BastaBugie n°356 del 04 luglio 2014

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1 LE SENTINELLE IN PIEDI MANIFESTANO DAVANTI ALLA SEDE CENTRALE DEL MONTE DEI PASCHI: IL SINDACO DI SIENA IMPEDISCE IL VOLANTINAGGIO
Intervista al portavoce delle Sentinelle sulla veglia del 21 giugno e il comportamento di polizia e contestatori Lgbt (VIDEO CLAMOROSO: immagini della veglia e del consiglio comunale)
Autore: Benedetta Frigerio - Fonte: Tempi
2 LA CORTE SUPREMA BOCCIA UN PUNTO CHIAVE DELLA RIFORMA SANITARIA DI OBAMA
I datori di lavoro potranno rifiutarsi di acquistare polizze che includano la copertura anche per contraccettivi e aborto: così affonda l'agenda progressista dell'Obamacare
Autore: Stefano Magni - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
3 CHI SALVERA' I BAMBINI DA ''SAVE THE CHILDREN''?
La famosa ong a servizio della cultura della morte: contraccezione, aborto ed ora eutanasia per tutte le età, dal neonato in su
Fonte: Notizie Provita
4 BERLUSCONI PORTA FORZA ITALIA IN BRACCIO ALL'ARCIGAY
Mossa a sorpresa del Cavaliere per interesse personale, ma anche un altro passo verso il suicidio del centrodestra
Autore: Luigi Santambrogio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
5 AMARE DIO E FARE SOLDI: MASSIME DI ECONOMIA DIVINA
Nuovo libro di Ettore Gotti Tedeschi: un colpo al cattolicesimo anti-capitalista da parte dell'ex presidente dello IOR
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: Il Giornale
6 GESU' NEL FAR WEST
Alce Nero, Buffalo Bill, Toro Seduto abbracciarono il cattolicesimo grazie alle missioni di gesuiti e francescani e... al miracolo di una suora che non uscì mai dal suo convento
Autore: Marco Respinti - Fonte: Il Timone
7 COME MAI L'ITALIA E' FUORI DAL MONDIALE? ECCO LE CINQUE SCIOCCHEZZE PIU' RICORRENTI
Abbiamo 4 mondiali vinti e uno fra i 5 campionati più seguiti al mondo, ma la verità è che la nostra federazione non conta niente
Autore: Massimo Introvigne - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
8 LETTERE ALLA REDAZIONE: SESSO ORALE E ANALE SONO ILLECITI ANCHE TRA CONIUGI
Il Catechismo della Chiesa Cattolica ci ricorda che gli sposi sono chiamati a vivere la castità coniugale
Autore: Giano Colli - Fonte: Redazione di BastaBugie
9 OMELIA XIV DOMENICA TEMPO ORD. - ANNO A - (Mt 11,25-30)
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - LE SENTINELLE IN PIEDI MANIFESTANO DAVANTI ALLA SEDE CENTRALE DEL MONTE DEI PASCHI: IL SINDACO DI SIENA IMPEDISCE IL VOLANTINAGGIO
Intervista al portavoce delle Sentinelle sulla veglia del 21 giugno e il comportamento di polizia e contestatori Lgbt (VIDEO CLAMOROSO: immagini della veglia e del consiglio comunale)
Autore: Benedetta Frigerio - Fonte: Tempi, 24/06/2014

«Segregate, imbavagliate, multate dalle autorità locali». Così le Sentinelle in piedi di Siena «hanno vissuto un vero e proprio anticipo di regime». Sono forti i toni del comunicato stampa del neonato movimento che si oppone all'approvazione del ddl Scalfarotto sull'omofobia. Giampaolo Bianchi, portavoce delle "Sentinelle" senesi, scese in piazza per una seconda veglia silenziosa lo scorso sabato 21 giugno, spiega a tempi.it: «Il disegno di legge prevede il reato di opinione per "omofobia". Mi chiedo cosa accadrà una volta approvato se già ora che la norma è ferma al Senato cercano di espellerci dalla scena pubblica».

LA PIAZZA NON È PER TUTTI
In effetti, nella cittadina toscana chi cerca di opporsi all'introduzione della legge non ha vita facile. La prima veglia a Siena si era svolta il 20 maggio scorso in piazza del Campo, «ma nonostante avessimo il permesso di manifestare in silenzio le forze dell'ordine hanno lasciato che gli attivisti dell'Arcigay e del movimento Pansessuale invadessero il nostro spazio insultando le Sentinelle o baciandosi e scambiandosi effusioni omosessuali davanti a donne con figli». Già per la prima veglia «le autorità locali avevano cercato di negarci la piazza e di farci passare per "omofobi"». Dopo le contestazioni del movimento Lgbt «le cose si sono complicate».
Due giorni dopo la prima veglia, il 22 maggio, la consigliera del Pd Katia Leolini ha presentato un'interrogazione al sindaco, sostenendo che essere contrari all'introduzione del matrimonio gay è discriminatorio e che Piazza del Campo non poteva essere più concessa alle Sentinelle in Piedi. Il sindaco, Bruno Valentini, rispose promettendo la revisione dei regolamenti per la concessione della piazza [vedi il video del consiglio comunale alla fine di questo articolo, N.d.BB].

VEGLIA OSTACOLATA
La veglia di sabato scorso è stata quindi spostata da piazza del Campo e il Comune ha vietato l'esposizione del banner delle Sentinelle e la distribuzione di volantini sui contenuti del ddl Scalfarotto. Queste misure prese dal Comune sono state anche oggetto ieri di una interpellanza del senatore Carlo Giovanardi. «Ci hanno detto che volantinare era considerato violazione del suolo pubblico - continua il portavoce delle Sentinelle - nonostante l'amministrazione comunale non abbia il potere di decidere in merito. Poi ci hanno chiesto di spostarci da piazza Tolomei a piazza Salimbeni, comunicandocelo con una e-mail illeggibile all'ultimo minuto, tanto che lo abbiamo scoperto quando ormai eravamo sul posto. Ci siamo quindi mossi, perdendo venti minuti dell'ora concessa». Una volta arrivati nella nuova piazza, le Sentinelle hanno trovato un folto gruppo di contestatori. «Come facevano a sapere prima di noi che la piazza era cambiata?», si chiede Bianchi.

VOLANTINI VIETATI
Il portavoce è andato dai Carabinieri chiedendo loro di «farci spazio come d'accordo. I contestatori si sono spostati dal centro della piazza ma hanno continuato a urlare davanti a noi. Non ci siamo scoraggiati e abbiamo lasciato uno scatolone di volantini per terra, dato che ci avevano impedito di distribuirli, per chi li avesse voluti. Ma i vigili urbani ci hanno detto che se qualcuno li avesse presi sarebbe stato un abuso di potere».

ARRIVA ANCHE LA MULTA
Alla fine della veglia era previsto il discorso del portavoce, «le urla dei contestatori però non ci permettevano di parlare, allora ho preso il megafono e ho letto ad alta voce il contenuto del volantino facendo capire ai passanti che "razza di delinquenti pericolosissimi" siamo, tanto da essere segregati senza alcuna possibilità di dire o fare nulla». I cori dei contestatori si sono moltiplicati e i vigili hanno accusato le Sentinelle di aver usato il megafono senza autorizzazione: «Quando ho fatto notare loro che gli altri gridavano come matti, mi hanno risposto ironicamente che prima delle 11 si può fare perché non si tratta di schiamazzi. Noi invece avremmo dovuto pagare una multa di 100 euro. A quel punto ho preso ancora il megafono e prima che si sciogliessero le fila ho spiegato a tutti quanto era accaduto. Alcuni passanti, di fronte alla scena, hanno voluto aiutarci a pagare la multa».

