BastaBugie n°343 del 04 aprile 2014

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1 IL VITELLO D'ORO: UNA SENTENZA SHOCK
Camionista pungola una mucca (destinata al macello) per farla scendere dal camion: denunciato dalla Lav (Lega antivivisezione), viene condannato a una salatissima multa e 6 mesi di carcere
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
2 LA SEDIA GESTATORIA DEI PAPI? SFATIAMO UN MITO
I ''Sediari Pontifici'' che portavano a spalla il Papa avevano gratificazione personale e un ottimo stipendio: ecco perché non erano poveracci sfruttati, ma invidiati professionisti
Autore: Vittorio Messori - Fonte: Il Timone
3 CANADA: LA TRAGICA STORIA DELLA BAMBINA CON TRE GENITORI SUL CERTIFICATO DI NASCITA
La legge considera ''genitori'' due lesbiche più il donatore di sperma (VIDEO: canzoni ironiche su genitore 1 e genitore 2)
Autore: Lupo Glori - Fonte: Corrispondenza Romana
4 IL PAPA CHE OBAMA NON S'ASPETTAVA
Neanche una parola sulla lotta alla povertà, su cui il presidente Usa aveva puntato molto: il Papa sottolinea invece la libertà religiosa e la vita (temi che stanno a cuore anche ai vescovi Usa)
Autore: Matteo Matzuzzi - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
5 LA MAMMA CHE FA IL MINISTRO E NON LA MINESTRA
Nel governo Renzi Marianna Madia, incinta, con un figlio piccolo, è una follia ideologica vestita di meriti e di falsi desideri
Autore: Giorgia Petrini - Fonte: Notizie Provita
6 IOR, L'ORA DELLA VERITA'
Ettore Gotti Tedeschi viene completamente riabilitato dalla sentenza del Tribunale penale di Roma: fu cacciato ingiustamente dalla presidenza della banca vaticana
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
7 LIBRI CONTROCORRENTE, POLITICAMENTE SCORRETTI
La libreria internet ''Theseus'' offre i migliori libri sul mercato a prezzi scontati
Fonte: Libreria Theseus
8 LETTERE ALLA REDAZIONE: SUOR CRISTINA IN TV, FAVOREVOLI O CONTRARI?
Alcuni difendono a spada tratta la sua apparizione su Rai Due: per capire meglio ascoltiamo il parere equilibrato di due suore
Autore: Giano Colli - Fonte: Redazione di BastaBugie
9 OMELIA V DOMENICA DI QUARESIMA - ANNO A - (Gv 11, 1-45)
Io sono la risurrezione e la vita
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - IL VITELLO D'ORO: UNA SENTENZA SHOCK
Camionista pungola una mucca (destinata al macello) per farla scendere dal camion: denunciato dalla Lav (Lega antivivisezione), viene condannato a una salatissima multa e 6 mesi di carcere
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 30/03/2014

Se davanti alla Borsa di New York c'è un toro d'oro (ma l'allusione non è biblica, bensì al gergo borsistico), ai milanesi piacciono le vacche. O meglio, faranno bene a farsele piacere a scanso di guai. Qualche anno fa il centro storico venne disseminato d'autorità di mucche in resina, variopinte e in grandezza naturale. «Arte». Uno studente, che ebbe la bella pensata di portarsene una a casa, passò i guai giudiziari.
Suppergiù nello stesso periodo in tribunale ci finì un autotrasportatore che caricava mucche a Pinerolo e le portava al macello Inalca di Ospedaletto Lodigiano, provincia di Lodi. A quelli che non sono pratici delle distanze lombarde la vecchia canzone «Aveva un bavero» spiega che da Lodi a Milano si può venire anche a piedi. Ora, perché il camionista piemontese andò alla sbarra? Perché una delle mucche da lui trasportate si rifiutava di scendere dal camion e lui l'aveva pungolata con un punteruolo. Il pungolo, in effetti, è previsto anche dalla Bibbia come strumento di guida e indirizzo per animali di grossa taglia. Tuttavia, pare che la bestia di cui trattiamo non ce la facesse proprio a camminare.
Da qui l'accusa di «crudeltà» rivolta all'uomo. Ci chiediamo che cosa faremmo noi in una circostanza del genere: lasciare la mucca sul camion? riportarla indietro? E se l'inamovibile ingombro impedisse alle altre mucche di scendere? E se non ci paresse proprio il caso di fare intervenire i pompieri per imbragare la bestia claudicante e spostarla tramite apposita gru? Intanto, il camionista pinerolese è stato denunciato dalla Lav (Lega antivivisezione), che, evidentemente, tiene informatori diuturnamente appostati agli ingressi dei macelli pubblici. Va da sé che i macelli tenuti d'occhio sono solo quelli cristiani, perché se ti azzardi con quelli ebraici sei antisemita, e con quelli musulmani rischi forte (gli islamici, si sa, sono piuttosto nervosi). La carne kosher (ebraica) e halal (islamica) prevede il preventivo dissanguamento della bestia (mucca o pecora, il maiale è vietato) senza anestesia. Ho personalmente visto una macellazione halal: la carnizzeria islamica dietro casa mia teneva un monitor in cui veniva costantemente trasmessa la scena, onde rassicurare gli avventori sul rispetto del rito. Funziona così: la mucca viene introdotta in un cilindro metallico da cui sporge solo la testa; un macellaio le recide la gola con un coltellaccio affilato, un colpo solo; il cilindro ruota capovolgendo la bestia, così che la testa mezzo staccata penzoli e faccia colare tutto il sangue. Dopo qualche tempo il monitor fu tolto, forse perché ci si rese conto che il filmato impressionava i clienti (come me) non musulmani.
Ma torniamo al trasportatore pinerolese. Il tribunale di Lodi lo assolse in prima istanza non perché non fosse colpevole di maltrattamento di animale, ma perché non c'erano le prove. Ciò accadeva nel 2008. Naturalmente, la Lav non si è data per vinta. E oggi (notizia del 28 marzo 2014; fonte, pagina milanese de «Il Giornale») la Corte d'Appello di Milano ha ribaltato la sentenza, condannando il crudele a: sei mesi di reclusione, seimila euro di multa, sospensione dell'attività di trasporto, pagamento delle spese processuali. Così impara a pungolare le mucche che non riescono a scendere dai camion e magari non hanno voglia di andare al macello.
Uno può dire: ma come, prima non c'erano le prove e ora sì? Oppure: ma insomma, in fondo quella mucca doveva essere macellata, mica era un pony da horse terapy per bambini. Niente, il camionista andrà in galera e pure mezzo rovinato. Sono avvertiti quelli che portano animali al macello: guanti di velluto e cortesia, perché i buoni sono diventati talmente tanti che ci si chiede a che cosa servano ormai le prediche del papa. Lo dicemmo già quando parlammo, su queste colonne, del circense addestratore di cammelli morto d'infarto durante un diverbio con gli animalisti che gli davano dell'assassino: se potete, evitate i tribunali. Di questi tempi, non sai mai come va a finire.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 30/03/2014

2 - LA SEDIA GESTATORIA DEI PAPI? SFATIAMO UN MITO
I ''Sediari Pontifici'' che portavano a spalla il Papa avevano gratificazione personale e un ottimo stipendio: ecco perché non erano poveracci sfruttati, ma invidiati professionisti
Autore: Vittorio Messori - Fonte: Il Timone, novembre 2013

