BastaBugie n°348 del 09 maggio 2014

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1 MARCIA PER LA VITA: LA BENEDIZIONE DEL PAPA CI INCORAGGIA (GUARDA IL VIDEO DI BASTABUGIE)
In piazza San Pietro c'erano persone con storie e strategie diverse, ma uniti dalla volontà di opporre un no chiaro all'aborto
Autore: Andrea Lavelli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
2 MARCIA PER LA VITA: 40.000 PERSONE SPARITE NEL NULLA
Nei regimi totalitari vengono censurate le notizie scomode: oggi in Italia è stata censurata la manifestazione del popolo pro-life
Autore: Enzo Pennetta - Fonte: Libertà e Persona
3 MARCIA PER LA VITA: UN GRIDO DI PROTESTA CONTRO LA CULTURA DELLO SCARTO
Ecco il discorso iniziale della portavoce della marcia
Autore: Virginia Coda Nunziante - Fonte: Corrispondenza Romana
4 MARCIA PER LA VITA: I VELENI DELLA CONTRACCEZIONE
Al convegno pre-marcia del Pontificio Ateneo Regina Apostolorum sono state svelate scientificamente le menzogne su pillola del giorno dopo e i metodi abortivi precoci
Autore: Renzo Puccetti - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
5 MI AVEVANO INVITATO A PARLARE ALLA LUISS, MA SI SONO OPPOSTE LE ORGANIZZAZIONI GAY...
Trovo violenti e arroganti quegli omosessuali che impongono le loro problematiche quando si parla di famiglia per occupare tutto il tavolo di discussione (VIDEO: incontro con Costanza Miriano)
Autore: Costanza Miriano - Fonte: Blog di Costanza Miriano
6 L'IPOTESI FOLLE DI UNA CHIESA CHE INSEGUE I SONDAGGI SU FAMIGLIA E OMOSESSUALITA'
Se si volessero far valere i sondaggi tra i credenti, allora la Chiesa dovrebbe cambiare dottrina sugli immigrati, sull'evasione fiscale e poi, sull'Inferno, sui sacramenti...
Autore: Massimo Introvigne - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
7 DIPENDENZA DAL GIUDIZIO ALTRUI: PROBLEMA PSICOLOGICO CON RISVOLTI SPIRITUALI
Il ''rispetto umano'' può favorire una dipendenza dalle opinioni altrui e impedire lo sviluppo della personalità
Autore: Roberto Marchesini - Fonte: Il Timone
8 ECCO I RETROSCENA DI QUANDO LA SAPIENZA CENSURO' BENEDETTO XVI
Sei anni fa nell'università fondata nel 1303 da Papa Bonifacio VIII, 67 docenti firmarono una lettera contro il Papa, mentre la stragrande maggioranza degli studenti era favorevole...
Autore: Federico Cenci - Fonte: Zenit
9 OMELIA IV DOMENICA DI PASQUA - ANNO A - (Gv 10,1-10)
Se uno entra attraverso di me, sarà salvato
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - MARCIA PER LA VITA: LA BENEDIZIONE DEL PAPA CI INCORAGGIA (GUARDA IL VIDEO DI BASTABUGIE)
In piazza San Pietro c'erano persone con storie e strategie diverse, ma uniti dalla volontà di opporre un no chiaro all'aborto
Autore: Andrea Lavelli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 05/05/2014

Si è conclusa in Piazza San Pietro con il Regina Coeli e con il personale saluto e incoraggiamento di Papa Francesco la quarta edizione della Marcia per la Vita che si è tenuta nella mattinata di domenica 4 maggio e che quest'anno ha richiamato a Roma circa 30mila persone da tutta Italia e non solo.
Moltissimi giovani e non più giovani, laici, religiosi e religiose si sono riversati per le vie di Roma, partendo da Piazza della Repubblica fino ad arrivare ai Fori Imperiali e poi verso via della Conciliazione: un mare coloratissimo di bandiere, striscioni, canti e danze, a testimoniare la vivacità del mondo pro life italiano e le tante associazioni che a tutti i livelli si battono per la difesa della vita umana, specialmente quella nascente.
A loro il Papa si è rivolto al termine della preghiera del Regina Coeli: «Saluto i partecipanti alla Marcia per la Vita che quest'anno ha un carattere internazionale ed ecumenico. A Meter e ai partecipanti alla Marcia per la Vita tanti auguri e avanti a lavorare su questo», affiancando nel suo saluto la Marcia all'associazione che si batte contro la pedofilia e gli abusi sui minori.
«Il fatto che il Santo Padre abbia salutato la Marcia accanto a Meter non è un caso: ha voluto far capire che entrambe le realtà si battono per la difesa di persone innocenti. Con il suo saluto e l'incoraggiamento ad andare avanti (quest'ultimo aggiunto a braccio in quanto non presente nel discorso originale) il Papa ha voluto far capire che la battaglia a difesa della vita parte con la tutela dei nascituri, ma deve riguardare la persona a 360 gradi», spiega Francesco Agnoli, co-fondatore della Marcia e past president del Movimento Europeo per la Difesa della Vita.
La Marcia è stata preceduta e preparata da due convegni, che hanno approfondito alcune tematiche legate al mondo pro life. All'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum si è svolto un convegno al quale hanno preso parte circa 500 persone che ha avuto una sessione medica e giuridica dedicata agli adulti e una invece più a misura di giovane, con una tavola rotonda alla quale hanno partecipato circa 200 ragazzi e ragazze.
In questa occasione è stato presentato anche "Vita è", una nuova realtà che si propone di mettere insieme le persone e le realtà che in Italia si battono a più livelli per la tutela della vita e della famiglia, temi oggi tristemente associati nel mirino di ripetuti attacchi.
In un comunicato della neonata associazione si legge: «Occorre dirlo in tutti i modi possibili. In famiglia, a scuola, nelle aule dei tribunali e dei parlamenti, nelle accademie e negli ospedali. Per riaffermare il senso della nostra esistenza terrena; per ridare valore alle parole e ai concetti che hanno fatto grande la nostra civiltà: verità, carità, persona, rispetto…».
Nella Sala Pio X di via della Conciliazione, si svolgeva, sempre nella giornata di sabato 3 maggio, il convegno internazionale pro life al quale hanno preso parte i rappresentanti di più di 50 realtà pro life provenienti da circa 20 Paesi. Il convegno era promosso da LifeSiteNews, Human Life International e Family Life International New Zealand.
In una conferenza stampa i 52 leader delle diverse associazioni pro life hanno firmato un appello indirizzato ai vescovi cattolici, chiedendo loro di «non ammettere alla Santa Comunione i politici favorevoli all'aborto come segno di amore e misericordia verso essi stessi», dato che «non è misericordioso permettere ai nostri fratelli, che vivano ostinatamente e pubblicamente nel peccato, di languirvi senza essere avvertiti».
Tema ribadito anche dal Cardinal Raymond Burke, Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, che ha anche sfilato per le vie di Roma nella Marcia del giorno seguente.
«La nostra presenza vuole essere un grido di protesta contro l'ingiustizia commessa nei confronti dei deboli e degli indifesi», ha detto la Presidente della Marcia Virginia Coda Nunziante. «In piazza oggi ci sono gruppi e personalità con storie e strategie diverse, ma tutti uniti dalla comune volontà di opporre un no chiaro e senza compromessi ad ogni violazione della vita umana innocente».

