BastaBugie n°385 del 21 gennaio 2015

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1 LA STRATEGIA FALLIMENTARE DEL DIALOGO CON L'ISLAM
Siamo in guerra eppure non vogliamo prenderne coscienza (VIDEO: l'imam di Londra annuncia la conquista di Roma)
Autore: Vittorio Messori - Fonte: Corriere della Sera
2 SCHERZI A PARTE NON VUOLE ESSERE DA MENO DI CHARLIE
Ma non offendono nessun musulmano... è molto più facile colpire il cattolico Paolo Brosio (e non va dimenticato quando il loro scherzo spinse un sacerdote al suicidio)
Autore: Luigi Santambrogio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
3 CAMBIA IL DIRETTORE DEL TIMONE
Passaggio di consegne alla guida del mensile di apologetica: dal suo fondatore al direttore de La Nuova Bussola Quotidiana
Autore: Gianpaolo Barra e Riccardo Cascioli - Fonte: Il Timone
4 SI DIMETTE NAPOLITANO: LE SUE MANI GRONDANO DEL SANGUE DI ELUANA ENGLARO
Finalmente termina il mandato del peggior Presidente della Repubblica, con lui era al potere quella che Papa Francesco definisce la ''cultura dello scarto''
Autore: La Redazione di UCCR (Unione Cristiani Cattolici Razionali) - Fonte: Sito del Timone
5 LA REPUBBLICA CAMUFFA LA REALTA' DEL CONVEGNO DI MILANO IN DIFESA DELLA FAMIGLIA NATURALE
La Repubblica usa il famoso metodo della ''macchina del fango'' per oscurare i veri contenuti del convegno organizzato dalla Regione Lombardia (VIDEO: sintesi del convegno)
Autore: Luigi Santambrogio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
6 FERMARE L'ABUSO DELLA COMUNIONE SULLA MANO
Ecco il video con le penose immagini della profanazione delle ostie durante la Messa di Papa Francesco nelle Filippine
Autore: Raymond Leo Burke - Fonte: La Lettera di Paix Liturgique
7 CHI CAMBIA LE PAROLE CONTROLLA IL MONDO
Le linee guida per i giornalisti sull'omosessualità impongono una ''neolingua'' e così cancellano la realtà
Autore: Laura Boccenti - Fonte: Il Timone
8 LA REPUBBLICA E IL CORRIERE DELLA SERA CONTRO MESSORI
Un fuoco di fila sconcertante a cui si accoda anche il direttore di Avvenire che a Radio Radicale...
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
9 OMELIA III DOMENICA T. ORD. - ANNO B - (Mc 1,14-20)
Convertitevi e credete nel Vangelo
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - LA STRATEGIA FALLIMENTARE DEL DIALOGO CON L'ISLAM
Siamo in guerra eppure non vogliamo prenderne coscienza (VIDEO: l'imam di Londra annuncia la conquista di Roma)
Autore: Vittorio Messori - Fonte: Corriere della Sera, 14/01/2015

Di rabbi Giuseppe Laras - eminente nell'ebraismo italiano non solo per cultura ma anche per sensibilità religiosa - ho sempre apprezzato la schiettezza nell'esporre le sue convinzioni. Così, nell'articolo di ieri su questo giornale, non esita a iniziare affermando che «siamo in guerra, siamo solo agli inizi eppure non vogliamo prenderne coscienza».

LA QUARTA GUERRA MONDIALE
Da realista, sarei propenso a dargli ragione: terminata, per collasso e abbandono del campo da parte del nemico, la terza guerra mondiale (detta "fredda", ma pur sempre guerra), ecco la nuova Pearl Harbour, in un mattino di un 11 settembre a New York. Ecco, diciamolo con la chiarezza di Laras, la quarta guerra mondiale. L'ipocrisia dell'ideologia oggi egemone , la political correctness, ha tentato e tenta esorcismi, costruendo, per tranquillizzarsi, un ideale di "islamismo moderato", da incoraggiare e accrescere ripetendo il mantra del "dialogo". Ma, chi conosce davvero il Corano, chi conosce la storia e la società cui ha dato forma in un millennio e mezzo, sa che non hanno torto quei musulmani che chiamiamo "estremisti" (usando le nostre categorie occidentali) a gridare, kalashnikov alla mano, che un maomettano "moderato" è un cattivo maomettano. O, almeno, è un vile che Allah punirà. Quanti, tra coloro che si scandalizzano per questo, quanti hanno letto per intero, senza censure mentali, il Corano e magari anche le monumentali raccolte di hadith, i detti attribuiti al Profeta?

IO VI VOGLIO BENE
Un amico francese, religioso cattolico a Gerusalemme e noto biblista, mi raccontava di recente che, nel loro convento, serviva da sempre, come factotum, un ormai anziano musulmano. Onesto, gran lavoratore, di tutta fiducia, faceva ormai parte della famiglia e tutti quei religiosi gli volevano bene, sinceramente ricambiati. Un venerdì, l'uomo tornò dalla moschea con un'aria accasciata. Il superiore della casa, insistendo, riuscì a farlo parlare. Disse: «Oggi l'imàm che dirige la preghiera ci ha detto, nella predica, che nel giorno del trionfo di Allah e del suo Profeta, nel giorno che presto verrà e in cui libereremo questa Santa Città da ebrei e cristiani, tutti gli infedeli che non faranno subito professione di fede dovranno essere uccisi. Così vuole il Corano cui noi tutti dobbiamo obbedire». Una pausa, e poi: «Ma non tema, padre, sa che io vi voglio bene, so come fare, se dovrò sopprimervi troverò il modo di non farvi soffrire».
L'aneddoto, purtroppo, è autentico. Come autentiche sono le domande poste, con cortesia e insieme con crudezza, da Giuseppe Laras e che possono, credo, riassumersi così: è possibile, per il mondo islamico, accettare quella tolleranza, quella distinzione tra politica e religione, quella eguaglianza tra persone di diverse religioni, quel rifiuto - senza eccezioni - della violenza, quelle realtà insomma su cui basare un mondo, se possibile meno disumano? Come si sa, nel 1948, gli allora non molti Stati islamici già indipendenti che sedevano alle neonate Nazioni Unite rifiutarono di firmare la "Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo", affermando che non corrispondeva alla loro prospettiva di persona e di società. Una società, tra l'altro, dove la schiavitù non era ufficialmente abrogata, dove vigeva, e vige, una poligamia nella quale la donna è relegata in un ruolo di sottomissione, dove il non musulmano è cittadino inferiore, sottoposto a una pesante tassa e a una serie codificata di pubbliche umiliazioni. Sarà mai possibile giungere almeno a un modus vivendi o lo scontro dovrà continuare e magari aggravarsi, perché tanto diversi resteranno i valori fondamentali?

TUTTO È POSSIBILE
Tutto è possibile, s'intende, a Dio, a Jahvé, ad Allah, a seconda delle fedi, ma, a viste solo umane, l'obiettivo non sembra raggiungibile. In effetti, l'Islam non solo è diviso a tal punto che sono quotidiani i massacri tra sciiti e sunniti o tra altre comunità in lotta cruenta tra loro. Ma, soprattutto, non esiste una autorità superiore, in grado di prendere decisioni vincolanti per i fedeli, come il Papa per il cattolicesimo. Anzi, non esiste nemmeno un clero né esistono gerarchie religiose all'interno delle comunità. Tutto è lasciato a uomini soli con in mano solo un libro immutabile di millequattrocento anni fa.
Il califfato ottomano, abolito nel 1924 da Kemal, era una finzione a servizio del sultanato e, in ogni caso, la sua evanescente autorità non era riconosciuta al di là dei confini dell'impero turco. Ma anche se tornasse, che potrebbe fare un "papa della Mecca" che non avrebbe la grande, liberante risorsa di quello di Roma: la risorsa, cioè, di una Scrittura approfondibile secondo i tempi e le situazioni pur senza rinnegarla, flessibile pur senza tradirla, divina ma affidata alla ragione di credenti che con essa devono affrontare i secoli? Il cristianesimo, prima e ben più che un libro, è un incontro tra vivi, tra gli uomini e il Cristo vivo, con la ricchezza e la duttilità che nasce dalla vita. Ma così non è il Corano, anzi ne è il contrario, con il testo originale custodito in Cielo accanto ad Allah, eterno, immodificabile, dettato parola per parola a Muhammad, con le sue sentenze da osservare sempre e comunque in modo letterale, con la sua rigidità che deve sfidare ogni cultura, costi quel che costi. Possibile trarre, da qui, un "moderatismo" maomettano?

UNA STRATEGIA FALLIMENTARE
Se questa è la situazione, il rabbino Laras non nasconde una preoccupazione: «C'è una tentazione che può profilarsi sia nel cristianesimo sia nella politica europea: quella di lasciar soli gli ebrei e lo Stato di Israele per facilitare una pace politica, culturale e religiosa con il mondo musulmano». Per lui, questa sarebbe «una strategia fallimentare» i cui effetti disastrosi per i cristiani si sarebbero già visti. Dice, infatti: «Dopo che quasi tutti i Paesi islamici si sono liberati dei "loro" ebrei, si sono concentrati con violenze e massacri sulle ben nutrite minoranze cristiane». Su questa convinzione del rabbino dovrebbe aprirsi, però, una discussione: la persecuzione in atto dei battezzati ha cause, crediamo, più complesse dello sfogo su di essi di una religione violenta alla ricerca di vittime. Una discussione di grande importanza, e proprio per questo non affrontabile in spazi così ridotti. Per ora, basti prendere sul serio l'avvertimento di Laras: c'è una guerra e non è opportuno mascherarla dietro gentilezze occidentali verso gli antagonisti e con severi rimbrotti alle "cassandre" che si limitano a constatare una realtà drammatica.

