BastaBugie n°329 del 27 dicembre 2013

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1 COME BABBO NATALE HA SOPPIANTATO GESU' BAMBINO
In origine era San Nicola, poi Sankt Nikolaus, poi Santa Claus
Autore: Guido Villa - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
2 IL CANTANTE DEI ''THE SUN'' RACCONTA LA SUA STORIA
Gesù Cristo si è fatto sentire chiaramente nel mio Cuore, assumendo un ruolo fondamentale nella mia quotidianità; non essendo venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori, io non potevo mancare al Suo appello (VIDEO: Betlemme)
Autore: Francesco Lorenzi - Fonte: Blog di Francesco Lorenzi
3 PERCHE' VOGLIONO CENSURARE IL MIO LIBRO IN SPAGNA?
Il vero nodo della questione è che noi cristiani siamo contenti di obbedire perché sappiamo a chi obbediamo
Autore: Costanza Miriano - Fonte: Il Foglio
4 SPAGNA: CANCELLATA LA LEGGE ZAPATERO SULL'ABORTO? NO, PURTROPPO!
Non cambia quasi nulla eppure i giornali italiani parlano di svolta, dietrofront, retromarcia, ma è un inganno
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
5 ALTRO CHE CINEPANETTONE: ECCO IL FILM ''FLYWHEEL'', QUANDO ESSERE ONESTI E' UN BUON AFFARE
Un abile venditore di auto usate scopre che guadagnare il più possibile non conduce alla felicità, che si raggiunge solo prendendosi cura dei familiari e lavorando onestamente
Fonte: FilmGarantiti
6 BOICOTTARE LA FAMIGLIA SIGNIFICA SVANTAGGIARE L'INTERA SOCIETA'
La famiglia svolge un triplice ruolo socio-economico: quello di investitore in capitale umano, quello di ridistributore di reddito al suo interno, secondo i veri bisogni, quello di risparmiatore a vantaggio della società
Autore: Ettore Gotti Tedeschi - Fonte: Centro Cattolico di documentazione
7 LA RIVISTA ''SCIENTIFIC AMERICAN'' AFFERMA CHE LA VITA NON ESISTE
Per questi pseudo-scienziati, vostro figlio, che corre in bicicletta, è vivo quanto il pezzo di ferro arrugginito che sta nella discarica
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero
8 I DECRETI SVUOTA-CARCERI FANNO AUMENTARE I REATI
Inoltre l'Italia spende un miliardo di euro all'anno per mantenere i detenuti stranieri che costituiscono 1/3 del totale e che, se rimpatriati (costo: mezzo miliardo, cioè la metà), risolverebbero il problema del sovraffollamento
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
9 OMELIA SANTA FAMIGLIA - ANNO A - (Mt 2, 13-15. 19-23)
Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre
Fonte: maranatha.it
10 OMELIA MARIA MADRE DI DIO - ANNO A - (Lc 2,16-21)
Maria custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - COME BABBO NATALE HA SOPPIANTATO GESU' BAMBINO
In origine era San Nicola, poi Sankt Nikolaus, poi Santa Claus
Autore: Guido Villa - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 15/12/2013

Mese di dicembre, gli spot pubblicitari ci propongono fino alla noia uno strano personaggio vestito di rosso, con barba e baffi bianchi chiaramente posticci, che distribuisce regali. È il cosiddetto "Babbo Natale", una fra le tante americanate che hanno invaso la nostra vita, certo più innocua di Halloween, ma sempre frutto di una mentalità mondano-protestante che cerca di svuotare e sbiadire i contenuti della nostra fede e che nulla ha a che fare con la nostra cultura cattolica.
Forse pochi lo sanno, ma Babbo Natale, che gli americani chiamano Santa Claus, o più semplicemente Santa, rappresenta l'impoverimento di un personaggio della cultura cristiana dell'Europa centrale germanica e slava. Se esaminiamo con più attenzione questo nome americano, comprendiamo subito che esso deriva da Sankt Nikolaus, San Nicola di Mira, che noi italiani chiamiamo anche San Nicola di Bari, dalla città dove riposano e vengono venerati i suoi resti mortali, e che festeggiamo ogni anno il 6 dicembre.
Cosa c'entra San Nicola con i doni? La tradizione racconta che quando era vescovo di Mira in Licia (nell'odierna Turchia) tra la fine del Terzo e l'inizio del Quarto secolo dopo Cristo, egli era solito aiutare i poveri, e dopo avere saputo di un uomo povero che aveva tre figlie da maritare, di nascosto gettò nella casa per tre notti consecutive un sacchetto pieno di denaro, ciascuno dei quali destinato ad acquistare la dote per una delle figlie di quell'uomo.
Ricordando questo e altri episodi di bontà verso i poveri, la moderna tradizione mitteleuropea fa di San Nicola un distributore di doni, che nella notte tra il 5 e il 6 dicembre entra nelle case, e negli stivaletti lasciati sotto una finestra, lascia ai bambini buoni un regalo, mentre ai bambini cattivi lascia, a titolo di avvertimento, una frusta.
Nelle rappresentazioni di San Nicola, prima del suo arrivo giungono sulla scena i cosiddetti Krampus, diavoletti che cercano di disturbare i bambini buoni e li tentano a diventare discoli. Subito tuttavia giunge il nostro santo, e la sua presenza è sufficiente per spingere i diavoli a una fuga disperata. Il contenuto edificante è piuttosto chiaro: solamente i bambini buoni ricevono da San Nicola un premio, mentre quelli cattivi sono ammoniti a cambiare strada per non subire una punizione. La sola presenza di San Nicola allontana i diavoli, poiché l'inferno non può resistere a Dio e ai Suoi eletti, a chi vive nella santità.
Il Sankt Nikolaus che porta i doni ai bambini è sempre rappresentato come vescovo (cattolico, naturalmente) in vesti liturgiche. Toglietegli l'anello vescovile, la mitria, il pastorale, la stola e la casula e avrete... Babbo Natale, il quale quindi è San Nicola cui è stata tolta la dimensione spirituale. Il messaggero del Signore che allontana il male e premia la bontà si è trasformato in apostolo del consumismo e dello sfrenato acquisto di beni, spesso non necessari alla nostra vita.
Purtroppo neppure la figura del vero San Nicola ha resistito all'ondata di buonismo che ha preso il posto della fede, divenuta sempre più fredda e come sale senza sapore. Egli è quindi diventato un portatore di buoni sentimenti, che si presenta dinanzi ai bambini raccomandando loro di essere buoni, di amare la mamma e il papà, di fare i compiti, di non dire parolacce ... tutte cose senz'altro positive, tuttavia insufficienti quando si trascura di insegnare ai bambini di curare la dimensione spirituale della vita: amare Gesù e la Madonna, dire le preghiere la mattina e la sera, andare a Messa la domenica e seguirla con attenzione senza chiacchierare ... tutte che cose che, se fatte, porteranno di per sé i bambini a essere buoni.
La figura di Babbo Natale ha ormai quasi soppiantato anche Gesù Bambino quale datore dei doni della Notte Santa. Anche in moltissime parrocchie, quando svolgono opere di carità nel tempo di Natale, si utilizza questa gelida figura senza comprendere che in questo modo si contribuisce allo svuotamento dei contenuti spirituali presso i fedeli.
A questo proposito bisogna quindi essere chiari e netti, anche con i bambini: Gesù Bambino porta i regali (dopo tutto, è il Suo Natale) e non Babbo Natale, poiché semplicemente questo buffo personaggio non esiste. È inoltre necessario essere coerenti e testimoniare anche nelle piccole cose la nostra fede cristiana: ad esempio, non augurando Buone Feste, bensì Buon Natale e Felice Anno Nuovo; inviando cartoline o e-mail di auguri raffiguranti temi religiosi, preferibilmente la Sacra Famiglia con Gesù appena nato, anziché pini, paesaggi innevati, palline colorate e animaletti di vario genere che non hanno nulla a che fare con la nascita del Signore Gesù.
Dopo tutto, è proprio quello di Gesù il Natale che noi cristiani festeggiamo.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 15/12/2013

2 - IL CANTANTE DEI ''THE SUN'' RACCONTA LA SUA STORIA
Gesù Cristo si è fatto sentire chiaramente nel mio Cuore, assumendo un ruolo fondamentale nella mia quotidianità; non essendo venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori, io non potevo mancare al Suo appello (VIDEO: Betlemme)
Autore: Francesco Lorenzi - Fonte: Blog di Francesco Lorenzi, 22 Agosto 2011

