BastaBugie n°322 del 08 novembre 2013

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1 DSM 5: DOPO L'OMOSESSUALITA', ANCHE LA PEDOFILIA DIVENTA NORMALE
La pedofilia era considerata una malattia, ma quest'anno (come accadde per l'omosessualità) l'associazione degli psichiatri americani l'ha convertita in un normale orientamento sessuale
Autore: Benedetta Frigerio - Fonte: Tempi
2 BARILLA ORMAI PRONO ALLE LOBBY GAY INGAGGIA IL LEADER MONDIALE LGBT
Dopo la presa di posizione in favore del matrimonio naturale, Barilla ritratta in un video con umilianti scuse... poi accetta la rieducazione gay (VIDEO: veglie contro il reato di omofobia)
Autore: Leone Grotti - Fonte: Tempi
3 UN TELEFONO AZZURRO PER LA MESSA
Carrellata dei più frequenti abusi liturgici
Autore: Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro - Fonte: Radici Cristiane
4 QUANTO E' DIFFICILE LIBERARSI DAL RETAGGIO SOVIETICO
La situazione degli stati ex sovietici: dalla Georgia alla Bielorussia, passando dall'Azerbaigian fino a vere e proprie dittature come l'Uzbekistan e il Turkmenistan
Autore: Stefano Magni - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
5 IL MIRACOLO DEL SOLE CHE A FATIMA DANZO' NEL CIELO E' SCIENTIFICAMENTE CREDIBILE
Nessuno credeva ai tre pastorelli, allora il 13 luglio 1917 chiesero alla Madonna un miracolo (che fu visto da migliaia di testimoni)
Autore: Lorenzo Bertocchi - Fonte: Libertà e persona
6 LA ''STRANA'' RIMOZIONE DEL VESCOVO DI LIMBURG
Stupisce la punizione preventiva per fatti amministrativi ancora da accertare, mentre restano impuniti gravi abusi morali e dottrinali
Autore: Mauro Faverzani - Fonte: Corrispondenza Romana
7 LA SCUOLA ITALIANA DIVENTA UN CAMPO DI RIEDUCAZIONE
Ad esempio a Torino, nelle scuole medie, vanno in scena spettacoli rieducativi secondo l'ideologia gay (mentre nelle scuole non statali si impedisce di parlare di omosessualità)
Autore: Massimo Introvigne - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
8 LETTERE ALLA REDAZIONE: I TRISTI EFFETTI DELL'AUTODISTRUZIONE DEL CRISTIANESIMO
E' stata inaugurata la moschea a Colle di Val d'Elsa (Siena)
Autore: Giano Colli - Fonte: Redazione di BastaBugie
9 OMELIA XXXII DOMENICA TEMPO ORD. - ANNO C - (Lc 20,27-38)
Dio non è dei morti, ma dei viventi
Fonte: Il settimanale di Padre Pio
10 RIPRENDE AL SENATO LA DISCUSSIONE SULLA LEGGE SULL'OMOFOBIA

Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana

1 - DSM 5: DOPO L'OMOSESSUALITA', ANCHE LA PEDOFILIA DIVENTA NORMALE
La pedofilia era considerata una malattia, ma quest'anno (come accadde per l'omosessualità) l'associazione degli psichiatri americani l'ha convertita in un normale orientamento sessuale
Autore: Benedetta Frigerio - Fonte: Tempi, 03/11/2013

L'associazione degli psichiatri americani (Apa) ha scritto nel suo ultimo manuale che la pedofilia, «il desiderio sessuale verso i bambini è un orientamento» come gli altri. La decisione denunciata dall'Associazione della famiglia americana (Afa) va così a completare un lungo percorso di sdoganamento cominciato già negli anni Cinquanta.

DA MALATTIA A ORIENTAMENTO
Dieci anni fa il Dsm-4 (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) ha declassato la pedofilia da "malattia" a "disordine". Ma nel nuovo testo, il Dsm-5 pubblicato quest'anno, l'Apa fa un passo ulteriore come denuncia l'Afa: «Come l'Apa dichiarò negli anni Settanta che l'omosessualità era un orientamento sotto la forte pressione degli attivisti omosessuali, così ora sotto la pressione degli attivisti pedofili ha dichiarato che il desiderio sessuale verso i bambini è un orientamento». L'Apa distingue tra pedofilia e atto pedofilo: se il desiderio sessuale nei confronti dei bambini è un orientamento come gli altri, l'atto sessuale viene considerato "disordinato" per le conseguenze che ha sui bambini.

SOFFERENZE MODERATE
Già nel Dsm-4 si considerava "disordine mentale" quello di una persona che molestava un bambino, se la sua azione «causa sofferenze clinicamente significative o disagi nelle aree sociali, occupazionali o in altri importanti campi». E già nel 1998 sul Bollettino di Psicologia era stato pubblicato uno studio per dimostrare che gli abusi verso i bambini non causano danni così gravi. Gli autori (Bruce Rand della Temple University, Philip Tromovitch dell'Università della Pennsylvania e Robert Bauserman dell'Università del Michigan) avevano ridefinito l'«abuso sessuale sui bambini», affermando che «le esperienze sofferte da bambini, sia maschi sia femmine, che hanno subito abusi sessuali sembrano abbastanza moderate».

SITUAZIONE GRAVE
Inoltre, si legge, «l'abuso sessuale su un bambino non necessariamente produce conseguenze negative di lunga durata». E infine si conclude: «Il sesso consensuale tra bambini e adulti, e tra adolescenti e bambini, dovrebbe venire descritto in termini più positivi, come "sesso adulto-bambino" e "sesso adolescente- bambino"». Al tempo, l'attivista ed ex omosessuale Anthony Falzarano aveva commentato così: «Ci troviamo in una grave situazione se l'Apa sta lavorando verso la decriminalizzazione della pedofilia. Il 75 per cento degli omosessuali è stato stuprato o molestato da bambino e suggerire che questo non ha effetti duraturi è ridicolo». Persino il governo americano aveva condannato questo studio, che però l'Apa non ha mai messo in discussione.

Nota di BastaBugie: spiace dirlo, ma l'ulteriore attacco alla natura umana da parte del manuale diagnostico più famoso del mondo l'avevamo già previsto a febbraio
DOPO L'OMOSESSUALITA', IL DSM STA PER RENDERE NORMALE ANCHE LA PEDOFILIA
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2645

Fonte: Tempi, 03/11/2013

2 - BARILLA ORMAI PRONO ALLE LOBBY GAY INGAGGIA IL LEADER MONDIALE LGBT
Dopo la presa di posizione in favore del matrimonio naturale, Barilla ritratta in un video con umilianti scuse... poi accetta la rieducazione gay (VIDEO: veglie contro il reato di omofobia)
Autore: Leone Grotti - Fonte: Tempi, 04/11/2013

Guido Barilla era stato costretto a scusarsi per le frasi pronunciate alla Zanzara sui gay e gli spot della sua azienda, considerate "omofobe" dalle comunità Lgbt, e aveva affermato che «sul dibattito riguardante l'evoluzione della famiglia ho molto da imparare». A due mesi di distanza, la "rieducazione" dà i suoi primi frutti.

