BastaBugie n°369 del 03 ottobre 2014

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1 CONFESSIONI DI UN EX JIHADISTA: HO VISTO L'ORRORE, LE BAMBINE CRISTIANE STUPRATE, LE DECAPITAZIONI
Un uomo che voleva combattere in Siria contro Assad è entrato nell'esercito dello Stato islamico; fuggito, ha raccontato tutto
Autore: Leone Grotti - Fonte: Tempi
2 DUE ''MAMME'' LESBICHE PRETENDONO CHE IL LORO BAMBINO DI 6 ANNI SIA TRATTATO COME UNA BAMBINA
In quella scuola cattolica (!) il preside ha informato gli insegnanti che chi tratterà il bambino come un maschio sarà punito
Autore: Benedetta Frigerio - Fonte: Tempi
3 I SACERDOTI HANNO L'OBBLIGO DELL'ABITO ECCLESIASTICO
Oggi che si è affievolito il senso del sacro, la gente ha ancora più bisogno di questi segni esterni che rimandano a Dio
Autore: Giovanni Paolo II - Fonte: Sito del Vaticano
4 SBUGIARDATA LA GURU ANTI OGM, MADRINA DI EXPO 2015
Fiera dell'innovazione mondiale o festa paesana antiscientifica?
Autore: Luigi Santambrogio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
5 IL MITO DI GUERNICA NON REGGE ALLA PROVA DEI FATTI
Nella guerra civile spagnola il bombardamento di Guernica avrebbe ispirato Picasso che vende il celebre quadro ricavandone miliardi (pagati da Stalin)... ma è un falso perché il dipinto era stato realizzato per celebrare la morte di un torero
Autore: Paolo De Marchi - Fonte: Il Timone
6 NUOVA RICOGNIZIONE DEL 2014: IL MIRACOLO EUCARISTICO DI SIENA REGGE AL VAGLIO SCIENTIFICO
A cento anni dall'ultima analisi scientifica, un'ulteriore verifica ha confermato che le Sacre Particole si stanno ancora mantenendo miracolosamente intatte (contro ogni legge naturale!)
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero
7 AL VERTICE ONU SUL CLIMA I CARDINALI PAROLIN E MARADIAGA FANNO DISCORSI ECOLOGISTI E ANTISCIENTIFICI
Clamorosi errori e utilizzo delle categorie dello ''sviluppo sostenibile'' dimenticando lo ''sviluppo umano integrale'' della Caritas in Veritate, l'enciclica di Benedetto XVI
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
8 LETTERE ALLA REDAZIONE: COME SOPRAVVIVERE ALLE FALSITA' DI PIERO ANGELA E DEI LIBRI SCOLASTICI?
Due libri imperdibili: ''Le frontiere dell'evoluzionismo'' e ''Perché io credo in colui che ha fatto il mondo'' (VIDEO: Antonino Zichichi)
Autore: Giano Colli - Fonte: Redazione di BastaBugie
9 OMELIA XXVII DOMENICA TEMPO ORD. - ANNO A - (Mt 21,33-43)
Avranno rispetto per mio figlio
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - CONFESSIONI DI UN EX JIHADISTA: HO VISTO L'ORRORE, LE BAMBINE CRISTIANE STUPRATE, LE DECAPITAZIONI
Un uomo che voleva combattere in Siria contro Assad è entrato nell'esercito dello Stato islamico; fuggito, ha raccontato tutto
Autore: Leone Grotti - Fonte: Tempi, 23 settembre 2014

Quando nell'ottobre del 2013 Sherko Omer (nome di fantasia per ragioni di sicurezza) è partito da Halabja, nel Kurdistan, alla volta della Siria per combattere Bashar Al Assad, pensava di unirsi ai ribelli siriani e invece si è ritrovato tra le fila dello Stato islamico. Prima di pentirsi e riuscire a scappare alla fine di febbraio ha visto le atrocità dei jihadisti a Raqqa ed è stato indottrinato secondo le regole del Califfato. Ha raccontato la sua storia a un cronista di Your Middle East.

DECAPITARE LE GALLINE PER ALLENAMENTO
Nel campo dove è stato addestrato insieme ad altri, in Turchia, «ci si esercitava a decapitare le persone facendo pratica con le galline e altri animali. Io però non ho mai fatto cose del genere perché hanno scoperto che ero un tecnico professionista e mi hanno assegnato a mansioni tecniche, addestrandomi solo ad usare pistole e armi leggere. Non ho mai combattuto e questo è il motivo per cui alla fine mi sono salvato».

72 VERGINI IN PARADISO
Omer spiega che durante l'addestramento i jihadisti si sono rivelati «gentili e rispettosi fornendoci cibo, vestiti e armi. (…) Ci hanno anche detto che [con il nostro comportamento] ci stavamo assicurando un posto in Paradiso». Alle nuove reclute veniva anche detto che «come martiri avremmo avuto 72 vergini ciascuno in Paradiso e avremmo potuto salvare dall'inferno molti nostri cari». Ma le donne non riguardavano solo l'aldilà: «Spiegandoci il Corano ci hanno detto che tutte le donne non musulmane che avremmo fatto prigioniere sarebbero state nostre mogli secondo la volontà di Dio».

SESSO PER IL JIHAD
Infatti, continua, «durante il jihad (…) è permesso avere rapporti sessuali con le prigioniere, anche se sei già sposato. Puoi comprare e vendere tutte queste donne. (…) Ci sono anche musulmane che si offrono per i jihadisti e questo viene chiamato "Sesso per il jihad" e in questo modo anche loro si guadagnano il Paradiso. Ad ogni modo, queste donne erano soprattutto a disposizione dei comandanti, non dei normali jihadisti».

STUPRARE LE INFEDELI
Omer, che afferma di «non aver mai fatto niente del genere», racconta di aver assistito a molte scene di questo tipo: «Gli emiri e i comandanti dello Stato islamico si vantavano di andare con le donne considerate infedeli, non musulmane o colpevoli di apostasia contro la loro volontà. Questo accadeva ad esempio alle donne cristiane a Raqqa dopo che i loro mariti erano stati pubblicamente decapitati».

CRISTIANI PERSEGUITATI
Omer è stato assegnato dopo il suo addestramento «alle comunicazioni» nella città di Raqqa, dove lo Stato islamico ha instaurato il suo primo centro del califfato. Racconta l'ex terrorista: «Una volta ho visto sei jihadisti ordinare a una donna cristiana e a sua figlia di diventare loro mogli. La figlia avrà avuto 12 o 13 anni. Ho provato a dire loro che per l'islam costringere le donne a sposarsi è vietato e che le bambine non possono essere toccate in periodo di guerra. Allora mi hanno puntato le loro armi in faccia e mi hanno detto di andarmene. Sono stato portato in una corte della sharia e il giudice ha detto che mi sbagliavo perché a 13 anni non si è più bambini, principalmente perché Maometto aveva sposato sua moglie Aisha quando aveva solo 9 anni. Mi ha accusato di non avere fede» e «sarei potuto finire in carcere, sanzionato con pene molto dure se il mio comandante non fosse arrivato a salvarmi».

UCCIDEVANO PER NIENTE
Questo episodio ha convinto Omer a scappare, anche se «non l'ho fatto subito perché sono un codardo e avevo paura di essere decapitato. (…) Contrariamente a come agivano nel campo di addestramento in Turchia, a Raqqa i jihadisti giocavano a fare Dio: erano cattivi, arrestavano e uccidevano la gente per niente». Quando «ho assistito alla decapitazione pubblica di un soldato dell'esercito curdo siriano Ypg ho deciso di rischiare [e scappare]. (…) Quando il suo collo era stato troncato a metà gli avevano versato il sale sopra per farlo soffrire ancora di più».

PURO ORRORE
L'occasione di fuggire è arrivata quando è stato dislocato a nord di Serekaniye, città curda, passando di nuovo attraverso la Turchia «che ha chiuso un occhio per farci passare, essendoci molta cooperazione tra turchi e Stato islamico». Quando il suo campo base è stato attaccato dall'esercito curdo Ypg si è arreso subito, «gridando in curdo. Loro hanno accettato la mia resa» anche perché hanno creduto che «non avessi mai combattuto. Grazie a Dio e all'Ypg ora sono scappato fisicamente, ma Raqqa torna ancora a spaventarmi nella mia mente perché quello che ho visto là è stato puro orrore».

