BastaBugie n°383 del 07 gennaio 2015

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1 LA STRAGE A PARIGI AL GRIDO DI ''ALLAH E' GRANDE'' DIMOSTRA L'INCONSISTENZA DELLA DISTINZIONE TRA ISLAM FONDAMENTALISTA E ISLAM MODERATO
Scopo ultimo di tutti i musulmani è la conquista del mondo e l'imposizione della legge del Corano
Autore: Luigi Amicone - Fonte: Tempi
2 L'ORRENDA STRAGE DEI GIORNALISTI A PARIGI MOSTRA CHE IL PROBLEMA NON E' IL TERRORISMO, MA L'ISLAM
La politica buonista ci ha portato a tollerare le illegalità delle comunità di immigrati islamici: è ora di dire basta!
Autore: Gianandrea Gaiani - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
3 CHARLIE HEBDO: NON VANNO DIMENTICATE LE IMMONDE VIGNETTE BLASFEME CONTRO LA SANTISSIMA TRINITA'
Il nostro dolore non deve essere solo per le vittime dei massacri a Parigi, ma anche per la trasgressione pubblica e sistematica della legge naturale e della religione cristiana
Fonte: Fondazione Lepanto
4 LA REPUBBLICA USA LA TECNICA DELLO STRAW MAN PER FARE DISINFORMAZIONE E COLPIRMI ALLE SPALLE
Non ho parlato di omosessuali, bensì della famiglia, che è l’unica cosa di cui so qualcosa
Autore: Costanza Miriano - Fonte: Il Foglio
5 IL TRAGHETTO ITALO-GRECO ANDATO IN FIAMME CI RICORDA LA SUPERIORITA' MORALE DEL CRISTIANESIMO
La regola che in caso di naufragio, si deve dare la precedenza alle donne e ai bambini, l'hanno inventata i cristiani
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
6 LA PROBLEMATICA PRASSI DELLE CHIESE ORTODOSSE DI CONCEDERE SECONDE E TERZE NOZZE
Valutiamo i suoi punti deboli alla luce dell'insegnamento dei Padri della Chiesa e del Magistero
Autore: Luisella Scrosati - Fonte: Sinodo2015
7 LE DISTRUTTIVE CRITICHE ALL'EQUILIBRATO ARTICOLO DI MESSORI SUL PAPA
C'è un ''Tribunale del popolo'' che sta cercando di usare papa Francesco contro i suoi predecessori (nella speranza di usarlo contro la Chiesa stessa)
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
8 COSA ABBIAMO FESTEGGIATO IN QUESTO CAPODANNO?
Fare una festa spensierata al 2015 è illogico perché abbiamo davanti la fine del nostro mondo
Autore: Corrado Gnerre e Massimo Viglione - Fonte: Il Giudizio Cattolico
9 OMELIA BATTESIMO DEL SIGNORE - ANNO B - (Mc 1,7-11)
Tu sei il Figlio mio, l'amato: in te ho posto il mio compiacimento
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - LA STRAGE A PARIGI AL GRIDO DI ''ALLAH E' GRANDE'' DIMOSTRA L'INCONSISTENZA DELLA DISTINZIONE TRA ISLAM FONDAMENTALISTA E ISLAM MODERATO
Scopo ultimo di tutti i musulmani è la conquista del mondo e l'imposizione della legge del Corano
Autore: Luigi Amicone - Fonte: Tempi, 8 Gennaio 2015

«Dove ci condurrà questa terza guerra mondiale che, come ha detto Francesco, "è già cominciata"? In qualsiasi momento e per qualsiasi "incidente" ci condurrà a una catastrofe». La considerazione era contenuta nell'editoriale con cui ieri mattina salutavamo su questo sito il vecchio anno e ci auguravamo il miracolo di una ripresa di libertà in un mondo fatto di opposte ma complementari spinte fanatiche e totalitarie: l'odio dell'altro da una parte e l'odio di sé dall'altra; il nichilismo islamista di là e l'irrazionalismo buonista di qua; lo Stato islamico in Oriente, lo Stato laicista in Occidente.

ALLAH È GRANDE
Ed ecco che nella stessa mattinata di ieri il "qualsiasi momento" e "qualsiasi incidente" si è materializzato nell'orrenda strage dei giornalisti di Charlie Hebdo al grido di "Allah è grande". La rivista era da tempo nel mirino del terrorismo perché si è permessa di fare sistematica satira sull'islam e sul suo Profeta. Naturalmente così come dissacrava l'islam, Charlie Hebdo dissacrava tutte le altre religioni, cristianesimo ed ebraismo in testa (e d'altronde attaccare i cristiani, la Chiesa, i simboli giudeo-cristiani è oggi lo sport preferito in ogni posto del mondo). Ma solo l'islamismo ha dichiarato guerra ai dissacratori, alla satira, alla vita, al mondo. Solo gli islamisti associano «Allah è grande» all'«amiamo la morte più di quanto voi amiate la vita».
E noi che adesso guardiamo con sgomento e paura alla capitale di certi nostri week-end, cosa vediamo in quella strada dei Lumi gonfia di orrore e di sangue? Vediamo, purtroppo, ancora poco. Abituati a essere forti e sprezzanti con i deboli e deboli e timorosi con i forti, i nostri cari leader ed élite europee ci hanno abituati a una dieta di idee che prevede sempre e comunque da una parte il disprezzo delle nostre tradizioni, ragione e libertà rimpiazzate dall'idolatria di un accomodante pacifismo e di uno sciocco relativismo, dall'altra il "rispetto" delle culture "altre", anche laddove esse manifestano tutto il loro rifiuto di integrazione e replicano con disprezzo a quanti li richiamano all'osservanza dell'ordine e della democrazia che li ospita.
Feroci con i nostri popoli (accusati puntualmente di razzismo e fascismo se mostrano disagio sociale e protesta politica per le prepotenze altrui), l'ordine che circola ad ogni livello delle società europee è mantenere la calma, il basso profilo, la comprensione - in nome di una equivoca "tolleranza" e "multiculturalità" - nei confronti di tutti quei soggetti e comunità che praticano nel cuore dell'Europa la sharia o il disprezzo degli infedeli; l'asservimento delle donne o l'ignoranza dei bambini. O tutte queste cose insieme. Ora, per l'ennesima volta, la realtà testarda ci è venuta a trovare. Tremende sono le immagini dell'eccidio parigino. Ma forse ancor più tremendo sarà il tentativo rimozione di chi, puntualmente, chiamerà in causa le "colpe dell'Occidente".

BENEDETTO XVI E IL DISCORSO A RATISBONA
Ma insomma, siamo stufi di chiudere gli occhi, come ci sono stati chiusi da quando Benedetto XVI pronunciò quel discorso a Ratisbona che provocò la sollevazione generale e l'indignazione unanime di cancellerie internazionali musulmane e cancellerie occidentali laiciste (francese compresa).
Ricordate? A un certo punto Benedetto XVI citò il dialogo tra un imperatore bizantino e un saggio musulmano, esponente di quella religione che di lì a poco avrebbe preso Bisanzio ed estirpato con la forza secoli di presenza cristiana. Chiedeva l'imperatore al saggio musulmano: «Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava». Si gridò allora allo scandalo. E si proseguì con i soliti distinguo tra "islam moderato" e "islam radicale".
Un distinguo tanto reale, ovvio, evidente, che ci ha fatto perdere di vista la realtà. Quella realtà che, paradossalmente, nei giorni scorsi ha avuto l'ardire di richiamarci e affermare proprio un autorevole leader islamico. E per di più parlando al cospetto dei più importanti dignitari religiosi del mondo islamico. La notizia era di un appeal straordinario. Eppure, a parte Avvenire, solo un vecchio giornalista ed ex ambasciatore (Sergio Romano) l'ha segnalata (sebbene nei limiti della rubrica delle lettere del Corriere della Sera). E infatti, dove si è mai visto - anche dalle nostre parti - il coraggio di entrare nella più importante università del mondo musulmano, la cairota Al Azhar, e contrastare apertamente addirittura la dottrina e le leadership della grande umma musulmana?
Ha detto ai supremi capi teologici dell'islam il generale Al Sisi: «È possibile che la nostra dottrina debba fare di tutta la umma una sorgente di ansietà, pericolo, uccisioni e distruzioni per il resto del mondo? È possibile che 1,6 miliardi di persone vogliano, per poter esse stesse vivere, uccidere il resto degli abitanti del mondo?». Altro che l'imperatore cristiano citato da Benedetto XVI! Vi immaginate cosa succederebbe se anche solo uno di noi, l'ultimo di noi, pronunciasse simili frasi in Europa o in America? Finirebbe linciato sui giornali e condannato nei tribunali per "incitamento all'odio e all'islamofobia".