Nota di BastaBugie: vi invitiamo a guardare il nostro video sulla marcia per la vita; include il saluto di Papa Francesco ai partecipanti alla marcia; si vede bene lo striscione di BastaBugie anche dall'appartamento papale


https://www.youtube.com/watch?v=PS-upYmCkuA

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 05/05/2014

2 - MARCIA PER LA VITA: 40.000 PERSONE SPARITE NEL NULLA
Nei regimi totalitari vengono censurate le notizie scomode: oggi in Italia è stata censurata la manifestazione del popolo pro-life
Autore: Enzo Pennetta - Fonte: Libertà e Persona, 05/05/2014

Nei regimi totalitari vengono censurate le notizie importanti ma scomode. Oggi in Italia è stata censurata una notizia importante ma scomoda.
Ormai non ci sono più dubbi, la giornata del 4 maggio è passata, ma sulle home page dei principali quotidiani nazionali, Corriere della Sera e Repubblica, non c'è traccia della notizia riguardo alla Marcia per la vita che si è svolta a Roma. [...]
Può dunque accadere che nell'era dell'informazione ben 40.000 persone spariscano nel nulla, eppure hanno percorso alcune delle strade più famose del mondo terminando a Piazza S. Pietro salutati dal mediaticissimo Papa Francesco.
Eppure nella stessa giornata alcune decine di fan della saga di fantascienza "Star Wars" hanno sfilato per le strade di Roma e si sono guadagnati l'onore della prima pagina rispettivamente del Corriere e di Repubblica.
Per gli ultimi irriducibili illusi che si ostinano a credere che esistano l'informazione e il giornalismo ecco un chiarissimo esempio di come stiano le cose. Esiste un pensiero "politicamente corretto" che è trasversale alla cosiddetta destra e alla cosiddetta sinistra, al di fuori di questo pensiero non si ha diritto di collocarsi.
Ma non basta, l'opinione di chi è contro il pensiero unico viene bandita dai media, ma se poi chi manifesta tale opinione si ostina a non voler capire e si organizza scendendo in piazza nella Capitale si elimina la notizia, quei 40.000 sono diventati delle non-persone, proprio come quei non-nati che sono scesi in piazza a difendere.
Per la precisione va registrata una differenza tra Corriere e Repubblica, se il primo ha scelto di non dare la notizia tout court, la seconda, pur non mettendola in prima pagina, l'ha data scegliendo però di apportare qualche aggiustamento ritenuto opportuno: "Marcia per la vita, in piazza a Roma contro l'aborto. "Siamo in 40mila"". Ai più attenti non sarà sfuggito quel geniale "Siamo in 40mila", un modo per prendere le distanze dalla cifra e lasciar intendere che si tratta di un'affermazione di parte che con tutta probabilità sarà dunque esagerata. E i dati della Questura quali sono? E sì, perché tutti sappiamo che alle cifre degli organizzatori si affiancano sempre anche quelle ufficiali della Questura, ma stavolta no, vuoi vedere che magari sono uguali o anche superiori a quelle indicate?
Ma l'opera di "aggiustamento" della notizia non finisce qui, andiamo a vedere la lista delle personalità politiche presenti o sostenitrici: "Tra i partecipanti alla Marcia anche i cattolici integralisti di Militia Christi con le loro bandiere, il Comitato della Famiglia, numerose organizzazioni pro-life e parrocchie, come quella San Pietro di Lanciano che hanno sfilato lungo via Cavour verso via dei Fori Imperiali."
Manca il riferimento al circolo "Voglio La Mamma" nato a supporto del libro omonimo di Mario Adinolfi, deputato del PD, eppure la sua adesione era giornalisticamente e politicamente parlando il fatto più interessante della giornata, un'adesione verificabile da chiunque sul profilo Twitter dello stesso Adinolfi.
Il confronto sui temi di bioetica non è alla pari, è un terreno sul quale per avere delle possibilità di affermarsi bisognerà usare la massima intelligenza. Oggi il maggior successo sembra essere stato quello di aver dimostrato in modo inequivocabile che esiste una censura verso le posiziono pro life.
Un risultato importante che potrebbe aprire gli occhi a molti.

Nota di BastaBugie: vi invitiamo a guardare il nostro video sulla marcia per la vita; include il saluto di Papa Francesco ai partecipanti alla marcia; si vede bene lo striscione di BastaBugie anche dall'appartamento papale


https://www.youtube.com/watch?v=PS-upYmCkuA

Fonte: Libertà e Persona, 05/05/2014

3 - MARCIA PER LA VITA: UN GRIDO DI PROTESTA CONTRO LA CULTURA DELLO SCARTO
Ecco il discorso iniziale della portavoce della marcia
Autore: Virginia Coda Nunziante - Fonte: Corrispondenza Romana, 04/05/2014

Cari amici,
anche quest'anno siamo tantissimi, decine di migliaia, provenienti non solo da tutta Italia, ma da tutto il mondo. Permettetemi di rivolgere un saluto speciale agli amici stranieri, ai leader dei principali gruppi pro-life, provenienti da oltre venti Paesi, che ieri si sono riuniti a Roma in un incontro internazionale di straordinaria importanza, per il numero e la qualità dei partecipanti, che ha affiancato la Marcia per la Vita.
Tanti altri amici italiani si sono riuniti, come ogni anno in un convegno all'Ateneo Regina Apostolorum e anche a loro va il nostro grato saluto.
La Marcia per la Vita è un evento unitivo del mondo pro-life italiano, al di sopra di ogni polemica e divisione tra gruppi ed associazioni. In piazza ci sono gruppi e personalità con storie e strategie diverse, ma tutti uniti dalla comune volontà di opporre un no chiaro e senza compromessi ad ogni violazione della vita umana innocente. Molti nomi di gruppi presenti sono già stati ricordati da Laura e Stefano. Ringrazio tutti per la loro partecipazione e assicuro tutti della volontà del Comitato Marcia per la Vita di mantenere uno spirito di collaborazione e di amicizia con ognuno.
La Marcia per la Vita nasce di fronte a quello che è il più spaventoso genocidio della storia, in termini di vite umane. Nel mondo ogni anno 45 milioni di esseri umani vengono assassinati.
La nostra presenza vuole essere un atto di proclamazione del diritto a vivere dell'essere umano innocente, dal momento del concepimento alla morte naturale, ma soprattutto quando l'essere umano è più debole e indifeso, quando il grembo della madre, che dovrebbe accoglierlo, nutrirlo, dargli vita e calore, diventa la sua tomba.
La nostra presenza vuole essere perciò un grido di protesta contro l'ingiustizia commessa nei confronti dei deboli e degli indifesi. Dobbiamo difendere i deboli contro cui si accaniscono i cultori della morte: non solo i bambini non nati, ma gli anziani, i malati, i disabili, vittime oggi dell'eutanasia, un delitto che segue logicamente all'aborto, come conseguenza naturale delle negazione del diritto primario alla vita.
Non si tratta solo dell'aggressione ad una vita umana innocente, ma di una violazione della giustizia, di una trasgressione della legge naturale e divina. E noi vogliamo difendere non solo i diritti dell'essere umano indifeso, ma anche l'esistenza di questa legge, scritta nel cuore di ogni uomo, che impone di non uccidere l'innocente, e che non ammette eccezioni, per nessun motivo al mondo, perché è una legge assoluta, immutabile, fondata in Dio.
Una legge ingiusta non diviene meno ingiusta con il passare del tempo, ma anzi con il passare del tempo, aumenta i suoi danni. E noi non ci rassegneremo mai.
La nostra testimonianza vuole essere pubblica, come accade in tutti i Paesi del mondo in cui l'aborto è stato introdotto. In Italia è un fatto nuovo che ha avuto un successo inaspettato. Dal 1978 ad oggi, in oltre 30 anni, nel nostro Paese, non sono mai state organizzate manifestazioni pubbliche della portata della Marcia per la Vita, contro l'aborto e la legge 194 che lo legalizza.
Come ha scritto Francesco Agnoli nel suo Storia dell'aborto, la legge 194 si caratterizza per essere la legge più ipocrita del mondo: perché è sottoscritta da cattolici, e perché si intitola "Legge a tutela" della maternità, ma poi legalizza l'omicidio di Stato.
Proporci di abrogare la legge 194 non è irrealistico. L'aborto non è normale. Vogliamo opporci ad ogni tentativo di normalizzazione dell'aborto. Non si può normalizzare una pratica disumana. Non accetteremo mai nessuna forma neanche minimale di aborto. Papa Francesco che lo scorso anno ci ha accolto a San Pietro, ha ribadito l'11 aprile che la vita umana è sacra e inviolabile. E noi lo vogliamo ribadire con la nostra presenza. Saremo perciò all'Angelus del Papa per esprimere il nostro sì alla vita e il nostro no all'aborto.
Difendiamo la vita umana, che è il primo dei valori non negoziabili, intimamente connesso alla vita e all'educazione. La vita nasce e si sviluppa all'interno di una famiglia, composta da un uomo e da una donna legati per tutta la vita. Il fine del matrimonio è dare la vita e con la vita l'educazione dei figli. E la vita è un valore non negoziabile.
Siamo tanti, ma la Marcia per la Vita non è un movimento organizzato, è un evento che vuole richiamare l'attenzione dei mass-media e dell'opinione pubblica con un messaggio chiaro e forte: l'aborto è un delitto.
Vogliamo dimostrare che il popolo della vita esiste e non si arrende. La nostra presenza vuole essere una testimonianza. Vuole essere anche un momento forte di incontro tra uomini, donne, bambini. Un momento di incontro tra tutti coloro che vogliono affermare il diritto alla vita umana e protestare contro la violazione di questo diritto.
La nostra è una manifestazione spontanea, che nasce dal basso e che vuole sottrarsi ad ogni forma di strumentalizzazione politica.
La nostra Marcia non ha carattere ecclesiale: ad essa partecipa chiunque si oppone all'aborto in nome della ragione, in un clima di grande libertà. La difesa della vita non è un atto di fede, ma di ragione. Gli uomini di fede, i credenti, però, accompagnano la loro battaglia in difesa della vita con le preghiere, nella convinzione che ciò che non è possibile agli uomini è possibile a Dio.
Tra le tante presenze, c'è anche quest'anno una dolorosa assenza: quella di Mario Palmaro. Mario Palmaro è stato per noi un maestro di pensiero e di vita. Mario Palmaro è stato un laico cattolico, ha detto l'arcivescovo Luigi Negri, che "ha saputo servire la Chiesa e la sua missione di evangelizzazione e di cultura in modo assolutamente impagabile". A lui vogliamo dedicare idealmente questa quarta edizione della Marcia per la Vita.
Due anni fa, Mario Palmaro, trovandosi a Roma per la Marcia per la Vita, ebbe la possibilità di ammirare alla Galleria Borghese una celebre opera di Gian Lorenzo Bernini, La Verità salvata dal tempo. Un'opera incompiuta, osservava Mario, proprio come accade spesso a ciascuno di noi, quando ci accorgiamo che non avremo tempo per adempiere al nostro compito perché il termine di questa vita si avvicina a grandi passi. Altri però, diceva, continueranno il lavoro iniziato. E non taceranno.
Caro Mario, noi ti facciamo la promessa di continuare il lavoro iniziato insieme, e di non tacere, di rompere il silenzio che la nostra società vorrebbe imporre sul crimine dell'aborto. Il nostro spirito non è divisivo, ma unitivo. E tuttavia l'unione, quella vera, quella profonda, che stringe le anime attorno ad un'unica meta, non può che fondarsi sulla verità e sulla carità. La prima forma di carità per il nostro prossimo è quella di offrirgli l'esempio di una vita vissuta senza menzogna.
Quest'anno la Marcia per la Vita si tiene in un giorno particolare: la festa della Santa Sindone: La Santa Sindone ci testimonia e ci ricorda non solo i dolori e la morte dell'uomo-Dio, Gesù Cristo, ma anche la sua resurrezione. E' simbolo di dolore, ma anche di incrollabile speranza. L'atmosfera in cui si svolge la nostra Marcia è di dolore, perché noi piangiamo i milioni di esseri umani che ogni anno sono privati della vita. Ma è anche un'atmosfera di Gioia. La gioia della speranza, la gioia della Resurrezione, la gioia di chi crede che il Bene è più forte del male e che è destinato a prevalere nella storia, quando si trovano uomini di buona volontà che vogliono mettersi al suo servizio.
Per questo sono le donne, i bambini, le famiglie ad aprire la nostra Marcia. Le donne sono chiamate, più di ogni alto, a portare la vita, materiale e spirituale, nella società. I bambini sono i germi di un futuro che non ci spaventa, ma in cui confidiamo; le famiglie sono la roccia contro cui sono destinate a infrangersi tutte le tempeste. Nella tempesta della società attuale intravediamo la luce e vogliamo essere noi stessi un raggio di luce e di speranza. Con questa ferma fiducia apriamo la nostra Marcia.