Fonte: Tempi, 23 settembre 2014

2 - DUE ''MAMME'' LESBICHE PRETENDONO CHE IL LORO BAMBINO DI 6 ANNI SIA TRATTATO COME UNA BAMBINA
In quella scuola cattolica (!) il preside ha informato gli insegnanti che chi tratterà il bambino come un maschio sarà punito
Autore: Benedetta Frigerio - Fonte: Tempi, 26 settembre 2014

Da quest'anno il figlio di due donne, iscritto in una scuola cattolica di Toronto, potrà usare il bagno e gli spogliatoi delle femmine. La scuola elementare ha ceduto alla richiesta delle donne, che hanno presentato il loro figlio al direttore come una femmina.

SONO PREOCCUPATA
Il nome della scuola, così come quello del bambino, non è stato reso noto per ragioni di riservatezza e sicurezza dall'associazione Peace (Public Educational Advocates for Christian Equity), che è venuta a conoscenza della storia attraverso la madre di una delle bambine che quest'anno potrebbe ritrovarsi in bagno con un maschio. «La mia più grande preoccupazione è che così si confonderanno le menti dei bambini di fede su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato», ha confessato la madre.

IDENTITÀ DI GENERE
All'atto di iscrivere il figlio di sei anni in prima elementare, le due donne hanno fatto l'esplicita richiesta agli insegnanti di trattarlo come una femmina. La coppia, riferendosi a due leggi recentemente approvate dalla provincia di Toronto sull'identità di genere, ha anche ricordato alla scuola che un rifiuto sarebbe stato considerato come un atto discriminatorio. Nonostante le leggi in questione non obblighino le scuole a permettere a un maschio di andare nel bagno delle femmine, l'istituto non si è opposto, chiedendo però che il bambino usasse almeno il bagno per gli handicappati.

PUNIRE CHI SI SBAGLIA
Davanti al rifiuto della madre e della sua compagna, la scuola ha ceduto, informando famiglie e insegnanti di conseguenza: il bambino cioè deve essere trattato come una femmina e gli insegnanti devono punire gli alunni qualora, sbagliandosi, si riferiscono al bambino come a un maschio e non come a una femmina. Per questo motivo una mamma, temendo per la figlia, ha protestato con la scuola. Il preside, dopo essersi sorpreso dei timori della donna, ha girato il caso al distretto scolastico delle scuole cattoliche di Toronto, che ancora non ha dato risposte sulla vicenda.

PRESSING LGBT
Secondo il presidente di Peace, Phil Lees, dietro alla richiesta delle due donne c'è una strategia degli attivisti Lgbt che vorrebbero far scoppiare un caso emblematico per portare avanti la loro agenda anche nelle scuole cattoliche. Certe cose, commenta Lees, «accadono quando l'uomo vuole comandare e sostituirsi a Dio. Se abbiamo questi problemi nelle nostre scuole è perché la gente di fede da due o tre generazioni ha gettato la spugna».

Nota di BastaBugie: guarda il video di presentazione delle veglie del 5 ottobre 2014 organizzate dalle Sentinelle in Piedi in 100 piazze italiane (l'elenco si trova sotto il video) contro l'introduzione del reato di omofobia e dei matrimoni e adozioni gay


https://www.youtube.com/watch?v=VqEUhYkHGJA

ELENCO VEGLIE
Da Trento a Salerno, da Bisceglie a Trieste passando per Firenze, Napoli e Milano, da Genova a Venezia, ecco gli appuntamenti principali in ordine alfabetico (piazze in continuo aggiornamento sul sito www.sentinelleinpiedi.it):
05/10/2014 Aosta Piazza Chanoux h10.30
05/10/2014 Arezzo Piazza Risorgimento h17.00
05/10/2014 Ascoli Piceno Piazza del Popolo h17.00
05/10/2014 Bari Piazza del Ferrarese h20:00
05/10/2014 Bergamo Piazza Sant'Anna h17.30
05/10/2014 Biella via Battistero angolo via Italia h17.00
05/10/2014 Bisceglie (BT) Piazza Regina Margherita h11.00
05/10/2014 Bologna Piazza S. Francesco h17.00
05/10/2014 Bolzano Piazza Walter h10.00
05/10/2014 Brescia Piazza Duomo h16.30
05/10/2014 Busto Arsizio (VA) Piazza Santa Maria h17.30
05/10/2014 Cagliari Parco della Musica h11.30
05/10/2014 Como Piazza Duomo h17.30
04/10/2014 Crema Piazza Duomo h21.00
05/10/2014 Cremona Piazza Sant'Antonio M. Zaccaria h18.00
05/10/2014 Cuneo Piazza Galimberti h17.00
05/10/2014 Desenzano (BS) Piazza Garibaldi h16.00
05/10/2014 Ferrara Piazza Trento e Trieste (Listone) h18.00
05/10/2014 Firenze Piazza Strozzi h11.30
05/10/2014 Genova Piazza de Ferrari h18.00
05/10/2014 Imperia Piazza Spianata Borgo Peri h16.00
05/10/2014 Ivrea Piazza di Città h16.30
04/10/2014 La Spezia Piazza Ramiro Ginocchio h16.00
05/10/2014 Latina Piazza della Libertà h17.00
05/10/2014 Lecco Piazza Monumento ai Caduti h17.00
28/09/2014 Legnago (VR) Piazza Garibaldi h18.00
05/10/2014 Magnago (MI) Piazza San Michele h11.30
05/10/2014 Matera Piazza Vittorio Veneto h20.00
05/10/2014 Milano Piazza XXV aprile h11.00
05/10/2014 Modena Piazza Mazzini h18.00
05/10/2014 Montalbano Jonico (MT) Piazza Vittoria h20.00
05/10/2014 Napoli via Scarlatti angolo via L.Giordano (quartiere Vomero) h11.30
05/10/2014 Nuoro Piazza V.Emanuele h11.30
05/10/2014 Padova Piazza Emeritani h17.00
05/10/2014 Parma Piazza Garibaldi h18.30
05/10/2014 Pavia Piazza della Vittoria h17.30
05/10/2014 Perugia Piazza IV novembre h11.00
05/10/2014 Pisa Piazza di Cavalieri h18.00
11/10/2014 Pordenone Piazza XX Settembre h17.00
05/10/2014 Rapallo (GE) Piazza del Chiosco della Musica (lungomare) h17.00
05/10/2014 Ravenna Piazza S. Francesco h17.00
05/10/2014 Reggio Calabria Piazza Italia h18.30
05/10/2014 Reggio Emilia Piazza Prampolini h16.00
05/10/2014 Rovereto (TN) Piazza Loreto h16.00
05/10/2014 Salerno Piazza Portanova h20.00
04/10/2014 Saluzzo (CN) Piazza Vineis h17.00
05/10/2014 Sassari Piazza d'Italia h18.30
05/10/2014 Siena Piazza del Campo h18.00
04/10/2014 Stresa (TO) Lungolago ( presso la fontana dei giardini ) h16.00
05/10/2014 Subiaco (RM) Pizza della Resistenza h17.00
05/10/2014 Terni Piazza della Repubblica h17.00
05/10/2014 Torino Piazza Carignano h16.00
05/10/2014 Trento Piazza Duomo h18.00
05/10/2014 Trieste Piazza Unità h18.30
05/10/2014 Udine Piazza san Giacomo h11.30
05/10/2014 Vanzaghello (MI) Piazza Costituzione h11.15
05/10/2014 Varese Piazza Cacciatori delle Alpi h17.00
05/10/2014 Venezia Campo San Geremia h17.30
05/10/2014 Verona Piazza dei Signori h18.00
05/10/2014 Viterbo Piazza del Plebiscito h19.00

Fonte: Tempi, 26 settembre 2014

3 - I SACERDOTI HANNO L'OBBLIGO DELL'ABITO ECCLESIASTICO
Oggi che si è affievolito il senso del sacro, la gente ha ancora più bisogno di questi segni esterni che rimandano a Dio
Autore: Giovanni Paolo II - Fonte: Sito del Vaticano, 8 Settembre 1982

La cura dell'amata diocesi di Roma pone al mio animo numerosi problemi, tra i quali appare meritevole di considerazione, per le conseguenze pastorali da esso derivanti, quello relativo alla disciplina dell'abito ecclesiastico.
Più volte negli incontri con i sacerdoti ho espresso il mio pensiero al riguardo, rilevando il valore ed il significato di tale segno distintivo, non solo perché esso contribuisce al decoro del sacerdote nel suo comportamento esterno o nell'esercizio del suo ministero, ma soprattutto perché evidenzia in seno alla Comunità ecclesiastica la pubblica testimonianza che ogni sacerdote è tenuto a dare della propria identità e speciale appartenenza a Dio. E poiché questo segno esprime concretamente il nostro "non essere del mondo" (cf. Gv 17,14), nella preghiera composta per il Giovedì Santo di quest'anno, alludendo all'abito ecclesiastico, mi rivolgevo al Signore con questa invocazione: "Fa' che non rattristiamo il tuo Spirito... con ciò che si manifesta come una volontà di nascondere il proprio sacerdozio davanti agli uomini e di evitarne ogni segno esterno".

