BastaBugie n°355 del 27 giugno 2014

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1 UNIONI GAY E LA PILLOLA DI RENZY POPPINS PER I CATTOLICI
Si accantona (ma solo per ora) il disegno di legge Scalfarotto sull'omofobia e si passa (furbescamente) ad approvare la legge sulle unioni civili... che in realtà sono veri e propri matrimoni gay
Autore: Massimo Introvigne - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
2 I DISASTRI DELL'ANTIUMANA TENTAZIONE EGUALITARIA
Solo i movimenti identitari, bollati come ''populisti'' dalla cultura dominante, potranno salvarci da egualitarismo, immigrazionismo, femminismo, omosessualismo, ecc.
Autore: Martino Mora - Fonte: Il Giudizio Cattolico
3 MALEFICENT: DISNEY MANIPOLA LA BELLA ADDORMENTATA
Storia di un amore fra una ragazza e un'adulta: dopo il fallimento del principe, solo il bacio della madrina spezza l'incantesimo
Autore: Luca Telese - Fonte: FilmGarantiti.it
4 IL VESCOVO DI NOVARA CONSEGNA UN SUO PRETE ALLA PUBBLICA GOGNA
Un sacerdote spiega perché chi vive una situazione di matrimonio irregolare non può fare il padrino o prendere la comunione, ma monsignor Brambilla si unisce alla condanna mediatica
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
5 GATTO SILVESTRO, BUGS BUNNY, DAFFY DUCK SPIEGANO COME NASCONO I BAMBINI: SENZA PARLARE DI GENITORI
Fecondazione artificiale spiegata ai bambini con un cartone
Fonte: Notizie Provita
6 CHIUDE LA RIVISTA ''AD GENTES'': NON CREDEVA PIU' NELLA NECESSITA' DEI MISSIONARI PER DIFFONDERE IL VANGELO
Era ovvio: quante vocazioni missionarie può suscitare una marcia per il disarmo o per l'acqua pubblica?
Autore: Piero Gheddo - Fonte: Tempi
7 SU RAI DUE GESU' E' GAY E PROMUOVE IL ''MATRIMONIO'' OMOSESSUALE
Ma se al posto di Nostro Signore ci fosse stato il profeta Maometto, avrebbero mandato in onda quella scenetta blasfema?
Autore: Gianfranco Amato - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
8 NON ABBIAMO BISOGNO DI UNA CHIESA CHE SI MUOVA COL MONDO, MA DI UNA CHIESA CHE MUOVA IL MONDO
I vescovi pauperisti (come monsignor Galantino, nuovo Segretario generale della Cei) rinuncino per coerenza all'Otto per Mille
Autore: Antonio Socci - Fonte: Lo Straniero
9 OMELIA SOLENNITA' DEI SANTI PIETRO E PAOLO (Mt 16,13-19)
Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa
Autore: Benedetto XVI - Fonte: Sito del Vaticano

1 - UNIONI GAY E LA PILLOLA DI RENZY POPPINS PER I CATTOLICI
Si accantona (ma solo per ora) il disegno di legge Scalfarotto sull'omofobia e si passa (furbescamente) ad approvare la legge sulle unioni civili... che in realtà sono veri e propri matrimoni gay
Autore: Massimo Introvigne - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 18-06-2014

Per coincidenza, ogni volta che Renzi in tema di unioni omosessuali comincia a parlare in inglese e a proporre la «civil partnership» capita sempre che mi trovi in Inghilterra. A Londra, che è anche la città di Mary Poppins, la bambinaia dotata di poteri magici creata da Pamela Travers (1899-1996). I libri della Travers, e ancora di più il film della Disney su Mary Poppins, sono del tutto godibili e raccomandabili ai bambini, che certo non sono in grado di capire il retroterra culturale dell'autrice. Ma leggendo tra le righe si scopre che la storia è anche una grande metafora del metodo esoterico, come del resto è sempre stato confermato dall'autrice, discepola diretta dell'esoterista George Ivanovich Gurdjieff (1866?-1949). Ecco allora che emerge un'altra Mary Poppins, strega moderna e simpatica che convince i bambini - e gli adulti - a fare cose che non vorrebbero fare tramite la magia di parole senza senso, ma che suonano bene, come la famosa «supercalifragilisticexpiralidoso», e un metodo paziente, di antica derivazione massonica, semplificato nella formula «con un poco di zucchero la pillola va giù».
Il metodo con cui Matteo Renzi sta propinando agli italiani la pillola delle unioni omosessuali sembra proprio quello di Mary Poppins, con passaggi raffinati che sembrano elaborati in officine un po' più esperte di quelle dei boy-scout. Su questo giornale sono stati, e certo saranno ancora, analizzati i passaggi giuridici e politici della proposta di Renzi. Da sociologo, vorrei invece riflettere sulla sua strategia di propaganda, che prevede per fare ingoiare la pillola il ricorso a tre tipi di zucchero.

1° TIPO DI ZUCCHERO: RIMANDARE LA LEGGE SULL'OMOFOBIA E PASSARE SUBITO ALLE UNIONI CIVILI
Il primo conferma sia l'efficacia delle mobilitazioni popolari, sia il modo astuto e sofisticato con cui le officine che ispirano Renzi pensano di contenerle. Sì alla famiglia, Manif pour Tous, Sentinelle in piedi, e anche questa testata hanno creato una grande mobilitazione popolare contro il DDL Scalfarotto sull'omofobia e le sue norme liberticide, che manderebbero in galera chi «incitasse alla discriminazione» contro gli omosessuali, per esempio sostenendo che le loro unioni non hanno alcun diritto a riconoscimenti giuridici. L'estate scorsa, lo stesso Scalfarotto aveva spiegato a «L'Espresso» che l'itinerario prevedeva prima la legge sull'omofobia e poi quella sulle unioni omosessuali.
Ma qui si vede la differenza fra il semplice dilettante abile come Scalfarotto e i professionisti della disinformazione veramente esperti. Non piace la legge sull'omofobia? Il governo del boy scout Renzi non è sordo al grido di dolore che viene dalle piazze. Infatti rimanda la legge sull'omofobia e con una piroetta spettacolare passa direttamente alle unioni civili. Si tratta anche di un esito delle elezioni: la maggioranza di Renzi è così bulgara da potersi permettere qualche protesta in piazza. Beninteso, l'accantonamento del DDL Scalfarotto va inteso come provvisorio. Dopo le unioni civili verrà fatta passare anche la legge sull'omofobia. Ma Renzi mette la torta prima della ciliegina, sperando di spiazzare gli oppositori (che faranno bene a non cascarci).

2° TIPO DI ZUCCHERO: PARLARE PREFERIBILMENTE DI MODELLO TEDESCO PIUTTOSTO CHE DI MODELLO INGLESE
Perché nel 2013 in Inghilterra l'ipocrisia è caduta e si è deciso di chiamare francamente le «civil partnership» fra omosessuali «matrimoni», mentre in Germania la parola «matrimonio» non c'è ancora, a causa dell'opposizione di una parte della Democrazia Cristiana, quella bavarese e cattolica.

3° TIPO DI ZUCCHERO: DISTINGUERE FRA CIVIL PARTNERSHIP E MATRIMONIO OMOSESSUALE
Ma qui l'officina, per quanto esperta, fa le pentole ma non i coperchi, perché perfino Repubblica ci spiega che la proposta di Renzi è praticamente uguale all'originaria «civil partnership» inglese, e la cosa scappa detta ogni tanto anche al Presidente del Consiglio. Ecco allora il terzo tipo di zucchero, sparso a velo in quantità massicce: la distinzione fra «civil partnership» e «matrimonio omosessuale», che viene – per dire il meno – grandemente esagerata. Risentiamo perfino la vecchia canzone – che non si porta più in nessuna parte del mondo, ma ogni tanto rispunta in qualche sagrestia cattolica in Italia – secondo cui la «civil partnership» sarebbe l'alternativa al «matrimonio» omosessuale e il politico cattolico che, accettando la «civil partnership», ribadisse però il suo no al «matrimonio» fra persone dello stesso sesso starebbe in qualche confuso modo difendendo la famiglia.