Nota di BastaBugie: vi invitiamo a guardare il nostro video sulla marcia per la vita; include il saluto di Papa Francesco ai partecipanti alla marcia; si vede bene lo striscione di BastaBugie anche dall'appartamento papale


https://www.youtube.com/watch?v=PS-upYmCkuA

Fonte: Corrispondenza Romana, 04/05/2014

4 - MARCIA PER LA VITA: I VELENI DELLA CONTRACCEZIONE
Al convegno pre-marcia del Pontificio Ateneo Regina Apostolorum sono state svelate scientificamente le menzogne su pillola del giorno dopo e i metodi abortivi precoci
Autore: Renzo Puccetti - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 06/05/2014

Una divinità si aggira per il mondo occidentale secolarizzato, i suoi nomi sono sempre nella mente, nel cuore e sulla bocca dei suoi adoratori; ora viene chiamata libertà assoluta, ora autodeterminazione, altre volte "scelta" è il suo nome. L'atto di fede contiene un imperativo: non giudicare mai male ciò che è fatto in totale libertà. Questo è il catechismo relativista insegnato da dottissimi pulpiti filosofici, deontologici e politici. Ma quando si passa dalla teoria alla pratica scopriamo che in quel clero che ogni mattina ed ogni sera recita l'inno "dubito, ergo sum" la pastorale lascia parecchio a desiderare. È paradossale che gli illuminati usino un linguaggio oscuro al contrario degli oscurantisti cattolici pro-life che invece si sforzano di essere medici, farmacisti, infermieri, ostetriche operatori sanitari pro-life ostinatamente perseveranti nell'impiego di parole quanto più fedele alla loro funzione: trasmettere il pensiero.
Quando le organizzazioni sanitarie che dettano legge, a partire da quella dei ginecologi americani, parlano di contraccezione identificando con essa i metodi che agiscono anche dopo la fecondazione impedendo lo sviluppo vitale del concepito, chi difende l'autodeterminazione delle donne dall'inappropriatezza di questo lessico? I pro-life. Quando, per indicare gli aborti realizzati in fase ultra-precoce in presenza di un ritardo mestruale senza effettuare il test di gravidanza, si usa l'espressione "regolazione mestruale", chi difende la necessità di dire chiaramente che in una percentuale di casi questa pratica corrisponde all'aborto, una probabilità tanto più alta quanto più è lungo il ritardo mestruale? Ancora i pro-life.
Se ne è parlato al convegno pre-marcia del Pontificio Ateneo Regina Apostolorum dove la sessione medica è stata dedicata alla base nascosta dell'iceberg abortista rappresentata dal cripto aborto indotto dai cosiddetti contraccettivi. Magari dispiacerà ai pro-killers, ma in letteratura c'è una verità indiscutibile: tanti cittadini italiani, europei e nel mondo hanno la convinzione che dal momento della fecondazione si sia in presenza di un essere umano. Pare che la biologia dello sviluppo sia abbastanza d'accordo con questi "cocciutoni". L'Eurobarometer n. 341 ha rivelato che il 56% dei 26671 cittadini di almeno 15 anni appartenenti a 32 nazioni europee sostiene che subito dopo la fecondazione l'embrione umano possa essere considerato un essere umano. Secondo il cumulo dei dati di 5 relazioni medico-scientifiche condotte su migliaia di donne pubblicate su riviste internazionali, ben il 54% delle donne che si sono espresse sono convinte che la vita inizi al momento della fecondazione e non dopo. Addirittura quasi la metà di esse, il 46,9% non userebbe farmaci venduti come contraccettivi capaci di interferire con l'annidamento e l'ulteriore sviluppo dell'embrione. Ci sono anche numerosi italiani, europei e di altri paesi che pone che quell'essere umano abbia un valore intrinseco, abbia una dignità, sia portatore di diritti inalienabili a partire dal diritto alla vita. Tra questi cittadini ci sono tantissime donne, che meritano dagli scienziati e dalle autorità il minimo sindacale di una informazione corretta e rispettosa delle risultanze scientifiche. Tra queste persone ci sono tanti medici e giovani che medici saranno che hanno anch'essi bisogno di un'informazione corretta perché le scelte siano effettivamente consapevoli.
Il dottor Antonio Oriente ha illustrato come le spirali abbiano nella induzione infiammatoria della mucosa uterina uno dei meccanismi d'azione per fare sì che il bambino appena concepito non arrivi a nascere. Uno dei campi di battaglia più insidiosi su cui siamo oggi costretti a misurarci è il meccanismo d'azione dei preparati ormonali post-coitali, un ambito che ci lascia allibiti per il livello di approssimazione che ci tocca leggere in reports e revisioni pubblicati su importanti riviste scientifiche e in position statements di società internazionali strombazzati come la verità rivelata.
Solo per fare un paio di esempi. In uno studio tra i più citati per escludere l'effetto microabortivo del levonorgestrel gli autori hanno verificato che nessuna delle donne che hanno assunto il preparato prima dell'ovulazione è rimasta incinta, mentre quando la compressa veniva somministrata ad ovulazione già avvenuta il numero di gravidanze registrate non era statisticamente differente al numero atteso. Peccato che nel testo gli autori scrivono che quando il levonorgestrel è stato somministrato prima dell'ovulazione ben l'80% delle donne ha comunque ovulato senza che vi fossero differenze statisticamente significative per quanto riguarda la percentuale di quelle che ovulavano con un ritardo di almeno 5 giorni, tempo di sopravvivenza degli spermatozoi eventualmente depositati nelle vie genitali. Peccato poi che gli autori non abbiano svolto alcuna valutazione riguardo l'adeguatezza statistica del numero di soggetti studiati. Se lo avessero fatto si sarebbero resi conto che il numero di donne da studiare per trarre la conclusione da loro riportata sarebbe dovuto essere 100 volte maggiore. Più o meno per la pillola del giorno dopo le cose stanno In questo modo: immaginate di essere chiamati ad affrontare un'epidemia di gastroenterite. Esaminate il materiale al microscopio, ma siccome non vedete niente escludete che si possa trattare di colera. Peccato che abbiate mancato di riferire che il vostro microscopio ha una risoluzione che consente di distinguere oggetti di dimensioni soltanto cento volte più grandi rispetto a quelle del batterio che state cercando. Così, poiché non lo si vede, si dice che il batterio non c'è. Che poi si muoia lo si dovrà attribuire ad una coincidenza astrale.
Per l'ulipristal, la cosiddetta pillola dei cinque giorni dopo, la lettura dei reports scientifici fa l'effetto di assistere al gioco che certi abilissimi signori fanno con le carte su tavolinetti pieghevoli sui marciapiedi. Poiché le cose stanno così, non esiste alcun modo di somministrare le pillole post-coitali con la certezza di non potere indurre alcun micro-aborto ultra-precoce, cosa che dovrebbe dirla lunga sulla validità degli esperti di cui si circondano certe conferenze episcopali. Ma questa non è una cosa del tutto nuova. Lo abbiamo dimostrato con dovizia di particolari per la commissione istituita da San Giovanni XXIII prima e confermata da Paolo VI poi in cui i membri medici si comportarono come le tre scimmiette: una non sente, l'altra non vede e l'ultima non parla (cfr. R. Puccetti, I veleni della Contraccezione. ESD, Bologna, 2013). In questa che prima di una guerra per la vita è una vera e propria guerra per la verità ciascuno è chiamato a vigilare a fare il suo dovere, perché queste piccole compressine, come ha ricordato il professor Gonzalo Miranda, possono fare proprio questo: impedire che un essere umano veda la luce. Lo studio approfondito è un dovere non opzionale; se infatti è vero che la verità ci farà liberi è altrettanto certo che la menzogna ci renderà schiavi.