Sono nato il 21 Novembre 1982. [...] Fin da bambino i miei genitori mi hanno dato la possibilità di viaggiare con loro e ciò mi ha permesso di visitare quattro continenti, facendomi diventare un amante del viaggio esteriore e interiore. Ero con le persone migliori con cui potessi viaggiare, e così anche i posti che visitavo avevano sempre qualcosa di buono da trasmettermi. Questo mi ha insegnato che non è il posto in cui sei, ma con chi sei, a fare la differenza. Durante le nostre avventure famigliari sentivo sempre un sottofondo musicale che non doveva essere per forza fatto da dischi, perché mia madre e mio padre amavano cantare insieme, e il loro repertorio andava da brani dei Beatles a canzoni popolari, senza disdegnare nulla. Il loro modo di vivere la Musica con estrema semplicità ha contagiato la mia attitudine alla vita. Li vedevo spesso ballare, ballare e ancora ballare: in camera, in cucina, in una sala da ballo ad una festa... il luogo non importava, contava il desiderio. Per questo la musica nei miei ricordi bambineschi era sempre associata alla libertà di amarsi, esprimersi e gioire della vita. Sarà anche per questi motivi che fin da bambino ho sognato di fare il musicista. Quale altro mestiere mi avrebbe dato l'opportunità di esprimere me stesso e al contempo far stare bene le persone, farle cantare, rialzare, riflettere, ballare e amarsi?
Ho iniziato a suonare da autodidatta relativamente tardi -a quattordici anni- e così ho continuato fino ad oggi, sempre a modo mio. Avevo provato a seguire delle lezioni di chitarra, ma le abbandonai istantaneamente: certe emozioni non si insegnano e sentivo che sarebbe bastato affidarmi all'ispirazione che mi guidava. Nel DNA ho da sempre qualcosa che mi spinge ad arrangiarmi, a trovare la strada, e se non c'è... a inventarla. Successivamente, quando nel 1997 ho iniziato la mia avventura nei The Sun, ho subito scoperto quanto amavo suonare, comporre e scrivere.
Inizialmente ero legato fortemente alla musica punk rock/hardcore californiana, ma con il passare del tempo ho imparato ad amare anche i sound più melodici, le sfumature romantiche e popolari, creando così un mio modo personale di ascoltare e fare rock.
Nel corso degli anni la musica mi ha portato a suonare in oltre dieci stati tra Europa, Israele-Palestina e Giappone.
Mi sono esibito con i Sun su più di 350 palchi,ho avuto l'immensa fortuna di suonare con quasi tutte le mie band preferite – quelle di cui appendevo i poster in camera, per capirci.
Ho realizzato questi sogni con la mia band in modo indipendente, prima che arrivassero bravi manager, grandi etichette e rinomate agenzie di concerti. proprio questo il mio più grande orgoglio e merito, senza false modestie.
Ho scritto e registrato un centinaio di canzoni in italiano e inglese, suddivise in cinque album, ideato e seguito vari videoclip, realizzato due dvd e fatto mille altre esperienze che qui diventerebbero solo una noiosa didascalia.
Chi accomuna grossolanamente la mia professione alla categoria degli "interpreti" apparsi negli ultimi anni tra le fila delle major discografiche italiane, si sbaglia. Sono un "operaio della musica" e conosco bene il significato della figura dell' artista indipendente (che non è legato all'etichetta discografica di appartenenza!): in questi ultimi 13 anni ho lavorato incessantemente per permettermi questo lusso da "compositore", imparando a destreggiarmi come semiavvocato, manager, segretario, ragioniere, organizzatore di eventi, addetto stampa, pr, produttore audio-video e molto altro ancora. Per quanto sembri strano, nella mia vita la musica suonata/composta rappresenta ancora solo una piccola percentualedel mio tempo. Provo quotidianamente sulla mia pelle quanto sia complesso trovare un posto al sole nel sistema mediatico / promozionale italiano, soprattutto perché cerco di mantenere un determinato "codice etico" come autore. Tuttavia credo che, nonostante le difficoltà, chi la dura la vince.
Grazie al mio percorso musicale ricco di libertà (non c'è quasi mai stato qualcuno che mi dicesse cosa fare o non fare) ho ricevuto messaggi, consigli e carezze da parte di qualcosa e qualcuno che trascende la mia ragione e la materia così come noi la conosciamo. Nel corso del tempo, e in particolare dalla fine del 2007, Gesù Cristo si è fatto sentire chiaramente nel mio Cuore, arrivando ad assumere un ruolo fondamentale nella mia quotidianità. Non essendo venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori, io non potevo mancare al Suo appello (l'argomento Fede è un tema a me caro, ma qui mi ci vorrebbero varie pagine per esporlo con dovizia di particolari).
A livello puramente personale amo la compagnia, ma sono anche un solitario. Amo andare in luoghi tranquilli in mezzo alla natura, per pensare, meditare, pregare ecc. Adoro leggere libri che diano un senso al tempo che richiedono. Sono appassionato e affascinato dalle scoperte della fisica quantistica, dalla psicologia positiva, dalla medicina cinese e dalle culture orientali in genere. Amo l'universo femminile. Sarà la sensibilità, la bellezza, la predisposizione a pensieri più elevati, il mistero... ma di sicuro questa terra non avrebbe senso senza voi donne. [...]
Concludendo, oggi mi rendo conto che l'essermi buttato a capofitto nella musica per amore, rinunciando al bar, alla tv, alla discoteca, ai parcheggi mentali fatti di situazioni inconcludenti, è stata la mia primaria salvezza. Mi sono creato un mondo mio, dove i sogni di quando ero bambino non sono favole perse nel passato, bensì obiettivi da realizzare con determinazione e gioia.
La musica che scrivo mi dà dignità e mi ha permesso di instaurare una rete di rapporti con migliaia di ascoltatori di ogni dove, vivendo in modo personale il rapporto "fan-artista", vivendo amicizie e affetti di straordinario valore e profondità.
Oggi scrivo questa mia biografia dalla mia "casa della creatività", un "regno" per comporre, leggere, pregare.
Mi rendo conto di essere un misto di contrasti in armonia che danzano tra loro: sono indipendente, ma la mia etichetta è la Sony, sono tra le persone più punk che io conosca, ma professo con estrema gioia la mia Fede in Cristo, sono povero agli occhi dei ricchi, ma mi sento ricco come pochi al mondo.
L'album Spiriti del Sole, il primo in italiano della mia esperienza, contiene tutto questo e ... lo amo.
Sento che nella musica sincera c'è una parte del meglio dell'esistenza umana. La scintilla divina che è in noi si manifesta spesso e volentieri tra una nota e una rima, incurante del fatto che l'autore l'accetti o meno. L'autore/musicista e in particolare il cantautore, ha l'opportunità di materializzare quaggiù un po' dell'intensità felice di lassù, perciò cosa potevo scegliere di meglio?

Nota di BastaBugie: ecco il video della canzone "Betlemme" dei The Sun, il gruppo rock in cui canta Francesco Lorenzi (nella foto: in alto a sinistra)


http://www.youtube.com/watch?v=iyiT7evdBPw

I MIGLIORI VIDEO DEI THE SUN

Per ascoltare le canzoni dei migliori video dei The Sun, clicca qui sotto
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2979

STORIA DEI THE SUN

Per leggere la storia e vedere il video con l'intervista ai The Sun, clicca qui sotto:
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2977

Fonte: Blog di Francesco Lorenzi, 22 Agosto 2011

3 - PERCHE' VOGLIONO CENSURARE IL MIO LIBRO IN SPAGNA?
Il vero nodo della questione è che noi cristiani siamo contenti di obbedire perché sappiamo a chi obbediamo
Autore: Costanza Miriano - Fonte: Il Foglio, 18/12/2013

