BastaBugie n°377 del 28 novembre 2014

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1 LE TASSE SULLA CASA SONO FURTI LEGALIZZATI
Lo Stato che pretende da voi una tassa per lasciarvi vivere a casa vostra è come la mafia che vuole il pizzo per lasciarvi aperto il negozio
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
2 ABOLIRE LA SCUOLA DI STATO E' L'UNICO MODO PER AVERE UNA BUONA SCUOLA... ALTRO CHE RENZI!
Dove la scuola è un'impresa libera, senza programmi imposti dal Governo, la concorrenza tra le scuole fa sì che rimangono solo quelle davvero valide (come accade in Usa)
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
3 TUTTI IN FILA PER LA COMUNIONE... MA QUANTI SI CONFESSANO?
Sparito il senso del peccato, dimenticato il progetto di Dio sul matrimonio, abolite le parole giudizio e inferno: i risultati sono confessionali vuoti e file oceaniche per la comunione
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
4 ISLAMICI CONTRO CANI E MAIALI... DOVE SONO GLI ANIMALISTI?
Genitori musulmani si oppongono alle gite scolastiche con visite a fattorie e canili: ma perché gli amanti degli animali non inveiscono come loro solito e, proni, si adeguano? (VIDEO: Magdi Allam)
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
5 CONTRORDINE COMPAGNI! ANCHE LA COOP SCOPRE CHE IN ITALIA NON SI FANNO PIU' FIGLI
Il presidente del primo distributore italiano di beni di largo consumo dice sconsolato che senza figli non ci sarà ripresa
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
6 LA STRANA VICENDA DI BABBO NATALE E DEGLI SCHIAVI NEGRI
Nel tradizionale corteo di San Nicola in Olanda i negri diventeranno gialli (ovvero, quando per non offendere qualcuno si cade nel ridicolo)
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
7 TORNA IL CROCIFISSO DI DON CAMILLO IN PROCESSIONE
Il parroco di Brescello va al Po con il crocefisso usato nei film per chiedere la protezione contro il maltempo (VIDEO: conferenza di Alessandro Gnocchi)
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
8 I MODERATI NON SCENDONO IN PIAZZA
Per loro la politica è solo amministrazione, non un credo religioso cui consacrare la vita
Autore: Rino Cammileri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
9 IL VESCOVO DI PRATO CHE SFIDO' IL PARTITO COMUNISTA (CON IL SOSTEGNO DI TRE PAPI)
Monsignor Pietro Fiordelli scomunicò due coniugi che si erano sposati civilmente, venne querelato dai comunisti per diffamazione e poi condannato da un tribunale
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
10 OMELIA I DOMENICA DI AVVENTO - ANNO B - (Mc 13,33-37)
Giungendo all'improvviso, non vi trovi addormentati
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - LE TASSE SULLA CASA SONO FURTI LEGALIZZATI
Lo Stato che pretende da voi una tassa per lasciarvi vivere a casa vostra è come la mafia che vuole il pizzo per lasciarvi aperto il negozio
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 02/11/2014

L'italiano, quando teneva famiglia, aveva il record mondiale del risparmio. E questo risparmio andava in primis alla casa, che l'italiano si toglieva anche il pane di bocca pur di costruirsi, così che almeno i suoi figli avessero quel punto di partenza che lui non aveva avuto. Gli italiani erano perciò, percentualmente, un popolo di proprietari di case.

L'APPARTAMENTINO IN CITTÀ
La corsa alla casa continuò anche con l'inurbamento degli anni Sessanta, quando per "casa" si intendeva un appartamentino in città. Il quale, per forza di cose, costava quanto un vera casa "al paese". Non si è studiato abbastanza questo fenomeno, ma fu da lì che il numero di figli per famiglia scese a tre o due, mentre prima non c'era limite. I miei nonni, per esempio, avevano sette figli (al paese), mio padre (in città) tre. Negli anni Settanta il non avere figli divenne un fatto culturale, ma già nel decennio precedente erano le case la prima causa anticoncezionale, sia per il costo che per l'angustia. La casa di proprietà fu comunque sempre un punto di imbarazzo per il potente Pci, diviso tra l'odio alla proprietà privata e il fatto che la sua base elettorale, composta soprattutto da operai, era anch'essa italiana e, dunque, avida di "farsi la casa".

IL GOVERNO PERDE IL PELO, MA NON IL VIZIO DI TASSARE LA CASA
Oggi abbiamo un governo di sinistra che fa cose di destra, come dicono, e addirittura può permettersi il lusso inaudito di far disperdere dalla polizia gli operai che manifestano perché temono di perdere il posto. Ma il vecchio vizio sinistro dell'odio alla proprietà non l'ha perso. Il sogno dei politici marxisti italiani era sempre stato la tassa patrimoniale: tu hai la villa e io la soffitta, perciò è giusto che tu paghi molto più di me. Come dimostrò Helmuth Schoeck nel suo celebre saggio L'invidia e la società, spesso alla base di slogan ideologici come "giustizia" e "eguaglianza" c'era l'invidia sociale, l'occhio malevolo di chi, nell'esempio fatto, passava davanti alle tue molte finestre e le paragonava al suo abbaino. Magari in quella villa, ereditata dal nonno, tu ci morivi di freddo perché non avevi di che pagarti il riscaldamento, non c'era neppure l'acqua corrente e l'elettricità, e il giardino era diventato un roveto. Ma all'invidioso non interessava: ça ira, les aristocrates à la lanterne. E così, dacché è stato deciso che l'Italia commissariata paghi i debiti senza se senza ma, quella devastazione che negli Usa hanno provocato i mutui subprime viene qui artificialmente creata con le tasse sulla casa.

UNA TASSA SUL PATRIMONIO
Come tutti sanno, una tassa sul patrimonio viene pagata col reddito: una tassa sulla casa la paghi attingendo al salario. E quando il salario non basta che fai? Vendi la casa per pagare le tasse sulla casa. Già, ma proprio le tasse sulla casa hanno fatto crollare il valore delle case, e devi svendere. Ammesso che trovi qualcuno che compri. Chi compra, poi, non può essere uno al tuo livello salariale, ma un ricco. Solo che il ricco la casa già ce l'ha e non è così scemo, di questi tempi, da investire in case. Qualche imprenditore ha cominciato a smantellare, per esempio, i capannoni, rendendoli inservibili: la sua attività era già scemata, il capannone produce solo imponibile fiscale. Andrà a finire così per le case d'abitazione, che torneranno alle banche fornitrici del mutuo. Ma neanche le banche sapranno a chi venderle o svenderle. Finiranno nel baratro anche le banche? Boh, staremo a vedere.
Abbiamo visto in televisione i cimiteri di case americane in vendita a un dollaro l'una ma che neanche così trovano acquirenti. Tranquilli, in Italia c'è l'art. 827 del codice, secondo il quale l'immobile abbandonato va allo Stato. Norma fascista, ma di quelle che, pur fasciste, facevano comodo a tutti, perciò è rimasta al suo posto. Già, ma oggi lo Stato che cosa se ne fa di tutte queste case? Ci sistema immigrati, rom, centri sociali? Sarebbe una bella mossa dell'oca: prima metti in strada quelli che qualcosa pur pagavano, ora ti ritrovi questi che sono, per te Stato, una spesa. Intanto, l'autodemolizione dei capannoni per motivi fiscali ci riporta ai bei tempi "piemontesi" delle tasse sulle porte e le finestre, che la gente murava per difendersi dal Fisco preferendo rischiare la tubercolosi. I savoiardi dovevano rifondere i debiti internazionali contratti per pagarsi le guerre risorgimentali, alla tisi dei sudditi avrebbero pensato dopo. Ma il "dopo" non venne mai e gli italiani dovettero emigrare.

