BastaBugie n°386 del 28 gennaio 2015

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1 TUTTO CONVERGE VERSO EMMA BONINO PRESIDENTE
Speriamo di sbagliare, ma gli eventi parlano chiaro: annuncio del tumore, segretezza sul nome per il Colle, molti auspicano una donna, con esperienza in politica e conosciuta all'estero per la sua attività: un trionfo per la paladina dei diritti per tutti!
Autore: Danilo Quinto - Fonte: Radio Spada
2 ALLEANZA PARENTALE: SCEGLI TU COME EDUCARE I TUOI FIGLI!
Nasce a Staggia Senese, in provincia di Siena, un interessante progetto per avere una scuola a misura di bambino
Autore: Samantha Fabiani - Fonte: Scuola Parentale di Staggia Senese
3 GLI USA ADDESTRANO ALTRI 5000 POTENZIALI JIHADISTI
Eppure l'esperienza ha finora dimostrato la tendenza dei miliziani ''moderati'' a passare dalla parte dell'Isis
Autore: Gianandrea Gaiani - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
4 CRISTO CROCIFISSO, SCANDALO PER I MUSULMANI E STOLTEZZA PER I LAICISTI
Non esiste distinzione tra Islam moderato e quello radicale: il fine comune a tutto l'Islam è la conquista del mondo intero, chi non condivide questo obiettivo non è un moderato, semplicemente non è un buon musulmano
Autore: Roberto De Mattei - Fonte: Corrispondenza Romana
5 KEPLERO SCOPRE LE LEGGI DEI PIANETI... E CREDE IN DIO
Il grande scienziato dichiarò: ''Gli astronomi, relativamente al Libro della Natura, sono i sacerdoti di Dio''
Autore: Francesco Agnoli - Fonte: Il Foglio
6 PUGNI E CONIGLI, QUALCOSA DEVE ESSERE RIVISTO
Dell'importante viaggio in Asia del Papa rimangano soprattutto alcune battute pronunciate sull'aereo... ma i tanti consulenti in Vaticano che ci stanno a fare?
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
7 SENTINELLE, IN PIEDI!
Sono aggredite, insultate e ridicolizzate, abbandonate persino da molti nella Chiesa, eppure costituiscono l'unica novità in un Paese alla deriva
Autore: Vincenzo Sansonetti - Fonte: Il Timone
8 CONVEGNO SULLA FAMIGLIA: I BAMBINI HANNO DIRITTO A UN PADRE E A UNA MADRE
A Milano si vede un nuovo popolo che fa paura ai laicisti (VIDEO: l'intervento di Costanza Miriano)
Autore: Costanza Miriano - Fonte: Blog di Costanza Miriano
9 OMELIA IV DOMENICA T. ORD. - ANNO B - (Mc 1, 21-28)
Giornata Nazionale per la Vita
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - TUTTO CONVERGE VERSO EMMA BONINO PRESIDENTE
Speriamo di sbagliare, ma gli eventi parlano chiaro: annuncio del tumore, segretezza sul nome per il Colle, molti auspicano una donna, con esperienza in politica e conosciuta all'estero per la sua attività: un trionfo per la paladina dei diritti per tutti!
Autore: Danilo Quinto - Fonte: Radio Spada, 12 gennaio 2015

«Recentemente mi sono sottoposta a dei controlli medici di routine che però hanno evidenziato la presenza di un tumore al polmone sinistro. Si tratta di una forma localizzata e ancora asintomatica, ma ciononostante richiederà un trattamento lungo e complesso di chemioterapia che è già stato iniziato e che durerà almeno sei mesi».
Così, Emma Bonino oggi ai microfoni di Radio Radicale.
Con voce che sembrava rotta dall’emozione, ha poi aggiunto: «Non sono intenzionata ad interrompere le mie attività perché da una passione politica non ci si può dimettere, però è chiaro che le mie attività dovranno essere organizzate in base alle esigenze mediche cui è necessario dare in questo momento una priorità assoluta, cosa non facile anche per me. Ho tre commenti da fare. Il primo è rivolto agli operatori dei media: vi pregherei di rispettare questa situazione senza mettersi a fare indagini o robe varie, ringrazio gli operatori che anche nei momenti più difficili mi sono stati accanto nel limite delle loro possibilità, in particolare ringrazio Antonella Rampino, Giovanna Casadio, Stefano Folli, Stella Pende, pochissimi altri, oltre che la stampa straniera. A tutti coloro che in Italia e altrove affrontano questa o altre prove voglio solamente dire che dobbiamo tutti sforzarci di essere persone e di voler vivere liberi fino alla fine, insomma io non sono il mio tumore e voi neppure siete la vostra malattia, dobbiamo solamente pensare che siamo persone che affrontano una sfida che è capitata. Infine agli ascoltatori, come ho detto dovrò ridurre le mie attività ma spero che il vostro affetto e incoraggiamento si trasformino in iscrizioni ai radicali e al Partito Radicale, che possono essere simpatici o meno, non li avete mai apprezzati moltissimo, ma forse è arrivato il momento di dirvi che le battaglie che portiamo avanti, che portano avanti, magari oggi sembrano marginali ma invece sono fondamentali per la vita di tutti e per la democrazia, in particolare in questo momento così difficile per il mondo. Vi ringrazio tutti quanti e spero che magari per una volta mi ascoltiate sul serio, grazie ancora, buon giorno e buon anno a tutti».

IL PERSONAGGIO POLITICO PIÙ AMATO DAGLI ITALIANI
La notizia induce qualche riflessione, che vorrei condividere con i lettori di Radio Spada. Per una serie di ragioni, che sarebbe arduo spiegare in poche righe, Emma Bonino è certamente il personaggio politico più amato dagli italiani. Lo dimostrano tutti i sondaggi che da vent’anni a questa parte si svolgono in occasione delle elezioni del Presidente della Repubblica. Anche quelli di questi giorni - tra gli altri, di Euromedia Research, La Stampa, il Corriere della Sera - confermano questa tendenza: è largamente prima in tutte le classifiche. Non mi pare si possano nutrire dubbi sul fatto che se l’elezione fosse diretta, la leader radicale vincerebbe senza problemi. Nello scenario politico attuale, ha anche chance di essere la candidata preferita dei grandi elettori, per due ragioni: non ha competitrici donne alla sua altezza e potenzialmente rappresenta una candidatura trasversale, che potrebbe mettere d’accordo più parti dello schieramento politico.
La notizia della sua malattia, quindi, viene data in un momento molto particolare, nel quale sono altissime le probabilità di una sua elezione. Conoscendo bene le strategie radicali - che non hanno mai fatto l’economia di utilizzare, anche a fini propagandistici, vicende private che altri non renderebbero mai pubbliche - questo è un dato di fatto dal quale non si può prescindere. Rilevarlo, non significa di certo pensare a male, ma solo pensare, in relazione ad un’esperienza e ad una conoscenza diretta che per quanto mi riguarda è durata oltre vent’anni.

TUTTI PER EMMA
Del resto, non mancano i primi segnali in questa direzione.  Su Twitter è partito subito, con grande successo, l’hashtag #forzaemma e tanti le hanno dedicato i loro pensieri. Gad Lerner ha scritto sul suo blog: «Come sempre Emma Bonino ci dà una lezione esemplare di trasparenza e lealtà, merci assai rare nella politica italiana». Luciana Littizzeto: «Ho sempre creduto che Emma Bonino sia una delle donne forti della politica italiana. Dai Emma, ce la puoi fare». Ivan Scalfarotto: «Forza, grande Emma». Gianni Pittella: «Da una passione poilitica non ci si dimette: in una frase tutto lo spirito di una grande combattente. Forza Emma, oggi più che mai». Ignazio Marino: «Un’altra battaglia da vincere». Corrado Passera: «Il grande coraggio di guardare in faccia il male e combatterlo». Franco Frattini: «Cara Emma Bonino sono certo che grazie alla tua forza e al coraggio vincerai anche questa battaglia. Tutto l’affetto che meriti». Fondazione Veronesi: «Nulla che la scoraggi, nulla che la fermi, nulla che le metta paura: il prof. Veronesi per Emma Bonino». Una «campagna» sembra essere iniziata, certificata dai servizi dedicati dai Tg di prima serata.
Molti si rammaricano perché con il suo annuncio - dicono - Emma Bonino avrebbe rinunciato alla corsa per il Quirinale. Senza considerare che è stata la stessa Bonino a dichiarare «non sono intenzionata ad interrompere le mie attività, perché da una passione politica non ci si può dimettere» e che anche Pannella, dopo l’annuncio di avere due tumori, ha moltiplicato i suoi interventi pubblici, i suoi digiuni e i suoi ricoveri in ospedale.
I radicali sono così. Tenaci.