IL CIVIL PARTNERSHIP ACT 2004
Il Civil Partnership Act 2004 é una legge britannica sottoscritta dalla Regina il 18 novembre 2004 ed entrata in vigore il 5 dicembre 2005. Si riferisce esclusivamente a coppie dello stesso sesso, cui garantisce gli stessi diritti e impone gli stessi doveri che due coniugi di sesso diverso assumono con il matrimonio. Un articolo della legge permette a una coppia sposata di un uomo e di una donna dove, dopo il matrimonio, uno dei coniugi ha cambiato sesso (un tema, come sappiamo, che appassiona i nostri giudici), di formalizzare lo stesso giorno il loro divorzio e la loro nuova «civil partnership» come omosessuali.
I due omosessuali che hanno contratto «civil partnership» acquistano tutti i diritti che la legge britannica concede ai coniugi. La dissoluzione della «civil partnership» è disciplinata in modo identico al divorzio. Le coppie omosessuali in «civil partnership» possono adottare i bambini e hanno nei confronti dei bambini adottati diritti esattamente identici a quelli di una coppia di coniugi formata da un uomo e da una donna. Il modello di Renzi è del tutto analogo a quella inglese, salvo alcuni limiti - provvisori, come ha spiegato Scalfarotto - per le adozioni.
La legge di Renzi ha un sapore di zucchero inglese anche quando prescrive che la cerimonia in municipio sia simile a quella del matrimonio civile di un uomo e di una donna. In Inghilterra la parte della legge sulle «civil partnership» relativa alle cerimonie è stata oggetto di un confronto, anche nei tribunali, molto più accanito delle norme sulle pensioni o sulle proprietà. Un sociologo ne capisce facilmente il perché. Se la cerimonia di «civil partnership» è identica al matrimonio, tutti si abituano a considerare la «civil partnership» un matrimonio. Nella «civil partnership» la legge non solo permetteva, ma imponeva che tutto fosse uguale al matrimonio. E di fatto – il costume seguendo e completando la legge – c'erano gli abiti bianchi, lo scambio degli anelli, la musica, la torta nuziale.
Il risultato era facilmente prevedibile anche dai non sociologi. Nel linguaggio comune, e anche sui giornali attenti a fare economia di parole, scrivere che il signor Smith e il signor Jones si sono «civil-associati» suona male e dopo un po' viene a noia. Dire che il signor Jones è il «partner» del signor Smith non ha un significato univoco: i due potrebbero essere semplicemente soci d'affari, e l'equivoco potrebbe essere imbarazzante. Così, come si poteva prevedere, dopo pochi mesi il linguaggio ha vinto, come fa sempre, la sua battaglia contro l'ipocrisia, i media si sono adeguati, e tutti hanno cominciato a parlare e a scrivere del «matrimonio», «wedding», fra i signori Smith e Jones e del signor Jones come «marito» del signor Smith. Se i diritti e i doveri erano gli stessi del matrimonio, se la cerimonia era uguale a quella del matrimonio, se perfino la torta e gli anelli erano gli stessi perché persistere in inutili formalismi e in un linguaggio anacronistico?
Rimaneva solo il tocco finale: adeguare le leggi al linguaggio e alla realtà e cambiare il nome da «civil partnership» a «matrimonio». È quanto è avvenuto in Inghilterra con il Marriage (Same Sex) Couples Act votato dal Parlamento il 15 luglio 2013. Una legge molto semplice: si trattava sostanzialmente di cambiare il nome a qualche cosa che esisteva già. Certo, i nomi hanno la loro importanza ma in effetti a suo tempo «Repubblica» ha dedicato più spazio alla legge del 2013 di molti quotidiani britannici. In Inghilterra molti erano convinti che i «matrimoni» omosessuali ci fossero già, e da anni.
Sarà così anche da noi: prima le «unioni civili» saranno fatte digerire anche ai cattolici con l'aiuto degli zuccheri di Renzi, poi i giornali cominceranno a chiamare i «civil-uniti» marito e marito e moglie e moglie, e alla fine una leggina porrà fine all'ipocrisia chiamando «matrimonio» quello che di fatto lo era già.

GLI ZUCCHERI SPECIALIZZATI PER FINI PALATI ECCLESIASTICI
Si sussurra che siano in fase di studio anche zuccheri specializzati per palati fini ecclesiastici. A settembre, in concomitanza con le unioni civili, Renzi farebbe passare qualche elemosina per le famiglie e magari anche per le scuole cattoliche, tacitando chi fra i suoi minaccia di rivedere la disciplina dell'otto per mille, ma non senza spiegare agli ecclesiastici quanta fatica gli costa difendere i loro portafogli. L'occhio acuto di qualche ecclesiastico dietro la carota vedrebbe subito il bastone, e qualcuno capirebbe per tempo l'antifona cominciando a spiegare ai fedeli - anzi, c'è chi ha già cominciato - che è meglio non disperdersi in battaglie di retroguardia e che occorre difendere la stabilità del governo in nome dell'Europa, del lavoro, dei poveri, dello spread e soprattutto dell'otto per mille. Altro che boy-scout.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 18-06-2014

2 - I DISASTRI DELL'ANTIUMANA TENTAZIONE EGUALITARIA
Solo i movimenti identitari, bollati come ''populisti'' dalla cultura dominante, potranno salvarci da egualitarismo, immigrazionismo, femminismo, omosessualismo, ecc.
Autore: Martino Mora - Fonte: Il Giudizio Cattolico, 26 giugno 2014

"Le epoche dove il primato è del denaro, sono anche quelle nella quali imperversa la peggiore febbre egualitarista".
Questa frase di Marcel De Corte è la migliore spiegazione del dominio ideologico dell'egualitarismo astratto che oggi impregna l'ideologia dominante politically correct. Oggi che il denaro e la merce regnano sovrane, l'eguaglianza astratta tra gli uomini viene continuamente affermata (cosmopolitismo, moltiplicazione senza fine di diritti per tutti, immigrazionismo, femminismo, omosessualismo, teorie del gender). Come ha scritto Chantal Delsol, "I tre fattori dell'uguaglianza, del materialismo e dell'individualismo formano un insieme coerente, dove ciascun fattore viene dall'altro ed anche lo rafforza".
La religione cristiana fu la prima ad affermare che tutti gli uomini sono uguali, perché figli di Dio. Il giudeo e il greco, l'uomo e la donna, lo schiavo ed il libero, nella predicazione di San Paolo possiedono tutti un'anima immortale, e tutti sono riconosciuti da Dio in quanto persone. L'uguaglianza spirituale degli uomini, la loro uguale dignità davanti a Dio, non significano però l'annullamento della comunità gerarchica nella quale si trovano. Il cristianesimo rappresenta una straordinaria rivoluzione dello spirito, ma non mise in discussione le strutture sociali del tempo. Il fine divenne la salvezza eterna dell'anima. La schiavitù primaria quella dal peccato. Certo, alla lunga il riconoscimento dell'uguale dignità degli uomini quali figli di Dio ha portato, nel mondo europeo, all'abolizione graduale della schiavitù, sostituita anche per ragioni economiche dalla servitù della gleba. L'esistenza di un'anima immortale comune a tutti gli uomini significava pietà e considerazione per gli umili, i poveri e gli ammalati (di cui si faceva carico direttamente la Chiesa), ma questo non metteva in discussione la differenziazione sociale che caratterizzava la società medioevale, tripartita nel ceto sacerdotale, in quello nobiliare e in quello del lavoro.
L'esplosione della passione egualitaria riguarda compiutamente l'età moderna. Fu conseguente all'emergere della classe borghese e del pensiero economicista, che essa ha convogliato storicamente. E fu anche conseguente all'affermazione dei grandi Regni moderni, burocratici e centralizzati, cioè degli Stati moderni, che operarono attivamente per corrodere tutte le comunità locali e i corpi intermedi che separavano il suddito dal potere statuale. Il potere dei sovrani e della burocrazia statale minarono volontariamente i pluralismi territoriali e sociali all'interno dei Regni. Le differenze vennero prima livellate e poi distrutte. Anche la Rivoluzione francese sotto questo punto di vista fu in continuità, con il suo culto dello Stato e del potere accentrato, con l'Antico regime, come sottolineò genialmente Alexis de Tocqueville. Le due grandi forze che corrosero il legame sociale nell'età moderna, il mercato e lo Stato, generarono l'individuo, cioè quel tipo di uomo isolato, atomizzato, che tende a concepire le proprie appartenenze e la propria comunità come secondarie rispetto alla libertà dell'io. Ha scritto Gilles Lipovetsky : "E' l'azione congiunta dello Stato moderno e del mercato che ha permeato la grande frattura che ormai ci separa dalle società tradizionali, l'apparizione di un tipo di società dentro la quale l'uomo individuale si prende per fine ultimo e non esiste che per sé medesimo". La nazione è la società degli individui isolati.
In questo tipo di società, questi uomini atomi, questi individui, si considerano primi, si identificano come l'origine, si distaccano dal sacro e dall'autorità ecclesiastica, e si concepiscono anche su un piano di uguaglianza con gli altri uomini. Siamo alla nascita delle teorie politiche contrattualiste, alla formazione di un nuovo razionalismo politico, nel quale il diritto naturale si trasforma mettendo al centro la dottrina individualista dei diritti dell'uomo. Dottrina che concepisce l'uomo come atomo (individualismo), su un piano di uguaglianza qualitativa nei confronti di tutti gli altri (egualitarismo), e che infine interpreta se stessa come universale (universalismo). Naturalmente si tratta di una dottrina che pretende di essere universale senza esserlo, per il semplice motivo che dà dell'uomo un'idea completamente sbagliata, quella di un essere desocializzato e destoricizzato, la cui natura sociale e politica non è affatto costitutiva della sua umanità (cosa che avrebbe fatto gridare d'orrore Platone ed Aristotele, per non parlare dei Padri della Chiesa).
L'individualismo esplode già nell'epoca dell'umanesimo e del Rinascimento italiano (XIV-XVI) secolo, come sottolineato dal grande storico Jacob Burckhardt. E' il prodotto dell'esplosione del capitalismo finanziario, cioè dell'attività dei grandi mercanti fiorentini e genovesi, e di una riabilitazione della sensualità e dell'immanenza, le cui conseguenze sono la nascita di una civiltà raffinatissima, che inizia però a secolarizzarsi. L'uomo diventa primo protagonista, dal teocentrismo medioevale si scivola verso un nuovo antropocentrismo. Questa centralità dell'uomo è, nella pratica, la centralità dell'individuo. D'ora in poi quando la modernità dice "uomo" intende "individuo". L'individuo però non è l'uomo inteso nella sua accezione classica e medioevale, ma un essere separato, resecato dalla comunità alla quale appartiene, e che si sente svincolato dall'auctoritas e dalla tradizione che lo precedono. [...]
Oggi, nell'anno del Signore 2014, possiamo asserire con certezza che la fine del "secolo breve" (1914-1991), il tracollo comunismo storico novecentesco, e l'esaurimento della spinta della socialdemocrazia, non hanno significato affatto la fine della passione egualitaria. Accantonando l'idea dell'abolizione della proprietà privata, il progressismo internazionale, di marca socialista come di marca liberale, ha da diversi anni messo al centro della sua azione altre tematiche, come l'antirazzismo, il femminismo e l'omosessualismo.
"Le tendenze egualitarie – ha scritto Massimo Viglione - sono andate ben oltre l'economicismo marxista, portando avanti la distruzione di ogni pur lieve forma di differenziazione in ogni ambito dell'uomo e dell'universo. Niente più Stati e patrie (la Repubblica universale, mito fondante della massoneria illuminista), niente più differenze di razze (il famoso "melting pot": il termine stesso "razza" suona ormai in maniera negativa, come se le razze non fossero, come qualsiasi altra diversità, create da Dio). Niente più distinzione culturale, niente più distinzione persino ontologica (l'animalismo introdotto in Spagna da Zapatero). Per Viglione, "dai diritti dell'uomo si è passati a quelli della donna; dai diritti della donna a quelli dell'omosessuale; dai diritti dell'omosessuale a quelli del gender (ogni deviazione o disfunzione sessuale hai i suoi diritti). La stessa parola 'normalità' viene considerata esclusivista e razzista".
 