Nota di BastaBugie: scioccante intervista trasmessa da La7 di Anjem Choudary, imam di Londra, che esprime chiaramente il pensiero islamico alla luce dell'insegnamento del Corano e della vita e dei detti di Maometto. Da vedere e diffondere per far aprire gli occhi a chi ancora non vuol vedere cosa viene regolarmente predicato nelle moschee in Europa


https://www.youtube.com/watch?v=3uVnT0fVMZM

DOSSIER "ISLAM"

Leggi gli articoli che abbiamo pubblicato su questo argomento.
http://www.bastabugie.it/it/contenuti.php?pagina=utility&nome=_islam

Fonte: Corriere della Sera, 14/01/2015

2 - SCHERZI A PARTE NON VUOLE ESSERE DA MENO DI CHARLIE
Ma non offendono nessun musulmano... è molto più facile colpire il cattolico Paolo Brosio (e non va dimenticato quando il loro scherzo spinse un sacerdote al suicidio)
Autore: Luigi Santambrogio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 15/01/2015

É l'effetto Parigi nel dialetto di Cologno Monzese, il "Je suis Charlie" buttato in satira stracciona come solo a Scherzi a parte sanno fare. Chi siamo noi, devono aver pensato negli studi Mediaset, per non pigliare per i fondelli fondamentalisti islamici, ebrei dal naso adunco e cattolici papalini? Scartato Maometto e l'islam perché quando si arrabbiano non le mandano a dire (e poi ne hanno già avuto una dose tanta), gli ebrei con la kippah che sarebbe poco elegante dopo la strage kasher, non restavano che i paolotti e il loro mite Francesco Papa, venuto dall'Argentina. Argomento ideale per una satira senza limiti e senza tanti rischi.
É iniziata dunque col botto (che è sempre meglio del kalashnikov) su Canale 5 la puntata d'esordio della nuova stagione di Scherzi a parte, programma di intrattenimento e di finta finzione. Ed è finito con le lacrime, come il Maometto piangente di Charlie in edizione straordinaria, e con il perdono generale della vittima di turno. Paolo Brosio, giornalista, scrittore, ma soprattutto cristiano convertito e grande devoto della Madonna di Medjugorie.

BROSIO NEL MIRINO
Riassumiamo: il poveretto viene contattato da un finto giornalista (Frank Matano de Le Iene) che vuole intervistarlo per un documentario su Medjugorje e si danno appuntamento nella sua casa in Versilia dove tra una confessione e l'altra il "giornalista" riceve una telefonata dal Vaticano. Qui scatta la trappola. Una voce con accento sudamericano comincia a parlare, e a Brosio serve qualche minuto prima di rendersi conto che è Papa Francesco in persona: «Non mi dica che lei è il Santo Padre, perché mi fa svenire», dice commosso come un bambino. A quel punto Brosio si scioglie in lacrime, è un fiume in piena, racconta della sua conversione a Medjugorje, dei suoi genitori partiti dal Piemonte come quelli di Bergoglio, di nonna Rosa che si chiama come la nonna del Pontefice. Tanto è l'entusiasmo che gli autori dello scherzo sono imbarazzati: «Come facciamo a dirgli adesso che è tutto finto?». «Vi rendete conto? », dice Brosio, «è la cosa più bella che può capitare nella vita di un uomo». Ma dalle loro facce intuisce qualcosa. «Se è uno scherzo ditemelo, io ho pianto. É una cosa immensa, è in ballo la mia vita, le mie cose più care. Se è uno scherzo ditemelo».
Alla fine i buontemponi si fanno coraggio e glielo dicono. La reazione di Brosio è furente: «Vi invito a smontare tutto e andare a casa. È la cosa migliore, per me e per voi. Prima che m'incazzo, perché da convertito non devo avere né risentimento né invidia, né li devo provare per gli altri. Anche se adesso vien da prendere il cavalletto e spaccarvelo in faccia. Ho la fede e l'entusiasmo di un bambino, ma non devo essere raggirato». Poi, Brosio ci ripensa e accetta di firmare la liberatoria dell'atroce scherzo perché in trasmissione potrà comunque raccontare della sua (buona) fede, della conversione e dei pellegrinaggi a Medjugorje. Lui, si è fatto filmare senza "veli": ha messo in piazza le lacrime di gioia per il colloquio con il finto papocchio, poi la vergogna per essere stato raggirato, infine il perdono la professione di fede. C'è da credere a tanta dabbenaggine, oppure quella di Brosio è finzione nella finzione? Come quando, davanti a Palazzo di Giustizia si faceva sbeffeggiare da Di Pietro o stava docilmente al gioco del suo direttore, quell'Emilio Fede che gli imponeva di recitare la commedia del cronista maldestro e un po' pirla.

MA CHE SCHERZO È?
Ma son passati ormai quasi 25 anni e, soprattutto, c'è di mezzo qualcosa di più: Medjugorie, l'incontro che gli ha cambiato la vita. Al popolo della Tv basta questo, molti hanno telefonato indignati durante la trasmissione: «Avete giocato con i sentimenti delle persone, vergognatevi». «Ma che scherzo è? Ridere sulla fede della gente? A quando uno scherzo per fare credere a una mamma che suo figlio è morto? ». E c'è persino chi chiede al vero Papa Francesco di chiamare davvero Brosio per consolarlo.
Forse non è lui che deve essere consolato. A guardare bene, il tontolone Brosio così tonto non lo è stato: grazie alla sua disarmante confessione, lo scherzo ordito dal gatto Bonolis e dalla volpe Parenzo è finito male. Vennero per sputtanare e finirono sputtanati, come recita un celebre proverbio oxfordiano. Alla fine della falsa telefonata, a sprofondare nelle vergogna erano Le Iene, resisi conto di averla fatta grossa. Dunque, tutto bene qual che finisce bene? Mica tanto. Perché non sempre la satira viene per nuocere, ma quella delle Iene di solito sì. Sono bravi a far ridere? Beh, pure i Cristi crocefissi di Charlie son disegnati per far ridere. Allora, bisognerebbe imporre anche nella satira il diritto di reciprocità: una prossima puntata di "Scherzi a parte" potrebbe ospitare un gruppetto di islamici sunniti in preghiera, guidati, in collegamento video audio da Istanbul, da Frank Matano travestito da Gran Muftì della Moschea Blu. Alla fine il finto imam dovrebbe togliersi il turbante e proclamare in arabo: «Rilassatevi, siete su Scherzi a parte». Che dici caro Bonolis, potrebbe funzionare?
Nel caso del finto Bergoglio, a rimetterci è stato Brosio e non astrattamente il Vaticano e la Chiesa cattolica. Ecco il lato sporco e intollerabile della faccenda. Le Iene hanno addentato quel che Brosio ha di più bello e prezioso, la fede, cioè il sentimento della vita e le sue «cose più care». L'altra sera, quegli spiritosi a pagamento hanno scherzato non sul dogma dell'Immacolata concezione, ma sui sentimenti di un uomo, «sull'entusiasmo di un bambino che non deve mai essere raggirato». Certo, tutto quel cinismo comico gli è tornato sui denti come un boomerang e dalla trappola mediatica Brosio è uscito da gigante. Si fanno chiamare "Iene", forse perché lo sfottimento altrui gli provoca attacchi di riso imbecille, ma questa volta hanno fatto la figura di spelacchiati sciacalli.

SCHERZO DAL FINALE TRAGICO: IL PRETE SPINTO AL SUICIDIO
Ogni tanto le loro burlette finiscono male, come quella volta che scherzando scherzando spinsero un poveraccio di prete, a fine carriera e con vizietto inconfessabile, a buttarsi sotto un treno per la vergogna. Spedirono in confessionale a fare da esca una giovane comparsa con una telecamera nascosta a provocare e a filmare le avances, le toccatine di assaggio, le trattative per l'appuntamento. Poi mandarono in onda il tutto. Oppure quando usarono del dolore dei malati di Sla per montare una campagna contro il ministero della Salute e per il riconoscimento della cura Vanoni. Senza neppure avvertire i telespettatori che erano su Scherzi a parte.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 15/01/2015

3 - CAMBIA IL DIRETTORE DEL TIMONE
Passaggio di consegne alla guida del mensile di apologetica: dal suo fondatore al direttore de La Nuova Bussola Quotidiana
Autore: Gianpaolo Barra e Riccardo Cascioli - Fonte: Il Timone, gennaio 2015