UN MESSAGGIO DA TRASMETTERE ANCHE CON I SEGNI ESTERNI
Inviati da Cristo per l'annuncio del Vangelo, abbiamo un messaggio da trasmettere, che si esprime sia con le parole, sia anche con i segni esterni, soprattutto nel mondo odierno che si mostra così sensibile al linguaggio delle immagini. L'abito ecclesiastico, come quello religioso, ha un particolare significato: per il sacerdote diocesano esso ha principalmente il carattere di segno, che lo distingue dall'ambiente secolare nel quale vive; per il religioso e per la religiosa esso esprime anche il carattere di consacrazione e mette in evidenza il fine escatologico della vita religiosa. L'abito, pertanto, giova ai fini dell'evangelizzazione ed induce a riflettere sulle realtà che noi rappresentiamo nel mondo e sul primato dei valori spirituali che noi affermiamo nell'esistenza dell'uomo. Per mezzo di tale segno, è reso agli altri più facile arrivare al Mistero, di cui siamo portatori, a Colui al quale apparteniamo e che con tutto il nostro essere vogliamo annunciare.

FAVORIRE L'USO DELL'ABITO ECCLESIASTICO
Non ignoro le motivazioni di ordine storico, ambientale, psicologico e sociale, che possono essere proposte in contrario. Potrei tuttavia dire che motivazioni di eguale natura esistono in suo favore.
Devo però soprattutto rilevare che ragioni o pretesti contrari, confrontati oggettivamente e serenamente col senso religioso e con le attese della maggior parte del Popolo di Dio, e con il frutto positivo della coraggiosa testimonianza anche dell'abito, appaiono molto più di carattere puramente umano che ecclesiologico.
Nella moderna città secolare dove si è così paurosamente affievolito il senso del sacro, la gente ha bisogno anche di questi richiami a Dio, che non possono essere trascurati senza un certo impoverimento del nostro servizio sacerdotale.
In forza di queste considerazioni, sento il dovere, come Vescovo di Roma, di rivolgermi a lei, signor Cardinale, che più da vicino condivide le mie cure e sollecitudini nel governo della mia diocesi, perché, d'intesa con le Sacre Congregazioni per il Clero, per i Religiosi e gli Istituti Secolari e per l'Educazione Cattolica, voglia studiare opportune iniziative destinate a favorire l'uso dell'abito ecclesiastico e religioso, emanando a tale riguardo le necessarie disposizioni e curandone l'applicazione.
Nell'invocare su di lei, signor Cardinale, e sull'intera diocesi di Roma l'onnipotente aiuto del Signore, per l'intercessione della Vergine santissima "Salus Populi Romani", di cuore imparto l'apostolica benedizione.

Nota di BastaBugie: il codice di diritto canonico (can. 284) prevede l'obbligo dell'abito ecclesiastico per i chierici. Lo stesso canone rimanda alle singole Conferenze Episcopali per la determinazione di quale sia l'abito ecclesiastico più conveniente e adatto alle circostanze del luogo.
Per l'Italia la CEI ha stabilito che, fuori dalle celebrazioni liturgiche (per le quali sono previste vesti apposite) il clero in pubblico deve indossare la talare oppure il clergyman (nero, grigio scuro o blu scuro) con il colletto ecclesiastico romano (come risulta dalla lettera del Cardinale Ugo Poletti al clero romano, confermata dalla Congregazione per il Clero e i Religiosi e approvata da Papa Giovanni Paolo II nell'udienza del 27 settembre 1982).
La talare, per intenderci, è l'abito di don Camillo, mentre il clergyman è composto da pantaloni, giacca e camicia con colletto bianco. Vestiti diversi da quelli previsti sono quindi insufficienti e contrari alle norme. Avere una spillina con la croce non giustifica l'assenza dell'abito appropriato (talare o clergyman). Non sono consentiti nemmeno clergyman con colori diversi da quelli stabiliti (nero, grigio scuro o blu scuro).

Fonte: Sito del Vaticano, 8 Settembre 1982

4 - SBUGIARDATA LA GURU ANTI OGM, MADRINA DI EXPO 2015
Fiera dell'innovazione mondiale o festa paesana antiscientifica?
Autore: Luigi Santambrogio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 12-09-2014

Fiera dell'innovazione mondiale o festa strapaesana dell'eco vanità e della nutrizione slow e ultra light? Al netto di spese folli (poche), di padiglioni che lasceranno senza fiato gli spettatori (nessuno) e meraviglie da consegnare a futura memoria, l'Expo 2015 di Milano mostra già scricchiolii sinistri di un annunciato fallimento. Le tangenti non c'entrano, neppure le inchieste giudiziarie sulle infiltrazioni criminose: il baco cresce e rosicchia dentro lo stesso cuore verde della grande esposizione, dedicata al tema dell'alimentazione e delle risorse necessarie a nutrire i 7 miliardi di abitanti terrestri.

TRA INCOSCIENZA E MALAFEDE
Ci vuole incoscienza, o malafede, per allestire una fiera planetaria del cibo inneggiando solo al biologico e all'agricoltura felice della perduta età dell'oro. Fingendo che biotech e Ogm non siano stati ancora inventati. Ma questo già si sapeva, oggi, però, la manovra turlupinatrice su scala mondiale ha pure l'aggravante del millantato credito e del falso ideologico. Colpevole una delle più "prestigiose" e "credibili" (almeno fino a ieri) firme di Expo 2015: Vandana Shiva, consulente scientifico, madrina intellettuale e "ambassador" nel mondo dell'evento espositivo. La signora indiana è diventata, grazie al sostegno di movimenti e media occidentali, l'eroina delle battaglie anti Ogm e del ritorno ai sistemi di coltivazioni del passato, cioè l'aratro e i buoi.
«Tornare alla Terra Madre, organismo vivente che interconnette tutti noi, alla semplicità», contro «il sistema industriale e globalizzato che è un circuito di spreco», esorta Shiva sul sito dell'Expo 2015. E già questo basterebbe a immaginare quanta innovazione troveranno i visitatori in questa Fiera della "semplicità". Ma pare che la cosa non preoccupi il Comitato dell'Expo, né l'Università Bicocca di Milano che ha affidato all'eroina indiana la supervisione del "cluster" dedicato al riso, realizzato dalla stessa Università. «L'impegno di Vandana Shiva per la salvaguardia dei semi», scrivono, «testimonia l'importanza delle risorse alimentari, il pericolo dell'ingegneria genetica e il dovere di garantire una equa distribuzione delle risorse in base ai bisogni». Ma a raffreddare gli accademici entusiasmi ecco le scioccanti rivelazioni arrivate dagli Usa in merito alle fondatezze delle tesi sbandierate dalla signora delle sementi e, cosa ancora più imbarazzante per i prof della Bicocca, sul suo presunto curriculum scientifico.