LA STORIA SI RIPETE
Proprio le tasse sulla casa dimostrano che, da Monti in avanti, i "commissari" italiani sono alla disperazione e che, pistola alla tempia, devono fare cassa hic et nunc, e dopo di loro il diluvio. L'unica arma che resta ancora in mano a questo disgraziato popolo è il voto, e proprio per questo tutti, diconsi tutti, i partiti si impegnano a "scongiurarlo" come se fosse la sciagura più temibile per il Paese. In realtà lo è solo per loro, perché il primo minaccioso brontolio è stato il voto ai grillini. Si votasse domani, gli italiani non ci cascherebbero più. Forse, dapprima crescerebbe la già altissima astensione elettorale (e questo va bene alla sinistra, che può da sempre contare su votanti mobilitabili anche di notte), ma prima o poi la disperazione economica moltiplicherebbe le crisi di piazza.
Comunque, l'ultimo a preoccuparsi del futuro dell'Italia, fosse anche quello immediato, è il suo governo, cui interessa prima incassare e poi si vedrà (anzi, se la vedrà qualcun altro). Nel frattempo, i diktat internazionali sulla sessualizzazione di tutti, bambini compresi, in ogni maniera e a marce forzate, sono il chiaro segno che ci aspetta una vita di scarso panem e molti circenses. Solo che, senza un tetto, dove lo faremo 'sto sesso libero, per strada? Magari sì, visto che il c.d. "comune senso del pudore" è un vecchio concetto giuridico non più al passo coi tempi.

Nota di BastaBugie: ecco cosa pensano i pontefici e i politici più seri e responsabili in merito alle tasse sulla casa.

I PAPI E LE TASSE
"La privata proprietà non venga oppressa da imposte eccessive. Siccome il diritto della proprietà privata deriva non da una legge umana, ma da quella naturale, lo Stato non può annientarlo, ma solamente temperarne l'uso e armonizzarlo col bene comune. È ingiustizia ed inumanità esigere dai privati più del dovere sotto pretesto di imposte."
Leone XIII, Rerum novarum (1891)
"Dichiariamo non essere lecito allo Stato di aggravare tanto con imposte e tasse esorbitanti la proprietà privata, da renderla quasi stremata."
Pio XI, Quadragesimo anno (1931)
"Astenetevi da queste misure [tributarie] che, a dispetto della loro elaboratezza tecnica, urtano e feriscono nel popolo il senso del giusto e dell'ingiusto, o che rilegano la sua forza vitale, la sua legittima ambizione di raccogliere il frutto del suo lavoro, la sua cura della sicurezza familiare: tutte considerazioni, queste, che meritano di occupare nell'animo del legislatore, il primo posto anziché l'ultimo."
Pio XII (1948)
"L'imposta non può mai diventare, per opera dei poteri pubblici, un comodo metodo per colmare i deficit provocati da un'amministrazione imprevidente."
Pio XII (1956)

RONALD REAGAN: PALADINO SINCERO DEL MONDO LIBERO
Dieci anni fa moriva il presidente degli Stati Uniti che combatté l'aborto, le tasse e il comunismo (chiamandolo ''Impero del Male'')
"Noi, il popolo, diciamo al governo cosa fare, non è lui che lo dice a noi. Noi, il popolo, siamo l'autista, lo Stato è l'auto: noi decidiamo dove va, attraverso quale strada e a quale velocità." Non deve essere il contrario, pena la perdita della libertà e della dignità umana. Insomma: meno Stato... e quindi meno tasse, meno leggi e regolamenti, meno burocrazia. "Gli uomini possono rimanere liberi solo se il governo ha dei limiti ristretti."
Ronald Reagan (1989)
Per approfondimenti: http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3304

MARGARET THATCHER: IL DENARO PUBBLICO NON ESISTE, C'E' SOLO IL DENARO PROVENIENTE DALLE TASSE
Lo Stato non ha nessuna fonte di denaro e se pensi che qualcun altro pagherà, sappi che quel qualcun altro sei tu.
"Uno dei più grandi dibattiti del nostro tempo riguarda la quantità del tuo denaro che lo Stato può spendere e quanto denaro invece puoi spendere per la tua famiglia.
Non dimentichiamo mai questa verità fondamentale: lo Stato ha come risorsa di denaro solamente il denaro che la gente guadagna. Se lo Stato vuole spendere di più, può farlo solo prendendo a prestito i tuoi risparmi o tassandoti di più. Non è una buona idea pensare che qualcun altro pagherà, quel "qualcun altro" sei tu.
Non esiste il denaro pubblico, esiste solo il denaro dei contribuenti.
La prosperità non verrà inventando spese pubbliche sempre più costose. Non si diventa ricchi ordinando un altro libretto degli assegni dalla banca.
Nessuna nazione è mai diventata prospera tassando i propri cittadini oltre la loro capacità di pagare. Abbiamo il dovere di assicurarci che ogni centesimo che otteniamo dalle tasse sia speso saggiamente e bene.
Proteggere il portafoglio del contribuente e proteggere i servizi pubblici sono due grandi compiti, e le loro esigenze devono essere conciliate. Sarebbe molto bello e molto popolare dire "spendiamo più in questo, ampliamo quello". Ognuno di noi ha le proprie preferenze, lo so. Ma qualcuno deve far tornare i conti. Ogni impresa deve farlo, ogni massaia deve farlo, ogni governo dovrebbe farlo."
Margaret Thatcher (1983)
Per approfondimenti: http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2754

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 02/11/2014

2 - ABOLIRE LA SCUOLA DI STATO E' L'UNICO MODO PER AVERE UNA BUONA SCUOLA... ALTRO CHE RENZI!
Dove la scuola è un'impresa libera, senza programmi imposti dal Governo, la concorrenza tra le scuole fa sì che rimangono solo quelle davvero valide (come accade in Usa)
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 23/11/2014

Chissà perché Renzi si è fissato con la "Buona Scuola", tanto da averla messa in cima alle sue priorità. Oh, non che l'idea sia malvagia, ma sull'orlo del burrone economico (e della rivolta fiscale) sarebbe logico pensare prima a riempire la pancia, poi le culle, perché le riforme della scuola danno frutti di lungo termine; e, come diceva Keynes, nel lungo termine saremo già morti.
Mi sono diplomato nel primo anno della prima riforma alla vecchia scuolagentiliana: 1969. Grazie a quella novità, io, che ero lo studente più brillante del mio liceo, rischiai seriamente la bocciatura. Da allora non c'è stato ministro della P.I. italiana che non abbia cercato di «riformare» la nave-scuola, che ormai ha tante di quelle toppe da somigliare a una bagnarola da favela brasiliana. L'ultima alzata d'ingegno è la «meritocrazia»: professori che avanzano in base al merito e non più all'anzianità. Ma la levata di scudi da parte degli interessati è stata pressoché unanime. A una lettura superficiale dei titoli di giornale verrebbe da pensare a un rigurgito di egualitarismo veteromarxista. Ma non è così. Il fatto è che gli insegnanti sanno bene come andrebbe a finire anche questa iniziativa. Infatti, chi dovrebbe giudicare i «meritevoli»?

IL TEMPO DELLA SPERIMENTAZIONE DI STATO
Faccio un esempio personale per farla corta, avendo insegnato nelle secondarie per lunghi anni. Era il tempo della «sperimentazione» di Stato e prestavo servizio in un Liceo, appunto, Sperimentale. Mi fu proposto dal preside di far parte dello staff che doveva tirar tardi (a volte fino a notte, e dopo il normale servizio) quasi tutti i giorni per "lavorare" alla sperimentazione nel nostro Istituto e rendere edotto il Ministero delle iniziative via via intraprese, dei risultati raggiunti ecc. ecc. Cioè, tonnellate di carta contenenti grafici, statistiche, esortazioni retoriche, diagrammi pedagogici in burocratese, auspici, numeri e quant'altro. Il tutto, opportunamente rilegato (lo portavo io in tipografia con la mia auto, dopo aver creato pure il design di copertina), prendeva la via di Roma. L'unico a far carriera, però, fu il preside che, messosi bene in luce nei piani alti, lucrò un bell'incarico a Roma.