ATTEGGIAMENTI INTIMIDATORI
In un clima del genere pensare di fare altre veglie è difficile, ma Bianchi afferma di «non volere cedere. Torneremo in piazza per denunciare gli atteggiamenti intimidatori delle istituzioni e delle forze dell'ordine, perché i regimi totalitari si sono imposti esattamente così: lentamente, grazie al silenzio di chi teme il potere e di chi minimizza. E noi non vogliamo essere complici».

Nota di BastaBugie: ecco il clamoroso video con immagini della veglia e del consiglio comunale dove i consiglieri della minoranza hanno duramente contestato al sindaco il suo operato non rispettoso della libertà di manifestazione del pensiero delle Sentinelle in Piedi.
Si raccomanda la visione dell'intero video perchè merita di essere visto fino alla fine...


http://youtu.be/Wm-TisdO4KM

PRECEDENTI VIDEO

SIENA 1
Le Sentinelle a Siena in Piazza del Campo il 20 maggio 2014
https://www.youtube.com/watch?v=HUfVJ7yGfcM

SIENA 2
Le Sentinelle a Siena in Piazza del Campo disturbate dall'Arcigay e consiglio comunale del 22 maggio 2014
https://www.youtube.com/watch?v=B_6KCQuM_u8

SIENA 3
Le Sentinelle a Siena davanti al Monte dei Paschi e consiglio comunale del 26 giugno 2014
https://www.youtube.com/watch?v=Wm-TisdO4KM

PRECEDENTI ARTICOLI

CHI HA PAURA DELLE SENTINELLE IN PIEDI?
Bergamo, Trento, Perugia, Lecce... A Siena addirittura il sindaco vuole cambiare il regolamento per impedire ulteriori veglie alle sentinelle
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3287

INTERROGAZIONE PARLAMENTARE AL MINISTRO DELL'INTERNO SUGLI ATTACCHI ALLE SENTINELLE IN PIEDI
I deputati Pagano, Roccella, Sberna, Binetti, Calabrò, Gigli, Caruso, Nissola pretendono chiarimenti sul passato e garanzie per il futuro
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3297

IL SINDACO DI SIENA VUOLE IMPEDIRE ALLE SENTINELLE DI SCENDERE ANCORA IN PIAZZA
...e nessuno ha impedito durante la veglia in Piazza del Campo che attivisti LGBT abbiano disturbato con baci tra donne, esposizione di cartelli, cori ''fascisti-fascisti'', palloncini sbattuti in faccia a chi leggeva, frasi rivolte ad anziani definiti vecchi e inutili
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3295

Fonte: Tempi, 24/06/2014

2 - LA CORTE SUPREMA BOCCIA UN PUNTO CHIAVE DELLA RIFORMA SANITARIA DI OBAMA
I datori di lavoro potranno rifiutarsi di acquistare polizze che includano la copertura anche per contraccettivi e aborto: così affonda l'agenda progressista dell'Obamacare
Autore: Stefano Magni - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 01/07/2014

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha votato, con una maggioranza di 5 giudici contro 4, per una maggior libertà. L'assicurazione obbligatoria che i datori di lavoro devono comprare per i loro dipendenti, così come è prevista dalla riforma della sanità di Barack Obama (Obamacare), prevede anche la copertura di trattamenti e medicinali anticoncezionali e abortivi. Dopo la sentenza, queste coperture possono essere escluse, nel caso che, ad acquistarla, sia un'azienda con solide convinzioni religiose, anche se questa è organizzata in forma societaria, una Closely Held Corporation (società in cui la maggioranza del capitale è in possesso di pochi soggetti ma che, a differenza della Closed Corporation, ha un elevato volume di titoli che viene scambiato sul mercato).
Si tratta di una sentenza di importanza strategica, perché questa forma societaria riguarda il 90% delle aziende americane. Potenzialmente, dunque, è un colpo mortale alla Obamacare: quasi più nessuno sarà obbligato ad acquistare quel tipo di assicurazione sanitaria (che include contraccezione e medicinali abortivi) per i propri dipendenti, dietro obiezioni di tipo religioso. Sfuma così il progetto di Obama di imporre la sua agenda progressista per via sanitaria.

VINCE LA TESI DEL CAMPIONE DEI GIUDICI CONSERVATORI
Il rapporto di maggioranza della Corte Suprema è stato redatto dal campione dei giudici conservatori, Samuel Alito, un uomo della vecchia guardia, nominato da George W. Bush e fiero difensore della legge naturale. Rifacendosi al Religious Freedom Restoration Act (Rfra) del 1993, Samuel Alito, nel suo rapporto di 49 pagine, ha precisato che una compagnia può difendere il suo punto di vista religioso; mentre il governo può imporre un obbligo che vada ad intaccare la libertà di religione, solo se è materia di interesse fondamentale per il governo stesso e comunque nel modo meno invasivo possibile
"Possiamo chiederci quanto la polizza obbligatoria contraccettiva vada ad intaccare la libertà di pratica religiosa – si legge nel rapporto di maggioranza – e non c'è dubbio che la intacchi". Inoltre "Noi respingiamo l'argomento del Dipartimento della Sanità secondo cui i proprietari di compagnie debbano rinunciare ad ogni protezione prevista dall'Rfra nel momento in cui decidono di organizzare la loro azienda sotto forma di società, invece che mantenervi la proprietà individuale o in nome collettivo". E dunque: "In termini chiari, l'Rfra stabilisce che il Congresso non deve discriminare uomini e donne che intendono amministrare la loro azienda come società profit, ma entro i limiti richiesti dal loro credo religioso". Il rapporto di maggioranza stabilisce infine che l'obbligo di contraccezione e aborto non sia affatto il metodo meno invasivo di intervento del governo sulla volontà delle compagnie private.

ESULTA LA CATENA DI NEGOZI DI ARTIGIANATO CHE AVEVA INIZIATO LA CAUSA
Ad aver iniziato la causa, due anni fa, e ad averla vinta ieri, è stata la catena di negozi di artigianato Hobby Lobby, basata in Oklahoma City e di proprietà della famiglia Green, profondamente cristiana (la domenica tutti i loro negozi sono chiusi) e altrettanto profondamente contraria all'idea di pagare ai propri dipendenti un'assicurazione obbligatoria che include anche le spese per aborto e contraccezione. «La nostra famiglia è entusiasta per la decisione della Corte Suprema – ha dichiarato Barbara Green – Oggi, il tribunale più importante della nazione ha riaffermato l'importanza vitale della libertà di religione quale uno dei principi fondamentali del nostro Paese. La decisione della Corte è una vittoria, non solo per la nostra azienda di famiglia, ma anche per tutti coloro che cercano di vivere secondo la loro fede. Noi siamo grati a Dio e a tutti coloro che ci hanno sostenuto in questo viaggio difficile». «Questa sfida legale ha sempre riguardato una e una cosa soltanto: il diritto della nostra famiglia a vivere sinceramente e profondamente le proprie convinzioni religiose, così come è garantito dalla legge e dalla Costituzione. Gli imprenditori non devono essere mai costretti a scegliere se disobbedire alla loro fede o disobbedire alla legge».
A combattere assieme a Hobby Lobby c'era un'altra azienda cristiana, la Conestoga Wood Specialties, basata in Pennsylvania e specializzata in artigianato in legno. L'azienda, di proprietà di Norman Hahn e del figlio Anthony, mennoniti (cristiani anabattisti) ha fatto causa al Dipartimento della Sanità contro l'imposizione della assicurazione obbligatoria e, inizialmente, l'hanno persa. Nel 2013, dietro sentenza della Corte d'Appello (terzo circuito) gli Hahn erano stati condannati a pagare una multa di 95mila dollari al giorno, 100 dollari per ogni dipendente. La sentenza della Corte Suprema li ha liberati da questo immenso fardello economico che li avrebbe certamente portati al fallimento. Perché difendevano la vita.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 01/07/2014

3 - CHI SALVERA' I BAMBINI DA ''SAVE THE CHILDREN''?
La famosa ong a servizio della cultura della morte: contraccezione, aborto ed ora eutanasia per tutte le età, dal neonato in su
Fonte Notizie Provita, 20/06/2014