Cari amici,
l'anno 2015 si apre con una novità che, ne sono certo, porterà un gran bene al nostro Timone: da questo numero, Riccardo Cascioli assume la direzione della rivista. È una decisione maturata pian piano e che ora prendo convintamente e con gioia.
Il motivo è semplice: come avrete notato, negli ultimi tempi abbiamo dato vita a novità importanti: "Junior T", nuovi Quaderni come quello sulla "Prima Comunione" e nuove brochure, che diffondiamo in quantità sbalorditive. Ma, soprattutto, abbiamo in cantiere altri progetti piuttosto impegnativi, che daranno impulso alla nostra buona "battaglia apologetica", divenuta sempre più urgente, visto quanto sta accadendo dentro e fuori la Chiesa. E io, come potrete immaginare, ne sono pienamente coinvolto.
Non mi è possibile guidare tutte queste iniziative, diventa quindi necessario passare la mano a un giornalista che gode della mia massima fiducia, che voi conoscete bene perché scrive sul Timone fin dai primissimi numeri, e che negli ultimi mesi mi ha affiancato in qualità di condirettore. Una persona che stimate al punto che molti di voi sono attenti lettori anche de La Nuova Bussola Quotidiana, il giornale online che Riccardo dirige magistralmente.
Voglio subito tranquillizzare tutti voi, cari amici: con Riccardo, il Timone seguirà la strada percorsa finora. E nessuno creda che io lasci il nostro giornale: non solo continuerò a partecipare - a Dio piacendo - a tutte le riunioni di redazione, ma il direttore mi affiderà una rubrica che troverete già dal prossimo numero, per cui ogni mese potrete incontrarmi in queste pagine.
Un cambio, dunque, ma nella linea della continuità. E queste righe non sono un saluto, perché semplicemente non vi lascio. Ciò che vi chiedo, è di pregare per il Timone e per il suo nuovo direttore. Ci aspettano tempi difficili, ma abbiamo un grande compito da svolgere: se affidiamo tutto a Dio, lo porteremo a termine. Tutti insieme, come abbiamo fatto finora.
Gianpaolo Barra

Cari amici,
è un compito gravoso assumere l'eredità di chi il Timone ha creato e diretto in tutti questi anni, portandolo a essere punto di riferimento per coloro che desiderano nutrire la propria appartenenza alla Chiesa con articoli, contributi, approfondimenti che "rendono ragione della speranza che è in noi".
Ma come già si capisce dalle parole di Gianpaolo non si tratta di una vera e propria sostituzione. Piuttosto, il lavoro nato intorno al Timone cresce, nuove iniziative sono partite o sono in cantiere, e c'è bisogno di un maggiore coinvolgimento di più persone per poterle seguire. In questo, aiuta l'amicizia cresciuta in questi anni all'interno della redazione del Timone con tutti coloro che ne fanno parte, una vera amicizia "operativa" che ha come unico scopo la crescita della Chiesa, Corpo mistico di Cristo.
Il cambio di direzione dunque è piuttosto una riorganizzazione del lavoro per rendere più efficace e puntuale la battaglia culturale che il Timone porta avanti nella Chiesa e nella società. E in questa riorganizzazione rientra anche una maggiore sinergia tra Timone e Nuova Bussola Quotidiana, un aiuto reciproco per combattere la stessa battaglia con strumenti complementari. Il che spiega perché tocchi proprio a me assumere la direzione del Timone.
Certo, nei prossimi mesi qualche cambiamento sarà apportato alla struttura del Timone, ma solo per renderlo più fruibile, più adeguato alle esigenze dei lettori. Proprio per questo saranno più che benvenuti anche vostri contributi, richieste e suggerimenti. Oltre, ovviamente alle preghiere, che sono il fondamento e la garanzia per ogni nostra iniziativa.
Riccardo Cascioli

Nota di BastaBugie: siamo legati da amicizia e stima con l'instancabile Gianpaolo Barra, per cui lo ringraziamo per quanto ha fatto per la battaglia apologetica fondando e dirigendo fino ad oggi la rivista che ha riunito la squadra degli apologeti. Molti articoli rilanciati da BastaBugie hanno come fonte Il Timone vista la qualità degli stessi. Molti dei nostri lettori, del resto, sono anche abbonati al Timone e quindi possiamo ben dire che condividiamo la stessa passione per questa rivista.
Siamo amici anche di Riccardo Cascioli, con il quale abbiamo contribuito alla nascita e alla successiva rinascita de La Bussola Quotidiana. Non c'è edizione di BastaBugie che non abbia almeno uno o due articoli tratti da questo sito che è ormai il punto di riferimento dell'informazione cattolica in Italia.
Siamo convinti che il cambio di guardia non diminuirà la qualità del Timone, ma anzi favorirà la giusta sinergia con La Bussola Quotidiana.
Ci piace ricordare che lo scorso settembre Riccardo Cascioli ha ricevuto il Premio Viva Maria per conto de La Nuova Bussola Quotidiana in occasione del 6° Giorno del Timone della Toscana. Proprio Gianpaolo Barra ha consegnato il premio a Riccardo Cascioli. La foto sembra essere una simbolica anticipazione del passaggio di consegne avvenuto questo mese. Ecco il link all'evento
http://www.amicideltimone-staggia.it/it/articoli.php?id=123

Fonte: Il Timone, gennaio 2015

4 - SI DIMETTE NAPOLITANO: LE SUE MANI GRONDANO DEL SANGUE DI ELUANA ENGLARO
Finalmente termina il mandato del peggior Presidente della Repubblica, con lui era al potere quella che Papa Francesco definisce la ''cultura dello scarto''
Autore: La Redazione di UCCR (Unione Cristiani Cattolici Razionali) - Fonte: Sito del Timone, 14/01/2015

Oggi si è dimesso Giorgio Napolitano, il presidente della Repubblica Italiana. Per uno strano caso del destino proprio nei giorni in cui i media internazionali hanno ripreso - non si sa perché solo ora - la storia di Martin Pistorius, il 39enne sudafricano risvegliatosi da un profondo stato vegetativo lungo dopo 12 anni.
Umberto Veronesi definisce con disprezzo queste persone dei «penosi morti viventi», ma in questa condizione di coma era anche Eluana Englaro, uccisa il 9 febbraio 2009 dopo diciassette anni di stato vegetativo. Napolitano si rifiutò di firmare un disegno di legge che il Consiglio dei ministri aveva approvato velocemente per fermare la macchina giudiziaria e tentare di salvare la vita ad Eluana, obbligando l'assistenza attraverso alimentazione e idratazione per soggetti non autosufficienti. Proprio l'anno scorso il Consiglio Europeo si è espresso affermando che idratazione e alimentazione non possono essere considerati una terapia (e dunque dovrebbero essere «sempre assicurati»).

IL CASO ELUANA
Sul "caso Eluana" abbiamo già ricostruito i fatti e le enormi bugie dette dai media per giustificare la morte di questa donna. Il noto filosofo Adriano Pessina ha detto: «A mio avviso si è trattato di una forma di abbandono assistenziale. Se, come dice il rianimatore, Eluana è morta 17 anni fa, perché non è stata seppellita allora? La verità è che non era un cadavere, perché non basta il venir meno della coscienza e delle relazioni con gli altri per essere dichiarati morti e sospendere le cure proporzionate alla condizione del paziente». Addirittura venticinque tra i massimi neurologi italiani scrissero un appello contro la «condanna a morte» di Eluana, ritenendo «disumano il modo proposto di mettere a morte la paziente: l'agonia sarà lenta e porterà alla morte attraverso la lenta devastazione di tutto l'organismo».
I fatti sono stati ben ricordati da Rosaria Elefante, presidente dell'Associazione nazionale biogiuristi italiani, consulente giuridico dell'European Task Force che raccoglie i massimi specialisti in stato vegetativo: Eluana è morta in seguito ad un «decreto della Corte d'Appello di Milano del luglio 2008, quello che ha autorizzato Englaro a togliere nutrizione e idratazione a Eluana, e che ha completamente disatteso le richieste della Cassazione che autorizzava i giudici di Milano a disattivare il sondino solo in presenza di due presupposti»: il primo era la rilevazione scientifica che lo stato vegetativo fosse irreversibile e impossibile da raggiungere il recupero e, il secondo, che la volontà di morire di Eluana fosse ricostruita attraverso elementi di prova chiari e univoci. Tuttavia «i giudici non hanno eseguito quanto dovevano. Nell'acclarare il suo stato di salute, la Corte d'Appello di Milano non ha nominato un medico, anzi, ha preso come proprio specialista il medico di parte di Englaro, dottor Defanti, cosa che non si fa nemmeno per un banale incidente d'auto, figuriamoci per decidere della vita di una persona. Addirittura si è affidata alla certificazione di stato vegetativo stilata da Defanti nel 2002 e l'ha considerata "passata in giudicato", quindi "inappellabile". Non solo: anziché rifarsi agli standard scientifici internazionali, i giudici milanesi hanno citato la letteratura medica ferma al 1994: in medicina e soprattutto nelle conoscenze sugli stati vegetativi è preistoria».

