BastaBugie n°325 del 29 novembre 2013

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1 LA NUOVA RUSSIA DI PUTIN RISCOPRE LE RADICI CRISTIANE
Una volta era l’impero del male, oggi è un modello da imitare (e che entra in rotta di collisione con l'Occidente sazio e disperato)
Autore: Mario Palmaro - Fonte: Il Timone
2 LA PONTIFICIA UNIVERSITA' LATERANENSE PREMIA NAPOLITANO: NOI CI DISSOCIAMO
Non ci scandalizzano le cortesie istituzionali che la Chiesa riserva ai capi di Stato, ma c'era bisogno di assegnargli una prestigiosa onorificenza presentandolo come una speranza per la democrazia, campione dei diritti della persona?
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
3 SE I GIOVANI NON DICONO PIU' ''TI AMO''
Ecco l'esito della rivoluzione sessuale: una generazione di corpi senz'anima, di schiavi e di schiave (VIDEO: Più del sesso)
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero
4 KENNEDY, PRESIDENTE CATTOLICO? SOLO DI NOME...
50 anni fa moriva assassinato a Dallas il presidente che predicava il peggior laicismo con la separazione assoluta fra Stato e Chiesa
Autore: Marco Respinti - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
5 IL PAPA TELEFONA E SI RICONCILIA CON MARIO PALMARO
Il Pontefice mi ha detto che le critiche fanno bene, poi si è preoccupato per la mia salute, io gli ho ribadito la mia fedeltà
Autore: Caterina Maniaci - Fonte: Libero
6 LA MIOPIA DEI CATTOLICI CHE GIUSTIFICANO IL TRIBUNALE DI BOLOGNA CHE HA AFFIDATO UNA BIMBA A UNA COPPIA GAY
Il vicario della diocesi di Bologna, Francesco D'Agostino, Eugenia Roccella e altri, in buona fede, fanno però il gioco delle lobby gay
Autore: Giovanna Arcuri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
7 NUOVO CENTRO DESTRA: E' SOLO UNA GUERRA DI POTERE
Come conciliare il proclamarsi cattolici con il consenso a governi che abbattono a colpi di piccone i principi della legge naturale?
Autore: Danilo Quinto - Fonte: Corrispondenza Romana
8 LETTERE ALLA REDAZIONE: QUELLO CHE IL SEGRETARIO GENERALE DEI FRANCESCANI DELL'IMMACOLATA NON DICE
Luisella Scrosati fa notare che Padre Bruno furbescamente omette di rispondere alla sua lettera nelle parti a lui scomode
Autore: Giano Colli - Fonte: Redazione di BastaBugie
9 OMELIA I DOMENICA DI AVVENTO - ANNO A - (Mt 24,37-44)
Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - LA NUOVA RUSSIA DI PUTIN RISCOPRE LE RADICI CRISTIANE
Una volta era l’impero del male, oggi è un modello da imitare (e che entra in rotta di collisione con l'Occidente sazio e disperato)
Autore: Mario Palmaro - Fonte: Il Timone, novembre 2013 (n. 127)

"I Paesi euro-atlantici stanno ripudiando le loro radici, persino le radici cristiane che costituiscono la base della civiltà occidentale. Essi rinnegano i principi morali e tutte le identità tradizionali: nazionali, culturali, religiose e financo sessuali. Stanno applicando direttive che parificano le famiglie a convivenze di partners dello stesso sesso, la fede in Dio con la credenza in Satana." Pensieri e parole non di un papa o di un cardinale, ma di un uomo politico: Vladimir Putin. Stiamo parlando del presidente della Federazione Russa, l'erede dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, il colosso comunista fondato sull'ateismo di stato e sulla dittatura del proletariato. Ora la storia, con una beffardo e rapido capovolgimento di scena, ci mostra il leader della Russia che bacchetta il mondo occidentale per la sua deriva relativista, nichilista, atea, omosessualista. Satana, dice in sostanza Putin, non abita più nell'Est cattivo e marxista, ma si è comodamente accomodato nell'Occidente libero e consumista. L'impero del male siamo diventati noi.

NO ALLA GLOBALIZZAZIONE DEL MALE
Un discorso storico, quello di Vladimir Putin, tenuto il 19 settembre al Valdai International Discussion Club. Un vasto programma che è l'opposto del regime sovietico del quale Putin stesso fece parte. Ma anche l'antitesi dell'Unione Europea, o degli Stati Uniti, o di importanti nazioni sudamericane. Vladimir Putin sa benissimo che nel mondo globalizzato i barbari morali premono alle porte, e vogliono inquinare ogni nazione con leggi e costumi aberranti. Per questo egli dice che "oggi ci occorrono nuove strategie per preservare la nostra identità in un mondo che cambia rapidamente (…)" Nessuna nostalgia per il passato comunista, spiega: "Ci siamo lasciati alle spalle l'ideologia sovietica, e non c'è ritorno"; ma nello stesso tempo no anche "a un liberalismo estremo, all'occidentale."
"Senza i valori incorporati nel Cristianesimo e nelle altre religioni storiche – prosegue Putin - senza gli standard di moralità che hanno preso forma dai millenni, le persone perderanno inevitabilmente la loro dignità umana. Ebbene: noi riteniamo naturale e giusto difendere questi valori".

FEUERBACH CAPOVOLTO E IL MATERIALISMO LIBERALE
L'uomo è ciò che mangia, diceva con una celebre battuta Ludvig Feuerbach, in una sintesi efficacissima del materialismo storico: l'uomo ridotto a materia, svuotato di qualsiasi elemento spirituale, l'uomo senz'anima e tutto stomaco, cioè desiderio istintivo da soddisfare. Dopo settant'anni di mostruoso socialismo realizzato, dopo i gulag e le purghe, dopo milioni di vittime del regime, fa un effetto strano sentire, nel 2013, il presidente della Federazione Russa capovolgere il paradigma di Feuerbach: "Ogni stato deve disporre di forza militare, tecnologica ed economica; ma la cosa prima che ne determinerà il successo è la qualità dei suoi cittadini, la qualità della società: la loro forza intellettuale, spirituale e morale. Alla fin fine, crescita economica, prosperità ed influenza geopolitica derivano da tali condizioni della società." Lezione impressionante per l'Occidente, che ricerca le cause della sua crisi economica non nel disastro morale, ma nei meccanismi stessi dell'economia. Mostrando così il vero volto del liberalismo, che è la prosecuzione del marxismo con altri mezzi. Putin invece dice: sono le qualità morali e spirituali dei cittadini che fanno grande una nazione.

LA MORTE DELL'URSS: LE VERE CAUSE
Per Vladimir Putin il passato drammatico della Russia è il frutto di una crisi morale: "Abbiamo provato il collasso del nostro stato per ben due volte. L'effetto è stato un colpo devastante ai codici culturali e spirituali della nostra nazione; abbiamo fronteggiato la rottura di tradizioni e consonanza della storia, con la demoralizzazione della società, con una perdita di fiducia e responsabilità. Queste sono le cause radicali dei tanti urgenti problemi che affrontiamo. La questione della responsabilità verso se stesso, verso la società e il diritto, è qualcosa di fondamentale per la vita di ogni giorno come per la vita del diritto". Quindici anni fa mi capitò di incontrare e intervistare Michail Gorbaciov – uomo assai diverso da Putin - e gli chiesi: "Signor Presidente, la sua è la nazione del mondo con il maggior tasso di aborti, se ne4 praticano un milione all'anno: cosa pensa di fare?" Gorbaciov rispose: "Se non sapremo uscire da questa crisi morale, non ci risolleveremo".
In Europa "la political correctness ha raggiunto tali eccessi – dice il Presidente - che ci sono persone che discutono seriamente di registrare partiti politici che promuovono la pedofilia. In molti Paesi europei la gente ha ritegno o ha paura di manifestare la sua religione. Le festività sono abolite o chiamate con altri nomi; la loro essenza (religiosa) viene nascosta, così come il loro fondamento morale. Sono convinto che questo apre una strada diretta verso il degrado e il regresso, che sbocca in una profondissima crisi demografica e morale. (…) E cos'altro se non la perdita della capacità di auto-riprodursi testimonia più drammaticamente della crisi morale di una società umana? Oggi la massima parte delle nazioni sviluppate non sono più capaci di perpetuarsi, nemmeno con l'aiuto delle immigrazioni." Parole sante. Forse l'Europa avrebbe bisogno di un politico come Vladimir Putin.