DIVERSITÀ E INCLUSIONE
Con un comunicato, il Gruppo Barilla annuncia due iniziative su "diversità, inclusione e responsabilità sociale". È stato innanzitutto istituito un "Diversity & Inclusion Board" guidato da esperti indipendenti che aiuteranno Barilla su «obiettivi e strategie per migliorare lo stato di diversità e uguaglianza tra il personale e nella cultura aziendale in merito a orientamento sessuale, parità tra i sessi, diritti dei disabili e questioni multiculturali e intergenerazionali».

LEADER MONDIALE LGBT
Nel Board, tra gli altri, ci saranno David Mixner, leader mondiale Lgbt, e Alex Zanardi. Mixner ha commentato: «Sono lieto che Barilla abbia ricercato guida e consulenza all'esterno su questi temi fondamentali e sono onorato di essere stato coinvolto. Sono rimasto colpito dalla volontà del presidente e dell'azienda di ascoltare e imparare dai leader della comunità Lgbt e di lavorare per migliorare diversità, inclusione e uguaglianza».

CONCORSO VIDEO
Il Gruppo Barilla ha anche organizzato un concorso «finalizzato a coinvolgere le persone sui temi di diversità e uguaglianza». Come? «I partecipanti verranno invitati a creare brevi video che rappresentino le diverse sfaccettature della pasta sulla diversità che saranno presentati alla comunità web che potrà esprimere il proprio apprezzamento, potrà condividerli e votarli».

Nota di BastaBugie: ecco gli articoli che abbiamo già pubblicato sul "caso Barilla"

LA DITTATURA GAY COSTRINGE BARILLA A SCUSE UMILIANTI
Aveva dichiarato: ''Non farei mai uno spot con una famiglia omosessuale... La famiglia a cui ci rivolgiamo noi è una famiglia classica (DUE VIDEO: cosa aveva detto e le successive scuse)
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2956

CARO BARILLA, LA MIGLIOR DIFESA E' L'ATTACCO!
Dovevi prendere esempio da Dan Cathy che, anche lui nel mirino della dittatura gay, invece di scusarsi, ha rilanciato le sue idee... e le vendite, invece di calare, si sono impennate
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2994

IL COMMENTO DI RINO CAMMILLERI
"Dopo le ultime iniziative prese dal gruppo Barilla per diventare gay friendly a tutti i costi (costi cospicui, per giunta) mi sono convinto della bontà della pasta De Cecco, antica ditta meridionale che costa pure meno."

VIDEO: VEGLIE IN TUTTA ITALIA CONTRO IL REATO DI OMOFOBIA
Ecco il video con la veglia tenuta a Pisa l'11 ottobre 2013 in contemporanea alle veglie organizzate in tutta Italia da La Manif Pour Tous


http://www.youtube.com/watch?v=7ki6PwainXo

Fonte: Tempi, 04/11/2013

3 - UN TELEFONO AZZURRO PER LA MESSA
Carrellata dei più frequenti abusi liturgici
Autore: Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro - Fonte: Radici Cristiane, Ottobre 2013 (n.88)

Ci vorrebbe un telefono azzurro anche per la liturgia. Anzi, soprattutto per la liturgia. Un telefono al quale i cattolici normali possano rivolgersi con fiducia e denunciare gli abusi. "Pronto, Telefono Azzurro per la Santa Messa? Volevo segnalarvi che nella parrocchia XY il prete Taldeitali fa tenere l'omelia alla suora laica che assomiglia a Rosy Bindi". E, dall'altra parte del cavo, solerti operatori impegnati a stilare un cahier de doléance da girare, in forma ufficiale, alla Chiesa Cattolica apostolica di Roma. E poi ci vorrebbe l'altrettanto solerte intervento di Roma. Il primo sintomo dell'epidemia di abuso liturgico sta nella rottura definitiva dell'unità della Messa. Chiesa che vai, liturgia che trovi. Il periodo estivo, con le sue escursioni per spiagge, valli, monti, colline e vecchi borghi, è stato l'occasione tragica per riscontrare l'esistenza di una molteplicità di riti, che nessuno è umanamente in grado di catalogare. Per tentare una classificazione di questo scempio da decenni tollerato, quando non incoraggiato, dalle gerarchie, bisogna individuare alcune macro-categorie di orrori.

LE CHIESE RIDOTTE A LUOGHI PROFANI
II primo abuso, il più diffuso, è consistito e consiste nella inesorabile riduzione delle chiese a luoghi profani. Luoghi nei quali si entra e si esce come da un centro commerciale, senza genuflessione e senza saluto al Santissimo Sacramento, che del resto in moltissime chiese è relegato in posizioni misteriose ed introvabili, quando non addirittura fatto accomodare in locali attigui al tempio. I protagonisti di questa secolarizzazione delle chiese sono gli architetti e chi li ha incaricati, che hanno realizzato mostruosi edifici, i quali nulla hanno di sacro e spiccano anzi per la loro oggettiva bruttezza. La conseguenza di questa autentica profanazione è che le chiese sono diventate luoghi importanti solo quando vi si riunisce l'assemblea e inizia quella che menti teologiche raffinate definiscono "l'azione liturgica". Fino a un secondo prima della Messa, la folla discorre amabilmente, si guarda in giro per vedere chi ci sia, controlla già impaziente l'orologio. Gli inginocchiatoi, per una preghiera di preparazione alla Messa, restano desolatamente vuoti, sempre che ancora siano presenti. Del resto, non è raro che lo tesso sacerdote giunga trafelato in sacrestia all'ultimo minuto, indossando in fretta e furia casule di nylon su camicioni dotati di praticissime cerniere lampo. Finita la Messa, in chiesa si scatena la bagarre, come all'uscita da San Siro a fine partita: la gente per lo più si da a una fuga precipitosa, altri si salutano calorosamente e ad alta voce si raccontano le ultime novità. Insomma, si "da corpo a una comunità viva". Il ringraziamento nel raccoglimento e nel silenzio? Roba preconciliare. Nel tabernacolo, Nostro Signore presente nel Santissimo Sacramento, del tutto ignorato, assiste solo e silenzioso alla volgarizzazione della sua casa. Nella quale non mancheranno, ovviamente, applausi ai funerali, discorsi dal pulpito di sindaci atei per commemorare il defunto, concerti e conferenze, senza nemmeno preoccuparsi di lasciare vuoto il tabernacolo.

IL SACERDOTE CHE CELEBRA A BRACCIO
È sempre più frequente che il prete scelga di tradurre con le sue parole alcuni pezzi della Messa o anche di sottoporli a una specie di spiegazione alla Piero Angela di "SuperQuark": "Ecco, adesso recitiamo questa preghiera, dalla quale si capisce che Gesù ci ama". Dal che si intuisce come nemmeno l'abolizione della temutissima Messa in latino sia stata sufficiente a spiegare ed a far capire tutto al volgo cattolico. Ci vuole la spiegazione del Mistero, il cartello da museo di scienze naturali per svelare ciò che Dio stesso ha voluto fosse velato ai nostri sensi, come recita la splendida preghiera di Tommaso d'Aquino.

