamo che «in effetti la pena che la società infligge ha come primo scopo di riparare al disordine introdotto dalla colpa. La pubblica autorità deve farsi vindice della violazione dei diritti personali e sociali mediante l'imposizione di una adeguata espiazione del crimine, quale condizione per essere riammesso all'esercizio della propria libertà». Se questa non è retribuzione...
Il carattere preventivo della pena e la funzione di emenda e rieducazione vengono citati subito dopo, con un significativo «anche»: segno che questi sono fini buoni e giusti della pena, ma che non possono rimpiazzare il fine principale, quello retributivo

UN MONDO PRO-LIFE IN CRISI DI IDENTITA'?
Un'ultima annotazione: i pro-life sono un movimento culturale di minoranza. Sono anzi la minoranza di una minoranza. Ora, quando un movimento di opinione e di minoranza decide di attenuare la radicalità delle sue posizioni, si condanna all'insignificanza e alla scomparsa. La logica della mediazione e del compromesso si addice, a certe condizioni, alla politica. Ma non è compatibile con un movimento di opinione.
Le associazioni che al mondo si battono contro la pena di morte non deflettono dalla richiesta di abrogazione totale, pur sapendo che in molte nazioni questa idea non è approvata dallo Stato o dall'opinione pubblica. Una raccolta di firme come "Uno di Noi" – promossa dal Movimento per la Vita e dall'associazionismo cattolico italiano – non è da disprezzare, ma presentiamola per quella che è: una mozione d'ordine, che vuole affermare il valore del concepito, ma senza dire una sola parola contro l'aborto legale e contro la fecondazione artificiale. E' una verità parziale e come tale va presentata correttamente al pubblico.
I movimenti pro-life statunitensi, dopo 40 anni dalla sentenza abortista Roe vs Wade, sono ancora schierati apertamente per l'abrogazione totale dell'aborto legale e per la sua punibilità, marciando a Washington in 500.000. E pare che l'opinione pubblica americana sia ancora oggi spaccata al 50 per cento tra favorevoli e contrari. Forse faremmo bene ad imparare da loro.
La Marcia nazionale per la Vita, che si è svolta a Roma il 12 maggio con uno straordinario successo, rappresenta il tentativo italiano di riprendere il filo di una cultura pro-life senza se, senza ma, senza tentennamenti, senza compromessi al ribasso.

Fonte: Radici Cristiane, giugno 2013 (n.85)

7 - IL VESCOVO CHE SUSSURRAVA AI GAY
La Conferenza Episcopale Siciliana ha guardato ''con simpatia'' al Gay Pride di Palermo: vi sveliamo il perché
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 19-06-2013