CHI È PUTIN?
Ma chi è realmente quest'uomo? Nato il 7 ottobre del 1952 a San Pietroburgo, forse di antiche origini vicentine, Putin visse un'infanzia povera: il nonno era cuoco di Lenin e Stalin, il padre sommergibilista nella marina sovietica. Putin è stato membro del Partito comunista, colonnello del KGB, collaboratore per cinque anni della Stasi a Dresda. Fu indubbiamente un ingranaggio della macchina sovietica. La svolta nel 1997, quando Boris Elstin lo chiama a collaborare con lui. Dal 2000 al 2008 diviene presidente della Federazione Russa, e il 7 maggio 2012 ottiene un nuovo mandato presidenziale con oltre il 60% dei consensi contro il 17% raccolto dal candidato comunista. Nel 1983 Putin convolò a nozze con Ljudmila Škrebneva, dalla quale ha avuto due figlie. Quest'anno la coppia ha divorziato.
Oggi Vladimir Putin è un cristiano praticante. Nonostante il padre fosse un militante ateo, la madre di Putin era una devota credente ortodossa. Pur non avendo icone dentro la propria casa, la donna frequentava regolarmente la Chiesa, battezzò segretamente Vladimir ed era solita portarlo con lei in chiesa. Pare che la "conversione"di Putin ebbe luogo dopo un grave incidente stradale che coinvolse la moglie nel 1993. Putin divenne ancora più devoto dopo che nell'agosto 1996 la sua dacia prese fuoco rischiando di uccidere gli occupanti.

ODIATO DAI MASS MEDIA OCCIDENTALI
Vladimir Putin è molto odiato dai giornali e dalle Tv occidentali, che ne offrono un'immagine rozza e violenta. Viste le sue idee, non c'è da stupirsi di tale mistificazione. Nel 2011 Putin ha annunciato misure economiche per la natalità, e la Duma – il parlamento russo – ha varato una legge restrittiva sull'aborto. Nella primavera di quest'anno Putin ha varato la legge contro la propaganda anche via Web di orientamenti sessuali non tradizionali in presenza di minori. Una legge contro la propaganda gay, che ha fatto infuriare il media system occidentale.
E' difficile capire fino in fondo l'uomo Putin: un deciso interventista nella guerra in Cecenia, un appassionato di judo che però è contrario a ripristinare la pena di morte perché, dice, "lo stato non può sottrarre a Dio il diritto di togliere la vita". Un uomo che nel 2000 cambiò con una legge il testo dell'inno russo: Putin confermò la bellissima melodia di Aleksandrov, ma eliminò tutti i riferimenti a Lenin e al PCUS. Al loro posto introdusse i versi che recitano: "Russia, nostra santa patria! Russia, nostro amato paese! Una volontà forte, una grande gloria, sono il tuo patrimonio da sempre!» (…) Dai mari meridionali alla regione polare si stendono le nostre foreste e i nostri campi. Tu sei unica nel mondo, inimitabile, terra natia protetta da Dio!"

Fonte: Il Timone, novembre 2013 (n. 127)

2 - LA PONTIFICIA UNIVERSITA' LATERANENSE PREMIA NAPOLITANO: NOI CI DISSOCIAMO
Non ci scandalizzano le cortesie istituzionali che la Chiesa riserva ai capi di Stato, ma c'era bisogno di assegnargli una prestigiosa onorificenza presentandolo come una speranza per la democrazia, campione dei diritti della persona?
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 23/11/2013

Non ci scandalizzano le cortesie istituzionali che la Chiesa riserva ai capi di Stato, anche i più discussi: giustamente si tiene la porta aperta al dialogo con tutti, se possibile si trova anche il modo di collaborare per migliorare la condizione degli uomini. Né ci scandalizza un rapporto di amicizia personale tra il papa o un cardinale e un capo di Stato lontano dalla fede. Molte volte è proprio l'amicizia con un uomo di profonda fede che fa breccia nel cuore dell'uomo, anche il più duro. Ne abbiamo avuto un esempio anche questa settimana ripercorrendo la straordinaria conversione – grazie all'amicizia con Tolkien - dello scrittore C.S.Lewis, di cui ricorreva il 22 novembre il 50esimo anniversario della morte.
E però quando si comincia a fare confusione tra bene e male, quando le cose cambiano nome allora non capiamo più. Oppure c'è qualcosa che ci sfugge nell'onorificenza concessa al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano dalla Pontificia Università Lateranense. Giovedì 21 novembre infatti Napolitano si è recato in visita alla Lateranense, «l'Università del Papa», accolto dal vicario di Roma cardinale Agostino Vallini e dal rettore dell'Ateneo monsignor Enrico dal Covolo. Grande cordialità - e va bene - ma poi ecco il conferimento della Medaglia d'onore dell'Università. E già qui il primo colpo – un conto è accogliere, un altro è premiare -, poi ecco la motivazione:
«Per il generoso impegno nella promozione dei diritti della persona; per la passione educativa nei confronti delle nuove generazioni, speranza e garanzia di una società rispettosa dei principi democratici incardinati nella Costituzione della Repubblica Italiana; per la coerente testimonianza di vita, che invita gli studenti all'impegno quotidiano e alle competenze indispensabili per valorizzare, nel dialogo sincero, le differenze di cultura, di nazionalità, di razza, di religione».
E allora qui, escludendo la possibilità di un caso di omonimia, proprio non capiamo.
"Generoso impegno nella promozione dei diritti della persona", dice la Lateranense: ma non stiamo parlando di quel Napolitano che, come dirigente del Partito Comunista, ha per decenni apertamente sostenuto la repressione di tanti popoli sotto il regime sovietico? Che ha teorizzato la necessità dell'intervento dei carri armati sovietici in Ungheria nel 1956, senza aver mai fatto cenno a una qualsiasi forma di pentimento? E ancora: non è lo stesso Napolitano che dal caso Welby (2006) in poi non ha perso occasione per fare pressioni a favore di una legge pro-eutanasia? Il cui intervento – fuori dai binari concessigli dalla Costituzione - è stato decisivo per uccidere Eluana Englaro? In quella drammatica occasione, siamo nel 2009, un missionario italiano in Uruguay, padre Aldo Trento, restituì l'onorificenza ricevuta dal presidente della Repubblica l'anno precedente, con queste parole rivolte a Napolitano: «…Come posso io, cittadino italiano, ricevere simile onore di Cavaliere dell'Ordine della Stella della solidarietà, quando Lei, con il suo intervento permette la morte di Eluana, a nome della Repubblica Italiana? Sono sdegnato e ripeto il mio rifiuto al titolo che Lei mi concesse». Non ci risulta che Napolitano si sia mai pentito di quella decisione, né ci risulta che la Chiesa abbia cambiato il suo insegnamento sul valore sacro della vita, sul primato della persona e sulla libertà.
Andiamo avanti: «Passione educativa nei confronti delle nuove generazioni». Non c'è dubbio che abbia passione educativa, ma bisogna vedere i contenuti di questa educazione. Se guardiamo all'esempio personale c'è da imparare il trasformismo e l'opportunismo, se guardiamo a ciò che afferma è un maestro di relativismo. Aperto a tutto ciò che va nella "giusta" direzione, verso cui guida il Parlamento. Non a caso ha sostenuto apertamente il varo di una legge contro l'omofobia, né è un caso che l'elezione per il secondo mandato sia stata salutata con grande soddisfazione anche dalle associazioni Lgbt, che lo ricordano come «il primo presidente della Repubblica ad aver aperto le porte del Quirinale alle associazioni gay, lesbiche e trans il 17 maggio 2010».
«Speranza e garanzia di una società rispettosa dei principi democratici». Ma come? Sarà pure la nostra classe politica ridotta male, ma come si fa a indicare come garante della democrazia uno che ha costruito la sua carriera politica a servizio del più grande impero totalitario, e contro gli interessi dell'Italia? Fino al crollo del Muro di Berlino ha giustificato il soffocamento di tutti i popoli che anelavano alla democrazia, e ora – senza neanche un cenno di autocritica (tra i comunisti non si usa la parola pentimento) – dobbiamo acclamarlo come speranza e garanzia della democrazia?
«Coerente testimonianza di vita»: su questo in effetti si può anche concordare. Napolitano è sempre stato un coerente uomo di potere, sempre in sella: stalinista con Stalin, brezneviano con Breznev, riformista con Gorbaciov, poi si è messo in proprio. La caduta del Muro di Berlino gli ha aperto le porte: presidente della Camera nel 1992, ministro dell'Interno con Prodi, senatore a vita con Ciampi e infine presidente della Repubblica dal 2006, carica che ha interpretato da coerente comunista interventista. Un bell'insegnamento sicuro per le nuove generazioni.
Ma il vero punto è: perché una Università pontificia, addirittura l'Università del Papa, sente l'irrefrenabile bisogno di dare la massima onorificenza a siffatto personaggio?
Noi siamo semplici fedeli, magari un po' ingenui, ma non riusciamo proprio a mettere insieme ciò che la Chiesa insegna a proposito del valore della persona, della libertà, dello sviluppo dei popoli, della sussidiarietà con una onorificenza a un personaggio che ha sempre incarnato l'esatto contrario. Sarebbe il caso che qualcuno spiegasse, perché tanti fedeli si sentono giustamente confusi davanti a questa disinvoltura nell'indicare "maestri" ed "esempi".
In ogni caso, per noi Napolitano non sarà mai una "speranza" né "un testimone di vita". E' solo il simbolo di una politica malata e di un potere che sta conducendo l'Italia lontano dalla democrazia.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 23/11/2013