CHI LA DURA LA VINCE
Ben più tenace di loro, però, è Dio, che offre a Pannella e Bonino - che si avviano, comunque, entrambi alla fine del loro percorso terreno - la possibilità della salvezza eterna. Starà a loro cogliere quest’opportunità rappresentata dalla malattia, che come per tutti, è causa di dolore e di angoscia, ma può costituire anche ragione di bellezza. Starà a loro, infatti, decidere se cogliere quest’occasione per emendarsi dai peccati commessi, attraverso la sofferenza e avvicinarsi alla Croce di Cristo.
Sta a coloro che credono - e a me, innanzitutto, loro «nemico» - pregare perché questo avvenga, certi che in questo caso ci sarebbe una gran festa in Cielo di Angeli e Santi. Nella fede professata dai cattolici, infatti, non c’è spazio per l’odio e per la vendetta. C’è solo un sentimento di coscienza del peccato, al quale apparteniamo per nascita. Solo i gesti e i comportamenti ispirati da Dio e non dagli istinti umani, sono Belli e edificano il bene dell’Umanità intera. Per questo, nel libro che ho dedicato a Emma Bonino, scrivevo: «Cara Emma, mi permetto di pregare per te, perché quando alla fine della tua vita, guarderai l’abisso dell’Eterno, troverai la nuova Eva. La Vergine, donna come te, aspetta di incontrare il tuo sguardo, per donarti, fin da ora, la verità della vita e dissipare il velo delle tenebre che professi nei tuoi gesti mortiferi». Solo qualche giorno fa, Emma Bonino inneggiava alla campagna in atto per l’eutanasia legale, l’ennesimo, devastante obiettivo del solco tracciato dai radicali per secolarizzare e scristianizzare il Paese. Ma di questo fatto, molti cattolici non sono persuasi. Anzi, sembrano non accorgersene. Più«colpevoli» loro dei radicali? Non sta di certo agli uomini giudicare. Di certo, però, agli uomini spetta il compito di dare un «retto giudizio», quello che suggerisce di compiere il Vangelo al fine di distinguere il bene e il male.

Aggiornamento (31-01): con la mancata collaborazione tra PD e Forza Italia nell'elezione del presidente della repubblica sono sfumate le possibilità per Emma Bonino di essere considerata la persona capace di convogliare simpatie da destra, sinistra e centro. Se da un lato siamo contenti di aver sbagliato previsione, dall'altro c'è poco da rallegrarsi dell'elezione di Mattarella. Ne spiegheremo i motivi nelle prossime edizioni.

Nota di BastaBugie: nel video qui sotto (durata: un'ora e mezza) è possibile vedere la presentazione - tenutasi all'Hotel Nazionale di Roma, martedì 16 aprile 2013 - del libro di Danilo Quinto, "Emma Bonino dagli aborti al Quirinale? - Come si diventa un'icona laica nella modernità del potere", Ed. Fede & Cultura.
L'incontro è stato introdotto dall'Avv. Stefano Spinelli ed ha visto gli interventi programmati (in ordine di apparizione nel filmato) dell'Avv. Gianfranco Amato (Presidente dei Giuristi per la Vita), di Don Gabriele Mangiarotti (Direttore di CulturaCattolica.it), di Aldo Forbice (Giornalista), di Danilo Quinto (Autore). A seguire interventi di Stefano De Lillo (Senatore nella passata legislatura), Ottavia Tarsia (Consigliere Regionale del Lazio), Carlo Giovannardi (Senatore della Repubblica), Giovanni Zenone (Direttore della Casa Editrice "Fede & Cultura").


https://www.youtube.com/watch?v=nzC7ECE_pQ0

Fonte: Radio Spada, 12 gennaio 2015

2 - ALLEANZA PARENTALE: SCEGLI TU COME EDUCARE I TUOI FIGLI!
Nasce a Staggia Senese, in provincia di Siena, un interessante progetto per avere una scuola a misura di bambino
Autore: Samantha Fabiani - Fonte: Scuola Parentale di Staggia Senese

Sono una delle maestre che sono state scelte per la scuola parentale di Staggia Senese: io mi occuperò a settembre 2015 della prima elementare.

UNA MAESTRA SCELTA
Sì, avete letto bene: "scelta". Questo perché il gruppo di genitori che ha fortemente voluto questa scuola ha potuto anche scegliere chi si sarebbe occupato, insieme a loro, dell'educazione dei figli.
Alleanza Parentale, infatti, non è solo una scuola aperta ai genitori, ma anzi è fatta da loro che sono i veri e primari responsabili dell'educazione dei figli.

STIMOLARE, VALORIZZARE, PROPORRE, INSEGNARE
Io come maestra desidero parlarvi di quelli che saranno i nostri obiettivi, per ora generali, perché la programmazione vera e propria verrà dopo, cucita su misura per i bambini che avremo davanti, ma i valori e i principi che ci muoveranno ci sono già.
Tutta la nostra azione educativa sarà rivolta a:
- stimolare la naturale curiosità di ogni bambino, insegnando attraverso il gioco e il divertimento;
- valorizzare l'individualità e personalizzare lo stile di insegnamento su ciascun bambino, che ha i propri bisogni e le proprie peculiarità e capacità da stimolare;
- far nascere l'amore alla lettura, come base dell'apprendimento;
- proporre il bene, il vero, il bello;
- insegnare attraverso l'esperienza e l'osservazione;
- creare una scuola che sia luogo sicuro e accogliente, dove il bambino si senta amato, e dove l'apprendimento sia una continua avventura da affrontare con lo "zaino leggero".

OGNI BAMBINO E' PREZIOSO
Nelle scuole di Alleanza Parentale, dove una maestra unica seguirà un massimo di dieci bambini per classe, ci sarà una grande attenzione per ogni singolo alunno, che sarà supportato nelle sue eventuali difficoltà, ma anche spronato e appoggiato nelle sue capacità e nelle sue naturali attitudini.
Il bambino troverà in questa scuola uno spazio dove la sua voce sarà sempre ascoltata; dove l'amore per i libri e la lettura verrà trasmesso come una naturale attività piacevole e ricreativa; dove si potrà imparare non solo seduti al banco, ma anche nel meraviglioso mondo che ci circonda; dove i compiti non saranno una sofferenza, ma un modo piacevole di dire "Guarda come sono bravo!".
"Zaino leggero" vuol dire che lavoreremo soprattutto a scuola, assegnando a casa solo i pochi compiti necessari per approfondire la pratica e lo studio individuale. Siamo convinti che il lavoro mattutino sia sufficiente per raggiungere tutti i nostri obiettivi formativi.

UNA CAMPANA DI VETRO? NO, ANZI, BAMBINI PIU' SOCIEVOLI
Una delle obiezioni che più volte mi hanno fatto i genitori quando ho presentato Alleanza Parentale è: "Il progetto è bello, mio figlio sarà veramente seguito amorevolmente, ma ho paura che poi sia come in una campana di vetro per cui la troppa protezione causerà in lui problemi di socializzazione quando si troverà da ragazzo a dover affrontare il mondo esterno".
In realtà i genitori che hanno scelto il modello di scuola parentale mi hanno più volte testimoniato che i loro figli sono in realtà più socievoli degli altri. Si sentono più sicuri vista la cura affettiva ed educativa della maestra e quindi quando da "grandi" si trovano ad affrontare nuove amicizie sono più sereni e tranquilli rispetto agli altri che hanno frequentato la scuola ordinaria. Questi ultimi sono ragazzi più insicuri di sé, meno desiderosi di affrontare relazioni profonde e, in definitiva, meno socievoli.
Il motivo di questo fenomeno è che la scuola parentale offre più amore, più attenzione educativa e più cura del singolo bambino. Queste caratteristiche le permettono di formare gli uomini e le donne di domani più pronti ad affrontare i rapporti con gli altri e le sfide della vita.

MAESTRA UNICA, MA MAI SOLA
Ultima cosa importante da sottolineare è che la maestra sarà "unica", ma mai "sola" perché supportata da una squadra di altri insegnanti, genitori e professionisti, pronti a dare un aiuto concreto per fare tutti insieme una scuola di qualità, formativa e culturalmente forte.
Per incontrarci o per domande e chiarimenti, vi invito a rivolgervi direttamente ai genitori che, pensando come voi al futuro dei loro figli, hanno intrapreso questa avventura.

Fonte: Scuola Parentale di Staggia Senese

3 - GLI USA ADDESTRANO ALTRI 5000 POTENZIALI JIHADISTI
Eppure l'esperienza ha finora dimostrato la tendenza dei miliziani ''moderati'' a passare dalla parte dell'Isis
Autore: Gianandrea Gaiani - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 26-01-2015

Sembrerebbe incredibile dopo quanto è successo sui campi di battaglia siriani e iracheni e nelle strade di Parigi, ma gli Stati Uniti continuano ad addestrare miliziani, ufficialmente "moderati" dell'Esercito Siriano Libero (Esl) che, sempre a quanto riferisce il Pentagono, dovranno combattere in Siria contro lo Stato Islamico.
Il condizionale è d'obbligo considerati i precedenti. Dal 2012 consiglieri militari e uomini della Cia affiancati da colleghi di molti Paesi europei, turchi e delle monarchie sunnite del Golfo Persdico hanno addestrato e armato migliaia di combattenti siriani e stranieri che avrebbero dovuto portare la democrazia a Damasco rovesciando il regime di Bashar Assad.