«Ciascuna parola in questa occasione è equivocabile. La parola "contro", soprattutto, è dannosa, "suona male". La giornata della Famiglia non è e non deve essere contro qualcuno. Non è e non deve essere una manifestazione di muscoli o di forza: la logica del Vangelo, infatti, non è quella della lotta ma è quella del sussurrare la verità alla ricerca sempre della più profonda verità dell'uomo». E' questa la parte centrale del comunicato diffuso dal delegato per la famiglia della Conferenza episcopale Siciliana (Cesi), monsignor Calogero Peri, vescovo di Caltagirone, alla vigilia del Gay Pride nazionale e del Family Day che si svolgono a Palermo.
Come è noto il Gay Pride è già in svolgimento e culminerà sabato nella solita grande sfilata. Alcune associazioni palermitane hanno organizzato in concomitanza – seppure in una diversa parte della città – il Family Day per il prossimo fine settimana.
Il comunicato dei vescovi siciliani è dunque una presa di distanza dal Family Day: si può certamente comprendere la preoccupazione che il dibattito sulla famiglia non si trasformi in una sterile contrapposizione ideologica o che addirittura non si creino condizioni per incidenti in piazza. Tanto è vero che altre associazioni hanno organizzato un secondo Family Day per la settimana successiva.
Il problema è però che dietro c'è dell'altro, che non è detto, e che dà un valore diverso alle parole di mons. Peri.
Non staremo qui a dilungarci sulla curiosa concezione della "logica del Vangelo" spiegata nell'occasione: basti rilevare che si fa riferimento alla verità, ma è così sussurrata che non si capisce quale sia. Si dice che la logica non è quella della lotta e – più avanti nel comunicato – si afferma anche che "Cristo non sarebbe andato contro nessuno": eppure dalla cacciata dei mercanti nel tempio ai durissimi attacchi contro scribi e farisei ("razza di vipere", "ipocriti", "sepolcri imbiancati"), il Vangelo è pieno di episodi in cui Gesù parla a muso duro: per salvare, certo, non per distruggere l'altro, ma sempre a muso duro; per non parlare di San Paolo, per cui la lotta contro il peccato è una delle metafore preferite (e risparmiamo, per carità umana, i giudizi di Paolo sulla sodomia). Mons. Peri afferma che la verità va sussurrata, ma nel Vangelo questo verbo non si incontra neanche una volta; al contrario Gesù invita a una certa decisione invitando a temere non già chi può uccidere solo il corpo, ma piuttosto Colui che "ha il potere di gettare nella Geenna" (Mt 10,28, Lc12,5).
Certo, a volte si ha l'impressione che appellarsi alla "logica del Vangelo" nasconda in realtà la mancanza di coraggio nell'annunciare la verità, ma – come si diceva sopra – in questo caso si ha piuttosto l'impressione che nasconda qualcosa di più imbarazzante.
Bisogna infatti sapere che all'interno delle manifestazioni del Gay Pride c'è una parte riservata ai cristiani gay, che includono anche quelle associazioni gay "cattoliche" che in numero crescente vengono "riconosciute" o "accettate" ormai da diverse diocesi. A cominciare proprio da Palermo. Leggiamo ad esempio nel sito Gionata.org che «dal 14 al 23 giugno 2013 Palermo ospiterà dieci giorni di mostre, incontri di riflessione, incontri ecumenici e proiezioni sul tema "Fede e omosessualità" organizzate da Ali d'Aquila, il gruppo di gay e lesbiche cristiani di Palermo». Stasera ad esempio, è previsto il Question-time su Bibbia e Omosessualità, organizzato in collaborazione con i Laici missionari comboniani e la «partecipazione di Fra Vittorio Avveduto, Don Franco Barbero, Pastore Alessandro Esposito, Padre Cosimo Scordato».
Se Franco Barbero è in realtà un ex prete ridotto allo stato laicale nel 2003 da Giovanni Paolo II per motivi che è facile comprendere, padre Cosimo è il rettore della Chiesa di San Francesco Saverio, base del gruppo Ali d'Aquila, e ben noto sostenitore dell'omosessualismo cristiano; e fra Vittorio è un francescano famoso in città e non solo, anche lui teorico di un cambiamento del catechismo in materia di omosessualità.
Sarei ovviamente lieto di venire smentito, ma non ho trovato da nessuna parte qualche intervento autorevole di vescovi siciliani che a questi sacerdoti e gruppi non dico spieghino la verità, ma almeno la sussurrino.
Anche perché la partecipazione di parroci palermitani al Gay Pride va ben oltre l'equidistanza tra due manifestazioni.
E quel che più è grave è che non pare proprio che i due sacerdoti lo facciano con un atto di disobbedienza verso il vescovo. Anche questo lo apprendiamo dal sito Gionata.org, dove vengono elencate le diocesi in cui si sono celebrate le veglie di pregheira contro l'omofobia lo scorso 17 maggio. Ecco cosa si dice di Palermo (articolo a cura di Ali d'Aquila):
«Nel 2011 il veto della curia cattolica palermitana portò gli organizzatori (la parrocchia di S. Lucia, la Comunità di S. F. Saverio, la Chiesa Valdese di via Spezio, la Chiesa Luterana, il gruppo Ali d'aquila e inoltre la Comunità Kairòs che avrebbe curato la Lectio) a realizzare la preghiera in Piazza della Pace, davanti alla chiesa negata (S. Lucia).
Nel 2012 la proposta di tenere la veglia nella parrocchia di S. Gabriele Arcangelo ha trovato l'assenso del vescovo cattolico romano, il quale ha inviato un suo delegato, e subito ben due comunità parrocchiali cattoliche - quella di S. Gabriele, parrocchia ospite, e quella di S. Giuseppe Artigiano - hanno colto l'apertura del vescovo, promuovendo la veglia. Nel 2013 le parrocchie coinvolte salgono a tre. A S. Gabriele Arcangelo e S. Giuseppe Artigiano si aggiunge infatti la parrocchia della Pietà alla Kalsa, grazie all'interessamento del II Vicariato di zona dell'Arcidiocesi di Palermo, all'interno del quale la parrocchia ricade». Vale la pena aggiungere che «la Veglia verrà introdotta dal Vicario episcopale di zona del II Vicariato dell'Arcidiocesi, p. Roberto Zambolin, e verrà dato il benvenuto da p. Domenico Barbieri, monaco dei "Ricostruttori nella preghiera", parroco di S. Maria della Pietà».
E' perciò chiaro che l'arcidiocesi di Palermo sta promuovendo attivamente un approccio al tema dell'omosessualità che è opposto a quanto si trova scritto nel Catechismo che, da ogni cattolico, dovrebbe essere considerato la Verità.
Magari fosse almeno sussurrata questa Verità, la realtà è che viene apertamente negata. E senza che nessuno si senta in dovere di dire qualcosa. A dimostrazione che il problema più grave legato alla "lobby gay nella Chiesa" va oltre la già seria situazione di sacerdoti e vescovi omosessuali che fanno gruppo fra di loro: stanno cercando di sovvertire il Magistero della Chiesa.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 19-06-2013