IL VERO FINE DEL CONSUMISMO
Questo processo ha avuto un potentissima accelerazione già dagli anni Sessanta del XX secolo, quando la società dei consumi non solo ha cominciato a produrre in serie oggetti tutti nuovi e uguali per uomini uguali perché massificati (cioè omologati alle mode, al vestiario, alla musica di provenienza anglosassone), ma ha contribuito alla diffusione di quel materialismo e di quell'edonismo di massa (quasi sempre legati a quelle stesse mode) che hanno rafforzato ed esasperato l'individualismo (l'altra faccia della massificazione) e scristianizzato le masse ben più a fondo di quanto contemporaneamente non riuscisse a fare il comunismo sovietico, apertamente ostile alla religione. Le giovani generazioni occidentali degli anni Sessanta e Settanta, cresciute col nuovo benessere e nel suo culto, hanno quindi sposato quel Sessantotto-pensiero che è stata la principale causa culturale della crisi che stiamo vivendo (la causa materiale, occorre ribadirlo, è l'onnipresenza e l'onnipotenza della merce e del denaro). I sessantottini hanno lavorato in perfetta "falsa coscienza" per il capitale globale, che a parole dicevano di combattere. Dicevano infatti di voler abbattere il capitale, ma naturalmente non ci sono riusciti. In compenso le loro idee hanno conquistato quelle stesse élites ultracapitaliste, quindi materialiste integrali, che erano per natura predisposte ad abbracciare l'ideologia egualitaria, laddove essa non mirasse più all'abolizione della proprietà privata. Tanto più laddove essa rivendicasse, come nel caso del femminismo e dell'immigrazionismo, dei "diritti" che permettono di calmierare stipendi e salari mantenendo invariato il flusso delle merci e dei consumi. Come il lavoro femminile generalizzato indebolisce famiglia e natalità, ma contribuisce alla crescita economica (due stipendi più bassi al posto di uno più alto, a capacità di consumo invariato o superiore), che è il primo comandamento del monoteismo del mercato; così il numero sempre maggiore di immigrati non sindacalizzati, presenti sul suolo europeo. disposti a lavorare per salari bassi, consente di mantenere sotto controllo il costo del lavoro.
Non ci sono però soltanto evidenti interessi economici dietro al trionfo del nuovo individualismo egualitario. Figlie del sostrato materialista della società dei consumi, le nuove rivendicazioni individualiste, cosmopolite ed egualitarie, laiciste, anti-identitarie ed anticristiane, si concentrano intorno alla demonizzazione del passato europeo (vecchia eredità illuminista), all'esaltazione dei diritti umani, alla mentalità cosmopolita o mondialista, alla retorica delle vittimizzazione selettiva delle minoranze (il "politically correct", oscena creazione delle università e del circo mediatico degli Stati Uniti d'America), e naturalmente all'imposizione terroristica dell'omofilia obbligatoria e della società "meticcia" o "multiculturale". E così le grandi organizzazioni internazionali come l'ONU, contraddistinte da una visione liberal da salotti newyorkesi, combattono la sovrappopolazione con l'aborto, diffondono le teorie omosessualiste e del gender (secondo le quali non esistono per natura il sesso maschile e il sesso femminile) e naturalmente tendono a favorire, in nome della retorica dei "diritti umani" l'immigrazione di massa verso i paesi sviluppati, teorizzando società "multiculturali" o "meticciati di civiltà", magari col benestare di uomini di quella Chiesa cattolica per altri versi apertamente avversata.

LA GLOBALIZZAZIONE TECNICO-ECONOMICA E IL NUOVO ORDINE
Viviamo nell'epoca della globalizzazione tecnico-economica che è senz'altro un fatto, ma un fatto molto pericoloso. Per riprendere una famosa immagine di Carl Schmitt, la globalizzazione rende il mondo un immenso mare, un'immensa superficie liscia ed omogenea, sempre uguale a se stessa, dove l'omologazione dell'umanità corrisponde a un grande mercato composto da consumatori integrali, cioè da uomini tutti uguali, individui massificati all'american way of life, vestiti tutti allo stesso modo, con gli stessi desideri, con le stesse convinzioni, con la stessa lingua neo-imperiale, l'inglese, frequentatori del centro commerciale, incollati alla tv o ad uno schermo del computer, dimentichi della trascendenza religiosa, che conducono una vita sessuale libera da ogni condizionamento ("l'imposizione del coito" di cui parlava Costanzo Preve), che si divertono tutti allo stesso modo (discoteche, concerti rock e pop, karaoke, ecc.). E' questa la "civilizzazione universale", o globale, tanto temuta da Heidegger. Che si compirebbe definitivamente qualora si realizzasse il grande progetto dello "Stato mondiale omogeneo" del quale parlava con diffidenza Leo Strauss. sognato dai marxisti come dai massoni, dai socialdemocratici come da molti liberali, e in passato da giuristi e filosofi come Hans Kelsen e Jacques Maritain, da scienziati come Julian Huxley, da scrittori come Herbert G. Wells. Già Kant aveva ipotizzato un'unica autorità mondiale nel suo scritto "Per la pace perpetua" (1795), già i mazziniani e i massoni parlarono a lungo di una "repubblica universale"da realizzare in un futuro da destinarsi, già la Società delle nazioni - voluta fortissimamente dal presidente americano Thomas Woodrow Wilson alla fine delle Prima guerra mondiale – doveva prefigurarsi come l'anticipo della superiore autorità mondiale che in futuro avrebbe costretto l'umanità alla pace. Oggi non solo i funzionari dell'ONU, ma anche quelli dell'Unione Europea si prefiggono di dare vita a quel Nuovo Ordine Mondiale, sognato da Clinton e Bush, che darebbe sostanza politica alla globalizzazione. E' un'ideologia, quella del mondialismo, che in quanto cosmopolitismo ha uno stretto legale con l'individualismo e l'egualitarismo, che ne sono le logiche premesse. Solo se gli uomini sono atomi tra loro interscambiabili, come nella stessa teoria dei diritti umani, si può pensare a quella cosmopolis egualitaria, che è il sogno congiunto della destra del denaro (finanzieri, banchieri, multinazionali) e della sinistra politica, anche quella che si definisce "no-global" (ma che in realtà è global e mondialista, prefiggendosi di regolamentare la globalizzazione tramite lo Stato mondiale omogeneo).
Anche il Nuovo Ordine Mondiale di cui oggi si parla è il frutto della tentazione egualitaria, di quella passione per l'uniformità e per l'identico tipica del pensiero economico. Non a caso è proprio la banconota del dollaro a portare iscritto il motto paramassonico "Novus ordo seclorum", cioè Nuovo Ordine Mondiale.
Plinio Corrêa de Oliveira aveva previsto che saremmo arrivati a questo punto: "La Rivoluzione, fondamentalmente egualitaria, sogna di fondere tutte le razze, tutti i popoli e tutti gli Stati in una sola razza, un solo popolo, un solo Stato". Questo è il motivo per il quale tutti i movimenti identitari e cosiddetti "populisti", che intendono combattere l'immigrazione di massa e difendere le particolarità storiche dei loro popoli, vengono demonizzati dal circo mediatico e dalla classe politica "progressista", di destra e di sinistra. Dovremmo quindi batterci perché non si realizzi, attraverso la politica di Washington, della NATO, dell'ONU, della UE e del grande capitale finanziario e delle multinazionali, un nuovo "nomos della terra" unipolare sotto guida statunitense, preludio di uno Stato mondiale futuro, ma bensì un mondo multipolare, dove la stessa Europa, rispettosa dell'autonomia di Stati nazionali al loro interno federati o confederati - e quindi rispettosi delle identità diverse che li compongono, delle patrie carnali e naturali che non si possono ridurre all'astrazione della nazione - venga a costituire un polo autonomo di civiltà al fianco degli altri, distanziandosi dalla politica atlantista e appoggiando la Russia nel suo tentativo di costituire un "pluriverso", un nuovo nomos della terra che, come auspicava Schmitt, permetta a grandi spazi continentali di gestire e controllare le potenze della tecnica e dell'economia. Perché l'uomo, come sostiene anche Ernst Nolte, non è un essere universale, ma un essere particolare, radicato in una terra e in una cultura, anche se capace di aprirsi e tendere all'universalità. La sua apertura all'universalità lo rende unico tra tutte le creature, ma questa apertura (che per il cristiano corrisponde alla possibilità di conversione alla Verità del Cristo) non sacrifica mai del tutto la sua particolarità. Se la negazione dell'apertura all'universale è a volte divenuta "disumana", la negazione della particolarità è apertamente "antiumana".