Ha scritto Vittorio Feltri in un articolo su Il Giornale di settembre, a proposito di papa Francesco e del suo rapporto con l'antica tradizione della Chiesa: "Che dire della sedia gestatoria, in voga sino a qualche anno fa? Il Capo della cristianità si faceva portare in giro su un cadreghino con le stanghe, rette da poveracci, sostituti di cavalli o asini." Feltri ribadisce all'inizio dell'articolo di non essere credente, meno che mai cattolico, e, dunque, di sapere ben poco di "cose di Chiesa". Ci permettiamo allora - ad uso suo e dei lettori - di chiarire come, storicamente, stiano le cose. Il tema è solo apparentemente secondario, visto che sin dal Settecento è un luogo comune della polemica anticlericale (vi accenna persino Voltaire) come esempio della violenza sull'uomo da parte di coloro che osano dirsi rappresentanti del Cristo in terra. L'uso della sedia gestatoria da parte dei papi non era il residuo di crudeltà schiavistiche da faraone egizio o da imperatore del Basso Impero romano. Era, al contrario, un "servizio" prezioso reso ai devoti che si accalcavano alle cerimonie pontificie e si lagnavano di non poter vedere il papa che passava benedicendo. Non a caso l'impiego della sedia era limitato all'interno delle grandi basiliche, a cominciare da San Pietro e dal Laterano, o a liturgie solenni all'aperto che attiravano le folle. Insomma, qualcosa di equivalente ai maxischermi sulle piazze attuali. Non dimentichiamo che colonne di pellegrini giungevano di continuo a Roma dai luoghi più lontani, ut videre Petrum, per vedere Pietro; e grande sarebbe stata la loro delusione se, stretti nella calca, non avessero potuto contemplare il suo volto e la sua mano benedicente. Paolo VI disse all'amico Jean Guitton che stare su quella sedia era "assai incomodo", visti gli ondeggiamenti, ma di sopportare volentieri il disagio per una questione di equità: tutti coloro che lo desideravano - e non solo coloro che godevano di privilegi e di precedenze - potevano vedere il Santo Padre ed essere visti da lui. Anche per questo Giovanni XXIII ne fece grande uso. Sia Giovanni Paolo II che Benedetto XVI non vollero tornare alla sedia gestatoria (soprattutto per evitare equivoci come quello di cui testimonia ora Vittorio Feltri) ma la pedana mobile di cui si servirono non aveva solo funzioni "ortopediche", ma anche di migliore visibilità da parte dei fedeli. In ogni caso, portare sulle spalle il Santo Padre era un grande onore che si disputavano le grandi famiglie dell'Urbe. Ancora oggi, del resto, c'è viva competizione in antiche e nobili città come Viterbo e Gubbio per far parte del gruppo di eletti che hanno il privilegio di portare ogni anno la pesantissima "macchina di santa Rosa" e i "ceri", essi pure di peso non lieve. Per stare al Vaticano, abbiamo, tra l'altro, l'ordinanza con cui Pio IV, alla metà del Cinquecento, regolamenta il servizio alla sedia, riservandolo soltanto ai "cavalieri romani". Col tempo, l'impiego si fece più professionale e i Sediari Pontifici (questo il nome ufficiale) si unirono ad un'altra categoria ambita ed onorata, quella dei Palafrenieri del papa e dei cardinali, e crearono una confraternita che ebbe l'onore di una chiesa in Vaticano, accanto alla porta di Sant'Anna. Solo una minima parte del lavoro dei Sediari consisteva nel trasporto a spalle del pontefice: come dicevo, si ricorreva a quel seggio elevato solo in certe occasioni. Vestiti di una elegante livrea, con sul petto lo stemma papale ricamato, facevano parte della "Famiglia del Santo Padre" ed erano dunque tra quelli in maggiore intimità con lui. Accudivano e intrattenevano gli ospiti nelle anticamere e uno di loro aveva l'onore di dormire nella camera adiacente a quella papale, alla quale era collegato con un campanello, pronto ad accorrere a una sua chiamata. Quanto al trasporto a spalle del tronetto pontificale, gli addetti erano 12, dunque 3 per ciascuna delle quattro stanghe. In genere, si trattava di percorrere poche centinaia - se non poche decine - di metri: nulla di arduo per gente robusta e giovane, visto che a una certa età erano addetti solo ai servizi sedentari, di camera. La fatica di moltissimi operai o di muratori odierni è ben più pesante e prolungata, sopportata per giunta sino all'età della pensione. Non dimenticando il soddisfacente e sicuro stipendio (cosa rara e preziosa, un tempo ancor più che oggi) e, soprattutto, la gratificazione personale: come si diceva, quell'impegno a servizio diretto del Vicario di Cristo e, soprattutto, quello sforzo per mostrarlo alla folla dei devoti erano considerati tra i più prestigiosi e meritevoli, degni persino di un premio soprannaturale. Insomma è la storia che lo attesta: checché ne dica la superficialità giornalistica, quei collaboratori del ruolo pastorale del Pontefice erano tutt'altro che "poveracci", né sostituivano "cavalli ed asini".

Fonte: Il Timone, novembre 2013

3 - CANADA: LA TRAGICA STORIA DELLA BAMBINA CON TRE GENITORI SUL CERTIFICATO DI NASCITA
La legge considera ''genitori'' due lesbiche più il donatore di sperma (VIDEO: canzoni ironiche su genitore 1 e genitore 2)
Autore: Lupo Glori - Fonte: Corrispondenza Romana, 27/03/2014

