BastaBugie n°327 del 13 dicembre 2013

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1 SETTE VERITA' SUL CASO GALILEO
Il mito di una Chiesa arroccata nel suo oscurantismo fa a pugni con la storia, visto che la Chiesa non ebbe mai da ridire sull'ipotesi di Copernico; piuttosto era nel mondo protestante (e nelle università) che l'eliocentrismo faceva paura
Autore: Corrado Gnerre - Fonte: Il Giudizio Cattolico
2 ARGENTINA: SCHIAFFI, INSULTI E SPUTI AI CATTOLICI CHE DIFENDONO LA CATTEDRALE
L'incredibile video (per adulti) delle femministe che hanno gridato ''Aborto sì, aborto no, lo decido io'', poi hanno dato fuoco ad un fantoccio di Papa Francesco
Fonte: No Cristianofobia
3 QUELLO CHE CI HANNO NASCOSTO SU NELSON MANDELA
Ad esempio nel 1985 disse che non vi è alternativa alla rivoluzione comunista violenta: ''Non vi è spazio per una lotta pacifica''
Autore: Marco Respinti - Fonte: L'intraprendente
4 LA MOGLIE GIUSTAMENTE PRENDE IL COGNOME DEL MARITO
L'esempio di Chiara Corbella Petrillo
Autore: Costanza Miriano - Fonte: Blog di Costanza Miriano
5 RIPRENDE AL SENATO L'ITER DELLA LEGGE SULL'OMOFOBIA
I figli delle tenebre usano tutti i trucchi per evitare che possa esprimersi chi afferma l’unicità della famiglia naturale, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
6 SENTINELLE IN PIEDI AGGREDITE A BERGAMO
Da una parte giovani che lanciano insulti, volgarità e minacce, dall'altro veglianti silenziosi che manifestano pacificamente
Autore: Andrea Lavelli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
7 RUSSIA: STOP ALLE ADOZIONI VERSO PAESI CHE HANNO I ''MATRIMONI'' GAY (PER ORA SI ALL'ITALIA)
Putin le vieta a Spagna, Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti
Autore: Alfredo De Matteo - Fonte: Corrispondenza Romana
8 LA RACCOLTA DI FIRME ''UNO DI NOI'' E' STATA INUTILE... FORSE DANNOSA
L'iniziativa ha raccolto il milione di firme necessarie... ma purtroppo non avranno alcun risultato
Autore: Giano Colli - Fonte: Radici Cristiane
9 OMELIA III DOMENICA DI AVVENTO - ANNO A - (Mt 11,2-11)
E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - SETTE VERITA' SUL CASO GALILEO
Il mito di una Chiesa arroccata nel suo oscurantismo fa a pugni con la storia, visto che la Chiesa non ebbe mai da ridire sull'ipotesi di Copernico; piuttosto era nel mondo protestante (e nelle università) che l'eliocentrismo faceva paura
Autore: Corrado Gnerre - Fonte: Il Giudizio Cattolico, 15/10/2013

Certamente molti ricorderanno le proteste per la visita di Benedetto XVI all'Università de "la Sapienza" qualche anno fa. I 67 docenti firmatari del documento contro l'invito al Papa fecero riferimento ad un discorso pronunciato nel 1990 dall'allora cardinale Ratzinger, in cui, parlando del Caso Galilei, il futuro papa citò alcune parole del celebre filosofo della scienza Paul Feyerabend (1924-1994) - anarchico e ateo, quindi al di sopra di ogni sospetto - in cui si affermava che nel processo allo Scienziato pisano la ragione era dalla parte della Chiesa.
E infatti va precisato che ciò che capitò a Galilei (1564-1642) non fu causato dalla sua negazione della concezione geocentrica (il Sole che gira intorno alla Terra) quanto dal fatto che la sua posizione si faceva sostenitrice di un nuovo modo di concepire la scienza, un modo in cui la scienza stessa sarebbe potuta divenire l'unica ed esclusiva lettura della realtà. Titus Burckhardt (1908-1984) nel suo Scienza moderna e saggezza tradizionale (1968) scrive a pagina 134: «La Chiesa, esigendo da Galileo di presentare le proprie tesi sul moto della terra e del sole non come verità assoluta ma come ipotesi, aveva le sue buone ragioni. (...). L'esaltazione letteraria di Galileo ha fatto nascere in svariati dignitari ecclesiastici una sorta di coscienza di colpa che li rende stranamente impotenti dinanzi alle teorie scientifiche moderne, quand'anche queste siano in palese contraddizione con le verità della fede e della ragione. La Chiesa, si suol dire, non avrebbe dovuto immischiarsi nei problemi scientifici. Eppure lo stesso caso di Galileo dimostra che, accampando la pretesa di possedere la verità assoluta, la nuova scienza razionalista del Rinascimento si presentava alla guisa di una seconda religione».
Dunque, la scienza come una sorta di "nuova religione", ovvero il passaggio dalla scienza allo scientismo. Ma su questo ritorneremo tra pochissimo.
Iniziamo a sfatare alcuni luoghi comuni sul "caso Galilei". Ci sono sette verità importanti da ribadire. Per quanto riguarda la bibliografia abbiamo attinto soprattutto da un prezioso e documentato testo di Enrico Zoffoli, Galileo, Roma 1990.  
 
PRIMA VERITÀ: LA CHIESA NON AVEVA PAURA DELLA TEORIA ELIOCENTRICA
A differenza di quanto si dice, Galilei non ebbe i suoi problemi per la teoria eliocentrica (la Terra ruota intorno al Sole), per il semplice fatto che questa teoria non faceva paura alla Chiesa. Già quattro secoli prima di Galilei, san Tommaso d'Aquino (1225-1274) disse che la concezione tolemaica, proprio perché non suffragata da prove, non poteva considerarsi definitiva. Copernico (1473-1543), astronomo polacco e perfino sacerdote cattolico, morto ventuno anni prima di Galilei, aveva sostenuto la concezione eliocentrica; e molti contemporanei, perfino esponenti della gerarchia ecclesiastica (tra questi anche pontefici come Leone X e Clemente VII) si mostrarono aperti alle sue tesi.
Nella celebre Università di Salamanca, proprio negli anni di Galilei, si studiava e si insegnava anche la concezione copernicana. Lo stesso Galilei era a conoscenza del fatto che la Chiesa non aveva nulla da ridire sull'ipotesi di Copernico. Così scrisse a Cristina di Lorena: «(Il trattato di Copernico) è stato ricevuto dalla santa Chiesa, letto e studiato per tutto il mondo, senza che mai si sia presa ombra di scrupolo nella sua dottrina (...)». Piuttosto era nel mondo protestante che l'eliocentrismo faceva paura. Riferendosi a Copernico, Martin Lutero scrisse: «Cadde un giorno il discorso sopra un astrologo moderno il quale voleva dimostrare che la Terra si muove e non già il cielo o il firmamento col Sole e con la Luna, (...) Ma le cose adesso vanno così: chi vuole apparire savio e dotto non deve approvare quello che fanno gli altri, ma deve fare alcunché di singolare e tale che a suo credere nessun altro sia capace di fare. Il pazzo vuole rovesciare tutta l'arte astronomica».
 