LA TRAGICA ESPERIENZA
La gran parte di questi miliziani ha invece abbandonato l'Esl per aderire al fronte qaedista al-Nusra e allo Stato Islamico di Abu Bakr al-Baghdadi che con queste truppe e le moderne armi fornite da occidentali e arabi ha conquistato oltre un terzo della Siria e il nord dell'Iraq. Il tracollo dell'Esl si è consumato negli ultimi mesi a Idlib a nord, nel Golan e nella zona di Deraa al sud dove intere brigate hanno defezionato aderendo ai movimenti jihadisti più forti e ricchi grazie ai fondi provenienti dalle banche del Golfo.
Oltre alla tragica esperienza siriana gli Stati Uniti hanno alle spalle un lungo "background" di programmi di addestramento rivolti di forze paramilitari poi rivelatesi nemiche o confluite negli schieramenti avversari. Uno degli ultimi clamorosi casi riguarda alcuni reparti della polizia che, nell'est dell'Afghanistan, sono passati con armi e mezzi con i talebani. Indimenticabili poi i quattro reparti speciali antiterrorismo addestrati in Malì nel 2011 ed equipaggiati con armi, munizioni, veicoli, giubbotti antiproiettile ed elmetti di ultimo modello "made in USA". Di questi reparti tre sono passati direttamente con i qaedisti e uno ha tentato di far cadere con un golpe il governo maliano.
Un fallimento totale. Persino un rapporto della Cia reso noto nell'autunno scorso ha evidenziano come i programmi di addestramento di combattenti stranieri non si siano mai rivelati un successo. I miliziani addestrati dagli Usa hanno quasi sempre perso la guerra (dall'Indocina al Centro America) o si sono schierati con il nemico. L'unica vittoria, quella dei mujhaiddin islamici afghani contro i sovietici, ha in realtà costituito la base per lo sviluppo dei "futuri nemici": talebani e al-Qaeda.

NONOSTANTE...
Nonostante queste esperienze fallimentari la Casa Bianca ha annunciato un programma per addestrare quest'anno 5mila miliziani "moderati" dell'Esl che non promette nulla di buono. Innanzitutto perché l'Esl continua a considerare Bashar Assad il suo principale nemico e non certo il Califfato e poi perché i partner del programma americano sono a dir poco inquietanti. Turchia, Qatar e Arabia Saudita sono stati gli sponsor dello Stato Islamico, di al-Nusra, delle milizie salafite e di quelle legate ai Fratelli Musulmani. Cioè di tutti movimenti jihadisti che hanno preso il sopravvento all'interno dell'insurrezione siriana.
Possibile che Washington non se ne renda conto? Possibile che gli USA sperino davvero che questi combattenti facciano la differenza sul campo di battaglia contro lo Stato Islamico?Improbabile e del resto l'intervento di Washington nel conflitto non è certo privo di ambiguità. Se in Iraq la Coalizione "USA + alleati occidentali" qualche risultato lo ha ottenuto respingendo le truppe del Califfo da alcune aree, in Siria la Coalizione " USA + arabi" non ha influito molto sulla guerra e lo Stato Islamico ha continuato ad avanzare insieme ad al-Nusra puntando ora su Damasco.
Non è un caso che la stessa Casa Bianca abbia più volte sostenuto che Bashar Assad è "parte del problema" benché le sue truppe rappresentino l'unico ostacolo militare al dilagare dei jihadisti. Che dire poi di sauditi, turchi e qatarini che non nascondono il prioritario obiettivo di far cadere il regime laico/sciita di Assad.
"Stiamo proseguendo a lavorare con Ankara per pianificare gli sforzi congiunti al fine di formare ed equipaggiare le forze moderate dell'opposizione siriana" ha sottolineato il portavoce del Pentagono, l'ammiraglio John Kirby, aggiungendo che anche Doha e Riad fanno parte del gruppo, in quanto dovrebbero fornire strutture ad hoc.
Quanti "fratelli Kouachi" frequenteranno i corsi tenuti da 400 uomini delle forze speciali americane con l'obiettivo di portare il jihad nelle città europee? Il programma di addestramento promette di essere il più importante e qualificato tra i tanti messi a punto in questi anni per istruire i ribelli siriani. A guidarlo sarà il generale Michael Nagata, alla testa delle forze speciali del Central Command, e il Pentagono vi investirà ben mezzo miliardo di dollari: in pratica 100mila dollari per ogni miliziano.

MODERATI?
Inoltre è già prevista un'estensione fino al 2017 con 15 mila miliziani da addestrare, ovviamente tutti "moderati", e un costo complessivo di almeno 1,5 miliardi di dollari. Di fronte all'evidente avventatezza di questi piani esce rafforzata l'ipotesi che Washington punti in realtà a completare la destabilizzazione del Medio Oriente e a lasciare agli europei il problema del terrorismo islamico. Del resto Barack Obama non si è neppure degnato di partecipare (né di inviare un sostituto di rango) alla marcia parigina che ha raccolto i leader di tutto il mondo organizzata dopo la strage alla redazione del Charlie Hebdo.
Resta da capire per quale ragione al recente vertice della Coalizione tenutosi a Londra i Paesi europei non abbiano denunciato apertamente i rischi connessi con l'addestramento di altre migliaia di potenziali terroristi islamici. Forse perché se gli Usa hanno la coscienza sporca nel conflitto in atto in Siria e Iraq gli europei non sono certo da meno. Come appare oggi ben evidente i servizi di sicurezza europei conoscono quasi tutti i volontari del jihad partiti per la guerra siriana e in parte rientrati in Europa.
Finché questi "foreign fighters" sunniti andavano ad ammazzare militari e poliziotti di Assad o a farsi esplodere massacrando civili sciti, cristiani e curdi non è stato fatto nulla per fermarli. Le cancellerie europee se ne preoccupano solo oggi e soltanto perché hanno scoperto con stupore che i paladini della guerra santa tornano "a casa" (nostra) con idee bellicose nei confronti di noi infedeli.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 26-01-2015

4 - CRISTO CROCIFISSO, SCANDALO PER I MUSULMANI E STOLTEZZA PER I LAICISTI
Non esiste distinzione tra Islam moderato e quello radicale: il fine comune a tutto l'Islam è la conquista del mondo intero, chi non condivide questo obiettivo non è un moderato, semplicemente non è un buon musulmano
Autore: Roberto De Mattei - Fonte: Corrispondenza Romana, 14/01/2015

Marcher contre la Terreur , "Marcia contro il Terrore", è stato il titolo con cui "Le Monde", il "Corriere della Sera" e i principali giornali occidentali hanno presentato la grande sfilata laicista dell'11 gennaio. Mai nessuno slogan è stato più ipocrita di questo, imposto dai mass media come reazione alla strage di Parigi del 7 gennaio. Che senso ha infatti parlare di Terrore senza aggiungere al sostantivo l'aggettivo "islamico"?

CONQUISTEREMO ROMA NEL NOME DI ALLAH
L'attacco alla redazione di "Charlie Hebdo" è stato perpetrato al grido di «Allah akbar!» per vendicare Maometto offeso dalle caricature e dietro i kalashnikov dei terroristi c'è una visione del mondo precisa: quella musulmana. Solo ora i servizi segreti occidentali cominciano a prendere sul serio le minacce di Abu Muhamad al Adnani, contenute in un comunicato multilingue diffuso il 21 settembre 2014 dal quotidiano on line "The Long War Journal".
«Conquisteremo Roma, spezzeremo le sue croci, faremo schiave le sue donne col permesso di Allah, l'Eccelso», ha dichiarato ai suoi seguaci il portavoce dello "Stato islamico", che non ha semplicemente ripetuto di sterminare gli "infedeli" ovunque si trovino, ma ha indicato loro anche le modalità: «Piazzate l'esplosivo sulle loro strade. Attaccate le loro basi, fate irruzione nelle loro case. Troncate loro la testa. Che non si sentano sicuri da nessuna parte! Se non potete trovare l'esplosivo o le munizioni, isolate gli Americani infedeli, i Francesi infedeli o non importa quale altro loro alleato: spaccate loro il cranio a colpi di pietra, uccideteli con un coltello, travolgeteli con le vostre auto, gettateli nel vuoto, soffocateli oppure avvelenateli».
Ci si illude che la guerra in corso non sia quella dichiarata dall'Islam all'Occidente, ma una guerra che si combatte all'interno del mondo musulmano e che l'unico modo per salvarsi sia di aiutare l'Islam moderato a sconfiggere l'Islam fondamentalista, come ha scritto sul "Corriere della Sera" dell'11 gennaio Sergio Romano, un osservatore che pure passa per intelligente. In Francia, lo slogan più ripetuto è quello di evitare l'"amalgama", ossia l'identificazione tra l'Islam moderato e quello radicale. Ma il fine comune a tutto l'Islam è la conquista dell'Occidente e del mondo. Chi non condivide questo obiettivo non è un moderato, semplicemente non è un buon musulmano.