Pensa che c'ero caduta anche io. Col fatto che da un mesetto rispondo a giornalisti stranieri che mi chiedono "perché sottomessa?" (in molteplici varianti tra cui "cos'è la sottomissione?" e, la più stupida, "chi lava i piatti a casa sua?"), e lo faccio in varie lingue (itagnolo, inglano) con abnegazione e grande padronanza di me, cercando di evitare alterazioni isteriche del tono di voce, mi ero ingenuamente convinta che fosse la parola sottomessa a disturbare nel titolo del mio libro.
A far scomodare addirittura la ministra della sanità e delle pari opportunità, Ana Mato, che ha chiesto il ritiro in Spagna del mio libro "Cásate y se sumisa" dal commercio. A far parlare l'intero parlamento spagnolo (sono contenta di sapere che tutti i problemi più urgenti del paese siano stati finalmente risolti, tanto da poter mettere all'ordine del giorno il libro di una sconosciuta moglie e mamma italiana che scrive lettere alle sue amiche per convincerle a sposarsi: pare che il prossimo tema di discussione sarà la sfumatura delle casacche di Topolino nei fumetti degli anni '50). A farmi finire in vari programmi della BBC (strano, in Italia nessuno si è accorto che un governo stava chiedendo la censura di un'italiana, ma in Inghilterra si sono scandalizzati), tra cui le News Night, in cui mi sono buttata a spregio del pericolo col mio inglese da lesson number two (the book is on the table), tanto per la soddisfazione di citare John Paul the second sul programma di punta della terra anglicana.
Pensavo anche, in un ingenuo attacco di comprensione, che la parola sottomissione potesse avere evocato, in qualche donna più grande e più insicura di me, lo spettro di antichi ricordi di tempi in cui si doveva lottare per affermare la pari dignità tra uomo e donna, dignità che oggi nessuna ragazza europea normale sente realmente messa in discussione.
Poi ho fatto la scoperta. Ci sono diversi libri in vendita in Spagna con la parola sumisa nel titolo. Per esempio Aprendiendo a ser sumisa, o La formaciòn de la mentalidad sumisa, e molti altri ben più espliciti. Occhieggiano tranquillamente dagli scaffali delle librerie – e ci mancherebbe – senza che nessuno abbia trovato nulla da ridire.
Allora il problema, mi dico, non è quello. Gridano tutti che il mio titolo è offensivo. Deve essere dunque per forza la parola Casate, sposati. Strano, perché il ministro che ne chiede la messa al bando per incitazione alla violenza sulle donne è del PPE, partito che una volta fu cattolico, anche se la signora non avverte la contraddizione di essere titolare di un ministero responsabile di centinaia di migliaia di aborti all'anno (uccisioni almeno presumibilmente anche di bambine: ma quella pare non sia violenza sulle donne).
Dunque va bene sottomettersi, ma sia ben chiaro, solo sessualmente, a un amante, sottomettersi in cinquanta sfumature a un passante, a chiunque, anche all'idraulico che viene a controllare la caldaia. Libri così non vengono avvertiti come offensivi della dignità della donna. Proporre invece un atteggiamento interiore (per la seicentesima volta: sì, le donne possono lavorare, e no, non sono una casalinga, ma una giornalista tv), una disposizione spirituale di dolcezza, di accoglienza, di obbedienza a un solo marito, sempre allo stesso, a un uomo che sarà pronto a morire, cioè a dare tutto alla sposa senza risparmiare niente, questo invece viene percepito come offensivo per la dignità femminile, ma talmente offensivo da far ravvisare addirittura la possibilità di un reato: istigazione alla violenza sulle donne (dove? In quale frase, parola, virgola, o retropensiero la violenza viene vagamente incoraggiata, giustificata, scusata, o anche solo nominata, nel mio libro? Dove?). Il punto è che la dolcezza femminile disinnesca la parte peggiore dell'uomo, e lo rende nobile. Non ha nulla a che vedere con la violenza, anzi, al contrario.
Parliamoci chiaro: è il matrimonio il vero obiettivo della polemica, che continua con sorprendente tenacia da settimane, sulle prime pagine dei giornali e sulla rete, in televisione e in radio. E lo scandalo si allarga: i giornalisti ormai chiamano dalla Colombia, dall'Argentina, dal Messico, dalla Francia, dal Belgio, dall'Inghilterra, dalla Russia...
Cosa esattamente sconvolge nell'idea del matrimonio? Del matrimonio cristiano, precisamente?
Fondamentalmente l'uomo contemporaneo può accettare tutto tranne l'idea di ascoltare una voce che non provenga da se stesso. Non può accettare la possibilità che non sia sempre bene seguire le proprie emozioni, inclinazioni – i pensieri quando è già a uno stadio più progredito – la propria idea di bene e di male. È tutto lì il punto del cuore dell'uomo, dalla Genesi in giù: sono io che decido cosa è Bene e Male?
Il vero nodo della questione è che noi cristiani siamo contenti di obbedire perché sappiamo a chi obbediamo: abbiamo conosciuto, davvero, personalmente, un pastore buono, un pastore che pasce gli agnelli e non i lupi. È per questo che ci piace ascoltare la voce del pastore, non perché siamo repressi, ma perché siamo furbi. Abbiamo capito che quello è il meglio, che ci conviene seguirlo, perché lui è l'autore dell'universo, del dna, della fisica, dei movimenti degli astri. Figuriamoci se non sa come funzioniamo noi, suoi figli (che invece non solo non abbiamo idea di come funzioni l'universo, ma abbiamo problemi anche col tostapane. E con l'uomo, mistero a se stesso). Io capisco dunque l'odio che suscitiamo noi cristiani, stoltezza di fronte al mondo: è un mondo che non sa quanto è buono il Padre, e quindi lo vuole uccidere (lo ha idealmente accoppato già da tempo). Se togli l'amore di Dio, obbedire, sottomettersi, la croce, nulla di tutto questo ha senso.
Qualsiasi cosa, anche morire (il mio secondo libro, Sposala e muori per lei, non ha fatto fremere di sdegno mezzo labbro) può essere accettata. Ma obbedire a qualcuno che non sia me stesso, quello no. Non si può tollerare.
Eppure per noi quello è il primo comandamento: ascolta, Israele. Non fidarti di te. Ascolta una voce che non provenga da te stesso. Sappi che il tuo cuore, ferito dal peccato originale, a volte è inaffidabile. Ascolta uno che ti ama e che spinge dalla tua parte più ancora di te stesso, che ti ama come un figlio unico.
Per questo la Chiesa propone agli uomini impegni definitivi che lo custodiscano da se stesso. "Il matrimonio cristiano – scrive per esempio papa Francesco nella Evangelii gaudium – supera il livello dell'emotività. Il matrimonio non nasce dal sentimento amoroso, effimero per definizione, ma dalla profondità dell'impegno assunto". Per noi cristiani il matrimonio è una via di conversione, un laboratorio in cui l'uomo e la donna affrontano i loro peccati – o, laicamente, i difetti – principali: il desiderio di controllo femminile e l'egoismo maschile, esattamente ciò di cui parla san Paolo.
Ma l'uomo contemporaneo, che ha dimenticato la visione giudaico cristiana della storia come lineare e non ciclica, è un bambino tutto emotività, assolutizza il comfort, il soddisfacimento dei propri bisogni immediati e superficiali, impedendosi di capire quelli più profondi. Impedendo per esempio alle donne di riconoscere che quello che le realizza profondamente è dare la vita per qualcuno, e darla facendo spazio, mettendo da parte la mania di controllo per affidarsi a un uomo solido e sicuro, riconoscendone la bellezza, rivelandola anche a lui stesso. L'uomo viene così restituito a se stesso – Dio affida l'umanità alla donna, scrive Giovanni Paolo II nella Mulieris Dignitatem – e può così scoprire la bellezza di dare la sua vita per la sposa, morendo per lei, seppur giorno dopo giorno, a fettine, salvando il mondo una pratica alla volta.
La cultura dominante tenta in tutti i modi di abbattere il recinto del tempio della trasmissione della vita, e di tagliare tutti i vincoli che appunto legano il sesso all'unione indissolubile tra due anime che cercano per tutta una vita di diventare una sola carne (in unam carnem, moto a luogo). È questo che dicono i loro corpi e questo dicono – con i loro corpi fatti di geni e cellule impastati inscindibilmente – i figli che nascono da quell'unione. Dicono che l'intimità sessuale è sacra, ed è ciò a cui Dio ha affidato la trasmissione della vita: una visione magnifica e sconvolgente. Può essere sublime o terribile, ma non potrà mai essere neutra, né per l'uomo né per la donna. Mai il sesso potrà dunque essere normalizzato, banalizzato, ma avrà sempre a che fare con qualcosa di sconvolgente, con una dedizione che un giorno potrà anche sembrare non corrisponderci più, ma che ha toccato la nostra più profonda essenza.
Un uomo e una donna così sono reciprocamente sottomessi solo al loro cammino di conversione a Dio, e sono liberi dal pensiero dominante, dal totem della laicità, sono liberi e non manipolabili, e questo non è tollerabile dal pensiero unico.
È per questo che noi cristiani veniamo censurati. È per questo che in Francia ogni giorno decine di ragazzi finiscono in carcere nel silenzio generale, perché hanno indossato una maglietta con l'immagine di una famiglia, o perché hanno recitato il rosario fuori da una clinica dove si uccidono i bambini nel posto più sicuro del mondo, sotto al cuore della loro mamma. È per questo che le persecuzioni e le uccisioni dei cristiani nel mondo vengono sistematicamente taciute. È per questo che chi si oppone alle teorie del gender in alcuni paesi rischia il posto di lavoro, (forse leggendo l'incredibile decalogo che l'UNAR, l'Ufficio nazionaleantidiscriminazioni razziali del Ministero delle Pari Opportunità vorrebbe imporre ai giornalisti, anche noi: esempio, dire "utero in affitto" sarà discriminatorio, occorrerà dire "gestazione di sostegno") anche se le teorie di genere sono appunto teorie, e quindi andrebbero dimostrate, e comunque non imposte con la forza. È per questo che una giornalista norvegese, neanche particolarmente fervente, è stata rimossa dalla conduzione del tg perché indossava una croce di due centimetri al collo.
Noi cristiani invece non censuriamo. Noi viviamo in una casa bella, pulita, divertente, libera, dove si respira una buona aria. Dove tutto, persino il dolore, ha un senso. Noi se vediamo qualcuno che abita in un posto brutto sporco e triste non è che ci arrabbiamo, casomai ci dispiace per lui. Al limite lo invitiamo a casa nostra, per fargli vedere come si sta bene vivendo senza idoli, quando tutto sta al proprio posto. E se proprio siamo parecchio avanti nel cammino, ci offriamo anche di andare a casa dell'amico, a mettere a posto insieme a lui (non guardate me, io ho già i miei, di calzini da raccogliere, con dodici piedi in giro per casa).