RICOMINCIAMO A DIRE LE COSE COME STANNO
Dunque? Dunque impariamo dal generale Al Sisi e dai milioni di musulmani che non odiano il resto del mondo, a pronunciare parole di realtà. E liberiamoci, una buona volta, dal giogo di pacifismo e relativismo con cui ogni giorno rigettiamo i musulmani tra le braccia delle loro dottrine e leader fanatici.
Non inizieremo ad affrontare mai il "momento" e l'"incidente" di una catastrofe sempre più incipiente, se non ricominciamo a dire le cose come stanno. Se non ricominciamo a dire che c'è un bene e che esiste una verità sull'uomo. Realtà. Il bene e il male. Verità. Tutte cose che impariamo dall'esperienza della vita, dai fatti e dall'esercizio della ragione sottomessa ai fatti. Non dalle utopie buoniste. Cose che non impariamo né dalla sharia dello Stato islamico, né dalla sharia dello Stato laicista. Essendo anzi entrambi alleati nella distruzione del mondo. Poiché il mondo non è fondato sulle teorie, siano esse religiose o scientifiche. Il mondo è fondato su quelle poche grandi realtà umane che sono la libertà di coscienza, la dignità della persona, l'alleanza e la differenza tra uomo donna, l'apertura alla vita, al suo significato, al suo destino buono di fede e speranza nel mondo, come ha scritto l'ebrea agnostica Hannah Arendt, «che trova forse la sua più gloriosa e efficace espressione nelle poche parole con cui il vangelo annunciò la "lieta novella": "Un bambino è nato fra noi"».
E impariamo da Benedetto XVI, omelia pronunciata a Monaco il 10 settembre 2006, due giorni prima della lectio magistralis all'univeristà di Ratisbona: «Le popolazioni dell'Africa e dell'Asia ammirano, sì, le prestazioni tecniche dell'Occidente e la nostra scienza, ma si spaventano di fronte ad un tipo di ragione che esclude totalmente Dio dalla visione dell'uomo, ritenendo questa la forma più sublime della ragione, da insegnare anche alle loro culture. La vera minaccia per la loro identità non la vedono nella fede cristiana, ma invece nel disprezzo di Dio e nel cinismo che considera il dileggio del sacro un diritto della libertà ed eleva l'utilità a supremo criterio per i futuri successi della ricerca. Cari amici, questo cinismo non è il tipo di tolleranza e di apertura culturale che i popoli aspettano e che tutti noi desideriamo! La tolleranza di cui abbiamo urgente bisogno comprende il timor di Dio, il rispetto di ciò che per l'altro è cosa sacra. Ma questo rispetto per ciò che gli altri ritengono sacro presuppone che noi stessi impariamo nuovamente il timor di Dio».

Nota di BastaBugie: il sito FilmGarantiti.it propone una selezione di grandi capolavori del cinema di tutti i tempi. Sull'argomento Islam contiene schede veramente interessanti (e i trailer dei relativi film). Eccole.
11 SETTEMBRE 1683
La battaglia di Vienna che respinse l'attacco musulmano. Quel giorno l'Occidente si salvò seguendo i consigli del frate beato Marco d'Aviano: dopo tre secoli i musulmani tentano la rivincita compiendo gli attentati terroristici islamici proprio un altro 11 settembre.
http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=37
UNITED 93
Il più riuscito film sull'attentato dell'11 settembre. Il fanatismo religioso punta a vincere sfruttando la vigliaccheria suscitata dal terrore, ma sul volo n° 93 viene alla fine travolto da una inaspettata reazione, anch'essa animata da una opposta convinzione religiosa.
http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=16
MAI SENZA MIA FIGLIA
La storia vera di una cristiana che ha sposato un musulmano, accorgendosi troppo tardi che per l'islam la moglie è proprietà del marito e i figli devono seguire la religione del padre.
http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=46
IL MERCANTE DI PIETRE
Il fallimento del multiculturalismo (l'ideologia che si illude di far convivere pacificamente non solo popoli diversi, ma anche culture diverse).
http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=14
SUBMISSION
La storia di cinque donne islamiche vittime di abusi e maltrattamenti inflitti nel nome di Allah e nel rispetto della legge coranica.
Il regista ateo e di sinistra di questo cortometraggio fu massacrato al grido di "Allah è grande" da un islamico che gli tagliò la gola in pieno centro di Amsterdam.
http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=44

Fonte: Tempi, 8 Gennaio 2015

2 - L'ORRENDA STRAGE DEI GIORNALISTI A PARIGI MOSTRA CHE IL PROBLEMA NON E' IL TERRORISMO, MA L'ISLAM
La politica buonista ci ha portato a tollerare le illegalità delle comunità di immigrati islamici: è ora di dire basta!
Autore: Gianandrea Gaiani - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 08-01-2015

La strage compiuta nella redazione di Charlie Hebdo non è un attentato contro la libertà di stampa, come in molti vanno ripetendo, ma un attacco contro l'Occidente e contro la Libertà, bersagli non da oggi nel mirino dell'islam. Un attacco portato non dai terroristi islamici che hanno compiuto materialmente la strage, ma dall'ideologia islamica. Tra i tanti musulmani "moderati" che oggi condannano il massacro vi sono quelle stesse associazioni che volevano portare in tribunale il settimanale satirico francese per il reato di "islamofobia", cioè per aver pubblicato vignette satiriche su Maometto, sulla religione musulmana e su diversi esponenti della società islamica.
Dovremmo quindi essere lieti nell'osservare che gli islamici estremisti trovano legittimo uccidere in nome di Allah giornalisti e vignettisti che scrivono e disegnano cose a loro sgradite, mentre i moderati si accontentano di vederli in galera o di far chiudere le loro testate? Per i "moderati" il modello di riferimento ideale è Recep Tayyip Erdogan (la cui vicinanza ai Fratelli Musulmani lo accomuna a molti "islamici moderati" attivi in Europa e in Italia) che in Turchia ha fatto chiudere giornali e incarcerare cronisti scomodi. Impossibile, quindi, negare ciò che anche un cieco vede benissimo. L'islam soffre di una fortissima intolleranza nei confronti della Libertà in tutte le sue forme politiche, civili e personali.

IN TUTTI I PAESI MUSULMANI I DIRITTI FONDAMENTALI SONO CALPESTATI
Ai soliti seguaci del pensiero ottuso, i "pasdaran" del politicamente corretto, che ci ricordano a ogni attentato che la violenza è solo un'aberrazione che con l'islam non ha nulla a che fare, consigliamo di osservare cosa accade in tutti i Paesi musulmani dove i diritti fondamentali e persino quelli basilari (come guidare un'automobile se sei una donna in Arabia Saudita) sono calpestati in nome della religione.
Nei Paesi islamici sono quasi sempre e quasi del tutto negati, non tanto i diritti e le opportunità tipici della società occidentale, ma soprattutto quanto previsto sulla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo che, vale la pena ricordarlo, venne redatta dalle Nazioni Unite nel 1948 e comincia con la frase "tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti".
E' interessante rileggerla oggi o osservare quanto poco abbia in comune con precetti, usi e leggi islamici. Perché stupirsi di quanto accaduto a Parigi quando già sappiamo delle folle islamiche esultanti dopo gli attentati dell'11 settembre 2001? Quando sappiamo che un sondaggio in Arabia Saudita ha evidenziato che il 97% degli intervistati considera del tutto condivisibile l'Islam applicato dallo Stato Islamico in Siria e Iraq?