Da Vancouver, in Canada, arriva la storia di Della Wolf Wiley Richards Kangro la prima bambina, della provincia canadese della Columbia Britannica, registrata con tre genitori sul proprio certificato di nascita.
Il lungo cognome della bambina è infatti dato dalla somma dei tre cognomi dei suoi genitori. La piccola, che oggi ha cinque mesi, per l'anagrafe è figlia di una coppia lesbica Danielle Wiley e Anne Richards e di un loro amico Shawn Kangro. Quest'ultimo, che è il padre biologico, ci tiene, tuttavia, a tranquillizzare tutti riguardo il clima di assoluta normalità di questa singolare forma di famiglia affermando al principale network informativo canadese "Canadian Broadcasting Corporation" (CBC): «non c'è nulla di strano, ci sentiamo realmente come ogni altro tipo di famiglia. (...) Tutto ad un tratto, tutta la famiglia di Anna e tutta la famiglia di Danielle è diventata essenzialmente la mia famiglia. Stiamo unendo tre famiglie insieme attraverso Della e possibilmente altri figli».
La coppia lesbica per dar vita a questa nuova particolare famiglia ed esaudire il proprio desiderio di avere un figlio ha usufruito di una nuova legge, il "Family Law Act", in vigore, nella provincia della Columbia, dallo scorso marzo 2013, che consente di avere 3 o più genitori sul certificato di nascita. Tale atto mira a chiarire chi è il genitore e chi non lo è, nella gran confusione di ruoli che si è venuta a creare in seguito alle sempre più numerose coppie che, negli ultimi tempi, sono ricorse alla riproduzione assistita. In base al "Family Law Act", infatti, se i genitori firmano un accordo scritto prima del concepimento, ai donatori è permesso di essere riconosciuti ufficialmente come genitori supplementari.
Ciò è quello che hanno fatto Danielle Wiley e sua "moglie", Anne Richards. La vicenda ha avuto inizio quando le due si sono trovate di fronte allo scoglio naturale di qualsiasi coppia omosessuale: come rimanere incinta. Danielle e Anne non volevano però un semplice donatore: «entrambi, fin dall'inizio, abbiamo voluto avere un padre che fosse in realtà anche un partecipante» – racconta Wiley. La coppia lesbica per realizzare il proprio sogno ha pensato, dunque, non ad un ignoto donatore, ma a qualcuno che potesse essere coinvolto direttamente nell'educazione dei loro futuri figli svolgendo il ruolo di padre. In tale prospettiva, Wiley spiega a "CBC": «conosco un sacco di altre coppie lesbiche che non vogliono questo. Vogliono un donatore anonimo. Ma a noi piaceva l'idea di qualcuno che potesse essere effettivamente coinvolto, e che potesse essere una figura paterna per i nostri figli». A questo punto, chiarisce sempre Wiley, la scelta è ricaduta su Kangro, un vecchio e carissimo amico di Richards.
L'inaspettata nomina a padre dei loro figli ha lasciato inizialmente di sorpresa Kangro che dopo averci pensato su ha accettato l'inusuale e delicato incarico: «Quando ricevetti la proposta di Anna e Danielle, ho subito pensato che avrei detto si, anche se, prima di dare una risposta definitiva, ho dovuto fare un sacco di riflessioni». Prima di concepire Della, i tre, attenendosi alle indicazioni del "Family Law Act", hanno sottoscritto un vero e proprio contratto, nel quale sono state stabilite le modalità di funzionamento del loro inconsueto nuovo nucleo famigliare. In base agli accordi, dunque, a Wiley e Richards spetterà la custodia di Della, così come la responsabilità finanziaria mentre Kangro sarà il tutore, con i cosiddetti "diritti di accesso" alla bambina. L'avvocato Barbara Findlay, che ha assistito legalmente il trio durante l'iter di riconoscimento genitoriale, ha sottolineato schiettamente la portata rivoluzionaria del "Family Law Act" dichiarando entusiasta: «Il vero grande cambiamento introdotto dal "Family Law Act" in termini di genitorialità, è la modalità con la quale si decide chi è il genitore. In passato, abbiamo guardato alla biologia e alle connessioni genetiche. E questo, oggi, non è più vero. Ora noi guardiamo alle volontà delle parti che contribuiscono alla creazione del bambino, e intendono crescere il bambino. E questo è davvero un grande e reale cambiamento».
La legge naturale viene, dunque, sostituita dalla legge dell'uomo che pretende dettare i tempi e i modi del suo vivere. Nelle epoche di decadenza la società umana ha conosciuto la poligamia, che è il matrimonio di un uomo con più donne e l'uso ancora peggiore della poliandria che è l'unione di una donna con più uomini. In questo caso si va oltre perché ci si trova di fronte ad una pseudo-famiglia costituita sulla negazione del fine primario del matrimonio, che è l'unione tra un uomo e una donna per procreare dei figli ed educarli.
Il pensiero espresso dalla Findlay esprime una scelta egoistica e violenta che fa del bambino una incolpevole vittima delle sciagurate scelte dei propri genitori. L'arbitraria ed illegittima pretesa della coppia lesbica ad avere un figlio viola le leggi biologiche e morali della natura e calpesta l'elementare e sacrosanto diritto della piccola Della a crescere ed essere educata all'interno di una famiglia normale composta da una mamma e un papà.
Mentre in Italia discutiamo di genitore 1 e genitore 2 la storia di Della, figlia di tre genitori, rappresenta un forte e chiaro campanello d'allarme riguardo le logiche e reali conseguenze future di un'ideologia che, svincolata da qualsiasi riferimento morale, pretende costruire una realtà fittizia a misura dei propri desideri. Una società capovolta dove la normalità è un concetto fluido che muta in base a ciò che le volontà delle parti, di volta in volta, reciprocamente stabiliranno.

Nota di BastaBugie: per sdrammatizzare la tremenda notizia di questo articolo vi invitiamo a vedere il seguente video "Genitore 1 e Genitore 2" che ironizza sulle conseguenze della teoria del gender applicata nei documenti che sostituisce le parole "padre" e "madre" con "genitore 1" e "genitore 2". Vediamo come sarebbe logica (o illogica) conseguenza cambiare anche le canzoni più note della musica italiana (al termine della visione non si sa più se ridere o se piangere...)


http://www.youtube.com/watch?v=ixVVlrerRWQ

Fonte: Corrispondenza Romana, 27/03/2014

4 - IL PAPA CHE OBAMA NON S'ASPETTAVA
Neanche una parola sulla lotta alla povertà, su cui il presidente Usa aveva puntato molto: il Papa sottolinea invece la libertà religiosa e la vita (temi che stanno a cuore anche ai vescovi Usa)
Autore: Matteo Matzuzzi - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 28/03/2014

Ci sono volute più di due ore e mezza per rendere pubblico un comunicato stringato a commento dell'udienza concessa dal Papa a Barack Obama. Poco più di dieci righe in cui si parla per prima cosa di "cordiali colloqui" che hanno "permesso uno scambio di vedute su alcuni temi attinenti all'attualità internazionale, auspicando per le aree di conflitto il rispetto del diritto umanitario e del diritto internazionale e una soluzione negoziale tra le parti coinvolte".
Il terreno, qui, era già stato preparato lo scorso 14 gennaio, nell'incontro di un'ora e quaranta minuti tra il segretario di stato vaticano, Pietro Parolin e la sua controparte americana, John Kerry. Ma riguardo al comunicato diffuso ieri sono altri due gli aspetti che balzano all'occhio. Innanzitutto, la sottolineatura del fatto che nel vis-à-vis – prima di condividere "il comune impegno nello sradicamento della tratta degli esseri umani nel mondo" – ci si è "soffermati su questioni di speciale rilevanza per la Chiesa nel Paese, come l'esercizio dei diritti alla libertà religiosa, alla vita e all'obiezione di coscienza nonché il tema della riforma migratoria".
E' il segnale che l'incontro tra il Pontefice e il presidente degli Stati Uniti ha toccato anche i temi più controversi e delicati nelle relazioni tra stato federale ed episcopato locale e, di riflesso, tra stato federale e Santa Sede. L'accenno alla "libertà religiosa" richiama alla mente la durissima lettera che il neo presidente della Conferenza episcopale americana, mons. Joseph Kurtz, aveva inviato a Obama lo scorso dicembre. In quel testo, il successore del cardinale Timothy Dolan – a dispetto del profilo da moderato e flessibile che gli era stato attribuito – lamentava come l'obbligo di sottoscrivere le assicurazioni sanitarie anche per le comunità cattoliche fosse lesiva della libertà religiosa. Il punto controverso, infatti, riguardava il fatto che l'assicurazione comprendesse anche la copertura delle pratiche contraccettive e l'aborto. In gioco, diceva mons. Kurtz, c'è il principio costituzionale "First freedom".
Durante la conferenza stampa congiunta con il presidente del consiglio Matteo Renzi, Obama ha detto che di Obamacare s'è parlato, non con il Papa, bensì con il segretario di stato Parolin: "Con lui abbiamo discusso della questione per fare in modo che la libertà di coscienza e di religione venga rispettata nel contesto della legge", aggiungendo altresì di aver "promesso di continuare un dialogo con vescovi e cardinali per trovare un giusto equilibrio".
Risulta però difficile pensare che nei cinquantadue minuti di udienza a porte chiuse nella Biblioteca del Palazzo apostolico, Obama e il Papa non abbiano mai toccato l'argomento. Proprio mons. Kurtz, in un'intervista pubblicata ieri mattina su Avvenire, aveva segnalato nell'Obamacare e nell'immigrazione i due temi portanti dell'incontro in Vaticano: "Vorrei certamente vedere dei cambiamenti nel modo in cui la riforma è applicata, in particolare per quanto riguarda l'obbligo di fornire farmaci o metodi di contraccezione e aborto imposto alle organizzazioni cattoliche. I vescovi statunitensi – diceva ancora mons. Kurtz – da quasi cent'anni sostengono con forza la necessità di offrire agli americani una sanità universale che sia davvero alla portata di tutti, ma non lo possiamo fare al prezzo di violare la nostra coscienza e i nostri princìpi religiosi". Una linea che il Papa pare aver dunque sottoscritto.
L'altro aspetto sorprendente è che manca qualunque accenno al tema della giustizia sociale che tanto stava a cuore all'inquilino della Casa Bianca, al punto da farne l'asse portante della lunga intervista concessa a Massimo Gaggi per il Corriere della Sera. Sorprendente anche perché questo era considerato il terreno sul quale i due interlocutori più facilmente avrebbero potuto trovare un punto d'intesa. Non a caso, domenica scorsa ampio spazio al tema era stato dato dal New York Times – il principale quotidiano liberal della East Coast –, con un articolo sulle radici cattoliche dell'attivismo obamiano nella Chicago pastoralmente guidata dall'arcivescovo progressista Joseph Bernardin.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 28/03/2014