L'ANDIRIVIENI PER LE LETTURE & LE "QUOTE ROSA"
Una delle pietre miliari consiste nel protagonismo dei laici. I quali devono conquistare più metri possibili sull'altare, proprio come i giocatori di rugby devono guadagnare campo per avvicinarsi alla meta. Il reclutamento di tali laici da liturgia subisce sorti altalenanti: si va dalle parrocchie (poche) nelle quali cattolici adulti sgomitano per avere un ruolo e così "animare la Messa", a parrocchie (quasi tutte) in cui i laici vivono con fastidio o persine terrore il reclutamento frettoloso che precede la Messa (o che avviene a Messa già iniziata). Alcuni agenti del parroco vagano alla ricerca di chi "farà la prima" (lettura) o di chi porterà all'altare le offerte. Avendo cura di garantire che il 50% dei lettori siano donne, in omaggio al genio femminile. Che viene parimenti esaltato anche dal numero di chierichette dalle lunghe chiome fluenti che occupano l'altare, a tutto detrimento dei declinanti e ormai rari chierichetti di sesso maschile.

IL VANGELO LETTO DAL POPOLO E LE MESSE PARZIALMENTE SCREMATE
La logica di occupazione dell'altare da parte dei laici spinge anche a far leggere il Vangelo a laici, suore e catechisti. Affidando loro pure il compito di commentare. In alcune chiese si sperimenta da anni una sorta di rito parallelo: l'assemblea in chiesa, i bambini del catechismo in un locale diverso, con letture adattate alle loro povere menti e predica del catechista; cui poi segue ricongiungimento dei due gruppi al momento della consacrazione.

L'OMELIA VUOTA E INASCOLTABILE
Non si tratta propriamente di abuso liturgico, ma di abuso della pazienza dei fedeli. Sarebbe auspicabile una moratoria dalle prediche di almeno un anno, per verificare se alla fine il silenzio non possa risultare più sano delle ormai trite e ritrite dosi di cattiva teologia tardo novecentesca, cui è drammaticamente aggrappata gran parte del clero attuale.

È LA PREGHIERA DEI FEDELI O LA SCALETTA DEL TG?
È uno dei momenti più tragici della Messa domenicale, nel quale spesso i fedeli assistono attoniti al trionfo del politicamente corretto, navigano nel banal grande di un'agenda delle intenzioni che è dettata dal Tg1 della sera, subiscono un diluvio di parole che abbracciano così tante intenzioni da essere riassumibili in un'unica, brevissima preghiera:"Signore, ascolta tutte le preghiere di ciascuno di noi, Amen".

LA CONSACRAZIONE, QUESTA SCONOSCIUTA
Quello che è, appunto, il Sacrificio e dunque il cuore della Messa scorre via spesso come un breve, rapidissimo momento qualsiasi del rito. Anzi, sotto il profilo quantitativo e perfino rituale, la lettura della "Parola" la predica, perfino la preghiera dei fedeli e l'offertorio, sovrastano in modo impressionante la fase della consacrazione. Potremmo dire che la assorbono, a causa di sacerdoti che la celebrano con la lena di un velocista, riducono l'elevazione a un istante infinitesimale, scelgono da sempre la preghiera di consacrazione più rapida e mai quella più simile alla Messa antica; e non si inginocchiano, limitandosi a un deferente inchino orientaleggiante.

COMUNIONE O TAVOLA CALDA?
La profanazione cui è sottoposto Nostro Signore nelle Sacre Specie è la parte più dolorosa degli abusi liturgici. A cominciare dalla diffusione pressoché plebiscitaria della comunione sulla mano, che venne introdotta dai vescovi italiani come eccezione, sotto forma di indulto, di concessione particolare. E che oggi è invece il modo ufficiale di ricevere il Santissimo. Con una serie di modalità e di strani contorcimenti dei fedeli che pigliano quanto volevano e poi se ne tornano al posto. E' indiscutibile che, con queste modalità, la dispersione delle Sacre Specie e la conseguente profanazione del Corpo e del Sangue di Nostro Signore è certa. Come pure aumentano a dismisura i rischi di asportazione della Comunione. Circostanze, che renderebbero necessario abbandonare subito la distribuzione sulle mani.

IL FAMIGERATO "ALLELUIA DELLE LAMPADINE"
Tra tutte le orrende e non di rado ereticheggianti composizioni, che allietano la cosiddetta assemblea, questo è l'inno nazionale di tutti gli scempi musicali, che si sono sprigionati dopo l'abbandono del gregoriano. Questo canto-ballo rappresenta in modo emblematico la trasformazione della Messa da sacrificio a banchetto allegrone, nel quale tragicamente, come dicono le parole del testo, "la festa siamo noi". E non più Gesù Cristo.

Fonte: Radici Cristiane, Ottobre 2013 (n.88)

4 - QUANTO E' DIFFICILE LIBERARSI DAL RETAGGIO SOVIETICO
La situazione degli stati ex sovietici: dalla Georgia alla Bielorussia, passando dall'Azerbaigian fino a vere e proprie dittature come l'Uzbekistan e il Turkmenistan
Autore: Stefano Magni - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 29-10-2013