SECONDA VERITÀ: GALILEI EBBE PROBLEMI PER MOTIVI LEGATI ALLA FILOSOFIA DELLA SCIENZA
Il motivo per cui Galilei ebbe problemi non fu dunque legato alla teoria eliocentrica, ma a ragioni di filosofia della scienza.
Galilei, pretendendo presentare l'eliocentrismo non come ipotesi ma come una tesi comprovata, rappresentava un atteggiamento scientista e non scientifico. Mentre l'atteggiamento autenticamente scientifico si serve delle prove (parte sì da un'intuizione, ma sottopone questa intuizione a verifica); l'atteggiamento cosiddetto scientista è il contrario, cioè fa dell'intuizione scientifica, indipendentemente dalla verifica, l'intuizione per eccellenza da preferirsi a qualsiasi altra intuizione, tanto a quella della tradizione quanto a quella del senso comune. Galilei, avendo solo delle intuizioni e non delle prove, pretendeva che la mentalità scientifica, solo perché "scientifica", potesse essere "giudice" della Rivelazione. Ma la Fede, se può e deve dialogare con la scienza, non può certo dialogare con lo scientismo, che è un'ideologia e che fa della scienza una "seconda religione" secondo la definizione del citato Burckhardt.
 
TERZA VERITÀ: GALILEI DOVEVA LIMITARSI A PRESENTARE LE SUE TEORIE COME SEMPLICI IPOTESI
San Roberto Bellarmino (1542-1621), che svolse un ruolo importante nel processo a Galilei, non pretendeva che lo scienziato pisano rinunciasse alla convinzione eliocentrica bensì che ne parlasse per quello che effettivamente era, cioè un'ipotesi. Così scrive in una lettera del 12 aprile del 1615 al padre carmelitano Paolo Antonio Foscarini che appoggiava Galilei: «Dico che il Venerabile Padre e il signor Galileo facciano prudentemente a contentarsi di parlare "ex suppositione" e non "assolutamente", come io ho sempre creduto che abbia parlato il Copernico. (...) Dico che quando ci fusse "vera dimostrazione" che il Sole stia nel centro del mondo e la Terra nel terzo cielo, e che il Sole non circonda la Terra, ma la Terra circonda il Sole, all'hora bisogneria andar con molta consideratione in esplicare le Scritture che paiono contrarie, ed è meglio dire che non le intendiamo, piuttosto che dire che sia falso quello che si dimostra». Che poi il Bellarmino dica queste cose non improvvisando né formulando "novità", è dimostrato dal fatto che egli nel 1571 (cinquant'anni prima) scriveva nelle sue Praelectiones Lovanienses: «Non spetta ai teologi investigare diligentemente queste cose (...). Possiamo scegliere la spiegazione che ci sembra più conforme alle SS. Scritture (...). Se però in futuro sarà provato con evidenza che le stelle si muovono con moto del cielo e non per loro conto, allora dovrà vedersi come debbano intendersi le Scritture affinché non contrastino con una verità acquisita. È certo, infatti, che il vero senso della Scrittura non può contrastare con nessun'altra verità sia filosofica come astronomica (...)».
 
QUARTA VERITÀ: GALILEI NON PORTAVA VERE PROVE
Galilei non portava prove convincenti per suffragare la sua ipotesi.
Una prova in realtà la portava, ma era sbagliata. Inviò una lettera al cardinale Orsini dove affermava che la rotazione della Terra intorno al Sole sarebbe provata dalle maree, cioè, secondo lui, il movimento della Terra provocherebbe scuotimento e quindi le alte e basse maree. I giudici però contestarono questa "prova" e dissero giustamente che le cause delle maree dovevano ricercarsi in altro.
Ecco perché il già citato Paul Feyerabend, pur essendo ateo ed anarchico, ha affermato che nel processo a Galilei il rigore scientifico fu più dalla parte della Chiesa che non da quella dello Scienziato pisano.
 
QUINTA VERITÀ: GALILEI NON SUBÌ NULLA DI ECLATANTE, ANZI...
Galilei non subì nulla di eclatante a differenza di quanto molti pensano. Alcuni sondaggi dicono che la stragrande maggioranza degli studenti italiani credono che Galilei subì torture e che fu addirittura arso vivo. I nostri docenti di scuola e di università invece che fare tanta cagnara dovrebbero riflettere sulla scientificità dei loro insegnamenti.
Ecco cosa davvero subì Galilei.
Nel febbraio del 1632 lo Scienziato pisano pubblicò a Firenze il famoso Dialogo sopra i massimi sistemi del mondo... e nell'agosto dello stesso anno, a Roma, se ne proibì la diffusione. Il 16 giugno del 1633 il Sant'Uffizio condannò l'autore. Il 22 giugno dello stesso anno Galilei abiurò e fu condannato a recitare una volta alla settimana i sette salmi penitenziali e al carcere, ma questo fu subito commutato in domicilio coatto. Prima nel Giardino di Trinità dei Monti (alloggio con cinque camere, vista sui giardini vaticani e cameriere personale); poi nella splendida Villa dei Medici al Pincio; quindi a Siena presso l'amico e arcivescovo Ascanio Piccolomini, in seguito a Firenze nella sua casa di Costa San Giorgio e, infine, nella Villa di Arcetri, presso il Monastero delle Clarisse di San Matteo dove vivevano le sue due figlie suore. Di tortura neanche a parlarne.
Lo stesso Galilei fu consapevole della mitezza della pena, tanto che ringraziò i giudici e confessò di aver fatto di tutto per indisporli.
La stessa scelta dell'affezionatissima figlia Virginia di farsi suora (suor Celeste) dimostra la mitezza della pena. Lei che era così attaccata al padre, qualora Galilei fosse stato maltrattato dalla Chiesa, avrebbe avuto il desiderio di consacrarsi?
Galilei, malgrado la condanna, poté continuare a pubblicare e a curare l'amicizia di vescovi e scienziati; e proprio dopo la condanna pubblicò l'opera più importante, Discorsi e dimostrazioni sopra due nuove scienze.
Morì ad Arcetri l'8 gennaio del 1642, assistito da discepoli come Vincenzo Viviani ed Evangelista Torricelli; morì con i conforti religiosi e finanche con l'indulgenza plenaria e la benedizione del Papa.
 