3 - SE I GIOVANI NON DICONO PIU' ''TI AMO''
Ecco l'esito della rivoluzione sessuale: una generazione di corpi senz'anima, di schiavi e di schiave (VIDEO: Più del sesso)
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero, 22/11/2013

Prima la "scoperta" dei femminicidi. Poi quella della prostituzione minorile a Roma e non solo. Si è detto che sono patologie della nostra società.
Ma la fisiologia dei rapporti affettivi, ciò che oggi consideriamo la normalità, qual è? Siamo certi che sia sana e felice?
Mi ha colpito una lettera – rimasta senza risposta – di uno studente del primo anno di liceo classico, uscita su "Repubblica". Era titolata: "Perché tra noi liceali non si usa più 'ti amo!' ".

PAROLONI?
Lo studente, Marco D.G., scrive: "ho notato che le parole 'ti amo' stanno progressivamente scomparendo tra i giovanissimi: diverse persone le ritengono 'paroloni', fastidiosi, estranei, barocchi e patetici".
Poi spiega che i suoi coetanei, i quali non usano più queste espressioni d'amore, lo fanno "per motivazioni molto tristi".
Che lui riassume così: "l'amore, a questa età, non esiste, non è importante, non deve essere importante. Sarà qualcosa che verrà più tardi. Dopotutto, mi dice una mia cara amica a proposito delle sue vicissitudini, 'se smetti di amare vuol dire che non hai amato'. Tutti ragionamenti in larga parte appoggiati e incentivati da parenti, più o meno stretti. Questo modo d'agire non vuol dire sminuire gli amori di quest'età? Non è sbagliato?".
Può essere giusto il realismo di chi fa capire al figlio adolescente che la "cottarella" è solo una piccola scintilla dell'immenso mistero che è l'amore. Ma la lettera dello studente forse coglie anche un altro fenomeno: un cinismo diffuso.
 
RIDOTTI A CORPI
Dopo un'epoca che ha inflazionato la parola "amore", applicandola assurdamente a una guerra dei sessi che ha lasciato e lascia a terra morti e feriti (non solo in senso metaforico), si è passati a un tale scetticismo che quasi esclude in partenza la "folle" possibilità di amare ed essere amati.
Così abbiamo una giovane generazione ipersessualizzata a cui è precluso l'amore vero e perfino l'uso della parola amore, mentre tutti gli usi del corpo sono permessi, anzi sono imposti come obbligo: alcune liceali intervistate da "Porta a porta", lunedì, spiegavano come sia diventata una vergogna sociale essere ancora vergini a 16 anni.
Si vuole che sia una generazione di corpi senz'anima. E' il prodotto della generazione del '68 e della sua unica, vera rivoluzione: la rivoluzione sessuale (che poi è il vertice del consumismo contro cui, a parole, si battevano).
E questo è l'esito: il panorama di rovine che abbiamo davanti, un colossale discount planetario del sesso che ha l'aspetto di un campo di battaglia cosparso di feriti, di schiavi e di schiave.
 
LIBERTA' O DEVASTAZIONE?
La famosa "liberazione sessuale" aveva promesso la felicità. Ma quella che vediamo è una società ammalata, infelice e violenta. E che non sa più cos'è l'amore. Tanto che consiglia di "rassegnarsi" già a 17 anni.
Si avvera la "profezia" di Max Horkeimer, il fondatore della Scuola di Francoforte, che, pur provenendo dal marxismo, dette ragione all'Humanae vitae di Paolo VI sostenendo che "la pillola", cioè la trasformazione della sessualità in consumo di corpi sempre disponibili, come una merce di supermercato, sarebbe stata "la morte dell'amore" e quindi dell'eros, trasformando Romeo e Giulietta "in un pezzo da museo".
Questa devastazione sta davanti agli occhi di tutti. Mi ha colpito, ad esempio, ciò che, qualche settimana fa, ha scritto Piero Ottone nella rubrica che tiene sul "Venerdì di Repubblica".
Ottone, come si sa, dopo il licenziamento di Spadolini, nel 1972, diventò direttore del "Corriere della sera" per portare clamorosamente a sinistra, in sintonia con la ventata rivoluzionaria, l'antico giornale della borghesia liberale (è appunto per questo che Indro Montanelli si sentì costretto ad andarsene e a fondare "Il Giornale").
Ebbene, Ottone, da distaccato osservatore, qualche settimana fa ha scritto: "nel giro di mezzo secolo, il costume sessuale è cambiato in modo sensazionale (...). Libertà sessuale, un segno di progresso, dunque?".
Il suo giudizio è opposto: "si può vedere nella libertà oggi imperante (...) il segno della graduale disintegrazione della civiltà... L'abolizione delle regole, il ritorno alla licenza assoluta è un nuovo segno di declino".
Questa è oggi la sua pesante sentenza: "disintegrazione della società", "declino". Ma non avevano promesso – con l'abbattimento dei tabù – il paradiso in terra?
Eppure già allora qualcuno l'aveva predetto e continua a ripeterlo. Ma oggi come ieri si prende gli sberleffi e gli anatemi di quel "progressismo adolescenziale" che – come dice papa Francesco – è al servizio del "pensiero unico".
Però non basta lamentare l'oscurità dei tempi. Io voglio qui testimoniare – soprattutto pensando allo studente di cui ho citato la lettera all'inizio – che, nonostante tutto, ci sono luoghi dove il grande abbraccio dell'amore vero fra uomo e donna si insegna, si scopre e si vive.
 