In Georgia (ex repubblica sovietica nel Caucaso) ha vinto Giorgi Margvelashvili. Ormai il dato che lo conferma quale prossimo presidente è quasi del tutto accertato. Il suo nome è impronunciabile e difficilmente un italiano riuscirà a ricordarlo. Il suo programma non è ben conosciuto e forse i georgiani stessi non sanno che cosa vorrà fare (al di là dell'idea fissa del suo partito di riconciliarsi con la Russia), ma la sua elezione è comunque un evento storico per tutto il mondo ex comunista. Se i dati sono confermati, potrebbe essere stato eletto con il 64% dei voti. Prima delle elezioni non ci sono stati eclatanti episodi di intimidazione degli elettori da parte delle autorità. Dopo le elezioni, almeno per ora, non ci sono state denunce di brogli. Soprattutto perché il vincitore era rappresentante dell'opposizione. Non è il candidato dell'attuale presidente in carica, Mikheil Saakashvili, ma il campione di Sogno Georgiano, la formazione d'opposizione creata dal miliardario e attuale premier Bidzina Ivanishvili, vincitrice delle elezioni parlamentari del 2012.
In Georgia si sono dunque verificate due condizioni molto rare nelle repubbliche post-sovietiche: la coabitazione pacifica fra un premier e un presidente di due partiti differenti e, infine, l'alternanza pacifica del potere presidenziale. Si può dire che, solo con queste elezioni, abbiamo la prova definitiva che ha funzionato la Rivoluzione delle Rose, del 2003, che spodestò il leader post-sovietico Shevardnadze. In Georgia non ha funzionato soltanto la riforma della democrazia, sta funzionando anche quella della società. È in atto una profonda de-comunistizzazione in tutti i settori, a partire dalla religione cristiana ortodossa, che sta vivendo un risveglio rapido e massiccio. A colpo d'occhio, andando in Georgia, si può vedere come e quanto sono frequentati chiese, monasteri e luoghi di pellegrinaggio, quanti luoghi di culto, distrutti e abbandonati durante il lungo dominio sovietico, sono stati ricostruiti e restaurati. La Chiesa ortodossa è tornata al centro della vita dei georgiani, come ai tempi precedenti il comunismo. Il risveglio religioso è equivalso anche a un risveglio civile. Lo scandalo dei pestaggi polizieschi nelle carceri, nel 2012, ha segnato la campagna elettorale: i georgiani non sopportano più abusi di potere, da qualunque provenienza. E la società georgiana, soprattutto, ha fatto i conti con il suo passato comunista: libri, documentari e musei espongono apertamente gli orrori del settantennio rosso. Saakashvili ha terminato i due mandati presidenziali? Tempo di sostituirlo. Benché molti gli siano ancora grati per tutte le riforme economiche, civili e politiche di cui si è fatto artefice, dalla Rivoluzione in poi, una permanenza più prolungata al potere del suo partito, il Movimento Nazionale Unito, già iniziava a far paura.
Le notizie che giungono dalla Georgia stridono con quelle di un'altra repubblica ex sovietica: la Bielorussia. Proprio ieri, il nunzio apostolico Claudio Gugerotti, ha potuto incontrare un sacerdote cattolico, Vladislav Lazar, imprigionato in un centro di detenzione del Kgb (in Bielorussia si chiama ancora così), perché accusato di "spionaggio". Sul suo arresto, il presidente bielorusso Alexandr Lukashenka ha commentato: «Abbiamo arrestato un traditore, che prestava servizio in servizi speciali e che era collegato a potenze straniere tramite rappresentanti della Chiesa cattolica». Gli stessi toni e gli stessi metodi in uso nell'Unione Sovietica, quando bastava essere sacerdoti per essere automaticamente sorvegliati o arrestati. Le indagini su Lazar sono ancora in corso, inutile dubitare di quanto saranno politicamente orientate.
Il presidente Alexandr Lukashenka, ex commissario politico del Partito Comunista, è al potere, ininterrottamente dal 1994. Nonostante le recenti e sbandierate "riforme", la Bielorussia è ancora ferma ai tempi di Brezhnev e Andropov: industria di proprietà dello Stato ed economia pianificata, controllo sociale e politico capillare, opposizione repressa. Nessuna presa di coscienza del passato: tutti i miti dell'Unione Sovietica, tutte le statue del passato regime sono ancora in piedi, assurti a dogma dello Stato.
Per le repubbliche ex sovietiche, l'uscita dal comunismo è un percorso lento, doloroso e difficile. A parte la già menzionata Georgia, solo le tre repubbliche baltiche di Estonia, Lettonia e Lituania paiono aver completato un percorso di uscita definitiva dal totalitarismo. Le altre sono ancora tutte, chi più o chi meno, in quel tunnel. La Moldavia è tuttora nel caos della sua transizione: una sua intera regione, quella oltre il Dnestr, si è proclamata uno Stato a parte, proprietà privata del locale oligarca e staccata dal resto del mondo, mantenuta in piedi grazie alla presenza di un'armata russa. L'Ucraina, che ha cercato di diventare un Paese libero non c'è mai riuscita: riforme economiche fallite e un'alternanza al potere a dir poco drammatica (l'ex premier, Yulia Tymoshenko, è in carcere, così come altri membri del suo governo).
Fra le repubbliche caucasiche, l'Azerbaigian è una dittatura paternalista dell'ex leader comunista (membro del Politburo) Ilham Aliyev, figlio di un altro dirigente comunista di epoca brezneviana, Heydar Aliyev, primo presidente dell'Azerbaigian indipendente. L'Armenia, più democratica, ha alle spalle una storia turbolenta carica di violenze e di periodi di impasse. La sua vita politica è dominata da un solo blocco di potere, nazionalista ed ex comunista, senza troppe speranze di cambiamenti pacifici.
In Asia Centrale abbiamo il peggio. Solo il Kazakhstan cresce, se non altro economicamente. Ma dopo l'Urss non ha mai conosciuto alcuna libertà politica. Al potere c'è sempre Nursultan Nazarbayev, ex Primo Segretario del Partito Comunista, e poi presidente incontrastato del Kazakhstan dal 1991 ad oggi. Le altre repubbliche della regione sono divise fra due modelli: caos e dittatura personale. Il Tagikistan è stato vittima di una guerra civile quasi decennale, negli anni '90, finché il suo unico presidente, Emomalii Rahmon, non ha ristabilito il suo potere assoluto. Il Kirghizistan è tuttora nel caos. Uzbekistan e Turkmenistan sono dittature, senza speranza di riforme. Stanno forse peggio oggi che non sotto l'Urss.
Dietro a tutte queste realtà regionali c'è sempre l'enigma della grande Russia, che non si capisce bene cosa sia, né dove voglia andare, governata da un ex colonnello del Kgb che usa metodi comunisti per portare il Paese verso un modello che è tutto meno che comunista (ma neppure capitalista), esalta la storiografia staliniana per ridare un'identità che è russa e non sovietica. Della Russia di oggi si può dire tutto, la si può amare o odiare. Non si può dire, però, che sia uscita dal passato comunista, o né che abbia fatto i conti il pesante retaggio dell'Urss. Settant'anni di regime totalitario, ateo, pianificatore, intento a trasformare la società con l'uso indiscriminato del terrore (60 milioni di morti dal 1917 al 1991) per creare un "uomo nuovo", non passano senza lasciare una pesante impronta. Pochi riescono a cancellarla e andare oltre.

Nota di BastaBugie: per approfondire la storia dell'Unione Sovietica di Lenin e Stalin suggeriamo, ancora una volta, la visione del filmato "The soviet story", con gli orrori del comunismo
http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=39

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 29-10-2013

5 - IL MIRACOLO DEL SOLE CHE A FATIMA DANZO' NEL CIELO E' SCIENTIFICAMENTE CREDIBILE
Nessuno credeva ai tre pastorelli, allora il 13 luglio 1917 chiesero alla Madonna un miracolo (che fu visto da migliaia di testimoni)
Autore: Lorenzo Bertocchi - Fonte: Libertà e persona, novembre 2013