Aborto, pianificazione familiare ed ora eutanasia infantile: questo è il programma d'azione di Save the Children, la famosa ong che - quantomeno nel nome - a ben altre battaglie dovrebbe rifarsi.
E così l'organizzazione che dichiara come ragione sociale il motto "salva i bambini" collabora attivamente con Planned Parenthood, esorta le donne a fare meno figli e considera come opzione caldeggiata l'interruzione di gravidanza.
Tali aspetti sono stati sollevati da molti enti, tra cui l'associazione pro-life americana Life Decision Internation ed il gruppo britannico Catholic Action UK, che, oltre a denunciare l'operato di Save the Children, chiedono ai credenti e, più in generale, a tutte le persone che credono nel valore della Vita di astenersi da qualsiasi forma di supporto a questa ong.
L'organizzazione ha ovviamente innumerevoli siti, uno per ciascuno Stato in cui è insediata, con palpabili differenze da Nazione a Nazione: per esempio nel portale web italiano ed in quello statunitense il termine "aborto" è mascherato dietro il concetto di "pianificazione familiare", mentre in quello australiano, realtà dove la sensibilità verso la tematica è minore, si fa direttamente riferimento all'interruzione di gravidanza.
Ma anche il sito italiano non è scevro da concetti antinatalisti e frutto della più retriva cultura neomalthusiana: "La sovrappopolazione è una questione aperta ormai da anni." si legge "Facciamo troppi figli nel mondo.", "Un corretto accesso alla pianificazione famigliare invece salverebbe milioni di persone."
Ora l'ultima uscita di Save the Children chiude il cerchio della cultura della morte: incita all'eutanasia per tutte le età, dal neonato in su.
È quanto sta accadendo in Scozia dove, nell'ambito del dibattito preparatorio alla discussione di un disegno di legge sulla cosiddetta dolce morte, entra a gamba tesa l'ong tramite il comitato "Together" - di cui Save the Children è il membro più importante - chiedendo al Parlamento scozzese di - udite, udite - rispettare la Convenzione ONU sui diritti del fanciullo ed introdurre l'eutanasia anche per i minori, anche per i bambini, prendendo a modello il Belgio.
Lasciando da parte tutto il discorso sulla capacità decisionale di un bambino soprattutto in materie quali la scelta di vivere o morire, è paradossale che proprio chi sbandiera di difendere i più piccoli contribuisca a farne morire milioni nel ventre materno ed ora pretenda di concludere lo scellerato piano con l'eutanasia.

Fonte: Notizie Provita, 20/06/2014

4 - BERLUSCONI PORTA FORZA ITALIA IN BRACCIO ALL'ARCIGAY
Mossa a sorpresa del Cavaliere per interesse personale, ma anche un altro passo verso il suicidio del centrodestra
Autore: Luigi Santambrogio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 01/07/2014

A chi andrà la Tessera d'Oro dell'Arcigay, quella riservata soci "non praticanti" ma che si sono distinti nel diffondere e difendere la gaia compagnia Lgbt? Al gran Cavaliere di Arcore Silvio Berlusconi o al direttore emerito Vittorio Feltri?.
La gara è aperta, ma non è detto che vinca il migliore. "In un Paese davvero moderno e democratico", ha sentenziato Silvio, "dovrebbe essere un impegno di tutti". Lo strappo è indiscutibile e mai fino ad oggi, nel campo del centrodestra (per definizione omofobo e sessista), qualche leader s'era spinto a tanto. Eppure, il dubbio a chi attribuire la Gay Honoris Causa, non è sciolto, anche perché nella partita tra la storica coppia di fatto s'è infilata la candidatura di una terza aspirante all'onorificenza omo: quella di Francesca Pascale, fidanzata del capo e first lady in pectore. In un'intervista, il 14 giugno, al Corriere della Sera, bruciò sul tempo gli altri due discesisti sulla scivolosa pista dei diritti omosex. Poche parole, ma sufficienti a mettere in riga in un sol colpo il centrodestra, la Chiesa cattolica, i Patti Lateranensi e il Papa.

IL VANGELO DELLA FIDANZATA DI BERLUSCONI
Il Vangelo di Francesca è disarmante: "Cristo ha detto: ama il prossimo tuo come te stesso. Non ha insegnato a fare differenza tra gay ed etero. Ecco, mi piacerebbe se il centrodestra aprisse i suoi orizzonti e affermasse: siamo liberali fino in fondo e non soltanto quando ci interessa o quando ci fa comodo. Va bene rispettare ciò che dice la Chiesa, ma la Chiesa deve rispettare anche la libertà di uno Stato laico e non confessionale, altrimenti si sconfina nella discriminazione di chi non è cattolico". L'ex velina di Telecafone (ha fatto la gavetta lì) parla a ragion veduta, e cioè "da cristiana, che spesso viene guardata con pregiudizio severo perché al fianco di un uomo che non solo ha cinquant'anni più di me ma è anche pluridivorziato". Mica poco, ma la sparata di donna Pascale non ebbe l'esisto (da lei) sperato: i giornali non se la filarono e la bomba ebbe l'effetto di un fuciletto caricato a salve. Adesso, grazie al comunicato congiunto con il grande direttore, la macchina mediatica ha cominciato a girare a mille. Prime pagine e cotillon per la regina di Palazzo Grazioli, e pure i complimenti di Vladimir Luxuria che ha subito invitato Marina Berlusconi a fare una capatina al Gay Village più vicino.

CENTRODESTRA ALLO SBANDO
Pure a noi tocca occuparci dell'inedito triangolo Berlusconi - Feltri - Pascale, perché la questione se non è seria è certamente drammatica. Per chi ancora ritiene il centrodestra la sola alternativa alla deriva di un Paese sempre più ostaggio di minoranze politiche e culturali. Che da oggi possono contare sul sostegno inatteso di nuovi maître à penser. Come Vittorio Feltri, maestro di penna e imbattibile segugio nel fiutare l'aria che tira. "Quella per il matrimonio gay", ha comunicato a giornali unificati, è "una battaglia di libertà senza discriminazioni e pregiudizi". Massì, cari cattolici e "parrucconi" (la definizione è del Giornale già riallineato al nuovo corso arcobaleno) del centrodestra, piantatela con la cagnara sulle briciole che il governo riserva alle famiglie, sui Comuni che tagliano fondi per destinarle alle unioni di fatto, sull'ideologia gender che vorrebbe cancellare mamma e papà dall'anagrafe e fare corsi di accoppiamento sessuale pure negli asili.