SESTA VERITÀ: IL PROCESSO A GALILEI DEVE ESSERE COLLOCATO NEL CLIMA DEL XVII SECOLO
Il processo a Galilei si può capire solo collocandolo all'interno del XVII secolo; secolo tutt'altro che facile. Verrebbe da dire che se lo Scienziato pisano fosse vissuto in pieno XIII secolo non avrebbe avuto i problemi che ebbe.
Iniziamo col considerare che nel XVII secolo il riferimento ad Aristotele non era un riferimento critico, capace cioè di selezionare e discernere (come invece riuscì a fare il vertice della Scolastica e in particolar modo san Tommaso), bensì pedissequo: Aristotele doveva essere accettato integralmente, anche per quanto riguardava la sua visione cosmica.
Inoltre, c'era stato da poco (meno di un secolo) lo scoppio del Protestantesimo, imperversavano le guerre di religione... e il mondo protestante accusava quello cattolico di non amare la Bibbia, di leggerla poco, di non rispettarla. Tutto questo portò, per reazione, anche alcuni ambienti cattolici ad un atteggiamento di protezione letteralistica della Bibbia stessa. Per finire, durante la Guerra dei Trent'anni si erano diffusi i manifesti dei Rosa-Croce, che (come ha ampiamente dimostrato la storica inglese Frances Yeats) furono scritti per riproporre una visione ermetica e magica del reale collegata alla prisca philosophia, da contrapporre alla visione cattolica fatta propria dalla parte asburgica. Ora, la visione ermetica e magica si fonda sul monismo e sulla identificazione del creato con il creatore (panteismo) per cui il concepire la Terra non più al centro poteva, secondo alcuni, avvalorare una concezione infinita e divina dell'universo stesso.
 
SETTIMA VERITÀ: L'USO STRUMENTALE DEL "CASO GALILEI"
E per finire... la famosa frase che campeggia su buona parte dei libri scolastici, e cioè che Galilei avrebbe detto "eppur si muove", in realtà non fu mai pronunciata. Fu inventata da un giornalista italiano, Giuseppe Baretti, a Londra nel 1757.
Una frase ad effetto, che doveva servire per creare il mito di una chiesa arroccata nel suo oscurantismo e quindi incapace ad aprirsi al progresso delle conoscenze scientifiche. Insomma, un uso strumentale del "caso Galilei".

Nota di BastaBugie: per vedere il video della conferenza di Rino Cammilleri su Galileo, clicca qui sotto
http://www.amicideltimone-staggia.it/it/edizioni.php?id=33

Fonte: Il Giudizio Cattolico, 15/10/2013

2 - ARGENTINA: SCHIAFFI, INSULTI E SPUTI AI CATTOLICI CHE DIFENDONO LA CATTEDRALE
L'incredibile video (per adulti) delle femministe che hanno gridato ''Aborto sì, aborto no, lo decido io'', poi hanno dato fuoco ad un fantoccio di Papa Francesco
Fonte No Cristianofobia, 04/12/2013

Così un gruppo ben nutrito di abortiste ha trattato i fedeli che tentavano di difendere la cattedrale di San Juan. Al grido di "Aborto sì, aborto no, lo decido io", hanno insultato, imbrattato con gli spray, provocato, sputato in viso, preso a schiaffi e picchiato un centinaio di cattolici inermi. I quali, con un coraggio e una fermezza encomiabile, hanno continuato a recitare il rosario senza rispondere mai. Incredibile.
Il video che riportiamo documenta perfettamente l'episodio. E mostra che è inequivocabile la rabbia immotivata delle pro-aborto, travestite da femen, e la non-reazione dei cattolici.
Infine, non contente, hanno dato fuoco ad un fantoccio di Papa Francesco. Poi ci hanno ballato intorno.
Nel vederlo sembra di assistere a qualche rito selvaggio de "Il signore delle mosche".

Nota di BastaBugie: vi invitiamo a vedere il video di cui si parla nell'articolo


http://www.youtube.com/watch?v=wPUvUYU7Qzw

Fonte: No Cristianofobia, 04/12/2013

3 - QUELLO CHE CI HANNO NASCOSTO SU NELSON MANDELA
Ad esempio nel 1985 disse che non vi è alternativa alla rivoluzione comunista violenta: ''Non vi è spazio per una lotta pacifica''
Autore: Marco Respinti - Fonte: L'intraprendente, 06/12/2013