MEZZI DIVERSI, STESSO SCOPO
Le divergenze, semmai, non riguardano il fine, ma i mezzi: i musulmani di Al Qaeda e dell'Isis hanno abbracciato la via leninista della azione violenta, mentre i Fratelli Musulmani utilizzano l'arma gramsciana dell'egemonia intellettuale. Le moschee sono il centro di propulsione di quella guerra culturale che Bat Ye'or definisce il soft-jihad, mentre con il termine hard-jihad definisce la guerra militare per terrorizzare e annientare il nemico. Si può discutere, e certamente si discute all'interno dell'Islam, sulla scelta dei mezzi, ma c'è concordia sull'obiettivo finale, l'estensione al mondo della sharia'a, la legge coranica.
Islam è in ogni caso un sostantivo verbale traducibile con "sottomissione". La sottomissione per evitare il Terrore, lo scenario del futuro europeo immaginato dal romanziere Michel Houellebecq nel suo ultimo libro, precipitosamente ritirato dalle librerie francesi. No al Terrore significa per i nostri uomini politici no alla sottomissione violenta degli jihadisti, sì ad una sottomissione pacifica, che porti dolcemente l'Occidente in una condizione di dhimmitudine.
L'Occidente si dice disposto ad accettare un Islam "dal volto umano", ma in realtà, ciò che dell'Islam rifiuta non è solo la violenza, ma anche il suo assolutismo religioso. Per l'Occidente c'è licenza di uccidere in nome del relativismo morale, ma non in nome di valori assoluti. Eppure l'aborto è sistematicamente praticato in tutti i Paesi occidentali e nessuno dei capi di Stato che hanno sfilato a Parigi contro il Terrore lo ha mai condannato. Ma cos'è l'aborto se non la legalizzazione del Terrore, il Terrore di Stato promosso, incoraggiato, giustificato? Che diritto hanno i leader occidentali di manifestare contro il Terrore?

RIVOLUZIONE FRANCESE HA INVENTATO IL "TERRORE"
Su "La Repubblica" del 13 gennaio 2015, mentre l'ex capo di Lotta Continua Adriano Sofri celebra L'Europa che rinasce sotto la Bastiglia, la filosofa postmoderna Julia Kristeva, cara al cardinale Ravasi, afferma che «la piazza illuminista ha salvato l'Europa», e che «di fronte al rischio che stavano correndo, libertà, uguaglianza e fratellanza hanno smesso di essere concetti astratti, incarnandosi in milioni di persone». Ma chi ha inventato il Terrore se non la Francia repubblicana, che lo ha usato per annientare tutti gli oppositori alla Rivoluzione francese? L'ideologia e la prassi del terrorismo si affacciano per la prima volta nella storia con la Rivoluzione francese, soprattutto a partire dal 5 settembre 1793, quando il "Terrore" fu messo dalla Convenzione all'ordine del giorno e divenne una parte essenziale del sistema rivoluzionario. Il primo genocidio della storia, quello vandeano, venne perpetrato in nome degli ideali repubblicani di libertà, uguaglianza e fratellanza. Il comunismo che pretese di portare a compimento il processo di secolarizzazione inaugurato dalla Rivoluzione francese, attuò la massificazione del terrore su scala planetaria, provocando, in meno di settant'anni, oltre 200 milioni di morti. E che cos'è il terrorismo islamico se non una contaminazione della "filosofia del Corano" con la prassi marx-illuminista importata dall'Occidente?
"Charlie Hebdo" è un giornale in cui, fin dalla sua fondazione, la satira è stata posta al servizio di una filosofia di vita libertaria, che affonda le sue radici nell'illuminismo anticristiano. Il giornale satirico francese è stato reso noto dalle sue caricature di Maometto, ma non vanno dimenticate le disgustose vignette blasfeme pubblicate nel 2012 per rivendicare l'unione omosessuale. I redattori di "Charlie Hebdo" possono essere considerati un'espressione estrema ma coerente della cultura relativista ormai diffusa in tutto l'Occidente, così come i terroristi che gli hanno sterminati possono essere considerati espressione estrema ma coerente dell'odio contro l'Occidente di tutto il vasto mondo islamico.

RELATIVISMO E ISLAMISMO
Coloro che rivendicano l'esistenza di una Verità assoluta e oggettiva vengono equiparati dai neoilluministi ai fondamentalisti islamici. Mai noi equipariamo il relativismo all'islamismo, perché entrambi sono accomunati dal fanatismo. Il fanatismo non è l'affermazione della verità, ma lo squilibrio intellettuale ed emotivo che nasce dall'allontanamento della verità. E c'è una sola verità in cui il mondo può trovare la pace, che è la tranquillità dell'ordine: Gesù Cristo, Figlio di Dio, a cui tutte le cose devono essere ordinate in Cielo in terra, perché si realizzi la pace di Cristo nel Regno di Cristo additata come l'ideale di ogni cristiano da Papa Pio XI nella enciclica Quas Primas dell'11 dicembre 1925.
Non si può combattere l'Islam in nome dell'illuminismo e tanto meno del relativismo. Ciò che sola vi si può opporre è la legge naturale e divina, negata in radice sia dal relativismo che dall'Islam. Per questo leviamo in alto quel Crocifisso che il laicismo e l'islamismo rigettano e ne facciamo una bandiera di vita e di azione. «Noi ‒ affermava san Paolo ‒ predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i giudei e stoltezza per i pagani» (I Cor 1, 23). Potremmo ripetere: «Noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i musulmani e stoltezza per i laicisti».

Fonte: Corrispondenza Romana, 14/01/2015

5 - KEPLERO SCOPRE LE LEGGI DEI PIANETI... E CREDE IN DIO
Il grande scienziato dichiarò: ''Gli astronomi, relativamente al Libro della Natura, sono i sacerdoti di Dio''
Autore: Francesco Agnoli - Fonte: Il Foglio, 08/01/2015

Siamo nel 1606 e l'editore Wolfgang Richter, di Francoforte, dà alle stampe un opuscolo, in latino, di una quarantina di pagine, intitolato De Jesu Christi servatoris nostri vero anno natalitio. L'autore di questo testo – tutto teso a ridatare il vero anno di nascita di Cristo, sulla base dell' apparizione della stella di cui parlano i Vangeli, e che spinse i magi a mettersi in cammino-, è un tedesco che ha studiato presso il seminario inferiore di Adelberg e poi presso quello superiore di Maulbronn. Finiti questi studi, ha poi frequentato per quattro anni e mezzo un monastero di Tubinga per divenire teologo.

L'UNIVERSO NON COINCIDE CON DIO
La sua formazione è, per l'idea che si ha oggi di fisica e di astronomia, del tutto lontana dalla scienza. Eppure non è affatto così. Non solo perché a quei tempi ogni seminario religioso prevede l'insegnamento della matematica, della geometria e dell'astronomia, ma anche perché quell'uomo, come i primi osservatori del cielo, un po' come i magi dell'Oriente, ha una visione sacrale del cosmo. Sì, per lui l'universo non coincide con Dio, né gli astri decidono le sorti del mondo; non pratica l'astrologia dei Magi, né crede nell'oroscopo, perché, come ha notato recentemente il celebre astrofisico italiano, Marco Bersanelli, citando san Gregorio Nazianeno, nel momento in cui i Magi si prostrarono davanti a Gesù, sarebbe giunta la fine dell'astrologia: da quel momento le stelle non sarebbero più state, secondo una concezione pagana, "dei visibili", ma avrebbero girato nell'orbita stabilita dal Creatore (Avvenire del 24/12/'14).
Eppure egli crede nella possibilità di segni celesti e soprattutto vede nell'armonia del cosmo la firma di Dio. Scruta i cieli, li osserva, li ammira, li vuole comprendere, proprio perché in essi cerca la musica di Dio. Quest'uomo, che ha la stessa cultura ecclesiastica e teologica del suo illustre predecessore, il canonico Niccolò Copernico, si chiama Giovanni Keplero, ed è colui che svelerà al mondo le leggi dei pianeti.
Anna Maria Lombardi, in "Keplero. Una biografia scientifica" (Torino, 2008), nota che è proprio una "indistruttibile fiducia nella possibilità di rintracciare nel creato l'impronta di un Dio geometra e musico a fare di Keplero un pioniere dell'astrofisica". Sì, perché l'armonia dell'universo, la sua regolarità, le sue leggi sono per lui le tracce di un Creatore intelligente, che ha disposto "ogni cosa secondo numero, peso e misura" (Sap. 11, 21). Ciò che bisogna fare, per Keplero, è capire in quale modo questa armonia si esprima, senza deciderlo, intellettualisticamente, come tanti in passato, a priori. Di qui la sua scoperta dell'orbita ellittica, e non circolare-perfetta, dei pianeti, che non piacerà né agli aristotelici né, stranamente, a Galilei.