C'ERA UNA VOLTA
Beh, altri erano le battaglie e gli scontri di civiltà cui il miglior Feltri aveva abituato i suoi lettori. Ma oggi la musica è cambiata: Berlusca fa politica nel tempo libero e la crocerossina con obbligo di firma; anche Vittorio non è più quello di una volta. Quello, ad esempio, condannato (dicembre 2011) dal tribunale di Milano a pagare 50mila euro per aver dichiarato in televisione che il fondatore dell'Arcigay "ama i disertori, forse perché scappando offrono le terga". Oggi invece chiede la tessera e la vuole pure gratis. Infatti, mica s'è pentito delle "stupidaggini omofobe e volgari" (parole sue) che generosamente dispensava ad amici e lettori. Difficile credere alla sincerità della sua confessione, da consumato attore sa che occorre sempre aver un copione di riserva, da interpretare e offrire al pubblico. Lo confessa senza vergogna: "Siccome tutti i giornali avrebbero parlato del Gay Pride, con questa iscrizione abbiamo messo la ciliegina sulla torta". Ecco, Dio li fa e poi li accoppia.
E Berlusconi? Certo, è il capo della premiata Filodrammatica di Arcore, ma è anche l'imprenditore che ha fatto della politica una variante del marketing. Per lui contano fatturato e numeri, il resto è importante ma non sufficiente. "One gay, one vote", deve aver pensato, conciliando così i doveri della comunione degli affetti e i calcoli elettorali. C'è da vedere come reagiranno quei cattolici che lo hanno votato: ma questa è un'altra storia. Intanto, risulta davvero impossibile dimenticarsi di citazioni, aforismi, gaffe e barzellette che hanno fatto del Cavaliere il testimonial imbattibile dello sciupafemmine latino e instancabile defensor dei valori eterosessuali. Come quando, intervenendo sul caso Ruby, s'era lasciato scappare una indiscutibile (a quel tempo) verità: "Meglio appassionarsi alle belle ragazze che essere gay". Ultime perle di un rosario tutto da ridere che non lo ha mai abbandonato. Come ancora diceva che "In Italia sono santificati solo i comunisti e i gay" o che, da presidente del consiglio, gli toccava "occuparsi di infrastrutture e trasporti e non di omosessualità". E che, dopo il terremoto dell'Aquila, intratteneva così i senza tetto radunati nelle baracche: "Ragazzi. se tutto va bene mi sa che veramente ve le porto le veline, le minorenni, altrimenti ci prendono tutti per gay".
Ma la boutade migliore non è sua, è firmata dall'amico Vladimir Putin che, turbato dai mille guai giudiziari del premier, lanciò il celebre: "Se Berlusconi fosse stato gay, i giudici non lo avrebbero toccato neppure con un dito". Forse, ha ragione lo scafato zar russo: visto come sta messo col processo Ruby, a Silvio conviene davvero buttarla sulla differenza di genere. E allora su matrimonio e diritti gay la linea è quella e non si discute. Dalla Minetti a Cecchi Paone: sì, l'era delle Olgettine è definitivamente tramontata.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 01/07/2014

5 - AMARE DIO E FARE SOLDI: MASSIME DI ECONOMIA DIVINA
Nuovo libro di Ettore Gotti Tedeschi: un colpo al cattolicesimo anti-capitalista da parte dell'ex presidente dello IOR
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: Il Giornale, 21/06/2014

Tutti sanno ormai chi è Ettore Gotti Tedeschi. Il grande pubblico si è accorto di lui quando, con procedura inaudita, è stato defenestrato dalla presidenza della banca vaticana, lo Ior.
E il grande pubblico si appassiona di cose vaticane solo quando si profila o si ventila qualche scandalo. In effetti, Gotti Tedeschi è stato cacciato letteralmente a male parole (si dice, tecnicamente, «sfiduciato dal board») ed era la prima volta che una cosa del genere avveniva in un ambiente di solito ovattato e in cui, proprio per evitare clamori, quando ci si voleva disfare di uno lo si promuoveva ad altro incarico (promoveatur ut amoveatur, nel latino curiale).

ETTORE GOTTI TEDESCHI, CATTOLICO TUTTO D'UN PEZZO
Quasi tutti i vaticanisti hanno ricostruito il retroscena così: Gotti Tedeschi era stato chiamato nello Ior per fare ordine e allineare l'Istituto per le Opere di Religione agli standard internazionali di trasparenza; Gotti Tedeschi aveva posto mano all'opera con zelo, ma quest'ultimo era stato giudicato eccessivo da chi, in fondo, forse voleva che le cose restassero com'erano. Da qui la pedata. Sarà esatta questa ricostruzione? Chi lo sa. In verità non lo so nemmeno io (mi scuso se parlo in prima persona), che del Gotti Tedeschi sono amico di lungo corso e insieme al quale ho fatto un libro-intervista: Denaro e Paradiso (Piemme, riedito da Lindau e tradotto all'estero). Gliel'ho chiesto, certo; anzi, a fattaccio caldo, gli ho subito proposto di fare un altro libro-intervista nel quale rivelare la sua versione del caso. Ma, niente. Presumo che aspetti una riabilitazione a tutto campo «dall'alto», perché lui è davvero un cattolico di ferro. Per questo, a suo tempo, Benedetto XVI avallò la sua chiamata allo Ior. Ma, com'è noto, ben altri eventi hanno occupato i vertici vaticani da allora e, nel frattempo, lo stile-ovatta ha ripreso il suo placido corso. Intanto, una prima soddisfazione il Gotti Tedeschi l'ha avuta dalla magistratura italiana, che l'ha completamente scagionato da una questione di transazioni, sempre nello Ior, poco trasparenti. E il vecchio board che l'aveva giubilato è stato sostituito. Lui è tornato al suo antico mestiere di presidente per l'Italia del Banco di Santander, alle sue lezioni universitarie e agli altri incarichi che detiene, qua e là, nel mondo bancario. Ma anche a quello che è il suo pallino personale: l'etica economica. Per esempio, sono anni che, in ogni consesso, scritto e orale, va dicendo che la causa dell'attuale crisi è demografica, che è a furia di non fare figli che ci siamo ridotti come stiamo. In termini strettamente economici: stagnazione, aumento spropositato dei costi fissi, fiscalità insopportabile, aggressione del risparmio. In una spirale che può solo discendere. Gotti Tedeschi non a caso ha cinque figli.

IL NUOVO LIBRO CONTRO LA VECCHIA ERESIA PAUPERISTA
Ora, queste sue quasi einaudiane «prediche inutili» le ha impilate in un libro dal titolo che sembra provocatorio: Amare Dio e fare soldi. Massime di economia divina (Fede & Cultura, pp. 223, euro 15,00). Provocatorio, dicevamo, perché quella che nel Medioevo veniva definita «eresia pauperista» oggi, a furia di vedere spot pro 8xmille, nella testa di molti sembra essere diventata il modo stesso, l'unico, di essere cattolici. Ma, sempre nel Medioevo, proprio i teologi francescani sdoganarono la ricchezza, anche perché c'è poco da redistribuire se prima non si produce. Questa banalissima verità è squadernata in lungo e in largo da Gotti Tedeschi in quattrocento tra massime e pensieri, alcuni brucianti come aforismi, altri più largamente esposti. Un assaggio: «Qualcuno sostiene che nessuno abbia saputo prevedere i rischi della finanza globale e le conseguenze che stiamo vivendo. Non è vero. È vero invece che, avendo avuto, le previsioni di questi rischi, spiegazioni di carattere morale, sono state trascurate con indifferenza e delegittimate. La finanza ha voluto imporre una sua autonomia morale, le conseguenze sono evidenti». Già: il nostro mondo è abituato a sentirsi dire che la morale non c'entra con gli affari, ignaro del fatto che la morale è una branca della teologia e che questa viene insegnata, per esempio, nelle università di quella Germania che, guarda un po', fa le scarpe a tutti in campo economico.
Tommaso d'Aquino, il più grande dei teologi, risolse il fondamentale problema del «prezzo» delle merci per via morale. Marx, nel Capitale, si ostinò ad affrontarlo in chiave esclusivamente economica (la «teoria del valore-lavoro») e sappiamo quale disastro planetario ne è seguito.

Fonte: Il Giornale, 21/06/2014

6 - GESU' NEL FAR WEST
Alce Nero, Buffalo Bill, Toro Seduto abbracciarono il cattolicesimo grazie alle missioni di gesuiti e francescani e... al miracolo di una suora che non uscì mai dal suo convento
Autore: Marco Respinti - Fonte: Il Timone, giugno 2014

Chi di noi non ha mai giocato, da piccolo, a cow-boy e indiani? L’incontro-scontro fra i “visi pallidi” e i “pellirosse” fa parte delle "idee ricevute" di tutti noi, ma, come la maggior parte delle "idee ricevute" di cui abbonda la cultura dominante, anche questa si fonda su generalizzazioni e stereotipi, se non addirittura su pregiudizi ed errori. La complessa storia di quel rapporto non può infatti prescindere dall'epopea eroica che fu lo sforzo di evangelizzazione profuso dai missionari, specialmente gesuiti e francescani.