Alle "monache di Monza" che, a differenza di quella manzoniana, si risolvono a cambiar vita, i buoni confessori dicono che una lunga astinenza è come una seconda verginità. Sarà per questo che la sua "canonizzazione" in vita ha fatto scordare a tutti le vere origini di Nelson Mandela. Ma i giornalisti sono al mondo per questo.
Il suo vero nome era Rolihlahla Dalibhunga, ed era principe di un ramo cadetto dei thembu di lingua xhosa. È nato il 18 luglio 1918 a Mevzo, sulle rive del Mbashe, nel distretto di Umtata, nel Tembuland, capitale del Transkei, già Bantustan, nella Repubblica Sudafricana sudorientale, indipendente dal 1979 (a Qunu, che molti ritengono avergli dato i natali, la sua famiglia si spostò quando il padre, Gadla Henry Mphakanyiswa, perse la successione, alienandosi il favore delle autorità coloniali). Alle elementari un maestro, pastore metodista affascinato dall'eroe di Trafalgar, non riuscendo a pronunciare "Rolihlahla", lo ribattezzò Nelson; per la cronaca, Rolihlahla, significa "piantagrane". Il cognome, Mandela, era il nome di un figlio di un suo avo, re Ngubengcuka, passato in eredità come cognome. Nel 1940, 22enne, si ribella, assieme al cugino Justice, al matrimonio combinato dal capo thembu Jongintaba Dalindyebo, che lo aveva allevato come un figlio. Dopo di ché avrà tre mogli (suo padre quattro, lui era figlio della terza), la più nota delle quali è stata la seconda, Winnie Madikizela, la quale la sapeva lunga sui bagni di sangue degli anni 1980 e 1990, Soweto e giù di lì. Era così estremista, la Winnie, che un giorno il Nelson le preferirà la seconda verginità in panni democratici, ripudiandola.
All'università di Fort Hare, Johannesburg, Mandela studia Legge, si fa cacciare per tafferugli studenteschi, ma fa in tempo a conoscere il suo Pigmalione, Oliver Tambo, presidente (per lungo tempo) dell'African National Congress, la madre di tutte le rivoluzioni comuniste sudafricane, organizzazione finita fuorilegge nel 1960. Il Nelson vi entra nel 1942, nei suoi circoli stringe amicizia con Yossel Mashel "Joe" Slovo, futuro leader del Partito Comunista Sudafricano, nel 1952 diviene presidente dell'ANC per Transvaal e nel 1961 crea l'organizzazione Umkhonto we Sizwe ("Lancia della Nazione"), ovvero il braccio militare dell'ANC. Per le strade la gente comincia a farsi male. I neri che non si riconoscono nell'ANC e nel PC sudafricano finiscono con i copertoni al collo in fiamme. Nel Paese il problema razziale è enorme almeno da quel 1948 in cui il Nasionale Party, la formazione dei nazionalisti afrikaans, impone l'apartheid. Ma che il comunismo dell'ANC non sia mai stato la soluzione, anzi sempre parte integrante del problema, è evidente. Per esempio lo è all'Inkatha Freedom Party, guidato dal re zulu Mangosuthu Buthelezi, nero come la pece, nemico giurato del comunismo e dell'ANC. Del resto il compagno Slovo, di origine lituana, aveva la pelle bianca.
Un giorno, il 5 maggio 1962, Mandela viene arrestato a Howick, nel Natal, e condannato a 5 anni per reati minori. Alle sue spalle vi era però la serie di attentati che, dal 21 marzo al 19 aprile 1960, avevano ucciso 86 persone e ferite 424, tutti attribuiti all'ANC e alla sua ala scissionista, il Pan Africanist Congress. Poi l'11 luglio 1963 la polizia scopre a Rivonia, vicino a Johannesburg, l'alto comando, clandestino, dell'Umkhonto we Sizwe. Mandela finisce ancora sotto torchio e alla fine è condannato per cospirazione. Al processo vengono ascoltati 173 testimoni, ma è lo stesso Mandela ad ammettere apertamente che la sua organizzazione persegue scopi politici attraverso la violenza. In più, dice di avere personalmente progettato azioni di sabotaggio e di avere organizzato campi di addestramento militari all'estero, uno dei quali lo ha seguito pure lui in Algeria. Del resto aveva anche teorizzato la lotta armata di classe in manuali tipo quello intitolato Come essere un buon comunista, in certi documenti politici sul "materialismo dialettico" saltati fuori al processo di Rivonia e nell'opuscolo Operation Mayibuye (cioè "ritorno") dove il precedente citato a esempio è la guerriglia comunista a Cuba, capace di vincere e di reggere. In uno dei testi sequestrati dalla polizia e presentati al dibattimento in aula, Mandela dettagliava quel suo cursus honorum rivoluzionario in nome del marxismo-leninismo per cui erano necessarie, fra l'altro, 210mila bombe a mano, 48mila delle famigerate mine antiuomo e 1500 timer per altrettanti ordigni. Il 23 agosto 1985, in un'intervista non firmata comparsa su La Stampa, Mandela la disse tutta: «Il bianco deve essere completamente vinto e spazzato dalla faccia della terra prima di realizzare il mondo comunista».
In prigione Mandela ci ha passato così 26 anni e mezzo, dal giugno 1964 all'11 febbraio 1990. Da libero, ha assunto subito la presidenza ufficiale del buon vecchio ANC, e il 10 marzo 1994 si è insediato come presidente democratico e osannato del nuovo Sudafrica postrazzista. Fra i suoi ministri c'era l'immarcescibile Slovo, il bianco rosso. Ispirato da Karl Marx e dai cappellani della "teologia della liberazione", Mandela è stato paragonato al Mahatma Gandhi (che iniziò la carriera proprio in Sudafrica e che, guarda caso, ammirava pure lui il filosofo di Treviri). Dalle sue parti lo hanno venerato come "Madiba", un titolo onorario adottato dai membri anziani del suo clan e mutato in nomignolo poi di successo mondiale. Nel 1993 gli è stato assegnato il Premio Nobel per la Pace, nonostante la guerriglia comunista, il tifo per Saddam Hussein e le amicizia con Yasser Arafat (terrorista, antisemita, pure lui Nobel per la Pace nel 1994), Fidel Castro e Muhammar Gheddafi. E pure nonostante avesse affermato ‒ in una intervista a John Lofton su The Washington Times, sempre dell'evidentemente assai produttivo 23 agosto 1985 ‒ che: «non vi è alternativa alla rivoluzione violenta, non vi è spazio per una lotta pacifica».
Sia scritto nero su bianco: l'apartheid è una schifezza, la segregazione pure, il razzismo peggio. Ma che Mandela sia stato un nero per caso?

