BastaBugie n°316 del 27 settembre 2013

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1 LA FORZA DI AFFRONTARE LA MORTE CON SERENITA'
Francesca Pedrazzini, la donna piena di Fede che a 38 anni ha lasciato marito e tre figli dicendo: ''Non vi preoccupate, il paradiso è un posto bellissimo''
Autore: Antonio Gaspari - Fonte: Zenit
2 REATO DI OMOFOBIA: OK DELLA CAMERA, LA PAROLA PASSA AL SENATO PER L'APPROVAZIONE DEFINITIVA
Quattro elementi per capire chi ha sbagliato e perché si toglierà la libertà di opinione in Italia
Autore: Alfredo Mantovano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
3 ABOLIRE ''PADRE'' E ''MADRE'': TRE PASSI NEL RIDICOLO (E VERSO IL BARATRO)
Chesterton l'aveva previsto: ''Sguaineremo spade per dimostrare che le foglie sono verdi in estate''
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero
4 PUTIN: ''SE BERLUSCONI FOSSE GAY, NESSUNO LO AVREBBE ATTACCATO''
Grazie signor Putin per il suo coraggio di dire la verità (ecco cosa ha detto davvero il presidente della Russia)
Fonte: ProLife News
5 MOVIMENTO PER LA VITA: CARLO CASINI DARA' FINALMENTE LE DIMISSIONI DA PRESIDENTE PERPETUO?
Una mozione del direttivo chiede che il padre-padrone del MpV si faccia da parte per il bene del movimento (ESCLUSIVA DI BASTABUGIE: il testo integrale della mozione segreta)
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
6 PARTE DALLA SCUOLA LA RIVOLUZIONE LAICISTA DEL GOVERNO HOLLANDE
Il ministro dell'Istruzione dichiara: ''La scuola deve strappare il bambino da tutti i suoi legami prerepubblicani. Abbiamo lasciato la morale e la spiritualità alla Chiesa. Ora dobbiamo sostituirla, bisogna inventare una religione repubblicana: la laicità''
Autore: Lupo Glori - Fonte: No Cristianofobia
7 UOMO DELLA SPERANZA, IL FILM DI ANDRZEJ WAJDA SU LECH WALESA
Si ricorda Giovanni Paolo II in Polonia nel 1979 e la celebre intervista del 1981 di Oriana Fallaci al leader di Solidarnosc
Autore: Alessandra De Luca - Fonte: Avvenire
8 SE GIUDA DIVENTA IL CAPO DEGLI APOSTOLI...
Molte perplessità suscita la nomina di padre Alfonso Bruno a Segretario generale dei Francescani dell'Immacolata
Autore: Francesco Agnoli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
9 BENEDETTO XVI SCRIVE A ODIFREDDI SU REPUBBLICA (E LO DEMOLISCE)
Ratzinger lo invita a rendersi un po' più competente da un punto di vista storico; inoltre nota che il matematico ateo tralascia tre temi fondamentali: la libertà, l'amore e il male
Autore: Benedetto XVI - Fonte: La Repubblica
10 OMELIA XXVI DOMENICA TEMPO ORD. - ANNO C - (Lc 16,19-31)
Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - LA FORZA DI AFFRONTARE LA MORTE CON SERENITA'
Francesca Pedrazzini, la donna piena di Fede che a 38 anni ha lasciato marito e tre figli dicendo: ''Non vi preoccupate, il paradiso è un posto bellissimo''
Autore: Antonio Gaspari - Fonte: Zenit, 27/08/2013

Può un funerale essere come un matrimonio? Può una bambina chiedere che il funerale della mamma sia una festa? Può una mamma che sta per morire, parlare con i suoi bambini e insegnare loro ad avere fede perché Gesù è buono e lei li vedrà e curerà dal cielo? Può una donna che sta per lasciare il marito ed i suoi bambini fare festa con gli amici in ospedale?
Questo e altro ha fatto Francesca Pedrazzini, moglie e madre di 38 anni, salita in cielo dopo trenta mesi di combattimento con un tumore che l'ha uccisa.
La sua vicenda ed il suo modo di affrontare il dolore e la morte così straordinariamente eroico sono stati raccontati nel libro di Davide Perillo, Io non ho paura, pubblicato dalle edizioni San Paolo.
Ha narrato il marito Vincenzo Casella, il 21 agosto, nel corso di un incontro al Meeting di Rimini, dopo una serie di visite e esami, il 17 agosto 2012 la dottoressa lo prende da parte e gli dice "potrebbe essere questione di giorni. Al massimo qualche settimana".
E lì Vincenzo viene preso dall'angoscia: "Dirglielo? E come? E i bambini? E se poi crolla? Forse è meglio tacere per tenerla su di morale...".
Vincenzo chiede alla dottoressa, che gli confessa: "Guardi io sono una mamma. Se toccasse a me, vorrei sapere. Per decidere cosa fare con i miei bimbi".
Ma Francesca ha già capito. Chiama Vincenzo vicino al suo letto, lo guarda con una tenerezza grande.
"Vincè – gli dice – io sono tranquilla. Non ho paura perché c'è Gesù".
"Ma non sei triste?", le chiede Vincenzo, e lei: "No, non sono triste. Sono certa di Gesù. Anzi sono curiosa di quello che il Signore mi sta preparando. Mi spiace solo che la tua prova è più grande della mia. Sarebbe stato meglio il contrario...".
"E' vero. Soprattutto per i bimbi".
Francesca mostra una serenità ed una forza straordinaria. Chiede di vedere i figli: Cecilia di 11 anni, Carlo di 8 e Sofia di 4.
Li vede uno per volta per 15 minuti e gli dice: "Guardate, io vado in Paradiso. E' un posto bellissimo, non vi dovete preoccupare. Avrete nostalgia, lo so. Ma io vi vedrò e vi curerò sempre. E mi raccomando, quando vado in Paradiso dovete fare una grande festa".
Vincenzo era lì e la guardava con gli occhi spalancati, senza parole.
"Ha fatto una cosa – ha spiegato – che vale cinquant'anni di educazione di una mamma".
Così accade che il taxista che accompagna una amica al funerale di Francesca non ci voleva credere. Era sceso a domandare pensando che la cliente avesse sbagliato chiesa: "Ma davvero c'è un funerale qui? No, sa, tutta questa gente elegante, le facce... Io pensavo a un matrimonio".
Quando Mariachiara, la mamma di Francesca, aveva parlato con la dottoressa che la curava, questa le ha detto: "Una fede come quella di sua figlia non l'ho mai vista. Mi sarebbe piaciuto conoscerla un po' di più. Le chiedo un piacere: se può, le dica che quando sarà in Paradiso si ricordi dell'ultimo medico che l'ha curata".
E Gianguido che aveva partecipato ai funerali, ha raccontato: "Sono rimasto impressionato dal funerale della Chicca (diminutivo in cui veniva chiamata Francesca, ndr). Io non credo in Dio. Ma non si può negare che lì c'era qualcosa. Qualcosa di straordinario che io non so spiegare".
Due zii di Francesca, lui ingegnere, lei bibliotecaria all'università di Pisa, sposati da 33 anni erano 40 anni che non andavano in Chiesa. Poi, saputo della malattia di Francesca, hanno iniziato a pregare. Hanno vissuto tutto il tragitto di Francesca dalla sofferenza alla morte. Ed hanno ritrovato la fede. Alla domanda chi è Francesca per voi, hanno risposto: "Un esempio, un faro. Un desiderio di essere così, un segno di croce tutte le mattine".
Un uomo aveva una parente in ospedale negli stessi giorni di Francesca, malata terminale come lei. Una sera rimane stupito perché vede nella camera di Francesca una tavolata di persone che mangiano la pizza, scherzano e ridono.
All'inizio si irrita, perché non può essere, poi viene contagiato dalla gioia di quelle persone. Ha raccontato: "Qualcosa come un inno alla vita mi entrava nel cuore, nell'anima e nella mente".
Al termine della pizza i presenti pregano insieme, e solo al momento dei saluti quell'uomo capisce chi è l'ammalata: è l'unica che rimane in ospedale.
Nel libro, Io non ho paura quest'uomo racconta che l'immagine di quella donna di 38 anni madre di tre bambini, che si appresta a lasciare consapevolmente il mondo, sorridente e divertita di fronte ad una pizza con intorno i propri cari è come se gli avessero piantato "un chiodo nel cuore. Un chiodo come un seme che ha fatto germogliare una pianticella che è e sarà il mio inno alla vita".
Un'amica che ha incontrato Vincenzo al bar gli ha detto: "Francesca mi ha colpito per il commosso coraggio con cui ha abbracciato la croce, per essere in Paradiso. Questa roba da Santi e di Santi abbiamo bisogno, in questa ordinaria vita comune. Francesca ha sofferto ma ha anche scommesso su Dio. E in ciò è la sua grandezza semplice, da madre e da sposa. Non siamo soli. Non saremo mai soli. Per questo Francesca non aveva paura".
Lorenza, amica della famiglia di Vincenzo, gli ha girato un tema fatto dalla figlia Letizia di 13 anni.
Le era stato chiesto di fare un tema su "una persona che ti ha fatto crescere".
Lorenza ha scritto: "la persona che non dimenticherò mai è la mamma di tre bambini con cui andavamo in vacanza da piccoli. (...) è mancata a soli 38 anni. L'avevo incontrata al mare ed in montagna. Era contenta e allegra, era forte".
Steve Jobs citava un poeta che diceva "vivi ogni giorno come se fosse l'ultimo" e Lorenza ha commentato, forse Francesca non aveva mai sentito queste parole, "ma viveva ogni secondo in modo speciale, un modo che mi ha cambiato le vacanze e ora penso, la vita".
"Per me – conclude Lorenza - è stata una grande testimonianza, (...) mi ha fatto capire di vivere la vita, viverla veramente secondo per secondo, e ora quando penso a lei mi chiedo se sto dando tutto quello che posso dare".
Alcuni hanno detto a Vincenzo: "Scusa se ti facciamo parlare di Francesca, lo sappiamo che è dura perché ogni volta la ferita si riapre".
E Vincenzo ha risposto: "Molti pensano che per superare bisogna dimenticare, ma per me è l'esatto contrario: più ripercorro quella esperienza più mi dà pace".