LA "CULTURA DELLO SCARTO" AL POTERE
Ma anche per la seconda condizione ci sono state gravi inadempienze: nonostante furono raccolte decine di testimonianze «che raccontavano un'Eluana diversa da quella descritta da Englaro, nessuna di esse fu presa in considerazione dai giudici. Allora ho fatto un esposto alla Procura di Milano, ricordando che la volontà di Eluana non era stata affatto ricostruita, e che nessuno specialista era stato chiamato ad appurare se in lei ci fosse "un qualche sia pur flebile recupero della coscienza" nonostante ormai esistessero tecniche incontrovertibili come la Risonanza magnetica funzionale, che avrebbe tagliato la testa al toro. Per 4 anni io ho visitato Eluana e, avendo seguito per 15 anni i casi di stato vegetativo, assicuro che lei aveva una sua coscienza». Addirittura uno stretto amico di Beppino Englaro, Pietro Crisafulli (fratello di un ragazzo in stato vegetativo, Salvatore, che si è poi risvegliato), anche lui favorevole all'eutanasia, ha rivelato: «Englaro si confidò a tal punto da confessarmi, in presenza di altre persone, che 'non era vero niente che sua figlia avrebbe detto che, nel caso si fosse ridotta un vegetale, avrebbe voluto morire'. In effetti, Beppino, nella sua lunga confessione mi disse che alla fine, si era inventato tutto perché non ce la faceva più a vederla ridotta in quelle condizioni». Crisafulli non è stato mai smentito (tanto meno querelato).
Insomma, un caso che certamente peserà sulla presidenza di Napolitano, così come tornerà sempre alla mente quando si penserà a lui. [...]
Ritornando a Martin Pistorius, svegliatosi dopo 12 anni di stato vegetativo, ci piacerebbe che Napolitano leggesse il suo libro, "Ghost boy". In esso ha raccontato che nel 2001, dopo che i medici si sono accorti che reagiva agli odori, in poco tempo ha ripreso a parlare, a leggere, scrivere e comunicare, ha trovato lavoro e nel 2009 si è sposato. E scrive: «Ricordo perfettamente di essermi reso conto dell'elezione di Mandela a presidente del Sudafrica e della morte di Lady Diana, ma non riuscivo a comunicare con gli altri. Mi sentivo prigioniero del mio stesso corpo, come fosse però un corpo estraneo in calcestruzzo. All'inizio non ero consapevole di nulla, solo dopo circa due anni mi sono risvegliato e mi ho cominciato ad essere cosciente di ogni cosa che mi veniva fatta o detta. La mia paura era che dovessi passare così il resto della mia vita, completamente solo, spaventato dal fatto che nessuno potesse più mostrarmi tenerezza e amore». Anche Eluana avrebbe potuto essere stata cosciente della condanna a morte che le è stata inflitta dalla macchina giudiziaria e, forse, se avesse ricevuto le giuste attenzione e non fosse stata scartata, avrebbe potuto essere stata qui a raccontarlo. Anche lei.

Fonte: Sito del Timone, 14/01/2015

5 - LA REPUBBLICA CAMUFFA LA REALTA' DEL CONVEGNO DI MILANO IN DIFESA DELLA FAMIGLIA NATURALE
La Repubblica usa il famoso metodo della ''macchina del fango'' per oscurare i veri contenuti del convegno organizzato dalla Regione Lombardia (VIDEO: sintesi del convegno)
Autore: Luigi Santambrogio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 20/01/2015

Umberto Eco, celebrato semiologo-narratore e quasi nobel, spiega come funziona la "macchina del fango" in certi quotidiani. Dice che «non è necessario dare notizie false, basta impaginare quelle vere in un certo modo...». Sulla tesi, il professore ha scritto un fanta thriller ambientandolo in una redazione «pronta a tutto, tra macchine del fango, ricatti, falsità e misteri di un paese dalla fragile democrazia». Un giornale che vede complotti ovunque, che sa costruirli ad arte quando non ci sono, che insegue con perseveranza e cinica perfidia la demolizione di chi non sta simpatico all'editore. Con la menzogna, il gossip e la realtà filtrata dal buco della serratura. Quel giornale sembra Repubblica e lo è, anche se Eco non si è accorto.
Ieri la "fangosa" Repubblica ne ha dato ulteriore prova. Per un'intera settimana, il quotidiano della sinistra chic e gay friendly, ha fatto fuoco contro il convegno sulla famiglia organizzato dalla Regione Lombardia. In un escalation di panzane e falsità, l'appuntamento è stata presentato come una convention di "omofobi" scatenati e cattolici oscurantisti con in testa l'idea fissa di "curare i gay". E fa niente se al convegno lombardo pro family, di omofobi non c'era neppure l'ombra. Soltanto tremila e più pacifici cittadini che hanno fatto la coda per entrare. Mentre qualche metro più in là, abbaiavano i cani da guardia dell'arcobaleno gay. Ne erano attesi a migliaia, alla fine erano solo quattro gatti ("quattro pirla" secondo il tweet di Maroni) spelacchiati che non hanno trovato trippa per le loro curatissime unghiette.

L'INQUISIZIONE LAICA
Partita persa per Arcigay e repubblichini d'assalto, ma la cosa non poteva finire lì. Dal fango di Repubblica, ecco spuntare la notizia "vera", ma servita in "un certo modo". In prima pagina e sotto il titolo: "Il prete pedofilo al convegno anti-gay". Una bomba a scoppio telecomandato, come i baby kamikaze dell'Isis. Sentite cosa scrive: «È seduto in seconda fila, sorridente. Dietro al presidente Roberto Maroni e al suo predecessore Roberto Formigoni, di cui per lungo tempo è stato confessore. Al discusso convegno di sabato in difesa della famiglia "tradizionale" c'era anche don Mauro Inzoli, il prete pedofilo costretto dallo stesso Vaticano a ritirarsi a vita privata». Morale, non detta ma indotta: vogliono curare i gay, parlano di famiglia tradizionale in pubblico e poi amoreggiano con gente di quella risma. Una foto, con tanto di cerchio rosso, inchioda il sacerdote, trasformato in target umano.
Va bene la ripetizione delle falsità a scopo di bottega, le ossessioni ideologiche di un giornale partito, ma in questo caso Repubblica è andata oltre la sua abituale coazione a mentire. Per trasformarsi in gazzetta di un'inquisizione laico-fascista. Un prete pedofilo in mezzo a un'adunata di cattolici è come una balenottera spiaggiata: quanto di meglio poteva capitare per i giornalisti avvoltoi. E allora, sbatti il "mostro" in prima pagina e avanti con il processo al malvagio. Certo, Inzoli al convegno c'era, ma non è un latitante, non inseguito da alcun mandato di cattura e neppure è costretto agli arresti domiciliari. Per la legge può andarsene dove vuole, perfino partecipare ai convegni se la cosa gli interessa. Se ha peccato, dovrà semmai vedersela con il giudizio divino perché quello della magistratura non è ancora arrivato.

E DE BENEDETTI NO?
Insomma, un sacerdote con qualche libertà di meno, ma in posizione (giudiziaria) decisamente migliore di quella in cui si trova l'ingegnere Carlo De Benedetti. L'editore di Repubblica, si sa, è un imprenditore pluri-inquisito: per frode allo Stato, bancarotta fraudolenta, coinvolto nella vicenda della centrale elettrica a carbone di Vado Ligure (400 operai morti per malattie respiratorie), accusato di omicidio colposo e lesioni colpose plurime nel processo sull'amianto alla Olivetti (21 operai morti di cancro). Nonostante ciò, frequenta convegni, presiede consigli di amministrazione, pontifica di etica nei salotti e qualche volta è pure intervistato dai giornali.
Con un padrone dalla simile fedina penale, gli imam repubblichini dovrebbero essere un tantino più prudenti prima di giustiziare un prete laqualunque. Ma tant'è: non bisogna essere ricchi come Berlusconi o avere cause milionarie pendenti con l'ingegnere per finire nella fabbrica del guano del suo quotidiano. Qui lo sputtanamento è a 360 gradi: è sufficiente non possedere la tessera del club per venire eliminati. Il massacro repubblichino dei reprobi precede a ranghi serrati e a compartimenti stagni. Il che a volte procura effetti davvero comici. Nel giorno del linciaggio del prete in prima pagina, ecco la sezione Cultura interamente dedicata al celebre Trattato sulla Tolleranza di Voltaire. Perché, scrive Repubblica, «dopo la strage di Parigi si sente il bisogno di ripartire dai classici dell'Illuminismo». Gran pippone di due pagine per ricordare ai lettori che: «La tolleranza è una conseguenza necessaria della nostra condizione umana. Siamo tutti figli della fragilità, fallibili e inclini all'errore. Non resta dunque che perdonarci le nostre follie». Più ipocriti (o imbecilli) di così.

Nota di BastaBugie: video di sintesi dell'evento "Difendere la famiglia per difendere la comunità" svoltosi al Palazzo della Regione Lombardia il 17 Gennaio 2015.
Ecco le frasi-chiave dei relatori:
Massimo Introvigne: La famiglia prende bastonate da tutte le parti e il suo primo nemico non sono i gay, ma è il fisco.
Maurizio Botta: Non parliamo contro alcuna persona, ma contro le idee.
Marco Scicchitano: Conoscere ed affermare la differenza tra le persone, anche quella maschile/femminile, è la base per costruire i rapporti e capirsi.
Costanza Miriano: Ai datori di lavoro faccio un appello: permettete alle lavoratrici di essere madri! Ci illudono che il potere sia fare carriera, ma il vero potere è quello che abbiamo solo noi donne, quello di dare la vita!
Mario Adinolfi: Se un bambino lo puoi ottenere con una compravendita allora le persone sono cose! E quando un oggetto è deteriorato, fallato, puoi eliminarlo quando non ti serve più. No, le persone non sono cose!


https://www.youtube.com/watch?v=JdgPATmgbY0

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 20/01/2015

6 - FERMARE L'ABUSO DELLA COMUNIONE SULLA MANO
Ecco il video con le penose immagini della profanazione delle ostie durante la Messa di Papa Francesco nelle Filippine
Autore: Raymond Leo Burke - Fonte: La Lettera di Paix Liturgique, 20/01/2015