Nota di BastaBugie: vi invitiamo a guardare il nostro video sulla marcia per la vita; include il saluto di Papa Francesco ai partecipanti alla marcia; si vede bene lo striscione di BastaBugie anche dall'appartamento papale


https://www.youtube.com/watch?v=PS-upYmCkuA

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 06/05/2014

5 - MI AVEVANO INVITATO A PARLARE ALLA LUISS, MA SI SONO OPPOSTE LE ORGANIZZAZIONI GAY...
Trovo violenti e arroganti quegli omosessuali che impongono le loro problematiche quando si parla di famiglia per occupare tutto il tavolo di discussione (VIDEO: incontro con Costanza Miriano)
Autore: Costanza Miriano - Fonte: Blog di Costanza Miriano, 7 maggio 2014

Avviso. Questo è un noiosissimo post di puntualizzazione. Astenersi affetti da narcolessia.
A febbraio sono stata invitata da Matteo Maggisano, un ragazzo che scrive per il giornale della Luiss, a parlare nell'aula magna dell'Università sul tema della famiglia, con Monsignor Paglia, presidente del Pontificio Consiglio della famiglia. Pur avendo duemiladuecento, e non è un numero iperbolico, mail arretrate, i due nomi tanto prestigiosi - Luiss e Pontificio Consiglio - mi hanno risvegliata dal letargo postale, e ho avuto la prontezza di leggere e ovviamente accettare di buon grado l'invito.
Domenica, l'altro ieri, a tre mesi dall'invito, comincio a ricevere da varie fonti notizie di qualche malumore sollevato dalla mia presenza, soprattutto - pare, mi riferiscono - dai simpatizzanti delle organizzazioni LGBT. Arruolo subito i più imponenti dei miei amici, Mario Adinolfi e padre Maurizio Botta, per l'eventuale "servizio d'ordine". Lunedì, già pronta col paradenti e la tuta di seta - sul ring sì ma con stile - ricevo l'invito da parte degli organizzatori a sedere al tavolo con alcuni esponenti di organizzazioni per i diritti degli omosessuali. Più che un invito in realtà si rivela un diktat, perché al mio diniego l'incontro viene cancellato (non posticipato) anche se mi dico disponibile, ovviamente, a rispondere alle domande di chiunque a fine incontro. Chiedo di motivare per iscritto la decisione, e ricevo una mail che parla di non meglio specificati problemi organizzativi, e di rispetto delle varie correnti studentesche.
I problemi organizzativi non devono essere gravissimi, perché l'incontro con mons. Paglia rimane in piedi (poi anche il vescovo preferisce declinare l'invito, fra l'altro ha da poco subito il lutto della perdita della madre). Quanto al rispetto delle varie correnti chiedo delucidazioni. In che modo "famiglia nel politeismo dei valori" può offendere qualche studente, chiedo? Come fanno a sapere quello che dirò? Chi permette loro di esercitare una censura preventiva nei miei confronti? Mi hanno lasciata parlare ovunque, nei teatri e nelle piazze, nelle aulae magnae e alla BBC, e mai nessuno si è potuto sentire insultato. E nei miei libri c'è qualcosa di offensivo per qualcuno? La Fiscalia spagnola ha indagato per quattro mesi e ha concluso che no, non c'è niente di offensivo, e io tra parentesi mi ammazzo dalle risate al pensiero che un giudice per lavoro si è dovuto leggere di mia figlia Lavinia che tutte le mattine si infila "la canottiela, le calze, il senso di umolismo".
Riesco a sapere da fonti che non rivelerò neanche sotto tortura (sono una giornalista e ho il diritto di proteggerle) che il problema sarebbero le mie posizioni "omofobe". A parte che io rifiuto questa parola perché come ho dimostrato in questa vicenda non ho paura di nessuno, tanto meno degli omosessuali, ma solo del mio peccato. A parte che evidentemente chi ha paura è piuttosto chi vorrebbe impedire la libertà di espressione. A parte che io non so niente di omosessualità, ma so qualcosa di famiglia, ed è di quello che vorrei parlare. A parte tutto, quando e dove avrei usato parola offensive nei confronti degli omosessuali. Viene tirata in ballo la solita intervista della Zanzara, in cui io ho detto che il progetto naturale sull'uomo prevede che un uomo e una donna facciano i figli, e che i bambini hanno bisogno di un padre e di una madre. È ovvio che questo sarò disposta a ripeterlo sempre, in ogni sede e luogo e contesto e lo rivendico. Ma come può essere offensivo per qualcuno?
Trovo violento e arrogante da parte di alcuni omosessuali che le loro rispettabilissime problematiche siano messe all'ordine del giorno ogni volta che si parla di famiglia, in modo da occupare tutto il tavolo di discussione. Io conosco un sacco di famiglie in carne ed ossa, so i loro problemi, e voglio parlare di educazione, sostegno alla maternità, politiche di conciliazione per le madri che lavorano e non vogliono appaltare i loro figli a terzi, voglio parlare di dinamiche maschili e femminili, del difficilissimo cammino per imparare ad amarsi tutta la vita, del linguaggio maschile e femminile, e soprattutto, alla fine di Dio, che è l'unico che garantisce il nostro amore e che può dire "per sempre". Chi invita me sa che dirò queste cose. Lo sa da febbraio. Sa che non voglio assolutamente parlare di omosessualità, non ne so niente, non sono un'esperta, so quello che dice la Chiesa e mi basta, e l'unica opinione che ho in merito è che i bambini hanno bisogno di confrontarsi col padre e con la madre, anche per odiarli all'occorrenza. Ma per me ci sono prima i diritti dei bambini, - mentre i bambini non sono un diritto degli adulti, anche se nessuno come una mamma può capire il lancinante desiderio di figli che si può avere - perché i piccoli non possono scegliere, e in tutte le civiltà si difende sempre il più debole prima di tutto.
Uno può sempre non andarci, a un incontro. C'è il bowling, il ricamo a punto croce, il nuoto sincronizzato, tante meravigliose attività con cui impiegare i pomeriggi.
Detto questo, devo rendere onore e merito al direttore generale della Luiss Giovanni Lo Storto, che saputo della vicenda, che nel frattempo dilagava sui social network e su qualche giornale e rischiava di approdare anche più in alto, mi ha chiamata a casa assicurandomi che l'incontro si farà nei modi precedentemente stabiliti e nel giro di pochi giorni, nel rispetto della libertà di espressione che è uno dei valori fondanti della sua prestigiosa università. Si è trattato di una cosa voluta e organizzata dagli studenti ai quali la direzione generale aveva dato libertà e fiducia. Ma a un certo punto si è reso necessario un intervento autorevole. L'ho detto io che ci vuole un padre, sempre.
p.s. Appena sapremo quando, vi aggiorneremo.