Nota di BastaBugie
: ecco il video in cui il marito di Francesca racconta della sua morte


http://youtu.be/S-TuAqbvdRU?t=4m41s

Fonte: Zenit, 27/08/2013

2 - REATO DI OMOFOBIA: OK DELLA CAMERA, LA PAROLA PASSA AL SENATO PER L'APPROVAZIONE DEFINITIVA
Quattro elementi per capire chi ha sbagliato e perché si toglierà la libertà di opinione in Italia
Autore: Alfredo Mantovano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 20/09/2013

È passata alla Camera la nuova legge contro l'omofobia e la transfobia. I voti favorevoli sono stati 228, i contrari 108 e gli astenuti 57. Hanno votato a favore Pd, Scelta Civica e Psi. Per il no si sono espressi Pdl (ma con il sì in dissenso di Giancarlo Galan), Lega e Fratelli d'Italia. Sel e Movimento 5 Stelle si sono astenuti.

FATTORI PREOCCUPANTI
L'approvazione da parte della Camera della legge sull'omofobia è il risultato di fattori differenti, che è opportuno elencare senza seguire un ordine di priorità (per non fare torto a nessuno). Dall'esame obiettivo di ciascuno di questi fattori chi lo desidera potrà trarre ragione di preoccupazione per il futuro prossimo e meno prossimo della libertà di ricerca, di educazione e di opinione, e più in generale per la sorte dei principi fondamentali della nostra civiltà, a cominciare dalla struttura del matrimonio; ma potrà anche trarre spunto per comprendere come opporsi alla deriva relativistica.

1) LA FORZA DELLA LOBBY GAY
Per averne conferma, da ultimo, è sufficiente leggere gli articoli di cronaca comparsi sulle più importanti testate giornalistiche italiane, o ascoltare i servizi dei Tg, e constatare il vero e proprio tifo da stadio a sostegno delle nuove norme, possibilmente nella versione più hard.

2) LA DETERMINAZIONE DELLA SINISTRA
Lo si è detto più volte: agli eredi (in quota parte) di una forza politica che si è vista crollare addossi i muri e i miti ancora in auge 25 anni fa, in un momento in cui la politica economica e finanziaria è decisa a Bruxelles, comunque fuori dai confini nazionali, resta solo l'affermazione di punti qualificanti del più assoluto relativismo quale dimostrazione di esistenza in vita. Chi si illude che con questa Sinistra possano raggiungersi accordi di contenimento del danno è destinato a restare deluso: Holland docet. Anzi, Sel ed M5s si sono permessi il lusso di astenersi censurando il testo in quanto troppo soft: il rilancio sui matrimoni gay è in vista.

3) LE CONTRADDIZIONI E LE INCERTEZZE DEL PDL
Alla fine – ma proprio alla fine, l'ultimo giorno utile – è riemerso il buon senso, e la principale forza politica del Centrodestra ha ripreso la linea seguita nelle passate Legislature e si è opposta alla legge. Fino a ieri solo un gruppo ristretto di propri esponenti, guidati dagli on. Pagano e Roccella, avevano mantenuto una posizione motivatamente coerente. Che cosa sarebbe accaduto se, con un Governo di coalizione di cui il Pdl è partner autorevole e determinante, la contrarietà fosse stata espressa fin dall'inizio? La risposta spetta ora al gruppo Pdl del Senato, e c'è da augurarsi che si manifesti da subito. L'opposizione del Pdl, pur tardiva e a ranghi ridotti, ha comunque il senso di rendere chiaro che a volere questa legge non è l'intera Nazione.

4) L'APPOGGIO DEI CENTRISTI
Le norme antiomofobia hanno alla fine i voti favorevoli di Pd e Sc/Udc. Che in Scelta civica ci siano posizioni favorevoli a derive relativistiche non è un mistero. Quello che sorprende è la condivisione manifestata nei fatti, cioè nei singoli voti espressi, da parte dell'ala di questa formazione teoricamente più sensibile al diritto naturale, oltre che dell'Udc. Si tratta di persone che, prima di essere parlamentari, sono stati e sono professionisti e studiosi capaci e di valore; di più, persone che hanno patito gravi offese personali per posizioni coraggiose manifestate in passato proprio su queste tematiche, nei cui confronti all'epoca certamente si sarebbe invocata l'applicazione delle norme, qualora già in vigore, che oggi esse stesse hanno votato. Esagerazioni? I Centristi hanno approvato l'estensione della legge Mancino anche all'omofobia e hanno bocciato un emendamento, quello di Pagano e Roccella, contenente una clausola di salvaguardia seria, a tutela della libertà di educazione, in famiglia e a scuola. Tutto ciò è incomprensibile, e si attendono le spiegazioni dai diretti interessati. Non prendano in giro, però; non dicano che l'emendamento a loro firma, primo sottoscrittore l'on. Gitti, tutela adeguatamente: è sufficiente leggerlo per constatarne l'ambiguità e il carattere pasticciato. Consegnato nelle mani di chi dovrà applicarlo creerà problemi più di quelli che pensa di risolvere.

CONCLUSIONE: LA LEZIONE DI QUESTA VICENDA
C'è una lezione che questa vicenda impone di cogliere subito: le battaglie sui principi non sono più delegabili da parte di chi li ha a cuore, ma vanno affrontate in prima persona con competenza, equilibrio e coraggio in ogni settore. È il caso di convincersi che lobby non è una brutta parola, ovviamente se non è associata ad alcuna pratica illegale o illecita: costituire una lobby che punti alla tutela della famiglia come si trova in natura e come è descritta dalla Costituzione è la via doverosa per uscire da ogni pur generoso velleitarismo e spontaneismo e per vincere le discriminazioni – quelle vere – che da tempo interessano la famiglia vero nomine. Una lobby che si faccia sentire sui media, nelle piazze (il Family day apparterrà a un'altra epoca, ma c'è stato!), nelle Università. Non con slogan semplicistici ma con ragionamenti chiari, antropologicamente fondati; non con affermazioni fideistiche, ma con l'illustrazione logica e consequenziale del mondo capovolto che altri stanno costruendo; non con prese in giro verbali, ma con quella serena consapevolezza che non è in gioco l'ideologia, bensì la civiltà.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 20/09/2013

3 - ABOLIRE ''PADRE'' E ''MADRE'': TRE PASSI NEL RIDICOLO (E VERSO IL BARATRO)
Chesterton l'aveva previsto: ''Sguaineremo spade per dimostrare che le foglie sono verdi in estate''
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero, 19/09/2013

Quasi cent'anni fa il grande Gilbert K. Chesterton prevedeva che la deriva della moderna mentalità nichilista sarebbe stata – di lì a poco – il ridicolo. Cioè la guerra contro la realtà.
Intendeva dire che ciò che fino ad allora era stata un'affermazione di buon senso e di razionalità – per esempio che tutti nasciamo da un uomo e da una donna – in futuro sarebbe diventata una tesi da bigotti, un dogmatismo da condannare e sanzionare. Sosteneva che ci dovevamo preparare alla grande battaglia in difesa del buon senso.
Chesterton infatti scriveva:
"La grande marcia della distruzione culturale proseguirà. Tutto verrà negato. Tutto diventerà un credo... Accenderemo fuochi per testimoniare che due più due fa quattro. Sguaineremo spade per dimostrare che le foglie sono verdi in estate. Non ci resterà quindi che difendere non solo le incredibili virtù e saggezze della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile: questo immenso, impossibile universo che ci guarda dritto negli occhi. Combatteremo per i prodigi visibili come se fossero invisibili. Guarderemo l'erba e i cieli impossibili con uno strano coraggio. Saremo tra coloro che hanno visto eppure hanno creduto".
 
SPREZZO DEL RIDICOLO
Viene da ricordarlo con una certa tristezza in questi giorni nei quali – seguendo la bislacca trovata del governo francese – anche in Italia sta cominciando a dilagare l'idea di sostituire, nella modulistica della burocrazia scolastica, le categorie "padre" e "madre" con la formula "genitore 1" e "genitore 2".
Tutto questo perché – secondo l'ideologia "politically correct" – si deve "desessualizzare la genitorialità". Cioè perché la dizione "padre" e "madre" potrebbe essere sentita come discriminatoria da qualcuno.
Resistendo allo sconcerto e al ridere vorrei provare a ragionare pacatamente con chi si fa alfiere di questo tipo di trovate. Anzitutto va sottolineato che "i fatti hanno la testa dura" e – con buona pace di certi opinionisti – tutti sulla terra siamo stati generati da un uomo e da una donna. In qualunque modo sia avvenuto il concepimento.
Quindi la realtà contraddice le opinioni e soprattutto mostra che nessuno può sentirsi "discriminato" da quella formulazione perché tutti, proprio tutti, siamo stati generati da un padre e da una madre e dunque siamo loro figli.
Ma oggi purtroppo la mentalità dominante afferma che se i fatti contraddicono le opinioni, tanto peggio per i fatti. Così, non potendo "abolire" la natura per legge, si decide di abolire le parole che "dicono" la natura delle cose (domani si potrà decretare per legge che due più due fa sette e che si deve chiamare notte il giorno e giorno la notte).
 