UN'INCHIESTA SMONTA LE SUE PRESUNTE VERITÀ SUI SEMI FRANKENSTEIN
A smascherare Vandana Shiva è il New Yorker, la Bibbia dei liberal americani, con un'inchiesta sulla pasionaria indiana che smonta pezzo per pezzo tutte le sue presunte verità sui semi Frankenstein diventate poi il mantra dei movimenti anti Ogm nel mondo. Le questioni sollevate dal New Yorker non sono nuove, ma difficilmente avevano raggiunto finora il grande pubblico, stregato più che altro dal carisma del personaggio e dal fascino delle sue battaglie. Ma Shiva, scrive la rivista, non è quella che vuole far credere di essere, cioè "uno dei più importanti fisici dell'India".
Falso, perché pare non sia mai andata oltre la laurea, come falsi sono i suoi racconti sui devastanti effetti per la salute degli alimenti geneticamente modificati, ottenuti confrontando i grafici sull'aumento delle colture biotech con quelli sull'incremento di alcune malattie come diabete e Alzheimer: «Shiva», avverte la rivista, «ha commesso un comune, ma pericoloso errore: confondere correlazione con causalità. In questo modo si può scoprire, per esempio, che la crescita delle vendite di prodotti biologici negli ultimi dieci anni corrisponde quasi esattamente con l'aumento dell'autismo. Del resto, anche l'aumento delle vendite di tv ad alta definizione, o del numero di americani che vanno al lavoro ogni giorno in bicicletta». Errore mica da poco, soprattutto per un aspirante premio Nobel per la Fisica.

UNA RELAZIONE FANTASIOSA
Tra le altre panzane no Ogm, il New Yorker smantella, quella diventata il cavallo di battaglia di Shiva: la relazione tra la diffusione del cotone BT e i suicidi tra gli agricoltori indiani strozzati dai debiti con la Monsanto, colpevole di pretendere insostenibili royalty sui semi. Ma non è così: lo dicono alcuni contadini indiani intervistati dalla rivista, che non può certo essere accusata di essere sottomessa alle multinazionali, ma soprattutto il fatto che in India una legge garantisce a ogni coltivatore il diritto di conservare, usare, riutilizzare, scambiare, condividere o vendere i propri semi. Eppure a Milano, lady Vandana ci è arrivata con il viatico dell'Università Bicocca, ed è il meglio che il genio espositivo italiano ha saputo trovare per raccomandarsi al mondo. Paradossale e grottesco, come scrive Giordano Masini sul Foglio, il solo quotidiano ad aver ripreso e rilanciato l'inchiesta del New Yorker: «Si parla di cibo, di agricoltura e quindi di povertà: com'è possibile che le tecnologie più avanzate nell'ambito del miglioramento genetico delle piante agrarie, grazie a una scelta politica che ha visto concorde tutto l'arco costituzionale, siano state tenute lontane da un evento simile? Com'è possibile che a un mondo che chiede pane, e competenze per produrlo, l'Expo risponda consigliando brioches?»
Rassegniamoci, dunque alle brioches e a un Expo di operette biodegradabili e a impatto zero, piazzista di un'alimentazione da green economy con cibi leggeri, fatti a mano e vegetariani. Come piace a Carlo Petrini, guru di Slow Food con gusti e simpatie sempre più "right wing" (lì dove sta il portafoglio) e grande fan degli orti di morattiana memoria. Oppure come vuole il tycoon di Eataly, Oscar Farinetti, corteggiato e riverito come se il suo business privato coincidesse con gli interessi dell'Italia tutta. E poi c'è la Coldiretti, forse la prima responsabile di questo fronte di retroguardisti anti Ogm. Lo denunciava già qualche mese fa il Sole 24 ore: «….chi sta conducendo Expo2015 verso il baratro è Coldiretti: nemesi dell'agricoltura italiana. Nonostante sia responsabile del declino dell'agricoltura e del fallimento di Federconsorzi, che è costato alle casse dello Stato centinaia di milioni di euro, questa organizzazione privata continua a condizionare la politica agricola, manovrando la distribuzione di aiuti economici a discapito di qualunque incentivo alla produttività, alla competitività e alla valorizzazione del diversificato e straordinario potenziale insito nel sistema agricolo italiano date le condizioni geoclimatiche».

IL PARADOSSALE DIVIETO DI COLTIVARE QUEL CHE È LEGITTIMO IMPORTARE
C'è, infine, un'altra faccia, forse la più sporca e cattiva, che la forsennata lotta al biotech in agricoltura cerca di nascondere con ogni mezzo. Ed è il divieto, confermato dagli ultimi sei governi (di destra e di sinistra) che impedisce agli agricoltori italiani di coltivare quel che invece è legittimo importare, e che li mette in una condizione di oggettivo svantaggio competitivo nei confronti degli agricoltori del resto del mondo. «Gli Ogm non sono esclusi, sono nascosti», accusa Eddo Ruggini, professore di Agraria all'università di Viterbo, intervistato dal Foglio. «Perché di mangimi Ogm nutriamo i nostri animali d'allevamento. E mentre le varietà di piante italiane s'impoveriscono e muoiono, noi preferiamo importare dall'estero perfino la pianta del pomodoro San Marzano, un ibrido israeliano, invece che puntellare le nostre varietà con la ricerca».
Mangimi importati e derivati da quegli stessi Ogm che ai nostri agricoltori è vietato coltivare, mentre il mais italiano deve essere venduto per fare biocarburante, in quanto appestato da parassiti e quindi tossico. Insomma, l'Expo 2015 di Milano si preannuncia come un immensa Fiera dove non ci sarà l'agricoltura reale, che serve a dare un futuro alla Terra, ma solo quella immaginata, naturale e per pochi. Con questo programma, tutta verdura e primizie tropicali, non ci sarà trippa per gatti. E neppure cibo per chi soffre invece la fame, quella vera mica il languorino a metà mattina.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 12-09-2014

5 - IL MITO DI GUERNICA NON REGGE ALLA PROVA DEI FATTI
Nella guerra civile spagnola il bombardamento di Guernica avrebbe ispirato Picasso che vende il celebre quadro ricavandone miliardi (pagati da Stalin)... ma è un falso perché il dipinto era stato realizzato per celebrare la morte di un torero
Autore: Paolo De Marchi - Fonte: Il Timone, Settembre/Ottobre 2002 (n. 21)

"La Spagna contemporanea è un nodo drammatico anche per il rapporto apparentemente inestricabile tra politica e storiografia. Passioni ideologiche e ragioni di schieramento si sono abbattute sul lavoro degli storici come forze prementi e distorcenti sino al punto di rendere assai ardua la ricostruzione effettiva del passato". Queste parole di Giorgio Rumi spiegano molto bene come mai, a oltre 60 anni dalla fine della Guerra Civile, molti, troppi suoi snodi importanti siano ancora o poco conosciuti o addirittura ignorati, o - ancora peggio - radicalmente travisati attraverso una oculata manipolazione. Da un lato, infatti, non si vuole ancora riconoscere una verità in realtà palese, e cioè che la guerra di Spagna (18 luglio 1936 - 1 aprile 1939) è stata essenzialmente e prima di tutto una persecuzione religiosa, che trae origine dall'ideologia anticattolica del regime repubblicano instaurato nel 1931, e che è cosa ben diversa dalla repressione politica, la quale fu invece praticata, in modo brutale e spietato, da entrambe le parti contendenti (e invero i 239 martiri spagnoli beatificati da Giovanni Paolo II sono tutti vittime dei repubblicani, e hanno subito il martirio in quanto cattolici). E dall'altro lato, si è venuta creando una serie di vere e proprie leggende, che tuttora si trovano nei più diffusi libri di storia, e delle quali è urgente una verifica per ristabilire la pura e semplice verità dei fatti.

LA LEGGENDA INVENTATA
Prendiamo per esempio Guernica. Secondo la vulgata universalmente diffusa, Guernica è una cittadina basca di 7000 abitanti, bucolica e senza alcun interesse militare, che sarebbe stata rasa al suolo dalla modernissima aviazione nazista il lunedì 26 aprile 1937; i morti sarebbero stati 1454 (3000 secondo altri) e 889 i feriti: così tanti, anche perché il lunedì era giorno di mercato. Per commemorare l'eccidio, Picasso avrebbe dipinto il famosissimo quadro omonimo. Ma le cose stanno davvero così? Va premesso che all'origine della "leggenda" sta una corrispondenza sul Times di un noto giornalista, George Lowther Steer che peraltro non era sul posto quel giorno, e che poi riunì le sue disinformazioni in un libro, The tree of Guernika, pubblicato a Londra nel 1938. E ora vediamo i fatti.