LA «SIGNORA VESTITA DI AZZURRO»
Straordinaria è per esempio la vicenda rievocata dallo scrittore Vittorio Messori sul Corriere  della Sera nell'aprile 2003.
Quando i missionari francescani spagnoli che risalivano la Costa Occidentale americana giunsero, ai primi del 1600, nei territori degli attuali Stati di Texas, Arizona, New Mexico e California s'imbatterono nei bellicosi Apache, Navajo e Comanche, che li decimarono. Nel 1622 partì allora una seconda spedizione, guidata dal francescano portoghese Alonso (o Afonso) de Benavides (1578?-1635). Identico cammino, identico incontro, ma esito stavolta prodigiosamente diverso. I frati, che avevano eretto una missione fortificata, furono subito visitati dagli indiani Xumana, anch'essi decisamente aggressivi, ma non vi fu scontro: piuttosto, i pellirosse chiesero d'inviare sacerdoti nei loro villaggi per amministrare i sacramenti. Inaudito. Che ne sapevano quei "selvaggi" di preti cattolici e acqua benedetta? Gli indiani risposero che li aveva inviati una «Signora vestita di azzurro», la «Dama Azùl» dei resoconti spagnoli. Mistero fitto. D'improvviso gl'indiani videro una stampa, colorata a mano, appesa a una parete della missione, e ripeterono: «Dama Azúl!». Era il ritratto di una suora concezionista francescana, vestita del saio blu del suo ordine. Ma il mistero non era affatto
risolto. Quando i missionari giunsero ai villaggi indiani furono accolti da una processione gremitissima, con croci ornate di fiori; ma, per quanto sbigottiti, ciò che li sbalordì davvero fu scoprire che i nativi, mai incontrati prima da alcun europeo, erano già catechizzati. Mancavano loro solo i sacramenti. La «Dama Azúl»... a quel punto qualcuno pensò a Marìa de Jesús, suora appunto concezionista, che però stava lontanissima, nel convento spagnolo di Agreda, dov'era entrata a 12 anni e da cui non si era mai mossa. Al secolo Marìa Fernàndez Coronel y Arana (1602-1665), è oggi famosa per La mìstica ciudad de Diós, una sorta di biografia profetica della Madonna diffusa in milioni di copie in ogni lingua. I missionari pensarono a lei perché l'arcivescovo di Città del Messico, reduce dalla Spagna, diceva che certi scritti della suora descrivevano l'America Settentrionale come se ella l'avesse visitata. Quando padre de Benavides la incontrò ad Agreda, suor Marìa — oggi venerabile — gli disse che Dio aveva esaudito la sua richiesta: quella di essere missionaria. Gli Xumana furono solo una delle diverse tribù del Sudovest statunitense che i missionari incontrarono già perfettamente istruite nella fede.

ALCE NERO, LA CONVERSIONE CENSURATA
Un'altra storia, bella come una fiaba ma vera, è quella di Alce Nero (1866-1950). Siamo a tre secoli dalla «Dama Azùl», lo scenario è il Dakota, molto più a nord, e quel famoso Sioux è l'esempio più calzante delle bugie caricaturali diffuse per decenni sugli indiani.
Il suo primo "biografo", il poeta John G. Neihardt (1881-1973), pubblicò nel 1932 il famoso libro Alce Nero parla (tradotto in italiano da Adelphi), un "vangelo" per "indianisti", hippie e antioccidentalisti vari che raccoglie le "memorie" amare di un vecchio "stregone", il quale, sopravvissuto al massacro di Wounded Knee (quando, nel 1890, i cavalleggeri sterminarono i pellirosse), rimpiange i giorni dell'"antica religione". Ma è un falso, e tace l'essenziale della vita dell'indiano. Il fatto, cioè, che Alce Nero si fosse convertito al cattolicesimo, cambiando vita. La verità la racconta l'antropologo Michael F. Steltenkamp in un volume del 1993, portato in Italia dal sociologo delle religioni Massimo Introvigne e pubblicato da noi con il titolo Alce Nero, missionario dei lakota (a cura di PierLuigi Zoccatelli, Mondadori, 1996). Nel frattempo, Steltenkamp ha pubblicato un secondo libro, Nicholas Black Elk: Medicine Man, Missionary, Mystic (University of Oklahoma Press, 2009), ha riscoperto la fede, è stato ordinato diacono nel villaggio in cui visse Alce Nero, è diventato sacerdote e poi gesuita, oltre che antropologo di talento.
Alce Nero fu battezzato come Nicholas Black Elk (i soprannomi degli indiani vengono trasformati in cognomi) il 6 dicembre 1904, nella riserva di Pine Ridge, nel South Dakota. Questa era stata fondata nel 1888 da gesuiti tedeschi e svizzeri nientemeno che su richiesta di Red Cloud-Nuvola Rossa (1822-1909), il noto capo Sioux. Fervente catechista, legatissimo al Rosario e devotissimo al Sacro Cuore di Gesù, Nicholas Black Elk era un grande organizzatore d'incontri e ritiri spirituali, usava mettere a nanna i nipoti cantando Messe Solenni in latino e quando morì, come ha testimoniato un antropologo presente al fatto, si verificarono prodigi celesti. Insomma, da «buono di Wakan Tanka», come lo ha definito Steltenkamp, il famoso Sioux è diventato un «soldato di Cristo», come ha detto sua figlia, Lucy Looks Twice Black Elk, la principale fonte d'informazione sulla sua conversione. Nella riserva di Pine Ridge funziona ancora benone la scuola cattolica intitolata dai gesuiti a Nuvola Rossa e fondata come Missione dei santo Rosario nel 1888.

IL LEGGENDARIO COW-BOY
Nel vecchio West il cattolicesimo conquistò anche William Frederick Cody (1846-1917), notissimo come Buffalo Bill. Corriere, da giovane, per il "leggendario" servizio postale Pony Express, volontario nel "mitico" Settimo Cavalleggeri, soldato "nordista" nella Guerra Civile (1861-1865), decorato dal Congresso americano, nella maturità fece la guida per l'esercito nelle praterie dell'Ovest "infestate" dagli indiani. Quando vinse una gara di caccia al bisonte, si guadagnò il famoso soprannome, e tra il 1868 e il 1872 polverizzò ogni record abbattendo da solo più di 4mila bisonti, un po' per sfamare gli operai della Kansas Pacific Railroad che costruivano la ferrovia del West, un po' per sgomberare il campo ai lavori. Per più di un motivo acerrimo nemico degli indiani, nel 1876 si vantò di avere tolto Io scalpo a un Cheyenne per vendicare il generale George Armstrong Custer (1839-1876), caduto nel famoso scontro con i pellirosse a Little Bighorn.
Da ultimo, nel 1883, creò il "Buffalo Bill Wild West Show", un circo con cui girò il mondo recitando se stesso e scritturando le star del vecchio West: il capo Sioux Sitting Bull-Toro Seduto (1831-1890), la maliarda Calamity Jane (Martha Jane Canary-Burke, 1852-1903) e anche il nostro Alce Nero. In Italia, sfidò persino i butteri dell'Agro pontino.
Cody era massone, iniziato nella Platte Valley Lodge No. 32 di North Platte, in Nebraska, il 5 marzo 1870, e giunto fino al 32° grado del rito scozzese nel 1894. Questo spiega il suo funerale celebrato con rito massonico. Ma appena il giorno prima della sua morte, don Christopher Walsh, della cattedrale dell'Immacolata Concezione di Denver, in Colorado, lo aveva conquistato a Cristo, battezzandolo nella Chiesa Cattolica. E non fu affatto una conversione spuria e tardiva, dovuta magari alla terribile malattia ai reni che lo consumava. Nel 1890, in Italia con il suo circo, Cody aveva ricevuto una benedizione speciale da Papa Leone XIII (1810-1903), restandone affascinato, e al suo fianco era stata a lungo un fior di cattolica come la moglie Louisa Frederici (1843-1921) - ma il nome viene riportato con numerose varianti -, sposata dal cow-boy nel 1866 e madre dei suoi quattro figli. Louisa era nata in una fattoria del Midwest, ma era di origine italiana; la sua famiglia è tutt'oggi ricordata per la costruzione della prima parrocchia cattolica di tutta la contea di Jefferson, nel Missouri. A coronamento, è bello ricordare che il 5 aprile 1906, al tempo della terza venuta in Italia del "Wild West Show", La Stampa di Torino scrisse in prima pagina che «per chi nol sapesse, buona parte degli indiani che seguono la tournée di Buffalo Bill sono cattolici». Tanto che l'istituto delle Missioni Cattoliche di Roma aveva provveduto a fornire loro un confessore, il padre maltese Joseph Strickland (1864-1917), dei gesuiti di Fiesole, già missionario fra i pellirosse.