DISCRIMINAZIONE PEGGIORE
Torniamo al genitore 1 e al genitore 2. Il fatto è che con questa formula i "politicamente corretti" finiscono pure per creare discriminazioni peggiori.
Anzitutto discriminano la stragrande maggioranza delle persone che continuano a sentirsi padri e madri – e non genitore 1 e genitore 2 – e continuano farsi chiamare dai figli "papà" e "mamma" (finché non verrà proibito).
In secondo luogo con la nuova formulazione si discrimina il "genitore 2" che inevitabilmente diventerà secondario.
Infatti per ovviare a questo problema al Comune di Bologna pare abbiano pensato di adottare un'altra dizione: "genitore" e "altro genitore".
Vorrei sommessamente notare che è egualmente discriminatoria verso uno dei genitori. E che entrambe poi sono formule fortemente sessiste, perché sia la "soluzione" veneziana che quella bolognese, usano il termine genitore al maschile, mentre la madre – se vogliamo usare un linguaggio non discriminatorio – è casomai "genitrice".
Ma, a quanto pare, in questo caso la discriminazione contro le donne viene ignorata e tenuta in non cale. Alla fine della fiera è evidente che i soli termini che non discriminano nessuno sarebbero "padre" e "madre".
Ma ormai l'ideologia dominante ha dichiarato guerra a padri e madri, alla famiglia naturale, alla realtà. E quindi dovremo subire la loro progressiva cancellazione linguistica.
Non solo. L'epurazione del linguaggio andrà avanti (per esempio la parola "matrimonio", che rimanda evidentemente alla mater, quindi alla generazione) e si dovrà estendere alla letteratura.
 
DESESSUALIZZARE TUTTO
Si dovrà censurare quasi tutto, dall'Odissea, dove Telemaco ha la sfrontatezza di aspettare il padre anziché il genitore 1, all'Amleto dove il protagonista vive anch'esso il dramma della morte del padre.
Dalla Bibbia, dove la paternità di Abramo dà inizio all'Alleanza e dove Gesù insegna a pregare col "Padre nostro", indicando in Maria la Madre, fino alla psicoanalisi.
Anche la psicoanalisi dovrà cadere sotto i colpi del politically correct.
Sigmund Freud nella "Prefazione alla seconda edizione" di "L'interpretazione dei sogni" scrive testualmente: "Questo libro ha infatti per me anche un altro significato soggettivo, che mi è riuscito chiaro solo dopo averlo portato a termine. Esso mi è apparso come un brano della mia autobiografia, come la mia reazione alla morte di mio padre, dunque all'avvenimento più importante, alla perdita più straziante nella vita di un uomo".
Come ha notato Hermann Lang "se Freud è da considerare il padre della psicanalisi" da questa citazione "risulterebbe che questa psicanalisi la deve essenzialmente alla relazione con il padre".
La psicoanalisi infatti ci spiega che il "padre" e la "madre" non sono soltanto l'ineludibile realtà umana da cui tutti siamo nati e nasciamo, coloro che hanno generato il nostro corpo biologico: essa ci svela che le loro diverse figure permeano pure la nostra psiche, fondano, in modo complementare, la nostra identità profonda e la nostra relazione con tutte le cose. Abolire il padre e la madre dunque rischia di portare all'abolizione (psicologica) dei figli.
Ricordo solo un pensiero di Freud: "Non saprei indicare un bisogno infantile di intensità pari al bisogno che i bambini hanno di essere protetti dal padre" (da "Il disagio della civiltà", in Opere, X, Boringhieri, Torino 1978, p. 565).
Qua, come pure dove parla della madre, come si può "correggere" Freud? Non si può sostituire padre e madre con genitore 1 o genitore 2. Perché non sono intercambiabili. Padre e madre sono complementari. E ineliminabili.
Ma tutto questo sembra non importare a questo o quell'assessore o politico o ministro o opinionista. Pare che nemmeno ci si accorga dell'enormità e della delicatezza di ciò che si va a spazzar via. Cosa volete che sia la cancellazione di una civiltà millenaria e della stessa natura umana. Basta una delibera del sindaco.

Fonte: Libero, 19/09/2013

4 - PUTIN: ''SE BERLUSCONI FOSSE GAY, NESSUNO LO AVREBBE ATTACCATO''
Grazie signor Putin per il suo coraggio di dire la verità (ecco cosa ha detto davvero il presidente della Russia)
Fonte ProLife News, 23/09/2013

La stampa nazionale è sotto choc. Un uomo che non è proprio l'ultimo venuto, il presidente russo Vladimir Putin, ha rilasciato dichiarazioni che hanno scosso la delicatissima sensibilità occidentale che, almeno a livello dei politici e dei loro disciplinati portavoce (ossia quasi tutti gli organi di informazione, fatte le dovute ma purtroppo scarse eccezioni) è tutta tesa alla creazione di un nuovo mondo festante, tra lustrini, mutandine di pizzo e tanga leopardati, indossati dai nuovi profeti, gli omosessuali. Ripetiamo: a livello dei politici, e dei loro ben più potenti mandanti, perché la gente comune è troppo occupata a sopravvivere alla crisi economica per avere il tempo di occuparsi di fesserie e di perversioni sessuali.
Il Messaggero, Il Quotidiano nazionale, La Stampa, Repubblica, Libero e tanti altri hanno messo in prima pagina una notizia-bomba: il presidente russo Putin nel corso di un incontro internazionale tenuto a Mosca è tornato a difendere la legislazione russa che punisce (peraltro con pene lievi e pecuniarie) la propaganda dell'omosessualità di fronte a minori e con l'occasione ha anche fatto una battuta sulle vicende giudiziarie di Berlusconi: "Se fosse stato un gay, nessuno lo avrebbe toccato con un dito". Se consideriamo che all'incontro era presente anche uno dei più illustri veterani dell'antiberlusconismo viscerale, il prof. Romano Prodi, emblema vivente dei miracoli della formaldeide, abbiamo un quadro completo e abbastanza divertente della situazione.
Si impongono comunque delle precisazioni: se Berlusconi fosse omosessuale non avrebbe mai avuto un così largo consenso da parte degli elettori, essendo gli italiani, grazie al Cielo, un popolo di persone normali e molto migliori dei loro politici. Berlusconi comunque è stato perseguitato dalla magistratura perché, soprattutto con le ultime elezioni, ha dimostrato di essere ancora un pericolo molto serio per una sinistra che non ha nulla da dire e che quando agisce fa solo disastri. Ma chiaramente la battuta di Putin su Berlusconi vuole sottolineare la soffocante ingerenza della lobby omosessuale sulla politica.
Tutti presi dall'ossessione antiberlusconiana, alcuni giornali non hanno nemmeno riportato altre parole pronunciate dal presidente russo. In particolare: "Noi vediamo come molti paesi euroatlantici si sono messi sulla via del rifiuto delle proprie radici, compresi i valori cristiani - ha sottolineato Putin -, che sono la base della civiltà occidentale, negando l'identità nazionale, culturale, religiosa, e persino del genere (sessuale)".
E ancora: "senza i valori radicati nel cristianesimo e le altre religioni del mondo per migliaia di anni, senza rispettare gli standard di moralità millenari, inevitabilmente gli individui perdono la dignità umana."
Insomma, Putin non ha parlato solo di Berlusconi, ha fatto un discorso ben più ampio. Ha detto, in sostanza, che il sole sorge a est, che l'acqua è liquida e che l'aria è gassosa. Ha detto quelle elementari verità di buon senso comune, per sostenere le quali serve una qualità ormai molto carente tra i politici nostrani e del felice democratico e libero mondo occidentale: il coraggio.
Con l'occasione, visto che la stampa è tornata qua e là a parlare della legge russa che ha suscitato discussione, preoccupazione, indignazione, in tutto il mondo, sarà bene ricordare che questa terribile repressiva legge non fa altro che punire non l'omosessualità in se ipsa, bensì la propaganda di comportamenti sessuali anormali fatta davanti a minori. È insomma una legge a tutela dei minori, non a repressione degli omosessuali, che hanno tutto il diritto (se proprio lo vogliono) di vivere la loro malsana devianza, ma non hanno assolutamente il diritto di corrompere i giovani. E le pene sono, lo ripetiamo, molto lievi.
Mentre il nostro Parlamento legifera per fare degli omosessuali una categoria speciale, degna di protezione specialissima e per reprimere ben bene chi si azzarderà in un domani a fare qualche obiezione (del resto, la Rivoluzione francese ci insegna che per difendere la sacra libertà bisogna pur toglierla ad altri, meglio ancora se ammazzandoli), da Oriente ci arriva un buon messaggio.
Ci troviamo così, ancora una volta, a ringraziare il presidente Putin, che non solo ha contribuito finora a calmare i bollenti spiriti bellici del negretto di Washington (Nobel per la pace! C'è da ridere, anzi, da "morire" dal ridere), evitando i bombardamenti sulla Siria, ma che ha anche ricordato a un mondo occidentale debosciato, pronto al suicidio, le elementari verità senza le quali la società, intesa come consorzio civile costituito per il bene di tutti, muore: difesa delle proprie radici, valori religiosi, moralità e, dulcis in fundo, dignità.
Già: dignità. Signori politici, signori giudici giacobini, signori giornalisti di regime, provate a ripetere questa parola: dignità. Magari, a forza di ripeterla, ve ne verrà nostalgia, e allora potrà cominciare una stagione migliore per tutti.
Grazie, signor Putin!