5 - LA MAMMA CHE FA IL MINISTRO E NON LA MINESTRA
Nel governo Renzi Marianna Madia, incinta, con un figlio piccolo, è una follia ideologica vestita di meriti e di falsi desideri
Autore: Giorgia Petrini - Fonte: Notizie Provita, 13/03/2014

La nomina di Marianna Madia al Ministero (senza portafoglio) della Semplificazione e Pubblica Amministrazione del "nuovo" governo Renzi è una follia. E non entro nel merito delle capacità o dei talenti della persona. E' una follia ideologica, come spesso accade, vestita di meriti e di falsi desideri.
Possiamo credere che in Italia le donne si sentano discriminate perché, forse, in molti casi (né più né meno di tanti uomini) lo sono veramente, per carità. Possiamo perfino pensare che siano addirittura "più capaci" e, certo, assolutamente degne di essere considerate, nonchè "secondo merito trattate" (come tutti). Ma quello che a me pare indiscutibile, da donna, da imprenditrice e da professionista di lungo corso in settori politicamente complicati (Pubblica Amministrazione compresa) è che, per occuparsi di certe cose, più che essere "brave", bisogna essere "snelle". La faccio breve: o scegli di fare la moglie e la madre (e ti ritagli qualcosa di compatibile con la tua primaria e più naturale vocazione di mamma e di compagna) oppure abbracci una missione (che, se intrapresa con il cuore, rimane pur sempre una forma di maternità) e tagli tutti i ponti con le altre ventimila cose che vorresti fare e alle quali, per forza, non c'è storia, devi rinunciare. Devi, punto.
La questione, in questo caso, è chiaramente strumentale, quanto incompatibile con la realtà e con le emergenze dell'Italia. Una donna già incinta, con un figlio piccolo (ovvero una famiglia) di cui prendersi cura, non è adatta a fare il Ministro (se vuole fare anche la moglie e la madre). Men che mai lo è se si tratta di "semplificare" e di combattere con la ristrutturazione di una PA che, in questo Paese, lascia un anziano a fare la fila, in piedi, in un ufficio qualunque anche per quattro ore consecutive. Non è questione di non dare fiducia alla persona o di discriminare le donne. E' che, semplicemente, non può essere. Pur con tutta la buona volontà, non si può fare. E' disumano. Se non fosse che le donne ormai vorrebbero trasformare la propria identità sessuale in una faccenda di "merito orizzontale", secondo cui vorrebbero e dovrebbero poter fare tutto (e, se così non è, siamo un Paese maschilista), ad una donna non andrebbe proprio offerto un incarico del genere. Dovrebbe essere motivo di esclusione tra i requisiti base del candidato ideale, proprio perché non dipende dalle sue qualità o competenze, magari numerosissime, ma dalle sue abilità fisiche, "infrastrutturali" e mentali (penso alla dedizione e allo zelo, non all'igiene).
E' chiaro che oggi assumere certe posizioni è segno di "eccessivo conservatorismo" perché è più facile dire di sì a tutto che essere disposti a riconoscere che i limiti fanno sempre parte della nostra esistenza. Per assurdo è altrettanto chiaro a tutti che, come già successe con la Vezzali, questa scelta non potrà che essere inevitabilmente limitante sotto il profilo fattivo e governativo. Nessuno lo dirà mai troppo chiaramente e in pochi se ne accorgeranno, ma – di fatto – ci rimetteranno tutti, Ministro compreso.
Ancora reduci da un femminismo stretto che riesce a dare il meglio di sé quando si scambiano l'aborto o il divorzio per diritti necessari, le donne continuano ad alimentare, a mio parere, il mulino che ancora per molti anni le condannerà a credere che, per forza, i loro meriti debbano manifestarsi in ciò che fanno gli uomini (spesso, abili fruitori di questa nostra debolezza).
Detto che, se potessi, costituirei un Ministero delle Impari Opportunità per tornare a conquistare civilmente la cultura (e la bellezza) della differenza, credo che a sfidare gli uomini in questi campi "perderemo" sempre. E loro lo sanno benissimo, per questo ci assoldano sempre in ruoli che, nonostante la nostra superbia femminile, non li facciano sfigurare. Gli piace vincere facile, tutto sommato è una magra consolazione. Fosse per me, li sfiderei all'uncinetto mentre leggo e cucino, col pc acceso, mia madre al telefono e la spesa da mettere a posto (prima che si squagli il gelato sul fondo dell'ultima busta); ma, a quanto pare, Renzi preferisce saltare direttamente alla casella 23 del tabellone. Conoscendo le donne, così per caso, se non è già così, molto presto la Madia avrà ben altro a cui pensare. E anche Matteo Renzi.