Nulla è più importante nella vita di un cattolico della santa Eucaristia. Il Decreto del Concilio Vaticano II sulla vita e il ministero sacerdotale, ispirandosi ad un testo di S. Tommaso, dichiara: «nella santissima Eucaristia è racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa, cioè lo stesso Cristo, nostra pasqua, lui il pane vivo che, mediante la sua carne vivificata dallo Spirito Santo e vivificante dà vita agli uomini i quali sono in tal modo invitati e indotti a offrire assieme a lui se stessi, il proprio lavoro e tutte le cose create». Lo stesso testo continua così: «per questo l'Eucaristia si presenta come fonte e culmine di tutta l'evangelizzazione, cosicché i catecumeni sono introdotti a poco a poco a parteciparvi, e i fedeli, già segnati dal sacro battesimo e dalla confermazione, ricevendo l'eucaristia trovano il loro pieno inserimento nel corpo di Cristo».
La santa Eucaristia è il mistero per eccellenza della fede. Mediante l'azione della Santa Messa, Cristo, assiso in gloria alla destra del Padre, discende sugli altari delle chiese e delle cappelle di tutto il mondo per rendere nuovamente presente il suo sacrificio sul Calvario, sacrifico unico con il quale l'uomo è salvato dal peccato e perviene alla vita in Cristo grazie all'effusione dello Spirito Santo. È mediante la santa Eucaristia che la vita quotidiana di un cattolico riceve simultaneamente ispirazione e forza.
Unito con tutto il cuore a Cristo nel sacrificio eucaristico, il cattolico fervente non è chiamato che ad essere una cosa sola con lui in ogni istante di ognuna delle sue giornate, portando la Croce e partecipando, così, all'opera incessante e senza prezzo del suo Amore puro e generoso per tutti gli uomini, oltre ogni frontiera. Ricevendo dal cuore Eucaristico di Gesù l'alimento celeste del suo Corpo, del suo Sangue, della sua Anima e della sua Divinità, riceviamo la forza per vivere in modo straordinario le circostanze ordinarie della vita quotidiana. È per questo che, al di là dell'obbligo grave di partecipare ogni domenica al Santo Sacrificio della Messa, i cattolici sono invitati a partecipare, se possibile, alla Santa Messa tutti i giorni.

PROFONDA RIVERENZA PER LA SANTA EUCARISTIA
A partire dal momento in cui si è compresa la realtà della santa Eucaristia – cioè che si tratta del Corpo, del Sangue, dell'Anima e della Divinità di Cristo donati all'uomo come pane celeste per sostenerlo spiritualmente nel suo pellegrinaggio terreno e come pegno del suo destino alle nozze celesti dell'Agnello (Ap XIX, 9) – si comincia anche a comprendere la profonda riverenza che occorre per trattare e ricevere la santa Eucaristia. Così, lungo i secoli, i fedeli hanno fatto la genuflessione arrivando davanti al Santissimo Sacramento e si sono inginocchiati in adorazione davanti alla Presenza Reale di Nostro Signore nella santa Eucaristia. Allo stesso modo, salvo circostanze straordinarie, solo il sacerdote o il diacono toccavano la santa Ostia o il calice del Preziosissimo Sangue. Uno dei ricordi più commoventi della mia infanzia è la grande delicatezza verso il Santissimo Sacramento che mi hanno insegnato i miei genitori, il nostro parroco e le suore delle nostre scuole cattoliche. Mi ricordo in particolare le indicazioni minuziose circa la riverenza dovuta alla Presenza Reale, che mi sono state date prima di essere ammesso ad aiutare il sacerdote come chierichetto.
I segni della Fede eucaristica si manifestavano allo stesso modo nella bellezza dell'architettura e degli arredi delle chiese e delle cappelle, nella qualità degli ornamenti, dei vasi sacri e della biancheria per il sacrificio eucaristico, e nella lingua e musica speciali - o, piuttosto, sacri - utilizzati nel Culto divino.
Col riservare attenzione al corpo e al Sangue di Cristo, la Chiesa si è sempre preoccupata di imitare in primo luogo l'esempio di Maria, sorella di Lazzaro, che ha unto Gesù con oli preziosi proprio prima della sua Passione e Morte. Quando Giuda, il traditore, contestò questo gesto di profonda venerazione e d'amore, trattandolo come uno spreco di risorse che avrebbero potuto essere utilizzate per occuparsi dei poveri, Nostro Signore rispose che Maria aveva agito in modo giusto e nobile, testimoniando la riverenza per il suo Corpo, che Egli doveva sacrificare per la salvezza eterna del genere umano (Gv 12,1-8).
In questo senso, sono stato sempre molto ispirato dall'esempio di san Francesco d'Assisi, che ha praticato la massima austerità nella sua vita religiosa di consacrato, ma insistendo sempre perché si riservasse la massima cura ad onorare il Santissimo Sacramento, anche in modo sontuoso, e a non utilizzare che i materiali più preziosi per il culto eucaristico. San Francesco non ha esitato ad ammonire i sacerdoti (obbligati dal loro ufficio a rendere onore al Santissimo Sacramento) circa la loro mancanza di riguardo verso questa realtà, sacra fra tutte.

COME SI RICEVE IL CORPO DI CRISTO
Fra tutti i ricchi aspetti della Fede e della pratica eucaristiche, è certamente fondamentale il modo in cui i fedeli ricevono il Corpo di Cristo nella santa Comunione. Al momento della santa Comunione, il fedele, ben consapevole della sua indegnità e pentendosi di tutti i suoi peccati, si presenta davanti al Signore che, nel suo amore senza fine e senza misura, offre il suo Corpo come alimento celeste affinché noi lo riceviamo.
Mi ricordo bene, nella mia infanzia, la diligenza di cui davano prova i miei genitori, così come i sacerdoti e le suore della scuola cattolica, per preparare i bambini a ricevere per la prima volta la santa Comunione. Mi sovvengono anche i frequenti richiami alla riverenza e all'amore che dovevamo dimostrare ricevendo la santa Comunione e facendo il ringraziamento subito dopo la ricezione del sacramento.
All'epoca della mia prima comunione, il 13 maggio 1956, la santa Ostia si riceveva alla balaustra, sulla lingua e in ginocchio, con le mani ricoperte da una tovaglia. Questo modo di ricevere la santa Comunione mi ha sempre colpito come la più alta espressione dell'infanzia spirituale insegnata da Nostro Signore (Mt 18,1-4), e di cui santa Teresa di Lisieux è una delle figure più notevoli. Proprio in quel periodo della mia vita, mio padre era gravemente malato ed era costretto a letto in casa. Morì nel mese di luglio 1956. Ricordo la grande preparazione e l'attenzione che egli manifestava ogni volta che il sacerdote veniva a portargli la santa Comunione. Si preparava una piccola tavola di fianco al suo letto, con un crocifisso, dei ceri e una tovaglia speciale. Si accoglieva il sacerdote in silenzio alla porta con un cero acceso e, anche se mio padre non poteva alzarsi, tutti restavano in ginocchio durante la cerimonia.
Anni più tardi, nel maggio 1969, è stata autorizzata la pratica di ricevere la Comunione in mano, a discrezione delle Conferenze episcopali, in parallelo con la pratica plurisecolare di ricevere la Comunione direttamente sulla lingua. Uno degli argomenti avanzati per introdurre la seconda opzione era l'esistenza di un uso antico di ricevere la santa Comunione in mano. Nello stesso tempo, l'istruzione della Congregazione per il Culto Divino, che permetteva la pratica della ricezione della santa Comunione in mano, sottolineava il fatto che la tradizione plurisecolare di ricevere la Comunione sulla lingua doveva essere preservata a motivo del rispetto dei fedeli verso la santa Eucaristia che questa pratica esprime. In questo senso, è interessante notare che il Papa Paolo VI (durante il cui pontificato è stato dato il permesso di ricevere la santa Comunione in mano), nella sua lettera enciclica Mysterium Fidei sulla dottrina e il culto del Santissimo Sacramento, promulgata quattro anni prima della concessione del permesso, si riferisce a un costume antico dei monaci che vivevano in solitudine, nonché dei cristiani perseguitati, secondo il quale essi prendevano la santa Comunione con le loro proprie mani. Tuttavia, il Papa aggiunge subito che questo riferimento ad un uso di altri tempi non rimette in questione la disciplina che si è diffusa in seguito circa il modo di ricevere la santa Comunione.
La pratica tradizionale si comprende meglio alla luce dell'ermeneutica della riforma nella continuità, contrapposta all'ermeneutica della discontinuità e della rottura, di cui ha parlato il Papa Benedetto XVI nel suo discorso di Natale 2005 alla Curia romana. Nell'ermeneutica della continuità, l'unica Chiesa «cresce nel tempo e (…) si sviluppa, rimanendo però sempre la stessa». Così, la pratica tradizionale di ricevere la santa Comunione manifesta una crescita ed uno sviluppo tanto della Fede eucaristica, quanto delle espressioni di riverenza verso il Santissimo Sacramento. Si potrebbe dire a proposito del modo tradizionale di comunicarsi ciò che il Papa Benedetto XVI diceva a proposito dell'Adorazione eucaristica nell'Esortazione Apostolica postsinodale Sacramentum Caritatis: «l'Adorazione eucaristica non è che l'ovvio sviluppo della Celebrazione eucaristica, la quale è in se stessa il più grande atto d'adorazione della Chiesa».

ABUSI LITURGICI CONTRO IL SANTISSIMO SACRAMENTO
Sfortunatamente, l'iniziativa di ristabilire l'uso antico sopraggiunse proprio in un momento in cui numerosi abusi liturgici avevano gravemente sminuito la riverenza e la devozione dovute al Santissimo Sacramento. Inoltre, il periodo conosceva una secolarizzazione e un relativismo crescenti, i cui effetti furono devastanti nella Chiesa. Per di più, la "restaurazione" di questa pratica fu incompleta, perché si limitò alla ricezione della Comunione in mano, senza però includere gli altri ricchissimi dettagli dell'uso antico. In esito a tutto ciò, la ricezione della santa Comunione è diventata l'occasione di negligenze - anzi, addirittura di vere e proprie irriverenze - e, in qualche caso particolarmente deplorevole, il Santissimo Sacramento ricevuto in mano non viene consumato, ma, al contrario, assoggettato a varie forme d'abuso, fino al caso estremo in cui qualcuno porta via il Corpo di Cristo per profanarlo più tardi nel corso di una "messa nera". Nella mia personale esperienza pastorale, i casi in cui la santa Ostia era stata lasciata in un libro di canti o in qualche altro posto, o anche portata a casa per la devozione privata - mi spiace doverlo segnalare - non sono stati rari. È ugualmente triste aver visto abbastanza spesso alcuni comunicanti strapparmi letteralmente l'Ostia dalle mani piuttosto che ricevere il Corpo di Cristo in modo conveniente.