Fonte: L'intraprendente, 06/12/2013

4 - LA MOGLIE GIUSTAMENTE PRENDE IL COGNOME DEL MARITO
L'esempio di Chiara Corbella Petrillo
Autore: Costanza Miriano - Fonte: Blog di Costanza Miriano, 09/12/2013

Si chiama Chiara Corbella Petrillo. Lo so, il nome è un po' lunghetto, e se la telefonata è intercontinentale, l'interlocutrice una giornalista di Buenos Aires che parla spagnese (un misto tra spagnolo e inglese), con me che parlo inglano (un misto tra inglese e italiano), la tentazione di tagliarlo facendo lo spelling c'è. Ma è importante. Non si chiama Chiara Corbella. Si chiama Chiara Corbella Petrillo.
L'altro giorno alla giornalista argentina che mi chiedeva quale fosse il mio role model, la donna che mi è da esempio, alla quale vorrei assomigliare, ho risposto che oltre alla Madonna non potevo non citare Chiara. Ho raccontato brevemente la sua storia, e l'ho invitata ad andare sul sito, che appunto si chiama opportunamente chiaracorbellapetrillo.
Aggiungere Petrillo è fondamentale perché la storia di Chiara non sarebbe stata la stessa, senza Enrico. La loro, dicono tutti quelli che li hanno conosciuti davvero bene, è stata, è – perché la storia continua – un'avventura di santità di coppia. Ogni passo è stato condiviso, ogni peso è stato portato insieme, e non dico a metà, perché ognuno in una coppia mette tutto, ma in modo diversissimo, e non guarda il peso, la misura, l'equilibrio.
Santa Gianna Beretta Molla non sentite mai chiamarla con un solo cognome, perché anche la sua è una storia di due sposi che hanno fatto del loro matrimonio la via per arrivare a Dio. I Beltrame Quattrocchi sono diventati santi proprio intrecciati insieme, intrecciati come la trama e l'ordito, scriveva lei, vissuta nel perenne pensiero "di abbellire con la propria trama di delicatezza e di amore, l'ordito di una consistenza virile, meno fatta di minuzie, ma tutta compatta nella donazione di sé".
Così è il matrimonio di Chiara ed Enrico, una storia di santità coniugale, perché il matrimonio può essere una chiamata alla santità, non di serie B, come scrivono Simone Troisi e Cristiana Paccini nel loro imperdibile "Siamo nati e non moriremo mai più".
"La logica è quella della croce: regalarsi per primi senza chiedere nulla all'amato, arrivando fino al dono radicale di sé. Se non si risponde a questa richiesta, non si tratta più di vocazione, ma di un semplice accompagnarsi fino alla morte". Ed Enrico, la cui lucidità in molti passaggi del libro mi impressiona davvero, ci regala la chiave di lettura del matrimonio cristiano, una vera perla. "Se riconosci che solo in Dio puoi amare, devi amare Dio più di tua moglie, più di tuo marito. Se cerchi la consolazione nell'amore di una persona che ti sta vicino, stai prendendo una strada sbagliata. Perché la consolazione te la deve dare solo il Signore, poi, se il Signore vuole, ti dona la sua consolazione attraverso qualcuno".
Sono certa anche che Chiara per prima ci terrebbe a farsi chiamare con il nome completo, perché tutto quello che ha vissuto dal fidanzamento in poi lo ha condiviso con suo marito, ogni minima scelta, ogni peso, ogni gioia. E si chiama Petrillo il figlio a cui ha dato la sua vita!
La ribellione delle donne all'uso del cognome del marito spesso dice qualcosa di profondo sulla loro idea di matrimonio. Quanto a me, è vero che io predico bene (c'è chi predica e chi razzola, a ognuno la sua parte), ma in questo caso il problema ce lo siamo posti, e io mi firmo solo con il nome da nubile per non esporre i nostri figli, dei quali ho già raccontato fin troppo (uno di loro, a cui rubo tutte le battute, vuole peraltro il pagamento dei diritti di autore, ma questo è un altro discorso).

Fonte: Blog di Costanza Miriano, 09/12/2013

5 - RIPRENDE AL SENATO L'ITER DELLA LEGGE SULL'OMOFOBIA
I figli delle tenebre usano tutti i trucchi per evitare che possa esprimersi chi afferma l’unicità della famiglia naturale, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 06/12/2013

Non può essere un caso che sia alla Camera sia ora al Senato la discussione sul disegno di legge sull'omofobia venga imposto in tempi rapidissimi e prediligendo le sedute notturne. Non può essere un caso, perché i figli delle tenebre infatti non sopportano la luce, non solo quella del giorno ma più in generale fare le cose alla luce del sole.
Così anche martedì scorso, 3 dicembre, la Commissione Giustizia del Senato si è trovata a dover strozzare la discussione generale sul disegno di legge Scalfarotto, in pochissime ore, chiusa in tempi rapidissimi all'inizio della seduta notturna, malgrado le proteste soprattutto del senatore Carlo Giovanardi (Nuovo Centrodestra). Ora c'è tempo fino al 20 dicembre per presentare gli emendamenti che, c'è da scommetterci, si cercherà in tutti i modi di neutralizzare. A esprimersi contro il ddl, oltre a Giovanardi sono stati soprattutto il senatore di Forza Italia Lucio Malan e l'altro senatore del Ncd Maurizio Sacconi.
Ma un passaggio rivelatore della giornata è stato il confronto tra il sottosegretario alla Giustizia Ferri e Giovanardi. Quest'ultimo ha fatto una semplice richiesta: vista l'urgenza con cui si vuole procedere all'approvazione di questo disegno di legge, ci vengano presentati i dati che dimostrano il carattere di emergenza che omofobia e transfobia costituiscono, poi potremo discutere. Il sottosegretario ha replicato affermando che non è semplice recuperare questi dati e che comunque non appena li avrà li renderà disponibili.
Perché è un passaggio rivelatore? Semplicemente perché appare evidente che l'operazione "legge anti-omofobia" è puramente ideologica. E' lo stesso disegno di legge che prevede la creazione di una commissione chiamata a monitorare violenze e discriminazioni contro le persone omosessuali. Quindi violenze e discriminazioni non sono un dato reale, ma qualcosa eventualmente da scoprire una volta che sarà passato definitivamente il disegno di legge al Senato. E all'obiezione di Giovanardi, che vorrebbe riprendere la discussione in Commissione una volta ottenuti i dati dal governo, ha risposto il senatore pieddino Lo Giudice in chiusura di seduta, affermando che in ogni caso i dati sui casi di omofobia non sono condizione per il proseguio dei lavori.
In altre parole: la realtà è un optional, non fa niente se certi fenomeni non esistono o non sono stati misurati. L'importante è portare avanti "l'idea", quello che è prioritario nel proprio programma di partito o di lobby. Non è importante "ciò che è", ma "ciò che percepisco" e qui si apre un'autostrada per la propaganda, una macchina che costruisce percezioni e sentimenti.
Ma questa è una concezione distruttiva dei rapporti sociali, è il trionfo della legge del più forte e del totalitarismo. Non a caso il disegno di legge in discussione – così come le richieste della comunità Lgbt - mira proprio a negare le libertà fondamentali, quella di opinione e la libertà religiosa.
La battaglia contro il progetto Scalfarotto dunque ha una valenza che va ben oltre la legge stessa: qui si decide se la realtà ha ancora un valore oppure dobbiamo rassegnarci a essere schiavi del potente di turno che stabilirà, in base ai suoi interessi, cosa si deve pensare.
Intanto, quel che possiamo fare è accendere la luce: illuminare quell'oscurità in cui operano i nemici dell'uomo e della famiglia, far vedere cosa stanno facendo e fare clamore perché il maggior numero possibile di persone ne venga a conoscenza e si mobiliti per riaffermare l'unicità della famiglia naturale, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna. La Nuova Bussola Quotidiana è qui per questo.