GIUSSANI SULL'AMORE
Mi ha colpito, durante una presentazione del mio libro "Lettera a mia figlia", ascoltare un giovane sacerdote, don Andrea Marinzi, che paragonava la mia primogenita e la vicenda che sta vivendo da quattro anni, alla figura della Maddalena quando, nel Vangelo, per il suo Gesù, ruppe il vasetto d'alabastro contenente un preziosissimo olio profumato per ungere i capelli del Maestro, tanto amato, "e tutta la casa si riempì di quel profumo".
Don Andrea attribuiva a don Giussani questa immagine e l'altroieri ho trovato proprio questa sua pagina nella biografia che gli ha dedicato Alberto Savorana. E' la cosa più bella – secondo me – che sia mai stata scritta sull'amore umano.
A quel tempo, attorno al 1952, Giussani era un giovane prete che non aveva ancora iniziato la storia di CL, ma – confessando in una parrocchia di Milano – attirava l'interesse di molti studenti.
Lui restava però colpito dalla superficialità dei loro legami affettivi senza nostalgia, da quel passare da una ragazza all'altra inseguendo soltanto un piccolo piacere effimero. E non la donna amata, non l'amore della vita.
Per questo annota in un suo appunto che così:
"il senso della vita si ottunde e il cerchio resta chiuso, freddo, attorno a noi: egoismo. Non si cerca più la persona per la quale sola l'anima si spacca e si apre: si dona. Si sacrifica... La Maddalena spaccò il vaso di alabastro: 'sciupò' il profumo, lo donò. Ogni dono è perdita. Amare veramente una persona appare come uno sciupare: se stessi, energie, tempo, calcolo, tornaconto, gusti. Gli altri, al gesto della Maddalena, scrollarono il capo: 'pazza! Senza criterio! Senza interesse!'. Ma in quella sala solo lei 'viveva', perché solo amare è vivere (...). Quell'aprirsi ad altri: agli altri, a tutti gli altri – attraverso la scorza rotta del proprio io, solitamente c'è un viso che ha funzione di spaccare la corteccia del nostro egoismo, di tenere aperta questa meravigliosa ferita, quel viso è il suscitatore e lo stimolatore del nostro amore; il nostro spirito si sente fiorire di generosità al suo contatto, ed attraverso a quel viso si dona, a fiotti, agli altri, a tutti gli altri, all'universo".
Si può pensare che sia utopistico ciò che scrive Giussani, si può ritenere che nessuno sia capace di amare così, ma non si può negare che tutti, proprio tutti, nel profondo del cuore desiderano essere amati così.
E che questo miracolo sia possibile lo fa intuire la conclusione di Giussani, facendo intravedere Gesù Cristo:
"quel viso è il riverbero umano di Lui. Se quel viso è lontano, la sua nostalgia, oh, non intorpidisce l'attività. La vera nostalgia di lui è la più dinamica malia, è il più potente richiamo alle energie perché compiamo il nostro dovere così da renderci più degni di chi amiamo. Soffrire per Ciò".
Questi sono i maestri di umanità di cui abbiamo bisogno, noi, i feriti di questo campo di battaglia che è la modernità.
Giussani, papa Francesco, uomini che ci affascinano mostrando cosa sono l'amore, il perdono e la grandezza dell'essere uomini e donne. E' così che ci sorprende la gioia. Quella autentica.

Nota di BastaBugie: il gruppo "The Sun" ha composto la canzone "Più del sesso" che ben esprime, con linguaggio giovanile, l'attrazione per la sessualità, ma al contempo la pericolosità di considerarla un gioco o un semplice soddisfacimento di istinti. La canzone infatti conclude significativamente con: "L'eccitazione fine a se stessa conquista ma non ti sazia".
Interessante inoltre il riconoscimento della diversità uomo-donna anche nel modo in cui viene vissuta la sessualità. Si lascia intuire questa differenza al termine della canzone: "sento che lei ha un mondo diverso, il sogno di un bacio che poi è più del sesso".
Nel video di YouTube si può ascoltare la canzone rock di cui sotto è riportato il testo.


http://www.youtube.com/watch?v=DVmlC4Ya1d4

PIÙ DEL SESSO (testo)


Tu lo sai che non è un gioco / E' un desiderio che scotta più del fuoco
Lo nascondi, ma non t'inganni / e assapori il gusto dei tuoi anni
Una degna timidezza si veste da esuberanza
L'hai spogliata e sognata senza averla toccata, mai

Ritornello:
Le voglie che hai d'immagini spinte
Le mani lo sai cosa possono fare
Ma senti che lei ha un mondo diverso
Il sogno di un bacio non c'entra col sesso.


Tu lo sai come finisce / quando assecondi una voglia si capisce
La debolezza non è un istinto / ma ti delizia per quanto abbia vinto
La prima amica sfiorata, / la prima pelle baciata e lasciata
L'eccitazione fine a se stessa / conquista ma non ti sazia (Rit.)

Mani timide / Notti accese
Un piacere complice / Ti toglie il fiato / E scuote l'animo fragile

2° Ritornello:
Le voglie che ho d'immagini spinte
Le mani, io so cosa possono fare
Ma sento che lei ha un mondo diverso
Il sogno di un bacio che poi è più del sesso. (2 volte)


THE SUN: I MIGLIORI VIDEO
Per ascoltare le canzoni nei migliori video dei The Sun, clicca qui sotto
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2979

Fonte: Libero, 22/11/2013

4 - KENNEDY, PRESIDENTE CATTOLICO? SOLO DI NOME...
50 anni fa moriva assassinato a Dallas il presidente che predicava il peggior laicismo con la separazione assoluta fra Stato e Chiesa
Autore: Marco Respinti - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 22/11/2013