IL GRANDE CAPO INDIANO
Qualcuno peraltro scommette che a "contagiare" Buffalo Bill sia stato Toro Seduto, assai probabilmente battezzato prima di lui. I dettagli della vicenda non sono chiari, ma si sa che i Sioux onoravano i "manti neri" (i missionari gesuiti). Molti capi li invitavano a predicare agl'indiani perché palese era il bene che tutti ne traevano. Tra i grandi amici di Toro Seduto vi fu il celebre gesuita belga Pierre-Jean De Smet (1801-1873). S'incontrarono nel 1848, quando l'indiano aveva 17 anni e il missionario 47, e si frequentarono per circa due decenni. Toro Seduto ebbe stretti contatti anche con Martin Marty (1834-1896), monaco benedettino svizzero incontrato nel 1877: fu il primo sacerdote cattolico dislocato in pianta stabile nel Dakota nordoccidentale, fondò la missione di Fort Yates e fu autore di un dizionario della lingua Sioux, traducendo pure testi e documenti cattolici. Divenuto nel 1889 Il primo vescovo del Dakota, è noto come l'«apostolo dei Sioux».
Pur nella mancanza di prove definitive della sua conversione, agli atti restano il quotidiano The New York Times del 13 aprile 1883, che annuncia il prossimo battesimo di Toro Seduto (parlando inoltre di migliaia d'indiani della zona già convertiti), e una popolare foto che lo ritrae con un grande crocefisso al collo. Forse è vero come qualcuno dice: Toro Seduto - caduto in uno scontro a fuoco con la polizia decisa a impedire quella rituale danza degli spiriti che la legge vietava in quanto sovversiva - morì battezzato, ma non ricevuto ufficialmente nella Chiesa Cattolica. Aveva infatti (all'indiana) due mogli (come riportava The New York Times il 28 settembre 1883), e forse non regolarizzò mal questa sua posizione.
Una storia ancora tutta da esplorare, insomma, quella delle missioni agli indiani d'America, il cui sigillo più bello viene dalla tragedia di Little Bighorn, quando il 25 giugno 1876 la follia dl Custer portò a uno scontro senza speranza con Sioux, Cheyenne e Arapaho. Quel giorno cadde infatti anche il capitano Myles W. Keogh, irlandese, classe 1840, veterano antirisorgimentale di Castelfidardo e Ancona, prigioniero a Genova, volontario nella Compagnia di san Patrizio degli zuavi pontifici, insignito dal Papa della Medaglia Pro Petri Sede e della Croce dell'Ordine di san Gregorio. A Little Bighorn fu l'unico che gl'indiani non straziarono. Il guerriero che stava per mutilarne il cadavere vide pendergli dal collo un ciondolo raffigurante l'Agnello di Dio e, affascinato, si fermò.

Fonte: Il Timone, giugno 2014

7 - COME MAI L'ITALIA E' FUORI DAL MONDIALE? ECCO LE CINQUE SCIOCCHEZZE PIU' RICORRENTI
Abbiamo 4 mondiali vinti e uno fra i 5 campionati più seguiti al mondo, ma la verità è che la nostra federazione non conta niente
Autore: Massimo Introvigne - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 28/06/2014

La Nuova Bussola Quotidiana non ha una pagina sportiva, e - benché tutti gli italiani o quasi presumano di capire di calcio - è bene che ognuno faccia il suo mestiere. Non intendo quindi intrattenere il lettore su questioni di giocatori, allenatori e schemi, di cui i giornali italiani sono pieni a proposito dell'eliminazione al primo turno dell'Italia dai mondiali brasiliani. Mi interessano invece gli articoli di fondo, dove anche giornalisti non sportivi si sono cimentati con il calcio, e le dimensioni economiche e sociali della crisi del movimento calcistico italiano. Qui mi muovo su un terreno più familiare, perché sociologi illustri - dal Brasile alla Germania - si sono cimentati con il football. E basterebbe leggerli per capire che quella che sta andando in onda sui nostri media dopo Italia-Uruguay è una vera sagra del luogo comune, della banalità e della sciocchezza. Esaminerò cinque tesi ripetute fino alla noia in questi giorni: tutte false, tutti luoghi comuni banali e infondati.

1. IL CALCIO IN ITALIA È IN CRISI PERCHÉ I TIFOSI SONO VIOLENTI
È una bruttissima cosa che, mentre la nazionale perdeva la sua partita, un tifoso napoletano stesse morendo, e ci sono mille buone ragioni per affrontare seriamente il nodo della violenza che ruota intorno al calcio. Ma non è vero che questa c'entra qualcosa con i risultati dell'Italia. Sociologi dello sport come l'olandese Ramón Spaij, lo svedese Martin Alsiö e il britannico Richard Giulianotti hanno compilato tabelle sulla violenza calcistica, dando un peso preponderante ai morti ammazzati. Al primo posto in questa tragica classifica c'è l'Argentina e al secondo il Brasile. Occupano buone, cioè cattive, posizioni anche il Messico e la Nigeria, tutti Paesi le cui nazionali stanno facendo bene al mondiale. Sarà brutto dirlo, ma la violenza intorno al calcio non sembra incidere sui risultati. Va stroncata perché è una tragedia inumana e assurda. Ma non c'entra con le sconfitte della nazionale.

2. IN ITALIA I CALCIATORI GUADAGNANO TROPPO
È il contrario: guadagnano troppo poco. Nella classifica di «Forbes» dei venti giocatori di calcio più pagati del mondo non c'è nessun italiano: anche il ventesimo, l'uruguayano Suarez - proprio lui, quello del morso - guadagna di più di tutti i nostri. Si potrebbe dire che i calciatori italiani guadagnano poco perché sono più scarsi: ma non sono certo che i tedeschi Schweinsteiger e Lahm siano più forti di Pirlo, eppure - a credere al bene informato «Forbes», che somma ingaggi e sponsorizzazioni - rispetto al nostro centrocampista Lahm guadagna il triplo e Schweinsteiger un po' più del triplo. Inoltre, nessuno dei venti giocatori più pagati al mondo gioca nel campionato italiano, il che rende le nostre squadre poco competitive nelle coppe europee, così che anche gli italiani che vi giocano hanno meno occasione di fare esperienze internazionali ad alto livello. Sempre secondo «Forbes» il monte ingaggi del Real Madrid e del Barcellona è quattro volte quello della Juventus, quello del Bayern Monaco è più del doppio. Anche chi allena in Italia è pagato meno di chi allena in Spagna, Inghilterra, Germania o in una squadra di vertice francese. Ed è retorica stucchevole sentire che ora va ingaggiato un allenatore della nazionale che costi poco. Se costa poco, varrà poco, il che è vero nel calcio come in ogni altro business - posto che il calcio è un business e ha smesso da decenni di essere un gioco. Un'altra autentica fesseria è che il calcio «dovrebbe pagare le tasse». Le nostre squadre pagano il doppio delle tasse rispetto a quelle spagnole. I risultati si vedono.