Nota di BastaBugie: firma la petizione promossa da La Manif Pour Tous in difesa della famiglia con destinatari: Presidente della Repubblica,  Presidenti di Camera e Senato, Presidenti dei gruppi di Camera e Senato. Clicca qui
http://www.citizengo.org/it/1122-supporto-famiglia?sid=MzQ4NjQwOTg0NDgxNjg4

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 06/12/2013

6 - SENTINELLE IN PIEDI AGGREDITE A BERGAMO
Da una parte giovani che lanciano insulti, volgarità e minacce, dall'altro veglianti silenziosi che manifestano pacificamente
Autore: Andrea Lavelli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 08/12/2013

Dalle parole si passa ai fatti. La legge sull'omofobia non è ancora stata approvata e già abbiamo potuto assistere a numerosi i casi di aggressione verbale e mediatica nei confronti di chi chiede la libertà di poter affermare, senza discriminare nessuno, che la famiglia è quella composta da un uomo e una donna.
Ma mai fino ad ora si era passato ai fatti: vegliare in difesa della libertà di espressione può ora portare persino a rischiare seriamente la propria incolumità. Succede a Bergamo, dove una veglia pacifica e silenziosa delle "Sentinelle in piedi" a favore della libertà di espressione e contro il ddl Scalfarotto è stata aggredita da un gruppo di ragazzi dei centri sociali: solo il pronto intervento della polizia è riuscito a evitare il pestaggio.
Le Sentinelle bergamasche, circa 130, si erano date appuntamento per il pomeriggio di sabato 7 sul Sentierone, "salotto" della città, e si erano disposte come di consueto in piedi, in silenzio, immersi nella lettura di un libro, secondo lo stile pacifico e silenzioso che le contraddistingue mutuato dai Veilleurs debout francesi. Tra di essi molti giovani e alcune famiglie con i bimbi piccoli.
In un attimo si presentano davanti a loro un gruppo di alcune decine di giovani provenienti dai centri sociali che accendono fumogeni e cominciano a lanciare insulti, volgarità e cori ingiuriosi. Cercano anche di avvicinarsi alle sentinelle, ma la polizia li blocca formando un cordone. Tra le urla che è possibile riportare: "omofobi" e "fascisti".
«Ci urlano che siamo dei fascisti, quando invece siamo qui a vegliare per la libertà di espressione e contro una norma che introdurrebbe il reato di opinione, che è tipico dei regimi totalitari - spiega una sentinella - Le veglie delle Sentinelle sono da sempre di carattere apartitico e aconfessionale. Non chiediamo tessere e accogliamo a vegliare con noi chiunque condivida il nostro pensiero: chiediamo solo di adeguarsi allo stile silenzioso e pacifico che ci contraddistingue, che anche oggi è stato da tutti rispettato».
Lo scenario è questo: da una parte un gruppo di giovani che lancia insulti, volgarità e minacce a un gruppo di veglianti silenziosi, in mezzo ai quali ci sono anche famiglie con bambini piccoli. Presenti alla veglia, oltre a gruppi di atei e cattolici, anche un gruppo di mormoni, a testimonianza dell'aconfessionalità della manifestazione.
La tensione sale sempre più e le forze dell'ordine sono costrette a chiedere alle Sentinelle di terminare la veglia in anticipo e a ritirarsi in ordine a partire dalle ultime file, ma a questo punto gli antagonisti cercano di aggirare gli agenti dirigendosi verso Largo Belotti, dove le Sentinelle stavano sfollando. Solo il blocco della polizia riesce a impedire il peggio: dai manifestanti partono spintoni calci e sputi agli agenti in divisa antisommossa. E alle sentinelle più di una minaccia: "Vi faremo la festa!".
La rabbia degli antagonisti si sfoga anche su una capanna allestita lì vicino della Fondazione Piero e Lucille Corti per raccogliere fondi da destinare a un ospedale in Uganda, rovesciando tavoli e danneggiando vari oggetti. Sul posto era presente anche un volontario che a seguito di questo fatto ha raccolto alcune offerte in risarcimento da manifestanti e polizia.
Molti degli antagonisti sono già stati identificati e denunciati di manifestazione non autorizzata, lancio di fumogeni e resistenza a pubblico ufficiale.
 «Si sta verificando quello che Benedetto XVI definiva 'la dittatura del relativismo': è la dimostrazione che l'intolleranza dei cosiddetti tolleranti rifiuta qualsiasi pensiero contrario alle loro idee, cercando di silenziarlo con le buone o con le cattive» è il commento amaro di una sentinella.
Ciò che è successo a Bergamo, proprio nelle ore in cui il ddl Scalfarotto viene discusso in Senato, getta una nuova sinistra luce sull'avanzata della dittatura gender in Italia. Una dittatura che pretende di omologare ogni pensiero e di zittire qualsiasi opinione contraria marchiandola come "omofoba" e, da ora, ricorrendo anche alla violenza anche contro gruppi pacifici di giovani, donne e bambini.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 08/12/2013

7 - RUSSIA: STOP ALLE ADOZIONI VERSO PAESI CHE HANNO I ''MATRIMONI'' GAY (PER ORA SI ALL'ITALIA)
Putin le vieta a Spagna, Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti
Autore: Alfredo De Matteo - Fonte: Corrispondenza Romana, 07/12/2013