Il 22 novembre di 50 anni fa moriva, a 46 anni, il presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy (1917-1963), vittima, a Dallas, in Texas, di un attentato ancora avvolto nel mistero. La sua giovane età, la sua fine scioccante e l'aura quasi mistica che ne aveva accompagnato l'ascesa alla presidenza ne hanno da subito fatto una sorta di divinità laica: un novello re Artù – come si continua ancora a ripetere – che, dalla Camelot eretta sulle rive de Potomac (la Casa Bianca), inaugurava un'era di pace e di prosperità per le nazioni, continuando tutt'ora a ispirarle.
Criticare uno come Kennedy equivale dunque ad attraversare un campo minato. Ma l'inibizione più grande resta quella riguardante il mito intoccabile del "primo presidente cattolico degli Stati Uniti", di cui resta comunque innocente il beato Giovanni XXIII (1881-1963), sempre sconsideratamente raffigurato a fianco del presidente americano nell'Olimpo trasognato e irenista di quei "formidabili" anni 1960 che invece (come ha acutamente osservato l'opinionista cattolico George Weigel) scatenarono una guerra senza precedenti alla morale e al costume con la diffusione della contraccezione prêt-à-porter, della contestazione alla famiglia "borghese", della "Nuova Sinistra" nelle università e della grande spinta culturale che nel decennio successivo otterrà la legalizzazione dell'aborto.
La chiave di volta del cattolicesimo kennedyano rimane il discorso programmatico tenuto il 12 settembre 1960 alla Greater Houston Ministerial Association, famoso e controverso. Famoso perché in quell'occasione Kennedy, che oramai era il candidato presidenziale del Partito Democratico alle imminenti elezioni dell'8 novembre, cercò di rassicurare tutti, ma in specie i protestanti sospettosi, del fatto che anche un cattolico (era la prima volta) avrebbe potuto governare da buon presidente imparziale degli Stati Uniti. Controverso perché, mentre da un lato sembrò onorare i princìpi costituzionali su cui si regge il Paese, e in specifico il diritto di ogni cittadino alla libertà religiosa, Kennedy auspicò invece una clamorosa separazione assoluta fra Stato e Chiesa che anzitutto non esiste nella Costituzione federale americana e che soprattutto suona identica all'idea, tanto cara ai laicisti sino a oggi, di "proteggere" lo Stato dall'ingerenza delle Chiese quando invece i Padri fondatori, con il famoso Primo Emendamento alla Costituzione (lo stesso che tutela la libertà religiosa), vollero esattamente il contrario: difendere le Chiese dallo Stato. Laicismo, insomma, piuttosto che sana laicità.
Di tutto quel celebre discorso, costruito per paradossi e iperboli, più colmo di non detti che di detti, il punto cruciale è l'unica frase assertiva: «Sulle questioni d'interesse pubblico, io non parlo a nome della mia Chiesa – e la mia Chiesa non parla a nome mio». Vale a dire che per un cattolico kennedyano ciò che la Chiesa dice importa solo nella sfera privata. Non volendo evidentemente entrare nella sfera privata dell'uomo Kennedy, resta il fatto che pubblicamente la mentalità del presidente Kennedy costituisce il contrario esatto di un sano antidoto all'ingerenza indebita della Chiesa Cattolica, o altra, nella politica di un Paese e alla prevaricazione della giusta autonomia dei laici: è l'impedimento alla libertà della Chiesa di svolgere la propria missione evangelizzatrice nel mondo, anche politico. Il cattolicesimo kennedyano implica cioè una Chiesa relegata in sacrestia: irrilevante e ininfluente sulle grandi questioni pubbliche; impedita di farsi ascoltare dai cattolici impegnati in politica; impossibilitata a proporre a tutti quel suo giudizio con cui poi ovviamente si deve confrontare la libertà responsabile di ogni uomo. E, per converso, al cattolico impegnato in politica il kennedysmo pure prescrive come un dovere civile e democratico la pratica del cristianesimo più anonimo.
La breve presidenza di Kennedy è stata la messa in pratica di quell'impegnativo manifesto. Nel cataclisma degli anni 1960 – il "Sessantotto americano" –, per Kennedy l'aborto rimaneva quindi solo una scelta personale, le grandi questioni etiche legate ai "princìpi non negoziabili" sbiadivano sullo sfondo e la cultura anche politica che deriva da una fede davvero vissuta scivolava lieve sulla superficie della vita pubblica del Paese. Del resto, la voglia di Kennedy di sceverare radicalmente lo Stato e la Chiesa l'una dall'altro aveva allarmato anche più di un protestante, pure fra quelli che, temendo seriamente l'avvento di un presidente cattolico, avrebbero in teoria dovuto sentirsi invece confortati dalle sue parole.
Il giornalista Thomas Maier ha pubblicato un libro, The Kennedys: America's Emerald Kings: A Five-Generation History of the Ultimate Irish-Catholic Family (n. ed., Basic Books, New York 2004), per affermare e documentare che sul piano personale il presidente tragicamente assassinato mezzo secolo fa era un cattolico fedele e devoto, non mancava mai a una Messa e rispettava le tradizioni; ma è più una conferma del suo anonimo cristianesimo pubblico che una smentita. Il maggior biografo nonché consigliere del presidente, Arthur M. Schlesinger Jr., ha ricordato che JFK detestava, percependola come intrinsecamente anticattolica, l'etichetta di liberal. Evidentemente si accontentava di essere un cattolico "adulto".

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 22/11/2013

5 - IL PAPA TELEFONA E SI RICONCILIA CON MARIO PALMARO
Il Pontefice mi ha detto che le critiche fanno bene, poi si è preoccupato per la mia salute, io gli ho ribadito la mia fedeltà
Autore: Caterina Maniaci - Fonte: Libero, 17/11/2013

Allontanato con Alessandro Gnocchi da Radio Maria per gli articoli troppo duri, Mario Palmaro racconta: «Mi ha chiamato, ha detto che le critiche fanno bene, poi si è preoccupato per la mia salute».
«Sì, è vero. Ho ricevuto la telefonata del Papa. È successo due settimane fa, il primo novembre, il giorno dei Santi. Ma naturalmente ho tenuto la cosa per me. Nessuno avrebbe dovuto saperlo, si è trattato di una conversazione di natura assolutamente privata. Ma visto che ne hanno parlato le agenzie...». Siamo ormai abituati al fatto, fino a oggi inconsueto, di un Pontefice che alza la cornetta e chiama direttamente chi vuole. Uno stile e un tratto umano diventati proverbiali.
Ma certo non se lo aspettava, di sentire quella voce, Mario Palmaro, giornalista e scrittore, che insieme a Alessandro Gnocchi da anni scrive articoli e saggi sui temi della fede e della vita della Chiesa. È lui che racconta a Libero – di cui è collaboratore insieme a Gnocchi – la storia di questo momento intenso e commovente da lui vissuto in prima persona e che appunto non avrebbe mai voluto rivelare.
Tutto era nato da alcuni articoli critici, firmati dai due autori, sul pontificato e pubblicati dal quotidiano Il Foglio. In particolare, quello pubblicato con il titolo, che non si prestava a interpretazioni, Questo Papa non ci piace. Critiche aperte che sono costate a entrambi la rubrica che avevano insieme su Radio Maria. Grande scalpore e conseguenti commenti, reazioni, dibattiti.
La telefonata è raccontata da alcuni siti online. In prima battuta in un post del sito tradizionalista Papale Papale, che non rivela però il nome dello scrittore. Poi Roberto Beretta, sul sito VinoNuovo, ha rilanciato la vicenda, con nome e cognome del protagonista. Il tutto è finito sulle agenzie.
«Mi dispiace che la notizia sia stata divulgata», spiega Palmaro, «e se fosse dipeso da me e da Alessandro, a cui l'ho subito fatto sapere, non
sarebbe mai trapelato nulla. Anche perché evidentemente il Pontefice non aveva alcuna intenzione che il suo gesto fosse reso pubblico, così come i contenuti della nostra conversazione». E i contenuti, a questo punto, li svela lo stesso giornalista: «Papa Francesco mi ha detto di essermi molto vicino, essendo venuto a conoscenza delle mie condizioni di salute, della mia grave malattia, e io ho percepito con chiarezza questa sua empatia profonda, l'attenzione verso una persona in quanto tale, al di là di idee e opinioni, mentre vive un periodo di prova e di sofferenza». Insomma, una specie di carezza, di invito a non sentirsi soli, con il proprio fardello.
Palmaro racconta ancora: «Ero stupito, meravigliato, soprattutto commosso: per me, cattolico, quella che stavo vivendo era una delle esperienze più belle della vita. Ma ho sentito il dovere di ricordare al Papa che io, insieme a Gnocchi, avevo espresso delle critiche precise al suo operato, mentre rinnovavo la mia totale fedeltà in quanto figlio della Chiesa. Il Papa quasi non mi ha lasciato finire la frase, dicendo che aveva compreso che quelle critiche erano state fatte con amore e come fosse importante, per lui, riceverle». Parole che «mi hanno molto consolato».
Il punto è che per Palmaro e Gnocchi il primo dovere «è quello di essere lucidi e vigili rispetto ai contenuti della dottrina cattolica e, anche in
quello che abbiamo scritto sul Foglio, mai è stata messa in discussione la fedeltà al Papa». Chi ha preso di mira i due autori, del resto, lo ha fatto riferendosi all'opportunità di queste critiche, non tanto sui loro contenuti. «E sommessamente vorrei ricordare», spiega ancora Palmaro, «che la rimozione dell'intervista di Scalfari a papa Francesco dal sito del Vaticano fa pensare che qualcosa di sbagliato nei contenuti di quel testo ci fosse, come noi, fra le altre cose, avevamo rimarcato».
L'esperienza di una attenzione così paterna, da parte del Papa, non avrà l'effetto di "ammorbidire" il giudizio e l'attenzione che i due giornalisti continueranno a esercitare su quanto accade Oltretevere?
No, risponde convinto Palmaro, perché «la nostra intenzione è quella di continuare lungo la strada che seguiamo da sempre, rispondendo alla nostra coscienza. Senza mai venir meno alla fedeltà al Papa e alla Chiesa, ma proprio per via di questa fedeltà e amore».