Fonte: Il Foglio, 18/12/2013

4 - SPAGNA: CANCELLATA LA LEGGE ZAPATERO SULL'ABORTO? NO, PURTROPPO!
Non cambia quasi nulla eppure i giornali italiani parlano di svolta, dietrofront, retromarcia, ma è un inganno
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 23/12/2013

Il 20 dicembre il Consiglio dei ministri spagnolo su proposta del ministro della Giustizia Alberto Ruiz-Gallardón ha approvato un disegno di legge che riforma l'attuale disciplina sull'aborto procurato. La legge, se approvata, prenderà il nome di "Legge organica per la protezione della vita del concepito e dei diritti della donna incinta".
I giornali nostrani hanno titolato la notizia quasi a senso unico: "Spagna, controriforma sull'aborto" (La Repubblica); "Aborto: Spagna fa retromarcia" (Il Corriere della Sera); "Svolta sull'aborto" (La Stampa); "La Spagna ci ripensa e sconfessa Zapatero: giro di vite sull'aborto " (Il Giornale); "Spagna, dietrofront sull'aborto" (Il Secolo XIX). Insomma a dar retta ai giornalisti parrebbe che il governo di Mariano Rajoy abbia rivoluzionato la disciplina sull'aborto rispetto alla precedente legge di Zapatero. Le cose invece non stanno così se si va a leggere la "Relazione sul progetto di legge sulla tutela della vita del nascituro". A fronte di lievissime modifiche più restrittive, il quadro normativo nella sua sostanza non cambia.
Innanzitutto la legge non è stata approvata, così come invece sostiene l'Ansa: il disegno di legge dovrà passare il vaglio dal Parlamento. I numeri ci sono per far passare la legge, ma le sorprese potranno non mancare vista la pressione mediatica e sociale che ha suscitato questo Ddl.
Andiamo ora a verificare quali sono le reali modifiche del disegno di legge rispetto alla legge Zapatero del 2010. Il Ddl prevede che si possa abortire, dopo un periodo di riflessione di 7 giorni, fino alla 22° settimana per grave (qualificato poi come "importante") pericolo per la vita o per la salute psicofisica della donna. Il futuro danno eventuale, ma non certo, dovrà essere duraturo ma non irreversibile. Va da sé che la dichiarazione di una donna la quale affermi che il bambino le procurerà un rilevante fastidio psicologico potrà benissimo configurare una grave situazione di pericolo per la sua psiche (e fintantoché il bambino vivrà il danno sarà duraturo).
Cambia qualcosa rispetto alla normativa attuale? Quasi nulla. Infatti la legge attualmente vigente prevede all'art. 14 che fino alla 14° settimana si può abortire senza fornire alcuna motivazione. Con la nuova legge basterà certificare un "pericolo grave per la psiche della donna" e il gioco è fatto: nulla muterà.
La legge Zapatero poi prevede all'art. 15 che si può accedere all'aborto anche fino alla 22° settimana in caso di «grave pericolo per la vita o la salute della donna» e rischio di gravi anomalie per il feto. Anche in questo caso nulla cambia: il "grave pericolo per la vita e la salute della donna" abbiamo visto che è criterio presente anche nel Ddl e in merito all'assenza in questo disegno di legge del criterio di perfettibilità fisica del feto, tale assenza è solo apparente. Infatti una donna a cui verrà comunicato che il feto potrebbe avere delle malformazioni sarà legittimata ad accedere all'aborto perché il timore di avere un figlio malformato sarà in grado di provocare uno stato d'ansia profondo e dunque ricadremmo nel caso previsto dal Ddl afferente al pericolo per la salute psichica delle donna.
C'è infatti da ricordare che vigente la prima legge sull'aborto del 1985 – legge che secondo i detrattori del presente Ddl torna ora di attualità nel suo contenuto restrittivo – il 98% degli aborti era praticato per motivi attinenti a disturbi psicologici. Tale criterio quindi, come per la legge Zapatero, sarà il portone di ingresso per qualsiasi richiesta d'aborto.
La nuova legge inoltre prevede, come la precedente, che si possa sopprimere il bambino anche nel caso di stupro: la richiesta deve essere fatta entro la 12° settimana.
Un aspetto apparentemente innovativo è poi il seguente: il certificato per accedere all'aborto dovrà essere redatto da due medici specialisti nella patologia/disturbo che causa il pericolo per la vita o la salute della donna, medici che non dovranno poi procurare l'aborto e che non devono nemmeno lavorare nella stessa struttura dove si farà l'intervento abortivo. Tale iter era già presente nella legge Zapatero (art. 15), sebbene limitata per gli aborti tra la 14° e 22° settimana e con l'esclusione della previsione riguardante il rapporto di lavoro tra struttura ove si praticherà l'aborto e medico che rilascia il certificato.
Poi c'è da aggiungere che questa procedura di certo non limiterà gli aborti. Infatti se un medico è abortista – fosse anche uno psicologo o un dermatologo - poco gli importerà che l'aborto sarà eseguito da un suo collega. Se sarà d'accordo sull'aborto firmerà la relazione/certificato. Naturalmente in caso di emergenza il certificato dei due medici non sarà necessario. Da qui la domanda: chi potrà mai sindacare lo stato di emergenza ravvisato dal medico che effettuerà l'aborto?
Anche per il nuovo Ddl si può abortire dopo la 22° settimana, così come prevedeva la "La legge organica sulla salute sessuale e riproduttiva e sull'interruzione volontaria della gravidanza" del marzo del 2010. Quest'ultima permetteva di accedere all'aborto dopo la 22° settimana nel caso di malformazioni del feto incompatibili con la vita del feto stesso o nel caso di infermità estremamente gravi e incurabili del nascituro (art. 15 lettera c.). Non si prevedeva che tali anomalie dovessero per forza intaccare la salute della madre per legittimare una richiesta di aborto.
Il nuovo Ddl stringe le maglie, ma solo di poco. Infatti stabilisce che oltre la 22° settimana si potrà abortire se la madre è in pericolo di vita o in presenza di anomalie del feto incompatibili con la vita del nascituro e che possono nuocere alla madre, a patto che queste anomalie non siano state scoperte da precedenti accertamenti, pur potendo essere rilevate anche in precedenza, o a patto che solo nel momento attuale tali malformazioni possano essere scoperte. Il vincolo della "salute della donna" abbiamo visto che è facilmente flessibile: qualsiasi malformazione può intaccare la serenità di una donna. Il vincolo invece dell'incompatibilità della patologia con la viabilità del feto parrebbe invece più ostico da superare.
Passiamo alle minorenni. Le ragazze minori, tra i 17 e i 18 anni, potranno sempre abortire ma, a differenza della legge Zapatero (art. 13), ora verrà ripristinato il consenso apparentemente vincolante dei genitori. A questo proposito sappiamo bene che in non pochi casi la minore arriva all'aborto non solo con il consenso dei genitori ma spinta da costoro quando la ragazza è recalcitrante. Senza poi contare che l'eventuale dissenso dei genitori vale come il due di picche a briscola chiamata: infatti è previsto che se c'è dissidio tra minore e genitori risolve il tutto il giudice minorile che valuterà non tanto il merito, cioè la richiesta di abortire della minore, ma la sua maturità (così come avviene in Italia). Le minorenni sotto i 17 anni secondo il Ddl potranno abortire ma sempre con il consenso dei genitori. Anche in questo caso se c'è disaccordo con i genitori valuterà sempre il giudice il da farsi. Però nella fattispecie specifica il magistrato dovrà verificare se la mancanza del consenso dei genitori è nel miglior interesse del bambino.
Per il medico – e non per la donna – che non rispetta i deboli vincoli di cui sopra è previsto il carcere da uno a tre anni (prima era prevista un'ammenda pecuniaria). Da qui alcune domande sulla reale efficacia di questa sanzione: chi verificherà se le condizioni previste dalla legge saranno state rispettate? Condizioni a cui, tra l'altro, abbiamo visto è facilissimo ottemperare . Inoltre, chi vorrebbe mai denunciare il medico? Gli infermieri abortisti? Non certo la donna che ha ottenuto ciò che voleva, cioè l'aborto. Un nota bene: della multa alla donna che abortisce di cui parlano i giornali non c'è traccia nella Relazione.
Infine viene vietata ogni pubblicità pro-aborto nelle cliniche.
Come abbiamo visto nella sostanza nulla è cambiato. Per quale motivo? Perché il principio ispiratore del Ddl è il medesimo sposato da Zapatero: il nascituro non è pienamente riconosciuto come soggetto di diritto. Infatti nella "Relazione sul progetto di legge sulla tutela della vita del nascituro" tanto per tranquillizzare tutti sul fatto che niente di radicalmente nuovo è stato inserito nel Ddl così si scrive: il progetto di legge "sottolinea che la protezione della vita del 'nascituro' non ha carattere assoluto se entra in conflitto con la vita e la dignità della donna che sono più importanti". Tradotto: ci sono persone di serie A e persone di serie B. Più avanti poi si legge: "E' pienamente garantita l'attenzione alla donna che vede la necessità di interrompere la gravidanza in ogni caso dato che la prestazione per l'interruzione della gravidanza nei casi depenalizzati resteranno coperti dal portafoglio comune di base dei servizi sanitari del Sistema Nazionale della Salute". Il principio cardine rimane la sovrana autodeterminazione della donna.
Il Partito Popolare (PP) di Rajoy allora va nella stessa direzione del Partito Socialista Operaio Spagnolo (PSOE) di Zapatero ma solo più lentamente, come ha acutamente evidenziato il giornalista Carlos Esteban su La Gaceta: "Se un giorno il PSOE difenderà il cannibalismo, il PP direbbe che mangiare le braccia e le gambe di qualcuno andrebbe bene, ma non spingiamoci oltre". Sempre Esteban poi fa un'analisi di quello che sta accadendo in Spagna, che potrebbe essere applicata anche alla nostra legge 194: quando la legge sull'aborto del 1985 fu approvata, i partiti conservatori la osteggiarono e i progressisti invece la difesero con quegli stessi argomenti che oggi i conservatori usano per difendere l'attuale Ddl che mima quella normativa del 1985 tanto combattuta da loro stessi una trentina di anni fa.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 23/12/2013