La Russia di Vladimir Putin dimostra ancora una volta di volersi discostare dalla follia genderista di cui è preda buona parte dell'occidente europeo, anche a costo di andare contro i propri interessi: d'ora in avanti l'adozione di bambini russi da parte di cittadini stranieri sarà consentita solo agli italiani.
L'Italia, infatti, è uno dei pochi paesi che (ancora) non contempla il matrimonio gay. Secondo il premier Putin l'idea che i bambini russi possano finire nel caos e nell'assenza di valori di una coppia omosessuale è inaccettabile, per cui il suo governo ha deciso di bloccare ogni trattato con gli altri paesi europei ed in particolare con Spagna, Francia e Gran Bretagna, ciononostante i numerosi orfanotrofi di Stato sparsi per la Russia siano pieni di bambini. Sono circa 150.000, infatti, i bambini russi adottabili e in assenza degli Stati Uniti, altro importante paese che ogni anno prendeva in adozione oltre mille minori (bloccato dal governo russo sempre a causa dello stesso motivo) per gli italiani si aprono maggiori possibilità di adozione.
Significativa e per certi versi miracolosa la coraggiosa difesa dei principi fondamentali della legge naturale portata avanti dalla Russia di Putin, soprattutto se si pone in relazione col relativismo dilagante in quasi tutto il continente europeo. L'Italia è ancora "indietro" rispetto alle presunte conquiste civili in ordine al riconoscimento dei pseudo diritti degli omosessuali, ma fino a quando? La fortissima pressione delle lobby gay, sostenuta dagli asserviti mezzi di comunicazione di massa, la dabbenaggine della nostra classe politica ed il colpevole silenzio delle autorità ecclesiastiche, non fanno presagire nulla di buono. La Russia, intanto, ci indica il sentiero da seguire...

Fonte: Corrispondenza Romana, 07/12/2013

8 - LA RACCOLTA DI FIRME ''UNO DI NOI'' E' STATA INUTILE... FORSE DANNOSA
L'iniziativa ha raccolto il milione di firme necessarie... ma purtroppo non avranno alcun risultato
Autore: Giano Colli - Fonte: Radici Cristiane, novembre 2013 (n.89)

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera del direttore di "BastaBugie.it", Giano Colli, con il suo parere in riferimento all'intervista al Prof. Vari apparsa sullo scorso numero.
Caro Direttore,
ho letto con interesse l'intervista al Prof. Vari, pubblicata sullo scorso numero di Radici Cristiane. Intervista, in cui sostiene che l'iniziativa "Uno di noi" sia stata pensata per «risvegliare le coscienze». Ciò mi ha mosso ad una riflessione, che desidero condividere.
Con la legge 194 del 1978 è stata resa legale in Italia la pratica dell'aborto procurato, a totale carico dello Stato. Purtroppo, dopo le battaglie antecedenti la sua entrata in vigore, il mondo pro-life italiano si è come addormentato, limitandosi a iniziative culturalmente e politicamente perdenti. Ormai l'aborto è stato per così dire "metabolizzato", al punto che raramente si trova un Cattolico che pensi che la donna non abbia diritto di scelta tra il tenere o meno un bambino.
Nonostante questo rilassamento delle coscienze, da qualche anno si è notato un certo risveglio non istituzionale e dal basso, che ha originato la Marcia Nazionale per la Vita. Essa ha contribuito a tornare a parlare di abolizione della legge sull'aborto, benché parte del mondo pro-life "ufficiale" non vi abbia partecipato con entusiasmo ed anzi abbia tentato di ostacolarla e di oscurarne il successo o quanto meno di confondere le idee.
E' ancora in corso la raccolta di firme denominata "Uno di noi", una campagna promossa con false promesse. Ad esempio Avvenire, il quotidiano della Cei, il 10 gennaio 2013 ha pubblicato un articolo dal titolo Uno di noi, la firma che può cambiare tutto. Presentata come se puntasse ad ottenere un improbabile "riconoscimento giuridico dell'embrione", essa chiede in realtà solo un dibattito sulla cessazione delle sperimentazioni sugli embrioni umani (si noti che la petizione potrà solo originare un dibattito, non otterrà la cessazione delle sperimentazioni).
Tanti i manifesti diffusi capillarmente nel mondo ecclesiastico: nelle parrocchie, nei movimenti, sulle pagine dei giornali cattolici. Uno dei principali, dopo aver avvertito che si tratta di una «iniziativa europea dei cittadini», si premura di (dis)informare con il seguente pressante appello «Firma anche tu, perché la dignità, il diritto alla vita e all'integrità siano riconosciute ad ogni essere umano fin dal concepimento in tutte le aree di competenza della Ue». Anche qui si promette dunque che le firme servano a riconoscere il diritto alla vita «ad ogni essere umano fin dal concepimento», il che non corrisponde a verità.
Ecco perché questa iniziativa non mi entusiasma. Credo che le energie ad essa dedicate potessero essere utilizzate molto meglio. Non tanto per l'incertezza del risultato. Le battaglie per la vita vanno fatte sempre, a prescindere dai risultati immediati. E che non ci possano essere risultati, lo si capisce dai velati dubbi che lo stesso Carlo Casini, presidente del Movimento per la Vita, esprime sul mensile dell'associazione del maggio 2012: «Naturalmente non sappiamo se, una volta raccolte le adesioni, otterremo i provvedimenti richiesti...».
Ma, come bene ha sottolineato Marisa Orecchia, presidente di Federvita Piemonte, «non è questo il punto. Il punto è che un vero movimento pro-life non mette in atto un grande schieramento di popolo e di associazioni, per chiedere la cessazione delle sperimentazioni sull'embrione umano. Un vero Movimento pro life deve chiedere la cessazione della produzione di embrioni umani. E' la fivet, produzione di embrioni fuori del grembo materno, la madre di tutte le ingiustizie che l'embrione, una volta prodotto, è costretto a patire. La fivet in sé, anche con tutti i paletti e i distinguo con cui vogliono abituarci a considerarla».
Come al solito, dunque, assistiamo ad una piccola battaglia di retroguardia, utile solo a dare un po' di visibilità al Movimento per la Vita all'interno del mondo cattolico (all'esterno nessuno se n'è accorto). Tale iniziativa in campo educativo produrrà solo un effetto mediocre, se non addirittura dannoso. Sarà sì l'occasione per «parlare in tutta Europa del più fragile tra gli umani come uno di noi», come scrive Carlo Casini, ma servirà soprattutto a consolidare l'opinione, già diffusa, che della fecondazione artificiale siano da riprovare solo alcuni esiti aberranti, quali la sperimentazione sugli embrioni. Si avrà l'impressione insomma che utilizzare la fecondazione artificiale per dare figli a chi non possa averne naturalmente sia comunque una cosa buona, nonostante il massacro preventivato di nove embrioni prodotti su dieci: ogni figlio in braccio, nove fratellini morti in laboratorio...
Concludendo, per valutare l'iniziativa "Uno di noi" basta ricordare a cosa sia servita qualche anno fa una analoga raccolta-firme promossa dal Movimento per la Vita per la presentazione di un disegno di legge d'iniziativa popolare, mirante alla modifica dell'art. 1 del Codice Civile con lo scopo di attribuire la qualità di persona all'embrione umano. Di fatto quella iniziativa non servì a nulla se non a raccogliere qualche indirizzo cui inviare Sì alla vita, il giornalino del Movimento per la Vita, finanziato interamente dalla CEI con i fondi dell'otto per mille. Allora ci chiediamo: davvero hanno qualche efficacia queste iniziative? Sono convinto che ci voglia altro per imporsi alla pubblica opinione. Ad esempio, la grande Marcia per la Vita del 12 maggio 2013 a Roma - ormai giunta alla terza edizione - ha contribuito ad iniziare una nuova stagione per i movimenti pro-life italiani e si è imposta all'attenzione generale: tutti i mezzi di comunicazione ne hanno parlato, da La Repubblica a l'Unità, dal Tg1 al Tg5, e tanti altri. La prossima si svolgerà domenica 4 maggio 2014, sempre a Roma: servirà senz'altro a dare slancio a tutti quanti credano nell'importanza della battaglia a favore della vita senza se e senza ma.