Fonte: ProLife News, 23/09/2013

5 - MOVIMENTO PER LA VITA: CARLO CASINI DARA' FINALMENTE LE DIMISSIONI DA PRESIDENTE PERPETUO?
Una mozione del direttivo chiede che il padre-padrone del MpV si faccia da parte per il bene del movimento (ESCLUSIVA DI BASTABUGIE: il testo integrale della mozione segreta)
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 21/09/2013

"Il Direttivo del Movimento per la Vita italiano (…) chiede all'attuale presidente (…) di riproporre le proprie dimissioni già presentate in data 20/4/2013, così da porre le basi di un più celere percorso di riassetto organizzativo". E' la fredda richiesta contenuta in una mozione che verrà presentata alla riunione del Direttivo del Movimento per la Vita Italiano, che si svolge oggi e domani, dall'ex tesoriere Andrea Taddeo. Obiettivo: le dimissioni di Carlo Casini, presidente storico del Movimento per la Vita (lo è dal 1990) nonché europarlamentare, "i cui meriti storici restano comunque indiscussi e indiscutibili", come dice ancora la mozione.
Si tratta di un gesto senza precedenti, peraltro largamente condiviso nel Direttivo, e dice a che punto siano arrivate le tensioni nel Movimento.
La pagina di documento che introduce la richiesta di dimissioni è un durissimo atto d'accusa nei confronti di Casini, reo di comportarsi da padre-padrone del movimento, sia scavalcando e umiliando la Giunta e il Direttivo sia nella gestione economica che manca di qualsiasi trasparenza, con "alcune significative incongruenze nella redazione e presentazione del Bilancio associativo, tali da confermare una deriva 'presidenzialista' svincolata da ogni preventivo confronto e successiva possibilità di controllo". Taddeo peraltro ricorda che proprio questa deriva era stata il motivo delle sue dimissioni da Tesoriere nazionale nel 2012, dopodiché le cose sembrano anche peggiorate.
Oltre alla gestione interna, sotto accusa è anche il rapporto con l'esterno, ovvero l'isolamento e la sterilità in cui è venuto a trovarsi il Movimento per la Vita: azioni pubbliche inefficaci, rapporti sempre più "freddi" con l'associazionismo cattolico.
La situazione è così evidente, afferma Taddeo nel documento, che "è bene che tutto il Direttivo sappia che da tempo ripetutamente autorevoli interlocutori, esterni alla nostra Federazione, hanno chiesto all'attuale Presidente di fare un passo indietro e di favorire un ricambio della rappresentanza nazionale". Il riferimento evidente è alla Conferenza Episcopale Italiana, con cui il Movimento per la Vita ha un rapporto tutto privilegiato, e non solo dal punto di vista ideale: la Cei versa infatti nelle casse del Movimento 600mila euro l'anno, poco meno della metà del bilancio complessivo. La Cei – afferma Taddeo – è così preoccupata della situazione, da minacciare, nell'eventualità che Casini non voglia mollare la presidenza, il taglio dei viveri, che si tradurrebbe "nell'assorbimento della nostra attività culturale nell'orbita di Scienza & Vita e di quella dei Centri di Aiuto alla Vita nelle Caritas".
Le dimissioni di Casini sarebbero dunque necessarie per salvare "non solo l'autonomia e l'identità, ma l'esistenza stessa del Movimento per la Vita italiano".
Il Direttivo che inizia oggi, dunque, sa molto di una resa dei conti nel Movimento per la Vita, dopo anni di battaglie interne che hanno portato all'espulsione o all'emarginazione di personaggi e componenti storiche e a una gestione sempre più personalistica del presidente. L'immobilità del movimento ha peraltro favorito "il sorgere di nuove iniziative concorrenziali alla nostra", dice ancora il documento, con cui non si è saputo attivare "una vera collaborazione operativa".
Finora Casini è sempre riuscito a mantenere il controllo della situazione, contando anche su una solida alleanza con i vertici della Cei, ma ormai anche questo rapporto appare logorato e la mozione – presentata da un suo ex fedelissimo – fa ritenere che la sua presidenza sia effettivamente arrivata all'ultimo atto.
Una componente importante del Direttivo considera che questa potrebbe essere la grande occasione per il rilancio del Movimento per la Vita sia all'interno, cominciando dalla riconciliazione con gli "scomunicati", sia all'esterno, riproponendo una presenza attiva nella società italiana.
Non è però così tutto scontato. Il candidato più accreditato a sostituire Casini è infatti il professor Gian Luigi Gigli, attualmente parlamentare di Scelta Civica, con il quale questo quotidiano ha avuto recentemente un franco scambio di opinioni a proposito della legge sull'omofobia. Gigli, che già oggi o domani dovrebbe essere nominato alla vice-presidenza, è il nome voluto dalla Cei (è difficile contraddire chi conta così tanto nel bilancio del Movimento).
Tale scelta però potrebbe riproporre quel vizio d'origine che ha portato all'attuale paralisi del Movimento per la Vita. In discussione non c'è affatto il valore delle persone in questione e la loro dedizione alla causa: sia Casini che Gigli possono vantare un curriculum di sicuro affidamento. Ma due questioni pesano enormemente: anzitutto la forte "ingerenza" della Cei, che fa calare dall'alto la decisione sul presidente, al punto da svuotare di senso l'autonomia del movimento e frustrare il desiderio di coinvolgimento dal basso; e il concentrarsi in un'unica persona del ruolo di leader del movimento e di suo rappresentante politico. Essendo Carlo Casini un parlamentare è stato giocoforza sacrificare la libertà di giudizio del movimento alla mediazione politica del suo presidente.
Chi è giustamente preoccupato di mantenere delicati equilibri in Parlamento per ottenere le migliori leggi possibili, non può avere la libertà di esprimersi come presidente di un movimento chiamato anzitutto a dare testimonianza della verità. Per questo la guida del movimento – di ogni movimento - dovrebbe essere libera da preoccupazioni "politico-partitiche". Se venisse confermata la scelta dell'on. Gigli quale successore dell'on. Casini, si riproporrebbe lo stesso errore – ripeto: aldilà del valore indiscutibile delle persone - e si condannerebbe il Movimento per la Vita alla paralisi.

Nota di BastaBugie: ecco, in esclusiva per il lettori di BastaBugie, il testo integrale della mozione proposta al direttivo del Movimento per la Vita da Andrea Taddeo
Cari amici del Direttivo,
la ns. prossima riunione convocata per il 21-22 Settembre 2013 ci dà l'occasione per trovare nuovo slancio su importanti temi che sono di nostra competenza e necessitano di decisioni urgenti. Dopo la "sorpresa" per la lettera di dimissioni presentata dal nostro Presidente allo scorso Direttivo di Aprile 2013, è anche il momento per verificare la composizione ed il funzionamento degli Organi dell'Associazione con calma e senza essere presi dall'emotività.
Possiamo ora affrontare i reali problemi e il diffuso disagio già emerso dopo l'ultimo rinnovo delle cariche sociali (Assemblea Terrasini 2012), dai quali è derivato fra l'altro l'avvicendamento del Tesoriere nazionale.
Sono noti a tutti voi i motivi che mi avevano spinto a rassegnare le dimissioni, soprattutto le criticità nella gestione della Federazione nazionale da me puntualmente evidenziate e che non hanno trovato alcuna credibile correzione di rotta.
Anche nell'Assemblea nazionale di Tivoli 2013, così poco partecipata, ho dovuto segnalare alcune significative incongruenze nella redazione e presentazione del Bilancio associativo, tali da confermare una deriva "presidenzialista" svincolata da ogni preventivo confronto e successiva possibilità di controllo.
I gravi problemi posti alla vs. attenzione non sono stati risolti neppure dopo la nomina di un nuovo Tesoriere, anzi si sono ulteriormente radicalizzati, come penso possa confermare l'amico Remo Cavicchini.
La questione nodale resta sempre la stessa: in via di fatto, nonostante l'ampia base associativa e la nostra ricchezza di qualificate risorse umane, continua a rimanere frustrata la volontà assembleare più volte espressa di pervenire ad una effettiva gestione collegiale della Federazione, così come prevista a chiare lettere dallo Statuto. E' stata infatti consentita al Presidente la possibilità del tutto arbitraria di svolgere in solitudine anche ruoli decisionali ed esecutivi, con modalità tali da rendere irrilevanti le funzioni statutarie della Giunta e del Direttivo.
Senza voler disconoscere i meriti e le qualità di Carlo Casini, che gli vanno attribuiti in misura eccezionale ed ineguagliabile lungo il corso della storia del Movimento per la Vita Italiano, dico soltanto che lo sviluppo di una realtà complessa come la nostra, composta da oltre 600 associazioni locali, può e deve contare sulla disponibilità di ciascuno, dal più grande al più piccolo degli aderenti, a rendere un "servizio" adeguato alle necessità del tempo presente.
E' pertanto responsabilità di tutti e di ciascuno saper "leggere i segni dei tempi" e ad essi corrispondere con la propria azione, magari accettando per il bene comune un ruolo diverso da quello storicamente svolto (ci sia di esempio la testimonianza di S.S. Benedetto XVI).
In questa prospettiva di sviluppo tralascio di considerare il fronte esterno degli antagonisti e le loro azioni ostili, rilevo invece all'interno del "campo amico" il sorgere di nuove iniziative concorrenziali alla nostra e la crescente difficoltà di attivare sinergie di livello nazionale in cui sperimentare una "vera" collaborazione operativa, al di là di scontate convergenze di facciata.
Basta pensare ad esempio all'andamento dell'iniziativa europea UNO DI NOI, giunta ormai al suo epilogo, e all'ennesimo mancato coinvolgimento nella Settimana Sociale per rendersi conto che il rapporto della nostra rappresentanza nazionale con i corrispondenti livelli delle altre realtà associative del mondo cattolico italiano continua a rimanere sostanzialmente "freddo" e condizionato anche da imbarazzanti preclusioni (potrebbero a proposito essere menzionati tanti ulteriori esempi).
Quali siano le cause di tale palpabile disagio, di cui percepiamo i sintomi riflessi persino in periferia, posso solo intuirlo, ma stando ai fatti e non alle opinioni è bene che tutto il Direttivo sappia che da tempo ripetutamente autorevoli interlocutori, esterni alla nostra Federazione, hanno chiesto all'attuale Presidente di fare un passo in dietro e di favorire un ricambio della rappresentanza nazionale, giungendo fino al punto di indicare l'identikit del nuovo presidente e accessoriare la mancata realizzazione dell'auspicio con un eloquente allarme sulla futura tenuta delle nostre risorse finanziarie, addirittura ipotizzando l'assorbimento della ns. attività culturale nell'orbita di Scienza & Vita e di quella dei CAV nelle Caritas.
Nella Giunta tenutasi a Luglio u.s. si è parlato proprio di questo e l'ordine del giorno della riunione di Settembre del Direttivo ne rappresenta il corollario, pur evidenziando il tentativo di nascondere le reali cause della crisi e pilotare l'esito di una soluzione preconfezionata da altri, a dispetto della democrazia associativa e dei compiti statutari del Direttivo.
Tutto questo è grave ed inaccettabile, tanto più mettendo a rischio non solo l'autonomia e l'identità, ma l'esistenza stessa del Movimento per la Vita Italiano.
Se dunque l'oggetto dell'autorevole sollecitazione riguarda innanzitutto la persona del Presidente, per il bene del movimento appaiono opportune le sue immediate dimissioni piuttosto che far trascorrere altro tempo in inutili schermaglie interne ed esterne, così da poterci riappropriare in maniera consapevole e dignitosa del diritto-dovere di determinare il nostro futuro senza ricatti o commissariamenti.
Mi faccio pertanto promotore della seguente mozione:
"Il Direttivo del Movimento per la Vita Italiano, ritenendo indispensabile affrontare con urgenza i problemi conseguenti alla rilevata necessità di un più efficiente, trasparente e congruo assetto organizzativo-gestionale della Federazione secondo quanto prefigurato dallo Statuto anche al fine di rafforzare in senso collegiale la funzionalità ed autorevolezza degli organi di rappresentanza nazionale, chiede all'attuale Presidente, i cui meriti storici restano comunque indiscussi e indiscutibili, di riproporre le proprie dimissioni già presentate in data 20/04/2013, così da porre le basi di un più celere percorso di riassetto organizzativo."
Considerata la delicatezza del contenuto e della situazione chiedo a tutti i componenti del Direttivo di non divulgare ad altri questa lettera.
Chiedo infine a quanti ritengono di sostenere detta mozione di dirmelo in via riservata, unitamente alla disponibilità a sottoscriverla come co-presentatore.
Cordiali saluti
Andrea Taddeo