5 - ALTRO CHE CINEPANETTONE: ECCO IL FILM ''FLYWHEEL'', QUANDO ESSERE ONESTI E' UN BUON AFFARE
Un abile venditore di auto usate scopre che guadagnare il più possibile non conduce alla felicità, che si raggiunge solo prendendosi cura dei familiari e lavorando onestamente
Fonte FilmGarantiti, 12/01/2013

Flywheel è il volano: senza di esso il motore non può collegarsi all'albero di trasmissione e consentire alla macchina di muoversi. Quindi a camminare lungo le vie del Signore, secondo la metafora del film: la fede è proprio l'elemento mancante che ci consente di procedere sulla retta via.
Il film racconta un caso di conversione da una angolatura interessante: narra la storia di un piccolo imprenditore, rivenditore di auto usate, sposato con un figlio, che decide di diventare un buon cristiano comportandosi in modo onesto ed offrendo a Dio l'apparente banalità della sua vita quotidiana, familiare e lavorativa.
Jay Austin è un abile venditore ma utilizza questa dote per ricavare il massimo profitto dalle sue vendite, non denunciando i problemi che la macchina ha avuto in passato. E' stato temerario nei suoi investimenti ed ora si trova con un debito bancario che non riesce a onorare.
Sappiamo anche che è in rotta di collisione con i suoi genitori perché è stato un ragazzo ribelle che ha sempre voluto fare a modo suo. Questa sua continua preoccupazione per il guadagno non lo rende felice e finisce per trascurare la famiglia. La moglie, cristiana devota, lo pungola continuamente. Jay non è una persona cattiva ma ritiene logico che il suo impegno predominante sia fare il massimo dei profitti possibile; si reca a messa la domenica (probabilmente una chiesa battista) ma lo fa più per accondiscendere a sua moglie che per reale convinzione.
Alla fine, confidando la sua insoddisfazione a un amico, il vecchio meccanico dell'officina, Jay comprende qual è la via da seguire: riconciliarsi con Dio e comportarsi onestamente.
Nel salotto di casa, in un momento in cui è solo, si inginocchia a pregare e da quel momento inizia a rendere manifesta la sua conversione: chiede perdono a sua moglie e a suo padre, passa più tempo con il figlio, decide di praticare prezzi onesti,offre la sua azienda al Signore. Non tutti i problemi si risolvono e resta il grosso debito da pagare.
E' questo il momento in cui il film si avvicina di più al classico La vita è meravigliosa d Frank Capra ma poi recupera la sua originalità quando Jay decide di bussare alla porta di coloro che in passato ritiene di aver trattato in modo disonesto restituendo il guadagno indebito.
Chi è cattolico e non americano non potrà fare a meno di notare alcune particolarità: marito e moglie leggono in casa la Bibbia e traggono ispirazione da essa (un atteggiamento che comunque non farebbe male a nessuno); l'importanza dei pastori che predicano alla televisione e una conversione basata su molta preghiera ma senza il sostegno dei sacramenti.
Colpisce in particolare la fiducia in una retribuzione divina immediata,a seguito di un conversione sincera, che si concretizza nel successo negli affari. Un successo comunque non causato da abilità tecnica ma dalla risposta generosa di chi è stato beneficiato dal comportamento onesto di Jay.
Il film è della casa di produzione Sherwood Pictures, (abbiamo già recensito Courageous), fondata dai fratelli Alex e Stephen Kendrick, entrambi pastori alla chiesa battista di Sherwood in Albany, Georgia.
Tutti i loro film (Fireproof e Facing the Giants sono stati entrambi un grosso successo di botteghino) hanno un solo scopo: raccontare storie di persone che commettono degli errori ma che poi riescono a trovare la giusta strada grazie alla fede in Cristo.
Flywheel è del 2003, ed è il primo della loro fortunata serie: si intravede una certa povertà di mezzi (la qualità delle immagini non è eccezionale), gli attori sono volontari, [...] ma la sceneggiatura è impeccabile e la regia è buona. Il film è costato 20.000 dollari, raccolti tramite donazioni e ne ha guadagnati 37.000 dollari.
Il film è disponibile in DVD in lingua inglese con sottotitoli in italiano.

Nota di BastaBugie
: per vedere il trailer del film Flywheel (in inglese) clicca qui sotto
http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=184

Fonte: FilmGarantiti, 12/01/2013

6 - BOICOTTARE LA FAMIGLIA SIGNIFICA SVANTAGGIARE L'INTERA SOCIETA'
La famiglia svolge un triplice ruolo socio-economico: quello di investitore in capitale umano, quello di ridistributore di reddito al suo interno, secondo i veri bisogni, quello di risparmiatore a vantaggio della società
Autore: Ettore Gotti Tedeschi - Fonte: Centro Cattolico di documentazione, 31/10/2013