IL PROBLEMA NON È IL TERRORISMO, MA L'ISLAM
Ormai anche molti leader di Paesi musulmani si sono resi conto che il problema non è il terrorismo, ma l'islam e cominciano a parlarne pubblicamente. Poche settimane or sono Salman bin Hamad al-Khalifa, principe ereditario del Bahrein, ha buttato alle ortiche la retorica della "guerra al terrorismo" ammettendo che quest'ultimo non è un'ideologia ma solo un mezzo per perseguirla. Per il principe "non stiamo solo combattendo i terroristi, stiamo combattendo i teocrati", cioè quegli uomini che sono posti "ai vertici di un'ideologia religiosa e che detengono il potere, in virtù di un editto religioso, di privare qualcuno dell'avvenire e lo usano per finalità politiche". Come ha fatto notare Daniel Pipes, il principe al-Khalifa non ha completato la sua analisi (forse per timore delle possibili conseguenze) evitando di dichiarare che l'ideologia "perversa" e "barbara" che egli descrive è tipicamente islamica e i teocrati sono tutti musulmani.
Pochi giorni or sono, parlando all'università al-Azhar del Cairo, il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi ha avuto il coraggio di dire a brutto muso ai leader religiosi della massima istituzione sunnita che il mondo musulmano non può più essere percepito come "fonte di ansia, pericolo, morte e distruzione" per il resto dell'umanità. E le guide religiose dell'Islam devono "uscire da loro stesse" e favorire una "rivoluzione religiosa" per sradicare il fanatismo e rimpiazzarlo con una "visione più illuminata del mondo". Se non lo faranno, si assumeranno "davanti a Dio" la responsabilità per aver portato la comunità islamica alla rovina.
"È mai possibile – ha detto al-Sisi – che un miliardo e 600 milioni di persone possano mai pensare di riuscire a vivere solo se eliminano il resto dei 7 miliardi di abitanti del mondo? No, è impossibile".
Nessun leader occidentale ha avuto finora il coraggio di usare parole simili. Anzi, stanno tutti attenti a non ferire i sentimenti degli islamici che, come è noto, si offendono facilmente. Eppure il massacro di Parigi ci ricorda quello che già sappiamo e cioè che le risposte che la Francia e l'intera Europa sono chiamate a trovare, e pure in fretta, passano attraverso la scomoda ammissione che l'islam è il problema: lo è per l'Occidente come per gli stessi Paesi musulmani.

LA POLITICA BUONISTA CI HA PORTATO A TOLLERARE LE ILLEGALITÀ DELLE COMUNITÀ DI IMMIGRATI ISLAMICI
Occorre rivedere la politica buonista che ci ha portato a tollerare sacche di illegalità praticate dalle comunità di immigrati islamici e perseguire con forza le discriminazioni che abbiamo finora tollerato in nome della "diversità culturale". Dovremmo ribadire perentoriamente la forza della nostra civiltà basata su diritti e libertà mettendo al bando concessioni come quelle che consentono già in Gran Bretagna la gestione di interi quartieri sotto la sharia invece che sotto le leggi di Sua Maestà.
L'immigrazione va gestita e non solo subita come fa l'Italia che invia addirittura la flotta a imbarcare clandestini e occorre ridefinire tutti i parametri della cosiddetta società "multiculturale". Perché dovremmo continuare a riempire le nostre città di immigrati islamici che in molti casi contestano le nostre leggi e il nostro stile di vita (perché basato sulla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo), faticano a integrarsi (con conseguenti altissimi costi assistenziali) e spesso nutrono odio e disprezzo nei nostri confronti?
Ogni Stato ha il dovere di tutelare gli interessi dei suoi cittadini. Per questo, ammesso e non concesso che l'Europa abbia bisogno di immigrati anche in questa lunga fase recessiva, sarebbe più conveniente sceglierli tra i Paesi che hanno cultura e religione compatibili con le nostre. Molti islamici interpretano come debolezza quella che noi definiamo tolleranza e accoglienza e solo una politica accorta e molto rigida in questi settori potrà rendere la vita dura ai "teocrati" e contenere la crescita di consensi dei movimenti anti-islamici che diventerà presto incontenibile in tutta Europa.
Circa la capacità della classe politica europea di reagire alla minaccia, lo scetticismo è però più che giustificato. Non si tratta solo di codardia e incapacità ma, come al solito, di affari. Le monarchie del Golfo che alimentano i gruppi islamisti e jihadisti sono le stesse che finanziano moschee, centri di cultura e organizzazioni islamiche presenti in tutta Europa, ma sono soprattutto le stesse che investono nel Vecchio Continente centinaia di miliardi di dollari. Una pioggia di petrodollari che condiziona da tempo la politica europea, che oltre Atlantico finanzia think-tank molto ascoltati dalla Casa Bianca e che non serve quindi solo ad acquistare aziende, alberghi e squadre di calcio. Il Qatar ha offerto a Parigi 100 milioni di euro per "riqualificare le periferie disagiate". Qualcuno mostrerà stupore quando il prossimo Califfato, con annessa jihad, verrà proclamato in una città europea?

Nota di BastaBugie: è opportuno ricordare alcune citazioni dal Corano che già in passato avevamo pubblicato, ma che tornano di drammatica attualità e che servono a confutare la teoria che esista un islam buono o almeno moderato in contrapposizione con un islam violento e fondamentalista (in realtà questo è il vero islam come si vede bene dalle seguenti citazioni del Corano, il libro sacro per i musulmani, tutti i musulmani).
"Combattete coloro che non credono in Allah e nell'ultimo giorno, che non vietano quello che Allah e il suo messaggero hanno vietato, e quelli, tra la gente della Scrittura, che non scelgono la religione della verità, finché non versino umilmente il tributo, e siano soggiogati... i nazareni dicono: Il Messia è figlio di Allah. Questo è ciò che esce dalle loro bocche. Ripetono le parole di quanti già prima di loro furono miscredenti. Li annienti Allah. Quanto sono fuorviati!" (Sura IX 29,30).
"O voi che credete, combattete i miscredenti che vi stanno attorno, che trovino durezza in voi" (Sura IX 123).
"Se non vi lancerete nella lotta, [Allah] vi castigherà con doloroso castigo" (Sura IX 39).
"Vi è stato ordinato di combattere, anche se non lo gradite" (Sura II 216).
"Preparate, contro di loro, tutte le forze che potrete e i cavalli addestrati per terrorizzare il nemico di Allah" (Sura VIII 60).
"...uccidete questi miscredenti ovunque li incontriate, catturateli, assediateli e tendete loro agguati" (Sura IX 5).

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 08-01-2015

3 - CHARLIE HEBDO: NON VANNO DIMENTICATE LE IMMONDE VIGNETTE BLASFEME CONTRO LA SANTISSIMA TRINITA'
Il nostro dolore non deve essere solo per le vittime dei massacri a Parigi, ma anche per la trasgressione pubblica e sistematica della legge naturale e della religione cristiana
Fonte Fondazione Lepanto, 07/01/2015

"Charlie Hebdo" è un giornale in cui, fin dalla sua fondazione, la satira è stata posta al servizio di una filosofia di vita anarchica e libertaria. Esso può essere considerato un'espressione estrema ma coerente del relativismo dell'Occidente contemporaneo. "Charlie Hebdo" è celebre per le caricature di Maometto pubblicate a partire dal 2006, ma non vanno dimenticate le immonde vignette blasfeme pubblicate nel 2012 per rivendicare l'unione omosessuale.
Il gruppo di terroristi che, il 7 gennaio 2015, ha sterminato la redazione di "Charlie Hebdo" è a sua volta un'espressione estrema, ma coerente, del mondo islamico e ha manifestato nella sua furia omicida, l'odio che l'Islam intero nutre nei confronti dell'Occidente.
Come non vedere in quest'episodio la prefigurazione del destino che attende l'Occidente, incapace di contrapporre all'Islam le proprie risorse spirituali e morali, e illuso sulla possibilità che il cedimento al pensiero relativista e la politica della mano tesa verso l'Islam possano scongiurare i pericoli che si addensano sul nostro futuro?
Il 4 dicembre 2012 la Fondazione Lepanto, l'Associazione Famiglia Domani e altri rappresentanti qualificati di gruppi e siti che operano nel mondo cattolico consegnarono al padre Federico Lombardi direttore della Sala Stampa Vaticana, 3.905 firme, per chiedere alla Santa Sede di elevare una protesta vibrante e fare i passi necessari presso il governo francese affinché mai più si ripetessero episodi di questo genere.
Nell'appello si leggeva: "Si può ancora tacere? Oscenità e blasfemia si confondono nella sordida provocazione di un giornale francese, autore di una vignetta in cui per rivendicare l'unione omosessuale, violazione estrema della legge naturale, si oltraggia in modo inammissibile la Santissima Trinità, mistero centrale della fede cristiana. No, non è possibile mantenere il silenzio: è necessario che la Santa Sede esprima pubblicamente la sua indignazione, come stanno facendo tanti semplici cattolici in Francia e in Europa. E poiché Lei è portavoce della Santa Sede, a Lei ci rivolgiamo affinché si faccia nostro portavoce presso le supreme autorità ecclesiastiche, alle quali chiediamo di elevare una protesta vibrante e fare i passi necessari presso il governo francese affinché mai più si ripeta una vergogna del genere. Che la voce degli uomini si alzi prima della mano di Dio, che da nessuno può essere impunemente irriso (Gal. 6, 7)!"
Oggi il nostro dolore non deve essere solo per le vittime dei massacri, a Parigi e nel mondo intero, ma soprattutto per la trasgressione pubblica e sistematica della legge naturale e divina e per il silenzio di chi, di fronte a questa trasgressione e a questi massacri, avrebbe il dovere di levare la voce. Imitiamo Nostro Signore che piangeva su Gerusalemme, prevedendone la distruzione per i suoi peccati, e leviamo in alto la sua Croce, che è odiata e vilipesa dall'Islam e dal relativismo contemporaneo, ma che resta l'infallibile segno di lotta e di vittoria per ogni cristiano.