IL TEMPO DEI CORSI DI AGGIORNAMENTO
Qualche tempo dopo fu la volta dei corsi di aggiornamento, tenuti da «esperti» universitari che ci intrattenevano per ore, con tanto di slides proiettate, sulle ultime novità in tema di teoria didattica e criteri di valutazione. Si usciva col mal di testa e l'indomani si tornava a insegnare col vecchio sistema, molto più pratico ed efficace. Poi i giudizi di fine anno da numerici fu obbligatorio esprimerli verbali. Con risultati grotteschi: declamavo di fonte al consiglio di classe il giudizio da me formulato su uno studente, e il preside, alla fine, mi chiedeva: «Sì, ma quant'è?». E io: «Sei». E lui scriveva «6» a matita nei suoi appunti. Era, infatti, l'unico modo di avere un quadro generale chiaro e sintetico.
Non so come sia adesso la situazione perché ho lasciato l'insegnamento da parecchi anni, ma non mi sono affatto meravigliato del «niet» degli insegnanti alla ventilata introduzione del «merito» nella loro vita professionale. L'arrière pensée del corpo docente italiano è, oggi come ai miei tempi: «Tanto, lo so come va a finire...».

LA SOLUZIONE C'E': BASTEREBBE APPLICARLA
La soluzione ci sarebbe, naturalmente, ma purtroppo è l'unico punto in cui l'Italia non vuol saperne di imitare l'«Europa» e le «nazioni più avanzate». Ma è dai tempi in cui pubblicai il mio libro L'ombra sinistra della scuola (Piemme) che lo vado ripetendo. Vogliamo la meritocrazia? Aboliamo, con referendum "svizzero", la scuola di Stato, baraccone giacobin-napoleonico tanto costoso quanto inconcludente. La scuola sia un'impresa libera, lo Stato si limiti a dare i limiti e non imponga i programmi. La libera concorrenza tra le scuole farà sì che rimangano sulla piazza solo quelle davvero utili ed efficaci (chi vorrebbe iscrivere il pargolo a una scuola in cui impara solo fuffa e «diritti»?).
In tal caso avrebbe davvero senso la cosiddetta «chiamata diretta» degli insegnanti da parte di direttori e presidi (altro sogno renziano). Anzi, in quel caso, io stesso sarei tentato. Mi presenterei al responsabile con sottobraccio tutte le mie pubblicazioni e gli direi: «Ecco qua il mio curriculum. Se mi assume, garantisco un incremento di iscrizioni, in caso contrario sarà libero di cacciarmi. Lo stipendio che chiedo è x, più una percentuale su ogni nuova iscrizione che la mia presenza procurerà». Fantasie? Ma è quel che fanno negli Usa da sempre. Ed è per questo che comandano. Qui da noi, stiamo certi che il «merito» scatterebbe innanzitutto per quelli che si affrettano a introdurre in classe le tematiche lgbt. Ed è per questo che moriamo.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 23/11/2014

3 - TUTTI IN FILA PER LA COMUNIONE... MA QUANTI SI CONFESSANO?
Sparito il senso del peccato, dimenticato il progetto di Dio sul matrimonio, abolite le parole giudizio e inferno: i risultati sono confessionali vuoti e file oceaniche per la comunione
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 17/11/2014

Essendo nato alla fine del 1950 dovetti fin da piccolo imparare a memoria il Catechismo detto di san Pio X, quello a domande e risposte. Era un libretto minuscolo e mandarlo a mente era agevole. [...] Ebbene, tra quelle antiche norme d'inizio Novecento c'era anche l'obbligo, per i fedeli, di «confessarsi almeno una volta all'anno» e «comunicarsi almeno a Pasqua». Il che fa capire che, a quei tempi, i fedeli erano riottosi alla confessione e alla comunione, sennò non ci sarebbe stato bisogno di scongiurarli di provvedere «almeno» ogni dodici mesi. Smisi di andare a Messa contagiato dal clima degli anni Sessanta, ma da bambino ci andavo e ricordo bene che, per poter accedere alla Comunione, bisognava essere digiuni dalla mezzanotte. E questo era un motivo in più, per quanti a messa ci andavano solo la domenica (e a quella principale di mezzogiorno, cioè quasi tutti), per astenersi dalla Comunione.

DUBBI GIOVANILI
Per venire incontro alle istanze dei tempi che mutavano, la Chiesa accorciò il digiuno eucaristico a un'ora, consentì la comunione in piedi (prima bisognava inginocchiarsi alla balaustra attorno all'altare, perché il prete celebrava spalle-al-popolo) e poi anche in mano. Ero ormai un giovanotto (ma sempre agnostico) quando mi stupivo nel vedere in tivù certe cerimonie da stadio con preti sparpagliati sulle gradinate gremite e intenti a distribuire ostie a chiunque tendesse le mani. Mi chiedevo: ma tutta quella gente si sarà confessata? Infatti, ai miei tempi la chiesa domenicale era, sì, piena, ma a far la comunione erano in pochi. Oggi vedo la chiesa domenicale piena e tutti i presenti mettersi in fila per la comunione. Tutti.
Giustamente ha fatto notare il vaticanista de L'Espresso, Sandro Magister, che ormai far la comunione è percepito come un segno comunitario al pari della "pace" e sentirsene esclusi è vissuto come un'intollerabile attentato ai propri "diritti": un cristianesimo puramente emotivo e ignorante della dottrina quale quello odierno non può tollerarlo. Ai tempi di scarsa frequenza alla comunione chi non era in regola con la dottrina poteva passare inosservato, non così quando a comunicarsi va l'intera chiesa. Ho una coppia di amici del Centro-Italia che convivono, ma frequentano volentieri la parrocchia, dove lei, anzi, suona l'organo e dirige il coro. Pienamente e fraternamente accolti, nessun parrocchiano, nemmeno il parroco, ha mai fatto pesare loro la situazione personale. Mi manifestavano il loro disagio al momento della comunione, quando saltava all'occhio che erano gli unici a non mettersi in fila. Ho dovuto passare una nottata a spiegare il sacramento del matrimonio. Io, un laico che sta a Milano. Non so se li ho convinti.

LA COMUNIONE È DIVENTATA UN FENOMENO DI MASSA
Ma a questo punto il vero problema non è quello attualmente in dibattito, cioè i divorziati risposati che vogliono fare la comunione. Questi sono quattro gatti, e non c'è bisogno di scomodare gli statistici per saperlo. No, i pastori dovrebbero chiedersi, semmai, com'è che la comunione è diventata un fenomeno di massa mentre la pratica penitenziale è a picco. Giustamente uno che convive more uxorio protesta: date la comunione oves et boves e a me no? Quello, dunque, dei divorziati risposati è un falso problema. Il problema vero è una pastorale matrimoniale fallimentare o inesistente. Di più: il concetto stesso di "peccato" è sparito e ormai siamo tutti come i biblici abitanti di Ninive che non sapevano «distinguere la propria mano destra dalla sinistra» (Giona 4, 9). Il criterio di concedere alle umane debolezze e ignoranza quel che chiedono non paga, lo dicono l'esperienza e la storia stessa della via dell'"apertura".
Giona, con sua gran sorpresa, convertì i pagani di Ninive semplicemente annunciando loro: «Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta» (3, 4). Certo, forse il metodo di Giona non è adatto al nostro evo. Ma è anche vero che i Novissimi sono spariti dalla predicazione, perché per troppo tempo si è ritenuto di poter rievangelizzare facendo ricorso alla sociologia. Un anonimo parroco francese convertì Eve Lavallière, la più celebre sciantosa francese dell'Ottocento, col solo chiederle se pensasse mai all'Inferno. Ovviamente, almeno in che cosa consistesse quest'ultimo la sciantosa lo sapeva: al catechismo, da bambina, glielo avevano insegnato.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 17/11/2014

4 - ISLAMICI CONTRO CANI E MAIALI... DOVE SONO GLI ANIMALISTI?
Genitori musulmani si oppongono alle gite scolastiche con visite a fattorie e canili: ma perché gli amanti degli animali non inveiscono come loro solito e, proni, si adeguano? (VIDEO: Magdi Allam)
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 07-09-2014

L'Aidaa non è l'acuto del tenore in un'opera verdiana ma un'Associazione Italiana sorta in Difesa degli Animali e dell'Ambiente. Insomma, ecologisti e soprattutto animalisti. Di iscritti ne ha non pochi, ma sono molti di più i simpatizzanti (gente, cioè, che possiede un cane e un gatto, ma mai si sarebbe sognata di trasformare il suo hobby in -ismo se qualcuno non l'avesse aizzata). Sicuramente, cari lettori, avrete nella vostra cerchia di amicizie e conoscenze qualche animalista fai-da-te. L'identikit-tipo è il seguente: nessun interesse filosofico e - figurarsi - religioso, molta attenzione al cibo e alla forma fisica, passione per la bici, le camminate in montagna, le vacanze in luoghi turistici pianificate con un anno di anticipo.