Sono quasi vent'anni che tratto, in ottica economica, temi a difesa della vita, della famiglia, e propongo il crollo della natalità quale origine vera della attuale crisi economica. Sarà forse per questo che una parte del mondo cattolico non mi ama. Sono quasi vent'anni che cerco di spiegare qualitativamente e quantitativamente che senza aumento delle nascite il Pil - di fatto e senza retorica accademica - nel mondo cresce solo se si fanno crescere i consumi individuali.
Per creare una cultura di consumismo si devono installare nella cervice umana concetti di soddisfazione materialistica al posto di quelli di soddisfazione intellettuale e spirituale. In pratica per sentirsi soddisfatti, materialmente, ci si deve sentire "animali intelligenti". Se ciò non fosse non ci si contenterebbe dei beni materiali (in senso lato).
Ma la crescita consumistica, quale compensazione di crescita zero della popolazione, non crescendo realmente e in modo sostenibile il Pii, pretende potere di acquisto in crescita. Se quello reale non c'è, si comincia a "mangiar" risparmio per arrivare progressivamente alla magia dell'indebitamento progressivo. In un sistema poi di welfare maturo la non crescita reale del Pii produce la crescita reale dei costi fissi (sanità, pensioni, ecc.) che viene coperta da sempre maggiori imposte, che riducono il potere di acquisto e gli investimenti.
Per sostenere detto potere di acquisto necessario ai consumi si delocalizzano le produzioni in Paesi a basso costo. Ma questo, senza strategie alternative, crea vulnerabilità di produzione e occupazione... In pratica crea la situazione cui siamo arrivati. Ma di ciò non possiamo parlare in vera libertà perché il problema, quando dalla diagnosi si passa alla prognosi, viene allora ricondotto ad essere un tema morale. E la morale come orientamento di discussione "scientifico" è rifiutata. I figli non si possono più fare. La famiglia? Cosa è?
Vorrei prendere questa occasione per invitare il lettore a leggere l'Enciclica di papa Francesco (Lumen fidei) che curiosamente non ha destato l'attenzione dovuta. Forse perché spiega le responsabilità della Chiesa quando si limita ad esser consolatoria e non maestra. In Lumen fidei Francesco spiega che l'uomo ha bisogno di verità di riferimento per dar senso alla vita, alle azioni e valorizzare la società, la famiglia. Gli equilibri socio-economici dipendono da questi valori attuati. Il valore essenziale, antropologico e logico, della vita umana viene trattato da Paolo VI in Humanae vitae, che a momenti non provoca uno scisma grazie alle reazioni teologiche dei H. Kung o K. Rahner, più vicine alle richieste del mondo globale che alla dottrina cattolica. Così i neomaltusiani ebbero spazio e buon gioco nell'imporre il pensiero antinatalità che ci ha portato quasi alla distruzione di un sistema di civiltà.
Qualche mese fa si lesse sui giornali che il reddito delle famiglie italiane era tornato indietro di 27 anni. No, in realtà era cresciuto illusoriamente in 27 anni, sostituendo la crescita consumistica a una crescita equilibrata della popolazione, nella illusione folle che non facendo figli si sarebbe diventati più ricchi. Ma la natura ha dimostrato il contrario, o persino peggio: senza fare figli non si può neppure più mantenere i vecchi... quelli che hanno decretato la bontà del maltusianesimo.
Mancando idee in un tempo di emergenza culturale, idee false appaiono vere. Test per il lettore: nasce prima l'uovo o la gallina? Voglio dire: si deve esser ricchi per far famiglia e figli o si diventa ricchi facendo famiglia e figli? Oggi ci si lamenta che una coppia a parità di status professionale, età ecc. guadagni mediamente meno del solo capofamiglia trent'anni fa. Ciò perché in trent'anni, per sostenere i costi fissi del Welfare, non più assorbibili dalla crescita reale dell'economia, si son dovute crescere le imposte sul Pil del 100%, si sono cioè raddoppiate e conseguentemente ridotto il potere di acquisto.
Boicottando conseguentemente la famiglia si è concorso a svantaggiare l'intera società che si è convertita in un sistema senza fini, senza identità, dove gli individui realizzano le proprie aspirazioni e vocazioni naturali in modo quasi "selvaggio", deresponsabilizzato, spesso inconsapevole, senza ideali e aspirazioni di progetti di formare famiglie fare ed educare i figli. Così si sta perdendo (o si è già perso?) anche il valore economico della famiglia legato allo stimolo, impegno e perseguimento di fini responsabili, che presuppongono, dal punto di vista economico, impegno particolare nel produrre, nel risparmiare, nell'investire, nel consumare.
Ma questo tipo di famiglia produce anche sani stimoli competitivi nell'educazione e formazione individuale dei figli, a vantaggio della società. Detta famiglia che di fatto prende in outsourting dallo Stato formazione e sussidi ai giovani e cura anziani e malati, svolge un triplice ruolo socio-economico. Quello di investitore in capitale umano, quello di ridistributore di reddito al suo interno, secondo i veri bisogni, quello di risparmiatore a vantaggio della società. Detta famiglia andrebbe quotata in Borsa tanto produce valore economico... (per intenderlo si studi Lumen fidei, capitolo IV).
Invece di sentire proposte a sostegno della famiglia, se ne sentono invece a favore della decrescita centrata sul congelamento delle nascite e mortificazione della famiglia stessa. Gli ecomaltusiani, non ancora pentiti, continuano a rifiutare di comprendere la natura e le sue leggi. Anche Caino era per la decrescita della popolazione, per ragioni di gelosia, ma aveva anche lui inventato la scusa ecologico-animalista: uccise Abele perché costui sacrificava troppi agnelli al Signore producendo inquinamento atmosferico...

Fonte: Centro Cattolico di documentazione, 31/10/2013

7 - LA RIVISTA ''SCIENTIFIC AMERICAN'' AFFERMA CHE LA VITA NON ESISTE
Per questi pseudo-scienziati, vostro figlio, che corre in bicicletta, è vivo quanto il pezzo di ferro arrugginito che sta nella discarica
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero, 20/12/2013

Forse nessuno ve l'ha ancora comunicato, ma voi non siete vivi. Pensate di esserlo, ma "in realtà" non lo siete. Nessuno lo è (se lo venisse a sapere il computer dell'Inps non erogherebbe più pensioni).
Mi spiace dare la ferale notizia, che potrebbe mandare di traverso il panettone di Natale ai più sensibili. Del resto nemmeno il sottoscritto è vivente. Anzi, è la vita stessa che non esiste.
A fare il clamoroso "scoop" è stata una delle più blasonate riviste scientifiche del mondo, "Scientific American". Un articolo del numero datato 2 dicembre infatti parla chiaro fin dal titolo: "Why Life Does Not Really Exist".
 
L'ASSURDO
Come sono arrivati – questi pensatori – a fare una così straordinaria scoperta? La sintesi degli argomenti è fornita dal sommario dell'edizione italiana della rivista, ovvero "Le Scienze".
Eccolo qua: "Malgrado secoli di discussioni, esperimenti, riflessioni e progressi scientifici, nessuna delle definizioni di 'vita' proposte finora riesce a discriminare in modo netto e soddisfacente fra ciò che chiamiamo animato e ciò che consideriamo inanimato. Forse perché il vero elemento comune delle cose che definiamo vive non è una loro proprietà intrinseca, ma la nostra percezione di esse".
Se ho ben capito il passaggio logico è questo: siccome non si è ancora trovata una definizione di vita, la vita non esiste.
In effetti l'articolo della rivista scientifica così argomenta: "Perché definire la vita è così frustrante e difficile? Perché scienziati e filosofi hanno fallito per secoli nel trovare una proprietà fisica specifica o un insieme di proprietà che separi nettamente i vivi dagli inanimati? Perché una proprietà simile non esiste. La vita è un concetto che abbiamo inventato. Al livello più fondamentale, tutta la materia esistente è una disposizione degli atomi e delle particelle che li costituiscono. Queste disposizioni ricadono in un immenso spettro di complessità, da un singolo atomo di idrogeno a una cosa intricata come il cervello umano". Finora abbiamo diviso il mondo in animato e inanimato, "ma questa suddivisione non esiste al di fuori della mente".
Quindi, per questi scienziati, vostro figlio – che corre e grida in bicicletta, facendo un gran baccano – è vivo quanto il pezzo di ferro arrugginito che sta nella discarica.
 
DOVE STA L'ERRORE
La filosofia che sta dietro a questi ragionamenti, mi pare la seguente: ciò che io non so definire o non comprendo, non esiste. Ciò che supera le mie capacità di conoscere ed esprimere è una fantasia astratta.
Questa mentalità è parente di quella positivista che Albert Einstein stroncò così: "Io non sono un positivista. Il positivismo stabilisce che quanto non può essere osservato non esiste. Questa concezione è scientificamente insostenibile, perché è impossibile fare affermazioni valide su ciò che uno 'può' o 'non può' osservare. Uno dovrebbe dire: 'Solo ciò che noi osserviamo esiste'. Il che è ovviamente falso".
Noi comuni mortali, armati di semplice buon senso (ma confortati dalla compagnia di Einstein), potremmo pensare che quanto scrive la nota rivista sia assurdo e vagamente ridicolo. La bizzarria di un commentatore.
Però c'è chi potrebbe indicare, alla base di quei ragionamenti, qualche filosofo importante.
Tutto ruota – come anni fa insegnava don Luigi Giussani – attorno al concetto di ragione che si ha. Per certi moderni (quelli di "Scientific American") la ragione è come una scatola dentro la quale deve entrare tutto. Quello che non c'entra, magari perché è più grande, non esiste.
Per altre scuole di pensiero la ragione è come una finestra che si spalanca su un panorama che è più grande di lei. Quindi l'avventura della conoscenza è sempre un inoltrarsi nel mistero che ci avvolge e ci supera.
E' così che il pensiero umano ha scoperto sempre nuove cose. E – di stupore in stupore – cerca la ragione ultima dell'essere.
 