Fonte: Il Giudizio Cattolico, 26 giugno 2014

3 - MALEFICENT: DISNEY MANIPOLA LA BELLA ADDORMENTATA
Storia di un amore fra una ragazza e un'adulta: dopo il fallimento del principe, solo il bacio della madrina spezza l'incantesimo
Autore: Luca Telese - Fonte: FilmGarantiti.it, 03/06/2014

I buoni non sono buoni e diventano cattivi, i cattivi non sono per nulla cattivi, ma casomai vittime (e alla fine quindi sono i veri buoni), il corvo è un ragazzo premuroso che pare uscito da Twilight, il principe azzurro è un clamoroso imbranato privo di qualsiasi potere taumaturgico, le tre fatine buone sono delle zitellacce rissose e pasticcione, la principessa è carina ma assai paracula e per nulla rassegnata a diventare uno strumento del destino, e Malefica ha la grandezza crepuscolare di una donna dolente, appassionata e segnata dalla vita. Ma soprattutto: il Grande Amore non esiste, non fra uomo e donna, almeno, ma piuttosto fra madre, anzi, "madrina" e figlia, la vera famiglia non è quella naturale, ma quella di fatto, allargata e adottiva.
Vi basta? No, perché dopotutto potrebbe non stupire nessuno se questo prospetto sintetico fosse il contenuto di un film di qualche cineasta trasgressivo - di un Quentin Tartantino o di un Lars Von Trier - ma fa gridare al prodigio e alla bestemmia se si immagina che a squadernare questo nuovo Vangelo postmoderno non sia la furia iconoclasta di Piero Pelù, ma la Disney. [...]
Insomma, il revisionismo disneyano questa volta turba le certezze dei bimbi (ma anche degli adulti) perché intacca i valori costitutivi della major che un tempo era senza ombra di dubbio la più tradizionalista del mondo, ci mostra - anche programmaticamente - un punto di visuale completamente inedito, a partire dalla prima sequenza, in cui il castello dell'iconografia fatata di tutte le avventure disneyane diventa il punto di osservazione per una prospettiva che non si affaccia frontalmente sul consueto reame delle favole, ma piuttosto si proietta sul suo retropaesaggio, la Brughiera della foresta di rovi.
Non è un remake, è molto di più: è una rilettura che demolisce la fiaba originaria, ne cancella il senso. [...]
Immaginate questo: il giovane Stefano, per ambizione e cinismo decide di sacrificare il rapporto sentimentale che ha con la giovane fata Malefica pur di ottenere un regno. La tradisce, la droga, le taglia le ali mentre dormono insieme per portarle come uno scalpo al vecchio Re, pauroso, fanatico e malato terminale. Il piano riesce, ma la contropartita è la sofferenza, la precipitazione nella paranoia, nella malattia. Stefano diventa re, ma perde il senno. Malefica - invece - vive quella violenza come la perdita dell'innocenza, come uno stupro, e molto probabilmente il taglio delle ali equivale simbolicamente ad una violenza sessuale. La sua maledizione verso Aurora, proferita in un momento di odio, è la semplice conseguenza di questo terribile gesto. È una risposta che lei stessa giudica come frutto di un raptus e che per dieci anni prova a scongiurare, mentre il legittimo genitore della fanciulla sembra solo animato da paura e propositi di vendetta preventiva.
In questo calvario, Malefica diventa la "madrina" di Aurora, e Aurora, per anni inconsapevole della maledizione che grava sulla sua testa esprime la volontà di ritirarsi a vivere con lei nella Brughiera, per tutta la vita. [...]
Quando per effetto della fatalità tutto precipita, nel finale del film - che in realtà equivale all'intera fiaba originaria - dopo il fallimento del principe, solo il bacio [...] della madrina potrà spezzare l'incantesimo: se è vero amore, è amore fra donne. Donne che in questa fiaba alternativa, un dark novel vagamente incestuosa, non sono madri e figlie, ma una ragazza e un'adulta che si scelgono reciprocamente come compagne di una vita. [...]

Fonte: FilmGarantiti.it, 03/06/2014

4 - IL VESCOVO DI NOVARA CONSEGNA UN SUO PRETE ALLA PUBBLICA GOGNA
Un sacerdote spiega perché chi vive una situazione di matrimonio irregolare non può fare il padrino o prendere la comunione, ma monsignor Brambilla si unisce alla condanna mediatica
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 24-06-2014

Fare il parroco non è mai stato facile, tanto più di questi tempi in Italia dove i cattolici da maggioranza assoluta si sono trasformati in una minoranza che, oltretutto, è affetta in gran parte da analfabetismo religioso. Però se a questo si aggiunge che oggi un parroco – colpevole solo di spiegare il catechismo - può anche aspettarsi che il vescovo, per mantenere buoni rapporti con i "nuovi pagani", lo esponga al pubblico ludibrio, bè, allora la faccenda si fa davvero difficile.
L'ultimo caso è di questi giorni e riguarda un anziano parroco del paesino di Cameri, nella diocesi di Novara. Anche lui deve fare i conti con tante situazioni familiari irregolari: un bel problema quando ci sono battesimi, comunioni e cresime e bisogna spiegare agli aspiranti padrini e madrine che certe situazioni sono incompatibili con l'impegno che dovrebbero assumersi. Alcuni parroci non ci provano neanche, ammettono tutto e tutti e chi s'è visto s'è visto. Altri, che hanno a cuore il bene dei ragazzi e delle persone che hanno di fronte, provano a spiegare: magari è un'occasione perché qualcuno almeno intuisca che il cristianesimo è una cosa seria, qualcosa che riguarda ciò che conta nella vita. Don Tarcisio Vicario, di stanza a Cameri, è uno di questi. Addirittura è così preoccupato di spiegare bene come la pensa Dio – così lontano dal modo in cui pensano gli uomini – che lo scrive anche nel bollettino parrocchiale, con una Lettera alle Famiglie. Non inventa nulla, è il catechismo della Chiesa, solo che prova a spiegarlo anche con degli esempi perché si capisca meglio. E invece è qui che scoppia il pandemonio.
Don Tarcisio spiega infatti che il matrimonio è un sacramento e quindi chi convive senza sposarsi in chiesa continua a peccare senza neanche porsi il problema. Si può anche fare un peccato molto più grave, ma se è occasionale, se ci si pente e si cambia vita, si è perdonati. Succede anche di commettere lo stesso peccato tante volte, quasi per abitudine, ma se c'è reale pentimento e desiderio di conversione questo non è un ostacolo. Lo dice anche il Papa: Dio non si stanca di perdonare. Il problema è quando nel peccato ci si sguazza come un pesce nell'acqua, lo si giustifica e si pretende che sia una cosa giusta. Allora questa è corruzione – ci ha spiegato tante volte papa Francesco – e questo non si può accettare.
Ed ecco le parole usate da don Tarcisio: «Per la Chiesa, che agisce in nome del Figlio di Dio, il matrimonio tra battezzati è solo e sempre un sacramento. Il matrimonio civile e la convivenza non sono un sacramento. Pertanto chi si pone al di fuori del sacramento contraendo il matrimonio civile, vive una infedeltà continuativa. Non si tratta di un peccato occasionale (per esempio un omicidio), di una infedeltà per leggerezza o per abitudine che la coscienza richiama comunque al dovere di emendarsi attraverso un pentimento sincero e il proposito vero e fermo di allontanarsi dal peccato e dalle occasioni che conducono ad esso».
Cosa ha detto di sbagliato don Tarcisio? Nulla. Ma quel riferimento all'omicidio ha subito provocato reazioni scomposte: «Ha detto che convivere è peggio dell'omicidio», è cominciata a girare la voce, e ovviamente le sue parole sono state subito strumentalizzate e sono diventate titoli choc di giornale.
Il caso diventa subito nazionale. E il vescovo, monsignor Franco Giulio Brambilla, cosa fa? Essendo il pastore della diocesi, il padre dei suoi preti, ci si aspetta che protegga il suo sacerdote, che denunci l'evidente strumentalizzazione e – se proprio non è d'accordo con le modalità con cui don Tarcisio si è espresso – che lo chiami e magari gli dia una lavata di capo a quattr'occhi. Così farebbe un padre.
E invece monsignor Brambilla decide di unirsi al coro della vergogna e consegna un suo prete alla pubblica gogna. «Il clamore suscitato» dalla lettera alle famiglie di don Tarcisio – scrive monsignor Brambilla in una lunga nota – «richiede una netta presa di distanza sia dai toni che dai contenuti del testo per una inaccettabile equiparazione, pur introdotta come esempio, tra convivenze/situazioni irregolari e omicidio. L'esemplificazione, anche se scritta tra parentesi, risulta inopportuna e fuorviante e quindi errata».
«Inaccettabile equiparazione tra convivenze e omicidio», dice il vescovo di Novara, ma don Tarcisio non ha fatto alcuna equiparazione, solo una differenza tra peccato grave ma occasionale (seguito da pentimento) e peccato magari meno grave ma continuato nel tempo e senza pentimento.
E poi prosegue monsignor Brambilla: la lettera di don Tarcisio è «inopportuna e errata nei contenuti, perché dalle parole di quello scritto, non emerge il volto di una Chiesa che è madre, anche quando vuole essere maestra di vita». Ma ci si chiede, visto che si condanna l'eventuale equiparazione: la Chiesa è madre solo per chi vive situazioni familiari irregolari o anche per gli altri peccatori? Forse che l'omicida non ha diritto alla misericordia come il concubino?
Certo, si può capire che l'improvvisa pressione dei media abbia magari condizionato il vescovo, qualcuno dice che si è messo paura del can can sollevato dalla stampa; possibile, anche se ricordiamo che in passato a monsignor Brambilla non è mancato il coraggio; ad esempio quando nel 1989, giovane teologo ambrosiano in carriera, fu tra i 63 firmatari del documento dei teologi italiani che contestavano il Magistero di Giovanni Paolo II e chiamavano i cattolici italiani alla riscossa. Coraggio che fu ben ripagato, perché non solo la sua carriera di teologo non ne ha risentito, ma è stato addirittura nominato vescovo. In privato, con qualche suo collaboratore pare che abbia espresso il suo rincrescimento per quanto accaduto e per le parole che ha dovuto dire contro un suo prete, ma con tutto quel clamore «ero obbligato a dire qualcosa». D'accordo, però oltre a dire qualcosa sarebbe meglio dirla anche giusta.
Ma aldilà dei contenuti, a lasciare male è proprio questo spettacolo di pastori che non ci pensano un attimo a mollare i propri preti, se questo aiuta nell'immagine pubblica. E purtroppo non è la prima volta che accade.