GUERNICA: I FATTI
1) Guernica raggiungeva a stento i 4000 abitanti, e costituiva un importante obiettivo militare, in quanto rilevante nodo stradale e ferroviario e sede di due fabbriche dì armi e bombe.
2) Quel lunedì non ci fu mercato a Guernica, perché il delegato del governo basco, Francisco Lozano, lo aveva sospeso, così come aveva sospeso la partita di pelota, in programma per la sera.
3) Il bombardamento non fu opera esclusiva dei bombardieri tedeschi, e neppure di aerei molto moderni (come Steer volle far credere, per fomentare l'odio verso i nazisti e convincere della necessità di un riarmo inglese per difendersi contro Hitler e la sua potenza bellica): ad esso parteciparono infatti tre Savoia Marchetti 79 italiani, oltre a numerosi caccia, sempre italiani (Si tenga presente che esiste la documentazione abbastanza precisa del numero dei voli, del tipo di apparecchi impiegati e del tipo di bombe sganciate).
4) Il numero delle vittime è stato enormemente gonfiato, e in realtà non arriva al centinaio: il che non significa che il bombardamento non ci sia stato, come per anni ha cercato di sostenere la propaganda nazionalista, attribuendo l'incendio della città e i morti soltanto all'azione dell'esercito repubblicano in ritirata.
5) Sta di fatto, comunque, che la distruzione di Guernica dipende per circa un quarto dal bombardamento: ma, dato che la città fu bruciata per circa il settanta per cento, il resto è stato provocato da incendi ed esplosioni ad opera dei repubblicani prima di abbandonare la città (anche qui, esistono testimonianze dirette e specifiche, di cui la mitologia ufficiale non ha mai voluto tener conto).

IL QUADRO DI PICASSO SUL TORERO MORTO
Quanto infine al quadro di Picasso, anche qui la verità sembra divergere nettamente dalla leggenda ormai consolidata. Come racconta Messori, in effetti, il famoso pittore, grande appassionato della corrida, aveva celebrato in un'enorme tela - che conservava ancora nel suo studio parigino - la morte di un celebre torero, Joselito. Ma quando il governo repubblicano gli chiese un quadro per l'Esposizione Universale di Parigi, che doveva aver luogo nel 1937, ecco che Picasso pensò bene di utilizzare l'opera già dipinta in memoria di Joselito, limitandosi a qualche modifica e al cambio del titolo, che divenne appunto Guernica: dopo di che passò ad incassare dal governo spagnolo il prezzo pattuito (300.000 pesetas, cioè qualche miliardo di lire oggi, regolarmente fornito da Stalin). E nasce così la leggenda di quest'opera certo notevole, ma sicuramente sopravvalutata - perché in sostanza troppo enfatica e gridata nel suo acceso espressionismo - e sulla quale le interpretazioni peregrine si sprecano: fino a scambiare per il Minotauro (motivo peraltro molto caro a Picasso) il toro che uccise Joselito, e a non avvertire che il cavallo trafitto, al centro del quadro, non simboleggia un bel niente, ma è soltanto una povera bestia sventrata dal toro. La conclusione di questa breve nota, che rischia di essere tacciata di revisionista, è sempre la solita: la storia, quella vera, non può che essere seriamente - revisionista, perché uno dei suoi compiti essenziali è proprio quello di smascherare le mitologie interessate a nascondere la realtà dei fatti per scopi politici abbastanza evidenti, e poi pedissequamente ripetute fino a passare per verità assodate. E la guerra di Spagna è uno dei campi in cui più occorre ancora indagare con tranquilla ma rocciosa e implacabile intransigenza.

CRONOLOGIA
14 aprile 1931. Il re Alfonso XIII lascia il Paese, dopo la vittoria repubblicana alle elezioni. Viene proclamata la Repubblica. Inizia la propaganda antireligiosa.
Maggio 1931. Manifestazioni anticattoliche. Incendio di monasteri e chiese.
Febbraio 1936. Vittoria elettorale del "Fronte Popolare", formato da socialisti, radicali, comunisti e anarchici.
18 luglio 1936. Rivolta militare, guidata dal generale Francisco Franco contro il governo repubblicano. Scoppia la guerra civile. Germania, Italia e Portogallo sono con i rivoltosi. URSS e le "brigate internazionali" di volontari con le sinistre.
Settembre 1936. A Burgos viene istituito un governo guidato da Franco.
26 aprile 1937. Bombardamento di Guernica.
1 luglio 1937. Lettera collettiva dei vescovi spagnoli ai loro confratelli nel mondo. I vescovi vedono nella rivolta di Franco una speranza per la libertà della Chiesa.
28 marzo 1939. Le truppe del generale Franco entrano in Madrid.
1 aprile 1939. Termina la guerra civile con la sconfitta delle sinistre. La persecuzione contro la Chiesa presenta un drammatico bilancio: 13 vescovi, 4.184 sacerdoti e seminaristi, 2365 religiosi, 283 suore e decine di migliaia di laici uccisi dai comunisti e dalle sinistre in odio alla fede.

Nota di BastaBugie: sulla guerra di Spagna non possiamo non consigliare nuovamente due bei film di cui si possono avere maggiori informazioni dal sito FilmGarantiti cliccando nei link qui sotto
1) THERE BE DRAGONS (2012)
Il film sulla Guerra di Spagna che la Rai ha trasmesso in forma ridotta (cancellando le migliori parti del film)
http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=38
2) L'ASSEDIO DELL'ALCAZAR (1940)
Episodio epico fondamentale della Guerra di Spagna
http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=40

Fonte: Il Timone, Settembre/Ottobre 2002 (n. 21)

6 - NUOVA RICOGNIZIONE DEL 2014: IL MIRACOLO EUCARISTICO DI SIENA REGGE AL VAGLIO SCIENTIFICO
A cento anni dall'ultima analisi scientifica, un'ulteriore verifica ha confermato che le Sacre Particole si stanno ancora mantenendo miracolosamente intatte (contro ogni legge naturale!)
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero, 28 settembre 2014

Tutto si è svolto riservatamente, attorno al 10 settembre scorso. Ma la notizia più importante, quella sul risultato della ricognizione, è trapelata e ve la proponiamo.
A cento anni dall'ultima analisi c'è la conferma che le Sacre Particole conservate nella basilica di San Francesco, a Siena, si stanno ancora mantenendo miracolosamente intatte, contro ogni legge naturale.
Nel contenitore sono state rinvenute – com'era prevedibile – muffe e batteri, ma incredibilmente nessuna ostia è stata intaccata.
Un fenomeno inspiegabile perché per la loro composizione (come derivati del grano) le particole sono deperibilissime, molto vulnerabili da microrganismi e muffe. Sembra che su queste 233 ostie conservate a Siena le leggi di natura non possano nulla.
 
EGLI E' QUI
Molti decenni fa un arcivescovo di Siena, Tiberio Borghese, volle fare una sorta di controprova: fece sigillare alcune particole non consacrate in un contenitore. Dopo dieci anni una Commissione scientifica andò a vedere il loro stato e trovò solo frammenti decomposti e vermi.
Questo è infatti l'iter naturale delle materie organiche. Tutto si corrompe e si decompone.
Ma sfuggono a questa inesorabile legge fisica e chimica quelle ostie consacrate che si conservano nella Basilica di san Francesco, nella città di Santa Caterina, mirabile punto d'incontro dei due patroni d'Italia.
Nei diversi miracoli eucaristici, avvenuti soprattutto in Italia, solitamente si è verificata una trasformazione delle particole in carne (spesso del miocardio) e in sangue, quello di Siena si caratterizza perché il miracolo sono le stesse ostie che misteriosamente sfidano il tempo e le leggi naturali, rendendo così evidente la presenza permanente di Colui che è Signore della storia e dell'eternità.
Il grande Thomas S. Eliot cantava il "punto di intersezione del senza tempo col tempo". Eccolo qua.
Un altro poeta, Eugenio Montale nella sua laica "queste" della salvezza cercava "il varco" nella prigione della quotidianità, "la smagliatura nella rete" dell'esistenza, "l'anello che non tiene" nella concatenazione delle circostanze… Ecco dunque, nell'evento di Siena, il segno del grande varco che spalanca l'eternità qui nel tempo.
 