LA RELIGIONE CHE CREA PROBLEMI È SOLO UNA, MA NON SI PUÒ DIRE
Uno così, incapace di vivere per come pensa, finisce per pensare per come vive, e dunque giudica non con l'intelletto, ma con la pancia. Perciò è permeabilissimo agli slogan emotivi. Dunque, si pone genericamente a sinistra. Una persona del genere l'avevo di fronte in un salotto al quale ero stato invitato e nel quale, ahimè, non potevo mancare per obblighi di famiglia. Ogni tanto, tuttavia, un tuffo in società mi serve a rendermi conto che nel mondo odierno l'eccezione sono quelli come me e come voi lettori del Lnbq. Poiché quella sera la tivù era accesa e passavano le immagini dei tagliatori di teste del Califfato, la persona di cui sopra se ne uscì col più trito dei luoghi comuni: eh, le religioni creano solo problemi. Non potei trattenermi dal fargli osservare che la religione che crea problemi è solo una. Se ne è accorto anche il presidente dell'Aidaa, che ha pure la sfortuna di declinare un cognome pochissimo adatto alla incresciosa circostanza di cui diremo subito: Lorenzo Croce.
Cos'avevano fatto, lui e l'associazione che presiede? Avevano invitato i presidi e i direttori didattici milanesi a inserire nel programma delle gite scolastiche visite a fattorie e a canili, onde sensibilizzare i pargoli ecc. ecc. L'invito era da intendersi esteso al ministro nazionale, agli assessori comunali e regionali, ai provveditori. Non l'avesse mai fatto. Subito il suo computer è stato bersagliato da sdegnate mail di mamme musulmane. Perché? Ma perché cani e maiali (questi ultimi spesso presenti nelle fattorie) sono bestiacce «impure» per la religione islamica. Anche solo toccarli per sbaglio richiede un lungo rituale di purificazione e diverse lavature. L'anno scorso scoppiò il caso dei taxisti e dei guidatori di bus londinesi che, se musulmani, non facevano salire i cani-guida dei ciechi (e chissà come è andata a finire, anche se un triste sospetto lo abbiamo). Ora tocca agli animalisti italiani. I quali, a rigor di logica, dovrebbero essere contrari anche alle macellerie islamiche: le carni «halal» provengono da bestie sgozzate e dissanguate.

IL DILEMMA ANIMALISTA
E in effetti, Lorenzo Croce ammette (fonte: Il Giornale del 4 settembre) che sì, un animalista che si rispetti è contrario al metodo «halal». Però, non risultano furibonde campagne animaliste in tale senso. A dirla tutta, mai sentito di proteste contro il metodo «kosher», che è identico a quello musulmano, ma è praticato dagli ebrei osservanti. Diciamo che fin qui si è chiuso un occhio, anche perché gli ebrei osservanti in Italia sono pochi, sui trentacinquemila. Il problema praticamente non esisteva fino al sorgere dell'ideologia animalista. La quale ora si trova, in Italia, ad avere a che fare con i musulmani. Che non sono poche decine di migliaia ma un milione e mezzo. Ed ecco il dilemma animalista: se te la prendi con lo sgozzamento rituale degli animali non vai lontano, perché la «motivazione religiosa» sta prendendo sempre più campo nei tribunali europei come attenuante e, in certi casi, addirittura giustificante. Non solo, ma rischi pure qualche «fatwa» lanciata da un imam particolarmente nervoso.

IL DIRITTO DELLE MINORANZE (MA SOLO QUELLE AGGUERRITE)
Non rimane quindi che optare per la seguente soluzione: se il maltrattatore di bestiole (fossero anche grandi predatori come orsi e lupi) è battezzato e di stirpe italiana, gli si dà addosso con assedi sotto casa, insulti, denunce, fino a fargli venire un infarto come il circense addestratore di cammelli di cui a suo tempo parlammo su queste colonne. Se invece è musulmano, zitti e mosca, perché il relativismo politicamente corretto prevede la prevalenza del «diritto» delle minoranze (non tutte, ma solo quelle agguerrite) a vivere secondo la loro «cultura». Oggi il problema è degli animalisti, prima o poi lo sarà dei Lgbt. Come si ricorderà, il cardinale Giacomo Biffi aveva raccomandato di selezionare gli ingressi in tema di immigrazione, accordando una corsia preferenziale ai cristiani per il semplice motivo che si sarebbero integrati più facilmente. Naturalmente fu subissato di improperi.
Ebbene, anche quelli dell'Aidaa dovrebbero sapere che la Chiesa ha sempre benedetto gli animali, talvolta con rituali appositi. E che san Francesco, eretto a icona di ecologisti e, appunto, animalisti, era cattolico. Ma gli -ismi sono così: buone intenzioni a parole e disastri senza fine nei fatti. L'ultimo di essi, il relativismo, è addirittura cretino, perché si avviluppa da solo in una serie di contraddizioni da cui non riesce più a sgarbugliarsi. Così, alla cieca, finisce nella solita direzione anticristiana. Un tempo, infatti, si insegnava che lo stupido è il cavallo del diavolo. Meglio: il somaro.

Nota di BastaBugie: molto interessante il seguente video dove Magdi Cristiano Allam durante la trasmissione "Virus" del 11/9/2014 su Raidue afferma "13 anni dopo gli attentati alle Torri Gemelli il terrorismo islamico è molto più pericoloso"



DOSSIER "ISLAM"

Leggi gli articoli che abbiamo pubblicato su questo argomento.
http://www.bastabugie.it/it/contenuti.php?pagina=utility&nome=_islam

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 07-09-2014

5 - CONTRORDINE COMPAGNI! ANCHE LA COOP SCOPRE CHE IN ITALIA NON SI FANNO PIU' FIGLI
Il presidente del primo distributore italiano di beni di largo consumo dice sconsolato che senza figli non ci sarà ripresa
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 28-09-2014

Leggendo su zenit.org il sunto del Rapporto Coop 2014 "Consumi&Distribuzione" presentato a Milano il 3 settembre viene da ghignare amaramente. Infatti, per la prima volta in vita sua detto Rapporto si occupa della "bomba demografica" italiana, accorgendosi, bontà sua, che è uno sboom. I cattolici lo dicono da sempre e addirittura un banchiere famoso come Ettore Gotti Tedeschi ne ha fatto il suo cavallo di battaglia, la sua profezia di cassandra, il suo tormentone, la sua coperta di Linus, il suo delenda Carthago: la crisi economica è una crisi innanzitutto demografica.

OGGI LA COOP GETTA LA SPUGNA
La Coop se n'è accorta ora, nel 2014. Già, perché quando il portafogli piange non c'è ideologia che tenga. Bambole, non c'è (più) una lira, diceva Tino Scotti. E oggi la Coop getta la spugna e ammette che, sì, il re è nudo, contrordine compagni. Marco Pedroni, presidente di Coop Italia, primo distributore italiano di beni di largo consumo, arriva a dire, sconsolato, che «senza figli non c'è ripresa delle aspettative, non c'è incremento dei consumi, non c'è futuro». E lo manda a dire pure a Renzi: «Nel programma dei Mille giorni è fondamentale rimettere al centro una nuova politica di sostegno alle nuove famiglie e alla natalità: è questo lo choc di cui avremmo bisogno». Ma di certo chiacchiere e distintivo lo sa, solo che non sa che farci.