8 - IL FAMIGERATO ENZO BIANCHI CONTINUA A IMPERVERSARE
Per lui il peccato originale, la caduta degli angeli e l'autorità dogmatica della Chiesa sono sorpassati... roba da medioevo
Autore: Amerigo Augustani - Fonte: Corrispondenza Romana, 19/06/2013

Il 20 aprile 2013 tutti i riflettori sono puntati su Montecitorio e sull'imminente e inedita rielezione del Presidente della Repubblica in carica. Pochi sanno che lo stesso giorno, a Bari, si svolge il festival di un'altra Repubblica, quella di Scalfari e della sua nutrita schiera di intellettuali laicisti. Tra i partecipanti figura anche Enzo Bianchi, il noto priore di Bose, araldo del dialogo tanto generoso quanto arrendevole col "mondo".
A lui e al filosofo anti-cattolico Umberto Galimberti è affidata la riflessione sul tema Il nostro bisogno di verità. Un bisogno saziato con indigesti bocconi nichilisti da Galimberti (il che rientra nel copione) e con non meno ostiche e verbose dissertazioni di Bianchi. Si parla di morte e di senso della vita, delle «grandi domande», che la modernità illuminista vuole rigorosamente mantenere tali, senza risposte certe.
Il priore sta al gioco, sacrificando in nome del dialogo le basi stesse del cristianesimo e fa sapere al pubblico che c'è una «evoluzione del mondo della fede» e che oggi la «teologia classica» ha delle risposte interessanti alle domande esistenziali. La prima: «La fede non sta nel piano della conoscenza, la fede sta sul piano delle convinzioni» perché «il cristiano non ha certezze» e «chi crede, non è che sa. Non è che conosce. Chi crede è convinto, ha una convinzione dentro di sé»; inutile negare la forte carica relativista di un simile messaggio, un modo contorto e pasticciato di distinguere tra "scienza e fede" che finisce col fare torto alla tradizione cristiana, la quale ha sempre insegnato che «l'assenso della fede non è affatto un cieco moto dello spirito» (Catechismo della Chiesa cattolica, n. 156).
Seconda: la Chiesa «in un primo tempo» ha insistito sul peccato originale come spiegazione del male, ma, ci informa l'aggiornatissimo monaco, «oggi la Chiesa non è più su queste posizioni. La Chiesa non legge più il peccato originale nella preistoria degli uomini, questo davvero ormai è una sciocchezza. Più nessuno osa dire questo». Si osa invece dire che «il peccato sta nelle fibre di ogni uomo che viene al mondo. Se volete quella incapacità a operare sempre bene. Il male a un certo punto entra in noi. Quando noi abbiamo incominciato a essere cattivi? Chi è che lo può dire? a un certo punto abbiamo notato che il nostro operare era il male. E su questo la Chiesa non dà risposte». Invece sì: basta rispolverare il Catechismo del 1992 per apprendere che la dottrina di San Paolo sul peccato di Adamo trasmesso a ogni uomo è come «"il rovescio" della Buona Novella che Gesù è il Salvatore di tutti gli uomini, che tutti hanno bisogno della salvezza e che la salvezza è offerta a tutti grazie a Cristo. La Chiesa, che ha il senso di Cristo, ben sa che non si può intaccare la rivelazione del peccato originale senza attentare al mistero di Cristo» (CCC, n. 389).
E gli scoop proseguono: la caduta degli angeli buoni «non fa parte del Credo, della teologia della Chiesa» (cfr. invece CCC, n. 391); la fede in Dio «dipende da Dio, se lui ci dà questo dono o no» (tradotto: se sei ateo, tranquillo, vuol dire che la fede non fa per te); «è più importante la coscienza che ogni autorità teologica, dogmatica ed ecclesiale».
Ci domandiamo cosa debba ancora accadere perché le autorità della Chiesa si decidano a lanciare almeno un richiamo formale al troppo disinvolto priore di Bose, il quale, paradossalmente, riesce perfino a "rubare lavoro" al Sant'Uffizio. Il 12 maggio 2012 a Caravaggio si era scagliato contro «certi movimenti» troppo affezionati alla parola «destino» e così ha concluso: «Mi domando perché nessuno li corregge». Testuale.