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 21/09/2013

6 - PARTE DALLA SCUOLA LA RIVOLUZIONE LAICISTA DEL GOVERNO HOLLANDE
Il ministro dell'Istruzione dichiara: ''La scuola deve strappare il bambino da tutti i suoi legami prerepubblicani. Abbiamo lasciato la morale e la spiritualità alla Chiesa. Ora dobbiamo sostituirla, bisogna inventare una religione repubblicana: la laicità''
Autore: Lupo Glori - Fonte: No Cristianofobia, 3 settembre 2013

L'avvio dell'anno scolastico in Francia ha riportato all'attenzione dell'opinione pubblica la rivoluzione culturale in atto nella società francese, ad opera del governo Hollande, capeggiata dal ministro dell'Istruzione, Vincent Peillon. Su "Il Foglio" del 29 agosto 2013, Giulio Meotti ne ha un fatto quadro tanto chiaro quanto allarmante scrivendo che «quando a metà settembre inizierà il nuovo anno scolastico, sulla facciata dei 55 mila edifici educativi di Francia verranno affisse due paginette suddivise in diciassette punti e due capitoli:"La République est laïque" e "L'école est laïque". È la tanto attesa carta della laicità.»
Nella visione di Peillon e del presidente Francois Hollande, la scuola non deve essere un semplice luogo di apprendimento scientifico ma deve fare di più, sostituendosi alla famiglia come luogo principale di trasmissione di valori etici e morali della "République". D'altra parte Peillon, allievo del filosofo decostruzionista francese Maurice Merleau-Ponty, presentando il suo libro "La Révolution française n'est pas terminée (Le Seuil, Paris 2008), aveva affermato che «non si potrà mai costruire un paese libero con la religione cattolica». Il Ministro dell'Istruzione, precisa il suo pensiero, affermando che, «non si può fare una rivoluzione unicamente in senso materiale, bisogna farla nello spirito. Adesso abbiamo fatto la rivoluzione essenzialmente politica, ma non quella morale e spirituale. Quindi abbiamo lasciato la morale e la spiritualità alla chiesa cattolica. Dobbiamo sostituirla, (…), bisogna inventare una religione repubblicana e questa nuova religione è la laicità». Quale luogo migliore, dove portare a compimento tale trasformazione, se non la scuola: «La rivoluzione implica l'oblio per tutto ciò che precede la rivoluzione. E quindi la scuola gioca un ruolo fondamentale, perché la scuola deve strappare il bambino da tutti i suoi legami prerepubblicani per insegnargli a diventare un cittadino. E' come una nuova nascita, una transustanziazione che opera nella scuola e per la scuola, la nuova chiesa con i suoi nuovi ministri, la sua nuova liturgia e le sue nuove tavole della legge».
In quest'ottica, a partire dall'anno scolastico 2014-2015, il Ministero dell'Istruzione ha previsto l'introduzione di un corso di "morale laica" che si terrà in tutti i gradi di scuola, dalla materna al liceo. Peillon nella stesura del suo programma scolastico si è avvalso del supporto dello storico socialista Alain Bergounioux, del consigliere di stato Rémi Schwarz e della filosofa Laurence Loeffel. Come scrive Giulio Meotti, «l'idea di una carta laica da appendere negli edifici scolastici riprende un progetto del 2007 dell'allora premier Dominique de Villepin, che lo chiamò "vademecum del buon cittadino laico". (…) secondo il teologo Xavier Lacroix, quella di Peillon non è la vecchia educazione civica, ma qualcosa di "più ampio", che si pone come obiettivo la "costruzione del cittadino». Infatti, lo stesso ministro dell'Istruzione, afferma che la carta deve aiutare, «a distinguere il bene e il male, comprendere i propri diritti, ma soprattutto i propri doveri, cogliere l'importanza delle virtù e dei valori».
Un'altra delle battaglie ideologiche intraprese dal ministro Peillon, all'indomani dell'approvazione delle nozze gay, è stata la "lotta contro l'omofobia" fra i banchi di scuola. In questa prospettiva, tutte le scuole si sono viste recapitare una circolare ministeriale con un chiaro e pressante invito ad educare i propri alunni all'uguaglianza di genere, combattendo in classe l'omofobia. In conseguenza di ciò, lo "Sniupp", il principale sindacato degli insegnanti, ha caldeggiato l'adozione, in tutte le aule scolastiche, di un testo con un titolo che è tutto un programma: "Papà porta la gonna". Michel Teychenné, politico dichiaratamente omosessuale, non usa mezzi termini, affermando che «l'omofobia è diventata un reato e la scuola della Repubblica deve insegnare a vivere insieme, combattendo la discriminazione contro tutti Lgtb (lesbiche gay bisex e Trans, ndr)». Fra gli strumenti a disposizione delle scuole, scrive Meotti, si raccomanda, inoltre, «un "kit di consapevolezza", con opuscoli e materiale divulgativo per il personale docente. Peillon ha dichiarato che si concentrerà sull'"educazione sessuale, la vita affettiva, la costruzione dell'identità e la sofferenza a causa della discriminazione».
La "rieducazione morale" dei bambini deve essere fatta a 360° gradi, e il ministro dei Diritti delle donne, Najat Vallaud-Belkacem, come riporta sempre il giornalista del "Il Foglio", rivendica, dunque, anche una riforma dei libri di testo, «perché insistono a non menzionare che certe figure storiche o autori erano Lgbt anche quando questo fatto spiega in larga parte il loro lavoro, come per il poeta Arthur Rimbaud, (…), scrivere sui libri di testo l'inclinazione sessuale di ogni personalità di rilievo sarebbe utile per le coppie gay con figli, per far vedere che la loro esistenza è in realtà ordinaria».
La rivoluzione culturale, messa in atto dal governo francese, di cui la "Carta della laicità" è l'ultima e più significativa espressione, fa parte di un piano ben preciso, dietro il quale non è difficile scorgere la potente influenza delle logge massoniche. Come riporta, infatti, Mauro Faverzani su "Radici Cristiane" di settembre 2013, la massoneria, «oltralpe, rappresenta ancora uno dei poteri forti e (..) condizionerebbe oggi pesantemente, i candidati, i palazzi, la politica, (…) chiunque voglia vincere deve prima inchinarsi al potere dei "grembiulini". Dimostrando di meritare il loro sostegno. (..) Chi si è opposto, l'ha pagata ed è stato "silurato" come Sarkozy, Jospin e Royal». Il "Grande Burattinaio", scrive sempre Faverzani, «interviene pesantemente, non solo e non tanto in ambito economico, bensì sui principi, sui valori, sulla mentalità, sulla cultura, sugli usi e costumi dei francesi». La "révolution douce", cosi definita dallo stesso ministro Peillon, presenta diverse analogie con la rivoluzione francese del 1789. Anche allora la rivoluzione non fu fatta dal "popolo" ma da piccoli gruppi di borghesi, membri di logge massoniche, riuniti in "club" come quello giacobino. La "Carta della laicità", che forse non a caso consta di 17 articoli, sembra essere una riproposizione in chiave moderna della "Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino", votata a Parigi nel 1789 dall'Assemblea Costituente, che aprì la strada alla Rivoluzione. Oggi come allora la Repubblica francese, in nome di una falsa idea di libertà, pretende, attraverso l'applicazione del suo programma educativo neoilluminista, di costruire un "uomo nuovo", libero da qualsiasi vincolo religioso, a immagine e somiglianza della "morale pubblica". Il ministro Peillon sembra ignorare la massima latina "historia magistra vitae" che dimostra chiaramente i mali e le atrocità che hanno dovuto subire le società che nel corso della storia hanno sposato le ideologie totalitarie.