Fonte: Libero, 17/11/2013

6 - LA MIOPIA DEI CATTOLICI CHE GIUSTIFICANO IL TRIBUNALE DI BOLOGNA CHE HA AFFIDATO UNA BIMBA A UNA COPPIA GAY
Il vicario della diocesi di Bologna, Francesco D'Agostino, Eugenia Roccella e altri, in buona fede, fanno però il gioco delle lobby gay
Autore: Giovanna Arcuri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 20/11/2013

Tre indizi fanno una prova. In merito alla vicenda della bambina di tre anni affidata dal Tribunale per i minorenni di Bologna ad una coppia gay si possono raccogliere almeno tre indizi per provare che parte del mondo cattolico ha capito ben poco sull'omosessualità e sulle strategie che le lobby gay stanno pianificando per naturalizzare una condizione che naturale non è.
Ecco i tre indizi. Il primo: monsignor Giovanni Silvagni, vicario generale della diocesi di Bologna, in un'intervista al Corriere della Sera di Bologna di qualche giorno fa così si esprime sulla vicenda: «In linea generale si può dire che un bambino ha bisogno di un papà e di una mamma e, quando non li ha o da loro viene allontanato, ha bisogno comunque di un contesto che riproduca quella situazione. Questo a livello generale, poi c'è il caso singolo, concreto. […] Dico che bisogna pensare al bene della bambina e alle motivazioni che hanno spinto i giudici a ritenere opportuno il suo affidamento a quella coppia piuttosto che a un'altra. Non credo – continua il prelato - che il giudice abbia affidato la bimba a quelle persone perché omosessuali, ma solo per fare il bene del minore".
In breve la tesi sposata da mons. Silvagni è la seguente: una cosa è la regola generale – è bene che un bambino venga educato da papà e mamma – e poi c'è l'eccezione, perché la stella polare da seguire è quella del "bene del minore", stella che a volte ci porta a percorrere strade inusuali. Ma è proprio seguendo questa stella polare che si può affermare che mai due persone dello stesso sesso potranno crescere bene un bambino a loro affidato. Ce lo dicono sia una quantità strabiliante di studi scientifici (si veda l'articolo di Tommaso Scandroglio "I figli di coppie gay hanno problemi") sia la Congregazione per la Dottrina della Fede che nel 1992 ha emanato il documento "Alcune considerazioni concernenti la risposta a proposte di legge sulla non discriminazione delle persone omosessuali" in cui, a proposito di alcuni ruoli che non possono essere conferiti a persone omosessuali, si legge in modo assai chiaro: "Vi sono ambiti nei quali non è ingiusta discriminazione tener conto della tendenza sessuale: per esempio nella collocazione di bambini per adozione o affido". Sostenere il contrario, cioè che in alcuni casi una coppia gay può educare rettamente un minore, è come affermare che in qualche caso una famiglia mafiosa è in grado di educare alle virtù civiche i propri figli. In merito all'uscita improvvida di Mons. Silvagni stona poi il silenzio del suo vescovo, il cardinal Carlo Caffarra. Silenzio assenso?
Passiamo al secondo indizio. Francesco D'Agostino, presidente onorario del Comitato Nazionale per la Bioetica e presidente dell'Unione Giuristi Cattolici Italiani, viene intervistato anche lui dal Corriere e dopo aver affermato che "la decisione del Tribunale per i minorenni di Bologna è platealmente imprudente" con uguale imprudenza si affretta però a precisare che non trovando nessuna famiglia per questa piccola "avrei al limite ritenuto fisiologica la scelta di una coppia dello stesso sesso del minore". Curioso il criterio fisiologico per legittimare l'affido omosessuale. O forse il filosofo del diritto alludeva ad una imprecisata affinità elettiva tra donne? Oppure era mosso da galanteria per il gentil sesso? Insomma anche per D'Agostino la regola generale che le persone omosessuali non sono adatte a crescere i bambini trova una rosea eccezione.
Terzo indizio. Lucandrea Massaro sul sito cattolico Aleteia afferma che in questa storia l'ideologia gay non c'entra nulla e si domanda "la verità, dov'è? In qualcosa di più semplice e più 'normale'". Per evidenziare tutta questa normalità che la maggior parte di noi non riesce proprio a scovare, Massaro intervista Lisa Trasforini, psicologa e psicoterapeuta, la quale da una parte ammette che la scelta del giudice è "insolita" ma dall'altra sostiene: "la bambina conosce i due adulti e li chiama 'zii': se è vero che non corrispondono al criterio elettivo tradizionale, rispondono però a quello della fiducia e della conoscenza e questo garantisce serenità alla minore, che in questo caso è il bene più importante". Ancora una volta l'eccezione del caso concreto cannibalizza l'astratta regola generale.
Un paio di considerazioni giuridiche già accennate nell'articolo pubblicato su queste colonne qualche giorno fa ("Genitorialità impazzita, pagano i bambini"). Per legge l'affido è consentito solo alle famiglie, a persone single, a comunità di tipo familiare o infine ad un istituto di assistenza. Due persone omosessuali non sono una famiglia secondo l'art. 29 della nostra Costituzione, nemmeno sono una comunità di tipo familiare o, come ha azzardato qualcuno, due single. Senza contare poi il fatto che - anche secondo Ugo Pastore, procuratore capo della Procura dei minori di Bologna il quale ha impugnato il provvedimento del Tribunale dei minori dell'Emilia-Romagna – non si ha certezza che per questa bambina si è fatto di tutto per trovarle una famiglia normale, tacendo poi sulla circostanza che manca la firma di entrambi i genitori indispensabile per l'affido e che i due signori omosessuali siano davvero una coppia dal momento che hanno due residenze diverse.
In secondo luogo sia per il nostro ordinamento sia in ossequio alla Convenzione dell'ONU sui diritti del fanciullo nell'affido si deve ricercare il bene oggettivo del minore, cioè si deve fare ogni sforzo per inserirlo in un ambiente che assomigli il più possibile a quello familiare dove ci sono mamma, papà e fratelli. Quindi non è vero che "la questione è obiettivamente controversa" come afferma D'Agostino: anzi sulla vicenda bolognese nulla quaestio in punta di diritto.
Ma il vero nocciolo di questa storia sta nel fatto che coloro i quali trovano delle eccezioni per legittimare l'affido ad una coppia gay non hanno compreso che il caso giurisprudenziale presente è meramente strumentale ad obiettivi più alti (o più infimi) che trascendono ahinoi le sorti di questa bambina. E' miopia non accorgersi che il bene della minore e il relativo balletto tra coppia gay sì o coppia gay no per l'affido non c'entrano nulla in questa storia. La vicenda è solo una tra le tante battaglie condotte nei tribunali per normalizzare l'omosessualità e per far avanzare le posizioni a favore del "matrimonio" gay e relative adozioni.
In merito a quest'ultimo punto infatti la piccola potrebbe in futuro essere adottata dalla coppia gay puntellandosi ad un'interpretazione disinvolta dell'art. 44 comma 3 della legge 184/83 che ad oggi legittima l'adozione anche da parte di coppie non coniugate, stante però l'esistenza di alcune condizioni che nel caso di specie mancano. Ma è comunque un primo passo verso questa direzione.
A suffragio della tesi che una certa sindrome ipovisiva sui temi sensibili sta colpendo gli occhi di molti, citiamo ancora un passaggio dell'intervista di D'Agostino il quale da una parte afferma una cosa sacrosanta: "Mi pare che sia l'ennesimo tentativo della magistratura di forzare la mano per convincere l'opinione pubblica che sia normale ciò che non lo è"; ma dall'altra, forse senza saperlo, fa il gioco delle lobby gay: il tema dell'affido a coppie omosessuali "merita, piuttosto, un approfondimento parlamentare". Nella stessa trappola ci finisce anche l'on. Eugenia Roccella, vicepresidente commissione Affari sociali della Camera, la quale in una nota denuncia l'operazione ideologica dei magistrati ma poi, forse anche lei inconsapevolmente, offre a questa stessa ideologia una ottima sponda quando afferma "sarebbe più onesto affrontare la questione [dei "matrimoni" gay e delle adozioni] direttamente, discutendone nel luogo più pertinente, cioè il Parlamento, e aprendo un dibattito pubblico su questi temi". Ma è proprio ciò che vogliono gli attivisti gay quando creano un caso giurisprudenziale: far pressione sul Parlamento perché legiferi. Lo abbiamo visto mille volte: con il caso di Eluana per il tema dell'eutanasia, con i ricorsi ai giudici per far cambiare la legge 40 sulla fecondazione artificiale, con l'istituzione dei registri delle coppie di fatto e dei testamenti biologici in molti comuni italiani.
D'Agostino e Roccella, sicuramente animati da buona fede, fanno così il gioco del nemico. E il gioco ha queste regole: si tenta di modificare le leggi in accordo a comportamenti antigiuridici per farli diventare legittimi e non si chiede più ai consociati invece di essere loro ad adeguarsi con le proprie condotte alle leggi. Errato quindi affermare: se qualcosa non funziona nell'ambito degli affido che ci pensi il Parlamento. Errato perché quest'ultimo ci ha già pensato da tempo. Le leggi già ci sono e vanno bene. Allora smettiamola una buona volta di intendere come lacune giuridiche comportamenti che sono semplicemente illegittimi secondo il nostro ordinamento giuridico o come casi "controversi" situazioni che per legge sono irregolari punto e stop.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 20/11/2013