COME ACCADDE
Tutto comincia nell'anno 1730. Era il 14 agosto, la vigilia dell'Assunta. Tutto il popolo senese era accorso in Cattedrale per i primi vespri e l'offerta del cero votivo in onore della Madre di Dio.
Per questo dei ladri poterono entrare indisturbati nella Basilica di San Francesco e rubare la pisside d'argento piena di particole consacrate.
Per la città fu uno choc. Furono fatte preghiere e processioni per riparare l'atto sacrilego. Probabilmente gli stessi ladri restarono colpiti.
Fatto sta che tre giorni dopo, il 17 agosto, le particole furono rinvenute nel vicino Santuario di Santa Maria in Provenzano, dentro una cassetta delle elemosine.
La città fece festa. Processioni solenni e atti di adorazione si susseguirono anche nelle parrocchie, ripetutamente. Per questo al momento era stato deciso di non consumare quelle ostie. Finché ci si rese conto che, con il tempo, queste particole non subivano alcuna alterazione.
Devotamente custodite continuavano a restare incorrotte. Dunque si cominciò a constatare che un miracolo era in corso.
 
LO STUPORE
Le ostie, oltre ad essere esposte al deperimento organico e agli agenti atmosferici, avevano subito travasi di contenitori, contatti fisici per i periodici conteggi, scuotimenti.
Eppure quando le Sacre Particole vengono analizzate si trovano sempre "fresche, intatte, fisicamente incorrotte, chimicamente pure e non presentano alcun principio di corruzione".
Erano passati quasi due secoli, così, nel 1914, si decise di sottoporle all'analisi scientifica. Alla fine il verbale degli scienziati reciterà: "Le Sante Particole di Siena sono un classico esempio della perfetta conservazione di particole di pane azzimo consacrate nell'anno 1730, e costituiscono un fenomeno singolare, palpitante di attualità che inverte le leggi naturali della conservazione della materia organica. E' un fatto unico consacrato negli annali della scienza".
Nel corso degli anni seguirono poi nuovi trasferimenti di contenitori e un altro tentativo di furto nel 1951. Ma il miracolo è continuato.
Lo scrittore danese Joergensen, convertito al cattolicesimo, lo definì "una delle più grande meraviglie di Cristo sulla terra".
Circa venti anni fa mi trovai ad accompagnare io stesso l'allora cardinale Ratzinger alla Basilica di San Francesco e ricordo il suo stupore e la sua commozione per queste Sacre Particole.
Anche Giovanni Paolo II, in visita a Siena il 14 settembre 1980, aveva voluto sostare in adorazione davanti ad esse e alla fine, commosso, aveva sussurrato: "E' la Presenza!".
 
EGLI RIMANE
In effetti, la caratteristica del miracolo eucaristico di Siena è la sua continuità nel tempo, un segno che chiaramente rende evidente la permanenza della presenza di Cristo nell'ostia consacrata.
E' la conferma soprannaturale e straordinaria di una verità che il cattolicesimo proclama.
Ha scritto don Divo Barsotti: "Alcune confessioni protestanti non negano la presenza reale del Cristo nell'Eucarestia, ma negano che questa Presenza reale sia permanente: Gesù è presente nell'stante in cui si dona (…). La differenza sostanziale, si direbbe, con la dottrina eucaristica così come il Cattolicesimo l'ha sempre insegnata è precisamente questa: la presenza del Cristo nell'Eucarestia è permanente".
Negli ultimi decenni il pensiero protestante si è infiltrato nella Chiesa cattolica. Infatti Paolo VI, già nell'enciclica "Mysterium fidei" del 1965, metteva in guardia da queste false dottrine sull'eucarestia che stavano circolando nella Chiesa.
Una di queste sosteneva proprio che Cristo non sarebbe più presente nelle Ostie consacrate e rimaste dopo la celebrazione della Messa. Idea fatta propria da un cattoprogressismo sociologico, tutto centrato sulla dimensione orizzontale.
Idea falsissima. Non a caso il Concilio di Trento insiste nell'esortare all'adorazione eucaristica anche al di fuori della liturgia.
E Paolo VI in quella sua enciclica – sottolineava il cardinale Dulles – "ha parlato chiaramente e decisamente in favore della custodia del Santissimo Sacramento in un posto d'onore in chiesa" e poi "ha esortato i pastori a esporre il Sacramento per la solenne adorazione e a fare processioni eucaristiche".
Così come "Giovanni Paolo II ha cercato di promuovere la devozione dell'Eucarestia al di fuori della Messa" perché è "di valore inestimabile per la vita della Chiesa".
Lo stesso papa Wojtyla dedicava molte ore all'adorazione e "molte delle sue migliori intuizioni scaturivano da questi momenti di preghiera".
Benedetto XVI ha proseguito sulla stessa linea e il popolo cristiano ha riscoperto la bellezza e la ricchezza dell'adorazione eucaristica.
Eppure se questo è sempre stato il magistero della Chiesa, poi una sorta di magistero parallelo (e abusivo) ha seminato la sua zizzania.
E oggi tornano gli errori degli anni Sessanta, quando – scriveva il cardinale Dulles – "ai fedeli veniva ripetuto, da educatori all'avanguardia in fatto di religione, che lo scopo del Santissimo Sacramento era di essere ricevuto nella comunione e non di essere adorato, come se le due cose si escludessero a vicenda".
Un riflesso di queste idee lo si ritrova oggi in quelle chiese cattoliche dove il tabernacolo con il Santissimo Sacramento non è più nel luogo nobile e importante della casa di Dio, ma in qualche sgabuzzino marginale e talora addirittura è stato estromesso fuori dalla chiesa.
Eppure è solo quel tabernacolo che caratterizza una chiesa cattolica. Edith Stein, filosofa ebrea tedesca, si convertì al cattolicesimo proprio perché – dopo aver visitato dei templi protestanti – un giorno entrò in una Chiesa cattolica e si rese conto che "qui c'è Qualcuno".
Divenne suora carmelitana e poi – uccisa ad Auschwitz – fu proclamata santa. Perché si era innamorata di quella Presenza.

Fonte: Libero, 28 settembre 2014

7 - AL VERTICE ONU SUL CLIMA I CARDINALI PAROLIN E MARADIAGA FANNO DISCORSI ECOLOGISTI E ANTISCIENTIFICI
Clamorosi errori e utilizzo delle categorie dello ''sviluppo sostenibile'' dimenticando lo ''sviluppo umano integrale'' della Caritas in Veritate, l'enciclica di Benedetto XVI
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 25-09-2014

Piove. Un brutto temporale. Ricchi e benestanti, se proprio devono andare in giro, sono muniti di ombrello, impermeabile e anche vestiti più pesanti per coprirsi bene. E se la situazione peggiora si rifugiano in casa. Alcuni poveri invece, già vestiti alla bell'è meglio, non hanno ombrelli, magari trovano temporaneo riparo sotto un ponte ma esposti comunque al freddo e all'umidità e quindi alle malattie e via peggiorando.

COSA FARE?
Il ricco che volesse fare qualcosa per aiutare il povero potrebbe scegliere una soluzione a costo zero (dare un passaggio con l'ombrello), oppure una comunque economica (regalare un ombrello) o anche altre via via più impegnative (regalare un ombrello e vestiti adeguati, offrire il rifugio in una abitazione, addirittura offrire un lavoro per togliere la persona dalla povertà). In ogni caso qualcosa che riduca la povertà o che ne lenisca almeno gli effetti più pesanti per i poveri. Tutte soluzioni comunque a portata di mano e di portafogli.
Ma oggi gli uomini al potere si sono inventati un'altra soluzione: lasciano pure i poveri sotto l'acqua (troppo facile pensare di risolvere tutto con un ombrello, bisogna andare alla radice del problema) e decidono che bisogna far smettere la pioggia. Nessuno sa come fare, in realtà, e per studiare il problema allora si spendono cifre enormi, si comincia a dire che è tutta colpa dei milioni di ombrelli comprati dai ricchi e si va dietro a soluzioni che potrebbero essere risolutive (anzi lo sono certamente, bisogna pur offrire un obiettivo concreto) e che però hanno il difetto di essere costosissime. Ma non fa niente, perché alla fine, tra 50 o 100 anni, il problema sarà risolto una volta per tutte. Ma chi paga? I ricchi ovviamente, e guai a sollevare obiezioni sostenendo che a fronte di un risultato incerto e che nessuno fra cento anni potrà verificare, sarebbe meglio investire i soldi aiutando i poveri di oggi concretamente, mettendoli in condizioni di non temere la pioggia. Sei solo un bieco egoista, sfruttatore, che cerchi solo il tuo interesse.