Nota di BastaBugie: per leggere i vari articoli che abbiamo pubblicato sui disastri di Hollande in Francia, clicca qui sotto
http://www.bastabugie.it/it/ricerca.php?testo_ricerca=hollande

Fonte: No Cristianofobia, 3 settembre 2013

7 - UOMO DELLA SPERANZA, IL FILM DI ANDRZEJ WAJDA SU LECH WALESA
Si ricorda Giovanni Paolo II in Polonia nel 1979 e la celebre intervista del 1981 di Oriana Fallaci al leader di Solidarnosc
Autore: Alessandra De Luca - Fonte: Avvenire, 06/09/2013

«Ho vissuto in Polonia l'occupazione nazista, la guerra, il regime comunista, l'affermarsi della libertà. Guardando i fatti della storia è sempre difficile separare colpevoli e innocenti, ma di una cosa sono certo: Lech Walesa è un indiscusso eroe dei nostri tempi. È stato il primo operaio a svolgere un ruolo determinante nella vita politica del nostro paese, che prima vedeva protagonisti solo intellettuali e aristocratici. Walesa ha capito che negoziare era meglio che ricattare e ha portato al successo l'intera Europa senza spargimenti di sangue». Ad affermarlo è il regista Andrzej Wajda, che ieri a Venezia ha presentato fuori concorso Walesa - Uomo della speranza , ritratto tra pubblico e privato del leader del sindacato Solidarnosc che ha capovolto l'ordine politico del dopoguerra europeo diventando simbolo della lotta per la democrazia. Dallo sciopero nel cantiere navale di Danzica nel 1970 all'elezione di Walesa alla Presidenza della Repubblica nel 1990, passando per l'introduzione della legge marziale in Polonia nel 1981 e l'assegnazione del Nobel per la Pace nel 1983 ritirato dalla moglie Danuta, il film ricostruisce la nascita della Nuova Europa utilizzando come griglia narrativa la celebre e profetica intervista che la giornalista Oriana Fallaci (interpretata da Maria Rosaria Omaggio), fece nel 1981 a un uomo tanto carismatico e coraggioso quanto controverso.
«Walesa è il soggetto più difficile con il quale ho avuto a che fare durante i miei 55 anni di carriera cinematografica. Ammiro Lech da quando l'ho incontrato durante le trattative tra Solidarnosc e la Commissione Governativa e sono rimasto subito impressionato dalla sua lungimiranza, dalla lucidità con la quale valutava ciò che stava accadendo. Realizzare L'uomo di ferro nel 1981, film che ottenne un enorme successo in Polonia e che a Cannes vinse la Palma d'Oro, ha creato un rapporto ancora più forte con il movimento. Vorrei che questo film attirasse soprattutto i giovani. Quelli di una volta si facevano crescere i baffi per assomigliare a Lech, quelli di oggi non hanno idea di chi sia Walesa, un buon esempio per convincerli a partecipare attivamente alla nostra vita politica».
Due scene nel film ci ricordano in modo particolare l'importanza che ebbe Karol Wojtyla nella lotta per la conquista della libertà: la famiglia Walesa in ginocchio davanti alle immagini televisive di papa Giovanni Paolo II in Polonia, nel 1979, visita che attirerà milioni di polacchi facendo crescere il ruolo della Chiesa Cattolica, e la firma delle trattative tra Solidarnosc, i comunisti e la Chiesa, firma per la quale Walesa utilizzò una grossa penna con le immagini del Santo Padre. «Solidarnosc non è stato il frutto delle conversazioni tra Walesa e Wojtyla, arrivato sulla scena quando il processo di rinnovamento era già in atto – spiega Wajda – ma la sua prima visita in Polonia dimostrò a tutti i cattolici polacchi che potevano sconfiggere la paura, che non avevano bisogno di alcun regime e che erano pronti per la libertà. Un evento che cambiò la mentalità dei miei connazionali e contribuì moltissimo al rafforzamento di Solidarnosc. In Wojtyla, che svolse un ruolo decisivo all'indomani dell'introduzione della legge marziale, il nostro paese aveva finalmente un rappresentante nel mondo molto più forte di qualunque politico a Mosca».
Maria Rosaria Omaggio che sullo schermo fronteggia Walesa con pari carisma, aggiunge a proposito di Giovanni Paolo II: «Nulla mi ha spaventato nell'incarnare sullo schermo questa celebre giornalista, regina degli opposti. L'unico momento difficile è stato quando dovevo guardare una foto di Wojtyla vescovo esprimendo scetticismo e sfiducia: una scena che mi è costata una gran fatica visto l'amore che ho sempre provato per il futuro Pontefice».

Nota di BastaBugie: per vedere il trailer del film vai alla seguente pagina del sito FilmGarantiti
http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=178

Fonte: Avvenire, 06/09/2013

8 - SE GIUDA DIVENTA IL CAPO DEGLI APOSTOLI...
Molte perplessità suscita la nomina di padre Alfonso Bruno a Segretario generale dei Francescani dell'Immacolata
Autore: Francesco Agnoli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 11/09/2013