7 - NUOVO CENTRO DESTRA: E' SOLO UNA GUERRA DI POTERE
Come conciliare il proclamarsi cattolici con il consenso a governi che abbattono a colpi di piccone i principi della legge naturale?
Autore: Danilo Quinto - Fonte: Corrispondenza Romana, 14/11/2013

La parte da protagonista, nella vicenda della rottura dei "governativi" con i "lealisti" della nuova Forza Italia, l'ha recitata un'ala della gerarchia cattolica, quella che fa capo al Cardinale Camillo Ruini. Abbandonata la pratica degli ultimi anni – quella di disseminare la presenza dei cattolici nei vari partiti – l'intento è ora quello di fondare un rassemblement che comprenda i fuoriusciti di Scelta Civica, l'eterno Pierferdinando Casini e gli ex nominati al Governo e al Parlamento da parte di Silvio Berlusconi.
Una specie di nuova Democrazia Cristiana, che consegua tre risultati: ereditare una parte consistente dei consensi elettorali dell'ex PDL; condizionare nelle sue scelte il Partito Democratico, portandolo alla spaccatura, che non deve avvenire subito, perché altrimenti Renzi prenderebbe tutta la scena per sè e il Governo sarebbe minacciato; porre una formidabile ipoteca su quel che avverrà per il dopo Berlusconi.
Il sofisticato disegno, che è palesemente sostenuto da ambienti economico-finanziari e mediatici di un certo peso – non a caso si è mobilitato tutto l'ambiente che fa capo a Comunione e Liberazione - corrisponde a quell'anelito a condizionare la politica che si è consumato negli ultimi dieci anni, dalla legge sulla procreazione assistita in poi e che ha prodotto il disastro che ben si conosce rispetto a quelli che vengono chiamati "principi non negoziabili" o "temi eticamente sensibili". Quei principi, sono così poco "non negoziabili" che nella scorsa legislatura solo la Provvidenza ha evitato che vedesse la luce la legge sul testamento biologico – sostenuta da molti dei parlamentari che ora fanno parte del gruppo di Alfano – che avrebbe costituito l'usbergo all'eutanasia.
Quegli stessi parlamentari, nel dicembre dello scorso anno, sono rimasti muti nell'impedire che fosse approvata la legge che ha equiparato i figli nati dall'incesto ai figli naturali. Nelle scorse settimane, quei parlamentari, invece di "gridare dai tetti" contro la legge sull'omofobia – già approvata dalla Camera, che tra breve riceverà il sì definitivo del Senato – hanno cercato timidi compromessi. In futuro, molti di loro troveranno certamente il modo di discutere in armonia e con comprensione con coloro che proporranno le unioni tra persone dello stesso sesso, l'adozione e l'affidamento di minori agli omosessuali e, magari, la legge che legalizza la pedofilia.
Molti cattolici scrivono, però, che dall'altra parte, quella di Berlusconi, ci sono coloro come Galan, Bondi e Capezzone che si sono schierati apertamente contro i temi "eticamente sensibili"; quindi, meglio Quagliariello, Roccella, Sacconi e compagnia cantando. Neanche per sogno. Molto meglio coloro che si manifestano per quello che sono, piuttosto che coloro che fanno credere quello che non sono.
Questi parlamentari, se avessero a cuore il sì,sì-no,no che propone Gesù nel Vangelo, dovrebbero chiarire con se stessi due punti fondamentali. Come svolgere il loro impegno in politica: se continuassero a farlo sulla base della volontà dei "suggeritori", i risultati sono quelli di questi anni: colpi di piccone definitivi ai principi della legge naturale e, quindi, divina.
Come conciliare il loro proclamarsi cattolici con il consenso ad un governo come quello Letta che, al pari di quello precedente, si disinteressa completamente delle persone che sono in stato di sofferenza, morale e, di conseguenza, economica e che ha come unico punto di riferimento delle entità – come l'Europa, con le sue banche private – estranee all'identità e alla sovranità dello Stato italiano. Si dice: dobbiamo garantire la stabilità; gli italiani non capirebbero nuove elezioni. "L'ipocrisia è l'omaggio che il vizio rende alla virtù", diceva François de La Rochefoucauld. Anche lui avrebbe compreso che si tratta, in questo caso, solo di puro esercizio di potere.

Fonte: Corrispondenza Romana, 14/11/2013

8 - LETTERE ALLA REDAZIONE: QUELLO CHE IL SEGRETARIO GENERALE DEI FRANCESCANI DELL'IMMACOLATA NON DICE
Luisella Scrosati fa notare che Padre Bruno furbescamente omette di rispondere alla sua lettera nelle parti a lui scomode
Autore: Giano Colli - Fonte: Redazione di BastaBugie, 25 novembre 2013