Nota di BastaBugie: analoga vicenda alla strage di Parigi fu quella che vide il regista Theo Van Gogh ucciso il 2 novembre 2004 per aver fatto il cortometraggio Submission che racconta la storia di cinque donne islamiche vittime di abusi e maltrattamenti inflitti nel nome di Allah e nel rispetto della legge coranica. Fu un'offesa intollerabile per gli islamici. Due mesi dopo l'uscita di Submission (sottomissione è uno dei modi di tradurre la parola "islam") il regista Theo Van Gogh pagava il suo ardire con la vita: un immigrato marocchino gli tese un agguato per strada, in pieno giorno, ad Amsterdam, lo uccise con quattro colpi di pistola, lo sgozzò e gli affondò nel corpo un coltello con infilata nella lama una lettera di cinque pagine destinata ad Ayaan (la scrittrice del libro da cui era stato tratto il cortometraggio) e contenente una fatwa, una sentenza islamica che la condannava a morte.
Per conoscere i particolari della vicenda e per vedere il cortometraggio "Submission" clicca nel seguente link
http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=44

Fonte: Fondazione Lepanto, 07/01/2015

4 - LA REPUBBLICA USA LA TECNICA DELLO STRAW MAN PER FARE DISINFORMAZIONE E COLPIRMI ALLE SPALLE
Non ho parlato di omosessuali, bensì della famiglia, che è l’unica cosa di cui so qualcosa
Autore: Costanza Miriano - Fonte: Il Foglio, 05/01/2015

Sinceramente il giochetto mi ha veramente stancato. È vecchio. Trito e ritrito. Esempio classico: io ti dico che si deve abolire la caccia. Tu mi rispondi cominciando a gridare che i bambini hanno bisogno di mangiare la carne. Io adesso devo perdere gran parte delle mie energie a difendermi, e non posso parlare di quello che mi stava a cuore. Gli americani gli hanno anche dato un nome: è la tecnica dello straw man, una delle più usate per fare disinformazione, e non mi stupisce che la usi Rep. Più o meno è la stessa arma che adoperano i miei bambini quando a metà litigio rimangono a corto di argomenti e urlano "tu puzzi". Secondo me però utilizzarla sopra i sei anni di età è segno di non grandissima vitalità intellettuale.
Io non voglio parlare di omosessuali. Non ne so niente. Io voglio parlare della famiglia, che è l'unica cosa di cui so qualcosa, e invece mi si accusa di voler far curare i gay.

LA GRANDE VITTORIA DEGLI ATTIVISTI LGBT
Trovo che sia questa la grande vittoria degli attivisti lgbt: riuscire a mettersi sempre in cima all'agenda, pur rappresentando un numero infinitamente piccolo di persone rispetto al totale. Punto. Chiuso l'argomento. Chi vuole può leggere i miei libri, articoli, ascoltare gli interventi e cortesemente segnalarmi i passaggi da "omofoba", perché così Rep. definisce il convegno che faremo a Milano io e i miei tre amici. Se uno poi fosse colto da un grave attacco di onestà intellettuale potrebbe addirittura ascoltare su youtube l'incontro, perché è un format che abbiamo già ripetuto più volte a Roma. Nessuno di noi ha mai detto che i gay vanno curati. E già mille battute se ne sono andate, porca miseria.
Il punto è che lo straw man si rende necessario a chi non la pensa come noi, diventa l'unico loro baluardo contro la pervicace, ostinata, ottusa, oscurantista realtà, che vuole che i bambini vengano da un maschio e da una femmina. Sul tema è l'unica cosa che abbiamo detto e che diremo sempre anche se dovesse costarci il carcere, come avrebbe voluto la legge Scalfarotto: i bambini hanno bisogno di un padre e di una madre. Prima per essere messi al mondo, poi per essere allevati. Lo sanno tutti, è talmente vero che per coprire la forza della verità bisogna urlarci contro delle bugie. Io capisco, davvero, sinceramente, il desiderio di paternità e di maternità delle persone omosessuali, ma purtroppo bisogna gridare dai tetti cosa c'è dietro la realizzazione di questo desiderio: persone vendute o affittate, donne sfruttate (femministe, dove siete?), embrioni congelati, figli che non conosceranno mai la storia del loro patrimonio genetico (come si chiamerà mio padre? Hy698?), una cryogeneration da incubo, bambini che vogliono la mamma e piangono per anni.

PAPA FRANCESCO È OMOFOBO
Se questa è omofobia, sono contenta che gli attivisti lgbt siano usciti allo scoperto. Se parlare di famiglia è omofobia, non ci posso fare niente (anche se dalle reazioni scomposte ho dei dubbi su chi abbia paura di chi: io me ne frego dei gay pride e dei convegni umoristici tipo "L'invenzione dell'eterosessualità": è vero, non è uno scherzo, lo hanno fatto davvero). Se dire che è necessario rapportarsi a una figura maschile e a una femminile è omofobia, non ci posso fare niente. È la vita che è omofoba. Se è omofobia paragonare l'ideologia del gender ai totalitarismi nazista e comunista, allora anche Papa Francesco è omofobo. "Occorre ribadire il diritto dei bambini a crescere in una famiglia, con un papà e una mamma... Vorrei manifestare il mio rifiuto per ogni tipo di sperimentazione educativa con i bambini. Con i bambini e i giovani non si può sperimentare. Non sono cavie da laboratorio! Gli orrori della manipolazione educativa che abbiamo vissuto nelle grandi dittature genocide del secolo XX non sono spariti; conservano la loro attualità sotto vesti diverse e proposte che, con pretesa di modernità, spingono i bambini e i giovani a camminare sulla strada dittatoriale del "pensiero unico"... A volte, non si sa se si mandi un bambino a scuola o in un campo di rieducazione" (11 aprile 2014).
La famiglia, a cui è affidata la sopravvivenza della vita, in Occidente rischia la pelle. Parlare invece degli lgbt è come mettersi a fare la manicure a uno in coma profondo. La famiglia non è sostenuta da nessun punto di vista, né fiscale né legislativo, l'aborto uccide milioni di bambini in Europa, e quasi tutti quelli malati, la pillola ha illuso le donne di avere finalmente il potere, quando invece glielo ha tolto. Io nei miei incontri parlo di queste cose, parlo di famiglie, imperfette, difettosissime, potenziale culla di nevrosi e ogni sorta di problemi, ma comunque l'unica possibile forma di unione stabile delle due persone che hanno generato quella nuova vita. Chiunque sia stato bambino sa quanto sia importante vedere che quelle due persone che si sono volute bene così tanto da farmi nascere stiano insieme ancora oggi: quell'unione è per il bambino il permesso di continuare a esistere, e la garanzia che valga la pena vivere. La famiglia non è mai a tinte pastello. È fatta di carne e sudore e a volte lacrime, non profuma sempre di crostata sfornata e bucato immacolato. A volte puzza di bugie e fatica e disordine. A volte sembra qualcosa che ci impedisce di spiccare il volo, ma poi scopriamo che era proprio quello che ci custodiva da noi stessi, da quel mistero che è nel cuore di ogni uomo, così come il padre protegge i figli dall'onnipotenza materna, e la madre difende i figli dall'egoismo paterno. Infine nei miei incontri parlo spesso anche del linguaggio maschile aderente ai fatti e di quello femminile, un linguaggio tonale dove le parole non significano mai solo quello che dicono (come ho letto da qualche parte, se a chiamare dall'Apollo 13 la torre di controllo fosse stata una donna la conversazione sarebbe stata più o meno: – Houston abbiamo un problema. – Dicci pure. – No, non importa... – Dai, ti ascolto – No.. Va be' non importa... se non ci arrivi da solo...).