3. IN ITALIA GIOCANO TROPPI STRANIERI
Leggiamo la stessa argomentazione sui media dell'Inghilterra, nostra compagna di sventura e di eliminazione al mondiale. Secondo la maggiore agenzia di statistiche sportive del mondo, la OPTA, che non conta i tesserati ma i minuti giocati da stranieri nei campionati nazionali, il dato inglese è in effetti spettacolare: in Premier League i minuti giocati da calciatori inglesi sono solo il 32,3% del totale. Anche in Italia i minuti giocati da calciatori italiani sono meno della metà del totale - 45,4% - ma non siamo sostanzialmente lontani dal campionato tedesco (50%) e da quello francese (51,1%), eppure le nazionali tedesca e francese stanno andando molto meglio della nostra al mondiale. Quanto al monte ingaggi riservato a calciatori stranieri, la Spagna è al primo posto nel mondo. Infatti la Spagna ha toppato malamente il mondiale, dirà qualcuno. Senonché la percentuale di calciatori spagnoli che giocano nel maggiore campionato in Spagna non è diminuita, è aumentata rispetto a sei, quattro e due anni fa, quando la Spagna vinceva due europei e un mondiale. Può darsi che l'Inghilterra - che però in campo internazionale, salvo giocare in casa, ha sempre vinto poco - sia un caso estremo, ma la verità è che non importa tanto la quantità dei giocatori stranieri in un campionato ma la loro qualità. Giocando a fianco di Messi nel Barcellona o di Ribery nel Bayern Monaco si impara, giocando insieme a certi bidoni stranieri che popolano il nostro campionato non si ha nessuna occasione per migliorare. Ma noi importiamo più bidoni che campioni non per dabbenaggine, ma perché paghiamo meno degli altri principali campionati europei, il che ci riporta al punto precedente.

4. IN ITALIA NON C'È VIVAIO
La maggiore competizione giovanile del mondo è certamente il Campionato europeo Under 21. L'Italia è arrivata in finale nell'ultima edizione - perdendo con la Spagna. Anche nell'ultimo europeo Under 17 siamo arrivati in finale, perdendo solo ai calci di rigore con la Russia. Risultati alla mano, non sembra che i nostri vivai siano così scarsi. Semmai, rispetto a Francia, Germania e altri abbiamo una palla al piede burocratica. Questi Paesi sono rapidissimi nel concedere un passaporto ai giovani stranieri che si sono formati nelle squadre giovanili dei loro club. Noi no. Campioncini che sono stati allevati fin dall'età di quattordici o sedici anni dalle nostre società mantengono la nazionalità del Paese dove sono nati, e non esiste nessuna politica che permetta di fare seriamente e rapidamente eccezione alle regole generali per gli sportivi. Altrove c'è, e non si tratta di semplice furbizia. Se un giovane senegalese o argentino arriva in Italia a quattordici anni - ma talora arriva anche prima - e un nostro club si assume tutti gli oneri della sua formazione sportiva e scolastica non è evidente che debba poi giocare per la nazionale del Paese dov'è nato anziché per la nostra. Diamo la cittadinanza a vecchi giocatori spompati, ma non abbiamo nulla di simile alla politica che Francia e Germania adottano per i giovani calciatori nati all'estero, «naturalizzati» in tempi da record.

5. IN ITALIA CI LAMENTIAMO SEMPRE DEGLI ARBITRI
C'è del vero, ma - a parte il fatto che le nefandezze dell'arbitro di Italia-Uruguay hanno indotto agenzie di scommesse internazionali a restituire il denaro agli scommettitori, ed è una cosa che non si fa alla leggera -, basta leggere la stampa tedesca o francese per vedere come gli arbitri responsabili di qualche torto siano messi in croce, e si studi chi sarà l'arbitro anche preventivamente, alla ricerca di torti passati. È giusto dare la colpa anzitutto a noi stessi e solo dopo agli arbitri, ma il pessimo arbitraggio di Italia Uruguay richiama un problema più generale. L'Italia ha vinto quattro mondiali e il suo resta nonostante tutto uno fra i cinque campionati più seguiti al mondo, ma la nostra federazione non conta niente. Ci danno un pessimo girone, ci fanno giocare a ore assurde e ci mandano gli arbitri peggiori. E non è la prima volta che succede. Il nostro governo calcistico purtroppo conta nel mondo come il nostro governo nazionale (l'India e i marò insegnano). Solo in questo senso è giusto guardare all'arbitro, che è la punta dell'iceberg della nostra irrilevanza sportiva e politica. E dire che una volta contavamo.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 28/06/2014

8 - LETTERE ALLA REDAZIONE: SESSO ORALE E ANALE SONO ILLECITI ANCHE TRA CONIUGI
Il Catechismo della Chiesa Cattolica ci ricorda che gli sposi sono chiamati a vivere la castità coniugale
Autore: Giano Colli - Fonte: Redazione di BastaBugie, 01/07/2014

Spettabile redazione di BastaBugie,
ho letto il vostro articolo sul vescovo spagnolo che avrebbe detto che il sesso orale non è peccato (cf. BastaBugie n. 341 del 21 marzo 2014). In relazione a questo vorrei precisare che è evidente che la notizia diffusa dai media circa i rapporti orali sia una "bufala", ma nel contempo sull'argomento bisogna fare chiarezza.
I rapporti sessuali fra marito e moglie sono sacrosanti, voluti e benedetti da Dio. Ed hanno, come è noto, una doppia valenza: procreativa e unitiva. In questo ambito il sesso è l'atto finale fra coniugi che si amano completamente. Ed è sbagliato pensare che alcuni atti siano peccaminosi. Non lo sono affatto. Fanno parte dei giochi e delle effusioni che marito e moglie si scambiano.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica non condanna nulla, è tutto lecito e sono inseriti nell'erotismo indispensabile ed auspicato dalla Chiesa Cattolica. Infatti il catechismo dice: "La sessualità è ordinata all'amore coniugale dell'uomo e della donna. Nel matrimonio l'intimità corporale degli sposi diventa un segno e un pegno della comunione spirituale. Tra i battezzati, i legami del matrimonio sono santificati dal sacramento" (n° 2360). E inoltre: "Gli atti coi quali i coniugi si uniscono in casta intimità, sono onorevoli e degni, e, compiuti in modo veramente umano, favoriscono la mutua donazione che essi significano, ed arricchiscono vicendevolmente in gioiosa gratitudine gli sposi stessi. La sessualità è sorgente di gioia e di piacere: il Creatore stesso ha stabilito che nella reciproca donazione fisica totale gli sposi provino un piacere e una soddisfazione sia del corpo sia dello spirito. Quindi, gli sposi non commettono nessun male cercando tale piacere e godendone. Accettano ciò che il Creatore ha voluto per loro" (n° 2362).
Quindi, concludendo, qualsiasi tipo di rapporti compresi quelli orali, anali, ecc. sono nella logica del piacere gioioso fra i coniugi consenzienti. L'unica "avvertenza" è che l'eiaculazione a seguito dell'orgasmo debba avvenire naturalmente in vagina.
Cordiali saluti.
Bernardo