S.L. Jaki, sacerdote benedettino morto nel 2009, plurilaureato, membro onorario dell'Accademia Pontificia delle Scienze sosteneva di conoscere il vero segreto di Fatima, segreto "banale". Vediamo perché.
Il 13 ottobre 1917 circa 50.000 persone si trovavano alla Cova da Iria insieme ai tre pastorelli, oggi elevati agli onori degli altari, e furono testimoni oculari di un fatto inspiegabile, il sole – raccontano le cronache – "danzò nel cielo". Da uomo di scienza quale era P. Jaki si mise ad indagare sulla natura del fenomeno: come è possibile che la stella del nostro sistema planetario possa variare la sua posizione in cielo senza manifestare sconvolgimenti di sorta?
Disponendo di un minimo di nozioni astronomiche si comprende la ragionevolezza della domanda. Certamente "nulla è impossibile a Dio", ma è pur vero che "quando Dio fa un miracolo ricorre quanto più possibile a meccanismi naturali". Anche le guarigioni miracolose – fa notare P.Jaki – sono spesso accompagnate da un improvviso calore attraverso il corpo che fa pensare ad una connessione tra guarigione stessa e aumentato metabolismo cellulare, fenomeno di per sé naturale. A partire da questo presupposto l'indagine che ha svolto sul "miracolo del sole" ha preso le mosse da un'attenta analisi delle testimonianze disponibili valutate con l'occhio dello scienziato.
La mattina del 13 ottobre 1917 a Fatima pioveva. L'analisi condotta su quanto raccontato dai testimoni oculari (S.L. Jaki – God and the Sun at Fatima, Ed. Real View Books 1999) ha fatto spostare l'attenzione del nostro ricercatore dal sole alle nubi. Così egli arriva ad ipotizzare che il cosiddetto "miracolo del sole" possa essere inteso, invece, come un miracolo di natura "meteorologica" senza perdere il suo carattere di straordinarietà. P. Jaki parla di una "lente di aria" formatasi in un cielo nuvoloso a circa 500 m dal suolo, caratterizzata da cristalli di ghiaccio capaci di rifrangere i raggi solari nei colori dell'arcobaleno. Due correnti avrebbero poi agito su questa "lente" da due direzioni diverse provocando un movimento ellittico alla stessa. Le testimonianze, infatti, attestano che sulla Cova da Iria l'aria, insolitamente fredda, si scaldò improvvisamente a livello del terreno, segno di una inversione termica che spinse verso il basso la "lente" già mossa lateralmente da una corrente d'aria in quota: il risultato appunto è una "danza". Si tratta di un fenomeno estremamente raro, anzi lo si può definire quasi unico considerando che tale "lente d'aria" deve aver avuto una grande stabilità per non disgregarsi e la "danza", per essersi verificata così come è stata descritta dalle cronache dell'epoca, deve essere stata causata da uno stesso tipo di impulso dato però da due correnti d'aria diverse.
Questa spiegazione non toglie nulla all'evento miracoloso, anche perché occorre aggiungere come l'evento fosse stato previsto con 3 mesi di anticipo da tre piccoli campagnoli analfabeti. Questa interpretazione allora ha il pregio di non presentare contraddizioni logiche o difficoltà di tipo scientifico perché, come ha ben spigato P. Jaki, "un mistero logico dovrebbe essere grandemente preferito ad un altro illogico".
Il "vero segreto di Fatima"– il suo perenne messaggio – per P.Jaki sta nel fatto che la silenziosa vita quotidiana di fede e pietà rimane di capitale importanza nei progetti che Dio ha per l'uomo.
Nessuno credeva ai tre pastorelli, allora il 13 luglio 1917 chiesero alla Signora delle Apparizioni un miracolo, per far sì che il messaggio loro affidato fosse creduto. E la fede cristiana è radicata su eventi miracolosi, piaccia o non piaccia. Così Dio, nella sua infinita bontà, è sempre intervenuto nella storia per "convertire" alla Sua Parola gli uomini con il cuore indurito.
Non è secondario indagare su questi segni straordinari che hanno accompagnato tutta la vicenda di Fatima e ne hanno in qualche modo sottolineato un messaggio in sé veramente semplice. Infatti, al di là delle pur importanti interpretazioni sui "segreti" di Fatima relativi alle guerre, al comunismo, alle vicende del papato e della Chiesa, resta per tutti questa necessità di vivere perseverando sui principi fondamentali della fede. Banale? Forse sì, ma i misteri di Fatima sono lì proprio ad indicarci che probabilmente ce ne dimentichiamo facilmente.

Fonte: Libertà e persona, novembre 2013

6 - LA ''STRANA'' RIMOZIONE DEL VESCOVO DI LIMBURG
Stupisce la punizione preventiva per fatti amministrativi ancora da accertare, mentre restano impuniti gravi abusi morali e dottrinali
Autore: Mauro Faverzani - Fonte: Corrispondenza Romana, 30/10/2013

Fa discutere la rimozione del Vescovo di Limburg, Mons. Franz-Peter Tebartz-van Elst, decisa formalmente a causa delle spese sostenute per la costruzione della sede vescovile, spese ritenute eccessive. C'è chi ritiene che contro di lui si sia abbattuta una campagna mediatica. C'è chi, come il quotidiano "Die Welt", solleva dubbi di procedura e di diritto circa le modalità seguite, trovando quanto meno strano che «sia stato non il Vescovo, ma il Capitolo della Cattedrale ad approvare la costruzione».
Perplessità ampiamente documentate dall'agenzia d'informazione cattolica tedesca "Kath-net", mentre in Diocesi, tra clero e fedeli, cresce l'impressione che, in realtà, l'intera vicenda ed il clamore ad essa riservata siano stati semplicemente un pretesto, «per cacciare l'uomo», come pubblicato ancora da "Die Welt".
Perché? Di certo il fatto che Mons. Tebartz-van Elst si collochi da sempre su posizioni tradizionali lo ha posto non solo in minoranza all'interno della Conferenza Episcopale Tedesca, bensì inviso ai soliti ambienti catto-progressisti. In una Chiesa, quella di Germania, ove sempre più forti si levano le voci liberaleggianti di chi, contro la Sacra Scrittura e contro il Magistero, chiede che i preti si sposino, che i Vescovi vengano eletti "democraticamente" dal popolo e che le donne accedano al sacerdozio, non stupisce che gli scandali si abbattano su chi canti fuori dal coro.
L'episodio dell'Arcidiocesi di Friburgo, con la richiesta giunta dal locale Ufficio di Pastorale Familiare di riammettere ai Sacramenti i cattolici divorziati e risposati parla da solo. Senza che ciò abbia provocato reazioni nelle Gerarchie, dettesi anzi disposte a parlarne al prossimo Sinodo. A tali ambienti certamente non sarà sfuggito questo giovane Vescovo, Mons. Tebartz-van Elst, più volte e da tempo incontratosi con i pochi Confratelli nell'episcopato con lui in sintonia, per discutere della situazione grave in cui versa la Barca di Pietro e concordando circa la necessità di mettersi in gioco. L'impressione od anche solo il timore, paventati sulla stampa, che non si cercasse che l'occasione per fermarlo trova così corpo, accreditandosi almeno come verosimile e plausibile.
Cosa stupisce in tutta questa vicenda? Il metodo. Colpisce il puntiglio e la costanza, con cui ci si è presi la briga di informare costantemente Papa Francesco in merito. Colpisce la fretta, con cui si è proceduti all'allontanamento di Mons. Tebartz-van Elst, impedendogli di esercitare il suo ministero, pur permanendo al momento in carica, e rimpiazzandolo con un nuovo Vicario Generale. Qui si è esercitata con forza un'inedita autorità, viceversa mai utilizzata in altri casi ben più gravi. Casi, in cui in discussione non v'erano fatti amministrativi, bensì abusi morali e dottrinali.
Qui non si è di fronte ad un episodio come quello dell'ultraprogressista ex-Arcivescovo Weakland di Milwakee, che pagò con 450 mila dollari, sottratti dalle casse dell'Arcidiocesi, il silenzio dell'amante omosessuale. Per non citare i problemi provocati in molte Diocesi da sodomiti e pedofili a tutti i livelli. Né sono in discussione le "bizzarre" idee di alcuni alti prelati, favorevoli al riconoscimento delle cosiddette "unioni civili" omosessuali ed al matrimonio dei preti, come il Presidente della Conferenza Episcopale Tedesca, Mons. Robert Zollitsch, oppure al ricorso alla "pillola del giorno dopo" in caso di stupro, come l'Arcivescovo di Colonia, il Card. Joachim Meisner. Peraltro sentiti entrambi dal Santo Padre, proprio prima di ricevere il Vescovo di Limburg e comunicargli la triste notizia. Si è deciso d'intervenire subito e con la mano pesante. Nonostante la posta in gioco fosse semplicemente l'aver eventualmente "abbellito" troppo la sede vescovile, fatto evidentemente imperdonabile in un tempo di pauperismo architettonico ecclesiale.
Le accuse, tra l'altro, sono ancora tutte da dimostrare: eventuali responsabilità dovranno essere accertate infatti dalla Commissione istituita dalla Conferenza Episcopale Tedesca. Eppure la "rimozione" c'è già stata. Uno dei pochi casi, nella Chiesa, di azione "preventiva". C'è chi parla già addirittura di trasformare il complesso in una mensa per poveri, in una biblioteca per preti, in un asilo, in un ospizio religioso o in un ritrovo per giovani... Predicar la povertà va bene. Ma il dubbio che, anche nella Chiesa, stia imperversando una sorta di "spirito del pauperismo" o di "ventata del catarismo" sorge. Pur senza entrare nel merito della questione specifica, vi fu chi contestò che a Cristo si cospargessero i piedi con il prezioso olio profumato di vero nardo, dicendo: «Perché quest'olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?». Costui fu Giuda Iscariota. E sappiamo la storia come sia andata...