KEPLERO DI QUALE CULTURA È FIGLIO?
Di quale cultura è figlio, l'uomo che scopre le leggi dei pianeti, che si affascina dinnanzi alla simmetria dei cristalli di neve, all'architettura degli alveari, alla disposizione dei semi all'interno delle melagrane, e vuole sapere precisamente la data di nascita del "Salvatore nostro"?
Keplero ama Pitagora e Platone: il loro nome ricorre spesso nei suoi scritti infarciti di digressioni, di preghiere, di poesie, che li rendono ben diversi da ciò che molti oggi ritengono sia la scientificità. Questi grandi pensatori greci hanno inteso per primi l'esistenza di un ordine, di un cosmo, di un regno dell'invisibile come struttura del visibile, e Keplero, che ripudia gli atomisti ed Epicuro, è loro grato. Egli è figlio anche del Dio biblico, di un Dio personale, che è Creatore e "Musico supremo" e che ha costruito cieli, belli e mortali, "che narrano la gloria di Dio"; è figlio della teologia che ha cerca Dio a partire dal creato, e di sant'Agostino, del suo proclamare un legame profondo tra fede, per capire, e intelligenza, per credere. Agostino aveva anche inaugurato quell'immagine, destinata a grande fortuna, secondo cui la Natura è uno dei due libri scritti da Dio. A tal proposito Keplero scrive: "Gli astronomi, relativamente al Libro della Natura, sono i sacerdoti di Dio", e sostiene, prendendo posizione esplicita contro Giordano Bruno, che l'Universo, finito nel tempo e nello spazio, è finalizzato all'uomo.
La passione per l'astronomia di Keplero, ricorda la Lombardi, è anche "figlia di una esigenza concreta" di quei tempi: "la crescente necessità di realizzare un calendario preciso, che porterà in molti paesi europei, a partire dal 1582, all'introduzione del calendario gregoriano al posto di quello giuliano". Calendario realizzato per volere di papa Gregorio XIII, anche al fine di determinare con precisione la Pasqua e le feste religiose, e per il quale vengono consultati astronomi e matematici di grande valore, Copernico compreso. Tensione mistica e concretezza sperimentale: qui affonda tutta la storia degli osservatori astronomici, quelli costruiti nelle cattedrali cattoliche, per molti secoli (J.Heilbron, Il Sole nella Chiesa. Le grandi chiese come osservatori astronomici, Bologna, 2005), e i primi osservatori "organizzati con criteri professionali". Quelli edificati in Italia, a metà del Settecento, da tre sacerdoti: il Beccaria, a Torino, il Boscovich, a Milano, il Piazzi, scopritore del I pianetino, a Palermo. (Piero Bianucci, Storia sentimentale dell'astronomia, Milano, 2012).

Fonte: Il Foglio, 08/01/2015

6 - PUGNI E CONIGLI, QUALCOSA DEVE ESSERE RIVISTO
Dell'importante viaggio in Asia del Papa rimangano soprattutto alcune battute pronunciate sull'aereo... ma i tanti consulenti in Vaticano che ci stanno a fare?
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 21-01-2015

Partiamo da un dato di fatto: mentre papa Francesco visitava le Filippine, sui giornali di tutto il mondo teneva banco la discussione sulla faccenda dei pugni in risposta agli insulti contro la madre, esempio che il Papa aveva fatto sull’aereo che dallo Sri Lanka lo portava nelle Filippine, a proposito dei limiti della libertà di espressione. Non che non ci siano stati servizi sui discorsi fatti nell’arcipelago, ma l’attenzione, i commenti e le analisi erano tutte legate alla liceità o meno dell’uso della violenza in risposta alle offese; e quanto questo poteva suonare come un assist per i fondamentalisti musulmani.

NON ESSERE COME CONIGLI
Da ieri invece tutta l’attenzione si è spostata sulla storia del «non essere come conigli», altra espressione usata dal Papa sull’aereo che lo riportava a Roma, per spiegare la paternità responsabile. E siamo certi che per qualche altro giorno si andrà avanti su questa storia. Così tutti i contenuti del viaggio in Asia – pieno di incontri importanti e commoventi, e interventi degni di profonda riflessione -  passano in secondo piano, sostanzialmente ignorati. Anche le spiegazioni sui tanti aspetti del viaggio, discussi con i giornalisti nella stessa conferenza stampa passano in secondo piano. Certamente non per chi ha avuto la possibilità di seguirli direttamente, ma per tutti i cattolici sparsi nel mondo e per l’opinione pubblica non cattolica i principali messaggi passati sono quelli legati alle due battute fatte in aereo.
Questo è un dato di fatto. E poco importa che ci siano stati anche organi di informazione – come del resto la Nuova BQ – che si sono concentrati su ciò che il Papa ha detto e fatto in questa settimana (oltre alle frasi colloquiali in aereo). Basta fare un giro su internet o parlare con un po’ di persone per capire cosa è rimasto di questo viaggio nella testa della gente.

IL PAPA AVEVA ATTACCATO LE LOBBY NEO-MALTHUSIANE
Un secondo dato di fatto è che le frasi che hanno acceso l’immaginario collettivo sono state colte in un significato che non è proprio quello che risalta dal contesto del discorso. La frase dei conigli non era un invito al controllo delle nascite ma alla procreazione responsabile: in precedenza aveva attaccato le lobby neo-malthusiane che vogliono il controllo delle nascite e anche la distruzione della famiglia naturale, poi ha anche detto dell’importanza dell’apertura alla vita, ha esaltato la Humanae Vitae. Quindi va messa in un contesto. Senza considerare che due settimane fa aveva ricevuto le famiglie numerose pronunciando un bellissimo discorso in loro difesa. E anche a proposito del terrorismo, il Papa è stato chiaro nella condanna, anche se è dovuto intervenire il segretario di Stato Parolin a ribadirlo.
Malafede dei giornalisti allora o dei loro direttori? Non proprio. Forse in qualche caso, ma chiunque abbia a che fare con i media sa che c’è sempre la ricerca di una notizia o di un titolo che meriti uno spazio in pagina. Chi ha a che fare regolarmente con i giornalisti questo lo sa bene. E certe espressioni colloquiali, tanto più se pronunciate dal Papa e che possono essere usate in controtendenza rispetto ai suoi predecessori, si prestano perfettamente allo scopo.

IL PROBLEMA DELLA COMUNICAZIONE
Questo pone ancora una volta, oggettivamente, il problema della comunicazione, cosa di cui abbiamo già parlato in passato anche per papa Benedetto XVI soprattutto a causa di certi “vuoti” dell’apparato comunicativo della Santa Sede. Si deve essere realisti: la gente, cattolici in testa, ben difficilmente e molto raramente legge le encicliche, le esortazioni pastorali e i discorsi pronunciati in occasioni solenni. Ma neanche la trascrizione completa delle sue dichiarazioni alla stampa. [...] Se va bene legge o ascolta i titoli di giornali e tg, e sulla base di quelli si fa un’idea del magistero del Papa di turno.
Il problema è dunque che il messaggio che passa sui media di tutto il mondo spesso nasconde i reali contenuti del Magistero, o addirittura li contraddice. Così che anche molti cattolici, in buona fede, sono portati a credere cose errate. Certo, tutti i Papi hanno dovuto subire strumentalizzazioni e letture forzate delle loro parole. Ma è altrettanto evidente che con papa Francesco, che ama parlare molto con i giornalisti e che lascia libertà ai suoi interlocutori anche privati di riferire pubblicamente ciò che ritengono opportuno, il problema è amplificato. Inoltre certe espressioni gergali, che sono di sicuro effetto pronunciate tra persone amiche che sanno di cosa si sta parlando e non hanno secondi fini, mal si adattano a discorsi che richiedono anche una precisione dottrinale. E possono diventare una bomba quando sono mediate dalla stampa e riportate fuori dal contesto. Basti pensare agli effetti devastanti – e certo non desiderati dal Papa – avuti dalla frase che fino a ieri ha maggiormente caratterizzato questo pontificato: «Chi sono io per giudicare...?».
La corrispondenza tra ciò che si vuole comunicare e ciò che viene capito è un problema che chi gestisce la comunicazione in Vaticano non può non porsi. Nessuno può chiedere al Papa di snaturarsi o di non parlare più con i giornalisti. Negli ultimi anni però si sono moltiplicati in Vaticano esperti e consulenti per la comunicazione, che proprio di questo dovrebbero occuparsi; ma non sembra che per ora sia cambiato molto a parte le spese sostenute per le consulenze. A meno che non ci sia qualcuno a cui queste incomprensioni facciano gioco. Sicuramente non fanno il bene della Chiesa e dei cattolici, e neanche di coloro che sono lontani, per i quali l’immagine di Chiesa rischia di diventare caricaturale.

Nota di BastaBugie: in merito all'argomento sul numero dei figli consigilamo la lettura dei seguenti articoli

NOI, FAMIGLIA ITALIANA CON SEDICI FIGLI
Perché vi stupite? A ogni matrimonio il sacerdote chiede: ''Siete disposti ad accettare i figli che Dio vorrà donarvi?''
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2819

PAPA FRANCESCO: CANI E GATTI NON SONO SURROGATI DEI FIGLI
Chi crede che un animale riempia un vuoto è un illuso: nella vecchiaia e nella malattia lo aiuteranno Fido e Stellina?
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3385

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 21-01-2015

7 - SENTINELLE, IN PIEDI!
Sono aggredite, insultate e ridicolizzate, abbandonate persino da molti nella Chiesa, eppure costituiscono l'unica novità in un Paese alla deriva
Autore: Vincenzo Sansonetti - Fonte: Il Timone, dicembre 2014