IL DIRITTO DI CHIEDERE AIUTO
Per finire, quanto all'accusa che campeggiava ieri in prima pagina su questo giornale e dalla quale so già che non mi libererò facilmente, innanzitutto voglio dire che credo che la responsabilità individuale sia uno dei tesori della cultura giudaico cristiana, quindi io parlerei o scriverei ovunque mi facessero dire quello che penso. Poi vorrei chiarire che né io né i miei compagni di strada abbiamo mai detto che i gay vanno curati.
Infine dico che non mi turba il fatto che tra i promotori dell'incontro (per il quale, detto per inciso, noi non prendiamo un euro) ci sia Obiettivo Chaire, un'associazione che accoglie e rispetta le persone che vivono con sofferenza la propria identità sessuale e non si propone affatto di curarle ma di sostenerle alla ricerca di sé. Io conosco e stimo molto due che ci lavorano, so quanto pagano di persona per questo loro impegno, e siccome non sono solita scaricare gli amici non lo farò neppure questa volta. Credo che se una persona viva con disagio la propria identità sessuale, non per la condanna sociale (l'ingiusta discriminazione va punita, e le leggi ci sono già) ma per la propria sofferenza interiore, abbia il diritto di chiedere aiuto a chi vuole, se è lui che lo vuole, a patto che lo faccia liberamente, e non venga indotto o spinto in nessun modo. Non ci trovo niente di scandaloso o offensivo per nessuno. E adesso sparate pure.

Nota di BastaBugie: l'incontro a cui parteciperà Costanza Miriano e a cui le pretestuose polemiche di Repubblica alludono, si terrà a Milano sabato 17 gennaio
Per informazioni cliccare qui
http://www.bastabugie.it/it/contenuti.php?pagina=utility&nome=eventi

Fonte: Il Foglio, 05/01/2015

5 - IL TRAGHETTO ITALO-GRECO ANDATO IN FIAMME CI RICORDA LA SUPERIORITA' MORALE DEL CRISTIANESIMO
La regola che in caso di naufragio, si deve dare la precedenza alle donne e ai bambini, l'hanno inventata i cristiani
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 02/01/2015

Un'antica legge del mare dice che, in caso di pericolo di naufragio, sulle scialuppe di salvataggio si dia la precedenza alle donne e ai bambini. Così è stato, infatti, per il naufragio più famoso della storia, quello del Titanic. Su quella celebrata nave, anzi, l'orchestra continuò a suonare per far coraggio a quanti sarebbero annegati, musicanti compresi. E un prete cattolico confessò e assolse tutti quelli che lo chiedevano, inabissandosi con loro. Gentlemen d'altri tempi?
No, cristiani. Infatti, la regola non scritta del «prima le donne e i bambini» risale ai tempi in cui il cristianesimo rivalutò i più deboli e ordinò ai più forti di prendersene cura. Prima, vigeva la legge della jungla, perché nemmeno i civilissimi Romani tenevano in qualche conto donne e bambini. Ci si faccia caso, frugando nelle proprie reminiscenze storiche e antropologiche: solo nella civiltà cristiana è invalsa l'abitudine di trattare coi guanti donne e bambini, tanto che ancora oggi, se qualcuno apre la portiera a una signora, lo si dice "cavaliere". Cioè, il guerriero "macho" a cui la Chiesa aveva insegnato a difendere la vedova e l'orfano, il povero e l'oppresso. I mitizzati nativi americani (i pellerossa), per esempio, viaggiavano così: la squaw a piedi, carica dei bagagli e col papoose sulla schiena; il marito davanti, a cavallo. Sicuramente molti dei gentlemen colati a picco col Titanic non erano per niente religiosi e tanti erano i massoni e gli antipapisti. Ma erano nati e cresciuti in una cultura che aveva diciannove secoli, una cultura che non poteva non dirsi cristiana, come dovette ammettere il liberale Benedetto Croce.

IL TRAGHETTO ITALO-GRECO ANDATO IN FIAMME
Ora, apprendiamo che sul traghetto italo-greco andato in fiamme due giorni fa c'era il soprano Dimitra Theodossiou, che ha testimoniato: «Sono stata picchiata e trascinata, hanno tentato di tirarmi giù dalle scale. Ma ho reagito con forza. Ho detto –Tocca a noi!-». Le sue parole sono state confermate da molte altre passeggere che avevano subìto lo stesso trattamento. Infatti, gli uomini degli elicotteri di soccorso cercavano di dare la precedenza a donne e bambini e anziani. Ma, questi, «c'erano almeno una cinquantina di uomini (…) che li picchiavano, tiravano loro i capelli e li buttavano fuori per prendere il loro posto». Nella frase riportata, dentro alla parentesi con i puntini c'era questo: «soprattutto turchi, irakeni e pakistani». Un comandante dei soccorsi ha dichiarato: «Per cercare di mettere in salvo, come si fa sempre, prima i bambini, le donne, gli anziani e i feriti ho gridato e minacciato più volte di andarmene con l'elicottero e lasciarli lì».
Già, «come si fa sempre». Ma non certo nei luoghi di provenienza di quelli che «non hanno preso in considerazione le donne o i bambini, niente» (parole di un camionista greco che di nome fa, non a caso, Christos). Tuttavia, i protagonisti di questo atto che per noi è semplicemente vergognoso e vigliacco perché dovrebbero vergognarsi o sentirsi dei vermi? Nella loro "cultura" (le virgolette sono d'obbligo) le donne e i bambini non contano niente. Questi uomini hanno alle spalle quindici secoli che li hanno abituati a ragionare in questo modo. Quando studiavo Scienze Politiche c'era ancora una materia che si chiamava Antropologia culturale comparata. Poi, il pensiero politicamente corretto e il relativismo l'hanno vanificata, perché già col Sessantotto venne diffusa l'idea che i Sioux erano meglio delle Giacche Blu e che gli inglesi prima e gli altri occidentali poi avessero tutto da imparare dagli yogi indù.
Oggi si rischia la galera o almeno il linciaggio mediatico a dire che la nostra civiltà, forgiata dal cristianesimo, è superiore a tutte le altre. Ma perfino l'ideologia relativista è stata possibile solo in casa cristiana e lo stesso pensiero correct si considera superiore a ogni altro. Quanto però sia cretino e incoerente l'ha fatto presente uno di quelli che spingevano indietro le donne per prenderne il posto sul seggiolino di salvataggio: «Non siamo tutti uguali?». Sottinteso: le donne hanno ottenuto la parità, dunque non pretendano trattamenti di favore. Ma non a caso è stato deprecato universalmente (dagli ex cristiani). Niente, l'ultima ideologia di moda (sempre tra gli occidentali) non ce la fa contro una cultura che si è radicata nelle coscienze proprio perché è la più vicina al progetto del Creatore. E chi prende il posto di donne e bambini nella scialuppa per salvarsi la pelle rimane un verme e un vigliacco.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 02/01/2015

6 - LA PROBLEMATICA PRASSI DELLE CHIESE ORTODOSSE DI CONCEDERE SECONDE E TERZE NOZZE
Valutiamo i suoi punti deboli alla luce dell'insegnamento dei Padri della Chiesa e del Magistero
Autore: Luisella Scrosati - Fonte: Sinodo2015, 06/01/2015