NICHILISMO
A dire la verità ci sono stati dei filosofi greci che somigliavano ai pensatori di "Scientific American". Ricordate Zenone di Elea, quello che sosteneva che il movimento non esiste? Non somiglia a coloro che oggi annunciano che "la vita non esiste"?
Il greco (i cui argomenti comunque non erano banali) fu confutato semplicemente da qualcuno che si alzò in piedi e prese a deambulare.
Anche la rivista americana potrebbe essere confutata concretamente mostrando una persona viva e un morto: "contra factum non valet argumentum".
Tuttavia la replica è già contenuta nell'editoriale: "Non è che non ci siano differenze sostanziali tra esseri viventi e soggetti inanimati", tuttavia "non troveremo mai una linea di demarcazione netta tra i due perché i concetti di vita e non-vita come categorie distinte sono proprio questo: concetti, non realtà". Non è "una proprietà intrinseca" a rendere vive certe cose, ma "la nostra percezione di esse".
Chi continuasse a ritenere ostinatamente che fra suo figlio e una pietra c'è una differenza sostanziale e incolmabile, chi pensasse che una creatura umana vivente non è una mera disposizione di atomi, dovrebbe prendere atto che oggi la mentalità dominante è quella espressa in un aforisma di Nietzsche: "non esistono fatti, ma solo interpretazioni".
Idea in base alla quale per esempio si potrebbe anche argomentare che la realtà non esiste, ma esiste solo la nostra percezione di essa (e non esiste neanche la scienza, che diventa una fantasia fra le altre).
In effetti in base a questa mentalità ormai dominante oggi si sente teorizzare di tutto. La realtà si è persa e noi vaghiamo in un oceano di opinioni. A volte anche pazzoidi.
Sempre Nietzsche nel suo "Anticristo" aveva scritto: "Noi non facciamo più discendere l'uomo dallo spirito, l'abbiamo rimesso tra gli animali".
Ora siamo andati oltre: l'uomo sta tra i minerali. Siamo meri grumi di atomi.
Una clamorosa eterogenesi dei fini per una cultura moderna che proclamava di essere nata dall'Umanesimo e dal Rinascimento che mettevano l'uomo al centro dell'universo.
Oggi l'essere umano vivente è un ferrovecchio da rottamare come una lavatrice obsoleta.
Sommessamente segnalo che Umanesimo e Rinascimento nacquero nell'alveo cristiano. Perché è il cristianesimo il vero illuminismo che ha esaltato l'uomo, la sua razionalità e ha salvato l'oggettività della realtà.
Senza questa radice, senza Dio – previde Chesterton – sparisce anche la realtà e si dovrà combattere per mostrare che i prati sono verdi e due più due fa quattro. Oggi siamo a questo punto.

Fonte: Libero, 20/12/2013

8 - I DECRETI SVUOTA-CARCERI FANNO AUMENTARE I REATI
Inoltre l'Italia spende un miliardo di euro all'anno per mantenere i detenuti stranieri che costituiscono 1/3 del totale e che, se rimpatriati (costo: mezzo miliardo, cioè la metà), risolverebbero il problema del sovraffollamento
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 19/12/2013

Caro Feltri,
ci siamo già confrontati una volta sul tema del sovraffollamento carcerario, un tema che a te sta molto a cuore e che hai condiviso, l'anno scorso, con Pannella. Del tuo articolo sul «Giornale» che commentava la vittoria di Matteo Renzi alle primarie del Pd e che metteva in guardia dal nuovo-che-avanza condivido tutto, naturalmente, e – anzi - rispetto al nuovo leader del Pd sono molto più pessimista di te.
Epperò quando dici che il Paese non ha i soldi per costruire nuove carceri e, dunque, l'unica via è quella dell'ennesima amnistia-indulto, seguito a non essere d'accordo. Infatti, l'Italia non ha affatto bisogno di costruire nuove patrie galere, essendoci ben una quarantina di penitenziari nuovi di zecca, talvolta già arredati, che non vengono utilizzati (so che non hai dimestichezza col computer, ma puoi chiedere a qualcuno dei redattori di digitare su Google «carceri italiane inutilizzate»). Perché? Boh.
Altra cosa che tu dici inapplicabile: il rimpatrio dei detenuti stranieri affinché vadano a scontare nei loro Paesi. L'Italia ha sottoscritto nel 1983 la Convenzione di Strasburgo che prevede questa misura e, negli anni seguenti, ha stipulato patti bilaterali con moltissimi Paesi. Anzi, con quasi tutto il mondo. Come si può leggere su «Il Fatto Quotidiano» del 28 ottobre u.s. in un dettagliatissimo articolo, il nostro governo spende un miliardo di euro all'anno per mantenere i detenuti stranieri che costituiscono un terzo del totale e che, se rimpatriati, da soli risolverebbero il problema del sovraffollamento. Il rimpatrio costerebbe poco più di mezzo miliardo, con un risparmio notevolissimo che potrebbe essere utilizzato a favore della popolazione carceraria rimasta.
Al di là delle lagne dei buonisti professionali (tra i quali includo anche non pochi cattolici, clero compreso), l'esclaustrazione tramite amnistie e indulti ha già più volte mostrato i suoi limiti. Credimi se ti dico che non sono affatto un cattivista che vuol tenere la gente in galera, anche perché un uso oculato del cosiddetto carcere preventivo sarebbe già di per sé un principio di soluzione. Ma, come ha dimostrato Alessandra Nucci su «Italia Oggi» un paio di anni fa, dal 1962 l'Italia ha varato ben sedici atti di clemenza, tra amnistie e indulti. L'ultimo, nel 2006, fece scendere i detenuti da 60.710 a 33.847. Solo tre anni dopo erano già 64.791, ossia il 6,72% più di prima.
Non si creda, poi, che si tratti di un problema solo italiano. Per la civilissima California, patria e madre del politicamente corretto e dei diritti oves et boves, la Corte Suprema dovette intervenire perché aveva 154mila detenuti stretti in un sistema penitenziario calcolato per soli 80mila. Lo stesso avvenne negli anni Novanta con Philadelphia. Messi fuori quelli meno a rischio di recidiva, nel giro di un anno e mezzo erano di nuovo tutti dentro per omicidi, stupri, rapine eccetera.
Io vivo, come te, a Milano, dove non temo tanto i grandi evasori (contro i quali la magistratura disloca, giustamente, gran parte delle sue forze e che potrebbero essere puniti non col carcere ma nel portafogli, che a loro fa più male) bensì il piccolo delinquente che carica di mazzate la vecchietta per strapparle la collanina e rivendersela in qualche compro-oro. A mandare in giro liberi questi pensa già qualche giudice di manica larga (ti basta sfogliare la cronaca milanese del «Giornale», perciò non perdo tempo a fare esempi). Insomma, i sistemi per rendere più umane le nostre carceri ci sono, senza per questo oltraggiare ulteriormente la giustizia (cosa ormai ben diversa dalla stretta legalità). E, attenzione, se amnistie e indulti servissero davvero a qualcosa sarei perfettamente d'accordo con te. Ma i decreti svuota-carceri fanno solo aumentare, non diminuire, i reati (settecento denunce al giorno, ripeto al giorno, nella sola Milano). E, dopo due o tre anni, siamo punto e a capo. So che, come l'altra volta, non sarai d'accordo con me. Tuttavia, ti prego di riconsiderare attentamente i punti, di cui sopra, riguardanti i rimpatri e l'attivazione delle carceri inutilizzate. Con affetto e immutata stima.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 19/12/2013

9 - OMELIA SANTA FAMIGLIA - ANNO A - (Mt 2, 13-15. 19-23)
Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre
Fonte maranatha.it, (omelia per il 29/12/2013)

La Chiesa e il mondo contemporaneo s'interrogano, oggi più che mai, circa il disegno di Dio sulla famiglia. Mentre da una parte emergono alcuni grandi valori che manifestano la presenza di Dio, come la crescita della libertà e della responsabilità nella paternità e nell'educazione, la legittima aspirazione della donna all'eguaglianza di diritti e di doveri con l'uomo, l'apertura al dialogo verso tutta la grande famiglia umana, la stima delle relazioni autenticamente personali..., dall'altra si constatano crescenti difficoltà, come la degradazione della sessualità, la visione materialistica ed edonistica della vita, l'atteggiamento permissivo dei genitori, l'indebolirsi dei vincoli familiari e della comunicazione tra generazioni.