Rovereto, domenica 5 ottobre 2014. Manca una manciata di minuti alle 16 quando un commando di decine di anarchici vestiti di nero irrompe in piazza Loreto. Hanno il volto scoperto, sanno che nessuno li fermerà e li identificherà. Ingiuriano i presenti, li chiamano «omofobi» e «fascisti», intimano loro di andarsene. Poi cominciano a lanciare uova: un prete è colpito alla tempia, una donna viene strattonata, presa a calci e minacciata. Un altro dei presenti riceve una testata sul setto nasale e finisce in ospedale con la faccia spaccata. Minuti interminabili, poi il blitz finisce e i facinorosi lasciano la piazza, uscendo dal vicolo da dove erano entrati. Un sacerdote colpito alla tempia è portato via dal 118. La polizia arriverà mezz'ora dopo i fatti.
Torino, stesso giorno e stessa ora. Qui le forze dell'ordine invece ci sono e solo il loro impegno straordinario impedisce che un gruppo di esaltati dilaghi in piazza Carignano pronto ad aggredire. Si "limitano" a urlare al megafono tutto il loro odio con insulti, bestemmie e oscenità, galvanizzati dai flash dei fotografi. Una mamma crolla e porta via il figlio di dieci anni da quella gazzarra: a casa il bambino rimarrà in stato di choc per tutto il pomeriggio. Sempre il 5 ottobre, ma siamo a Bologna, nota culla della democrazia. Qui all'assalto si presentano in quattrocento, militanti dei centri sociali, contro cinquanta inermi padri e madri di famiglia. Manganellate a volontà, teste spaccate e sangue, lancio di bottiglie di vetro: una sfiora la testa di una bimba di sei anni. Una mamma che spinge una carrozzina con un piccino di pochi mesi è ricoperta di ingiurie e sputi. A Napoli lancio di uova, solite irriferibili bestemmie urlate al megafono, solita fantasia di volgari insulti, cori osceni e gay che si baciano con ostentazione davanti ai bambini dopo aver gettato anche addosso a loro preservativi pieni d'acqua. A Pisa prendono di mira una madre che ha con sé i cinque figli. Circondano il minore, 11 anni, che legge accanto a uno dei fratelli, e l'apostrofano così: «Che razza di genitori hai che ti portano in questo posto? Fanno schifo i tuoi!». E poi: «Per cosa manifesti? Che ne sai tu dell'amore?»; finché il ragazzino non scoppia in lacrime. E loro, esultanti: «Bene che pianga!».

DA MILANO A POTENZA
Il week end 4-5 ottobre scorso, che ha visto migliaia e migliaia di "Sentinelle in piedi" testimoniare silenziosamente e pacificamente in difesa della vita, della famiglia, della ragione e della dignità umana in un centinaio di città italiane, grandi e piccole, da Milano a Ivrea, da Pisa a Lucca, da Genova a Potenza, segna un punto di svolta nella nostra storia recente. In quei due giorni si sono fatte le prove generali per una dittatura ideologica forse non paragonabile a quelle che abbiamo visto all'opera nel XX secolo, ma non meno pericolosa e distruttiva: la dittatura nichilista-relativista-genderiana che non disdegna all'occorrenza l'uso della violenza fisica, ma soprattutto intende mettere a tacere le coscienze, limitare la libertà di espressione, scandalizzare e corrompere gli innocenti, lacerare il tessuto più profondo della società italiana, ridicolizzare e irridere la radicata tradizione religiosa del Paese. Complici l'acquiescenza, anzi la malcelata soddisfazione dei mass media, e la reazione tiepida, quasi infastidita, di larga parte degli ambienti cattolici. Ma nello stesso tempo quel week end di pesanti insulti e feroce accanimento ha segnato l'affacciarsi sulla scena di un movimento spontaneo, imprevisto, ma coraggioso, trasversale, capace di mobilitare la gente e in continua e inarrestabile crescita, con un effetto domino che stupisce.

IN DIFESA DELLA LIBERTÀ
Ma chi sono le Sentinelle in piedi? E che cosa fanno in concreto? Si dispongono in una piazza preventivamente richiesta in modo ordinato, a scacchiera, a poca distanza uno dall'altro: silenziosi, hanno un libro in mano e guardano tutti nella stessa direzione. Restano così per un'ora, senza preoccuparsi delle provocazioni, senza rispondere alle domande (sciocche) dei giornalisti. Possono essere poche decine o centinaia, a seconda della città e dell'ampiezza della piazza. La muta protesta ha come scopo primario di fermare il disegno di legge Scalfarotto contro l'omofobia, passato alla Camera il 19 settembre 2013 e ora in discussione alla Commissione Giustizia del Senato, che contiene inaccettabili norme liberticide. Se approvato, chiunque affermi — ad esempio — che un bambino per crescere ha diritto a un papà e a una mamma, potrebbe essere denunciato e condannato, rischiando una pena di 18 mesi e oltre di carcere. Le Sentinelle sono gente comune, giovani e anziani, famiglie intere con bambini, operai e intellettuali, studenti e casalinghe, senza striscioni e vessilli da sbandierare, accomunati solo da un forte senso civico e dal desiderio di difendere il supremo bene di un popolo: la libertà. Nate quasi per caso il 4 agosto 2013, quando a Brescia c'è stata la prima coraggiosa "veglia", le Sentinelle oggi sono sparse in tutta Italia, una "rete" spontanea senza capi e priva di una struttura organizzata: esiste solo un coordinamento minimo, essenziale.

L'ITALIA NON È OMOFOBA
Sono state etichettate, le Sentinelle, in tutti i modi: branchi di integralisti religiosi, guardiani della tradizione, fanatici dei valori, attivisti ultraconservatori, sedicenti paladini della libertà... Mosse da una frase di san Giovanni Paolo II («Ci alzeremo in piedi ogni volta che la vita umana è minacciata!»), si presentano semplicemente come «una resistenza di cittadini che vigila su quanto accade nella società e sulle azioni di chi legifera, e scende in piazza per denunciare ogni occasione in cui si cerca di distruggere l'uomo e la civiltà». Sono aconfessionali, anche se molti si professano cattolici, e sono apartitiche. Sono rispettose dei diritti di tutti, e non discriminano in base all'orientamento sessuale: con loro manifestano pure omosessuali dichiarati. Infine ritengono, le Sentinelle, che le norme esistenti siano più che sufficienti per garantire il rispetto e tutelare i diritti dei gay.
Che l'Italia non sia affatto un Paese omofobo lo documentano numerose ricerche. Per il Pew Research Center di Washington, tra i più autorevoli istituti di statistica americani, il nostro è l'ottavo Paese più tollerante al mondo; è addirittura al quarto posto tra quelli che hanno fatto i maggiori passi avanti nell'accettazione dell'omosessualità negli ultimi sei anni. Ed è tra i primi dieci più "gay friendly": 74 italiani su 100 si dichiarano non ostili agli omosessuali. La conferma sta nel fatto che due governatori di regioni del profondo Sud, la Puglia e la Sicilia, sono apertamente gay: Vendola e Crocetta; regolarmente eletti dai cittadini.

QUALE FUTURO?
Quale sarà il futuro delle Sentinelle? Che sbocco avrà la loro silenziosa e tenace mobilitazione? Prematuro dirlo. Ma forse lo possiamo intuire guardando al movimento francese cui si sono ispirati e che ha lo stesso nome: Veilleurs debout. Nati per iniziativa di cinque giovani ad aprile 2013 come costola di Manif pour tous, per opporsi all'approvazione della legge Taubira sul matrimonio tra persone dello stesso sesso, vegliano ogni settimana per le strade e nelle piazze di Francia, spesso di fronte ai luoghi del potere. Sono in prevalenza ragazzi: nei loro sit in cantano e leggono i classici. Potrebbero costituire l'ossatura della futura classe dirigente, un ritorno alla difesa dell'umano dopo l'ubriacatura ideologica degli ultimi anni. La differenza più rilevante con le Sentinelle è che queste sono (per ora) difese dalle forze dell'ordine, mentre Oltralpe sono i Veilleurs a essere guardati a vista come criminali e a volte attaccati dalle forze dell'ordine. In Francia le norme contro l'omofobia sono già operanti.

Nota di BastaBugie: per ulteriori informazioni sul reato di omofobia e la battaglia che c'è stata in Francia e cosa si muove anche in Italia, clicca qui sotto
http://www.bastabugie.it/it/contenuti.php?pagina=utility&nome=_la_manif_pour_tous_reato_di_omofobia_scalfarotto_matrimoni_gay

Fonte: Il Timone, dicembre 2014

8 - CONVEGNO SULLA FAMIGLIA: I BAMBINI HANNO DIRITTO A UN PADRE E A UNA MADRE
A Milano si vede un nuovo popolo che fa paura ai laicisti (VIDEO: l'intervento di Costanza Miriano)
Autore: Costanza Miriano - Fonte: Blog di Costanza Miriano, 19/01/2015

Sabato a Milano è successa una cosa grandissima, una cosa che da tempo non succede più ai convegni di partito, alle convention, alle primarie, ai raduni. Sabato a Milano le sale erano stracolme di gente, tutte le sale che la Regione aveva a disposizione, e altre 500 persone stavano in fila fuori sperando di entrare. Sabato a Milano si è ritrovato un popolo di amici veri, un popolo di fratelli con i cuori che battevano insieme, e la misura di quanto è successo ce la danno le bugie che si sono scritte su di noi. Evidentemente hanno paura.
E le hanno scritte sui giornaloni le bugie, le hanno dette in tv. Golia è sceso in campo con tutto l'esercito, tutti contro questo Davide che dice cose pericolosissime, tipo "i bambini hanno diritto a un padre a una madre". Facciamo paura, molta paura a qualcuno, anche se ci siamo chiamati a raccolta coi blog, su facebook, su twitter, per telefono. Loro con le corazzate dei grandi giornali letti - tra online e carta - da milioni di persone, noi con gli smartphone a chiamarci uno a uno. Sì, è vero, da tre giorni c'è anche un giornale che parla di noi, ma la macchina è partita prima, col passaparola. E non è che abbiamo scherzato. La gente è partita da tutta Italia.