Caro direttore,
permettimi di intervenire sul caso dei Francescani dell'Immacolata, la congregazione commissariata il cui caso ha sollevato tante polemiche, perché è intervenuto un fatto nuovo che mi spinge a intervenire, per dovere di verità: la nomina di padre Alfonso Bruno a Segretario generale dell'Ordine, decisa dal Commissario padre Fidenzio Volpi.
All'indomani del commissariamento dei Francescani dell'Immacolata, scrissi su Il Foglio alcune note, in cui sostenevo che quanto accaduto aveva a che fare con forti tensioni interne (delle quali, pensavo, hanno poi approfittato avversari esterni). Allora come oggi sapevo, poi, che in ogni famiglia ci sono "normali" contrasti, e che poi ognuno tende a dare alle sue rivendicazioni, più o meno giuste, più o meno "umane", una dignità teorica che magari non hanno.
Scrivevo: "Negli ultimi anni, infatti, padre Stefano Manelli, superiore della congregazione, aveva abbracciato con entusiasmo alcune posizioni di Benedetto XVI, dall'invito ad una considerazione più problematica e meno retorica del Concilio alla valorizzazione, accanto al rito di Paolo VI, di quello di san Pio V. Questo aveva creato contrasti più o meno espliciti con l'ala progressista della Chiesa, ma anche all'interno della Congregazione stessa. Come spesso accade, infatti, alcuni dei "vecchi" avevano avversato queste posizioni, ritenendole incomprensibili. Di qui una vera e propria guerra intestina, di cui sono stato, mio malgrado, testimone. Arrivando a vedere, con i miei occhi, che persone che facevano la guerra al fondatore, in modo subdolo e vigliacco, erano da lui protette e confermate, anche in incarichi di prestigio, non per ignoranza dei fatti, ma con una speranza: sconfiggere l'astio, la menzogna, con la bontà di un padre".
E concludevo: "Quanto al tradimento, stupirsi? "Non ricordi – mi diceva recentemente un uomo della curia-, che dei benedettini cercarono di avvelenare Benedetto? E che analogo tradimento subì, oltre a Gesù, lo stesso san Francesco?". E' vero, e del resto san Francesco diceva ai suoi frati che la perfetta letizia sta nel sopportare, senza odio e asprezza, l'ingratitudine e la malvagità di coloro che si sono beneficati".
Richiesto da vari amici su cosa ritenevo fosse successo, dopo aver sentito svariate fonti e fatto riferimento alle mie esperienze, dissi a numerose persone che il "traditore" o l'accusatore principale che dir si voglia, aveva un nome e un cognome, a mio avviso, molto preciso: padre Alfonso Bruno. Cioè non un frate qualsiasi, ma l'Assistente Generale per l'Apostolato, Assistente generale M.I.M, Assistente Generale per le missioni, Assistente Generale per i mass-media, incaricato generale per le case mariane in Africa, Kazakistan, Brasile e Argentina.... Se ad accusare padre Stefano Manelli fosse stato qualche frate "qualsiasi", argomentavo, forse non sarebbe successo nulla. Ma qui l'accusa proveniva, o meglio veniva veicolata e resa forte, incisiva, da uno dei francescani più in vista, con più relazioni importanti, da quello che più di tutti ha, in fin dei conti, contatti con la Curia romana.
Perché questa mia convinzione così radicata? Sia per il modo di agire, subito dopo il commissariamento, del padre Bruno (per esempio assai lesto a dichiarare che "più dell'80% dei frati apprezza l'intervento della Chiesa", cioè il commissariamento; vedi Catholic News Agency, 30 luglio); sia per una serie di testimonianze credibili ricevute e messe in fila; sia perché come ho scritto, avevo visto con i miei occhi il modo di agire di quel frate. In occasione della Marcia nazionale per la vita del 2012, infatti, i Francescani avevano dato il loro appoggio ufficiale all'evento. Poi dei fedeli mi avevano scritto: "Padre Alfonso Bruno ci ha detto di non venire, perché è un evento con fini politici". Strabiliato per questa affermazione, avevo scritto proprio al padre Bruno, che con mille esclamazioni di stupore mi aveva assicurato: per carità, mai detto, io sono un fan della marcia, oggi stesso metterò sul sito la nostra adesione... La lode si estendeva per varie righe...
Sbalordito per questo modo di fare, evidentemente subdolo e artificioso, scrissi ad alcuni frati, chiedendo come fosse possibile un simile stile. Fu aperto un piccolo processo interno, spedii le mail ricevute, si fece un controllo incrociato (pericoloso dire a uno una cosa e all'altro un'altra, visto che le mail rimangono...) e alla fine la risposta fu: "Ci e ti ha ingannato, ma vogliamo far finta di nulla, speriamo cambi...". La vicenda non finì qui: ebbi modo di vedere successivamente che padre Alfonso si era iscritto al Lifeday promosso da un europarlamentare (a proposito di politica), ed alternativo alla marcia, e aveva invitato di conseguenza frati e suore della Congregazione (molti dei quali già pronti a recarsi, al contrario, alla marcia): venite qui, e non là, perché ci sarò io a parlare... indovinate di chi? Padre Bruno spiegò che avrebbe così fatto conoscere a tanta gente (che poi non arrivò) una coppia santa... quella dei genitori di padre Stefano Manelli, l'accusato principale di qualche giorno dopo! Così tra l'altro Padre Bruno in quella circostanza: "...i Francescani dell'Immacolata presentano il modello dei coniugi Settimio e Licia Manelli, scomparsi da pochi decenni e dei quali è in corso il processo di beatificazione introdotto dal Vicariato di Roma. Coppia feconda di 21 figli, guidata spiritualmente da San padre Pio da Pietralcina e da cui nacque il fondatore dei Francescani dell'Immacolata, padre Stefanio Maria Manelli, sono esempio di accoglienza e apertura alla vita, in epoca di pieno inverno demografico in Italia..." (Zenit, 20 maggio, 2012). Mentre si incensavano i genitori del fondatore dell'ordine, lo si ingannava riguardo alla marcia (lo stesso Manelli dubitò per qualche giorno, e credette, che vi fossero dietro, davvero, manovre di politicanti; sino ad un chiarimento) e forse si preparava già l'accusa futura.
Fatto sta che il 31 agosto di quest'anno, il sottoscritto, angustiato per altre menzogne lette sui media (per esempio che padre Manelli avesse imposto a tutti il rito straordinario, cosa falsissima), ha scritto una mail in Vaticano, e per conoscenza, ad un cardinale. Nella mail, che conservo, ricordavo quanto detto sopra, e aggiungevo: "Ho poi assistito al commissariamento dei Francescani dell'Immacolata, e all'accusa, che viene dai dissidenti (con la regia, questa è la mia impressione, proprio di padre Bruno, Assistente generale per l'apostolato ecc.), secondo cui padre Manelli avrebbe imposto a tutti il vecchio rito (ecc.): testimonio anche qui che si tratta di una menzogna...".
Sbagliavo? Potrebbe darsi. Benché gli elementi di giudizio, oltre a quelli citati, fossero anche altri. Certo oggi vedere che padre Alfonso è lì, al posto di comando, mi rafforza nella ipotesi originaria. Possibile, però, mi dico, che il più autorevole degli accusatori del fondatore, da lui sempre lasciato in posti di responsabilità, venga addirittura promosso così platealmente? Il commissario padre Volpi non si rende conto che così facendo si inaspriscono le tensioni interne e si sposa apertamente una fazione dissidente, ma minoritaria? Dividendo ancora di più una famiglia religiosa, anche con le sue, "naturali", problematiche intestine? Oppure è accaduto che il commissario, in buona fede, ha identificato in padre Bruno un intermediario, come quest'ultimo amava presentarsi a qualcuno per accreditarsi?
Quanto a padre Bruno, fossi stato l'accusatore del mio fondatore, ritenendomi nel giusto, avrei però certamente declinato ogni invito a succedergli. Avrei pensato: "Come si potrà credere alla mia buona fede? Alla buona fede delle mie dichiarazioni pubbliche (postume al commissariamento e assai indicative del prima) sul malessere dei frati rispetto a padre Stefano, se la prima cosa che faccio è passare all'incasso?". Questione di stile, certo... ma lo stile è l'uomo..

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 11/09/2013

9 - BENEDETTO XVI SCRIVE A ODIFREDDI SU REPUBBLICA (E LO DEMOLISCE)
Ratzinger lo invita a rendersi un po' più competente da un punto di vista storico; inoltre nota che il matematico ateo tralascia tre temi fondamentali: la libertà, l'amore e il male
Autore: Benedetto XVI - Fonte: La Repubblica, 24 settembre 2013

Ill. mo Signor Professore Odifreddi, (...) vorrei ringraziarLa per aver cercato fin nel dettaglio di confrontarsi con il mio libro e così con la mia fede; proprio questo è in gran parte ciò che avevo inteso nel mio discorso alla Curia Romana in occasione del Natale 2009. Devo ringraziare anche per il modo leale in cui ha trattato il mio testo, cercando sinceramente di rendergli giustizia.
Il mio giudizio circa il Suo libro nel suo insieme è, però, in se stesso piuttosto contrastante. Ne ho letto alcune parti con godimento e profitto. In altre parti, invece, mi sono meravigliato di una certa aggressività e dell'avventatezza dell'argomentazione. (...)
Più volte, Ella mi fa notare che la teologia sarebbe fantascienza. A tale riguardo, mi meraviglio che Lei, tuttavia, ritenga il mio libro degno di una discussione così dettagliata. Mi permetta di proporre in merito a tale questione quattro punti:
1. È corretto affermare che "scienza" nel senso più stretto della parola lo è solo la matematica, mentre ho imparato da Lei che anche qui occorrerebbe distinguere ancora tra l'aritmetica e la geometria. In tutte le materie specifiche la scientificità ha ogni volta la propria forma, secondo la particolarità del suo oggetto. L'essenziale è che applichi un metodo verificabile, escluda l'arbitrio e garantisca la razionalità nelle rispettive diverse modalità.
2. Ella dovrebbe per lo meno riconoscere che, nell'ambito storico e in quello del pensiero filosofico, la teologia ha prodotto risultati durevoli.
3. Una funzione importante della teologia è quella di mantenere la religione legata alla ragione e la ragione alla religione. Ambedue le funzioni sono di essenziale importanza per l'umanità. Nel mio dialogo con Habermas ho mostrato che esistono patologie della religione e – non meno pericolose – patologie della ragione. Entrambe hanno bisogno l'una dell'altra, e tenerle continuamente connesse è un importante compito della teologia.
4. La fantascienza esiste, d'altronde, nell'ambito di molte scienze. Ciò che Lei espone sulle teorie circa l'inizio e la fine del mondo in Heisenberg, Schrödinger ecc., lo designerei come fantascienza nel senso buono: sono visioni ed anticipazioni, per giungere ad una vera conoscenza, ma sono, appunto, soltanto immaginazioni con cui cerchiamo di avvicinarci alla realtà. Esiste, del resto, la fantascienza in grande stile proprio anche all'interno della teoria dell'evoluzione. Il gene egoista di Richard Dawkins è un esempio classico di fantascienza. Il grande Jacques Monod ha scritto delle frasi che egli stesso avrà inserito nella sua opera sicuramente solo come fantascienza. Cito: "La comparsa dei Vertebrati tetrapodi... trae proprio origine dal fatto che un pesce primitivo "scelse" di andare ad esplorare la terra, sulla quale era però incapace di spostarsi se non saltellando in modo maldestro e creando così, come conseguenza di una modificazione di comportamento, la pressione selettiva grazie alla quale si sarebbero sviluppati gli arti robusti dei tetrapodi. Tra i discendenti di questo audace esploratore, di questo Magellano dell'evoluzione, alcuni possono correre a una velocità superiore ai 70 chilometri orari..." (citato secondo l'edizione italiana Il caso e la necessità, Milano 2001, pagg. 117 e sgg.).
In tutte le tematiche discusse finora si tratta di un dialogo serio, per il quale io – come ho già detto ripetutamente - sono grato. Le cose stanno diversamente nel capitolo sul sacerdote e sulla morale cattolica, e ancora diversamente nei capitoli su Gesù. Quanto a ciò che Lei dice dell'abuso morale di minorenni da parte di sacerdoti, posso - come Lei sa - prenderne atto solo con profonda costernazione. Mai ho cercato di mascherare queste cose. Che il potere del male penetri fino a tal punto nel mondo interiore della fede è per noi una sofferenza che, da una parte, dobbiamo sopportare, mentre, dall'altra, dobbiamo al tempo stesso, fare tutto il possibile affinché casi del genere non si ripetano. Non è neppure motivo di conforto sapere che, secondo le ricerche dei sociologi, la percentuale dei sacerdoti rei di questi crimini non è più alta di quella presente in altre categorie professionali assimilabili. In ogni caso, non si dovrebbe presentare ostentatamente questa deviazione come se si trattasse di un sudiciume specifico del cattolicesimo.
Se non è lecito tacere sul male nella Chiesa, non si deve però, tacere neppure della grande scia luminosa di bontà e di purezza, che la fede cristiana ha tracciato lungo i secoli. Bisogna ricordare le figure grandi e pure che la fede ha prodotto - da Benedetto di Norcia e sua sorella Scolastica, a Francesco e Chiara d'Assisi, a Teresa d'Avila e Giovanni della Croce, ai grandi Santi della carità come Vincenzo de Paoli e Camillo de Lellis fino a Madre Teresa di Calcutta e alle grandi e nobili figure della Torino dell'Ottocento. È vero anche oggi che la fede spinge molte persone all'amore disinteressato, al servizio per gli altri, alla sincerità e alla giustizia. (...)
Ciò che Lei dice sulla figura di Gesù non è degno del Suo rango scientifico. Se Lei pone la questione come se di Gesù, in fondo, non si sapesse niente e di Lui, come figura storica, nulla fosse accertabile, allora posso soltanto invitarLa in modo deciso a rendersi un po' più competente da un punto di vista storico. Le raccomando per questo soprattutto i quattro volumi che Martin Hengel (esegeta dalla Facoltà teologica protestante di Tübingen) ha pubblicato insieme con Maria Schwemer: è un esempio eccellente di precisione storica e di amplissima informazione storica. Di fronte a questo, ciò che Lei dice su Gesù è un parlare avventato che non dovrebbe ripetere. Che nell'esegesi siano state scritte anche molte cose di scarsa serietà è, purtroppo, un fatto incontestabile. Il seminario americano su Gesù che Lei cita alle pagine 105 e sgg. conferma soltanto un'altra volta ciò che Albert Schweitzer aveva notato riguardo alla Leben-Jesu-Forschung (Ricerca sulla vita di Gesù) e cioè che il cosiddetto "Gesù storico" è per lo più lo specchio delle idee degli autori. Tali forme mal riuscite di lavoro storico, però, non compromettono affatto l'importanza della ricerca storica seria, che ci ha portato a conoscenze vere e sicure circa l'annuncio e la figura di Gesù.
(...) Inoltre devo respingere con forza la Sua affermazione (pag. 126) secondo cui avrei presentato l'esegesi storico-critica come uno strumento dell'anticristo. Trattando il racconto delle tentazioni di Gesù, ho soltanto ripreso la tesi di Soloviev, secondo cui l'esegesi storico-critica può essere usata anche dall'anticristo – il che è un fatto incontestabile. Al tempo stesso, però, sempre – e in particolare nella premessa al primo volume del mio libro su Gesù di Nazaret – ho chiarito in modo evidente che l'esegesi storico-critica è necessaria per una fede che non propone miti con immagini storiche, ma reclama una storicità vera e perciò deve presentare la realtà storica delle sue affermazioni anche in modo scientifico. Per questo non è neppure corretto che Lei dica che io mi sarei interessato solo della metastoria: tutt'al contrario, tutti i miei sforzi hanno l'obiettivo di mostrare che il Gesù descritto nei Vangeli è anche il reale Gesù storico; che si tratta di storia realmente avvenuta. (...)
Con il 19° capitolo del Suo libro torniamo agli aspetti positivi del Suo dialogo col mio pensiero. (...) Anche se la Sua interpretazione di Gv 1,1 è molto lontana da ciò che l'evangelista intendeva dire, esiste tuttavia una convergenza che è importante. Se Lei, però, vuole sostituire Dio con "La Natura", resta la domanda, chi o che cosa sia questa natura. In nessun luogo Lei la definisce e appare quindi come una divinità irrazionale che non spiega nulla. Vorrei, però, soprattutto far ancora notare che nella Sua religione della matematica tre temi fondamentali dell'esistenza umana restano non considerati: la libertà, l'amore e il male. Mi meraviglio che Lei con un solo cenno liquidi la libertà che pur è stata ed è il valore portante dell'epoca moderna. L'amore, nel Suo libro, non compare e anche sul male non c'è alcuna informazione. Qualunque cosa la neurobiologia dica o non dica sulla libertà, nel dramma reale della nostra storia essa è presente come realtà determinante e deve essere presa in considerazione. Ma la Sua religione matematica non conosce alcuna informazione sul male. Una religione che tralascia queste domande fondamentali resta vuota.
Ill. mo Signor Professore, la mia critica al Suo libro in parte è dura. Ma del dialogo fa parte la franchezza; solo così può crescere la conoscenza. Lei è stato molto franco e così accetterà che anch'io lo sia. In ogni caso, però, valuto molto positivamente il fatto che Lei, attraverso il Suo confrontarsi con la mia Introduzione al cristianesimo, abbia cercato un dialogo così aperto con la fede della Chiesa cattolica e che, nonostante tutti i contrasti, nell'ambito centrale, non manchino del tutto le convergenze.
Con cordiali saluti e ogni buon auspicio per il Suo lavoro.