Nella Chiesa primitiva si discuteva circa la possibilità di contrarre un nuovo matrimonio dopo la morte di un coniuge, tuttavia il divorzio e le seconde nozze erano proibiti [...] Alcuni Padri orientali (ad es., S. Gregorio Nazianzeno) predicavano contro le leggi imperiali lassiste che consentivano di risposarsi. Gregorio ha definito le unioni successive alla prima come "indulgenza", poi come "trasgressione" e infine come "porcile".
Queste leggi non costituivano concessioni al divorzio e a nuovi matrimoni, bensì erano tentativi volti a ridimensionare le unioni successive, anche dopo la morte di un coniuge. Nel tempo, e sotto la pressione degli imperatori bizantini che imponevano la propria autorità in maniera aggressiva nei confronti della Chiesa orientale, i cristiani appartenenti a tale Chiesa sono giunti a confondere i "secondi matrimoni" dopo la morte di un coniuge con le nuove nozze ed a rileggere i testi patristici in tale ottica. Nel X secolo, l'imperatore bizantino Leone VI ha infatti obbligato gli ortodossi dell'oriente ad accettare il divorzio e le nuove nozze. L'attuale visione ortodossa consente appunto, per la pratica dell' "economia", un secondo e un terzo matrimonio dopo il divorzio, sebbene con riti nuziali celebrati al di fuori dell'Eucaristia. Dal momento che tali unioni non sono considerate come adulterine, i divorziati risposati sono ammessi alla Comunione.
Una prassi del genere si discosta dalla tradizione del tutto evidente della Chiesa primitiva, sia orientale che occidentale. Come dichiarato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede nel 1994: «Anche se è noto che soluzioni pastorali analoghe furono proposte da alcuni Padri della Chiesa ed entrarono in qualche misura anche nella prassi, tuttavia esse non ottennero mai il consenso dei Padri e in nessun modo vennero a costituire la dottrina comune della Chiesa né a determinarne la disciplina». Tale dichiarazione rispecchia fedelmente le testimonianze storiche.
Inoltre, la Chiesa cattolica ha più volte ribadito di non poter ammettere la prassi ortodossa. Il Secondo Concilio di Lione (1274), che si indirizzava nello specifico alla consuetudine della Chiesa ortodossa d'oriente, proclamò che «non è permesso a un uomo di avere contemporaneamente più mogli, né a una donna di avere più mariti. Sciolto invece il matrimonio per la morte dell'uno o dell'altro dei coniugi, essa [la Chiesa romana] dice che sono lecite successivamente le seconde e quindi le terze nozze» .
In più, le proposte più recenti invocano ciò che neanche gli ortodossi d'oriente accetterebbero: la Comunione per coloro che contraggono unioni civili non consacrate (adulterine). Nella Chiesa ortodossa si ammettono alla Comunione i divorziati risposati solo se, per questi ultimi, le nozze successive alla prima sono state benedette nel rito della medesima Chiesa. In altre parole, ammettere alla Comunione richiederebbe inevitabilmente che la Chiesa cattolica riconoscesse e benedicesse i secondi matrimoni dopo il divorzio, il che è evidentemente contrario alla dottrina cattolica già stabilita e a quanto espressamente insegnato da Cristo.

Fonte: Sinodo2015, 06/01/2015

7 - LE DISTRUTTIVE CRITICHE ALL'EQUILIBRATO ARTICOLO DI MESSORI SUL PAPA
C'è un ''Tribunale del popolo'' che sta cercando di usare papa Francesco contro i suoi predecessori (nella speranza di usarlo contro la Chiesa stessa)
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 03/01/2015

È un dato di fatto. Chi vive di ideologia perde il senso del ridicolo. Solo così si può spiegare il crescendo di attacchi, e anche insulti, a Vittorio Messori per l'articolo pubblicato il 24 dicembre sul Corriere della Sera e da noi ripubblicato il 28 dicembre (vedi http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3568, N.d.BB).
Commenti feroci di cui abbiamo dato un saggio ieri, ma che sono straordinariamente ampi e che hanno trovato il loro vertice in una petizione online per "Fermare gli attacchi contro papa Francesco", in cui l'articolo di Messori è giudicato addirittura «una dichiarazione di guerra» e «un avvertimento di stampo mafioso», evocando dei «mandanti» non meglio specificati.
Le critiche scendono nel ridicolo ponendo il Corriere della Sera al centro di una oscura trama che mira a boicottare il pontificato di Francesco. Evidentemente questi signori non leggono molto spesso il Corriere se non si sono accorti di quanto invece abbia contribuito il quotidiano milanese a mettere all'indice tutti quei vescovi e cardinali che nel recente Sinodo hanno osato criticare le posizioni del cardinale Kasper, bollandoli come «nemici del Papa» (basterebbe ricordare certi articoli di Massimo Franco).

UN PONTEFICE NON È UN PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Così chi non avesse letto l'articolo di Messori sarebbe portato a pensare che vi siano contenute chissà quali critiche terribili a papa Francesco, mentre il cuore del discorso è tutto un altro: partendo dalla constatazione di una «apparente contraddittorietà» di alcuni interventi del Papa che disorientano molti cattolici, Messori ricorda che il credente «sa che non si guarda a un Pontefice come a un Presidente eletto di repubblica o come a un re, erede casuale di un altro re. Certo, in conclave, quegli strumenti dello Spirito Santo che, stando alla fede, sono i cardinali elettori condividono i limiti, gli errori, magari i peccati che contrassegnano l'umanità intera. Ma capo unico e vero della Chiesa è quel Cristo onnipotente e onnisciente che sa un po' meglio di noi quale sia la scelta migliore, quanto al suo temporaneo rappresentante terreno. Una scelta che può apparire sconcertante alla vista limitata dei contemporanei ma che poi, nella prospettiva storica, rivela le sue ragioni».
Insomma Messori - molto cattolicamente - ricorda che i papi, tutti i papi, possono essere più o meno simpatici, più o meno alla mano, più o meno chiari, ma non è per le loro qualità personali o per le loro idee in fatto di pastorale che li seguiamo. Il Papa è il vicario di Cristo, è il segno visibile dell'unità della Chiesa e non ci può essere vera appartenenza alla Chiesa senza l'unità con il Papa. Punto. Ciò non toglie la possibilità di esprimere riserve o perplessità riguardo ad alcuni comportamenti o interventi (cosa peraltro prevista anche dal Codice di Diritto Canonico), pur sempre nell'umiltà e nel rispetto che la missione di Pietro richiede.

ARIA DI TRIBUNALE DEL POPOLO
Ma è proprio questo il vero motivo per cui assistiamo all'assalto a Messori. Certi "pasdaran" di papa Francesco infatti sono gli stessi che hanno gettato fango a palate sui suoi predecessori. Basta scorrere la lista dei firmatari della petizione, che inizia con don Paolo Farinella e poi prosegue – tanto per citarne alcuni – don Alessandro Santoro (Comunità Le Piagge di Firenze), don Luigi Ciotti, don Albino Bizzotto (Beati i Costruttori di pace), padre Alex Zanottelli, l'associazione Noi Siamo Chiesa. Insomma tutto quel bel mondo che si è sempre vantato di sparare a zero sulla Chiesa istituzionale, di fregarsene della dottrina cattolica sostituendola con la propria personale, di aver pubblicamente disprezzato i papi precedenti. Per loro il Papa è esattamente come il presidente della Repubblica, dipende se è del mio partito o di quello avversario. Basta leggere cosa dice di sé don Farinella sul blog che tiene sul sito de Il Fatto Quotidiano: «Contrasto il pontificato di Benedetto XVI che ritengo una sciagura per la Chiesa, visto che è solo capace di guardare indietro senza lasciarsi soggiogare dallo Spirito che guarda avanti sulla prospettiva del Regno di Dio».
Questi personaggi stanno cercando di prendere papa Francesco come ostaggio, lo usano contro i papi precedenti, come confessano nella stessa petizione quando affermano che papa Francesco annuncia il vangelo «ripartendo dal Concilio Vaticano II, per troppo tempo congelato», come se Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI fossero stati anti-conciliari. Non per niente sono gli stessi che chiedono la cancellazione delle encicliche Humanae Vitae e Familiaris Consortio. In papa Francesco vedono la possibilità di realizzare quel progetto di Chiesa "protestante" che è nei loro auspici, contano di poter usare il Papa contro la Chiesa stessa: sono i peggiori nemici di papa Francesco, e di chi desidera seguire il suo Magistero (quello vero, non quello veicolato da media interessati).
E sarebbero ridicoli se non fossero inquietanti nelle loro intenzioni: cosa vuol dire «fermare gli attacchi», ammesso e non concesso che di attacchi si tratti? Vogliono occupare la tipografia del Corriere, vogliono imporre la risoluzione del contratto di Messori? Oppure vogliono condannare al silenzio Messori e tutti quelli che lo leggono e ne condividono i giudizi? O forse è il solito metodo "colpirne uno per educarne cento".
C'è aria di "tribunale del popolo" nella Chiesa, e purtroppo a questa atmosfera non sono estranei anche certi vescovi. E a presiederlo magari potranno chiamare il filosofo Massimo Borghesi che, pur da altra sponda ecclesiale, non ha mancato di unirsi a questo linciaggio mediatico attribuendo tra l'altro a Messori un giudizio di «inaffidabile e sconcertante» riferito al Papa: cose che lo scrittore cattolico non si è mai sognato di scrivere. Ma non importa, la menzogna è funzionale all'ideologia, alla tesi che si vuole dimostrare, e il presidente di un "tribunale del popolo" si riconosce dal fatto che sa mettere in bocca all'imputato quelle parole che ne giustifichino la condanna.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 03/01/2015