GENTE NORMALE
Gente normale, per lo più non ricca, gente a cui dunque questo viaggio è costato sacrifici. Uomini e donne con famiglie, spesso numerose, che si sono organizzati con amici e parenti perché tenessero i bambini, a volte vagonate di bambini. Amici che sono partiti da tutta Italia, hanno preso giorni di ferie, hanno preso pullman e treni e macchine, sono arrivati da Caltanissetta e Vicenza, da Verona e Torino, da Forlì da Parma da Firenze da Roma da Teramo da Cagliari e mi fermo perché con le lacrime negli occhi non riesco a scrivere.
Volevamo parlare dei falsi miti di progresso che stanno costruendo una cultura che mette sotto assedio la famiglia - come ha detto il Papa da Manila il giorno prima (che carino, a ricordarsi di noi e a darci la sua benedizione) - e i giornali dal 3 gennaio a oggi hanno cominciato a darci degli omofobi. Non siamo totalmente sprovveduti, sappiamo che c'entra il fatto che a invitarci è stata la Regione Lombardia, e quindi la battaglia è diventata politica. Sappiamo che inquieta il fatto che sabato in sala ci fossero varie anime del centrodestra.
Ma a noi, a nessuno di noi quattro - Mario, Marco, Padre Maurizio e me - questo aspetto interessa. Fatto sta che l'accusa di omofobi ce la siamo presa tutti, e senza che nessuno di noi avesse praticamente mai nominato il tema omosessualità, che troviamo tutti pochissimo avvincente. A noi interessa, questo sì, che i bambini non si possano produrre a pagamento, vendere, comprare, cosa che si rende necessaria se a volere un figlio sono due persone dello stesso sesso; a noi sembra che la cultura del gender equity and equality sia nemica della famiglia, e siccome sembra anche a Ratzinger siamo abbastanza certi di non essere vittima di un'allucinazione da ultras scatenati; noi soprattutto vogliamo che le famiglie siano aiutate, che alle donne si dica quanto è bello essere mamme, e che siano aiutate a diventarlo e incoraggiate e sostenute in ogni modo, vogliamo ricordare che maschi e femmine sono ontologicamente diversi, e che sono fatti per generare e poi sostenere nuove persone, e che il sesso fatto senza opporsi alla vita è molto più bello, e infatti i cattolici lo fanno meglio.
Crediamo anche che il motivo dell'attacco non sia solo politico: certo il luogo del convegno ci ha messo sotto i riflettori, ma le cose che diciamo danno davvero tanto fastidio, come prova l'avversione alle Sentinelle, e le botte prese da anziani preti, da bambini, a donne che stavano in piedi per opporsi a una legge che voleva sei anni di carcere per chi dice che i bambini non si comprano.

LA COSA CHE FA PAURA AI LAICISTI
Siamo certi che la cosa che fa paura sia il fatto che noi siamo un popolo, una vera compagnia. Non abbiamo fondi, nessuno ci sostiene, non rappresentiamo nessuno. Ci prestiamo le case, le macchine, ci apriamo le porte di casa e del portafogli pur senza esserci mai visti dal vero, a volte. Ci riconosciamo dalla fotina su facebook, ci abbracciamo come fratelli, finiamo per fare le vacanze insieme, perché crediamo nella stessa Persona che un giorno ci ha sfiorato il cuore, e questo i giornalisti non lo possono capire.
E infatti della giornata di Milano hanno scritto solo dello studentello bocconiano (lui non ha attraversato l'Italia prendendosi le ferie o portandosi i bambini ad aspettare al freddo tre ore, lui è stato al caldo, e sappiamo chi lo ha fatto entrare) che è salito sul palco, un palco che non aveva nessun diritto di calcare, ha fatto la scena del poverino a cui si toglie la parola, ha rubato la scena e alla fine - il tempo era poco, il clima si era guastato, il moderatore si era innervosito - ha impedito di parlare a Padre Maurizio, a un uomo che aveva tutto il diritto di parlare, quello che ne aveva più di tutti, perché è da lui che è partito tutto, lui che ci ha messi insieme. Lo studentello con la sua arroganza e il falso vittimismo, facendo una domanda su un tema che non ci interessa (se ho capito bene le terapie riparative, di cui nessuno di noi sa molto), ha impedito di parlare a un uomo vero, che poteva spalmarlo via con una manata, un uomo che stava lì accreditato dalle migliaia di giovani che lo amano e lo seguono. Un leone che si è fatto agnello e si è fatto mitemente togliere il microfono, e quindi si è fatto mille chilometri di treno per parlare forse treo quattro minuti, che ha dimostrato cosa vuol dire essere cristiani. Noi vorremmo dire al ragazzo che lui il suo convegno se lo può pure organizzare dove vuole, vediamo se anche per lui qualcuno attraverserà l'Italia. Lui al suo convegno potrà dire quello che vuole, nessuno di noi lo disturberà né cercherà di salire sul palco, nessuno fingerà di fare la vittima quando invece sta usurpando un palco che non gli appartiene.

TRE BUSTE DI REGALI
Infine vorrei dire che sono tornata a casa con tre dico tre buste di regali. Piadine che sono state prontamente farcite con i deliziosi salumi Gran Brianza (per stemperare la tensione di una giornata piena di emozioni aggiungere una fetta di mortadella), rosari, collanine, libri, cioccolatini, orecchini, sciarpe, trucchi (devo ringraziare sedici persone, piano piano lo farò) e lettere in cui si effonde il cuore come tra amiche di infanzia. Questa vera amicizia, questo vero affetto, per fortuna a volte anche non dimostrato con regali ma con sguardi di vera amicizia, con una stretta di mano, con una lacrima, questi abbracci sorridenti, questi grazie detti e ricevuti col cuore, queste attese di amiche anche malate rimaste fuori, anche con bambini piccoli, anche incinta, amici senza cappotto con le mani congelate, non potranno mai e poi mai neanche lontanamente essere paragonati alle paginate di bugie scritte sui giornali.
Vorrei vedere a quante persone che parlano ai convegni succedono queste cose. E io lo so benissimo che questa amicizia non è perché qualcuno di noi sia migliore degli altri. È che tutti ci aiutiamo a guardare all'Amico vero, che è l'unica garanzia della vera amicizia.
Grazie a tutti, soprattutto a Raffaella Frullone, Benedetta Frigerio, Andrea (ti chiami Andrea, ragazzo con la barba che eri con la Raffa?) che si sono fatti il mazzo per organizzare tutto e poi sono rimasti fuori al freddo, perché finché c'era qualcuno fuori loro non volevano godere di nessun privilegio. Certo questi omofobi sono proprio brutta gente.

Nota di BastaBugie: nel seguente video l'intervento di Costanza Miriano, autrice dell'articolo


https://www.youtube.com/watch?v=_ke4I2pB0_0#t=184

Fonte: Blog di Costanza Miriano, 19/01/2015

9 - OMELIA IV DOMENICA T. ORD. - ANNO B - (Mc 1, 21-28)
Giornata Nazionale per la Vita
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 1° febbraio 2015)