Nota di BastaBugie
: abbiamo ricevuto e volentieri pubblichiamo la seguente mail
Cari Amici di Bastabugie
dopo l'articolo su NBQ
[qui sopra riportato, N.d.BB] ho mandato questa lettera al Vescovo di Novara, non per presunzione ma perché dobbiamo cominciare a difendere la nostra Chiesa da questi continui attacchi (anche dall'interno):
Oggetto: il Buon Pastore
Ecc.za Rev.ma
mi chiamo Gian Luca Casoni e sono di Ferrara. Sono rimasto molto addolorato della vicenda che ha coinvolto un suo parroco don Tarcisio, ma non tanto per quello che ha detto il sacerdote ma per il trattamento che Lei ha riservato al suo prete, consegnandolo alla gogna pubblica. Da un buon pastore, il padre dei suoi preti, ci si aspetta che protegga i suoi sacerdoti, che denunci l'evidente strumentalizzazione e – se proprio non vi era accordo con le modalità con cui don Tarcisio si era espresso – magari era meglio dargli una lavata di capo a quattr'occhi. Così avrebbe fatto un padre.
Invece no, Lei ha deciso di unirsi al coro della vergogna e consegnare il suo prete alla pubblica gogna. Lei ha parlato del volto di una Chiesa che è madre... beh in questo caso credo che non l'abbia assolutamente testimoniata e questo fa molto male alla stessa Chiesa.
Sembra che l'hobby più praticato negli ultimi tempi sia la caccia al cattolico ma forse deve andare così come diceva il nostro Signore Gesù "Beati quando vi perseguiranno a causa mia...". Forse un po' meno complesso di inferiorità verso il mondo e i media non guasterebbe alla Chiesa stessa.
Mi perdoni la schiettezza ma questo evento mi lasciato molto sconcertato!
Cordiali Saluti
Gian Luca Casoni
Amici del Timone di Ferrara

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 24-06-2014

5 - GATTO SILVESTRO, BUGS BUNNY, DAFFY DUCK SPIEGANO COME NASCONO I BAMBINI: SENZA PARLARE DI GENITORI
Fecondazione artificiale spiegata ai bambini con un cartone
Fonte Notizie Provita, 25/06/2014

I piccoli Bugs, Daffy, Silvester, Tweety ed altri amici, nipoti dei personaggi che hanno animato la nostra infanzia, si interrogano su come nascono i bambini.
Questo è uno spezzone di un cartone animato andato in onda su Cartoonito, canale tematico dedicato ai più piccoli.
Hanno saputo che la nonna presto avrà un bambino e si fanno la legittima domanda su come nascono i bambini. La discussione è accesa, ognuno dice la sua, ma poi ecco il nostro gatto Silvester, si avvicina ad una scrivania, prende una matita e comincia a disegnare tanti neonati, in serie, dicendo che " i bambini nascono proprio come le piante, dopo averli progettati e realizzati questi vengono messi su un carrello di consegna. A questo punto arriva la cicogna che li porterà a destinazione".
Bambini seminati chissà dove, chissà tramite quali progetti e poi consegnati via posta. Nessun accenno ai genitori, nessun riferimento all'amore grazie a cui sono nati ed al fondamentale legale affettivo entro cui andranno necessariamente a crescere. Dei pacchi, merce a domicilio.
Andrebbe anche tutto bene - a quante generazioni è stato detto durante l'infanzia che il fratellino sarebbe arrivato grazie alla cicogna - ma i contesti sono cambiati: non è più così scontato il vincolo d'amore inscindibile tra madre e padre, si vuole far passare il messaggio che non è più necessario che siano presenti ambedue le figure per far nascere un figlio.
Se a questo poi aggiungiamo le pratiche di fecondazione artificiale eterologa, l'impianto in un utero in affitto e la scelta dei gameti, comprendiamo benissimo come un bambino possa "nascere come una pianta": si acquista un seme, lo si impianta e lo si coltiva. Poi gli si cambia vaso e, una volta cresciuto, lo si consegna al cliente che ha effettuato la prenotazione.
A domande quali "come nasce un bambino?" non si deve certamente spiattellare nuda e cruda la realtà biologica, magari con accelerazioni sul piano esemplificativo o, addirittura, inutili specifiche relative a pratiche soggettive (come le linee guida di educazione sessuale imposta dall'OMS prevedono) ma nemmeno estraniare totalmente il discorso tanto da renderlo un asettico commercio di prodotti e servizi.
Ai bambini non si devono dire bugie ma commisurare i discorsi al livello di maturità raggiunto sempre e comunque tenendo presente una costante: a tutte le età i bambini devono sapere che sono nati per l'amore dei loro genitori.

IL PARERE DI DUE ESPERTE: LA DOTTORESSA MARIA CARMELA DI MARTINO E SUA FIGLIA
L'informazione che anche una nonna possa avere un bambino viene fatta mandare giù ai più piccoli senza alcun dubbio e senza porsi alcun problema. La domanda che nasce spontanea è invece quella su "come nascono i bambini". E la risposta la dà il nostro gattino che invoca una similitudine: i bambini "nascono come le piante"!
Vagando con i pensieri cerco di capire cosa voglia dire e annaspo nel buio totale, non trovo alcuna somiglianza tra le piante e la nascita dei bambini.
Anche il mito della cicogna sopravvive: è molto romantico pensare che una cicogna, volando con leggiadria, pone il cestino presso la casa dove è atteso il bambino. Questo riempie di gioia anche il cuore più gelido e, soprattutto, serve per riempire di umanità una gestualità che altrimenti sarebbe molto fredda e industriale: i bambini su un carrello di consegna.
I piccoli animali del cartone animato sono soddisfatti della spiegazione, ma a me rimane il dubbio di quella similitudine con le piante.
Nel pomeriggio vado in ambulatorio e tra i pazienti ce n'è una che è andata in un altro Stato per farsi sottoporre alla FIVET. Mi racconta che ha fatto 2 tentativi di fecondazione artificiale: al primo tentativo le hanno "piantato" due embrioni, non è andato a buon fine -"si sono seccati"-, e al secondo le hanno "piantato" gli altri due che avevano in precedenza congelato, anche questo ahimè è andato nullo!
Mi si accende la lampadina... piantare: come le piante, gli embrioni vengono piantati in utero, la medesima espressione usata dagli animali del cartone animato! Nel cartone c'era tutto: la possibilità di fabbricare i bambini, di sceglierli, la possibilità che anche donne in età molto matura possano avere un bambino, i bambini su misura, proprio come suggerito dalle linee guida descritte nel Documento redatto a Colonia sugli STARDARD PER L'EDUCAZIONE sessuale in Europa.
Il copione è stato realizzato alla perfezione!
Mia figlia, mentre stava vedendo il cartone, ha esclamato: "Non è vero , mamma! I bambini nascono dalla pancia della mamma!"
Ma io mi chiedo fino a quando avrà questa certezza? Fino a quando il martellamento ossessivo non creerà un vulnus nella coscienza dei nostri piccoli? Occhi aperti!

Fonte: Notizie Provita, 25/06/2014

6 - CHIUDE LA RIVISTA ''AD GENTES'': NON CREDEVA PIU' NELLA NECESSITA' DEI MISSIONARI PER DIFFONDERE IL VANGELO
Era ovvio: quante vocazioni missionarie può suscitare una marcia per il disarmo o per l'acqua pubblica?
Autore: Piero Gheddo - Fonte: Tempi, 17 giugno 2014