Fonte: Corrispondenza Romana, 30/10/2013

7 - LA SCUOLA ITALIANA DIVENTA UN CAMPO DI RIEDUCAZIONE
Ad esempio a Torino, nelle scuole medie, vanno in scena spettacoli rieducativi secondo l'ideologia gay (mentre nelle scuole non statali si impedisce di parlare di omosessualità)
Autore: Massimo Introvigne - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 04/11/2013

Nei giorni scorsi per prima «La nuova Bussola quotidiana» e a seguire buona parte della stampa nazionale hanno dato conto di che cosa è vietato nelle scuole torinesi: promuovere incontri per i genitori, anche privati, sui temi dell'ideologia di genere e dell'omofobia, cui un istituto cattolico, il Faà di Bruno, ha dovuto rinunciare dopo aggressioni e minacce della lobby gay. Non è meno istruttivo vedere che cosa è permesso, anzi è obbligatorio.
Il 24 ottobre 2013 è stata pubblicata [...] la cronaca di uno dei tanti simpatici eventi allestiti da questa organizzazione nelle scuole piemontesi, questa volta per gli alunni della II B della Scuola Media Antonio Gramsci, Plesso Gobetti di Settimo Torinese, cintura di Torino. Seconda media: cioè, dodicenni. Certo, uno potrebbe pensare che tra Gramsci e Gobetti sia difficile immaginare qualche cosa che assomigli vagamente a un'educazione rispettosa offerta agli alunni cattolici. Ma qui si va molto oltre.
Il sito ci informa - e ci documenta - che «la classe ha voluto allestire una riflessione teatrale come restituzione al tema trattato nel primo incontro relativo alla discriminazione in base all'orientamento sessuale». Le chiamano proprio così: «restituzioni».
Vediamo dunque che cosa «restituiscono» i bambini dopo avere ascoltato una lezione di indottrinamento sul gender. Una bambina attacca: «Amava indossare i pantaloni rosa... era un ragazzo di 15 anni... si è suicidato». Gli altri dodicenni elencano varie discriminazioni, fino a che due bambini esclamano: «Mi chiamano frocio» - «Mi dicono che sono lesbica». E tutti i dodicenni gridano insieme: «basta».
Scena seconda: il Parlamento della Repubblica Italiana. Un bambino interpreta il parlamentare che propone: «Dichiaro aperta la seduta. "In base all'articolo 3 della nostra Costituzione io propongo di riconoscere giuridicamente le unioni civili tra persone dello stesso sesso". Seguiamo l'esempio dei nostri vicini europei (Francia, Spagna, Regno Unito)...». Applausi. Un'altra piccola parlamentare interviene a favore: «Sono d'accordo! Dobbiamo combattere ogni forma di discriminazione... Tutti devono sentirsi tutelati dalla nostra Costituzione, nessuno può venire escluso perché sceglie di amare una persona del suo stesso sesso». E c'è anche la bambina che fa la parte della parlamentare cattiva: «Io, invece, non sono d'accordo! L'unico matrimonio possibile è quello eterosessuale e l'unica famiglia degna di tale nome è formata da mamma e papà, non da papà e papà o mamma e mamma... e poi cari colleghi pensiamo alle cose serie... l'economia per esempio. Stiamo solo perdendo tempo...».
Un'altra parlamentare buona: «Non è accettabile che, in un paese che si dichiara moderno, le coppie gay non vedano riconosciuti pienamente i loro diritti... il loro amore è forse di serie B? Chi siamo noi per decidere cosa è giusto e cosa non lo è ?». Per fortuna ci è risparmiata la consueta citazione manipolatrice di Papa Francesco, ma forse è implicita. Segue un parlamentare maschio cattivo, sempre interpretato da uno dei dodicenni: «E già, magari, ora approviamo anche una legge che permetta ai gay di adottare dei figli... È un'unione contro natura... ma cosa state dicendo?!! Non sono d'accordo!».
Alla fine si vota. I parlamentari contrari si chiamano – che bei nomi – Paura, Disprezzo, Pregiudizio, Disparità, Diversità ed Esclusione. Ma perdono: almeno in una scuola media è giusto fare interpretare dai ragazzini spettacoli dove vincono i buoni. Interviene il Presidente della Repubblica – beninteso, una bambina – la quale proclama: «Sono orgogliosa di essere il Presidente di un Paese come l'Italia che ha dimostrato di essere uno Stato civile, rispettoso e garante dei diritti di tutti, senza nessuna distinzione. Oggi l'Italia ha mantenuto una promessa: quella dell'eguaglianza... Dichiaro valida la legge che riconosce giuridicamente le unioni civili tra le persone dello stesso sesso!».
I bambini si scatenano. C'è chi dice «Il mio cane può amarmi» e chi «Io posso amare il mio gatto». In attesa di nuovi spettacoli che esplorino queste ulteriori interessanti frontiere – perché fermarsi alle persone dello stesso sesso, chi siamo noi per giudicare chi preferisce i cani e i gatti? – al segnale della professoressa tutte le ragazzine gridano «Sonia può amarmi» e i ragazzini «Fabio può amarmi». E tutti i dodicenni finiscono cantando «A te povero egoista che vivi senza amore - Auguro che il nostro sentire arrivi fino al cuore».
Naturalmente, è prevista la possibilità che i ragazzi delle scuole non se la sentano subito di recitare. Niente paura, sono previsti spettacoli di «tecnologia filosofica» interpretati da adulti con tanto di baci omosessuali, postati in video sul sito tanto perché nessuno possa dire che non era stato avvertito.
Non è un racconto satirico. Succede davvero. A Torino, a bambini di dodici anni. Anche in altre scuole: per esempio alla statale Meucci, in tre classi di seconda media, sono stati proposti uno spettacolo e una discussione sul genere, spiegando che «se il vostro compagno [maschio] domani venisse a scuola vestito di fuxia e paiettes [sic]» nessuno dovrebbe particolarmente stupirsi. Qualche genitore ha protestato, ma è stato messo a tacere o in ridicolo.
Siamo chiari, visto che oggi si dà dell'«omofobo» molto facilmente e gratuitamente. È giusto combattere ogni forma di bullismo nelle scuole, spiegare ai bambini che è odioso insultare, prendere in giro, picchiare i compagni percepiti come «diversi», si tratti di maschietti che sembrano effeminati, di bambine che sembrano mascoline, d'immigrati, di rom. O magari – succede – di cattolici o di musulmani devoti – a Torino ormai in molte scuole i secondi sono più numerosi dei primi – in classi dove nessuno è religioso. Tutt'altra cosa è indottrinare all'ideologia di genere, far mettere in scena da bambini una seduta del Parlamento a proposito di una legge tuttora in discussione, servirsi dei dodicenni per insultare come incivili o vittime di pregiudizi i parlamentari che su quella legge hanno opinioni diverse dagli autori del copione.
E tutto questo succede in scuole pubbliche, a spese dei contribuenti. A Torino come in mezza Italia. Continuerà a succedere, se non fermiamo in tempo questo treno impazzito che corre verso un burrone. E continuerà anche a succedere che, se invece qualche cattolico vuole esporre, civilmente e privatamente, idee diverse, come si è visto nel caso Faà di Bruno, intervengono i Comuni minacciando sanzioni. Con l'applauso anche di cattolici impauriti o complici.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 04/11/2013