I CONSUMI ALIMENTARI (I PIÙ CARI ALLA COOP) SONO CROLLATI
Il mercato delle auto e quello degli immobili si è dimezzato. Pure i consumi alimentari (i più cari alla Coop) sono crollati. Il 2014 è stato l'anno col minor numero di nascite in Italia, Paese già recordman mondiale di denatalità. Ogni 100 giovani con meno di 15 anni sono 151 le persone con più di 65 anni. Con una speranza di vita diventata di 80 anni per gli uomini e 85 per le donne. La disoccupazione cresce così come il numero degli italiani che lasciano il Paese. Di fronte a tutto ciò, il Fondo Monetario Internazionale ci manda a dire che dobbiamo tagliare le pensioni. Il che, in un Paese di vecchi, darà il colpo di grazia ai consumi (e alla Coop). Ma non tutto è così nero, nel Rapporto Coop. Un segnale positivo c'è: il commercio elettronico, che nel 2013 ha registrato una crescita del 20,4% rispetto al 2012. Tradotto nella lingua di Bertoldo ciò significa che gli italiani si tolgono letteralmente il pane di bocca per comprarsi l'ultimo modello di iPhone, di tablet, di smart, di galaxy, di playstation eccetera. E non c'era bisogno delle cifre del Rapporto, perché, all'annuncio di una nuova uscita, ogni volta si vede la gente bivaccare (alcuni con la tenda!) fin dalla sera prima davanti ai negozi di elettronica.

TARDIVISSIMA RESIPISCENZA
Circenses, così come le nozze gay e tutte le altre «priorità» che i nostri amministratori e governanti e magistrati si affannano a collazionare in nome di una «libertà» che, senza pane&lavoro, è solo fumo negli occhi. Dài e dài, sono riusciti a trasformare il Popolo dei Santi e dei Navigatori, che un tempo fu anche degli Artisti, dei Mercanti e dei Banchieri, in una folla indistinta di beoti sempre connessi e incollati a uno schermo. Basta fare un viaggetto in metropolitana per rendersene conto. L'Italia è fatta, ora bisogna fare gli italiani: così diceva Massimo D'Azeglio nel 1861. Ci hanno messo centocinquant'anni e questo è il risultato. Ma ce lo vedete Matteo Renzi del Pd mettersi a chiedere «figli alla Patria» come Mussolini? Il giornale storico dei comunisti, «L'Unità», preferisce chiudere pur di non farsi comprare da Daniela Santanché, con la sola motivazione che costei è di destra e pure berlusconiana. Con simili teste ancora in giro, Matteo Renzi non oserà. Morirà sansone con tutti i filistei, e se i fatti contraddicono l'ideologia tanto peggio per i fatti (Ernst Bloch, filosofo marxista). L'Italia deve tornare alla pastorizia (ma non sui monti, perché là ci devono stare orsi e lupi), così è stato deciso dai veri padroni del mondo. E a poco servirà, temiamo, la tardivissima resipiscenza della Coop.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 28-09-2014

6 - LA STRANA VICENDA DI BABBO NATALE E DEGLI SCHIAVI NEGRI
Nel tradizionale corteo di San Nicola in Olanda i negri diventeranno gialli (ovvero, quando per non offendere qualcuno si cade nel ridicolo)
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 15/11/2014

L'Olanda è, con il Belgio, il Paese europeo più «avanzato» in tema di minchiate politicamente corrette. I più anziani ricorderanno il famigerato «catechismo olandese» che, a Concilio quasi nemmeno terminato, mandò in solluchero il clero progressista e in confusione i fedeli normali. Oggi, è sempre l'Olanda a vantare la città più musulmana d'Europa, Rotterdam.

GLI SCHIAVI NEGRI E BABBO NATALE
Perciò, non poteva che venire da quelle contrade l'ultima novità: qualche zelante relativista si è accorto che nel tradizionale corteo di Babbo Natale ci sono, in costume finto-medievale, alcuni «negri» che scortano, come paggetti e servitori, il protagonista. Naturalmente, di africani veri non ce n'è neanche uno. Come si può vedere nelle fotografie, si tratta sempre di neerlandesi doc, biondi e magari con baffi e occhiali, ma la faccia dipinta di nero e una parrucca crespa in testa. Gli olandesi, fin dai tempi della loro Compagnia delle Indie, li chiamano Zwarte Piet, «Pietro il Moro»: distribuiscono dolcetti tradizionali ai bambini durante il percorso. Fanno scorta, suonando strumenti musicali, a Sinterklaas, cioè San Nicola (di Bari, Sankt Nikolaus in tedesco, diventato Santa Claus per gli emigrati in America e infine Babbo Natale quando, nel 1934, la Coca Cola lo fece disegnare paffuto, barbuto e rossovestito).
Domenica 16 novembre il rutilante corteo è atteso, come ogni anno, ad Amsterdam. Arriverà sul solito battello a vapore e percorrerà il fiume Amstel con un seguito chilometrico di imbarcazioni. Sinterklaas sarà sul suo cavallo bianco e si porterà nella città di Gouda, dalla quale, quest'anno, partirà il suo giro natalizio dei Paesi Bassi. Da noi Babbo Natale scende dal camino e infila i doni nelle calze appositamente predisposte, oppure li fa trovare sotto l'Albero. Ma è un'americanata, perché agli italiani i regali li portava Gesù Bambino oppure, in certe zone del Nord, Santa Lucia; in Sicilia toccava addirittura ai Defunti il 2 novembre. In Olanda i bambini mettono le loro scarpe alla finestra, con accanto acqua e carote per il cavallo di San Nicola. L'origine dell'usanza, si sa, sta in un gesto di carità di Nicola, allora vescovo di Myra, che lanciò anonimamente all'interno di una finestra la somma necessaria a tre ragazze poverissime per procurarsi una dote. Myra cadde poi in mani islamiche e alcuni marinai di Bari, con un'audace impresa, trafugarono il corpo del Santo. Il culto si diffuse in tutta la Cristianità perché i crociati si radunavano a Bari per imbarcarsi per la Terrasanta.

LA VITTORIA DEL POLITICAMENTE CORRETTO
E torniamo agli Zwarte Piet: qualche anima bella ha ritenuto razzista far fare a dei coloured la parte dei servi e ha investito della questione il Consiglio di Stato (una specie di super-Tar). Naturalmente, non si tratta né di neri né di musulmani, bensì di teste gloriose del progressismo bianco. L'alta corte se ne è lavata le mani; tanto, le corti non dipendono dai voti. Ma il sindaco di Gouda sì, e la patata bollente è finita in mano a quest'ultimo. E adesso, pover'uomo? Diviso tra i bambini olandesi e i cretini politicamente corretti, ha escogitato una soluzione che a lui sembrerà salomonica ma è solo grottesca: i Piet saranno dipinti di giallo. Qualcuno ha fatto timidamente osservare che, così, sarebbero stati i cinesi a offendersi. Ma il borgomastro sa bene che i cinesi non fanno storie e le diatribe sul razzismo le lasciano a chi ha tempo da perdere. Da qui gli Zwarte Piet tramutati d'imperio in Kaas Piet, «Pietro Formaggio». Così la storia è salva, perché gli olandesi avevano colonie anche a Macao.

COSA SUCCEDERA' IN ITALIA?
Tuttavia, se questo è l'andazzo, noi italiani non possiamo stare tranquilli. Come è noto, il nostro poema nazionale, la Divina Commedia, mette Maometto all'Inferno. E la scena è ripresa in un affresco del duomo di Bologna, che pure è capitale storica della sinistra italiana e, perciò, sensibilissima al pensiero politicamente corretto. Un'altra roccaforte storica del marxismo è Livorno, dove campeggia il monumento ai Quattro Mori, simbolo della città. Visto da vicino il monumento è dedicato al granduca di Toscana, che sta in piedi trionfante, mentre i Quattro Mori sono musulmani in catene ai suoi piedi. Sono gli stessi Quattro Mori che garriscono nello stemma della Sardegna: quattro teste di neri inquartati nello stendardo di San Giorgio, croce rossa su fondo bianco. Sono un ricordo della vittoria di Lepanto, nella quale ebbero gran parte i combattenti sardi e i toscani Cavalieri di Santo Stefano. A Pisa, nella chiesa dedicata a questi ultimi, fanno bella vista sulle pareti le bandiere conquistate agli ottomani in quella battaglia. Last but not least, a Gaeta è conservata la grande bandiera verde su cui è riportato 28.900 volte il nome di Allah in oro e che sventolava sull'ammiraglia turca, la Sultan.
Nei politicamente corretti l'odio per la civiltà cristiana fa aggio sul «rispetto» per i musulmani, i più dei quali manco sanno di che si sta litigando e si «offendono» solo quando qualcuno glielo mette in testa. Ma azzerare tutte le tracce di una storia lunga quattordici secoli e quasi sempre conflittuale sarebbe arduo anche per un amanuense certosino, le cui meticolosità e pazienza non a caso sono proverbiali. Ai politicamente corretti non resta, intanto, che consolarsi con Pierino Formaggino. In fondo, anche il formaggio olandese è tradizionale.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 15/11/2014