Per noi missionari ad gentes e per la Chiesa italiana non è una buona notizia. I superiori degli istituti missionari italiani hanno deciso la chiusura della rivista semestrale Ad Gentes, fondata nel 1997, l'unica in lingua italiana che espressamente tratta della missio ad gentes, oltre a quelle dei singoli istituti missionari. Perché chiude? A quanto è dato sapere, i motivi sono due:
1) gli abbonati sono pochissimi, le copie stampate quasi tutte inviate in omaggio o in cambio a biblioteche, università, seminari, ecc.; e quindi gli istituti aderenti devono coprire il passivo economico;
2) la missione alle genti sta perdendo la sua identità e interessa sempre meno, almeno in Italia, parrocchie diocesi, seminari e il popolo di Dio; i mass media ne parlano sempre meno, eccetto quando ci sono casi di martirio o di persecuzione che riguardano missionari italiani.
Parlando col padre Dino Doimo, missionario del Pime ad Hong Kong dal 1959, mi dice: «Torno in missione col cuore amareggiato, perché vedo che l'ambiente italiano non è più favorevole per le missioni e noi missionari. Tutti dicono che la missione è qui in Italia. La conversione a Cristo del continente CINA interessa parenti e amici e pochi altri».
Dal 1958 gli istituti missionari italiani, attraverso la Pontificia unione missionaria del clero, mandano i loro animatori missionari nei seminari diocesani, minori e maggiori. Ciascuno è incaricato dei seminari di una regione da visitare nel corso dell'anno, così visita tutti i seminari italiani, che ricevono ogni anno un animatore diverso. Adesso, mi dice un giovane animatore, «si sta chiudendo questo periodo perché è difficile trovare un seminario che accolga volentieri un missionario e lo faccia parlare. I seminaristi sono pochi, molto impegnati e le missioni interessano sempre meno».
Tutto questo segnala quanto ormai tutti sanno, che la Chiesa italiana, con la crisi di fede e di vocazioni sacerdotali e religiose, si chiude in se stessa e gli istituti missionari sono intesi soprattutto per il contributo che le loro case, chiese e sacerdoti danno in aiuto alle comunità parrocchiali con scarso clero. Mi chiedo se gli istituti missionari, come il mio Pime e tanti altri, religiosi o di clero secolare, si interrogano sulla decadenza e la svalutazione del nostro carisma specifico, il primo annunzio ai non cristiani, che sono ancora circa l'80 per cento dell'umanità. E ricordo che il nostro carisma di missionari ad gentes è stato ampiamente confermato dal Vaticano II e dal magistero ecclesiastico seguente fino ad oggi.
Dato che da 61 anni sono sacerdote missionario in Italia (prete dal 1953), mi permetto di indicare i due errori fondamentali che un po' tutti abbiamo compiuto, senza alcun spirito polemico, ma per aiutare a riflettere.
1) Dopo la Fidei Donum (1957) e il Vaticano II (1962-1965) si è incominciato a dire che tutta la Chiesa è missionaria e gli istituti missionari non hanno più senso; ma sia l'Ad Gentes (n. 6) che la Redemptoris Missio (nn. 33-34) affermano con chiarezza che la missione alle genti non va confusa con l'attività pastorale che si rivolge ai battezzati e quindi che «questi istituti restano assolutamente necessari» (AG, 27); e nella R.M. (66) si legge: «La vocazione speciale dei missionari ad gentes e ad vitam conserva tutta la sua validità... Al riguardo, s'impone una approfondita riflessione, anzitutto per i missionari stessi, che dai cambiamenti della missione possono essere indotti a non capire più il senso della loro vocazione, a non saper più che cosa precisamente la Chiesa si attenda da loro».
Questa riflessione forse è mancata e anche gli istituti missionari rischiano di non credere più nel loro carisma originario, mentre le giovani Chiese del mondo non cristiano hanno assoluto bisogno di loro anche oggi, lo dicono tutti i vescovi. Lo stesso è avvenuto per le Pontificie Opere Missionarie. Fin che erano pontificie e non dipendenti dai vescovi italiani, svolgevano il loro compito primario: ricordare la missione alle genti, universale, aiutarla con preghiere, vocazioni, aiuti materiali. Da quando sono opere diocesane, la missione alle genti è diventata il gemellaggio di una diocesi italiana con una delle missioni. Si è chiuso l'orizzonte, i missionari sono quelli della diocesi, quasi sempre in America Latina e in Africa. Adesso, con la crisi delle diocesi italiane, è facile immaginare cosa succede.
2) Il secondo sbaglio fondamentale è stato di politicizzare la missione alle genti ed è una vita che condanno (inutilmente) questa tendenza suicida degli istituti missionari, che ha cambiato la nostra immagine nell'opinione pubblica italiana. In Missione senza se e senza ma (Emi) racconto in un capitolo ("La crisi dell'ideeale missionario") la storia di questo suicidio. Fino al Concilio Vaticano II c'era la chiara affermazione della nostra identità: andare ai popoli non cristiani, dove ci mandava la Santa Sede, annunziare e testimoniare Cristo e il suo Vangelo, di cui tutti hanno bisogno. Certo si parlava anche delle opere di carità, di istruzione, di sanità, di promozione, di diritti e opere di giustizia per i poveri e gli sfruttati. Ma su tutto emergeva l'entusiasmo di essere stati chiamati da Gesù per portarlo a popoli che vivono senza conoscere il Dio dell'Amore e del Perdono. C'era l'entusiasmo della vocazione missionaria gioiosamente manifestato e quindi si parlava spesso di catechesi, catecumenato, conversioni a Cristo, preghiere e sofferenze per le missioni, del perché i popoli hanno bisogno di Cristo, ecc. Soprattutto si parlava di vocazioni missionarie, perché il missionario è un privilegiato che va fino agli estremi confini della terra per realizzare il Testamento di Gesù quando sale al Cielo.
Ma oggi, ditemi voi: chi manifesta entusiasmo per la vocazione missionaria e dove è finito l'appello per le vocazioni missionarie ad gentes? Oggi noi missionari facciamo le campagne nazionali per il debito estero, contro la produzione di armi, contro i farmaci contraffatti e per l'acqua pubblica; oggi non si parla più di missione alle genti ma di mondialità e di opere sociali o ecologiche. Mi sapete dire quanti giovani e ragazze si entusiasmano e si fanno missionari dopo una manifestazione di protesta contro la produzione di armi? Nessuno. Infatti gli istituti missionari non hanno quasi più vocazioni italiane. Non lamentiamoci perché si chiude la rivista Ad Gentes. Nel quadro di tutto quel che ho detto, ha un suo logico significato.

Fonte: Tempi, 17 giugno 2014

7 - SU RAI DUE GESU' E' GAY E PROMUOVE IL ''MATRIMONIO'' OMOSESSUALE
Ma se al posto di Nostro Signore ci fosse stato il profeta Maometto, avrebbero mandato in onda quella scenetta blasfema?
Autore: Gianfranco Amato - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 24-06-2014

I Giuristi per la Vita e l'associazione Pro Vita Onlus hanno deciso di presentare un esposto-denuncia contro la RAI alla Procura della Repubblica di Roma, al Presidente della R.A.I., alla Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi. Questo il fatto denunciato. Il 30 maggio 2014 nel corso della trasmissione "LOL" in onda su Rai2, dopo il telegiornale delle 20.30, veniva presentato uno sketch "satirico" il quale mostrava Gesù Cristo, gli apostoli ed una donna riuniti in un allegro e spensierato banchetto. A mano a mano che l'inquadramento della scena si allargava, diventava sempre più chiaro che il contesto fosse quello dell'Ultima Cena. Le note della celebre aria di Mendelssohn trasmesse in sottofondo alludevano evidentemente ad una scena di matrimonio, e parevano riferirsi alle nozze tra Gesù e la donna che gli sedeva accanto. L'equivoco sui nubendi viene subito chiarito quando nella scena lo stesso Gesù bacia sulla bocca uno degli apostoli, verosimilmente Simon Pietro, con evidente e chiara allusione al matrimonio omosessuale. Un ignobile e blasfemo spot per le nozze gay.
Sorge a questo punto spontanea una domanda. Se al posto di Nostro Signore ci fosse stato il profeta Maometto i dirigenti della RAI avrebbero mandato in onda quello sketch blasfemo? Pensiamo di proprio di no. Quei dirigenti, infatti, non avrebbero certamente voluto offendere il sentimento religioso dei musulmani, o forse – più semplicemente – non avrebbero voluto fare la fine di Kurt Westergaard, il disegnatore danese delle ormai celebri vignette contro Maometto pubblicate sul giornale Jyllands-Posten. Oggi Westergaard, dopo essere scampato ad una nutrita serie di attentati ed aver cambiato almeno cinque rifugi, vive sotto strettissima protezione.
La vicenda delle vignette pubblicate dal Jyllands-Posten nel 2005 diede la stura ad autorevoli esponenti della sinistra bien-pensant, ad intellettuali à la page, a cattolici dialoganti col mondo islamico, a sacerdoti del politically correct, ad opinion maker da rotocalco, a liberali da salotto, a politicanti opportunisti, di gridare allo scandalo per l'offesa religiosa arrecata al mondo musulmano con quella satira che aveva oltrepassato il limite del rispetto della fede altrui. Tutta quella compagnia di giro, tanto per intenderci, che aveva preteso ed ottenuto le «scuse ed il pentimento» del senatore leghista Roberto Calderoli per la sua comparsata televisiva in cui aveva mostrato alcune delle vignette contro il profeta, stampate sulla maglietta che indossava. Il governo di allora – di cui Calderoli era componente – espresse pubblicamente il «disaccordo totale» con l'iniziativa del senatore leghista, invitandolo alle dimissioni dalla carica di ministro. L'allora Presidente del Consiglio dei Ministri così si espresse ufficialmente: «Il governo italiano ha chiara l'idea che la libertà di ciascuno arriva fino a quando non incide sulla libertà degli altri. E se degli atti che possano all'apparenza sembrare non offensivi secondo la mentalità di chi li fa, e che invece sono ritenuti offensivi da parte di chi li riceve, questo significa entrare nella sfera di libertà degli altri e non rispettarla». Parole sacrosante. Ora, però, ci attendiamo che tutti costoro facciano risentire la propria vibrante protesta anche per il sacrilego sketch della RAI. Non vogliamo, infatti, pensare che in questa delicata materia – che riguarda la sensibilità di milioni di italiani – si utilizzi il sistema dei due pesi e delle due misure, l'odioso "double standard" che caratterizza il codardo atteggiamento britannico sul tema: debole coi forti e forte con i deboli.
Ci permettiamo di ricordare che il vecchio reato di «offese alla religione dello Stato mediante vilipendio di persone», previsto dall'art. 403 del codice penale, è stato modificato nel reato di «offese ad una confessione religiosa mediante vilipendio di persone», proprio per estendere la sua applicazione anche ad altre fedi. Una volta caduto il privilegio del cattolicesimo – non più considerato "religione di Stato" – ci ha pensato l'art.7 della legge 24 febbraio 2006, n. 85 ad unificare nella tutela apprestata da tale disposizione tutte le confessioni religiose, eliminando, appunto, la disparità di trattamento tra la religione cattolica e le altre, già sollevata dalla Corte Costituzionale con la sentenza n.168 del 18 aprile 2005.
Tornando al vergognoso sketch della RAI, non si pretende che il direttore di RAI2 faccia la fine del suo collega Jacques Lefranc, direttore di France Soir, licenziato il 2 febbraio 2006 per aver pubblicato le vignette danesi contro Maometto, ma è lecito chiedere che almeno chieda scusa e mostri in futuro una maggiore intelligenza e sensibilità nella scelta delle immagini da mandare in onda.
Resta il fatto che un errore è stato commesso e va sanzionato. Anche penalmente. Il reato di offesa ad una confessione religiosa previsto dall'art. 403 del codice penale, vale solo per la fede musulmana, ebraica, sikh, indù, buddista o comprende anche quella cristiana? Un giudice a Roma ci saprà dire.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 24-06-2014