8 - COSA ABBIAMO FESTEGGIATO IN QUESTO CAPODANNO?
Fare una festa spensierata al 2015 è illogico perché abbiamo davanti la fine del nostro mondo
Autore: Corrado Gnerre e Massimo Viglione - Fonte: Il Giudizio Cattolico, 31 dicembre 2014

La festa di capodanno, e soprattutto l'ansia collettiva per questa festa, non può certo essere catalogata fra le espressioni di maturità di una civiltà e di una popolazione: inconsciamente, si festeggia in massa il tempo che passa, senza pensare che il tempo che passa, anno dopo anno, ci avvicina inesorabilmente a ciò che non può suscitare allegria, né collettiva né individuale.
Qualche sociologo alla moda potrebbe obiettare che è proprio un rito per esorcizzare la paura del tempo che vola via. Ma in realtà, noi che scriviamo, non crediamo quasi mai ai sociologi, mai a quelli alla moda, né crediamo che la gente che si autoimpone di dover essere felice una precisa notte dell'anno - qualsiasi sia il proprio stato d'animo in quel momento della propria vita - sia in grado di percepire realmente che è parte di un rito di esorcizzazione di massa... La cosa è molto più terra terra...
Infine, qualcuno potrebbe dire che in fondo si festeggia non il tempo e la vita che passano, e nemmeno riti di massa, ma solo la speranza che l'anno nuovo sia migliore del precedente.

LA SPERANZA E LA REALTÀ
È ancora di casa la speranza nel mondo occidentale odierno? Nel mondo che fu cristiano e ora sputa odiosamente e sciattamente nel piatto dove è cresciuto e si è nutrito di speranza (e di ricchezza di fede, di onore, di carità, di bellezza, di cultura, di civiltà, di arte, di scienza e tecnologia, oltre che di ricchezza materiale così abbondante da potersi permettere il lusso di aver donato tutto ciò al resto dell'umanità) per diciassette secoli? C'è davvero da festeggiare e sparare i botti? O magari sono giunti i giorni in cui sarebbe necessario e intelligente fermarsi a riflettere seriamente su quello che sta accadendo a un'umanità impazzita e senza più freno alcuno?
Non si tratta di non andare a casa di amici che ci hanno invitato, o di non spendere cifre esorbitanti per cenoni esorbitanti o di non ballare (per chi gli va di ballare): ognuno fa quello che crede. Si tratta invece di non mentire a noi stessi e di iniziare a dirci apertamente, senza più infingimento alcuno, l'amarissima verità, che ogni giorno ci appare sempre più tragicamente evidente, senza mai fare un passo indietro. E, pertanto, festeggiare il 2015, in queste condizioni, è qualcosa che sfugge a tutte le spiegazioni logiche e meno logiche, perché si festeggia la fine del nostro mondo. E questa sì che è una fine collettiva.
- Si continua a vivere come se non fosse vero che ai nostri bambini nelle scuole materne o elementari stanno iniziando a imporre il gender, ovvero la omosessualizzazione e perversione imposta dallo Stato per ottenere la distruzione legalizzata, anzi statalizzata e (hegelianamente) eticamente imposta, non di ciò che è cristiano, ma di ciò che è naturale, ovvero della famiglia, del ruolo del padre e della madre, della retta sessualità naturale, del senso pudore e quindi del senso stesso del Bene e del male, di ciò che è normale e di ciò che non lo è.
- Si continua a vivere come se non fosse vero che i nostri bambini vengono ogni giorno sempre più affidati a coppie omosessuali.
- Si continua a vivere come se non fosse vero che viene loro insegnato nella più tenerissima età la masturbazione personale e di gruppo, e dove? Nella scuola, ovvero dove si dovrebbe insegnare l'educazione e la civiltà.
- Si continua a vivere come se non fosse vero che chi protesta rischia la galera (specie se passa la legge Scalfarotto), e che ciò già avviene in altri Paesi europei.
- Si continua a vivere come se non fosse vero che l'eutanasia di Stato è già realtà, e non solo per i malati anziani, ma anche per i bambini (come in Belgio e Olanda), e che ciò significa che lo Stato non solo ci toglie il diritto alla vita già da quando siamo nel ventre della madre, ma ora anche una volta che ne siamo usciti: lo Stato è divenuto padrone della nostra vita e delle nostre famiglie e pratica la più infame eugenetica.
- Si continua a vivere come se non fosse vero che quello stesso Stato che difende all'inverosimile gli assassini, gli stragisti, gli stupratori, i violenti, i delinquenti di ogni risma, condanna a morte bambini ancora non nati o nati non "perfetti" o anziani ormai "inutili"; o anche adulti giovani in coma che non possono difendersi (qualcuno ricorda Eluana Englaro e chi l'ha condannata a morte?).
- Si continua a vivere come se non fosse vero che l'Italia è sotto invasione straniera, quotidiana, mentre in Africa e in Medio Oriente avanza l'islamismo terrorista e stragista, con migliaia di fratelli della fede scannati con modalità orribili.
- Si continua a vivere come se non fosse vero che la Repubblica Italiana, concepita serva dei vincitori della Seconda Guerra Mondiale e nata e cresciuta serva di stranieri per decenni, ha oggi perduto anche la sola sembianza di autonomia e indipendenza a favore di poteri occulti finanziari che la massacrano ogni giorno con tasse e provvedimenti burocratici imposti miranti a distruggere l'intera economia nazionale e soprattutto tutto ciò che di bello il popolo italiano aveva costruito con il proprio lavoro e ingegno.
- Si continua a vivere come se non fosse vero che la scomparsa della moneta nazionale, della propria Banca centrale e l'imposizione di una moneta artificiale e straniera ha reso gli italiani poveri quando non miserabili, creando di fatto il peggior impoverimento generale del nostro popolo dai tempi dell'unificazione e tutto questo con la complicità dei nostri politici seri e moderati.
- Si continua a vivere come se non fosse vero che gli italiani vengono ogni giorno aggrediti, spesso uccisi, da stranieri e se reagiscono si vedono mettere in prigione, mentre gli stranieri hanno sempre più tutele non solo giuridiche, ma anche economiche, a danno dei medesimi italiani, subissati di tasse fino a vedersi spesso distruggere il proprio lavoro, la propria famiglia, la propria dignità.
- Si continua a vivere come se non fosse vero che la Repubblica fondata sul lavoro ha il più alto tasso di disoccupazione di tutto il mondo occidentale, e uno fra i più alti del mondo in assoluto e che la gioventù italiana ha perduto non solo la gioia di vivere e di progettare, ma finanche la speranza di vivere una vita dignitosa per sé e per la propria famiglia.
- Si continua a vivere come se non fosse vero che tutto è "in crisi": la famiglia, la scuola, l'università, l'amministrazione pubblica, l'economia, la cultura, l'arte, la letteratura, la libera intrapresa, l'intera società.
- Si continua a vivere come se non fosse vero che ci stiamo dimenticando, giorno dopo giorno, quanto era diversa e migliore, e più bella, l'Italia del passato, quando era abitata solo da italiani accoglienti e qualche straniero educato e lavoratore; quanto era meno povera l'Italia che produceva in proprio ed esportava i propri beni senza dover essere schiava di potentati stranieri; quanto era invidiata l'Italia fedele alle proprie radici religiose, culturali, civili.
- Si continua a vivere come se non fosse vero che ogni giorno il cristianesimo viene sradicato dalla vita pubblica e anche privata degli italiani come se fosse una peste, naturalmente con il pretesto di non dover offendere gli immigrati di altre religioni; come se non fosse vero che la religione degli italiani viene anche vilipesa e offesa in ogni maniera, anche la più sconcia, senza che nessuno reagisca. [...]