Nota di BastaBugie: vi proponiamo i video con una conferenza tenuta qualche mese fa da Costanza Miriano


https://www.youtube.com/watch?v=3vezyWFO5ho


https://www.youtube.com/watch?v=IbdVV6lXETY

Fonte: Blog di Costanza Miriano, 7 maggio 2014

6 - L'IPOTESI FOLLE DI UNA CHIESA CHE INSEGUE I SONDAGGI SU FAMIGLIA E OMOSESSUALITA'
Se si volessero far valere i sondaggi tra i credenti, allora la Chiesa dovrebbe cambiare dottrina sugli immigrati, sull'evasione fiscale e poi, sull'Inferno, sui sacramenti...
Autore: Massimo Introvigne - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 08/02/2014

C'è una certa confusione a proposito dei questionari inviati dalla Santa Sede agli episcopati nazionali in vista della III Assemblea Generale Straordinaria del Sinodo dei Vescovi, che si svolgerà in Vaticano dal 5 al 19 ottobre 2014. Sembra che alcuni episcopati abbiano fornito risposte di carattere dottrinale. Altri, come quello tedesco e austriaco, hanno consultato i fedeli con metodi che – a prima vista – sembrerebbero piuttosto aneddotici. Da sociologo, nutro seri dubbi sulla rappresentatività del campione. Se si è passati dalle parrocchie e dai consigli pastorali, ovviamente si sono ricavate le opinioni dei parroci – forse anche di qualche vescovo – e di quei gruppi «autoreferenziali» che occupano tante comunità parrocchiali con le loro interminabili riunioni, e di cui Papa Francesco come si sa non parla tanto bene.
Almeno i vescovi svizzeri si sono rivolti ai sociologi, precisamente all'Istituto di sociologia pastorale di San Gallo, il quale dovrebbe avere costruito un campione credibile, ancorché ci spieghi che ha selezionato «laici impegnati nella vita ecclesiale», anche qui dunque con il rischio di trascurare chi non partecipa ai gruppi parrocchiali ma non è per questo meno cattolico. I sociologi di San Gallo non hanno finito il loro lavoro, ma hanno riferito alla Radio Vaticana che il 97% dei cattolici svizzeri usa gli anticoncezionali, il 60% non vede niente di male nelle unioni omosessuali e vorrebbe perfino che la Chiesa le «benedicesse», una salda maggioranza è favorevole al divorzio e ai rapporti prematrimoniali e si comporta di conseguenza. Com'è noto, dalla Germania e dall'Austria sono venuti risultati analoghi, ancorché non certificati dai sociologi.
Si tratta di capire come interpretare questi dati. Se dobbiamo fidarci non delle interpretazioni dei vescovi austriaci o tedeschi, ma di quello che c'è scritto nel documento preparatorio inviato alle diocesi e accompagnato dal questionario, le domande non sono una sorta di referendum volto a cambiare la dottrina ma una rilevazione di taglio, appunto, sociologico su come si comportano i cattolici.
Che i cattolici non si comportino da cattolici non è una gran novità. La sociologia distingue – l'espressione è della studiosa inglese Grace Davie – tre dimensioni della religione, le tre B: «believing» (credere), «belonging» (praticare) e «behaving» (comportarsi). I sociologi sanno da anni che coloro che dicono di credere in Dio, e in Europa anche in Gesù Cristo, sono molti di più di quelli che vanno in chiesa. E che quelli che seguono l'insegnamento morale della loro religione sono molti di meno di quelli che frequentano le chiese. Ne ricavano che – anche in Europa – quando si parla di secolarizzazione bisogna distinguere: c'è poca secolarizzazione quanto al credere – gli atei rimangono una piccola minoranza, che non cresce –, una rilevante secolarizzazione nella pratica – anche con un concetto ampio di praticante, può essere considerato tale solo un europeo su cinque –, e una secolarizzazione ampiamente maggioritaria nei comportamenti, nel senso che solo una piccola frazione della popolazione segue l'insegnamento morale delle Chiese e comunità di appartenenza.
I sondaggi – diversamente effettuati nelle diverse nazioni – confermano quindi un quadro già noto. Non sono stati diffusi dati italiani, ma il fatto che il nostro sia il Paese del mondo dove nasce il minor numero di bambini, anche se l'ottanta per cento dei nostri connazionali si dice cattolico, certamente suggerisce un atteggiamento sugli anticoncezionali non tanto diverso da quello svizzero.
Però... c'è un però. Il questionario è stato diffuso in preparazione a un sinodo sulla famiglia. Ma le grandi inchieste dei sociologi – come la periodica Indagine europea sui valori (EVS) – non si occupano solo di morale sessuale e familiare, e del resto i comandamenti sono dieci. Incrociando i dati della EVS sui valori e sulla fede religiosa, e tenendo conto anche di altre indagini, scopriamo per esempio che in Germania, in Svizzera e in Austria una salda maggioranza della popolazione ritiene che gli immigrati siano troppi, si comportino male e non debbano godere degli stessi diritti dei cittadini. In diversi Paesi – tra cui l'Italia – il numero di cittadini che giustifica l'evasione fiscale, e dichiara che la pratica o la praticherebbe se solo non temesse di essere scoperta, è così alto da far concludere che è impossibile che non ne faccia parte un buon numero di cattolici praticanti.
Ci sono poi altri studi – alcuni, in Italia, li ho diretti io – che si occupano di credenze. È vero che la grande maggioranza degli italiani (93%) si dichiara credente, ma si tratta di vedere in che cosa crede. In Italia percentuali significative di persone che pure si dichiarano cattoliche non credono alla divinità di Gesù Cristo, non credono che la Resurrezione sia un evento storico realmente accaduto, non credono all'esistenza dell'Inferno e del diavolo e non credono che la Chiesa Cattolica sia un'istituzione voluta da Dio e divinamente assistita. Queste percentuali di «non credenti selettivi» per alcune verità della fede diventano maggioritarie fra i giovani dai 15 e i 29 anni. Più di metà dei cattolici italiani non si confessa mai. In altri Paesi le cose vanno molto peggio, sia quanto alle credenze sia quanto alla confessione, frequentata in molte zone del Nord Europa e degli Stati Uniti da sparute minoranze.
Cito questi dati per far capire come – mentre ha un senso utilizzare lo strumento dei questionari per capire quanto è profonda la crisi del mondo cattolico contemporaneo – non ne ha nessuno prendere i risultati, anche ove siano attendibili, di queste ricerche come indicazioni su come la Chiesa potrebbe cambiare per adeguarsi al «mondo». Ovviamente, questo sarebbe anzitutto assurdo dal punto di vista teologico: la Chiesa non ha mai adeguato le sue dottrine ai sondaggi, con il rischio di cambiare opinione a ogni sondaggio come il Matteo Renzi della divertente caricatura di Crozza.
Se – come sembra che qualche vescovo voglia suggerire in Germania, Svizzera o Austria – il Sinodo dovesse cambiare le dottrine per adeguarle a quello che pensano i fedeli, dopo – o forse prima – di quello sulla famiglia urge un sinodo sull'immigrazione: non per studiare il bellissimo discorso di Papa Francesco a Lampedusa, ma per organizzare al più presto nelle parrocchie dell'Europa di lingua tedesca la distribuzione domenicale di randelli per bastonare gli immigrati, posto che proprio dalle parti di Berlino, Zurigo o Vienna l'avversione agli immigrati è ancora più diffusa di quella alla dottrina morale della Chiesa.
Se non si crede ai sondaggi, si guardino i referendum: come quello svizzero del 2009 che ha introdotto, evidentemente non in segno di simpatia verso gli immigrati musulmani, un divieto costituzionale di costruire minareti. Se invece si crede ai sondaggi, si metta in programma anche un sinodo per concedere indulgenze agli evasori fiscali: sarebbe particolarmente gradito in Italia. Perché delle due l'una: se i sondaggi dove ciascuno protetto dall'anonimato confessa i suoi peccati o manifesta i suoi vizi sono la voce genuina del «popolo di Dio» allora bisogna seguirli su tutto. Perché la «vox populi» diventa «vox Dei» quando si esprime a favore dell'evasione dal dovere di fedeltà al coniuge e non quando si esprime a favore dell'evasione delle imposte?
Né una bizzarra Chiesa che costruisse la sua dottrina a colpi di sondaggi dovrebbe fermarsi alla morale. Inseguendo i sondaggi occorrerebbe abolire l'Inferno, i miracoli, la Resurrezione, la divinità di Gesù Cristo, la natura divina della Chiesa: tutte credenze impopolari. Dichiarare che tutte le religioni sono uguali, perché lo pensa la maggioranza delle persone. Consigliare a Papa Francesco di non perdere tempo a parlare tutte le settimane del diavolo, perché la grande maggioranza non ci crede. E di smetterla di mettere al centro del suo Magistero la confessione, perché tanto ci sono intere diocesi dove i cattolici che si confessano sono ridotti a quattro gatti.
Se i sociologi – all'improvviso – sono diventati interessanti, avrebbero anche un'altra piccola notazione da proporre. E cioè che adeguare la propria dottrina al pensiero unico dominante è il modo più sicuro per perdere fedeli e chiudere bottega. Lo spiegò già nel lontano 1972 in un libro diventato un classico delle scienze sociali, «Perché le Chiese conservatrici stanno crescendo», Dean M. Kelley (1927-1997), sociologo e dirigente del Consiglio Nazionale delle Chiese negli Stati Uniti. Kelley, che era personalmente un progressista, notò che le comunità protestanti che si erano schierate per l'aborto, i rapporti prematrimoniali e un atteggiamento tollerante sull'omosessualità stavano perdendo membri così rapidamente che rischiavano di chiudere i battenti, mentre crescevano in modo spettacolare gruppi «pro life» e «pro family» come i mormoni e i pentecostali.
I quarant'anni successivi hanno dato ragione a Kelley. Qualche ingenuo ecclesiastico pensava che conformandosi alle opinioni dominanti avrebbe riempito le chiese. Invece le ha svuotate. Perché per sentire quello che già dicono fino allo stordimento i giornali, le televisioni e Internet non c'è bisogno di andare in chiesa. Dalla Chiesa si vuole una testimonianza controcorrente: non si chiede che incoraggi i nostri vizi – per quello, tutte le mattine, ci sono già i grandi quotidiani – ma che ci faccia riflettere e cerchi di renderci uomini e donne migliori. Dunque una preghiera ai vescovi del Sinodo: studiate i sondaggi, ma – se non volete organizzare l'eutanasia delle vostre diocesi – evitate accuratamente di adattare la vostra predicazione alle opinioni che dai sondaggi emergono come maggioritarie. Immagino che vi stia a cuore la verità. Ma – immaginando per pura ipotesi fantastica e non credibile che a qualcuno di voi della verità importi poco o nulla – pensate al serio rischio di ritrovarvi, come tanti colleghi di comunità protestanti «liberal», senza fedeli e senza lavoro.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 08/02/2014