8 - NON ABBIAMO BISOGNO DI UNA CHIESA CHE SI MUOVA COL MONDO, MA DI UNA CHIESA CHE MUOVA IL MONDO
I vescovi pauperisti (come monsignor Galantino, nuovo Segretario generale della Cei) rinuncino per coerenza all'Otto per Mille
Autore: Antonio Socci - Fonte: Lo Straniero, 22 giugno 2014

La Chiesa vuole essere "più povera di beni terreni e più ricca di virtù evangeliche, non ha bisogno di protezioni, di garanzie e di sicurezze".
Ce lo ripete in ogni modo e anche ieri lo ha ridetto monsignor Galantino, "inventato" da Bergoglio come nuovo Segretario generale della Cei per commissariare e punire il cardinal Bagnasco ("reo" di non aver appoggiato il prelato argentino in Conclave).
Dunque – se le parole hanno un senso – la Chiesa non gradisce più i fondi dell'otto per mille.
In un'altra circostanza Galantino aveva tuonato: "ma cosa volete che se ne faccia oggi il nostro mondo di una Chiesa impegnata a difendere le proprie posizioni (qualche volta dei veri e propri privilegi)".
Si sa che era il mondo laico di sinistra a definire "privilegi" della Chiesa l'otto per mille, l'esenzione dall'Ici e la scuola libera (che fra l'altro fa risparmiare un sacco di soldi allo Stato).
Ora, a nome della Cei, lo fa anche Galantino, che brama di essere applaudito da quell'opinione pubblica "scalfariana".
A questo punto perché dargli il dispiacere di inondare la Chiesa italiana di milioni di euro?
Bisognerà accontentarlo, sia pure a malincuore per i problemi che ne verranno a tanti bravi sacerdoti i quali svolgono, eroicamente, una missione bella e grande (e per tante opere di carità che potranno chiudere lasciando allo Stato l'incombenza di dover soccorrere chi ha bisogno).
E' giusto esaudire l'ardente desiderio di povertà di Galantino e compagni che detestano i "privilegi" e i soldi alla Chiesa.
Anche se certi proclami sarebbero più credibili se – oltre alle parole – il Segretario della Cei fosse coerente e proponesse proprio la cancellazione dell'otto per mille.
Se non devolveremo l'otto per mille quei fondi se li terrà lo Stato e magari si eviterà qualche tassa (come diceva Ezio Greggio: "L'otto per mille? No, no. Lotto per me stesso ed è già molto dura").
 
TV ANTICATTOLICA
La Cei una volta diventata povera dovrà tagliare. Anche la sua Tv2000 (struttura che ha i suoi costi), il quotidiano "Avvenire" e l'agenzia Sir (427 fra giornalisti, tecnici e amministrativi).
Però questo Galantino non deve averlo capito, perché, a proposito dei media, nei giorni scorsi ha convocato i diversi direttori informandoli che lui stesso farà "un piano editoriale" per rendere tutti questi media come un sol uomo, sotto la sua guida sapiente. Vuole comandare lui. Su tutti.
Del resto Galantino ha appena chiamato alla direzione di Tv2000 quel Paolo Ruffini che è stato direttore delle reti televisive che più hanno fatto soffrire i cattolici.
Era lui, per fare un solo esempio, il direttore di Rai 3 che realizzò con Fazio e Saviano "Vieni via con me", programma contro cui – per la sua unilateralità – polemizzarono a lungo "Avvenire" e i cattolici.
Con la scelta di Ruffini, Galantino chiama l'applauso del mondo laico e del pensiero dominante. Cosa che va di pari passo con la sua ricerca smaniosa di microfoni e telecamere.
E' voluto andare perfino a Ballarò dove la sua loquace vanità faceva venire in mente la battuta di Sacha Guitry: "Ci sono persone che parlano, parlano...finché non trovano qualcosa da dire".
Il suo problema è la ricerca dell'applauso ad ogni costo. Siccome l'applauso del mondo arriva solo quando si dicono cose conformi alla cultura egemone, ecco che si rende necessario il "riportino" ideologico.
Galantino lo fa spesso. Anche ieri.
 
LA GALANTINATA
Nella smania di attaccare quei cattolici militanti che invece lui dovrebbe difendere e rappresentare, con l'intervista al "Regno", anticipata da alcuni giornali, ha messo ancora una volta in soffitta la battaglia sui "principi non negoziabili" che pure sono magistero ufficiale della Chiesa. E ha bocciato "certe adunate" del tempo di Wojtyla, Ruini e Ratzinger.
Poi ha rincarato la dose mettendo in guardia dai valori che "diventano ideologia" (senza spiegare che significa).
Ha evocato a sproposito l'episodio di Pietro che sguaina la spada in difesa del Maestro e ha aggiunto una considerazione sconcertante: "Devo confessare che mi lasciano perplesso gli atteggiamenti di violenza anche verbale con i quali si difendono i valori".
Violenza? Dalla sintesi che ne ha fatto "Avvenire" non si capisce a cosa si riferisca e a occhio e croce pare l'ennesima "galantinata".
Pur essendo nel contesto della sua polemica contro i principi non negoziabili, sembra inverosimile che possa riferirsi ai cattolici, perché non esistono gruppi cattolici che pratichino la violenza. Anzi, in genere subiscono l'intolleranza altrui e Galantino si guarda bene dal protestare per questo.
Del resto non dice nemmeno una parola sui tentativi in corso da sinistra di proibire la libertà di espressione sulle nozze gay con una legge liberticida.
Di recente Galantino ha proclamato che nella Chiesa si deve voltare pagina e si deve parlare "senza tabù di preti sposati, eucaristia ai divorziati e di omosessualità".
Poi ha voluto strafare e se n'è uscito con questa desolante dichiarazione: "In passato ci siamo concentrati esclusivamente sul no all'aborto e all'eutanasia. Non può essere così, in mezzo c'è l'esistenza che si sviluppa. Io non mi identifico con i visi inespressivi di chi recita il rosario fuori dalle cliniche che praticano l'interruzione della gravidanza".
A parte la spensierata liquidazione di anni di magistero della Chiesa, ha profondamente ferito quella sprezzante considerazione sui "visi inespressivi" di coloro che recitano il rosario per le donne e i bambini (Galantino si è mai guardato allo specchio? Si sente un Rodolfo Valentino?).
Con quelle parole il Segretario della Cei ha immotivatamente ferito il grande "popolo della vita" suscitato dal magistero di Giovanni Paolo II e dall'esempio di santi come Madre Teresa di Calcutta.
C'è stata un'ondata di indignazione.
Non solo perché non si è mai visto un vescovo che sbeffeggia dei cattolici che pregano, non solo perché a quelle preghiere – in Italia iniziate da una personalità come don Oreste Benzi – talora partecipano gli stessi vescovi.
Ma anche perché a volte a organizzare questi momenti di preghiera sono donne che hanno vissuto sulla loro pelle il dramma dell'aborto. Qualcuna di loro ha risposto a Galantino con parole commoventi.
Ma il vescovo di Cassano Jonico – ormai abbonato alle gaffe – non ha ritenuto di scusarsi. Anzi, la settimana scorsa ha lanciato nella sua diocesi un'altra sua pensata: "Vogliamo chiedere scusa ai non credenti perché tante volte il modo in cui viviamo la nostra esperienza religiosa ignora completamente le sensibilità dei non credenti, per cui facciamo e diciamo cose che molto spesso non li raggiungono, anzi li infastidiscono".
 
VUOL ESSERE MEGLIO DI GESU'?
Con ciò Galantino intendeva mostrarsi più bravo di Gesù stesso che non risulta si sia scusato con il mondo per essere venuto a svegliarlo, per essere venuto a "disturbare" i peccatori.
Anzi lo ha rivendicato: "Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra: sono venuto a portare non pace, ma spada!" (Matteo 10,34).
In effetti Gesù di disturbo ne deve aver creato parecchio ai non credenti se quelli si sono così infuriati da farlo fuori in modo bestiale. Poi nei secoli altri hanno continuato a uccidere martiri, fino ad oggi.
Ma al "combattimento" cristiano Galantino non è interessato, né ai martiri cristiani. Con tutto il gran parlare del nostro mondo clericale, mai una volta che – in queste settimane – si sia sentito citare pubblicamente il caso di Meriam, la giovane madre incinta che è detenuta in catene in Sudan ed è stata condannata a 100 frustate e all'impiccagione perché è cristiana e perché ha sposato un cristiano.
Per queste cose Galantino non s'indigna.
Però testimonianze immense come quelle di Meriam o di Asia Bibi resteranno nell'eternità. Mentre le sue "galantinate" alle dodici del mattino hanno già incartato l'insalata ai mercati generali.
Come diceva Chesterton, "non abbiamo bisogno di una Chiesa che si muova col mondo. Abbiamo bisogno di una Chiesa che muova il mondo".