COSA STO FESTEGGIANDO IN QUESTO CAPODANNO DEL 2015?
Tutto questo (che farebbe inorridire e impazzire non un uomo medievale, ma già i nostri nonni) avviene sempre perché i buoni non reagiscono, si adeguano, si abituano, appunto. E i "cattivi"... lo sanno bene: è la loro forza, la loro arma vincente.
Forse, tra un botto e una grande abboffata, sarebbe il caso di iniziare a porsi la domanda: cosa sto festeggiando in questo capodanno del 2015? Cento anni fa, mio nonno, il mio bisnonno, forse trisnonno, era al fronte a combattere una guerra sbagliata solo per senso del dovere. Io invece per cosa sto combattendo? Non ho forse davanti a me un nemico infinitamente più feroce e infame, infernale e spietato, di quello che aveva mio nonno (e lo stesso potrebbero dire gli austriaci, ovviamente)? Cento anni fa gli italiani morivano a centinaia di migliaia per qualche chilometro di terra (che in buona parte neanche spettava loro): e noi, cosa stiamo facendo per i nostri figli e nipoti, che sono sotto attacco dell'inferno?
Ci abituiamo all'inferno. Ecco cosa facciamo. Anzi, critichiamo pure chi si oppone a tutto questo, magari tacciandolo di essere pessimista, o esagerato, o fanatico. Ma, mentre facciamo questo, ci dimentichiamo di cosa altri stanno preparando ai nostri figli (ai nostri figli, non a quelli degli altri: gli altri oggi siamo noi) che un giorno potrebbero puntarci il dito accusandoci di alto tradimento, tradimento verso di loro, verso la civiltà, verso il Bene, verso l'ordine del creato, verso Dio. E nella Grande Guerra, come in ogni guerra, i traditori e disertori venivano fucilati e impiccati, e additati al pubblico ludibrio.
Sappiamo che sono parole dure, ma duri, durissimi, sono i tempi che stiamo vivendo, i giorni di una guerra talmente atroce da essere più atroce di tutte le guerre di tutti i tempi messe insieme, perché è lo scontro epocale delle forze dell'inferno con i loro immensi eserciti (fatti di finanzieri quasi onnipotenti, politici burattini e traditori, giornalisti senza ritegno, forse oscure e settarie, giudici venduti, docenti e intellettuali prezzolati, e l'immenso numero degli ignavi già morti nelle loro anime) e le esigue ma indomite forze del Bene, di coloro che, non possedendo nulla se non la loro fede, il loro senso dell'ordine e dell'onore, la loro rabbia immensa contro l'ingiustizia, il loro amore per la civiltà e i più deboli, si affidano pienamente, pronti a pagare ogni prezzo, ogni giorno della loro vita, alla Divina Provvidenza e alla sua forse ritardataria ma certissimamente presente giustizia, una giustizia che arriva infallibilmente al momento della morte di ognuno di noi, ma che di tanto in tanto colpisce anche già su questa terra. E in questo abbandono lavorano ogni giorno al servizio di Colei che Dio stesso ha scelto come meraviglioso, purissimo e invincibile strumento di guerra contro tutti gli sgherri dell'inferno e che ci ha inviato, quasi cento anni fa, a donarci, tramite tre bambini innocenti, la più grande promessa della storia (dopo la Redenzione stessa): "Alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà".
Forse c'è una cosa da festeggiare in questo capodanno del 2015, specie per chi ha la grazia di essere cattolico e di capire cosa sta avvenendo nel mondo: un altro anno è passato, un altro anno ci avvicina a un meraviglioso centenario, un altro anno ci avvicina alla resa dei conti; che non sappiamo quando avverrà, ma che avverrà!
Mentre si brinda, chi brinda, brindi anche con questa promessa nel cuore (e chi non brinda preghi con tutto il proprio cuore): quella di non abituarsi mai a tutto questo e di combatterlo, come può, ogni giorno di questo 2015 e del tempo futuro della sua vita, secondo i disegni che Dio ha su di lui.
Chi scrive, ha preso indegnissimamente questo impegno e si offre, come può, a tutti coloro che vorranno fare altrettanto nella lotta comune della Grande Guerra dei nostri giorni, la guerra della civiltà.

Fonte: Il Giudizio Cattolico, 31 dicembre 2014

9 - OMELIA BATTESIMO DEL SIGNORE - ANNO B - (Mc 1,7-11)
Tu sei il Figlio mio, l'amato: in te ho posto il mio compiacimento
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per l'11 gennaio 2015)

Oggi celebriamo la festa del Battesimo del Signore. Questa festa è stata collocata dopo quella dell'Epifania perché è sempre stata considerata come la manifestazione di Gesù, Figlio prediletto del Padre. Dopo aver ricevuto il Battesimo, Gesù «vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba» (Mc 1,10). Inoltre venne una voce dal cielo, la voce del Padre, che disse: «Tu sei il Figlio mio, l'amato: in te ho posto il mio compiacimento» (Mc 1,11).
Ciò che sorprende è come mai il Figlio di Dio abbia voluto ricevere il Battesimo da Giovanni. Non furono certamente le acque a santificare Gesù, ma, al contrario, fu Lui a santificarle e a renderle poi materia del Sacramento del Battesimo. Gesù si assoggettò al Battesimo di Giovanni per dare a noi un esempio di umiltà e per farci comprendere che siamo noi ad aver estremo bisogno di purificazione. Egli è stato come un genitore che, per invogliare il figlio a prendere una medicina amara, per primo l'ha assunta.
Vi è inoltre una grande differenza tra il Battesimo di Giovanni e il Sacramento istituito da Gesù. Il primo fu solamente un segno di penitenza che richiamava il fedele all'impegno nel mutare condotta di vita. Esso era un gesto simbolico di umiltà da parte dell'uomo che si riconosceva peccatore e prova di un grande desiderio di purificazione e di rinnovamento. Il Battesimo di Gesù, invece, è il Sacramento che ci toglie il peccato originale, il peccato di Adamo ed Eva che abbiamo ereditato dai nostri Progenitori, ed è il Sacramento che ci rende figli adottivi di Dio.
Quando abbiamo ricevuto il Battesimo si sono realizzate anche per noi quelle parole che abbiamo ascoltato all'inizio: siamo divenuti figli di Dio – figli adottivi, mentre Gesù è della stessa natura del Padre – e su di noi è sceso lo Spirito Santo.
Per istituire questo Sacramento, Gesù si è servito del segno dell'acqua. Come l'acqua lava esteriormente il nostro corpo, così la grazia di Dio, per mezzo di quel segno sensibile, lava interiormente la nostra anima. Dio si serve sempre di segni perché noi abbiamo bisogno di cose sensibili per comprendere le realtà spirituali.
Nel giorno del nostro Battesimo, per bocca dei nostri genitori e dei nostri padrini e madrine, noi abbiamo preso degli impegni molto importanti davanti a Dio. Abbiamo infatti promesso solennemente di rinunciare al peccato e di credere fermamente a tutto quello che la Chiesa ci propone a credere.
Di tanto in tanto è cosa molto buona rinnovare queste promesse battesimali, con convinzione sempre maggiore. Alcuni non comprendono l'importanza di far battezzare i bambini, dicendo che noi non possiamo decidere per loro e che bisogna aspettare che siano loro stessi a scegliere. A questa obiezione si risponde abbastanza facilmente, facendo comprendere che sarebbe veramente stolto quel genitore che non chiamasse il medico quando il figlio ancora piccolo è malato, dicendo che bisogna aspettare che il figlio cresca in modo che possa decidere da solo. Se non chiama il medico, il figlio muore. Orbene, il peccato originale è ben più grave di una semplice malattia, ed è pertanto molto importante far battezzare al più presto i bambini. La Chiesa, nella sua saggezza, raccomanda che siano battezzati nelle prime settimane di vita, perché troppo grande è il dono che ricevono, un dono che li trasforma interiormente rendendoli figli di Dio.
Si racconta che quando san Leonida, che fu un Martire dei primi secoli, fece battezzare il suo primogenito, subito dopo il rito prese il bambino tra le braccia e lo baciò sul cuore, dicendo che Dio, grazie al Battesimo, abitava ora in quel piccolo bambino. Ed è vero. Quando, dopo il Battesimo, i genitori stringono tra le braccia il loro bambino, essi possono essere certi che Dio abita in lui come in un tempio.
Ogni battezzato è tempio di Dio. Questa presenza è una delle più belle realtà della vita umana qui su questa terra. Il pensiero che Dio è dentro di noi deve rafforzarci nel momento della prova e consolarci nell'ora del dolore. Questa presenza silenziosa ma reale è stabile e solo il peccato la può purtroppo distruggere. Infatti, come sappiamo dal Catechismo, il peccato mortale allontana Dio dal nostro cuore e noi diventiamo preda del demonio.
Questa festa del Battesimo ci ricorda pertanto la necessità di vivere sempre come figli di Dio, di custodire gelosamente questa dolce presenza di Dio in noi, e di ricorrere al più presto alla Confessione se ci cogliesse la sventura di perdere il Signore con il peccato mortale.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per l'11 gennaio 2015)

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