IL PROGETTO DI DIO
Le caratteristiche della famiglia descritta nei brani dell'AT erano: la pace, l'abbondanza di beni materiali, la concordia e la discendenza numerosa: segni della benedizione del Signore; la legge fondamentale era l'obbedienza temperata dall'amore; questa obbedienza non era solo segno e garanzia di benedizione e prosperità per i figli, ma anche un modo per onorare Dio nei genitori (Prima lettura). A questo tipo di famiglia, il cristianesimo ha portato un costante superamento di se stessa in vista del Regno: san Paolo domanda agli sposi e ai figli cristiani di vivere la loro vita familiare come se vivessero già nella famiglia del Padre celeste nella obbedienza di fede come Abramo mentre s. Giovanni ci ricorda la figliolanza divina che il Padre ci ha donato (seconda lettura).
Il Vangelo, presentandoci l'esperienza di Cristo che entra nel tessuto di una famiglia umana concreta, traccia un quadro realistico delle alterne vicende alle quali va soggetta la vita di una famiglia. Nella famiglia non tutto è idillio, pace, serenità: essa passa attraverso la sofferenza e le difficoltà dell'esilio e della persecuzione: attraverso le crisi per il lavoro, la separazione, l'emigrazione, la lontananza dei genitori. Nella santa Famiglia, come in ogni famiglia, vi sono gioie e sofferenze, dalla nascita all'infanzia, all'età adulta; in essa maturano avvenimenti lieti e tristi per ciascuno dei suoi membri. Il momento in cui la strada dei figli si divide da quella dei genitori è uno dei più importanti e decisivi della storia della famiglia. Dopo il ritrovamento nel tempio, Maria e Giuseppe tacciono, non sollevano obiezioni sulla scelta di Gesù: intuiscono che è una scelta che sembra escluderli dalla vita del loro unico figlio, una scelta costellata di lacrime, ma l'accettano, perché quella è ha volontà di Dio.

LA MISSIONE DELLA CHIESA
La Chiesa partecipa alle gioie e alle consolazioni, come pure alle sofferenze e difficoltà della vita familiare di oggi: conforta ed incoraggia le famiglie che consapevolmente si impegnano a vivere secondo il Vangelo, rendendo testimonianza ai frutti dello Spirito; stima ed accoglie gli elementi di ogni cultura, per garantire la loro consonanza con il disegno di Dio sul matrimonio e ha famiglia; si impegna a sollevare le condizioni di quei nuclei familiari che vivono nella miseria, mentre nel mondo circostante abbondano le ricchezze; proclama con forza contro ha violenza della società i diritti alla libertà religiosa, alla procreazione responsabile e alla educazione, collaborando attivamente alla soluzione dei gravi problemi sociali, economici e demografici che pesano sulla famiglia; annuncia con coraggio la fondamentale vocazione dell'uomo a partecipare alla vita e all'amore di Dio Padre. La famiglia è la prima cellula della società e della Chiesa. Dio l'ha creata a sua immagine (Gn 1,26) e ha affidato all'uomo il compito di crescere, di moltiplicarsi, di riempire la terra e di sottometterla (Gn 1,28). Questo disegno si avvera quando l'uomo e ha donna si uniscono intimamente nell'amore per il servizio della vita, partecipando così al potere creatore di Dio e all'amore redentivo di Cristo.

PER UNA FAMIGLIA APERTA
Questo disegno di Dio chiama ogni giorno gli sposi a vivere ha «novità» dell'amore, attraverso ha conversione del cuore e la santità della vita, segnata dalla sofferenza della croce e dalla speranza della risurrezione. La risposta al progetto di Dio impegna la famiglia a svolgere i compiti che le sono propri nel mondo di oggi: l'educazione alla libertà, ad un forte senso morale, alla fede e agli autentici valori umani e cristiani. Ad essa è affidato anzitutto il compito della evangelizzazione e della catechesi; e nell'ambito della più ampia comunità sociale essa testimonia i valori evangelici, promuove la giustizia sociale, aiuta i poveri e gli oppressi.
La famiglia cristiana potrà attuare questo se sarà perseverante nella preghiera comune e nella liturgia che sono fonti di grazia.

Fonte: maranatha.it, (omelia per il 29/12/2013)

10 - OMELIA MARIA MADRE DI DIO - ANNO A - (Lc 2,16-21)
Maria custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 1° gennaio 2014)

Oggi è il primo giorno dell'anno e, come ogni anno, in questa giornata celebriamo la solennità di Maria Santissima Madre di Dio. Questa Festa è stata collocata dal papa Paolo VI otto giorni dopo la solennità del Natale. Secondo la legge d'Israele, otto giorni dopo la nascita di un bambino ci doveva essere il rito della circoncisione; per questo motivo il brano del Vangelo di oggi riporta anche il racconto di quell'avvenimento nella vita del piccolo Gesù. Provvidenzialmente questo ottavo giorno dopo il Natale coincide con il primo dell'anno, ed è cosa molto bella iniziare un nuovo anno nel Nome di Maria, celebrando una Festa che è tra le più belle in suo onore.
Dire che la Madonna è Madre di Dio sembrava cosa troppo ardita, anzi, impossibile. Come può una creatura essere chiamata con il titolo di Madre di Dio? Ecco che nei primi secoli del Cristianesimo si discusse molto se era lecito o no usare un tale termine. La risposta definitiva venne con il Concilio di Efeso nel 431. Durante questo Concilio, i vescovi lì riuniti insegnarono che è Verità di fede affermare che la Madonna è Madre di Dio per il semplice fatto che Gesù è la Seconda Persona della Santissima Trinità che, nella pienezza dei tempi, si è incarnata, ha preso la nostra natura umana. Gesù, dunque, è vero Dio e vero uomo. È un'unica persona, la Seconda Persona della Santissima Trinità, in due nature: la natura divina preesistente e la natura umana. Dal momento che la persona è comunque divina, la Vergine Maria è Madre di Dio.
Diventare Madre di Dio è il massimo a cui possa arrivare una persona umana. Per questo motivo, alcuni antichi teologi parlavano di Maria come il confine tra il creato e l'increato: al di là di questo confine vi è solo Dio.
La Madonna non è solamente Madre di Dio ma è anche Madre nostra. Questa è una verità molto consolante. Diventando Madre di Gesù, Maria è diventata anche Madre nostra, di noi che siamo le membra del Corpo mistico di Cristo. Oggi, in questa bella Solennità, siamo chiamati a riflettere sull'importanza della devozione mariana. Il papa Paolo VI, in una predica, insegnava che non si può essere cristiani senza essere mariani, ovvero senza nutrire una tenera devozione alla Madonna. La devozione alla Madonna non è qualcosa di facoltativo, lasciato alla nostra libera decisione, ma è qualcosa di essenziale per il semplice fatto che siamo cristiani e Gesù vive in noi. Se vive in noi, Gesù ama in noi. Ama il suo Padre Celeste e ama la sua Madre Immacolata. Per questo motivo possiamo dire che la devozione mariana è come un segno bellissimo della presenza di Gesù in noi: non siamo noi ad amare l'Immacolata, ma è Gesù che la ama in noi. Tutti pertanto devono essere devoti alla Madonna e, quanto più lo saremo, tanto più assomiglieremo a Gesù.
Una grande devozione alla Madonna è il modo più bello e più facile per giungere alla salvezza eterna. Diversi Santi ci assicurano che non si perderà colui che ama la Madonna e la prega con perseveranza. Sia questo dunque il nostro impegno nel nuovo anno che è appena iniziato: pregare con fiducia e perseveranza Colei che è la nostra Madre.
Si racconta che san Bernardino da Siena, quando era ancora giovane, giunta la sera, usciva di casa e vi ritornava dopo diverso tempo. Una sua parente, temendo che il giovane Bernardino avesse trovato qualche brutta compagnia, una sera lo seguì di nascosto; ma fu grande la sua consolazione quando vide che egli, uscito dalla porta della città, si fermava davanti ad una immagine mariana che aveva "rapito il suo cuore", e lì pregava a lungo. Rassicurata da ciò, la parente tornò a casa in pace.
Imitiamo questo esempio. Cerchiamo anche noi una immagine mariana che ci piaccia e che parli al nostro cuore; rechiamoci spesso a visitarla, e parliamole "con il cuore in mano". Saranno quelli i momenti più belli della giornata. Ella, la nostra Madre tenerissima, avrà sempre qualche nodo da scioglierci.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 1° gennaio 2014)

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