Caro Bernardo,
certamente gli atti sessuali tra coniugi (incluso il piacere che ne deriva) sono cosa buona, come testimoniano le citazioni da lei fatte. Ma le conclusioni che lei fa discendere dal catechismo mi sembrano francamente non appropriate.
Infatti al n° 2349 del Catechismo della Chiesa Cattolica si dice che "Le persone sposate sono chiamate a vivere la castità coniugale". E' quindi sbagliato concludere che una volta sposati nessun atto sessuale possa essere considerato peccaminoso.
Evidentemente la castità matrimoniale invita alla purezza nei rapporti tra coniugi. La purezza matrimoniale si esprime quindi nel non usare la sessualità al di fuori dello scopo unitivo e procreativo. Affinché l'atto sia secondo natura devono essere presenti entrambi gli scopi. Come dice infatti il catechismo al n° 2366 "qualsiasi atto matrimoniale deve rimanere aperto per sé alla trasmissione della vita. Tale dottrina, più volte esposta dal Magistero della Chiesa, è fondata sulla connessione inscindibile, che Dio ha voluto e che l'uomo non può rompere di sua iniziativa, tra i due significati dell'atto coniugale: il significato unitivo e il significato procreativo". Ecco perché non rientrano nella liceità né i rapporti orali, né quelli anali mancando, ovviamente, lo scopo procreativo.
Per ulteriore conferma, il n° 2362 del catechismo, che parla di "casta intimità" e della liceità del piacere provato nell'atto sessuale, significativamente si conclude con questa frase (da lei omessa): "Tuttavia gli sposi devono saper restare nei limiti di una giusta moderazione". E' quindi evidentemente scorretto pensare che una volta sposati tutto divenga lecito... Anche perché nella citazione stessa si raccomanda che gli atti sessuali tra coniugi siano "compiuti in modo veramente umano". Ad esempio, non può dirsi "veramente umano" il rapporto sessuale anale mancando del tutto la capacità procreativa. Non solo è peccaminoso, ma addirittura rientra nei peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio, secondo l'insegnamento tradizionale della Chiesa (cf. n° 1867). Questo vale anche se compiuto all'interno della coppia sposata. Infatti oggettivamente questi rapporti sono "contro natura". Intendendo per natura, ovviamente la natura umana.
Potremmo concludere raccomandando ai coniugati di vivere una buona vita di preghiera e di studio della dottrina cristiana. Inoltre, per non incorrere in interpretazioni personali e di comodo della Parola di Dio, va sempre tenuta in seria considerazione la necessità di avere un padre spirituale fedele alla Tradizione della Chiesa che possa essere di aiuto nella comprensione della volontà divina (cf. ANCHE I SANTI HANNO AVUTO BISOGNO DEL PADRE SPIRITUALE: come scegliere il padre spirituale http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2470).

Fonte: Redazione di BastaBugie, 01/07/2014

9 - OMELIA XIV DOMENICA TEMPO ORD. - ANNO A - (Mt 11,25-30)
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 06/07/2014)

La pagina del Vangelo di questa domenica è un'autentica perla preziosa. Per comprenderla e assaporarla come si deve, dobbiamo a lungo meditarla e dobbiamo farci piccoli nell'umiltà. Gesù ce lo fa capire chiaramente con queste sublimi parole: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli» (Mt 11,25).
Vogliamo essere anche noi tra questi piccoli, ai quali sono dischiuse le ricchezze del Vangelo. Lo saremo se imiteremo Gesù, il quale ci dice: «Imparate da me, che sono mite e umile di cuore» (Mt 11,29). L'umiltà e la mitezza aprono il nostro cuore alla Sapienza di Dio.
Con questo commovente rendimento di lode al Padre, Gesù ci fa entrare nel segreto più profondo del suo Cuore e ci fa comprendere quelle che sono le sue preferenze. Egli predilige i piccoli, i poveri e gli umili, che accolgono con semplicità la dottrina del Vangelo, e così vengono premiati con la rivelazione dei misteri del Regno dei Cieli.
Vero sapiente non è colui che sa molte cose, ma colui che comprende l'unica cosa veramente importante, anzi fondamentale per la nostra vita, ovvero la nostra totale dipendenza da Dio. Siamo stati creati per conoscere, amare e servire Dio; e, senza di Lui, noi siamo come un ramo distaccato dall'albero, destinato a seccare.
Chi è mite ed umile di cuore sente una attrattiva irresistibile per le dolci parole di Gesù, il quale ci invita ad andare a Lui senza timore, per trovarvi il ristoro: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro» (Mt 11,28). Dove potremo trovar riposo se non presso il Signore? Gesù stesso diceva a santa Margherita Maria Alacoque riguardo a tutti i devoti del suo divin Cuore: «Li consolerò nelle loro pene». Il Cuore di Gesù, trafitto per i nostri peccati, è la fonte purissima della grazia, che disseta l'arsura del nostro cuore. Questa fonte è stata aperta dalla lancia di Longino e continua a riversare su di noi fiumi di misericordia.
Questa fonte che ci ristora dalle nostre fatiche, non è lontana da noi: la troviamo in chiesa, presso ogni Tabernacolo dove è custodito il Santissimo Sacramento dell'Altare. È lì che Gesù ci aspetta. L'umile di cuore avverte chiaramente questo invito e non indugia. Il superbo, al contrario, vaga per le strade di questo mondo, ansimante e agitato, e non riesce a trovare riposo.
Se si comprendesse davvero che Gesù ci aspetta per farci grazia, non lo faremmo attendere così tanto e non lo lasceremmo solo nelle nostre chiese. Come una fonte limpida e tranquilla ristora il viandante che da lungo tempo cammina; così la Presenza eucaristica di Gesù dona a noi sempre nuove energie per affrontare il peso della giornata, serenamente, con la pace nel cuore. Il nostro divin Maestro ci dice infatti: «Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me [...]. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero» (Mt 11,29-30). La nostra croce diviene leggera se staremo vicini a Gesù e se attingeremo alla fonte sempre aperta del suo Cuore trafitto.
Quando ci sentiamo oppressi e sfiniti per il carico che grava sulle nostre spalle, andiamo da Gesù. Anche se ci sembrerà di non riuscire a pregare e di perdere il nostro tempo, non scoraggiamoci; anche se ci sembrerà di aver un cuore di pietra, rimaniamo vicini a Gesù: le pietre al sole si arroventano; così i nostri cuori alla presenza di Gesù Eucaristia si scalderanno un po' per volta e si trasformeranno.
Gesù diceva a santa Margherita: «Ecco il Cuore che ha tanto amato gli uomini, che nulla a risparmiato fino a consumarsi per manifestare loro il suo amore; eppure in ricambio, io non ricevo, dalla maggior parte, che ingratitudini con irriverenze e sacrilegi». Queste parole devono scuoterci dal nostro torpore e devono farci comprendere che Gesù rimane nei nostri Tabernacoli per amore nostro, e noi siamo tenuti a ricambiare questo immenso amore del nostro Salvatore.
A santa Margherita, Gesù disse che san Francesco d'Assisi era stato il Santo più vicino al suo Cuore, colui che lo aveva di più amato. San Francesco volle essere infatti perfetto imitatore della povertà e dell'umiltà del Figlio di Dio. Così, vivendo in povertà e umiltà, il Poverello di Assisi entrò nel Cuore di Gesù per mai più uscirvi. Egli, che aveva in orrore la superbia, diceva: «Mai dobbiamo desiderare di essere sopra gli altri, ma anzi dobbiamo essere servi e soggetti ad ogni umana creatura per amore di Dio» (FF 199). San Francesco non si limitava soltanto a dire queste belle parole ma, per primo, le voleva mettere in pratica. Con piena convinzione, egli si riteneva l'ultimo di tutti e il servo di tutti, per questo motivo fu il Santo più vicino al Cuore di Gesù.
Come quando sotto il sole cocente, istintivamente cerchiamo l'ombra; così l'anima umile, di fronte alle vanità di questo mondo, ricerca il silenzio e il nascondimento. Impariamo anche noi da Gesù e ripetiamo spesso durante la giornata: "Gesù, mite ed umile di cuore, rendi il nostro cuore simile al tuo". Solo così potremo trovare ristoro per le nostre anime.

Nota di BastaBugie: consigliamo ai parroci il foglietto per la Messa ad uso dei fedeli per seguire le letture "Il Giorno del Signore". Oltre alle letture, ci sono solo commenti dei Padri della Chiesa. Non contiene altre informazioni che possono distrarre dalla celebrazione. Inoltre le letture sono sempre integrali (anche per la Veglia Pasquale!). Il colore adeguato al tempo liturgico e le preghiere dei fedeli ben fatte rendono questo essenziale foglietto veramente il migliore. Per ulteriori informazioni e per riceverlo in parrocchia, visitare il sito
www.ilgiornodelsignore.it

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 06/07/2014)

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