8 - LETTERE ALLA REDAZIONE: I TRISTI EFFETTI DELL'AUTODISTRUZIONE DEL CRISTIANESIMO
E' stata inaugurata la moschea a Colle di Val d'Elsa (Siena)
Autore: Giano Colli - Fonte: Redazione di BastaBugie, 29 ottobre 2013

Buongiorno,
mi chiamo Niccolò e sono di Firenze. Nella mia Toscana é presente una forte comunità islamica che si sta espandendo sempre di più. Questo mi fa un po' timore soprattutto per la loro intolleranza verso il nostro credo. In questi giorni hanno inaugurato una moschea a Colle Val D'elsa, un bellissimo paese del Chianti che sta andando in mano a questa gente (scusate la vena polemica). La Moschea è stata  costruita in parte con i soldi del Monte dei Paschi di Siena, noto istituto bancario vicino alla bancarotta. Trovo sia giusto che queste persone abbiano un luogo dove aggregarsi, mi chiedo soltanto se noi avremmo potuto fare lo stesso nel loro paese e soprattutto con (in parte) soldi loro. Va bene la multiglobalità, ma... perché a senso unico? Sono genitore di due figli molto piccoli e il pensiero che si possano mischiare a persone intolleranti nei nostri confronti come gli islamici non mi fa stare tranquillo.
Il problema non sono solo loro, che chiedono una Moschea e gli viene data. Il problema sono le istituzioni e le persone italiane che consentono questo non volendo preservare la nostra cultura morale e religiosa.
Si pensa subito al razzismo, al non volere che queste persone si integrino con noi... Ricordo solo che sarebbe opportuno che chi viene nel nostro paese rispettasse anche la nostra identità, che si finisse di togliere i crocifissi dalle scuole e soprattutto che si possa essere cattolici senza doversi nascondere per non essere tacciati di "antichi".
Uno sconsolato lettore del vostro sito

Gentile Niccolò,
sulle delicate questioni che hai sollevato, già nel 2010 avevamo pubblicato alcuni articoli a cui ti rimando per approfondire.

COSTRUIRE MOSCHEE IN ITALIA NON FA NE' IL BENE DEGLI IMMIGRATI, NE' IL BENE DEGLI ITALIANI
Il caso della moschea a Colle di Val d'Elsa: il comune non concede il referendum e trova invece soldi e permessi necessari
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=667

MOSCHEA A FIRENZE? NO GRAZIE! PADRE SERAFINO LANZETTA CRITICA FRANCO CARDINI
Bibbia e corano non parlano dello stesso Dio
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1415

MOSCHEA A FIRENZE: SBAGLIA CHI PENSA CHE CRISTIANI E MUSULMANI PREGHINO LO STESSO DIO MA CON NOMI DIVERSI
Inoltre la storia dovrebbe insegnare che la religione islamica avanza nella misura in cui conquista un territorio
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1424

Cosa aggiungere? Penso che i cristiani dovrebbero aprire gli occhi sulla realtà che stiamo preparando ai nostri figli.
Ecco qui sotto il video che abbiamo già consigliato più volte sulle conseguenze dell'immigrazione musulmana in Europa e nel mondo

http://www.youtube.com/watch?v=aDaUppMaoEI

Fonte: Redazione di BastaBugie, 29 ottobre 2013

9 - OMELIA XXXII DOMENICA TEMPO ORD. - ANNO C - (Lc 20,27-38)
Dio non è dei morti, ma dei viventi
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 10/11/2013)

Il Vangelo di questa domenica ci presenta l'episodio di Gesù a confronto con i farisei e con i sadducei. Dei farisei si parla tante volte nel Nuovo Testamento, non così dei sadducei. Il nome sadducei deriva da Sadoc che era Sommo Sacerdote al tempo di Salomone. Ai sadducei appartenevano le famiglie più ricche e influenti della casta sacerdotale e della nobiltà di Gerusalemme. Dal punto di vista religioso essi erano molto conservatori: riconoscevano l'autenticità solamente della Legge scritta di Mosé, rifiutando invece la tradizione orale, alla quale i farisei attribuivano una grande importanza.
Una delle più grandi differenze tra farisei e sadducei riguardava la risurrezione dei corpi e la Vita eterna; i farisei le sostenevano, i sadducei le negavano. Nell'Antico Testamento, la fede in queste verità si andò sempre più perfezionando. All'inizio si pensava che l'anima nell'aldilà vivesse come un'ombra, e quindi non conducesse una vera e propria vita. Impensabile era inoltre ammettere la risurrezione dei corpi. I sadducei, per il loro esasperato attaccamento alla tradizione più antica, pensavano proprio questo. I farisei, al contrario, credevano alla Vita eterna e alla risurrezione finale.
I sadducei, sapendo che su questo punto Gesù sosteneva la stessa dottrina dei farisei, presentarono al Signore un caso da risolvere. Questo caso era basato sulla legge del "levirato", secondo cui il cognato doveva sposare la vedova del fratello morto senza figli, e questo per assicurare a lui una discendenza e alla famiglia la conservazione propria e dei beni patrimoniali.
I sadducei fanno il caso di sette fratelli, tutti morti senza figli, la cui vedova era passata dall'uno all'altro. Se si ammette la risurrezione, ci si trova di fronte ad un caso molto difficile: di chi sarà moglie la donna?
La risposta di Gesù scavalca come sempre le corte vedute dei suoi interlocutori. Questi intendevano la vita dell'aldilà, se veramente esisteva, come un prolungamento della vita terrena, con tanto di matrimonio; mentre Gesù, rispondendo loro, fa comprendere che la Vita eterna è totalmente trasfigurata, che il matrimonio c'è solo su questa terra e che in Paradiso saremo tutti come angeli.
Per condurre i sadducei alla retta fede, Gesù cita un versetto del Pentateuco, un versetto che dovevano conoscere molto bene dal momento che era l'unica parte della Sacra Scrittura che accettavano. Il versetto riporta le parole che Dio pronunciò quando si rivolse a Mosé dal roveto ardente. Egli si chiamò il «Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe» (Lc 20,37; cf Es 3,6).
Questa dimostrazione a noi, forse, non dice molto; ma, per un israelita era molto stringente. Per noi, dire "Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe" significa affermare il Dio che Abramo, Isacco e Giacobbe hanno adorato, ossia l'unico vero Dio. Ma non è così per un ebreo. Queste parole hanno un senso molto più profondo e significano il Dio dal quale Abramo, Isacco e Giacobbe sono attualmente protetti. Quindi, se Dio disse così a Mosé, e se così Mosé in seguito disse agli israeliti, voleva dire che i tre grandi Patriarchi dell'antichità esistevano ancora e che la vita che abbiamo da Dio è eterna. Se Abramo e gli altri Patriarchi fossero morti per sempre, il Signore sarebbe venuto meno alla promessa di essere loro protettore, e l'appellativo «Dio di Abramo» risulterebbe ingannevole.
Veniamo ora a qualche applicazione per la nostra vita. La vita che abbiamo avuto in dono da Dio è eterna. Siamo stati creati per conoscere, amare e servire Dio. Questa è la nostra più vera e profonda vocazione e solo realizzando questa vocazione noi saremo autenticamente felici. I Santi sono quelli che hanno capito la cosa più importante e sono andati diritti alla mèta. Impariamo da loro a non sciupare la nostra vita e a prepararci giorno dopo giorno la nostra eternità beata in Paradiso.
Gesù ha detto che in Paradiso saremo tutti come angeli e che non vi sarà più il matrimonio. Da queste parole di Gesù si comprende l'importanza della vita religiosa, con i voti di povertà, castità e obbedienza, che anticipa già su questa terra la condizione futura del Paradiso. Preghiamo che ci siano sempre numerose e sante vocazioni alla vita consacrata, perché i consacrati sono un richiamo vivo e costante alle cose di lassù, dov'è la nostra vera Patria.