MONS. ATHANASIUS SCHNEIDER
Mons. Athanasius Schneider, esemplare pastore d'anime, ha affrontato con amore coraggioso l'attuale situazione della ricezione della santa Comunione nel rito romano. Prendendo spunto dalla sua personale e ricca conoscenza della fede e della pratica eucaristiche nel periodo della persecuzione nel suo paese natale, è stato spinto a studiare in profondità l'antico uso di ricevere la santa Comunione in mano, così come il suo attuale ripristino. In modo chiaro ed accurato, Mons. Schneider spiega con che cura la pratica antica intendeva evitare tutto ciò che potesse suggerire l'auto-comunione, sottolineando l'aspetto infantile della Comunione; ed impedire che anche un solo frammento andasse perduto, e, così, fosse suscettibile di profanazione. Egli descrive anche brevemente le tappe dell'introduzione dell'uso attuale, che differisce in misura rilevante dalla vecchia pratica dell'antichità.
Mons. Schneider presenta poi, accuratamente, le conseguenze più gravi dell'attuale pratica di ricezione della Comunione in mano:
1) la riduzione o la scomparsa di ogni gesto di riverenza e di adorazione;
2) l'utilizzo, per ricevere la santa Comunione, di un gesto abitualmente adibito alla consumazione degli alimenti ordinari, dal che deriva una perdita di Fede nella Presenza Reale, soprattutto tra i bambini e i giovani;
3) l'abbondante perdita di frammenti della santa Ostia e la loro conseguente profanazione, soprattutto quando nella distribuzione della santa Comunione manchi il piattello;
4) un altro fenomeno che si diffonde sempre più: il furto delle Sacre Specie.
Prendendo in considerazione tutte queste conseguenze, Mons. Schneider dice a buon diritto che la giustizia – cioè il rispetto del diritto di Cristo di essere ricevuto nella santa Comunione con la riverenza e l'amore che Gli convengono, e di quello dei fedeli di ricevere la santa Comunione in un modo che esprima al meglio l'adorazione reverenziale – esige che la pratica attuale della ricezione della Comunione nel rito romano sia seriamente studiata in vista di una riforma il cui bisogno si fa pesantemente sentire.

IL DIRITTO DI CRISTO
Un aspetto del tutto preminente della trattazione di Mons. Schneider riguarda il diritto di Cristo, lo ius Christi. Ricordandoci l'umiltà totale dell'amore di Cristo che si dona a noi nella piccola Ostia, fragile per natura, Mons. Schneider richiama la nostra attenzione sul grave obbligo di proteggere ed adorare Nostro Signore. Infatti, nella santa Comunione, Egli, a motivo del Suo amore incessante e incommensurabile per l'uomo, si fa il più piccolo, il più debole, il più delicato fra noi. Gli occhi della Fede riconoscono la Presenza Reale nei frammenti, anche nei più piccoli, della santa Ostia, e ci conducono, così, all'Adorazione amorosa.
Non mi resta che ringraziare Mons. Athanasius Schneider per il suo minuzioso studio della questione della ricezione della santa Comunione, espressione preminente della fede eucaristica. Il suo studio è pieno del più profondo amore di Gesù Eucaristia, amore nel quale egli è stato formato in un'epoca in cui la Chiesa era sotto i colpi della persecuzione nel suo paese. Spero che il contenuto di questo volume ispiri nel lettore una Fede eucaristica sempre più profonda e più ardente. Spero anche che questo libro fornisca l'occasione di rinnovare il modo di ricezione della santa Comunione, disciplina che dispone il comunicante a riconoscere pienamente il Corpo, il Sangue, l'Anima e la Divinità di Cristo e, così, a ricevere Gesù Eucaristia con una riverenza ed un'adorazione amorose. È in questa ricezione reverenziale e amorosa di Nostro Signore nella santa Comunione che dobbiamo attingere la forza di trasformare e rinnovare le nostre vite personali e la società, con la forza del vangelo, come facevano i primi cristiani.
Possa la lettura approfondita del libro di Mons. Schneider portare i fedeli, al momento della santa Comunione, a riconoscere la Presenza Reale del Signore risuscitato e a far loro le parole di San Giovanni Evangelista a San Pietro, quando il Signore risuscitato apparve ai discepoli sulle rive del lago di Tiberiade nel corso della pesca miracolosa: «È il Signore!» (Gv 21,7).

Nota di BastaBugie: questo articolo è la prefazione del cardinal Burke alla versione francese del libro di Mons. Athanasius Schneider sullo scandalo della comunione in mano "Corpus Christi", Libreria Editrice Vaticana, 2013.
Ecco il video con le penose immagini della profanazione del Santissimo Sacramento durante la Messa di chiusura del viaggio di Papa Francesco nelle Filippine


https://www.youtube.com/watch?v=u3G43C16Ju0

Fonte: La Lettera di Paix Liturgique, 20/01/2015

7 - CHI CAMBIA LE PAROLE CONTROLLA IL MONDO
Le linee guida per i giornalisti sull'omosessualità impongono una ''neolingua'' e così cancellano la realtà
Autore: Laura Boccenti - Fonte: Il Timone, dicembre 2014

Nel 1949 viene pubblicato per la prima volta il romanzo 1984 di Georges Orwell (1903-1950), anarchico passato al socialismo e vittima delle persecuzioni staliniste al tempo della guerra civile spagnola.
1984 è un formidabile atto d'accusa nei confronti della pretesa totalitaria di voler piegare la realtà e le persone a un fine superiore, che a parole coincideva con la felicità del popolo, ma alla fine si identificava nella sottomissione cieca ai partiti totalitari e ai loro leader. La narrazione è ambientata in un futuro prossimo (l'anno 1984) quando la terra è divisa tra tre grandi potenze che sfruttano lo stato costante di guerra tra loro per mantenere il controllo totale sul popolo.

LA PSICOPOLIZIA DEL GRANDE FRATELLO E QUELLA DI OGGI
La società è governata da un onnipotente partito unico con a capo il Grande Fratello e amministrata secondo i principi del SocIng, il partito Socialista Inglese. Il Partito è retto dal Minamor, ovvero Ministero dell'Amore, la cui funzione è di controllare i membri del partito e di convertire i dissidenti alla sua ideologia con l'aiuto della psicopolizia che interviene in ogni situazione sospettosa di eterodossia.
L'oppressione totalitaria messa in atto dallo Stato comunista, che ai tempi di Orwell poteva ancora essere considerata alla stregua di una "profezia", è ormai una realtà storica assodata. Oggi sta per attuarsi una seconda predizione contenuta in "1984": la trasformazione della società attraverso la manipolazione violenta del linguaggio. Si tratta di una violenza che non agisce, con strumenti "polizieschi", almeno non in prima battuta (poi si arriva anche alla violenza, una volta approvate nei vari Paesi le leggi contro l'"omofobia"), bensì preferisce, piuttosto, l'imposizione per via burocratica di espressioni coniate appositamente per spingere gli uomini a pensare in modo univoco; espressioni che riscrivono il significato delle parole in modo da cancellare da esse ogni riferimento alla dimensione autentica della realtà. L'operazione attualmente in corso, che riguarda l'accreditamento dell'ideologia di genere da parte di istituzioni internazionali e nazionali, richiama immediatamente alla memoria la «Neolingua», che, nella società del Grande Fratello serviva ad omologare il pensiero e uniformare la vita degli uomini.

CHI CAMBIA LE PAROLE CONTROLLA IL MONDO
Tra realtà e linguaggio c'è un legame profondo: il linguaggio ha la funzione di esprimere e comunicare il mondo. Da questa funzione di "rivelazione" dipende, come corollario, che se il linguaggio s'impoverisce diminuisce la possibilità di comprendere ed esprimere la realtà e se le parole vengono contraffatte la coscienza si rappresenta la realtà in modo deformato.
Nella società immaginata da Orwell il potere politico si serve della Neolingua per estendere a tutti gli ambiti di vita il proprio controllo, sostituendola progressivamente all'«Archeolingua».
Alla riduzione delle parole consegue la semplificazione delle possibilità del pensiero: «Giunti che saremo alla fine renderemo il delitto di pensiero, ovvero lo psicoreato, del tutto impossibile perché non ci saranno più parole per esprimerlo». L'obiettivo finale è la realizzazione di una società senza pensiero: «Ortodossia significa non pensare, non aver bisogno di pensare. L'ortodossia è non conoscenza».
Il «Ministero della Verità», istituzione che prepara l'avvento della società senza pensiero, persegue l'uso dei termini che si riferiscono al concetto di libertà e quelli collegati alla conoscenza razionale e oggettiva, oltre a curare la distruzione e la contraffazione del significato delle parole: «Il depauperamento del linguaggio è un vantaggio, giacché più piccola è la scelta, minore è la tentazione di riflettere».
La contraffazione si avvale del ricorso alle sigle, agli eufemismi e agli slogan per rovesciare il senso comune, per esempio: «La guerra è la pace. La libertà è la schiavitù. L'ignoranza è la forza».
Con gli slogan si riscrive il senso della realtà: come la «moneta cattiva scaccia quella buona», così il giudizio costruito con fatica attraverso la riflessione, viene sostituito dall'opinione semplificatrice volta a indurre un atteggiamento mentale. [...]