7 - DIPENDENZA DAL GIUDIZIO ALTRUI: PROBLEMA PSICOLOGICO CON RISVOLTI SPIRITUALI
Il ''rispetto umano'' può favorire una dipendenza dalle opinioni altrui e impedire lo sviluppo della personalità
Autore: Roberto Marchesini - Fonte: Il Timone, maggio 2011 (n° 103)

Oltre a quello dell'autostima, ma ad esso legato, c'è un altro tema psicologico molto «di moda»: quello della dipendenza dal giudizio altrui, che alcuni chiamano «dipendenza emotiva». Si tratta della paura di perdere la stima degli altri, di essere giudicati in modo negativo, di non essere amati. L'eccessiva soggezione nei confronti delle opinioni altrui. Tutti vogliamo, anzi: abbiamo bisogno di essere amati. Ma abbiamo bisogno di essere amati gratuitamente, incondizionatamente, come siamo e per quello che siamo. A volte abbiamo così paura del giudizio degli altri da rinunciare ad esprimere noi stessi, ciò che pensiamo, ciò che vogliamo, per timore di perdere la loro stima. Succede quando non siamo pienamente convinti di poter essere amati ed apprezzati per quello che siamo. In questo senso la dipendenza dal giudizio altrui è legata all'autostima (cioè ad un difetto di umiltà, la pusillanimità): se pensiamo di non poter essere apprezzati per quello che siamo indossiamo una maschera che – crediamo – ci renda più graditi.
Si tratta di una strategia fallimentare: innanzitutto, perché è assolutamente impossibile piacere a tutti; secondariamente, perché la stima "comprata" non è quella che desideriamo veramente. Infatti la dipendenza emotiva è spesso legata ad una grossa sofferenza psicologica: per questo in molti se ne occupano. Un problema anche spirituale Come nel caso dell'autostima, inquadrare il problema dal punto di vista spirituale può aiutare a risolverlo.
Innanzitutto, osserviamo che il Vangelo ci mette in guardia dal ricercare l'approvazione generale: «Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi» (Lc 6, 26).
Ma anche la Chiesa, con la sua saggezza bimillenaria, ha affrontato il problema. Solo che, anziché chiamare questo problema «dipendenza affettiva» lo chiamava «rispetto umano». Oggi, parlare di rispetto umano in una accezione negativa è decisamente politicamente scorretto. Sembra infatti che la regola fondamentale delle relazioni sia «non urtare i sentimenti degli altri», espliciti o ipotetici che siano. Per questo motivo nelle scuole sono spariti i presepi e i canti natalizi, nei luoghi pubblici trovare un crocefisso è una rarità, e parlare in pubblico della morale sessuale cattolica (ad esempio in riferimento all'omosessualità) sta diventando addirittura pericoloso: per «non urtare i sentimenti» di musulmani, atei agnostici razionalisti finlandesi, relativisti, liberi pensatori e chi più ne ha più ne metta, il consiglio è quello di non esprimere se stessi (per inciso, non sembra importare se i sentimenti dei cristiani vengono urtati con stragi e massacri). Dicevamo: la nostra cultura apprezza ed incoraggia il rispetto umano, il «non urtare i sentimenti degli altri»; salvo poi lamentarsi per la diffusione della dipendenza dal giudizio altrui e delle conseguenti sofferenze psicologiche.
Invece la Chiesa ha sempre messo in guardia i fedeli dal rispetto umano descrivendolo come uno dei peggiori nemici della vita spirituale.
Santa Caterina da Siena (1347-1380), in una sua lettera ai sacerdoti Giovanni Sabbatini e don Taddeo dei Malavolti, scriveva: «Nel nome di Gesù Cristo Crocifisso e della dolce Maria. Carissimi figli in Cristo Gesù. Io, Caterina, serva dei servi di Gesù Cristo, vi scrivo nel suo sangue prezioso, desiderosa di vedervi cavalieri forti, senza nessun rispetto umano. Così vuole il nostro dolce Redentore, vuole cioè che noi temiamo di disobbedire a Lui e non agli uomini del mondo; come egli disse: "Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo; temete, piuttosto, di disobbedire a me, perché l'anima e il corpo vostro non cada nell'inferno"».
Il gesuita belga Cornelio a Lapide (1567-1637) scriveva: «Cosa indegna e vile è il rispetto umano, e non ve n'è altra che tanto degradi, abbassi e disonori l'uomo... Colui che ne è schiavo, non merita più il nome di uomo, ma il suo luogo è tra le banderuole che segnano la direzione dei venti; poiché non sa fare altro che questo... Una tale persona è sommamente spregevole... Che cosa è che la trattiene? Un motto, un sarcasmo, una beffa, un segno... Oh! che piccolezza di spirito, che viltà di cuore! Ne arrossiamo noi medesimi in segreto, e non ci sentiamo l'animo di superare simili bagattelle!... Cerchiamo pure di nascondere e di orpellare con altri nomi questa fiacchezza, questa viltà, ma invano... Noi temiamo le censure del mondo, degli increduli, degli empi, degli ignoranti, degli accidiosi, dei dissoluti... Noi temiamo di acquistarci nome di spiriti deboli e pregiudicati, se pratichiamo la religione; e non vediamo che somma debolezza è non praticarla. Qual cosa più vergognosa e più degradante, che la vergogna di comparire quello che si deve essere? Siamo canzonati; ma cosa vi è di più frivolo che le beffe? Chi è che si burla di noi? Quale ne è il merito, il credito, la scienza, la virtù? E noi osiamo vantarci coraggiosi, di animo grande, di carattere generoso?».
Anche san Josemaría Escrivá de Balaguer (1902-1957) ha avuto parole dure contro il rispetto umano: «Quando è in gioco la difesa della verità, come si può desiderare di non dispiacere a Dio e, al tempo stesso, di non scontrarsi con l'ambiente circostante? Sono cose contrapposte: o l'una o l'altra! È necessario che il sacrificio sia olocausto: bisogna bruciare tutto..., persino il "che cosa diranno", persino la cosiddetta reputazione». Ovviamente, l'intento della Chiesa nel mettere in guardia i fedeli contro il rispetto umano è quello di aiutarli nella loro crescita spirituale; ma poiché la persona è una unità, un difetto spirituale non può non avere conseguenze sugli altri aspetti della persona, compreso quello psicologico.
Anche in questo caso, la saggezza della Chiesa offre antiche soluzioni a nuovi problemi; che non sarebbero tali se quella saggezza non fosse stata superficialmente e sprezzantemente abbandonata.