MANCA IL BUON SENSO
Ecco, questa è la situazione in cui siamo oggi: il buon senso che ha guidato l'umanità per millenni e che l'ha portata a uscire in larga parte dalla miseria e dalla precarietà, ha lasciato il posto all'irrazionalità e all'ideologia, al punto di organizzare marce mondiali contro i cambiamenti climatici, che sarebbe come proclamare uno sciopero contro il susseguirsi delle stagioni. Il riconoscimento della pochezza dell'uomo davanti alla natura ha lasciato il posto al delirio di onnipotenza che fa ritenere l'uomo in grado di poter controllare la natura, sostituendosi a Dio.
Questo è purtroppo ciò che guida la politica internazionale degli ultimi decenni, al punto che tra i capi di stato occidentali alcuni anni fa era di moda dire che il riscaldamento globale è una minaccia più grave del terrorismo internazionale. E infatti, come si vede….

ANCHE LA CHIESA CATTOLICA?
Ma ora c'è una novità. Anche la Chiesa cattolica, sulla spinta di forti gruppi di pressione al suo interno, sta cedendo a questa cultura dominante. Prova ne sono stati gli interventi in questi giorni del segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, al Vertice Onu sul clima, e del cardinale Oscar Andres Maradiaga al Summit delle religioni sul Clima, sempre a New York. Che in Vaticano l'aria sia cambiata se ne è accorto anche il settimanale scientifico Science, che nell'editoriale del 19 settembre prende spunto da un grosso convegno internazionale organizzato lo scorso maggio dalla Pontificia Accademia delle Scienze sociali per affermare che la Chiesa ha finalmente abbracciato la sostenibilità.

UN BREVE CHIARIMENTO
È un punto questo che richiede un breve chiarimento: da molti anni infatti ci sono interi episcopati (tedesco e francese anzitutto) e alcune organizzazioni non governative cattoliche che chiedono con insistenza che lo "sviluppo sostenibile" sia integrato nella Dottrina sociale della Chiesa, pressione a cui la Santa Sede e i papi hanno finora sempre resistito, e a ragione. Lo "sviluppo sostenibile" infatti è un concetto relativamente nuovo – codificato nel Rapporto della Commissione Brundtland, Our Common Future (Il nostro futuro comune, 1987) - che è figlio di una ideologia anti-umana. Presupposto infatti della sostenibilità è la convinzione che il mondo sia sovrappopolato e che in ogni caso si consumino molte più risorse di quante la natura ne possa offrire. Da qui anche la previsione di catastrofi prossime venture nel caso non si prendano immediati accorgimenti.

LA RADICE ANTI-UMANA
Questa radice anti-umana che va ben oltre la difesa dell'ambiente non è mai sfuggita al vertice della Chiesa, così come la differenza tra una certa concezione della natura e il Creato, biblicamente inteso. Così, malgrado le forti pressioni e la dura battaglia che l'ha tenuta ferma per molti mesi, nell'enciclica sociale di Benedetto XVI "Caritas in Veritate" il concetto di sviluppo sostenibile non è entrato: si trova invece spiegato il concetto di "sviluppo umano integrale" che tiene l'uomo al centro della Creazione senza ridurlo a una delle variabili viventi del pianeta. Il succitato convegno della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali fa apparire però la Caritas in Veritate un residuo del passato, e sulla stessa linea si pongono gli interventi dei cardinali Parolin e Maradiaga.
In discussione non sono le enunciazioni di principio sul valore della Creazione e la necessità di salvaguardare tutto il Creato, minacciato dall'avidità umana; né è in discussione la responsabilità per l'uomo di prendersi cura di quanto lo circonda.
Il problema nasce quando si passa a individuare le minacce per il Creato e come porvi rimedio. Ed è qui che, ad esempio, negli interventi di Parolin e Maradiaga c'è la totale sottomissione alla "religione" del riscaldamento globale antropogenico (cioè provocato dall'uomo). È uno schema che vede i paesi ricchi imputati di provocare eventi atmosferici catastrofici senza precedenti, dovuti alle emissioni di anidride carbonica causate dall'uso dei combustibili fossili; e le principali vittime sarebbero ovviamente i poveri, vulnerabili a questi cambiamenti climatici. Da qui il tira e molla per far pagare ai Paesi ricchi il "risarcimento" per i danni fatti.

CONSENSO SCIENTIFICO? MA QUANDO MAI?
Ecco dunque il cardinale Parolin ripetere il solito mantra del "consenso scientifico" intorno al riscaldamento «indiscutibile che c'è stato a partire dalla seconda metà del secolo scorso». E tutto questo sarebbe provocato «dalle emissioni di anidride carbonica dovute all'attività umana». Da qui ecco il «contributo che la Santa Sede vuole dare» per il «grande impegno politico ed economico che la comunità internazionale deve affrontare». In pratica il segretario di Stato afferma che la Santa Sede non comprerà ombrelli per i poveri – come ha sempre fatto – ma lavorerà con gli altri per far cessare la pioggia.
Il fatto è che nelle poche parole di Parolin citate c'è già una lunga lista di errori. Intanto quando si parla di scienza e di verità scientifiche il consenso non ha alcun significato, per le leggi scientifiche non si fa a maggioranza come in Parlamento. È la corrispondenza alla realtà che decide se una teoria è vera oppure no. E da questo punto di vista le affermazioni successive sul riscaldamento globale sono già state smentite. Tanto per cominciare, il periodo di riscaldamento comincia alla fine dell'Ottocento, ma non va in modo lineare e nemmeno coincide con le emissioni di anidride carbonica. Il boom di emissioni da attività umane si ha infatti subito dopo la Seconda Guerra mondiale, con l'esplosione delle attività industriali: ebbene dal 1945 al 1975 la temperatura globale scende tanto che all'inizio degli anni '70 si lancia l'allarme per il "raffreddamento globale". Poi la temperatura tende a risalire ma si ferma nel 1998 e da allora non c'è più stato alcun aumento, malgrado le emissioni di anidride carbonica continuino ad aumentare. In ogni caso non c'è alcun riscaldamento senza precedenti nella storia, ma va tutto secondo cicli naturali. Basterebbero queste semplici osservazioni per insinuare qualche dubbio fra tante granitiche certezze. Senza considerare che l'anidride carbonica viene trattata come un inquinante o comunque una sostanza pericolosa quando essa è il «mattone della vita», quell'elemento senza il quale la vita sulla terra non esisterebbe.

I CAMBIAMENTI CLIMATICI
Se vogliamo, ancora più sorprendente è stato il cardinale Maradiaga il quale, nel sostenere che «i cambiamenti climatici sono il principale ostacolo allo sradicamento della povertà», ha individuato nella crescita economica dei paesi ricchi la causa della malnutrizione diffusa nei paesi poveri. Si tratta di tesi ardite, per usare un eufemismo, tanto più che Maradiaga è un uomo nato e vissuto in Honduras, un paese povero, tradizionalmente vittima di eventi atmosferici estremi: il conto degli uragani che periodicamente distruggono l'Honduras si perde nei secoli, e ben si può dire che da quel punto di vista non è cambiato nulla. Il clima in generale – e non i cambiamenti climatici provocati dall'uomo negli ultimi decenni – è una difficoltà oggettiva per chi vive lì, ed è per questo che solo una politica di sviluppo che renda la popolazione meno vulnerabile può cambiare il corso della storia. Pensare che la situazione degli honduregni possa invece migliorare imponendo massicci investimenti all'industria americana ed europea per cambiare la loro tecnologia, e il pagamento - a mo' di risarcimento - di fior di quattrini ai governi locali che spesso li fanno "sparire" per propri interessi, è semplicemente ingenuo (anche questo è un eufemismo).
Quanto poi alla crescita economica dell'Occidente paragonata al sottosviluppo di altre regioni, certamente si può affermare che ci sono disuguaglianze figlie di ingiustizia, ma si deve anzitutto considerare che fattori principali del sottosviluppo sono la cultura di un popolo (e quindi anche la sua religione), le credenze, la corruzione dei governanti, la stratificazione sociale (tribù, clan, caste) e così via.
Troppo facile prendersela con i cambiamenti climatici. E in ogni caso una volta la Chiesa ci insegnava che davanti agli eventi atmosferici estremi (prolungata siccità, tempeste e così via) bisognava rivolgersi a Dio, il signore della natura; a Gesù, capace di dominare e farsi ubbidire dagli elementi della natura. Si pregava insomma, mica si mettevano pannelli solari.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 25-09-2014