MASS MEDIA: I TERMINI DA USARE/NON USARE
Se si considera il clima culturale in cui viviamo, è difficile non riconoscere che la realtà va assomigliando sempre più al romanzo.
Fin dal '68 le società occidentali hanno patito le conseguenze violente degli "ideali" rivoluzionari, capaci di far presa sulle coscienze focalizzandone le emozioni, anche grazie a slogan tristemente noti come: «uccidere un fascista non è un reato, è la giustizia del proletariato», oppure: «falce e spinello cambiano il cervello», o ancora: «siamo realisti, esigiamo l'impossibile».
Rispetto al '68 però c'è una differenza. Se allora la rivoluzione culturale era portata avanti da una componente minoritaria della società, che in Occidente non deteneva il potere politico e doveva ancora conquistare pienamente il potere culturale, oggi sono le stesse istituzioni, a livello internazionale e nazionale, a promuovere una strategia linguistica per rovesciare il senso comune e plasmare il pensiero sull'ideologia di genere.
Ad esempio, il 31 marzo 2010 il Comitato dei Ministri dell'UE, adottando la Raccomandazione "Misure volte a combattere la discriminazione fondata sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere", delinea un quadro culturale, a cui successivamente si sono riferite le normative nazionali, fondato sull'assunto che sesso e genere (gender) sono separabili e chi dice il contrario pronuncia un discorso dell'odio.
In Italia, la "Strategia Nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere", [...] emanata dall'UNAR (Ufficio del Ministero delle Pari Opportunità), recependo la Raccomandazione, introduce un "Glossario" che ridefinisce il significato dei termini correlati alla sessualità, a partire dall'assunzione dell'ideologia di genere, data per assoluta. Sempre in linea con la Raccomandazione del 2010, l'UE ha finanziato il programma "LGTB Media and Communication", su cui si basano le "Linee guida per un'informazione rispettosa delle persone LGBT', destinante ai giornalisti, pubblicate 1'11 dicembre 2013, sempre dal ministero per le Pari Opportunità. Con il "Glossario" della Strategia Nazionale, ripreso e approfondito nelle Linee guida, la strategia di coercizione linguistica delle istituzioni che sostengono l'ideologia del gender diventa esplicita.
Da esse veniamo a sapere che il termine eterosessimo indica la «visione del mondo che considera come naturale solo l'eterosessualità, dando per scontato che tutte le persone siano eterosessuali». Che «l'eterosessismo [...] è la causa principale dell'omofobia». Apprendiamo inoltre che l'espressione «identità di genere» indica «Il senso intimo, profondo e soggettivo di appartenenza alle categorie sociali e culturali di uomo e donna [...] indipendentemente dal sesso anatomico di nascita».
E ancora che, per evitare «discorsi d'odio», il giornalista deve attenersi ad alcune regole: evitare di usare espressioni che manifestino una visione «omonegativa». Ad esempio, a «famiglia omosessuale» deve preferire «famiglia omogenitoriale», al termine «famiglia», deve sostituire «famiglie»; non è opportuno inoltre parlare di «utero in affitto», ma va usata l'espressione «gestazione di sostegno» o «maternità surrogata».
Come reagire alla contraffazione esplicita (e arrogante) che rovescia la verità chiamando «discorso dell'odio» l'affermazione di chi ritiene la complementarietà tra uomo e donna come espressione della natura umana? Si tratta in primo luogo di tornare a guardare la realtà, che può essere vista da chiunque la voglia vedere; si tratta poi anche di avere il coraggio di superare i luoghi comuni "politicamente corretti", e riconoscere, con il bambino della favola, che «il re è nudo».

Fonte: Il Timone, dicembre 2014

8 - LA REPUBBLICA E IL CORRIERE DELLA SERA CONTRO MESSORI
Un fuoco di fila sconcertante a cui si accoda anche il direttore di Avvenire che a Radio Radicale...
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 05/01/2015

Avrei volentieri evitato di tornare sul caso "Messori contro tutti" dopo l'editoriale di sabato (vedi http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3586, N.d.BB). Ma il linciaggio mediatico contro lo scrittore cattolico continua così veemente che è impossibile evitare qualche riflessione, a maggior ragione se a ispirare tanti di questi attacchi è il quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana. Sabato infatti il quotidiano Repubblica ha pubblicato ben due pagine sulla vicenda, con grande risalto in prima pagina, dall'eloquente titolo "Tutti i nemici del Papa".

ACCUSE GRATUITE CONTRO MESSORI
Leggi l'articolo alla ricerca dell'elenco dei nemici e scopri che in gran parte è la ripetizione delle accuse gratuite contro Messori scritte il giorno prima dal direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, che aveva addirittura dedicato l'intera pagina 2 del suo giornale ad alcune riflessioni dei lettori e al suo commento. In effetti oltre al principale imputato – accusato da Tarquinio di essere il «pitulus (sulle antiche navi era l'incaricato di battere il ritmo di voga) dei "contro rematori"» - nell'articolo si fa riferimento ai cinque cardinali che avevano raccolto in un libro le loro riflessioni critiche contro il cardinale Kasper in vista del recente Sinodo e un fugace accenno all'immancabile Antonio Socci. Fine. Se è tutto qui l'esercito nemico, il Papa può dormire sonni tranquilli. Ma a corredo ecco anche il commento di don Luigi Ciotti, "italiano dell'anno" per Famiglia Cristiana e uno dei firmatari della petizione per "Fermare gli attacchi a papa Francesco".
Ed è un sentimento strano quello che ti prende quando leggendo don Ciotti hai la sensazione di toni concilianti e rassicuranti se confrontati con quelli esagitati del direttore di Avvenire, che a proposito dell'articolo di Messori parla addirittura di «una mossa congegnata per fare rumore con la pretesa di "segnare" il Natale ormai alle porte». Ed eccoci ancora con la mania delle trame oscure, condita da apprezzamenti sulla persona (Messori «sentenzia "dall'alto"» perché «"dal mezzo" o "dal basso" a Messori non riesce facilmente nei confronti di nessuno, nemmeno dei Vicari di Cristo...»). Detto per inciso, viene in mente quella costosa campagna pubblicitaria di Avvenire e Famiglia Cristiana per ricordare che «le parole uccidono», ma evidentemente solo quelle degli altri.
Non vado oltre nel citare il commento di Tarquinio, chi vuole può leggerselo e giudicare da solo. Ma l'eco suscitata da Avvenire non si limita a questo. Ieri il Corriere della Sera ha pubblicato l'articolo di Leonardo Boff che su La Nuova BQ è già stato brillantemente confutato da monsignor Antonio Livi. Forse il direttore Ferruccio De Bortoli si è spaventato all'idea di essere additato tra i nemici di papa Francesco, dopo aver fatto tanto per accreditarsi tra i fan del Pontefice. Ma certamente l'idea gliel'ha offerta ancora una volta Avvenire che aveva pubblicato un primo commento sulla vicenda, parlando di diatriba Messori-Boff.

SULLO STESSO PIANO?
«L'acuta, davvero edificante e molto apprezzata riflessione di don Maurizio Patriciello» (parole di Marco Tarquinio) metteva sullo stesso piano i due, che «vogliono entrambi il bene della Chiesa», anche se espressione di «due modi di intendere l'Albero bimillenario della Chiesa che, nella parresia e nella carità, possono portarle molta linfa». Insomma, secondo don Patriciello siamo di fronte a due «posizioni estreme» ed evidentemente legittime nella Chiesa che hanno solo bisogno di imparare a dialogare.
De Bortoli deve aver preso alla lettera l'invito ed ecco fare del Corriere il luogo di questo dialogo (si fa per dire, visti gli insulti di Boff) a distanza. Peccato che il povero De Bortoli sia stato portato completamente fuori strada da don Patriciello che, nel suo impeto pacificatore, ha fatto un po' di confusione. O quantomeno ha dimenticato di dire che mentre Messori è cattolico, Boff non lo è più da tempo per sua stessa ammissione e non è che il suo improvviso entusiasmo per papa Francesco cambi la questione.
Nella sua «acuta riflessione», l'editorialista di Avvenire avrebbe dovuto almeno ricordare che Leonardo Boff, tra i principali esponenti della Teologia della Liberazione, è stato censurato dalla Chiesa già negli anni '80, ha poi lasciato l'ordine francescano e anche la Chiesa per convertirsi a un ecologismo new age. In uno dei suoi scritti più recenti, parlando dei «germogli per la salvaguardia della Terra», parla ad esempio di «ecosocialismo democratico che propone una nuova forma di produzione con la natura e non contro di essa e un necessario governo globale», nonché di «redenzione della dimensione spirituale, al di là delle religioni, che ci permette di sentirci parte del tutto, di percepire l'Energia universale che tutto penetra e sostenta».
Sono proprio sicuri ad Avvenire e nella Cei che questo sia «un modo di intendere la Chiesa»? Forse allora sarebbe il caso di chiarirsi su cosa sia la Chiesa e cosa significhi appartenervi. Anche perché non si può non notare un fenomeno curioso. Molti ricorderanno che i Boff teologi della liberazione erano due: oltre a Leonardo c'era anche suo fratello Clodovis, che però ha preso una strada diversa. Ovvero, dopo il duro confronto con la Congregazione per la Dottrina della Fede, Clodovis è rientrato nell'alveo dell'ortodossia, e negli anni successivi ha riconosciuto la correttezza della posizione dell'allora cardinale Ratzinger e tutti gli errori della Teologia della Liberazione. Ci si sarebbe aspettati gioia e commozione per questo fratello che si era perduto ed è tornato a casa, e invece i soliti intellettuali e giornalisti che hanno in mano il "pensiero cattolico" lo hanno immediatamente ripagato con l'oblio; al contrario, a distanza di tanti anni continuano ad abbeverarsi alle idiozie di Leonardo, mendicando interviste, esaltandone le opinioni e soprattutto spacciandocelo ancora come un teologo cattolico.