Nota di BastaBugie: la mail era stata inviata qualche mese fa quando non si sapeva se si sarebbero raggiunte le firme necessarie

Fonte: Radici Cristiane, novembre 2013 (n.89)

9 - OMELIA III DOMENICA DI AVVENTO - ANNO A - (Mt 11,2-11)
E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 15 dicembre 2013)

La terza Domenica d'Avvento è detta anche "Domenica della gioia". È detta così perché il Natale è ormai vicino e la Liturgia ci invita a prepararci con rinnovata esultanza a questo mirabile evento.
Il Vangelo di oggi ci presenta un episodio un po' difficile da comprendere. Giovanni Battista è in carcere per aver ripreso apertamente Erode Antipa a motivo della sua scandalosa relazione con Erodiade. Egli già in precedenza aveva indicato ai suoi discepoli che Gesù era il Messia atteso dalle genti, Colui che toglie il peccato del mondo (cf Gv 1,29-34; Mt 3,11-12). Dal carcere ove ora si trova, il Battista manda i suoi discepoli a domandare se Egli è veramente il Messia. Come mai li manda, dopo aver in precedenza chiaramente riconosciuto in Gesù il Messia? A questa domanda sono state date diverse risposte dagli studiosi della Sacra Scrittura.
La risposta più convincente sembra essere la seguente: non era tanto il Battista ad avere dubbi in proposito, ma i suoi discepoli. Essi si attendevano un Messia diverso, un Messia austero e vigoroso che avesse sferzato con forza i peccatori recalcitranti. Non si attendevano di certo un Messia mite e misericordioso. Per questo motivo, il santo Precursore li manda da Gesù affinché si rendano conto che devono seguire il Maestro di Nazareth e non più lui, ormai condannato a morire.
La domanda dei discepoli è la seguente: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?» (Mt 11,3). «Colui che deve venire» è un'espressione tipica dell'Antico Testamento e indica il Messia promesso da Dio. Gesù risponde loro rimandandoli a quanto essi "ascoltano" e "vedono". In poche parole, rispondono le opere stesse compiute da Gesù. I Profeti, infatti, parlavano dei segni che avrebbero accompagnato il Messia: «Si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi. Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto» (Is 35,5-6). Ecco allora che Gesù risponde ai discepoli del Battista in questo modo: «Andate a riferire a Giovanni ciò che udite e vedete: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo» (Mt 11,4-5).
Le parole di Gesù si concludono con questa frase: «E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo» (Mt 11,6). Queste parole significano che sono beati quelli che non trovano nel comportamento umile e misericordioso di Gesù un ostacolo a credere in Lui e ad accettare di divenire suoi discepoli, rinunciando a sogni e a speranze troppo umane. Molti, infatti, erano quelli che si attendevano un Messia ben diverso, un Messia umanamente vittorioso. Come ho detto prima, anche i discepoli del Battista si aspettavano un Messia austero e severo, un Messia che avesse rimproverato aspramente tutti i peccatori. Per questo motivo, san Giovanni Battista, al termine della sua esistenza terrena, invia i suoi discepoli da Gesù, affinché comprendano la sua lezione di misericordia e il suo appello alla conversione. Il discorso di Gesù termina con un elogio nei riguardi del Precursore. Egli dice che il Battista è più che un profeta (cf Mt 11,9). Con queste parole, Gesù vuole indicare che Giovanni è proprio il messaggero inviato da Dio a preparare la strada al Messia. Infine Gesù dice: «In verità io vi dico: fra i nati di donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui» (Mt 11,11). Ciò significa che Giovanni è come il confine tra l'Antico e il Nuovo Testamento. Egli è il vertice dell'Antico ed arriva alle soglie del Nuovo. Quindi, egli è il più grande dei Profeti, ma non possiede ancora la pienezza della Rivelazione, per cui noi, alla luce del Vangelo, conosciamo di Dio molto più di lui. Ciò significano le parole: «Ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».
Veniamo ora a noi. Domandiamoci cosa ci attendiamo da Gesù. Molti ebrei si attendevano un liberatore politico; i discepoli del Battista aspettavano un Messia severo e austero; e noi? Ognuno lo vorrebbe a sua immagine e somiglianza, ma pochi sono quelli disposti ad accoglierlo per quello che è veramente. Tutti lo vogliono, ma come vogliono loro. Il messaggio di questa terza Domenica penso possa essere proprio questo: accogliere Gesù per quello che è e per quello che insegna, e non per quello che noi vorremmo; fare nostro il suo modo di pensare, di parlare e di agire. Tutto questo lo otterremo solo pregando molto e meditando assiduamente il suo Santo Vangelo, ove impariamo la sua Sapienza. Solo in questo modo potremo essere autenticamente felici.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 15 dicembre 2013)

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