Gentile Redazione di BastaBugie,
essendo stata nuovamente chiamata in causa dal Rev.do P. Alfonso M. Bruno in una lettera a voi inviata il 14 novembre (clicca qui), gradirei precisare il mio pensiero. Ve lo chiedo senza invocare quanto disposto dalle vigenti leggi sulla stampa...
Il Rev.do P. Bruno utilizza la mia risposta alla Nota Ufficiale del Rev.do P. Fidenzio Volpi pro domo sua, omettendo evidentemente ciò che di quella lettera ritiene scomodo. Così scrissi: "il canone del Codice di Diritto Canonico da me menzionato, cioè il 1337, era una deduzione tratta da un provvedimento reale preso nei confronti di P. Stefano Manelli. Di fatto, come lei stesso afferma, P. Manelli può uscire dal territorio definito – che mi sembra confermato essere quello della Diocesi di Cassino – solo previo consenso, ma non il normale consenso del Superiore locale..., bensì quello del Superiore Generale. Converrà che si tratta di una misura eccezionale, alla quale non è sottoposto alcun altro religioso. Da qui la deduzione che lei si fosse avvalso di una norma prevista dal Diritto Canonico".
Di tutto questo, il P. Bruno non ha ritenuto opportuno ricordare nulla.
P. Bruno ricorda p. Volpi si sarebbe avvalso "in primo luogo del Canone 665, in cui è stabilito che "i religiosi devono abitare nella propria casa religiosa (Religiosi in propria domo religiosa habitent); in secondo luogo dell'articolo 26 delle Costituzioni dell'Istituto, che così dispone: "Il voto mariano in forza dell'illimitatezza della Consacrazione all'Immacolata, obbliga alla "missionarietà", ossia a poter essere mandati in terra di missione ovunque sia, per obbedienza".
Il problema però rimane, anche se il Rev.do Padre finge di averlo risolto. Infatti, tutti i religiosi sono tenuti ad osservare il Canone 665, eppure nessuno di loro è tenuto a chiedere il permesso al suo Superiore generale per allontanarsi dalla Diocesi cui appartiene la propria casa religiosa. Parimenti, tutti i Francescani dell'Immacolata osservano il voto mariano, eppure nessuno di loro deve ottenere il consenso di P. Volpi se deve allontanarsi dal territorio diocesano... Strano, vero?
Chiunque abbia un po' di buon senso, capisce chiaramente che il provvedimento contro P. Stefano "deborda" sia dal canone 665 che dall'art. 26 delle costituzioni dei FI (voto mariano).
Con grande stima,
Luisella Scrosati

Gentile Luisella,
siamo perfettamente d'accordo con lei. La risposta di Padre Bruno non è soddisfacente. Speriamo che questa vicenda si possa risolvere nel miglior modo possibile, anche se le premesse non sono delle migliori, per i motivi espressi nei vari articoli da noi rilanciati nei mesi scorsi e di cui qui sotto riproduco i link relativi:

PERSEGUITATO IL PIU' FIORENTE ORDINE RELIGIOSO DEI NOSTRI TEMPI... CONTRADDICENDO BENEDETTO XVI
La Congregazione per i Religiosi ha esautorato i superiori dei Francescani dell'Immacolata (la cui unica ''colpa'' è l'applicazione del motu proprio sulla Messa in rito antico)
di Roberto de Mattei
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2880

SE GIUDA DIVENTA IL CAPO DEGLI APOSTOLI...
Molte perplessità suscita la nomina di padre Alfonso Bruno a Segretario generale dei Francescani dell'Immacolata
di Francesco Agnoli
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2950

LA PERSECUZIONE DEI FRANCESCANI DELL'IMMACOLATA
Il Commissario Apostolico istiga i frati all'ammutinamento (contraddicendo il Concilio Vaticano II)
di Cristina Siccardi
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2929

LA SOPPRESSIONE DEI GESUITI
Rischia di ripetersi oggi, con i Francescani dell'Immacolata, il più clamoroso autogol della storia della Chiesa
di Roberto de Mattei
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2920

Fonte: Redazione di BastaBugie, 25 novembre 2013

9 - OMELIA I DOMENICA DI AVVENTO - ANNO A - (Mt 24,37-44)
Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 01/12/2013)

E' iniziato il Tempo dell'Avvento, il tempo che ci prepara alla celebrazione del Natale. L'Avvento deve essere un tempo di silenzio e di attesa, di più intensa preghiera e di più generosa carità fraterna. Le letture di questa prima domenica d'Avvento ci danno delle preziose indicazioni per come trascorrere le quattro settimane che ci separano dal Natale.
La prima lettura ci dice: «Venite, camminiamo nella luce del Signore» (Is 2,5). Camminare nella luce del Signore significa uscire dalle tenebre del peccato e mutare completamente corso alla nostra vita. Con la prima domenica d'Avvento inizia un nuovo Anno liturgico e deve anche iniziare una vita nuova per noi: si deve rafforzare l'impegno di camminare sempre nella luce di Dio, rinunciando al peccato e a tutte le opere del maligno.
Nella seconda lettura, san Paolo apostolo ci indica chiaramente quello che deve essere il nostro impegno. Egli ci esorta a svegliarci dal nostro torpore e ci dice: «è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché adesso la nostra salvezza è più vicina di quando diventammo credenti» (Rm 13,11). Ben a ragione, san Paolo ci esorta a svegliarci, per il fatto che siamo addormentati: siamo cristiani ma non viviamo da cristiani. Subito dopo, egli così ci esorta: «La notte è avanzata, il giorno è vicino. Perciò gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce» (Rm 13,12). Cosa sono le opere delle tenebre? Sono i peccati, per i quali noi ci allontaniamo sempre di più dalla luce divina.
Quante sono le opere delle tenebre ai nostri giorni! Pensiamo all'aborto, al divorzio, alla contraccezione, al disprezzo della vita fin dal suo concepimento, alle tante impurità con cui ci degradiamo sempre più; pensiamo alle violenze, all'odio e alle molte disonestà nell'ambito della vita civile. Davvero, mai come in questo tempo stiamo brancolando nel buio. Enrico Medi, celebre scienziato morto pochi decenni fa, e di cui è in corso la causa di beatificazione, diceva che questa nostra epoca sarà ricordata nella storia come la più barbara che ci sia mai stata.
Cosa dobbiamo fare, dunque, per tornare sulla retta via illuminata dalla luce del giorno? Dobbiamo svegliarci, ovvero convertirci, per mezzo di una buona Confessione, domandando sinceramente perdono dei nostri peccati, e, come dice il Vangelo di oggi, dobbiamo poi vigilare, ossia rimanere svegli.
Gesù lo dice chiaramente: «Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà» (Mt 24,42). Vegliare significa perseverare nella Grazia di Dio, in modo da essere trovati pronti quando il Signore verrà. Il Signore è venuto una prima volta duemila anni fa; verrà poi alla fine dei tempi nella gloria della sua divinità; ma, tra queste due venute, vi è una terza venuta che avverrà per ciascuno di noi: questa venuta ci sarà al termine della nostra vita. Non sappiamo quando sarà il momento della resa dei conti. Gesù, per questo motivo, ci esorta alla vigilanza e, per farci comprendere meglio questa incertezza, adopera il paragone di un ladro che giunge all'improvviso: «Se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa» (Mt 24,43). Per questo motivo dobbiamo vivere ogni giorno come se fosse l'ultimo della nostra vita e il primo della nostra conversione.
Seguendo l'insegnamento di san Bernardo, si può parlare di un'altra venuta che avviene nel silenzio e nell'ineffabile dolcezza della contemplazione. Si tratta della venuta di cui parla Gesù nel Vangelo: «Se uno mi ama conserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui» (Gv 14,23). Anche noi potremo gustare la dolcezza di questa venuta di Dio nel nostro cuore se riusciremo a dedicare il dovuto tempo alla preghiera, una preghiera fatta con il cuore e con tutta l'attenzione della nostra mente. Il Tempo d'Avvento è il tempo propizio per fare più silenzio e per dedicarci a questa preghiera interiore.
Volendo perciò terminare l'omelia con un proposito pratico di miglioramento, vorrei indicare proprio questo: amare e ricercare il silenzio, perché nel silenzio si trova Dio! La Vergine Maria ci aiuti a meditare nel nostro cuore la Parola di Gesù e a sentire, per quanto è possibile, l'ineffabile presenza del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo che dimorano dentro di noi.

Nota di BastaBugie: Per l'omelia della domenica successiva, vai a
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1502

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 01/12/2013)

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