SUBALTERNITÀ CULTURALE ALLARMANTE
È certamente il segno di una subalternità culturale allarmante per quanto non sorprendente, ma quando dalle colonne del quotidiano dei vescovi italiani si leggono certe affermazioni, allora siamo anche nel campo della disinformazione e della mistificazione.
Subalternità culturale, dicevo. Ed ecco subito un altro esempio. Non pago di quanto scritto su Avvenire, il direttore ha avuto subito modo di ripetersi su Radio Radicale che – avendo colto il riferimento a Marco Pannella nell'articolo di Tarquinio – non si è lasciata sfuggire l'occasione. E insieme alla ripetizione delle dure critiche a Messori, e all'annuncio di una nuova stagione della Chiesa, ecco anche un peana per Pannella e i radicali, soprattutto per l'impegno in materia di carceri ma non solo. Infatti, per Tarquinio, pare proprio che cattolici e radicali siano destinati presti a marciare insieme.
Ha detto infatti il direttore di Avvenire dopo aver riconosciuto che tra mondo cattolico e mondo radicale oggi su alcune cose «c'è un sentire diverso» (trascrizione letterale): «Ma con l'avanzamento della scienza e della comprensione delle cose dell'uomo e della donna arriveremo a essere molto più vicini, perché certe battaglie che profeticamente i cattolici fanno oggi sul mettere le mani sull'uomo, credo che la sensibilità degli uomini e delle donne radicali non possa non diventare molto vicina a quella dei cattolici di oggi. È questione di tempo». Pare quindi di capire che oggi se i radicali sono per divorzio, aborto, eutanasia, droga libera, unioni gay e quant'altro è solo per mancanza di conoscenze scientifiche e antropologiche. Basta studiare insomma. E ancora: «Stavolta io penso che noi cattolici siamo un po' avanti, su altre questioni in altri momenti i radicali hanno saputo vedere con più profondità e in anticipo. Sulle carceri siamo già sulla stessa lunghezza d'onda...». Viene da chiedere a Tarquinio: quali sono le questioni su cui i radicali hanno saputo vedere con più profondità e in anticipo?
Sulle carceri forse, visto che è l'unico argomento di cui si è parlato a Radio Radicale? Solo perché Pannella ha fatto qualche sciopero della fame e della sete? Senza scomodare la storia della Chiesa e la lunga tradizione di opere di misericordia nei confronti dei carcerati che risalgono agli Atti degli Apostoli; e tralasciando pure la presenza dei cappellani che in carcere ci vivono quotidianamente e quotidianamente condividono le sofferenze dei reclusi senza bisogno di andare a fare i buffoni in tv per raccattare un po' di consensi e di soldi per il partito; ma lo sa Tarquinio quante associazioni cattoliche sono impegnate da decenni nell'assistenza ai carcerati e alle loro famiglie, nell'aiuto al loro reintegro nella società, senza bisogno di andare a chiedere istruzioni a Pannella & co?
E se non si riferiva alle carceri, quali sono le cose su cui dovremmo seguire i radicali?
Oppure pensa che la «Chiesa in uscita» si traduca con lo sparare ai cattolici e andare a inginocchiarsi davanti a coloro che dedicano la vita a distruggere ogni presenza di Cristo nella società? Seguendo i discorsi di papa Francesco a me sembrava di aver capito che si deve uscire per annunciare Cristo a chi è lontano. Pregare e fare in modo che il figlio prodigo ritorni a casa non che andiamo tutti a custodire i maiali. Ricorda Clodovis Boff: «Negli anni '70 il card. Eugenio Sales mi ha ritirato la certificazione per l'insegnamento della teologia presso l'Università Cattolica di Rio. Sales mi ha affabilmente spiegato: "Clodoveo, penso che ti sbagli. Fare del bene non basta per essere cristiani, l'essenziale è confessare la fede..". Aveva ragione, infatti la Chiesa è diventata irrilevante. E non solo essa, ma Cristo stesso». Chissà perché qualcuno vuole ripetere gli stessi errori.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 05/01/2015

9 - OMELIA III DOMENICA T. ORD. - ANNO B - (Mc 1,14-20)
Convertitevi e credete nel Vangelo
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 25 gennaio 2015)

Le letture di questa domenica ci invitano a una profonda conversione interiore. Nella prima lettura abbiamo ascoltato l'incarico che Dio diede al profeta Giona di andare a Ninive, una grande città pagana, per predicare e rivolgere a tutti l'appello alla conversione. I niniviti, pur essendo pagani, ascoltarono docilmente le parole di Giona e diedero segni di conversione. «Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta» (Gio 3,4), proclamava il profeta, e – continua il testo – «i cittadini di Ninive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, grandi e piccoli» (Gio 3,5). Allora «Dio vide le loro opere, che cioè si erano convertiti dalla loro condotta malvagia» (Gio 3,10) e non li castigò.
Questo appello alla conversione risuona anche nella predicazione di Gesù. Il Maestro Divino, iniziando la sua predicazione in Galilea, disse con forza: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo» (Mc 1,15). Queste parole sono rivolte a ciascuno di noi, a noi che ogni domenica andiamo alla Messa, che tante volte pensiamo di essere dei buoni cattolici. Ogni giorno possiamo e dobbiamo convertirci. Non ci sarà mai un momento nel quale potremo dire di aver raggiunto il nostro obiettivo: ci sarà sempre da migliorare. Per alcuni sarà una conversione dal peccato alla vita di grazia; per altri, una conversione dalla mediocrità al fervore; per i più generosi si tratterà di una conversione da una vita di fervore alla santità.
La vita cristiana è un po' come risalire la corrente di un fiume: se non si rema si torna inevitabilmente indietro. Alla stesso modo, se non ci si converte continuamente, se non si cerca in tutti i modi di migliorare, inevitabilmente si torna indietro verso la mediocrità e il peccato. Pertanto, le parole di Gesù sono rivolte a tutti noi. Ogni giorno dobbiamo ripetere quelle belle parole del Salmo: «Fammi conoscere, Signore, le tue vie, insegnami i tuoi sentieri» (Sal 24,4).
Tante volte noi sentiamo l'ispirazione e il desiderio di migliorare, ma commettiamo il grande errore di rimandare a domani ciò che possiamo fare oggi, e così passano i mesi e gli anni e noi rimaniamo sempre quelli di prima, anzi, torniamo sempre più indietro. San Paolo pertanto ci dice: «Fratelli, il tempo si è fatto breve [...] passa la figura di questo mondo» (1Cor 7,29-31). Con queste parole, l'Apostolo delle genti ci invita a usare con prudenza e moderazione i beni che passano, per non perdere i beni eterni.
Come abbiamo potuto notare, sia nella prima lettura che nel Vangelo, la conversione dei niniviti e la conversione dei primi Discepoli di Gesù è iniziata dall'ascolto della predicazione della Parola di Dio. Non c'è conversione se non vi è ascolto; e non c'è ascolto se non vi è predicazione. La predicazione illumina le menti affinché esse possano conoscere la verità tutta intera, senza menomazioni di sorta. Per questo motivo, san Francesco scrisse nella sua Regola che i frati dovevano predicare semplicemente, parlando dei vizi e delle virtù, della pena e della gloria. Le anime hanno il diritto di conoscere la verità interamente, senza compromessi e accomodazioni. Ai giorni d'oggi, forse, si tende a tacere alcune verità "scomode" come quelle che riguardano i Novissimi, in particolare il Giudizio e l'inferno, per non spaventare i fedeli. San Francesco non era di questo parere e voleva che si annunciasse semplicemente la verità in modo integrale, per il bene di tutti fedeli.
Per questo motivo così egli esortava: «Il piacere è breve: la pena eterna. La sofferenza è poca: la gloria infinita... tutti saremo giudicati. Fratelli, finché abbiamo tempo, operiamo il bene». Il tempo passa e noi ci avviciniamo inesorabilmente al giorno del nostro Giudizio. Viviamo su questa terra senza perdere di vista questa verità che è l'unica cosa certa della nostra vita.
Predicando e invitando tutti alla conversione, Gesù chiamò i suoi primi Discepoli. Chiamò Andrea e suo fratello Simone, e chiamò i figli di Zebedeo, Giacomo e Giovanni. La cosa che colpisce in modo particolare è la prontezza di questi uomini nel lasciare tutto per seguire il Signore. Di Andrea e Simone, il Vangelo dice che «subito, lasciarono le reti e lo seguirono» (Mc 1,18); di Giacomo e Giovanni, il testo dice che «essi lasciarono il loro padre Zebedeo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui» (Mc 1,20). La risposta dei primi Discepoli è stata davvero generosa, e Gesù promette loro qualcosa di molto grande: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini» (Mc 1,17). Seguire Gesù significa diventare suoi collaboratori nell'opera della Redenzione.
Preghiamo dunque affinché ci siano sempre numerose e sante vocazioni, per la salvezza e il bene delle anime.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 25 gennaio 2015)

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