7 - TORNA IL CROCIFISSO DI DON CAMILLO IN PROCESSIONE
Il parroco di Brescello va al Po con il crocefisso usato nei film per chiedere la protezione contro il maltempo (VIDEO: conferenza di Alessandro Gnocchi)
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 20/11/2014

Brescello (Reggio Emilia) è la cittadina in cui Giovannino Guareschi ambientò le storie di Don Camillo e Peppone. In una di queste la piena del Po allagava tutto e il parroco guidava una processione di barche per implorare l'aiuto di Dio. Don Camillo reggeva il Crocifisso della sua chiesa, quello con cui usava parlare e da cui riceveva ironiche risposte. Questo racconto diede spunto a uno dei tanti film con Fernandel e Gino Cervi. Ora, proprio l'altro ieri, l'attuale parroco, don Evandro Gherardi, ha deciso di ripetere il gesto di don Camillo per cercare l'aiuto divino contro il solito Po, che ha già superato di ben nove metri il livello di guardia. Processione fino al fiume e una giornata di preghiera davanti al «Crocifisso parlante».

LA SCIENZA E LA POLITICA HANNO PRESO IL POSTO DI DIO
L'iniziativa è stata definita dai media «un gesto suggestivo e curioso». Folklore, insomma. In effetti, non sono più i tempi di Guareschi, e altre divinità hanno preso il posto del Dio cattolico: la Scienza e la Politica. Così, quando il terremoto ci inghiotte, mandiamo a processo gli scienziati che non hanno saputo prevederlo. E, quando l'alluvione ci spazza via, agitiamo il capestro contro i politici che hanno permesso il dissesto del territorio. Magari è anche vero che gli scienziati non sono infallibili e i politici avrebbero potuto far meglio. Ma, a disastro avvenuto, è magra consolazione la vendetta contro i «responsabili» e il dover mettersi in fila (dall'avvocato) per un risarcimento che non si sa se e quando arriverà. Forse, chissà, un giorno arriveranno scienziati e politici competenti e onesti. Ma ci sarà sempre un errore umano, un evento imprevisto, una calamità più forte di qualunque preparazione.
Di cose del genere ne abbiamo viste fin troppe, anche in quei Paesi che hanno scienziati e politici virtuosi. Questa, ahimè, è e resterà Valle di Lacrime. Lo è anche quando preghiamo il Creatore di risparmiarci qualche croce. Figuratevi cosa diventa quando non facciamo nemmeno questo. Già, perché la preghiera serve innanzitutto per avere scienziati e politici competenti e onesti. Poi, ammesso di averli ottenuti, per scamparci da errori in buona fede o eventi imprevedibili. Infine, per ringraziare dello scampato pericolo o di esserne usciti con poche ossa rotte. L'unica preghiera che il Dio cattolico ci ha insegnato termina infatti con queste precise parole: «sed libera nos a malo», «ma liberaci dal male». Il male: c'è, è ineliminabile, spunta sempre quando o da dove non te l'aspetti.

LIBERA NOS DOMINE
Come proteggersi? Restando il più possibile appiccicati a Cristo. Al di fuori del Suo alone di luce c'è il regno del Principe di Questo Mondo. Il quale, per esempio, può anche scatenare gli elementi (così un tempo la Chiesa insegnava). E ci vuole Cristo che, opportunamente svegliato, ordini loro: «Taci! Calmati!» (Mt 8, 23). Certo, non tutte le calamità vengono dal Diavolo e non tutte vengono dalla Natura. Ma da tutte quante può liberarci la preghiera, se ci crediamo e se Dio concede. Per questo un tempo la Chiesa aveva composto preghiere e riti per ogni genere di guaio, dalle cavallette alla carestia. A flagello fulminis libera nos Domine; a flagello terraemotus, a flagello tempestatis... C'erano Santi appositi da invocare contro la siccità o contro la pioggia, c'erano i cosiddetti «Santi del gelo» e i Quattordici Ausiliatori. Ogni necessità era coperta. Infine, c'erano le c.d. Rogazioni: Te rogamus, audi nos; Ti chiediamo di ascoltarci. E sant'Annibale Maria Di Francia (1851-1927) fondò addirittura una congregazione, i Rogazionisti. Fu san Mamerto, vescovo di Vienne nel Delfinato, a idearle, perché nell'anno 474 una serie di disastri (tra cui un terremoto) aveva messo alla fame quel pezzo di Gallia.
Processioni, preghiere e digiuno per sollecitare (in latino rogare) il soccorso divino. Finiti i secoli cristiani, tali preghiere si affievolirono fino a spegnersi. Non possiamo dire quanti guai dette preghiere abbiano risparmiato all'umanità (anche se un censimento in tal senso si può fare, basta contare gli ex-voto nei santuari). Ce ne sono comunque tracce qua e là, come la statua di San Michele che rinfodera la spada (della peste) su Castel Sant'Angelo, per esempio. Ma possiamo senz'altro dire che, agli shakespeariani «mille flagelli naturali ereditati dalla nostra carne», nei secoli post-cristiani si aggiunsero quelli delle guerre di sterminio e dei totalitarismi. Sogghignino pure quelli che discendono dal Caso e dalla Scimmia: noi credenti sappiamo che una sola preghiera pubblica al Cuore Immacolato di Maria ha fatto crollare l'impero sovietico; figurarsi se non può fermare il Po.

Nota di BastaBugie
: per vedere il video con la scena della processione al Po tratta dai racconti dell'indimenticabile Giovannino Guareschi, clicca nel link qui sotto
http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=5

Per vedere il video con la conferenza di Alessandro Gnocchi su Giovannino Guareschi, indimenticato autore di don Camillo, clicca nel triangolino qui sotto:


https://www.youtube.com/watch?v=iodhj8Fc35g

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 20/11/2014

8 - I MODERATI NON SCENDONO IN PIAZZA
Per loro la politica è solo amministrazione, non un credo religioso cui consacrare la vita
Autore: Rino Cammileri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 23/09/2014

«Ha per caso visto una manifestazione a favore dei cristiani perseguitati dall'Isis?», domandava sarcastico il politologo Edward Luttwak a chi lo intervistava per Il Giornale. Già, perché per i palestinesi di Gaza le piazze si riempiono, i cortei sfilano, la polizia è costretta a rafforzare la vigilanza attorno alle sinagoghe e alle sedi diplomatiche israeliane. Non solo. Questo è il Paese che si scatena per la salvezza dell'orsa Daniza e da anni vede migliaia di persone impegnate come forsennate a ostacolare - anche contra legem et militiam - la costruzione di una semplice ferrovia. Ma non si tratta solo dell'Italia.

BOB GELDOF, BONO VOX E MICHELLE OBAMA
Bob Geldof e Bono Vox hanno passato la vita a organizzare megaconcerti raccoglifondi e sensibilizzacoscienze. Però qui tacciono. Michelle Obama ha fatto, sì, un selfie per le ragazzine rapite da Boko Haram, ma solo perché donne. Poi, lei e i quattro gatti hollywoodiani che l'hanno imitata sono tornati subito a occuparsi d'altro. Per mettersi al collo la sciarpa bianca del Dalai Lama non c'è governante occidentale che non abbia rischiato l'incidente diplomatico con la Cina (che pure tiene per la gola finanziaria perfino Obama). Ma sulla «Chiesa del silenzio» cinese fanno, appunto, silenzio. Niente, l'Occidente si impiccia praticamente di tutto, ma quando si tratta di cristiani si volta sempre dall'altra parte. É vero, quando si impiccia, quasi sempre lo fa per calcolo e convenienza, ma chissà perché dei cristiani se ne frega anche quando il calcolo e la convenienza non consiglierebbero di farlo. É lecito domandarsi perché. Infatti, è un atteggiamento che cozza con la logica. La risposta esiste, naturalmente, ma è articolata perché la realtà è sempre più complessa di quella immaginata dalle ideologie (non a caso riassumibile in uno slogan).