Nota di BastaBugie: Per l'omelia della domenica successiva, vai a
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1413

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 10/11/2013)

10 - RIPRENDE AL SENATO LA DISCUSSIONE SULLA LEGGE SULL'OMOFOBIA

Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 10/12/2013

Circa 400 frati, di cui quasi duecento sacerdoti, sparsi in 55 case religiose in tutto il mondo. Altrettante le suore, anch'esse diffuse nel mondo in 47 case religiose. Erano questi i numeri dei Francescani dell'Immacolata fino allo scorso 11 luglio, quando un decreto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata ne ha deciso il commissariamento. I Francescani dell'Immacolata sono una famiglia religiosa giovane con forte impronta missionaria, nata all'inizio degli anni '70 da padre Stefano Maria Manelli e padre Gabriele Maria Pellettieri che, allora frati francescani conventuali, avviano una nuova esperienza francescana alla luce dell'Immacolata unendo la Regola bollata di san Francesco d'Assisi con la Traccia mariana di vita francescana redatta da padre Manelli. Riconosciuti dalla Chiesa nel 1990, dal 1998 i Francescani dell'Immacolata godono del riconoscimento pontificio.
A un certo punto però qualcosa nella famiglia religiosa si è rotto tanto che un gruppo di cinque frati all'inizio del 2012 sono ricorsi alla Congregazione vaticana dei religiosi denunciando una presunta svolta tradizionalista della congregazione, e chiedendo che si tornasse al carisma originario. La visita apostolica ordinata dalla Congregazione si è risolta poi nel commissariamento dello scorso 11 luglio – commissario è stato nominato il francescano padre Fidenzio Volpi -, ma mentre il fondatore padre Manelli e gli altri superiori dell'istituto proclamavano "devota obbedienza" e sceglievano la strada del silenzio e della preghiera, tutto intorno si scatenavano le polemiche, soprattutto per il divieto imposto per la celebrazione della messa Vetus Ordo, che era stata liberalizzata da Benedetto XVI nel 2007 con il Motu Proprio Summorum Pontificum.
Ma le cose evidentemente non erano molto pacifiche neanche all'interno della congregazione perché a 5 mesi dall'insediamento del commissario, si ha l'impressione di una vera e propria guerra che rischia di azzerare un ordine religioso che attirava numerose vocazioni e veniva invitato da molti vescovi - italiani e non - ad aprire case nelle proprie diocesi. I dati sono impressionanti: il padre fondatore Stefano Maria Manelli è confinato in una casa nella diocesi di Cassino, impedito di spostarsi, e addirittura dall'ultimo ricovero in ospedale impedito di vedere e sentire anche i propri parenti (in pratica è agli arresti domiciliari, vedi l'articolo di oggi di Danilo Quinto); tutti i frati che occupavano posti di responsabilità sono stati trasferiti chi all'estero chi in località remote; sono stati sciolti i movimenti laicali collegati alla congregazione – laici missionari e Terz'ordine -; proibita la collaborazione dei frati alle riviste dell'ordine (la cui proprietà è esterna); inoltre con la lettera inviata l'8 dicembre, padre Volpi ha comunicato la chiusura del seminario e la sospensione delle ordinazioni diaconali e sacerdotali; nella stessa lettera si comunica poi la decisione di passare alla conta: "Ogni religioso dovrà chiaramente e formalmente manifestare per iscritto la volontà di continuare il proprio cammino nell'Istituto dei Francescani dell'Immacolata", fedele al carisma originario e alle direttive sulla vita religiosa contenute nei documenti del Concilio Vaticano II.
Nell'insieme si tratta di misure così dure che si fa fatica a credere che tutto dipenda dalla presunta svolta tradizionalista, anche perché per situazioni ben più gravi l'approccio seguito da Vaticano e singole Conferenze episcopali è stato diverso. Basti pensare al caso delle congregazioni religiose femminili americane, commissariate nell'aprile 2012 ma dopo aver tollerato per anni una ribellione ben oltre i limiti dell'ortodossia. Il commissariamento è ancora in vigore ma la linea è comunque quella del dialogo, malgrado ci fossero tutti gli elementi per la "serrata" dei conventi.

Ma di abusi e prassi contrarie al Catechismo e al Magistero è piena anche la storia italiana degli ultimi decenni. Basterebbe ricordare la "Lettera ai cristiani" dei 63 teologi nel 1989, pubblicata e sostenuta apertamente da riviste di ordini religiosi: una ribellione al Magistero per cui non c'è stata alcuna conseguenza, anzi alcuni dei 63 sono anche stati nominati vescovi come premio. Per non parlare delle riviste di congregazioni religiose missionarie che per anni hanno sposato entusiasticamente tesi rivoluzionarie certamente non cattoliche, senza che mai a qualcuno a Roma sia venuto in mente di fare un po' di chiarezza. E gli esempi potrebbero continuare fino ai nostri giorni, visto che l'8 dicembre per celebrare don Gallo nella "sua" chiesa di san Benedetto a Genova, don Luigi Ciotti non ha trovato nulla di meglio che intonare Bella Ciao come canto liturgico mentre qualcuno dei presenti alzava il pugno chiuso.
Ecco, a fronte di questi esempi viene da chiedersi cosa avranno mai combinato davvero padre Manelli e i suoi confratelli per meritare una punizione così pesante. Sarebbe proprio il caso che venisse chiarito cosa è successo e cosa sta succedendo, se ci sono davvero colpe gravissime o c'è invece (per usare un eufemismo) un eccesso di zelo da parte di commissario e nuovi responsabili. Sarebbe giusto e doveroso anche nei confronti di quei fedeli in tutto il mondo affidati alla cura pastorale di questi sacerdoti.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 10/12/2013

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