Fonte: Notizie Provita, 13/03/2014

6 - IOR, L'ORA DELLA VERITA'
Ettore Gotti Tedeschi viene completamente riabilitato dalla sentenza del Tribunale penale di Roma: fu cacciato ingiustamente dalla presidenza della banca vaticana
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 31/03/2014

Mentre papa Francesco procede nella manovra avvolgente attorno allo Ior per riuscire a venire a capo della situazione ed evitare che l'Istituto per le Opere di Religione continui ad essere fonte di imbarazzo per la Chiesa cattolica, ecco che il Tribunale penale di Roma afferma alcune verità sullo Ior che, a rigor di logica, dovrebbero provocare un bello scossone in Vaticano e magari dare una mano all'azione di papa Francesco.
Nei giorni scorsi è stato infatti reso noto il decreto di archiviazione, su proposta della Procura della Repubblica, per la posizione dell'ex presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi, e nello stesso tempo sono stati citati in giudizio l'ex direttore dello Ior Paolo Cipriani e il vice-direttore Massimo Tulli. La vicenda è quella del sequestro allo Ior di 23 milioni di euro nel 2010, ovvero di due bonifici ordinati dallo Ior senza l'indicazione del proprietario del conto, in violazione della normativa antiriciclaggio.
I giudici hanno potuto accertare la totale estraneità di Gotti Tedeschi alla vicenda, la cui responsabilità va invece pienamente attribuita a Cipriani e Tulli (che peraltro sono poi stati costretti alle dimissioni dallo Ior nel luglio 2013). Ma le conclusioni a cui sono arrivati i giudici hanno una valenza che va ben oltre il singolo fatto contestato.
Dicono infatti i giudici che la violazione delle norme antiriciclaggio era una consuetudine e che responsabile era appunto la struttura operativa dello Ior, mentre al presidente Gotti Tedeschi va attribuito il merito di aver compiuto tutti gli sforzi per rendere trasparente l'Istituto secondo gli standard internazionali. Prova ne sono, dicono sempre i giudici, la promulgazione della legge 127/2010 – le norme antiriciclaggio – e l'istituzione dell'Agenzia per l'Informazione Finanziaria (Aif) «in grado di intrattenere proficui rapporti con gli omologhi organismi operanti in altri paesi (e in Italia con la nostra Unità di Informazione Finanziaria)». Al contrario le successive e contestate modifiche alla normativa antiriciclaggio devono essere ascritte a chi voleva frenare il processo di trasparenza che – su mandato preciso di papa Benedetto XVI – Gotti Tedeschi stava realizzando.
Dunque, la realtà che emerge con chiarezza è quella di uno Ior dove la volontà di riforma di papa Benedetto XVI, che aveva scelto per questo scopo Ettore Gotti Tedeschi, ha dovuto fare i conti con il sabotaggio da parte di forze non meglio specificate che però avevano in Cipriani e Tulli il loro terminale operativo. Lo scontro è poi culminato, come ben si sa, con la cacciata di Gotti Tedeschi nel maggio 2012 dalla presidenza dello Ior con accuse infamanti da parte del Consiglio di Sovrintendenza, ovvero il board laico dell'Istituto. Non bastasse, la Segreteria di Stato accompagnò il documento del board con un comunicato durissimo nei confronti di Gotti Tedeschi che non ha precedenti nella storia della diplomazia vaticana.
A distanza di due anni, fa un certo effetto notare come ci sia voluta la magistratura italiana – non certo nota per la sua rapidità – a mettere in chiaro le cose sulla gestione dello Ior che dall'interno del Vaticano non si è riusciti ancora a spiegare. Non sorprendentemente, però, visto che – malgrado l'ostentazione di trasparenza della nuova presidenza – le vecchie questioni sembrano essere ancora tutte lì. Lo dimostrano anche le polemiche dimissioni del cardinale Attilio Nicora, grande alleato di Gotti Tedeschi nel processo di riforma dello Ior, da presidente dell'Aif non più di due mesi fa.
Del resto il board che ha sfiduciato Gotti Tedeschi – e che quindi ha eliminato chi contrastava i piani illeciti di Cipriani e Tulli – è ancora tutto lì al suo posto: il vice-presidente Ronaldo Hermann Schmitz, e i membri Carl A. Anderson, Antonio Maria Marocco, Manuel Soto Serrano.
Se la volontà di riformare lo Ior è reale, la strada a questo punto appare obbligata. Non solo è dovuto un immediato e chiaro risarcimento morale a Ettore Gotti Tedeschi, la cui reputazione è stata gravemente danneggiata dall'accoppiata board-Segreteria di Stato. Ma è anche evidente che i quattro del board non possano restare al loro posto; e soprattutto è importante che prima di lasciare spieghino a chi hanno dovuto obbedire per sfiduciare Gotti Tedeschi, domande che andrebbero rivolte anche a chi in questi anni ha tenuto la Segreteria di Stato. Si deve in tutti i modi fugare qualsiasi dubbio sull'esistenza di qualche potere più o meno occulto che si sia servito e si serva della banca vaticana per scopi inconfessabili.

Nota di BastaBugie: Ettore Gotti Tedeschi ha tenuto il 14 marzo 2014 nel Centro Culturale "Amici del Timone" di Staggia Senese una conferenza dal titolo "La vera causa della crisi: fare figli è l'unico modo per far riprendere l'economia".
In quella occasione ha sostenuto che l'uomo ha bisogno di tre nutrimenti per essere equilibrato: quello materiale, per nutrire il corpo e progredire; quello intellettuale, per dare ragione delle cose; quello spirituale, per dare un senso alla vita.
Per leggere il resoconto della conferenza, si può andare al link seguente
http://www.amicideltimone-staggia.it/it/articoli.php?id=116

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 31/03/2014

7 - LIBRI CONTROCORRENTE, POLITICAMENTE SCORRETTI
La libreria internet ''Theseus'' offre i migliori libri sul mercato a prezzi scontati
Fonte Libreria Theseus, 27/03/2014

PEDOFILIA. UNA BATTAGLIA CHE LA CHIESA STA VINCENDO
Massimo Introvigne, Roberto Marchesini - Sugarco - pp. 160 € 16,00
Massimo Introvigne, sociologo che da anni studia il fenomeno dei preti pedofili, invita – seguendo l'insegnamento di Benedetto XVI – a non minimizzare un dramma che purtroppo, tragicamente, esiste, ma a non rinunciare neppure a denunciare le falsità, le esagerazioni e le manipolazioni delle lobby, svelando nomi e cognomi di chi distorce la realtà al servizio di un'agenda anti-cattolica. Soprattutto, denuncia la congiura del silenzio su un dato di fatto che appare sempre più macroscopico, ma che i grandi media continuano colpevolmente a ignorare: le misure di prevenzione della Chiesa volute da Benedetto XVI e da Papa Francesco funzionano, e i casi di preti pedofili diminuiscono sensibilmente fino quasi a sparire in Paesi un tempo molto colpiti da questa piaga vergognosa

IL CATECHISMO SECONDO GUARESCHI
Alessandro Gnocchi - Fede & cultura - pp. 144 - € 12,00
Forse non tutti sanno che Giovanni XXIII chiese a Giovannino Guareschi di scrivere un "piccolo catechismo" che riassumesse i contenuti essenziali della fede cristiana. Un progetto che, per vari motivi, non vide mai la luce, ma che avrebbe dovuto illustrare ogni passo fondamentale della dottrina cattolica con un racconto il cui incipit avrebbe potuto essere «Un giorno don Camillo...». In questo libro Alessandro Gnocchi ricostruisce la forma che il "piccolo catechismo" avrebbe potuto avere, estrapolando dall'opera guareschiana alcuni passi significativi e confrontandoli con i principi e i precetti proclamati dal Catechismo Maggiore di Pio X, in vigore all'epoca e sicuramente fondamentale nella formazione spirituale dello scrittore della Bassa.