Nota di BastaBugie: per approfondire il tema si può leggere (o rileggere) l'articolo che abbiamo pubblicato la settimana scorsa
RISPETTO UMANO, LA PIAGA MORALE DI TROPPI CRISTIANI
Il cristiano non deve aver timore a manifestare la sua fede
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3240

Fonte: Il Timone, maggio 2011 (n° 103)

8 - ECCO I RETROSCENA DI QUANDO LA SAPIENZA CENSURO' BENEDETTO XVI
Sei anni fa nell'università fondata nel 1303 da Papa Bonifacio VIII, 67 docenti firmarono una lettera contro il Papa, mentre la stragrande maggioranza degli studenti era favorevole...
Autore: Federico Cenci - Fonte: Zenit, 12/04/2014

Il Papa in Ateneo? Non è gradito. Sono passati sei anni da quel 15 gennaio 2008, data in cui la Santa Sede declinò l'invito del rettore dell'Università "La Sapienza" a papa Benedetto XVI affinché, due giorni dopo, inaugurasse l'anno accademico. La scelta di Oltretevere fu dettata dalla percezione che non vi fosse la possibilità di garantire l'ordine pubblico, date le roventi polemiche che erano state suscitate nei giorni prima da nugoli di docenti e studenti.
Apparve paradossale che un luogo deputato al confronto qual è l'università – per giunta "La Sapienza", fondata da Bonifacio VIII nel 1303 – applicasse una censura nei confronti di chi ha un pensiero diverso da quello dominante nelle cerchie dell'intellighenzia laica e progressista. Eppure accadde.
Tuttavia, non si è mai andati a fondo delle dinamiche da cui scaturì la rinuncia del Santo Padre. Almeno fino ad oggi, cioè all'uscita del libro "Sapienza e libertà. Come e perché papa Ratzinger non parlò all'Università di Roma" (Donzelli editore), scritto dal giornalista Pier Luigi De Lauro, con prefazione dell'allora sindaco della Capitale, Walter Veltroni.
Il volume si avvale delle testimonianze di alcuni protagonisti di quella vicenda, come l'allora rettore dell'Università Renato Guarini. Lui stesso spiega che il Papa non avrebbe dovuto tenere una lectio magistralis, come erroneamente riportarono su alcuni organi d'informazione, bensì un discorso al termine della cerimonia d'inaugurazione. Il Senato accademico accolse la proposta, che fu invece osteggiata in un articolo del prof. Marcello Cini, deceduto nel 2012, sul quotidiano Il Manifesto.
L'articolo, che denunciava una presunta ingerenza religiosa del Papa, innescò un vespaio di polemiche, tanto da indurre 67 docenti della facoltà di Fisica a firmare una lettera in cui si chiedeva il ritiro dell'invito.
L'insofferenza verso il Papa contagiò alcune organizzazioni studentesche vicine alla sinistra, le quali attirarono le attenzioni di una stampa evidentemente avida di offrire risonanza alla vicenda.
Secondo Gianluca Senatore, allora rappresentante di un'importante organizzazione di studenti ed oggi presidente di un comitato della Fondazione Roma Sapienza, furono infatti i giornalisti a montare il caso. Intervistato da ZENIT, Senatore ha ripercorso gli eventi che si susseguirono nella fase più intensa di quei giorni, culminata con l'occupazione del Senato Accademico e del Rettorato.
"In quei giorni - racconta - non si percepiva nessun tipo di agitazione nella Città Universitaria. A parte piccole riunioni in alcune Facoltà, partecipate da pochi studenti, il clima era più che sereno. L'unica agitazione era rappresentata da centinaia di giornalisti e fotografi che si affannavano a fermare gli studenti per i viali dell'Ateneo cercando di carpire un qualsiasi segno di malumore o di disagio per l'arrivo del Papa". Spesso queste interviste - racconta divertito Senatore -"non sortivano l'effetto desiderato e puntualmente l'intervistatore di turno era costretto a tagliare la serena e inutile dichiarazione della quasi totalità degli studenti intervistati che non aveva la minima idea di quello che stesse accadendo".
Il clamore lo suscitò allora l'occupazione del Senato Accademico, che fu ordita "da non più di 15 studenti", assicura Senatore. "Una volta salite le scale ed entrati nella sala - prosegue il racconto -, qualcuno dalla finestra chiamò i giornalisti, che si catapultarono al primo piano del Rettorato, riempirono la sala e descrissero l'occupazione come un gesto di profondo significato laico". Una descrizione e un clamore, spiega l'ex studente con "molta sincerità", che "non resero giustizia alla verità".
L'ex responsabile dell'organizzazione studentesca, che assicura che "se ce ne fosse stato bisogno avremmo raccolto migliaia di firme a sostegno della visita del Papa", fu anche il relatore del discorso introduttivo all'inaugurazione.
"Espressi - racconta - il dispiacere sentito e profondo della stragrande maggioranza degli studenti, laici e cattolici, credenti e non credenti, perché Benedetto XVI non era lì con noi, perché non era presente all'inaugurazione dell'anno accademico del nostro Ateneo, e non era presente anche a causa di una campagna di disinformazione portata avanti da influenti organi di stampa".
Affermazioni, rivela Senatore, che "ancora oggi, pesano come un macigno: ogni tanto qualche importante giornale scrive qualcosa sul mio conto riportando questa frase come se fosse una cosa che mi marchierà per sempre". Qual è la colpa attribuitagli? "Aver difeso il diritto di parola del Pontefice. Per quanto io potessi essere, in qualche modo, influenzato dalla grande personalità di Cini e di alcuni fisici firmatari dell'appello, fu sicuramente più per modestia che per altro se nel mio discorso la posizione a favore della visita del Pontefice fu così chiara ed inequivocabile".
Anche perché Gianluca Senatore - spiega senza remore - non era certo un sostenitore di Benedetto XV, non avendo letto nulla di lui prima di quell'evento. Iniziò a farlo nei giorni immediatamente successivi. E scoprì qualcosa di inatteso, ossia dei "punti di contatto" tra il pensiero dell'attuale Papa emerito e quello del professor Cini.
"Non so quanti abbiano letto, ad esempio, L'ape e l'architetto o Un paradiso perduto: dall'universo delle leggi naturali al mondo dei processi evolutivi di Marcello Cini e, contestualmente, l'Enciclica Caritas in Veritate di Benedetto XVI", si domanda Senatore. "Basterebbero solo queste letture - prosegue - per capire che non c'è molta differenza nella preoccupazione di entrambi gli autori per la terribile deriva che la tecnica e la scienza hanno intrapreso nell'ultimo mezzo secolo".
Affinità che trovano riscontro anche nel famoso discorso fatto da Benedetto XVI a Regensburg. "Lo stesso discorso - ricorda Senatore - che Marcello Cini contesta e cita nella lettera pubblicata su Il Manifesto: in questa il fisico fa riferimento alla pericolosa intenzione, manifestata in più occasioni da Benedetto XVI, di aprire un dialogo tra fede e ragione".
"È evidente - prosegue l'ex studente - che le affermazioni di Cini nulla hanno a che vedere con la laicità, ma provengono da sentimenti ideologici quasi insuperabili. Ecco perché se avessimo prestato più attenzione alle posizioni di entrambi, probabilmente si sarebbe subito capito che non si trattava di difendere la laicità delle istituzioni, ma piuttosto di difendere il primato della scienza su ogni altro potere. La scienza dei fisici e della grande tradizione, il sapere delle scienze naturali, quelle stesse scienze alle quali il professor Ratzinger aveva rivolto l'invito, nel discorso di Regensburg, a servirsi anche delle altre scienze e discipline, come ad esempio la filosofia o in modo differente la teologia".
Purtroppo però, nessuno si degnò di "prestare più attenzione", privilegiando invece il pregiudizio e la censura. La visita di Benedetto XVI saltò, generando tuttavia un effetto contrario rispetto alle intenzioni dei contestatori. Gianluca Senatore nutrì da quel giorno un sempre maggior interesse verso il Pontefice, tanto da arrivare oggi a dire: "A mio modestissimo parere Ratzinger ha rappresentato uno dei momenti più interessanti della tradizione culturale della Chiesa di Roma negli ultimi secoli".