LA SINISTRA IN PIAZZA
La verità è che le manifestazioni di piazza e l'agitazione sociale le hanno inventate i marxisti, i quali continuano ad agire per riflesso condizionato: spesso, decapitando un'oca, si assiste allo spettacolo del corpo che continua a sbattere le ali per molti minuti. I marxisti, nei luoghi in cui avevano arraffato il potere, scatenavano la caccia contro tutte le religioni. In particolare contro il cristianesimo, la cui espressione meglio organizzata era la Chiesa cattolica. Gli orfani del marxismo, comunque si chiamino adesso (ma si tratta in verità di una galassia composita), spesso litigano tra loro, sì, ma si ricompattano immediatamente quando c'è da dare addosso al nemico storico e ideologico. Da costoro non c'è da aspettarsi certo che scendano per le strade a favore dei cristiani.
Poi ci sono i cosiddetti «laici», quelli che si dicono liberali e fanno proprio il motto apocrifo di Voltaire ("non sono d'accordo con te ma hai diritto di dire la tua"). Sono peggiori dei primi. Infatti, come i primi sono materialisti e a differenza dei primi non hanno nemmeno una giustificazione filosofica. Non a caso nelle «battaglie» dei radicali si schierano sempre con questi ultimi. Tra loro c'è, sì, chi va a messa. Ma è giusto per assicurarsi anche l'aldilà dopo essersi ben accomodati nell'aldiqua. Non per nulla assillano il Papa affinché abolisca dalla dottrina cattolica l'intera sezione della teologia morale. É vero, non tutti sono ex sessantottini. Ma è anche vero che la probabilità che si dedichi alla politica professionale chi professa un'ideologia "di sinistra" (chi, cioè, fa della politica una religione) è molto più alta. Ecco perché l'Occidente è finito nelle mani di una minoranza di radicali neogiacobini.

I MODERATI NON SCENDONO IN PIAZZA
Gli altri non hanno la manifestazione di piazza nel loro dna. Sono psicologicamente dei moderati. Per loro la politica è amministrazione, non un credo cui consacrarsi. Si realizza così la profezia di Gesù: i figli di questo mondo sono più scaltri di quelli della luce. Infatti, anche da parte di una realtà organizzata qual è la Chiesa non vengono altro che inviti alla moderazione e al dialogo. É uno spettacolo di sbandamento e divisione perfino sulla dottrina che definire inopportuno rispetto all'emergenza è il minimo. Si aggiunga che i figli di questo mondo non sono impicciati da scrupoli morali, cosa che dà loro una possibilità di manovra illimitata, mentre, per esempio, una Sentinella in Piedi aggredita da un militante lgbt non può rispondere con un cazzotto sul muso (anche perché si scatenerebbe il soccorso rosso, parlamentare e giudiziario, mediatico e pure - ma sì - pretesco).
L'unica, a questo punto, sarebbe ripristinare la predicazione sui "Novissimi" e ricordare che dobbiamo morire tutti. Che esiste l'Inferno. Che la vita umana si svolge, per dirla con Flannery O'Connor, nel «territorio del diavolo», il quale a chi crede di «pensare con la propria testa», cattolici "adulti" in primis, suggerisce l'atteggiamento di fatto cristofobico che induce l'Occidente a segare il ramo su cui sta seduto. É lui (e il Papa lo ha più volte ricordato) a mostrare la morale cristiana come un'insopportabile sequela di divieti soprattutto sessuali. Invece è una medicina, l'unica per salvarsi da lui. E dalla morte eterna. Chissà, forse l'avanzata dell'islam fanatico è proprio la sferza con cui il Dio (cristiano) cerca di svegliarci dal torpore. Il buon padre, il cui figlio si rifiuta di prendere le medicine salvavita, non lo abbandona alla sua sorte ma gli dà una sonora sculacciata. Con dispiacere. Cerchiamo dunque, almeno noi, di rilanciare i "Novissimi". Ci aveva provato Giovanni Paolo II, ma non fece in tempo.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 23/09/2014

9 - IL VESCOVO DI PRATO CHE SFIDO' IL PARTITO COMUNISTA (CON IL SOSTEGNO DI TRE PAPI)
Monsignor Pietro Fiordelli scomunicò due coniugi che si erano sposati civilmente, venne querelato dai comunisti per diffamazione e poi condannato da un tribunale
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 14/11/2014

Ero studente in Scienze Politiche all'Università di Pisa negli "anni caldi". Cioè, proprio nell'occhio del ciclone. I docenti da baroni si erano trasformati in tribuni della plebe e i libri su cui dovevo studiare sembravano editi a Mosca (ce n'era anche uno di Carlo Cardia - oggi su tutt'altre posizioni- che propugnava i diritti costituzionali dell'ateismo). Ebbene, quasi tutti questi testi ricordavano con indignazione l'orribile «caso del vescovo di Prato», avvenuto nel 1956, ma mai dimenticato dai livorosi compagni. I succubi democristiani non finivano di vergognarsene sebbene fossero passati quasi vent'anni.

IL VESCOVO PIETRO FIORDELLI
Il vescovo in questione era Pietro Fiordelli (1916-2004) e fu pastore di Prato per quasi quarant'anni. Fatto vescovo neanche quarantenne, il 12 agosto 1956 fece pubblicare una sua lettera sul giornale della parrocchia al cui responsabile l'aveva inviata. Riguardava due coniugi che si erano sposati col solo rito civile, in quanto lui era un militante comunista. In base al diritto canonico il vescovo invitava il parroco in questione a considerare i due come pubblici concubini e quindi a escluderli dai sacramenti. Non solo. Anche i rispettivi genitori avevano mancato ai loro doveri cristiani permettendo che i figli contraessero matrimonio al di fuori della Chiesa, perciò non si doveva procedere alla tradizionale benedizione pasquale della loro casa. Sempre codice canonico alla mano, il vescovo rincarò la dose ordinando che la sua lettera fosse letta da tutti i pulpiti della diocesi.
Lì per lì non successe niente, anche perché ai coniugi in questione e alle loro famiglie non importava affatto quel che di loro pensavano i preti e il vescovo, il rito nuziale scelto lo dimostrava. Epperò si era negli anni Cinquanta e Prato non era ancora divenuta un feudo rosso. La città era piccola, la gente mormorava. Qualcuno arrivò a recapitare pizzini insultanti alla coppia scomunicata. Ma ciò che fece traboccare il vaso, tanto per cambiare, furono i soldi. Infatti, lo sposato "civile" aveva un negozio che in breve si ritrovò la clientela dimezzata. Possibile che fosse tutta colpa dell'anatema vescovile? Infatti, come abbiamo detto, a quel tempo Prato era un centro di dimensioni relative e non è pensabile che la clientela non sapesse che quello nel tempo libero faceva l'attivista del Pci.