Fonte: Corrispondenza Romana, 19/06/2013

9 - OMELIA XIV DOMENICA TEMPO ORDINARIO - ANNO C - (Lc 10, 1-12.17-20)
Pregate dunque il Signore della messe, perché mandi operai nella sua messe
Autore: Padre Mariano Pellegrini - Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 7 luglio 2013)

Il Signore manda i suoi Discepoli a due a due davanti a sé per annunziare le Buona Novella, e li manda come agnelli in mezzo a lupi. Oggi più che mai è necessario questo annunzio evangelico e, oggi più che mai, il discepolo di Cristo è mandato come agnello in mezzo ai lupi. In questa opera evangelizzatrice, il discepolo di Cristo non deve contare sui sostegni umani, ma innanzitutto sulla grazia di Dio.
Inevitabilmente ci sarà chi rifiuterà il Vangelo e, di conseguenza, rifiuterà o addirittura perseguiterà colui che gli reca questo annunzio. Infatti, nel corso dei secoli, sono stati numerosi gli evangelizzatori che hanno coronato con il martirio la loro opera missionaria. Soprattutto un tempo, dire missionario voleva dire martire.
Gesù invita a pregare: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!» (Lc 10,2). Oggi più che mai si sta realizzando questa situazione: vi sarebbe molto da lavorare nella vigna del Signore, ma pochi sono gli operai, ovvero le vocazioni. La situazione è preoccupante: vi sono paesi senza sacerdote, tanti conventi si svuotano e diventano magari alberghi o cose del genere. San Giovanni Maria Vianney diceva: «Lasciate un paese senza sacerdote per vent'anni e, alla fine, adoreranno le bestie!».
Cosa fare per suscitare vocazioni? Nel Santo Vangelo Gesù ci indica un'unica soluzione: «Pregate»! Non parla di riunioni, conferenze o gite organizzate per ragazzi, ma di preghiera. Con questo non si vogliono escludere le altre iniziative che, comunque, sono sempre belle e valide. Si vuole unicamente insegnare che, senza la preghiera, tutte le iniziative umane rimarranno infruttuose.
Cosa possiamo fare concretamente? Possiamo organizzare delle ore di Adorazione eucaristica per ottenere il dono delle vocazioni. Bisogna farsi avanti e manifestare ai propri sacerdoti la volontà e la disponibilità di assicurare la propria presenza durante queste ore di preghiera. Noi sacerdoti siamo contenti di vedere che c'è qualcuno che si vuole impegnare! Non bisogna aspettare di essere in tanti per iniziare: bastano poche anime generose. Sarà come un piccolo seme gettato nella terra. Se, nonostante tutti gli sforzi, non si riuscirà a organizzare niente, iniziamo da soli. In tal caso ci si metterà davanti al Tabernacolo e si chiederà a Gesù il dono di numerose e sante vocazioni.
Nella vita di un missionario, di nome Carlo Goldmann, si racconta un episodio molto bello. Fin da bambino c'era chi pregava per lui. Una suora, ispirata da Dio, pregava per quel piccolo bambino che da poco era rimasto orfano di madre. La suora chiedeva per lui al Signore il dono della vocazione e sperava vivamente, entro vent'anni, di poterlo vedere sacerdote. Ella pregava ogni giorno secondo questa intenzione e il bambino non sapeva nulla. Egli lo venne a sapere solo alla fine, quando stava diventando sacerdote. Crescendo, Carlo divenne un giovane allegro e spensierato che non pensava minimamente alla vocazione. Ma, ad un certo punto della sua esistenza, avvenne qualcosa di unico e irripetibile: avvertì con chiarezza che il Signore lo chiamava alla vita religiosa e sacerdotale. Rimane sempre un mistero la percezione di questa chiamata. È come una luce che irrompe improvvisamente nell'anima e, a quella luce, si comprende quello che deve essere il nostro cammino. Chi aveva acceso quella luce? Le preghiere perseveranti dell'umile suora che non aveva mai perso di vista quel ragazzo. Fu così che allo scadere dei vent'anni, dopo varie peripezie, infuriava infatti la Seconda Guerra Mondiale, Carlo divenne sacerdote francescano e di lì a pochi anni partì missionario per il Giappone.
Vogliamo accendere anche noi questa luce nei cuori di tanti giovani. Se pregheremo con umiltà e perseveranza otterremo il dono di tante vocazioni.

Nota di BastaBugie: Per l'omelia della domenica successiva, vai a
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=84

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 7 luglio 2013)

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