Fonte: Lo Straniero, 22 giugno 2014

9 - OMELIA SOLENNITA' DEI SANTI PIETRO E PAOLO (Mt 16,13-19)
Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa
Autore: Benedetto XVI - Fonte: Sito del Vaticano, 29 giugno 2012

Siamo riuniti attorno all'altare per celebrare solennemente i santi Apostoli Pietro e Paolo, principali Patroni della Chiesa di Roma. [...]
Davanti alla Basilica di San Pietro, come tutti sanno bene, sono collocate due imponenti statue degli Apostoli Pietro e Paolo, facilmente riconoscibili dalle loro prerogative: le chiavi nella mano di Pietro e la spada tra le mani di Paolo. Anche sul portale maggiore della Basilica di San Paolo fuori le mura sono raffigurate insieme scene della vita e del martirio di queste due colonne della Chiesa. La tradizione cristiana da sempre considera san Pietro e san Paolo inseparabili: in effetti, insieme, essi rappresentano tutto il Vangelo di Cristo. A Roma, poi, il loro legame come fratelli nella fede ha acquistato un significato particolare. Infatti, la comunità cristiana di questa Città li considerò come una specie di contraltare dei mitici Romolo e Remo, la coppia di fratelli a cui si faceva risalire la fondazione di Roma. Si potrebbe pensare anche a un altro parallelismo oppositivo, sempre sul tema della fratellanza: mentre, cioè, la prima coppia biblica di fratelli ci mostra l'effetto del peccato, per cui Caino uccide Abele, Pietro e Paolo, benché assai differenti umanamente l'uno dall'altro e malgrado nel loro rapporto non siano mancati conflitti, hanno realizzato un modo nuovo di essere fratelli, vissuto secondo il Vangelo, un modo autentico reso possibile proprio dalla grazia del Vangelo di Cristo operante in loro. Solo la sequela di Gesù conduce alla nuova fraternità: ecco il primo fondamentale messaggio che la solennità odierna consegna a ciascuno di noi. [...]

TU SEI PIETRO
Nel brano del Vangelo di san Matteo che abbiamo ascoltato poco fa, Pietro rende la propria confessione di fede a Gesù riconoscendolo come Messia e Figlio di Dio; lo fa anche a nome degli altri Apostoli. In risposta, il Signore gli rivela la missione che intende affidargli, quella cioè di essere la «pietra», la «roccia», il fondamento visibile su cui è costruito l'intero edificio spirituale della Chiesa. Ma in che modo Pietro è la roccia? Come egli deve attuare questa prerogativa, che naturalmente non ha ricevuto per se stesso? Il racconto dell'evangelista Matteo ci dice anzitutto che il riconoscimento dell'identità di Gesù pronunciato da Simone a nome dei Dodici non proviene «dalla carne e dal sangue», cioè dalle sue capacità umane, ma da una particolare rivelazione di Dio Padre. Invece subito dopo, quando Gesù preannuncia la sua passione, morte e risurrezione, Simon Pietro reagisce proprio a partire da «carne e sangue»: egli «si mise a rimproverare il Signore: ... questo non ti accadrà mai». E Gesù a sua volta replicò: «Va' dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo...». Il discepolo che, per dono di Dio, può diventare solida roccia, si manifesta anche per quello che è, nella sua debolezza umana: una pietra sulla strada, una pietra in cui si può inciampare – in greco skandalon. Appare qui evidente la tensione che esiste tra il dono che proviene dal Signore e le capacità umane; e in questa scena tra Gesù e Simon Pietro vediamo in qualche modo anticipato il dramma della storia dello stesso papato, caratterizzata proprio dalla compresenza di questi due elementi: da una parte, grazie alla luce e alla forza che vengono dall'alto, il papato costituisce il fondamento della Chiesa pellegrina nel tempo; dall'altra, lungo i secoli emerge anche la debolezza degli uomini, che solo l'apertura all'azione di Dio può trasformare.

LE PORTE DEGLI INFERI NON PREVARRANNO
E nel Vangelo di oggi emerge con forza la chiara promessa di Gesù: «le porte degli inferi», cioè le forze del male, non potranno avere il sopravvento, «non praevalebunt». Viene alla mente il racconto della vocazione del profeta Geremia, al quale il Signore, affidando la missione, disse: «Ecco, oggi io faccio di te come una città fortificata, una colonna di ferro e un muro di bronzo contro tutto il paese, contro i re di Giuda e i suoi capi, contro i suoi sacerdoti e il popolo del paese. Ti faranno guerra, ma non ti vinceranno - non praevalebunt -, perché io sono con te per salvarti» (Ger 1,18-19). In realtà, la promessa che Gesù fa a Pietro è ancora più grande di quelle fatte agli antichi profeti: questi, infatti, erano minacciati solo dai nemici umani, mentre Pietro dovrà essere difeso dalle «porte degli inferi», dal potere distruttivo del male. Geremia riceve una promessa che riguarda lui come persona e il suo ministero profetico; Pietro viene rassicurato riguardo al futuro della Chiesa, della nuova comunità fondata da Gesù Cristo e che si estende a tutti i tempi, al di là dell'esistenza personale di Pietro stesso.

SIMBOLO DELLE CHIAVI
Passiamo ora al simbolo delle chiavi, che abbiamo ascoltato nel Vangelo. Esso rimanda all'oracolo del profeta Isaia sul funzionario Eliakìm, del quale è detto: «Gli porrò sulla spalla la chiave della casa di Davide: se egli apre, nessuno chiuderà; se egli chiude, nessuno potrà aprire» (Is 22,22). La chiave rappresenta l'autorità sulla casa di Davide. E nel Vangelo c'è un'altra parola di Gesù rivolta agli scribi e ai farisei, ai quali il Signore rimprovera di chiudere il regno dei cieli davanti agli uomini (cfr Mt 23,13). Anche questo detto ci aiuta a comprendere la promessa fatta a Pietro: a lui, in quanto fedele amministratore del messaggio di Cristo, spetta di aprire la porta del Regno dei Cieli, e di giudicare se accogliere o respingere (cfr Ap 3,7). Le due immagini – quella delle chiavi e quella del legare e sciogliere – esprimono pertanto significati simili e si rafforzano a vicenda. L'espressione «legare e sciogliere» fa parte del linguaggio rabbinico e allude da un lato alle decisioni dottrinali, dall'altro al potere disciplinare, cioè alla facoltà di infliggere e di togliere la scomunica. Il parallelismo «sulla terra... nei cieli» garantisce che le decisioni di Pietro nell'esercizio di questa sua funzione ecclesiale hanno valore anche davanti a Dio.

LEGARE E SCIOGLIERE
Nel capitolo 18 del Vangelo secondo Matteo, dedicato alla vita della comunità ecclesiale, troviamo un altro detto di Gesù rivolto ai discepoli: «In verità vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo» (Mt 18,18). E san Giovanni, nel racconto dell'apparizione di Cristo risorto in mezzo agli Apostoli alla sera di Pasqua, riporta questa parola del Signore: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati» (Gv 20,22-23). Alla luce di questi parallelismi, appare chiaramente che l'autorità di sciogliere e di legare consiste nel potere di rimettere i peccati. E questa grazia, che toglie energia alle forze del caos e del male, è nel cuore del mistero e del ministero della Chiesa. La Chiesa non è una comunità di perfetti, ma di peccatori che si debbono riconoscere bisognosi dell'amore di Dio, bisognosi di essere purificati attraverso la Croce di Gesù Cristo. I detti di Gesù sull'autorità di Pietro e degli Apostoli lasciano trasparire proprio che il potere di Dio è l'amore, l'amore che irradia la sua luce dal Calvario. Così possiamo anche comprendere perché, nel racconto evangelico, alla confessione di fede di Pietro fa seguito immediatamente il primo annuncio della passione: in effetti, Gesù con la sua morte ha vinto le potenze degli inferi, nel suo sangue ha riversato sul mondo un fiume immenso di misericordia, che irriga con le sue acque risanatrici l'umanità intera.

HO COMBATTUTO LA BUONA BATTAGLIA
Cari fratelli, come ricordavo all'inizio, la tradizione iconografica raffigura san Paolo con la spada, e noi sappiamo che questa rappresenta lo strumento con cui egli fu ucciso. Leggendo, però, gli scritti dell'Apostolo delle genti, scopriamo che l'immagine della spada si riferisce a tutta la sua missione di evangelizzatore. Egli, ad esempio, sentendo avvicinarsi la morte, scrive a Timoteo: «Ho combattuto la buona battaglia» (2 Tm 4,7). Non certo la battaglia di un condottiero, ma quella di un annunciatore della Parola di Dio, fedele a Cristo e alla sua Chiesa, a cui ha dato tutto se stesso. E proprio per questo il Signore gli ha donato la corona di gloria e lo ha posto, insieme con Pietro, quale colonna nell'edificio spirituale della Chiesa. [...]

Fonte: Sito del Vaticano, 29 giugno 2012

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