BELLA CIAO. CONTROSTORIA DELLA RESISTENZA
Giampaolo Pansa - Rizzoli - pp. 432 - € 19,90
Bella ciao ricostruisce il cammino delle bande guidate da Luigi Longo e da Pietro Secchia sin dall'agosto 1943, con la partenza dal confino di Ventotene. Poi le prime azioni terroristiche dei Gap, l'omicidio di capi partigiani ostili al Pci, il cinismo nel provocare le rappresaglie nemiche, ritenute il passaggio obbligato per allargare l'incendio della guerra civile. La controstoria di Pansa svela il lato oscuro della Resistenza e la spietatezza di uno scontro tutto interno al fronte antifascista. E riporta alla luce vicende, personaggi e delitti sempre ignorati. Pagina dopo pagina, prendono vita i protagonisti di un dramma gonfio di veleno ideologico. A cominciare dagli "spagnoli", i reduci delle Brigate internazionali nella guerra di Spagna, presenti in tutte le bande garibaldine, inchiodati a un comunismo primitivo e brutale. Pansa ce li presenta anche nei loro errori di rivoluzionari senza onore, pronti a uccidere chi li contrastava. E nel metterli a confronto con i partigiani che si battevano per un'Italia libera da qualsiasi dittatura rievoca una pagina di storia che la sinistra ha finto di non vedere. Bella ciao verrà ritenuto un libro scandaloso dai gendarmi della memoria resistenziale. E questa sarà la conferma che Pansa ha fatto un importante passo in più nel suo percorso di narratore revisionista.

IL SACRAMENTO DEL DIAVOLO. OMOSESSUALISMO, SODOMIA E CATTOLICESIMO
Carlo di Pietro - Marcello Stanzione - Fede & cultura - pp. 160 - € 13,00
Attraverso la promozione dell'omosessualismo, l'apologia dello stile di vita omosessuale e la rivendicazione di precisi diritti (dallo sposarsi all'avere figli, fino all'accostarsi alla Comunione), la società di oggi sta cercando in ogni modo di impedire per legge alle persone di insegnare la verità e il retto uso della ragione e di cancellare quanto Dio ha stabilito e impresso nella natura umana. Questo saggio analizza l'omosessualità secondo una prospettiva teologica e confessionale, senza offendere e discriminare nessuno, e ricorda come la sua condanna morale, dai primi Padri e Dottori della Chiesa ai nostri giorni, attraverso il commento dei santi e dei papi, sia costante e inappellabile. Condannare l'omosessualismo e il peccato della sodomia favorito dalla lobby gay non significa giudicare, bensì impegnarsi nella correzione fraterna, perché, sebbene il mondo di oggi voglia far credere il contrario, il peccato esiste.

UN CASO CHE FA DISCUTERE: I FRANCESCANI DELL'IMMACOLATA
Autori vari – Fede & cultura – pp. 240 - € 19,00
Nell'estate del 2013 è esploso il "caso" dei Francescani dell'Immacolata, l'istituto religioso fondato da padre Stefano Maria Manelli, da sempre contraddistinto per l'austerità della vita religiosa e la fedeltà alla regola francescana. "commissariato" dalla Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata. Un provvedimento dettato da un dissidio interno all'Ordine? Oppure dalla volontà di colpire la Liturgia Tradizionale? Quel che è certo è che il commissariamento ha subito travalicato le dimensioni interne dell'Ordine e ha suscitato la reazione dell'opinione pubblica cattolica, prestandosi a diverse letture e interpretazioni sulla situazione attuale della Chiesa cattolica. Questo volume offre un'informazione della vicenda, presentando un quadro delle posizioni che sono state prese a livello mediatico, sui giornali e su internet. Con i contributi di Sandro Magister, Roberto de Mattei, Alessandro Gnocchi, Mario Palmaro, Corrado Gnerre, Cristina Siccardi, Francesco Agnoli, Lorenzo Bertocchi, Pucci Cipriani, Marco Bongi, Emmanuele Barbieri, Massimo Viglione, Francesco Colafemmina, Mauro Faverzani, Alessandro Speciale, Maria Pia Ghisleri, Giovanni Turco.

INCUBO A 5 STELLE. GRILLO, CASALEGGIO E LA CULTURA DELLA MORTE
Roberto Dal Bosco - Fede & cutura - pp. 300 - € 19,00
Cos'è veramente il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo? Un movimento qualunquista? Un'utopia libertaria di democrazia legata alla rete in cui ognuno può far sentire la sua voce? Una vera alternativa al sistema dei partiti? Un nuovo esperimento di partecipazione democratica orizzontale oppure l'ultima incarnazione di dittatura verticale, come proverebbero i casi di chi in rete ha osato criticare Grillo e il Movimento ? O forse Grillo è solo un megafono per le fantasie inorganiche e ipertecnologiche di Gianroberto Casaleggio, motivatore aziendale esperto di web marketing con il pallino dell'esoterismo che ha trasformato internet in una religione? Questo libro analizza le motivazioni che stanno dietro al fenomeno Grillo e in particolare il pensiero di Casaleggio, esposto dai video Gaia e Prometeus, che si riassume in una profezia apocalittica, l'inquietante espressione cibernetica di quella "cultura della morte" di cui ha parlato Giovanni Paolo II e di quelle teorie malthusiane di decrescita e di riduzione della popolazione mondiale che sono alla base di realtà come il Club di Roma, il programma ONU Agenda 21, le idee dei Rockefeller e la retorica antisviluppista, ecologista e tribalista di deindustrializzazione: un pericolosissimo inno gnostico all'uomo che può farsi dio, sepolto in una res informatica dalle infinite possibilità.

Per ordinare i libri e per il catalogo completo si può andare al seguente link: http://www.theseuslibri.it

Fonte: Libreria Theseus, 27/03/2014

8 - LETTERE ALLA REDAZIONE: SUOR CRISTINA IN TV, FAVOREVOLI O CONTRARI?
Alcuni difendono a spada tratta la sua apparizione su Rai Due: per capire meglio ascoltiamo il parere equilibrato di due suore
Autore: Giano Colli - Fonte: Redazione di BastaBugie, 1° aprile 2014

Premetto che concordo quasi sempre con gli articoli pubblicati da BastaBugie.
Però questa volta sento il bisogno di scrivere per esprimere il mio disaccordo con l'articolo su Suor Cristina.
Sicuramente i giudici dello spettacolo non sono cristiani, anzi, tutt'altro, ma è Gesù stesso che ha detto che Lui non è venuto per i sani, ma per i malati, o anche che il pastore lascia le 99 pecorelle al sicuro nell'ovile per andare a cercare quella smarrita. Secondo me la performance di Suor Cristina, con quello che ha detto ("Dio mi ha dato un dono e io ve lo dono" e anche "il Papa ha detto di andare ad evangelizzare"), detto in quel contesto, con quel linguaggio, a quel pubblico, può sortire qualcosa di buono. Non credo sia un caso che il rapper J-Ax si sia commosso.
In ogni caso anche i farisei si scandalizzavano quando Gesù pranzava con i pubblicani e le prostitute. Penso che per portare il messaggio del Signore nel mondo, si deve andare nel mondo, comprendere e parlare il linguaggio del mondo, e anche rischiare di sporcarsi.
Non è forse quello che va dicendo Papa Francesco dal momento dell'inizio del suo pontificato? O il pastore delle pecore deve rimanere nel recinto a "pettinare" l'unica pecorella rimasta, mentre ce ne sono 99 smarrite?
Sauro