Nota di BastaBugie: la lettera, come spiega oggi Tempi, è stata consegnata a Piergiorgio Odifreddi il 3 settembre ed è datata 30 agosto. Consta di 11 fitte pagine di protocollo. Sul quotidiano La Repubblica sono stati pubblicati gli stralci qui sopra. La versione integrale sarà pubblicata sul prossimo volume del matematico.
Consigliamo anche la visione di questi due articoli precendentemente pubblicati (con incluso un video satirico con la conversione di Odifreddi da non perdere!)
GLI STRAFALCIONI DI ODIFREDDI
Il noto polemista, di professione matematico, offende i cristiani, ma discetta fuori dal suo campo e mette in fila una serie di svarioni. Si vede che conosce poco e male la Sacra Scrittura, la filosofia e la storia della Chiesa. Eppure si fa maestro di tutto lo scibile umano. E c’è chi lo prende sul serio!
di Francesco Agnoli
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1262
LETTERE ALLA REDAZIONE: IL DIBATTITO SULL'EVOLUZIONISMO TRA I NOSTRI LETTORI
Innoltre vi presentiamo il video nel quale Odifreddi rinnega l'UAAR e si converte al cristianesimo (ma è uno scherzo)

di Giano Colli
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2494

Fonte: La Repubblica, 24 settembre 2013

10 - OMELIA XXVI DOMENICA TEMPO ORD. - ANNO C - (Lc 16,19-31)
Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 29 settembre 2013)

Il Vangelo di oggi ci presenta la famosa parabola di Lazzaro e del ricco, che tradizionalmente è detto epulone. Nell'antichità romana l'epulone era l'incaricato di preparare il solenne banchetto nell'anniversario della fondazione del tempio di Giove Capitolino. L'uomo ricco della parabola veste di bisso, cioè di finissimo lino molto apprezzato per la sua morbidezza, e ha un mantello di porpora. Sembra che tutto il suo da fare consista nell'imbandire ogni giorno lauti banchetti per gozzovigliare con gli amici tra musica e danze.
Al ricco fa riscontro il povero che, caso unico nelle parabole, ha un nome: Lazzaro, forma breve e popolare di Eleazaro. Vi è questo nome o perché Gesù si riferiva a un personaggio realmente esistito, oppure perché il nome Eleazaro, di cui Lazzaro è un diminutivo, significa "Dio soccorre" e ben si addice al senso della parabola.
Lazzaro apparteneva ai poveri più abbandonati. Ogni giorno veniva posto davanti al portone del palazzo del ricco e lì rimaneva come inchiodato dalle piaghe di cui era ricoperto. Il poveretto della parabola era ridotto a tal punto da non aver la forza per difendersi dai cani randagi che gli leccavano le piaghe. Mentre il ricco banchettava nella grande sala del palazzo, il povero aspettava che gli venissero gettati i resti del cibo, che secondo l'uso i convitati lasciavano cadere sul pavimento. Il Vangelo non dice che il ricco abbia negato a Lazzaro quei resti. Basta però la scena descritta per comprendere l'avarizia di quel ricco.
Fin qui la prima parte della parabola. Ora si apre, per così dire, la seconda scena. Sia il ricco che Lazzaro sono morti. La situazione è però capovolta: Lazzaro è portato dagli angeli in Paradiso, mentre il ricco si trova all'inferno.
Da questa parabola possiamo trarre dei preziosi insegnamenti riguardanti i cosiddetti "Novissimi", ovvero le ultime realtà che vi sono al termine della nostra vita terrena: morte, Giudizio, inferno e Paradiso. Prima di tutto apprendiamo che già al termine della nostra vita terrena, subito dopo la morte, noi veniamo retribuiti per il bene o il male che abbiamo compiuto, e, come nel caso del ricco epulone, per il bene che non abbiamo fatto. Nel nostro esame di coscienza serale, pensiamo attentamente alle omissioni, a tutto il bene che potevamo fare e non abbiamo fatto per nostra cattiva volontà.
Pensiamo che un giorno verremo giudicati e in quel momento conteranno molto le opere buone che avremo compiuto. Prepariamoci giorno per giorno a questo Giudizio che è una delle pochissime cose certe della nostra vita. Un giorno verremo giudicati! Basterebbe questo pensiero per cambiare radicalmente vita. La cosa più brutta è che non ci pensiamo affatto. Viviamo tranquillamente come se dovessimo rimanere un'eternità su questa terra. Il pensiero del Giudizio è l'inizio della vera sapienza.
Il secondo insegnamento riguarda invece l'irrevocabilità della condizione futura, l'eternità sia dell'inferno che del Paradiso. Il versetto che dimostra questa verità è il seguente: «Tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi» (Lc 16,26). Pensiamo dunque all'eternità, al fatto che sia la pena che la gloria non avranno mai fine.
Prepariamoci a questo Giudizio invocando ogni giorno la Vergine Maria. Santa Matilde, pensando con tremore al giorno del suo Giudizio, si rivolse alla Madonna, e Lei, la Vergine Santa, fece una meravigliosa promessa a tutti quelli che reciteranno ogni giorno tre Ave Maria per onorare la potenza che il Padre Celeste ha concesso a Maria, la sapienza datale dal Figlio e l'amore donatole dallo Spirito Santo. Tutti quelli che praticheranno questa piccola devozione, con il sincero proposito di vivere da veri cristiani, otterranno la particolare assistenza di Maria al momento della morte.

Nota di BastaBugie: Per l'omelia della domenica successiva, vai a
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=673

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 29 settembre 2013)

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