8 - LETTERE ALLA REDAZIONE: COME SOPRAVVIVERE ALLE FALSITA' DI PIERO ANGELA E DEI LIBRI SCOLASTICI?
Due libri imperdibili: ''Le frontiere dell'evoluzionismo'' e ''Perché io credo in colui che ha fatto il mondo'' (VIDEO: Antonino Zichichi)
Autore: Giano Colli - Fonte: Redazione di BastaBugie, 30 settembre 2014

Spettabile redazione di BastaBugie,
seguo con attenzione il vostro notiziario da qualche anno e mi complimento con voi per lo stile asciutto e diretto con il quale trattate le notizie, sia quelle di attualità, sia quelle di approfondimento.
Avrei una domanda, o più che altro una richiesta. Ho un nipote che ha iniziato le scuole superiori ed è affascinato dalla scienza e dall'evoluzionismo. Purtroppo ormai crede fermamente, perché glielo hanno insegnato a scuola, che discendiamo dalla scimmia. Inoltre pensa che fede e scienza siano in contrasto perché da un lato ha sentito dire delle cose in famiglia e in parrocchia, ma dall'altro le trasmissioni di Piero Angela (Superquark, ecc.) gli fanno pensare che la scienza abbia ormai allontanato le "false credenze" delle religioni in generale e di quella cattolica in particolare.
Insomma la mia richiesta è quella di avere un consiglio su quale libro potergli regalare per dargli almeno un altro punto di vista, magari cattolico, su come si possa vedere che scienza, almeno quella vera, e fede non sono in contrasto.
Grazie mille per il vostro prezioso servizio. Continuate così.
Giulio

Caro Giulio,
è bello che un nonno si preoccupi della salute mentale e culturale (e di fede) dei propri nipoti. Ebbene sì il nostro servizio nasce proprio per confutare gli errori del nostro tempo, così ben propagandati dalla cultura dominante tramite scuola, televisioni e giornali.
Per quanto riguarda l'evoluzionismo, abbiamo addirittura una sezione del nostro sito su tale argomento. Puoi trovarla nella colonna di destra cliccando su EVOLUZIONISMO oppure al seguente link:
http://www.bastabugie.it/it/filtra_argomenti.php?id=21
Per quanto riguarda un libro da leggere che smentisca, dati alla mano, la teoria dell'evoluzione di Darwin, senz'altro è da consigliare il bel libro divulgativo ''Le frontiere dell'evoluzionismo'' (ed. Ares, 1993). Il volume dimostra che molti discorsi degli evoluzionisti sono infarciti di ipotesi indimostrate presentate come dogmi. Autore è il compianto Mariano Artigas. Sebbene di venti anni fa, conserva inalterato il suo valore e merita senz'altro di essere letto.
Per quanto riguarda il rapporto tra fede e scienza va senz'altro citato lo scienziato Antonino Zichichi il quale ha scritto: "Non esiste alcuna scoperta scientifica che possa essere usata al fine di mettere in dubbio o di negare l'esistenza di Dio".
Questa frase è contenuta nel suo bellissimo libro "Perché io credo in colui che ha fatto il mondo" (ed. il Saggiatore, 1999) ristampato anche in edizione economica. E' senz'altro da consigliare anche per i ragazzi in quanto scritto con stile semplice e divulgativo, ma al tempo stesso rigoroso e scientificamente incontestabile.
Gli argomenti trattati nel libro sono stati trattati dal professor Zichichi nella conferenza il cui video si può vedere a questo link:
http://www.amicideltimone-staggia.it/it/articoli.php?id=86

Fonte: Redazione di BastaBugie, 30 settembre 2014

9 - OMELIA XXVII DOMENICA TEMPO ORD. - ANNO A - (Mt 21,33-43)
Avranno rispetto per mio figlio
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 5 ottobre 2014)

Nella prima lettura, il profeta Isaia canta l'amore e la fedeltà di Dio, adoperando la bella immagine della vigna, che esprime molto bene la cura e la sollecitudine che Dio ha sempre avuto per il suo popolo. Il Signore aveva dissodato la sua vigna, l'aveva sgombrata dai sassi e vi aveva piantato viti pregiate, aspettando che essa producesse dei frutti rigogliosi. Purtroppo, la vigna tanto curata dal Signore diede solo degli acini acerbi. Per questo motivo, il Signore disse: «Toglierò la sua siepe e si trasformerà in pascolo: demolirò il suo muro di cinta e verrà calpestata. La renderò un deserto [...]» (Is 5,5-6).
Anche il Vangelo adopera l'immagine della vigna, offrendoci dei profondi insegnamenti. Nella parabola riportata, Gesù dice che il padrone affidò la vigna a dei contadini e se ne andò lontano. Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi, i quali vennero bastonati o uccisi, oppure lapidati. Il padrone della vigna è Dio; i contadini ai quali fu affidata questa vigna erano i capi d'Israele, i quali dovevano curare gli interessi di Dio e non di se stessi; i servi mandati a vendemmiare erano i profeti, i quali vennero maltrattati o uccisi.
Da ultimo, il padrone mandò il proprio figlio, dicendo: «Avranno rispetto per mio figlio» (Mt 21,37). Ma anch'egli venne ucciso. Il figlio è proprio Gesù, mandato dal Padre al popolo d'Israele, affinché esso potesse arrivare alla pienezza della rivelazione; ma anche Egli, come i profeti, e più dei profeti, venne perseguitato fino a morire in croce.
Alla domanda di Gesù, che chiedeva cosa avrebbe fatto a questo punto il padrone della vigna, i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo dissero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo» (Mt 21,41). Senza saperlo, essi diedero la risposta giusta, e Gesù replicò: «Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti» (Mt 21,43).
Ecco che la Chiesa si sostituì alla sinagoga e la salvezza fu estesa a tutti i popoli. Il profeta Isaia aveva parlato della distruzione della vigna; Gesù invece annuncia che la vigna sarà data ad un altro popolo, ovvero alla Chiesa.
Facciamo però attenzione. Le parole di Isaia e di Gesù non si riferiscono solo al popolo d'Israele, ma anche alla Chiesa. Se non daremo i frutti tanto attesi, anche a noi toccherà la stessa sorte. La Chiesa certamente durerà sino alla fine dei tempi, come Gesù ha promesso, ma la storia insegna che diverse chiese locali sono sparite completamente o quasi. Se una Comunità cristiana sarà sempre fedele all'insegnamento di Gesù e obbediente alla legittima autorità, essa continuerà ad esistere nel tempo.
San Paolo, nella seconda lettura di oggi, mette in luce due aspetti molto importanti della vita cristiana; quello della preghiera e quello del buon esempio. Prima di tutto, egli ci esorta a rivolgere a Dio le nostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti (cf Fil 4,6). La preghiera deve occupare il primo posto nella vita del cristiano, fino a diventare il respiro della sua anima. In secondo luogo, l'Apostolo delle genti sollecita i suoi lettori a mettere in pratica tutto ciò che essi hanno imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in lui (cf Fil 4,9). Ecco il buon esempio che è l'apostolato più efficace e fruttuoso.
Anche noi, sull'esempio di san Paolo, potremo condurre tanti fratelli a Gesù Cristo, se li edificheremo con il nostro buon esempio e se riusciremo a mettere in pratica il Vangelo in ogni circostanza della nostra vita. Diffonderemo il regno di Dio sulla terra anche con i nostri pensieri, se essi saranno sempre puri e indirizzati al Signore. San Paolo così ci sprona: «Fratelli, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri» (Fil 4,8).
La vigna simboleggia anche ciascuno di noi, ogni anima in particolare. Siamo chiamati a portare frutti abbondanti di opere buone; ma, per far questo, dobbiamo rimanere uniti a Gesù, come il tralcio è unito alla vite. Senza di Lui sarà impossibile compiere delle opere meritorie per la Vita eterna, opere delle quali il Padre Celeste si possa compiacere. Gesù ci fa comprendere questa verità con queste luminose parole: «Io sono la vite e voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla» (Gv 15,1-5).
Rimarremo uniti a Gesù con la fede, la preghiera e i Sacramenti. Uniti a Lui in questo modo, la linfa vitale della grazia scorrerà nella nostra anima e noi riusciremo a produrre abbondanti frutti per la Vita eterna.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 5 ottobre 2014)

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