Carissimi,
buongiorno ho letto questa mattina l'articolo su suor Cristina, anche se tendenzialmente sono molto prudente su quello se qualche volta vedo in tv, l'esibizione della suora mi ha colpito principalmente per la reazione che ha avuto J... (non so neanche come scriverlo correttamente) ho visto lacrime che non hanno avuto modo di essere trattenute.
So che noi cristiani siamo chiamati ad essere furbi come serpenti, ma candidi come colombe... Questo però non ci può fermare, con tutta la cautela possibile e quindi l'impegno da parte nostra nella preghiera, di permettere a J... di conoscere Dio attraverso magari la semplicità di una suorina così, magari un po' ingenua.
Non dimentichiamo il nostro OBBLIGO ad annunciare il Vangelo e che Dio muove il mondo per salvare anche solo un'anima magari proprio quella di JaX.
Cristina

Non ci siamo proprio. Questo è vero bigottismo, direi di più, vero farisaismo. Avete dimenticato che Gesù non è venuto per i giusti, ma per i peccatori? Vi stracciate le vesti per questa suora, fiera del suo abito, piena di amore per Cristo, che scende in mezzo a satanisti e peccatori incalliti? Vi ricordate chi faceva lo stesso quando Gesù si faceva lavare i piedi da una prostituta, quando sedeva al tavolo in intimità con ladri e farabutti? Esatto, i pii farisei. Meditate sul senso del cristianesimo. Meditate sulle parole di Papa Francesco in merito all'evangelizzazione che osa, che rischia, che entra nelle tenebre. Questa suora è una discepola con una missione particolare. Viene da quel mondo lì, ed ora ci ritorna, ma come sposa di Cristo. Preghiamo per lei invece di scandalizzarci.
Cesare

LA RISPOSTA DEL DIRETTORE
Cari lettori,
ho scelto queste tre lettere tra le molte giunte in redazione più o meno tutte dello stesso tenore.
Per me la domanda rimane quella del titolo dell'articolo che abbiamo pubblicato la settimana scorsa: quale vantaggio per l'annuncio del Vangelo?
Mi sembra che la suora non abbia portato nessun annuncio, ma si sia abbassata alle regole della tv. Molto diversa invece l'altra apparizione televisiva che appunto si trova alla fine dell'articolo (per leggere l'articolo e vedere il video con l'intervista a suor Cristina: http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3200).
Guardando quella intervista che abbiamo pubblicato mi chiedo se davvero fosse necessario andare su Rai 2 e chi si sia convertito con una apparizione del genere. Resto perplesso anche per il fatto che il video abbia fatto il giro del web con ben 38 milioni di visualizzazioni (38.000.000!!) in una decina di giorni, probabilmente un record mondiale.
Per venire alle critiche dei lettori che ci hanno scritto, mi pare di poter dire che Gesù si è fatto lavare i piedi dalla peccatrice, ma non ha preso il microfono per cantare al karaoke... E nemmeno si è fatto annoverare nella squadra di Barabba o Erode. Insomma Gesù ha annunciato il vangelo senza sconti. Non si è abbassato alle regole del Mondo, per essere simpatico, ma ha parlato con franchezza anche quando risultava urtante per la mentalità della maggioranza. Infatti per farlo tacere lo hanno crocifisso. Ci pare che la suora abbia annunciato tante volte il messaggio cristiano, ma assai poco in quella apparizione su Rai Due.
Riportiamo qui sotto, per completare il discorso, alcune parti di due articoli usciti il 25 marzo su "La nuova Bussola Quotidiana" in merito all'apparizione televisiva di suor Cristina. Sono scritti da suore e ci sembrano molto equilibrati e puntuali. Li condividiamo volentieri.

SUOR CRISTINA, CE N'ERA BISOGNO?
Perplessa. Non saprei come altrimenti dire lo stato d'animo che suscita in me il "fatto" di Suor Cristina Scoccia. [...] Sono una suora anch'io, anch'io ora come in passato non disdegno il mezzo televisivo che considero un ottimo strumento di evangelizzazione. Penso anche che molti di noi, religiosi e sacerdoti, non sappiano usare questo strumento diventando di fatto, o l'agnello immolato in trasmissioni preparate ad arte per far fare una brutta figura a uomini e donne di Chiesa incapaci di dominare la comunicazione, o fenomeni da baraccone rincorrendo un modo di comunicare che bada più all'effetto che alla sostanza. Pochi di noi si sanno muovere bene in questo mondo. Insomma della comunicazione televisiva ne conosco i vantaggi e le insidie. Non demonizzo i media, li considero una chance per il Vangelo, credo però vada messo a fuoco il perché e il come della nostra presenza di consacrati.
Mentre guardo il video [di suor Cristina, n.d.r.] capisco che sono di fronte ad un nuovo fenomeno: carina, giovane, con grande capacità comunicativa e con una voce strepitosa, suor Cristina ha carisma da vendere. Al contempo resto perplessa davanti alla sua esibizione chiedendomi: ma ce n'era bisogno? Quale vantaggio per il Vangelo? [...] Certamente suor Cristina e le sue consorelle, le sue superiori avranno pregato, fatto discernimento, certamente non hanno affrontato questa scelta con superficialità e a cuor leggero. Hanno le loro ragioni. Solo che non riesco a comprenderle. Molti sono stati raggiunti dalla gioia esplosiva di questa suora e questo è un bene. Tanti si saranno fatti delle domande che altrimenti non avrebbero mai avuto la possibilità di farsi. Ne sono convinta.
Eppure questo non basta per farmi dire sì, questa presenza, questo stile mi convince. Dall'altra parte non riesco a togliermi di dosso il disagio di una presenza fuori posto, di un centro non centrato. E non perché si tratta di televisione, non perché si tratta di un programma "non confessionale": i cristiani come sale e lievito stanno bene ovunque e devono essere ovunque. Ciascuno però ha il proprio dono, per citare suor Cristina. E fin qui sono d'accordo con lei, ma questo dono messo in circolo in questa maniera, lascia trasparire davvero il Donatore di ogni dono? Non ho ancora una risposta.
Tendenzialmente sarei per prendere le distanze da questo modo di presentare la vita consacrata e lo dico da consacrata tante volte criticata per la sua presenza nei media, per uno stile forse troppo distante dai canoni tradizionali con i quali viene rappresentata la vita consacrata. Credo che ci sia davvero bisogno di una nuova presenza al mondo di noi uomini e donne che abbiamo scelto la via della verginità. Ma credo anche che debba essere appropriata al proprio essere nel mondo ma non del mondo, e che un abito, volente o nolente, ti chiede di fare alcune cose e di rinunciare ad altre.
E penso a Fra Alessandro Brustenghi, il frate di Assisi, caro amico che, famoso in tutto il mondo, ha fatto la scelta di donare la sua splendida voce solo per cantare canti del repertorio sacro. Per quello che mi riguarda sta più nelle mie corde. [...] Ma si vedrà. Per il momento mi limito sinceramente ad augurare, a questa giovane suora, ogni bene e che Dio la conduca dove Lui vuole anche fossero strade inconsuete. E a pregare per lei e per la sua consacrazione.
Suor Roberta Vinerba