IL PCI E LA QUERELA
Boh. Sia come sia, il Partito prese in pugno la faccenda e convinse gli scomunicati a querelare il vescovo per diffamazione. La cosa finì pure in Parlamento, dove il Pci poteva contare sui reggicoda socialisti, e partì anche una campagna internazionale il cui vero bersaglio era il papa Pio XII, che non molti anni prima aveva avallato la scomunica ai comunisti e a quelli che in ogni modo li aiutavano o condividevano. Del caso di Prato si occupò perfino il famoso settimanale americano Life, creato dal fondatore della rivista Time, Henry Luce, che pubblicò con grande risalto tutte le foto degli implicati nella vicenda pratese. Henri Luce era anche marito di Claire Boothe Luce, prima donna ambasciatrice americana a Roma, fattasi cattolica nel 1946 dopo avere ascoltato un discorso di Pio XII.
Il Pontefice sostenne subito il suo vescovo mentre tutti gli occhi erano fissi sul tribunale adito dagli scomunicati. E i giudici, trovandosi vasi di coccio tra vasi di ferro, dopo interminabili discussioni in punta di diritto credettero di risolvere la situazione condannando il vescovo di Prato a un'ammenda simbolica, 40mila lire. Ora, la somma non era poco per quei tempi, ma non era nemmeno molto. Però la condanna, anche se simbolica, sempre condanna era. E il vescovo era stato condannato per aver fatto il suo mestiere di pastore a norma di catechismo e dottrina. La quale vieta ai preti di dare i sacramenti a chi non li vuole; o li vuole, sì, ma alle sue condizioni e non a quelle della Chiesa. Si dirà che il querelante allegava di aver visto rarefarsi la sua clientela dopo la pronuncia vescovile. Tuttavia il bigottismo di certuni non poteva certo essere imputato giudiziariamente al vescovo. Doveva, semmai, il querelante pensarci prima: sapendo come la pensavano i suoi clienti, poteva evitare il gesto inutilmente provocatorio di non sposarsi in chiesa. Oppure, se teneva tanto alle sue idee, essere disposto a pagarne il prezzo. Malgrado ciò il tribunale aveva dato ragione a lui e torto al vescovo.

LA REAZIONE DI PIO XII
Ma papa Pacelli non era tipo da lasciarsi la mosca sul naso. Non esitò a definire illegale quella sentenza e bacchettò l'inerzia del governo su tutta la vicenda. Sì, perché se si permetteva ai giudici di sindacare quel che i vescovi potevano o non potevano dire nelle materie di loro competenza (riconosciuta dal Concordato) si sarebbe finiti in un regime ideologico laicista (profetico...). Non sazio, il Papa ordinò a tutte le nunziature apostoliche del mondo occidentale di organizzare manifestazioni di solidarietà col vescovo pratese e in segno di protesta arrivò a sospendere il tradizionale ricevimento d'inizio d'anno in onore del Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede.
L'aperta solidarietà al vescovo di Prato arrivò pure, commossa e sentita, da Roncalli (patriarca di Venezia) e Montini (arcivescovo di Milano), futuri Papi, uno Santo e l'altro Beato. Il più sfegatato fu il cardinale di Bologna, Lercaro (poi, però, divenuto progressista), che fece listare a lutto le porte delle chiese della sua Diocesi e suonare le campane a morto ogni cinque minuti per un mese. Monsignor Pietro Fiordelli, nato a Città di Castello (Perugia), morì nella sua Prato. Nel 1986 fu onorato di una lunga visita da parte di Giovanni Paolo II (Santo).
La sua vicenda - e il suo insegnamento - tornano d'attualità nel presente momento storico: da qui il libro che Giuseppe Brienza gli ha dedicato, La difesa sociale della famiglia. Diritto naturale e dottrina cristiana nella pastorale di Pietro Fiordelli, vescovo di Prato (Casa Editrice Leonardo da Vinci), prefazione di monsignor Luigi Negri e postfazione di Antonio Livi, pp. 162.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 14/11/2014

10 - OMELIA I DOMENICA DI AVVENTO - ANNO B - (Mc 13,33-37)
Giungendo all'improvviso, non vi trovi addormentati
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 30/11/2014)

Con questa domenica inizia il tempo dell'Avvento e, con esso, un nuovo Anno liturgico. L'Avvento è quel periodo di quattro settimane che precede il Natale. Durante questo periodo dobbiamo preparare i nostri cuori all'incontro con Dio. In noi si deve ridestare quel desiderio di fervida attesa e di speranza che caratterizzò il lungo tempo di preparazione del popolo ebreo alla venuta del Messia.
Il profeta Isaia, nella prima lettura, esprime il desiderio che ogni uomo ha di Dio: «Se Tu squarciassi i cieli e scendessi» (Is 63,19). Ogni uomo, anche se non se ne rende pienamente conto, avverte questo desiderio. L'uomo è stato creato per Dio e non troverà pace se non quando riposerà in Lui. Questo desiderio sarebbe rimasto per sempre inappagato se Dio stesso non avesse preso l'iniziativa e non fosse disceso su questa terra. L'umanità senza Dio vaga nelle tenebre, pertanto il profeta così si rivolge al Signore: «Perché, Signore, ci lasci vagare lontano dalle tue vie e lasci indurire il nostro cuore? [...] Ritorna per amore dei tuoi servi» (Is 63,17-18). Questa deve diventare anche la nostra preghiera, per noi e per il mondo intero, smarrito e lontano da Dio. La preghiera dei buoni attira la misericordia su tutto il mondo.
Il profeta sentiva tutta la miseria dell'umanità e così parlava a Dio: «Ecco, Tu sei adirato perché abbiamo peccato contro di Te da lungo tempo e siamo stati ribelli. Siamo divenuti tutti come una cosa impura [...] tutti siamo avvizziti come foglie, le nostre iniquità ci hanno portato via come il vento» (Is 64,4-5). Oggi come allora ci siamo ribellati a Dio, i nostri peccati si sono moltiplicati e abbiamo offeso molto il Signore. «Nessuno invocava il tuo nome» (Is 64,6), continua il profeta Isaia, facendoci comprendere quanto sia necessaria la preghiera per ottenere la Misericordia. La lettura si conclude con un atto di fiducia in Dio, che è nostro Padre e che non ci lascerà in balia di noi stessi.
Il Salmista invoca l'intervento di Dio a salvezza del suo popolo con queste parole: «Risveglia la tua potenza e vieni a salvarci [...] guarda dal cielo e vedi e visita questa vigna [...] Da Te più non ci allontaneremo, ci farai vivere e invocheremo il tuo nome» (Sal 79).
Il Signore è venuto, si è fatto uomo per la nostra salvezza, e tornerà alla fine dei tempi per giudicare i vivi e i morti.
Di questa seconda venuta parla il Vangelo di oggi. Gesù, invitandoci alla vigilanza, ci rivolge queste parole: «Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà» (Mc 13,35). Egli ci invita a stare attenti, a rimanere desti: «Fate in modo che, giungendo all'improvviso, non vi trovi addormentati» (Mc 13,36). Gesù ci ha lasciati nella sua casa, ovvero la Chiesa, dando «a ciascuno il suo compito» (Mc 13,34), una missione particolare da compiere. Anche noi ci lasceremo sorprendere addormentati se non realizzeremo questo progetto d'amore che Dio ha su di noi, se non porteremo a termine questo compito a noi affidato. Ci addormenteremo anche noi se allenteremo la nostra preghiera e ci lasceremo dominare dagli affanni, dalle preoccupazioni e dalle lusinghe di questo mondo, e non presteremo attenzione alla cosa più importante: la salvezza dell'anima.
Consapevole di tutto questo, san Francesco d'Assisi così pregava all'inizio della sua conversione: «Signore, cosa vuoi che io faccia?». La risposta non tardò ad arrivare e san Francesco svolse nella Chiesa un compito importantissimo, quello di restaurare la casa di Dio, la Chiesa, che, per opera di tanti uomini, stava andando in rovina.
Ognuno di noi ha un compito affidato dalla Provvidenza di Dio. Se riusciremo a realizzarlo arrecheremo un grandissimo bene alla Chiesa e al mondo intero. Preghiamo per tanti giovani, generosi quanto distratti, i quali non si accorgono di aver ricevuto una particolare vocazione, come quella di san Francesco, e sprecano i loro anni migliori in cose inutili.
Come abbiamo pregato all'inizio della Messa, dobbiamo andare incontro a Gesù che viene, che vuole entrare nel nostro cuore. Andremo incontro al Signore con la preghiera, che deve essere sempre assidua e fervente. Non ci sarà vita cristiana senza la preghiera. Oltre a ciò, l'orazione iniziale della Messa ci indica le buone opere: per mezzo di esse noi ci avvicineremo sempre di più a Dio e avvicineremo tutti quelli che da noi saranno beneficati.
In questo periodo di Avvento prendiamo anche noi questi due propositi: quello della preghiera e quello delle opere di misericordia. Facendo così ci prepareremo nel modo migliore a celebrare il Natale del Signore.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 30/11/2014)

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