Nota di BastaBugie: ecco il link al discorso integrale che Benedetto XVI avrebbe pronunciato alla Sapienza da noi prontamente rilanciato il 18 gennaio 2008. E' un testo molto bello e profondo, da meditare e approfondire (di livello alto e quindi adeguato all'ambiente universitario nel quale doveva essere pronunciato)
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1302

Fonte: Zenit, 12/04/2014

9 - OMELIA IV DOMENICA DI PASQUA - ANNO A - (Gv 10,1-10)
Se uno entra attraverso di me, sarà salvato
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per l'11/05/2014)

Nelle ultime domeniche abbiamo meditato sulla bontà di Gesù, sulla sua immensa misericordia che ci ha dimostrato donandoci la salvezza. Oggi la Chiesa ci presenta la figura del Buon Pastore. Questa immagine ci fa comprendere bene la cura e la sollecitudine che Gesù prodiga per il suo gregge che siamo noi. Dove c'è il pastore, il gregge pascola al sicuro e vi regna sicurezza e abbondanza. Il Salmo di oggi diceva: «Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla. Su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce. Rinfranca l'anima mia» (Sal 22,1-3). Il Signore ci conduce ai pascoli della Vita eterna, ci «guida per il giusto cammino» (v. 3) e ci difende da ogni pericolo. Spetta a noi ascoltare la sua voce e seguirlo docilmente.
Gesù è il Pastore e la Chiesa è l'ovile dove le pecore sono al sicuro. Nella Terra Santa, ai tempi di Gesù, l'ovile era uno spazio a cielo aperto, cinto da muri di pietre, con un'unica porta che di notte veniva chiusa. Alla sera, i pastori conducevano le pecore all'ovile che era custodito da un guardiano. Quando si faceva giorno, i pastori tornavano, entravano nell'ovile, e chiamavano le pecore ad alta voce. Le pecore, riconoscendo la voce del loro pastore, si riunivano attorno a lui e, quando il gregge era al completo, il pastore, al suono del flauto, conduceva le pecore al pascolo.
I pericoli non mancavano. Vi erano animali feroci che tentavano di assalire il gregge, vi erano anche ladri che cercavano di rubare le pecore. Non sempre il pastore riusciva a salvare il suo gregge e, spesso, per mettere al sicuro la sua incolumità fuggiva di fronte ai briganti. Al contrario, Gesù, il Buon Pastore, non ha esitato a dare la sua vita per noi, morendo sul legno della croce. Nel Salmo di oggi abbiamo ascoltato: «Anche se vado per una valle oscura, non temo alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza» (Sal 22,4). Finché siamo con Gesù non avremo nulla da temere.
Per i pastori della Terra Santa la sorveglianza doveva essere continua. A volte capitava che i ladri entravano di notte nell'ovile, scavalcando il muro. Ecco Gesù che dice allora: «Chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce» (Gv 10,1-3). Solo il legittimo pastore entra per la porta, e solo la sua voce è riconosciuta dalle pecore. Gli altri sono solo dei briganti.
Nel Vangelo di oggi, Gesù dice chiaramente: «Io sono la porta delle pecore [...] se uno entra attraverso me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo» (Gv 10,7.9). Con questa similitudine, Gesù ci vuole far comprendere che solo in Lui noi possiamo trovare la salvezza. Gesù è il Pastore e Gesù è anche la porta dell'ovile. Nessuno entra nell'ovile di Cristo, che è la Chiesa, senza credere in Lui e senza ricevere il Battesimo che ci schiude questa porta della vita.
Per questo motivo, san Pietro, nella prima lettura, disse a tutti quelli che gli domandavano cosa dovessero fare per ottenere la salvezza: «Convertitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei peccati» (At 2,38). Quel giorno, era il giorno della Pentecoste, furono battezzate circa tremila persone (cf v. 41). Inoltre, nella seconda lettura, san Pietro aggiunge che prima di ottenere la salvezza noi eravamo come pecore erranti, ma ora siamo stati ricondotti al pastore e custode delle nostre anime (cf 1Pt 2,25).
Gesù è il Pastore che non solo ci salva dal nemico, ma che anche ci dona la sua vita. Egli dice: «Io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza» (Gv 10,10). Gesù ci dona la sua vita in abbondanza. Ce la dona in modo particolare con l'Eucaristia che è il suo Corpo e il suo Sangue. Nutriamoci spesso di questo celeste alimento, il più spesso possibile. Gesù vuole donarci questo Cibo ogni giorno, non perdiamo per pigrizia un dono così grande, e badiamo bene che il non potere non sia il non volere.
Ascendendo al Cielo, Gesù ha affidato agli Apostoli il compito e la responsabilità di pascere il gregge dei fedeli. A loro volta, gli Apostoli hanno scelto i loro collaboratori e successori, fino ad arrivare ad oggi e fino ad arrivare alla fine dei tempi. I Vescovi sono i successori degli Apostoli e il Papa è il successore di Pietro, il primo degli Apostoli. Gesù vuole che noi ascoltiamo docilmente la voce dei Pastori della Chiesa, consapevoli che chi ascolta loro, ascolta Lui. Sono loro, il Papa e i Vescovi in comunione con il Papa, ad essere i maestri della fede.
Nel corso della storia della Chiesa falsi pastori hanno sempre cercato di penetrare all'interno della Chiesa con i loro insegnamenti sbagliati. Sotto la veste di pastori non mancano neppure ai giorni d'oggi dei predoni che turbano la Chiesa con le loro false teorie. Abbiamo un criterio infallibile per riconoscerli e per rifiutarli: se ciò che insegnano va contro il Magistero della Chiesa non dobbiamo ascoltarli! Ascoltiamo invece la voce del Papa. Egli è l'unico Pastore infallibile per tutto quello che riguarda la fede e la morale.
Inoltre, oggi celebriamo la Giornata di preghiera per le Vocazioni. Vogliamo elevare anche la nostra supplica, affinché il Signore, il Buon Pastore, non privi mai la sua Chiesa del dono di vocazioni sacerdotali e religiose. I sacerdoti ci donano Gesù, con la celebrazione della Messa, e i religiosi, con la loro preghiera e testimonianza, sono un segno luminoso della vita futura che ci attende. L'esperienza insegna che dove mancano vocazioni, la vita cristiana illanguidisce. Preghiamo con fervore che il Signore, oggi stesso, faccia sentire la sua voce a tanti giovani generosi e faccia loro comprendere la bellezza di una vita tutta spesa per la gloria di Dio e per il bene dei fratelli.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per l'11/05/2014)

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