BENE USARE LA TV, MA CI VUOLE PRUDENZA E CAPACITÀ
La faccia è acqua e sapone, la battuta è spontanea e fanciullesca. [...] Mi sono convinta della genuinità della suora e della semplicità con cui, nella sua vita e nella sua Congregazione, tutto è nato. Ho visto il desiderio, certo sincero, di far emergere un'immagine diversa della suora e ho gioito del suo bel rapporto con le consorelle, attempate, e pur tuttavia capaci di accogliere l'imprevedibile novità di una sorella rock star.
Quello che però mi lascia molto perplessa e che mi porterebbe a mettere in guardia suor Cristina e le sorelle orsoline, è il mondo in cui sono piombate. Non mi sono piaciute le riprese della trasmissione The Voice, volte più a tracciare il lato comico della faccenda che la serietà dell'impegno di chi stava cantando.
Non mi fido del mondo, almeno di certo mondo, dei media, che prima porta in alto le sue vittime e poi le lascia cadere nel baratro. Sarebbero troppi i nomi da elencare, fra coloro che frati, suore o preti beat, hanno poi perso tutto, vocazione e talento. Non mancano, per fortuna, buoni esempi. Alcuni sono stati capaci di dominare il mondo dei media, tuttavia non avendo accettato le regole del gioco, presto o tardi, sono caduti nell'oblio.
Non sono oscurantista e sono convinta che non si possa fare a meno di utilizzare i nuovi mezzi di comunicazione sociale e, in tal senso, anche apparire in TV può avere il suo valore. Attenzione, però, a non corteggiare mamma TV pensando di poter essere in questo modo più appetibili alla gente e ai giovani. Gesù chiama a un'autenticità di vita (e di senso della vita) che poco ha a che fare con il piccolo schermo. Chi segue Cristo segue, pur sempre, le orme di uno che va verso la croce. Se si è pienamente se stessi e si cerca veramente il Bene con la B maiuscola allora si potrebbe anche fare la rock star (o il Fratello Metallo) ma alle condizioni che sia veramente solo l'annuncio cristiano a dettare le leggi di mercato. E questo ahimè, per le esperienze che sappiamo, ha - in certo mondo - sempre avuto poco credito e fatto poca strada.
Suor Maria Gloria Riva

Fonte: Redazione di BastaBugie, 1° aprile 2014

9 - OMELIA V DOMENICA DI QUARESIMA - ANNO A - (Gv 11, 1-45)
Io sono la risurrezione e la vita
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 06/04/2014)

Il Vangelo di oggi ci presenta il miracolo della risurrezione di Lazzaro. Con questa pagina abbiamo la descrizione più ampia e particolareggiata di un miracolo in tutta la Bibbia. Quando ormai la sua vita volgeva al termine, Gesù si ritirò nei luoghi dove aveva iniziato il suo ministero pubblico, nella regione oltre il Giordano. A Gerusalemme, infatti, l'atmosfera si era fatta incandescente e i suoi nemici lo cercavano a morte. Nel frattempo, la casa dei tre amici carissimi di Gesù, Lazzaro, Marta e Maria, fu visitata dal dolore. Lazzaro era gravemente infermo e le due sorelle desideravano ardentemente una visita di Gesù. Ci fu chi raggiunse il Signore per portare la notizia, ma Gesù non si precipitò da loro e, soltanto dopo due giorni, si mise in cammino per andare a Betània dai tre amici. Gli Apostoli erano allarmati per il fatto che vi era il rischio per Gesù di incappare in quelli che lo volevano uccidere. Ma Gesù li rassicurò con questa frase: "Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui" (Gv 11, 9-10). Con questa frase Gesù voleva far comprendere ai Discepoli che nessuno poteva nuocergli prima che fosse venuta l'ora delle tenebre, ovvero l'ora stabilita da Dio per il compimento del Disegno di salvezza. Nel frattempo, Lazzaro morì, e quando infine giunse Gesù, egli giaceva ormai da quattro giorni nel sepolcro.
Nel racconto di questo miracolo colpisce un particolare: la compassione di Gesù per la morte di questa persona a Lui tanto cara, e per il dolore delle due sorelle, Marta e Maria. "Gesù […] si commosse profondamente" (Gv 11,33) e "scoppiò in pianto" (Gv 11,35). Il Cuore di Gesù è sempre sensibile alle nostre afflizioni, anche e soprattutto quando ci sembra di essere dimenticati. Pur avendo appreso della malattia di Lazzaro, Gesù rimase ancora per due giorni nel luogo dove si trovava. Quando infine arrivò a Betània, Marta non nascose il suo dolore per quell'assenza e disse: "Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!" (Gv 11,21). In un certo senso, Marta si sentiva abbandonata proprio nel momento del bisogno.
Anche noi tante volte ci lamentiamo, ci sentiamo soli nel nostro dolore e non ci accorgiamo che proprio in quel momento Gesù soffre con noi e ci porta ancora di più nel suo Cuore, come ha fatto con Lazzaro, Marta e Maria. Il Signore permise quella sofferenza affinché, per mezzo di essa, Dio venisse glorificato (cf Gv 11,4). Il Signore aspettò il quarto giorno per far risaltare ancora di più il miracolo da Lui operato. "Commosso profondamente" (Gv 11,38), fece rimuovere la pietra e gridò a gran voce: "Lazzaro, vieni fuori!" (Gv 11,43). Lazzaro ritornò in vita e, a quella vista, molti credettero nel Messia.
Questo miracolo è pieno di significati. Prima di tutto preannunzia la Morte e Risurrezione di Gesù. Di lì a poco, Gesù doveva morire per noi sulla croce, per poi risorgere glorioso. Tuttavia, c'è una grande differenza fra le due risurrezioni. Lazzaro tornò in vita, per poi morire di nuovo alcuni anni dopo; Gesù invece risorse glorioso, dischiudendo a noi le porte della Vita eterna. Il miracolo operato dal Signore preannunzia anche la nostra risurrezione che avverrà alla fine dei tempi. La fede ci assicura che il nostro corpo non rimarrà nella tomba, risorgerà per riunirsi all'anima e vivrà eternamente. Anche a noi, Gesù griderà "vieni fuori!" (Gv 11,43). A quelle parole divine il nostro corpo risorgerà per non morire più e, se l'anima sarà in Paradiso, risorgerà glorioso, come quello del Signore.
Il miracolo della risurrezione di Lazzaro simboleggia anche la risurrezione spirituale di ciascuno di noi, dalla morte del peccato alla vita soprannaturale. Questo dono lo abbiamo ricevuto con il santo Battesimo. Per questo motivo, la pagina del Vangelo di oggi, insieme con quelle delle domeniche precedenti, rientrava nell'antica catechesi di preparazione per il Battesimo. Nella terza domenica di Quaresima, con l'episodio della Samaritana al pozzo di Sicar, abbiamo meditato sul Battesimo come fonte di purificazione; nella quarta domenica, con il racconto del cieco nato, abbiamo riflettuto sul Battesimo come luce che illumina la nostra vita; infine, con il brano del Vangelo della risurrezione di Lazzaro, siamo invitati a riflettere sul Battesimo come rigenerazione dell'uomo, come il Sacramento che ci dona la vita immortale.
Arrivati al termine di questa omelia, vorrei indicare un piccolo pensiero da fare nostro e da portare, per così dire, a casa, per poi meditarlo nei prossimi giorni. Il pensiero riguarda proprio il Battesimo. Facciamo un serio esame di coscienza: sono fedele alle promesse battesimali, ovvero all'impegno di credere e di rinunciare al peccato, oppure mi sto adeguando sempre di più alla mentalità di questo mondo?
Per essere fedeli alle promesse del Battesimo, il segreto è quello di mettere la nostra vita nelle mani della Madonna e di pregarla ogni giorno. Lei, che è stata la prima discepola del Signore, Colei che ha vissuto il Vangelo con assoluta fedeltà, aiuterà anche noi ad essere fedeli e a vivere come figli della luce.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 06/04/2014)

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