Il popolo ebraico aveva in Mosè il suo maestro che li istruiva sulle vie di Dio. Per mezzo di Mosè, Dio diede al suo popolo la Legge santa, per mezzo della quale gli Ebrei potevano sapere con certezza ciò che piace e ciò che dispiace a Dio. Dio, inoltre, fece questa assicurazione a Mosè, dicendo: «Il Signore, tuo Dio, susciterà per te, in mezzo a te, tra i tuoi fratelli, un profeta pari a te. A lui darete ascolto» (Dt 18,15). Queste parole si riferivano chiaramente a Gesù, il Figlio stesso di Dio, mandato su questa terra per portare a compimento la Legge data a Mosè, per portarla al suo perfezionamento. «Se qualcuno – continua la profezia – non ascolterà le parole che egli dirà in mio nome, io gliene domanderò conto» (Dt 18,19). Così, nella pienezza dei tempi, il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi.
Anche noi dobbiamo ascoltare il Signore, altrimenti dovremo rendere conto di questa nostra chiusura di cuore nei confronti del Vangelo. Il Salmo responsoriale di questa domenica diceva: «Se ascoltaste oggi la sua voce! Non indurite il cuore» (Sal 94,8).
Ascoltare la voce del Signore significa leggere e meditare il suo Vangelo e, in ultima analisi, ascoltare l'insegnamento della Chiesa. Chi ascolta i Pastori della Chiesa, e in modo particolare il Papa, ascolta Gesù stesso. [...] Esaminiamo seriamente la nostra coscienza e vediamo se anche noi abbiamo indurito il nostro cuore, chiudendoci all'insegnamento di chi nella Chiesa ha il compito di insegnare nel nome del Signore.
Il brano del Vangelo di oggi ci presenta Gesù che entrò di sabato nella sinagoga di Cafarnao, per insegnare e per far comprendere ai suoi interlocutori quella che era la missione a Lui affidata dal Padre. Il suo compito era quello di liberare l'umanità dal potere del maligno per renderci figli di Dio e donarci la salvezza.
Gesù avvalorò il suo insegnamento con un segno della sua potenza, scacciando da un ossesso un demonio che lo tormentava. Lo spirito impuro così disse al Signore: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci?» (Mc 1,24). Gesù è venuto realmente per distruggere le potenze del male e per allontanare da noi la malefica influenza del demonio. Così, dopo aver comandato allo spirito impuro di andarsene, questi, straziando l'ossesso e gridando forte, uscì da lui.
Questo episodio ci insegna che il demonio esiste e che, anche se non giunge tante volte a possedere qualcuno, tenta tutti gli esseri umani, affinché si allontanino dalla Legge d'amore di Dio e sprofondino con lui nell'inferno. Il cristiano deve tener conto di questa realtà e deve difendersi da queste insidie con una preghiera perseverante. Se saremo uniti a Gesù per mezzo dei Sacramenti e della preghiera, allora non avremo nulla da temere.
L'intento del demonio è quello di passare inosservato, e la sua più grande vittoria è quella di far credere agli uomini che lui non esiste. Egli agisce come un ladro che fa di tutto per non far notare la sua presenza, in modo da depredare indisturbato le nostre anime. Ed è sempre il Signore a farlo fuggire; ma, per essere da Lui protetti, bisogna pregare ogni giorno e ripetere con fede quella bella petizione che ripetiamo nel Padre nostro: «liberaci dal male».
Il cristiano deve anche tenere conto che, quanto più farà il bene, tanto più il tentatore cercherà di ostacolarlo. Non dobbiamo però cadere nell'errore di non impegnarci, altrimenti cadremmo nella più brutta delle tentazioni.
Si racconta un episodio nella storia dei Padri del deserto. Un santo monaco stava camminando per una grande città, ove vedeva che vi erano pochi demoni e per giunta quasi del tutto oziosi; mentre, avvicinandosi al Monastero che si trovava fuori di quella città, vide che vi erano molti demoni e molto indaffarati. Allora, quel monaco ordinò ad un demonio, in Nome di Dio, di spiegargli il motivo di quella differenza. Quel demonio fu costretto a rispondere che in città non c'era poi gran bisogno di tentare gli uomini, perché facevano già tutto da soli; mentre, in quel Monastero essi avevano molto da fare, dal momento che quei monaci facevano molto del bene e, quindi, dovevano essere ostacolati.
Ma chi vive con il Signore non ha nulla da temere. Dio guida e protegge tutti coloro che lo vogliono servire e sconfiggerà sempre il maligno tentatore, servendosi di Maria, l'umile sua serva. Invocandola con fiducia, sperimenteremo sempre la protezione dell'Onnipotente. Facendo risuonare il Santo Nome di Maria, le dense nubi della tentazione saranno spazzate via, e tornerà a splendere il Sole divino.

Nota di BastaBugie: In tutte le diocesi italiane si celebra la Giornata Nazionale per la Vita. La Giornata nasce nel 1978 allorquando il segretario generale della CEI Mons. Luigi Maverna, il 19 dicembre, scrisse a tutti i confratelli: "il Consiglio permanente della CEI ha approvato la proposta della Commissione episcopale per la famiglia di celebrare una giornata in difesa della vita". Nello stesso testo viene indicato chiaramente anche lo scopo della giornata: "educare all'accoglienza della vita e di combattere l'aborto ed ogni forma di violenza esistente nella società contemporanea ...ogni anno, nella prima domenica di febbraio, secondo le modalità che ogni vescovo riterrà più opportune".
E' evidente che la Chiesa ha coscienza del valore della vita come patrimonio desunto dal 'deposito della fede', ma l'istituzione di questa giornata nasce come risposta a un fatto distruttivo per la società italiana: l'approvazione della legge 194 del 1978 che legalizza l'aborto. La legge ha un titolo accattivante ma dal sapore mortifero: Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza.
Per manifestare pubblicamente l'opposizione a questa legge, ogni anno si svolge a Roma la Marcia Nazionale per la Vita che l'anno scorso ha visto giungere da tutta Italia 40.000 persone per esprimere il loro convinto sì alla vita e no all'aborto.
Per informazioni: www.marciaperlavita.it

PAPA FRANCESCO IN DIFESA DELLA VITA NASCENTE
"Tra questi deboli, di cui la Chiesa vuole prendersi cura con predilezione, ci sono anche i bambini nascituri, che sono i più indifesi e innocenti di tutti, ai quali oggi si vuole negare la dignità umana al fine di poterne fare quello che si vuole, togliendo loro la vita e promuovendo legislazioni in modo che nessuno possa impedirlo.
Frequentemente, per ridicolizzare allegramente la difesa che la Chiesa fa delle vite dei nascituri, si fa in modo di presentare la sua posizione come qualcosa di ideologico, oscurantista e conservatore.
Eppure questa difesa della vita nascente è intimamente legata alla difesa di qualsiasi diritto umano. Suppone la convinzione che un essere umano è sempre sacro e inviolabile, in qualunque situazione e in ogni fase del suo sviluppo...
Proprio perché è una questione che ha a che fare con la coerenza interna del nostro messaggio sul valore della persona umana, non ci si deve attendere che la Chiesa cambi la sua posizione su questa questione. Voglio essere del tutto onesto al riguardo. Questo non è un argomento soggetto a presunte riforme o a modernizzazioni".                           
(Evangelii gaudium, nn. 213/214)

MESSAGGIO DEI VESCOVI PER LA 37a GIORNATA NAZIONALE PER LA VITA
SOLIDALI PER LA VITA
«I bambini e gli anziani costruiscono il futuro dei popoli; i bambini perché porteranno avanti la storia, gli anziani perché trasmettono l'esperienza e la saggezza della loro vita». Queste parole ricordate da Papa Francesco sollecitano un rinnovato riconoscimento della persona umana e una cura più adeguata della vita, dal concepimento al suo naturale termine. È l'invito a farci servitori di ciò che "è seminato nella debolezza" (1 Cor 15,43), dei piccoli e degli anziani, e di ogni uomo e ogni donna, per i quali va riconosciuto e tutelato il diritto primordiale alla vita.
Quando una famiglia si apre ad accogliere una nuova creatura, sperimenta nella carne del proprio figlio "la forza rivoluzionaria della tenerezza" e in quella casa risplende un bagliore nuovo non solo per la famiglia, ma per l'intera società. 
Il preoccupante declino demografico che stiamo vivendo è segno che soffriamo l'eclissi di questa luce. Infatti, la denatalità avrà effetti devastanti sul futuro: i bambini che nascono oggi, sempre meno, si ritroveranno ad essere come la punta di una piramide sociale rovesciata, portando su di loro il peso schiacciante delle generazioni precedenti. Incalzante, dunque, diventa la domanda: che mondo lasceremo ai figli, ma anche a quali figli lasceremo il mondo?
Il triste fenomeno dell'aborto è una delle cause di questa situazione, impedendo ogni anno a oltre centomila esseri umani di vedere la luce e di portare un prezioso contributo all'Italia. Non va, inoltre, dimenticato che la stessa prassi della fecondazione artificiale, mentre persegue il diritto del figlio ad ogni costo, comporta nella sua metodica una notevole dispersione di ovuli fecondati, cioè di esseri umani, che non nasceranno mai.
Il desiderio di avere un figlio è nobile e grande; è come un lievito che fa fermentare la nostra società, segnata dalla "cultura del benessere che ci anestetizza" e dalla  crisi economica che pare non finire. Il nostro paese non può lasciarsi rubare la fecondità.
È un investimento necessario per il futuro assecondare questo desiderio che è vivo in tanti uomini e donne. Affinché questo desiderio non si trasformi in pretesa occorre aprire il cuore anche ai bambini già nati e in stato di abbandono. Si tratta di facilitare i percorsi di adozione e di affido che sono ancora oggi eccessivamente carichi di difficoltà per i costi, la burocrazia  e, talvolta, non privi di amara solitudine. Spesso sono coniugi che soffrono la sterilità biologica e che si preparano a divenire la famiglia di chi non ha famiglia, sperimentando "quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita" (Mt 7,14).
La solidarietà verso la vita – accanto a queste strade e alla lodevole opera di tante associazioni – può aprirsi anche a forme nuove e creative di generosità, come una famiglia che adotta una famiglia. Possono nascere percorsi di prossimità nei quali una mamma che aspetta un bambino può trovare una famiglia, o un gruppo di famiglie, che si fanno carico di lei e del nascituro, evitando così il rischio dell'aborto al quale, anche suo malgrado, è orientata.
Una scelta di solidarietà per la vita che, anche dinanzi ai nuovi flussi migratori, costituisce una risposta efficace al grido che risuona sin dalla genesi dell'umanità: "dov'è tuo fratello?"(cfr. Gen 4,9). Grido troppo spesso soffocato, in quanto, come  ammonisce Papa Francesco "in questo mondo della globalizzazione siamo caduti nella globalizzazione dell'indifferenza. Ci siamo abituati alla sofferenza dell'altro, non ci riguarda, non ci interessa, non è affare nostro!".
La fantasia dell'amore può farci uscire da questo vicolo cieco inaugurando un nuovo umanesimo: «vivere fino in fondo ciò che è umano (…) migliora il cristiano e feconda la città». La costruzione di questo nuovo umanesimo è la vera sfida che ci attende e parte dal sì alla vita.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 1° febbraio 2015)

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